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Posts Tagged ‘polizia antisommossa’

Colpire agli occhi dei ribelli… le pallottole di gomma

1 ottobre 2013 3 commenti

Il nostro apparato repressivo non è arrivato ancora a questo, strano.
Sarà che la nostra polizia oltre al manganello e ai lacrimogeni, è particolarmente affezionata alla pistola, ma ancora non sentiamo fischiare palle di gomma a qualche centinaio di km all’ora, tra le nostre teste durante le manifestazioni.

Colpire agli occhi pare sempre più un vizio degli Stati che ci circondano, da questa e dall’altra parte del Mediterraneo..
ho qui nella stanza dove scrivo l’immagine di un leone del ponte sul Nilo all’altezza di Tahrir, anche lui simbolicamente bendato dopo la “battaglia di novembre”, che ha lasciato a terra tanti giovani rivoltosi, ma soprattutto tanti occhi.
Occhi persi per sempre, ciechi a vita: persone per sempre mutate anche nel volto, corpi torturati da palle volanti si iniziano ad aggirare per l’Europa, aumentano, e probabilmente arriveranno presto anche qui…
Sul sito StopBalesDeGoma.org potete trovare molti dati su quel che sta succedendo da diverso tempo per opera della polizia spagnola, catalana e basca (Mossos d’Esquadra -Catalunya-, Ertzaintza -Paesi Baschi-, Policia Foral -Navarra- e Policia Nacional) ,numeri in costante aumento che iniziano ad essere raccapriccianti:
9 morti di cui l’ultimo è Iñigo Cabacas a Bilbao
26 persone hanno perso l’occhio, 7 solo in Catalogna negli ultimi 3 anni
più di 30 persone con altro tipo di lesioni permanenti

Una pallottola di gomma pesa 90 grammi e viaggia fino a 700 km/h…
questi i regali che lascia:

#stopbalesdegoma

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il 7 aprile, una data tutta da leggere

7 aprile 2013 Lascia un commento

disegno_graffiti_baloonCi son date in cui la memoria si accavalla, con stratificazioni di anni e di capitoli importanti della storia del movimento operaio e rivoluzionario, come della resistenza romana.
Il 7 aprile è una data che dal 1944, con l’eccidio delle donne di Ponte di Ferro,
al 1976  quando l’agente penitenziario Velluto uccise Mario Salvi, compagno del Comitato Proletario di Primavalle,
al 1979 con l’ondata di arresti causati dalla delirante inchiesta Calogero, dal suo “teorema”.
E allora non faccio altro che mettervi una carrellata di link di materiale già presente in questo blog,
perché la memoria, tutta, sia un arma di formazione e approfondimento, e non uno sterile e trasversale delirio commemorativo e vittimistico.

 7 aprile 1944:
Le donne di Ponte di Ferro
7 aprile 1976:
A Mario Salvi, ucciso da un agente penitenziario
7 aprile 1979:
Processo all’autonomia
Franco Fortini sul 7 aprile
Quando lo Stato si scatenò contro i movimenti
Il 7 aprile 30 anni dopo
Scalzone risponde a Gasparri sul 7 aprile

Categorie:ANNI '70 / MEMORIA, L'Italia e il movimento, Per i compagni uccisi..., resistenza Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Atene: azione diretta in una radio… e successiva pesante repressione

10 gennaio 2012 1 commento

Questa mattina diversi militanti dell’assemblea solidale con l’organizzazione “Lotta rivoluzionaria” attualmente sotto processo, sono entrati ed hanno invaso i locali della stazione radio Flash, situata nel sobborgo ateniese di Maroussi.

Immagini del presidio di capodanno, davanti al carcere di Korydallos (in un post precedente su questo blog potete trovare il video)

Una volta entrati in redazione, hanno interrotto le trasmissioni e dopo essersi impossessati dei microfoni hanno letto dei comunicati di solidarietà nei confronti dei detenuti reclusi nel maledetto carcere di Korydallos.
Un’azione breve, tanto che alle 11.30 le trasmissioni avevano già ripreso regolarmente;
nessuno dalla redazione della radio aveva richiesto l’intervento della polizia, sapendo che era un’azione che mirava alla lettura di alcuni fogli, ma malgrado ciò dopo pochissimi minuti sono arrivati plotoni su plotoni: dalla polizia antisommossa ai reparti speciali.
Più di due ore di stallo, poi alle 14.30 la polizia (con due avvocati) ha fatto irruzione nei locali arrestando tutti coloro che avevano partecipato all’azione di solidarietà,
mai denunciata dalla stessa radio.
Le accuse poi partono automaticamente ormai, con le leggi anti-terrorismo in vigore da poche settimane: tutto immediatamente diventa “azione terroristica, ed illegale uso della forza”.
In questo momento buona parte dei militanti sono stati trasferiti nel quartier generale della polizia sito in Alexandras Avenue, dove dalle 17.30 è stato convocato un presidio di solidarietà.

Seguiranno aggiornamenti …
leggete OccupiedLondon per rimanere informati sulle lotte greche

CON VOI! Continua lo sciopero/occupazione della Ssangyong

27 luglio 2009 Lascia un commento

L’occupazione della fabbrica della compagnia automobilistica Ssangyong da parte dei suoi 800 dipendenti e’ 

entrata nel terzo mese.

I lavorati sud coreani in sciopero

I lavorati sud coreani in sciopero

La lotta si sta inasprendo con scontri giornalieri tra i lavoratori da una parte, dentro le aree occupate,

e polizia anti sommossa e milizie di destra dall’altra che tentano di sgombrare l’occupazione.

Una nuova tattica dalla polizia è l’uso di elicotteri che mentre sorvolano gli stabilimenti, bombardano i 

lavoratori con gas lacrimogeni ed altri prodotti chimici che bruciano la pelle al contatto.

La confederazione sindacale KCTU ha chiamato per uno sciopero generale a tempo indeterminato,
chiedendo azioni di solidarietà in tutto il mondo. I cortei e le marcie di simpatizzanti 

che tentano di rompere l’assedio della polizia sono oramai iniziative giornaliere.
Per fermare questi tentativi, la presenza della polizia è stata aumentata e si stima che adesso intorno alla fabbrica ci siano fino a 6.000 poliziotti anti sommossa.

Anche se la situazione dentro gli stabilimenti occupati è diventata durissima a causa della scarsità 

di cibo, acqua, e il continuo aumento nel numero di feriti, i lavoratori non danno segno di voler cedere.

Questo sciopero/occupazione è diventato una prova di forza cruciale tra il governo e il padronato 

contro i lavoratori.


A QUESTO LINK UN FANTASTICO REPORTAGE DI QUESTE GIORNATE!


Gli assalti ai forni e le donne di Ponte di Ferro (7 aprile 1944)

7 aprile 2009 7 commenti

Roma, tra il febbraio e l’aprile del 1944, è schiacciata dalla morsa della fame, è una città sfinita, murata dall’occupante nazista. È il momento peggiore della guerra: bombardamenti, attentati, rastrellamenti, rappresaglie, gli Alleati sono fermi ad Anzio, non vanno né avanti né indietro, gli uomini al fronte o prigionieri o nascosti o non se ne sa più niente; i figli e i vecchi da sfamare.
L’approvvigionamento di una città di quasi due milioni di abitanti come Roma si presenta soprattutto come un problema di trasporti, visto che i rifornimenti di viveri arrivano non solo dal Lazio, ma anche da regioni molto più lontane; se fino al gennaio 1944 gli alimenti, nonostante gli attacchi aerei alle linee ferroviarie, erano ancora trasportati con i treni merci, donne_nella_resistenzadopo lo sbarco alleato a Nettuno e l’aggravarsi della situazione per tutte le ferrovie dell’Italia centrale, i trasporti avvengono per mezzo di autocarri. Quotidianamente partono 100 autocarri per il rifornimento della città. Ma i viveri che arrivavano non sono comunque sufficienti, tanto che l’Ufficio alimentare dell’Amministrazione militare vede nella parziale evacuazione della città l’unica possibile “soluzione”, ma, prevedibilmente, il tentativo non viene mai fatto. Interi quartieri restano senza pane. Poveri e ricchi sono ugualmente costretti a ricorrere al mercato nero. I romani mangiano, quando ne trovano, carrube lesse, pane di vegetina, bucce di patate bollite; bruciano mobili d’arredamento per scaldarsi e cucinare. La città sopravvive sospesa in una atmosfera di terrore, fame e freddo.
La situazione economica alimentare va sempre peggiorando e la popolazione trae motivo di ulteriore pessimismo dalle recenti disposizioni circa l’aumento del prezzo del pane e la ritardata distribuzione di parte della già modesta razione di pasta. Si vorrebbe una energica e fattiva azione da parte delle autorità per arrestare la corsa al rialzo dei prezzi che, se favorisce l’ingorda speculazione dei commercianti e dei cosiddetti borsari neri, pregiudica ed esaspera i consumatori ed in special modo wlaresistenzatrasteverequelli appartenenti alle classi meno abbienti o a quelle costrette a vivere del reddito fisso.

A complicare ulteriormente una situazione già inquietante, da una parte gli Alleati, che mitragliavano i convogli di viveri diretti in città, dall’altra gli occupanti che sequestravano per il loro uso, ma soprattutto per una sorta di deontologia dell’occupazione, intere partite di generi alimentari. L’idea che i tedeschi tenessero tutti i depositi sequestrati per il loro uso e consumo, è molto diffusa.

Ulteriori problemi provoca un vertiginoso ma invisibile (perché clandestino, non ufficiale) aumento della popolazione: dai Castelli, da Genzano, da Albano, dalle campagne intorno ad Anzio e Nettuno, arrivano a Roma intere famiglie di disastrati che cercano alloggio nelle scuole, nelle caserme o nell’ala abbandonata di qualche ospedale, un incremento silenzioso che va ad accelerare un andamento già crescente della popolazione romana, prima del ventennio fascista. Si calcola che oltre 200.000 persone vivessero in alloggi di fortuna in condizioni inumane e senza lavoro. E trovare cibo diventa ancora più difficile.

Gli ospedali sono pieni di bambini denutriti, e si contano numerosi casi di piccoli deceduti per fame e malattie da denutrizione: forse più di trecento, una strage, altre vittime innocenti da inserire nell’elenco di atrocità commesse dai nazifascisti a Roma e in Italia.

Dopo l’attentato di via Rasella del 23 marzo, la rappresaglia tedesca non si ferma alla strage delle Fosse Ardeatine, ma vuole colpire il maggior numero di persone possibile. Così, per ordine diretto del generale Maeltzer, la razione di pane dei romani viene ridotta da 150 a 100 grammi al giorno. Oltretutto è pane nero, spesso ammuffito.

Ai primi di aprile del 1944, dopo il catastrofico e lungo inverno, le condizioni alimentari si fanno intollerabili portando allo stremo la popolazione. La situazione nel settore del pane peggiora in modo drammatico con l’approssimarsi del fronte. A metà aprile, a causa delle difficoltà dei trasporti e dei disordini creati dalla lotta partigiana, la distribuzione ufficiale subisce un’ulteriore diminuzione; a quel punto ci si rende conto che non solo circolano 50.000 carte per il pane falsificate, ma anche che ingenti quantitativi di farina sono stati venduti di contrabbando dagli organi addetti alla distribuzione.psiup

Protagoniste di un così oscuro periodo sono le donne che da sole, con ogni mezzo, con l’astuzia o la violenza, cercano di sopravvivere alle miserie della guerra. È così che avvengono i primi assalti ai forni, destinati a diventare sempre più frequenti; sono le donne spinte dal bisogno che li pensano e li organizzano spontaneamente anche se qualche volta c’è dietro l’aiuto e l’impulso dei gruppi femminili della Resistenza. Si passano parola, vanno all’assalto provviste di sporte per metterci dentro quel po’ che riusciranno a prendere, usano i figli come scudo; sono le donne che si organizzano per assalire i forni ove si panifica il pane bianco per fascisti e nazisti.

Gli assalti avvengono nei quartieri di Trionfale, Borgo Pio, Via Leone Quarto. A guidarle in questi quartieri sono le sorelle De Angelis, Maddalena Accorinti ed altre.

In via Leone IV, davanti alla sede della Delegazione rionale, scoppia una rabbiosa protesta contro la sospensione della distribuzione di patate e farina di latte. Nella stessa strada viene assaltato il forno De Acutis, ma qui c’è il consenso dello steso proprietario, che distribuito il pane e la farina, si dà alla clandestinità.

Sempre fra i Prati e il Trionfale, zona di piccola e media borghesia, avvengono assalti ai panifici in via Vespasiano, via Ottaviano e via Candia.
Il 1° aprile 1944, di fronte a un forno di via Tosti, nel quartiere Appio, una forte manifestazione di donne contro la riduzione della razione di pane, dà inizio ad una nuova e disperata serie di assalti ai forni.

“Sabato primo aprile, al forno Tosti, quartiere Appio, la fila era interminabile: le donne attendevano da più di due ore l’arrivo dell’ordine di distribuzione e non si2550_67020193277_618018277_2260848_380951_n capiva perché tardassero tanto ad aprire. Esasperate le donne protestavano ad alta voce, erano furibonde, e c’era tra loro chi temeva che non ci fossero neppure quei cento grammi per tutti. [] aveva cominciato una in prima fila in faccia ai militi [che vigilavano alla porta]: “Ci ho quattro creature che me se magnano puro a me se je porto sta crioletta de cento grammi! Ve volete da’ na mossa! Buffoni!”. Un milite la prese per il braccio e la portò fuori dalla fila, le donne cedettero che la volessero arrestare e cercarono di strapparla dalle mani della GNR: seguì un parapiglia, tutte strillavano, insultavano; poi d’improvviso, rotta la fila, si ammassarono tutte davanti alla porta del forno. La porta forzata cedette e tutte entrarono [] le donne trovarono, oltre al pane nero, anche sacchi di farina bianca, forse pronti per la panificazione per le alte gerarchie fasciste o per le truppe di occupazione tedesche”.
Nei giorni a seguire e per tutto il mese di aprile, furono attaccati camion carichi di pane, come a Borgo Pio dove la folla assale un camion, scortato da militi fascisti, che trasporta pane per una caserma. Tale è l’improvvisa e inaspettata irruenza delle assalitrici che i militi possono fare ben poco e si trovano il camion completamente saccheggiato. Altri assalti hanno lugo a forni in tutti i quartieri, costringendo i tedeschi a scortare ogni convoglio e a presidiare ogni punto di distribuzione.

L’episodio più tragico avviene all’Ostiense, al Ponte di Ferro. Il 7 aprile 1944 decine di persone si ritrovarono di fronte al mulino Tesei per chiedere pane e farina; si diceva che quel mulino producesse pane destinato ai militari tedeschi. Le donne dei quartieri limitrofi (Ostiense, Portuense e Garbatella) avevano scoperto che il forno panificava pane bianco e che probabilmente aveva grossi depositi di farina. La folla cominciò a reclamare il pane, i cancelli del forno furono sfondati e le donne riuscirono ad entrare. Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle disperate, lasciò che entrassero e che si rifornissero di pane e farina, ma qualcuno avvertì la polizia tedesca che arrivò quando le donne erano ancora sul posto. A quel punto i militi fascisti presenti chiesero l’intervento delle SS tedesche, che bloccarono la strada, molte donne riuscirono a scappare, ma dieci di loro furono prese, afferrate di forza, portate sul ponte e lì fucilate in fila, contro la ringhiera. A monito della popolazione i tedeschi ne lasciano i cadaveri sulla spalletta del ponte fino alla mattina dopo quando alcuni lattonieri e sfasciacarrozze della zona vengono costretti a caricare le povere salme su di un camion. Da allora non si è mai saputo dove siano state portate e sepolte.

Le dieci vittime innocenti della furia nazi-fascista furono: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo.

Durante un nuovo assalto, quello avvenuto il 2 maggio, all’indomani delle manifestazioni del giorno prima, una guardia della PAI (la Polizia Africa Italiana che funge da servizio d’ordine per conto del Governo fascista repubblicano), accorsa per sedare il tumulto uccide con una fucilata una donna del Tiburtino III, Caterina Martinelli, madre di sei figli.

Cade sul selciato con sei sfilatini nella borsa della spesa, una pagnotta stretta al petto, in braccio una bambina ancora lattante: stramazza a terra sopra la figlia che sopravvive ma che avrà poi la spina dorsale lesionata. Una specie di monumento alla madre affamata.

Il giorno dopo, sul marciapiede ancora insanguinato, un cartello antifascista ricorda la vittima. Quel cartello, subito fatto togliere dalle autorità, tornerà come lapide a Roma liberata.

Mario Socrate, partigiano gappista e poeta, così testimonia di quell’episodio: “… ci fu l’assalto al forno e uno della Pai sparò e uccise una donna. Allora noi facemmo una manifestazione, e io quel giorno stesso ho scritto la lapide e la mettemmo al punto dov’era ancora il sangue a terra”. Fu lui a scrivere le parole che si possone leggere ancora oggi nella lapide sulla facciata di una casa in via del Badile 16:
Il 2 maggio 1944 in questo luogo durante un assalto al forno per cercare il pane per i suoi figli venne uccisa dalla violenza fascista Caterina Martinelli «io non volevo che un po’ di pane per i miei bambini non potevo sentirli piangere tutti e sei insieme»

Fonti :

Le dieci donne del ponte di ferro

Assalti ai forni

La Resistenza a Roma: donne e quotidiano

Le donne nella Resistenza romana

LA GRECIA SI E’ SVEGLIATA ANCORA IN FIAMME. CORTEI E SCONTRI DI CAPODANNO

1 gennaio 2009 Lascia un commento

(ANSA-AFP) – ATENE, 1 GEN – Tafferugli tra gruppi di giovani e poliziotti si sono registrati nella notte nel centro di Salonicco, nel nord della Grecia e, successivamente, anche nella capitale Atene. Lo si è appreso da fonti della polizia. A Salonicco circa 150 ragazzi, poco dopo la mezzanotte, hanno piazzato degli ordigni incendiari di fabbricazione artigianale davanti a diverse filiali di banche e davanti all’ingresso dei grandi magazzini, provocando incendi che hanno richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco. Gli stessi giovani hanno poi sfilato in corteo nel centro della città dando fuoco ai cassonetti delle immondizie. Si sono quindi scontrati con le forze dell’ordine gettando delle bottiglie molotov. La polizia ha risposto utilizzando i gas lacrimogeni e ha disperso i manifestanti che si sono rifugiati nella scuola di teatro dell’Università di Salonicco, mettendo così fine agli incidenti. Più tardi, nel corso della notte, ad Atene dei gruppi di giovani in moto hanno piazzato ordigni artigianali, fatti con bombolette di gas, davanti ad alcune banche, autosaloni e internet cafè situati in vari quartieri della capitale. Le esplosioni hanno causato incendi che i vigili del fuoco si sono sforzati di circoscrivere. Violenti scontri avevano scosso Salonicco e Atene dopo la morte di un ragazzo di 15 anni da parte di un poliziotto il 6 dicembre scorso.

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