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Archive for the ‘ANNI ’70 / MEMORIA’ Category

“senza approdo”

11 giugno 2008 5 commenti

“Sono la figlia di Marina Petrella.
Vorrei raccontarvi qualcosa su mia madre. Vorrei provare a dirvi cosa rappresenta la negazione della ricostruzione di un essere umano. Dobbiamo parlare di ricostruzione, visto che Marina non è uscita dalla sua storia politica nello stesso modo in cui ci è entrata. E’ successo poco più di 25 anni fa, quando già il vento della lotta armata cominciava ad andare via, quando i rumori metallici della notte tuonavano sempre più vicino, dopo che alcuni, quello che poi sono stati chiamati “pentiti”, incominciavano a barattare delle riduzioni di pena in cambio di denuncie e delazioni, fu allora che la storia politica di mia madre è ricominciata a finire. 
Erano i primi anni ’80. Dopo aver capito che le sue speranze di cambiare il mondo andavano incontro alla sconfitta e che l’impegno politico tenuto fino allora non poteva più continuare allo stesso modo, Marina decise di non fermare la sua vita, ma che dal suo percorso sarebbe potuta nascere una nuova storia.
Questa nuova storia è incominciata con me che ho scelto per nascere una calda giornata di agosto dentro una prigione speciale, in pieno articolo 90.
Solo chi ha vissuto quest’esperienza può capire l’immane volontà che serve per essere madre, dare al mondo e crescere una figlia tra le sbarre di un carcere. Solo chi è consapevole di questa prova può capire quanto questa scelta non sia una fuga nel personale, una soluzione egoista ma che sia la rappresentazione fisica di una pagina voltata. Questo è stato il suo modo per affermare che iniziava un nuovo percorso di vita, un diverso impegno sociale. Ed è anche grazie a questo nuovo stato di cose che otto anni dopo le è stato permesso di uscire dal carcere e di essere libera fino al verdetto della Cassazione del 1993. 
Già a quell’epoca Marina non era più quel soggetto pericoloso dipinto dai media al momento del suo nuovo arresto.  Ma l’Italia dimentica presto. Meglio, ricorda solo quel che vuole. Seleziona la memoria.
La Francia di Mitterand cercando di favorire una pacificazione del conflitto italiano degli anni ’70 ha accolto numerosi ex attivisti di quel periodo. I governi di sinistra come di destra hanno rispettato questo asilo di fatto. A noi, figli di quei rifugiati, è stato permesso di crescere, di vivere, di avere anche nuovi fratelli e sorelle. L’esilio c’è stato malgrado le contraddizioni, malgrado le incertezze di una vita difficile, precaria in attesa di un asilo. Un asilo che esprimeva una speranza di una vita nuova.
Dal nulla di un “fine pena mai” che Marina aspettava in Italia è nata nel 1997 mia sorella. Una bambina francese che ora vede quel paese che le ha dato una nazionalità ricacciare sua madre nel pozzo del carcere a vita.
Da quel 1993 quindici anni sono passati. Quindici anni quando un treno ci ha portati alla Gare de Lyon. Quindici anni da quando i nostri passi si sono mischiati a quelli dei nuovi migranti d’inizio secolo.
Anche speranzosi di una vita  che non fosse la galera della miseria. Perchè questo “pezzo” di tempo, che ha permesso di cambiare il loro impegno politico in un impegno sociale, non è più che legittimo per chiedere asilo? Perchè non è ora di girare la pagina di questa storia, per permettere a noi nuove generazioni un vero futuro e consentire a quelle persone come mia madre di vivere la seconda chance che gli è stata data?
A venticinque anni di distanza dai fatti imputati, quindici anni dopo l’esilio, un nuovo primo ministro francese ha deciso che bisognava rimangiarsi la parola data da tutti i suoi predecessori.
Il governo francese ha deciso di estradare mia madre, di cancellare la sua vita in Francia e di rinchiuderla non solo in un carcere ma di fare del passato la sua prigione. La Francia ha deciso tutto questo cedendo al populismo penale, all’ossessione sicuritaria ad una voglia di vendetta infinita che ha perso il significato della speranza. Il primo ministro ha deciso che la vita di mia madre doveva fermarsi. 
Ma quindici anni di esilio di fatto creano dei diritti e noi non lasceremo la Francia deresponsabilizzarsi dalla sua storia e cultura.
______ELISA NOVELLI PETRELLA_____ [da “Liberazione” del 11-06-2008]

 

Per ascoltare la corrispondenza registrata oggi ai microfoni di Radio Onda Rossa con Elisa: 

petrella.mp3

 “Le parole degli Stati sono come le foglie morte che si lasciano trascinare dalla direzione del vento. Non più parole date ma parole vuote. Questo deve aver pensato Marina quando si è vista notificare il decreto nella matricola dal carcere di Fresnes. […] 
Un paese che ha dato forma ad un singolare paradosso: non ha conservato la memoria degli anni ’70 ma è stata incapace di oblio. Alla memoria storica svuotata dei fatti sociali ha sostituito la memoria giudiziaria, all’oblio penale ha sovrapposto l’oblio dei fatti sociali. […]
Alla fine la zattera dei rifugiati, riparo precario d’esistenze sospese, è rimasta senza approdo davanti al porto della sua Itaca immaginaria. 
____PAOLO PERSICHETTI___ [Liberazione, 11 giugno 2008]
Ad Elisa tutto il mio cuore, 
A Marina solo un urlo di libertà, che sappia scalfire quelle mura!

FIRMATA ESTRADIZIONE PER MARINA PETRELLA

10 giugno 2008 Lascia un commento

 

Malgré la grave dégradation de la santé de Marina, le Président de la République et le Premier Ministre n’ont pas douté à lui notifier le décretd’extradition. Et cela, même si les responsables de la maison d’arrêt deFresnes avait déjà démandé un nouveau placement en hôspitalisation deMarina.Nous vous envoyons ci-dessous et en pièce jointe les premières initiativesà entreprendre pour exiger l’abrogation de ce décret inique. Nous contonssur vous !Vous trouverez ces informations aussi sur la pagehttp://www.paroledonnee.info

——————————————
Exigeons l’abrogation du décret d’extradition de Marina Petrella !Paris, le 9 juin 2008.Ce 9 juin 2008, le décret d’extradition a été notifié à Marina Petrella.Cette décision inique engage la responsabilité personnelle du chef duGouvernement et du chef de l’Etat français. Un recours en Conseil d’Etat aété enregistré.Après neuf mois d’incarcération à la prison de Fresnes, le gouvernementfrançais a décidé que la seule perspective de Marina Petrella devait êtrela mort lente puisqu’elle purgera en Italie une peine à perpétuité :-       pour des faits remontant à plus de 25 ans, en exécution d’une sentenceprononcée en Italie voici 15 ans dans le cadre d’une législation d’exception,-       en déni de l’asile de fait accordé par la France aux réfugiés italiensdès 1981 et en violation des engagements de la France de n’extrader aucunde ces réfugiés.Le décret d’extradition intervient alors que Marina est au plus mal. Laperspective de la prison à vie et la séparation d’avec sa jeune enfant de10 ans la détruisent. Après huit semaines d’hospitalisation en raisond’une très grave dégradation physique et psychique, épuisée et nes’alimentant plus depuis deux semaines, Marina Petrella a été réincarcéréeà la prison de Fresnes… pour se voir signifier le décret de sonextradition. Pourtant, son état de santé justifie pleinement l’applicationde la clause humanitaire prévue par les textes régissant l’extradition.Mais nous pouvons encore AGIR …-      

Rassemblement mercredi 11 juin 2008 à 11h30 place Sèvres Babylone, 75007Paris (devant le square)

Nous demandons à toutes celles et tous ceux qui ont signé la pétition ou/ et l’Appel des femmes, à toutes celles et tous ceux qui ont soutenuMarina, d’envoyer un mail signé et daté (ou un courrier sur cartedécouverte) au Premier ministre français François Fillon et au PrésidentNicolas Sarkozy leur demandant l’abrogation du décret d’extradition deMarina Petrella. Ci-dessous, adresses et proposition de mail ou lettre-type (libre àchacun-e- d’en modifier la forme à sa façon) :

M. Nicolas Sarkozy, Palais de l’Elysée, 55 rue du Faubourg Saint-Honoré,75008 Paris – email : sur le site http://www.elysee.fr/accueil/, onglet «écrire au président »-
M. François Fillon, Hôtel Matignon, 57 rue de Varenne, 75700 Paris -email : sur le sitehttp://www.premier-ministre.gouv.fr/acteurs/premier_ministre/ecrire,onglet « écrire au Premier ministre » et service.presse@pm.gouv.frProposition de lettre :« Monsieur le Premier ministre (ou Monsieur le Président),

Le décret d’extradition de Marina Petrella vient de lui être signifié parvos services. Nous savons qu’il est en votre pouvoir d’abroger le décretque vous venez de signer. Au regard d’une décision d’extradition relativeà des faits remontant à plus de 25 ans, au regard de l’engagement de laFrance de n’extrader aucun réfugié italien, au regard de la dégradationeffroyable de l’état de santé de Marina Petrella, je vous demande de fairepreuve d’humanité et de ne pas renvoyer Marina finir sa vie dans lesprisons italiennes ».

  Per aggiornamenti continui potete consultare:
 http://orestescalzone.over-blog.com/
Domani mattina speciale sulla situazione di Marina Petrella su Radio Onda Rossa
Per Roma e Provincia: 87.900 FM
Per lo streaming  http://ondarossa.info
FIRMATA IERI L’ESTRADIZIONE PER MARINA PETRELLA, EX APPARTENENTE ALLE BRIGATE ROSSE, 
RIFUGIATA IN FRANCIA DA QUASI 20 ANNI,
DALLO SCORSO AGOSTO E’ IN STATO DI ARRESTO IN UN CARCERE PARIGINO.
POI TRASFERITA IN UN OSPEDALE PSICHIATRICO E’ IN ATTESA DELL’ESTRADIZIONE.
PER L’AMNISTIA! CONTRO IL CARCERE!
BLOCCHIAMO QUEST’ESTRADIZIONE E TUTTE LE ALTRE
!

                         SPRIGIONIAMO GLI ANNI ’70!

 

Odio il carcere

9 giugno 2008 1 commento

se non quelli che moriranno con me

9 giugno 2008 1 commento

“Faccio la prova del dolore. Come se il medico punge un arto per verificare se è insensibile, così io pungo la memoria. Prima che moriamo, può darsi che muoia il dolore. Se così fosse, questo sarebbe da raccontare, ma a chi? QUI NESSUNO, SE NON QUELLI CHE MORIRANNO CON ME, PARLA LA MIA LINGUA”
                             -Christa Wolf- 

 

Sono appena nata.
Non parlo, non cammino, non mi sposto nel tempo,
non so neanche cosa sia domani.
Mi muovo nel buio della coscienza.
Sono puro sentire.
So l’essenziale per vivere e il resto non mi riguarda,
lasciato nel beneficio buio dell’imperscrutabile e dell’immotivato.
Non mi interessa capire, prevedere, programmare.
Solo vivere.
Vivere si.
Adesso. 
Confusa nel tutto.

-Tratto da “Compagna Luna” , Barbara Balzerani, Feltrinelli 1998 

Foto di Baruda: Genova, 17 Novembre 2007
Quella gran bella cosa che sono i CORDONI, quasi perduta nell'oblio. 

mutammo in caserme le vecchie cascine

5 giugno 2008 2 commenti

Dalle belle citta` date al nemico

fuggimmo un di’ su per l’aride montagne

cercando liberta` fra rupe e rupe

contro la schiavitu’ del suol tradito.

Siamo i ribelli della montagna

viviam di stenti e di patimenti

ma quella fede che ci accompagna

sara` la legge dell’avvenir.

Lasciammo case, scuole ed officine

mutammo in caserme le vecchie cascine

armammo le mani di bombe e mitraglia

temprammo il cuore e i muscoli in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna …

E` giustizia la nostra disciplina

liberta` e` l’ideal che ci avvicina

rosso sangue il color della bandiera

d’Italia siam l’armata forte e fiera.

Siamo i ribelli della montagna …

Sulle strade dal nemico assediate

lasciammo talvolta le carni straziate

provammo l’amor per la patria nostra

sentimmo in cuor l’ardor della riscossa.

A te, quel fiore rosso sbocciato!

bello come un carcere che brucia

3 giugno 2008 Lascia un commento

“Non solo la pena deve essere individuale, ma individualizzante; e in due modi.

Prima di tutto la prigione deve essere concepita in modo da cancellare le conseguenze nefaste che essa provoca riunendo nello stesso luogo dei condannati molto diversi fra loro: soffocare i complotti e le rivolte che possono sorgere, impedire che si costituiscano complicità future o che nascano possibilità di ricatto…in breve che la prigione non formi, a partire dai malfattori che riunisce, una popolazione omogenea e solidale.

Infine e soprattutto, l’isolamento dei condannati garantisce che si può esercitare su di loro, col massimo d’intensità, un potere che non sarà bilanciato da nessun’altra influenza; la solitudine è la condizione prima della sottomissione totale.

L’isolamento assicura il colloquio, da solo a solo, del detenuto col potere che si esercita su di lui.”

Sorvegliare e punire – Michel Foucault-

L’interno di una cella di altri tempi, almeno così si potrebbe immaginare. Ed in questo caso è così
Il carcere minorile del San Michele, dismesso definitivamente nel 1972,  è ormai ricordo di una Roma dimenticata, di tanti stornelli e racconti della malavita romana, del popolo dei vicoletti e dei rioni.
L’aria che si respirava in quel posto era gelida…senza vetri ai finestroni ai quattro lati dei ballatoi, la corrente si infilava nelle celle come una corsa di cavalli, fredda. Tutte celle singole. Un luogo che ti lascia quella sensazione di vuoto, di rabbia e costrizione…dove le scritte sul marmo inneggiano al lavoro, al peccato, al pentimento.

PER UN MONDO BELLO COME UN CARCERE CHE BRUCIA.

Foto di Valentina Perniciaro
Complesso Monumentale del San Michele, ex carcere minorile

Fermarsi soltanto alla felicità

3 giugno 2008 Lascia un commento

L’ordine Regna!

29 Maggio 2008 2 commenti

Doppia apertura, per due giorni di fila. Ho un sonno arretrato che mi lascia un po’ sconcertata.
Poi non è mica facile parlare due ore ai microfoni e leggere solo di Giorgio Almirante, di dichiarazioni agghiaccianti del nostro attuale sindaco…
Dell’assalitore del Pigneto che ha il Che tatuato e rilascia interviste indescrivibili, dai toni nemmeno fascisti ma insopportabili, gretti, da melma fascista di inizio ventennio. E poi la Sapienza, la direttissima di ieri che tiene un compagno ai domiciliari fino al 2 Luglio
Di parole non ne trovo..e trovarne per due ore mi ha fatto sudare non poco.
Ora mi vado a godere l’ennesimo diliuvio, insieme al mio motorino senza parabrezza
Mi raccomando, come dice Aldo Fabrizi….”agggitala quaa manina quanno saluti!”

Manifesto del Maggio Francese


PREFETTURA DI GROSSETO
UFFICIO DI P. S. IN PAGANICO
COMUNICATO

Si riproduce testo del manifesto lanciato agli sbandati a seguito del decreto del 10 Aprile.
“Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande.
Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio.
Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.
Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia.”
p. il Ministro Mezzasoma – Capo Gabinetto

GIORGIO ALMIRANTE
Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 – XXII

Deprivazione tattile

27 Maggio 2008 Lascia un commento

“Sottratto al sociale, il corpo del recluso non ha modo di ricevere e cercare stimoli sensoriali. E, fra tutte le privazioni, quella della tattilità è forse la più grave e devastante. Così devastante che un bambino ne può anche morire.

Quando sul finire dell’800 la puericultura americana introdusse il “lettino con le sbarre”, soppiantando la tradizione della culla, cominciarono a verificarsi morti inspiegabili di bambini perfettamente sani. L’evento è passato alla storia come “morte da lettino” o “sindrome mortale infantile subitanea”. L’esperienza umana insegna che il cullamento è un moto di accarezzamento dell’intero corpo in ogni sua funzione.Una condizione essenziale di benessere che viene preclusa al “bambino fra le sbarre”.

Come la deprivazione tattile può far morire, così il toccamento può far rinascere.Il con-tatto umano è infatti una possibile cura in caso di coma irreversibile o per creature con lesioni cerebrali e handicap psicomotori. E’ il caso di quel centinaio di volontari che, a turno, andavano a casa di una bambina perchè potesse avere 24 su 24 l’unica medicina in grado di farla star meglio: il contatto umano: l’incontro e il toccamento di persone di ogni sesso, età, professione, cultura, che l’aiutavano negli esercizi di riabilitazione. La stimolazione è taumaturgica. L’assenza di tatto, invece, è dolorosa.

Tolgo dalle braccia -sotto pelle- frammenti di posate di plastica: le sole che si possono usare. Punte spezzate di forchette di plastica. Bastano piccoli taglietti e questi frammenti entrano sottopelle. Da quegli stessi taglietti, spingendo, tiro fuori le punte di forchette. Non c’è sangue, non c’è una goccia di sangue! Più ne tiro fuori e più, toccando, ne sento! Con un senso di fastidio, ma pazientemente, sto lì a tirar fuori questa plastica. Mi sveglio con un senso di angoscia. Quanta materia inerte ho assorbito in tutti questi anni attraverso i pori della pelle?

Penso al ferro, al cemento, alla plastica che tocco. Ed ai segni devitalizzati che mi invadono.E poi non c’è sangue! Senza che me ne accorgessi la morte mi è entrata dentro impossessandosi del sangue. Scrivo o racconto il sogno a chi posso , per lanciare un allarme. Bisogna avvisare, far presto, prima che l’inerte ci invada totalmente!”

tratto da “IL BOSCO DI BISTORCO”. Renato Curcio, Stefano Petrelli, Nicola Valentino. Edizioni Sensibili alle Foglie

Questo blog, inevitabilmente, parlerà spesso di reclusione, di privazione, di isolamento.
Si parlerà del carcere, dei meccanismi punitivi, di tortura fisica e psicologica, di ospedali psichiatrici giudiziari, di centri di detenzione temporanea per migranti…dei reietti. Di quelli che per lo stato devono marcire da reietti
Del diritto alla libertà, di quanto si può imparare dagli occhi di chi si è visto togliere tutto.
Col vento di questa sera non posso non pensare a chi è chiuso in una cella..con questo fischiare libero del vento, con questo piacere della pelle nel farsi attraversare da tanta forza.

CONTRO OGNI CARCERE, CONTRO OGNI GALERA.
GIORNO DOPO GIORNO!

“Eravamo quelli che potevano davvero far saltare tutto”

21 Maggio 2008 1 commento

“…Ma voi oggi, qui, siete migliaia. E non potranno più frustarvi, perchè ora voi avete in mano la frusta, non potranno più imprigionarvi, perchè voi avete preso le prigioni e ne avete divelto le porte, non potranno più uccidervi, perchè il popolo è in piedi! Non ci saranno più padroni. […] Dietro di voi si sta formando l’esercito degli umili che vogliono spezzare le catene della schiavitù. Essi hanno bisogno di un segnale. Voi dovete essere i primi. Fare ciò che tanti, altrove, per paura stentano ancora a fare. Ma siate certi che il vostro esempio sarà seguito. Voi dovete aprire la strada.”

[…] “Si tratta nè più nè meno che di fare l’Apocalisse!”

Del resto intorno a noi il mondo sembrava davvero sul punto di esplodere, le nostre parole non mancavano mai l’effetto voluto. Non eravamo che una banda di spostati, attori, folli, gente che aveva lasciato lavoro, casa famiglia per darsi alla predicazione . Scelte compiute per i motivi più diversi, dal senso di giustizia all’insofferenza per la vita a cui si era condannati, ma che portavano alla stessa conclusione, a un atto di volontà che coinvolgesse quanta più gente possibile, che dimostrasse agli uomini che il mondo non sarebbe potuto durare così all’infinito e molto presto sarebbe stato messo a rovescio. Eravamo quelli che potevano davvero far saltare tutto.”

Tratto da Q Luther Blisset

Je ne comprends qu’une chose à la politique: la rèvolte. -Flaubert-

Foto di Valentina Perniciaro  -CORDONI- Genova, 17 Novembre 2007

BASTA!

21 Maggio 2008 Lascia un commento

“osare riconoscerli”

21 Maggio 2008 2 commenti

Forse il tempo del sangue ritornerà.
Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
Padre che debbono essere derisi.
Luoghi da profanare, bestemmie da proferire
incendi da fissare, delitti da benedire.
Ma più c’è da tornare ad un’altra pazienza,
alla feroce scienza degli oggetti,
alla coerenza nei dilemmi
che abbiamo creduto oltrepassare.
Al partito che bisogna prendere e fare.
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati
con loro volere il bene fare con loro il male e il bene
la realtà servire negare mutare.
________FRANCO FORTINI______
Dheheishe, Palestina 2002
Piove ininterrottamente da giorni, pioverà per giorni…sento anche le ossa bagnate.
Finalmente un po’ di pace, finalmente un rifugio dove poter star sola,
dopo questa notte in bianco, dopo questa notte con lo stomaco scombussolato.
Mi sento “tra color che son sospesi”, in attesa. Decisamente vuota malgrado la pienezza
ricevuta in dono. Meno male che esistono ancora librerie dove compri poesie di Fortini per 2,90 €, dove la mia patata ha trovato il suo Majakovskij quotidiano alla stessa cifra.
Tutto ciò ha reso il diluvio più sopportabile.
Non per questo il tempo sarà meno lento, non per questo l’attesa più leggera.
Foto di Valentina Perniciaro   -Campo profughi di Deheishe, Palestina. Marzo 2002 -

Smog il drago e la bambola azzurra

18 Maggio 2008 1 commento

“Smog il drago amava i sogni, ma soprattutto amava le bambole di porcellana che riempivano i suoi sogni, le bambole di colori trasparenti o concreti, colori tenui e dolci o salati come il mare.

Ma Smog il drago amava soprattutto la bambola di porcellana che spesso, quasi sempre, compariva fiera e carica di stelle e soli, spargendo fiori profumati, cibo e acqua fresca. Allora dimenticava di essere nato per custodire il Tesoro, dimenticava il guadagno e la perdita, dimenticava i flutti profondi del mare, come se il vero tesoro fossero i suoi sogni.
Pensava alla bambola azzurra che appariva o che scompariva, sempre per poco. Ma era un poco che era troppo, un troppo poco, dal momento che non avrebbe più voluto risvegliarsi.
Non si accorgeva ormai della sua caverna tanto era occupato a pensare quali meravigliosi ornamenti avrebbe potuto ordire per le …Lei che, forse, non era soltanto un sogno perchè da qualche parte, era sicuro, i sogni si realizzano, per sempre… Sogni che sognano altri sogni in mondi di sogni che si ripetono senza alcuna stanchezza o trasparenza, dove la bambola azzurra passeggia in mezzo alle serre traboccanti di fiori e api che ronzano spezzando la fragranza, dove i cervi giocano con gli alberi, e dove il ciliegio cresce rosso rivolto verso il tramonto.
Pensava, Smog il drago, in quel paese di deporre le sue fiamme e di raccogliere al loro posto collane di perle di pioggia per parlare, finalmente, a lungo alla bambola azzurra. Voleva raccontarle tutti i suoi sogni di un tempo, le sue visioni di colori. Ascoltarsi parlare di sogni, i suoi sogni.

Obey ...Angela Davis

Verso sera nel ventre del vulcano il buio si faceva intollerabile, picchiava sugli occhi colla sua tintura di nero, anche l’oro cessava di brillare e al buio tutto acquistava un sapore di niente. Cercava di afferrare qualche suono lontano, magari un piccolo brandello, un mormorio, un bisbiglio, ma neppure il vento osava sostare vicino al tesoro quando il cielo spariva inghiottito da qualche lupo vorace.
Solitudine, forse, paura di non riprendere il sogno interrotto, di non incontrare più la bambola azzurra, di non sparire in un buio ancora più buio che potesse annullare quel buio. E l’azzurro era ancora un colore che Smog, il drago, poteva vedere anche di giorno, e nel buio nero, ogni tanto, si illudeva di vederne un bagliore.
Un giorno la bambola azzurra sembrò guardarlo e ora un pensiero continua a turbarlo, un pensiero che gli ha restituito la speranza … gli sembrò che fissandolo, ad un tratto, la bambola parlasse dicendogli: “Anche tu hai il colore del cielo.”

——FAVOLA DI CAPODANNO—— Giuliano Naria

Giuliano Naria, operaio genovese, era un militante delle Brigate Rosse. Accusato dell’azione che porta alla morte di Coco, passa diversi anni nelle carceri speciali (kampi) di Fossombrone, Cuneo, Asinara… Gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute vengono concessi a Giuliano solo nell’estate del 1985. L’anno dopo viene assolto dall’accusa di avere ucciso Coco e la sua scorta. Negli anni successivi viene assolto anche dalle altre accuse, ma il suo fisico è ormai gravemente debilitato. Nel 1995 gli viene diagnosticato un tumore e muore nel 1997. Ha scontato 9 anni e 16 giorni per poi essere dichiarato innocente.

Le sue favole sono un percorso dolce e colorato di evasione. Le sue favole hanno la capacità di svicolare, di scivolare dalle mani dei carcerieri, di volare libere.

 


								

9 Maggio 1976: ULRIKE MEINHOF

9 Maggio 2008 4 commenti

        Il 9 maggio 1976, Ulrike Meinhof è stata trovata appesa alle sbarre della sua cella.

Militante della R.A.F. (Rote Armee Fraktion) , organizzazione armata tedesca attiva dagli anni ’70 anche conosciuta come Banda Baader-Meinhof.

La mattina del 9 maggio 1976 nel supercarcere-fortezza di Stammheim terminava la vita di Ulrike . Gli agenti di custodia avevano trovato la detenuta impiccata nella sua cella. Un anno e mezzo più tardi, il 18 ottobre 1977, altri tre appartenenti alla Raf, Gudrun Ensslin, Andreas Baader e Jan-Carl Raspe, verranno anch’essi rinvenuti morti nelle loro celle.


“Battete in Piazza il calpestìo delle Rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena di un nuovo diluvio
laveremo le città dei mondi   

Il toro dei giorni è pezzato.
Il carro degli anni è lento.
Il nostro Dio è la corsa.
Il Cuore è il nostro tamburo.

Che c’è di più celeste del nostro oro?
Ci pungerà la vespa d’un proiettile?
Nostre armi sono le canzoni.
Nostro oro le voci squillanti

Prato, distenditi verde,
copri il fondo dei giorni.
Arcobaleno, dà un arco
ai cavalli veloci degli anni.

Vedete, il cielo s’annoia delle stelle!
Senza di lui intrecciamo i nostri canti.
ehi, Orsa Maggiore, esigi
che ci assumano in cielo da vivi!

Bevi le gioie! Canta!
Nelle vene la primavera e diffusa.
Cuore, batti la battaglia!
Il nostro petto è rame di timballi.”

Vladimir Majakovskij – La nostra Marcia (1917)

Su Ulrike: LEGGI QUI

30 ANNI: Peppino Impastato

9 Maggio 2008 1 commento

Peppinu Impastatu fu ammazzatu ri la mafia p’aviri dinunziatu li dilitti di contrabbannu,
 

di droga e di armi di Tanu Badalamenti, mafiusu

putenti e protettu di lu statu, patruni d’ammazzari,

mfami prigiuricatu, Don Tano ricunusciutu, ri tutti rispettatu e cchiù chi mai timutu pi lu crimini pirpitratu,

p’aviri fattu satari nall’aria Pippinu nostru,

bannera ri Democrazia Proletaria.

Fu na pugnalata nna lu pettu a li piciotti digni di rispettu, a li picciotti ca vonnu grirari la rabbia

pi un putiri travagghiari.

Pippinu, vucca di verità, vucca d’innucenza, rapprisienta a simienza ri sta terra senza spiranza.

Grirava a tutti ri pigghiari cuscienza a la radiu,

a la chiazza, nta li strati, pi li piciotti era comu un frati.

Vuleva fari la rivoluzioni pi dimustrari a la pupulazioni nca nun s’accansa nenti cu li scanti.

Quarcunu lu capiu, tanti autri no.

Nna lu silenziu fattu ri duluri chiovino garofani rossi

comu li lacrimi di chiddu chi arristamu, ncapu li resti di

Pippinu massacratu. Picchì…sti delitti?

 

In ricordo di Peppino, trucidato dalla Mafia 30 anni fa.