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Posts Tagged ‘Pussy riot’

Lo spazio liberato dalle Cagne Sciolte, e la passeggiata collettiva del 2 febbraio

28 gennaio 2014 1 commento

NOIDUE!IMG_7376Mai ho avuto modo di scrivere dello spazio occupato dalle Cagne Sciolte, in via Ostiense 137, una manciata di settimane fa, il 14 dicembre.
Eppure quel luogo è stata la sola fonte di fughe di queste giornate lunghissime, il solo luogo di calore totale e immediato,
quello spazio liberato straordinario,
liberato da compagne che insieme son di una forza e di una bellezza rara.
Non son mai riuscita a ringraziarle se non per le azioni fatte alla loro nascita, prima che quel locale sigillato per loschi giri sui corpi delle donne fosse preso e riaperto ad una comunità che è trascinante e bella, variegata e non ortodossa, liberata e liberante.
Un luogo che ha il sapore della complicità, che ha l’energia e la forza di chi lotta da sempre, in ogni contesto attraversato,
che sento lontano da dinamiche ormai insopportabili che ci portiamo dietro come una zavorra ormai genetica.

E allora non lo faccio nemmeno ora, che son lontana, e mi mancano… non ne scrivo, che tanto basta guardarle un secondo per capire che le parole non servono poi così tanto.
Non lo faccio perché ho voglia di cazzeggiare ballando intorno a quei 4 pali, ho voglia di chiacchierare su quei divanetti e veder mio figlio correre intorno al palco come un pazzo: troppi desideri per poter “scrivere” senza sembrare un po’ scema.
Spero di essere con voi, per le strade di quel quartiere, domenica 2 febbraio…
( qui gli altri articoli sulle Cagne Sciolte : LEGGI )

Le Cagne Sciolte liberano uno spazio a Roma! Daje!!

14 dicembre 2013 Lascia un commento

20131214-113611.jpg

Cagne Sciolte nello spazio

Ci son giornate che iniziano bene.
Giornate che iniziano con pezzi di riappropriazione, giornate che ti fan sentire meno sola,
che senti quella vocina dentro che dice “daje che ancora c’è ossigeno”.
Le “Cagne Sciolte”, nuovo gruppo di donne di cui abbiamo parlato dal primo vagito della loro storia,
hanno liberato un nuovo spazio, a Roma. Uno spazio che sarà immediatamente uno sportello di accoglienza per donne,
uno spazio che… ecco compagne eh, mo arrivoooooo.
Le “cagne sciolte” hanno saputo far parlar di loro dal primo momento,
son state caricate dopo pochi istanti di vita, e hanno fatto rosicare i fascisti come poche…
ora ci donano quattro nuove mura da vivere collettivamente, grazie care.

Buon nuovo inizio, in uno spazio nuovo tutto da vivere, da determinare e costruire insieme.
Ci vediamo a momenti, in via Ostiense 137 … ve vojo abbraccià una ad una

Qui il loro sito: Vedi

Abbiamo liberato uno spazio in Viale Ostiense 137.

Vogliamo farne un punto di riferimento e di incontro per le donne.

Abbiamo avviato questa esperienza in questo territorio perché non ci sono luoghi in cui riprenderci il nostro tempo, incontrarci con le altre e riconoscerci riscoprendo le nostre potenzialità; quelli che invece ci sono nelle città sono troppo pochi o lontani.

Uno dei primi progetti che vogliamo avviare sarà uno spazio di accoglienza per le donne che hanno subito o subiscono violenza, riservando un luogo protetto per le situazioni concrete e personali, dove sarà possibile avere colloqui con operatrici e avvocate, dove si possano trovare tempi e modalità per rielaborare e liberare le proprie vite da ricatti e sensi di colpa.

Ognuna può uscire dall’isolamento e dal senso di impotenza in cui vogliono rinchiuderci attraverso la paura e la diffidenza, i falsi miti sull’individualismo e l’arrivismo.

Non vogliamo essere remissive, siamo battagliere.
Il nostro sogno è vivere felici e vorremmo iniziare da qui.
Lottiamo contro la violenza sulle donne, ma non ci interessa farlo con la retorica della donna buona e onesta che non si tocca neanche con un fiore.

Pensiamo piuttosto che la violenza si inizi a sradicare ogni volta che una donna non vuole stare alle dipendenze di qualcuno, servile e indifesa, in casa o al lavoro…ma per farne una cultura dobbiamo esserne coscienti tutte!

In questo progetto ci mettiamo tutta la voglia e il coraggio di iniziare da capo e imboccare strade inesplorate, convinte di trovare altre sorelle lungo il cammino, perché sentire la solidarietà e la presenza delle altre è sempre qualcosa che cambia le prospettive e apre possibilità che prima neanche si vedevano.

Insieme si moltiplicano le forze: quello che ci sarà è innanzitutto quello che vorrai condividere e contribuire a creare. Sarà uno spazio in cui venire a prendere fiato da una vita che ti soffoca, a comunicare con le altre, in cui proporre e costruire tutti i progetti che desideri, uno spazio in cui confrontarsi su quello che succede intorno e ciò che vorremmo cambiare, in cui sperimentare pratiche per agire, dove trovare una situazione di mutuo aiuto per tutti i problemi che ci rendono la vita una faticata anziché una ficata.

Noi ci mettiamo l’inizio, il seguito lo determina chi vorrà esserci e sostenerci, consapevoli che cerchiamo di abbattere un sistema che disprezziamo, fondato sullo sfruttamento e la sopraffazione: il nostro non sarà un luogo per accumulare denaro, né per avere riconoscimenti sociali, né per farsi forza con le debolezze delle altre. Non ci interessano i contentini e le pacche sulle spalle (o sul culo!).

NESSUNA SARA’ LIBERA FINCHE’ NON LO SARANNO TUTTE LE ALTRE!

CHIAMIAMO TUTTE E TUTTI ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA IN
VIALE OSTIENSE 137 ALLE ORE 17.00

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Il nuovo spazio si trova in Via Ostiense 137, e vi aspetta

Le “cagne sciolte” fanno rosicare i fascisti: scusate se mi scompiscio!

30 novembre 2013 9 commenti

Eheheheh, mi vien da ridere a guardare questa scritta..
tu pensa ‘sti poracci. Me li sono immaginati mentre intingevano la pennellessa nella vernice nera, per le loro lettere geometriche e stantìe,
mentre preparavano la colla, mentre si dirigevano davanti all’istituto Fermi a Monte Mario per attacchinare ‘sto popò di mondezza.
Me li immaginavo ridendo…

stanno bene

niente può far rosicare più al mondo un microbo fascista, un maschio tutta celtica e niente neuroni,
di un gruppo di donne totalmente libere ed emancipate,
liberate e irriverenti, sfacciate e provocatorie. Devono aver rosicato proprio a partire dal midollo osseo flaccido che avranno in corpo,
se le saranno sognate la notte, senza nemmeno aver il coraggio di farcisi una pugnetta,
che anche per quelle bisogna esser capaci.
Poverini, 4 fascisti inutili che ci han fatto fare una sonora risata…

Le “cagne sciolte” giustamente ci fanno sapere che ” i fasci se li magnano”.
Se non facessero veramente schifo, sarebbe da farlo…qui basta scompisciarsi dalle risate me sa…

Leggi:
Caricate le “cagne sciolte ” al Quirinale
Il comunicato

Il comunicato delle Cagne Sciolte dopo l’aggressione subita ieri dalla polizia

26 novembre 2013 2 commenti

Da poco online il comunicato delle Cagne Sciolte dopo la giornata di ieri, il cui racconto trovate QUI.
La pagina di Stefano con le foto di ieri: Qui
Dispiace, molto, non esser stata con voi.
Alla prossima compagne!

Ieri #25N le CagneSciolte hanno partecipato ad un momento cittadino per protestare contro l’incontro tra Napolitano e Putin al Quirinale. Le forze dell’ordine hanno immediatamente deciso di reprimere la piazza con botte e cariche.

Non ci stupisce questa risposta alla nostra presenza sotto quel palazzo perchè ha chiarito ulteriormente la falsa retorica del 25 Novembre con le istituzioni che rispondo alla violenza sulle donne solo con politiche securitarie.

Siamo ben consapevoli invece che il problema principale è il potere e il suo abuso. E quale esempio migliore di chi stupra nelle caserme, nei C.I.E. e nelle carceri?

I governi parlano di sicurezza e difesa delle donne, ma la giornata di oggi dimostra che ci vogliono solo disciplinate e in silenzio!
Questa giornata è stato il nostro modo per esprimere la nostra rabbia e la nostra audetereminazione.

“Come cagnesciolte siamo una minaccia per le strutture sociali che tengono le donne schiave e i valori che giustificano il mantenimento delle donne al proprio posto”

Noi lo striscione non lo lasciamo!

La più pulita c’ha la rogna
CagneSciolte

La violenza dello Stato è “violenza sulle donne”, oggi l’hanno ribadito: caricate le Cagne Sciolte al Quirinale

25 novembre 2013 3 commenti

Il Campidoglio tinto di rosso, “l’Italia dalle scarpe rosse”, “il governo dichiara guerra al femminicidio”,
le “se non ora quando” tirate a lucido…
oggi la giornata nazionale contro la violenza sulle donne ha avuto la sua dose mielosa e inutile d’ipocrisia.
Ma non solo a quanto pare, non è bastato leggere di armadi smontati per cercare scarpe rosse adatte alla giornata,

hanno voluto ribadire che anche allo Stato piace tanto far violenza sulle donne,
l’hanno voluto ribadire coi manganelli, con le camionette e le cariche, così come a loro piace.
Una serie di attacchinaggi,
l’azione simbolica dentro la basilica di San Lorenzo al Verano in solidarietà alle PussyRiot,
oggi le “cagne sciolte” (qui potete leggere il manifesto)  si son mosse per la città manifestando puntando diversi obiettivi.
Senza peli sulla lingua e senza dimenticarsi nessuno: quindi la caserma di San Basilio, tristemente nota,

L’azione dentro San Lorenzo al Verano. FREE PUSSYRIOT!

gli ospedali dove è sempre più faticoso ottenere l’interruzione volontaria di gravidanza grazie alla lurida presenza degli obiettori di coscienza,
le chiese…
tra l’obiettivi della giornata anche quello di contestare l’arrivo di Putin a Roma, passamontagna colorato alla mano.

L’accoglienza è stata delle migliori al Quirinale: il corteo delle compagne si è trovato davanti 3 camionette e una cinquantina di agenti antisommossa che hanno azionato immediatamente il loro unico neurone manganellatore, a dimostrare come la “giornata contro la violenza sulle donne” è per loro una celebrazione da far svolgere come dicono loro, se dicono loro, con le loro scarpette rosse a far da sfondo per le foto patinate.
Lo Stato fa violenza sulle donne, oggi l’ha semplicemente voluto ribadire, scegliendo la giornata giusta.
SPUTIAM SU PUTIN, SPUTIAMO SULLA POLIZIA.

Solidarietà alle compagne attaccate al Quirinale, solidarietà alle Cagne Sciolte (qui il Blog, qui la pagina Twitter),
solidarietà alle PussyRiot.
IL LORO COMUNICATO sull’aggressione subita: QUI

Sputiamo su Putin
La rivolta è fica

Oggi, 25 Novembre, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Le istituzioni incontrano Putin e il papa lo riceve in vaticano.
Noi invece esprimiamo la nostra solidarietà per le pussy riot e tutte le persone perseguitate in Russia per il proprio orientamento sessuale.
Il nostro dissenso per la presenza di Putin a Roma non ci impedisce di denunciare la tendenza delle politiche italiane a vittimizzare le donne e proporre leggi sempre più repressive in loro nome, come dimostrato dalla recente legge sul femminicidio.
La visita di oggi del presidente russo è l’emblema dell’ipocrisia delle cariche istituzionali, che spendono parole di indignazione contro la violenza sulle donne, mentre continuano ad ostacolare la loro reale autodeterminazione.
Non dimentichiamo neanche il ruolo della chiesa nel determinare provvedimenti che limitano la libertà delle donne e delle persone lgbtqi. Siamo per questo convinte che sacra romana chiesa e chiesa ortodossa riusciranno a trovare dei punti d’incontro: un accordo tra patriarchi sui nostri corpi si trova sempre.

Non ci fermeremo finché non cadranno l’ultimo papa, l’ultimo zar e l’ultimo re
Free pussy riot
Liberi tutte!

FreePussyRiot_Roma

Leggi: Free PussyRiot
Inizia il processo
Punk, capitale, complotti e nausea
Dalle PussyRiot alla Siria passando per un coglione
Roma solidale con le PussyRiot
Sulla violenza sulle donne, il “non” diritto all’aborto, la violenza dello Stato e dei suoi apparati: QUI

Saviano, le Pussy Riot e Gioacchino Belli

9 novembre 2012 2 commenti

Stavolta mi hai battuto sul tempo, Insorgenze 
😉

Courbet, pittore comunardo, la definì l’origine del mondo,
Gioacchino Belli nel nominarla racconta un pezzo di Roma, uno di quelli certamente indelebili.
Saviano invece pare ne abbia paura, la FICA non la può nominare, non cerca nemmeno un sinonimo malgrado la tradizione popolare e la letteratura ne abbia migliaia.
Ma non ci stupisce la sua ignoranza,
non ci stupirà nemmeno se inizierà a querelarci, chiedendoci risarcimenti da decine di migliaia di euro,
o augurandoci la galera.
Lo fa spesso, da ‘ste parti l’ha già fatto.

Un po’ di LINK:
Saviano e il brigatista

Solidarietà a Paolo Persichetti

Dovrò spiegare il carcere a mio figlio. Il rigetto dell’affidamento a Paolo Persichetti

Paolo Granzotto e il funzionario di Rebibbia

Le sparate di Saviano

Insorgenze

Roberto Saviano sull’Espresso di questa settimana ha scritto:

A mettere a posto il ridicolo politically correct di Saviano
ci pensa Gioachino Belli che con questo sonetto


La madre de le Sante

Chi vvò cchiede la monna a Ccaterina,
pe ffasse intenne da la ggente dotta
je toccherebbe a ddí vvurva, vaccina, [1]
e ddà ggiú[2] co la cunna[3] e cco la potta

Ma nnoantri fijjacci de miggnotta
dìmo[4] scella,[5] patacca, passerina,
fessa, spacco, fissura, bbuscia, grotta,
fregna, fica, sciavatta, chitarrina,

sorca, vaschetta, fodero, frittella,
ciscia, sporta, perucca, varpelosa,
chiavica, gattarola, finestrella,

fischiarola, quer-fatto, quela-cosa,
urinale, fracoscio, ciumachella,
la-gabbia-der-pipino, e la-bbrodosa.

E ssi vvòi la scimosa,[6]
chi la chiama vergogna, e cchi nnatura,
chi cciufèca, tajjola, [7] e ssepportura.

            
Roma, 6 dicembre 1832

    Note
1. Vagina.
2. Dar giù, cioè: «seguitare».
3. Cunno.
4. Diciamo.
5. Cella.
6. Cimosa: lembo rozzo di drappi: sta per «giunta, un-di-più».
7. Tagliuola.

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Punk, capitale,complotti e nausea…

16 agosto 2012 8 commenti

Faticoso ogni volta ribadire come gestisco questo blog,
faticoso tentare di tenere alla larga gli arroganti, violenti, pure sessisti, ignoranti, ridicoli complottisti…faticoso anche comprendere come non abbiano nulla da fare che invadere pensieri e testi altrui, senza mai metterci la faccia,
senza mai pubblicare qualcosa di proprio, ma magari traducendo deliri da siti complottisti statunitensi, come se quello sia la rivoluzione pura, l’anticapitalismo per eccellenza.
E invece mi pare che la bandiera che con tanta arroganza sventolate, rossobruni e sinistrorsi smarriti, è proprio quella del capitalismo,
quella del peggior capitalismo, siete parte integrante del potere, felici di esserlo, partigiani armati del capitalismo, del sopruso patriarcale e “geopolitico”.
Mamma mia che noia, mi son stufata di perder tempo dietro a tutto ciò, è un blog con la nausea, che vorrebbe meno stalker e più confronti,
ma pazienza.
[Leggi: Dalle PussyRiot alla Siria, passando per un coglione]

Vi allego qui sotto l’articolo di Paolo sulle PussyRiot,
un’altra voce da leggere, dopo le tante che hanno parlato.
Per il resto, domani ci sarà la sentenza…se verranno condannate probabilmente tutti questi rivoluzionari da tastiera gioiranno,
si stringeranno al nuovo zar e ai suoi pretazzi,
invocheranno l’ordine e la disciplina.
Fuori la fica dagli altari e dalle chiese: dentro carriarmati, manette e carcerieri…

(qui altro articolo a riguardo: LEGGI)
Ribadisco, ARIAAAAA SCIOOOOO’

PUSSYRIOT: IL FEMMINISMO PUNK E L’ETICA ULTRAORTODOSSA DEL CAPITALISMO RUSSO
di Paolo Persichetti

A poco meno di 48 ore dal verdetto previsto contro le tre artiste-militanti del gruppo punk Pussy Riot, arrestate nel marzo scorso dopo una performance musicale anti-Putin messa in scena con un fulmineo blitz sull’altare della più importante cattedrale di Mosca, cresce l’attenzione internazionale sulla vicenda.
Il processo condotto davanti al tribunale di Mosca è andato avanti per alcune settimane e si è concluso lo scorso 7 agosto con una richiesta di condanna a tre anni di carcere da scontare in un circuito di minima sicurezza. L’accusa: aver commesso, con l’aggravante del gruppo organizzato, atti di vandalismo che avrebbero profondamente offeso i sentimenti religiosi della chiesa cristiano ortodossa.
Le tre ragazze, due delle quali madri di bimbi piccoli, subito dopo l’azione politico-musicale (che filmata e piazzata sul web ha fato il giro del mondo) erano riuscite ad andar via nonostante l’intervento per nulla ecumenico dei responsabili della cattedrale. Nadejda Tolokonnikova, 22 anni, Ekaterina Samoutsevitch, 29, e Maria Alekhina, 24, non erano certo alla loro prima incursione al ritmo di chitarre elettriche e pugni levati. Il collettivo femminista-ecologista aveva moltiplicato negli ultimi tempi le sue azioni anti-Putin. Il gruppo, che conta circa una decina di componenti, rivendica in pieno il carattere politico delle proprie iniziative contro la società patriarcale simbolizzata dal blocco di potere su cui poggia il dominio ininterrotto di Vladimir Putin. Nell’ottobre del 2011 avevano realizzato una serie d’azioni all’interno della metropolitana e sui tetti dei mezzi pubblici di Mosca per denunciare il maschilismo della società russa. A dicembre avevano condotto un’altra performance sul tetto di un edificio situato nelle vicinanze del commissariato nel quale era trattenuto il blogger dissidente Alexeï Navalny. Infine, il 20 gennaio otto di loro avevano intonato sulla piazza Rossa una canzone intitolata «Putin se l’è fatta addosso». Si riferivano alle grosse mobilitazioni dell’opposizione scesa in piazza contro la ricandidatura presidenziale dell’autocrate russo.

La preghiera anti-Putin
I
l 21 febbraio scorso cinque componenti del collettivo sono penetrate nella cattedrale moscovita del Cristo salvatore, uno dei luoghi di culto più importanti della chiesa ortodossa, per inscenare sull’altare un Te deum, rivisitato e corretto al ritmo punk, nel quale hanno pregato la Vergine Maria di scacciare il presidente russo da poco rieletto.
Nonostante i cappucci colorati calati sul volto, i collant e i costumi sgargianti, i nomignoli impiegati per preservare l’anonimato, la polizia le ha tratte rapidamente in arresto insieme ad altre appartenenti al gruppo. Le tre donne sono state sottoposte a custodia cautelare in attesa del processo e le ripetute richieste di liberazione avanzate nel fratempo tutte respinte.
Nadejda, Ekaterina e Maria sono figure conosciute nel panorama dell’attivismo militante russo: Nadjeda è impegnata nel movimento Lgbt e fa parte insieme a Ekaterina del collettivo di artisti Voïna, mentre Maria è un’attivista ecologista. I tre anni richiesti dall’accusa sembrano aver scongiurato lo scenario peggiore, ovvero i sette anni di prigione previsti come pena massima per il reato contestato e già erogati in altri processi. Nonostante ciò tre anni di carcere per un’azione simbolica restano una pena molto pesante.

L’etica ultarortodossa del capitalismo iperliberale grande russo
La vicenda ha creato notevole scalpore in Russia suscitando per la prima volta un dibattito importante sui legami tra chiesta e potere politico postsovietico, denunciato proprio nel testo della preghiera punk cantata dentro la cattedrale («Il patriarca Goundiaïev crede in Putin/ sarebbe meglio se credesse in Dio»). Finita l’esperienza sovietica la chiesa ortodossa ha rialzato la testa ed oggi partecipa, insieme agli squali dell’accumulazione originaria che hanno preso il posto degli anziani aparachikni più scaltri sopravvissuti al cambio di sistema sociopolitico, alla grande razzia delle risorse della Russia oltre ad aver riconquistato grande influenza sul potere temporale come ai tempi del regime zarista.

Il caso ha scatenato aspre dispute sulla libertà di parola e sulla stretta relazione tra la Chiesa ortodossa russa e il Cremlino
Se è vero che la stragrande maggioranza della chiesa russa ha reagito indignata, gridando al sacrilegio e alla blasfemia, esigendo per questo una condanna esemplare contro le “tre streghe indemoniate”, è anche vero che dal suo interno altre voci hanno chiamato alla clemenza e al perdono, giudicando la pena richiesta eccessiva rispetto ai fatti commessi, privi di qualsiasi violenza o distruzione. Ciò non ha impedito che le tre ragazze fossero rappresentate in un reportage mandato in onda dalla televisione di Stato come delle streghe che hanno agito con voluta premeditazione contro i sentimenti religiosi al fine di destabilizzare la società. Alludendo, né più né meno, ad una sorta di attentato terrorista al culto.
Il problema è che le Pussy Riot con le loro provocazioni hanno messo a nudo il nervo scoperto della religione di Stato in Russia. In una lettera inviata dalla prigione numero 6, Nadejda Tolokonnikova ha scritto, ispirandosi al messianismo cristiano-pacifista della grande tradizione letteraria russa: «Non siamo delle nuove profete. Ma forse le Pussy-Riot rappresentano un segno dell’imminenza di tempi nuovi». Nel corso delle udienze le imputate hanno spiegato di aver agito con la speranza che la loro azione producesse mutamenti politici, contestando di aver voluto offendere o esprimere odio contro la religione, come invece ha sostenuto l’accusa. Sottolineando di aver voluto solo censurare l’aperto sostegno fornito dal capo della chiesa ortodossa, il Patriarca Kirill, a Putin che prima delle elezioni presidenziali del 4 marzo aveva definito i 12 anni al potere del “piccolo zar” come «un miracolo divino». Per questo motivo il legale della difesa ha chiesto la convocazione del patriarca in aula nella spreanza di spostare il processo sulla questione politica sollevata dalla denuncia delle Pussy Riot, ma il giudice che presiedeva la corte si è opposto. La magistratura non vuole mettere il naso in una questione cosi scottante.
Nelle ultime udienze, le tre imputate avevano denunciato le condizioni inaccettabili che hanno minano il loro diritto di difesa. Tenute per intere giornate senza mangiare e senza bere durante le udienze, una di loro è svenuta.
Di fronte all’ampio eco che la vicenda ha raccolto sulla stampa internazionale, molto spazio è stato dedicato al caso dal Guardian che ha pubblicato anche un’intervista esclusiva alle tre artiste-militanti, il primo ministro russo Medvedev aveva già esortato a non drammatizzare eccessivamente l’affare. Sulla stessa scia è intervenuto da Londra il presidente Putin, preoccupato per l’eccessivo clamore interno e internazionale (molti osservatori stranieri hanno seguito le udienze) di un processo che si voleva all’inizio esemplare. Pur stigmatizzando il comportamento delle ragazze, «anche se non c’è nulla di buono in quello che hanno fatto – ha detto Putin – non devono essere giudicate troppo severamente».

Madonna e Sting, lo showbiz all’inseguimento
Approfittando dei loro tour musicali in Russia sono intervenuti sulla vicenda prima Sting e poi Madonna esprimendo solidarietà e denunciando il trattamento riservato alle tre artiste detenute. Parole che hanno moltiplicato l’eco internazionale del processo e per questo indispettito Dmitri Rogozin, vice premier russo, ex inviato Onu nonchè capo della commissione militare-industriale e inviato presidenziale per la difesa antimissile e l’interazione con la Nato, che ha pensato di liquidare la signora Ciccone con un twit che le dava della «vecchia puttana in procinto di dare lezioni di morale al mondo», per poi rincarare la dose invitandola a sciogliere uno dei grandi dilemmi shakespeariani che da millenni interrogano un bel pezzo di umanità: «togliersi il crocefisso o rimettersi le mutande»? Come a dire che alla fine una delle più grandi questioni affrontate dalla filosofia e dalla teoria politica non si riduce ad altro che “una questione di peli”, come già cantava un blousmen italiano.
“L’ingerenza” – come è stata percepita dai settori più nazionalisti e ultraortodossi russi – ha scatenato momenti d’isteria collettiva con gruppi religiosi che hanno organizzato roghi delle foto della cantante originaria della Ciociaria mentre il consigliere comunale di San Pietroburgo, Vitaly Mironov, invocava una multa per violazione della legge che proibisce le dichiarazioni pubbliche pro gay – che nel frattempo Madonna aveva rilanciato dal palco di un suo concerto.

Ad alcuni non piacciono le Pussy… La sindrome del complotto
Non c’è solo la chiesa ortodossa a detestare le Pussy Riot. Anche in Europa molti hanno storto il naso gridando al complotto contro santa madre Russia, sottolineando come la rilevanza mediatica internazionale raggiunta dalla vicenda faccia parte di una guerra geopolitica giocata con armi “non convenzionali” (conflitto simbolico che, in realtà, raggiunse vette altissime nel decennio 80 del secolo scorso, quando il reaganismo cavalcò dispiegando il massimo di strumentalità il tema dei diritti umani). Insomma sotto non ci sarebbe una contraddizione che traversa l’attuale società russa ma soltanto il solito scontro Est-Ovest (come se la caduta del muro di Berlino non avesse drasticamente cambiato le carte in tavola).
Che a farlo siano i settori tradizionalemente più reazionari, legati a visioni legittimistiche e passatiste proprie della destra più tradizionaista, è un fatto ovvio ma che a riempire le fila dei malpancisti, allineati su posizioni che ricordano le tesi reazionarie di Aleksandr Solženicyn, ci siano anche pezzi di culture provenienti da ciò che resta della sinistra antimperialista è molto meno scontato, anche se la cosa non sorprende più da diverso tempo.

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