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Egitto: lo SCAF ha stufato, ora hanno Alaa. BASTA: TUTTI LIBERI!!


Ora c’è  ‘Alaa nelle mani del consiglio supremo delle forze armate egiziane (SCAF).
A pochissimi giorni dall’ennesimo funerale in piazza Tahrir, di un ragazzo ucciso dalla tortura, abbiamo un compagno, un comunista, un blogger, un giovane rivoluzionario nelle loro mani.

Ecco il bel faccione di Alaa, fotografato da Hossam el-Hamalawy

Appena una decina di giorni fa si trovava a San Francisco, invitato dagli attivisti delle accampate americane per un viaggio statunitense in cui avrebbe raccontato, e così è stato, la sua esperienza di “rivoluzionario” egiziano.
Alaa Abd El Fattah non è mai mancato per le strade, per gli scioperi, per le manifestazioni che hanno attraversato e mutato l’Egitto in questi ultimi mesi, da poco prima del 25 gennaio ad oggi: non son mai mancati i suoi commenti e le sue analisi, da militante comunista,
i suoi folti capelli ricci e neri non hanno mai smesso di riempire le fotografie delle mobilitazioni,
anche e soprattutto quelle contro l’esercito, che doveva garantire una transizione e invece sembra stia solo garantendo la prosecuzione del regime di Mubarak, senza il Faraone seduto sul trono.
Alaa mentre era in Egitto ha ricevuto la comunicazione di una chiamata in tribunale militare…
sulla sua pagina Twitter c’ha avvertito a tutti che stamattina si sarebbe obbligatoriamente dovuto recare lì, a rispondere a chissà che cosa.

Per ora ha ricevuto una condanna a quindici giorni, per essersi rifiutato di rispondere.
Carcere militare, tribunale militare: tutto quello contro lui l’amico Alaa ha sempre lottato e cercato di mobilitare più persone possibili.
Non poteva rispondere a domande di militare; non accetta quel tribunale, non lo riconosce da civile che è, giustamente.

La campagna FreeAlaa esisteva prima delle gloriose giornate della rivoluzione poi tradita dagli anfibi,
ora ci risiamo, sperando che questi quindici giorni siano effettivi, che non sia una sola ora di più,
e che a causa di questa detenzione Alaa possa assistere alla nascita di suo figlio,
visto che Manal, sua moglie, è all’ottavo mese di gravidanza.

Ricordiamoci che c’è ancora Maikel, in condizioni disperate
e che Mina invece non c’è più…
E che più di 12.000 persone son passate per i tribunali militari egiziani dal 25 gennaio

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  1. 31 ottobre 2011 alle 00:59

    😦 Spero che prima o poi gli egiziani riescano ad abbattere questo muro di repressione…

  1. 25 dicembre 2011 alle 20:13

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