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Il nemico di oggi era Faruk: gli opliti a Roma per uno sfratto

18 settembre 2014 1 commento

Stamattina, a Centocelle

Siamo in un paese che come nemico ha gli strati più bassi della società, quelli che annaspano, quelli più in difficoltà,
quelli a cui andrebbe tesa una mano.
Pochi giorni fa un colpo al cuore ad un ragazzo perché non si è fermato ad un posto di blocco,
in un paese dove i commenti prevalenti son stati quelli non certo solidali a Davide, ma di accusa. Perché se a 16 anni giri in tre su un motorino per questo fottuto paese sei un criminale, perché sei un criminale se vieni da certi quartieri, perché son tutti presi, sudati e impegnati nel trovare sempre un colpevole in nome della legalità.
Questa è la nostra società, oggi.
E chissà che si dirà di Faruk, che per difendere la sua casa e la sua famiglia da uno sfratto ha trovato la solidarietà dei compagni e una violenza di Stato che non si vedeva da un po’, così pesante, per uno sfratto. Faruk è moroso perché ha perso il lavoro e non sa come pagare l’affitto della casa dove vive con moglie e figli, ha un regolare permesso di soggiorno e viene dal Bangladesh.
Ma non era solo oggi ad attendere lo sfratto, accanto a lui, sottobraccio a lui erano in tanti,
pronti a rilanciare al mittente i lacrimogeni tirati. Niente da fare,
Faruk alla fine quella casa l’ha dovuta lasciare, ma non da solo: in corteo fin sotto al municipio, sostenuto da molti compagni.
10 sfratti al giorno a Roma, 10 sfratti al giorno di cui 9 per morosità incolpevole: sempre questo dovreste trovarvi davanti,
chi non ha paura dei vostri manganelli, ogni giorno di più.

Vi allego i due comunicati e un video.
Ricordandovi la mobilitazione di domani, davanti alla Regione Lazio

Che gli spazi di mediazione sono chiusi, che solo polizia e magistratura hanno voce in capitolo sugli sfratti e sul governo dei territori, già lo sapevamo. Come sapevamo che oggi per lo sfratto di Faruk e la sua famiglia era previsto l’ intervento della forza pubblica. Questa mattina ci siamo organizzati insieme per resistere: abbiamo bloccato la strada, abbiamo atteso determinati la polizia e di fronte alla loro superiorità numerica siamo indietreggiati compatti. I lacrimogeni che ci hanno lanciato fin dentro il palazzo li abbiamo rispediti al mittente. I rapporti di forza si conquistano passo dopo passo, nella materialità delle lotte. Questa breve ma intensa resistenza ha permesso a Faruk e alla sua famiglia di uscire dalla sua casa sostenuto dalla solidarietà di numerosi compagni e di attraversare il quartiere fino al municipio in corteo. Non finisce qui.
È chiaro che gli sfratti a Roma est non si fermeranno, ma i nostri picchetti, a fianco di chi decide di resistere e lottare saranno sempre più numerosi e partecipati. Perché stiamo scoprendo che isolati è impossibile resistere agli sfratti e insieme è possibile reagire e organizzarsi per bloccarli. Mettere insieme le forze per evidenziare le contraddizioni, imparare a conoscerci per organizzare un piano di mutuo appoggio, resistere agli sfratti e agli sgomberi estendendo la solidarietà.
Ogni sfratto una barricata!

18.9.2014 Roma, Centocelle

Rete Antisfratto Roma Est

Ps: In una nota la questura dice che non sono stati utilizzati gas lacrimogeni CS. Gira voce che il prossimo sfratto o sgombero, non saranno usate maschere antigas…


e ancora:

Questa mattina in via degli Ontani si è consumato un rito quotidiano che riguarda 10 famiglie al giorno. Questo è il dato degli sfratti a Roma, 9 su 10 per morosità incolpevole. Sarebbe passato inosservato se Farook fosse uscito senza opporre resistenza, incrementando il numero dei senza casa che vivono nella capitale. Invece, coraggiosamente, insieme a decine di solidali e alla rete antisfratto di Roma est, si è barricato in casa con i propri figli e sua moglie.

Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine impiegato in ausilio dell’ufficiale giudiziario incaricato del provvedimento, come del resto è avvenuto 2.409 volte su 5.438 richieste di forza pubblica per l’esecuzione degli accessi a Roma nel 2013. Il dispiegamento di polizia è avvenuto dalle prime ore del mattino e si è servito di gas lacrimogeni e manganellate per rimuovere, poco dopo le 6, il picchetto di solidarietà attiva in via degli Ontani 66. (Qui una breve cronaca della mattinata)

Questo avviene a due giorni dall’approvazione in consiglio comunale di una mozione sulle morosità incolpevoli che chiede al Prefetto una graduazione negli sfratti, un accompagnamento sociale e la garanzia del passaggio da casa a casa. La risposta della questura, della procura e della Prefettura quindi non è per nulla condizionata dalle parole delle amministrazioni e costringe tutti a fare i conti con un’altra realtà, molto più drammatica e con unica soluzione: la proprietà privata va difesa con ogni mezzo. D’altra parte è questo l’orizzonte verso il quale guardano i provvedimenti governativi che vengono approvati in questi giorni.

Il diritto alla casa è nelle mani dell’autorità giudiziaria e della forza pubblica quindi e a nulla valgono mozioni e ordini del giorno. La “rigenerazione urbana” passa attraverso sgomberi, sfratti, pignoramenti, dismissioni e gabelle sulla prima casa. La giunta Marino oramai è complice di scelte nazionali che sono devastanti per il territorio e per la città di Roma.

altNel 2013 le sentenze di sfratto sono state 7.743, di cui 5.509 per morosità, testimonianza viva di una crisi sociale profonda. Nessuna soluzione pubblica appare disponibile e quindi il rischio che la proprietà privata debba fare un passo indietro è molto forte, che la resistenza agli sfratti possa crescere è possibile, che le occupazioni per necessità possano ripartire con rinnovata forza è credibile, allora non rimane che la coercizione e la repressione di chi si organizza per resistere.

Non ci sono processi partecipativi o dispositivi di mediazione possibili e che ci possano garantire il diritto alla città che reclamiamo. Il modello Roma di Marino e della sua giunta svanisce sommerso da una degenerazione culturale tutelata dagli uomini in divisa che oggi presidiano in forze il V municipio, buttano fuori violentemente Farook e famiglia dalla casa dove abita, ridono sprezzantemente verso coloro che coraggiosamente si oppongono, minacciano arresti e misure cautelari. Mentre poi, per niente coraggiosi, provano a coprire la verità, negando l’uso dei lacrimogeni.

Il controllo sociale a tutela del manovratore è la nuova fisionomia del paese e della nostra città. Ora è il momento di dover decidere da che parte stare e questo riguarda non solo chi già sta confliggendo con questi dispositivi. E’ necessario che tutti prendano parola contro quello che prende sempre più la forma di un massacro sociale.

In un momento in cui perfino il Sunia sta criticando i provvedimenti del governo sugli affitti pseudo agevolati per consentire ai costruttori di liberarsi dell’invenduto senza perdere profitti, non resta che rilanciare e utilizzare con urgenza la delibera regionale sull’emergenza abitativa, rafforzare i picchetti antisfratto, presidiare il patrimonio pubblico in dismissione, esercitare il diritto alla città attraverso nuove pratiche di riappropriazione.

Rilanciamo la mobilitazione di domani sotto l’assessorato alla casa della regione Lazio, verso la settimana di mobilitazione europea 10-18 ottobre.

#takethecity #stopsfratti #tutteliberi

Movimenti per il diritto all’abitare

Lo spazio liberato dalle Cagne Sciolte, e la passeggiata collettiva del 2 febbraio

28 gennaio 2014 1 commento

NOIDUE!IMG_7376Mai ho avuto modo di scrivere dello spazio occupato dalle Cagne Sciolte, in via Ostiense 137, una manciata di settimane fa, il 14 dicembre.
Eppure quel luogo è stata la sola fonte di fughe di queste giornate lunghissime, il solo luogo di calore totale e immediato,
quello spazio liberato straordinario,
liberato da compagne che insieme son di una forza e di una bellezza rara.
Non son mai riuscita a ringraziarle se non per le azioni fatte alla loro nascita, prima che quel locale sigillato per loschi giri sui corpi delle donne fosse preso e riaperto ad una comunità che è trascinante e bella, variegata e non ortodossa, liberata e liberante.
Un luogo che ha il sapore della complicità, che ha l’energia e la forza di chi lotta da sempre, in ogni contesto attraversato,
che sento lontano da dinamiche ormai insopportabili che ci portiamo dietro come una zavorra ormai genetica.

E allora non lo faccio nemmeno ora, che son lontana, e mi mancano… non ne scrivo, che tanto basta guardarle un secondo per capire che le parole non servono poi così tanto.
Non lo faccio perché ho voglia di cazzeggiare ballando intorno a quei 4 pali, ho voglia di chiacchierare su quei divanetti e veder mio figlio correre intorno al palco come un pazzo: troppi desideri per poter “scrivere” senza sembrare un po’ scema.
Spero di essere con voi, per le strade di quel quartiere, domenica 2 febbraio…
( qui gli altri articoli sulle Cagne Sciolte : LEGGI )

Amburgo ci insegna una nuova parola: gefahrengebiet. Sarà sinonimo di Acab?

7 gennaio 2014 6 commenti

Ad Amburgo c’è il coprifuoco.
Ad Amburgo c’è una zona rossa circondata da plotoni.
Ad Amburgo ci sono migliaia di poliziotti in piazza e ogni foglia che si muove viene identificata e portata via.
Ad Amburgo son settimane che accadon cose … che nessuno sembra volerci raccontare.

Ad Amburgo c’è un vecchio teatro che dal 1989 è stato rinominato RoteFlora,
ad Amburgo c’è un bel gruppo di migranti e militanti che dopo i morti di Lampedusa ha deciso di non tornare a casa in silenzio,
ad Amburgo ora si ha a che fare con la legge marziale, almeno questo è quel che sembra a guardar un po’ di immagini distrattamente,
ad Amburgo c’è una zona detta “gefahrengebiet” che solo se provi ad attraversarla ti arrestano.
Lo possono fare, come se niente fosse: ti fermano perchè esisti, e lì non devi esistere. Punto.

Difficile fare un riassunto dei fatti, perché son tanti e si accavallano tra le ultime settimane di dicembre e questo inizio d’anno: dal tentativo di sgombero del Rote Flora, all’immediata criminalizzazione del movimento nato dopo l’eccidio (posso chiamarlo così) di Lampedusa che non ha mai potuto muovere un passo senza esser caricato violentemente, passando per l’ “evacuazione” dell’ Esso-Hauser, un complesso di vecchi edifici, che verranno demoliti a luglio, senza che i 70 abitanti possano proferir parola (per ora sono sistemati in alberghi e avranno assistenza statale per una casa alternativa a quella da dove son stati evacuati)… la notte di capodanno poi ( e questo è uno dei motivi per cui è stata dichiarata la gefahrengebiet) ci sarebbe stato un attacco degli Autonomen contro la Davidwache, il commissariato di polizia a St.Pauli, durante il quale sarebbero rimasti feriti due poliziotti. Peccato che uno stesso comunicato della polizia parla di scontri con gli Autonomen sarebbero avvenuti a diverse centinaia di metri dal commissariato.

Cazzo è?

insomma, Amburgo ribolle e lo Stato pensa bene di rispondere a tutto ciò con l’istaurazione di uno stato di guerra.

Nella zona che è stata dichiarata gefahrengebiet vivono migliaia di persone: possono recarsi a casa solamente a piedi, e una volta raggiunta non devono lasciarla, se non in orari prestabiliti.
Se sei un giornalista ti ritirano il tesserino e te lo distruggono , se sei un fotografo… peggio.
Il coprifuoco per migliaia di persone.
Per quanto? e poi dove ancora?
La gentrificazione avanza a mano armata, col grasso appena passato sugli anfibi.

In questo paese abbiamo ambasciate, consolati e molto altro battente bandiera tedesca.
Dovremmo pensare ad una gefahrengebiet:
Per loro!

ecco la zona rossa …

Le Cagne Sciolte liberano uno spazio a Roma! Daje!!

14 dicembre 2013 Lascia un commento

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Cagne Sciolte nello spazio

Ci son giornate che iniziano bene.
Giornate che iniziano con pezzi di riappropriazione, giornate che ti fan sentire meno sola,
che senti quella vocina dentro che dice “daje che ancora c’è ossigeno”.
Le “Cagne Sciolte”, nuovo gruppo di donne di cui abbiamo parlato dal primo vagito della loro storia,
hanno liberato un nuovo spazio, a Roma. Uno spazio che sarà immediatamente uno sportello di accoglienza per donne,
uno spazio che… ecco compagne eh, mo arrivoooooo.
Le “cagne sciolte” hanno saputo far parlar di loro dal primo momento,
son state caricate dopo pochi istanti di vita, e hanno fatto rosicare i fascisti come poche…
ora ci donano quattro nuove mura da vivere collettivamente, grazie care.

Buon nuovo inizio, in uno spazio nuovo tutto da vivere, da determinare e costruire insieme.
Ci vediamo a momenti, in via Ostiense 137 … ve vojo abbraccià una ad una

Qui il loro sito: Vedi

Abbiamo liberato uno spazio in Viale Ostiense 137.

Vogliamo farne un punto di riferimento e di incontro per le donne.

Abbiamo avviato questa esperienza in questo territorio perché non ci sono luoghi in cui riprenderci il nostro tempo, incontrarci con le altre e riconoscerci riscoprendo le nostre potenzialità; quelli che invece ci sono nelle città sono troppo pochi o lontani.

Uno dei primi progetti che vogliamo avviare sarà uno spazio di accoglienza per le donne che hanno subito o subiscono violenza, riservando un luogo protetto per le situazioni concrete e personali, dove sarà possibile avere colloqui con operatrici e avvocate, dove si possano trovare tempi e modalità per rielaborare e liberare le proprie vite da ricatti e sensi di colpa.

Ognuna può uscire dall’isolamento e dal senso di impotenza in cui vogliono rinchiuderci attraverso la paura e la diffidenza, i falsi miti sull’individualismo e l’arrivismo.

Non vogliamo essere remissive, siamo battagliere.
Il nostro sogno è vivere felici e vorremmo iniziare da qui.
Lottiamo contro la violenza sulle donne, ma non ci interessa farlo con la retorica della donna buona e onesta che non si tocca neanche con un fiore.

Pensiamo piuttosto che la violenza si inizi a sradicare ogni volta che una donna non vuole stare alle dipendenze di qualcuno, servile e indifesa, in casa o al lavoro…ma per farne una cultura dobbiamo esserne coscienti tutte!

In questo progetto ci mettiamo tutta la voglia e il coraggio di iniziare da capo e imboccare strade inesplorate, convinte di trovare altre sorelle lungo il cammino, perché sentire la solidarietà e la presenza delle altre è sempre qualcosa che cambia le prospettive e apre possibilità che prima neanche si vedevano.

Insieme si moltiplicano le forze: quello che ci sarà è innanzitutto quello che vorrai condividere e contribuire a creare. Sarà uno spazio in cui venire a prendere fiato da una vita che ti soffoca, a comunicare con le altre, in cui proporre e costruire tutti i progetti che desideri, uno spazio in cui confrontarsi su quello che succede intorno e ciò che vorremmo cambiare, in cui sperimentare pratiche per agire, dove trovare una situazione di mutuo aiuto per tutti i problemi che ci rendono la vita una faticata anziché una ficata.

Noi ci mettiamo l’inizio, il seguito lo determina chi vorrà esserci e sostenerci, consapevoli che cerchiamo di abbattere un sistema che disprezziamo, fondato sullo sfruttamento e la sopraffazione: il nostro non sarà un luogo per accumulare denaro, né per avere riconoscimenti sociali, né per farsi forza con le debolezze delle altre. Non ci interessano i contentini e le pacche sulle spalle (o sul culo!).

NESSUNA SARA’ LIBERA FINCHE’ NON LO SARANNO TUTTE LE ALTRE!

CHIAMIAMO TUTTE E TUTTI ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA IN
VIALE OSTIENSE 137 ALLE ORE 17.00

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Il nuovo spazio si trova in Via Ostiense 137, e vi aspetta

Ridateci Cecilia: ORA!

7 dicembre 2013 1 commento

Acciuffare una donna come Cecilia non è cosa facile.
Infatti in forze son giunti sul suo corpo per privarlo della sua dirompente e contagiosa libertà.

Gli scagnozzi di Stato, sempre pronti a difendere sventolatori di celtiche, son riusciti ad arrestarla e in questo momento si starà dirigendo, in traduzione, verso il suo processo per direttissima, di cui dopo daremo aggiornamenti.
Certa che il tuo sorriso sarà tale anche in quella cella in cui sei sola,
certa che i tuoi diretti colpiranno con forza la privazione di libertà.

1.3.1.2.

DA INFOAUT:
A 48 ore dall’arresto non abbiamo ancora ricevuto aggiornamento sulla situazione penale di Cecilia.
L’avvocato Claudio Novaro ha potuto visitarla questa mattina: Cecilia sta bene, è in cella da sola. L’udienza sarà domani mattina e per sabato sera o domenica a pranzo dovremmo avere l’esito.
Di prassi il giudice per le indagini preliminari (gip) ha 96 ore di tempo per confermare o meno l’arresto. Non sappiamo se il sipario di silenzio che circonda il suo arresto prefigura una volontà punitiva di farla sostare il più a lungo possibile nelle patrie galere in assenza di prove considerevoli (mera e vigliacca vendetta della digos torinese e dei suoi Pm!).
Quel che è certo è che Cecilia rappresenta per la Questura torinese un bottino troppo ambito, ed è scoperta la volontà di farle pagare la sua determinazione e generosità in tutti gli appuntamenti di lotta – come mostrano bene alcuni passaggi del video di RepubblicaTorino che ri-postiamo qui sotto, deve si vedono ben 4 digos e un celerino avventarsi su di lei per assicurarne l’arresto!

Intanto, per chi volesse scriverle e comunicarle la solidarietà di cui ha bisogno in questo momento, questo è l’indirizzo:

Cecilia Stella
Casa circondariale di Torino Lorusso e Cotugno
Via Adelaide Aglietta, 35
10151 Torino (TO)

 

Il comunicato di solidarietà delle Cagne Sciolte:
Nella giornata di ieri, ancora una volta, lo stato ha aizzato le forze dell’ordine per difendere gli squadristi fascisti.

Questa volta è toccato alle studentesse e agli studenti dell’Università di Torino difendere il territorio che vivono nel quotidiano dalla retrograda e insulsa proaganda del fuan (so’ finiti gli anni ’70!!!).
Numerose le cariche della celere sulle centinaia di studentesse e studenti che a Palazzo Nuovo protestavano contro la presenza dei fascisti. Cariche che si sono tramutate in vera e propria caccia alle persone, fin dentro le aule universitarie. Diversi i feriti, due sono in ospedale per le gravi ferite riportate.
Durante una delle cariche un compagno, Carlos, e una compagna, Cecilia, sono stat* fermati, portati in questura, tramutando poi  il fermo in arresto per Cecilia.
Alcune di noi lottano a fianco di Cecilia nelle numerose battaglie per una vita degna e libera, riconoscendo in lei la determinazione e il coraggio di ognuna di noi.

Massima solidarietà a Cecilia e a tutte le detenute del carcere torinese delle Vallette, che proprio ieri hanno annunciato una giornata di protesta contro il sistema carcerario.

Cecilia libera subito!
Nessuno spazio ai fascisti in divisa e non.
Tutte libere
Tutti liberi
Delle galere solo macerie!

Cagne Sciolte.

Le “cagne sciolte” fanno rosicare i fascisti: scusate se mi scompiscio!

30 novembre 2013 9 commenti

Eheheheh, mi vien da ridere a guardare questa scritta..
tu pensa ‘sti poracci. Me li sono immaginati mentre intingevano la pennellessa nella vernice nera, per le loro lettere geometriche e stantìe,
mentre preparavano la colla, mentre si dirigevano davanti all’istituto Fermi a Monte Mario per attacchinare ‘sto popò di mondezza.
Me li immaginavo ridendo…

stanno bene

niente può far rosicare più al mondo un microbo fascista, un maschio tutta celtica e niente neuroni,
di un gruppo di donne totalmente libere ed emancipate,
liberate e irriverenti, sfacciate e provocatorie. Devono aver rosicato proprio a partire dal midollo osseo flaccido che avranno in corpo,
se le saranno sognate la notte, senza nemmeno aver il coraggio di farcisi una pugnetta,
che anche per quelle bisogna esser capaci.
Poverini, 4 fascisti inutili che ci han fatto fare una sonora risata…

Le “cagne sciolte” giustamente ci fanno sapere che ” i fasci se li magnano”.
Se non facessero veramente schifo, sarebbe da farlo…qui basta scompisciarsi dalle risate me sa…

Leggi:
Caricate le “cagne sciolte ” al Quirinale
Il comunicato

Il comunicato delle Cagne Sciolte dopo l’aggressione subita ieri dalla polizia

26 novembre 2013 2 commenti

Da poco online il comunicato delle Cagne Sciolte dopo la giornata di ieri, il cui racconto trovate QUI.
La pagina di Stefano con le foto di ieri: Qui
Dispiace, molto, non esser stata con voi.
Alla prossima compagne!

Ieri #25N le CagneSciolte hanno partecipato ad un momento cittadino per protestare contro l’incontro tra Napolitano e Putin al Quirinale. Le forze dell’ordine hanno immediatamente deciso di reprimere la piazza con botte e cariche.

Non ci stupisce questa risposta alla nostra presenza sotto quel palazzo perchè ha chiarito ulteriormente la falsa retorica del 25 Novembre con le istituzioni che rispondo alla violenza sulle donne solo con politiche securitarie.

Siamo ben consapevoli invece che il problema principale è il potere e il suo abuso. E quale esempio migliore di chi stupra nelle caserme, nei C.I.E. e nelle carceri?

I governi parlano di sicurezza e difesa delle donne, ma la giornata di oggi dimostra che ci vogliono solo disciplinate e in silenzio!
Questa giornata è stato il nostro modo per esprimere la nostra rabbia e la nostra audetereminazione.

“Come cagnesciolte siamo una minaccia per le strutture sociali che tengono le donne schiave e i valori che giustificano il mantenimento delle donne al proprio posto”

Noi lo striscione non lo lasciamo!

La più pulita c’ha la rogna
CagneSciolte

La violenza dello Stato è “violenza sulle donne”, oggi l’hanno ribadito: caricate le Cagne Sciolte al Quirinale

25 novembre 2013 3 commenti

Il Campidoglio tinto di rosso, “l’Italia dalle scarpe rosse”, “il governo dichiara guerra al femminicidio”,
le “se non ora quando” tirate a lucido…
oggi la giornata nazionale contro la violenza sulle donne ha avuto la sua dose mielosa e inutile d’ipocrisia.
Ma non solo a quanto pare, non è bastato leggere di armadi smontati per cercare scarpe rosse adatte alla giornata,

hanno voluto ribadire che anche allo Stato piace tanto far violenza sulle donne,
l’hanno voluto ribadire coi manganelli, con le camionette e le cariche, così come a loro piace.
Una serie di attacchinaggi,
l’azione simbolica dentro la basilica di San Lorenzo al Verano in solidarietà alle PussyRiot,
oggi le “cagne sciolte” (qui potete leggere il manifesto)  si son mosse per la città manifestando puntando diversi obiettivi.
Senza peli sulla lingua e senza dimenticarsi nessuno: quindi la caserma di San Basilio, tristemente nota,

L’azione dentro San Lorenzo al Verano. FREE PUSSYRIOT!

gli ospedali dove è sempre più faticoso ottenere l’interruzione volontaria di gravidanza grazie alla lurida presenza degli obiettori di coscienza,
le chiese…
tra l’obiettivi della giornata anche quello di contestare l’arrivo di Putin a Roma, passamontagna colorato alla mano.

L’accoglienza è stata delle migliori al Quirinale: il corteo delle compagne si è trovato davanti 3 camionette e una cinquantina di agenti antisommossa che hanno azionato immediatamente il loro unico neurone manganellatore, a dimostrare come la “giornata contro la violenza sulle donne” è per loro una celebrazione da far svolgere come dicono loro, se dicono loro, con le loro scarpette rosse a far da sfondo per le foto patinate.
Lo Stato fa violenza sulle donne, oggi l’ha semplicemente voluto ribadire, scegliendo la giornata giusta.
SPUTIAM SU PUTIN, SPUTIAMO SULLA POLIZIA.

Solidarietà alle compagne attaccate al Quirinale, solidarietà alle Cagne Sciolte (qui il Blog, qui la pagina Twitter),
solidarietà alle PussyRiot.
IL LORO COMUNICATO sull’aggressione subita: QUI

Sputiamo su Putin
La rivolta è fica

Oggi, 25 Novembre, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Le istituzioni incontrano Putin e il papa lo riceve in vaticano.
Noi invece esprimiamo la nostra solidarietà per le pussy riot e tutte le persone perseguitate in Russia per il proprio orientamento sessuale.
Il nostro dissenso per la presenza di Putin a Roma non ci impedisce di denunciare la tendenza delle politiche italiane a vittimizzare le donne e proporre leggi sempre più repressive in loro nome, come dimostrato dalla recente legge sul femminicidio.
La visita di oggi del presidente russo è l’emblema dell’ipocrisia delle cariche istituzionali, che spendono parole di indignazione contro la violenza sulle donne, mentre continuano ad ostacolare la loro reale autodeterminazione.
Non dimentichiamo neanche il ruolo della chiesa nel determinare provvedimenti che limitano la libertà delle donne e delle persone lgbtqi. Siamo per questo convinte che sacra romana chiesa e chiesa ortodossa riusciranno a trovare dei punti d’incontro: un accordo tra patriarchi sui nostri corpi si trova sempre.

Non ci fermeremo finché non cadranno l’ultimo papa, l’ultimo zar e l’ultimo re
Free pussy riot
Liberi tutte!

FreePussyRiot_Roma

Leggi: Free PussyRiot
Inizia il processo
Punk, capitale, complotti e nausea
Dalle PussyRiot alla Siria passando per un coglione
Roma solidale con le PussyRiot
Sulla violenza sulle donne, il “non” diritto all’aborto, la violenza dello Stato e dei suoi apparati: QUI

Ottobrata romana: 16-17-18 ottobre 2013, a due anni dagli scontri di San Giovanni

20 settembre 2013 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _15 ottobre 2011_

Questo blog ha scritto molto riguardo il 15ottobre2011, l’ha vissuto sulla sua pelle (soprattutto dentro ai polmoni)…
una giornata che ha cambiato diverse cose, anche dentro di me,
che ha visto alzarsi spaccature velenose poi calmatesi col tempo, purtroppo o perfortuna, all’interno del movimento.

Una giornata che ha visto alzarsi il livello dello scontro, ma che ha scatenato violenza tra noi,
che ha rispolverato la delazione tra i compagni, i comunicati contro gli “sfasciacarrozze” e tante altre cose capaci di creare cicatrici ancora più che dolorose.
Innegabile il fatto che è una giornata che c’ha insegnato tanto, perché era tanto che non si teneva una piazza in quel modo, malgrado caroselli ogni istante più violenti e una pioggia di lacrimogeni che giusto nei boschi valsusini si era vista ultimamente.
Una giornata che poi puuuffff, è un po’ scomparsa dalle strade per apparire troppe volte dentro le aulee dei tribunali penali:
l’unico reale strascico di quelle giornate fino ad ora è stata una feroce e surreale repressione…

tra poco, a distanza di due anni, si tornerà a vivere la stessa piazza,
e quello che leggete nel box qui sotto è un comunicato che gira per la rete…

i testi caldi :) sul 15 ottobre:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Il comunicato su Giovanni Caputi
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
I “terroristi urbani”

16 – 17 – 18 Ottobre 2013 – Roma

Tre Giornate di Lotta in Solidarietà ai Rivoltosi e alle Rivoltose del 15 Ottobre 2011

15 ottobre 2011, una data impressa nella memoria di molti.
Che ci sarebbe stata una sommossa era nell’aria e così è successo.

Quel giorno, nelle strade di Roma, migliaia di persone si sono scontrate per diverse ore con la polizia attaccando i responsabili della miseria e dell’oppressione di tutti. Sono state colpite banche, agenzie interinali, compro oro, supermercati, auto di lusso, edifici religiosi, militari e amministrativi. Se molti sono scesi in piazza con intenzioni bellicose, altri hanno disertato le fila rassegnate dell’ennesimo inutile corteo approfittando della situazione che si era creata, altri ancora, sono arrivati quando si è sparsa la voce che gli scontri erano iniziati, quando si è capito che lo spettacolo era saltato, che si faceva sul serio.

Foto di Valentina Perniciaro _i muri del 15 ottobre 2011_

Quella che si è vista è una disponibilità a battersi che fa paura a chi comanda, così come fa paura la simpatia verso i ribelli, più diffusa di quanto gli amministratori del consenso vogliano farci credere. Infatti nonostante la condanna dei gesti da parte dei politici di ogni colore e la montagna di fango riversata dai professionisti della calunnia, abbiamo constatato quanto fosse popolare la convinzione che le ragazze e i ragazzi scesi in strada “hanno fatto bene” e che, anzi, la prossima volta “bisogna fare di più”. Una giornata di lotta memorabile il cui senso è sintetizzato da alcune delle scritte tracciate sui muri della capitale: “oggi abbiamo vissuto”, “pianta grane non tende”.

In quella giornata, chi si è battuto ha fatto debordare il corteo dagli argini della protesta sterile nella quale gli organizzatori volevano imbrigliarlo. Il carrozzone della sinistra riformista (disobbedienti, Sel, Idv, Cgil, Arci, Legambiente, Fai, Cobas, ecc…) si riproponeva di giocare le solite vecchie carte: partire da slogan altisonanti, sparati a tutto volume da colorati e pacifici sound system lungo le strade della capitale, per poi incanalare la rabbia e monetizzarla sotto forma di consenso politico e potere di contrattazione. Sono gli stessi che plaudono agli scontri quando si verificano in località distanti, possibilmente esotiche, per poi dissociarsi e calunniare quando le stesse cose avvengono a casa loro. Il 15 ottobre è finalmente emersa una prima risposta reale a trent’anni di lotta di classe a senso unico, cioè da parte dei padroni contro gli sfruttati. La fine di ogni spazio di contrattazione è diventata palpabile. “Non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente” era scritto sullo striscione di uno degli spezzoni più combattivi.

Foto di Valentina Perniciaro _piazza San Giovanni, 15 ottobre_

Il sistema capitalista che domina le nostre vite si manifesta sempre più inequivocabilmente come una guerra totale al vivente. Un’oppressione che diventa sempre più insostenibile e per questo aumentano continuamente quelli a cui la strada in salita della rivolta appare come l’unica via sensata e percorribile. L’insurrezione è il peggiore incubo di chi governa questo mondo, un incubo che può sembrare un’ipotesi lontana ma che si sta manifestando, a scadenze sempre più ravvicinate, nelle metropoli del mondo. La congiura dei rivoltosi abbraccia ogni angolo del pianeta. Nel ventunesimo secolo una metropoli può infiammarsi per un omicidio da parte della polizia, per un parco da salvare e persino per l’aumento del prezzo del biglietto dell’autobus, ma dietro le motivazioni d’occasione è facile scorgere la rivolta contro l’insostenibile degrado a cui è ridotta la vita, la voglia di farla finita, una volta per tutte, con questo vecchio mondo. Se politici, poliziotti e giornalisti si interrogano sul perché quel giorno si sia scatenata la rivolta, noi ci dovremmo domandare, invece, perché la rivolta non esploda tutti i giorni. La catastrofe è, infatti, ogni giorno in cui non accade nulla.

“Ogni giorno 15 ottobre” abbiamo letto in una lettera scritta da un compagno privato della libertà in seguito a quei fatti, ed è da qui che vogliamo ripartire. Se infatti quella giornata è stata una dimostrazione di potenzialità e un’apertura di possibilità, come in ogni battaglia sono stati fatti dei prigionieri. Va detto chiaramente: queste compagne e questi compagni non vanno dimenticati, vanno difesi e vanno liberati.

E’ da qui che si vuole continuare, dal 16 ottobre di due anni dopo. Per questo ci incontreremo tutti e tutte a Roma nelle giornate del 16, 17 e 18 ottobre, per riportare la conflittualità intorno al processo del 15 nel luogo dove è nato, nelle strade di questa metropoli. Una tre giorni di lotta in solidarietà agli imputati e alle imputate di questo processo che vede schierati, tra gli altri, alcuni padroni della città nel ruolo di accusatori.

Costoro chiedono risarcimenti milionari, accusando chi si è ribellato di aver “leso l’immagine turistica della città”. Bene, rispediamo le accuse al mittente: per una volta anche la nostra città è stata all’altezza delle altre capitali europee. Il Comune di Roma, l’Ama, l’Atac, la Banca Popolare del Lazio, oltre ai ministeri della Difesa e degli Interni, si sono costituite parte civile al processo e sono fra le componenti di quella macchina del potere che ci opprime, che ci impedisce di godere della nostra vita, delle nostre relazioni, dello spazio in cui viviamo: non mancheremo di farglielo notare.

In questo processo, la procura, vuole riutilizzare il reato di devastazione e saccheggio, un’accusa che ha già comportato pesanti condanne, a cominciare dal processo per Genova 2001. Il reato di devastazione e saccheggio è un’arma spianata contro ogni lotta che assuma il carattere della concretezza. Un’arma terroristica che colpisce nel mucchio, una vera e propria rappresaglia di un potere isterico e ferito. Un’accusa paradossale perché rivolta a chi si è battuto coraggiosamente contro l’unica entità responsabile della devastazione e del saccheggio a livello planetario: il sistema capitalista. Con questa farsa giudiziaria il potere si pone l’obiettivo di chiudere un’agibilità di piazza che rischia di far esplodere la polveriera nazionale.

Inoltre gli imputati e le imputate, come nel processo No Tav, sono scelti con precisione chirurgica, toccando tutto il frammentato arcipelago antagonista. L’obiettivo è chiaro: distruggere con fermezza ogni solidarietà rivoluzionaria faticosamente costruita negli ultimi anni. Perché non basta declinare la solidarietà come un concetto passivo, come qualcosa che arriva dopo gli arresti, dopo la sfortuna. La solidarietà deve essere pensata e praticata quotidianamente come un qualcosa che si genera nella lotta. Condividere il modo in cui viviamo e praticarlo ci permette di costruire quella solidità, da cui il termine solidarietà deriva, che permetterà alle varie iniziative conflittuali e autonome di propagarsi e moltiplicarsi.

Ed ecco perché una tre giorni di lotta. Una tre giorni di iniziative diffuse e molteplici che vogliono portare la difesa nelle strade dei quartieri in cui viviamo, mettendo in campo pratiche conflittuali nella città. E’ necessario rispondere con la giusta misura agli attacchi a cui si viene sottoposti. La ripetizione della solidarietà di maniera non è sufficiente. Abbiamo pensato a una tre giorni pratica con una modalità teorica di condivisione che prova a fare un piccolo salto in avanti. Provare non solo a condividere i momenti della tre giorni ma anche la sua preparazione è un tentativo in questa direzione. Diventare solidi per essere ancora più fluidi. Essere raggiungibili e riproducibili.

La nostra guerra non è finita e le giornate come il 15 separano e dividono, solo nella misura in cui dei muri si alzano tra chi ha deciso di percepirsi nella battaglia e chi ha deciso di chiamarsene fuori. Ed è di questa guerra che nei giorni dell’ottobrata romana vorremmo percorrere un altro pezzo di strada. Questa guerra che è nelle nostre vite, nei nostri quartieri, nelle nostre città, nelle nostre montagne. Questa guerra che ora prende la forma di un processo ai nostri compagni e alle nostre compagne ma che coinvolge tutti e tutte noi in ogni istante e in ogni luogo.

Complici e Solidali

https://ottobrataromana.noblogs.org/

Verso e oltre il processo per i fatti del 15 ottobre, “Nè spettatori, nè vittime”: fate girare

15 giugno 2013 1 commento

Vi giro e vi chiedo di spammare questo comunicato.
Perché quella è stata per tutti noi una giornata importante, che ha segnato chi ne ha fatto parte volente o nolente:
una giornata che ha sicuramente mutato equilibri e affinità, che ha fatto male al cuore e allo stesso tempo è stata una boccata d’ossigeno.
Una giornata che non è finita, perché ce la vogliono far pagare cara.
Qui il comunicato della Rete Evasioni: spammate!

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Tra lunedì 20 e mercoledì 22 maggio si è svolta all’università La Sapienza di Roma una tre giorni di dibattiti e discussioni, che si è poi conclusa, la settimana successiva, con una serata musicale a sostegno degli imputati e delle imputate per i “fatti del 15 ottobre” 2011.

Le discussioni hanno visto la partecipazione di diversi gruppi e collettivi, di ragazzi e ragazze, compagni e compagne di Roma e di altre parti d’Italia.

I collettivi autorganizzati di Scienze Politiche e Giurisprudenza, la Fucina 62 e la Rete Evasioni, hanno proposto dibattiti intorno a temi quali il carcere, le pratiche di piazza e l’organizzazione del controllo
poliziesco e statale nel suo assetto attuale. È stato un momento importante per parlare a distanza di tempo del 15 ottobre, sia rispetto alla repressione che ne è seguita, sia per scambiarsi sensazioni e riflessioni che quella giornata ancora suscita in molti di noi; si è avuto inoltre modo di misurare complessivamente l’inasprimento della repressione nei confronti dei movimenti di lotta.

Un’opportunità per discutere, incontrarsi e per organizzare quella solidarietà che, per chi lotta quotidianamente contro questo sistema, diviene ormai una tappa fondamentale e una pratica da assumere
collettivamente.

È stata anche l’occasione per ribadire la necessità di supportare la “cassa di solidarietà 15 ottobre”, indispensabile per affrontare le prossime scadenze processuali e le spese di chi è ancora detenuto.

EVASIONE!

EVASIONE!

Il prossimo 27 giugno si terrà presso il tribunale di Roma, a Piazzale Clodio, la prima udienza del processo del terzo troncone di indagini a carico di 18 persone accusate, tra le altre cose, di “devastazione e saccheggio”. Invitiamo tutti e tutte a partecipare numerosi, per far sentire le nostre voci e ribadire ancora una volta in modo determinato la nostra solidarietà e complicità.

Sentiamo forte l’esigenza di continuare, e possibilmente allargare, questo percorso: organizzare una rete solidale che sia in grado di affrontare al meglio, su un piano materiale e politico, i prossimi passaggi che riguardano il processo del 15 Ottobre e non solo.

L’accanimento poliziesco e giudiziario che nell’ultimo periodo si è scagliato contro ogni forma di conflitto non deve passare. Esige invece una risposta all’altezza della situazione.

Lanciamo un appello generale, rivolto a coloro che come noi ritengono necessario tenere alta l’attenzione rispetto alla questione della repressione, per dare inizio a un percorso determinato che sia in grado
di rilanciare in modo efficace la solidarietà e la complicità nelle lotte. Invitiamo tutti e tutte a partecipare all’assemblea che si terrà dopo il presidio, il 27 giugno all’università La Sapienza alle 17,00.

Sarà un momento di confronto per aggiornarci rispetto il processo per il 15 Ottobre e decidere insieme quali iniziative intraprendere nei prossimi mesi.

Tutte libere, tutti liberi!
Complici e Solidali a Roma

ulteriori info e aggiornamento sul sito della ReteEvasioni
sul 15 ottobre un po’ di link:
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
I “terroristi urbani”

Conflitto, rivolta, autonomia e libertà: una quattro giorni a Roma

7 maggio 2013 Lascia un commento

4 GIORNI A SOSTEGNO DEGLI IMPUTATI E DELLE IMPUTATE PER LA RIVOLTA DEL 15 OTTOBRE 2011
Rete Evasioni e Collettivi Autorganizzati presentano:

CONFLITTO-RIVOLTA-AUTONOMIA-LIBERTA’
– Tutti i giorni al piazzale della facoltà di FISICA, Università La Sapienza –
Lunedì 20 Maggio:    ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Decostruire il carcere” esperienze, riflessioni ed analisi su detenzione, legalità e controllo sociale
a cura del collettivo Autorganizzato di Scienze politiche

Martedì 21 Maggio:   ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Su la testa! Pratiche e forme di conflitto nelle strade che si agitano”
presentazione dell’opuscolo “prima, dopo e durante un corteo” a cura della Rete Evasioni

Mercoledì 22 Maggio: ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Devastazione e Saccheggio, tra controinssurrezione e stato d’eccezione”
a cura del collettivo autorganizzato di Giurisprudenza e Fucina 62

Giovedì 30 Maggio:  OUR POTENCIAL, OUR PASSIONS!
Al piazzale della Minerva dell’Università La Sapienza
– dalle 20.00 aperitivo, cena e proiezione video “Autodefensa”
dalle 22.00 concerto con : ARDECORE
ALTERNATIVE ROCK, una rilettura della musica popolare romana
SERPE IN SENO  Hardcore rap, presentazione del nuovo disco “CARNE”
A seguire dj-set/live-set:  Electro-Techno, Drum’n’bass, Break beat :
MINIMAL ROME / THC / KNS / BLACK SAM

flyer4giorniulteriori info e aggiornamento sul sito della ReteEvasioni
sul 15 ottobre un po’ di link:
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”

Chokri Belaid: un omaggio dal FPLP ad un compagno ammazzato

6 febbraio 2013 4 commenti

Il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina saluta il compagno Chokri Belaid, assassinato oggi in Tunisia

Prosegue l’incredibile giornata di rabbia in Tunisia,
dalla costa alle principali via della capitale, alle zone delle miniere di fosfati:
è esploso tutto, contro Ennahda, subito dopo che il corpo di Chokri è caduto a terra, pare colpito da 4 colpi, almeno ad ascoltare le testimonianze.
Questo un omaggio giunto ora dalla Palestina, come a migliaia ne arrivano da ogni parte del mondo arabo e non.
Non un “esponente laico” come le nostre televisioni lo stanno descrivendo,
ma un compagno, un avvocato militante delle organizzazioni della sinistra rivoluzionaria tunisina.
Almeno tacessero cristo santo, loro e la loro terminologia che cerca di trattarci da idioti.
CIAO CHOKRI, A PUGNO CHIUSO E CON LA RABBIA NEL CUORE.

La Tunisia brucia, dopo l’assassinio di Chokri Belaid

6 febbraio 2013 3 commenti

Tunisi, Gafsa, Béja, Sidi Bouziz, Sousa

Pagherete caro!

non c’è sede del partito Ennahda in Tunisia che non è presa d’assalto proprio in questi minuti.
Le tonnellate di immagini che arrivano fanno capire a che livello di collera si è arrivati per le strade tunisine e quanto sia forte la determinazione di chi sta scendendo sui marciapiedi ora,
cercando di lasciarsi alle spalle solo un po’ di macerie delle sedi dove son riusciti ad entrare fino ad ora,
dopo l’assassinio di Chokri Belaid, compagno tra i leader del Fronte popolare tunisino ( su questa pagina di Infoaut trovate molte informazioni su di lui e sulle modalità del suo assassinio, avvenuto questa mattina.

Dopo gli assalti e la distruzione di molte sedi di Ennahda, sono iniziate le cariche e il fitto lancio di lacrimogeni contro i manifestanti, davanti al ministero dell’Interno, dove in una manciata di minuti si son radunati già in più di 5000 persone.
L’urlo è unico ed immenso: Dégage!
Proviamo a rimanere aggiornati.

AGGIORNAMENTI ORE 15.45:
anche l’ambulanza con il suo corpo ha faticato a passare tra i cordoni di polizia schierata e i lacrimogeni… il solo modo che lo Stato tunisino aveva di salutare Choukri.
Ma la pagheranno cara.
Le immagini che arrivano fanno vedere una grande folla che cerca di salutare Choukri, e la polizia che mira all’ambulanza con i lacrimogeni, difficile aggiungere parole.
Nel frattempo il Fronte come molte altre organizzazioni chiamano allo sciopero generale.
ECCO IL VIDEO CON I LACRIMOGENI SUL CORTEO FUNEBRE E L’AMBULANZA

16:30 Hamma Hammami, esponente storico della sinistra comunista tunisina lancia appunto lo sciopero generale per la giornata di domani: “NON ABBIAM PAURA DELLA MORTE”
ORE 17.20: La capitale si sta riempiendo di barricate, proseguono gli scontri davanti al ministero dell’interno e nelle vie limitrofe.
ORE 19: (da INFOAUT La collera non si placa in Tunisia. Le manifestazioni continuano in tutto il paese puntando dapprima sulle sedi del partito Ennadha per darle alle fiamme, e poi verso le questure. Sembra che a Gafsa il ministero degli interni abbia dato l’ordine alle autorità cittadine di liberare tutti i dormitori pubblici per dare spazio ai nuovi plotoni di poliziotti. A Tunisi gli scontri scoppiati nel centro, dopo la grave provocazione poliziesca contro il corteo di saluto e l’ambulanza che portava la salma di Chokri Belaid, si sono diffusi nel resto della città. Barricate in fiamme, lacrimogeni, lanci di pietre e manganelli continuano a contendersi il territorio, mentre secondo la pagina facebook ufficiale dell’UGTT la polizia ha tentato di sfondare le porte della centrale sindacale. Stessa sorte per Tanit Press, agenzia stampa, i cui locali sono stati oggetto di lanci di lacrimogeni e i giornalisti aggrediti dai celerini. Il Fronte Popolare Tunisino si è dimesso ufficialmente dall’Assemblea Nazionale Costituente, e sembra che anche tutti gli altri partiti d’opposizione abbiano annunciato le dimissioni dei propri rappresentanti. E la crisi istituzionale più profonda che la Tunisia post-elezioni(farsa) abbia conosciuto. Intanto in rete sta circolando in video dove vengono ripresi alcuni esponenti di fazioni islamiste radicali declamare la condanna a morte contro Chokri Belaid, considerato un comunista e nemico dei loro progetti
Ecco il video:

Un omaggio del FPLP: QUI

Altre pesanti condanne per il 15 ottobre

7 gennaio 2013 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro _15ottobre_

Galera.
Solo galera. Non c’è altro modo di affrontare le cose in questo paese.
Ancora le parole usate solo : devastazione, saccheggio, resistenza pluriaggravata e lesioni a pubblico ufficiale.
Devastazione e saccheggio: il nuovo paradigma penale che fa penetrare le sue radici nel codice Rocco, si presenta ancora una volta,
per la prima in questo 2013, dopo che lo scorso anno c’ha portato via dei compagni.
Ora in cella, o in fuga.

Sei condanne a sei anni: sei per sei fa trentasei…
trentasei anni di galera per una giornata di resistenza,
dove migliaia di persone hanno difeso una piazza e l’incolumità dei manifestanti da folli caroselli e feroce repressione.
Ma la risposta a tutto ormai è DEVASTAZIONE e SACCHEGGIO,
che comporta un pacco d’anni minimi da far paura,
quelli che non ti danno nemmeno se stupri una persona.

Altri trentasei anni di carcere per il 15 ottobre: oltre a 30.000 euro cadauno di risarcimento danni.
Pensano di toglierci dalle strade rovinando le nostre vite, quelle dei nostri compagni e amici.
SOLIDARIETA’ AI MANIFESTANTI CONDANNATI!

Proverò ad aggiornare con maggiori notizie-
per info serguire : ReteEvasioni

Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
I “terroristi urbani”

i testi caldi 🙂  son qui:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti

Due vademecum per muoversi tra piazze, cordoni, celle e domandine

11 dicembre 2012 2 commenti

La Rete Evasioni nasce all’indomani del 15 ottobre,
per sostenere attivamente e portare solidarietà a tutti e tutte coloro colpiti dalla repressione seguita a quella giornata di mobilitazione internazionale.
Pesanti, pesantissime le conseguenze legali per molti giovanissimi dimostranti,
che dati in pasto alla stampa (soprattutto grazie al meticoloso lavoro infame di La Repubblica) si sono visti sbranare dai tribunali, con richieste di carcerazioni pesantissime,
molte immediatamente effettive.
La Rete Evasioni, appunto, nasce in un clima estremamente sfavorevole non solo alle persone colpite ma a tutti coloro che hanno vissuto e analizzato quella piazza come qualcosa di nuovo, da conoscere ed affrontare,
con cui muoversi spalla a spalla, malgrado differenze e metodologie.
Questo è quel che abbiamo pensato mettendo in piedi questa rete: il portare solidarietà, un aiuto effettivo in aula, in cella e in qualunque luogo di privazione della libertà;
a coloro considerati, anche da buona parte del movimento italiano, “sfasciacarrozze”.

In quest’anno di governo tecnico il livello di repressione nei confronti di chi manifesta è aumentato vertiginosamente,
così come la partecipazione dei giovanissimi, che riempiono le piazze spesso senza rendersi conto della violenza dei manganelli che si trovano difronte.
E così sono stati prodotti due libricini,
due piccoli libretti che provano ad essere un aiuto tascabile,
per i nuovi masticatori di marciapiedi e conflitto,
ma anche per chi avrà la sfortuna di essere acciuffato,
quindi ammanettato, incarcerato, processato e magari condannato.

Un libricino sul “come stare in piazza”, sul come muoversi tra i cordoni, sul come muoversi col proprio materiale tecnologico, sul come gestire la tensione e la calma nei momenti di panico e scontro.
Poi, un libricino sul come affrontare la galera,
un piccolo vademecum che cerca di spiegare a chi lo ignora completamente,  quali sono i meccanismi della detenzione, le sue parole d’ordine, i piccolo consiglio che aiutano a gestire con lucidità la propria carcerazione.

Vi consiglio di leggerli,
di scaricarli, magari anche di stamparli e diffonderli nelle strutture, piazze, città, collettivi, consultori che frequentate….insomma, ovunque.

– PRIMA, DURANTE e DOPO il CORTEO: file PDF
– GUIDA PER CHI HA LA SFORTUNA DI ENTRARE IN CARCERE: File PDF

Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”

Francia: cariche e lacrimogeni dentro i bus NoTAV. Il comunicato.

4 dicembre 2012 1 commento

Cosa è successo oggi a Lyon? Ve lo raccontiamo noi

Da un lato c’erano i governi delle crisi economiche dall’altro lato l’europa dei popoli, dei cittadini e delle lotte. I primi hanno firmato l’ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.

La polizia francese accoglie i NoTav, mortacciloro

La polizia francese accoglie i NoTav, mortacciloro

I primi, Monti e Hollande usando tutta la loro gradevole gentilezza hanno convinto i giornali e le tv che loro stessi governano che tutto sarebbe filato liscio d’ora in avanti, sul tav, sulle risposte da dare alla crisi economica e su molto altro ancora. Protetti da migliaia di poliziotti hanno firmato, parlato, fotografato, mangiato sulle spalle dei cittadini che tanto erano lontani chilometri. I no tav, i cittadini veri, quelli che le scelte dei governi le pagano sulla loro pelle sono stati scortati, e bloccati per almeno 4 ore al confine, poi ancora bloccati alle porte di Lyon e solo grazie alla loro caparbietà hanno raggiunto la piazza a loro concessa per manifestare.

https://fbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net/hphotos-ak-prn1/s480x480/559677_472814582757187_51807528_n.jpgPartiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio. Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pulman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l’ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pulman. Quindi i pulman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano  chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l’autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pulman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pulman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pulman viene quindi scortato sotto minaccia sull’autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì). Queste le notizie che ci giungono da oltre confine. Due facce dello stesso problema? No assolutamente no. Da un lato, dentro i palazzi carnefici burocrati che in nome delle banche e della crisi sono disposti a passare sui corpi delle persone anche a costo di vedere scorrere del sangue. Dall’altro l’Europa dei popoli, della gente semplice, dei cittadini che nonostante le violenze, i soprusi e in questo caso anche i furti che da anni subisce, continua e continuerà a lottare. Non è un problema che presuppone una mediazione è semplicemente una parte quella sana che deve vincere sull’altra, quella malata.

MOVIMENTO NO TAV

Ikea alza bandiera bianca online ;-)

11 novembre 2012 3 commenti

Tratto da Infoaut
[
leggi anche I manganelli IKEA si trasformano in licenziamenti]

Ikea alza bandiera bianca e decide di chiudere il sito “spazioalcambiamento.it”, oggetto negli ultimi giorni di un’azione di detour collettiva e spontanea nata in rete. Il motivo? Un attacco hacker. Mai avvenuto.

altLa vicenda è nota. Il portale promozionale di Ikea “spazioalcambiamento.it” negli ultimi giorni era stato preso d’assalto da migliaia di persone, infuriate per i 107 licenziamenti messi in atto dall’azienda svedese dopo gli scontri avvenuti al polo di Piacenza. Il dirottamento dell’hashtag#spazioalcambiamento aveva radicalmente trasformato i connotati della pagina: da vetrina in cui i clienti avevano la possibilità di esprimere le loro idee sui prodotti, a manifesto dove esprimere indignazione e solidarietà nei confronti della lotta dei lavoratori. E come se non bastasse anche la pagina Facebook della multinazionale era stata inondata da un fiume di insulti e vibrate proteste, arginato a fatica dagli amministratori con una censura sistematica dei commenti negativi.

Ikea aveva provato a correre ai ripari utilizzando il più classico degli stratagemmi: la creazione di qualche decina di bot, ovvero account Twitter falsi, creati appositamente con l’intento di ridare una curvatura positiva ai messaggi collegati all’hashtag #spazioalcambiamento. Ma di fronte al montare della protesta in rete non c’è stato nulla da fare. E nel tardo pomeriggio di oggi sull’homepage di spazioalcambiamento.it campeggiavano queste poche laconiche frasi:

«Questo sito ha subito un attacco informatico da parte di hacker. Siamo perciò costretti a oscurare queste pagine per tutelare la privacy di tutte le persone che avevano lasciato la loro idea sul cambiamento.
Grazie a tutti i contributi.
IKEA Italia»

altUna panzana bella e buona per tamponare il danno di immagine subito dall’azienda, dopo che la notizia aveva assunto rilevanza nel circuito mainstream. Infatti, se anche il sito della campagna Ikea fosse stata oggetto di un non meglio precisato “attacco hacker”, i dati personali di quanti vi avevano partecipato non sarebbero stati in alcun modo compromessi: i messaggi sulla timeline a forma di alveare provenivano interamente da profili twitter pubblici.

L’ingenuo ricorso ad una delle figure più abusate nella nostra epoca di moral panic (quella dell’hacker sbucato dal nulla che mette in pericolo la privacy di utenti ignari ed indifesi) è semmai segno della totale mancanza di una policy di comunicazione a cui ricorrere nei momenti di crisi: detta in altro modo, lo staff di Ikea, non sapendo come giustificare la chiusura del sito – e non volendo assumersene la responsabilità – ha preferito dire le bugie. Pessima idea. O come si dice su Twitter #epicfail. Gli sberleffi sui social network già si sprecano. E quella crepa all’immagine, che l’azienda sperava di tamponare, sembra allargarsi sempre di più.

Keep calm and hack Ikea 😉

InfoFreeFlow (@infofreeflow) per Infoaut

I manganelli di Ikea si trasformano in lettere di licenziamento

10 novembre 2012 4 commenti

 

Quel che sta succedendo a Piacenza ai lavoratori IKEA che hanno azzardato una mobilitazione per denunciare le loro condizioni lavorative è sconcertante.
Oltre ai manganelli, alle botte, ai feriti, alle denunce,
ora a casa: licenziamento per 107 lavoratori.
Qui potete vedere il volantino che verrà distribuito oggi in molte città, in cui si chiederà solidarietà e partecipazione a tutti i clienti Ikea.
Solidarietà di classe: cerchiamo di riscoprirla, di alimentarla, di innamorarcene.
Poi per chi ha siti, blog, social network vari ci sono molti banner e fotografie da condividere sulle proprie pagine: la maggiorparte sono molto divertenti e rendono possibile un passa-parola che in questi casi è necessario.
Boikotta Ikea, porta solidarietà ai lavoratori in mobilitazione,
Diffondi il materiale che stanno producendo,

SABATO 10 NOVEMBRE

– Napoli: ore 16:00 presso l’ingresso dell’IKEA di Afragola
– Firenze: ore 16:30 presso l’ingresso dell’Ikea dell’Osmannoro (Sesto Fiorentino)
– Milano: ore 15:00 all’IKEA di San Giuliano Milanese (uscita tangenziale San Giuliano Milanese)
– Milano: ore 17:30 all’IKEA di Carugate (uscita tangenziale Carugate)
– Bologna: ore 16:00 presso l’ingresso del parcheggio IKEA di Casalecchio
– Padova: ore 15:00
presso l’ingresso dell’IKEA

DOMENICA 11 NOVEMBRE

– Torino: ore 10:00 all’IKEA di Collegno

Qui invece puoi ascoltare una trasmissione di Radio Onda Rossa con i lavoratori Ikea : ASCOLTA

Il 15 ottobre e gli scontri a San Giovanni: un anno dopo

15 ottobre 2012 7 commenti

Ci sarebbe da scriverci per ore, (io ho fatto già abbastanza danni con queste due pagine a caldo : – Delazione e rimozione della propria storia Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti)

Foto di Valentina Perniciaro _resistenza a Piazza San Giovanni_

sarebbero molte le pagine da dover riempire per valutare quella giornata, un anno fa.
Ci sarebbe anche, ancora e più di prima, da essere furiosi, per il comportamento di “tanta” piazza, di quei signori della piazza che pensano sempre di poter gestire e prevedere ogni mossa, ogni slogan, ogni pulsione di rabbia e rivolta.
Gli è andata male a lor signori,
ma è andata male anche a chi quella piazza l’ha voluta determinare da capo, spontaneamente,
senza la minima organizzazione, ma con tanto fiato in gola e petto gonfio da battiti emozionati.
E’ andata male perché dal comportamente surreale in piazza, al rientro a casa, c’è stata la scoperta della delazione,
della caccia al mostro, infiltrato o black bloc che sia.
E’ andata male perché l’ondata repressiva è stata veramente di portata bellica, e le condanne che son seguite a quei giorni sono pesanti, spropositata, avvolte in una nuvola di oblio dei compagni, un silenzio che non si può accettare.
Faticoso scriverne, perché la rabbia è tanta per quella giornata così speciale, sotto tutti i punti di vista.
Siamo tornati a casa tutti molto cambiati da quel corteo,
per quel che mi riguarda sento che c’è stato uno spartiacque, una pagina girata con delusione e rabbia.

Aspettando che le piazze tornino a riempirsi,
aspettando che il conflitto, in tutte le sue forme e la sua autodeterminazione, tornino a riempire le strade…

Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti

Il comunicato degli studenti medi, dopo le botte in tutta Italia

6 ottobre 2012 21 commenti

Pubblico il comunicato degli studenti romani, ieri scesi in piazza come in tutto il resto del paese per protestare contro le politiche di austerity. La sola risposta ricevuta, immediata e secca, son state le botte.
I manganelli al contrario.
L’esser trascinati per i capelli.
Gli insulti.
I robocop che circondano, caricano, pestano, tentano di arrestare.

Ieri, a Torino (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Punto.
Nè un telegiornale, nè un giornale: lo spazio dato alle mobilitazioni studentesche è inesistente.
Ma ho come la sensazione che se lo prenderanno, si prenderanno tutto lo spazio che vogliono.

Oggi 5.10.12 la città di Roma è stata invasa dagli studenti dell’Assemblea Cittadina dei licei romani.
Questa data è nata dall’assemblea in Val di Susa, convocata dalla rete nazionale studaut, dove gli studenti di tutta l’Italia hanno sentito l’esigenza di scendere in piazza, per esprimere un’opposizione sociale reale al governo Monti e alle politiche di austerity che stanno sempre più strette a tutta la cittadinanza. Le istituzioni sottolineano continuamente la mancanza di fondi per l’istruzione mentre   lo stato spende 500 milioni per cacciabombardieri e 2 cm di Tav corrispondono a una borsa di studio universitaria, legittimando queste scelte come tecniche e non politiche.
In un quadro di drammatica trasformazione politica, la scuola rimane ancora una volta un luogo di costruzione e progettazione, opposizione e conflitto.
Gli studenti infatti contrastano le politiche di questo sistema scolastico e se ne riappropriano dall’interno vivendo le proprie scuole e creando dal basso controcultura attraverso cineforum, mercatini di libri a prezzi popolari, ecc… per dare una risposta concreta alla crisi, producendo momenti di riflessione e conflitto.
Queste iniziative si oppongono al progetto di scuola-azienda che questo governo, come il precendente, vuole realizzare attraverso il DDL Aprea e i test Invalsi, che mirano esclusivamente ad un’appiattimento culturale generale e alla costruzione di una scuola che premi il merito e ignori i problemi.

Il tentativo della questura di Roma, oggi,è stato quello di impedire che gli studenti raggiungessero  il centro storico per manifestare la loro rabbia davanti ai palazzi del potere, opponendosi fisicamente, con uno sproporzionato impiego delle forze “dell’ordine”, al regolare svolgimento del corteo.
Nonostante ciò, gli studenti non si sono arresi e fino all’ultimo hanno portato in piazza la loro determinazione. I manifestanti infatti, estenuati da una pessima gestione della piazza da parte della questura, che aveva il palese intento di emarginare e minimizzare la protesta, hanno tentato di riappropriarsi ancora una volta delle proprie strade. Nei pressi di Porta Portese, i soggetti che giorno dopo giorno militarizzano la nostra città hanno risposto all’iniziativa degli studenti non con semplici cariche di alleggerimento, inadeguate soprattutto contro un corteo costituito prevalentemente da minorenni, ma peggio,  con una vera e propria esplosione di violenza verso gli studenti, minacciando, picchiando, manganellando, arrivando addirittura ad arrestare un quindicenne estraneo ai fatti,  trascinandolo per terra.
Dopo lo scontro e dopo essersi assicurati dell’imminente rilascio del ragazzo, il corteo non si è comunque arrestato ed ha ripreso il percorso fino a Piramide, dove al momento dello scioglimento ha pubblicamente denunciato la gravità dei fatti avvenuti in precedenza.

Gli studenti oggi non si sono fatti intimorire dalla gestione tirannica, del sindaco Alemanno, della città, ma anzi hanno avuto la dimostrazione del fatto che l’unica risposta che il governo e le istituzioni sanno dare è di tipo poliziesco e militare.

LA VOSTRA REPRESSIONE NON FERMERA’ LA NOSTRA VOGLIA DI LOTTARE, QUESTO NON E’ CHE L’INIZIO

Studenti Medi in Mobilitazione

Su uno sfratto torinese: all cops are BASTARD, altro che “pecorelle”.

19 giugno 2012 2 commenti

Questa è Torino.
Questo è il nostro paese.
Questo continuerà ad essere il nostro paese se non impariamo a vivere,
a difenderci, a pretendere altro nella nostra vita e strapparglielo via.
Queste due fotografie sono state scattate questa mattina e circolano in rete grazie al CSOA Gabrio, che faceva parte del presidio antisfratto duramente attaccato oggi.

Dalle 7 di mattina Corso Cosenza è stato incaso da diverse camionette e molti agenti della Digos:
il tentativo di sfratto s’è fatto subito violento. Manganellate, spintoni e calci,
per arrivare a sfrattare Hedia, suo marito e i suoi bambini.

LA DIGNITA’ NON SI SFRATTA.
LE NOSTRE VITE NON SI MANGANELLANO.
PAGHERETE CARO.


Operai a Basiano: dopo le botte la galera!

15 giugno 2012 Lascia un commento

Tre giorni fa un presidio di operai a Basiano, in provincia di Milano, si è trasformato in una mattanza.
L’attacco di polizia e carabinieri sul presidio che difendeva 90 posti di lavoro è stato di una violenza bieca, che ho raccontato in questa pagina, e che ha portato al coma per qualche ora di uno dei feriti, allo spezzamento di femori e così via.
Avevamo parlato di 20 fermi (ovviamente tutti feriti) da parte delle forze dell’ordine, che avevano tutte le possibilità di trasformarsi in arresti: già si sono svolte 11 udienze per direttissima e stamattina ci saranno le altre 9.
Fino a questo momento è stato confermato il fermo di tutti:  6 persone verranno scarcerate ( 1 privo di misure cautelari, 3 con obbligo di firma, 2 con obbligo di dimora nel comune di residenza).
Poi ci sono 3 richieste di arresti domiciliari e 2 di carcerazione (entrambi delegati del SI.Cobas) ..
così, come se niente fosse.

Questo sabato gli operai scenderanno nuovamente in piazza, per mostrare la loro totale solidarietà con i colleghi colpiti e per mandare avanti una battaglia che hanno tentato di sedare a mano armata, e brandendo manette.

LA LOTTA DI CLASSE NON SI CHIUDE IN CELLA ,
NON VI ILLUDETE.
SOLIDARIETA’ TOTALE AGLI OPERAI COLPITI DA BOTTE E CARCERE.

LEGGI: Le manganellate a Basiano

Basiano (MI): manganellate, femori rotti e fermi sui lavoratori in lotta

11 giugno 2012 5 commenti

Qualcuno inizia ad alzare la testa,
a non accettare di tornare a casa, di farsi licenziare senza alzare la voce, senza ribellarsi, senza fargliela almeno sudare un po’ questa sopraffazione costante, continuata, indegna.
Siamo nel milanese, a Basiano, davanti ai cancelli dei capannoni della Gartico Scarl…
e le immagini parlano chiaro, malgrado le parole delle agenzie stampa riportino come sempre quel che vogliono, con il loro lessico non più sopportabile,
con quel distacco colpevole e accusatore.

E’ diverso tempo che un centinaio di lavoratori sta lottando per difendere il proprio posto di lavoro, con un presidio permanente in opposizione alla decisione dell’azienda di cambiare cooperativa per il servizio di facchinaggio:
a cercare qua e là un po’ di notizie sull’Alma Group di Peschiera Borromeo sembra palese che questo cambiamento e quindi la decisione successiva di 89 licenziamenti sia dovuta proprio alle proteste che i lavoratori portavano avanti contro delle condizioni di lavoro insostenibile.
E quindi tutti a casa.
E se ti ribelli a questo, con un presidio permanente davanti ai cancelli del posto di lavoro che t’ha sbattuto la porta in faccia la risposta successiva, arrivata puntuale questa mattina,
sarà l’arrivo dello Stato, dei suoi plotoni, di lacrimogeni e manganelli.

26, ventisei feriti
18, diciotto lavoratori fermati.
10 ambulanze,
4 auto mediche
2 gambe spezzate, dai lacrimogeni sparati a brevissima distanza.
Anche qualche carabiniere tra i feriti e un blindato danneggiato dal lancio d’oggetti: la sola notizia consolante,
che ci lascia aperta la speranza (aaaah che brutta parola) che ci sia ancora la forza, la possibilità e magari anche la capacità di difendere il proprio diritto alla vita e al futuro,
il diritto di non esser sfruttati,
il diritto di non dover sempre chinar la testa,
il diritto di alzarla ogni tanto,
alla faccia dei manganelli, dei padroni, dei plotoni.

SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI FERITI.
RILASCIO IMMEDIATO DI TUTTI I LAVORATORI FERMATI.
LE LOTTE NON SI ARRESTANO.

Anonymous: strani piacevoli regali di compleanno! :-)

4 aprile 2012 1 commento

Non male come regalo di compleanno!
GRAZIE!
Allora tocca festeggiare ogni giorno il proprio non-compleanno!
Sempre più rispetto e stima per Anonymous!
Questo il comunicato della loro ultima azione…

Salve, Ministero dell’Interno, Difesa e Carabinieri.
Anonymous vi dedica la sua attenzione per motivi che sicuramente non vi sono nuovi.
Vi dichiarate i difensori della legalità, i detentori della sicurezza e i mediatori della giustizia, ma il Popolo assiste continuamente alle vessazioni che fingete di non vedere e delle quali molto spesso siete complici.

Signori Carabinieri, alcuni giorni fa avete tentato di sopprimere la rabbia degli Operai Alcoa con i vostri feroci manganelli. Insieme a quei padri di famiglia, insieme a quei giovani, insieme a quei dignitosi cittadini in rivolta vittime della violenza di Stato, c’eravamo anche noi: la vostra ferocia si scaglia contro il corpo, ma le idee sono immuni a qualsiasi barbaria e varcano ogni tentativo di oppressione.

Il 13 Aprile, nelle sale cinematografiche, uscirà il film “Diaz“: una preziosa ricostruzione su quelli che furono i tragici fatti del G8 2001, anch’essi vittima del bavaglio di Stato. Il Ministero dell’Interno, tramite una circolare, ha vietato alle Forze di Polizia di parlarne e di esprimersi in merito. Ciò si configura  come un becero e antidemocratico tentativo di imbavagliare chi volesse offrire la propria testimonianza in merito agli orrori che quel torrido Luglio ospitò.

Siamo consapevoli anche degli infiltrati che quotidianamente ci fanno visita nei nostri chan; sarebbero i benvenuti, se solo manifestassero un chiaro e cristallino comportamento. In realtà trascorriamo con loro interminabili momenti di ilarità di cui loro, molto probabilmente, non sanno di essere protagonisti.
Vogliamo inoltre invitarvi ad abbandonare i nostri server quali agenti infiltrati, fatevi pure avanti, non abbiamo nulla da nascondere.
Fin tanto che questo comportamento si perpetuerà, i nostri attacchi diverranno ciclici.

We are Anonymous.
We do not Forgive.
We do not Forget.
Expect Us.

We’re still alive, and we will not die soon as you can expect.

Arrestato Marco Clementi a SanPietroburgo, nelle mobilitazioni contro la rielezione di Putin

5 marzo 2012 8 commenti

Mi arriva ora via sms la notizia dell’arresto dell’amico e compagno Marco Clementi, storico molte volte citato in questo blog,
in quel di SanPietroburgo, città dove ha studiato per anni ed è vissuto, ad una manifestazione contro la rielezione di Vladimir Putin, dove stava scattando alcune foto.
Era appena rientrato a SanPietroburgo Dopo mesi di ricerca ad Atene, dove ha più volte raccontato sul suo blog e altrove le rivolte contro la crisi.

Nulla più purtroppo, perché le agenzie stampa italiane lanciano notizie solo di prossime manifestazioni a Mosca, ma non citano disordini nel resto del paese: aggiornerò il blog non appena avrò notizie. [la sua pagina twitter]
Un abbraccio fortissimo amico mio!

17.45: FINALMENTE ARRIVA NOTIZIA DEL SUO RILASCIO. Aspettiamo che sia lui a raccontarci com’è andata!

Una foto di Marco fatta a Syntagma, di Mikis Theodorakis appena colpito dalle cariche della polizia

L’appello di Occupied London, a tutt@ noi

29 febbraio 2012 Lascia un commento

Queste righe arrivano dalle pagine di un blog molto citato da me in questi anni. Occupied London ha permesso a tutt@ noi di poter seguire passo passo quel che avveniva per le strade greche a partire dal 2008, pochi momenti dopo l’inizio della rivolta esplosa sopo l’uccisione di Alexandros Grigoropolous. Un blog fondamentale,anche per chi non è parte del panorama anarchico, che con il suo costante lavoro di traduzione e condivisione c’ha permesso di entrare anche nelle più piccole azioni sparse nel territorio greco. Insomma pane per i denti di chi, lontano dall’informazione mainstream, è convinto che la storia dei paesi e dei popoli passi per le strade, sull’asfalto, sulle pietre…e che è giunto il momento di rendere veramente piccolo questo mondo, unificando le lotte e abbattendo distanze e frontiere.
Occupied London ora fa un appello, che non posso non girarvi.

Live dalle strade d’Europa: un appello di Occupied London

Foto di Pascal Rossignol

Il mondo intorno a noi sta cambiando più di quanto non ci accorgiamo . negli ultimi anni, mesi, settimane e giorni, le cose alle quali ci eravamo abituati –dalla qualità della vita che potevamo aspettarci, le nostre interazioni con gli altri, la nostra politica, tutto, in definitiva- sembrano svanire nell’aria eterea. Questa crisi è stata sistemica, per essere chiari, ma il collasso delle certezze del capitalismo ha lasciato scoperte molte delle nostre certezze. In un momento in cui l’azione è più urgente che mai, in un crocevia storico, il cambiamento è stato così radicale che ha paralizzato molti. Prima, stavamo cercando di imparare come incrinare e aprire varchi nelle solide certezze del parossismo neoliberista. Ora, che le crepe si sono fatte profonde, vogliamo sviscerarle e districare no stessi attraverso uno sciopero sociale generalizzato ed indefinito (1).

Siamo i membri di Occupied London, un progetto anarchico che è cominciato a Londra, nel 2007, stampando giornali e testi sulle realtà urbane da una prospettiva anarchica. Quando è esplosa la rivolta del 2008 in Grecia, alcuni di noi hanno sentito il bisogno di tornare là e riportare e tradurre in inglese cosa stava succedendo alla base delle città del paese.
Quasi 1,000 post nel blog e un libro dopo siamo assolutamente determinati a continuare a scrivere su ciò che sta succedendo nelle strade e nella vita quotidiana della gente, come il capitale mette in canna il suo ultimo colpo preparandosi pel la sua dipartita, lasciando dietro solo la violenza dello stato a difendere i suoi condotti di ricchezze.

Foto di Valentina Perniciaro _nottate ateniesi, 2008_

Vediamo ora un bisogno di crescere, di diventare ancora più rilevanti, di superare le divisioni politiche tradizionali e , oltre a reagire alla violenza del capitale e dello stato, cogliere fino in fondo questo momento di rottura. Il nostro contributo in questo senso è questo appello a condividere davvero le analisi e l’azione coordinata in tutta Europa.

L’informazione dai media mainstream mira a dividerci: è intenzionata a dare la colpa della crisi dapprima alla pigrizia di una Gente, poi alla rabbia di un’altra. Nei media mainstream le persone vengono viste come vittime isolate o come una massa di manifestanti, ma mai come persone pensanti, desideranti, e agenti che possono controllare il loro futuro in comune. Questo è un nuovo campo di battaglia, dove le nostre condizioni di vita, produzione e riproduzione saranno definiti per le generazioni a venire.

Con questo appello ci rivolgiamo a nuovi compagni ed amici. Che tu sia un individuo od un gruppo, mettiti in contatto. È un progetto, questo, che mira ad essere il più vasto possibile; c’è spazio per chiunque si senta vicino al nostro movimento allargato di antagonismo sociale, ma non c’è spazio per settarismi di qualunque sorta. Il modo in cui ci immaginiamo questo network, è che ci siano punti di informazione locali operanti autonomamente, mentre un nodo principale di informazione raccoglierà tutto il materiale locale in un solo luogo, taggato in modo che i contenuti siano più concretamente utili possibile. La disseminazione delle informazioni e delle analisi in Europa e oltre, e il coordinamento dell’azione sono i nostri scopi principali.

Questo è davvero molto un work in progress. Quindi contattateci a editorial@occupiedlondon.org e noi saremo più che felici di discutere ogni dettaglio. I membri del nostro collettivo viaggeranno verso vari luoghi in Europa nei prossimi mesi per discutere il progetto il più lontano e vasto possibile. Se vuoi ospitare un evento e cominciare a discutere il progetto di persona, mettiti in contatto.

(1)Per sciopero sociale generalizzato intendiamo la sistematica –ma ma selvaggia- sospensione delle nostre normali attività (lavorare, consumare, usare i networks, etc.) e sottrarla alla sfera del capitale, insieme a cortei e all’occupazione di spazi pubblici, prendendo spazio in più paesi possibili contemporaneamente. Quindi noi sovvertiamo il normale ed egemone flusso di capitale, produzioni e informazione.

Con amore,
il collettivo di Occupied London

I fascisti hanno un nome, i senegalesi no. PAESE DI MERDA!

13 dicembre 2011 18 commenti

A questo punto sarò io a non fare il suo.
Pensavo di non scrivere nulla su questa cosa perché lo schifo che provo è veramente troppo,
invece a qualche ora dalla strage di Firenze, la cosa che mi sconcerta è che ancora una volta confermiamo una cosa.
I neri non hanno un nome.
Non lo hanno mai, nemmeno nel momento in cui vengono giustiziati a colpi di pistola senza alcuna ragione, da un fascista patentato che ora tenteranno di far passare per pazzo: lui un nome ce l’ha.
Loro tre, morti a terra, continuano ad essere “senegalesi” a volte addirittura “vu cumprà”.

Che schifo!
Fate più schifo dei fascisti, di chi l’ha sostenuti dal primo giorno (eh Alema’?!), di chi li legittima come interlocutori,
fate ancora più schifo voi della carta stampata, perchè appoggiate e foraggiate questo fascismo, che ogni tanto “esagera”, quindi diventa “pazzo”, “scheggia impazzita”, perché siete collusi in tutto.
Ora spero solo che non rimanga nulla di CasaPound e delle sue sedi lustrate coi soldi delle amministrazioni comunali.
E mi dispiace che quell’essere, di cui mi fa schifo pronunciare il nome, si sia sparato.

PERO’ VOGLIO, PRETENDO, I NOMI DI TUTTI GLI ALTRI. VELOCEMENTE.

Cmq a Firenze in questo momento la Polizia di Stato è impegnatissima: non a perquisire le sedi di CasaPound, ma a caricare i migranti in corteo!
Il prefetto , Paolo Padoin, chiama in causa i centri sociali. “Già altre volte i centri sociali hanno cercato di fomentare le proteste della parte debole della popolazione in difficoltà per qualche motivo. (…) Dobbiamo cercare di limitare i “danni collaterali” perchè i centri sociali si stanno già agitando” .

Dai Cobas un comunicato condivisibile sul 15 ottobre, finalmente

15 novembre 2011 10 commenti

ATTORNO E DOPO IL 15
Per una critica di merito e di metodo

SUL DISSENSO

Partiamo dagli esiti: delle rare, quanto preziose, critiche ufficialmente espresse e fin qui giunteci dall’ interno della Confederazione Cobas sui fatti del 15 che ci riguardano, e su ciò che ne è seguito, non sembrano, ad ora, potersi rintracciare effetti visibili, udibili all’esterno.

Barricate in Via Merulana, 15 ottobre 2011

Delle due l’una: o davvero l’atteggiamento, tutto intero, avuto in quella giornata, e ciò che ne è seguito in termini di comunicati e interviste, sono condivisi dal corpo dei Cobas, o, se dissenso c’è, le difficoltà a farlo emergere sono tali da dover mettere in discussione la verticalità assunta da questa organizzazione.
Quale che sia il caso tra i due, noi, preferendo mantenere una concezione organizzativa orizzontale e libertaria, lontana dall’idea di ‘partito’ che emerge perfino dalle pettorine da alcuni indossate nell’occasione, scegliamo di dire la nostra, e deliberatamente lo facciamo in modo pubblico.

SULLA DELAZIONE

“La Repubblica” ha messo a disposizione di zelanti cittadini il proprio sito, a che si possano rintracciare e punire i “teppisti” del 15 ottobre. Fin qui nulla di nuovo.

Osservare però che, da parte delle “pettorine Cobas”, a calci e pugni qualcuno dei “teppisti” sia stato fatto allontanare dal corteo, a rischio di farlo cadere in mano alle “forze dell’ordine”; o che dal microfono uscissero richieste quali “La polizia ci dica dove dobbiamo andare!” (taluno cui ci sforziamo di non credere, ci ha riferito perfino un “Arrestateli!”); e riscontrare successivamente che in tutte le dichiarazioni provenienti dall’ “ufficialità” della Confederazione i suddetti “teppisti” fossero indicati come “sfasciacarrozze, sfasciavetrine, sfascioni”, senza neppure sfiorarne un’interpretazione sociale, o almeno generazionale, se non politica, e addebitando loro d’aver “violentato” tout court la manifestazione; riscontrare infine, da un lato l’assunzione acritica di comportamenti quanto meno discutibili: “il corteo ha reagito, si è ribellato…”, dall’altro, in proposito del mancato intervento della polizia nella prima fase dei disordini, l’affermazione “nessuna traccia di loro in tutto il corteo…”, quasi a poterne con-dividere l’eventuale uso di manganello e manette…, beh… tutto ciò fa sì che le distinzioni circa il fenomeno largamente più preoccupante emerso nella circostanza, quello cioè della delazione, dicesi delazione (interessante l’approfondimento in merito rintracciabile in Radioondadurto – O.S.), si facciano talmente sottili da divenire quasi trasparenti…

SULLE PETTORINE, SUI SERVIZI D’ORDINE

Solo perché ci appare calzante – non importa chi l’abbia usata in questi giorni, né lo conosciamo-, rubiamo la seguente espressione: “Nessuno pensa che assaltare qualche banca, bruciare qualche auto, perfino scontrarsi con la polizia in assetto di guerra sia “il preludio della rivoluzione sociale”, ma il problema della violenza, del suo uso, della sua oggettiva necessità, è un problema che non può essere ignorato né, peggio, affrontato con la logica del questurino”.

Possono tuttavia essere di notevole interesse, anche in dialettico contrasto con l’idea appena espressa, le (poche) esperienze di non-violenza-attiva, ove queste non siano malintese, come perlopiù accade, e interpretate come legalità… Fondamentale la differenza.
In merito all’intero argomento non abbiamo pregiudizi, né vogliamo relegare alle “circostanze particolari”, si tratti d’Egitto o Tunisia, l’uso delle forme di lotta.
Ma poiché s’affaccia, nel dibattito tra chi ha organizzato il 15, la possibile costituzione di “servizi d’ordine”, e almeno in nuce ve n’è già stata una pratica, è bene ricordare che la lunga critica in merito trova sue significative ragioni e che, in ogni caso, nel passaggio alla “forza”, sarebbe etico considerare innanzitutto il nemico, non chi lo combatte, sia pure in forme che non si dovessero condividere.

SU PIAZZA SYNTAGMA E ALTRO

In uno dei comunicati della Confederazione v’è una presa di posizione netta contro “gli anarchici greci” e in favore del “servizio d’ordine del Partito comunista greco (KKE) che scaccia a bastonate dalla piazza 500 anarchici che attaccavano la polizia…”.

Noi non abbiamo la pretesa, a differenza di chi, a ragione o a torto, si ritiene all’altezza di poterlo fare, di giudicare con tanta sicumera quei fatti, conosciamo tuttavia, e propendiamo per altre versioni e letture, anche problematiche. Abbiamo in ogni modo chiara l’immagine di un servizio d’ordine del KKE schierato a difesa del parlamento greco, già presidiato dalla polizia, e siamo tra i tanti che conservano buona memoria di servizi d’ordine di tal fatta a noi ostili, in passate circostanze e luoghi più vicini.
Non vorremmo essere mai partecipi di quanto – mal dissimulato, ma meglio sarebbe dire velleitariamente minacciato, nell’espressione “non crediamo affatto indispensabile l’uso di forze di dissuasione” – si profila all’orizzonte delle cosiddette “regole d’ingaggio”.

SU CIÒ CHE È STATO IGNORATO

Lacrimogeni e blindati in Piazza San Giovanni _foto Valentina Perniciaro_

Anche qui prendiamo in prestito, non importa da chi giacché siamo per un movimento senza nome e guardiamo al senso delle cose, un’espressione usata da altri, senz’altro aggiungere: “La novità vera è che i ragazzi delle periferie sono ricomparsi nel centro e non per fare lo shopping e lo faranno sempre più spesso, insieme a tutti gli altri e le altre che desiderano la fine del vecchio mondo. Il “teppismo” di questi ragazzi è autodifesa, la loro furia è direttamente proporzionale al desiderio che hanno di trasformare la loro vita. La cecità di chi si ostina a non voler vedere la decomposizione sociale in corso, una disabilità mentale coadiuvata da una sorta di revisionismo storico applicato al presente che sfocia in feroce risentimento contro l’attualità, dimostra solo la lontananza del ceto politico movimentista dalla verità del tempo e la sua esteriorità al movimento che trasforma lo stato di cose presenti”.

SULLA RAPPRESENTANZA

Posto che mai si dovrebbe dimenticare che i cobas stessi non sono nati su un’idea di rappresentanza, ma di movimento conflittuale, tanto meno si può pretendere di esportare, su una complessità sociale come quella attuale, un modello progressivamente trasformatosi e che mostra già le sue crepe. L’esperienza può solo essere utilizzata al fine di mettere a disposizione, non  tentando velleitariamente di egemonizzare, la propria intelligenza delle cose. La critica del “politico”, della “rappresentanza”, non solo quella istituzionale, è sempre più evidente, e resistere a questo può solo rispondere a interessi, presunzioni e risentimenti di ceto politico.

Si fanno i conti con la realtà e si è anche costretti a prendere atto di necessità imposte, così si utilizza anche la forma-sindacato, ma guai a dimenticare la propria genesi e adattarsi ad accomodamenti in successione. L’attualità di Oakland ci dice che si può fare scioperi anche senza sindacati e inamovibili leaders, quella di Roma, forse, che “Hessel non abita in Italia” (cfr. http://senzasoste.it/speciali/hessel-non-abita-in-italia-la-crisi-permanente-della-forma-movimento-basata-sul-primato-dell-opinione-pubblica )

PER FINIRE

E’ vero, singoli gesti -in singoli momenti non sempre-  hanno forse messo a repentaglio il corteo; gesti non condivisibili, certo, ma se così è avvenuto, non c’è da fare la litania autocentrata delle lamentele, tanto meno c’è da rilasciare interviste. Se si ha l’intento di mettere a disposizione dei conflitti la propria intelligenza per spingerli in avanti, c’è piuttosto da chiedersi quale tipo di previsioni si sono fatte prima. C’è da chiedersi, noi tutti, beninteso, se si è stati in grado di capire cosa bolle nel sociale, nella classe frantumata, non nella cosiddetta “società civile” (che odiosa espressione!) e dentro la crisi. C’è da chiedersi in che misura si è stati incapaci di interpretare, intercettare, eventualmente indirizzare la rabbia, correggendone la mira.

Ci sarebbe da starne alla testa, non alla coda.
Nell’immediato ci sembrano urgenti due cose:

  • si approfondisca e allarghi il confronto, che esso sia aperto e privo di timori sui temi, tutti, che il 15 ha posto in campo
  • si dia piena solidarietà agli arrestati, si assuma il compito della loro assistenza legale e della loro liberazione.

Cobas Scuola Milano
Cobas Scuola Varese

Roma: sono i più giovani a sfidare le ordinanze di Alemanno e i divieti stile ventennio

3 novembre 2011 10 commenti

La Questura sta vagliando le posizioni di 300 persone..questo lanciano le agenzie poco dopo cena.
Trecento persone identificate oggi in quella pagliacciata a cui la questura di Roma ha costretto centinaia di ragazzi che manifestavano, la maggiorparte studenti medi, quindi minorenni.
Manifestazione non preavvisata, danneggiamento, invasione di terreni ed edifici, inadempimento delle autorità: questi sarebbero i reati che si profilano.
Ma ricominciamo da capo, senza troppi dettagli che questa giornata è stata eterna.
Alemanno dopo il 15 ottobre e gli scontri in Piazza San Giovanni decide per un delirante divieto di manifestare per un mese: i primi a sfidare questo divieto son proprio loro, coloro che hanno invaso la manifestazione del 15 ottobre e anche la piazza degli scontri, gli studenti.
Giovanissimi, tanti, incazzati, determinati, poco impauriti.
Oggi si son trovati davanti alle scuole volanti e blindati: il divieto di manifestare doveva esser garantito, il Sindaco non voleva che gli studenti muovessero un passo.
Al Mamiani fanno 50 identificati prima delle 8.30 di mattina e la risposta degli studenti è immediata: corteo per Prati, traffico bloccato.
Poi il tutto si sposta a Tiburtina: migliaia di ragazzi arrivano nei dintorni della stazione, che dopo un po’ viene chiusa. Mentre i treni son costretti a proseguire, facendo finta di non vedere la stazione Tiburtina, le migliaia di studenti vengono prima caricati, poi chiusi letteralmente in una tonnara senza via d’uscita, nella quale son rimasti intrappolati per ore.
Non c’è stato verso, non c’è stato modo di contrattare un’uscita dalla piazza se non attraverso l’identificazione di tutti: il tira e molla è durato un bel po’, gli studenti con i documenti in mano urlavano “TANTO NON VE LI DIAMO”…
Così è stato, nessun documento: ma peggio.

La tonnara è stata aperta solo in un punto.
L’ordine della Questura è: si esce a gruppi di 30 in fila indiana, con 7 secondi tra un gruppo ad un altro:
Non sto delirando, è precisamente quello che è successo: tutti in fila indiana (anche a tempo) davanti alle telecamere della polizia.
L’Apartheid israeliano oggi sembrava arrivato al tiburtino: checkpoint per minorenni, identificazioni di massa, qualche pestaggio che ci sta sempre bene, 10 arresti.
Una volta usciti tutti, gli studenti si son recati al Verano, davanti al commissariato di Polizia di San Lorenzo per chiedere il rilascio di tutti i fermati, ottenuto abbastanza rapidamente.
Una grande assemblea alla Sapienza e la promessa al sindaco che ci si rivedrà presto per le strade romane.

Nel frattempo, mentre gli studenti erano in piazza, la Digos entrava nelle scuole chiedendo ai presidi i registri per segnarsi i nomi degli assenti; qualcosa di estremamente vergognoso.
Che fate gli schedari di chi manifesta? Anche se hanno 15 anni?
Una pagina buia, che contribuirà a far alzare la testa a questi giovanissimi manifestanti.
Pagina buia anche leggere l’infinita solidarietà in rete da quelle stesse persone che invocavano la polizia o la aiutavano impacchettando persone e consegnandole alle camionette il 15 ottobre: oggi erano indignati nel vedere le scuole di Roma presidiate dai blindati.
Eppure, cari miei indignati pacifisti col vizio della delazione, gli studenti che oggi sono stati identificati son gli stessi che volevate in galera meno di tre settimane fa: siete un po’ ridicoli.
Ma lo sapete già
SUL SITO DI RADIONDAROSSA ci son delle corrispondenze effettuate dalla piazza.

Per quanto riguarda gli arrestati del 15 ottobre oggi è finalmente arrivata la prima buona notizia.
Il Riesame ha scarcerato praticamente tutti: alcuni ai domiciliari, altri con obblighi di firma.
Niente carcere però, niente blindati, sbarre, casanza, secondini, domandine, colloqui..
e non c’è cosa che mi rende più felice.
In carcere resta chi è stato arrestato successivamente al 15, come Chucky che continua a protestare contro il suo arresto con lo sciopero della fame.

Un comunicato da Syntagma sul “partito comunista”

23 ottobre 2011 1 commento

Dopo Varkiza [1], il Politecnico [2], la Scuola di Chimica (1979) [3] il dicembre 2008 [4] e una serie di altri casi, la realtà ancora una volta rivela il ruolo del Partito che tradisce sistematicamente le lotte popolari. E se fino ad ora hanno strangolato, con le loro cariche politiche ogni sciopero generalizzato e determinato in tutti questi anni, se hanno insultato tutte le rivolte come una “provocazione”, d’ora in poi la storia dimostra che non sono “semplici errori politici”, ma una posizione consapevole e coordinata per difendere la dittatura parlamentare e dei rapporti capitalistici finanziari e sociali.
Questo è quello che hanno fatto ieri (20/10), troppo, anche se fino a quel punto hanno chiamato il popolo alle manifestazioni per il rovesciamento del governo. Invece di proteggere chi circondava il parlamento ne hanno protetto il regolare funzionamento, hanno agito ancor più barbaramente della polizia, spaccando le teste e consegnando  manifestanti alle forze della repressione. La cosa peggiore che hanno fatto è stato di legittimare lo Stato, che ha ucciso uno dei loro compagni, accusando dell’omicidio una certa violenza parastatale.
Da ieri, in modo definitivo e irreversibile, il cosiddetto “Partito Comunista” non è altro che una barriera contro il tentativo di seppellire il cadavere parlamentare. Qualsiasi essere umano libero che lotta per la propria dignità in questi giorni cruciali deve individuarlo politicamente come un bersaglio. Questa frase non deve essere letta come una scissione nel movimento. Potremmo avere problemi comuni e obiettivi comuni con gli elettori del “Partito Comunista”, ma la politica e la pratica della leadership  dalle cui labbra pendono segue gli ordini del governo e degli inviati del FMI e UE della BCE. Non abbiamo mai marciato fianco a fianco con loro, non saranno mai con noi. Dobbiamo tutti tenere presente che il “Partito Comunista” agirà come una quinta colonna del regime dittatoriale, sperando ancora una volta di afferrare qualche briciola dal tavolo parlamentare, proprio come ha fatto nel 1990 [5].

La posizione di tutti i gruppi politici, siano essi parlamentari o non, che ha sostenuto gli atti del “Partito Comunista”, sia indirettamente che con il loro silenzio, o direttamente con le loro dichiarazioni, è altrettanto condannabile. Fino a quando questi partiti rimangono all’interno di un parlamento composto di destinatari degli ordini della Troika e continuano a ricevere i loro stipendi grassi, sono interamente corresponsabili di quello che è successo finora e di quello che verrà. Il loro voto negativo al memorandum e le leggi votate insieme rivelano con precisione il loro ruolo nella dittatura: fornendo l’alibi della democrazia e della pluralità delle voci, sostengono  completamente il parlamento di rappresentanti, in modo che il popolo impoverito continui a contare i voti in ogni seduta fissa  e predeterminata di voto delle leggi che cancellano il suo futuro – e al tempo stesso, sono alimentati con l’illusione che qualcuno parli in loro nome e nel loro interesse. Così, lasciano l’opposizione ai professionisti della politica, e non sentono il bisogno di reagire immediatamente e di persona. Qualsiasi voto, anche per i partiti extraparlamentari di “estrema sinistra” alle elezioni nazionali e locali non è altro che olio negli ingranaggi [della macchina] e una legittimazione della “correttezza” della dittatura parlamentare.

Dal 25 maggio, quando ci siamo radunati in piazza, abbiamo rivelato che la democrazia diretta è la capacità di ciascuno di noi di partecipare, di consultarci l’un l’altro, di modellare le idee insieme in modo autonomo, lontano dalle etichette ideologiche o parlamentari. Resteremo qui, contro il loro parlamentarismo e la loro burocrazia fallimentari.

Stiamo prendendo NOSTRA VITA nelle nostre mani

DEMOCRAZIA DIRETTA ORA

Assemblea popolare di piazza Syntagma, 21/10/2011

1. Riferimento al trattato del 1945 di Varkiza, dove il Partito Comunista ha tradito la lotta armata e migliaia di combattenti della guerra civile in cambio della sua legalità nel nuovo regime
2. Riferimento alla posizione originale del Partito comunista contro la rivolta del Politecnico del 1973, che determinò l’inizio del crollo della giunta fascista. Allora definì gli studenti, molti dei quali furono uccisi, “provocatori della polizia”
3. Riferimento agli incidenti del 1979 presso la Scuola Chimica di Atene, dove i membri del Partito comunista hanno spezzato l’occupazione della scuola, collaborando direttamente con la polizia
4. Un riferimento, ovviamente, alla più recente condanna della rivolta del dicembre 2008
5. Riferimento all’accordo del Partito comunista due principali partiti parlamentari, ND e PASOK, nel 1990

Scontri tra PAME e blocco anarchico: Grecia – Italia, “una faza una raza”

20 ottobre 2011 19 commenti

Il Pame in corteo

Il Pame in corteo

Quel che accade in Grecia dovrebbe starci più a cuore del solito, visto quel che è successo in piazza il 15 ottobre a Roma; non solo per comprendere la rabbia di un’intera generazione, ma soprattutto per guardarlo come laboratorio di quel che sta arrivando anche qui: una specie di regolamento di conti tra pratiche politiche, nel momento peggiore della crisi del paese.
Oggi è il secondo giorno di sciopero generale consecutivo in Grecia contro il voto definitivo che approverà le misure di austerità…e questa mattina alle 10 già migliaia di persone iniziavano ad accalcarsi a Syntagma, l’enorme piazzale del parlamento greco ad Atene
Ieri è stata una giornata di fuoco e fiamme, cosa che non è certo definibile una novità per le manifestazione greche, che dall’assassinio di Alexis nel dicembre 2008, non hanno mai visto sfilare cortei senza pesanti scontri con la polizia e l’uso massiccio di bottiglie Molotov.

Anche oggi sembrava quello il panorama, in strade e piazze che puzzavano ancora dei lacrimogeni di ieri, invece s’è presentato diverso già prima di mezzogiorno in piazza Syntagma, dove il servizio d’ordine degli stalinisti del PAME s’è schierato subito in difesa dei cordoni di polizia, per “contenere” qualunque attacco da parte di gruppi, ancor prima che buona parte della polizia e dei reparti speciali fossero visibili in piazza.
Poco prima delle 15, dopo qualche ora di questa ridicola manfrina, una buona fretta del blocco anarchico ha attaccato le linee del servizio d’ordine degli Stalinisti: il primo faccia a faccia è stato davanti al Great Britain Hotel, proprio sulla piazza: a centinaia si sono attaccati, a bottigliate, sassate e bastonate.
A quel punto l’escalation è stata rapida ed anche drammatica: una parte della piazza si scontrava col PAME, l’altra tentava azioni per avvicinarsi comunque al parlamento greco.
Il blocco stalinista è stato attaccato anche a colpi di Molotov, come ci racconta il sempre puntualissimo sito Occupied London.
Dalle 15 in poi la battaglia si fa assurda: la polizia decide di attaccare e in non molto tempo conquista la parte  superiore della piazza, mentre il PAME si conquista l’altra: a quel punto la metodologia oltre alle botte del servizio d’ordine passa all’impacchettamento di chiunque faccia parte del blocco antiautoritario ed anarchico e sono in tanti quelli ad esser consegnati alla polizia, dagli stalinisti,
ormai avvelenati di vendetta ed ordine.
Dopo un’oretta, quindi nemmeno mezzora fa, il panorama è un po’ migliorato, perché la battaglia invece di calmarsi sembra allargarsi: componenti dei sindacati di base, e di diversi gruppi della sinistra antagonista, si sono uniti alle cariche contro gli stalinisti/sbirri del PAME.
E’ in questa seconda parte di scontri tra manifestanti che è iniziata a circolare la voce di un morto,
smentita poco fa.
La polizia ha appena permesso al PAME di allontanarsi da Syntagma aprendo Panepistimiou verso Omonia, mentre sta aumentando le forze davanti al parlamento, dove tutto il fronte autonomo e anarchico si è ricompattato e sta ora fronteggiando pesanti cariche e un fitto lancio di lacrimogeni.

16.50: CONFERMATA LA MORTE DI UN UOMO DI 53 ANNI, LAVORATORE EDILE, COLPITO DA UNA PIETRA E POI PROBABILMENTE MORTO PER ARRESTO CARDIACO. LA NOTIZIA E’ STATA CONFERMATA POCO FA DA ALCUNI ORGANI DI STAMPA GRECI.

CONFERMATO IL REFERTO MEDICO: IL COMPAGNO MORTO DURANTE GLI SCONTRI NON AVEVA FERITE ALLA TESTA. E’ MORTO PER UN ARRESTO CARDIACO CAUSATO MOLTO PROBABILMENTE DAI LACRIMOGENI
Due poliziotti invece sono stati trasportati in ospedale per gravi ustioni

Provo a dare aggiornamenti tra poco

Repubblica e i tweet inventati

19 ottobre 2011 21 commenti

MI DITE DOVE E QUANDO L’HO SCRITTO??????
????
?????
Questa la mia pagina twitter: @baruda

Delazione e rimozione della propria storia…ancora sul 15 ottobre

17 ottobre 2011 63 commenti

Ci vuole un po’ a riaprire questo blog, visto quel che hanno creato le mie poche righe a caldo, sabato sera.
Quindicimila persone l’hanno letto, molte lo hanno commentato, tante mi hanno insultato.
Oggi mi citava anche Repubblica, come una “binladen” di piazza, una che ha avuto il suo primo orgasmo al primo fumo che s’alzava, poveri deficienti.
Sono stata contatta da Rai tre che mi voleva intervistare…eheheh, mi garantivano l’anonimato eh, come fossi latitante,
ma quando hanno capito che non avevano in linea una devastratrice/saccheggiatrice/infiammatrice e tutto quel che sia,
ma una donna incazzata, che ha un blog col suo nome e cognome, un cazzo di profilo Fb, twitter e stronzate varie
non gli interessava più parlare con me!
“ma conosci qualcuno di quelli coi caschi e i bastoni?”  “Arrivederci”.
Il livello è basso ovunque, nel giornalismo quasi non è calcolabile.

Siamo diventati tutti questurini,
delatori, invocatori di carcere, di pestaggi, di separazione tra bello e brutto, buono e cattivo.
Ho visto persone impacchettare minorenni vestiti “non in modo consono ad una sfilata pacifista” e consegnarli alla polizia,
e qui non mi metto a dire che la nostra polizia ha ucciso Cucchi, che la nostra polizia ha calpestato Aldro fino ad ucciderlo, o Bianzino, o Uva.
Non arrivo a tanto: perché mi basta dire “consegnato alla polizia” per sentirmi male.
Ma come si fa? Ma che siete diventati?
Ma dove siamo arrivati?

Foto di Valentina Perniciaro

La cultura di vent’anni di berlusconismo e anche di anti-berlusconismo, vent’anni di editoriali di Repubblica, vent’anni di Santoro ecco a cosa c’hanno portato: ad una società di delazione, di infamia, di rimozione della propria storia, del proprio sangue, delle proprie radici.
Quindi non parlo ai pacifisti, non parlo all’associazionismo cattolico, parlo ai compagni.
Parlo ancora delle parole e delle gesta compiute dal camion dei Cobas, da chi ne era voce e volante: perché non mi va giù, perché mi fa un male cane, perché è tremendo vedere compagni aggredire in quel modo altre metodologie politiche.
Quindi è un discorso per pochi intimi, ve lo ribadisco: per i militanti, per chi proviene dalla storia degli anni ’70, per chi m’ha cresciuto parlando di memoria e pure di espropri e poi ha urlato “fascisti andate via” a migliaia di persone,
non gli ha permesso di accedere a via Merulana dove il camion ha girato.
E i racconti di queste 48 ore sono stati tanti: anche di compagni che in quello spezzone non ci entreranno mai più, malgrado abbiano foraggiato l’organizzazione dei Cobas col proprio impegno e la propria intelligenza per anni.
Molti in piazza non andranno mai più dietro quel camion, perché quel che è accaduto è irripetibile e impensabile.

Io  non adoro chi distrugge bancomat.. non penso sia una cosa intelligente nè funzionale al movimento,
ma assaltare una caserma e un’agenzia interinale è un atto politico che possiamo certamente non condividere ma che dobbiamo osservare, comprendere, valutare … e invece rispondiamo con “fascisti, via da qui”.
Una manciata di almeno cinquemila persone che affrontano la polizia con quella determinazione e quasi senza alcuna paura…ne vogliamo parlare o risolviamo alla repubblica, invocando “pene esemplari”?
E poi? Ci lamentiamo se Di Pietro parla di Legge Reale, di sparare a vista?
E’ stato fatto da voi l’altro ieri, compagni cari, e Repubblica ha preso la palla al balzo ed ha un indirizzo email dedicato proprio alla raccolta delle immagini con i volti dei “blackbloc” per consegnarli alla polizia e magari far dare dai 9 ai 15 anni (come già si mormora) a qualche fanciullo o fanciulla (l’altra leggenda è quella che in piazza San Giovanni fossero solo uomini, letta in molti blog e totalmente ridicola) che non ha nessuna prospettiva di vita decente e nemmeno nessun sostegno o sbocco politico visto il vuoto pneumatico che le organizzazioni tutte hanno contribuito a costruire in questi ultimi anni.
Veramente troppi perché ci si stupisca che qualcuno ogni tanto abbia il desiderio di spazzare via tutto: e con tutto non dico la polizia e i suoi blindati che carosellano cercando di acciaccare corpi, ma proprio quei movimenti e quelle organizzazioni che non hanno dato nessuna prospettiva e nessuna possibilità di conflitto per decenni.
Ed ora? invece di rimboccarsi  le maniche , farsi un esame di coscienza, analizzare gli errori della costruzione di quel corteo: invochiamo carcere e polizia…
E quello sarà purtroppo per qualcuno.
Fosse stata Londra o Atene, tutti a trasformarsi in sociologi del cazzo per capire il fenomeno della generazione rabbiosa, quando sono i loro figli, son “fascisti, vigliacchi” e cose varie…andate affanculo, andate in pensione, voi che l’avete.

Intanto vi metto altri link, ne seguiranno altri.
Le cazzate di Repubblica
Una prima presa di parola di Acrobax
La carezza del celerino
Il complottismo gioca brutti scherzi
1% e 99%
Quello che chiamate BloccoNero (se trovate un link migliore me lo mandate? graaazie)
Io amo i Black Bloc

Gli scontri del 15 ottobre, i Cobas e le violenze dei non-violenti

15 ottobre 2011 92 commenti

Sono felice.
Perché oggi la mia città era bella.

Foto di Valentina Perniciaro

Perché oggi migliaia di persone hanno resistito con una bella determinazione e tanta rabbia alle cariche della polizia,
ai folli caroselli dei blindati e dei tir con gli idranti che sfrecciavano tentando di calpestare la gente.
Resistenza e determinazione in almeno cinquemila persone, che hanno retto per più di tre ore contro un imponente esercito di melma di Stato.
Da Roma, dalla Val di Susa, da Pianura, da un po’ tutta Italia, erano centinaia e centinaia le persone che non scappavano davanti alle loro cariche, anzi, controcaricavano con gioia e forza.
Altro che black bloc, non siamo ridicoli!

Sono anche disperata.
Perché dal camion dell’organizzazione che m’ha cresciuto ho sentito cose che non avrei mai voluto sentire, perchè quello che è uscito dalle trombe del camion dei Cobas m’ha sconcertato.
Perchè compagni che conosco da 25 anni praticamente, hanno urlato a qualche centinaia di fanciulli (alcuni veramente giovanissimi) colpevoli di avere caschi e felpe addosso che “non siete parte del corteo, non siete parte di noi, siete delle guardie infiltrare, Vigliacchi, Vergogna”.
E ancora, sempre dal camion dei Cobas “chiediamo che un responsabile di piazza della Polizia ci dica se possiamo proseguire il corteo”.
AIUTO!
Neanche il servizio d’ordine di Lama sarebbe arrivato a tanto.
Se non avessi provato una fitta al cuore, un dolore, una di quelle sensazioni di mancamento per un tradimento, non avrei voluto vedere assaltare  le caserme, o il tribunale militare del ministero della difesa (ce ne sarà rimasto un pezzettino?) ma il loro camion.

Oggi ho subito molta violenza da parte dello Stato, ne ho respirata tantissima
Ne ho subita tantissima da parte dei cosiddetti “nonviolenti” che aggredivano fisicamente o verbalmente chiunque provava a fermare le cariche della polizia ( quindi non parlo di bancomat, di agenzie interinali … ma di polizia, di cariche, di idranti, caroselli e lacrimogeni CS che sono un’arma vietata dalle convenzioni internazionali).
Questi cazzo di “nonviolenti” che invocano la polizia sui nostri corpi, questi stronzi che urlano fascisti solo perché non si corre via ma metro per metro si prova a conquistare la piazza anche per permettere ai loro culi comodi di non morire in una tonnara.
Sono NON VIOLENTI con lo STATO, ma infinitamente violenti (verbalmente e fisicamente) con il resto dei manifestanti…e parlo proprio di coloro che erano a mani alzate a piazza san Giovanni,  malgrado i cartelli con scritto “La piazza è libera”, chiedevano alla polizia di massacrarci.

Meglio che mi fermo, perché da dire ne avrei per pagine e pagine…
ma mi metto a scaricare quelle trecento foto scattate e anche a togliermi dalla pelle i loro maledetti CS…
vorrei solo chiedervi di non credere alle stronzate, vorrei chiedervi l’umiltà di comprendere che più di 10.000 persone oggi hanno caricato e controcaricato la polizia, la finanza e i carabinieri… e lo hanno fatto compatti, spalla a spalla, metro per metro.
Come si fa tra compagni, non tra guardie o aspiranti tali.

UNA VALUTAZIONE DAL SITO NOTAV
E UNA DA INFOAUT
Intervista sul Fatto Quotidiano ad un redattore di Infoaut

Cariche ad Avigliana, contro chi blocca i treni della morte!

9 maggio 2011 1 commento

La polizia picchia duramente i manifestanti che occupavano pacificamente i binari: diversi feriti ad Avigliana per permettere il passaggio del treno radioattivo. Rilevati col contatore geiger tassi di radioattività molto significativi.

Ancora una volta le forze dell’ordine mostrano il loro volto più becero e gratuitamente violento. E non è la prima volta che quest accade in Val Susa. Ad Avigliana, così come a Vercelli e a Chivasso, la serata era iniziata molto presto, con un presidio popolare fin dalla prima serata. In valle Si era organizzato anche un concertino con gruppi locali. Quando era ormai chiaro che il treno non sarebbe passato dalla stazione di Chivasso, dov’era attivo un presidio di un’ottantina di attivisti No Nuke, una trentina di compagi sale ancora in valle per dare man forte all’imbuto insomontabile per il passaggio del treno carico di scorie. A questo punto, con i rimasti svegli dalla serata pecedente, sono circa 200 persone presenti tra valligiani e torinesi.

Un’assemblea snella passa al vaglio le possibilità d’azione e l’opzione più praticabile e ondivisa da tutti/e è quella di sedersi compattati e chiusi a mo’di cordone, occupando i tre binari della stazione di Avigliana. Qualcuno si incatena anche. Arrivano le forze dell’ordine e subito circondano gli occupanti dai 4 lati. Quindi iniziano ad alzarli e cacciarli d forza. Ma la resistenza e la determinazione popolare non demordono. Dopo 10 minuti di fatica e scarsi risultat i primi Carabinieri iniziano a perdere il controllo e partono i primi calci e pugni per sganciare i/le più inossidabili. La gente reagisce e partono le manganellate per spingere tutti fuori dall’area dei binari. La gente reagisce in maniera composta ma determinata. Particolare accanimento contro alcuni/e manifestanti/: un ragazzi rischia di cadere da 3 metri sulla scalinata che porta al sottopassaggio.  Uomini e donne della valle, indignati/e, inveiscono contro il comportamnetio delle forze dell’ordine. Dopo qualche minuto giungono altri drappelli a circondare anche il piazzale antistante la stazione. Arriva perfino un plotone di Finanzieri.

Dopo una ventina di minuti passa il treno-civetta, quindi il treno carico di scorie e infine quello della scorta militare. La gente accompagna il passaggio dei convogli con fischi e e grida. Passato l’ultimo treno, le forze dell’ordine si ritirano drappello per drappello salutati da una marea di insulti e fischi. Anche questa volta un altro treno carico di morte nucleare è passato ma non è detto che la prossima volta non ci sarà ancora più gente ad attenderli. Per impedire il passaggio di un comvoglio radioattivo senza che alcun avviso o dibattito sul e dal territorio ne autorizzi il transito. In luoghi, oltretutto, densissimamente popolati.

Questa serata, organizzata in meno di 72 ore, ha visto una partecipazione molto significativa. La strada che per bloccare il nucleare è ancora molto lunga. Di questi trasporti “eccezionali” ne sono previsti altri 7o 8 durante l’anno.

Staremo a vedere.
Questo è solo l’inizio. A sarà dura!

Ascolta l’intervista a Massimo Greco della Rete Nazionale Antinucleare che ha partecipato ai blocchi
Massimo Greco ci racconta dell’aumento del livello di radioattivita’ registrato durante il passaggio del convoglio
Questi trasporti di rifiuti radioattivi sono stati autorizzati da un accordo tra il governo francese ed italiano, nel quadro di un contratto concluso tra Areva e la societa’ Sogin .
Sentiamo le considerazioni finali di Massimo Greco


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