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Franca Salerno e la copertina con la stella


Mi son venuti i brividi quando ho letto queste righe.
Perché ho nostalgia degli occhi di Franca Salerno, non sapete quanta.

Franca e Antonio

Ed è indescrivibile quella per Antonio, suo figlio, di cui si parla in questo racconto dalle celle del carcere speciale di Badu’ e Carros, nel non così lontano 1977. La loro storia l’ho raccontata tante volte sulle pagine di questo blog.

“(…) L’estate mi portò a conoscere tante persone coinvolte nella politica rivoluzionaria allora in piena attività. Al femminile c’era F.S. (*), appartenente ai Nuclei Armati Proletari. Con lei, dopo qualche giorno dal suo arrivo a Nuoro ho avuto modo di sviluppare un buon rapporto amichevole. I colloqui avvenivano via finestra, ma riuscivamo ugualmente a dirci molte cose. Il direttore aveva consentito che ci scrivessimo usufruendo della posta interna. L’intensità del nostro rapporto ci portò a vivere quasi una specie di innamoramoento anche se nessuno dei due manifestò il sentimento che ci aveva presi.
All’arrivo a Nuoro non stava bene perché era stata ferita al momento della cattura. Mi raccontò come andarono i fatti e certe sue affermazioni mi sbalordirono, perché da noi nessun carabiniere si permetteva di mettere le mani addosso ad una donna.
Nello scontro a fuoco cadde ucciso un suo compagno, lei ferita e immobilizzata, venne malmenata con calci allo stomaco e alla pancia.
“Vedi”, mi disse “ora sono preoccupata perché dopo queste botte perderò mio figlio. Ho delle fitte tutti i giorni e altro non possono essere che un principio d’aborto.”
Fortuna che la sua fibra forte le fece superare ogni difficoltà.
Le mie attenzioni per lei si fecero ogni giorno più intense. Il suo pancione aumentava regolarmente, pure lei si era ripresa in salute.
Pensai al regalo che potevo farle in vista della nasacita del figlio. Scelsi un passeggino adatto anche in caso di trasferimento da un carcere all’altro, e chiesi di poter inserire tutto quello che occorreva per un neonato. Una mia sorella, abile in lavori a maglia, preparò una copertina dove spiccava una grossa stella a cinque punte.
Quando tutto fu pronto, i miei familiari portarono il dono al colloquio ma venne respinto immediatamente dalle guardie e ci vollero diverse udienze col direttore per convincerlo ad autorizzare questo mio regalo. Dopo qualche settimana venne finalmente il permesso.
La felicità di F. era tale che dalla sua cella ogni tanto faceva sventolare la copertina per far notare con orgoglio la stella a cinque punte.”
[Annino Mele, Il passo del disprezzo]

LINK:
Una vecchia intervista con Franca Salerno
Ciao Anto’
L’evasione di Franca Salerno e Maria Pia Vianale
Ciao Franca, cuore nostro
I funerali di Franca Salerno

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  1. davide steccanella
    14 ottobre 2011 alle 15:02

    Devo proprio a questo blog la “scoperta” della figura di Franca Salerno che poi ho voluto approfondire (di lei ne parlava anche Ida farè nel bel libro “Mara e le altre” e più recentemente ne ha ovviamente parlato Lucarelli nel suo libro sui NAP, prima ne avevano parlato due ex brigatisti dissociati nei rispettivi libri, era famosa la sua evasione con la Vianale, il secondo arresto romano etc. ), ma solo in questo blog ho potuto capire un pò meglio la sua storia personale, una storia certamente dolorosa segnata sia prima che dopo da lutti incredibili ma umanamente molto importante, e per questo non mi sorprende che chi ha potuto conoscerla di persona ne voglia ricordare il più possibile appunto la persona oltre che la mera militante armata. Del resto ho potuto scoprire in questi mesi che anche al’interno di un fenomeno certamente collettivo e genarazionale quale è stato il tentiativo rivoluzionario in Italia degli anni settanta, ogni individuo era diverso dall’altro.
    Grazie davvero Valentina per questo TUO continuo contributo alla memoria di quelli di cui nessuno parla (terroristi e punto si legge !!!), questo è un miglior modo per utilizzare quella libertà web di informazione e di contro-informazione che “allora”… non c’era

  2. 14 ottobre 2011 alle 21:41

    Quanto dolore in queste storie…

  3. Alfonso
    17 giugno 2015 alle 22:46

    Con le lacrime agli occhi saluto la compagna Franca…..Io nel 1978 fiancheggiavo Autonomia a livello sindacale quando senti parlare di lei e di Nicola Pellecchia e delle azioni dei NAP….Dopo anni di emigrazione vengo a sapere solo ora che sono entrambi scomparsi e persino che Antonio il figlio di Franca è morto…..Oggi sono un invalido civile e per quello che mi rimane da vivere cerchero’ di mettere tutto in conto al peggior liberal\capitalismo che sia mai apparso all’orizzonte umano, grazie anche a che gestisce il blog…..

  1. 17 gennaio 2013 alle 15:04
  2. 24 gennaio 2013 alle 10:41
  3. 3 febbraio 2013 alle 10:07

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