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Chiude la biblioteca dei detenuti dell’Associazione Papillon-Rebibbia

28 novembre 2010 1 commento

CHIUDE LA BIBLIOTECA CREATA E GESTITA DA DETENUTI DI PONTE DI NONA!

“OGNI VOLTA CHE CHIUDETE UNA SCUOLA O UNA BIBLIOTECA, DOVRETE APRIRE UNA PRIGIONE.
QUEL CHE AVRETE RISPARMIATO DA UNA PARTE DOVRETE PERDERLO DALL’ALTRA.
SAREBBE COME SFAMARE UN CANE CON LA SUA CODA.
ALLA FINE E’ MOLTO DIFFICILE CHE  IL CANE INGRASSI” _Mark Twain_

Al Sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno
Agli Assessori della Giunta di Roma Capitale
Ai Consiglieri dell’Assemblea Capitolina
CHIUDE LA BIBLIOTECA DEL CASALE PONTE DI NONA, UNO DEI RARI CENTRI DI PROMOZIONE SOCIO/CULTURALE E LUDICI DELL’ESTREMA PERIFERIA EST DI ROMA. L’UNICO IN ITALIA CHE SIA STATO CREATO, FUORI DALLE CARCERI, DA UN GRUPPO DI DETENUTI ED EX DETENUTI.
Da venerdì 19 novembre ha chiuso definitivamente al pubblico la Biblioteca del Casale Ponte di Nona, creata e gestita dal giugno del 2006 da un’associazione culturale di detenuti ed ex detenuti nel versante est del Municipio VIII.  Una biblioteca  che l’Associazione Culturale Papillon-Rebibbia  ha inserito nel Polo Bibliotecario dell’Università La Sapienza,  e che in questi 4 anni si era cimentata anche nella promozione di spettacoli teatrali, musicali, di cinema all’aperto e di attività ludiche per i bambini.
Purtroppo gli appelli lanciati nel marzo e nel giugno del 2010 per evitare la chiusura, hanno ricevuto risposte concrete soltanto dall’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Roma, che ci ha permesso di sopravvivere altri 4 mesi e di incrementare (con le donazioni di tanti cittadini) il nostro patrimonio librario di altri 2000 libri, arrivando così ad avere 7200 titoli catalogati in elettronico, consultabili e fruibili dai cittadini di ogni parte d’Italia.
Anche le nostre richieste di avere le autorizzazioni necessarie per avviare alcune iniziative economiche che nel giro di un paio di anni ci rendano autonomi dalle risorse pubbliche, ad oggi non hanno ricevuto alcuna risposta concreta o per lo meno attendibile.
La Segreteria del Sindaco di Roma Capitale, nonostante l’encomiabile impegno di un suo delegato, non ha trovato la forza necessaria neanche per far svolgere un sopralluogo agli uffici dei vari Dipartimenti competenti, così da permettergli di rendersi conto della validità sociale, culturale e ludica di questa  nostra esperienza, che con tanta determinazione, ma forse anche con tanta ingenuità, abbiamo voluto creare nell’estrema periferia romana, a 6 km oltre il grande raccordo anulare, e non già nei fortunati quartieri benestanti della Capitale.
Del resto, come potevamo immaginare che anche alcuni funzionari di Dipartimenti e Assessorati dell’attuale Giunta, così come fu per l’ultima Giunta Veltroni e per la Giunta Marrazzo, considerano l’idea di “Portare la Cultura in Periferia” né più né meno che semplice demagogia da usare in campagna elettorale?  Pura retorica  da abbandonare subito dopo le elezioni in favore di quel culto dell’effimero che ormai da decenni fa spendere tanti soldi, a volte senz’altro lodevolmente, per pochi giorni di Estate Romana anche nei Municipi periferici, lasciandoli però per il resto dell’anno quasi completamente sprovvisti di servizi socio/culturali degni di questo nome.
Eppure, questi pigri funzionari di Roma Capitale avrebbero potuto almeno chiedere una valutazione ai tanti, autorevoli esponenti (di destra, di sinistra e di centro) del Parlamento e degli Enti Locali che in questi 4 anni hanno avuto modo di vedere da vicino e apprezzare la nostra attività socio/culturale e ludica. Ultima in ordine di tempo, il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che lo scorso 17 aprile ha visitato la biblioteca e incontrato i cittadini della zona in occasione di uno spettacolo teatrale da noi organizzato nel nostro grande giardino.
Ma anche adesso che la nostra bella ed originale esperienza sta morendo; adesso che non abbiamo più neanche i soldi per pagare le utenze indispensabili, come ad esempio il gas per il riscaldamento, vogliamo ribadire pubblicamente che noi consideriamo la Politica come la più nobile tra tutte le attività umane, e quindi ancora oggi facciamo fatica a credere che questo atteggiamento sostanzialmente menefreghista verso il destino della nostra attività, sia dovuto al fatto che per principio rifiutiamo di trasformarci in una sorta di comitato elettorale permanente, o in un centro di tesseramento  per questo o quel partito o addirittura per questa o quella corrente.
Ci permettiamo quindi di sperare che a questo punto il Sindaco di Roma Capitale voglia intervenire personalmente, senza intermediari e con un pizzico di sano decisionismo, per ordinare a tutti gli uffici competenti di fare semplicemente il loro dovere, ossia di sostenere concretamente l’attività e anzi l’ulteriore sviluppo di questo nostro periferico ma importante Centro di Promozione Culturale e Ludico che ruota attorno alla Biblioteca del Casale Ponte di Nona.

Roma lì, 23/11/2010

Il coordinatore della Papillon-Rebibbia

Responsabile della Biblioteca
Vittorio Antonini

SGOMBERATO COX 18, la Libreria Calusca e l’Archivio Primo Moroni

22 gennaio 2009 2 commenti

22 gennaio 2009, ore 08.00
Alla fine sono arrivati. Sono già davanti al portone per sgomberare il centro.05
Non permettiamo l’ennesimo sgombero a Milano.
Proviamo a opporci.

Venite tutti.

cox18 

Irruzione della polizia stamattina nello spazio sociale occupato Cox18 di via Conchetta a Milano, che fra le altre cose, ospita la libreria calusca e l’ archivio Primo Moroni.
Alle 7 di oggi, senza alcun mandato giudiziario, la polizia di Stato e quella locale hanno approfittato dell’effetto sorpresa per effettuare lo sgombero dei locali occupati dal 1976 da questa storica relatà di movimento milanese. Immediata la risposta dei militanti.
Alcune centinaia di compagni e compagne sono giunti in mattinata sul posto per dare man forte agli occupanti, che hanno denunciato da subito quest’atto di polizia illegale e provocatorio. Nel tentativo di avvicinarsi allo stabile sono stati ripetutamente caricati. Ne è nato un presidio nelle vicinanze dal quale sono partiti ripetuti slogan contro il sindaco Moratti e l’assessore De Corato.
Verso le 12 è stato deciso di sigillare lo stabile e adesso i compagni e le compagne dovranno ricorrere d’urgenza presso il tribunale. A seguire, circa trecento militanti del movimento milanese hanno dato vita ad un corteo improvvisato per le vie della città, terminato pochi minuti fa. Durante la manifestazione, ci sono stati lanci di oggetti contro la polizia, ma nessuno scontro cruento. Al momento la situazione è in stallo, con diverse centinaia di persone tornate in presidio fuori dal Cox18. Un altro presidio di protesta contro questo sgombero illegale è stato promosso per questo pomeriggio a Milano. L’appuntamento è alle 15.30 in Piazza della Scala, in concomitanza con l’inizio del consiglio comunale che si terrà a Palazzo Marino. L’aggiornamento con Stefano, compagno del Cox18

COS’E’ L’ARCHIVIO MORONI ?

I molti che l’hanno conosciuto possono dirlo: Primo Moroni ha sempre dialogato con chi andava in Calusca per libri e riviste, per portarvi le proprie edizioni, incontrarsi e discutere con altri compagni, o farsi “raccontare” da lui il “com’è andata”.

 

Nel corso fluido della narrazione, cercando tra la massa di materiali stipati dietro il bancone, forse caotica ma ben disegnata nella sua mappa mentale, Primo vi attingeva immancabilmente l’opuscolo, il foglio volante, il libro “giusto”, a sostegno del suo argomento o utile all’interlocutore.

Di quella mappa fa parte anche la grande quantità di materiale documentario che, raccolto nell’intero arco della sua lunga e densa “presenza alla storia”, è andata via via ad arricchire la sua biblioteca personale: una parte significativa delle culture espresse dai movimenti rivoluzionari e dalle esperienze corrosive dei sistemi di valori conservativi, monocentrici e patriarcali, negli anni Sessanta-Settanta, poi negli Ottanta e fino a oggi, in Italia e all’estero.
Per quanto frammentario, quel che oggi ne rimane dopo molteplici peregrinazioni e traversie (tra cui ingenti sequestri da parte degli organi repressivi dello Stato italiano), e cioè le varie migliaia di libri e riviste, poi i documenti, il fittissimo numero di opuscoli, i bollettini “ciclinprop.”, i testi o gli audiovisivi prodotti dall’ampia e variegata area dell'”editoria diffusa” e del “no copyright”, basta a delineare tanto una straordinaria visione d’insieme di quegli anni quanto uno spaccato minuto, fin nelle pieghe intime e strette, di collettivi sconosciuti ai più o di esperienze dimenticate.1232618142053_00e2d5a1

D’altro canto, la Libreria Calusca, fondata da Moroni nel 1971, è stata sin dai suoi inizi un crocevia di innumerevoli percorsi di elaborazione teorica, controinformazione, controculture, pratiche sociali non omologate. Così anche quando, nel 1992, la libreria ha preso il nome di “Calusca City Lights”: è allora che si è aperta alla convivenza con i giovani dello spazio occupato di Cox 18, che vi esprimevano nuove soggettività e forme di lotta, e con i ragazzi e le ragazze della Shake Edizioni Underground, che nel Centro portavano la propria esperienza punk, poi cyberpunk e cyberfemminista. Qui in Conchetta, la Calusca di Primo ha proseguito la sua funzione di connettore tra costellazioni, traiettorie e modi d’essere financo divergenti, di sensore delle soggettività e dei cambiamenti sociali, facendosi spazio condiviso, tale da oltrepassare radicalmente la dimensione del “negozio di libri” e del “consumo culturale”.
Tutto questo, con lo spessore di incontri reali, di vite con-vissute, costituisce l’humus e dà respiro al molto che resta della biblioteca di Primo.
Lui avrebbe voluto farne un centro di documentazione: già l’aveva pensata così, nel concreto, accarezzando tra l’altro l’idea di un archivio in rete collegato con altri, prima di tutto con quello della Calusca-gemella, a Padova (si veda “Il Centro di documentazione Calusca City Lights”, in Primo Moroni, Calusca City Lights, Milano, s.d.).
12Attorno all’idea di Primo, dopo la sua morte, ci siamo ritrovati, conoscendosi poco o nulla, in un gruppo di compagne e compagni sia esterni che interni a Cox 18. L’abbiamo fatta nostra, perché ne condividiamo il senso per l’oggi e la proiezione futura. Inoltre, glielo dobbiamo. Per alcuni di noi la cura di questo progetto è anche una forma minima di affettuosa, necessaria “restituzione”: sullo sfondo della prossimità, della conoscenza, dell’amicizia politica.
Non è sostituibile la capacità di orientamento nelle stratificazioni della storia, delle vite, delle lotte che ha rappresentato il segno distintivo della figura di Primo Moroni. E neppure la sua dote quasi sensitiva di ascolto e vibrazione a ogni segnale di cambiamento, né la propensione alla relazione teorico-politica, pregnante e vitale, tra quanto mai “archiviato” è depositato nei libri d’archivio e le trasformazioni dei soggetti, della città e dell’intorno globale. Ma, tuttora, creare connessioni è quanto ci aspetta: “Leggi e fai circolare!”.

Ineludibile premessa è la conservazione più rigorosa dei materiali e la realizzazione delle migliori condizioni per un’agile consultazione. Proponimenti, questi, che assumono un significato politico aggiuntivo se soltanto si considera quella parte di scritti che, realizzati dall'”umanità sofferente che pensa” e dall'”umanità pensante che viene oppressa” (Marx a Ruge, maggio 1843) nel corso degli sconvolgimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta, sono poi stati dispersi, negati o travisati, seguendo la sorte di tanti tra i soggetti che li avevano prodotti. Vogliamo evitare che quelle o analoghe testimonianze restino preda del “grande freddo”. Oppure che si riducano a oggetto di ricerca per quell’umanità che pensa ma non soffre. Che, soprattutto, ignora il “rapporto immediato e sostanziale” esistente tra quei materiali e gli affrontamenti storici di allora.
La complessità del compito, dunque, non ci sfugge. E neppure la limitatezza dei mezzi. Ma rimane ferma l’intenzione di mantenere integro lo spirito che ha animato il progetto dell’archivio come ogni altra iniziativa di Primo Moroni: non solo quindi una “struttura di servizio” per ciò che una volta era chiamato “il movimento”, ma un ambito di sperimentazione dove il tempo scorra diversamente e le ore e i minuti non vengano misurati in termini di prestazioni o di tornaconto, non scandiscano flussi di danaro che altro non è se non l’equivalente generale del nulla. Va da sé che l’archivio sarà autonomo e autogestito, avverso alle noiosissime, e sempre uguali, leggi del mercato.

il gruppo di lavoro dell’Archivio

http://www.inventati.org/apm/

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