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Posts Tagged ‘corso Brunelleschi’

Le voci degli evasi: belle!

13 gennaio 2012 2 commenti

Questa mattina su RADIO BLACKOUT 105.250FM, durante la trasmissione _Macerie (su Macerie)_ in onda tutti i giovedì dalle 10.30 alle 12.30, sono state mandate in onda due interviste a tre evasi dal Cie di Torino a Natale, e ad un altro evaso a Capodanno.

A passo di danza, al di là del muro!

Registrate in momenti e luoghi _top-secret_, queste testimonianze raccontano la rabbia e i conflitti quotidiani che si sviluppano ogni giorno dentro al Cie (come prende un caffè un poliziotto?), aneddoti divertenti accaduti durante le evasioni (garitte spostate, militari innaffiati, dentifrici rubati),  _alcuni_ aspetti organizzativi (come si discute tra reclusi? ci sono capi? come si fa con i confidenti della polizia?), le differenze tra l’evasione di Natale e quella di Capodanno, e altro ancora.

Per una volta, lasciamo da parte miseria, sofferenza, disperazione. Per una volta, gustiamoci la rivincita e assaporiamo la libertà, riconquistata con intelligenza, coraggio e altruismo. Buon ascolto, davvero.

1) Corrispondenza con uno degli evasi a Natale: ASCOLTA
2) Corrispondenza con un altro evaso a Natale : ASCOLTA
3) Corrispondenza con uno degli evasi di Capodanno: ASCOLTA

Il più bel regalo di Natale: fuga di massa dal CIE

27 dicembre 2011 2 commenti

DAL SITO MACERIE

È la notte di Natale, e dentro al Centro si riaccende la battaglia che era rimasta sopita da qualche settimana.
Intorno all’una di notte, probabilmente in seguito ad un tentativo di fuga, la polizia ha attaccato i reclusi dell’area rossa con gli idranti e ne ha picchiati duramente almeno tre. Non sappiamo al momento quale sia la situazione nelle altre aree. A presto dettagli e aggiornamenti.

Aggiornamento 25 dicembre. Sono le nove e mezza di sera e parte un’evasione di massa. Non si sa quante aree abbia coinvolto, né quanta gente sia riuscita a scavalcare le recinzioni. Dopo un’oretta i reclusi ripresi sembra siano due.

Aggiornamento 26 dicembre.  Iniziano a circolare i primi dettagli della grande evasione di Natale dal Cie di Torino. Approfittando delle festività natalizie (molti dei militari, poliziotti e crocerossini di stanza al Centro erano alle prese col panettone, e nessun fabbro era intervenuto per riparare le serrature scassate la notte della vigilia) i reclusi di diverse aree sono usciti dalle sezioni e si sono dispersi lungo il perimetro delle recinzioni. Le poche guardie presenti, per paura della massa, si sono rifugiate negli sgabbiotti in attesa di rinforzi. Nel frattempo i reclusi hanno cominciato a scavalcare reti e muri contemporaneamente da ogni lato, sbucando su corso Brunelleschi e su via Mazzarello. Alcuni per scavalcare meglio si sono perfino serviti di una garitta dei militari spostata di peso a ridosso del muro. Almeno un fuggitivo si è ferito nella caduta ed è stato subito catturato. Altri tre sono stati presi all’interno di un capannone nei pressi del Centro, in cui si erano rifugiati. Pare che la loro cattura sia stata favorita dalla segnalazione di un residente e dalla collaborazione attiva dei Vigili del Fuoco. In tutto, avrebbero partecipato all’evasione una sessantina di reclusi. Il numero esatto dei fuggitivi riacciuffati al momento non è noto, mentre quelli che sicuramente ce l’hanno fatta sono almeno una ventina. Questa mattina, la polizia sta effettuando la conta dei reclusi per capire il numero degli evasi.

Le immagini di un'evasione in Tunisia

Mentre il primo comunicato ufficiale della Questura parla di 21 evasi, continuano ad emergere altri dettagli sulla fuga di Natale. Innanzitutto, al tentativo di fuga hanno partecipato tutti gli uomini rinchiusi nel centro. Alcuni di loro hanno cercato di aprire le sezioni femminili per far scappare anche le donne, ma purtroppo le serrature hanno resistito agli sforzi. Inoltre, quando la polizia è intervenuta per bloccare i fuggiaschi ha utilizzato anche lacrimogeni (con tiri tesi e ad altezza d’uomo, “alla valsusina”) e idranti, ma un recluso è riuscito a strapparne uno di mano alle guardie, e ha inondato la guardiola in cui si trovava un militare. Infine, un recluso che cadendo dall’altra parte del muro si è fratturato entrambe le gambe, e che era stato riacciuffato, oggi verrà rilasciato dal Centro con un foglio di via. Pare che però i feriti, per le cadute e anche per le botte delle forze dell’ordine, siano diversi, alcuni anche gravi.

Aggiornamento 26 dicembre, ore 16,45. Arriva la vendetta dei militari e dei poliziotti, dopo i fatti della nottata.In questo momento stanno entrando nelle gabbie, con intenzioni minacciose. Non si sa se si tratta di una perquisizione o di un pestaggio.

Aggiornamento 26 dicembre, ore 18,44. Alla fine, l’irruzione della polizia nelle aree era finalizzata a riparare i buchi nelle reti. Ovviamente, gli agenti ne hanno approfittato per pigliarsi qualche soddisfazione sulla pelle di alcuni dei reclusi dando un po’ di botte a destra e a manca.

Ascolta una delle tante dirette con i reclusi del Cie di Torino, dai microfoni di Radio Blackout 105.250 Fm

Leggi la rassegna stampa a riguardo

Ismael riesce a scendere dall’aereo: la lotta paga! Ora lo vogliamo libero, lui e TUTT@

28 settembre 2011 Lascia un commento

Sempre dal sito di Gabriele Dal Grande prendo questo breve testo che ci racconta come sta proseguendo la storia di Ysmael che avevamo raccontato nel posto intitolato “tutti gli Ismael del mondo“: la storia di uno dei tanti detenuti nei Centri di Identificazione ed Espulsione, che però ha dalla sua parte una grande comunità di amici e parenti che stanno lottando per dimostrargli tutta la solidarietà possibile.
Non è solo come molti lo sono, nelle sue stesse condizioni, magari perché arrivati da pochissimo nel nostro paese che per loro è solo sbarre, pestaggi e privazione di praticamente tutto.
Ismaele è stato imbarcato su un aereo per la sua deportazione, che qui hanno l’uso di chiamare “rimpatrio”, ma è riuscito a ribellarsi e a scendere da quell’aereo su suolo ancora italiano, per essere di nuovo rinchiuso nel Cie: questa la sua storia.
Grazie a Gabriele che ce le racconta, e grazie anche al pilota di quel volo!

Ricordate la storia di Ysmael e il presidio dei peruviani sotto il Cie di Torino? Ieri sulla pagina facebook del circolo José Carlos Mariátegui di Torino e’ comparsa la locandina che vedete qua sopra “Lo hanno portato all’aeroporto di Milano come un pacco, ma il pacco ha alzato la voce ribelle e ora e’ di nuovo recluso nelle celle del Cie di Torino“. Gli amici, la sorella e i compagni di partito di Ysmael continuano a manifestargli la loro solidarieta’. Sono le uniche voci, al telefono, a tenergli compagnia nel reparto di isolamento dove e’ ritornato l’altro ieri dopo aver perso l’aereo. Si’ perche’ doveva essere espulso lunedi’ su un volo di linea da Milano a Lima. Ma appena l’hanno caricato sull’aereo ha iniziato a gridare e a dimenarsi nonostante il tentativo di immobilizzarlo degli agenti della scorta. La situazione e’ degenerata al punto che il pilota dell’aereo e’ dovuto intervenire personalmente. Ha chiesto a Ysmael se volesse partire o meno. E alla sua risposta negativa ha ordinato ai poliziotti, come in suo potere, di farlo scendere immediatamente. Adesso Ysmael e’ di nuovo al Cie di Torino, in isolamento. Pronto a fare di tutto per non tornare in Peru’. Perche’ a Torino ha una casa, una sorella e un lavoro onesto. Un lavoro da cui dipende il mantenimento del figlio di sette anni in Peru’ e della ex moglie. Estamos contigo.

TUTTI GLI ISMAEL DEL MONDO!

16 settembre 2011 1 commento

DA MACERIE, sito che vi consiglio di seguire quotidianamente

Poco più di una settimana fa Ismael è incappato in un controllo di polizia e, come succede a tanti altri senza-documenti qui in città, si è ritrovato nel giro di un paio d’ore prigioniero dentro le gabbie del Cie di corso Brunelleschi. Ora è chiuso là dentro, in balìa dell’umore di crocerossini-in-mimetica e di militari, ad aspettare decisioni e contro-decisioni di un qualche giudice di pace affamato di carte. Dalla sua ha la propria determinazione alla resistenza e la compattezza che, grazie anche alle lotte e ai sussulti di queste ultime settimane, si sta creando dietro le sbarre: la grande evasione della settimana passata, proprio per le sue modalità organizzative, dà conto del clima e della complicità che c’è tra i prigionieri.

Ma Ismael, dalla sua parte, ha anche la solidarietà dei suoi vecchi amici e compagni di fuori. Già, perché Ismael è molto conosciuto nei circoli più politicizzati dell’emigrazione peruviana a Torino. E così, i suoi compagni si sono messi in movimento ed han voluto trasformare in cosa pubblica e di lotta un evento che, per tanti altri amici e parenti e vicini di casa dei vari prigionieri di corso Brunelleschi, troppo spesso è vissuto come una sventura privata della quale quasi vergognarsi. «A volte la stessa vita ci fa imparare, più di quello che impariamo per vivere. La lotta ci fa imparare e adesso è il momento di lottare», ha spiegato uno di loro ai microfoni di Radio Blackout, «per i diritti di tutti gli Ismael del mondo». L’imprigionamento di un amico e compagno è l’illuminarsi della realtà che improvvisamente ti fa imparare che quello non è solo il caso suo, ma di tanti altri come lui, reclusi come lui. Un esempio bello e raro di come dovrebbero andare sempre le cose quando la polizia impacchetta e trasporta qualcuno, chiunque, dentro le gabbie per senza-documenti.

E così, per questo sabato 17 settembre, dalle 17,30 in poi, gli amici e i compagni di Ismael organizzano un presidio sotto le mura del Centro, per chiedere la liberazione sua e di tutti gli altri prigionieri.

È la prima volta, a memoria nostra, che una iniziativa davanti a corso Brunelleschi parte direttamente da gente toccata dalla detenzione di un proprio caro e non dalle differenti alleanze di militanti politici italiani o dalle varie generazioni di nemici delle espulsioni (noi compresi, ovviamente) che si sono susseguite in questi anni in città. Non che la lotta contro i Cie abbia visto come protagonisti solo “gli italiani”, al contrario: come sa benissimo chi ci legge tutti i giorni, quando la macchina delle espulsioni ha perso davvero qualche pezzo è stato sempre per la determinazione all’incendio e alla fuga dei reclusi. Il problema è il fuori dei Centri, il “cosa possiamo fare” di chi rischia di finirci o ci è appena uscito: è lì che si determina lo spazio vuoto abitualmente occupato dai militanti italiani o dai nemici dei Cie. Non che niente si sia mosso in questi mesi, anzi: per tutti, la grinta degli egiziani in corso Vinzaglio di giugno scorso, che hanno trasformato le lamentazioni in sommossa, facendo fuggire a gambe levate i militanti politici e lasciando noi piacevolmente stupiti, ma anche spiazzati. Sullo sfondo, la resistenza invisibile di alcuni pezzi di quartieri, coi fischi quando arriva la volante e i portoni che si aprono, o la gente che si mette in mezzo quando i numeri e la situazione lo consentono, o anche solo il ragazzo del mercato che regala la frutta per i senza-documenti prigionieri. Ma là davanti, dove si vede tanto bene cosa può voler dire dipendere da un pezzo di carta, alla fine ci va sempre chi il pezzo di carta, garantito a vita, in tasca ce l’ha.

Una bella novità, dunque, quella di sabato, che aspettavamo di potervi raccontare da molto tempo. E vedremo assieme se sarà feconda e che strada prenderà: quella delle mille mediazioni con i rappresentanti consolari, delle alleanze con i partiti-che-hanno-aperto-i-Centri e ora si nascondono dietro un dito, della ricerca spasmodica di una presa di posizione da parte di chi ha le mani sulle leve del potere, qui o sulle Ande; oppure quella della compliticità fattiva con chi lotta dentro, del mettersi in mezzo quando escono le camionette dei deportati, del provare a stoppare i voli dei rimpatri, del bloccare pezzi pur piccoli di città per costringerla a guardare cosa succede dentro a quelle maledette gabbie.

macerie @ Settembre 15, 2011

Qualche news da chi lotta in difesa dei migranti, da Santa Maria Capua Vetere alla Questura di Torino

10 giugno 2011 2 commenti


Testimonianza telefonica dei profughi rinchiusi nel CIE Andolfato di Santa Maria Capua Vetere durante le cariche della polizia coi lacrimogeni e l’incendio del CIE stesso nella notte tra martedi e mercoledì

La questura di Corso Verona, sede dell’ufficio immigrazione della polizia torinese, ha chiamato oggi pomeriggio una quarantina di egiziani e li ha invitati a presentarsi per completare le pratiche in vista dell’ottenimento del permesso di soggiorno. Pronta per loro, però, c’era un’espulsione. Sono stati quindi caricati di peso sui mezzi della Polizia e trasferiti nella Questura centrale di Via Grattoni. Se in Corso Verona non c’erano che tre o quattro solidali e una decina di familiari, il passaparola dev’essere stato efficace e tempestivo, perché nel giro di poco tempo si è formato un assembramento che, tra solidali accorsi e amici e parenti, contava una sessantina di persone. Al di là dello schieramento dei Reparti Mobili di Polizia e Carabinieri a protezione dell’ingresso della Questura, si è intravisto un volto noto della direzione del Cie di Corso Brunelleschi e più di un funzionario della Digos piuttosto nervoso: il presidio volante era determinato a stare lì, e questo nonostante qualche militante cercasse di rasserenare gli animi, paventando azioni legali, incontri con il Questore e telefonate con i giornalisti.
È questione di attimi, le forze dell’ordine in assetto anti sommossa cercano di bloccare prima un lato, poi un altro della strada. È chiaro che stanno cercando di trasferire i bus carichi di clandestini per portarli via, ma a nessuno sta bene di farsi soffiare da sotto il naso un amico, o un fratello. Alle urla di “libertà, libertà” che i solidali gridano da fuori, si sentono i ragazzi egiziani all’interno rispondere, e vien da sé fare un giro un po’ più largo, evitare il blocco imposto dalla celere, raggiungere corso Vinzaglio, e cercare di impedire ai bus di deportare gli amici che sono all’interno. Ci si divide in due gruppi per coprire ogni possibile direzione.
La città sa regalare strumenti buoni all’occhio di chi li cerca, e in men che non si dica i cassonetti vengono rovesciati lungo due vie, e i rifiuti all’interno volano in direzione di Polizia e Carabinieri, che vogliono allontanare i manifestanti. I tubi innocenti dei cantieri, parte della pavimentazione stradale, altri cassonetti ancora. Tutto serve per fronteggiare i poliziotti e rallentare traffico, che si paralizza in qualche minuto, rendendo difficili gli spostamenti delle camionette in ausilio ai bus dei deportati. Il gruppetto di militanti italiani che in precedenza sperava di risolvere la situazione con una chiacchierata col Questore si volatilizza in un baleno, mentre su corso Matteotti i manifestanti se la cavano con un lacrimogeno e l’altro gruppo, su Corso Bolzano, sarà costretto a qualche corpo a corpo con gli agenti inferociti. Quando però si sparge la notizia che i pullman sono riusciti a partire, il fremito di sommossa si raffredda; qualcuno andrà in aeroporto a cercare di vedere i partenti, qualcun altro si dilegua per non incappare in brutti incontri. C’è qualche ferito tra i manifestanti, tra gli agenti non si sa.
Ha poco da scaldarsi la Digos. Quando, nel giro di un’ora, un tuo zio, cugino, cognato, fratello ti viene portato via, e per di più con l’inganno, la cosa più naturale è arrabbiarsi, e cercare di impedirlo. La cosa più bella è farlo insieme, in strada. E riuscirci, magari, per davvero.

macerie @ Giugno 10, 2011

I Cie bruciano giorno dopo giorno…

22 marzo 2011 Lascia un commento

Mense

cie_brunelleschi_41.jpgA Gradisca, Torino e Brindisi i Cie vanno in fiamme e cadono a pezzi, ma il Ministero si ostina a tenere chiusi i prigionieri negli spazi comuni o nelle mense – visto che le camere sono inagibili. Non resta che bruciare pure quelli, evidentemente. A  Torino hanno già cominciato: intorno alle 14 di oggi la mensa dell’area verde del Cie di corso Brunelleschi è andata a fuoco. Ora lì non c’è veramente più posto, tolto il cortile. Ascolta una diretta con un recluso dell’area verde,trasmessa da Radio Blackout poco prima di quest’ultimo incendio:

Aggiornamento ore 16.15. I reclusi sono in cortile da due ore, guardati a vista dalla polizia armata di manganelli. Ancora nessuno ha comunicato loro dove li faranno stare.

macerie @ Marzo 22, 2011

QUESTO INVECE SOLO IERI…

A neanche un mese dall’ultima rivolta, torna il fuoco dentro alle gabbie del Cie di Torino. Intorno a mezzanotte i reclusi dell’area verde hanno incendiato i materassi nelle stanze e sono usciti in cortile. Ora – ed è mezzanotte e mezza – sono lì all’aperto, circondati dalla polizia armata di manganelli, e il fumo esce ancora dalle porte. Intanto si sono fatti avanti pure i reclusi dell’area blu: c’è del fuoco pure là e sono i crocerossini in prima persona che si stanno avvicinando con i manicotti anti-incendio per spegnere le fiamme.
Già durante il presidio di questo pomeriggio i reclusi avevano risposto molto rumorosamente agli slogan e alle battiture – «Libertà! Libertà!» – a dimostrazione della loro voglia di lottare. Tra le altre cose, ieri la polizia aveva perquisito un’area, a quanto sembra proprio per prevenire sommosse: hanno ottenuto l’effetto contrario, e ben gli sta. A presto aggiornamenti.
Aggiornamento ore 1,30. Sono due le camere andate a fuoco nell’area blu del Centro, mentre nell’area verde, dove è partita la sommossa, le stanze danneggiate sono sicuramente di più – qualcuno dice tutte, ma staremo a vedere. Non si sa ancora se alcune di queste verranno considerate inagibili, e quante. A differenza del mese scorso, però, il Centro ora è completamente utilizzato e non ci sono posti per far spostare i reclusi delle stanze danneggiate. Per ora, dunque, i reclusi sono rimasti nelle rispettive aree e presumibilmente verranno fatti dormire per terra – se non all’addiaccio.
Aggiornamento ore 9,30. A detta delle prime agenzie di stampa, le stanze “messe in sicurezza” dai Vigili del Fuoco, e quindi forse già chiuse, sono tre. Intanto, si è saputo che alcuni reclusi di altre sezioni che per sostenere la protesta erano saliti sui tetti sono stati messi in isolamento dopo essere stati obbligati dai soldati a scendere.
Aggiornamento ore 11,30. I reclusi dell’area verde durante la notte sono stati ammassati tutti dentro alla mensa della sezione: nessuna camera, dunque, è aperta.
Aggiornamento ore 13,30. Proteste e diverbi con i militari dentro all’area rossa del Centro, dovuti alla qualità del latte distribuito a colazione: alcuni reclusi sono stati visitati in infermeria. I reclusi radunati nella mensa dell’area verde sono ancora lì, solo con dei nuovi materassi ma senza coperte e, secondo le notizie che man mano fa uscire la Questura, sarebbero tre le camere che rimarranno chiuse perché danneggiate seriamente dagli incendi della notte.
Aggiornamento ore 19,30. Nel pomeriggio, i due reclusi che questa notte erano saliti sul tetto e che erano stati messi in isolamento si sono tagliati e sono stati medicati in ospedale e riportati al Centro. Nell’area viola, invece, in tre si sono cuciti la bocca per protesta.
Aggiornamento ore 22,30. Urla e confusione, di nuovo, dentro al Centro di corso Brunelleschi quando in prima serata i reclusi hanno cominciato a sentire botti e slogan da fuori, grazie ad un presidio-lampo di solidali. Intanto, i prigionieri dell’area verde hanno fatto uscire un messaggio da dentro le gabbie: «Bon soir, nous sommes dans la cuisine depuis hier. On dort sans couverture et il fait froid. On veut la libertà, aides nous Torino!». Che sta significare: «Buona sera, siamo nella cucina [in mensa, in realtà] sin da ieri. Dormiamo senza coperte e fa freddo. Vogliamo la libertà, aiutaci Torino!»

macerie @ Marzo 21, 2011


Al C.I.E. di Gradisca ora è vietato fumare

2 marzo 2011 Lascia un commento

La situazione all'interno del C.I.E. di Gradisca dopo la rivolta dei giorni scorsi (Altre foto su http://fortresseurope.blogspot.com)

La conferma è arrivata direttamente da Federica Seganti, assessore alla Sicurezza del Friuli Venezia Giulia: i reclusi di Gradisca non potranno più fumare. Questo per “evitare nuove rivolte” e non dare più la possibilità ai prigionieri di dar fuoco ai materassi.  Stanno fuori di testa.
Evitare nuove rivolte togliendo anche la possibilità di fumarsi una sigaretta?
DA MACERIE:
Dopo la rivolta dell’altra sera, i reclusi dell’area bianca di corso Brunelleschi a Torino sono entrati in sciopero della fame. Tutto ieri non hanno mangiato, e per protesta hanno messo le coperte e i materassi fuori dalle stanze. Anche oggi si sono rifiutati di toccare cibo. A loro si sono aggiunti anche i reclusi di un’altra sezione del Centro. Secondo i calcoli che provengono da dentro, ad attuare questa forma di protesta sarebbero una settantina. Dall’altra sera, poi, è sempre più difficile fumarsi una sigaretta dentro al Centro. Già, perché ora i militari di guardia si rifiutano di farli accendere e allora i reclusi sono costretti ad aspettare i crocerossini. Inutile dire quanto nervosismo crei questa ripicca dei militari. Mai quanto a Gradisca dove, dalle voci che arrivano, ai reclusi stipati negli stanzoni è semplicemente vietato fumare.


								

TORINO: 3 giorni contro le espulsioni

13 ottobre 2010 2 commenti


Giovedì 21 ottobre

Ore 21.00 – “Come inceppare la macchina delle espulsioni: esperienze di lotta a confronto”

Venerdì 22 ottobre
Ore 21.00 – “Assemblea sulle lotte contro la costruzione di nuovi Cie”

Sabato 23 ottobre
Ore 12.00 – Presidio a Porta Palazzo
Ore 21.00 – “I muri e le guerre della Fortezza: macchina delle espulsioni ed industria bellica”

Domenica 24 ottobre
Ore 16.00 – Presidio al Cie di corso Brunelleschi

Tutte le assemblee si terranno presso El Paso occupato in via Passo Buole, 47 – Torino
Portati il sacco a pelo!

Per informazioni:
next2010.noblogs.orgnext2010@autistici.org / +39.331.33.66.237

I voli delle espulsioni!

8 maggio 2010 Lascia un commento

Un personaggio ingombrante, del quale sbarazzarsi al più presto possibile. È questo quel che l’Ufficio immigrazione della Questura di Torino pensa di Falloul, il recluso marocchino che solo due settimane fa era riuscito a scavalcare le mura del Centro e ad allontanarsene – anche se per poche ore. Soprattutto perché Falloul è un testimone scomodo della vita in corso Brunelleschi, uno che ha voluto reagire ai pestaggi e alle angherie denunciandoli ad alta voce. E così questo pomeriggio Falloul è stato prelevato dall’area gialla del Centro – area che è stata compatta in sciopero della fame per più di una settimana dopo il tentativo di evasione di due settimane fa e il relativo pestaggio poliziesco – e portato all’areoporto di Caselle, dove lo aspettava un aereo per Roma e da lì un altro per il Marocco. Inutile ricordarvi le responsabilità del console del Marocco a Torino, sempre prono alle esigenze – di immagine e di sostanza – della Questura sabauda, e il complice e sorridente silenzio della Croce Rossa, vero e proprio lubrificante sugli ingranaggi della macchina delle espulsioni.

Adesso come adesso di Falloul sappiamo solo che era scortato da sei poliziotti e che una volta salito sul volo delle 19,00 dell’Alitalia per Roma ha dovuto spegnere il telefono. Però sappiamo pure che – mentre lui era prigioniero e inavvicinabile ai bordi della pista – un gruppo di solidali si è intrufolato nello scalo torinese per riempirlo di volantini, e ha sussurrato nelle orecchie di viaggiatori e dipendenti la storia di Falloul e dei tanti come lui che salgono le scalette degli aerei con le catene ai polsi. Anche i “compagni di viaggio” di Falloul sono stati avvertiti che qualche fila dietro la loro avrebbe volato, e molto di controvoglia, un testimone scomodo della vita in corso Brunelleschi.

Oramai agganciati e scortati dalla Polizia – e dopo un’oretta pure dalla Digos – i solidali sono riusciti a chiedere spiegazioni al caposcalo dell’Alitalia (che si è rifiutato di darle) ai funzionari dell’Enac (e pure loro se ne sono stati abbottonati) ed anche ad altri responsabili della compagnia di bandiera, che se ne stavano rintanati nell’alto dei loro uffici e che hanno fatto finta di cascare dal pero, scaricando tutta la responsabilità sulla Questura di Torino. Ad un certo punto è comparso addirittura il cotonatissimo Antonino Calvano – presidente del Comitato Provinciale della Croce Rossa già ai tempi della morte di Hassan -, accompagnato da una bionda sconosciuta e dall’immancabile crocerossina in giarrettiera: ne nasce una breve e movimentata discussione nel mezzo della hall dell’aeroporto, discussione troppo scortata per essere vera.

Ascolta questa diretta trasmessa durante la trasmissione “Silenzio assordante” di Radio Onda Rossa: AUDIO

Macerie, 7 Maggio 2010

Non un@ di noi! TUTT@ LIBER@

19 aprile 2010 Lascia un commento

 

Su un muro di Quarto, Napoli

Un’altra evasione da corso Brunelleschi.Questa volta è toccato a Nabil, uno dei reclusi trasferito a Torino da Roma dopo la grande rivolta della fine di marzo e da allora tenuto in isolamento. Lo stavano cambiando di blocco, ieri sera, ma lui è riuscito a sgattaiolare tra le sbarre e poi a dribblare il carceriere che gli si era parato davanti per impedirgli di avanzare. Una corsa e via, fino a guadagnare la strada.
Poche ore prima una sessantina di persone avevano dato vita al consueto presidio mensile contro i Centri, giusto là davanti: urla, battiture, mortaretti e messaggi di lotta e di solidarietà al microfono.

macerie @ Aprile 19, 2010

Qualche giorno fa invece:

Tentato suicidio nella sezione bianca del Cie di Torino. Nuer, un ragazzo tunisino, mercoledì mattina ha tentato il suicidio impiccandosi con una corda, soccorso in tempo e portato in ospedale da cui è stato dimesso in giornata. La sua storia è l’ennesima storia disperata frutto delle leggi assurde di questo paese. Nuer è stato detenuto in carcere per violenza privata per due anni, fino a quando non è arrivata l’assoluzione e la conseguente scarcerazione. Certo non si aspettava di passare da un carcere ad un altro centro di detenzione: il Cie di Corso Brunelleschi, perché dopo due anni di carcere aveva perso il permesso di soggiorno, quantomeno si aspettava di avere i cinque giorni di tempo che il decreto di espulsione concede per lasciare l’Italia. All’attuale non è neanche certo che riesca ad ottenere il rimborso per ingiusta detenzione.
La storia di Nuer ce l’ha raccontata Mustafa, un signore in Italia da vent’anni, che, a fine anni Novanta, insieme al lavoro ha perso anche il permesso di soggiorno, ed è stato quindi espulso. Ha deciso di tornare subito in Italia, ed ora è recluso nel Cie.
Nella stessa sezione di Nuer e Mustafa, la bianca, c’è anche Mohammed, che mercoledì ha interrotto lo sciopero della fame che portava avanti da ventitré giorni. Martedì era stato portato al repartino psichiatrico del Martini, e dopo un breve colloquio con la psichiatra, colloquio al quale ha partecipato anche la Guardia di Finanza che lo stava piantonando, alla faccia della riservatezza tra medico e paziente. Quello che Mohammed chiedeva era la visita di un medico che gli misurasse la pressione e che gli facesse un prelievo del sangue, quello che ha ottenuto è stata una psichiatra che gli ha confermato la sua salute mentale. Il commento di un crocerossino al suo ritorno nel Centro è stato: “Tu stai rischiando la vita, ti conviene smettere di fare lo sciopero, tanto non ti fanno uscire”.
Abbiamo anche saputo che quattro marocchini sono stati rimpatriati in settimana.

macerie @ Aprile 17, 2010

13 Marzo 2010: sotto al C.I.E. di Ponte Galeria

10 marzo 2010 Lascia un commento

NOI NON SIAMO COMPLICI

Nei CIE (centri di identificazione ed espulsione) vengono rinchiuse donne e uomini che non hanno commesso reati, ma che sono considerate/i pericolose/i per la società perché sono senza documenti, per la loro nazionalità o etnia.
Domani potrà toccare a qualcun’altra/o.
Solo la società nazista era arrivata a tanto.
Politici di varia estrazione e collocazione hanno prodotto questa aberrazione giuridico sociale.
Efficienti tutori dell’ordine rastrellano le donne e gli uomini migranti e li rinchiudono nei CIE.
Operatori sociali scrupolosi le/ li tengono per mesi rinchiusi in condizioni disumane e le/li rispediscono con ponti aerei nei paesi di provenienza dove spesso sono vittime di regimi filo-occidentali messi apposta al potere per reprimere la popolazione e permettere a noi di portar via le loro ricchezze.

NOI NON SIAMO COMPLICI

Nessuno/a è autorizzato a dire non sapevo.
Nessuno/a si può difendere dicendo obbedivo agli ordini.
Nessuno/a si può nascondere dietro la legalità perché le leggi sono opera degli uomini e quando sono strumento di oppressione vanno abolite.

Queste politiche migratorie e legislazioni securitarie hanno senso solo in una società di sfruttamento come la nostra. Per chi non si adegua c’è reclusione, isolamento, persecuzione, violenza.
E alla lunga scia di morti sospette e di suicidi nei CIE, per le donne si aggiungono le violenze sessuali.
Joy e Hellen ci hanno insegnato che ribellarsi è giusto.

Noi non siamo indifferenti, non siamo complici siamo dalla parte delle recluse/i nei CIE

Saremo anche noi
SABATO 13 MARZO 2010
al presidio sotto il CIE di Ponte Galeria

–appuntamento alle 10.00 alla Stazione Ostiense
–oppure alle 11.00 alla fermata Fiera di Roma del treno per Fiumicino-Aereoporto

donne, femministe, lesbiche contro i CIE
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/

Aggiornamenti sugli scioperi della fame nei C.I.E.

8 marzo 2010 2 commenti

A Milano, nel Cie di via Corelli, i detenuti e le detenute in sciopero della fame cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi e una è stata portata in ospedale. I reclusi hanno chiesto invano di essere pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo. Tuttavia, nonostante le difficoltà, lo sciopero continua con determinazione, anche grazie alla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti.

A Roma, nel Cie di Ponte Galeria, una ventina di reclusi continua lo sciopero: i gestori portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri sono molto provati, perché oramai sono dieci giorni che non mangiano. A differenza di quanto accade a Milano, a Roma i reclusi sono pesati e monitorati regolarmente, ma la cooperativa Auxilium (subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro da una settimana) non permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall’esterno. La dotazione giornaliera di liquidi per ciascun recluso è di un litro d’acqua, ma lo sciopero non si ferma.

A Torino, nel Cie di corso Brunelleschi, lo sciopero nell’area gialla prosegue a staffetta e oggi un recluso in sciopero della fame da parecchi giorni si è sentito male. I suoi compagni di gabbia hanno chiamato la Croce Rossa, il 118 e i solidali fuori. Dopo un’ora di pressioni – dall’interno e dall’esterno del centro – il ragazzo è stato portato all’ospedale per accertamenti.

Bologna invece è un caso a parte. Nel Cie di via Mattei lo sciopero si è interrotto dopo il primo giorno, e soltanto un recluso continua il suo sciopero della fame solitario, anche per motivi personali. La situazione nel centro è molto difficile, perché sembra che l’uso di tranquillanti in questo Cie sia più diffuso che in altri. Ogni volta che i solidali riescono a contattare i reclusi, questi rispondono del tutto intontiti ed addormentati, a qualunque ora del giorno e della notte.

Infine, ecco alcune testimonianze raccolte dal Comitato Antirazzista di Milano e pubblicate sul sito noinonsiamocomplici.noblogs.org

Dalla sezione Trans del Cie di via Corelli, Milano:

“Siamo in 20 persone che stiamo facendo lo sciopero della fame. In ogni stanza siamo in 4 persone.  I muri son pieni di muffa, le lenzuola vengono cambiate una volta alla settimana mentre le coperte non vengono mai cambiate. Ogni quindici giorni ci danno un bagnoschiuma.  Alla sera dobbiamo pulire noi la stanza con la scopa e il secchio. Le finestre sono senza tende così la mattina presto entra la luce. Noi siamo obbligate a mettere le coperte sulla finestra per dormire. Il bagno è uno schifo, è molto sporco.  Gli scarichi son tutti intasati, dobbiamo fare per forza i nostri bisogni in piedi. Alle 8 e mezza di mattina ci portano un bicchiere di latte e una brioche. Non possiamo bere le cose calde se non con la macchinetta a pagamento. Il cibo è molto scadente, ci portano spesso il tacchino. Noi che abbiamo il silicone non possiamo mangiare il tacchino. Per questo a molte di noi sono venute infiammazioni alle protesi, ai fianchi, al seno, nei glutei. Quando andiamo alla Croce Rossa per i nostri problemi di salute ci danno dei tranquillanti per togliere il dolore, ma queste gocce ci fanno addormentare. Quando abbiamo troppo dolore ci danno la tachipirina”.

“Sono qua da una settimana. Ho subito iniziato lo sciopero della fame perché non possiamo stare qua sei mesi.  Inoltre sono sieropositiva, avevo da fare gli esami del sangue per valutare quali medicamenti prendere invece son stata portata qui e mi hanno fatto saltare la visita. Ho avuto tre giorni la febbre molto alta. Stavo così male che mi hanno portato in ospedale, al Policlinico, per un blocco intestinale. Dopo di che mi hanno riportato in Corelli sempre senza le medicine per l’HIV. Io sono in Italia da nove anni, mi sono ammalata in Italia e non posso stare qua dentro. Abbiamo bisogno di mantenerci e di mantenere la nostra famiglia al paese. Noi vogliamo la nostra libertà perché non abbiamo fatto nulla e ci obbligano a stare qua dentro senza potere fare nulla. C’è una psicologa che viene dentro una volta alla settimana, ma tanto alla fine ci danno sempre 30 gocce di Valium per dormire e via… poi diventiamo tutte dipendenti”.

“Io ho avuto un incidente  molto grave fuori da qua. Ero ancora in cura con la fisioterapia e invece mi hanno presa e portata al Cie. Mi ero fratturata  la scapola sinistra, il femore e il ginocchio. Qui spesso la ferita alla gamba mi si infiamma: vado in infermeria, mi danno una crema idratante e basta. Molte di noi sono state prese a Pisa, chi ci viene a trovare ha diritto a sette minuti di colloquio dopo  5 ore di viaggio… È pieno ovunque di scarafaggi e vermi nei water e nella doccia. La polizia ci maltratta, ci trattano come cani, ci insultano dicendo che siamo tutti gay, fanno battute sessiste nei nostri confronti. Quando diciamo cose che non gli vanno bene ci danno schiaffoni in faccia, per qualunque cosa ci aggrediscono e ci trattano come se non fossimo come esseri umani, con totale disprezzo. Sappiamo che una trans a Natale s’è suicidata qua dentro… c’è una ragazza dentro da quattro mesi che ha visto quello che è successo quando la ragazza si è suicidata e ora è del tutto fuori di testa, perché una persona normale non può sopravvivere qua dentro e molti vedono come unica uscita la morte. Ci sono persone con casi psichiatrici e dobbiamo vivere tutti assieme in una situazione di conflitto, con diverse patologie tutti assieme e qua entro siamo costretti a convivere con malattie diverse, neppure in carcere è così”.

Dalla sezione femminile del Cie di via Corelli, Milano:
“Vi racconterò la mia storia. Sono arrivata in Italia come turista perché mi piaceva molto questo paese. L’ultima volta mi ha fermato la polizia, mi hanno chiesto il permesso di soggiorno. Io avevo solo il visto come turista, ma mi hanno portato in questura dove son stata tre giorni e poi in Corelli. Mi hanno presa il 26 gennaio e avevo in tasca il biglietto dell’aereo per tornare in Brasile il 16 febbraio… beh son ancora qui! Ora dovrò uscire da questo paese come una criminale, scortata dai poliziotti. Non immaginavo che in Italia potesse esistere un posto come questo. Mi sento inutile, sto molto male. Ci trattano come animali, e questo è solo l’inizio… dovremo fare sei mesi in questo inferno per poi uscire di qua con un’espulsione per dieci anni. Chiediamo a tutti che ci ascoltino, che anche se ci dicono clandestini siamo gente di buon cuore. Siamo venuti in cerca di una vita migliore. Stiamo facendo lo sciopero per fare capire alla gente che siamo esseri umani e abbiamo il diritto di vivere qua come tutti gli altri e che non ci possono togliere la libertà. Ci dovrebbero esser altri modi per ottenere questo pezzo di carta senza passare da questo inferno. È veramente una legge ingiusta, non so chi l’ha inventata e non vogliamo rispettarla. Per noi l’unica opzione che abbiamo è lottare”.

macerie @ Marzo 7, 2010

Sei ore di rabbia in corso Brunelleschi

5 novembre 2009 Lascia un commento

Una crepa in Corso Brunelleschi
Diario

Sei ore di rabbia in corso Brunelleschi. Eccovele, minuto per minuto.

no_cptAlle 20,00 di questa sera uno dei reclusi che l’altro giorno era stato trasferito da via Corelli è esploso. La lunga detenzione, il trasferimento inatteso, le condizioni di detenzione, la lontananza da sua figlia appena nata, lo portano a tagliarsi le mani e le braccia e ad ingoiare un accendino e vari altri ferri. Dice che vuole morire, accusa la polizia di averlo trasferito da Milano per punirlo di aver denunciato la situazione dei Centri tramite le radio di movimento e tramite il nostro sito, //Macerie//. I suoi compagni di cella vedono subito che la situazione è abbastanza grave: il sangue è ovunque e la Croce Rossa si rifiuta di intervenire. Così chiamano i solidali che conoscono all’esterno e da subito – dai microfoni di Radio Blackout e dai siti di movimento – parte un appello a telefonare al Centro perché i responsabili chiamino l’ambulanza e lo facciano curare.

Parte un vasto giro di telefonate di protesta. Da dentro al Centro i responsabili negano, affermano che “la situazione è sotto controllo”, che provvederanno… alla fine il recluso ferito viene portato in infermeria e poi riportato subito nelle gabbie.

Intorno alle 22,30 i prigionieri riferiscono entusiasti di sentire un gran baccano fuori dalle mura: “c’è una manifestazione” – dicono. Sono gli antirazzisti, veloci e rumorosi come al solito. Da quel momento in poi la situazione si scalda: i reclusi continuano a protestare rumorosamente, alle 23,00 inizia una breve sommossa, e i prigionieri delle due aree maschili danneggiano il danneggiabile. Alle 23,20 il ferito si taglia di nuovo, questa volta alla gola. Dopo un attimo di silenzio sgomento, riparte la protesta. Solo intorno alle 23,40 i responsabili del Centro chiamano un’ambulanza, che recupera il ferito e lo porta al Pronto Soccorso.

Intorno alla mezzanotte la polizia circonda le gabbie e minaccia di caricare, i reclusi si barricano dentro accumulando le panchine di cemento contro le porte. Dentro ad una delle aree, i reclusi riescono a buttare giù il muro della saletta interna. La polizia un po’ minaccia un po’ cerca di calmare la situazione: arrivano i capi dell’ufficio immigrazione e del Centro. “Se non vi rispondiamo al telefono domani mattina, vuol dire che siamo in carcere o all’ospedale” – dicono i reclusi.jpg_1696888

Alle 0,45 il recluso ferito è in chiurgia all’ospedale Martini. Fuori dall’ospedale due volanti e la Digos, che ferma e identifica alcuni solidali.

Nello stesso tempo la polizia comincia a provare a sfondare le porte, ma non ci riesce. Arrivano i vigili del fuoco e altri rinforzi. Ci sono più o meno 50 carabinieri e 100 poliziotti. I capi dell’ufficio immigrazione parlamentano con i reclusi e intorno all’1.05 trovano un accordo: via la celere e i poliziotti armati, nelle gabbie potranno entrare soltanto i pompieri a raccogliere le macerie del muro demolito, scortati da due donne dell’ufficio immigrazione.

Alle 1,15 sembra tornata la calma. Alle 2.10, quando oramai i pompieri hanno terminato il proprio lavoro, due volanti riportano al centro il prigioniero ferito. Sei ore di rabbia, e il Cie di Torino ha un muro in meno.  

Aggiornamento 5 novembre.

Intorno alle 11,25 è iniziata una perquisizione nelle gabbie del Centro. La polizia è arrivata in massa, con i cani ed è riuscita ad entrare: come sapete, ieri sera era dovuta rimanere fuori, grazie alla determinazione dei reclusi.

Ore 15.00. La perquisizione è finita velocemente ed è stata tutto sommato pacifica. Il recluso ferito continua la sua lotta: ha mangiato varie lamette e sta facendo lo sciopero della fame. In mattinata, poi, sono state portate via dal Centro una decina di persone, quasi esclusivamente donne – non coinvolte nella sommossa di ieri. Non sappiamo se si sia trattato di una deportazione o di un trasferimento per alleggerire il Centro e iniziarne la ricostruzione.

Ore 16.00. Notizie dalla Tunisia: è uno dei deportati di stamattina, ed è nel posto di polizia dove l’hanno trasferito appena sceso dall’aeroporto. Sta bene e dovrebbe uscirne a breve, c’è suo fratello fuori ad aspettarlo. Si tratta di uno dei protagonisti della sommossa di ieri sera nell’area rossa, ma probabilmente non si tratta di una ritorsione: è stato svegliato alle 5 del mattino, e ci sembra difficile che gli uomini di Maroni riescano ad organizzare un viaggio burocraticamente tanto complesso in tre ore soltanto. Le altre deportate di questa mattina sono donne, forse 5, e ieri non avevano partecipato alle danze.

macerie @ Novembre 4, 2009

Qui la corrispondenza di Radio onda rossa

“Non si spara sulla Croce Rossa”…sulla CGIL si può????

11 settembre 2009 3 commenti

Tratto da Indymedia Piemonte

Avremmo voluto raccontarvi la storia di un tentativo di evasione dal Cie di corso Brunelleschi a Torino. 01010098Così come avremmo voluto raccontarvi la storia di un pugno in faccia sferrato da un fuggiasco a un Alpino di guardia al Centro. Avremmo voluto, eccome, ma abbiamo chiamato dentro e siamo costretti a smentire le notizie de La Stampa. Pare proprio che la storia dell’evasione sia una bufala, per quanto versosimile di questi tempi, inventata di sana pianta dai militari o dalla Questura per giustificare un violento pestaggio da parte degli Alpini – ed è il primo caso documentato di violenza alpina all’interno di corso Brunelleschi – nei confronti di una quindicina di reclusi, esasperati dall’attesa della “terapia”, dagli insulti e dai maltrattamenti. E, ovviamente, tra militari e poliziotti c’era pure un crocerossino, di sicuro un “operatore precario che, nell’assolvere il suo compito, lotta per mantenere pubblica e civile l’assistenza a tutte le persone in difficoltà“: infatti è stato lui a portare i manganelli agli Alpini, evidentemente in difficoltà. E inoltre, è sicuramente vero che “lo spirito che anima gli operatori Cri non è certo quello dei carcerieri”. Infatti il giorno dopo il pestaggio gli Alpini hanno chiesto scusa, il crocerossino invece no.

Ascolta una conversazione con uno dei reclusi pestati di corso Brunelleschi: http://www.autistici.org/macerie/?p=19213

A proposito di crocerossini precari e sindacalizzati leggi il comunicato della Cgil-Funzione Pubblica:

Piemonte Torino

COMUNICATO STAMPA

NON SI SPARA SULLA CROCE ROSSA

Nella serata di ieri un gruppetto di sedicenti anarchici ha occupato la sede

della Croce Rossa Italiana di Torino, per contestare la funzione di assistenza

svolta dalla CRI presso i Centri di Identificazione ed Espulsione (ex CPT).

Essere contro la politica razzista e xenofoba del Governo, non può in alcun

modo  porre sotto accusa l’opera degli operatori della Croce Rossa che, in

condizioni difficilissime, garantiscono l’assistenza sanitaria alle centinaia di

esseri umani rinchiusi, in condizioni insopportabili, in centri che sono sempre

più simili a campi di concentramento.

Vale solo la pena di ricordare che gli operatori della Croce Rossa non

appartengono ad alcun corpo militare in armi. Al contrario, per la maggior

parte, sono operatori precari che, nell’assolvere il loro compito, lottano per

mantenere pubblica e civile l’assistenza a tutte le persone in difficoltà. Del

resto basti ricordare la funzione umanitaria che la CRI svolge in situazioni di

frontiera, come Lampedusa, per comprendere che lo spirito che anima gli

operatori CRI non è certo quello dei carcerieri di Guantanamo.

La Funzione Pubblica della CGIL, nel condannare l’occupazione della sede

della CRI di Torino,  esprime agli operatori ed alla Croce Rossa, la propria

piena solidarietà.

Torino, 9 settembre 2009

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