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Egitto: oggi tutto il paese è in strada!!

1 febbraio 2011 3 commenti

Il giorno del milione in piazza Tahrir, che porta proprio il nome della Liberazione.
Sembra proprio un popolo che ha voglia di Liberarsi, con la L maiuscola.
Tanto che doveva essere la marcia del “milione” di persone, mai sfilato prima d’ora in quelle terre….
Ma i milioni sono già due in piazza, a metà giornata!

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Sembra proprio un popolo che non vuole ammutolirsi visto che lo è stato per decenni: che scossa cavolo. E proprio nel paese arabo della “stabilità”, nel paese più vicino all’Occidente, quello che teneva la situazione in stallo….da secoli sembra.
Hanno tremato e tremano la Tunisia e l’Algeria: oggi in tutta la jazeera, l’Algeria, ci sono scioperi a tappeto di diverse categorie, studenti, infermieri, impiegati. Sarà in piazza anche il Collettivo dei disoccupati del Sud e il programma di lotta è fitto per tutti i prossimi giorni: questo Maghreb non è scemo. Ha capito che l’occasione è d’oro, è unica, non la si può lasciar scappare così, come un vento che profuma di gelsomini ma vola via.
Il 5 febbraio anche la mia Damasco sarà in piazza!

Hanno voglia di piantarli questi gelsomini, di assaporarli ma anche di veder crescere radici, magari piccole e disorganizzate, ma tante, tantissime piccole radici di un mondo arabo diverso, di un mondo arabo che abbia coscienza politica e consapevolezza. Un mondo arabo che si appropri del suo presente, che usi tutta la sua forza per prendersi la libertà che si merita.
Non si possono fermare ora. Proprio no.

Oggi è la giornata del milione di persone, il fiume umano che si accosta al grande fiume, il dolce e caro Nilo che osserva soddisfatto questo tumulto popolare. Mentre si stimano circa 300 morti in questi giorni di rivolta, anche il Wafd, il più antico dei partiti egiziani, annuncia di esser parte di un fronte nazionale dove un gruppo sempre maggiore di organizzazioni stanno entrando; il Wafd ha detto chiaro e tondo che il presidente imperatore Hosni Mubarak ha perso completamente la sua legittimità. E’ finita, più chiaro di così.
Anche ad Alessandria ci sono centinaia di migliaia di manifestanti per le strade, malgrado l’annullamento di decine di treni, tentativo vano di diminuire la partecipazione di piazza.
Suez, che dopo aver visto prender fuoco i suoi commissariati e soprattutto le sue banche (è la capitale finanziaria del paese, fulcro della gestione dei miliardi derivati dall’industria e dall’estrazione petrolifera) oggi è in piazza con più rabbia e partecipazione del solito. Insomma, l’aria è bollente, la situazione eccellente! La piazza della Liberazione de Il Cairo è una marea incredibile di persone: l’esercito circonda gli accessi e controlla che nessuno entri armato, l’atmosfera è pacifica…

occhi puntati su di voi, shabab!
Col cuore tremante!

REUTERS/ Goran Tomasevic

E’ il momento dell’Egitto!

25 gennaio 2011 2 commenti

Foto da Demotix

Che era una questione ormai di attimi l’avevamo capito da settimane: oggi la rivolta contro Mubarak è esplosa senza mezzi termini.

REUTERS/Amr Abdallah Dalsh EGYPT

Già alle dieci di questa mattina la tensione era alle stelle nelle ore iniziali della “giornata della collera”, in cui centinaia di manifestazioni erano state organizzate in tutto il paese senza aver ottenuto nessun permesso dal governo. Habib El-Adli, ministro degli Interni egiziano, è stato chiaro ordinando l’ «arresto per chiunque esprima illegalmente i suoi punti di vista», tanto che dall’alba le strade della capitale mettono paura per il mastodontico schieramento che proteggeva i luoghi indicati per la protesta come Shubra, Mataria, all’università e in altre zone della città. Anche il valico di Rafah è stato chiuso per sicurezza.
Il bilancio della giornata è ancora difficile da fare perchè le piazze sono ancora piene, con più di duecentomila persone che hanno attraversato le piazze, di cui 20mila solamente nella città di Alessandria. Ancora una popolazione esausta, da anni di dittatura e repressione, da anni di sfruttamento e condizioni di vita al limite, dall’assenza di libertà nella propria vita: dopo la Tunisia e l’Algeria anche l’Egitto scoppia con le stesse identiche parole d’ordine.
PANE. LIBERTA’. CAMBIAMENTO. Con il chiaro e palese messaggio ai proprio “padroni” di sempre che è ora di andare via, è ora di sparire, è ora di lasciare campo libero al futuro, qualunque esso sia. Perchè non c’è organizzazione nelle manifestazioni che da settimane infiammano il Nord Africa, c’è una spontaneità che spaventa governi e spacca opposizioni, che rende increduli un po’ tutti ma che per ora funziona. Almeno nel portare migliaia di persone in piazza, ad assaltare poliziotti e palazzi come fosse la cosa più normale del mondo, almeno nel rendere cosciente una generazione che sta capendo che può stare per strada ad urlare il disagio,  che può lanciarlo in faccia al potere e all’ordine costituito. In Egitto si chiede esplicitamente anche l’annullamento dello stato d’emergenza introdotto nel 1981 e le immediate dimissioni del ministro degli Interni.

E se la danno a gambe, forse anche in Egitto come è stato in Tunisia. Pare che il figlio di Mubarak, Gamal, sia già fuggito a Londra con moglie e figlia: caspita! Non ha fatto in tempo nemmeno a vedere i fumi in lontananza di qualche barricata: ha caricato al volo 97 valigie a bordo di un aereo e sarebbe partito. Lo dice Akhbar al-Arab, rivista online in arabo ma edita in USA.

AFP PHOTO/MOHAMMED ABEDI

C’è un morto in questa giornata di rivolta egizia: un agente di poliza rimasto ucciso durante gli scontri in piazza Maidan al-Tahrir, proprio nel centro della capitale: sembra sia stato travolto dalla folla durante i tafferugli e sia rimasto calpestato nella ressa. Gli scontri sono durati ancora un po’ , tra una fitta sassaiola e un largo uso di asfissianti lacrimogeni. Un po’ tutto il paese è sceso in piazza, non solo il movimento ‘6 Aprile’, ma anche il partito liberale al-Ghad, i Fratelli Musulmani, il partito al-Wafd e migliaia di studenti e giovani.Anche i beduini del Sinai hanno aderito alle proteste: gli unici, i copti, a rimanere in casa a “pregare per la stabilità del paese”.
Ma il messaggio che corre in rete è chiaro: nessuna bandiera, nessun simbolo religioso, che sia solo la rabbia a sfilare
In questo momento tutti i social network, soprattutto Twitter (che da giorni tiene in vita la rivolta del Maghreb e i suoi appuntamenti) sono oscurati o comunque inaccessibili dall’Egitto

Albania: la morte va in diretta

22 gennaio 2011 Lascia un commento


Orribile il video che sta girando attraverso da poche ore su internet. Ripreso da un cameraman della televisione albanese News24, il luogo e le modalità in cui sono morti uno due dei tre manifestanti già uccisi dalla rivolta esplosa ieri a Tirana s’è fatto più comprensibile a tutti. I primi video che giravano a riguardo focalizzavano l’immagine sui manifestanti, ma queste nuove immagini, allargando la visuale, permettono a tutti di vedere come andavano le cose qualche secondo prima dello sparo, da dove è stato sparata e cosa stava facendo l’uomo che è rimasto ucciso da quel colpo di fucile. A sparare è inequivocabilmente un membro della Guardia Repubblicana, appostato e accovacciato in una nicchia all’interno della sede del governo.
Le immagini parlano chiaro e vi invito a guardarle: lo si vede inginocchiato, perfettamente al riparo dal lancio di oggetti rivoltogli contro. Si vede bene la fiammata dello sparo e immediatamente dopo il corpo di un dimostrante cadere a terra esanime: non stava facendo nulla, con le mani lungo il suo corpo, osservava gli accadimenti rivolto con lo sguardo verso il suo assassino. Nelle stesse immagini si vede anche un secondo cadavere a terra, ucciso negli stessi istanti di quelli di cui abbiamo le immagini in diretta del suo assassinio: non si sa se a sparare sia stato lo stesso agente perchè non esistono immagini che lo dimostrino, ma non serve molto altro per capire com’è andata.
Altri 5 manifestanti hanno raggiunto gli ospedali feriti da armi da fuoco, mentre per i 6 poliziotti ricoverati le ferite sarebbero state causate solamente dal lancio dei sassi. Rama, sindaco di Tirana e capo dell’opposizione socialista, ha definito queste immagini la “pistola fumante” che inchioda Berisha e il ministro dell’interno Basha alle loro dirette responsabilità. Questa notte, proprio nella capitale, ci sono state molte retate e perquisizioni ed alcuni arresti su disposizione della procura e il numero dei fermi sembra si aggiri intorno ai 110 “manifestanti coinvolti in atti di violenza, accusati di aver colpito gli agenti e di aver dato alle fiamme alcune auto della polizia”, ci riferisce una portavoce della polizia di stato.
Un altro paese del nostro Mediterraneo che alza la testa, con manifestazioni di piazza e rabbia a non finire: la rivolta ci sfiora e si avvicina… noi per ora stiamo a guardare, tanto per cambiare: l’Algeria e la Tunisia ora stanno riempiendo ancora le loro strade di rabbia…

Tunisia (6): ancora tumulti in strada. Un saluto al reporter francese ucciso.

18 gennaio 2011 1 commento

Tunisi_ Foto di Lucas Mebrouk Dolega, il giorno della sua uccisione

Tunisi_ Foto di Lucas Mebrouk Dolega, il giorno della sua uccisione

Tunisi_ Foto di Lucas Mebrouk Dolega, il giorno della sua uccisione

Ahmed Fria, nuovo ministro dell’Interno tunisino ieri ha dato i numeri della rivolta, quelli ufficiali e dichiarabili: ben 46 posti della Guardia Nazionale dati alle fiamme, 85 posti di polizia, 43 banche e 66 negozi. I morti sarebbero 78, i feriti altri 94.
Mentre avevo iniziato a scrivere questa mezza riga, stavo appunto per battere quello che i media principali riferivano dal risveglio, cioè di una Tunisi tornata alla calma e solamente presidiata in alcuni punti chiave…ma, come si poteva immaginare, erano chiacchiere, facilmente smentite pochi secondi dopo. Ad Avenue Bourghiba stavano marciando centinaia di persone in un corteo e pochi minuti fa sono stati dispersi da una carica della polizia, arrivata massicciamente, e dal lancio di numerosi e potenti lacrimogeni. Gli slogan sono sempre gli stessi, oltre a manifestare contro il partito dell’ex presidente Ben Ali, tenevano nelle mani molti filoni di pane! Insomma, la calma totale di cui parla la Bbc da ore è una barzelletta.
Anche Biserta è in piazza con centinaia di persone che chiedono senza mezzi termini le dimissioni di Mohammed Ghannouchi, attuale primo ministro e lo scioglimento del Rassemblement Constitutionnel Democratic (Rdc), partito dell’ex presidente e dell’attuale premier. Elicotteri sorvolano minacciosi il centro città.
Nel frattempo nei dintorni l’aria si surriscalda…in Algeria ieri 4 disoccupati si sono dati fuoco e uno, Maamir Lofti, è morto poco dopo, in Mauritania stessa cosa…in Libano in questa settimana ci sono state molte manifestazioni contro il carovita e qualche ora di coprifuoco notturno nei quartieri meridionali di Beirut; in Giordania c’è stato un grosso corteo davanti la sede del parlamento con gli stessi slogan che rimbombano nel Maghreb ed il re Abdallah II ha ordinato la riduzione immediata del 10% dei prezzi degli alimenti e della benzina. Cosa che non ha molto cambiato la situazione.

Un lancio d’agenzia “simpatico” viene da quel miracolo della natura che è l’isola di Lampedusa, attuale sede di una prigione per migranti. E’ sbarcato un lussuosissimo yacht, venerdì sera, dopo una richiesta di soccorso per un’avaria ai motori. Una volta attraccato i due componenti dell’equipaggio hanno detto che la proprietà era del nipote di Ben Ali e che loro avevano il compito di “portarlo in salvo”. Hanno poi presentato domanda di asilo politico, ora al vaglio della Questura di Agrigento.

E’ morto invece Lucas Mebrouk Dolega, fotografo dell’Epa che venerdì scorso era stato colpito da un lacrimogeno: è stata dichiarata la sua morte celebrale a causa dell’encefalogramma piatto. Trentadue anni, fotografo con una grande esperienza di tumulti e di Maghreb, è morto sul lavoro, sulle strade dove amava scattare. Lo salutiamo con i suoi ultimi scatti.

Tunisi_ Foto di Lucas Mebrouk Dolega, il giorno della sua uccisione

Tunisi_ Foto di Lucas Mebrouk Dolega, il giorno della sua uccisione

Qui le pagine precedenti dedicate alla rivolta del carovita tunisina: LINK!

Tunisia (4): Stato d’emergenza in tutto il paese dalle 17

14 gennaio 2011 1 commento

Davanti al ministero dell'Interno di Tunisi, poco fa (Photo credit should read FETHI BELAID/AFP/Getty Images)

FLASH ORE 19: AL-JAZIRA COMUNICA CHE BEN ALI STAREBBE PER LASCIARE LA GUIDA DEL PAESE. TRA POCHI MINUTI DOVREBBE ESSERCI L’ANNUNCIO UFFICIALE, MENTRE GIRANO VOCI CHE LUI SIA GIA’ A PARIGI o a MALTA SOTTO PROTEZIONE LIBICA. I SUOI FAMILIARI SONO STATI ARRESTATI

Ieri sera e questa mattina i nostri media cercavano di dirci che la situazione stava tornando sotto controllo, che il presidente avrebbe abbassato i prezzi, ordinato ad esercito e polizia di smettere di sparare, che non si sarebbe ricandidato alle prossime elezioni…addirittura cercavano di dire che le settimane turistiche primaverili prenotate nelle coste tunisine non dovevano essere annullate perchè la situazione sarebbe velocemente rientrata in tutto il paese.  In realtà sono stati rimossi tutti i membri dell’attuale governo con la promessa di elezioni anticipate entro 6 mesi,  in pieno pomeriggio è stato dichiarato lo stato d’emergenza (quindi anche il coprifuoco) in tutto il paese a partire dalle 17 e il conto dei morti solo a Tunisi degli scontri della tarda serata di ieri è di 13 ragazzi uccisi dai proiettili di polizia ed esercito. E’ stato tentato l’assalto da parte di molte centinaia di persone della sede della banca centrale e del Ministero dell’Interno che la polizia ha difeso con un massiccio lancio di lacrimogeni e molti spari.

Le ultimissime parlano di spazio aereo chiuso e aereoporto di Tunisi occupato dall’esercito, coprifuoco in TUTTO il paese dalle 18 alle 6 di domani mattina per “preservare la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dei beni”. “E’ vietata ogni riunione di più di tre persone sulla pubblica via.

(Photo credit should read FETHI BELAID/AFP/Getty Images

Le forze di sicurezza e dell’esercito nazionale possono fare uso delle armi contro qualsiasi persona sospetta che non rispetti l’ordine di fermarsi o che cerchi di fuggire”. Poco dopo l’annuncio dello stato d’emergenza, alle 17, si sono udite sparatorie nel centro di Tunisi di cui ancora si sa poco, mentre sta bruciando in questi minuti la stazione centrale (a pochi passi dall’ambasciata italiana) e una concessionaria di auto di proprietà di un familiare di Ben Ali. Ansamed ci dice da pochi minuti di incendi in corso a Le Kram (periferia settentrionale di Tunisi) vicino alla zona fieristica dove la popolazione sta accorrendo sulla spiaggia per sfuggire al fumo asfissiante di cui ancora non si conosce l’origine. Incendi anche a Radsh, dove bruciano due banche, il commissariato, il municipio e la sede locale dell’ufficio delle finanze, senza che alcun uomo in divisa si veda nei paraggi.

L’unica notizia positiva è la liberazione di Hamma Hammami, leader del Pcot, arrestato mercoledì mattina a Tunisi nella sua abitazione poco dopo aver rilasciato un’intervista.

QUI le precedenti notizie sulla rivolta del carovita tunisina di questi ultimi giorni

Tunisia: un resoconto di queste ultime ore

12 gennaio 2011 1 commento

Alle 16 il bilancio della giornata parla già di “almeno dieci morti” in tre diverse città tunisine: Douz, Dagache e Qabali. E’ difficile seguire le notizie proprio per la quantità di mobilitazioni simultanee presenti in numerosissime città del paese. Proprio a Douz è stato registrato anche il suicidio di un docente universitario dopo i due morti avvenuti, questo è quanto viene riferito dalla tv satellitare Al-Arabiya. A Sfax, dove già dalla prima mattinata sfilavano in piazza più di ventimila manifestanti, ci sarebbero due ragazzi colpiti alle gambe da pallottole esplose dai militari: la polizia si sta ritirando per lasciare la città in mano all’esercito. Nemmeno Tunisi è stata risparmiata: violenti scontri e l’uso di pesanti lacrimogeni che stanno torturando i ribelli, insieme al fischio dei proiettili che sempre più spesso taglia l’aria anche a pochi passi dalla sede del Consiglio dei ministri. Qui si è parlato per un paio d’ore di due giornalisti del Tg3 aggrediti dai manifestanti proprio nel centro della capitale, ma poco fa è stata la stessa Maria Cuffaro a raccontare all’Adnkronos che l’aggressione subita da lei e dal suo operatore è stata opera di poliziotti in borghese, che hanno preso e danneggiato la telecamera, manganellato l’operatore e lanciando a terra la giornalista.

Ben Ali, riferisce poco fa Al-Jazira, ha convocato il Parlamento per domani alle 14, per discutere della situazione. Chissà quanti altri morti ci saranno da qui a domani; le immagini che sempre più numerose affollano la rete, provengono sempre più spesso dagli ospedali che non riescono a reggere il numero dei feriti in continuo arrivo.
La nottata è stata pesante come le precedenti: retate e perquisizioni, estremamente violente, sono avvenute in molte località del paese e ancora non si riesce ad avere un numero preciso delle persone in stato di fermo o arresto. Oggi invece, il neo ministro dell’Interno Ahmad Faria, ha ordinato l’arresto di Hama al-Hamami. Ex detenuto politico scarcerato nel 2002, portavoce del Partito Comunista del Lavoro (fuorilegge nel paese) e leader della rivolta dei disoccupati:  sarebbe stato prelevato dalla sua abitazione insieme al suo avvocato, trovato all’interno dell’appartamento.
Nell’attesa di nuovi aggiornamenti segnalo una notizia da Tozeur, città alle porte del deserto del Sahara, dove da circa tre ore il tribunale è avvolto dalle fiamme.

Ai miei fratelli e sorelle arabi in lotta…

11 gennaio 2011 Lascia un commento

Non ho avuto tempo nè energie..
Questo blog marcia a rilento da settimane, come un po’ tutta me stessa.
Ma non per questo il cuore non batte nelle strade tunisine ed algerine, non per questo il sangue non ribolle nel vedere certe immagini.
Shabab! Sono con voi in ogni sasso e bottiglia lanciata!

Più di cinquanta morti, più di cinquanta giovani ammazzati mentre manifestavano contro il carovita, per un diritto al futuro, per la propria libertà di scegliere che vita fare. Una rabbia sociale che è esplosa in Tunisia ed Algeria e si allargherà al resto del Maghreb, ma qui non si fa altro che parlare dei cristiani copti d’Egitto, delle “guerre sante” contro i cattolici e niente più.
A fianco di questi ragazzi, che rivendicano quello che rivendichiamo tutti noi: che il Mediterraneo in lotta si unisca!
Una generazione che da perdere non ha praticamente nulla: yalla shabab, mettiamo un po’ di paura al potere!*
Che Tunisi e Algeri, Atene e Salonicco, Roma e Londra capiscano che la lotta da portare avanti è una.
Uguale per tutti.

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