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Posts Tagged ‘spagna’

Li abbiamo fatti annegare senza intervenire, “per prudenza”

8 dicembre 2014 3 commenti

La notizia che riporta Eunews è di quelle che fa aumentare la frequenza cardiaca:
a me ad esempio avviene proprio che tutto il sangue del corpo mi sale in testa e non riesco a darmi pace.
Non ci riesco.
E questo avviene sempre, ogni qual volta si parla di migranti e mare, di speranze che affogano, di braccia conserte lì ad osservare.
Questa volta non ci serve nemmeno immaginarlo, perché la Guardia Civil non si vergogna a raccontarlo,
nel dettaglio, quel che accadde la mattina del 6 febbraio nello specchio di mare del confine spagnolo a Ceuta.
Ci raccontano che ” per prudenza”, per scampare un “pericolo di collisione con loro”.
Provano a lavarsi le mani raccontando che la pattuglia aveva un mezzo che non consentiva un simile avvicinamento, e quel che ancora fa più male è che al loro arrivo “quasi nessun migrante era ancora in acqua”.
Quella mattina i mezzi usati sono stati proiettili di gomma e lacrimogeni, ma nessun mezzo adatto al salvataggio di vite umane, nessuna chiamata è stata fatta ad altra struttura organizzativa per recuperare le persone in acqua
… “a causa del gran numero di persone che stavano nuotando si valutò che qualsiasi tipo di manovra andava realizzata con la massima prudenza, restando a una certa distanza da loro che continuavano ad entrare in acqua”. “nessuno è stato visto chiedere aiuto”.
Una voglia pazza di vedere voi chiedere aiuto.

Burgos: scontri e barricate contro le nuove speculazioni urbanistiche

11 gennaio 2014 Lascia un commento

Qui non si riesce a seguire nulla,
dopo le poche righe scritte su Amburgo che ci hanno permesso di imparare una nuova parola tedesca, gefahrengebiet, che ricorda la nostra zona rossa genovese, ma un po’ peggio; ecco, dopo quelle righe mai son riuscita a riaprire pc.

Le barricate di Burgos…

Oggi cado su Burgos, città spagnola sfiorata nell’adolescenza nomade,
che si sta ribellando, fuoco alla mano, all’ennesimo scempio urbanistico e culturale. Non riescono a capire, i padroni e i papponi del cemento, che ora le loro colate devono passare su di noi: non che a loro interessi, non che loro non vogliano proprio murarci vivi…
Eh si, intrallazzini e palazzinari di ogni dove, dalla Turchia di GeziPark alla Spagna che non vuole una nuova avenue nel quartiere di Gamonal.

Nella Spagna della crisi economica si è come al solito incrementato l’uso spropositato della “grande opera urbanistica”,
alla faccia della disoccupazione crescente, degli asili che non ci sono, dell’assenza di servizi pubblici (proprio in questi mesi hanno tagliato diverse linee di bus) , dello scempio della sanità.
Ma nella Spagna delle strade, dei marciapiedi, delle piazze questo non passa: Burgos è una città spaccata,
dove la classe dirigente, borghese e capitalista ha sposato immediatamente l’idea del cambiamento urbanistico (fossero de Susa?!) da otto milioni

Come accoglie i manifestanti, la polizia spagnola

di euro solo nella prima fase (sappiamo che poi il tutto lieviterà verso altro tipo di cifre),
alla faccia di un’intera popolazione che è scesa in strada per urlare il proprio no.

Una manifestazione pacifica contro il bulevar de la calle Vitoria, iniziata con una cacerolas e finita con scontri durati ore, vista l’immediata reazione della repressione dello stato spagnolo, che ha schierato immediatamente migliaia di poliziotti in assetto antisommossa che non hanno atteso un secondo per caricare e ricoprire di lacrimogeni tutta la zona.
Una battaglia campale durata ore ed ore, dove la polizia non ha trovato proprio campo comodo per le sue sfilate di violenza, anzi.

Il quartiere non è nuovo alle battaglie contro lo Stato: già nel 2007 c’era stata una grossa rivolta popolare contro la costruzione di un parcheggio e contro i pesanti cambiamenti della città, che non hanno portato altro che stratificazioni di precarietà, sfruttamento, tassazioni folli, gentrificazione.
Ora ci risiamo e con molta più determinazione: il resoconto di questa notte parla già di 17 arresti…vi lascio una carrellata di foto…
per seguire gli eventi su twitter usate gli hashtag #Gamonal #Burgos #NoAlBulevar e #ardeBurgos

Sull’uso delle Bales de goma leggi: 12

Solidarietà!

Eurosur: la nuova “fortezza Europa” con droni, satelliti, muri… altro che Grande Fratello!

3 dicembre 2013 2 commenti

Nessun in questo paese sembra accorgersi di certe notizie,
non hanno spazio nemmeno minimo, non creano nè indignazione nè tantomeno un minimo di dibattito,
non arrivo a pensare ad una rivolta o sommossa popolare.

Centro di controllo Eurosur a Varsavia

E’ il silenzio che mi sconcerta, l’incapacità di capire (e siamo i primi, compà!) che il grimaldello è l’immigrazione.
Sono i confini, la segregazione di corpi colpevoli di movimento, la xenofobia che latente e nemmeno troppo silenziosa si intrifula nella nostra quotidianità.
Vivo da 4 mesi in un reparto molto delicato del Bambin Gesù, vi assicuro che nemmeno lì, nemmeno tra mamme si è esenti dal vedere segregazione e xenofobia: la solitudine che vivono le “mamme” straniere, da tutti (DA TUTTI, soprattutto quelli dai santini ovunque e dal pregare senza sosta) isolate, impossibilitate ad avere un aiuto, una traduzione, un sorriso.
Niente: nemmeno lì,
nemmeno in una terapia intensiva neonatale le sovrastrutture anti “diverso” perdono terra sotto i piedi, anzi, si incancreniscono in modo osceno.

Vi lascio quindi con la notizia, in questo articolo di Michele Vollaro, che ringrazio.

Sembra banale e ripetitivo, ma la “Fortezza Europa” si avvicina sempre più a quella società distopica con a capo un Grande Fratello, immaginata da George Orwell in 1984. L’ultimo sviluppo in questo senso è l’entrata in funzione ieri 2 dicembre, primo lunedì del mese, di Eurosur, un sistema che grazie a satelliti, elicotteri e ovviamente droni senza pilota consentirà di ampliare le capacità di monitoraggio delle frontiere dell’Unione Europea da parte dell’attuale Frontex, l’Agenzia incaricata della gestione della cooperazione internazionale lungo i confini esterni degli stati membri dell’UE.
Nei documenti ufficiali, fra gli obiettivi dell’Eurosur viene indicata la riduzione del flusso dei migranti irregolari, oltre alla diminuzione, grazie a delle più vaste operazioni di salvataggio, del numero delle vittime fra chi cerca di giungere in Europa attraversando il Mediterraneo. Altra finalità sarebbe poi quella di consolidare la sicurezza all’interno dell’UE con una sinergia nel constrasto alla criminalità transnazionale, al traffico della droga e delle persone. Come ottenere tutto ciò? Grazie ad un budget iniziale di 244 milioni di euro da utilizzare tra il 2014 ed il 2020, anche se non è escluso che lo stanziamento finanziario venga aumentato in caso di necessità. In ogni caso una cifra di tutto rispetto considerando che è quattro volte le spese sostenute negli ultimi sei anni per tutti i programmi Frontex nel mar Mediterraneo.

un giorno la guerrà finirà ed io tornerò alla mia poesia (di Eva Ziedan)

Ieri il sistema Eurosur è entrato in funzione in Bulgaria, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Finlandia, cioè intanto in quei paesi le cui frontiere rappresentano il confine “esterno” dell’UE. Gli altri stati membri seguiranno soltanto a partire dal dicembre del prossimo anno, quasi come a dire un regalo di Natale alla volta.

Nonostante sui media italiani – almeno sui principali, i cosiddetti main-stream – non vi sia praticamente traccia della notizia, che invece occupa ampio spazio in Germania e Francia, le critiche al nuovo programma sono state aspre e numerose. Su tutte credo basti il commento di Human Right Watch, che in un comunicato diffuso dal suo ufficio di Berlino ha semplicemente scritto “Eurosur rafforza soltanto il ruolo di Grande Fratello che l’agenzia Frontex porta avanti nella regione del Mediterraneo, sigillando la ‘fortress Europe’ ancora più di quel che già è”.

Un ruolo, quello del grande fratello, che i funzionari di Frontex non rigettano, anche se giustamente (da parte loro) preferiscono mettere l’accento sull’impossibilità di monitorare le frontiere esterne dell’UE nella loro interezza, a meno dell’utilizzo della tenologia più moderna. Lo stesso coordinatore del progetto, Michael Juritsch, ha ammesso che la scelta del nome Eurosur possa essere stata leggermente infortunata: dall’inglese “European surveillance”, il nome ufficiale in italiano è “sistema europeo di sorveglianza delle frontiere”.

“In realtà Eurosur è giusto un quadro normativo – ci tiene a specificare Juritsch all’emittente radiofonica tedesca Deutsche Welle – per rendere disponibili agli stati membri nuovi e differenti strumenti e garantire lo scambio delle informazioni”. 244 milioni di euro in sei anni per garantire l’istituzione di un quadro normativo…
E’ significativo leggere nel regolamento istitutivo di Eurosur, approvato dal Parlamento europeo lo scorso 10 ottobre e poi dodici giorni più tardi dal Consiglio UE, che il compito di Eurosur oltre a “prevenire e combattere l’immigrazione clandestina” sia anche quello di “garantire la protezione e la salvezza della vita dei migranti”.

mare nostrum

Questa frasetta che chiude il primo articolo del regolamento istitutivo di Eurosur illumina infatti ciò che sta succedendo al di là di queste frontiere esterne della nostra cara UE, anche se prima di uscirne vorrei segnalare un altro interessante programma finanziato da Bruxelles, questa volta con poco meno di una ventina di milioni di euro in sette anni.
Traduco soltanto la prima frase della didascalia al video presente sul sito dello Spiegel e le parole del responsabile per progetto ‘Talos’, David Gutierrez Gonzales, al minuto 2:20, più o meno: “Potrebbe portare alla protezione ottimale delle frontiere esterne dell’UE contro fastidiosi flussi di migranti” e “Nella fase di sviluppo del progetto avevamo pensato di aggiungere anche delle armi non-letali, ma l’UE ha detto che in questa fase non è necessario”.

Bene! Le nostre frontiere esterne da ieri quindi sono più sicure grazie alla videosorveglianza con satelliti, droni e robot. Ma ricordiamoci che tutto ciò è stato fatto per salvaguardare la vita dei migranti… Infatti è per questo motivo che in Turchia stanno costruendo un muro lungo il confine con la Siria (e qui bisognerebbe aprire anche una lunga parentesi, perché poco si parla dei negoziati tra Turchia ed Unione Europea riguardo all’armonizzazione delle politiche sull’immigrazione in vista di un futuro ingresso tra gli stati membri o dei finanziamenti europei ad Ankara per costruire in territorio turco nuovi centri di identificazione ed espulsione dei migranti, per evitare che questi arrivino in Europa e possano essere espulsi direttamente prima). Ma torniamo al muro in Turchia, ufficialmente in via di costruzione per evitare che i militanti jihadisti che combattono in Siria contro il regime di Assad possano infiltrarsi nel territorio turco, ma costruito evidentemente per impedire ai cittadini della Siria di fuggire da un conflitto che va avanti da oltre due anni e che avrà ripercussioni negative anche nel dialogo con il popolo curdo, disperso tra i vari paesi che compongono oggi la Mesopotomia.

Ma evidentemente quella dei muri è una tendenza recente, una moda a cui stati e governi ai margini della fortezza Europa sembrano guardare interessati in questa stagione autunno-inverno. Dopo le prime notizie a metà ottobre sul muro turco, infatti, qualche settimana fa si è saputo che lungo la linea di demarcazione tra le enclaves spagnole di Ceuta e di Melilla e il Marocco le autorità di Madrid avevano eretto di nuovo la barriera di filo spinato che era stata tolta una prima volta nel 2007, dopo le proteste per le profonde lesioni che questo filo spinato provocava ai migranti che tentavano la traversata. Come si è saputo? Ah beh, un migrante che cercava di raggiungere Melilla è morto lo scorso 5 novembre dopo aver provato a scavalcare la rete… Una prova evidente che il sistema funziona ed è quindi per questo motivo che ora è il turno del Marocco, che avrebbe intenzione di alzare una rete di filo spinato lunga 450 chilometri lungo la sua frontiera settentrionale con l’Algeria, proprio allo scopo di evitare che i migranti possano provare poi a raggiungere Ceuta e Melilla.

Che altro dire? Videosorveglianze e fili spinati per salvaguardare la vita dei migranti, almeno finché l’Unione Europea non riterrà necessario cominciare a piazzare anche un paio di armi su quei droni e quei robot teleguidati che pattugliano i nostri sacri confini. Poi forse sarà il caso di togliere quella frasetta su “garantire la protezione e la salvezza della vita dei migranti”…

Michele Vollaro

LEGGI:
Siamo tutti ASSASSINI
Mare nostrum: un cimitero liquido
Il mare della morte
La strage di Catania
I corpi sugli scogli

I mineros e le pallottole di gomma: immagini di una piazza

12 luglio 2012 1 commento

L’incredibile forza del corteo dei mineros, che in piena notte ha raggiunto Madrid dopo la lunga marcia….

Questa la risposta dello stato poco dopo..
QUANDO PARLATE DI VIOLENZA,
PENSATE AL PORTELLONE DI QUESTO BLINDATO,
PENSATE A LUI CHE ESCE E SPARA IN FACCIA A CHICCESSIA,
PALLETTONI DI GOMMA PERICOLOSISSIMI,
CAPACI DI CREARE LESIONI GRAVISSIME, SOPRATTUTTO AGLI OCCHI.
(Tra i feriti, ieri, da queste pallottole anche una bimba di 11 anni)

In questo sito molte informazioni sull’uso di questi armamenti nelle piazze spagnole:
STOPBALESDEGOMA.ORG 

Minatori asturiani: arrivano a Madrid, insieme alle pallottole di gomma

11 luglio 2012 2 commenti

Sono arrivati a Madrid, dopo la lunga marcia, in piena notte, accolti da migliaia di persone.
Tutti i minatori delle Asturie, di Aragona, Castilla y Leon, Castilla-La Mancha e Andalusia, ma anche molti solidali da ogni punto del paese, si son ritrovati oggi nella capitale del potere politico ed economico spagnolo,
per combattere contro la chiusura delle miniere di carbone, unica fonte di reddito per tutta quella zona del paese.
Un taglio del 63% degli aiuti al settore: questo il piano killer del governo che passerà così da 310 a 111 milioni il finanziamento preciso, anche in barba all’accordo strategico precedente firmato tra sindacato e padronato.
Un vero e proprio attentato al lavoro di migliaia e migliaia di persone, tra miniere e indotto,
che infatti stanno difendendo a denti stretti il loro salario, con ogni mezzo a disposizione.
Dall’uso sistematico e continuo dei blocchi stradali, delle barricate, agli scontri senza remore con gli apparati speciali delle forze di sicurezza,
che da settimane militarizzano le regioni ad altra concentrazione mineraria.
Più di 500 autobus, accolti da una grande ovazione della piazza.

L’accoglienza è stata decisamente diversa da parte della polizia che dopo le prime cariche non ha esitato ad usare anche proiettili di gomma;
El Pais parla già di 7 arresti ed una 40ina di feriti, avvenuti quasi tutti su Paseo de la Castellana, grande arteria del centro città, sede del ministero dell’industria, dove è partita la prima sassaiola contro le forze dell’ordine che ha fatto poi partire le cariche della polizia antisommossa.

Ci aggiorniamo tra poco.
SOLIDARIETA’ AI MINATORI SPAGNOLI!

UNA CRONACA DELLA GIORNATA: QUI
PER SEGUIRE LA DIRETTA DALLA PIAZZA: QUI

[Leggi: la repressione si abbatte sulla lotta dei minatori]

Asturie: la repressione si abbatte sull’insurrezione dei mineros

10 luglio 2012 3 commenti

La repressione spagnola tenta di abbattersi sulla lotta dei minatori, che più che una lotta in difesa del proprio posto di lavoro e del proprio salario
sembra prendere le forme dell’insurrezione.
Di quelle che non si fermano davanti a nulla.
I blocchi stradali e autostradali vanno avanti da settimane, con una forza impressionante e con una solidarietà diffusa in tutta la provincia autonoma della spagna settentrionale, zona ricca di giacimenti e impianti di estrazione mineraria.
E’ proprio sull’autostrada A-66, all’altezza dei tunnel di El Padrun (che dire, il nome ispira di suo una dinamitarda lotta di classe) che gli scagnozzi dello stato spagnolo, truppe speciali della Guardia Civil, si sono abbattuti sui manifestanti che stavano costruendo una barricata incendiata, una delle tante che rendono impossibili gli spostamenti nella zona.
Il pestaggio è stato compiuto soprattutto su tre minatori, uno dei quali ferito in modo grave e poi lo scontro è andato avanti, fino all’arresto di tre persone, poi rilasciate dopo poche ore.
Anche nelle caserme, nei blindati e nei luoghi di detenzione la repressione spagnola non ha esitato ad abbattersi pesantissima sui manifestanti: dei tre arrestati, uno è stato ricoverato successivamente per le gravi lesioni riportate.

Sono diversi i punti della zona dove le autostrade vengono ripetutamente bloccate, con code e rallentamenti che da  mesi ormai hanno variato tempi e spostamenti degli abitanti:
che, ripetono, malgrado i grossi disagi si son sempre rivelati solidali ed uniti alla lotta dei minatori, nelle Asturie come in León e Aragona.

ispirano infinito affetto…

Basta vedere quanti, tra i fermi e gli arresti, appartengano a tutt’altre categorie:  dagli studenti ai pensionati, dai dipendenti pubblici ai metalmeccanici.
Venerdì scorso è stata forse la giornata di scontri più pesanti: la contrapposizione tra lavoratori e reparti speciali della Guardia Civil alza il tiro giorno dopo giorno, con una rabbia e una determinazione a noi sconosciute, ormai.

Il territorio poi gioca la sua parte, e la conoscenza dei tunnel permette ai minatori in lotta e ogni tanto in fuga dalla repressione, di sparire e apparire qua e là, come spettri che si aggirano per cunicoli e città:
ormai impossessatisi dei pozzi, i mineros riescono spesso a sfuggire agli arresti entrando nei pozzi che, come quello di San Antonio comunicano direttamente con il centro della città.
Si impara sempre dal passato, e loro tra tunnel ed esplosivi partono già avvantaggiati:
PIENA SOLIDARIETA’ AI MINATORI IN LOTTA!

Leggi: I minatori sardi solidali con quelli delle Asturie

Su questo blog: La rabbia dei minatori sbarca a Madrid

 

Solidarietà a Lander Fernandez Arrinda : concessi i domiciliari

15 giugno 2012 1 commento

AGGIORNAMENTO ORE 11.45: CONCESSI i DOMICILIARI A LANDER!
EVVIVA!
annullato il presidio di Sabato pomeriggio a regina coeli!
BENE!!!

Questa mattina alle  ore 9.30 presso la quarta sezione della corte d’appello, città giudiziaria di piazzale clodio ci sarà l’udienza per la convalida dell’arresto di Lander.

Intanto, per rompere il muro dell’isolamento, il solo mezzo è inviare telegrammi:
Lander Fernandez Arrinda
Via della Lungara 29
00165 Roma

LANDER ASKATU!

Segui: Un Caso Basco a Roma

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