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Posts Tagged ‘Niger’

Lettera da Lampedusa, da un bimbo recluso alla sua mamma

4 agosto 2011 5 commenti

Lampedusa, 24 luglio 2011

Foto di Economopoulos _ i campi somali in Yemen_

L’amore di un bambino per la sua mamma. Scrivo questa lettera per dirti che ti amo. Da quando ci siamo separati ti penso giorno e notte, la notte è molto lunga per me lontano da te . Tu sei la più bella donna del mondo, tutti i bambini sognano di averti sulla terra, tu sei la miglior madre che io abbia mai potuto pensare. Un giorno mi sono separato da te mamma. Sai, se fossi un fiore io ti pianterei nel mio cuore, ti innaffierei con le mie mani. Quando ti penso le lacrime cominciano a scendere. Se oggi sono qui senza di te io mi sento solo al mondo e non c’è niente da fare tu sei la persona che conta di più per me, la più cara del mondo. Io sogno per me un giorno di ritrovarti sana e salva, le tue piccole filastrocche canzoni, mi fanno salire il morale, e mi danno la speranza di essere un bambino amato da sua madre. Io vorrei essere il più felice al mondo come gli altri bambini della terra, vorrei gioire della tua presenza, ti prometto che combatterò come posso con tutte le mie forze per ritrovarti. Io so che sei viva e mi pensi, io sarò sempre concentrato in tutto quello che faccio a pregare Dio misericordioso il più misericordioso, io so che Tu mi ascolti, senza sonno né sonnolenza, Tu sei presente nel tuo trono. Tra tutti i bambini aiuta me a ritrovare la mia famiglia, vorrei essere il più felice del mondo e sarebbe un giorno indimenticabile della mia vita.

Mi aiuti a farmi uscire da questa griglia?

Said Islam Yacoub
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera da Lampedusa. A scrivere è un ragazzino di 14 anni. Si chiama Said Islam Yacoub, è nato in Camerun il 17 settembre del 1997, e non riesce più a trovare sua mamma Kadijatou. Suo papà è morto, e con la mamma hanno passato gli ultimi quattro anni a Sebha, in Libia. Ormai non la vede dallo scorso 17 marzo. Quel giorno lei non è rientrata a casa. E dopo qualche giorno, le milizie di Gheddafi sono venuti a prendere Said Islam e l’hanno portato via, caricato con la forza insieme a centinaia di altri africani deportati verso nord, nei porti sul Mediterraneo da dove salpano le barche dirette a Lampedusa. A quattro mesi di distanza da quel viaggio, Said ha deciso di scrivere una lettera alla mamma. Vuole che lei sappia quanto lui la ama e quanto ha bisogno di lei. Vuole che lei sappia che è vivo e che la cerca sempre. Nessuno sa dove lei possa trovarsi. Ma Said è convinto che sia ancora viva. Potrebbe essere ancora a Sebha, nei campi profughi di Choucha, in Niger o in qualche centro di accoglienza in Italia. Ovunque lei sia, aiutateci a diffondere la lettera di Said e a cercarla.

grazie, come sempre, a Gabriele Dal Grande, che permette a tutto questo materiale di circolare ed esser fruibile.

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Strage di civili nel Delta del Niger

4 dicembre 2010 Lascia un commento

E’ strage vera e propria in Nigeria, nella regione del Delta del Niger, roccaforte dei ribelli del Delta del Niger.

L’incursione dell’esercito è stata decisamente pesante e le notizie che arrivano nel nostro occidente completamente mediatizzato sono contrastanti e vaghe. Misna ci parla di bombardamenti da ieri mattina e di 50 morti bruciati vivi dentro le case nel villaggio di Ayakoromo: l’unità speciale dell’esercito cerca i ribelli bruciando vive famiglie.
L’Ansa riferisce di 150 vittime civili,
L’obiettivo principale dell’incursione era catturare John Togo, uno dei principali comandanti militari della Forza di liberazione del Delta del Niger (Ndlf), organizzazione che, al contrario del Mend, non ha aderito al programma di amnistia avviato lo scorso anno dal governo. Il quotidiano nazionale nigeriano The Vanguard invece minimizza l’azione delle squadre speciali, parlando di appena quattro morti in villaggi usati come base dal gruppo ribelle.
Basta, poco altro si riesce a sapere da quelle terre lontane e fertili, dove il petrolio sgorga come il sangue dei civili, vittime di uno sfruttamento territoriale che sta risucchiando le energie di un’intera popolazione.

 

Arrestato Henry Okah, presunto leader del Mend

4 ottobre 2010 Lascia un commento

Dal sito PortaMetronia (qui anche un link BBC)
Il presunto leader del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend), il principale gruppo militante del delta del Niger, nel sud della Nigeria, è stato arrestato in Sudafrica. E’ accusato degli attacchi alla parata di Abuja, per il 50 anniversario dell’Indipendenza, che hanno causato 12 morti. Jomo Gbomo: “Okah non è mai stato coinvolto in nessuna delle operazioni del Mend”.

La prima a dare la notizia è stata la reporter di Al Jazeera, Yvonne Ndege, dalla capitale della Nigeria, Abuja, che ha detto che secondo alcuni membri del Mend, Henry Okah, il loro leader è stato arrestato Sabato.
“Sappiamo che egli è stato interrogato da agenti della sicurezza in Sudafrica,dopo che la casa di Henry Okah in Sud Africa è stata perquisita giovedì da agenti dell’Interpol, “ha detto Ndege (come riportato nell’articolo di ieri del nostro sito). “L’accusa è che stava complottando per attaccare Abuja nel Giorno dell’Indipendenza. Quanto poi è realmente accaduto il Venerdì “.
Il corrispondente di TheTiemesofNigeria ha comunicato che stava aspettando di sentire le accuse che potrebbe trovarsi ad affrontare Okah.
Il presidente Goodluck Jonathan ha detto oggi che i “terroristi” e non il Mend erano dietro le due autobomba vicino alle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza.
Secondo le fonti ufficiali almeno 12 persone sono state uccise e altre 17 ferite in due esplosioni ad Abuja, nel giorno in cui il paese celebrava il suo 50 ° anniversario dell’indipendenza. Un portavoce della polizia ha detto alla Associated Press che 11 agenti di polizia sono tra gli uomini gravemente feriti.

Nigeria: la seconda esplosione alla parata di Abuja (Ap Photo)

Le due esplosioni che hanno causato vittime sono avvenute sulla piazza d’armi circostante Eagle Square, dove venerdì erano in corso i festeggiamenti. Una terza esplosione ha colpito in maniera meno grave più vicino a Eagle Square, dove si trovavano il presidente con altri dignitari e ospiti stranieri, ferendo una persona.
In precedenza il Mend, con un comunicato inviato via mail, aveva annunciato di aver piazzato alcuni ordigni alla parata chiedendo di sgomberare la zona. Il messaggio esortava la gente a evacuare la zona dalle 9.30 del mattino. “Evacuare la zona, mantenere una distanza di sicurezza dai veicoli e dai cassonetti.” – proseguiva il comunicato del Mend.  Tuttavia le riprese televisive del corteo, al momento della scadenza del termine – continua TheTimesofNigeria – non hanno mostrato una reazione da parte delle forze di sicurezza.
Ayo Johnson, uno specialista dell’Africa, parlando con Al Jazeera e ha detto che gli assalitori sembrano avere un forte sostegno all’interno delle forze di sicurezza. “L’atto dimostra che le forze di sicurezza sul terreno non sono state efficaci perché avrebbero potuto e dovuto salvaguardare meglio la zona.

guerriglieri del Mend

“Questo dimostra anche che gli autori hanno un forte sostegno, perché erano in grado di essere in un’area fortemente vigilata e con la presenza del presidente e di tutti gli ospiti stranieri”. “E ‘una situazione piuttosto imbarazzante per il governo nigeriano,” ha concluso.

In una dichiarazione alla stampa, il Mend ha detto che non voleva la perdita di vite innocenti, ma ha accusato il governo nigeriano per non aver evacuare il luogo come consigliato. “Il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger (Mend), deplora vivamente la evitabile perdita di vite umane durante il nostra attentato ad Abuja di Venerdì 1 Ottobre 2010. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime che conosciamo e che sono state solidali con la nostra causa.
“L’atteggiamento irresponsabile delle forze di sicurezza e del governo sono i veri  colpevoli per la perdita di vite umane.Avevamo dato 5 giorni di preavviso che hanno portato alla persecuzione di Henry Okah la cui casa è stata perquisita Giovedi, 30 settembre in Sud Africa. Okah non è mai stato coinvolto in nessuna delle operazioni del Mend, ma è sempre stato accusato di ogni attacco e questo è strano per noi” La firma è quella del portavoce del movimento, Jomo Gbomo

Joy ha tentato il suicidio: Assassini!

24 aprile 2010 Lascia un commento

Chi vuole la morte di Joy

Mesi e mesi di vita rubata tra Cie e carcere dopo anni di vita rubata dai suoi sfruttatori. Quello di Joy non è un tentato suicidio, ma un tentato omicidio, e sappiamo bene chi vuole la sua morte: chi sta facendo di tutto per non farla uscire dal Cie, chi da settimane cerca di piegarla e distruggerla psicologicamente, chi cerca di isolarla impedendo i colloqui con lei e negandole la linfa vitale delle relazioni. Tutti/e costoro – e i loro complici – sono responsabili del gesto disperato di Joy che oggi i suoi avvocati hanno voluto denunciare con un comunicato stampa mandato alle agenzie.
Chiediamo a chi intende riprendere il comunicato di omettere, come abbiamo fatto noi, il suo cognome.
Immigrazione/ Denunciò stupro al Cie: nigeriana tenta suicidio Il 17 aprile Joy (***) ha ingerito sapone al Cie di Modena (da Apcom) Joy (***), la 28enne nigeriana che ha denunciato un tentativo di violenza sessuale da parte di un ispettore di polizia nel Cie di Milano l’estate scorsa, ha tentato il suicidio all’interno del Centro di identificazione ed espulsione di Modena dove è trattenuta da alcuni mesi.
A quanto risulta ad Apcom, il 17 aprile scorso, la donna ha ingerito un intero flacone di sapone ed è stata ricoverata in ospedale dove le è stata praticata una lavanda gastrica. Sentito da Apcom, l’avvocato Eugenio Losco, che insieme con il collega Massimiliano D’Alessio difende la donna, conferma l’episodio: “Se l’è cavata, ma sono molto preoccupato perché, dopo questo tentativo, Joy continua a manifestare propositi suicidi e non vorrei contare il secondo morto nella vicenda seguita alle proteste nel Cie di Milano”. L’avvocato si riferisce al suicidio, nel gennaio scorso, a San Vittore di Mohamed El Aboubj, in carcere dopo la condanna in primo grado nel processo con rito direttissimo per la “rivolta” in cui fu coinvolta anche Joy. “Joy è nei Cie da quasi un anno in attesa di espulsione ed è fisicamente e psicologicamente molto provata, sia per la detenzione che per il dilatarsi dei tempi di inoltro della denuncia che ha fatto contro i suoi sfruttatori e che le farebbe ottenere un permesso di soggiorno per protezione sociale” continua il legale, sottolineando che la situazione per Joy, in Italia dal 2002 per fare la parrucchiera e poi diventata prostituta, si è “ulteriormente aggravata dopo che il 12 aprile scorso, giorno in cui era prevista la sua liberazione, le è stato comunicato che sarebbe dovuta rimanere al Cie per altri due mesi”. Per quanto riguarda la vicenda della presunta violenza sessuale (l’ispettore accusato ha sporto querela contro la donna), l’avvocato fa sapere che l’8 giugno prossimo il Gip Guido Salvini ha fissato l’incidente probatorio per l’audizione della donna nigeriana.

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