Archivio

Posts Tagged ‘sfollati’

AVOID SHOTING BLACKS, incontro pubblico all’ ex Snia

22 gennaio 2010 Lascia un commento

L’Osservatorio Antirazzista Territoriale Pigneto – Tor Pignattara
presenta
DOMENICA 24 GENNAIO 2010
ORE 18:00

AVOID SHOTING BLACKS
non sparare all’uomo nero

L’uomo nero, quello di cui ci parlavano da bambini per farci stare buoni, per farci ubbidire in silenzio, oggi lo incontriamo tutti i giorni: per le strade, nelle fabbrichette, nei campi, nelle case che nessun padrone vuole fittare.
I grandi di oggi, quelli che ci vogliono bambini ubbidienti, quelli che si riuniscono nei consigli dei ministri o in quelli d’amministrazione, ne vogliono tanti, come carboni da bruciare per far camminare la macchina a vapore di un sistema ingiusto, mentre noi, sempre più in affanno, alimentiamo il forno sudando senza posa.
E li vogliono neri, senza un volto e senza voce, a confondersi nella notte, ad affollare le nostre paure.
Ti tolgono la casa? Tutta colpa dell’uomo nero.
Ti tolgono il lavoro? Tutta colpa dell’uomo nero.
Non ci sono posti all’asilo nido? Tutta colpa dell’uomo nero.
Tutto questo ti fa rabbia? Devi sparare all’uomo nero.

Con le leggi sui flussi migratori, dalla Turco-Napolitano al Pacchetto-Sicurezza, passando per la Bossi-Fini, i governanti di ogni colore consegnano esseri umani senza diritti come carne da macello a padroni sempre più ingordi e feroci.
Quando questi uomini e donne si ribellano, gli stessi armano la mano di bianchi sottomessi per ricacciarli nel buio della clandestinità silente.

Rosarno non è solo la sottosviluppata periferia d’Europa. Rosarno è oggi il centro del mondo. Quello ch’è successo lì, oggi ci riguarda tutti.

Ne discutiamo con:
– i compagni e le compagne dell’Osservatorio Migranti Rosarno e della Rete Migranti reggina;
– i compagni e le compagne dell’ex Canapificio di Caserta;
– Mattia Vitiello, sociologo, studioso dei fenomeni riguardanti la manodopera immigrata impiegata in agricoltura;
– il connettivo terraTERRA.

Modera l’associazione DaSud

Sono invitate ad intervenire tutte le realtà del movimento antirazzista, gli agricoltori e i lavoratori immigrati.  

CSOA eXSnia
via Prenestina 173
www.exsnia.it

 

contatti@exsnia.it
bakunino@micso.net
6antirazzista@inventati.org

Annunci

Israele apre una diga: 2 città di Gaza restano sotto 4 metri d’acqua

20 gennaio 2010 Lascia un commento

Le ultime notizie che prendiamo da Infopal lasciano esterrefatti. 
Che l’acqua fosse uno degli elementi con cui Israele porta la sua guerra d’occupazione sui Territori palestinesi e sulla Striscia di Gaza lo sapevamo: l’acqua come strumento di rapina e controllo, l’acqua rubata e deviata…
Questa volta è stata usata come una vera e propria arma, l’ennesima contro la popolazione di al-Mighraqa e Hajar ad-dik, cittadine della zona centrale ed orientale della Striscia.
Una metodologia quasi medievale, che ricorda i lunghi assedi dei crociati, gli avvelenamenti delle sorgenti da parte dei rumi o in risposta ad essi e per mano delle truppe di Saladino; invece è presente, pura e semplice attualità, datata 2010.
Senza alcun preavviso (ci avrebbe stupito il contrario) è stata aperta la diga di Wadi Gaza, cosa che ha provocato un’immediata inondazione che ha coinvolto le due cittadine, allagando decine di case, devastando campi coltivati e causando lo sfollamento di centinaia di persone. Gli eternamente profughi, per l’ennesima volta sfollati, sono stati ospitati all’interno di scuole e riforniti di cibo, coperte e vestiti.

Il direttore della protezione civile, dopo aver messo in salvo una 60ina di cittadini di al-Mighraqa, rimasti bloccati, ha sottolineato allarmato che il livello dell’acqua è in continuo aumento cosa che mina la sicurezza anche dei villaggi circostanti alla zona già inondata.
Le notizie non sono di certo positive; è la stessa protezione civile a testimoniare che le forze d’occupazione israeliane hanno annunciato di voler aprire un’altra diga che da sulla stessa valle: la diga di Wadi ha ormai qualche decennio ed era stata costruita proprio con lo scopo di privare la Striscia dell’acqua che naturalmente riempiva il wadi durante l’inverno.

Ieri la diga sarebbe stata aperta senza preavviso a seguito della pesante alluvione che ha colpito la zona meridionale dello stato occupante israeliano, quella del deserto del Neghev, dove ci sono stati diversi dispersi e ingenti danni.
Divertente anche vedere come si comportano le agenzie italiane nel riportare la notizia: parlano dell’alluvione sul povero stato israeliano colpito da calamità naturali, per poi raccontare che le “alluvioni” hanno coinvolto anche la striscia di Gaza dove il livello dell’acqua ha raggiunto in alcuni villaggi i 4 metri: nessun riferimento, ovviamente, alla diga. 
“Così – affermano a Gaza – gli occupanti ottengono due risultati: proteggere se stessi dalle inondazioni, allagare la Striscia di Gaza e aumentare la sofferenza della popolazione palestinese assediata”.

Israele si conferma portatore di democrazia e civiltà.
Israele si conferma stato assassino!

Da L’Aquila al Presidente della Repubblica

9 settembre 2009 Lascia un commento

Caro Presidente,
le cronache sulla sua visita di ieri nella nostra città, a cinque mesi dal terremoto del 6 aprile, parlano del calore con cui gli aquilani l’hanno accolta e riferiscono del conforto da lei espresso nel vedere, dopo tutto quello che è successo, “fiducia e gente sorridente” che “crede molto nelle istituzioni”.
Altro, a parte le note di colore, non è stato riportato. Sappiamo che ha parlato con i responsabili della Protezione Civile, con i rappresentanti locali. Ha avuto modo di chiedere, di vedere e di informarsi. Ma non ha aggiunto altro.esterne071312350704131443_big

E’ vero caro Presidente. Noi, anche quelli che non erano lì a stringerle la mano o ad ascoltare l’inno di Mameli, crediamo molto nelle istituzioni. Anzi moltissimo. Perché per noi le istituzioni rappresentano la possibilità di affrontare insieme i problemi di una comunità per risolverli insieme. Quindi dato che di problemi, dal 6 aprile, ne abbiamo un po’ più del normale, nelle istituzioni crediamo molto, anche perché ne abbiamo molto bisogno.Questo lei lo sa, lo ha visto. Ha visto la distruzione immensa. Sa, come tutti noi, che da un evento del genere non ci si riprende se non attraverso sforzi collettivi eccezionali e soprattutto attraverso le scelte giuste. Altrimenti, semplicemente, le città e i paesi muoiono.
Ha visto, caro Presidente, il sorriso riaffiorare su qualche volto degli abitanti di Onna. Perché dopo i troppi lutti e la sofferenza di cinque mesi di tenda, potranno avere un tetto nel piccolo villaggio di case di legno che sorge accanto al paese distrutto. Ha potuto capire, caro Presidente, che la speranza è nel poter riallacciare i fili spezzati con le persone e i luoghi. E’ poter restare insieme e restare lì. Vicino alla tua casa rotta, o mezza rotta, smozzicata, scoperchiata, ma che è la tua casa. La speranza è di ricostruire la casa, la scuola, le strade e le piazze e di ritrovarsi insieme.
Ma sulla strada che dall’Aquila conduce ad Onna, caro Presidente, avrà visto anche il  cantiere di Bazzano, dove si costruisce il più grande dei 19 nuovi insediamenti destinati ad ospitare chi ha perso la casa. E’ il Piano C.A.S.E. voluto dalla istituzione Protezione Civile, previsto da un decreto legge dell’istituzione Governo, convertito in legge dall’istituzione Parlamento, approvato con il sostegno convinto dell’istituzione Regione Abruzzo e con l’avvallo delle istituzioni Provincia e Comune dell’Aquila. E questa è tutta un’altra storia. Ed è, purtroppo, quella vera che nulla ha a che vedere con la vicenda di Onna, è il suo contrario.

Il Piano era già pronto, ambizioso e innovativo: per la prima volta gli sfollati non sarebbero stati ridotti in roulotte o container ma, dopo qualche tempo in tenda, avrebbero avuto direttamente case vere, antisismiche, ecologiche e con tutti i comfort. Circa 5.000 abitazioni per circa 15.000 persone, che vi avrebbero abitato il tempo necessario a ricostruire la propria casa.
tendopoliCosì 30 mila persone sono state tenute in tenda per cinque mesi e altrettante, lontane negli alberghi della costa abruzzese, perché tutti, in autunno, avrebbero potuto avere un tetto: chi riparando i danni lievi della propria abitazione, chi trovando posto nelle nuove C.A.S.E.. Ma, caro Presidente, non è andata così. Non gliel’hanno detto? Le tende hanno cominciato a toglierle davvero, solo che le case danneggiate non sono state riparate e le C.A.S.E., quando saranno tutte consegnate (dicembre? febbraio? aprile?), non basteranno. Per cui le persone dalle tende vengono trasportate in caserma o in albergo – la destinazione viene comunicata poco prima in modo da ridurre il rischio di rimostranze. Gli alberghi dell’aquilano sono pieni e quindi decine di migliaia di persone dovranno essere piazzate in altri territori e province. Chi ha la fortuna di avere ancora lavoro a L’Aquila o ha un figlio da mandare a scuola, potrà viaggiare con mezzi propri o autobus navetta, questi – pare – messi a disposizione dalle istituzioni. Gli altri staranno lì in attesa degli eventi.
Questa è la storia di una devastazione annunciata, caro Presidente. Lo smembramento delle comunità, praticato all’indomani del terremoto, viene proseguito dopo cinque mesi e perpetuato in quelli avvenire. Perché non si è saputo e non si è voluto dare priorità alla ricostruzione ma alla costruzione del nuovo. E poi l’antico adagio resta valido: divide et impera. Se vuoi comandare sulle persone, tienile separate. Nei campi tenda, dove le persone per forza stanno insieme, è vietato distribuire volantini, è vietato riunirsi e discutere liberamente. I diritti e le libertà costituzionali, caro Presidente.
Con tutte le nostre forze, da subito, abbiamo chiesto alle istituzioni che venissero risparmiate sofferenze, denaro pubblico e le bellezze del territorio, ricorrendo a case di legno, prefabbricati e simili. 3piano-case1Soluzioni rapide (4 settimane per averle pronte), economiche (un terzo di una C.A.S.A.), dignitose, sicure, che permettono di restare vicini nel proprio territorio da ricostruire e che possono essere rimosse quando non serviranno più. Ma non c’è stato nulla da fare. Le istituzioni non hanno voluto ascoltare. Bisogna costruire le nuove C.A.S.E. 24 ore al giorno, spendendo tutti i soldi che ci sono davvero – 710 mil. di euro – e usando pure quelli donati dagli italiani. Tirando su, in tutta fretta, insediamenti che saranno definitivi, dove capita, senza logica urbanistica, senza minimamente rispettare criteri di prossimità ai nuclei precedenti. Intanto, tutto il resto, con l’inverno alle porte, è fermo. Il riparabile non viene riparato, il centro storico resta immerso in un silenzio spettrale. Perché?

Che farebbe lei caro Presidente, se a cinque mesi dal terremoto non sapesse dove trovare una sistemazione per la sua famiglia, una scuola per i suoi figli, un lavoro che ha perso? Se non avesse la minima idea di come e quando potrà riparare la sua casa, ammesso che ne abbia ancora una? Molti, troppi, non hanno potuto fare altro che andare via. Accettare che, almeno per un po’, a L’Aquila non è possibile tornare. Ma se non ora, dopo cinque mesi, quando? Lo spopolamento in atto, diventerà progressivo e definitivo se qualcosa di importante non cambia e subito. Tutto questo l’abbiamo denunciato, chiesto, urlato, ogni volta che abbiamo potuto e come abbiamo potuto. Di tutto questo nessuno le ha detto nulla? Perché nemmeno una perplessità, un dubbio nelle sue parole di ieri sulle scelte fatte?
Caro Presidente, ha ragione, noi ci crediamo davvero nelle istituzioni. Eppure si sbaglia, caro Presidente, perché di fiducia non ce n’è più. La supponenza, l’arroganza, l’ignoranza, la complicità, gli interessi inconfessabili, l’incapacità e l’inettitudine logorano la fiducia nelle istituzioni. Come pure il silenzio.

Comitato Rete-Aq
Campagna 100%
Ricostruzione – Trasparenza – Partecipazione
http://www.100×100aq.org/

Da Piazza d’armi, L’Aquila: inizia la deportazione

5 settembre 2009 Lascia un commento

Se lo stanno chiedendo in queste ore  centinaia di persone nella trendopoli di piazza d’armi. Ieri è stata data comunicazione dell’imminente smantellamento del campo. Domani ci sarà il grosso delle partenze. Destinazione: la caserma della guardia di Finanza, la caserma pasquali, gli hotel dell’Aquila ma anche quelli marsicani e del teramano.
I criteri di destinazione degli sfollati sono in base alla produttività. GLi anziani, la fascia più debole della popolazione, dovranno insomma andare via. Sta notte è l’ultima. Così, all’improvviso…flyer5settembre_800
Lo sapevano tutti dall’inizio di questa settimana: protezione, civile, operatori di vario genere, giornalisti. Tranne loro i residenti delle tende che ora si trovano in fretta e furia a fare i bagagli senza aver avuto neanche il tempo di pensare ad un’altra possibile destinazione dove andare, fuori da quelle previste dalla protezione civile. Un equipe composta da due membri della protezione civile (uno della nazionale, l’altro dell’Emilia Romagna che gestisce il campo) uno psicologo e due poliziotti (e altri quattro a fare la guardia attorno) sono passati tenda per tenda da ieri pomeriggio e per tutta oggi a comunicare il trasferimento. Massiccia la presenza all’interno del campo di polizia intensificata appositamente per questo.
Le destinazioni sono temporanee dicono gli operatori senza specificare quanto. Il governo deve annunciare lo smantellamento delle tendopoli e lo sta facendo. Ma se ora gli sfollati possono alloggiare nelle caserme e negli alberghi perchè non potevano farlo prima? Si sarebberpo risparmiati a bambini e anziani  5 mesi di tenda e bagni chimici.
Temporanee quanto? Se questa condizione durasse a lungo allora i trasferiti di piazza d’armi avrebbero diritto di essere portati in case vere come promesso loro da Aprile.

Perchè la comunicazione è avvenuta in modo così tempestivo?
Qualsivoglia siano i processi che hanno portato a questa situazione, le conseguenze di questo modo di agire sono, nelle parole di molti abitanti della tendopoli, “un secondo terremoto”: una signora che rimarra’ all’Aquila, in un edificio di sei piani in cui non vuole entrare perche’  ha ancora paura di stare sotto un tetto che potrebbe cascarle sulla testa, mentre sua madre anziana andra’ a Tagliacozzo. I risultati di lunghi mesi di difficilissimo lavoro tra psicologi e bambini messo in pericolo da una fine cosi’ inaspettata; la paura che l’essere rimasti all’Aquila, per rimanere nella propria citta’ e magari prendere parte alla ricostruzione, sia stata del tutto inutile perche’ forse domani ti portano sulla costa, o di qua, o di la…”bhe, a te dove ti mandano?” si stanno chiedendo l’un l’altro gli abitanti di Piazza d’Armi che dopo essersi a fatica e tra mille difficolta’ ricostruiti un minimo di normalita’, si ritrovano praticamente nella stessa situazione in cui si trovavano la mattina del 6 Aprile. Nell’incertezza piu’ assoluta, spaventati e sempre e comunque privi di alcun potere decisionale sul loro destino, che rimane saldamente nelle “loro mani”, quelle della Protezione Civile.

Che le tendopoli dovessero chiudere e’ un fatto e anche un bene, di cui moltissimi a piazza d’Armi sono felicissimi. Ma chiudere le tendopoli in se’ per se’ non vuol dire nulla, se non ci sono case in cui si puo’ e si vuole andare. Difronte ad un preavviso di 48 ore sorge il dubbio che ci siano altri meccanismi all’opera. Meccanismi in cui le vite degli Aquilani sono solo un qualcosa da spostare qua è là, seguendo ordini che vengono dall’alto, e senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.  In ogni caso attuabili portandosi dietro polizia, carabinieri e guardia di finanza, nel caso qualcosa vada storto…

di Alessandro, dal sito 3e32
I primi 8 minuti del documentario Yes we camp

Epicentro Solidale e il fantasma “sciacallo”

11 aprile 2009 Lascia un commento

I compagni hanno aperto un sito dall’ Epicentro Solidale creato dal movimento romano in Abruzzo, 
come forma di solidarietà dal basso per tutti coloro che sono stati colpiti  dallo sciame sismico che ha raso al suolo L’Aquila e la sua provincia e continua a flagellare la popolazione, che ha già perso tutto ed ora si trova doppiamente vittima dei teatrini di potenti e speculatori.
Ovviamente assolti gli unici 4 che erano riusciti ad indagare per sciacallaggio: si preparano ad inasprire pene e scarabocchiare decreti per una cosa totalmente inventata. Sappiamo benissimo chi sono gli sciacalli.
 
Un appello per chi porterà nei centri di raccolta  : sarebbe utile portare, oltre a stufe, fornelletti, coperte, materassini e tutto quello che può far giocare e star bene i bambini, anche qualcosa per gli adulti e per i più anziani. Qualcosa che possa distrarli e fargli passare un po’ le ore, visto che passano intere giornate a non far nulla, nel totale sconforto, dentro le tendopoli. Quindi sono utili carte, parole crociate, riviste, scacchiere e cose simili.
Anche quello è importante.
Il tempo tra quelle montagne belle e stracolme di disperazione non sembra passare mai.

Sanzione dal basso ad Impregilo: comunicato stampa

10 aprile 2009 Lascia un commento

All’ ora di pranzo diverse decine di studenti delle scuole e giovani precari hanno dato vita ad un’azione di sanzione dal basso alla Benetton di Via Cola di Rienzo. Abbiamo bloccato l’ingresso dell’esercizio commerciale3263_1125054079216_1013059323_404558_5796009_n con uno striscione con su scritto “Benetton e Impregilo vergogna!”, volantinato dentro il negozio e ai passanti, accesi diversi fumogeni.
La Benetton è infatti uno dei maggiori azionisti di Impregilo, l’azienda che ha costruito l’ospedale crollato all’Aquila e responsabile di progetti che violentano e devastano territori e popolazioni in Italia (vedi la TAV e l’emergenza rifiuti a Napoli) e all’estero (con progetti in Colombia, Turchia, Sud Africa). Mentre si svolgevano i funerali di stato con il cordoglio ipocrita delle Istituzioni, con questa azione abbiamo voluto denunciare i responsabili di speculazioni e malgoverno del territorio che hanno portato all’aumento delle vittime del terremoto in Abruzzo. Nelle prossime settimane continueremo a portare la nostra solidarietà dal basso alla popolazione colpita e a dare vita ad una campagna di denuncia delle responsabilità di quello che è successo, monitoreremo l’opera di ricostruzione e di aiuto alle popolazioni colpite e vigileremo sull’opera del governo e sulle operazioni di speculatori e avvoltoi.
Studenti e giovani precari solidali

Nasce l’Epicentro Solidale a Fossa

9 aprile 2009 1 commento

COMUNICATO STAMPA
Le realtà e i movimenti di lotta di Roma a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal sisma: Epicentro Solidale a Fossa da oggi 8 aprile

Le realtà e i movimenti di lotta di Roma, composti da precari, migranti, studenti, occupanti di case e di spazi sociali, procedono da lunedì nella raccolta indipendente di aiuti – a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal sisma. Da oggi mercoledì 8 aprile, è stato stabilito nella località di Fossa (L’Aquila) l’Epicentro Solidale: un punto di convergenza per l’afflusso continuo degli aiuti e la loro distribuzione a Fossa come in tutti centri vicini che ne necessitano. Vogliamo già rendere noto, ringraziando tutti coloro che si sono attivati, che nei punti di raccolta dislocati nella città, già in 2 giorni è stato raccolto e distribuito un enorme quantitativo di beni di prima necessità e che le raccolte andranno avanti sino a venerdì 10 aprile, per riprendere nella prossima settimana con modalità che comunicheremo. Il trasporto dalla capitale e la distribuzione presso le comunità abruzzesi degli aiuti raccolti sarà in carico alle attiviste e agli attivisti che da oggi si turneranno in squadre, con furgoni-navetta che faranno la spola tra Roma e Fossa.
L’Epicentro Solidale nasce e si disloca a Fossa grazie all’iniziativa autonoma e dal basso delle realtà e delle reti di movimento romane che hanno attivato un contatto diretto con realtà locali dell’Aquilano. L’Epicentro Solidale lavorerà in cooperazione con le comunità locali e con le strutture di primo soccorso già stabilite in loco. Sino a quando continueranno le operazioni di ricerca dei dispersi e fino alla fine dello sciame sismico l’Epicentro Solidale continuerà a funzionare come punto di snodo di tutto il materiale raccolto in forma indipendente dal movimento romano in questi giorni. Nella fase successiva invece l’Epicentro Solidale si trasformerà in campo permanente di sostegno alle comunità sfollate quando la fine dello sciame sismico consentirà di stabilire delle strutture volontarie.
Proprio a questo scopo si raccolgono già da ora le disponibilità di volontari per l’attivazione di queste strutture e soprattutto di insegnanti disposti a sostenere una delle esigenze già manifestata dai giovani e dalle famiglie del luogo, quella di poter terminare l’anno scolastico.
Infine informiamo che da oggi è anche disponibile una infoline direttamente presso l’Epicentro Solidale di Fossa, i cui numeri sono: 3473237703 e 3664137433
I compagni e le compagne di Roma

I punti di raccolta sono:
Loa Acrobax, via della vasca navale 6 giovedì e venerdì tutto il giorno
Csoa Forte Prenestino
, via federico delpino giovedì e venerdì dalle 12 in poi
Ex Snia Viscosa, via prenestina giovedì sera a partire dalle 19
Area 51, via bacciarini 12 giovedì e venerdì dalle 15 alle 20
Porto Fluviale, via del porto fluviale 12 giovedì e venerdì dalle 17 alle 21
Regina Elena, via del Castro Laurenziano giovedì e venerdì dalle 17 alle 21
Ex Cinema Volturno, via Volturno 37 giovedì e venerdì dalle 17 alle 21
Per info su Roma 3394611835 e 3295638652

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: