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Italiani, brutta gente: l’archivio segreto fascista scoperto a Rodi

9 dicembre 2013 Lascia un commento

E’ da ieri che volevo mettere l’articolo di Marco Clementi, con le foto dell’archivio fascista di Rodi, da lui scoperto pochi giorni fa.
E’ riemerso però da un lungo silenzio anche il blog di Paolo, quindi prendo direttamente da lì la notizia,
rubandogli anche l’introduzione. (qui invece molte foto: GUARDA)
Son pigra. E li adoro.

[Su e di Marco Clementi su questo blog: QUI]

Dalla Cirenaica a Nassiriya le proiezioni italiane all’estero sono state sempre accompagnate dalla litania degli italiani “brava gente”. La scoperta di un archivio dei Carabinieri Reali – Ufficio speciale (una sorta di Ros attuale) di stanza a Rodi durante la dominazione italiana dell’arcipelago del Dodecaneso, rimasto segreto fino ad oggi, porta l’ennesimo colpo a questa retorica del “colonialismo buono”. Un controllo capillare e oppressivo, un abitante su quattro schedato; erano queste le basi del consenso e le forme di civiltà che la “grande proletaria”, evocata da Pascoli, dispensava nelle sue colonie.
Lo storico Marco Clementi, che ha contribuito a riportare alla luce queste carte segrete, ci racconta quel che ha potuto leggere fino ad ora

Marco Clementi
L’Huffington Post
  8 dicembre 2013

archivio dodecaneso italiano

Le immagini dell’archivio, Marco Clementi _ Rodi 2013 _

Rodi, Gruppo Carabinieri Reali – Ufficio Centrale Speciale. Dietro questa sigla si nascose per più di dieci anni, dal 1932 fino alla fine della seconda guerra mondiale, l’ufficio politico italiano di pubblica sicurezza, che riuscì a mettere sotto controllo praticamente l’intero Dodecaneso.
Su una popolazione di 130.000 abitanti furono raccolti circa 90.000 dossier, conservati oggi in un archivio unico e per il momento non accessibile agli studiosi, ma che si spera in un paio d’anni potrà fornire materiale in grado di aiutare a rileggere la presenza italiana nel Dodecaneso (1912-1947) e offrire nuovi spunti per la comprensione del fascismo.
Eirini Toliou, la direttrice del locale Archivio di Stato che ha acquisito i fascicoli, sostiene che fu Mussolini a volere questo stretto controllo. Probabilmente, nonostante un governo non disprezzabile, l’Italia non era stata in grado di ottenere la piena fiducia dei dodecanesini. Il luogo, inoltre, meta turistica di prestigio, si prestava allo spionaggio di stranieri residenti o di passaggio, provenienti dal Levante o dall’Europa, alleati o possibili nemici.
Scheda del nominato: così era chiamata la cartella contenente cognome e nome della persona controllata, paternità e maternità, data e luogo di nascita e residenza. In basso il numero di pratica, ossia il dossier, con l’indicazione dell’anno in cui era stato creato. Da quel momento, tutte le successive informazioni venivano allegate nella cartella originale. Persone normali si è detto, come Nichitas Zavolas, nato a Pigadia il 15 marzo 1897, o Teorodo Costantinidi fu Costantino, medico condotto, sul quale il 17 febbraio 1939 i carabinieri scrivono: “In passato fu un fervente irredentista ed era tenuto in molta considerazione dalla popolazione per l’opera che svolgeva a favore dell’unione di queste Isole alla Grecia”. Da diversi anni però (siamo nel 1939) “si disinteressa di politica ed affianca le autorità italiane dando a vedere di essere un leale collaboratore […]. Non è di razza ebraica”.
Cambiano i tempi. Siamo dopo la promulgazione delle leggi razziali in Italia. A Rodi è governatore Cesare Maria de Vecchi conte di Val Cismon, uno dei quadrumviri della marcia su Roma. Moderato verso gli ebrei, mantiene il Collegio rabbinico ma deve comunque gestire il formale controllo razziale. Ai cittadini viene fornito un questionario dove specificare, cancellando con un tratto di penna le indicazioni che non interessano, se si appartiene alla razza ebraica (padre o madre), se si è iscritti alla comunità israelitica o se ne professi la religione.
Gli ebrei e gli irredentisti sono tenuti sotto controllo. Si capisce. Ma anche gli amici, come il maggiore della polizia tedesca Rodolfo Kaufmann, numero di protocollo 1229 categoria 2=10=15=1938, o il presidente della compagnia di bandiera “Ala Littoria”, Umberto Klinger, l’onorevole Klinger, che partecipò all’impresa di Fiume e durante la seconda guerra mondiale diresse il 114º Gruppo Autonomo di Bombardamento, protocollo 4950 categoria 2.11.1698-1937. Con lui, i passeggeri dei voli per Rodi, tutti regolarmente segnalati.
Poi i nemici, certo, come Kermeth Arthur Noel Anderson, maggiore comandante le truppe inglesi in Palestina, protocollo 6880 categ. 2.10.41=1933, o il deputato “irakiano” Yassin Taymore (167:1.1-102:1939) e la certissima “agente servizio informazioni cecoslovacco” Margaret Kis, agganciata nel 1936.
Scoppia la guerra e il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, la cui giurisdizione non era stata estesa alle Isole Egee, diventa a Rodi il “Tribunale speciale per la difesa del Possedimento”, e condanna all’ergastolo Giorgio Chirmicali per aver “portato armi contro lo Stato italiano”. Prigioniero a Taranto, non può neanche ricevere un pacco dal padre Elias. Sono i Carabinieri dell’Ufficio Centrale Speciale a sconsigliarlo il 29 gennaio 1943, considerando il detenuto “non meritevole di alcuna agevolazione” a causa della gravità del crimine commesso.
L’epoca è complessa. Migliaia di ebrei fuggono dall’Europa, ma milioni restano. Alcuni vanno in Francia, altri negli Stati Uniti. Quelli cosiddetti “revisionisti”, convinti che la terra promessa sia la Palestina, si imbarcano come possono diretti verso Haifa. Le navi inglesi bloccano le rotte, affondano navi e carrette del mare entrano nelle acque del Dodecaneso, fanno naufragio. Il Possedimento accoglie i naufraghi. Alcuni ripartono subito, ma altri restano più a lungo, in improvvisati campi profughi. E sono messi sotto controllo. Nel frattempo l’Italia ha occupato la Grecia. I carabinieri collaborano con l’ufficio informazioni del Comando superiore delle Forze Armate dell’Egeo, si passano notizie e dati. Rosa Spiegel, di Bratislava, così come Eugene Reimann, non riceveranno mai alcune lettere inviate dalla loro città natale. Interviene la censura militare, blocca la corrispondenza, traduce e gira ai carabinieri, che aprono nuovi fascicoli. Sono decisi, fermi, ma alla fine trattano bene i profughi. Che nel 1942 vengono trasferiti in Italia, a Ferramonti, in Calabria, e il 16 settembre 1943 saranno i primi ebrei europei ad essere liberati dagli Alleati.
Qualche settimana fa lavoravo al “Titolario”, il vecchio indice dell’archivio amministrativo che fecero gli italiani nel 1942. Tra le tante voci, mi restava come sospesa la classe G del titolo IV: “tipografia, macchine tipografiche, gestione”. Una classe per la tipografia? Che senso ha, quando cose apparentemente più importanti come la costruzione di acquedotti o caserme sono una sottoclasse? Solo osservando le “schede del nominato”, ho capito l’importanza e la necessità di una voce separata dalle altre spese. La tipografia stampava le schede, a Rodi, in segreto. Gestire il potere, allora, osservare senza essere visti, significava avere anche il controllo totale di quelle macchine.

Dal blog dell’autore
Ansa med nel Dodecaneso
U
ntold story italian regime spied
Il Corriere della sera e cefalonia

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E dopo il Volturno, ci provano con via dei Volsci. Ma s’attaccano!

6 agosto 2011 1 commento

DA VIA DEI VOLSCI NON CE NE ANDIAMO

L’estate è calda, e con il caldo i rettili provano ad attaccare dall’ombra, sperando di non essere visti.

Venerdì 29 luglio, senza alcun avviso, un ufficiale giudiziario accompagnato degnamente ha tentato di interrompere i 40 di lotta della
sede occupata di via dei volsci 30 con un semplice cambio di lucchetto.
L’abbiamo scoperto solo questa settimana, all’arrivo in sede.
Questa sede è uno dei luoghi naturali di riunione del movimento, utilizzata con regolarità dal Comitato “Carlos Fonseca” presente fin dalla sua nascita nelle sedi di via dei Volsci, e sede dell’archivio storico del movimento romano. Archivio che assieme ai documenti e al materiale del Comitato è stato sequestrato per una settimana impedendo l’accesso ai compagni.
Strisciando nell’ombra sperando di non essere visti proprietà e tribunali ci hanno nascosto l’avvio del procedimento di sfratto  arrivato fino alla Corte d’appello e alla sua esecuzione senza che noi ne avessimo alcuna notizia. Sono i soliti affari nell’ombra dei potenti che sperano di non essere scoperti, in una città dove l’intreccio tra la speculazione immobiliare e commerciale e la politica esplode nella sua esagerazione, in un quartiere che si è trasformato tanto negli ultimi anni da rendere appetibili pochi metri quadri per utilizzarli a fini commerciali.

Il tentativo di sgombero fallito ieri al Volturno è la dimostrazione che questi animali a sangue freddo, bisce o lucertole che siano, con l’estate azzardano tentativi di far arretrare le barriere alla speculazione che abbiamo posto. A questi rettili rispondiamo che in via dei volsci continueremo a starci per altri 40 anni. Oggi le compagne e i compagni del Comitato e del movimento hanno recuperato alla libertà la sede di via dei Volsci 30. Uno spazio aperto al movimento che non abbandoneremo mai.

CONTRO LA SPECULAZIONE E IL PROFITTO
PER UNA SEDE APERTA AL MOVIMENTO

Comitato di solidarietà con i popoli dell’America Latina “Carlos Fonseca”
Magazzino “Rosa Luxemburg”
Associazione culturale Prometeo

Foto di Valentina Perniciaro _sbirri in Via dei Volsci_

SGOMBERATO COX 18, la Libreria Calusca e l’Archivio Primo Moroni

22 gennaio 2009 2 commenti

22 gennaio 2009, ore 08.00
Alla fine sono arrivati. Sono già davanti al portone per sgomberare il centro.05
Non permettiamo l’ennesimo sgombero a Milano.
Proviamo a opporci.

Venite tutti.

cox18 

Irruzione della polizia stamattina nello spazio sociale occupato Cox18 di via Conchetta a Milano, che fra le altre cose, ospita la libreria calusca e l’ archivio Primo Moroni.
Alle 7 di oggi, senza alcun mandato giudiziario, la polizia di Stato e quella locale hanno approfittato dell’effetto sorpresa per effettuare lo sgombero dei locali occupati dal 1976 da questa storica relatà di movimento milanese. Immediata la risposta dei militanti.
Alcune centinaia di compagni e compagne sono giunti in mattinata sul posto per dare man forte agli occupanti, che hanno denunciato da subito quest’atto di polizia illegale e provocatorio. Nel tentativo di avvicinarsi allo stabile sono stati ripetutamente caricati. Ne è nato un presidio nelle vicinanze dal quale sono partiti ripetuti slogan contro il sindaco Moratti e l’assessore De Corato.
Verso le 12 è stato deciso di sigillare lo stabile e adesso i compagni e le compagne dovranno ricorrere d’urgenza presso il tribunale. A seguire, circa trecento militanti del movimento milanese hanno dato vita ad un corteo improvvisato per le vie della città, terminato pochi minuti fa. Durante la manifestazione, ci sono stati lanci di oggetti contro la polizia, ma nessuno scontro cruento. Al momento la situazione è in stallo, con diverse centinaia di persone tornate in presidio fuori dal Cox18. Un altro presidio di protesta contro questo sgombero illegale è stato promosso per questo pomeriggio a Milano. L’appuntamento è alle 15.30 in Piazza della Scala, in concomitanza con l’inizio del consiglio comunale che si terrà a Palazzo Marino. L’aggiornamento con Stefano, compagno del Cox18

COS’E’ L’ARCHIVIO MORONI ?

I molti che l’hanno conosciuto possono dirlo: Primo Moroni ha sempre dialogato con chi andava in Calusca per libri e riviste, per portarvi le proprie edizioni, incontrarsi e discutere con altri compagni, o farsi “raccontare” da lui il “com’è andata”.

 

Nel corso fluido della narrazione, cercando tra la massa di materiali stipati dietro il bancone, forse caotica ma ben disegnata nella sua mappa mentale, Primo vi attingeva immancabilmente l’opuscolo, il foglio volante, il libro “giusto”, a sostegno del suo argomento o utile all’interlocutore.

Di quella mappa fa parte anche la grande quantità di materiale documentario che, raccolto nell’intero arco della sua lunga e densa “presenza alla storia”, è andata via via ad arricchire la sua biblioteca personale: una parte significativa delle culture espresse dai movimenti rivoluzionari e dalle esperienze corrosive dei sistemi di valori conservativi, monocentrici e patriarcali, negli anni Sessanta-Settanta, poi negli Ottanta e fino a oggi, in Italia e all’estero.
Per quanto frammentario, quel che oggi ne rimane dopo molteplici peregrinazioni e traversie (tra cui ingenti sequestri da parte degli organi repressivi dello Stato italiano), e cioè le varie migliaia di libri e riviste, poi i documenti, il fittissimo numero di opuscoli, i bollettini “ciclinprop.”, i testi o gli audiovisivi prodotti dall’ampia e variegata area dell'”editoria diffusa” e del “no copyright”, basta a delineare tanto una straordinaria visione d’insieme di quegli anni quanto uno spaccato minuto, fin nelle pieghe intime e strette, di collettivi sconosciuti ai più o di esperienze dimenticate.1232618142053_00e2d5a1

D’altro canto, la Libreria Calusca, fondata da Moroni nel 1971, è stata sin dai suoi inizi un crocevia di innumerevoli percorsi di elaborazione teorica, controinformazione, controculture, pratiche sociali non omologate. Così anche quando, nel 1992, la libreria ha preso il nome di “Calusca City Lights”: è allora che si è aperta alla convivenza con i giovani dello spazio occupato di Cox 18, che vi esprimevano nuove soggettività e forme di lotta, e con i ragazzi e le ragazze della Shake Edizioni Underground, che nel Centro portavano la propria esperienza punk, poi cyberpunk e cyberfemminista. Qui in Conchetta, la Calusca di Primo ha proseguito la sua funzione di connettore tra costellazioni, traiettorie e modi d’essere financo divergenti, di sensore delle soggettività e dei cambiamenti sociali, facendosi spazio condiviso, tale da oltrepassare radicalmente la dimensione del “negozio di libri” e del “consumo culturale”.
Tutto questo, con lo spessore di incontri reali, di vite con-vissute, costituisce l’humus e dà respiro al molto che resta della biblioteca di Primo.
Lui avrebbe voluto farne un centro di documentazione: già l’aveva pensata così, nel concreto, accarezzando tra l’altro l’idea di un archivio in rete collegato con altri, prima di tutto con quello della Calusca-gemella, a Padova (si veda “Il Centro di documentazione Calusca City Lights”, in Primo Moroni, Calusca City Lights, Milano, s.d.).
12Attorno all’idea di Primo, dopo la sua morte, ci siamo ritrovati, conoscendosi poco o nulla, in un gruppo di compagne e compagni sia esterni che interni a Cox 18. L’abbiamo fatta nostra, perché ne condividiamo il senso per l’oggi e la proiezione futura. Inoltre, glielo dobbiamo. Per alcuni di noi la cura di questo progetto è anche una forma minima di affettuosa, necessaria “restituzione”: sullo sfondo della prossimità, della conoscenza, dell’amicizia politica.
Non è sostituibile la capacità di orientamento nelle stratificazioni della storia, delle vite, delle lotte che ha rappresentato il segno distintivo della figura di Primo Moroni. E neppure la sua dote quasi sensitiva di ascolto e vibrazione a ogni segnale di cambiamento, né la propensione alla relazione teorico-politica, pregnante e vitale, tra quanto mai “archiviato” è depositato nei libri d’archivio e le trasformazioni dei soggetti, della città e dell’intorno globale. Ma, tuttora, creare connessioni è quanto ci aspetta: “Leggi e fai circolare!”.

Ineludibile premessa è la conservazione più rigorosa dei materiali e la realizzazione delle migliori condizioni per un’agile consultazione. Proponimenti, questi, che assumono un significato politico aggiuntivo se soltanto si considera quella parte di scritti che, realizzati dall'”umanità sofferente che pensa” e dall'”umanità pensante che viene oppressa” (Marx a Ruge, maggio 1843) nel corso degli sconvolgimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta, sono poi stati dispersi, negati o travisati, seguendo la sorte di tanti tra i soggetti che li avevano prodotti. Vogliamo evitare che quelle o analoghe testimonianze restino preda del “grande freddo”. Oppure che si riducano a oggetto di ricerca per quell’umanità che pensa ma non soffre. Che, soprattutto, ignora il “rapporto immediato e sostanziale” esistente tra quei materiali e gli affrontamenti storici di allora.
La complessità del compito, dunque, non ci sfugge. E neppure la limitatezza dei mezzi. Ma rimane ferma l’intenzione di mantenere integro lo spirito che ha animato il progetto dell’archivio come ogni altra iniziativa di Primo Moroni: non solo quindi una “struttura di servizio” per ciò che una volta era chiamato “il movimento”, ma un ambito di sperimentazione dove il tempo scorra diversamente e le ore e i minuti non vengano misurati in termini di prestazioni o di tornaconto, non scandiscano flussi di danaro che altro non è se non l’equivalente generale del nulla. Va da sé che l’archivio sarà autonomo e autogestito, avverso alle noiosissime, e sempre uguali, leggi del mercato.

il gruppo di lavoro dell’Archivio

http://www.inventati.org/apm/

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