Archivio

Posts Tagged ‘Ben Gurion’

La quotidianità della nakba … e la vittoria dei prigionieri palestinesi

15 maggio 2012 1 commento

Odio ogni anno fare il calcolo di quanti sono: quanti sono gli anni che ci separano dalla Nakba, il “dramma” palestinese, l’inizio della sistematica pulizia etnica in terra di Palestina, che da queste pagine abbiamo ricordato più volte. 64. Sessantaquattro.
La Nakba non è solo il 1948, la Nakba non è solo oggi, data scelta perché coincide con la nascita dello stato ebraico d’Israele:
era iniziata molto prima e non è mai terminata.
Anzi, forse è peggiorata in tutte queste decine di anni, giorno dopo giorno, con la costruzione scientifica di un’architettura dell’occupazione fatta di muri di separazione, di barriere, di checkpoint , “aree sterili”, “zone di sicurezza speciale” come “aree precluse ai civili” e così via…
i Territori Occupati sono il disegno perverso di un carceriere impazzito,
di tanti carcerieri impazziti che si sono susseguiti nella storia di Israele.

In questo post, che a me fa venire i brividi ogni volta che lo leggo, una piccola carrellata di citazioni del 1947 mettono chiaramente in evidenza i punti centrali si cui si fonda lo stato di Israele e quindi l’inizio del dramma palestinese: sulla pulizia etnica, nient’altro che l’espulsione del popolo presente, per insediarsi manu militari su una tabula rasa.
Ben Gurion, eroe e fondatore dello stato di Israele, è la mente della strategia genocitaria che segna i primi anni di vita d’Israele e basta leggere le sue parole per capirlo:
   –    “OGNI ATTACCO DOVRA’ TERMINARE CON L’OCCUPAZIONE, LA DISTRUZIONE E L’ESPULSIONE
–    “Durante l’operazione non c’è alcun bisogno di distinguere tra chi è colpevole e chi non lo è” 
Ma non è mai finita.
Di allievi eccellenti Ben Gurion ne ha avuti tanti, ed ognuno ha aggiunto del sadico nell’occupazione militare,
fino ad Ariel Sharon, il generale che crea l’ossatura della colonizzazione dei Territori Occupati ( e non solo ), a partire dall’istituzione del commando speciale Unità 101, che aveva come attività principale il massacro di civili nei villaggi e nei campi profughi e che faceva scempio del concetto di frontiera, al suo primo piano di difesa post 1967 che tra avamposti, costruzione della rete stradale, e installazioni militari non fu altro che una prima fase di addomesticamento dei Territori, appunto l’ossatura per la colonizzazione che ormai conosciamo benissimo.
Fino al muro, monumento atroce all’apartheid mediterraneo.

“Gli arabi dovrebbero essere in grado di vedere ogni notte luci ebraiche a 500 metri di distanza”
Ariel Sharon

Da Infoaut però vi allego le righe che ci parlano della più bella delle vittorie, quella dei prigionieri palestinesi che a centinaia erano in sciopero della fame nelle carceri israeliane, alcuni da 77 giorni. La loro protesta, la forza incredibile del loro sciopero e la solidarietà fuori le mura delle prigioni ha portato una grande vittoria, finalmente.

E’ stato raggiunto un accordo con i prigionieri palestinesi in sciopero della fame da settimane per porre fine alla loro protesta. L’accordo accoglie tutte le loro richiesta – tutte! In più le autorità sioniste e carcerarie hanno accettato di liberare 5 detenuti amministrativi tra i più gravi.
La determinazione dei detenuti ha piegato l’arroganza e la prepotenza dei sionisti. Ciò è stato possibile anche grazie alla grandissima mobilitazione che ha invaso la Palestina. Manifestazioni, presidi, dibattiti e tende di solidarietà sono comparse ovunque.

Certo, questa grande mobilitazione ha sconvolto piani e calcoli del carcerieri sionista perché si è fatta un’eventualità reale una terza intifada in Palestina e nei paesi limitrofi. Di fronte a quest’eventualità e per la grande pressione esercitata dall’opinione publica mondiale, le cancellerie ocidentali hanno pressato a loro volta l’entità sionista e per accoglier le istanze dei sequestrati palestinesi nei campi di prigionia sionisti.

L’accordo, raggiunto ieri in extremis, mette fine allo sciopero della fame di oltre 1600 detenuti palestinesi. Lo hanno reso noto i mediatori Egitto e Anp) secondo cui l’intesa – raggiunta alla vigilia del giorno della ‘Nakba’ in cui il popolo palestinese ricorda la ‘catastrofe’ della nascita di Israele, il 15 maggio 1948 – consentirà di sospendere la manifestazione non-violenta di migliaia di palestinesi, alcuni dei quali in sciopero da 77 giorni.

Pur nell’indifferenza della grande stampa internazionale – poche notizie sullo sciopero delle migliaia di detenuti sono apparse sui quotidiani italiani ed esteri – l’iniziativa aveva assunto dimensioni imponenti, al punto da far temere un’ondata di violenze nei Territori palestinesi se qualcuno dei detenuti in condizioni di salute precarie fosse deceduto.

Annunci

PALESTINA: Storia di una pulizia etnica (3). Guerre biologiche e i villaggi di Cesarea.

18 novembre 2010 4 commenti

C’è bisogno ora di una reazione forte e brutale. Dobbiamo essere precisi nei tempi, nei luoghi e nei bersagli. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo colpire tutti senza pietà, comprese le donne e i bambini. Altrimenti non sarà una reazione efficace. Durante l’operazione non c’è alcun bisogno di distinguere tra chi è colpevole e chi non lo è.”
_Ben Gurion, 1 gennaio 1948_

Furono proprio i nuovi acquisti di armi che permisero alle forze di terra nel febbraio 1948 di estendere le loro operazioni e di agire con maggior efficacia nell’entroterra palestinese. A seguito della disponibilità di queste nuove armi, sopratutto dei nuovi mortai, i villaggi e i quartieri ad alta densità di popolazione furono sottoposti a pesanti bombardamenti. Si può intuire con quanta sicurezza i militari stavano agendo dal fatto che ora l’esercito ebraico poteva produrre le proprie armi di distruzione.
Ben Gurion seguì personalmente l’acquisto di una di queste, particolarmente letale, che sarebbe poi stata usata per appiccare il fuoco ai campi e alle case dei palestinesi: un lanciafiamme.
Un professore di chimica anglo-ebreo, Sasha Goldberg, fu a capo del progetto per l’acquisto e poi per la produzione di quest’arma, prima in un laboratorio di Londra e in seguito a Rehovot, a sud di Tel Aviv, in quello che sarebbe poi diventato l’Istituto Weizmann negli anni Cinquanta. La storia orale della Nakba è piena di prove che testimoniano i terribili effetti di quest’arma sulle persone e sulle cose.
Il progetto lancia-fiamme era parte di un disegno più ampio di sviluppo della guerra biologica diretto dal chimico e fisico Ephram Katzir (divenuto presidente di Israele negli anni Ottanta, per un lapsus rivelò al mondo che lo Stato ebraico era in possesso di armi nucleari).
L’unità biologica che egli diresse insieme al fratello Aharon, cominciò a lavorare seriamente a febbraio. Scopo principale era quello di creare un’arma che accecasse le vittime. Katzir riferì a Ben Gurion: “Stiamo sperimentando sugli animali. I nostri ricercatori indossano maschere anti-gas e attrezzature protettive. Buoni risultati. Gli animali non sono morti (sono stati solo accecati). Possiamo produrre 20 kg al giorno di questa roba.”A giugno, Katzir propose di usarla contro gli esseri umani.

Le operazioni di febbraio, attentamente pianificate dalla Consulta, erano diverse da quelle di dicembre: non erano più sporadiche ma facevano parte di un primo tentativo di collegare la pulizia etnica dei villaggi all’idea di linee di trasporto ebraiche senza ostacoli lungo le principali arterie stradali della Palestina. Tuttavia, a differenza di quanto sarebbe poi accaduto il mese successivo, quando le operazioni avrebbero avuto un nome in codice con obiettivi e territori ben definiti, le direttive rimanevano ora alquanto vaghe.
I primi obiettivi furono tre villaggi nelle vicinanze dell’antica città romana di Cesarea, una città con una storia che risaliva ai Fenici. […]
I tre villaggi furono scelti perché erano una facile preda: non avevano nessuna forma di difesa, né interna né esterna. Il 5 febbraio arrivò l’ordine di occuparli, evacuarli e distruggerli.

QISARYA fu il primo villaggio a essere completamente sgombrato il 5 febbraio 1948. L’espulsione richiese poche ore e fu eseguita in modo così sistematico che le truppe ebraiche condussero la stessa operazione in altri quattro villaggi nello stesso giorno, sempre sotto l’occhio attento delle truppe britanniche che erano appostate nelle vicine stazioni di polizia.
• Il secondo villaggio fu BARRAT QISARYA, con circa 1000 abitanti.

Barrat Qisarya

Ci sono molte foto degli anni Trenta che ritraggono questo pittoresco villaggio su una spiaggia di sabbia presso le rovine della città romana. Fu cancellato in febbraio in un attacco così improvviso e così feroce che gli storici, sia israeliani che palestinesi, usano il termine “misterioso” per indicarne la scomparsa. Oggi una nuova città ebrea, Or Akiva, occupa ogni metro quadrato di questo villaggio distrutto. Alcune case erano ancora in piedi negli anni Settanta, ma furono demolite in tutta fretta quando un’equipe di ricercatori palestinesi cercò di documentare la loro presenza nell’ambito di un più esteso tentativo di ricostruzione del patrimonio palestinese in questa parte del paese.
• Esistono vaghe informazioni anche per il vicino villaggio di KHIRBAT AL-BURJ. Era più piccolo degli altri due e se ne possono ancora intravedere i resti quando si viaggia nella zona a est del vecchio insediamento ebraico di Binyamina L’edificio principale era una taverna degli ottomani, un caravanserraglio, l’unico ad essere ancora in piedi. Chiamato “Burj” -la targa indica che una volta questo era un castello storico-, non c’è menzione del villaggio. Oggi è un noto centro israeliano per mostre, fiere e feste familiari.
• A febbraio le truppe ebraiche arrivarono anche al villaggio di DALIYAT AL-RAWHA, sulla pianura sovrastante la vallata Milq, che collega la costa con Marj Ibn Amir nella Palestina nord-orientale. In arabo, il nome indica “vigneto profumato”, testimonianza degli aromi e delle belle vedute che ancora si godono in questa parte del paese. L’iniziativa dell’attacco venne da Yossef Weitz, che voleva impiegare la nuova fase delle operazioni per liberarsi del villaggio. Aveva puntato gli occhi su quella terra ricca, con abbondanza di fonti d’acqua naturale che alimentavano i fertili campi e vigneti.

“Dobbiamo provare a noi stessi che siamo in grado di prendere l’iniziativa. Dovete far esplodere venti case e uccidere il maggior numero di abitanti possibile” _Yigal Allon, comandante delle Palmach nel Nord del Paese_

Pulizia etnica: Espulsione forzata volta a omogenizzare una popolazione etnicamente mista in una particolare regione o territorio. Scopo dell’espulsione è causare l’allontanamento del maggior numero possibile di residenti, con tutti i mezzi a disposizione, inclusi quelli non violenti.
_Dizionario Hutchinson_

TUTTO E’ TRATTO DA “LA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA”, Ilan Pappe, Fazi Editore 2008
QUESTA SERIE PROSEGUIRA’, PURTROPPO PER MOLTO TEMPO, PERCHE’ IL MATERIALE DA PUBBLICARE ABBONDA!

PALESTINA: storia di una pulizia etnica (1). Un po’ di citazioni, per iniziare a capire

12 ottobre 2010 8 commenti

“Il nostro pensiero è che la colonizzazione della Palestina debba avvenire in due direzioni: l’insediamento ebraico di Eretz Israel e la ricollocazione degli arabi di Eretz Israel in aree oltre confine. Il trasferimento di così tanti arabi può all’inizio sembrare economicamente inaccettabile, ma ciò non di meno è pratico. Insediare un villaggio palestinese su un’altra terra, non richiede troppo denaro.” _Leo Motzkin (pensatore liberale del movimento sionista) 1917_

“Uccidere la dirigenza politica palestinese.
Uccidere gli istigatori palestinesi e i loro finanziatori.
Uccidere i palestinesi che agivano contro gli ebrei.
Uccidere gli ufficiali e i funzionari palestinesi [ del sistema mandatario ]
Danneggiare i trasporti palestinesi.
Danneggiare le fonti di sussistenza palestinesi: pozzi d’acqua, mulini, etc
Attaccare i villaggi palestinesi vicini che avrebbero potuto partecipare ad attacchi futuri.
Attaccare i club, i caffè, i ritrovi palestinesi etc.”
_Piano C “Gimel” 1947_

“Possiamo far morire di fame gli arabi di Haifa e Giaffa se vogliamo farlo” _Ben Gurion, carteggio con Sharrett, dicembre 1947_

“C’è il 40% di non ebrei nell’area assegnata allo Stato ebraico. Questa composizione non è una base solida per uno Stato ebraico. E dobbiamo affrontare questa nuova realtà con rigore e chiarezza. Tale equilibrio demografico mette in questione la nostra capacità di mantenere la sovranità ebraica… Soltanto uno Stato con almeno l’80% di ebrei è uno Stato stabile e sostenibile”  _Ben Gurion, 3 dicembre 1947

“Si possono effettuare queste operazioni nella maniera seguente: distruggere i villaggi (dandogli fuoco, facendoli saltare in aria e minandone le macerie) e specialmente quei centri popolati difficili da controllare con continuità; oppure attraverso operazioni di rastrellamento e controllo, con le seguenti linee guida: circondare i villaggi e fare retate all’interno. In caso di resistenza si devono eliminare le forze armate e la popolazione deve essere espulsa fuori dai confini dello Stato” _Piano D “Dalet”, 10 marzo 1948_

TUTTE LE CITAZIONI SONO TRATTE DA “La pulizia etnica della Palestina” Ilan Pappe. Fazi Editore 2008

CONTINUA: 12

Mossad e passaporti…i guai della società del controllo

17 febbraio 2010 Lascia un commento

E’ estremamente interessante leggere la stampa israeliana in questi giorni, dopo l’assassinio di Dubai e i video mostrati dalla polizia degli Emirati in cui vengono mostrati 11 appartenenti al commando che ha compiuto l’azione ai danni del capo di Hamas, all’interno di un albergo locale.
Tutti a cercar di mischiar le carte; anche il ministro degli esteri israeliano, quel “brav’uomo” di Avigdor Lieberman ci tiene a dire che non esistono prove che quei personaggi siano agenti del Mossad. Le undici false identità usate sono di cittadini stranieri immigrati in Israele, sette di queste risultano rientrate nel paese questa settimana.

Bansky e i portatori di pace

Gran Bretagna ed Irlanda hanno confermato che i passaporti usati dal presunto commando erano stati falsificati. Liebermann è stato in grado di dichiarare che “non vi è alcun motivo di pensare che sia stato il Mossad, potrebbe essere  il servizio segreto di qualche altro paese”. Già in passato c’erano stati problemi tra Israele e Gran Bretagna per l’uso di passaporti falsi britannici usati dagli agenti del Mossad durante le loro operazioni all’estero: nel 1987 ci fu la prima protesta ufficiale sull’abuso di documenti falsi e il governo israeliano aveva dato rassicurazioni in proposito.
Tanti però sono stati i casi successivi anche con altri paesi: nel 1997 agenti del Mossad furono arrestati in Giordania dopo un tentativo fallito di attentato alla vita del leader di Hamas Khaled Meshaal. Avevano passaporti canadesi. Anche Ottawa chiese chiarimenti e ottenne la promessa che non sarebbero stati più usati passaporti battenti bandiera canadese.
Anche in Norvegia accadde un fatto simile…
In Nuova Zelanda agenti del Mossad furono catturati mentre tentavano di ottenere un passaporto reale, non falso, a nome di un giovane tetraplegico: anche qui promessa al governo che Israele e i suoi agenti non avrebbero più violato la sovranità di quel paese con le loro operazioni.
Questo fatto della Nuova Zelanda fa capire che il lavoro dei servizi segreti è decisamente più complicato nell’era del controllo totale. In questo caso gli agenti arrestati stavano cercando di procurarsi passaporti veri: con le nuove misure di sicurezza che entreranno in vigore (misurazioni biometriche all’interno dei passaporti) sarà praticamente impossibile rubare identità come spesso è stato fatto o falsificare impronte ed iride. Il Mossad ha bisogno di passaporti veri, come un po’ tutti i servizi segreti che operano nel pianeta.
Comunque…questo piccolo giallo di spionaggio internazionale sembra proseguire: anche se son sicura che non verrà fuori nulla, ci aggiorneremo presto a riguardo…

Gli 11 volti del Mossad: bel colpo!

16 febbraio 2010 1 commento

E’ la prima volta, credo, che accade una cosa simile..e penso alle facce che staranno facendo i loro capi, le facce di chi dirige e gestisce il miglior servizio segreto del mondo, quello israeliano. Assassini matricolati…la storia del Mossad  è la storia delle tante guerre segrete dello Stato ebraico d’Israele, guerre che non hanno mai avuto confini territoriali; non sono cose che interessano agli 007 israeliani.
La storia di quel paese è composta di eccidi, di un’occupazione militare unica nei suoi metodi e nella sua durata; è una storia di apartheid, è una storia di segregazione razziale e anche di omicidi mirati, di liste nere di persone da far fuori.
E gli omicidi mirati avvengono in due modi: dentro i Territori Occupati o nella Striscia di Gaza il metodo è semplice e credo anche poco dispendioso per Israele. Il suo esercito non conosce regole né confini: quindi basta alzare un elicottero da combattimento e permettergli di colpire la macchina o l’appartamento giusto al momento giusto, per eliminare dal pianeta qualcuno di scomodo. Nessuno si accorgerà di quella detonazione nel mondo, nessuno accuserà nessuno, a nessuno interesserà sapere da dove è partito quel missile e chi cercava.
Nella storia di questo servizio segreto però c’è un elenco infinito di morti, di assassinii compiuti in tutti i paese del Medioriente, in Europa e in Sudamerica: tanti nomi, troppi nomi di persone uccise a freddo dentro un portone, o nella stanza d’albergo dove alloggiano… tanti arabi, tanti palestinesi ammazzati con una detonazione o un colpo di pistola silenziata… in posti, paesi, città dove si pensavano al sicuro.
La storia delle vittime del Mossad è spesso la storia non di capi militari o politici ma di intellettuali, di scrittori, di poeti: da quando è nato, il 2 marzo 1951 per ordine di Ben-Gurion le vittime sono tante, tutte colpite a freddo.

Peccato però che nel 2010 avrebbero dovuto imparare a muoversi in modo un po’ più intelligente: il Mossad di cazzate ne ha fatte tante anche se sappiamo bene che sono i più bravi del mondo nel loro lavoro di spionaggio e “affari speciali”; il libro di Benny Morris e Ian Black racconta bene la storia di questa struttura, lo consiglio a chi vuole capirci qualcosina in più.
Andiamo ai fatti:
Dubai, 20 gennaio 2010: Mahmoud Al-Mabhouh, capo di Hamas, viene ucciso nella stanza del suo albergo.
A distanza di meno di un mese, incredibile ma vero, spuntano diversi video. Il servizio segreto più fico del mondo non ha pensato alle telecamere dell’albergo: quasi comico come scivolone. E così per la prima volta abbiamo dei visi, dei movimenti, dei passaporti (falsi): per la prima volta abbiamo addirittura la richiesta di 11 mandati di cattura internazionali. STUPENDO!
I giornali israeliani ironizzano non poco: “Li riconoscete?”, “Saranno del Mossad?”. Che appartengano al Mossad non si ha la certezza, ovviamente; parliamo di undici persone (tra cui una donna) con 6 passaporti britannici, 3 irlandesi, 1 francese e 1 tedesco, con rispettivi nomi e cognomi, ovviamente falsi.
Difficile andare ad accoppare un tipo dentro un lussuoso albergo degli Emirati Arabi senza essere immortalati in mille immagini della sorveglianza: il video mostra la rapidità d’esecuzione del commando.
Mahmoud Al-Mabhouh entra in albergo alle 20.24  e poco dopo nella sua stanza: alle 20.46 il gruppo di assassini se ne vanno, l’uomo di Hamas è già morto, pare per soffocamento (stanno controllando che non si tratti di avvelenamento). Alle 22.30 i due che sono entrati nella stanza a compiere materialmente l’omicidio sono già imbarcati su un volo.
Piena di errori quest’operazione: si parla di telefoni criptati e materiale estremamente sofisticato, ma i volti ci sono e sono stati già arrestati due palestinesi che avrebbero collaborato: la stampa internazionale parla anche di servizi iraniani e siriani. Insomma, una storia complicata, come sempre quando si parla di spionaggio: ma questa volta di nuovo abbiamo 11 volti.
Anche se….penso che ne fossero consapevoli: era un rischo che sapevano di correre. Al mondo d’oggi non si può pensare di compiere azioni simili senza che una telecamera spii ogni movimento; sicuramente anche questo era stato calcolato e questa storia che pure ci intriga non poco, morirà nel silenzio.

Israele e gli internazionali nei Territori: leggete leggete!

17 agosto 2009 Lascia un commento

 Le autorita’ israeliane hanno cominciato a porre restrizioni a cittadini stranieri in arrivo per impedire a loro di visitare in una sola volta il territorio dell’ Autorita’ palestinese e quello israeliano. Secondo fonti diverse, visitatori all’arrivo all’aeroporto Ben Gurion, vicino a Tel Aviv, e alla stazione di confine tra la Giordania e la Cisgiordania sul ponte Allenby, che e’ sotto controllo di Israele, si sono visti apporre sul passaporto un timbro con la precisazione che l’ingresso e’ valido solo per il territorio dell’ Autorita’ palestinese. Fonti governative, citate dal quotidiano Jerusalem Post, hanno affermato la necessita’ di essere certi che persone che possono rappresentare una minaccia per la sicurezza non siano libere di vagabondare dentro Israele. Ma per altre fonti le nuove disposizioni violano il diritto internazionale e gli accordi israelo-palestinesi di Oslo. Uno di questi critici, Salwa Duabis, di una Ong di Ramallah denominata Diritto all’ Ingresso, ha detto che dozzine di visitatori stranieri, soprattutto se di origine palestinese, hanno avuto impresso questo timbro sui loro passaporti, col risultato che e’ stato a loro vietato entrare in territorio israeliano, inclusa la parte est di Gerusalemme. Ad altri visitatori, ha aggiunto, e’ stato rifiutato l’ingresso all’arrivo all’ aeroporto Ben Gurion con la richiesta di entrare in Cisgiordania dalla Giordania. Critiche a questo provvedimento deciso dal ministero dell’interno – che non ha finora rilasciato alcuna dichiarazione in materia – sono giunte dal ministero del turismo per il quale ”si tratta di una decisione che fa grande torto all’immagine di Israele e ostacola il soggiorno di turisti che vogliono visitare anche i luoghi santi situati in territorio dell’ Autorita’ palestinese”. Per motivi di sicurezza Israele vieta ai suoi cittadini di entrare in aree della Cisgiordania sotto pieno controllo dell’ Autorita’ palestinese e nella striscia di Gaza, ad eccezione di casi particolari. (ANSA)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: