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Posts Tagged ‘‘arab’

Anonymous attacca la Formula1 in solidarietà con la lotta del popolo del Bahrain

20 aprile 2012 4 commenti

Non c’è niente da fare, io mi son proprio innamorata di questi Anonymous…
dalla solidarietà al movimento Notav con i tangodown alle forze dell’ordine italiane e a Trenitalia,
passando per il governo greco e la banca mondiale…
ora oscurano il sito della Formula1, che è appena approdata in Bahrain per correre il gran premio di domenica sul sangue di chi lotta per la libertà in quel piccolo paese a maggioranza sciita e governato da una feroce monarchia sunnita.
Una repressione sanguinaria, torturatrice, che ha regalato il carcere a vita a molti militanti che avevano ispirato le prime mobilitazioni, totalmente pacifiche.
Ora mentre nelle piazze del paese sono iniziati i “tre giorni della rabbia” i due principali siti della formula1 sono una pagina nera.
Io l’avrei fatta rossa, come il colore della benzina dei loro bolidi supersonici quando esplode …
Sarà che so’ roscia! 😉
Evviva Anonymous!
FREE PRISONERS
FREE BAHRAIN

BOICOTTA IL GRAN PREMIO IN BAHRAIN!

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Il giorno della gioia e della continuazione

18 febbraio 2011 2 commenti

Nessun modo di aggiornare questo blog…
ricarico le macchinette e torno a Tahrir dove il milione di manifestanti è stato di molto superato già alle 2 del pomeriggio!
Le richieste sono tante di questo popolo…ora vogliono che l’esercito molli tutto il potere che ha nelle mani!
9 richieste, chiare e concise che fanno capire che questo popolo ha voglia di farla sul serio questa rivoluzione, giorno dopo giorno, passo dopo passo, sorriso su sorriso.
A presto…io torno tra quel milione festante e rabbioso!
TUTTO IL POTERE AL POPOLO è lo slogan più urlato!
…e come lo sottoscrivo!!!

500 scatti da scaricare…prima o poi troverò il tempo per martellarvi!!
😉

A tra qualche ora, Egitto “libero”

13 febbraio 2011 1 commento

Tra poche ore vengo a sbirciare un po’…
vengo a vedere coi miei occhi se ce la fate sul serio a liberarvi da secoli d’oppressione, vengo a vedere se ce la fate a dare una spallata pure all’esercito, vengo a fare una partita di scacchi buttata su qualche aiuola, vengo a vedere le vostre fabbriche in sciopero, le vostre facoltà festose.
Vengo tra voi, perchè non posso farne a meno,
perchè voglio passare qualche ora, qualche manciata di giorni tra voi festanti e increduli,
perché vorrei vedere coi miei occhi se avete voglia di farla questa rivoluzione o volete credere al fatto che il potere “si passa”.
Vediamo se avete voglia di prendervelo, insieme alla libertà, TUTTA INTERA.

A Tra qualche ora, EGITTO!
Ci si riaggiorna dalle rive del Nilo

Egitto: gli scagnozzi di regime attaccano la piazza della Liberazione

2 febbraio 2011 5 commenti

S’era capito in mattinata che la situazione in piazza Tahrir oggi non sarebbe stata la stessa della grande marcia e nemmeno quella dei giorni precedenti.
Dalla tarda mattinata l’esercito è stato più che chiaro: ora ve ne dovete tornare tutti a casa. Ci sarà la transizione, ma ora tornate a casa: l’Egitto deve tornare alla normalità. Ora basta. Si parlava da ieri di una manifestazione pro Mubarak indetta per oggi, non distante da Piazza Tahrir; sinceramente avevo dato poca importanza a questa notizia e anche ai primi lanci mattutini in cui si diceva che i manifestanti pro-presidente si avvicinavano nervosi verso la piazza opposta.
Invece è tutto il giorno che vanno avanti gli scontri,  i manifestanti in difesa del regime appaiono molto ben organizzati, impedendo pure l’accesso delle ambulanze nella piazza. C’è tutta la Baltagheyya di Mubarak in questi movimenti.
La piazza gli urla che son tutti apparati di Stato, che c’è la baltagheyya al completo.! Sono arrivati armati di spranghe e coltelli, sono arrivati a cavallo e in cammello, caricando la piazza a bastonate e pare anche con armi automatiche. Anche le molotov sono tante: alcune hanno centrato anche il Museo egizio che si trova proprio in un lato della piazza, mentre brucia completamente l’ex sede del ministero degli Esteri, storico edificio della città.

L’ultimo bilancio parla di 3 morti e 1500 persone ferite in piazza. I giornalisti occidentali oggi sono stati attaccati da questa nuova comparsa delle strade egiziane, i manifestanti in difesa della dittatura. E’ stato riconosciuto e picchiato Anderson Cooper, inviato di punta Cnn, con la sua troupe; così come un giornalista dell’Ansa.Una troupe canadese è stata salvata dall’esercito poco prima di un vero e proprio linciaggio. La colpa sarebbe quella di raccontare al mondo la rivolta egiziana, di mostrare immagini false e di non “rispettare” quel brav’uomo del loro presidente.
L’esercito per ora osserva, non fa un solo passo.La polizia probabilmente verrà nuovamente dispiegata, ma con la licenza di sparare.

Siamo alla guerra civile o sono solo bande armate di regime?

[Nessuna notizia ancora di Wael Ghonim, blogger egiziano e membro dello staff di Google per il Medioriente. E’ stato una grande fonte di notizie in diretta nei primi giorni della rivolta. E’ dal 27 dicembre che non si hanno sue notizie e cresce il tam tam online in sua solidarietà.
“Un governo che ha paura di Facebook e di Twitter dovrebbe governare una città in Farmville, non un Paese come l’Egitto.”, ha scritto poco prima di un ultimo tweet preoccupato per gli eventi della giornata e poi il silenzio]

Egitto: oggi tutto il paese è in strada!!

1 febbraio 2011 3 commenti

Il giorno del milione in piazza Tahrir, che porta proprio il nome della Liberazione.
Sembra proprio un popolo che ha voglia di Liberarsi, con la L maiuscola.
Tanto che doveva essere la marcia del “milione” di persone, mai sfilato prima d’ora in quelle terre….
Ma i milioni sono già due in piazza, a metà giornata!

”]
Sembra proprio un popolo che non vuole ammutolirsi visto che lo è stato per decenni: che scossa cavolo. E proprio nel paese arabo della “stabilità”, nel paese più vicino all’Occidente, quello che teneva la situazione in stallo….da secoli sembra.
Hanno tremato e tremano la Tunisia e l’Algeria: oggi in tutta la jazeera, l’Algeria, ci sono scioperi a tappeto di diverse categorie, studenti, infermieri, impiegati. Sarà in piazza anche il Collettivo dei disoccupati del Sud e il programma di lotta è fitto per tutti i prossimi giorni: questo Maghreb non è scemo. Ha capito che l’occasione è d’oro, è unica, non la si può lasciar scappare così, come un vento che profuma di gelsomini ma vola via.
Il 5 febbraio anche la mia Damasco sarà in piazza!

Hanno voglia di piantarli questi gelsomini, di assaporarli ma anche di veder crescere radici, magari piccole e disorganizzate, ma tante, tantissime piccole radici di un mondo arabo diverso, di un mondo arabo che abbia coscienza politica e consapevolezza. Un mondo arabo che si appropri del suo presente, che usi tutta la sua forza per prendersi la libertà che si merita.
Non si possono fermare ora. Proprio no.

Oggi è la giornata del milione di persone, il fiume umano che si accosta al grande fiume, il dolce e caro Nilo che osserva soddisfatto questo tumulto popolare. Mentre si stimano circa 300 morti in questi giorni di rivolta, anche il Wafd, il più antico dei partiti egiziani, annuncia di esser parte di un fronte nazionale dove un gruppo sempre maggiore di organizzazioni stanno entrando; il Wafd ha detto chiaro e tondo che il presidente imperatore Hosni Mubarak ha perso completamente la sua legittimità. E’ finita, più chiaro di così.
Anche ad Alessandria ci sono centinaia di migliaia di manifestanti per le strade, malgrado l’annullamento di decine di treni, tentativo vano di diminuire la partecipazione di piazza.
Suez, che dopo aver visto prender fuoco i suoi commissariati e soprattutto le sue banche (è la capitale finanziaria del paese, fulcro della gestione dei miliardi derivati dall’industria e dall’estrazione petrolifera) oggi è in piazza con più rabbia e partecipazione del solito. Insomma, l’aria è bollente, la situazione eccellente! La piazza della Liberazione de Il Cairo è una marea incredibile di persone: l’esercito circonda gli accessi e controlla che nessuno entri armato, l’atmosfera è pacifica…

occhi puntati su di voi, shabab!
Col cuore tremante!

REUTERS/ Goran Tomasevic

E’ il momento dell’Egitto!

25 gennaio 2011 2 commenti

Foto da Demotix

Che era una questione ormai di attimi l’avevamo capito da settimane: oggi la rivolta contro Mubarak è esplosa senza mezzi termini.

REUTERS/Amr Abdallah Dalsh EGYPT

Già alle dieci di questa mattina la tensione era alle stelle nelle ore iniziali della “giornata della collera”, in cui centinaia di manifestazioni erano state organizzate in tutto il paese senza aver ottenuto nessun permesso dal governo. Habib El-Adli, ministro degli Interni egiziano, è stato chiaro ordinando l’ «arresto per chiunque esprima illegalmente i suoi punti di vista», tanto che dall’alba le strade della capitale mettono paura per il mastodontico schieramento che proteggeva i luoghi indicati per la protesta come Shubra, Mataria, all’università e in altre zone della città. Anche il valico di Rafah è stato chiuso per sicurezza.
Il bilancio della giornata è ancora difficile da fare perchè le piazze sono ancora piene, con più di duecentomila persone che hanno attraversato le piazze, di cui 20mila solamente nella città di Alessandria. Ancora una popolazione esausta, da anni di dittatura e repressione, da anni di sfruttamento e condizioni di vita al limite, dall’assenza di libertà nella propria vita: dopo la Tunisia e l’Algeria anche l’Egitto scoppia con le stesse identiche parole d’ordine.
PANE. LIBERTA’. CAMBIAMENTO. Con il chiaro e palese messaggio ai proprio “padroni” di sempre che è ora di andare via, è ora di sparire, è ora di lasciare campo libero al futuro, qualunque esso sia. Perchè non c’è organizzazione nelle manifestazioni che da settimane infiammano il Nord Africa, c’è una spontaneità che spaventa governi e spacca opposizioni, che rende increduli un po’ tutti ma che per ora funziona. Almeno nel portare migliaia di persone in piazza, ad assaltare poliziotti e palazzi come fosse la cosa più normale del mondo, almeno nel rendere cosciente una generazione che sta capendo che può stare per strada ad urlare il disagio,  che può lanciarlo in faccia al potere e all’ordine costituito. In Egitto si chiede esplicitamente anche l’annullamento dello stato d’emergenza introdotto nel 1981 e le immediate dimissioni del ministro degli Interni.

E se la danno a gambe, forse anche in Egitto come è stato in Tunisia. Pare che il figlio di Mubarak, Gamal, sia già fuggito a Londra con moglie e figlia: caspita! Non ha fatto in tempo nemmeno a vedere i fumi in lontananza di qualche barricata: ha caricato al volo 97 valigie a bordo di un aereo e sarebbe partito. Lo dice Akhbar al-Arab, rivista online in arabo ma edita in USA.

AFP PHOTO/MOHAMMED ABEDI

C’è un morto in questa giornata di rivolta egizia: un agente di poliza rimasto ucciso durante gli scontri in piazza Maidan al-Tahrir, proprio nel centro della capitale: sembra sia stato travolto dalla folla durante i tafferugli e sia rimasto calpestato nella ressa. Gli scontri sono durati ancora un po’ , tra una fitta sassaiola e un largo uso di asfissianti lacrimogeni. Un po’ tutto il paese è sceso in piazza, non solo il movimento ‘6 Aprile’, ma anche il partito liberale al-Ghad, i Fratelli Musulmani, il partito al-Wafd e migliaia di studenti e giovani.Anche i beduini del Sinai hanno aderito alle proteste: gli unici, i copti, a rimanere in casa a “pregare per la stabilità del paese”.
Ma il messaggio che corre in rete è chiaro: nessuna bandiera, nessun simbolo religioso, che sia solo la rabbia a sfilare
In questo momento tutti i social network, soprattutto Twitter (che da giorni tiene in vita la rivolta del Maghreb e i suoi appuntamenti) sono oscurati o comunque inaccessibili dall’Egitto

Ben Ali in fuga …

14 gennaio 2011 1 commento

23 anni al potere, e se l’è data a gambe senza nemmeno annunciare la rinuncia al potere. Ha assunto quella carica il 7 novembre 1987, dopo una carriera militare che l’aveva portato ad essere direttore generale della Sicurezza Nazionale per il ministero dell’Interno e poi ambasciatore in Polonia.  A Parigi? A Malta sotto protezione libica? Nemmeno il buon gusto di far ancora sapere dove si trova. Rieletto nel 1999 con il 99,66% dei voti e nel 2004 con il 94,5% dei consensi, aveva imposto una riforma costituzionale nel 2002 che aboliva ogni limite di durata alla carica presidenziale.
Oggi non ci fa sapere nemmeno dove si è rifugiato. Non ha rilasciato una parola al suo paese, alla popolazione che da anni controlla e reprime e che da settimane teme. Portavoci presidenziali francesi fanno sapere di non essere assolutamente al corrente dell’arrivo in Francia dell’ormai ex presidente tunisino, mentre da Malta ancora non arriva nessuna smentita né conferma.

Dalle 19 è un continuo batter d’agenzie, tutte estremamente vaghe: da pochi minuti sappiamo però ufficialmente che Mohammed Ghannouchi è presidente ad interim (è stato prima ministro per la Cooperazione internazione e gli investimenti esteri e dal 1999 ricopre la carica di primo ministro) . Durante il suo primo annuncio si è rivolto alla popolazione e alle “sensibilità politiche e sociali del paese” chiedendo di unirsi attorno allo spirito della patria..

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