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Posts Tagged ‘sequestro moro’

Lotta armata: quell’ “oltrepassamento” mai avvenuto. Una lettura interessante, tristemente attuale

28 luglio 2014 5 commenti

Ho trovato queste righe incredibili. Le avevo già lette ma rileggerle oggi mi ha riempito di tristezza.
Sono righe sacrosante ma vecchie di 27 anni: son righe di detenuti dell’area BR e son state scritte nel carcere di Rebibbia nel lontano 1987.
Avevo cinque anni.

Mario Moretti durante un processo (foto di Stefano Montesi)

Mario Moretti durante un processo (foto di Stefano Montesi)

Parlano di un oltrepassamento che non è mai avvenuto, parlano di un movimento di liberazione dei prigionieri, e quindi di tutti, che mai ha preso piede come sarebbe dovuto essere. Per capirlo basta pensare che la dissociazione (di cui qui si parla) ha creato le basi per avere ancora detenuti politici in carcere (anche tra quelli che firmarono queste righe) dopo più di tre decenni; per capirlo basterebbe guardarsi intorno, calcolatrice alla mano, e farsi due conti.
Li abbiamo lasciati soli tre decenni.
Senza che ci fosse un reale movimento di liberazione. Non l’abbiamo mai fatto, forse ci abbiamo provato, ma non l’abbiamo mai realmente fatto.
Abbiamo compagni, questi compagni, in carcere da trentanni eppure ci ritroviamo a leggere migliaia di pagine (alimentate anche da tanta compagneria) che parlano di complotti, di inflitrazioni internazionali, di Peppo e Peppa su un Honda che sappiamo benissimo quando e perché è passata lì.
Siamo in piena era del complottismo: a leggervi erano tutti busta paga CIA.. eppure sono in cella,
ancora in cella, ancora in cella, ancora in cella, ancora in cella. Anche i torturati: sono ancora lì. E gli esuli di chi si chiede il rientro in queste righe, anche loro, ancora braccati.

Se ancora possono riempirsi la bocca con il complottismo è perché Storia non si è mai potuta fare.
Finchè l’ipoteca penale sarà aperta, finchè saranno ancora in migliaia a rischiar la galera (quel che mi piace chiamare “indotto BR”, vastissimo e mai raccontato) sarà difficile poter raccontare veramente la storia di quei tempi.
Mai si parla delle reti Sip che saltavano perché “c’erano i compagni”, mai si parla della brigata ospedalieri che si occupava dei feriti: la vera storia delle BR è offuscata dall’ipoteca penale e dai deliri complottisti.
E la colpa è tutta nostra.

Avevo 5 anni, ora li ha mio figlio: queste righe bruciano. Bruciano dentro me, dovrebbero bruciare dentro tanti
Buona lettura…

Sulla lotta armata: QUI Sugli anni ’70: QUI
Sulle estradizioni riuscite e tentate: QUI

– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

P.B., R.C., M.I., M.M. (area BR)
“Lettera aperta per un oltrepassamento” Rebibbia, Roma, Primavera 1987

“Compagni, negli ultimi tempi sono venuti a maturazione alcuni problemi ai quali occorre dare un seguito ed una risposta. Lasciarli inghiottire dal silenzio equivarrebbe a rafforzare la posizione di coloro che sono attivamente impegnati a mantenere uno status-quo poggiato sulla rimozione delle lotte degli anni ’70, dei soggetti sociali e politici che le hanno fatte vivere, dei nodi irrisolti che esse hanno portato al pettine.
C’è una tesi precisa: è di interesse generale, ma in modo specificio della sinistra di classe, promuovere uno sbocco politico e sociale di quel ciclo di lotte la cui consistenza sociale e politica non è qui da dimostrare.

Alcuni militanti delle BR durante un processo

Alcuni militanti delle BR durante un processo

Ciclo che ha ormai esaurito il suo corso, ma che si potrà dire realmente concluso solo quando tutti i compagni che vi hanno dato impulso saranno usciti di prigione. Che vuol dire sbocco politico e sociale?
Oltrepassamento, anzitutto.
E diciamo oltrepassamento proprio per fissare una demarcazione netta con qualsiasi forma di rinnegamento o abiura.
Per rimarcare il discrimine che ci separa da tutti coloro che hanno promosso e praticato il terreno regressivo della dissociazione. Rispetto alla quale non ci si può limitare ad una critica di superficie, essendo necessario rilevare il principio oscurantista su cui esso si fonda.
Vale a dire il rinnegamento sacrificale della propria storia e dalla propria identità in funzione della legittimazione del preteso vincitore.
Senonché nessuno ha mai vinto del tutto e nessuno ha mai perso del tutto in una società come la nostra, in cui, pur essendosi prodotte, anche a seguito delle nostre lotte, radicali trasformazioni, le contraddizioni sociali non sono certo scomparse ed anzi, per una che si smorza molte altre covano sotto la cenere.
Quando non prendono fuoco.
In nome di quale presente, dunque, ci si dovrebbe dissociare dal passato? In nome di quale vincitore?
Oltrepassare vuol dire prendere atto dell’irripetibilità dell’esperienza compiuta. Vale a dire della particolarità del contesto internazionale in cui è maturata, dell’irreversibilità dei suoi presupposti di classe, della specificità delle sue dinamiche, delle modalità singolari in cui si è prodotta.
Vuol dire, insomma, riconoscere una discontinuità tra quella esperienza ed il nostro presente. Ostinarsi ad immaginare il presente come immutabile ripetizione del passato, del resto, non è che un sintomo di sclerosi metafisica assai preoccupante per chi non intende rinunciare a battersi per la trasformazione delle attuali forme di relazione sociale, per il comunismo.
C’è un pericolo, abbiamo detto; che un’esperienza così ricca e polivalente come quella da tutti noi compiuta finisca dispersa nel silenzio o perda ogni contatto con le sensibilità del presente. Affinchè ciò appunto non accada appare necessario affermare con assoluta chiarezza una condizione basilare: la liberazione da ogni ipoteca giudiziaria della nostra e dell’altrui parola. 209_A
Bisogna averlo chiaro: ostaggio dei tribunali, essa non può aprirsi ad alcun confronto. Si può davvero credere che la storia degli anni ’70 possa venir ridotta a qualche interrogatorio addomesticato nelle aule di giustizia? No di certo! E per molte ragioni.
Una delle quali è sotto gli occhi di tutti: il più ampio e profondo rivolgimento sociale della storia recente di questo paese eccede di fatto l’istituzione giuridica e non si lascia comprimere negli articoli del codice penale senza obbligarli a una grottesca ed ipertrofica “emergenza”.
Emergenza dalla quale -almeno negli ultimi tempi- perfino le più alte cariche dello Stato dicono di volersi sbarazzare. Voler tradurre in termini di reato le pratiche di lotta, anche armate, degli ultimi ventanni è solo l’estremo tentativo di sottrarsi, ancora una volta, alla sfida della complessità.
Piccola vigliaccheria di chi vorrebbe da noi pentimenti, dissociazioni, autocritiche, solo per dare corpo ai suoi fantasmi e non dover guardare in faccia ciò che è davvero successo, oltre che se stesso in ciò che è davvero successo.
Ma l’Italia degli anni ’70 non è stato un paese in cui tutti, eccezion fatta di noi, mangiavano babà. Men che meno è stata un cogliere fiori la profonda ristrutturazione che a partire dalla metà del decennio, ha sconvolto e radicalmente mutato i processi dell’accumulazione capitalistica. E’ accaduto invece che un sistema politico arcaico, rigido, isterilito da eredità fasciste mai abbandonate, non essendo in grado di far fronte alle spinte innovatrici e di potere di cui furono soggetti ad ondate successive gli studenti, gli operai, i carcerati, i movimenti giovanili in genere e quelli femministi, ha provato a sbarrar loro la strada con ogni mezzo. […] La nostra storia è tutta interna alla critica pratica di quello stato di cose che vastissimi e variegati strati di classe hanno sviluppato in mille forme. E poco serio ci pare il tentativo di utilizzare la storia della guerriglia di questi anni come un attaccapanni su cui tutti possono appendere il risultato dei loro fallimenti ed insuccesi. Troppo comodo a questo punto è anche separare i “buoni” dai “cattivi”, attribuendo a noi il ruolo dei secondi. Casomai con qualche giochetto di parole per intorbidire le acque. Chiamandoci “terroristi” ad esempio. E poi insistere a dividere buoni e cattivi anche al nostro interno: quelli che non hanno commesso reati di sangue da quelli che li hanno commessi.
Come se non si fosse detto mille volte che le responsabilità son state politiche e collettive. Comodo e truffaldoni. Si stratta allora di aver chiaro che, per tutti, noi rappresentiamo una sfida. La sfida ad interrogarsi prima ancora che a interrogare. E comunque a sbloccare la situazione creando le condizioni per una effettiva ripresa di parola. Condizioni politiche naturalmente. Il che vuol dire: giungere alla liberazione degli anni ’70 liberando i prigionieri senza richiedere abiure o giuramenti, e senza discriminare tra loro i “buoni” dai “cattivi”; riaprire agli esuli le frontiere; disinnescare le infinite trappole legislative che in molti modi minacciano decine di migliaia di compagni.
Si tratta anche, infine, di riprendere un discorso unitario con tutte quelle forze che sappiano rispettare le differenze e vogliano promuovere un movimento consapevole delle sue discriminanti -la dissociazione e le forze politiche a cui essa si associa- e dei suoi scopi.
Un movimento ad ampio spettro, entro il quale nessuno cerchi di imporre qualche forma di legittimazione della sua pratica passata o voglia mettere in vetrina il suo attuale operato. Un movimento che impari a far giocare la ricchezza delle sue differenze nella prospettiva della liberazione di tutti i prigionieri e della libertà di tutti.

 

 

 

 

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I “Limiti” della dietrologia…

20 giugno 2014 2 commenti

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La signora Stefania Limiti mi cita perchè mi mette tra virgolette ma cade in alcuni errori e allora inizio ad elencarglieli.
Lei sostiene che la smentita di Raffaele Fiore, in un’intervista rilasciata a Paolo Persichetti e Marco Clementi rechi un’avvertenza, e ci tiene a citarla con il virgolettato “Si astengano complottisti e dietrologi da quattro soldi”, quando invece quelle righe le ho scritte io.
La signora Limiti forse non ha capito che io l’articolo l’ho solo condiviso e che su di quello ho messo un mio cappello, che lei invece prova ad addebitare ai due intervistatori: forse è una cosa troppo complicata per lei, non si chiamarebbe “limiti” altrimenti.
Definisce invece “intervista” quell’aberrazione giornalistica frutto di vari copia incolla più che smerdati in rete, che trovate nelle edicole all’interno del settimanale Oggi, che Fiore ha prontamente smentito.

Il problema di fondo, e mi dispiace per la signora Limiti, è che non ha proprio capito il fulcro della conversazione.

Il mistero dell’Honda di Via Fani è mistero solo per chi le cose non le vuole trovare, per i maestri della dietrologia, per quelli che amano fare il gioco delle tre carte: a bordo dell’Honda in Via Fani c’erano Giuseppe Biancucci (23 anni) e Roberta Angelotti (20 anni) , che abitavano in Via Stresa e rientravano a casa ignari di tutto.
Da sempre conosciuti a Roma Nord come “Peppo” e “Peppa”, militavano nel Comitato proletario di Primavalle (quello che portava il nome di Mario Salvi), erano sulla loro moto, con una targa regolare, a due passi da casa ( a questo link potete leggere e documentarvi).
Tutto ciò è stato messo sotto inchiesta dalla magistratura nel lontano 1998, “Peppo” è stato interrogato e tutto si è archiviato.

Quindi signora Limiti, forse non ha capito che non c’è nulla da smentire ne’ da confermare: i due sull’Honda erano compagni di un’altra organizzazione ( erano dell’area dell’autonomia e abitavano in Via Stresa) che nulla c’entrava nel rapimento Moro. Raffaele Fiore oltretutto non poteva saperlo ne’ conoscerli perché faceva parte di un’altra colonna, abitava in un’altra città e si trovava a Roma per l’azione in Via Fani.
Insomma signora Limiti e banda cianciante di dietrologi: imparate almeno a leggere l’italiano.
Il complottismo non si è mai fatto scrupolo dei mezzi impiegati: mancanza di riscontri, conclusioni affrettate, incongruenze logiche, acquisizioni parziali, ricostruzioni lacunose, errori, invenzioni e manipolazioni, ma soprattutto una totale mancanza d’intelligenza.
Tant’è, come qualcuno ha scritto, l’ossessione cospirativa è una sorta di disciplina divinatoria in grado di “prevedere il passato”,
insomma, una dottrina buona per gli imbecilli.

 

 

 

Una sentenza ricostruisce la tortura di Stato sui detenuti della lotta armata: era ora

19 gennaio 2014 2 commenti

Una sentenza coraggiosa, e mica siamo gente che ci piaccion le sentenze e i tribunali.
Ma va riconosciuto, cavolo se va riconosciuto, che il colleggio della corte di appello di Peruggia hanno scritto un pezzo di storia (che potete leggere interamente QUI) :
hanno avuto il buon gusto di leggere ed ascoltare, hanno avuto il coraggio di non tirarsi indietro e di scrivere un gran bel capitolo di verità, a cui in tanti abbiamo contribuito nel lavorare per tirare fuori il nome di Nicola Ciocia, torturatore di Stato che rischiava di esser ricordato come un uomo misterioso, dallo pseudonomico sadico, Professor De Tormentis.
Per ora non ho tempo di scrivere tutto quello che vorrei su questa sentenza, sul lavoro eccellente di Francesco Romeo, avvocato del Foro di Roma che ha aiutato Enrico Triaca a togliersi da dosso anche la condannia per calunnia per il suo coraggioso gesto di aver accusato immediatamente i suoi torturatori, trent’anni fa.
Vi lascio con un articolo di Davide Steccanela, avvocato penalista, amico che risiede nel cuore, e autore del libro “Gli anni della lotta armata”…
torneremo ancora su questo argomento,
è un po’ un vizio, non si fa altro da anni ed anni.

Enrico Triaca, torturato da Nicola Ciocia

Sotto l’articolo troverete una carrellata di link, poi questo blog ha un’intera categoria dedicata alla tortura di Stato di quegli anni, al waterboarding, ai manganelli infilati nelle vagine, ai peni bruciati con gli elettrodi: insomma, ci avevano raccontato per anni che la lotta armata era stata sconfitta dallo stato di diritto.
Ora è scritto su carta dagli stessi tribunali di questo Stato: la lotta armata è stata vinta, “con i ferri e con i vetri con i fili con il gas con gli strumenti più segreti” come cantava Fango…

Un assordante silenzio dei vari media (con ben rare eccezioni) sembra accompagnare l’avvenuto deposito delle motivazioni di una recente Sentenza di revisione della Corte di Appello di Perugia, la n. 1130/13 siglata dai Magistrati Ricciarelli, Venarucci e Falfari.

Si dirà che in fondo è un fatto vecchio che non fa più “notizia” posto che si trattava della condanna a suo tempo inflitta per calunnia ad Enrico Triaca, un oscuro “tipografo” romano arrestato il 15 maggio 1978 in occasione delle indagini sul sequestro Moro.

Costui aveva a suo tempo denunciato all’allora Giudice Istruttore di Roma, Gallucci, lo stesso Magistrato che nel 1979 attribuirà al veneto Toni Negri la diretta paternità della celebre telefonata fatta dal marchigiano Mario Moretti alla signora Moro, di avere subito pesanti torture nella notte tra il 17 ed il 18 maggio presso il Commissariato romano di Castro Pretorio, prima di rendere il proprio interrogatorio il   18 maggio. Per tali affermazioni Enrico Triaca fu puntualmente condannato per calunnia dal Tribunale di Roma il 7 novembre 1978 scontando interamente la propria pena.

Dopo 35 anni la Corte di Appello di Perugia ha accolto l’ istanza di revisione di Enrico Triaca “revocando”, per quel che ormai può servire, quella condanna per il semplice motivo che quanto a suo tempo dichiarato dall’imputato era vero. Si legge infatti nella sentenza che a seguito della diretta escussione di alcuni testi indicati dal richiedente, tra cui l’ex Commissario di polizia Salvatore Genova “all’epoca del sequestro Dozier chiamato a comporre con i colleghi Fioriolli e Di Gregorio un gruppo operativo di stanza a Verona guidato dall’allora vice-questore Umberto Improta e creato su ordine del prefetto De Francisci” è emerso “l’uso di pratiche particolari in danno di soggetti arrestati e volte a farli parlare da parte di un funzionario dell’UCIGOS che era conosciuto nell’ambiente con il soprannome di Prof. De Tormentis e che si avvaleva di un gruppo denominato i cinque dell’ave Maria”.

E ancora si legge che “sulla base di quanto i testi escussi avevano appreso dal diretto protagonista”, identificato nell’ex funzionario UCIGOS Nicola Ciocia, successivamente iscritto all’albo degli avvocati di Napoli, “può dirsi acclarato che lo stesso funzionario, conosciuto con ilnomignolo evocativo di Prof. De Tormentis (a quanto pare affibbiato dal Vice-Questore Improta) fu chiamato a sottoporre alla pratica del waterboarding anche Enrico Triaca, che del resto il 19 giugno aveva narrato di essere stato sottoposto ad un trattamento esattamente corrispondente a quel tipo di pratica speciale, a base di acqua e sale, con naso tappato”.

Insomma, a distanza di 35 anni, una sentenza resa “in nome del popolo italiano” attesta che in Italia si è fatto più volte uso della tortura da parte di alcuni funzionari di Stato per indurre alcuni arrestati a parlare, ed i nomi che si leggono sono pure altisonanti, visto che si parla di calibri qualiImprota, De Francisci, e persino di quell’Oscar Fioriolli, solo qualche annetto fa incaricato solennemente di dirigere la nuova scuola di addestramento della polizia di Stato, in risposta ai gravi fatti di Genova 2001.

Ricordo che all’epoca Leonardo Sciascia ed i radicali fecero di tutto per ottenere chiarimenti dall’allora Ministro Virginio Rognoni per sentirsi rispondere con aria sdegnata che lo Stato aveva sempre agito secondo legge e che anche il solo metterlo in dubbio suonava come un fiancheggiamento del terrorismo.
Che sia questo il motivo per il quale meno se ne parla di questa sentenza e meglio è?

(avvocato Davide Steccanella, autore del libro “Gli anni della lotta armata”)

Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

« J’accuse : torture d’Etat », un video reportage sulle tortura ad Enrico Triaca

30 novembre 2013 Lascia un commento

Un video reportage interessante e toccante, quello che il giornalista Enrico Porsia (ex militante delle Brigate Rosse rifugiato in Francia) ha girato poche settimane fa per le strade di Roma, chiacchierando con Enrico Triaca, ex militante delle Brigate Rosse, torturato con varie tecniche (tra cui il waterboarding) dalla squadra di Nicola Ciocia, alias “professor De Tormentis“, uomini di Stato.
La denuncia delle torture di Stato, diretta e raccontata da uno dei tanti corpi caduti nell’ingranaggio più infame della guerra che lo Stato ha combatutto contro i rivoluzionari di una manciata di decenni fa.
Qui è difficile che se ne riesca a parlare: il 15 ottobre la condanna per calunnia che avevano dato ad Enrico Triaca nel momento in cui denunciò i suoi torturatori è stata annullata, a prova del fatto che la tortura c’è stata… ma nessuno ne ha parlato.
Dobbiamo andare oltre confine per veder proiettata un po’ di verità in spazi pubblici, per veder dibattito e ricerca di verità storica.
Qui l’oblio, o peggio: qui si denuncia anche chi va a salutare i proprio morti.
I 4 indagati per i funerali di Prospero Gallinari (leggi qui) ne son la ridicola prova

Terre Corse
Une saison de rencontres-débats
Terre Corse inaugure « Une saison de rencontres-débats » dans le nouvel Espace d’éducation populaire Albert Stefanini 11 rue César Campinchi (1er étage)
Jeudi 12 décembre 18 heures 30

« J’accuse : torture d’Etat » un video-reportage de Enrico Porsia

Enrico Triaca, ancien militant des brigades rouges dénonce des tortures pratiquées par des fonctionnaires de la police italienne. Ce témoignage « J’accuse : torture d’Etat » a été recueilli par le journaliste Enrico Porsia qui participera à un débat à l’issue de cette projection.

Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

La tortura è di Stato, rompiamo il silenzio: il video

3 ottobre 2013 1 commento

Un video per lanciare una campagna nazionale contro la Repressione a cura del Comitato La tortura è di Stato: Rompiamo il Silenzio
all’interno del video la testimonianza di Enrico Triaca, “tipografo” delle Brigate Rosse torturato dai Cinque dell’Ave Maria di DeTormentis (nient’altro che il funzionario di polizia Nicola Ciocia),  le interviste a Paolo Persichetti e all’avvocato Francesco Romeo.

Questo anche per ricordare l’importanza dell’ottenimento della revisione del processo Triaca, che fu condannato per calunnia quando denunciò i suoi aguzzini, che si svolgerà nel Tribunale di Perugia il 15 ottobre prossimo.
Una battaglia già vinta quella dell’ottenimento della revisione, molto raro nei nostri tribunali, che ci permetterà di ristabilire la verità sulla tortura di Stato a partire dalla vicenda Triaca. Sperando di ottenere anche Nicola Ciocia… lo vogliamo proprio lì, davanti ai nostri occhi e a quelli di Enrico.

Qui l’appello e come aderire: LEGGI
Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

Categorie:ANNI '70 / MEMORIA, L'Italia e il movimento, Lotta Armata, Torture in Italia Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Appello per una campagna nazionale contro la Repressione e la Tortura di Stato

14 settembre 2013 1 commento

Un appello per una “campagna nazionale contro la repressione e la tortura di Stato” era quel che ci voleva per iniziare questa nuova stagione di lotte e mi apre il cuore, visto il solitario impegno di questo blog nel pubblicare quanto più materiale possibile a riguardo e nel far luce, durante tutto lo scorso anno sull’affaire Triaca.
Il 15 ottobre ci sarà finalmente la revisione del processo, che vedeva un torturato condannato per calunnia nel momento in cui aveva sporto denuncia ai suoi aguzzini: ora si può ristabilire un po’ di verità, ora possiamo mandare avanti una battaglia che faccia luce sulle metodologie che lo Stato ha usato per combattere “il terrorismo negli anni ’70/’80”, nient’altro che cilene.
Pubblico l’appello del Comitato “La tortura è di Stato, Rompiamo il Silenzio!”, ma prima ancora il ringraziamento di Enrico Triaca,
che il 15 ottobre avrà la possibilità di vedere i suoi aguzzini.

– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

Approfitto di questo articolo per ringraziare tutti i compagni e compagne che in questi anni si stanno battendo per far sì che tale battaglia non sia portata avanti silenziosamente come se fosse una guerra personale, ma diventi collettiva e rumorosa, perché tale è, e tale deve essere!, perché l’uso della tortura da parte dello stato è uno strumento contro i movimenti politici di tutti i tempi e non solo del passato. Perché il tentativo di silenziare tale dibattito, la benevolenza con cui si trattano i torturatori smascherati, ci dice chiaramente che lo stato non ha nessuna intenzione di rinunciare a tale strumento, perché negli anni lo stato ha avuto buon gioco, con la complicità di buona parte della Società Civile, a negare tali pratiche, anzi, qualcuno è arrivato anche a giustificare la creazione di una “zona grigia” in periodi “eccezionali”. Una battaglia quindi che indaghi il passato non solo per ripristinare una verità VERA ma anche per capire il presente e futuro e attrezzarsi contro la propaganda infame e denigratoria di regime.

Enrico Triaca

 

1.       Il caso Triaca e la continuità della tortura negli apparati repressivi di Stato.

Lo scorso 18 giugno la Corte d’appello di Perugia ha accolto l’istanza di revisione del processo che nel 1978 vide condannato per calunnia Enrico Triaca dopo che questi, arrestato il 17 maggio dello stesso anno nel corso delle indagini sul caso Moro, denunciò di aver subito torture fisiche e psicologiche fin dalle prime ore che seguirono la sua cattura. Il prossimo 15 ottobre, dunque, saranno chiamati a testimoniare personaggi chiave che hanno ricostruito o custodito le confidenze di Nicola Ciocia, alias “Professor De Tormentis” – capo della squadra di aguzzini alle dirette dipendenze del Ministero degli Interni, istituita per estorcere confessioni ai militanti delle Br nel pieno della guerra civile che si combatteva in Italia alla fine degli anni ’70. In calce a queste brevi righe abbiamo selezionato una piccola bibliografia che vuole essere in grado, seppur sommariamente, di ricostruire la vicenda di Enrico Triaca: l’obiettivo che ci prefiggiamo è, infatti, anche quello di riscostruire in maniera pubblica e collettiva una storia che è stata volutamente sepolta nel dimenticatoio della storia italiana per oltre 35 anni. Ciononostante, non è solo la vicenda di Triaca in sé a spingerci a scrivere e diffondere questo appello. Crediamo infatti che oggi, nei giorni in cui si fa forte nella sinistra antagonista la discussione pubblica sull’amnistia e sull’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento penale, sia doveroso non lasciare taciute le evidenti connessioni che legano la repressione di Stato odierna alla sistematica opera di distruzione, nei decenni ’70-’80, dei tentativi rivoluzionari e di tutte le esperienze politiche che portarono a un livello senza precedenti lo scontro di classe nell’Italia postbellica. Seppur con intensità differenti e direttamente proporzionali alle forze messe in campo dal movimento di classe, lo Stato ha agito una strategia di annientamento delle forze politiche e sociali che hanno provato a invertire e sovvertire i rapporti di forza nel nostro paese. Una strategia giocata senza esclusione di colpi, ricorrendo alla violenza politica e alla tortura, andando ben oltre i limiti consentiti dalle leggi “democratiche”, con buona pace della litania che ci propinano da decenni sulla “vittoria legale” dello Stato nella “guerra contro il terrorismo”. Il caso Triaca assume quindi una forte valenza simbolica, sineddotica: da un lato grimaldello per fare opera di memoria su quanto accaduto in Italia ai militanti politici tra il ’78 e l’82, dall’altro spiraglio per aprire un dibattito storicizzante sulle lotte degli anni’70, senza tabù e rischi di astrazioni decontestualizzanti volte a perimetrarne la portata e screditare con sommario arbitrio le esperienze rivoluzionarie che ne furono avanguardie.

2.       La campagna che immaginiamo: vademecum per le lotte di oggi.

Proprio un’attenta analisi di questa linea di continuità nella repressione di Stato ci spinge oggi a prendere parola in questi termini, provando a inquadrare il fenomeno delle torture in un’ottica differente, di classe, capace di discernere il singolo episodio di sadismo delle forze dell’ordine da un disegno più ampio, studiato, calibrato sulla preoccupazione che le lotte sociali e politiche sono oggi in grado di destare nelle articolazioni nazionali del capitale. Testimone di questa nostra volontà è l’obiettivo che vediamo alla fine del processo che si sta istruendo: non una cieca volontà di risarcimento giudiziario (nonostante l’assoluzione di Triaca faccia parte del giusto risultato cui tende la campagna), ma una testimonianza politica che sia in grado di riportare alla luce del dibattito nazionale l’analisi delle strategie di Stato in termini di repressione e controrivoluzione preventiva. Le stesse sospensioni di diritto praticate nella caserma di Bolzaneto, nel 2001, sono figlie – siamo certi – di quella lunga e continua filiera repressiva che gli apparati di governo hanno messo a punto per esercitare non solo una certosina bonifica dell’insorgenza rivoluzionaria e di classe ma anche per perfezionare un sadico strumento di deterrenza preventiva. Con gli stessi scopi è stata negli anni varata una serie di provvedimenti – dai «braccetti della morte» dell’articolo 90 della legge sull’ordinamento penitenziario del 1975 (isolamento totale, divieto di corrispondenza, divieto di acquisto di libri e quotidiani), poi non rinnovato dalla metà degli anni ’80, al «regime di carcere duro» (un solo colloquio al mese attraverso un vetro divisore, censura della corrispondenza, una sola ora d’aria al giorno) previsto dall’articolo 41 bis della stessa legge e modificato nel 1992 – inizialmente diretti agli accusati per mafia e, in seguito, estesi ai militanti politici e ad altri detenuti. Pensati in chiave deterrente e terroristica,  oltre ad essere veri e propri strumenti di “tortura raffinata”, essi mirano ad annientare (fisicamente e psicologicamente) i detenuti sottoposti a queste condizioni. Fare luce su ciò che incombe sul nostro passato è dunque il primo passaggio per avere chiaro quale deve essere il parametro con cui decifrare l’attuale stretta repressiva che i movimenti e le opzioni politiche antagoniste stanno subendo. Assumono così un senso ancor più profondo e chiaro le dure condanne per la giornata di piazza a Roma lo scorso 15 ottobre 2011, così come crediamo siano legate alla stessa logica di repressione preventiva le numerose carte che giacciono sui tribunali chiamati a criminalizzare le lotte per il diritto all’abitare come le lotte contro l’alta velocità, le battaglie sui luoghi di lavoro e quelle per la difesa dell’istruzione pubblica. Liberare gli anni ’70, favorirne un dibattito squisitamente politico, storicizzare il ciclo di lotte per cui oggi ancora qualcuno paga nella solitudine di una cella, crediamo siano i risultati cui mirare insieme. Contestualizzare all’oggi queste rotte di riflessione e legarle alle lotte contro il 41bis e l’ergastolo che molti detenuti politici hanno lanciato nel corso degli anni sono gli obiettivi che si pone questa specifica campagna, nella convinzione che senza una presa di coscienza collettiva su ciò che sono state la repressione e la tortura di Stato nei decenni passati non si può immaginare di affrontare con determinazione e forza d’animo le lotte che vogliamo costruire domani.

  1. Verso l’udienza del 15 ottobre. Che fare?

Il tempo è galantuomo, e dopo 35 anni offre alla Corte d’appello di Perugia la possibilità di revisionare il processo che nel ’78 condannò Enrico Triaca a 1 anno e 4 mesi per calunnia. Ma il tempo è tiranno, si sa anche questo, e ci lascia un margine molto ristretto per ottimizzare le energie di tutte e tutti in questa campagna. Come primo step immaginavamo di poter sottoporre questo breve appello (i punti 1 e 2) a tutte le realtà, strutture e singolarità che vogliano impegnarsi in questa direzione; soggetti politici che condividano non solo la volontà di fare luce sul caso Triaca ma anche, e soprattutto, la necessità di chiarire quali furono le strategie di Stato che hanno oliato una macchina repressiva ancora oggi in funzione. Il Comitato “La tortura è di Stato! Rompiamo il silenzio!” si impegnerà a promuovere – attraverso l’autonoma condotta dei singoli aderenti – azioni, campagne di sensibilizzazione, interventi, segnalazioni e quant’altro sia utile all’implementare il dibattito in vista dell’udienza del 15 ottobre. Nella speranza e con l’auspicio di poter crescere giorno dopo giorno, firma dopo firma, valuteremo se dovessero esserci le forze per indire, nella giornata del 15 ottobre e a partire dalle ore 9, un presidio sotto la Corte d’appello di Perugia (Piazza Matteotti), in concomitanza con la prima (e forse più importante) udienza del nuovo processo, in cui verranno ascoltati i tre teste chiave (Nicola Rao, Matteo Indice e Salvatore Rino Genova. Per maggiore informazioni sui personaggi citati e il ruolo che ricoprono nella vicenda di Enrico Triaca rimandiamo alla bibliografia che segue).

COMITATO “LA TORTURA è DI STATO! ROMPIAMO IL SILENZIO!”

Settembre 2013

Prime adesioni:

Valerio Evangelisti (scrittore), Osservatorio sulla Repressione, Caterina Calia (avvocato), Cristiano Armati (Red Star Press), Collettivo Militant – Roma (Noi Saremo Tutto), Mensa Occupata – Napoli (NST), Insurgent City – Parma (NST), LP Gagarin 61 – Teramo (NST), Rete dei Comunisti, “Polvere da sparo” baruda.net (blog), Insorgenze (blog), La Scintilla – Bellinzona, Enrico Di Cola, Zaccaria Dale…

Per info e adesioni:

rompiamoilsilenzio@autistici.org

rompiamoilsilenzio.wix.com/home

www.facebook.com/latorturaedistato

***

Bibliografia sul “caso Triaca”:

Progetto Memoria, Le torture affiorate, Sensibili alle foglie, 1998.

Nicola Rao, Colpo al cuore. Dai pentiti ai “metodi speciali”, come lo Stato uccise le BR. La storia mai raccontata, Sperling & Kupfer, 2011.

http://www.militant-blog.org/?p=9311

http://insorgenze.wordpress.com/2013/06/20/non-erano-calunnie-il-tribunale-di-perugia-riapre-il-processo-sulle-torture-contro-le-br/

http://insorgenze.wordpress.com/2012/01/19/enrico-triaca/

http://insorgenze.wordpress.com/2012/01/25/enrico-triaca-dopo-la-tortura-linferno-del-carcere-seconda-parte/

http://insorgenze.wordpress.com/2013/06/18/il-processo-alle-torture-di-fara-la-corte-dappello-di-perugia-accoglie-la-richiesta-di-revisione-della-condanna-contro-il-tipografo-delle-br/

http://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/stenografici/sed0482/sed0482.pdf – Resoconto stenografico delle sedute alla Camera del 22 e del 23 marzo 1982 “Interpellanze e interrogazioni sulle presunte violenze subite dai detenuti accusati di terrorismo”

http://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/stenografici/sed0528/sed0528.pdf – Resoconto della seduta alla Camera del 6 luglio 1982 “Interpellanze e interrogazioni sull’arresto di cinque appartenenti alla polizia di stato”

http://alienati.org/antipsichiatria/ebooks_2009-01-05/La%20Tortura%20in%20Italia.pdf – Pdf del libro bianco sulla tortura in Italia (1982)

https://www.youtube.com/watch?v=HqI1QPSqYWg – Intervista a Triaca e a Genova (in cui ammette la tortura) a “Chi l’ha visto?”

Categorie:ANNI '70 / MEMORIA, Torture in Italia Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Torture alla sbarra : accolta la richiesta di revisione del processo Triaca.

18 giugno 2013 11 commenti

Una giornata importantissima quella di oggi, dentro la Corte d’appello di Perugia.
Si è tornati a casa con un sorriso quasi incredulo e una grande vittoria in tasca, perché anche solo l’aver ottenuto la revisione di questo processo è una vittoria, enorme ottenuta grazie al gran lavoro di chi c’ha creduto dal primo momento,
e  quello degli avvocati Francesco Romeo e Claudio Giangiacomo

il waterboarding: tecnica in cui eccelleva Nicola Ciocia, alias Professor De Tormentis

Sto parlando (su queste pagine lo si fa da tempo) del processo nei confronti di Enrico Triaca, arrestato nel 1978 durante il sequestro Moro perché “tipografo” delle Brigate Rosse, e torturato dal professor De Tormentis, che da qualche tempo a questa parte ha iniziato a raccontare beffardamente le sue gesta in diverse occasioni, senza mai manifestare il suo nome.
Nome (Nicola Ciocia) che abbiamo svelato sui blog poco dopo l’uscita del libro di Nicola Rao, contente le soddisfatte malefatte di De Tormentis, che anche su quelle magine rimane senza nome.
Ex funzionario di polizia, poi avvocato del foro di Napoli, Nicola Ciocia è ormai alle strette, malgrado i 35 anni trascorsi da quando girava l’Italia come “mastro torturatore” e grande esperto della tecnica di tortura dell’acqua e sale (nota come waterboarding):
non sarà tra i tre testi ammessi e convocati per l’udienza del 15 ottobre prossimo (Nicola Rao, Salvatore Genova e Matteo Indice: qui info su di loro, oltre che in tutti i link a riguardo che trovate a fine articolo) proprio per la sua ambigua posizione, che probabilmente sarà convocato successivamente come testimone assistito, perché le dichiarazioni dei precedenti testi potrebbero risultare “indizianti”.

Ma vi lascio alle parole del dispositivo letto oggi in aula, con una grande gioia nel cuore

Corte d’appello di Perugia

Presidente Giancarlo Massei
Relatore Massimo Ricciarelli
Procuratore generale Massimo Cosucci

La Corte d’appello di Perugia,
letta l’istanza di revisione presentata nell’interesse di Triaca Enrico, valutati gli elementi di prova addotti, letta la lista dei testi depositata nelle more,
rilevato che in relazione alle fonti e ai temi di prova indicati si impone l’ammissione in qualità di testi di Nicola Rao, Salvatore Rino Genova e Matteo Indice, dovendosi invece formulare una riserva con riguardo alla posizione di Nicola Ciocia da rivalutarsi alla luce delle dichiarazioni che saranno rese dagli altri testi potendosi allo stato profilare elementi indizianti tali da determinare incompatibilità alla testimonianza richiesta.
Ritenuto inoltre di ammettere tutte le prove documentali prodotte, per questi motivi ammette le prove documentali prodotte e ammette altresì in qualità di testi Nicola Rao, Salvatore Rino Genova, Matteo Indice, con la riserva in ordine della posizione di Nicola Ciocia.
Dispone che la citazione dei testi avvenga a cura della difesa e rinvia la causa per l’audizione dei testi all’udienza del 15 ottobre 2013 ore 9 invitando le parti a comparire senza ulteriori avvisi.

Perugia 18 giugno 2013

– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

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