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Posts Tagged ‘territorio’

Ucciso Remi Fraisse: uno di noi.

27 ottobre 2014 1 commento

Sarebbe stato ucciso da una granata assordante,
Rémi, 21 anni, uno di noi. Previste per oggi manifestazioni in tutta la Francia, mentre nel pomeriggio si avranno notizie più approfondite sulla causa della morte, già così palesemente chiara.

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Durante la notte di domenica 26 ottobre Remi Fraisse, giovane studente di Tolosa di 21 anni, è morto durante gli scontri con la polizia a Testet, nei pressi del cantiere dove le autorità francesi vogliono costruire la mega- diga di Siviens.

Questa grande opera da 1,3 milioni di metri cubi d’acqua sarà un affare per le grandi aziende d’agricoltura industriale (a discapito dei piccoli contadini) e comporterà la distruzione di tutto quel territorio che ospita molte specie protette di animali.

La ZAD (zona a defendre-zona da difendere) durante l’estate era stata più volte attaccata dalla polizia e sabato migliaia di persone avevano risposto all’appello di manifestazione in difesa del territorio e contro le grandi opere.

Gli scontri con la polizia sono incominciati sabato pomeriggio, verso le 16, con la polizia presente in grandi numeri e già durante le prime ore molti sono i feriti tra i manifestanti (5 portati in ospedale).

Il sangue di Remi trovato a terra dai compagni

Durante la notte, tra le 2 e le 3 del mattino, i manifestanti raccontano di lacrimogeni sparati ad altezza uomo e di granate stordenti fino a quando, prima di un lancio intensivo, un plotone di polizia è avanzato per raccogliere una persona a terra. Questa scena è stata vista chiaramente da  tutti, poiché la grande presenza di mezzi dalla polizia illuminava “a giorno” l’area degli scontri. Diversi video su quella notte stanno girando sul web.

l corpo di Remì è stato quindi subito preso dalla polizia e l’autopsia renderà note ai più le ragioni della morte lunedì pomeriggio anche se chi è stato sul luogo degli scontri, chi ha partecipato a quella notte di lotta, riferisce già da ieri la dinamica di quanto è successo, lasciando pochi dubbi su cosa abbia ucciso Remi: una granata stordente lanciata dalla polizia lo ha colpito lasciandolo a terra.

Guardando quelle immagini di scontri non possiamo non riconoscere una situazione vissuta da noi tante volte, i gas lacrimogeni lanciati ad altezza uomo che infestano l’aria e rendono le persone facili bersagli per chi gioca a fare la guerra. Riconosciamo nei ragazzi di ZAD, che abbiamo avuto modo di incontrare più volte anche qui in valle, quella stessa determinazione e quello stesso coraggio che anche noi abbiamo dovuto mettere in campo molte volte sfidando divieti e le truppe di occupazione.

Leggiamo nella loro testardaggine l’amore per la propria terra e la volontà di difenderla, di non cedere il passo a polizia e potenti di turno.

Vediamo in Remì uno dei nostri ragazzi e per questo ci stringiamo attorno ai suoi compagni, familiari ed amici.

La lotta sarà la risposta a questa inaccettabile morte.

Forza ZAD!

L’impatto di una granata assordante a terra…

Doppio incendio al centro sociale “La Strada”

26 dicembre 2013 2 commenti

Poi ci son pure ‘ste merde qua…

Due volte in pochissime ore…
e allora la rabbia della prima volta si trasforma in un silenzio attonito, che deve durare il tempo di un secondo,
per poi trasformarsi in reazione, in movimento, in una forza dirompente che non solo ritirerà su tutto in poco tempo,
ma spazzerà via tutto ciò. Un “tutto ciò” che ha la parvenza di qualcosa di mafioso, di intimidatorio,
di pesante: un “tutto ciò” che comunque tornerà dalle fogne da dove è venuto.

Garbatella non è un quartiere per fascisti,
Garbatella non è un  quartiere per mafiosi

COMUNICATO STAMPA
Nuovo attacco incendiario al Csoa La Strada

Questa notte un nuovo incendio è stato appiccato nei locali del CSOA La Strada.
Fortunatamente questo nuovo episodio non ha prodotto danni rilevanti, eppure è la riprova che, sin dal primo momento, ci troviamo davanti a un tentativo doloso di minaccia nei confronti del centro sociale e della comunità territoriale che gli ruota attorno.
Sin dal primo attentato incendiario eravamo scettici sulla natura accidentale dell’innesco del rogo. Per senso di responsabilità non abbiamo gridato ad allarmi infondati, ma avremmo voluto aspettare le dovute perizie tecniche per trarre conclusioni.
Gli eventi che si abbattono su di noi precedono i riscontri tecnici, di cui siamo ancora in attesa, e rivelano la natura intimidatoria e di stampo mafioso dell’escalation violenta nei nostri confronti. Riteniamo infatti sia possibile escludere una matrice politica di queste azioni per la modalità dei fatti.
La storia ventennale del nostro spazio parla di lavoro nel territorio, di contrasto all’emarginazione e al degrado sociale. Le modalità intimidatorie e di stampo mafioso con cui si stanno susseguendo gli eventi non ci impediranno di proseguire il percorso intrapreso che, anzi, porteremo avanti con più entusiasmo e motivazione.
Perciò sabato pomeriggio invaderemo le strade di garbatella con un corteo colorato e festoso che si concluderà con un ‘assemblea pubblica in Piazza Bartolomeo Romano (davanti al teatro Palladium).

I compagni e le compagne del CSOA La Strada

Sardegna e devastazione: solidarietà infinita

19 novembre 2013 2 commenti


Non son riuscita ancora a contattarvi tutti, compagn@ sardi e amici di quell’isola ribelle.
Quei pochi che ho sentito son circondati dall’orrore, parlano di pastori dispersi, di numeri diversi da quel che si sente in giro, di collegamenti impossibili,  di una grande paura.
“A su Tzopu s’ispina”:
allo zoppo la spina, come mi hanno detto poco fa dei compagni…
la mazzata finale in territori abbandonati, lasciati all’incuria e alla sola forza e tenacia delle popolazioni che li abitano.

Ma ci parlano ancora di TAV, dibattono, lucrano e sprecano su cacciabombardieri,
quando nel nostro paese si muore per le piogge.
Si muore a numeri impressionanti,
nell’immobilità circostante.
E non venite a dirci che non ci sono colpe, e non venite a dirci che non ci sono soldi.

SOLIDARIETA’ TOTALE, dal più profondo del cuore
la “devastazione e il saccheggio” son quel con cui noi conviviamo,
son la quotidianità regalata dai padroni e da chi specula sui territori.

L’Aquila: archiviate le denunce per l’occupazione dell’autostrada, ma ne restano molte altre. Come in ValSusa, la repressione colpisce chi lotta per il proprio territorio

26 gennaio 2012 Lascia un commento

Archiviate le denunce per occupazione dell’autostrada
Ma i tentativi di reprimere la dignità e chi prova a resistere sul territorio aumentano come la non trasparenza della “ricostruzione”. Una storia simile al TAV…
I procedimenti giudiziari che riguardavano l’occupazione dell’autostrada avvenuta il 16 Giugno 2010 durante una manifestazione di 20 mila persone (video), sono stati archiviati. Pubblichiamo qui sotto in esclusiva gli atti dell’archiviazione.
Le denunce che a L’Aquila colpiscono movimenti e società civile rimangono comunque moltissime, una sessantina, e tutte le altre – a differenza di questa dell’autostrada – non coinvolgono politici di professione, rappresentanti istituzionali.
Il 23 Febbraio ci sarà il primo processo per i fatti avvenuti a Roma lo scorso 7 Luglio 2010 (leggi l’articolo e il comunicato di 3e32) e il prossimo 10 Aprile inizierà quello sull‘occupazione di CaseMatte.

Denunce che vogliono colpire un movimento che si è sempre dimostrato determinato, ma civile, nonostante si sia scontrato con all’incalzare di cricche senza scrupoli dotate di copertura politica; con il dramma del dopo-terremoto e della non ricostruzione, con le risate degli sciacalli e degli uomini dal potere assoluto di speculazione come Guido Bertolaso e con quelli incapaci di far rispettare le competenze locali e i diritti della cittadinanza come il sindaco Massimo Cialente.
Oggi assistiamo agli arresti che colpiscono alcuni esponenti del movimento no-tav. Quando si cerca di difendere ostinatamente il proprio territorio dalla violenza di questo Stato, che pensa solo alle grandi opere e agli interessi delle solite cricche, succede questo. Qui potete leggere il comunicato del comitato 3e32 in loro solidarietà.
Non si può nascondere però, ragionando proprio su questi arresti, un certo timore verso le strategie della repressione poliziesca. Repressione poliziesca che a L’Aquila fa la spola con una sistematica mancanza di trasparenza nella ricostruzione e nella destinazione dei fondi, come dimostrano ormai centinaia di documenti.
Ci teniamo a divulgare quindi delle informazioni che riguardano alcune nomine sul nostro territorio già infestato dai commissariamenti e pieno zeppo di carriere, che si fanno o riprendono il proprio corso, sdoganandosi qui a L’Aquila, o meglio sull’Aquila e sulla pelle di chi prova a viverci con dignità.
Tutto inizia proprio il 6 Aprile 2009 poco dopo la scossa disastrosa. Quel giorno con una certa sorpresa viene nominato prefetto di L’Aquila un uomo dei servizi segreti, ex direttore del sisde (poi ribattezzato AISI) Franco Gabrielli.
Dal 1° Maggio 2009 al 31 gennaio 2010 Gabrielli è stato anche Vice Commissario Vicario dell’Emergenza Abruzzo, al fianco del Commissario Guido Bertolaso. Nel novembre 2010 Gabrielli, che da prefetto di L’Aquila aveva il compito di controllare l’operato della protezione civile e i soldi da questa gestiti a L’Aquila, prende casualmente il posto di Guido Bertolaso a capo della protezione civile (leggi anche qui).
Durante il suo mandato fa in tempo invece a dare i primi segnali di repressione verso i movimenti e la cittadinanza attiva, minacciando l’uso della forza e facendo partire i primi strumentali procedimenti giudiziari anch’essi oggi in via di archiviazione (anche la stampa locale ha partecipato alla stupidità della vicenda). Si tinge però di ridicolo con l’ormai famoso “sequestro delle carriole” che va a inscriversi nel suo curriculum accanto alla caccia alle Br.

In prefettura a sostituire Gabrielli arriva Anna Maria Iurato, nominata nonostante al momento della sua scelta fosse presente nella lista anemone, una lista in cui compaiono destinatari di interventi di ristrutturazione in cambio di favori politici.

Il prefetto Iurato, poco dopo la sua nomina, viene indagata dalla Procura di Napoli su alcuni appalti per la sicurezza, in cui è chiamata in causa anche Finmeccanica ed alti funzionari dello Stato. Appalti per la sicurezza come la costruzioni di caserme e la realizzazione di impianti per la videosorveglianza, che i magistrati ipotizzano siano stati aggiudicati in maniera illecita.
In particolare c’è un appalto da 37 milioni di euro per il centro elaborazione dati della polizia di Capodimonte, che è stato aggiudicato alla Elsag Datamat società del gruppo Finmeccanica, scelta anche per gestire i sistemi informatici del G8 di L’Aquila. Tra i dirigenti dell’azienda compare anche il marito del prefetto dell’Aquila Giovanna Iurato.
La Iurato è ancora oggi al suo posto.

Avvicendamenti nel frattempo invece ci sono stati in seno alla questura. Avvicendamenti che purtroppo riguardano sempre poliziotti condannati per violenze o altri reati commessi contro i movimenti.
Appena lo scorso dicembre 2011 Fabio Ciccimarra è divenuto nuovo capo della squadra mobile di L’Aquila guadagnandosi anche la promozione di “vice-questore aggiunto”. Nel riportare la notizia il quotidiano il centro omette un’informazione di pubblico interesse importante, operazione non concessa ai comuni mortali.
Ciccimarra è stato arrestato e poi nel maggio 2010 condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per sequestro di persona nell’ambito delle violenze avvenute a Napoli il 17 Marzo 2001 a termine delle manifestazioni per il global forum (leggi anche qui). Insieme a dei colleghi portò nella caserma “Raniero Virgilio” di piazza Carlo III, 85 ragazzi dove li tennero per ore, insultandoli e minacciandoli.
Ciccimarra è stato indagato anche per le violenze avvenute qualche mese dopo Napoli, nella tristemente famosa vicenda della mattanza della scuola Diaz di Genova (leggi anche qui) per la quale è stato condannato in appello nel Maggio 2010 l’ex capo della mobile di L’Aquila, Salvatore Gava rimasto in servizio nel capoluogo abruzzese fino a Novembre 2010.
Salvatore Gava, è accusato di aver redatto un falso verbale d’arresto per 93 persone, in cui si attestava il ritrovamento e il sequestro delle famose bottiglie molotov che, in realtà, erano state trovate altrove, e non nella scuola Diaz.

Dal Sito: MediaCrewCaseMatte

PLOGOFF: Pietre contro i fucili. UNA “GUERRA” VINTA, LA PROSSIMA SARA’ LA VAL DI SUSA!!

7 luglio 2011 1 commento

(1981, Plogoff: des pierres contre des fusils, di Nicole e Félix Le Garrec, auto-produzione Bretagne Films).
Questo documentario è ancora oggi attuale visto quello che sta avvenendo in Italia. Prima dell’incidente di Fukushima infatti, ogni opposizione al nucleare veniva bollata come ideologica e contro il progresso (come per il Tav del resto…) e l’epoca di Chernobyl appariva lontana e superata. Oggi è il solo opportunismo politico a spingere il governo a posticipare le tempistiche del riavvio della produzione nucleare made in Italy. Il loro obiettivo prioritario è quello di neutralizzare il referendum e impedire la creazione di reti autorganizzate che si oppongano all’installazione di centrali e determinate a lottare contro ogni provvedimeno legislativo che verrà preso in questo senso.
1978, in seguito alla crisi petrolifera, il governo francese decide di dare il via al suo ambizioso progetto di centrali nucleari. Tra i vari siti selezionati dal governo, vi è un paesino di 2.300 abitanti sulla punta nord della Bretagna: Plogoff. È un villaggio di pescatori e pastori dove il panorama delle onde che si infrangono sulle scogliere del capo toglie il respiro. Ma una volta che EDF (l’ENEL francese) ha già diffuso le planimetrie e iniziato i rilievi per la realizzazione della centrale…. ecco l’inatteso.
Gli abitanti di Plogoff e dei villaggi vicini questa centrale non la vogliono e sono pronti a lottare: un comitato di difesa si autorganizza. Il governo, invece, cerca di procedere con un’inchiesta pubblica perché i cittadini si esprimano in maniera ″addomesticata″ sulla centrale. Si sa, le inchieste governative sono solo uno stratagemma per pacificare e fermare gli oppositori.
Nel gennaio 1980, davanti al Comune, la gente, sindaco in testa, brucia i fogli dell’inchiesta: è questo il primo atto di resistenza. La risposta governativa porta gendarmi prima, e paracadutisti poi, a cercare di occupare la cittadina. La popolazione resiste, insorge: barricate nelle strade, manifestazioni che si trasformano in guerriglia… Plogoff diviene un campo di battaglia.
Le donne sono in prima fila nella mobilitazione, a urlare e a far crollare psicologicamente i giovani soldati inviati per picchiare gli oppositori. I giovani locali si dedicano in massa all’uso della fionda per lanciare pietre sui militari che invadono la città. Viene aperta radio Plogoff per diffondere i motivi e le voci della protesta in tutta la Bretagna, l’area dove dovrebbe sorgere la centrale viene auto-requisita e trasformata collettivamente in una zona di allevamento di pecore.
La battaglia di Plogoff è certamente un episodio territoriale ma critica in maniera radicale tutto il discorso politico sull’ineluttabilità del ricorso al nucleare e smaschera le imposizioni governative appliccate in nome di una democrazia del sopruso. Inoltre, in tutta la regione si attivano sperimentazioni dal basso per produrre energia attraverso fonti alternative, alla ricerca di un modello di fattibilità per la rinuncia alla dittattura nucleare. La gente si è mostrata unita e determinata, arrivando a rispondere collettivamente agli arresti e alla repressione, mostrando la propria determinazione nell’occupare la prefettura durante un processo agli attivisti antinucleare.
Alla fine la gente di Plogoff ce l´ha fatta: nel maggio 1981 il neopresidente dell’epoca Mitterand annuncia che “nessuna centrale nucleare sarà fatta a Plogoff”. Il piano nucleare francese non si è però fermato, ha solo risparmiato la Bretagna ma a tutt’oggi 19 centrali sono attive.
Le battaglie popolari contro le grandi opere e contro la sciagurata gestione capitalista dei rifiuti (discariche e inceneritori) tracciano la strada, percorsa già dalla gente di Plogoff: se i referendum non dovessero bastare bisogna essere pronti e disposti a erigere le barricate
A QUESTO LINK IL DOCUMENTARIO!

NO TAV: SEMPRE PRONTI

24 Mag 2011 1 commento

Inizia così la Libera Repubblica della Maddalena.

Da questa mattina attorno al presidio Clarea si respira un’aria nuova. Sembra che finalmente uno dei luoghi maggiormente violentati dall’autostrada della Val di Susa abbia ritrovato una sorta di serenità. Questa notte chi voleva invaderlo ha dovuto fare marcia indietro. La determinazione di chi ha deciso di prendere in mano il proprio futuro ha saputo spiazzare gli avversari. E’ iniziata l’avventura, anzi ha preso una svolta. Nei prossimi giorni ma soprattutto nelle prossime notti dovremo essere tanti. Per dimostrare, come questa notte, che siamo tanti e determinati a vincere. Sul posto c’è molto spazio per accamparsi con le tende, c’è l’acqua e una natura lussureggiante. Insomma un posto ideale per passare delle splendide ore in quell’atmosfera conviviale tipica del nostro movimento. L’invito è aperto a tutti,  si può raggiungere il presidio sia da Chiomonte che da Giaglione, a piedi, in bici e (fino a un certo punto) anche in macchina. Questa sera (ed anche nei giorni a seguire) ci sarà un’assemblea alle ore 18:30. I segnali sono chiari, dobbiamo resistere una settimana. Una soltanto e saltano i fondi europei.

Breve cronaca dalla notte di lotta.

Ieri sera, dopo attente valutazioni sui “campanelli dall’arme”, è stato deciso di accorrere tutti alla Maddalena. La consueta riunione del lunedì sera al presidio Picapera ha subito espresso questa volontà. In poche ore, nonostante lo scarsissimo anticipo, circa 300 No Tav si sono trovati al presidio per cominciare a barricare tutte le vie d’accesso. Ognuno ha contribuito a suo modo nell’operazione. Il risultato è stato subito evidente a chi voleva invece farci la sorpresa. Per le forze dell’ordine l’unica possibilità rimaneva (e forse rimane?) la complicata apertura del guard-rail nei pressi agli imbocchi delle corsie sotto il piazzale della Maddalena. Il popolo No Tav  è rimasto tutta la notte schiarato e pronto a resistere. Tanto è bastato a far desistere la controparte che è restata rintanata nella galleria per oere senza saper bene cosa fare, per poi allontanarsi senza farsi vedere. Questa mattina il questore e il prefetto si riuniscono per decidere la linea da adottare per risolvere il problema e (a detta loro) per lavorare in sicurezza.
Una cosa è sicura: TROVERANNO LUNGO!
 NoTav.info

Da INFOAUT invece:
Ore 03:28
 Il tentativo delle forze dell’ordine era quello di aprirsi un ingresso nei terreni tagliando un pezzo di guardrail, per  accedere direttamente dall’autostrada. Tentativo non riuscito, di fronte alle pressione non contrattabile dei No Tav, che sembra aver convinto i mezzi a fare inversione di marcia. Le forze dell’ordine si sono, in questo momento, sembra, ritirati. Il presidio, le barricate tengono alta la guardia.

Bucoliche barricate! 🙂

Ore 02:10 Si vedono i blindati delle forze dell’ordine. Stanno giungendo da Bardonecchia e ora stanno tentando, via autostrada, di superare la galleria di Chiomonte nella quale, in questo momento, sono bloccati. Quelli che sono avanzati sono stati bersagliati dalla determinazione dei manifestanti con i mezzi a disposizione in loco ed ora frenano i mezzi successivi.

Ore 23:47 In serata è scattato l’allarme: blindati si stanno muovendo in direzione Chiomonte, per poter giungere in località La Maddalena per procedere alla realizzazione della prima cantierizzazione del sito per il Tav. Notizia che ha fatto il giro della Valle, proiettata attraverso siti, sms e social network. Il giorno che si attendeva sembra essere sul punto di presentarsi. Dopo lo straordinario corteo da Rivalta a Rivoli ecco profilarsi la ‘madre di tutte le battaglie’ per il movimento No Tav.

Azione di resistenza che il movimento sta fronteggiando con la tranquillità e la forza consona; dalla Val Susa il Treno ad alta velocità non passerà. Barricate, barricate, barricate: questa la risposta. Blocchi che si stanno costruendo con alcune macchine lungo la Statale, ma soprattutto attraverso masse di tronchi d’alberi che si stanno tagliando e posizionando su ogni strada che conduce al presidio permanente No Tav de La Maddalena, il rettangolo di terra conteso, difeso dal movimento, richiesto dalla lobby del Tav.
Sono stati avvistati una decina di blindati delle forze dell’ordine, nessuno è ancora arrivato all’area di quello che dovrebbe diventare il cantiere, tantomeno si è avvicinato.

Avanzate, i No Tav sono pronti a resistere, ancora.

 

APPELLO ASSEMBLEA DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA e CORRISPONDENZA RADIOFONICA

22 settembre 2010 Lascia un commento

Quello che segue è l’appelo venuto fuori dalla due giorni fiorentina, a questo link invece potete ascoltare la corrispondenza di Radio Onda Rossa effettuata con uno dei promotori del comitato.
PER L’ACQUA PUBBLICA, PER UN DIRITTO INALIENABILE, PER IL FUTURO.

APPELLO ASSEMBLEA DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
Firenze, 18-19 Settembre 2010

Noi donne e uomini dei movimenti sociali territoriali, della cittadinanza attiva, del mondo dell’associazionismo laico e religioso, delle forze sociali, sindacali e politiche, del mondo della scuola, della ricerca e dell’Università, del mondo della cultura e dell’arte, del mondo agricolo, delle comunità laiche e religiose che in questi anni e in tutti i territori

  • abbiamo contrastato la privatizzazione del servizio idrico, perché sottrae alle collettività un diritto essenziale alla vita;
  • abbiamo promosso e partecipato, nel Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua o in altri percorsi, a iniziative ed azioni, socializzando i saperi e le esperienze, rafforzandoci reciprocamente, allargando la sensibilizzazione e il consenso;
  • abbiamo promosso con oltre 400.000 firme una legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua e la sua gestione partecipativa;
  • abbiamo promosso mobilitazioni territoriali, manifestazioni nazionali e appuntamenti internazionali per riappropriarci di ciò che a tutti appartiene, per garantire a tutte e tutti un diritto universale, per preservare un bene comune per le future generazioni, per tutelare una risorsa naturale fondamentale;
  • abbiamo promosso una campagna referendaria che si è conclusa con lo straordinario risultato di oltre un milione e quattrocentomila firme raccolte;

consapevoli del fatto che

−         il voto referendario apre una stagione decisiva per l’affermazione dell’acqua bene comune e della sua gestione pubblica e partecipativa;

−         la battaglia dell’acqua è assieme una battaglia contro il pensiero unico del mercato e per una nuova idea di democrazia;

−         la privatizzazione e la mercificazione dell’acqua e del servizio idrico è incompatibile con conservazione della risorsa acqua, degli ecosistemi e più in generale dell’ambiente;

−         una vittoria ai referendum della prossima primavera potrà aprire nuove speranze per un diverso modello economico e sociale, basato sui diritti, sui beni comuni e sulla partecipazione diretta delle persone;

facciamo appello a tutte le donne e gli uomini di questo paese

perché, in questi mesi che ci porteranno al referendum si apra una grande stagione di sensibilizzazione sociale sul tema dell’acqua, e si produca, ciascuno nella sua realtà e con le sue attitudini e potenzialità, uno straordinario sforzo di comunicazione sull’importanza della vertenza in corso e sulla necessità del coinvolgimento di tutto il popolo italiano, con l’obiettivo di arrivare all’affermazione dei tre referendum abrogativi.
Tutte e tutti assieme possiamo affermare l’acqua come bene comune, sottrarla alle logiche del mercato, restituirla alla gestione partecipativa delle comunità locali.
Tutte e tutti assieme siamo coinvolti nel problema e possiamo divenire parte della soluzione.
Il tempo è ora. Perché si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Comitato Promotore dei referendum per l’Acqua Pubblica

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