Archivio

Posts Tagged ‘abuso’

Una sentenza ricostruisce la tortura di Stato sui detenuti della lotta armata: era ora

19 gennaio 2014 2 commenti

Una sentenza coraggiosa, e mica siamo gente che ci piaccion le sentenze e i tribunali.
Ma va riconosciuto, cavolo se va riconosciuto, che il colleggio della corte di appello di Peruggia hanno scritto un pezzo di storia (che potete leggere interamente QUI) :
hanno avuto il buon gusto di leggere ed ascoltare, hanno avuto il coraggio di non tirarsi indietro e di scrivere un gran bel capitolo di verità, a cui in tanti abbiamo contribuito nel lavorare per tirare fuori il nome di Nicola Ciocia, torturatore di Stato che rischiava di esser ricordato come un uomo misterioso, dallo pseudonomico sadico, Professor De Tormentis.
Per ora non ho tempo di scrivere tutto quello che vorrei su questa sentenza, sul lavoro eccellente di Francesco Romeo, avvocato del Foro di Roma che ha aiutato Enrico Triaca a togliersi da dosso anche la condannia per calunnia per il suo coraggioso gesto di aver accusato immediatamente i suoi torturatori, trent’anni fa.
Vi lascio con un articolo di Davide Steccanela, avvocato penalista, amico che risiede nel cuore, e autore del libro “Gli anni della lotta armata”…
torneremo ancora su questo argomento,
è un po’ un vizio, non si fa altro da anni ed anni.

Enrico Triaca, torturato da Nicola Ciocia

Sotto l’articolo troverete una carrellata di link, poi questo blog ha un’intera categoria dedicata alla tortura di Stato di quegli anni, al waterboarding, ai manganelli infilati nelle vagine, ai peni bruciati con gli elettrodi: insomma, ci avevano raccontato per anni che la lotta armata era stata sconfitta dallo stato di diritto.
Ora è scritto su carta dagli stessi tribunali di questo Stato: la lotta armata è stata vinta, “con i ferri e con i vetri con i fili con il gas con gli strumenti più segreti” come cantava Fango…

Un assordante silenzio dei vari media (con ben rare eccezioni) sembra accompagnare l’avvenuto deposito delle motivazioni di una recente Sentenza di revisione della Corte di Appello di Perugia, la n. 1130/13 siglata dai Magistrati Ricciarelli, Venarucci e Falfari.

Si dirà che in fondo è un fatto vecchio che non fa più “notizia” posto che si trattava della condanna a suo tempo inflitta per calunnia ad Enrico Triaca, un oscuro “tipografo” romano arrestato il 15 maggio 1978 in occasione delle indagini sul sequestro Moro.

Costui aveva a suo tempo denunciato all’allora Giudice Istruttore di Roma, Gallucci, lo stesso Magistrato che nel 1979 attribuirà al veneto Toni Negri la diretta paternità della celebre telefonata fatta dal marchigiano Mario Moretti alla signora Moro, di avere subito pesanti torture nella notte tra il 17 ed il 18 maggio presso il Commissariato romano di Castro Pretorio, prima di rendere il proprio interrogatorio il   18 maggio. Per tali affermazioni Enrico Triaca fu puntualmente condannato per calunnia dal Tribunale di Roma il 7 novembre 1978 scontando interamente la propria pena.

Dopo 35 anni la Corte di Appello di Perugia ha accolto l’ istanza di revisione di Enrico Triaca “revocando”, per quel che ormai può servire, quella condanna per il semplice motivo che quanto a suo tempo dichiarato dall’imputato era vero. Si legge infatti nella sentenza che a seguito della diretta escussione di alcuni testi indicati dal richiedente, tra cui l’ex Commissario di polizia Salvatore Genova “all’epoca del sequestro Dozier chiamato a comporre con i colleghi Fioriolli e Di Gregorio un gruppo operativo di stanza a Verona guidato dall’allora vice-questore Umberto Improta e creato su ordine del prefetto De Francisci” è emerso “l’uso di pratiche particolari in danno di soggetti arrestati e volte a farli parlare da parte di un funzionario dell’UCIGOS che era conosciuto nell’ambiente con il soprannome di Prof. De Tormentis e che si avvaleva di un gruppo denominato i cinque dell’ave Maria”.

E ancora si legge che “sulla base di quanto i testi escussi avevano appreso dal diretto protagonista”, identificato nell’ex funzionario UCIGOS Nicola Ciocia, successivamente iscritto all’albo degli avvocati di Napoli, “può dirsi acclarato che lo stesso funzionario, conosciuto con ilnomignolo evocativo di Prof. De Tormentis (a quanto pare affibbiato dal Vice-Questore Improta) fu chiamato a sottoporre alla pratica del waterboarding anche Enrico Triaca, che del resto il 19 giugno aveva narrato di essere stato sottoposto ad un trattamento esattamente corrispondente a quel tipo di pratica speciale, a base di acqua e sale, con naso tappato”.

Insomma, a distanza di 35 anni, una sentenza resa “in nome del popolo italiano” attesta che in Italia si è fatto più volte uso della tortura da parte di alcuni funzionari di Stato per indurre alcuni arrestati a parlare, ed i nomi che si leggono sono pure altisonanti, visto che si parla di calibri qualiImprota, De Francisci, e persino di quell’Oscar Fioriolli, solo qualche annetto fa incaricato solennemente di dirigere la nuova scuola di addestramento della polizia di Stato, in risposta ai gravi fatti di Genova 2001.

Ricordo che all’epoca Leonardo Sciascia ed i radicali fecero di tutto per ottenere chiarimenti dall’allora Ministro Virginio Rognoni per sentirsi rispondere con aria sdegnata che lo Stato aveva sempre agito secondo legge e che anche il solo metterlo in dubbio suonava come un fiancheggiamento del terrorismo.
Che sia questo il motivo per il quale meno se ne parla di questa sentenza e meglio è?

(avvocato Davide Steccanella, autore del libro “Gli anni della lotta armata”)

Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

Annunci

Amburgo ci insegna una nuova parola: gefahrengebiet. Sarà sinonimo di Acab?

7 gennaio 2014 6 commenti

Ad Amburgo c’è il coprifuoco.
Ad Amburgo c’è una zona rossa circondata da plotoni.
Ad Amburgo ci sono migliaia di poliziotti in piazza e ogni foglia che si muove viene identificata e portata via.
Ad Amburgo son settimane che accadon cose … che nessuno sembra volerci raccontare.

Ad Amburgo c’è un vecchio teatro che dal 1989 è stato rinominato RoteFlora,
ad Amburgo c’è un bel gruppo di migranti e militanti che dopo i morti di Lampedusa ha deciso di non tornare a casa in silenzio,
ad Amburgo ora si ha a che fare con la legge marziale, almeno questo è quel che sembra a guardar un po’ di immagini distrattamente,
ad Amburgo c’è una zona detta “gefahrengebiet” che solo se provi ad attraversarla ti arrestano.
Lo possono fare, come se niente fosse: ti fermano perchè esisti, e lì non devi esistere. Punto.

Difficile fare un riassunto dei fatti, perché son tanti e si accavallano tra le ultime settimane di dicembre e questo inizio d’anno: dal tentativo di sgombero del Rote Flora, all’immediata criminalizzazione del movimento nato dopo l’eccidio (posso chiamarlo così) di Lampedusa che non ha mai potuto muovere un passo senza esser caricato violentemente, passando per l’ “evacuazione” dell’ Esso-Hauser, un complesso di vecchi edifici, che verranno demoliti a luglio, senza che i 70 abitanti possano proferir parola (per ora sono sistemati in alberghi e avranno assistenza statale per una casa alternativa a quella da dove son stati evacuati)… la notte di capodanno poi ( e questo è uno dei motivi per cui è stata dichiarata la gefahrengebiet) ci sarebbe stato un attacco degli Autonomen contro la Davidwache, il commissariato di polizia a St.Pauli, durante il quale sarebbero rimasti feriti due poliziotti. Peccato che uno stesso comunicato della polizia parla di scontri con gli Autonomen sarebbero avvenuti a diverse centinaia di metri dal commissariato.

Cazzo è?

insomma, Amburgo ribolle e lo Stato pensa bene di rispondere a tutto ciò con l’istaurazione di uno stato di guerra.

Nella zona che è stata dichiarata gefahrengebiet vivono migliaia di persone: possono recarsi a casa solamente a piedi, e una volta raggiunta non devono lasciarla, se non in orari prestabiliti.
Se sei un giornalista ti ritirano il tesserino e te lo distruggono , se sei un fotografo… peggio.
Il coprifuoco per migliaia di persone.
Per quanto? e poi dove ancora?
La gentrificazione avanza a mano armata, col grasso appena passato sugli anfibi.

In questo paese abbiamo ambasciate, consolati e molto altro battente bandiera tedesca.
Dovremmo pensare ad una gefahrengebiet:
Per loro!

ecco la zona rossa …

Le “cagne sciolte” fanno rosicare i fascisti: scusate se mi scompiscio!

30 novembre 2013 9 commenti

Eheheheh, mi vien da ridere a guardare questa scritta..
tu pensa ‘sti poracci. Me li sono immaginati mentre intingevano la pennellessa nella vernice nera, per le loro lettere geometriche e stantìe,
mentre preparavano la colla, mentre si dirigevano davanti all’istituto Fermi a Monte Mario per attacchinare ‘sto popò di mondezza.
Me li immaginavo ridendo…

stanno bene

niente può far rosicare più al mondo un microbo fascista, un maschio tutta celtica e niente neuroni,
di un gruppo di donne totalmente libere ed emancipate,
liberate e irriverenti, sfacciate e provocatorie. Devono aver rosicato proprio a partire dal midollo osseo flaccido che avranno in corpo,
se le saranno sognate la notte, senza nemmeno aver il coraggio di farcisi una pugnetta,
che anche per quelle bisogna esser capaci.
Poverini, 4 fascisti inutili che ci han fatto fare una sonora risata…

Le “cagne sciolte” giustamente ci fanno sapere che ” i fasci se li magnano”.
Se non facessero veramente schifo, sarebbe da farlo…qui basta scompisciarsi dalle risate me sa…

Leggi:
Caricate le “cagne sciolte ” al Quirinale
Il comunicato

« J’accuse : torture d’Etat », un video reportage sulle tortura ad Enrico Triaca

30 novembre 2013 Lascia un commento

Un video reportage interessante e toccante, quello che il giornalista Enrico Porsia (ex militante delle Brigate Rosse rifugiato in Francia) ha girato poche settimane fa per le strade di Roma, chiacchierando con Enrico Triaca, ex militante delle Brigate Rosse, torturato con varie tecniche (tra cui il waterboarding) dalla squadra di Nicola Ciocia, alias “professor De Tormentis“, uomini di Stato.
La denuncia delle torture di Stato, diretta e raccontata da uno dei tanti corpi caduti nell’ingranaggio più infame della guerra che lo Stato ha combatutto contro i rivoluzionari di una manciata di decenni fa.
Qui è difficile che se ne riesca a parlare: il 15 ottobre la condanna per calunnia che avevano dato ad Enrico Triaca nel momento in cui denunciò i suoi torturatori è stata annullata, a prova del fatto che la tortura c’è stata… ma nessuno ne ha parlato.
Dobbiamo andare oltre confine per veder proiettata un po’ di verità in spazi pubblici, per veder dibattito e ricerca di verità storica.
Qui l’oblio, o peggio: qui si denuncia anche chi va a salutare i proprio morti.
I 4 indagati per i funerali di Prospero Gallinari (leggi qui) ne son la ridicola prova

Terre Corse
Une saison de rencontres-débats
Terre Corse inaugure « Une saison de rencontres-débats » dans le nouvel Espace d’éducation populaire Albert Stefanini 11 rue César Campinchi (1er étage)
Jeudi 12 décembre 18 heures 30

« J’accuse : torture d’Etat » un video-reportage de Enrico Porsia

Enrico Triaca, ancien militant des brigades rouges dénonce des tortures pratiquées par des fonctionnaires de la police italienne. Ce témoignage « J’accuse : torture d’Etat » a été recueilli par le journaliste Enrico Porsia qui participera à un débat à l’issue de cette projection.

Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

Una lettera dalle Vallette racconta il carcere di oggi. Femminile.

27 novembre 2013 2 commenti

Purtroppo nulla di quel che ho letto in queste righe mi ha stupito.
Chi conosce il pianeta carcere, chi con lui ha la familiarità e l’odio del caso sa perfettamente che quel che raccontano queste righe è normale amministrazione, è il carcere di oggi, quello che azzitta e separa, quello dove non esiste lotta ed organizzazione,
quello dove l’abuso è tra i più squallidi e il controllo farmacologico pane quotidiano.

Carcere di Rebibbia…

Mi piacerebbe lo leggessero tutte coloro che si sono addannate per trovare delle scarpette rosse, due giorni fa.

Stralci di una lettera dalle Vallette.
04/11/2013

(…) Mi trovo tutt’oggi ancora ai Nuovi Giunti. Sono stata trasferita il 22 luglio. Io come altre detenute, siamo al livello di non ritorno dalla quasi pazzia. In teoria nei Nuovi Giunti puoi starci massimo 15 giorni.

Dopo svariati mesi da una petizione siamo riuscite a ottenere uno sgabello per cella, poter fare l’aria a uno stesso orario, e non come pecore da pascolo, o tappa-buchi quando le altre sezioni non scendono. Questo era un disagio non da poco. Una mattina alle 9, il giorno dopo alle 11 come veniva comodo a loro e quell’ora d’aria diventava una corsa per poter essere pronte all’improvviso. Questa situazione è da sempre insostenibile. Due ore d’aria e ventidue chiuse senza la possibilità di fare un’attività ricreativa. C’è una bellissima palestra inagibile. Abbiamo ottenuto di poter usufruire della doccia dalle 9 alle 11, orario in cui devi essere già pronta per la così sospirata ora d’aria. Alle 11 passa il vitto. Bene noi al nostro ritorno dall’aria alle 12 abbiamo nei piatti qualcosa di commestibile, di cui non si capisce la fattispecie, messa a giacere per un’ora fino al nostro ritorno in cella. Prima cosa non mi sembra molto corretto e igienico che io debba avere il vitto per un’ora dentro la cella senza neppur vedere cosa mi ci si mette dentro. Io personalmente ho un piccolo aiuto dall’esterno e vado avanti da più di tre mesi a yogurt e frutta. Ma chi non ha la possibilità di fare quel minimo di spesa si fa coraggio chiude gli occhi e butta giù. Le mie compagne mangiano degli alimenti con corpi estranei all’interno!
Poi c’è il lusso della doccia dalle 13 alle 15. Alle 15 bisogna essere pronte per l’aria. Quindi in una sezione dove ora siamo 25, ma spesso si è in 50, con 2 docce funzionanti e un lavabo bisogna fare coincidere tutto. Voglio puntualizzare che nelle celle non c’è proprio la predisposizione per l’acqua calda a differenza delle docce dove c’è un termostato per la temperatura a piacimento loro. Quello che potrebbe essere un piccolo ritaglio di relax diventa una vera e propria tortura per molte, direi quasi tutte. La temperatura priva di calore rende insostenibile il nostro livello di stabilità. Io personalmente faccio comunque la doccia seppur con la speranza che non mi si geli il cervello. Ma le mie compagne sono tutte comunque di un’età sulla cinquantina anche oltre puoi capire il loro disagio e impossibilità di lavarsi dignitosamente: si prendono a secchiate a vicenda prendendo l’acqua dal lavabo della doccia che è per lo meno tiepida. Potrebbero chiamarsi problematiche sorvolabili invece queste condizioni imposte rendono la nostra permanenza e sopravvivenza insostenibili a un minimo tenore dignitoso. Ho deciso di scrivere questa parte di lettera di sfogo perché vedo crollare la stabilità delle compagne sotto ai miei occhi! E mi sto quasi sentendo impotente a poter solo tendergli la mano.

Ci sono detenute che andrebbero spostate in centri che possano aiutarle e non essere imbottite di terapia per non disturbare la quiete delle lavoranti “agenti-assistenti” con il continuo urlo straziante per il loro malessere psicologico con “invalidità al 100% neurologica”. Sono già state in diverse strutture OPG ma ora giacciono qui nei Nuovi Giunti. Io non mi permetto di chiudere la bocca a nessuno. Così per non sentire queste urla assordanti ho praticamente un  trapianto di cuffie alle orecchie.
Ho preso realmente coscienza che bisogna fare uscire al di fuori da queste mura la realtà vera, cruda delle carceri italiane. Perché lottando sole facciamo solo numero. Così da questa sera a un mese ognuna di noi farà da passaparola per fare girare la voce nelle carceri italiane. Il 4|12 alle ore 16 faremo una battitura. Nel giro di un mese credo che il passaparola sarà arrivato in tutte le carcere e chi ha la possibilità di mandarci giornalisti al di fuori di queste strutture da degrado, aiuterà a fare uscire oltre queste infinite sbarre il nostro grido di aiuto. Se una persona lotta da sola, resta solo un sogno, quando si lotta assieme la realtà cambia. Qualcuno dovrà pure darci ascolto!
Siamo ancora prive di un contatto con il mondo esterno, prive di tv che potrebbe aiutare a distogliere la mente dai nostri pensieri. La posta potrebbe essere un po’ di zucchero per i nostri cuori ma anche lì abbiamo il lusso che ci venga consegnata “dal martedì al venerdì”, forse non avendo contatti con il mondo esterno non siamo a conoscenza che le poste italiane ora lavorano solo quei giorni. Ma non credo sia così. Dopo un mese dal mio trasferimento a questo penitenziario nuova disposizione: tutta la posta deve essere registrata al computer “quando ne hanno tempo”. Altrimenti come oggi seppur lunedì la posta vista da altre detenute non c’è stata consegnata. In prima sezione hanno fatto la battitura, noi nuovi giunti all’aria ci mettiamo sul piede di guerra: minacciamo di non risalire dall’aria. Così per azzittirci la nostra dignitosa ispettrice ci viene a dire che stanno registrando la posta. A chiacchiere: niente posta. Io personalmente una raccomandata l’ho firmata dopo 9 giorni dal suo arrivo!

Non veniamo rifornite di niente: generi di prima necessità per l’igiene persona e quant’altro. Solo al nostro arrivo un rotolo di carta igienica, due piatti e due posate di plastica, uno spazzolino e un dentifricio con saponetta. Poi dopo aver dormito senza lenzuola coperte e cuscino se sei fortunato entro un paio di giorni dal tuo arrivo puoi ottenerle e poi niente più. E, mi ripeto, chi non ha un piccolo aiuto dall’esterno economico è privo di tutto. Non viene rifornito neppure dalla carta igienica. Ma per fortuna c’è la domenica di mezzo. Ci viene data gentilmente in regalo Famiglia Cristiana e molti giornali. E molte hanno trovato rimedio a scopo carta.
Scrivo terra-terra sdrammatizzando ma siamo nel tunnel degli orrori. Prendendo atto di ciò che è accaduto il 31 ottobre ora do il libero sfogo. Abbiamo sollecitato più volte le assistenti di sezione di tenere sotto osservazione una nostra compagna da giorni in uno stato confusionale e, preoccupate per questa visibile instabilità, abbiamo solo richiesto che venisse applicato il loro ruolo: controllarci. Bene se questo fosse stato fatto con i tempi giusti oggi non ci si troverebbe in questa condizione. Bene siamo scese all’aria alle 15  e al nostro ritorno dopo più di un’ora che eravamo rientrate notiamo un’allarmante via vai di assistenti nella cella di questa nostra compagna. L’hanno trovata priva di sensi con entrambe le braccia tagliate da ferite importanti tanto da procurarsi la sutura di 19 punti al braccio sinistro e 24 al quella destro. Ovviamente mentre era in infermeria viene fatto il cambio cella per essere poi piantonata. “Ovviamente”. Tutto ciò poteva essere evitato ascoltando le sue ragioni. Non volevano consegnarle la spesa della sua concellina uscita liberamente, che aveva fatto tanto di domandina per lasciare la sua spesa a lei. Domandina vista da vari assistenti e poi credo cestinata. Questa è stata la goccia che ha interrotto quel filo sottile della sua stabilità già offuscata. Anche qui sarebbe bastato ascoltare e controllare prima che succedesse l’accaduto.
Malgrado piantonata, la stessa notte per la seconda volta ci è andata troppo vicina: si stava soffocando con la sua maglia, e per ritardare l’accesso alla sua cella di piantonamento ha tirato su la branda facendola incastrare nelle sbarre del blindo. Allora tiriamo fuori la realtà, la verità. Non credo che bisogna aspettare che uno sia sottoterra. Questo va ben oltre. Ieri è andata bene, se così si può dire, facciamo qualcosa. Aiutateci. Aiutiamo queste donne, figlie, madri.

Per finire in bellezza la stessa notte una compagna si sente male. Soffre di gastrite nervosa. Mi dirai che non è una patologia così allarmante, sì se solo non soffrisse di problemi cardiocircolatori. Ha già avuto un arresto cardiaco provocato da questi attacchi. Continuano a farle flebo e punture di “Contramal” per alleviare il suo dolore. Ma in sostanza con i problemi che ha aggrava solo le sue condizioni. Portandola tra le mie braccia di peso sino in infermeria è passata più di  un’ora e mezza per fare intervenire la guardia medica.
Bene. Io sono allibita da tutto ciò. Ma non smetterò di combattere per me e le mie compagne, il nostro grido di dolore è assordante ma non ci sente nessuno. La guardasigilli Cancellieri si sta muovendo per noi? Per la popolazione carceraria? Ma deve aiutare noi tutte, detenute dal degrado.
Un grido di aiuto e un affettuoso saluto le detenute seconda sezione Nuovi Giunti.

M.
Seguono le firme di 22 detenute

Il comunicato delle Cagne Sciolte dopo l’aggressione subita ieri dalla polizia

26 novembre 2013 2 commenti

Da poco online il comunicato delle Cagne Sciolte dopo la giornata di ieri, il cui racconto trovate QUI.
La pagina di Stefano con le foto di ieri: Qui
Dispiace, molto, non esser stata con voi.
Alla prossima compagne!

Ieri #25N le CagneSciolte hanno partecipato ad un momento cittadino per protestare contro l’incontro tra Napolitano e Putin al Quirinale. Le forze dell’ordine hanno immediatamente deciso di reprimere la piazza con botte e cariche.

Non ci stupisce questa risposta alla nostra presenza sotto quel palazzo perchè ha chiarito ulteriormente la falsa retorica del 25 Novembre con le istituzioni che rispondo alla violenza sulle donne solo con politiche securitarie.

Siamo ben consapevoli invece che il problema principale è il potere e il suo abuso. E quale esempio migliore di chi stupra nelle caserme, nei C.I.E. e nelle carceri?

I governi parlano di sicurezza e difesa delle donne, ma la giornata di oggi dimostra che ci vogliono solo disciplinate e in silenzio!
Questa giornata è stato il nostro modo per esprimere la nostra rabbia e la nostra audetereminazione.

“Come cagnesciolte siamo una minaccia per le strutture sociali che tengono le donne schiave e i valori che giustificano il mantenimento delle donne al proprio posto”

Noi lo striscione non lo lasciamo!

La più pulita c’ha la rogna
CagneSciolte

La tortura è di Stato, rompiamo il silenzio: il video

3 ottobre 2013 1 commento

Un video per lanciare una campagna nazionale contro la Repressione a cura del Comitato La tortura è di Stato: Rompiamo il Silenzio
all’interno del video la testimonianza di Enrico Triaca, “tipografo” delle Brigate Rosse torturato dai Cinque dell’Ave Maria di DeTormentis (nient’altro che il funzionario di polizia Nicola Ciocia),  le interviste a Paolo Persichetti e all’avvocato Francesco Romeo.

Questo anche per ricordare l’importanza dell’ottenimento della revisione del processo Triaca, che fu condannato per calunnia quando denunciò i suoi aguzzini, che si svolgerà nel Tribunale di Perugia il 15 ottobre prossimo.
Una battaglia già vinta quella dell’ottenimento della revisione, molto raro nei nostri tribunali, che ci permetterà di ristabilire la verità sulla tortura di Stato a partire dalla vicenda Triaca. Sperando di ottenere anche Nicola Ciocia… lo vogliamo proprio lì, davanti ai nostri occhi e a quelli di Enrico.

Qui l’appello e come aderire: LEGGI
Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

Categorie:ANNI '70 / MEMORIA, L'Italia e il movimento, Lotta Armata, Torture in Italia Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: