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Terroristi urbani: ecco il nuovo nemico


IL VIMINALE E IL SINDACO DI ROMA ATTACCANO IL DIRITTO DI MANIFESTARE
sulle pagine di Liberazione domani,
a firma di Paolo Persichetti

Quando in Italia si manifesta un’emergenza politico-sociale è subito pronta una legge d’eccezione. Un vizio che mette radici nei lontani anni 70. Anni tabù che si ripresentano continuamente sotto forma di spettro. Chi sabato scorso ha risposto ai pericolosi caroselli della polizia in piazza san Giovanni (tre mila secondo il Viminale) è un «terrorista urbano».
Il ministro degli Interni Roberto Maroni, dopo l’invocazione venuta da Antonio Di Pietro di una nuova legge Reale (la famigerata normativa sull’ordine pubblico che dal 1975 al 1990 ha provocato 625 vittime, tra cui ben 254 morti per mano delle forze di polizia), ha subito risposto coniando una nuova tipologia criminale (in incubazione da oltre un decennio) che va ad accrescere la lunga lista dei nemici politici dello Stato. In parlamento il ministro di polizia ha spiegato che sono in cantiere una serie di misure calco dei dispositivi d’eccezione già applicati per reprimere la delinquenza negli stadi: l’arresto in flagranza differita, i Daspo anche per i cortei (in barba all’articolo 21 della costituzione), l’ennesimo specifico reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni politiche (oramai siamo quasi a quota dieci all’interno del nostro codice penale, oggi molto più repressivo del testo originale coniato dal guardasigilli del fascismo Alfredo Rocco).
L’idea cardine contenuta nel nuovo edificio legislativo d’eccezione è quella di arretrare il più possibile l’avvio del reato, e dunque l’intervento penale, sanzionando non più soltanto il fatto compiuto o il suo tentativo ma gli «atti preparatori». Nozione incerta, volutamente fumosa, assolutamente pericolosa poiché apre all’abisso del processo alle intenzioni. Giuristi come Luigi Ferrajoli dissentono profondamente: «occultare l’incapacità del governo e la cattiva gestione dell’ordine pubblico con nuove misure repressive non serve. E’ assurdo che addirittura un sindaco possa introdurre un limite alle libertà costituzionali come quella di manifestare».
Per Gianni Ferrara, «una legislazione repressiva di questo tipo è inammissibile perché in contrasto non solo con un sistema costituzionale e una civiltà risultato di secoli di lotte sociali e politiche, ma è soprattutto inutile e dannosa come lo fu a suo tempo la legge Reale». Stavolta però questa nuova emergenza giudiziaria non è calata dall’alto dei Palazzi arroccati della politica. L’invocazione di legge ed ordine è venuta dall’interno stesso della manifestazione di sabato 15 ottobre. La reazione scomposta di pezzi ampi di ceto politico, le grida avventate di personaggi e strutture navigate, che hanno recepito le violenze e gli scontri come uno spodestamento del proprio ruolo, insieme all’ambiguo protagonismo di settori crescenti di società civile legati alla multiforme galassia giustizialista, vero must culturale egemone che tiene insieme i vari pezzi di ciò che resta della sinistra, subito pronti a lanciare la rincorsa alla delazione, le dichiarazioni dei vertici del Pd, la pressione di Repubblica(che aveva tentato di mettere il cappello alla giornata di sabato amplificando la grottesca dichiarazione dell’estensore della lettera della Bce, Draghi, nella quale si chiedevano lacrime e sangue per la popolazione italiana), hanno aperto la strada alla discesa in campo di Di Pietro e alla sortita di Marroni. Un boomerang clamoroso che ha portato addirittura all’ukaze di Alemanno, il sindaco che ha sospeso per un mese l’applicazione della costituzione a Roma, vietando tutte le manifestazioni. La politica e morta e che come Valentino Parlato che, memore di altre epoche, sul manifesto di domenica aveva provato a ricordare che «nell’attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici era inevitabile che ci fossero scontri con la polizia e manifestazioni di violenza […]segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile», è rimasto solo.

 

Nel frattempo per giovedì 20 ottobre alle 17 è stato convocato un presidio in solidarietà con gli arrestati durante la manifestazione:
L’appuntamento è al Gianicolo, all’altezza dell’Anfiteatro, sopra al carcere di Regina Coeli dove son rinchiusi i fermati (uomini)

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  1. ginodicostanzo
    19 ottobre 2011 alle 01:09

    chissà quanti indignati si indigneranno per queste amene proposte di legge che svelano il vero volto delle democrazie borghesi…
    chiarissimo Paolo…

  2. Gianni
    19 ottobre 2011 alle 08:28

    Darei più risalto alle prese di posizione di alcuni black bloc che hanno preso le distanze da quelli che hanno dato fuoco a macchine modeste ed a piccoli supermercati perchè obbiettivo dei Black Bloc erano le banche e certi palazzi istituzionali. Riterrei utile riprendere l’opinione di Kossiga riguardo alle manifestazioni, cioè di infiltrare poliziotti in veste di provocatori per confondere il tutto ed alzare la temperatura della manifestazione; la stessa strategia adottata dal 1967 in poi. Suggerirei anche di potenziare l’azione di fotografare il più possibile e vedere se qualcuno riconosce in foto qualche fascista o poliziotto infiltrato perchè questo metodo mi ricorda quello già in atto negli anni ’70 quando il fascista Mario Merlino apparve in una foto accanto a Valpreda ed al poliziotto Ippoliti. ed altri compagni.

  3. Marco
    19 ottobre 2011 alle 12:32

    che palle con la storia de ste macchine de “proletari”. Ma famme capì sapendo che c’era una manifestazione ENORME ma come mai la macchina te l’hanno fatta parcheggiare dove cazzo ti pare?

  1. 24 febbraio 2012 alle 10:53
  2. 15 ottobre 2012 alle 10:27
  3. 11 dicembre 2012 alle 10:03
  4. 7 gennaio 2013 alle 14:21
  5. 6 febbraio 2013 alle 17:58
  6. 7 maggio 2013 alle 08:16
  7. 15 giugno 2013 alle 08:26

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