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cambierà nome pure l’universo!
“Quando saremo due saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito,
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso”
____ERRI DE LUCA____

Foto di valentina perniciaro
Una scala in salita, decisamente.
Ma tutta questa paura non sembra mettere. Ci hanno insegnato ad andare avanti, a salire, ad arrampicarsi, a seppellire la mostruosità con i nostri sorrisi, con il rosso vivo delle nostre bandiere.
Alla libertà, musa eterna.
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Tutt@ liber@
“L’esilio che mi è dato, onor mi tengo
Cader co’ buoni è pur di lode degno.” __DANTE__
Casa. Rientrata ora. Stordita. Se il mondo avesse il tuo sguardo vivremmo una terra diversa.
Se il mondo conoscesse la bellezza del vento e della libertà … io sarei in grado di conoscere la strada.
Foto di Valentina Perniciaro: TUTT@ LIBER@
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…mentre dura…
Amore: “Che non sia immortale dato che è fiamma,
ma che sia eterno mentre dura”
_Gioconda Belli : La donna abitata_
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tempo di…
“Nella vita dell’uomo
per ogni cosa c’è il suo momento,
per tutto c’è un’occasione opportuna.
Tempo di nascere, tempo di morire,
tempo di piantare, tempo di sradicare,
tempo di uccidere, tempo di curare,
tempo di demolire, tempo di costruire,
tempo di piangere, tempo di ridere,
tempo di lutto, tempo di baldoria,
tempo di gettar via le pietre,
tempo di abbracciare, tempo di staccarsi,
tempo di cercare, tempo di perdere,
tempo di conservare, tempo di buttar via,
tempo di strappare, tempo di cucire,
tempo di tacere, tempo di parlare,
tempo di amare, tempo di odiare,
tempo di guerra, tempo di pace. ECCLESIASTE III, 1-8
Il panettiere addormentato di Damasco. Alle 4 di mattina, mentre si tornava a casa con la testa piena di ‘araq. Il mio panettiere, quello a due passi dal vicolo di casa mia, a pochi passi dal mio cortile e da quell’albero di arance che mi permetteva di godere il fresco anche con il sole alto.
E l’odore di quel pane sempre caldo, sempre soffice, sempre capace di insegnarti un modo nuovo di mangiare. Il pane di Damasco…il sapore di quelle cenette tra chiacchiere e sapori, tra lingue e lineamenti contrastanti.
Mi mancano le notti damascene, mi manca il canto dei minareti a spezzare la pace notturna,
mi mancano gli sguardi in cui si annega, mi manca il caos immanente delle sue strade.
Tempo di fermarsi, tempo di ricominciare.
Foto di Valentina Perniciaro : Il panettiere addormentato. Damasco, settembre 2006
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cavolo se ti mao!
E‘ bastato poco..ed ora non posso che scriverti un qualcosa che assomiglia di più ad una dichiarazione d’amore che ad un post da dedicare ad un’amica. Ma, folle compagna di tante avventure deliranti, quello che abbiamo costruito in questi due anni è di pasta diversa, è attaccato col mastice e con la fiducia.
Con la complicità, con le risate che solo noi sappiamo farci, con la forza che mi hai dato quando ne avevo bisogno, con la tua costante presenza per qualunque cosa..soprattutto per sorridere, per affrontare insieme ‘sta vita ogni giorno più incasinata. Questo blog appena nato non poteva iniziare a farsi invadere da te!
Che sei peggio di me: occupi tutto.
E tra qualche minuto rioccuperai il mio tempo. Fino a quel cancello.
Foto di Valentina Perniciaro _Un lemure a Villa Sciarra_
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Beirut in fiamme.
Beirut sotto assedio.
Non ci posso pensare e quasi non ho voglia di leggere gli aggiornamenti , di capire in quali strade e quartieri si combatte e in quali è tutto tranquillo come sempre. Beirut è questo, Beirut è la contraddizione costante, è la guerra permanente, è la bellezza mutilata.
Ed ora, come sempre, sento il richiamo, il desiderio di correre a vedere che accade, di avvicinarmi al delirio di quel paese dilaniato, meraviglioso, struggente. Con il cuore fermo tra le strade dei campi, sul lungomare colorato, vicino al porto ora chiuso a causa dei combattimenti.
Ancora piombo nella dolce Beirut, ancora sangue sotto il vento libanese.

Foto: Valentina Perniciaro_Campo profughi di Rashidiyye, Libano del sud. Agosto 2003.
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La stella della Rotonda
Scalo San Lorenzo.
Caldo Torrido, capannoni praticamente deserti. 
La manutenzione locomotori era assegnata a a duecento persone. Ora sono 7 i lavoratori che si aggirano per tutto il reparto. Impressionante trovare il silenzio al posto del rumore di ferro e sudore, impressionante quel vuoto in un luogo immaginato come un formicaio di fatica, sfruttamento e produzione.
Uno strano vuoto, estremamente bello nel suo decadentismo.
Nel suo rappresentare un secolo che non c’è più, volato via portandosi via buona parte del nostro patrimonio culturale, politico…sognatore.
Siamo quei pochi rimasti, a sudare in padiglioni ormai inutili.
Quasi come perenne esposizione di ciò che non esiste più, che non deve più esistere.
Foto: Valentina Perniciaro. Scalo San Lorenzo. Luglio 2007
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