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Bombe DIME piovono sulla popolazione di Gaza

13 gennaio 2009 10 commenti

Foto di Mahmud Hams _I corpi spezzati di Gaza_

Foto di Mahmud Hams _I corpi spezzati di Gaza_

Da Le Monde di mart 13 gennaio, pag 6:

Due medici norvegesi presenti a Gaza affermano di “aver visto delle vittime provocate da un nuovo tipo di arma, le DIME”

Al-Arish, Egitto
di Sophie Shihab

Dei feriti di un tipo nuovo –adulti e bambini le cui gambe non sono altro che dei moncherini bruciati e sanguinolenti- sono stati mostrati in questi ultimi giorni dalle televisioni arabe che trasmettono da Gaza. Domenica 11 gennaio, sono stati due medici norvegesi, i soli occidentali presenti nell’ospedale della città, che ne hanno dato testimonianza. I dottori, Mads Jilbert e Erik Fosse, che intervengono nella regione da una ventina d’anni con l’Organizzazione non governativa norvegese Norwac, sono potuti uscire dal territorio della città con 15 feriti gravi, attraverso la frontiera con l’Egitto. Non senza alcuni ultimi ostacoli: “Tre giorni fa, il nostro convoglio, per di più condotto dal Comitato internazionale della Croce rossa, è dovuto tornare indietro prima di arrivare a Khan Younis, dove alcuni dei carri armati hanno sparato per stopparci”, hanno detto ai giornalisti presenti ad Al-Arish. Due giorni piu tardi, il convoglio è riuscito a passare ma i medici e l’ambasciatore norvegese venuto ad accoglierli, sono stati bloccati tutta la notte “per ragioni burocratiche” all’interno del terminal della frontiera di Rafah, semi-apertounicamente per alcune missioni mediche.

Gli effetti delle bombe DIME

Gli effetti delle bombe DIME

In quella notte, i vetri e un soffitto del terminal sono stati distrutti dallo spostamento d’aria di una bomba caduta nelle vicinanze.
“All’ospedale al-Shifa, di Gaza, non abbiamo visto delle bruciature al fosforo, né dei feriti da bombe a sottomunizioni (cluster bombs). Abbiamo visto ferite di cui abbiamo tutte le ragioni di pensare che siano state provocate da un nuovo tipo di arma, sperimentato da militari americani e conosciuta sotto l’acronimo DIME –(Dense Inert Metal Explosive)” hanno dichiarato i medici.
Piccole bolle di carbone contenenti una lega di tungsteno, cobalto, nichel e ferro, queste armi hanno un enorme potere esplosivo, che si dissipa nell’arco di 10 metri. “A 2 metri il corpo è tagliato in due; a 8 le gambe sono tagliate, bruciate come da migliaia di punture d’ago. Non abbiamo visto i corpi scarnificati ma molti amputati. Ci sono stati casi simili nel Libano del sud nel 2006 e ne abbiamo visti a Gaza lo stesso anno, durante l’operazione “Pioggia d’estate”. Alcuni esperimenti su dei ratti hanno mostrato che le particelle che restano nel corpo sono canceragone” hanno spiegato i medici.
Un dottore palestinese intervistato domenica, da Al-Jazeera, ha parlato della sua impotenza di fronte a questi casi: “i feriti non hanno nessuna traccia di metallo nel corpo, ma delle strane emorragie interne. Una materia brucia i loro vasi e provoca la morte senza che noi possiamo fare nulla”. Secondo la prima squadra di medici arabi autorizzata passare la frontiera a sud della Striscia, l’ospedale di Khan Younis ha accolto decine di casi di questo tipo. I medici norvegesi sono stati obbligati, riferiscono, a testimoniare di ciò che hanno visto di fronte all’assenza, a Gaza, di qualsiasi altro rappresentante del “mondo Occidentale” – medici o giornalisti- : “E’ possibile che questa guerra sia un

Foto di Mahmud Hams _L'Ospedale di Al-Shifa_

Foto di Mahmud Hams _L'Ospedale di Al-Shifa_

laboratorio dei fabbricanti di morte? E’ possibile che nel XXI° secolo si possa ancora rinchiudere un milione e mezzo di persone e farne tutto ciò che si vuole chiamandoli terroristi?”
Arrivati al quarto giorno di guerra all’ospedale Al-Shifa, che loro hanno conosciuto prima e dopo il blocco, i medici hanno trovato l’edifico e l’attrezzatura “agli sgoccioli”, un personale già stremato, e agonizzanti ovunque. Il materiale che era stato preparato è rimasto bloccato al valico di Eretz. “Quando 50 feriti arrivano tutti d’un colpo all’emergenza, anche il miglior ospedale d’Oslo entrerebbe in crisi – raccontano – Qui possono cadere anche dieci bombe al minuto.” I vetri dell’ospedale sono stati infranti dalla distruzione della vicina moschea. “Quando suonano gli allarmi il personale deve rifugiarsi nei corridoi, il loro coraggio è incredibile” proseguono. “Dormono al massimo due/tre ore al giorno, la maggior parte hanno parenti tra le vittime, e sentono alla radio la litania dei nuovi luoghi colpiti, a volte proprio dove hanno i loro familiari, ma devono restare a lavorare…

“Il mattino della nostra partenza arrivando alle urgenze ho domandato come era andata la notte. Una infermiera ha sorriso. E poi è scoppiata in lacrime.” A questo punto del suo racconto la voce del dott Jilbert vacilla “vede, si riprende sorridendo, anche io…”.

QUI INVECE IL LINK  di un reportage su questi armamenti preso da Peacereporter

E QUI ANCORA
ARMI NON CONVENZIONALI: IL PARERE DEGLI ESPERTI DEL ‘NEW WEAPONS COMMITTEE’
“Siamo in contatto con medici che operano anche nella Striscia di Gaza, abbiamo visto immagini, già fatto studi approfonditi sulle armi utilizzate dagli israeliani in Libano nel 2006 e siamo arrivati alla conclusione che le ferite che vediamo oggi a Gaza sono identiche a quelle in Libano; e allora vennero utilizzate ‘Dime’ e fosforo bianco”: lo ha detto alla MISNA Paola Manduca, docente universitaria di genetica e rappresentante del ‘New weapons committee’ di Genova, un gruppo di accademici, ricercatori e studiosi di tutto il mondo che studia gli effetti degli ultimi ritrovati dell’industria bellica sugli individui e sulle popolazioni. “I Dime – dice la Manduca – sono un prodotto dell’industria americana di cui si conosce43761 l’esistenza dal 2004 ma che teoricamente non dovrebbero essere in commercio se ci si attiene alle dichiarazioni ufficiali; in realtà il loro impiego nel 2006 da parte degli israeliani in Libano è stato accertato”. La rappresentante del ‘New weapons committee’ spiega che i ‘Dime’ sono ordigni studiati per la guerra urbana e considerati dai loro ideatori ‘strumenti adeguati’ per ridurre i danni collaterali perché hanno una potenza controllabile e una forza distruttiva che in genere varia tra i cinque e i 10 metri. “I ‘Dime’ – continua la Manduca – contengono nanoparticelle di materiale pesante che a seconda della foggia del contenitore vengono diffuse in maniera omogenea o secondo alcune particolari forme; i tanti casi di amputazione sono probabilmente dovuti a ‘Dime’ che rilasciano le particelle plasmandole come una lama che trancia di netto qualunque cosa trovi all’interno del suo raggio di azione; ecco perché tante persone, bambini e donne, vengono ritrovati con braccia e gambe amputate, ma senza nessun frammento nel resto del corpo; anche l’innesco può essere modificato in base alle necessità. Volendo paragonare i ‘Dime’ a qualcosa che ci è più familiare, provate a immaginare delle accette giganti lanciatevi contro a folle velocità“. Sembra fantascienza, continua la docente genovese, ma sono armi reali che uccidono o lasciano con gravi disabilità chi viene colpito. Alcune immagini visionate dai ricercatori del ‘New weapons committee’ confermerebbero anche l’uso da parte di Israele di ordigni contenenti fosforo bianco: “Su questo non abbiamo ancora sufficienti testimonianze – aggiunge la Manduca – ma alcune immagini televisive ne dimostrerebbero l’impiego; contrariamente ai ‘Dime’, armi sperimentali per le quali non c’è ancora una posizione ufficiale della comunità internazionale anche se se ne auspica l’intervento quanto prima, l’uso del fosforo bianco in aree civili come Gaza è esplicitamente vietato da una convenzione di Ginevra perché causa la morte bruciando qualunque cosa contenga ossigeno come un corpo umano”. Per la Manduca, infine, i gas asfissianti che fonti giornalistiche riferiscono essere stati usati in alcune zone della Striscia sono probabilmente ‘gas Cs’, sorta di lacrimogeni più intensi che rendono l’aria completamente irrespirabile.

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HANNO GIUSTIZIATO IPPOCRATE, di Vittorio Arrigoni

12 gennaio 2009 1 commento

DA IL MANIFESTO del 10 GENNAIO 2009
A FIRMA DI VIK, VITTORIO ARRIGONI:
A Gaza, un plotone di esecuzione ha messo al muro Ippocrate, ha puntato e fatto fuoco. Le allucinanti dichiarazioni di un portavoce dei servizi segreti israeliani secondo cui l’esercito ha ottenuto via libera a sparare sulle ambulanze perché a bordo presenti presunti membri della resistenza palestinese, danno il quadro di che valore dà alla vita Israele in questi giorni, le vite dei nemici, s’intende. Vale la pena ripassare cosa dichiara il giuramento di Ippocrate,

Gaza _clinica mobile bombardata_

Gaza _clinica mobile bombardata_

a cui è tenuto ogni medico prima di iniziare a esercitare la professione, in particolare questi passi: “Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica”. Sono sette fra i dottori e infermieri volontari i camici bianchi uccisi dall’inizio della campagna di bombardamenti, una decina le ambulanze colpite dall’artiglieria israeliana. I sopravvissuti tremano di paura, ma non si tirano indietro. I lampeggianti cremisi delle ambulanze sono gli unici squarci di luce lungo le strade nelle notti oscure di Gaza, esclusi i lampi che precedono le esplosioni. Riguardo a questi crimini, l’ultima denuncia è partita da Pierre Wettach, capo della Croce Rossa a Gaza; le sue ambulanze sono potute accorrere sul luogo di un massacro, a Zaiton, est di Gaza city, solo dopo 24 ore dall’attacco israeliano. I soccorritori dichiarano di essersi trovati dinnanzi uno scenario raccapricciante: “quattro bambini piccoli vicini ai corpi senza vita delle loro madri in una delle case. Erano troppo deboli per tenersi in piedi. E’ stato trovato vivo anche un uomo, anche lui troppo debole per tenersi in piedi.

Gaza _le corsie degli ospedali_

Gaza _le corsie degli ospedali_

In tutto sui materassi giacevano 12 corpi”. I testimoni di questa ennesima carneficina raccontano come i soldati israeliani, penetrati nel quartiere, hanno radunato le decine di membri della famiglia Al Samouni in un solo edificio e poi lo hanno ripetutamente bombardato. Con i miei compagni dell’ISM sono giorni che giriamo sulle ambulanze della mezzaluna rossa, abbiamo subito molteplici attacchi e perso un caro amico, Arafa, colpito in pieno da un colpo di obice sparato da un carro armato. Altri tre paramedici nostri amici rimangono ricoverati negli ospedali dove fino a ieri lavoravano. Sulle ambulanze il nostro dovere è raccogliere feriti, non accogliere a bordo guerriglieri. E quando troviamo riverso per strada un uomo ridotto una poltiglia di sangue, non si ha il tempo di controllare i suoi documenti, chiedergli se parteggia per hamas o fatah. Anche perchè quasi sempre i feriti non rispondono, come i morti. Alcuni giorni fa caricando un ferito grave ha cercato contemporaneamente di salire sull’ambulanza anche un altro uomo, ferito in maniera lieve. Lo abbiamo spintonato fuori, proprio perché sia chiaro a chi ci spia dal cielo che non fungiamo da taxi per il trasporto di membri della resistenza, bensì accogliamo sopra le nostre ambulanze solo feriti gravi, il cui rifornimento da parte di Israele non cessa un istante.

Gaza _militanti di Hamas?_

Gaza _militanti di Hamas?_

La notte scorsa è arrivata all’ospedale Al Quds di Gaza City Miriam, 17 anni, in preda alle doglie. Al mattino erano passati nello stesso ospedale suo padre e sua cognata, entrambi cadaveri, vittime di uno dei tanti bombardamenti indiscriminati. Durante la notte Miriam a partorito un bel bimbo, inconsapevole del fatto che mentre lei si trovava in salo parto, un piano più in basso, all’obitorio era giunto anche il giovane marito. Alla fine persino le Nazioni Unite si sono accorte che qui a Gaza siamo come tutti immersi nello stesso catino, bersagli mobili per ogni cecchino. Siamo arrivati a quota 789 vittime, 3300 i feriti, 410 vertono in situazione critica, 230 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Per bocca di John Ging capo dell’Unrwa (Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi), le Nazioni Unite hanno annunciato di sospendere le loro attività umanitarie lungo la Striscia. Ho incrociato Ging negli uffici dell’agenzia di stampa Ramattan, e l’ho visto sdegnato agitare il suo indice accusatorio contro Israele dinnanzi alle telecamere. L’ONU cessa le sua attività a Gaza dopo che due dei suoi operatori sono stati uccisi ieri, beffa vuole durante le tre ore di una tregua che Israele ha annunciato e al suo solito non rispetta. “I civili di Gaza hanno a disposizione 3 ore al giorno per cercare di sopravvivere, i soldati israeliani le restanti 21 per cercare di sterminarli” ho sentito Ging dichiarare a due passi da me. Da Gerusalemme mi scrive Yasmine, moglie di uno dei numerosi giornalisti in fila al valico di Erez, giornalisti ai quali per chissà perchè Israele non concede il lasciapassare per venire qui a filmare e a raccontare l’immane catastrofe innaturale che da tredici giorni ha colpito. Queste le sue parole: “L’altro ieri sono andata a vedere Gaza dal di fuori. I giornalisti del mondo sono tutti ammucchiati su una collinetta di sabbia a un paio di km dal confine. Decine di telecamere che puntano verso di voi. Aeri che ci sorvolano, si sentono ma non si vedono, sembrano solo illusioni mentali finché non si vede il fumo nero salire all’ orizzonte, Gaza. La collina e’ diventata anche meta turistica per gli Israeliani di zona. idf-purim5Con grandi binocoli e macchine fotografiche vengono a vedere i bombardamenti dal vivo.” Mentre sto trascrivendo in fretta e furia questa mia corrispondenza una bomba cade nel palazzo a fianco a quello in cui mi trovo. I vetri tremano, le orecchie dolgono, mi affaccio dalla finestre e vedo che hanno colpito l’edificio dove sono raccolti i principali media arabi. E’ uno dei palazzi più alti di tutta Gaza city, l’Al Jaawhara building. Sul tetto tengono fissi una troupe con una telecamera, li vedo ora contorcersi tutti a terra, agitare le braccia invocando aiuto, avvolti da una cappa nera di fumo. Paramedici e giornalisti, le professioni più eroiche in questo spicchio di mondo. All’ospedale Al Shifa ieri sono andato a trovare Tamim, reporter sopravvissuto ad un bombardamento aereo. Mi ha spiegato come secondo lui Israele sta adottando le stesse identiche tecniche terroristiche di Al Al-Qaeda, bombarda un edificio, attende l’arrivo dei giornalisti e dei soccorsi, quindi fa cadere un’altra bomba che fa strage di quest’ultimi. Per questo motivo a suo avviso si sono registrate molte vittime fra i paramedici e i reporters, gli infermieri attorno al suo letto facevano cenni di consenso. Tamim mi ha mostrando sorridendo, i suoi moncherini. Ha perso le gambe, ma è felice d’ essersela cavata, il suo collega Mohammed è morto con in mano la macchina fotografica, la secondo esplosione lo ha ucciso. Nel frattempo mi sono informato sulla bomba appena caduta nel palazzo qui vicino, sono rimasti feriti due giornalisti, entrambi palestinesi, uno di Libyan tv l’altro di Dubai tv. Giusto un altro sonoro avvertimento da chi esige che questo massacro di vittime civili non venga in alcun modo raccontato. Non mi resta che augurarmi che nel quartier generale dei vertici militari israeliani non si legga Il Manifesto, ne vi siano affezionati visitatori del mio blog. Restiamo umani. Vik

OPERAZIONE “PIOMBO FUSO”…la guernica mediorientale

29 dicembre 2008 Lascia un commento

Un’altra notte di sangue per le strade di Gaza. Questa mattina è iniziata la terza giornata dell’operazione “Piombo Fuso” condotta, per ora, dall’aviazione israeliana sulla Striscia di Gaza, la sua città e i suoi campi profughi. Quaranta obiettivi sono stati colpiti durante la notte e molte persone sono rimaste uccise.  buco
I raid aerei sono ricominciati dopo la mezzanotte soprattutto sopra Gaza e Rafah. E’ stata completamente distrutta l’università islamica (distruggere le università: non ci sono parole.) e la sede del ministero dell’Interno, entrambe sbriciolatesi sotto i missili degli F-16. Per colpire l’abitazione del primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh,  che ovviamente è nascosto altrove dall’inizio degli attacchi, è stata colpita una casa dove sono rimaste uccise diverse persone. Nella città di Gaza sono 7 i bambini che hanno perso la vita solamente questa notte.
Anche Rafah è stata violentemente colpita: un raid “mirato” contro un comandante della formazione armata islamica Hamas ha provocato la morte di un bimbo molto piccolo e dei suoi due fratelli adolescenti.
Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano ha dichiarato che l’attacco proseguirà fino a quando la popolazione del sud d’Israele «non vivrà più nel terrore e la paura di costanti lanci di missili» da parte di militanti palestinesi della Striscia di Gaza.

Israele ha un solo morto: questa notte un missile di tipo Grad, sparato dalla Striscia, ha colpito una palazzina in costruzione ad Ashkelon uccidendo, purtroppo, un manovale beduino originario del Neghev.

Nel frattempo, da Indymedia, vi riporto le parole di due esponenti della comunità ebraica romana, che anche questa volta si distingue nell’appoggiare completamente l’azione contro la popolazione palestinese :

RICCARDO PACIFICI
Al pari di tutti gli italiani guardiamo con grande ansia a quello che avviene a Sderot e a Gaza, con la differenza che molti di noi hanno parenti e amici intimi che vivono nella zona di guerra. Per ora non possiamo che aspettare gli sviluppi della situazione». MIDEAST-PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-CONFLICTCosì Riccardo Pacifici presidente della Comunità romana commenta i fatti in Medio Oriente. «Va detto che questa è una guerra non iniziata oggi ma otto anni fa con il lancio dei missili in territorio israeliano prima del ritiro e dopo il ritiro da Gaza. Va detto anche – ha spiegato Pacifici – che non esiste alcun contenzioso territoriale tra Israele e quel territorio». «Ci sentiamo ben rappresentati – ha aggiunto – da ciò che hanno espresso oggi autorevoli membri del governo nonchè quelli dell’opposizione all’interno del Parlamento».

AMOS LUZZATTO
«La reazione di Israele può essere giudicata soltanto sulla base delle minacce e dall’assedio che dura almeno dal 1948. A generare questa reazioni è la minaccia permanente e duratura di stringere Israele e la sua popolazione in una morsa mortale». Questo è il giudizio dell’ex presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Amos Luzzatto che parla di «angoscia per l’avvenire». A giudizio di Luzzatto «più che un dialogo serve il riconoscimento di questa realtà che si chiama Israele. Bisogna mettere in atto le condizioni per un programma di convivenza tra le due componenti di questa parte del mondo e trovare la forma per far giungere il mondo musulmano ad accettare la realtà di Israele. Una realtà – ha aggiunto – che non ha nessuna intenzione di scomparire». «Nè bisogna dimenticare – ha concluso – che nella zona gravano interessi di grandi potenze che non guardano in faccia nessuno. Queste interferenze esterne contano ancora di più dei fanatismi».

E’ INVECE INTERESSANTE LA TESTIMONIANZA DI VITTORIO ARRIGONI, DA GAZA:
Racconta Vittorio Arrigoni, da Gaza : “Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.In realtà visitando l’ospedale di Al Shifa, il principale della città, abbiamo visto nel caos d’inferno di corpi stesi sul cortile, alcuni in attesa di cure, la maggior parte di degna sepoltura, decine di civili. Avete presente Gaza?
Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull’altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei coscente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali. Bombardato la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro,è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue. Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato li vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare  il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà.
afp146819942712134504_bigHo visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato, molti di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni quando li incontravo sulla strada recandomi al porto, o la sera per camminando verso i caffè del centro.
Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia mutilata. La maggior parte erano giovani, sui diciotto vent’anni, per lo più  non  politicamente schierati ne con Fatah ne Hamas, ma che semplicemente si erano arruolati nella polizia finita l’università per aver assicurato un posto lavoro in una Gaza che sotto il criminale assedio israeliano vede più del 60% popolazione disoccupata. Mi disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie orecchie tese dallo stridulo delle sirene e dai boati del tritolo. Non ho visto terroristi fra le vittime di quest’oggi, ma solo civili, e poliziotti.
Esattamente come i nostri poliziotti di quartiere,  i poliziotti palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani se ne stavano tutti i giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza, lo stesso incrocio, la stessa strada.
Solo ieri notte li prendevo in giro per come erano imbacuccati per ripararsi dal freddo, dinnanzi a casa mia.
Vorrei che almeno la verità donasse giustizia a queste morti. Non hanno mai sparato un colpo verso Israele, ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione. Si occupavano di dirigere il traffico, e della sicurezza interna,  tanto più che al porto siamo ben distanti dai confini israeliani. Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman,non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.
Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io. All’ospedale AL Shifa con gli altri internazionali dell’ISM ci siamo recati a donare il sangue. E lì abbiamo ricevuto la telefonata, che Sara, una nostra cara amica è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo mentre si trovava vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia. Una persona dolce, un’anima solare, era uscita per comprare il pane per la sua famiglia. Lascia 13 figli. Poco fa mi invece mi  ha chiamato da Cipro Tofiq.
Tofiq è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre barche del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l’immensa prigionia di Gaza e ricominciare altrove una vita nuova. Mi ha chiesto se ero andato a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo promesso.Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora trovato il tempo. Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie del porto insieme a tanti altri. Da Israele giunge la terribile minaccia che questo è solo il primo giorno di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due settimane.
Faranno il deserto, e lo chiameranno pace. Il silenzio del “mondo civile” è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte”.

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