Archivio

Posts Tagged ‘Fronte Popolare di Liberazione della Palestina’

Palestina Occupata: Ahmad Sa’adat trasferito in ospedale, mentre Marco vince l’appello contro il reimpatrio ma resta in carcere

30 aprile 2012 3 commenti

E’ di domenica la notizia del trasferimento di Ahmed Sa’adat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), dal maledetto carcere di Ramon all’ospedale, per le condizioni in cui si trova dato il prolungato sciopero della fame che sta portando avanti per combattere contro l’isolamento e le condizioni in cui son costretti i prigionieri palestinesi.
Con il corpo già martoriato da un lungo precedente sciopero della fame, tra il settembre e l’ottobre, il leader del Fronte ha ricevuto un’offerta da parte dei suoi carcerieri: la fine dell’isolamento per la conclusione dello sciopero della fame.
La risposta è stata la sola che poteva dare: lo sciopero e la lotta dei prigionieri palestinesi si fermeranno solo quando l’isolamento sarà tolto a tutti, nessun escluso.
In attesa di avere più informazioni sulle sue condizioni di salute, vi giro anche il comunicato del Gruppo italiano di supporto all’International Solidarity Movement palestinese, sull’arresto e gli sviluppi processuali di Marco, giovane attivista italiano arrestato ad Hebron l’11 aprile scorso ed ancora rinchiuso nelle carceri dell’occupante israeliano.

Ancora in carcere l’italiano arrestato a Hebron, Israele si appella alla sentenza
Fonte: italy.palsolidarity.org

È stato vinto l’appello contro il reimpatrio forzato di Marco, l’attivista italiano di 32 anni arrestato ad Hebron (al-Khalil). Ciò nonostante Israele ha deciso di appellarsi alla sentenza e il caso sarà portato davanti alla Corte Suprema domenica 29 aprile o nei giorni immediatamente successivi. Di seguito una breve cronologia dei fatti.

– L ’11 aprile Marco si trova a Hebron per partecipare alla conferenza internazionale sulla resistenza popolare nonviolenta. Sta facendo ritorno alla conferenza dopo la pausa pranzo quando la polizia israeliana con l’aiuto dell’esercito arresta lui ed altre 13 persone con l’accusa di partecipare ad una manifestazione non autorizzata. Come mostrano i video non c’è stata violenza da parte degli attivisti e non era in corso alcuna manifestazione.

– Quattro di queste tredici persone, due palestinesi e due italiani, rimangono in carcere. Ai due italiani, Marco e Giorgio, viene dato il reimpatrio forzato senza alcun processo, la qual cosa è una brutta novità anche per il sistema giudiziario israeliano. Nel frattempo vengono entrambi spostati in un centro di detenzione per migranti in attesa di espulsione.

– Marco decide di resistere all’espulsione affrontando la detenzione per potersi appellare contro il fatto che gli sia stato assegnato reimpatrio forzato e carcere senza un regolare processo. Martedì 17, dopo quasi una settimana di carcere (comunque senza alcun processo o formale accusa), Giorgio viene reimpatriato.

– L’appello contro il reimpatrio di Marco ha luogo lunedì 23. Il giudice si riserva di decidere l’indomani, nel frattempo Marco viene trasferito nel carcere per i detenuti comuni di Givon. Martedì 24 il giudice non si presenta, e mercoledì 25 la sentenza afferma che l’appello è stato vinto da Marco. In tutto questo tempo, l’attivista per i diritti umani resta in carcere.
Nonostante sia stato vinto l’appello, le forze di occupazione si contro-appellano chiedendo l’intervento della corte suprema. Questo secondo processo dovrebbe avere luogo domenica 29 o nei giorni immediatamente successivi. Nel frattempo Marco resterà in carcere, pur non esistendo ancora alcuna accusa formale nei suoi confronti.

L’arresto e la tentata espulsione ai danni di Marco si inseriscono all’interno di un escalation ai danni degli attivisti in difesa dei diritti umani che si recano o manifestano l’intenzione di recarsi nei territori occupati palestinesi.

Il 15 aprile a 1200 attivisti internazionali dei 1500 della flytilla “Welcome to Palestine” è stato impedito di raggiungere la Cisgiordania.

Il 17 aprile nella Valle del Giordano un attivista danese è stato colpito al volto da un soldato israeliano con il fucile d’ordinanza, la mitraglietta M-13. L’attivista partecipava ad una manifestazione nonviolenta che consisteva in un tour in bicicletta.

La violazione dei diritti fondamentali e l’incarcerazione senza motivo dei palestinesi resta invece tragicamente costante. Martedì 17 aprile 1200 palestinesi, detenuti nelle carceri israeliane sono entrati in sciopero della fame, il nome che hanno dato alla loro protesta è “we will live in dignity”, vivremo dignitosamente. Sono infatti più di 4700 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Tra questi nove donne e 190 minori (alcuni hanno 12 anni). Circa 322 prigionieri sono in detenzione amministrativa questo vuol dire che non è stato formalizzata contro di loro alcuna accusa. I prigionieri sono oggetto di tortura e non hanno diritto a ricevere visite dai familiari.

Per maggiori informazioni potete chiamare Johnny (parla italiano), al numero:+972 592364644

Annunci

Accordo su Shalit tra Hamas e Israele: ma in quanti torneranno a casa propria?

14 ottobre 2011 1 commento

Forse gli unici ad uscirne vittoriosi, da quest’accordo così poco eccezionale tra Hamas e Netanyahu, saranno proprio i vertici dell’organizzazione islamica palestinese che detiene il potere sulla Striscia di Gaza da qualche anno. Una bella batosta per Abu Mazen, a poche settimane dal discorso alle Nazioni Unite, e per tutta l’Autorità Palestinese.

L'elenco dei prigionieri

Un bel colpo per Khaled Meshaal, leader di Hamas, rifugiato chissà ancora per quanto in quel di Damasco (ma si mormora da mesi un trasloco dell’organizzazione in Egitto, forse immediatamente dopo la fine di quest’accordo).

Ma parliamo di fatti, di numeri, di quante persone torneranno veramente a casa.
Sicuramente Gilad Shalit, catturato 5 anni fa durante una delle migliaia di illegali incursioni israeliane all’interno dei confini di Gaza e da quel momento scomparso nel nulla, nelle mani di Hamas. Cinque lunghi anni per lui, non lo mettiamo in dubbio. Un incubo per lui e la sua famiglia che probabilmente terminerà tra mercoledì e giovedì della prossima settimana.
Ma ci interessa poco.
Mi interessa poco la vita e la libertà di UNA persona, chiunque sia, se sull’altro piatto della bilancia ci son diecimila prigionieri, una guerra di 33 giorni per cercarlo che ha fatto 1500 morti e ha inquinato con armi chimiche e fosforo bianco i corpi e la terra della Striscia di Gaza, se c’è l’assedio, gli assassinii indiscriminati, la chiusura dei valichi, la morte e ancora la morte per un popolo intero.
Uno contro un regime di Apartheid è ridicolo, fastidioso, irritante, indisponente.

Intanto in tutta la Palestina è una grande festa: nessuno sembra esser stato dimenticato nell’accordo, dalla Striscia di Gaza, alla Cisgiordania, a Gerusalemme Est, ai profughi del ’48 … un po’ tutti rientrano in quest’accordo.
Ma non tutti torneranno a casa propria, e questa è la cosa che fa più male.
Del primo blocco di 400 persone che dovrebbero esser rilasciate a giorni, già si parla di 203 che andranno in esilio in Paesi ancora da definire del mondo arabo circostante, tra cui anche le 27 donne che rientrano nell’accordo.
Liberi, ma profughi per l’ennesima volta.
Nulla cambia in regime di Apartheid, nulla si può accordare con i propri carcerieri: tutto rimarrà intriso di dolore e repressione, di esilio e lontananza.
Fino alla liberazione

NEL FRATTEMPO RICORDIAMOCI DELLE DECINE E CENTINAIA DI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI E DELLA LORO LOTTA INIZIATA TRE SETTIMANE FA PER RICHIEDERE CONDIZIONI MIGLIORI, LA FINE DELL’ISOLAMENTO E LA FINE DEGLI ABUSI SUI FAMILIARI E GLI AVVOCATI CHE TENTATO DI ACCEDERE AI COLLOQUI.
UNO SCIOPERO DELLA FAME PER LA FINE DELL’ISOLAMENTO DI AHMED SAADAT, LEADER DEL FPLP.
QUI INFO A RIGUARDO: LEGGI 12

Aggiornamenti dalle carceri israeliane: DIFFONDIAMOLI

7 ottobre 2011 3 commenti

Il 27 settembre è iniziato uno sciopero della fame dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, per chiedere la fine delle condizioni di detenzione che in migliaia vivono, per chiedere la fine dell’isolamento per Ahmad Sa’adat e la fine delle politiche repressive nei confronti dei familiari e dei visitatori dei prigionieri, costretti a subire costanti vessazioni che spesso rendono impossibile anche solo un’ora di colloquio al mese con i propri cari in regime di detenzione, nelle carceri di un paese occupante.
Chiedono la fine degli abusi durante le traduzioni da un carcere all’altro e molto altro, oltre che la solidarietà internazionale e la diffusione delle notizie sulla lotta che stanno portando avanti, sul proprio corpo, l’unica cosa a loro disposizione.

Ovviamente le autorità israeliane e i funzionari del dipartimento che gestisce le carceri nel paese dell’Apartheid hanno risposto aumentando la violenza psicologica e le condizioni dei detenuti: dal carcere di Nafha i detenuti politici palestinesi raccontano delle minaccie subite sulla negazione dei colloqui con i familiari. Per ogni giorno di partecipazione allo sciopero della fame ci sarà un mese di divieto di incontro con i propri cari. In molti sono stati trasferiti in altri carceri, di cui ancora non si riesce a conoscere il nome.
I membri del F.P.L.P hanno subito tutti il trasferimento in celle di isolamento e la confisca di tutti i loro beni personali, compresi i propri vestiti.
Durante una visita con le famiglia le autorità delle prigioni dell’occupante israeliano hanno sequestrato i documenti di identità di tutti i loro familiari dando come motivazione proprio la partecipazione allo sciopero della fame, che li precluderà per mesi a qualunque incontro, compreso quello con il proprio avvocato.
Nella prigione di Asqelan infatti è stato vietato l’accesso ad un’avvocato che doveva visitare i prigionieri Ahed Abu Ghoulmeh, Allam Al-Kaabi e Shadi Sharafa: gli è stato comunicato che in quanto partecipanti all aprotesta, non potranno incontrare i loro avvocati, non si sa fino a quando.

Oltre ai prigionieri militanti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, che hanno iniziato questa mobilitazione in nome del loro rappresentante Ahmad Sa’adat (detenuto a Gerico) si stanno unendo molti altri prigionieri, come alcuni componenti di Fatah, tra cui quelli che hanno il triste primato di essere da più tempo in regime di detenzione: Fakhri Barghouti entrato nelle carceri israeliane 34 anni fa, ed Akram Mansour,malato di cancro, detenuto da 33 anni.
Anche molte donne prigioniere stanno partecipando alla lotta: Sumoud Kharajeh, Linan Abu Ghoulmeh, Duaa Jayyousi e Wuroud Kassem sono state trasferite in isolamento totale mentre Linan Abu Ghoulmeh è stata messa in regime di detenzione amministrativa in modo totalmente arbitrario.

PER SEGUIRE GLI AGGIORNAMENTI: The Campaign to Free Ahmad Sa’adat

DIFFONDIAMO QUESTA NOTIZIA, CREIAMO SOLIDARIETA’ ANCHE PER I PRIGIONIERI PALESTINESI, PROPRIO ALLA LUCE DELLE DISCUSSIONI SULLO STATO PALESTINESE.
NON PUO’ ESSERCI STATO SENZA LA LIBERAZIONE DI TUTTI I PRIGIONERI,
SENZA IL DIRITTO AL RITORNO DI TUTTI I PROFUGHI,
SENZA LA FINE TOTALE E DEFINITIVA DEL REGIME DI APARTHEID,
SENZA LA CANCELLAZIONE DELL’OCCUPAZIONE MILITARE E L’ABBATTIMENTO DEL MURO DI SEPARAZIONE E DEGLI INSEDIAMENTI.
PALESTINA LIBERA.

I prigionieri palestinesi in sciopero della fame chiedono solidarietà

26 settembre 2011 2 commenti

SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME

Domani, marted’ 27 settembre 2011 inizierà uno sciopero della fame dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, per chiedere la fine del regime di isolamento per Ahmad Sa’adat, la fine dell’isolamento per tutti i prigionieri politici palestinesi, la fine delle politiche di repressione e umiliazione nei confronti dei parenti e dei visitatori dei prigionieri, incluso la fine del blocco ai colloqui con i familiari, cercata ed impedita già ai checkpoint israeliani.
I prigionieri chiedono anche la fine degli abusi e delle umiliazioni ai prigionieri durante le traduzioni tra carceri.
La campagna per la liberazione di Ahmed Sa’adat è solidale con tutti i prigionieri palestinesi in sciopero della fame e chiede alle persone di tutto il mondo di partecipare a questa campagna per i prigionieri.
Sotto il flyer che racconta la situazione dei prigioneri e poi quella specifica di Sa’adat.

Ahmed Sa’adat, il detenuto segretario generale del Fronte popolare di liberazione della Palestina , è stato catturato dalle forze d’occupazione israeliane il 13 marzo del 2006 e dall’attacco israeliano alla Striscia di Gaza dell’inverno del 2009, quando chiamò alla resistenza popolare, vive in regime di isolamento. Ha una condanna a 30 anni.
Ma è solamente uno dei circa 10.000 prigionieri politici nelle mani di Israele, tra cui ci sono molti minorenni, donne e leader delle organizzazioni politiche.

IL SITO DELLA CAMPAGNA PER LA LIBERAZIONE DI SA’ADAT

Un saluto a Stefano Chiarini

3 febbraio 2009 2 commenti

Sono due anni che c’hai lasciato ed è ancora dura “perdonartela”.
Perchè era necessario il tuo coraggio, la tua penna, il tuo sorriso sornione e allo stesso tempo capace di essere sempre in prima linea, presente in ogni vicolo sporco dei campi profughi del medioriente e soprattutto del tuo amato Libanostefano_libano-2006
Per ricordarti non scelgo parole tue, ma il breve saluto che ti scrisse il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina.
Per ricordarti non c’è modo migliore che portare avanti il ricordo, la testimonianza, la memoria e la lotta.
L’ultima volta che i nostri sorrisi si sono incontrati c’erano i campi a farci da panorama, i bambini a circondarci, lo zaater ad insaporire le nostre colazioni
Ciao Stefano…..PALESTINA LIBERA

Alla famiglia di Stefano Chiarini 
Ai suoi amici e compagni 
Ai membri del Comitato (Per non dimenticare Sabra e Chatila)
 

Vogliamo essere vicini a Voi e vicino a Stefano che ha vissuto nelle viuzze dei campi profughi palestinesi e nel campo di Chatila e per tutta la dimensione della causa palestinese. 
Stefano non era un testimone ma ha messo la penna di fronte ai proiettili, contro la morte e per tenere viva la memoria dei nostri caduti contro il dimenticatoio ed il silenzio. 
Abbiamo conosciuto Stefano che è stato sempre vicino a noi, nei momenti di grande paura anche di disperazione ma soprattutto nella nostra lunga attesa di incontrare un sogno in comune che è la libertà. Stefano è un italiano con un cuore palestinese, ha combattuto sul fronte della memoria 6624per non dimenticare il genocidio, la patria e la resistenza. 
Alla sua famiglia vogliamo dire che Stefano ha voluto appartenere ad una grande famiglia che è l’umanità ed ha avuto un’identità che è la coscienza che non muore mai e noi saremo la continuazione dello spirito col quale lavorava Stefano, per non dimenticare chi non ha dimenticato i nostri caduti. 
Stefano,tu rimarrai vivo nella nostra memoria per sempre. 
Permettici si salutarti come facciamo con tutti i nostri cari avvolgendoti con una kefia che per noi è il simbolo di orgoglio e dignità per tutti gli uomini come te che hanno lottato per un’umanità libera e giusta. 
Tu hai sempre avuto un grande cuore, hai voluto abbandonarci presto, soprattutto in un momento in cui abbiamo molto bisogno di te perché la nostra strada è lunga. Sarai sempre con noi il 17 settembre di ogni anno, diremo a tutti che tu sei presente, che tu sei un fiore nel cuore di tutti i palestinesi. 
Stefano ci hai insegnato una lezione che non dimenticheremo e che trasmetteremo alle future generazioni: quando i cuori sono grandi come il tuo, scompaiono le frontiere e si costruiscono i ponti per mano di uomini semplici come te perché in fondo noi siamo fatti di valori e posizioni coraggiose come le tue. 
Ti salutiamo e ti promettiamo di continuare sulla tua strada per sconfiggere i nemici dell’umanità e per realizzare la nostra libertà. 

A te la gloria e alla nostra causa la vittoria. 

                                                                                                                    04 febbraio 2007 – Beirut
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina 

I figli dei campi profughi nel Libano 

Ma’an intervista il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina

22 gennaio 2009 Lascia un commento

L’AGENZIA DI STAMPA MA’AN INTERVISTA L’FPLP SULL’AGGRESSIONE ISRAELIANA A GAZA – 18 GENNAIO 2009

http://www.pflp.ps/english/      

Il 17 gennaio 2009 l’agenzia di stampa Ma’an ha realizzato la seguente intervista con un portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). Nell’intervista l’FPLP discute sulla centralità della resistenza palestinese e sulla persistente aggressione contro il popolo palestinese, in particolare sull’aggressione contro Gaza cui Israele ha dato inizio il 27 dicembre 2008.  Ma’an: L’FPLP ed il suo braccio armato, le Brigate Abu Ali Mustafa (BAAM), al momento sono impegnate in scontri contro le truppe di terra israeliane nella Striscia di Gaza, mentre continuano a lanciare missili attraverso la Green Line verso Israele.Ma’an ha parlato con un portavoce ufficiale del movimento laico e di sinistra per gettare un po’ di luce sull’attuale lotta contro Israele e sullo stato della politica palestinese, sui rapporti con Hamas e con l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP)
La seguente intervista è stata realizzata via email:    

1993_

Fotografia di Bar Am _Gaza: 1993_

Ma’an: Qual è la posizione dell’FPLP sulle motivazioni che hanno spinto Israele a lanciare la sua massiccia aggressione contro Gaza?

  FPLP: L’inizio dei massacri e dei crimini di guerra israeliani contro il nostro popolo è in linea con un obiettivo storico – il tentativo di eliminare la resistenza palestinese, in particolare a Gaza. Come già ha provato a fare nel 2006 in Libano, Israele ha tentato di separare la resistenza dal popolo perseguendo l’eliminazione della prima e l’indebolimento della causa palestinese e dei diritti della nostra gente.I piani israeliani contro il nostro popolo ed i nostri diritti possono essere realizzati – malgrado la complicità degli Sati Uniti, dei regimi arabi e di parte della “leadership” palestinese – solo con l’eliminazione della resistenza palestinese.Ora Israele sta imparando che, parimenti a quanto accaduto in Libano nel 2006, malgrado la sua brutalità e l’assoluta criminalità, la nostra gente è il cuore, la culla e la forza della nostra resistenza, e che i loro attacchi non sconfiggeranno mai il nostro popolo né la nostra determinazione nella difesa dei nostri diritti al ritorno, all’autodeterminazione e alla sovranità. 

 Ma’an: Le incursioni aeree, marine e di terra di Israele sono realmente dirette contro Hamas ed i razzi?

  FPLP: I razzi sono una rappresentazione allo stesso tempo pratica e simbolica della nostra resistenza all’occupante. Sono un promemoria costante che ricorda che l’occupante è tale, e che, per quanto possa impegnarsi in assedi, massacri, nel chiuderci in prigioni a cielo aperto, nel negarci il soddisfacimento dei bisogni umani primari, noi continueremo a resistere e ci aggrapperemo fermamente ai nostri diritti fondamentali, non permettendo che siano distrutti. Finché un razzo sarà lanciato contro l’occupante, il nostro popolo, la nostra resistenza e la nostra causa saranno vivi.Questo è il motivo per cui individuano come obiettivo i razzi: rendono l’occupante insicuro, poiché ognuno di essi è un simbolo ed un atto fisico del nostro rifiuto della loro occupazione, dei loro massacri, dei loro crimini e dei loro continui attacchi contro il nostro popolo. Ogni razzo dice che non acconsentiremo alle loro cosiddette “soluzioni”, basate sulla cancellazione e sulla negazione dei nostri diritti.  

Beit Lahiya  _luglio 2007_

Beit Lahiya _luglio 2007_

 Ma’an: Cosa dite a proposito delle prossime elezioni parlamentari israeliane? Hanno giocato un qualche ruolo nella decisione di attaccare Gaza?   

FPLP: Certamente l’attacco è legato alle elezioni israeliane – serve a sostenere l’immagine del partito Kadima ed in particolare di Livni e Barak, sulle spalle e col sangue di più di 1000 morti palestinesi. Che questo sia un fattore dirimente e positivo in queste elezioni la dice lunga sulla natura di Israele e del Sionismo    

Ma’an: Quanti combattenti dell’FPLP e delle BAAM sono stati uccisi durante l’invasione israeliana e/o I bombardamenti aerei?     

FPLP: Al momento non rilasciamo statistiche o informazioni di questo genere poiché sarebbero solo un aiuto all’aggressione militare del nemico contro il nostro popolo. Comunque, possiamo dire che membri delle BAAM sono stati fortemente attivi in tutte le forme di resistenza contro gli invasori e gli occupanti.  

Ma’an: Le BAAM sono state attive nella resistenza contro l’esercito invasore?    

 FPLP: Le BAAM hanno lanciato più razzi al giorno, si sono distinte particolarmente per l’utilizzo di bombe sulle strade, di autobombe e di altri congegni esplosivi che hanno procurato seri danni e distrutto carri armati ed altri veicoli militari dell’occupazione. I combattenti delle BAAM hanno partecipato a tutte le battaglie a tutti i livelli. Stanno inoltre lavorando strettamente e in coordinamento con tutte le altre forze della resistenza in una lotta unitaria per opporsi al nemico ed unificare la nostra resistenza di fronte ai crimini e ai massacri di Israele.fplp_corteo

Ma’an: In quale situazione l’FPLP potrebbe firmare un ‘cessate il fuoco’ con Israele?   

FPLP: Ci siamo opposti alla cosiddetta “tregua” o “cessate il fuoco” (in vigore tra il 19 giugno ed il 19 dicembre 2008) perché la consideravamo pericolosa per il nostro popolo e crediamo sia oggi dimostrato che la nostra analisi fosse corretta.Israele ha costretto ad una fine della “tregua” con i suoi attacchi ed omicidi – e poi l’ha usata come una scusa per attaccare i palestinesi (per esempio, il 4 novembre, bombardamenti aerei hanno ucciso cinque militanti ed un civile); un obiettivo che ha avuto da sempre, e ha usato un piano d’aggressione preparato precedentemente, durante la cosiddetta “tregua”.La resistenza, in maniera unificata, può sempre decidere che tattiche usare in ogni tempo. Noi chiediamo la fine dei massacri, il ritiro delle truppe d’occupazione dalla nostra terra, la piena, immediata ed incondizionata apertura di tutti i confini – in particolare del valico di Rafah – e la fine dell’assedio contro il nostro popolo. Ma non abbandoneremo mai i nostri diritti fondamentali – a resistere, a difendere il nostro popolo, al ritorno, all’autodeterminazione ed alla sovranità – in nome di una cosiddetta “tregua”, che è esattamente ciò che Israele desidera.  

Ma’an: Quali sono oggi le relazioni tra Hamas e l’FPLP?  FPLP:

Al momento le relazioni tra Hamas e l’FPLP sono determinate dalla resistenza.  

Ma’an: Ma l’FPLP è un movimento laico.
Ciò non crea difficoltà nel lavoro con Hamas, che invece crede in una società ed in un governo islamico?    
 

FPLP: Sia Hamas che l’FPLP militano nel campo della resistenza, della difesa del nostro popolo, della nostra causa e dei nostri diritti fondamentali. Entrambi rifiutano i cosiddetti “negoziati”, la cooperazione con l’occupante e qualsiasi cosiddetta soluzione politica basata sulla negazione e sull’abrogazione dei diritti della nostra gente; entrambi combattono uniti nella resistenza contro i massacri ed il genocidio perpetrati contro i palestinesi. Questa è l’unità ed è la relazione che ci interessa al momento: unità nella lotta, per il nostro popolo, la nostra causa ed i nostri diritti.    

Ma’an: Tornando alla politica, qual è la posizione dell’FPLP sulla legittimità di Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il cui mandato è terminato ufficialmente il 9 gennaio?    

  FPLP: La sola legittimità palestinese che ci interessa al momento è la legittimità della resistenza. Questa è la definizione della nostra unità nazionale: lotta all’occupante e ai suoi crimini, difesa del nostro popolo e dei nostri diritti. La legittimità ora non è quella dell’ANP; essa deriva dallo stare con la resistenza, con la fermezza del nostro popolo, contro i crimini dell’occupante.      

Ma’an: L’FPLP crede che, date le circostanze, i palestinesi dovrebbero concentrarsi sulla Striscia di Gaza e meno sulla politica interna? O il ruolo della politica palestinese è più importante che mai?   

 

pal_nazistsFPLP: Questo è un momento fondamentale per il movimento nazionale palestinese e per la sua causa, di fronte ad un nemico dedito alla distruzione. La domanda per tutti è: stare con la resistenza o in disparte e permettere così che l’aggressione continui? Ogni briciolo di legittimità politica al momento dipende dalla risposta a questa domanda.  

 Ma’an: Qual è la situazione dell’FPLP e delle altre organizzazioni della resistenza nella West Bank?   

FPLP: Anche la West Bank è sotto assedio, solo di tipo diverso: l’assedio dell’occupazione, degli 11.000 prigionieri politici, della costante confisca della terra, della costruzione delle colonie, dell’innalzamento del muro d’annessione e degli altri crimini continui contro il nostro popolo. Infatti Israele sta approfittando che gli occhi del mondo si siano spostati dalla West Bank a causa dei massacri a Gaza, per procedere ad un numero ancor più grande di confische di terre e di attacchi in Cisgiordania.Noi non permetteremo che il nostro popolo sia diviso, risieda esso nella West Bank o a Gaza, nei territori palestinesi occupati nel 1948 (i palestinesi all’interno di Israele) o in esilio.     

Ma’an: L’FPLP si aspetta che i palestinesi fuori dalla Striscia si solleveranno contro l’occupazione, specialmente alla luce delle recenti atrocità israeliane a Gaza?    

FPLP: Noi siamo un’unica nazione, un unico popolo ed un’unica causa, e tutti i piani del nemico per spezzare quest’unità sono destinati a fallire. La nostra determinazione a resistere e a difendere i nostri diritti nazionali al ritorno, all’autodeterminazione, alla libertà e alla liberazione, alla sovranità, ci assicurerà la vittoria e l’unità del nostro popolo, della nostra terra e della nostra causa.    

Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napo

Comunicato del braccio militare del FPLP

14 gennaio 2009 Lascia un commento

Il braccio militare del FPLP: la Resistenza è impegnata in una dura battaglia in tutta Gaza

Tratto da: http://www.pflp.ps/english/

Il 10 gennaio 2009, le Brigate Abu Ali Mustafa (AAMB), il braccio armato del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, hanno affermato che, l’intera Resistenza palestinese è impegnata in duri scontri in tutta Gaza, sottolineando le forze d’occupazione hanno usato quasi tutto il loro imponente arsenale militare contro il nostro popolo, ma ancora falliscono miserabilmente di fronte alla fermezza della nostra gente e alla nostra Resistenza.
Le AAMB hanno affermato anche che l’attivo coordinamento tra i vari bracci armati della resistenza deve svilupparsi al fine di costituire un comitato per le azioni congiunte in grado di continuare la battaglia contro l’occupante e capace di impattare il più possibile con le forze nemiche.fplpcorteo
Le AAMB hanno affermato inoltre che la Risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza ONU tenta di porre sullo stesso piano i carnefici e le loro vittime, e che il nostro popolo ha il diritto di resistere e di rispondere all’aggressione, in quanto non ha altre alternative se non la continuazione della resistenza fino alla fine dell’aggressione.
Le AAMB hanno riportato gli avanzamenti della resistenza, sottolineando che, sabato 10 gennaio, i combattenti delle Brigate sono stati impegnati in duri scontri con le forze occupanti a Jabal al-Rais con 3 pesanti esplosioni, effettuate utilizzando un tunnel nella serata del 10 Gennaio, attaccando i mezzi militari degli occupanti col risultato di danneggiarli gravemente.
In più, le AAMB hanno annunciato che hanno sparato colpi di mortaio a Azata e due missili Grad a Bir Saba nella prima parte del giorno, oltre ai 32 missili che la resistenza palestinese ha diretto verso il cuore dell’occupazione. Le forze della Resistenza palestinese hanno sottolineato inoltre che i loro missili sono arrivati a colpire una delle principali basi aeree israeliane a 45 km di distanza, il punto più lontano raggiunto dai missili della Resistenza. Imboscate e attacchi contro i soldati israeliani e feroci scontri con le forze occupanti si stanno tenendo in tutta Gaza da parte di tutte le forze della Resistenza, comprese le Brigate al-Qassam, Saraya al-Quds, Brigate Al-Aqsa, Brigate della Resistenza Nazionale, Brigate Nasser Salah ad-Din, i Comitati di Resistenza Popolare e tutte le forze.

Verso la vittoria!
 

 

Il compagno Taher: la strada dei “negoziati” è chiusa, quella aperta è l’unità basata su resistenza e diritti

Tratto da: http://www.pflp.ps/english/

Il 15 gennaio 2009, il compagno Maher Taher, membro dell’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e leader della sua sezione in esilio, ha dichiarato, in un’intervista con Al-Jazeera, che “Israele può assassinare i martiri di Gaza, uccidere donne e bambini, distruggere i nostri edifici pietra per pietra con gli aerei e le bombe statunitensi, ma non è e non sarà mai capace di distruggere la nostra volontà di combattere, la nostra resistenza e la nostra vita.”
Il compagno Taher ha proseguito: “Dico ai martiri che ciò che l’occupante vuole da questa battaglia è condurci sulla via della capitolazione – farci accettare la Road Map, Annapolis e le decisioni del Quartetto, costringere il popolo palestinese su questa strada con concessioni politiche. La nostra risposta è l’unità nazionale palestinese su basi reali e solide, non sulle basi di Oslo, Annapolis, e con gli U.S.A. e l’amministrazione Bush come riferimento. Questa strada è chiusa. Quella aperta è la via dell’unità nazionale sulla base della resistenza, della tenacia e del sostegno ai pieni diritti del nostro popolo.”
A nome del FPLP ha fatto appello per un comando nazionale unificato che comprenda tutte le organizzazioni palestinesi, da costruire sulla forza di Hamas, Fatah, FPLP, Jihad islamica e di tutte le organizzazioni del nostro popolo, affermando che quanti hanno fiducia in accordi politici con gli assassini e i criminali sionisti dovranno rivedere le proprie politiche. Ha sostenuto che il popolo palestinese non tollererà ancora a lungo questi massacri e questi crimini.
Il compagno Taher ha avvertito che la cooperazione con l’occupante in materia di sicurezza deve cessare subito e che altrettanto deve accadere con le detenzioni politiche. Ha chiesto la fine immediata degli arresti dei figli della resistenza in Cisgiordania, ribadendo che una simile cooperazione col nemico è assolutamente inaccettabile. Invece, ha sostenuto, una leadership nazionale unificata ed un chiaro programma politico possono consolidare l’energia del nostro popolo che non ha alzato bandiera bianca anche dopo 20 giorni di massacri a Gaza, né lo farà in futuro.
fplpIl compagno Taher ha poi affermato che l’assassinio di Said Siyam non permetterà all’occupante di raggiungere il suo obiettivo criminale, e che il suo sangue è insieme a quello di Yasser Arafat, Abu Ali Mustafa, Ahmad Yassin, Ghassan Kanafani, Fathi Shikaki, Khalil al-Wazir e a quello di molti altri martiri del nostro popolo e di tutti i nostri coraggiosi martiri – bambini, uomini, donne, vecchi – che hanno reso l’estremo sacrificio per la libertà della nostra gente. Ha ribadito che la nostra risposta ai massacri e agli assassini sono la resistenza e la fermezza e che il sangue dei martiri non sarà versato per nulla. Ha avvertito che quello israeliano è uno sforzo per costringere il popolo a concessioni politiche, e alla rinuncia ai nostri diritti nazionali all’indipendenza, al ritorno, alla sovranità, all’autodeterminazione, ad uno stato palestinese con Gerusalemme capitale; ma accadrà l’esatto opposto: l’unità di tutte le organizzazioni sulla base di salde convinzioni politiche e l’appoggio ai diritti nazionali del nostro popolo.
Discutendo sulla natura dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), il compagno Taher ha asserito che i membri del Consiglio Legislativo ed il governo non possono lasciare la Palestina senza l’assenso di Israele e che la pratica dei “negoziati” dell’ANP ha solo danneggiato la causa palestinese. Ha invece fatto appello all’unità, basata sul documento dei prigionieri per una riconciliazione nazionale, che sostenga il diritto alla resistenza, i principi nazionali palestinesi e che ricostruisca l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) con la partecipazione di tutte le forze nazionali ed islamiche.

Infine, il compagno Taher ha dichiarato, parlando a proposito dell’iniziativa egiziana: “Noi vogliamo fermare l’aggressione e questi massacri; dopo il ritiro da Gaza, l’apertura dei confini e la fine dell’assedio potremo discutere di qualsiasi questione, ma non possiamo rinunciare e non rinunceremo al nostro diritto a resistere”. L’occupante crede, ha sottolineato, che attraverso il terrore e gli omicidi può annichilire la nostra resistenza, ma il nostro popolo non si arrenderà: ha combattuto per oltre 60 anni e continuerà a stringersi saldamente alla nostra resistenza e così farà fino alla vittoria.

Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: