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Posts Tagged ‘cultura dello stupro’

Un altro stupratore in divisa… Dino Maglio, carabiniere

9 febbraio 2015 1 commento

Il nome di Massimo Pigozzi mi risuona spesso nella testa: il nome di un poliziotto stupratore mi rimane incastrato nei processi neuronali, la rabbia lo blocca tra le sinapsi, così che la memoria possa essere sempre bruciante e viva.
Perchè questi non vanno dimenticati: non vanno dimenticati i nomi dei maschi aguzzini e stupratori,
poi se son uomini di Stato, che calzano a pennello una divisa da tutori dell’ordine bhè…
lì il processo di memoria fa giri pindarici, e non si stacca più dal mio corpo.

Te la ricordi sta foto Ommemerd?? _foto di Baruda_

Oltre al nome di Massimo Picozzi, poliziotto; o di Francesco Tuccia, soldato dell’esercito italiano
possiamo aggiungere quello, ripugnante, di Dino Maglio, che indossava la divisa di Carabinieri e cha ha un storia molto particolare che è riuscita a “guadagnarsi” articoli sul Guardian.

Dino Maglio l’ha costruita bene la sua macchina di stupri seriali: era un internazionalista probabilmente questo playmobil dallo stupro facile perché aveva scelto come tecnica quella del Couchsurfing, parola che a molti sembrerà insulsa ma che rappresenta una piattaforma nata non da molto tempo ma con una fruizione in impennata, che permette ai viaggiatori lowcost di scambiarsi ospitalità, di offrire il proprio divano per una vacanza alternativa.
Lui ne ha ospitate diverse di ragazze, e sempre le drogava e violentava.

Il bello di tutta questa storia è che il fanciullo negli ultimi mesi era ai domiciliari proprio perchè denunciato da una sua ospite australiana di soli sedici anni: lui confessò anche di averla drogata e di aver avuto un rapporto sessuale con lei, minorenne.
Ma d’altronde è un carabiniere: ha continuato ad esserlo anche dopo questa denuncia,
ha continuato ad essere carabiniere anche quando con tutti i domiciliari in atto ha continuato ad adescare fanciulle con la stessa identica tecnica del Couchsurfing.
Il totale è 16 ragazze provenienti dalle più disparate zone del mondo.
Lui è Dino Maglio, 35 anni, Carabiniere.
Aho, tutte belle marcite e putrefatte ste mele di Stato!

Noi impariamo a difenderci, noi impariamo a non farci metter le mani addosso:
una manciata di giorni fa ho saputo che un uomo di merda che ha rovinato la mia vita per anni ha fatto di peggio su un’altra donna, che però è riuscita ad ottenere un allontanamento da lei e dalla sua bimba piccolissima.
Eppure lui è tra noi, nessuno lo è andato a prendere per il collo come sarebbe dovuto essere. Già molto tempo fa.
Anzi, ero matta io. E probabilmente, per quella brava gente che siamo, ora sarà matta lei.

lo schifo totale. Arriverà il giorno, pezzo di merda, arriverà…

LEGGI:
Pigozzi: il poliziotto stupratore
Omini di Stato, stupratori in divisa
Finanzieri che stuprano
Soldati americani e basi in Italia
Mario Placanica, assassino stupratore

 

 

Il soldato americano accusato di due stupri, tenta il 3° evadendo dalla caserma di Vicenza

9 dicembre 2014 2 commenti

Stiamo parlando, semplicemente, di uno stupratore seriale.
Uno che ha stuprato una minorenne lo scorso anno e che pochi mesi dopo ha stuprato una donna incinta di sei mesi che dopo lo stupro è stata anche pestata e che ha dato al mondo un bambino con gravi problemi neurologici, che ancora non è provato siano dovuti alla violenza subita ma…

Questo stupratore però, non è un semplice stupratore:
è un soldato americano assegnato alla base militare presente a Vicenza, contro il cui allargamento si è mobilitata l’Italia intera.
Immaginate fosse stato un migrante proveniente da qualunque altro paese, immaginate in quanti secondi l’avrebbero buttato in una cella, con prime pagine allarmate e xenofobe: in questo caso nessuna mobilitazione, nessun Salvini, nessuna caccia allo stupratore straniero, anzi.

Il fanciullo, che in dodici mesi ha collezionato due stupri e un violento pestaggio, è ai domiciliari all’interno della caserma Del Din (ex Dal Molin), domiciliari dai quali a quanto pare si scappa con molta facilità.
E’ di tre notti fa la sua fuga (ed è difficile immaginare che sia stata la prima, sinceramente): un po’ di cuscini dentro la brandina a simulare un corpo addormentato, una corda calata da una finestra e la via della libertà,
che per questa merda umana significa solo: STUPRARE.
E così ci ha riprovato, avvicinando una donna (anch’essa visibilmente incinta) in modo aggressivo chiedendo una prestazione sessuale e una volta vistosi rifiutare ha pensato bene di attraversare la strada, aggredire una seconda donna e poi colpirla al volto con un pugno: il tutto è stato filmato dalle telecamere di sorveglianza e una pattuglia della polizia è arrivata subito.
Davanti si è trovata Jerelle Lamarcus Gray, militare statunitense, ben noto alle forze dell’ordine vicentine: un ragazzo di 22 anni, uno stupratore seriale impunito che ancora non sa se avrà un processo qui in Italia, dove ha ripetutamente stuprato e pestato, o negli Stati Uniti, così come la maggiorparte dei soldati americani colpevoli di reati comuni in paesi terzi.

Lo stupro è un’arma di guerra, da sempre usata dai portatori di anfibi e fucili:
lo stupro fa parte della cultura militare, dell’occupazione dei territori, della dominazione.
Lo stupro di un soldato è manifesto di una cultura da distruggere “col ferro e col fuoco”:

Gettiamo a mare le basi americane!
Ogni stupro è un atto di guerra contro ognuna di noi, e prima o poi lo pagherete caro

I quotidiani che rimuovono lo stupro e la condanna a Tuccia

1 febbraio 2013 11 commenti

Sembro una pazza, sfoglio sfoglio questi due quotidiani che ho davanti e rimango basita.
Io trovo infinite difficoltà a scrivere dopo una sentenza di tribunale, avendo un rifiuto totale per l’impianto giudiziario e ancor di più per quello carcerario: non sono capace a commentare la galera altrui,
soprattutto quando ad andarci sono stupratori, a maggior ragione se vestiti di qualche divisa di stato.
Per noi “contro il carcere” sempre e comunque non è mica facile da gestire una pagina di commento su otto anni di carcere ad un militare che ha lasciato una ragazza in fin di vita, sulla neve abruzzese, in piena notte, a morire là (cosa non avvenuta per un soffio)

La cosa che mi lascia sconvolta, e sfoglio sfoglio questi maledetti due giornali, è che a quanto pare anche il Corriere della Sera e Il Messaggero son così libertari e intrisi di pensieri abolizionisti che non reputano doveroso scriverne o non sanno come farlo.
Ieri si è concluso il processo dello stupro di Pizzoli, contro il soldato Francesco Tuccia
processo discusso e da sempre presidiato da donne di tutta italia,
ieri la colpevolezza del bravo soldatino dal faccino pulito è stata sancita dai loro tribunali
eppure tutto tace.
Tutta questa carta e nessuno si è degnato di mettere nemmeno una breve.
Una breve che raccontasse cosa è accaduto, con quale forza e dignità quella ragazza ha deposto e vissuto tutto il processo,
nessuno nella stampa nazionale (parlo di quel che ho davanti ovviamente) si è degnato di raccontarcelo,
di mettere una foto dell’infinita solidarietà attiva fuori da quel tribunale aquilano. Nulla.

“il colloquio con i prof. si fa da casa via Skype” una pagina di questo c’è sul Corriere della Sera..
di spazio da buttare o riempire un po’ a caso ce ne stava tanto quindi..
uno così inizia a pensare che sia proprio una scelta politica, o no?

Abbiamo dei quotidiani illeggibili perchè intrisi di una cronaca becera e poi certe cose si omettono.
Otto anni per uno stupro selvaggio e mostruoso, effettuato da un soldato dell’esercito italiano,
vengono rimossi, almeno dal quotidiano più venduto d’Italia.
Vergognatevi

Pagine di questo blog che ne hanno parlato
Uomini in divisa, stupratori in divisa
Lo stupro di Pizzoli e le donne del PD di L’aquila
Ci riguarda tutte
Si apre il processo

Ieri, al tribunale di L’Aquila: apertura processo allo stupratore in mimetica

19 ottobre 2012 6 commenti

Ieri è stata una lunga giornata: alle 5.30 di mattina salto in motorino per attraversare la città, sotto un manto di stelle e lontana ancora dalle luci dell’alba.

Foto @baruda _Ieri, tribunale di L’Aquila_

Poi una bella partenza, di macchine e sorrisi, di compagne assonnate e determinate a raggiungere il tribunale di L’Aquila, ora sito tra i capannoni della zona industriale di Bazzano, proprio sotto al Gran Sasso e al suo panorama che ruba il cuore.
Determinate eccome, a presenziare all’apertura del processo contro Francesco Tuccia,
militare del 33° Reggimento Acqui, di stanza a L’Aquila, stupratore maledetto, torturatore, assassino mancato solo per una gran fortuna.
Tutte lì, da diverse parti d’Italia ad urlare a quella donna che siamo tutte con lei,
ad urlarle che non è sola, che siamo tutte state stuprate insieme a lei, in quella lunga maledetta e ghiacciata notte di Pizzoli.
Tutte presenti sì, col cuore in gola, a portare vicinanza a chi ha il coraggio di denunciare e testimoniare, di rialzarsi e reagire,
di deporre a volto scoperto e senza vergogna, per rispondere a violenza e menzogne,
Sul suo corpo, su quello di tutte noi.
Un presidio di donne, che malgrado le mille differenze di parole d’ordine e pratiche, si son ritrovate lì, perché non c’era altro posto dove dovevamo stare: davanti alle camionette di quell’esercito che nell’operazione “strade sicure” nella martoriata città di L’aquila, ha portato solo militarizzazione, rabbia, e il corpo di una donna maciullato da una violenza sessuale brutale,
avvenuta con metodologie che ricordano molto gli stupri di guerra.

Foto @baruda _ Tribunale di l’Aquila_

Eravamo lì, torneremo lì: affinchè nessuna donna si senta sola, affinchè nessuno stupratore si senta tranquillo.
I vostri tribunali ci interessano poco, son gli stessi che carcerano a noi, quindi: Francesco Tuccia esci fuori adesso, te lo facciamo un bel processo!
Vi allego un testo, scritto da un compagno del 3e32, letto ieri sera cn molto piacere: lo sguardo di un uomo, di un compagno, di un terremotato, sull’arrivo colorato e determinato di una manciata di donne incazzate! Grazie Alessandro, grazie a te.

Oggi a Bazzano (L’Aquila) ho assistito, tra l’altro, alla prima contestazione ad una camionetta di militari in quanto militari presenti su questo territorio. Non poteva che venire da delle donne sopratutto dopo quello che di tremendo è successo e il contesto dove ci trovavamo: fuori il tribunale di L’aquila per la prima udienza al militare stupratore di Pizzoli.
Queste donne venute da più parti, hanno fatto sentire con la loro presenza la vittima della violenza meno sola. Ma hanno fatto sentire meno sole anche tutte le altre donne di questo territorio militarizzato. Hanno fatto sentire meno soli anche noi uomini che ci troviamo, anche noi, su questo territorio – nostro malgrado – militarizzato. Forse era dovuta anche a questa frustrazione la presenza discreta e del tutto minoritaria di alcuni nella prima parte del presidio.
Volevamo dare la solidarietà a voi donne toccate per prime e direttamente sui corpi da questa infame militarizzazione.
Una lotta alla militarizzazione non può che partire dalla questione di genere perché secondo me è una lotta che attacca il genere portato alla sua massima costruzione ed esaltazione con la divisa militare.
Per questo reputo una bella vittoria l’ammissione a parte civile delle donne del centro antiviolenza al processo contro Francesco Tuccia. Allo stesso tempo, credo che, parallelamente, una tale lotta debba essere portata nelle strade militarizzate che viviamo nella sua dimensione intrinseca di conflitto sociale e materiale a partire dal genere, senza correre il rischio di essere disinnescata nelle aule di tribunale.

Mentre parlavo con una compagna romana che di teatri di guerra ne conosce, prendevo coscienza con amarezza di quanto per me tutto questo fosse divenuto normale: la militarizzazione, la violenza, i divieti, la frammentazione creata ad arte che ora ti impedisce di lottare. Un raggio di sole è uscito per primo oggi dalla nebbia di Bazzano: era dentro quelle urla di donne che forse per la prima volta a L’Aquila non facevano più sentire così sicuri quei signori in divisa.

Grazie compagne!!!
Alessandro

Foto @baruda _CI RIGUARDA TUTTE_

Ah….c’era sempre la richiesta delle donne del PD: non ve la dimenticate : QUI

Il 18 ottobre a L’Aquila: perché CI RIGUARDA TUTTE

10 ottobre 2012 5 commenti

Sullo stupro di Pizzoli leggi QUI  sul rientro in servizio dei complici; QUI  con un comunicato del 3e32 e QUI sulla merdosa richiesta delle donne del PD di L’Aquila.

CI RIGUARDA TUTTE
Il 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (L’Aquila), una giovane donna di 20 anni è stata stuprata e ridotta in fin di vita. Accusato di questa aggressione e tentato omicidio è Francesco Tuccia, un militare in servizio all’Aquila per l’operazione “Aquila sicura” partita dopo il terremoto.
La ragazza è stata ridotta in fin di vita e le sono state procurate lesioni gravissime e permanenti. Il 18 ottobre all’Aquila si terrà la prima udienza del processo.
Quel giorno GIOVEDI’ 18 OTTOBRE alle ore 08.30 noi saremo lì sotto il Tribunale de L’Aquila (Zona Industriale di Bazzano) a dire che:
CI RIGUARDA TUTTE l’animalità, l’efferatezza e la viltà degli uomini che in una notte di febbraio hanno massacrato il corpo e la vita di una donna lasciata sul selciato a morire.
CI RIGUARDA TUTTE il massacro del corpo e dei desideri di ogni donna, di ogni età condizione e luogo, che viene disprezzata, usata, maltrattata, percossa, uccisa, stuprata.
CI RIGUARDA TUTTE l’uso che si fa dei nostri corpi in nome di una sicurezza che non ci tutela ma, anzi, ci usa per emettere leggi razziste e repressive. Non ci stancheremo mai di dire che la violenza di certi uomini sulle donne non dipende dalla nazionalità/cultura/religione, né dalla classe sociale di appartenenza.
CI RIGUARDA TUTTE perché non vogliamo più doverci difendere da padri, fidanzati, amici, vicini di casa, datori di lavoro, fratelli, zii, medici, maestri, militari….
Saremo lì ad affermare la voglia e il diritto di autodeterminare le nostre vite.

GIOVEDI’ 18 OTTOBRE Ore 8:30 Tribunale de L’Aquila Zona Industriale di Bazzano

Centro Antiviolenza per le Donne – L’Aquila e Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche di Roma –

Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche tutti i martedì dalle 17.oo alle 23.oo su Radio Onda Rossa (87.9 fm) http://mfla.noblogs.org/

Tornano in servizio nell’operazione “Strade Sicure” gli stupratori di L’Aquila del 33° Reggimento Aqui

22 febbraio 2012 17 commenti

Sono giorni che non aggiorno queste pagine,
sono giorni che penso a quella fanciulla, giovanissima, viva per miracolo trattata come nemmeno al mattatoio si trattan le carni vive,
lasciata nel gelo di una notte invernale nei boschi intorno a L’Aquila,
lasciata nel gelo che uno stupro ti lascia per sempre dentro.
Ovunque.
Stuprata sicuramente da una persona, probabilmente da più di una, data l’incredibile ferocia che si riscontra nelle ferite che ha riportato,
stuprata e seviziata, viste quante ore di lavoro ci son state per ricucire il suo corpo.
E’ viva, circondata dalle donne che è giusto ora abbia accanto.

Poco dopo il suo ritrovamento è stato fermato un ragazzo.
Questa volta non c’hanno potuto parlare dello straniero, del rumeno stupratore, dell’innata violenza del “clandestino”…non potevano farlo,
perché il colpevole ( e chi era con lui) indossa la divisa del 33° Reggimento Aqui, dell’Esercito Italiano.
Non è stato arrestato, figuriamoci, infondo era solo sporco di sangue.
Infondo dopo un po’ ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale consenziente: così consenziente che se il corpo sventrato di quella donna, non fosse stato visto per caso, sarebbe morta per il sangue perso e per assideramento.
Così consenziente che ancora non riesce a parlare, a tenersi in piedi, a pensare di tornare a quel che era fino ad una manciata d’ore prima quella violenza bastarda.
Lo stupro è sempre stato un’arma da guerra: non c’è esercito che non l’ha usato contro il suo nemico.
Lo stupro, la violazione del corpo di una donna, è parte della cultura militare di sopraffazione e violenza con cui vengono alimentati tutti gli eserciti. Lo stupro è potere, come la divisa infondo.
Come le armi che portano ed ostentano.
Lo stupro è parte integrante della mentalità di chi sceglie la guerra come mestiere.

Lo stupro a quanto pare non comporta nessuna punizione nella rigida disciplina militare: perchè i tre caporali indagati, tra cui proprio colui che ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale quella notte, con la ragazza trovata in fin di vita nel gelo di un bosco, sono regolarmnete tornati in servizio, nei servizi di pattugliamento del centro storico, all’interno dell’operazione ” Strade Sicure”.
Strade sicure si…la militarizzazione coatta della città di L’Aquila avvenuta all’indomani del terremoto ora comporta anche questo: stupratori in divisa, a pattugliare le strade per renderle più sicure.

Io spero solo che tante tante tante donne, circondino ogni camionetta dell’esercito a L’Aquila…spero solo che ti trovino.
Per seguire un po’ gli sviluppi della cosa seguite il sito del 3e32

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