Archivio

Posts Tagged ‘strage sul lavoro’

Buon compleanno Anto’ …

17 dicembre 2012 5 commenti

Antonio Salerno Piccinino è nato il 17 Dicembre 1977 all’ospedale Fate Bene Fratelli di Napoli. Sua madre è Franca Salerno e suo padre è Raffaele Piccinino.
Dopo pochi giorni dalla nascita Antonio entra con la madre a  Badu ’e Carros, il carcere speciale di Nuoro.
Antonio i primi tre anni di vita li passa in carcere, rompendo il silenzio pneumatico e creando calore in quell’istituzione totale che si chiama carcere speciale utilizzata dallo Stato per portare avanti la sua guerra.
Ma non è soltanto questa la sua storia. Antonio è forza viva, energia sonora, lotta per la libertà. Oggi il 17 dicembre del 2012 avrebbe compiuto 35 anni, ma la sua vita è stata interrotta dalla violenza della precarietà.
“Di lavoro si muore perché di precarietà si vive”  abbiamo scritto sui muri di Roma quel maledetto 17 gennaio del 2006. Quel lavoro che ogni giorno produce morte, malattie, ricatti, sfruttamento.
Migliaia di omicidi ogni anno vengo prodotti nella giungla del mercato del lavoro in Italia, un lavoro che non è, non sarà mai un bene comune.
Sabato 15 dicembre una grande manifestazione ha percorso le strade di Taranto contro il ricatto del lavoro che produce devastazione ambientale e gravissimi danni alla salute. Al comitato cittadini liberi e pensanti va il nostro più grande abbraccio e sostegno.
Ci accomuna il dolore e la rabbia che continuiamo a provare, ma soprattutto la voglia di lottare per difendere la vita, la nostra nuda vita.
Antonio è un compagno del laboratorio Acrobax e nel nostro decimo anniversario non smettiamo di credere che in ogni attimo di libertà strappato lui è stato al nostro fianco.

Ciao Antonio, fratello e compagno!
Oggi brindiamo alla vita.

Con Antonio e Franca nel cuore!

Prendo questo righe dal sito indipendenti.eu, stavolta senza riuscire ad aggiungere una sola riga.
Sono giornate faticose, il carcere sta inglobando la poca pace costruita in questi anni, che parlare di Antonio, della sua vita, della sua morte e del carcere dove ha passato i primi momenti della sua vita, ora, sarebbe troppo.
Vi lascio i link del tanto materiale che c’è qui, su di lui e la sua mamma.

LINK:
Una vecchia intervista con Franca Salerno
Ciao Anto’
L’evasione di Franca Salerno e Maria Pia Vianale
Ciao Franca, cuore nostro
I funerali di Franca Salerno

Annunci

La vita di Matteo: 1936,80 €

24 luglio 2012 4 commenti

Riapro questo blog dopo diversi giorni.
Una settimana di nulla, di azzurro a tutto tondo, di castelli di sabbia e coccole…
quella immediatamente successiva ad una delle più dolorose, con la sentenza di Cassazione per il processo su Devastazione e Saccheggio, che ha visto confermare praticamente tutto l’impianto accusatorio,
ed ha già visto entrare in carcere due compagni,
di cui uno, Fagiolino, pezzo de’ core e de’ radio,
una mamma ristretta ai domiciliari e due che invece hanno preso la montagna, il mare o non so,
scappando alle grinfie arrugginite dello Stato (buona fortuna)

Insomma…giornate intense.
Poi torni a casa, ti catapulti sulla posta per vedere se dal carcere arriva una voce,
apri il computer e…
vedi un altro volto amico comparire su troppe bacheche, ancora una volta.
Ancora una volta Matteo, Matteo Armellini, morto ammazzato dallo sbriciolarsi del palcoscenico che stava contribuendo a costruire, pochi mesi fa.
Di lui abbiamo parlato tante volte su questo blog, perché la morte sul lavoro m’ha sempre lasciato attonita, figuriamoci quella di chi condivideva i corridoi e le ricreazioni, il cortile e i sogni d’adolescenza.
Matteo era un ragno da palcoscenico, un ragazzo esperto e innamorato del suo lavoro, che non ha avuto il minimo scampo,
in quel turno di notte a Reggio Calabria, in preparazione dello show di Laura Pausini.
Matteo è di nuovo sulle bacheche dei social network, perché la sua mamma ha appena ricevuto dall’Inail un assegno,  che come dicitura riporta “pratica di infortunio o malattia professionale”…
e la somma è di 1936,80 €.
“E pensare che proprio i cantanti raccontano la vita della gente comune e invece alla fine non sanno neanche tutto ciò che ruota dietro lo showbiz live, l’unica certezza fino ad adesso è che la vita di mio figlio non vale neanche duemila euro”,
ha detto sua madre.
CHE NESSUNO SI SENTA ASSOLTO DA QUESTE MORTI,
NESSUN CANTANTE, NESSUN ARTISTA, NESSUN ORGANIZZATORE DI EVENTI, NESSUN PADRONCINO…

Seguite il blog del Coordinamento autorganizzato dei lavoratori dello spettacolo di Roma.

LEGGI:
Omicidio premeditato
Una lettera aperta a Laura Pausini
The show must go off
Il manifesto del Coordinamento
ASCOLTA: una trx su RadioOndaRossa

The show must go off: un manifesto dal Collettivo Autorganizzato Operai dello Spettacolo di Roma

1 giugno 2012 2 commenti

Inizia giugno, inizia l’estate,
Inizia la carrellata di grandi eventi, concerti, festival e quant’altro : malgrado i tagli, malgrado sia diventato difficile anche pagarsi una corsa in metropolitana vista la situazione economica e gli aumenti che stiamo affrontando in queste settimane,
l’industria siliconata dello spettacolo sta per aprire la sua stagione più fortunata.
La stagione che vede triplicare lo sfruttamento di tutti coloro che, con il loro lavoro, rendono possibile la realizzazione degli eventi: facchini, montatori, giovani ragni da palcoscenico che girano l’Italia a ritmi vertiginosi per rendere possibili le nottate del divertimento, del costosissimo divertimento.

Dopo la morte di Matteo Armellini (morto schiacciato dal crollo del palco di Laura Pausini a Reggio Calabria) , successiva a quella di Francesco Pinna (che costruiva il palco di Jovanotti a Trieste),
il Collettivo Autorganizzato dei Lavoratori dello Spettacolo di Roma è stato protagonista di diverse mobilitazioni comunicative e anche di alcuni, ovviamente inascoltati, appelli ai musicisti e agli artisti.
Queste righe per condividere con voi il manifesto che da qualche ora stanno facendo circolare attraverso il loro blog, e che andrà a riempire i muri delle città di questo paese dove si muore quotidianamente sul lavoro, dove ci si reca a lavorare in luoghi non sicuri, non controllati, anche a pochi giorni da un pesante terremoto, come è successo con i capannoni di Mirandola tre giorni fa.

E come giustamente urla questo manifesto,
CHE NESSUNO SI SENTA ASSOLTO.
SIETE TUTTI COINVOLTI nella strage quotidiana che avviene.

Un’intervista con i lavoratori dello spettacolo, ricordando Matteo

11 aprile 2012 3 commenti

L’articolo che segue,  di cui trovate il link che rimanda ad un sito Rai, è un’intervista ai compagni di lavoro e vita di Matteo Armellini, che è stato ucciso dal suo stesso lavoro, ucciso dai ritmi e le condizioni in cui procede l’industria dello spettacolo.
Con molte iniziative, volantinaggi, comunicati e striscioni, i compagni di Matteo, lavoratori precari dello spettacolo, hanno portato in piazza e davanti ai cancelli dei concerti il racconto della loro quotidianità lavorativa e la rabbia infinita per la perdita di Matteo,
come di ogni morto sul lavoro.
Che sono tutti evitabili.
Che sono tutti omicidi.

LEGGI:
Una lettera aperta a Laura Pausini
The show must go off
ASCOLTA: una trx su RadioOndaRossa

The Show must go off

Due morti in tre mesi: il mondo dei concerti ha richiamato l’attenzione dei media per gli incidenti mortali a due giovani operai. Di reclutamento, lavoro e organizzazione, retribuzioni, sicurezza e struttura del settore ci hanno parlato tre lavoratori espertic
di Massimiliano Piacentini,
http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=12035

Il mondo dei concerti ha richiamato l’attenzione dei media per i recenti “incidenti” in cui sono rimasti uccisi due lavoratori: Francesco Pinna, morto a 20 anni nel collasso del palco allestito per l’esibizione di Jovanotti, a Trieste, e Matteo Armellini, morto a 31 anni a Reggio Calabria mentre lavorava al montaggio del palcoscenico di Laura Pausini. Di reclutamento, lavoro e organizzazione, retribuzioni, sicurezza e struttura dell’industria dei concerti ci hanno parlato tre lavoratori esperti. Il presidente della Cooperativa “Insieme”, di cui Armellini era socio lavoratore, non ha voluto invece rilasciare “alcun tipo di dichiarazione”, considerata l’inchiesta in corso.

Parlano i compagni di Matteo
Nel primo semestre 2011 il volume d’affari per i concerti di musica pop è stato pari a 102 milioni di euro, (+16,92% rispetto allo stesso periodo del 2010). Quale è la vostra realtà lavorativa?
Mauro
: “Ho lavorato nel mondo dei concerti dal 2001 al 2010, inizialmente come facchino, poi come scaffolder. E’ un sistema di scatole cinesi: il lavoratore non è assunto dal service per cui lavora, ma fattura attraverso una cooperativa. Ciò determina massima flessibilità, discontinuità di reddito e ricattabilità. Il tutto, poi, senza una copertura assicurativa specifica per l’elevato rischio del lavoro. Immagina una organizzazione piramidale con al vertice l’artista, a cui va più dell’80% dei ricavi totali. Dal punto di vista formale, una società di produzione affitta da un’altra società palco e materiali e affida la realizzazione a un service. Questo, a sua volta, affitta le varie figure di lavoratori di cui ha bisogno da diverse cooperative. E’ così che i service dispongono di lavoratori senza doverli assumere e con ciò risparmiano molto sul costo del lavoro vivo. Quindi non esiste un tipo di contratto specifico per una o più giornate lavorative. Semplicemente, una cooperativa emette fattura al service che richiede la prestazione lavorativa”.

Quali sono le figure che materialmente realizzano un palco?
Davide
: “Alla base della piramide di cui parla Mauro c’è il facchino, che svolge un lavoro manuale a terra per una paga oraria di 6 euro. Poi c’è il climber, altra figura di manovale (9 euro l’ora) che, ad esempio sui palchi Layher, passa in colonna i ferri per farli arrivare in alto, fino allo scaffolder. In alto opera anche il rigger. Sono due figure tecniche pagate a giornata: 110 euro circa lo scaff, anche 300 euro al giorno il rigger. Poi ci sono i tecnici audio e luci, pagati tra i 100 e i 200 euro al giorno. Questa la situazione a Roma e Trieste.

Quanto dura una giornata di lavoro?
Luca
: “Faccio parte di una cooperativa di servizi che si occupa prevalentemente di facchinaggio, ma ho fatto il corso di operatore su funi (rigger). Secondo la mia esperienza, una giornata di lavoro dura 12 ore o anche di più. Per esempio, lavorare a un concerto all’Olimpico significa iniziare alle 8 del mattino per finire, se tutto va bene, alle 20. La cooperativa vende facchini, ma se la produzione lo richiede noi diventiamo climber, rigger, tecnici luci, allestitori”.

Come si formano i lavoratori e di cosa si occupano lo scaffolder e il rigger?
Davide
: “Lo scaffolder monta strutture come il ponteggio multidirezionale e, insieme al rigger, costruisce ad esempio i ground support, quelli che sono caduti a Trieste e a Reggio Calabria. Inoltre, il rigger si occupa nello specifico degli appendimenti, cioè dei carichi sospesi. Sono figure che svolgono incarichi importanti, pericolosi e difficili, oggi riconosciute tramite corsi che i lavoratori sostengono a proprie spese. Vi sono i brevetti in montaggio-smontaggio e modifica dei ponteggi e l’abilitazione al lavoro in quota e posizionamento tramite funi rilasciata dalle guide alpine del Cai. Ma la realtà lavorativa è molto diversa dalla teoria e posso dire che questi lavoratori si sono formati in gran parte sul campo e con lo studio personale. Per il rigger, ad esempio, esistono solo alcuni corsi recenti tenuti da riggers più esperti.

Lo scorso 5 marzo, Matteo Armellini, vostro amico e compagno di lavoro, è morto a 31 anni mentre costruiva il palco per il concerto della Pausini al palazzetto dello sport di Reggio Calabria e altri due operai sono rimasti gravemente feriti. Tre mesi prima, a Trieste, moriva nel crollo del palco del concerto di Jovanotti, Francesco Pinna, 20 anni, e altri 6 lavoratori sono rimasti feriti in modo grave. Cos’è che rende il lavoro così rischioso?
Luca
: “Matteo era un rigger, un tecnico altamente specializzato. Una delle cause degli incidenti, che non avvengono affatto raramente, è la velocità richiesta per la realizzazione. L’affitto dei palazzetti, degli stadi o anche delle piazze pubbliche è salato e le produzioni, che vogliono massimizzare i profitti e abbassare i costi risparmiando su tutto, impongono ritmi veloci. Per un concerto di Ligabue, ad esempio, il montaggio avviene in 3-4 giorni, mentre lo smontaggio si fa immediatamente dopo l’evento e in meno di 24 ore, cioè in un monte orario ristrettissimo. E’ assurdo, così come è assurdo che i dispositivi per la sicurezza individuale (Dpi) siano completamente a carico dei lavoratori.

Mauro: “In questo lavoro il rischio ha molte facce. Per fare un esempio concreto prendiamo il montaggio di una struttura a moduli autoportante come il Layher. Essa viene montata in velocità attraverso una colonna formata da climbers, che si passano i pezzi via via sempre più in alto per farli arrivare allo scaffolder. E’ una pratica illegale e pericolosa poiché i pezzi, come insegnano ai corsi, dovrebbero essere imbracati. Immagina un pezzo di ferro di 10 kg che cade da oltre 10 mt di altezza!”.

Davide: “Il tour di Jovanotti ha vinto il premio Best tour 2011 e a dicembre è crollato il palco. La tourné della Pausini avrebbe dovuto superare quanto a spettacolarità quella di Jovanotti e abbiamo visto come è andata a finire. Il fatto è che oggi la grandezza di un artista non è più rappresentata dal numero di dischi venduti, ma da quanto è grande il palco su cui si esibisce. Per entrare nel Palacalafiore, il palco della Pausini è stato ridotto rispetto al disegno originario: in realtà non poteva entrare in nessun palazzetto d’Europa. Quindi c’è anche un problema di adeguatezza degli spazi ed è un problema che riguarda tutta l’Italia, non solo il Sud come sostiene Eros Ramazzotti. Inadeguatezza delle strutture, tempi ristretti per il montaggio-smontaggio dei palchi e numero esiguo di lavoratori sono tutti fattori di rischio”.

Mauro: “Poi c’è il problema delle verifiche sui materiali: sono effettuate realmente o solo sulla carta? Secondo una legge recente si dovrebbe sapere con certezza quanto e dove sono stati utilizzati i materiali, a quali stress sono stati sottoposti, se e quante volte sono stati revisionati. Poi occorrono le radiografie, perché una microlesione può causare il collasso di una struttura. Voglio chiedere a quegli artisti che si dispiacciono candidamente della morte dei lavoratori: ma non vedete quante date fate in un mese? Non sarebbe il caso di farne magari qualcuna in meno per consentire di lavorare meglio e più in sicurezza? Come si fa a stare in cima alla piramide e a dichiararsi non responsabili di ciò che avviene sotto? Lo scorso dicembre, nella trasmissione “Che tempo che fa”, Laura Pausini si vantava di quanto fosse grande e luminescente il suo palco! Servono meno megalomania, tempi più umani e maggiore serietà nelle certificazioni (penso a quelle degli ingegneri per i materiali e a quelle dei sindaci per l’agibilità di certi luoghi).

Cosa pensate degli incidenti di Trieste e Reggio Calabria?
Davide
: “Sono diversi e sono avvenuti in fasi di lavoro diverse. A Trieste è collassata la struttura quando tutto era già stato appeso. Ciò può essere accaduto per inadeguata revisione dei materiali o per una modifica del disegno originale. Quello di Reggio, invece, non mi sembra un cedimento strutturale, ma del pavimento. In questo caso era stata appena montata una struttura di 35 tonnellate, che con gli appendimenti sarebbe arrivata a 50-60 t. Si tratta di un palco 20 per 30 metri, con 6 piloni alti 16 metri e larghi 50X50 centimetri. Secondo me, il parquet, sotto cui sembra vi fosse anche un intercapedine di 5-6 centimetri, non poteva sopportare un simile peso. Inoltre, mi risulta non fossero state fornite le lastre di metallo (peraltro previste dal progetto) che dovevano essere posizionate sotto i piloni del palco per distribuirne il peso. Al loro posto pare siano state messe tavole di legno, rivelatesi probabilmente insufficienti. In ogni caso, penso che quel palco non doveva essere montato in quel posto.

E il lavoro nero? Pochi giorni fa la Gdf avrebbe trovato 16 operai in nero che lavoravano al montaggio del palco della Pausini, a Caserta, e altri 930 che venivano utilizzati all’aeroporto di Malpensa e nel montaggio dei palchi per i grandi eventi a Milano. Quale è il vostro rapporto con i sindacati?
Mauro
: “Io, come la maggior parte di quelli che conosco, ho iniziato a lavorare in nero come facchino, senza sapere nulla sul tipo di lavoro che dovevo svolgere, né sull’orario: la questione dell’orario in questo mondo è tabù. Avevo 20 anni. La mia sfiducia nel sindacato è dovuta a esperienze oggettive. Prima di tutto, i sindacati, compresa la Fiom, per realizzare i loro eventi utilizzano lo stesso sistema di cui stiamo parlando. In secondo luogo, mi sono trovato a lavorare al concerto del primo maggio, a piazza San Giovanni, appeso a 15 metri di altezza con l’imbrago che mi ero comprato da solo per piazzare un cartellone che invocava sicurezza sul lavoro e condannava il lavoro nero. Definire ipocrita tutto ciò è ancora troppo poco. Come possiamo avere fiducia in simili organizzazioni?”.

Un convegno che parla dei quotidiani assassinii sul lavoro

30 marzo 2012 1 commento

Proprio ora che di lavoro non voglio sentir parlare per una manciata di giorni,
vi segnalo quest’iniziativa che alcuni lavoratori mi hanno chiesto di pubblicizzare.
Non potrò esserci per ovvi motivi geografici, ma non c’è iniziativa che parla dei quotidiani assassinii sul lavoro
che non ha il mio sostegno, totale.
E gli assassinii sul lavoro hanno diverse forme.
Perché c’è chi esce la mattina di casa e non torna più, morendo come una mosca schiacciata, come se ne sono andati Antonio e Matteo

C’è chi invece a casa torna tutte le sere, convinto che quella tosse sia solo colpa del freddo…e poi vola via, ucciso da una malattia che poteva tranquillamente non prendere, ucciso da ciò che per anni ha respirato, lavorato, imballato, trasportato.
Nessuna di queste morti è bianca, proprio nessuna.
Perché chi muore sul lavoro muore assassinato: assassinato dal profitto, dallo sfruttamento, dai meccanismi del capitale.
Perché chi muore sul lavoro non sembra aver diritto nemmeno alla memoria, a meno che non abbia una divisa addosso.
E allora, proprio nel giorno in cui me ne vado un po’ in ferie, a staccare da questa merda di vita che si fa per 1000 euro al mese,
vi lascio con questo invito a partecipare ad un dibattito con lavoratori, tra lavoratori.
Che dovrebbero uscir di casa per un salario, e spesso lo fanno rischiando la loro vita e perdendola.

CONVEGNO MORTI SUL LAVORO!
SABATO 7 APRILE 2012 ORE 15.00
(SCHIO – Cinema Pasubio- via Maraschin, 77)

SARANO PRESENTI I LAVORATORI:

GRETA ALTO VICENTINO AMBIENTE (SCHIO), TRICOM GALVANICA PM (TEZZE SUL BRENTA), ETRA (BASSANO), ARSENALE F.S (VICENZA), BREDA (SESTO SAN GIOVANI), MARLANE MARZOTTO (PRAIA A MARE), THYSSEN KRUPP (TORINO), MEDICINA DEMOCRATICA

°ASSEMBLEA DEI LAVORATORI PER RICORDARE NOSTRI CADUTI SUL LAVORO, MA ANCHE PER IMPEDIRE CHE TALE IGNOMINIE SI RIPETANO, PARTECIPIAMO TUTTI-E PER CONTRASTARE LE MORTI SUL LAVORO.

°INIZIAMO UNA CAMPAGNA PERMANENTE CONTRO LE MORTI SUL LAVORO E… DA LAVORO, GLI INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO, LE MALATTIE PROFESSIONALI E INVALIDANTI, I DISASTRI AMBIENTALI E LE LAVORAZIONI NOCIVE E PERICOLOSE, SIA PER CHI LAVORA SIA PER LA SALUTE DELLA CITTADINANZA.

°MAI PIU’ MORTI SUL LAVORO IN NOME DEL PROFITTO A OGNI COSTO
°PERCHE’ SI MUORE ANCORA DI INDIFFERENZA, DI NOCIVITÀ’ E DI PRECARIETÀ’.

°IMPARIAMO A DIRE “NO” AL RICATTO DEI PADRONI CHE CI FANNO LAVORARE IN CONDIZIONI DI GRAVE INSICUREZZA, FORTI DELLA DILAGANTE DISOCCUPAZIONE.

Unione Sindacale di Base

 

Una lettera aperta a Laura Pausini

17 marzo 2012 10 commenti

Signora Pausini,

apprendiamo dai giornali del “dramma” che l’ha colpita e della sua intenzione di dedicare a Matteo i suoi prossimi concerti.

Ognuno ha diritto ad esprimere il proprio lutto nelle forme che ritiene più opportune, ma aver letto le sue dichiarazioni, riportate persino sui giornali di gossip, non può non farci pensare che Lei, Matteo, non sapeva chi fosse. Certamente non è così che chi l’ha veramente conosciuto avrebbe scelto di ricordarlo.

Ci rendiamo conto che i meccanismi dello show business, di fronte ad una tragedia di questo genere, impongono di assumere un contegno simile di fronte ai media. Ma è proprio a causa dell’ambiguità di questo cordoglio che sarebbe opportuno che Lei evitasse di farsi portavoce di un dolore che non le appartiene.

Forse dovremmo arrenderci ai meccanismi pubblicitari e lasciare che la strumentalizzazione mediatica ci scivoli addosso.

Ma non possiamo farlo, non possiamo perché vogliamo e dobbiamo rispettare il nostro dolore e quella che sarebbe stata la volontà del nostro amico.

Le chiediamo pertanto pubblicamente di astenersi dal dedicare a Matteo i suoi concerti, di non nominarlo, di lasciare il dolore a una dimensione privata.

Al di là degli aspetti penali, che competono alla magistratura, ciò che non emerge di questa tragedia è il grave problema che riguarda il lavoro. Lo show business, per massimizzare il profitto a ogni costo, impone ritmi frenetici e condizioni di lavoro aberranti a una categoria già di per sé frazionata e debole, il tutto per garantire sempre allo spettacolo di andare avanti.

Lei scrive nella sua lettera che si sente impotente, che non può fare niente per cambiare le cose; allo stesso tempo, Jovanotti invita a una riflessione su come migliorare il livello di sicurezza, senza che però alle parole seguano dei fatti concreti.

Noi al contrario riteniamo che Lei, come tutte le Star dello spettacolo, abbiate il potere e il dovere morale di cambiare qualcosa, per far sì che tutto quello che è accaduto non si ripeta. Gli artisti sono gli unici che possono permettersi di dire no.

Questo sarebbe un aiuto concreto e una dimostrazione di sostegno per quella che Lei chiama “famiglia in tour”, ed eliminerebbe il dubbio che da questa tragedia derivi solo pubblicità per il suo personaggio.

E’ il rispetto del silenzio che chiediamo.

Gli amici di Matteo

il blog da cui è tratta questa lettera: bieffegi.wordpress.com

A Matteo Armellini: THE SHOW MUST GO OFF

8 marzo 2012 9 commenti

COMUNICATO STAMPA

DOPO ANNI DI INCIDENTI E MORTI MENO TRISTEMENTE NOTE DI QUELLE DI TRIESTE E REGGIO CALABRIA, SULLA SCIA DEGLI ULTIMI TRAGICI EVENTI, I TECNICI E LAVORATORI DELLO
SPETTACOLO DENUNCIANO CHE :
L’INCIDENTE E’ STATO CAUSATO UNICAMENTE DALL’INADEGUATEZZA DELLA PAVIMENTAZIONE, NON IDONEA A SOSTENERE IL PESO DEL PALCO.
INFRASTRUTTURE INADEGUATE ED ILLEGALI, NON CONCEPITE PER EVENTI LIVE, DA ANNI OSPITANO GRANDI SPETTACOLI, A RISCHIO E PERICOLO DI LAVORATORI E PUBBLICO.
LA SITUAZIONE E’ INACETTABILE, I LAVORATORI SI RIBELLANO.
SPERIAMO CHE LA GIUSTIZIA RIESCA AD ESSERE TALE QUESTA VOLTA.
I LAVORATORI DELLO SPETTACOLO-ROMA

THE SHOW MUST GO OFF
Dopo il crollo del palco di Trieste, è avvenuta un’altra intollerabile tragedia a Reggio Calabria in cui un nostro amico e compagno di lavoro ha perso la vita e altri sono rimasti feriti.
La crescita esponenziale delle dimensioni dei palchi e della spettacolarità degli show si scontra con l’inadeguatezza delle location dove tali eventi vengono messi in piedi.
I palazzetti dello sport e gli stadi non sono a norma nemmeno per il motivo per cui sono stati costruiti, ma ogni volta vengono concessi in deroga da sindaci o prefetti di turno.
La responsabilità diretta del crollo del palco del tour della Pausini è di chi ha dato l’autorizzazione a costruire una struttura così pesante su un pavimento che ha ceduto quando ancora non erano stati appesi nemmeno il 10% dei materiali di audio, luci, video e scenografia.
E SE IL PALCO CROLLASSE DURANTE IL CONCERTO?
Solo il caso ha voluto che queste tragedie siano avvenute durante l’allestimento dei palchi e non mentre era in atto lo show con il pubblico presente.
E’ importante che tutti sappiano cosa avviene per dare vita a questi mega-eventi che arricchiscono gli artisti e le produzioni.
Noi operai non facciamo parte della loro famiglia, come dicono nelle loro ipocrite ed infami dichiarazioni: le paghe non sono adeguate alle mansioni svolte, arrivano dopo mesi, i turni superano ampiamente le dodici ore, c’è una pianificazione scellerata degli eventi che risparmia sulla sicurezza dei lavoratori e del pubblico.
Non esistiamo come categoria di lavoratori perciò non abbiamo nessun diritto.
Vogliamo la dignità e il rispetto che ci spettano.

operaispettacololiveroma@gmail.com OPERAI DELLO SPETTACOLO ROMA
_______________________________________________

qui un audio dai microfoni di Radio Onda Rossa,
dalla voce dei suoi amici e compagni.
CIAO MATTEO
a pugno chiuso

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: