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Posts Tagged ‘Altan’

Vauro: i du’ schiaffi che male non farebbero

19 settembre 2012 25 commenti

Ma di che ci stupiamo?
del sessismo di Vauro? E perché mai?
ma la vignetta in cui l’operaio difendeva l’art. 18 sculacciando LA ministra e intitolata “facciamola piangere” era normale?
Curioso anche il clichè per cui l’operaio è maschio, uomo peloso che magari rutta pure…perché se quello è il modo in cui Vauro scherza sull’esser donna, mi immagino con quali categorie classifichi gli “operai.
E la vignetta post scontri del 15 dicembre 2010 (link 1 2) invece ve la ricordate?
Mise a confronto l’assassino di Giorgiana Masi, infiltrato in borghese nel corteo di quel 12 maggio 1977, con un ragazzo armato di un palo,
che poi si scoprì essere un manifestante, un semplice manifestante, che ha pagato caro anche questa “gaffe” del vignettista,
gaffe che malgrado la prima pagina del 15 dicembre, fu rimossa dal sito appena venne arrestato il giovane.

Insomma, non è la prima volta che lo dico, ma Vauro fa proprio parte di quella sinistra superficiale, stolta, sessista, questurina, incapace anche di occuparsi correttamente di medioriente spesso perché cade facilmente in uno strumentalizzabile antisemitismo. Insomma, a me di Vauro non piace nulla, da quando sculacciava la Fornero utilizzando mani operaie, a quando ha deciso di definirla MINISTRA SQUILLO,
a quel ragazzo, armato di pala, preso a furor di popolo (popolo di sinistra ovvio) come il pericoloso infiltrato e sbattuto in prima pagina come mostro anche, e soprattutto, da Vauro e la redazione de Il Manifesto.
Ma ve scordate sempre tutto oh!

E non me venite a rispondere che gli ombrelli di Altan allora so’ omofobi,  primo perché so’ sempre finiti in culo a tutti (democrazia anale) secondo perché maschilismo, approssimazione e volgarità non hanno mai fatto parte delle sue vignette…

INCREDIBILE MA VERO…Tocca anche riaggiornare…
per tutta risposta pubblica subito dopo le polemiche quest’altra vignetta…
si diverte così si vede, poraccio:

SCIOPERO GENERALE: il desiderio compulsivo di bloccare un paese!

6 settembre 2011 2 commenti

E' proprio così!, Cippa!

Io sciopero.
Sciopero malgrado i Cobas non lo facciano,
sciopero malgrado vorrei arrivare alla giornata del 15 ottobre con più forza possibile e partecipazione,
sciopero malgrado ci sia un concetto di lotta di classe in questo paese che mi innervosisce, mi fa venir voglia di eremi e solitudine,
mi sconcerta.
Ieri è stata occupata la Borsa, e poi il piazzale difronte: un palco montato poco dopo, molte tende, ma una strana atmosfera che nel resto d’Europa non s’è vista: sembra che abbiamo sempre bisogno di essere eterodiretti, guidati, pompati.
Poca spontaneità, zero rabbia malgrado gli attacchi che subiamo.
Ma tant’è.
Io sciopero; sciopero perché manco più il premio di produzione ci danno ( e so’ quei 1000 euri più l’anno che contavano non poco per il mio budget familiare); sciopero perchè non potrei fare altrimenti, e vorrei solo aver conferma che quel merdoso posto di lavoro dove passo 36 ore a settimana sia fermo, vuoto, silenzioso.

Vi incollo però il comunicato dei Cobas , sull’iniziativa Cgil e sulla giornata del 15 ottobre.

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA
Con le “piazze indignate” verso la manifestazione nazionale del 15 ottobre 

La devastante manovra economica del governo Berlusconi-Tremonti-Napolitano è il culmine di tre anni di attacchi alle condizioni di vita e di lavoro dei salariati/e e dei settori più deboli della società. Avevamo detto: “Noi la crisi non la paghiamo” e invece sono proprio le fasce più disagiate ad pagarla mentre coloro che l’hanno provocata, i grandi gruppi finanziari e industriali, sono stati sostenuti dai principali Stati europei che per questo hanno dissanguato le casse pubbliche. Essendo l’attacco generalizzato e continentale, la risposta va sviluppata a livello europeo e in ogni  paese deve coinvolgere tutti i settori popolari colpiti. In Italia la manovra é condivisa nella sostanza da governo e opposizione, Confindustria e sindacati concertativi, Napolitano e Draghi. Le polemiche riguardano i dettagli: ed è stato addirittura il PD a denunciare la “pochezza” della precedente manovra che rinviava il grosso dei tagli al 2013-4, chiedendo che essi venissero operati tutti subito. La manovra avrà tempi parlamentari rapidi ma sarà una manovra-monstre permanente, su cui rimetteranno mano ogni volta che i “mercati” vorranno altro sangue popolare.

A manovra permanente va contrapposta lotta permanente, raccordata a livello europeo e coinvolgente non solo i lavoratori/trici “stabili”, ma il vasto mondo del precariato, gli studenti, i giovani senza lavoro, il popolo che ha difeso i beni comuni trionfando ai referendum e quello della Val di Susa e gli altri che lottano contro gli scempi ambientali, e tutti i settori disagiati colpiti. L’Italia deve seguire i grandi esempi delle piazze “indignate” egiziane e tunisine, spagnole e greche,  cercando un raccordo europeo di massa, di grande visibilità e impatto politico in difesa dei beni comuni, dei salari, dei servizi sociali, con un messaggio unificato, “La crisi va pagata da chi l’ha provocata”: e stavolta sul serio.

Per questo proponiamo che venga raccolta la proposta degli “indignados” spagnoli affinché il 15 ottobre scendano in piazza in tutta Europa milioni di personecon parole d’ordine comuni. E dai prossimi giorni dobbiamo organizzare in tutta Italia tante “piazze indignate” in permanenza mobilitate contro l’intera politica economica e sociale del governo, che mantengano viva la protesta al di là dei tempi parlamentari, e preparino la giornata del 15 ottobre, a partire a Roma dalle piazze della Camera (Montecitorio) e del Senato (P.Navona). Questa mobilitazione, se coinvolgerà tutta l’opposizione sociale, potrà poi costruire un maggioritario sciopero generale sociale, che non riguardi solo fasce del lavoro “stabile” e sindacalizzato. 

Non va in tale direzione quello convocato per il 6 settembre dalla Cgil. Rispettiamo la scelta di chi vi parteciperà sperando come tante volte in passato in una conversione della Cgil al conflitto. Ma ricordiamo che proprio la sottoscrizione del “Patto per lo sviluppo” con la Confindustria e Cisl-Uil del 28 giugno ha dato via libera alla manovra e alla demolizione degli ultimi diritti dei salariati. La Cgil sciopera perché quel Patto sia recepito nella manovra, cancellando l’interpretazione che il governo ne ha dato nell’art.8: e lo fa in una data e con modalità che impediscono la formazione di un vasto fronte sociale, con scuole e Università di fatto chiuse, con i lavoratori/trici appena tornati dalle ferie, senza preparazione, anche come atto di resa dei conti con le minoranze interne, con una piattaforma in linea con lo sciagurato Patto, in supplenza politica del PD, non per contrapporsi al governo ma per interloquire con esso. E non va verso la costruzione di un fronte alternativo alla manovra l’adesione affrettata allo sciopero Cgil di strutture del  “sindacalismo di base” per nulla in grado di influenzare la piattaforma della giornata.

Dunque, i Cobas non parteciperanno allo sciopero Cgil e si concentreranno nelle iniziative sopra indicate, verificando anche nella giornata del 6 la possibilità di costruire “piazze indignate” o iniziative alternative in luoghi e con alleanze che lo consentano.  

                                Confederazione COBAS

Intervista a Benoît Nicolas, dopo il “sequestro” dei manager Caterpillar

1 aprile 2009 2 commenti

Il magnate del lusso François Pinault assediato dai suoi lavoratoti Quattro manager della Caterpillar di Grenoble sequestrati nei loro uffici
Paolo Persichetti, Liberazione 1 aprile 2009
I padroni di Francia sono sotto assedio, braccati da operai in rivolta e manifestanti che non tollerano più il quotidiano stillicidio di licenziamenti mentre consigli d’amministrazione e dirigenti d’impresa si spartiscono super dividendi azionari e ricchi bonus. Come ai tempi dell’ancièn regime, oggi una noblesse de l’argent, composta dalle Spa, i consigli d’amministrazione, presidenti e amministratori delegati, quadri centrali d’impresa, vivono in una bolla di ricchezza alla faccia di una società che non arriva alla terza settimana del mese e vede minacciati i posti di lavoro.
Ieri sera, Francois-Henri Pinault, il “re del lusso”, proprietario del gruppo Pinault-Printemps-La Redoute che controlla anche Gucci,

La macchina di Nicolas Polutnik, circondata dai lavoratori  (AP Photo/Laurent Cipriani)

La macchina di Nicolas Polutnik, circondata dai lavoratori (AP Photo/Laurent Cipriani)

Puma, Christie’s, è stato bloccato da un centinaio di manifestanti, in prevalenza dipendenti della Fnac e Conforama, all’uscita della sede sociale del suo gruppo nel quindicesimo arrondissemment di Parigi. La polizia è dovuta intervenire per sgomberare la zona. Sia la Fnac che Conforama hanno annunciato il 18 febbraio scorso licenziamenti del personale per 1.200 unità. In mattinata, invece, quattro dirigenti della Caterpillar di Grenoble sono stati “trattenuti” dagli operai che contestano il piano di riduzione dell’organico. 733 licenziamenti secchi, un quarto dell’intero personale, giustificato dalla multinazionale statunitense con il calo del 55% delle vendite per effetto della crisi. Il direttore, Nicolas Polutnick, il direttore delle risorse umane, un responsabile del personale e un responsabile dei prodotti europei, non hanno più potuto lasciare gli uffici della direzione. «Stiamo discutendo in permanenza con loro», spiega al telefono Benoît Nicolas, delegato sindacale della Cgt mentre torna da un’intervista televisiva. L’indignazione sociale sale incontenibile. È la quarta volta nel giro di appena due settimane che le maestranze di fabbriche colpite da licenziamenti trattengono in azienda i loro direttori chiedendo in cambio l’apertura di negoziati. Il 12 marzo erano stati gli operai della Sony, nelle Landes, a costringere il loro amministratore delegato a un turno di “straordinari notturni“. Lo stesso era accaduto pochi giorni dopo per il direttore del sito farmaceutico 3M di Pithiviers. Ma ormai modalità di lotta analoghe si stanno diffondendo un po’ ovunque nel Paese, come alla Fci microconnections a Mantes-la-Jolie, nel dipartimento delle Yvelines, regione parigina. «I quattro dirigenti sembrano un po’ “sbalorditi – dice sempre Benoît – perché sembra che non abbiano grandi margini di manovra per il confronto». Le decisioni più importanti appartengono a un livello superiore.

 

Com’è venuta la decisione di bloccare i dirigenti?
La direzione ha sempre rifiutato il negoziato. Nella nostra azienda è già in vigore la cassa integrazione parziale. Il rischio è che i lavoratori ricevano la lettera di licenziamento a casa. Caterpillar ha nel mondo circa 100 mila dipendenti. Un quarto di questi dovrà andare a casa. Così hanno fatto sapere. Lunedì abbiamo iniziato lo sciopero e poi siamo andati tutti in direzione, ma l’azienda non ha voluto negoziare.
E cosa è successo?
Niente violenza, né sequestro ma soltanto una decisa pressione affinché si riaprano i negoziati. Nel momento in cui l’azienda annuncia benefici record nel 2008 e distribuisce cospicui dividendi azionari, è nostra intenzione arrivare a un risultato favorevole per tutti i lavoratori.
Quali sono le vostre richieste?
Un piano di salvataggio. 30 mila ero a testa per i licenziati. È giusto che sia così. Va risarcito chi ha lavorato e prodotto ricchezza non i membri del consiglio d’amministrazione. I licenziamenti, poi, non devono riguardare solo le fasce più basse e dequalificate. Chiediamo anche la possibilità di prepensionamenti calcolati sull’ultimo salario per chi ha più di 55 anni e soprattutto le 32 ore settimanali con parità di retribuzione che, da sole, possono salvare 200 posti di lavoro.
Quanto durerà l’occupazione della direzione?
Abbiamo riconfermato lo sciopero. La notte passerà così. Vedremo domani (oggi per chi legge) se qualcuno verrà al tavolo delle trattative.

Nei giorni scorsi Nicolas Sarkozy aveva detto ai parlamentari della sua maggioranza che anche se nel Paese veniva criticato era lui ad avere «la banana in mano». Frase che ha suscitato subito molte polemiche. Forse sta sottovalutando un po’ troppo i lavoratori che non sembrano per nulla disposti a fare la fine dell’omino di Altan. altan3sfIl presidente francese avrà pure la banana ma gli operai sono armati con l’ombrello.

PAESE NAUSEANTE!

28 gennaio 2009 Lascia un commento

altan

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