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Posts Tagged ‘Trullo’

Una “mezza piotta” piantata nel cuore

3 dicembre 2015 3 commenti

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Foto di Valentina Perniciaro _ Largo La Loggia 2013_ Le mani di “mezzapiotta”

Questo 2015 di separazioni si conclude con un addio particolare.
Che non riesco a tener per me, che voglio condividere con tutti voi.

Perché per tutta la mia vita, per tutti i miei 33 anni, le rughe di mezza piotta ci son state, ci son state le sue pernacchie, le sue imprecazioni, qualche rara risata, diverse belle chiacchierate in tante età diverse.

Di te mia  madre mi raccontava leggende, insegnandomi a non aver paura.
Non aver paura di un uomo sempre solo, seduto sull’angolo di mondo che aveva scelto come casa, con la sua vespa piena di cose, col suo giaccone carico, con le sue rughe di saggezza suburbana.
Per anni ti ho osservato attentamente, senza mai rivolgerti la parola.
Ma ricordo bene il giorno che dissi a mia madre “aspetta un attimo, stai tranquilla che non attraverso”. RIcordo il suo viso al mio “ciao, ti chiami Mezza Piotta vero?”
“Prima me la devi da’ poi te risponno”!

50_LIRE_MINNI_verso50 lire, eri famoso per la tua tasca sempre piena di 50 lire. Se te ne davano 100 proponevi sempre la tua parte di resto: un signore dell’asfalto.
Uno che malgrado tutto non sembrava aver bisogno mai di niente.
Con il passaggio dell’euro cazzaravi che avevi svoltato: ‘sta mezza piotta erano diventati 50€ nel giro di una notte. Mica male.

Ora non ci sei più,
la scorsa settimana ci siam fatti l’ultima chiacchierata.
Quando ho girato le spalle e son salita in motorino, quando mi hai salutato, ho sentito quel calore che solo il pensiero “tu ancora ci sei” può trasmettere. Vedi, me lo sentivo che dovevamo farci due chiacchiere quella mattina, la prima di freddo vero.

Anche tu voli via in questo 2015, senza far rumore come hai provato a far per tutta la vita, pernacchie a parte.

CIAO MEZZA PIOTTA, mi ti immagino che vai sulla tua vespa su una montagna di monetine da 50lire.

(chi volesse salutarlo, i suoi funerali saranno sabato 5 dicembrealle 14 alla chiesa di Via dei Colli Portuensi -Nostra Signora di Coromoto-)

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Baruda sotto sfratto: storia di una truffa

12 maggio 2015 26 commenti

Provo a raccontarvi una storia ma non so nemmeno da dove partire tanto è surreale.

Di case e di doppi contratti
Dal 2010 viviamo in una casa di periferia nel quartiere del Trullo, dove paghiamo regolarmente 930 euro al mese di affitto (eravamo partiti da 870, ma poi sapete, con gli aggiornamenti Istat…) ad una signora che non abbiamo mai conosciuto né sentito al telefono, avendo a che fare da sempre con suo figlio.

A che fare poi è un modo di dire perché questo signore si è immediatamente comportato da farabutto, dal giorno dopo il nostro trasloco quando entrò in casa, dove mi trovavo sola con un neonato, pretendendo in contanti una caparra di due mesi e l’affitto del mese in corso. Rifiutava il mio assegno urlando che senza contanti non sarebbe uscito.

Tanto nervosismo era dovuto al fatto che nei giorni precedenti si era presentato con due contratti: uno con sopra indicato l’ammontare del canone reale e l’altro fittizio, con un canone pari alla metà di quello effettivo che il nostro bravo padrone di casa avrebbe dichiarato alla agenzia delle entrate. Insomma voleva evadere le tasse, per questo tanta insistenza sui pagamenti cash. Potevamo fregarlo subito, accettando quella losca proposta per poi attenerci al canone registrato. Un tipo così andrebbe “purgato” con i suoi stessi strumenti, ma non volevamo storie, litigi, appena entrati in un nuovo appartamento. Cercavamo tranquillità con Nilo appena nato e d’altronde non potevamo permettercelo, il mio compagno aveva da poco ottenuto la semilibertà ( che era già di per sé una guerriglia quotidiana), quel contratto sarebbe stato consegnato poco dopo al carcere di Rebibbia: tutto doveva essere più che regolare.

Comunque lui continuava ad urlare che senza contanti non sarebbe mai uscito.
Lo fece rapidamente invece, una volta arrivata una pattuglia della polizia da me chiamata in extremis. Ero sola, il mio compagno era al lavoro e non poteva spostarsi perché il regime di semilibertà a cui era sottoposto glielo impediva, così mi ero chiusa nel bagno con Nilo e avevo chiamato il 113 senza saper bene come fare ad uscire da quella situazione, visto che avevo faticosamente concluso un trasloco da una manciata di ore in una casa dove speravo di viver tranquilla qualche anno.

Uscì quindi con il mio assegno in mano, redarguito dalla pattuglia di turno. In effetti quel signore, seppur di fatto gestore reale di quel contratto di locazione intestato alla madre, non aveva alcun titolo legale per essere lì, tanto più con quegli atteggiamenti prepotenti.
Non feci nulla per mandare avanti quella cosa, non andai a firmare nessun verbale, sapete bene cosa penso dei sistemi e apparati penal-giudiziari. Per me era già enorme aver chiesto il soccorso di una volante.

Undici mesi di ricovero

E così son passati anni in modo relativamente liscio (sorvolando che è una casa che cade a pezzi, priva della minima manutenzione da sempre, dove ci siamo dovuti arrangiare senza mai poterci interfacciare con il proprietario).
Un figlio cresciuto, uno in arrivo… poi tutta una serie di patatrac hanno cambiato la nostra esistenza per molto tempo.
Il mio secondo figlio a poche settimane dalla nascita (già prematura e con 40 giorni di ricovero iniziale) e a pochi giorni dal rientro a casa ha una SIDS: una morte in culla, ripresa per i capelli. Un bimbo strappato alla morte con una lunga corsa, un tempo senza ossigeno che ha lasciato una paralisi celebrale, una tetraparesi spastica, un’insufficienza respiratoria cronica.
Il mio bambino è nato il 15 agosto 2013 ma ha visto casa il 21 maggio dell’anno successivo.
Undici mesi di ospedale di cui 5 di terapia intensiva. Mesi duri, mesi di totale isolamento all’interno di un reparto di ospedale posizionato sul litorale laziale a chilomentri da tutto. Un’intera famiglia alloggiata per mesi a Casa Ronald, struttura di accoglienza collocata all’interno della struttura ospedaliera pediatrica Bambino Gesù di Palidoro. Chi l’ha vista mai casa in quel periodo!
Però, regolarmente, ogni mese, partiva il nostro vaglia a quella vecchia signora mai vista: 930,72 euro (più spese condominiali) venivano spediti senza esser mai tornati indietro, regolarmente accettati dal destinatario.
Insomma, nel dramma, la sola cosa che sembrava non crearci alcuna preoccupazione era la casa.
Quella casa ormai anche un po’ dimenticata e tanto desiderata.

Finalmente si torna a casa
Una tracheostomia, una gastrostomia, un grande punto interrogativo su ogni cosa, un’assistenza infermieristica domestica di 8 ore al giorno, qualche Tir di materiale di uso quotidiano per medicazioni, terapie, riabilitazione, bombole d’ossigeno, aspiratori, ambu, ossipulsimetri, tubi e sistemi di ventilazione, pompe d’alimentazione, scatoloni di siringhe, latte, pannolini, fascette, metalline e quant’altro. Una schiera di terapisti, medici, disfagisti, broncopneumologi, rianimatori. Quella casa lasciata di corsa il mattino del 4 ottobre 2013 era diventata un’altra cosa: una dependance ospedaliera, un piccolo reparto avanzato di riabilitazione con un continuo via vai di medici, infermieri e terapisti diventati una famiglia.
Per permettere la domiciliazione di Sirio dall’ospedale, l’appartamento andava adeguato alle norme di sicurezza più recenti previste dalla legge: cosa che ovviamente non era perché il nostro caro padrone di casa non si era mai curato di fare alcunché, fedele al suo unico motto: “vojo solo li sordi, subito!”. Impianto elettrico antidiluviano senza scatole di derivazione, ponticelli e allacci alla “porkiddio” (gli elettricisti romani capiranno), prese e interruttori scoperti, valvola salvavita e scarico a terra assenti. Ottengo il telelavoro giustificato dalla gravità della mia situazione familiare ma dopo un sopralluogo anche i tecnici della mia azienda segnalano l’urgenza di alcuni interventi.
Provvediamo da soli anticipando le spese che dopo raccomandata sottraiamo dai canoni dei mesi successivi, in alcuni casi paghiamo di tasca nostra la manodopera addebitando al padrone di casa solo i materiali.
Eravamo finalmente a casa, precari, sventrati, cercando di abituarci a tutto questo via vai costante di camici e specialisti dentro anche il nostro letto. Nel frattempo a mia madre viene diagnosticato un brutto tumore, tempo nemmeno un mese che si ricomincia con ospedali diversi ma sempre ospedali, medici, chirurghi, oncologi…
Sirio con le sue infermiere a casa, noi di nuovo a far le trottole per sfanculare la morte.

Arriviamo ad ottobre, poco prima dell’ennesimo ricovero di Sirio in neuroriabilitazione pediatrica (e anche di un nuovo arresto cardiaco avvenuto poi il 15 dicembre per una bruttissima polmonite), il citofono che suona, io che non chiedo nemmeno più chi è (sono almeno 3 citofonate a mattinata per mio figlio quando non ci son visite mediche specialistiche) e aspetto davanti alla porta. Era il postino … – “Aho mica me porterai una multa”.
– “Me sa che so rogne peggiori, altro che multa”.
Silenzio. Doppia busta in mano. Parole che devo andare a cercare su Google prima di riuscire a capir bene.
“precetto di rilascio”… ma che è?

“ – No, disse la Regina. – Prima la sentenza, poi il processo”
Avevo in mano una condanna già esecutiva a mio nome. E l’udienza? Il processo? Va bé che siamo nel Paese di “Mani pulite”, ma insomma prima di esser condannati ci vorrà pure una farsa di processo, oppure no?
Leggo che la vecchia signora a cui pagavamo l’affitto era morta nel gennaio 2014 e quel brutto ceffo del figlio, che nel frattempo era subentrato come unico erede, e di cui ora posso fare il nome, Claudio Perali, mi aveva portato in giudizio per morosità. Così ero stata condannata a pagare i canoni di locazione dalla morte della madre fino alla sentenza di settembre e tutti gli eventuali canoni successivi. Peccato che in quel momento avevo pure pagato ottobre.

Chiede il rimborso anche per i lavori di sostituzione di questa ferraglia arrugginita…. eccon in che condizioni erano bagno e cucina…

Migliaia di euro con tanto di interessi sulle somme da mesi in tasca al nuovo padrone di casa, il quale senza ritegno chiedeva pure il rimborso dei lavori realizzati, addirittura altre somme relative all’integrazione Istat annuale, imposte di registro e, ovviamente, le spese processuali, con ingiunzione finale di lasciare l’appartamento entro dieci giorni.
Guardo meglio e scopro che l’udienza si era tenuta in settembre, in quella sede il giudice Roberta Nardone (VI civile, con sentenza del 9.9.2014) vista la mia assenza aveva accolto la versione del nuovo proprietario che, con i vaglia ben nascosti nelle mutande, aveva testimoniato il falso dichiarando la persistente morosità delle sottoscritta.

Chiamo il mio avvocato che mi spiega di controllare se c’era stata una notifica da qualche parte. A casa non abbiamo trovato nulla ma nella carte del processo risultava notificato l’avviso d’udienza.
Morale: sono diventata colpevole per non aver risposto alla citazione, di cui non sapevo nulla.
– “Vabbè, è andata così, ma è solo il primo round”. Penso un po’ ingenuamente. Ero convinta che il sistema giudiziario avesse sempre tre gradi di giudizio. Non c’è condanna senza appello. E invece no! Il rito locatizio è speciale. Una volta pronunciata la decisione, salvo difetti di notifica, non si può tornare sui fatti. L’avvocato mi spiega che si può fare un solo tentativo, si chiama “opposizione tardiva”. In sostanza si chiede di riaprire il giudizio motivando le ragioni della mancata risposta alla citazione. Devo spiegare perché a settembre non mi sono presentata all’udienza.

La costruzione di un falso
Ma come si fa a diventare morosi pagando regolarmente affitto e condominio, addirittura con somme superiori a quelle dovute per legge?
Bella domanda! Basta pagare regolarmente e diventi colpevole…

Gli assegni per cui son stata condannata. Ecco la

Gli assegni per cui son stata condannata. Ecco la “persistente morosità”

E’ chiaro che si è trattato di una truffa congegnata a tavolino. Morta la madre nel gennaio 2014, Perali di regola avrebbe dovuto avvertirci rapidamente del lutto, annunciandoci che sarebbe subentrato nel contratto e notificandoci le sue eventuali intenzioni. Non lo ha fatto. Nessuna telefonata, nessun messaggio, nessun mezzo rapido di comunicazione. Eppure, a quel punto, visto che legalmente era divenuto il titolare del contratto, era nell’obbligo di comunicare con tutti i mezzi possibili quanto avvenuto. Si è ben guardato dal farlo.

Nel frattempo ritirava i vaglia postali degli affitti intestati alla madre senza incassarli. Avrebbe potuto incassarli appena aperta le successione nel marzo successivo (l’atto è nelle carte del processo), ma ovviamente si è ben guardato. Se li avesse subito rinviati indietro avremmo immediatamente saputo che c’era un problema e ci saremmo attivati (i vaglia rifiutati o in giacenza tornano indietro nel giro di 30 giorni). Come poi è accaduto a partire da settembre 2015, quando incassata la sentenza Perali ha cominciato a non accettare più i vaglia. Che strano, no?
Ma era proprio quello che Perali non voleva accadesse.
Nelle carte della citazione leggiamo che in maggio, ben cinque mesi dopo la morte della madre, quando eravamo ancora in ospedale occupatissimi nella procedure di domiciliazione di Sirio prima della sua dimissione, ci avrebbe inviato una raccomandata. Non c’eravamo, l’avviso di giacenza non l’abbiamo mai trovato (va detto anche che il postino dell’epoca – non quello che in ottobre ci ha portato il precetto – è stato allontanato per problemi nella consegna della posta).
Sulla base di questo mancato ritiro di una presunta raccomandata, Perali ha motivato la citazione per morosità. Non ha mai inviato una seconda raccomandata, o lettera semplice, non ha telefonato, inviato SMS, non ha chiamato l’amministratore. Silenzio assoluto.
E’ evidente che tutto nasce da un problema di comunicazione da parte sua, non di morosità nostra. I pagamenti c’erano e lui poteva tranquillamente incassare le somme.
C’è da aggiungere altro? La domanda semmai è come un giudice possa aver avallato una truffetta del genere, facendosi prendere per il culo da un tizio con oltre 10 mila euro di assegni imbertati nelle mutande che si lamenta senza uno straccio di prova dei suoi inquilini. Persino il gatto e la volpe facevano truffe più sofisticate.
Risultato: un titolo esecutivo di pagamento di oltre 12 mila euro a cui si devono aggiungere gli oltre 10 mila euro che aveva già nascosti nelle mutande. Obbiettivo della truffa, arraffare oltre 20 mila euro!

Il giudice che si sentiva medico
A gennaio 2015 ci siamo presentati davanti al nuovo giudice con la cartella clinica di Sirio, molto più alta di me, e quella di mia madre, aperta proprio la settimana dopo il nostro ritorno a casa.  Per dimostrare l’eccezionalità della situazione e soprattutto che sarebbe stato nel nostro più totale interesse presenziare all’udienza, se solo l’avessimo saputo, visto che eravamo regolari pagatori ed avevamo sempre rispettato il contratto d’affitto, abbiamo allegato anche la copia di tutti i pagamenti dei canoni mensili effettuati da gennaio 2014, nonché le malefatte del padrone di casa scoperte nel frattempo. E si perché la “morosa”, in realtà, era creditrice rispetto al padrone di casa di maggiori somme versate da 5 anni per quote condominiali relative ad un box auto ed una cantina non incluse nel contratto, e di cui non avevamo alcuna disponibilità, oltre ad un calcolo in eccesso delle integrazioni Istat. Era Perali a dovermi dei soldi, non io.
Dopo qualche giorno da quell’udienza surreale, in una stanza con due scrivanie dove contemporaneamente si svolgeva una seconda causa e le parti si toccavano gomito a gomito, urlando fino quasi a venire alla mani, arrivarono le parole del giudice Ranieri, che no, non ha mai pensato fosse il caso riportarmi in giudizio, permettendo di correggere una decisione palesemente sbagliata, non fondata sull’accertamento documentato dei fatti ma sulle dichiarazioni mendaci di una parte.
Pur di lasciare le cose come stavano e non mettere mano all’intangibilità del giudicato, il magistrato è stato capace di riscrivere la diagnosi clinica di Sirio. Ecco le sue parole:

“Ed invero le pur comprensibili ragioni di gravissima difficoltà in cui la Perniciaro ha vissuto a partire da agosto 2013 con la nascita del figlio prematuro e poi con la sopraggiunta malattia della madre non sono tali, per quanto esposto da parte ricorrente, per giungere all’emissione dell’invocato provvedimento”.

Dunque Sirio sarebbe stato un semplice prematuro, un bimbo frettoloso e basta, non un bambino che il 4 ottobre 2014 è morto, tornato vivo grazie all’ostinazione di chi non lo ha lasciato sul letto in preda alla disperazione ma lo ha ventilato e portato di corsa in ospedale dove dei rianimatori bravissimi lo hanno riportato in vita, che ha traversato settimane di coma, mesi di terapia intensiva e una lunga riabilitazione ospedaliera.
Il giudice  Francesco Ranieri (VI civile) neanche la sospensiva ci ha concesso, né sul rilascio dell’immobile né sul pagamento delle pretese del Perali, che i canoni li aveva in tasca, bastava andasse alla posta per incassarli. Non gli era dovuto altro, anzi lui doveva a noi.

Ha rinviato l’udienza a giugno 2016 auspicando un “eventuale accordo conciliativo medio tempore raggiunto”, punto.

I 10 assegni che magicamente riappaiono
Dopo questa salomonica decisione è iniziata una transazione tra avvocati. Perali, ricondotto a più miti consigli, ha rimandato indietro gli assegni trattenuti per mesi, permettendoci di reincassarli. A quel punto abbiamo nuovamente corrisposto le somme dei canoni, sottraendo una parte delle somme maggiori (Istat) che avevamo versato nel frattempo, nemmeno tutte quelle che ci spettavano, proprio per facilitare un accordo e chiudere questa storia. Ma più dell’onor potè la bramosia di denaro e Perali, in forza del titolo esecutivo, sul quale di volta in volta aggiunge somme nuove, ha rifiutato.

Il pignoramento dello stipendio e lo sfratto
Ho scoperto così che il titolo esecutivo è una sorta di moderna riduzione in schiavitù: quando un giudice lo concede ad una parte questa può esigere a suo piacimento somme immotivate, ottenendo il pignoramento. Poi, in un secondo momento, anche molto lontano, il pignorato-schiavizzato può chiedere che finalmente una figura terza, il giudice, valuti il fondamento delle pretese dello schiavista-pignoratore.

Arriviamo così al pignoramento integrale del mio stipendio di aprile più il ritiro del quinto delle successive mensilità, fino alla somma di 5400 euro, estorta a titolo cautelativo per un precetto di circa 3700 euro, pari alle spese di giustizia, l’onorario del legale di Perali, più altre somme ingiustificate, il tutto per aver sempre regolarmente pagato l’affitto.
Notate bene, non pago della pretesa dei 3700 euro ne ha prenotati altri 1700. Non c’è male.
Udienza fissata per il prossimo 10 giugno 2015, presso il tribunale civile di Roma.
Il 3 giugno, invece, si presenterà alla nostra porta un ufficiale giudiziario accompagnato da un fabbro, per il rilascio dell’appartamento.

Home Sweet Home
Batte un bel sole su questo terrazzo, che ancora per molto mi ospiterà visti i guai in cui mi ha cacciato il padrone di casa.
Il 3 giugno si presenteranno alla nostra porta, alle 8 di mattina,
Vi aspetto quindi per una festosa colazione antisfratto.

In ricordo di Laura, la rossa. Un’idea NON muore

6 marzo 2015 1 commento

Quante volte t’avrò chiesto come eri finita al Trullo, dalla lontana Milano.
Una che da Milano aveva deciso di venire dove son nata io, è la prima cosa che mi ha attratto di te dopo i tuoi ricci rossi.
E sei sempre stata più del Trullo di me.
Questo nostro quartiere non può che salutarti quindi, con rumore e con sorrisi, con un bicchiere di vino tra i tuoi lotti,
tra i tuoi compagni, nei vicoli del tuo quartiere..
quello che hai contribuito a cambiare, a colorare, a riempire di alte e piccole zone libere di fermento culturale e politico.

Questo quartiere non può non salutarti e io non ci sarò.
Per una volta che sono io a partire eh Laure’… una volta che faccio un cazzo di biglietto aereo io e guarda che me perdo:
Un brindisi dove sono nata per una compagna che porterò sempre dentro..
non potrò esserci e mi piange il cuore, non potrò esserci e quel giorno sarà malinconia.
Brinderò per te qualche centinaia di chilometri più a sud, brinderò con te…
A PUGNO CHIUSO e con la tua risata a risuonar davanti al mare.

Leggi: La Rossa non c’è più

CIAO ROSSA UN”IDEA NON MUORE

Un turbine di passione passato con un soffio….
E’ troppo presto per trovare le parole giuste per ricordarti, Laura, la Rossa, compagna, amica.
Hai attraversato le nostre vite  con la tua grande determinazione, la tua capacità di stare in più percorsi di lotta. Il tuo amore per l’arte e la contagiosa voglia di fare che ti ha distinto.
Nella borgata del Trullo ,con le sue contraddizioni di periferia romana, sei diventata un riferimento, come nella solidarietà internazionale.
Il tuo legame principale nelle lotte collettive sono sempre state le donne: le proletarie romane, le donne Palestinesi ,le compagne in difesa dei consultori.
Ci hai insegnato la passione e la leggerezza nelle lotte in tutte le parti d’Italia. Ti ricordiamo nelle notti ai picchetti contro l’elettrosmog, nelle giornate di Genova che avevi segnate sulla  pelle, nel tuo impegno antifascista.
La tua passione ci ha travolto; in mille discussioni, in mille risate;
la tua passione ci darà la forza di continuare il cammino per un mondo diverso e migliore. 

Sabato 14 marzo dalle ore 16 si svolgerà la cerimonia di saluto della nostra cara e amata Laura presso il cortile dell’ottavo lotto via del trullo 237.

Un momento per ricordarla con gioia ed affetto

A Nando Biccheri, compagno nostro!

18 febbraio 2010 Lascia un commento

CIAO PRESIDENTE,CIAO NANDO

Vogliamo ricordare un compagno ,un compagno che molti hanno conosciuto e che con molti ha percorso le strade per la giustizia sociale e la trasformazione del mondo in un luogo di uguaglianza.
Un compagno che difficilmente interveniva nelle assemblee pubbliche ma che non si risparmiava di dirti quello che pensava ,faccia a faccia anche in modo duro e perentorio. Un compagno semplice che noi giovani abbiamo imparato a chiamare Presidente. Era un compagno autorevole,che faceva pesare quello che diceva e pensava, un compagno grande,un 68ttino,un 77ino,un autonomo, un antinuclearista, un ocupante dei centri sociali,uno dei 500.000 di Genova 2001,un compagno che al momento giusto sapeva stare con i giovani,indirizzarli ,spronarli e calmarli ”calma e gesso”,formarli ma mai sovradeterminarli.

NANDO BICCHERI era il Presidente ,il compagno di cui gli aspetti politici non si disgiungono mai da quelli personali,è difficile ricordare gli uni senza mischiarli agli altri.

Un compagno sempre attento agli altri,era il primo a parlare con i nuovi arrivati, a confrontarsi con i proletari nelle piazze. Nando Biccheri ci ha insegnato tante cose negli anni in cui ci siamo frequentati. Ci ha insegnato ad usare il cervello in modo autonomo,forse troppo,”ognuno deve essere un partito comunista nella propria testa”. Ci ha insegnato la responsabilità verso le lotte che si affrontano, l’abbiamo conosciuto quando nel 1984 con il COMITATO PROLETARIO TRULLO manteneva l’ultimo comitato di AUTORIDUZIONE delle bollette ENEL contro il nucleare, con decine di famiglie proletarie che NANDO insieme ai pochi compagni e compagne del comitato non ha lasciato con gli staccatori dietro la porta ma ha chiuso l’intervento dopo aver conquistato un accordo vantaggioso con i proletari. Anche questo suo buon senso travestito da caparbietà ha permesso ai compagni futuri di poter girare a testa alta nel quartiere proletario dove NANDO aveva lavorato politicamente e umanamente.
NANDO BICCHERI in quel comitato ha saputo aspettare con pazienza che una nuova generazione,dopo la grande repressione del movimento, si riaffacciasse con l’esigenza del cambiamento,ed insieme a loro si è impegnato per ricostruire un nuovo protagonismo,con l’attenzione di non farci ripetere gli errori del passato ma con la fiducia incondizionata nella vitalità dei giovani,nell’ incessante necessità del cambiamento e nell’ineluttabilità della trasformazione del presente manifestata e costruita dai movimenti sociali.

Ci ha insegnato a “contare sulle nostre forze” perché dopo il corteo cittadino nel territorio ci sono solo i compagni del territorio, e insieme a lui una nuova generazione di compagni del Trullo ha occupato un Centro Sociale . Nei giorni dell’occupazione di Ricomincio dal Faro ci ha insegnato la forza dell’autorganizzazione, cosa vuol dire fare intervento in un “quartiere proletario”, come bisogna stare in mezzo alla gente e privilegiare la socialità per far stare i compagni insieme alla gente,come il duro lavoro territoriale sia più prezioso della vetrina cittadina.

Non abbiamo mai potuto distinguere l’aspetto personale,perché il suo amore per la vita lo ha sempre espresso allo stesso modo,nella lotta come nell’attenzione alla vita dei compagni,sia nei momenti difficili come nel la felicità per una notizia lieta. Insieme a lui abbiamo visto tanti posti di questo paese,conosciuto tanti compagni e tanta gente. Gli interventi che oggi i compagni con difficoltà portano avanti,sono frutto delle sue intuizioni,la lotta contro l’elettrosmog,il contatto con il mondo contadino e la formazione del gruppo d’acquisto sono percorsi che abbiamo iniziato con lui.

Ci mancheranno anche gli aspetti più spigolosi del suo carattere solare, ci mancheranno le tue uscite marchiggiane,i tuoi borbottii vivaci quando le cose non andavano,le tue bestemmie un po’ imprecazione un pòincoraggiamento, i tuoi silenzi di quando non eri d’accordo.
Abbiamo avuto la fortuna di aver conosciuto un grande uomo e un grande comunista.
Che la terrà ti sia leggera,resterai per sempre il nostro PRESIDENTE.
Un abbraccio forte a MARILU’ sua compagna di lotta e di vita ,a MARINA e MICHELE.

CENTRO SOCIALE OCCUPATO RICOMINCIO dal FARO

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