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Nazifascisti, complotti e rivendicazioni: poveri noi!

18 novembre 2013 2 commenti

Vivessi ancora la vita di prima, dove il blog era comunque un compagno quotidiano,
questa cosa l’avrei scritta al momento, a caldo, quando lo sconcerto si è presentato dentro di me.
Parlo di Alba Dorata, dei due nazifascisti uccisi a pistolettate qualche settimana fa, il cui video dell’esecuzione è subito girato online.
Mi correggo: non parlo di loro, non parlo nemmeno di chi l’ha lasciati a terra, ma di chi, davanti alle immagini dell’azione ha immediatamente commentato con “no oh, non possono essere stati i compagni”
“no oh barù ma le hai viste le immagini? quelli so’ sicuro dei servizi”

Basita.
Non capisco perchè riconosciamo i compagni solo se son cadaveri ammazzati da Stato e/o fascisti,
riconosciamo i compagni solo quando sono massacrati di botte, riconosciamo i compagni pure quando hanno le sembianze da democristiani,
poi però davanti ad un’azione del genere,
tutti i tromboni dell’antifascismo sparano al volo “so’ i servizi”, “azione militare”, “strategia della tensione”

Non se ne può più, il vittimismo sta maciullando le sinapsi,
i neuroni arrancano sui lividi che ci piace avere, sul sangue che sempre noi perdiamo:
non sappiamo più pensarla la vendetta, non sappiamo più immaginare che qualcuno davanti ad un compagno ucciso, davanti allo sfruttamento,
davanti a ‘sta vita di merda faccia … PUM.
Per forza il complotto, per forza i servizi, per forza “oddio oddio no, noi siamo buoni” “vedi che la rivendicazione non c’è?! che vuoi di più chiaro per capire che è una provocazione di Stato?!”
Siamo più propensi a pensare che i fascisti si pistolettino l’un l’altro piuttosto che immaginare compagni incazzati che vendicano il sangue del loro sangue.
L’antifascismo è diventato un piagnisteo retorico, attaccato con le unghie ad una Costituzione che…
ma scusate, ma che ce ne fotte a noi della Costituzione?
non dovevamo distruggere tutto?
Tenetevi la costituzione e i complotti, tenetevi la tessera dell’anpi, il fazzoletto al collo e la retorica vittimaria:
noi intanto ci leggiamo queste 18 pagine di rivendicazione. OH!

Vi lascio con le parole di Franco Senia, che mi hanno strappato un sorriso (e non è facile questo periodo) e dove trovate anche il link della rivendicazione, in lingua originale.

Alla fine, la rivendicazione è arrivata, a ricordare – con le parole di Buenaventura Durruti – che “Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo. Quando la borghesia vede che il potere le sta scivolando dalle mani, chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi.”
La rivendicazione è arrivata, a sottolineare, con i fatti che la parola “vendetta” può anche non essere vuota di significato.
La rivendicazione è arrivata, dicevo, e puntuali (per la seconda volta) sono arrivate le voci querule dei grilli parlanti, dai rossobruni di “donchisciotte” ai fini analisti di “contropiano”. I teorici innamorati del vittimismo (degli altri, naturalmente), quelli che negli anni ’70 piagnucolavano tutti in coro che “ci ammazzano, ci sfruttano, ci buttano in galera …”
La rivendicazione sta lì – scritta in greco, ma può essere tradotta – pronta a farsi fare a pezzettini dalla burocrazia devota della “Strategia della Tensione”, magari anche mettendo in atto qualche “piccola correzione” alla verità (dalla traduzione “fantasiosa” all’affermazione circa il fatto che la polizia avrebbe sdoganato immediatamente il documento, come autentico, a dilatare fino a raddoppiarlo, il tempo intercorso fra l’azione e la rivendicazione) di modo da riuscire a convincerci meglio che il nostro destino è quello di essere inermi, sempre, e che qualsiasi tentativo di sfuggire a tale sorte cadrà inesorabilmente vittima delle loro analisi linguistiche e caratteriali. Non può mancare, alla fine di queste brillanti analisi improntate alla più stringente logica, l’esibizione del metodo doxa, per cui – a conferma e a conforto – la “stragrande maggioranza” sarebbe scettica riguardo la genuinità di quella che come ai bei tempi andati rimane una “sedicente” organizzazione rivoluzionaria.
E’ il sondaggio, baby, e non ci puoi fare niente!

http://www.youtube.com/watch?v=1qP0wdlYCC8

Pavlos Fissas, ammazzato dai fascisti

19 settembre 2013 2 commenti

A pugno chiuso, Pavlos!

The world has become a big prison
and I ‘m looking for a way to break the chains.
There is a place waiting for me,
there at a high mountain peak for me to arrive.
That’s why I stretch again my two hands very high,
to steal some light from the bright stars.
I cannot take it down here and I’m about to choke from
this human misery, as much as sorrow.
I cannot stand it anymore and all these people were not from me,
so I followed another path and not the one they forced me to.
It was rough, tough and with many pitfalls,
bad love and friends like venomous vipers.
It had monsters with strange uniforms
always secretly lurking in the shadows.
Don’t stop if you decide to follow it,
tighten your teeth firmly and do not cry.
I took it myself and reached its end
and as the old wise people write in books
when the sun reaches its end,
eagles will light a fire from above.
To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and
I will not bother with fear.

They told me not to have “crazy” dreams,
not dare to look at the stars,
but I ‘ve never took them seriously,
I took the whole world in my arms.
They want nowadays to build me a nest,
where there ‘s more fear, ugliness
and a moaning cry and a heavy chain,
carrying the curse of the gods and blasphemy.
I will not shed a tear and I will not be afraid.
I will not let them steal my dreams.
I fly free, high, very high
while they are jealous of my proud unbound wings.
And I’m waiting for other brothers to come here
in this mountain peak waiting for them all,
as long as they don’t cry and fear
living in this well thought fraud.

To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and
I will not bother with fear.

To those who betrayed me by back stabbing me I want them to know that
I will not bother to cry.
And to all my old loves I want them to know that
I will not bother to cry.
And to those that threatened me burning chains I want them to know that
I will not bother with fear.
Let them come and find me at the mountain top, I’m waiting for them and.. 

Il testo di una canzone di Pavlos Fissas, conosciuto nel mondo della musica come Killah P…
ucciso dai fascisti di Alba Dorata nelle strade di Keratsini, periferia ovest ateniese.
Trentaquattro anni, rapper, era con un amico e la sua fidanzata in giro quando è sono stati attaccati da un gruppo di Alba Dorata, partito neonazista greco, finchè non è arrivata una macchina, il cui autista è sceso e l’ha colpito a morte, al cuore e allo stomaco.
E’ morto poco dopo in ospedale, mentre la sua morte è stata “vigilata” da una moto della polizia che è intervenuta solamente a coltellate date: il suo assassino, 45enne appartenente ad Alba Dorata di nome Georgios Roupakias (Γεώργιος Ρουπακιάς) e più che conosciuto nel mondo dell’estrema destra greca, è stato poi arrestato.

Ecco quei cosi schifosi de Alba Dorata

Le strade greche hanno risposto immediatamente a questo balordo assassinio: più di 26 città hanno visto ogni vicolo riempirsi di determinazione, odio antifascista e scontri con la polizia. Athens, Thessaloniki, Patras, Larisa, Chania, Rethimno, Iraklio, Kozani, Trikala, Komotini, Mytilene, Chios, Kalamata, Corinth, Preveza, Volos, Agrinio, Arta, Ptolemaida, Mesollogi, Samos, Serres, Giannena, Alexandroupolis, e Livadia: tutte queste città erano solo una piazza, solo uno slogan,
un solo urlo di rabbia che si propaga per un paese che non ne può più della repressione dello Stato e della manovalanza fascista che sempre più colpisce migranti e antifascisti.
Si contano centinaia di arresti, ma anche una determinazione che non verrà fermata con la repressione, nè con le cariche della polizia.

A PAVLOS, A PUGNO CHIUSO!
Leggi anche: Ufficiale della marina italiano punta pistola contro antifascisti a Patrasso, QUI

 

GIU’ LE MANI: Solidarietà a Indymedia Atene e la stazione radio 98FM!

16 aprile 2013 Lascia un commento

Con un po’ di ritardo, visto che una delle iniziative di cui si parla era fissata per ieri… (a questo link le info a riguardo)
queste le ultime notizie provenienti dalla Grecia “digitale”, anch’essa sotto costante attacco della repressione.Entrambi i testi sono stati tradotti e messi in rete da http://it.contrainfo.espiv.net/

Dal 11 Aprile, Atene IMC e la stazione radio 98FM sono sotto la repressione da parte dello Stato. In particolare, il rettore del Politecnico di Atene, Simos Simopoulos, ha scollegato la loro connettività ad internet, disabilitando così l’accesso ai server ospitati nei locali universitari. Mentre le autorità insistono su questo bavaglio, il progetto auto-organizzato di Atene IMC e la stazione radio 98FM rivendicano il loro diritto politico di trasmettere liberamente attraverso il campus del Politecnico.
In una grande assemblea il Sabato 13/4 ad Atene, ambedue i collettivi hanno informato le persone sui sviluppi più recenti, e si è deciso di chiamare per una settimana di azioni a livello nazionale ed internazionale di solidarietà con Atene IMC e la stazione radio 98FM, dal 15 al 21 Aprile 2013.

Inoltre, ad Atene, un raduno di protesta è stato fissato per Lunedì 15/4 dalle 09:00 presso la piazza centrale della città universitaria di Zografou.
Diffondere questo messaggio a chiunque sia disposto ad agire in difesa delle infrastrutture antagoniste e della libertà di espressione. Questo è un attacco politico e sarà risposto di conseguenza.
Spot di solidarietà da Radiofragmata, radio online qui
Accesso temporaneo a Atene IMC qui

Qui invece il testo che chiama all’assemblea di gestione di Indymedia Athens

La censura nell’era della dittatura dei memorandum e del capitalismo…
Non riuscirà a sopprimere la contro-informazione!

La storia è vecchia… Gli sforzi della censura e della repressione anche…
A partire dalle questioni dei fascisti nel Parlamento, passando per le minacce fino agli rinvii a giudizio dall’ OTE (Compagnia delle Telecomunicazioni Ellenica)… a volte in modo spudoratamente repressivo e a volte di nascosto e in modo sotterraneo con black-out durante il fine settimana e prima delle grandi mobilitazioni… Tutti questi anni dal 2008 fino ad oggi, non sono riusciti E NEMMENO OGGI RIUSCIRANNO a chiudere athens.indymedia.
Questa volta si fanno avanti un “uomo d’affari” e un rettore. Un spietato cacciatore di denaro che con inimmaginabili truffe ha fatto una grande fortuna (Alafouzos) e un tipo casuale e transitorio che consente la svendita della sapienza a vantaggio dei padroni. Un “accademico” che per salvare il suo stipendio e i suoi privilegi non esita ad eludere ogni senso di difesa della libertà di parola, della libera circolazione delle idee, che sono appunto gli elementi che costituiscono l’asilo sociale, il quale lo difenderemo a qualsiasi costo. Questo impiegato spudorato si associa adesso con gli assassini di un intero popolo e diventa pioniere della messa a tacere di qualsiasi richiesta sociale e lavorativa, ignorando ostentatamente il supporto dei collettivi degli studenti verso i mezzi della contro-informazione. Supporto che ha preso anche la forma di risoluzioni specifiche da parte degli studenti… Sia degno, allora, il suo salario.

– Oggi, quindi, più che mai, è evidente la necessità dello Stato di mostrare i suoi denti, di sopprimere tutte le forme di lotta e resistenza (dalla soppressione delle lotte operaie, delle azioni ambientali locali, degli spazi occupati auto-gestiti) e di censurare tutto ciò che non è soggetto al suo appetito o pubblica l’umiliazione sociale che tutti noi viviamo attualmente, con la finalità della schiavitù totale di una intera società.

– Ora più che mai è indispensabile per il potere, per i padroni, per il governo e gli altri portavoce della troika e dei memorandum di far prevalere l’orrore della propaganda del regime-governo espressate dalla televisione, la stampa e le radio del regime.

– Oggi per lo stato è più che necessario mettere a tacere ogni libera espressione, ogni libertà di movimento delle idee radicali e sovversive, sperando di fermare la resistenza di coloro che non accettano in silenzio il destino che li aspetta.

Il loro fine ultimo, ma anche la loro vana speranza, è quello di soffocare e disorientare ogni tentativo di discussione, di visione e di azione verso l’organizzazione ed espressione della società in modo diverso e combattivo.
Non ci riusciranno, però, come non ci sono riusciti in tutti i loro precedenti sforzi disperati.

Athens.indymedia è costituito dai suoi utenti, da tutti coloro che informano e vengono informati sulla guerra sociale di classe condotta nelle società capitalistiche in tutto il mondo. Per quanto possano provare non riusciranno metterlo a tacere.

La censura e la repressione non ci intimidiscono, ma al contrario ci rafforzano.
Come gruppo di gestione di athens.indymedia, facciamo tutto il possibile per mantenere gli sforzi della diffusione e della promozione delle lotte e delle resistenze sociali. Per ora, e fino ad uscire normalmente su internet ci sono modi alternativi per accedere alla contro-informazione tramite il sito http://indymedia.squat.gr/ e anche attraverso la rete Tor all’indirizzo gutneffntqonah7l.onion

Continuiamo i nostri sforzi, e fra poco tempo, athens.indymedia.org funzionerà di nuovo normalmente, continuando a chiedere il diritto di utilizzare la rete pubblica credendo fermamente che tutto ciò che sia pubblico appartiene alla stessa società e non al potere, allo stato o al capitale. Non li lasceremo gioire della repressione. Non li permetteremo di depredare per sempre le risorse pubbliche che ci appartengono! Non rimarremo a guardare restando inattivi, stando in silenzio e non soccomberemo alla repressione e alla censura anche se ciò significa che dovremo andare in “esilio” e trovare terreno fertile in altri luoghi di ospitalità!

La contro-informazione non si imbavaglia, non si censura non si sopprime!
Le lotte sociali di classe non si fermano dagli impiegati svenduti e dai meccanismi della repressione!

Gruppo di Gestione di Athens.Indymedia.org

 

La tortura in Grecia: pane quotidiano

4 dicembre 2012 2 commenti

Il testo che segue contiene estratti registrati di una conversazione con uno dei compagni arrestati alla manifestazione antifascista in moto che si è tenuta il 30 settembre 2012. Una pausa deliberata sulle torture subite dentro la stazione di polizia, che lo Stato ha tentato in tutti i modi di nascondere, fino agli estremi più assurdi. Sappiamo molto bene che ciò che è successo non costituisce una devianza. Questa rivelazione ha l’obiettivo di diffondere l’esperienza dei compagni rompendo il silenzio che ne permette la ripetizione. Tutto quello che è successo è diventato un motivo per rivelare l’ovvio, anche se sistematicamente passato sotto silenzio: che i pogrom fascisti non possono continuare senza l’aiuto della polizia, che incita a sua volta all’assalto verso chi nella società erige barriere contro le attività naziste. Che lo stato non è “neutrale” verso i “gruppi di estremisti”, come sono sovente chiamati dalla propaganda, comparando persone che combattono la brutalità del capitalismo a banditi fascisti che servono i loro capi, assaltando gli attivisti e i gruppi sociali e di classe più vulnerabili. D’altro canto, le armi del terrore e della repressione, utilizzate nello scontro da un sistema politico ormai marcio, non sono abbastanza appuntite per sopprimere la dignità, la resistenza e la solidarietà. Perché lo svelamento di questa brutalità non è una ragione a favore della subordinazione, ma un’occasione di risveglio e di ripresa di coscienza.
In questa pagina tutti gli articoli sulla Grecia
dei 5 anni di vita di questo blog:
LEGGI
Sulla Tortura invece, tantissimo materiale: QUI
D: Potresti iniziare descrivendo gli eventi della marcia in motocicletta?
R: La domenica del 30 settembre c’è stata la terza antifascista marcia in motocicletta. Ve ne erano state altre due in settembre. La prima a Metaxouryio, Ayio Pavlo e Omonia [quartieri di Atene], e la seconda a Monastiraki, Ermou e Thisìo. Quella notte siamo partiti da Exarchìa intorno alle 8 di sera, guidando verso Piazza Amerikis e le strade intorno. L’obiettivo del corteo era di portare sostegno ai migranti alcuni giorni dopo i pogrom razzisti. C’era un’emozione ed un’eccitazione incredibile tra la gente del quartiere. Alzavano i pugni, applaudendo, facendo il segno della vittoria, dicevano “grazie”. Questo fino a qualche minuto prima di essere attaccati. E’ l’ultima immagine che ho prima dell’attacco della polizia.
D: In quel momento c’erano circa 80 motociclette?tortura-2
R: Sì, due persone su quasi tutte le moto, intorno alle 150 persone in tutto.
D: E la polizia?
R: Non potevamo vedere molto bene, perché era notte e le luci delle loro moto erano puntate su di noi. Quando siamo arrivati nella zona dove il pogrom fascista aveva devastato i negozi dei migranti c’erano un sacco di poliziotti della Delta. Abbiamo fatto una tappa a Filis e urlato qualche slogan. Non so esattamente come tutto sia iniziato, perché il volume del corteo era molto alto e la strada piccola, le moto sparse lungo tutta la via. Dal fondo della manifestazione ho sentito dei “bang-bang” e dei lampi di armi che sparavano una dopo l’altra. La polizia seguiva la marcia, ed era posizionata in coda rispetto ad essa. Ed è lì che è iniziato l’attacco. Ha prevalso il caos. Il fumo che usciva dai loro proiettili era ovunque, non riuscivamo a vederci l’un l’altro. La polizia picchiava i manifestanti con i bastoni. Le macchine erano parcheggiate ai nostri lati, molte moto erano bloccate, altre non riuscivano a proseguire a causa della grandezza del corteo. Tutto ciò è durato diversi minuti. In qualche modo siamo riusciti a procedere evitando ulteriori feriti. Io sono stata fermata, insieme al guidatore della moto su cui stavamo viaggiando, da una volante poco più in giù sulla strada. Siamo stati tradotti alla caserma della polizia. Al nostro arrivo ho visto altre 13 persone, tutte vittime di pestaggio, in gravi condizioni fisiche. Alcuni sanguinavano dalla testa, altri dalle braccia o dalle gambe. C’era un sacco di sangue. Alcuni non riuscivano a camminare.
D: Dove sei stata portata, esattamente?
R: Eravamo al 6* piano, nel corridoio fuori dagli uffici. C’erano due panchine. Alcuni erano stati ammanettati e stavano sanguinando. Abbiamo chiesto dei fazzoletti, per interrompere le perdite di sangue, ma non ci hanno dato nulla. Per caso ne avevo un pacchetto con me e ho cercato di aiutare, cioè di pulire un poco il sangue. Ma il pacchetto non era abbastanza, non c’era solo un ferito ma molti. Quando gli abbiamo chiesto della carta, la polizia ha risposto: “voi non avrete niente, resterete come state!”. Altri poliziotti della Delta arrivavano man mano che il tempo passava. C’era un piccolo tavolo all’altro capo di una delle panchine dov’erano riuniti. Ci chiamarono per nome segnando su un foglio che vestiti portavamo e una descrizione sommaria di ognuno. E’ così che si sono svolte le cosiddette “identificazioni”, per dargli il tempo di preparare le loro dichiarazioni su luogo e circostanze degli arresti. Capimmo tutto ciò solo un poco dopo, una volta viste le accuse a nostro carico. Sono delle bugie colossali. A parte i luoghi degli arresti sbagliati, hanno persino toppato sulle descrizioni. Neanche quello sono stati capaci di fare!
D: Ok, è ovvio che le accuse sono ingiustificate. Hanno ricevuto l’ordine di abbattere la manifestazione e arrestare chiunque potessero mentre la gente scappava, anche a grande distanza. Il “crimine” è essenzialmente quello di aver partecipato ad una marcia anarchica antifascista.
R: Quello era il loro obiettivo: fermare il corteo, in particolare nel luogo dove prima si era svolto il pogrom. Le accuse che si sono inventati, assieme a tutta una serie di crimini, non possono rimanere in piedi. Al contrario, tutti quanti erano feriti piuttosto seriamente su diverse parti del corpo, come per esempio nel caso di un giovane che è stato aggredito con un taser. Glielo hanno messo nella schiena durante il suo arresto. Ci ha detto che in quel momento si è sentito completamente paralizzato ed è crollato a terra. L’abbiamo poi visto alla caserma di polizia, adesso ha un buco nella schiena, una profonda ferita da taser. In ogni caso, abbiamo passato un sacco di tempo ad aspettare su quelle panchine. Non avevamo acqua. Non avevamo niente, ci avevano preso tutti gli oggetti personali. Ci hanno negato persino l’acqua. Nella spazzatura avevamo trovato una bottiglietta, e un’altra sotto la panchina. Le riempivamo quando uno di noi riusciva ad ottenere di andare al bagno, ossia quando un poliziotto accettava di accompagnarci – perché, con un insieme di scuse, riuscivano a rifiutarci pure quello. Bevevamo così, un sorso a testa tra 15 ogni 2-3 ore. C’era una porta a fianco in cui entravano quelli della Delta, uno alla volta, per depositare la propria testimonianza. Erano circa una trentina, seduti attorno al tavolino di cui dicevo prima, dall’altro lato rispetto a noi. Ce ne dicevano di tutti i colori. E’ difficile da ricordare. Minacce come “vedrete contro chi vi siete messi” e “lo vedrete, se mai farete un’altra manifestazione antifascista”, “vi siete messi contro Alba d’Oro e vedrete. Noi pure siamo di Alba d’Oro”, “morirete come i vostri nonni a Grammo e Vitsi [eccidi di partigiani della guerra civile greca nel 1949]”. Facevano commenti sessisti verso di noi, le ragazze, con un linguaggio estremamente volgare, cose che non senti da nessuna parte, neanche per strada.
D: In quante ragazze eravate?
R: Eravamo in due. Hanno puntato la loro furia su di noi. Si sono occupati solo di noi per diverse ore, insultando e minacciando. In seguito avrebbero fatto riferimento a combattenti morti come Lambros Fountas, Alexandros  Grigoropoulos, Christoforos Marinos, dicendo che il resto di noi li avrebbe presto raggiunti. Nel mezzo di tutto ciò c’era uno della Delta, uno alto, che teneva il suo braccio sinistro ben alzato. Potevamo distinguere quelli della Delta dalle uniformi. Quello veniva in mezzo a noi, pestandoci i piedi con gli stivali, fumando e tirandoci addosso la cenere della sigaretta. Poi ha preso il telefono cominciando a filmarci. Ha scattato delle foto di noi dicendo che “noi abbiamo i vostri indirizzi, i vostri nomi, le vostre facce, ora Alba d’Oro avrà tutto”. Se una di noi cercava di resistere anche solo verbalmente, quello interveniva picchiando con calci e pugni.
D: Questo poliziotto in particolare?
https://i1.wp.com/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2012/09/484502_3711582380850_932014066_n-300x215.jpgR: Principalmente era lui a picchiare, e gli altri lo accompagnavano. Insultavano, vagando sulle nostre teste, prendendole a pugni o sbattendole contro il muro. La tortura non sono solo le botte, ci sono pure le minacce, i tentativi di umiliazione. Sono tutte forme di torture. Ma c’erano anche gli assalti fisici. Non riuscivo a guardare mentre coloro che già sanguinavano subivano altri pestaggi. Il più grave era uno a cui avevano sbattuto la testa e che perdeva sangue da diverse ore. Era continuamente dolorante, chiamava un dottore e appena ricominciava a parlare ricominciavano a picchiarlo. Quando chiedeva qualcosa lo aggredivano con schiaffi e pugni. Per di più, visto che erano passate diverse ore – eravamo riusciti a salvaguardare un orologio per tenere il tempo – cercavamo di chiudere gli occhi e riposare per qualche minuto. Eravamo esausti, specialmente quelli di noi feriti. Ad un certo punto, il giovane che sanguinava dalla testa ha chiuso gli occhi sdraiandosi. Non glielo hanno lasciato fare. Urlavano “alzati, non dormire, alzati”. Un altro che era stato picchiato in faccia sanguinava dal naso e dal braccio. Altri ancora erano stati menati nella schiena coi bastoni, di cui portavano gli sfregi. Durante l’arresto erano stati buttati per terra e immobilizzati, poi pestati. E mentre stavano per terra la polizia cercava di rimuovere furiosamente i caschetti da motociclista, col rischio di soffocarli, strappando la cinghia che lega l’elmetto al collo. C’erano ferite da manganello su tutte le parti del corpo: schiena, pancia, gambe, braccia. Per via dell’orientamento della panchina tenevo le gambe piegate e la testa piegata, in modo da evitare che mi fotografassero con i telefoni. Quel poliziotto della Delta è venuto a tirarmi i capelli per alzarmi la faccia e farmi una foto. La prima volta che è successo uno degli arrestati seduto al mio fianco ha protestato. E’ stato aggredito per questo. La seconda volta ho protestato io, e sono stata colpita. Siccome avevo messo le braccia davanti alla faccia e tenevo i gomiti alti, mi ha colpita sul collo. Mi picchiava tirandomi i capelli, prendendomi a schiaffi.
D: Quel poliziotto in particolare? Lo stesso che diceva di prendere fotografie da mandare ad Alba d’Oro?
R: Sì, me lo ricordo perché aveva il braccio legato. Poi hanno iniziato a registrare un video. La terza volta che è venuto verso di me, minacciandomi che ormai conosceva casa mia e il posto dove vivevo. Siccome ancora non alzavo la testa, ha ricominciato a picchiarmi. E’ stato a quel punto che sono esplosa. L’ho spinto via e ho cominciato ad urlare di lasciarci stare, che eravamo stati arrestati e non aveva alcun diritto di farci questo. Durante tutto questo caos non riesco a ricordare cosa ho detto esattamente, ma urlavo molto forte. A causa delle mie urla qualcuno in borghese è comparso nel corridoio, forse l’ufficiale di servizio, che teneva a distanza il poliziotto della Delta, impedendogli di aggredirmi ancora, e dicendo a quelli della Delta che avevano già depositato la loro testimonianza che dovevano andare via. La maggior parte di loro aveva testimoniato ore prima. Questo significa che erano rimasti solo per continuare a fare tutto questo. In quel momento anche quello che mi aveva picchiata se ne è andato. Ho dimenticato di menzionare che non era l’unico a fare foto e video. Aveva la presa migliore perché camminava in mezzo a noi, mentre i colleghi seduti al banco lo riprendevano. Le aggressioni si fermarono, ma tutto il resto continuò imperterrito. Avevano un laser a raggio rosso che ci puntavano negli occhi non appena li chiudevamo per riposarci un poco. Ogni tanto spegnevano la luce nel corridoio, accendevano una torcia elettrica e ce la puntavano dicendo: “questo è il modo in cui si porta avanti un interrogatorio”, oppure “adesso ti faccio vedere come si fa”. E nuovamente uno di loro veniva verso di noi con la pila mentre le luci erano spente. Giocavano anche con l’aria condizionata, facendoci gelare dal freddo o morire dal caldo. Smisi di chiedere di andare al bagno perché ogni volta che passavo in quel tratto di corridoio i poliziotti in borghese e quelli della Delta si profondevano in commenti orribili. Esternazioni sessiste, insulti, minacce, tutto. E c’era sempre qualcuno pronto a fotografarmi col telefono mentre passavo.http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTEy64jhPelc4U-e63lyEY8YwMqO2eWR__Y2zaeJKNprzrB0-B1mA
D: Quando è finito tutto ciò?
R: Intorno alle 7 del mattino, quando quelli Delta se ne sono andati. Eravamo stati arrestati intorno alle 9 della sera prima. Per tutto questo tempo non abbiamo avuto alcun contatto con un avvocato. I primi di loro sono arrivati solamente dopo le 3 del pomeriggio di lunedì. Erano circa 19 ore che stavamo al sesto piano della caserma. Il compagno ferito è stato portato all’ospedale il lunedì mattina. Aveva dei punti sulla testa e una fasciatura, e un braccio rotto. Il resto dei feriti non è stato visitato da alcun dottore. Martedì sono stati portati direttamente dal medico legale. Dimenticavo: mentre eravamo al sesto piano, ci è stato chiesto di entrare in un ufficio uno per volta, per essere perquisiti. Cioè, di subire una perquisizione corporale, di spogliarci. Una perquisizione di tal fatta era già stata fatta la notte di domenica (la notte dell’arresto). Poi siamo stati portati negli uffici del Procuratore. Lui ci ha detto che saremmo stati trattenuti sino a martedì. Quando siamo ritornati in caserma, ci hanno portati al settimo piano, dove stanno le celle. Ci hanno chiamato di nuovo uno per volta, per le perquisizioni. Io protestai dicendo che non c’era alcuna motivazione per un’ulteriore perquisizione visto che venivamo accompagnati continuamente dalla polizia. La donna poliziotto disse che questi erano i regolamenti, portandomi in un ufficio adiacente alle celle, una stanza simile ad un piccolo magazzino. Entro, aspettando che la porta si chiuda. Lei si volta e mi dice che quella porta non si chiude, e che mi avrebbe perquisito così, con la porta aperta. Io dico: “ma di che stai parlando? Mi perquisisci con la porta aperta?” Esattamente dall’altro lato c’era un tavolino con un poliziotto che vi stava lavorando, ed altri andavano e venivano tra gli uffici e le celle. Esattamente dall’altro lato, non c’era alcuna divisione, ero davanti ad una porta aperta.
D:Racconti molto simili sono stati fatti da coloro che sono stati trattenuti e arrestati lunedì, durante l’attacco della polizia antisommossa ad un raduno di solidarietà dentro a Evelpidon.
R: Sì, 25 persone sono state trattenute e quattro arrestate. Una era una giovane donna che hanno portato nelle celle insieme a noi. Vorrei dire qualcosa che per noi è molto importante, cioè che sin dal primo giorno in cui ci hanno portati dal Procuratore, martedì e venerdì – dopo 20 ore di corte finalmente siamo stati liberati su cauzione e sotto misure cautelative -, in tutti questi giorni la solidarietà che abbiamo ricevuto dalle persone ci ha dato una forza incredibile. Guadagnavamo forze vedendo i nostri compagni intonare cori per noi. Senza solidarietà, davvero non saprei se avremmo potuto continuare ad essere così forti come siamo ora. Per ultimo, vorrei far notare che non è per renderci vittime che denunciamo le torture della polizia. Lo stato ha sempre cercato di terrorizzare, in tutti i modi e con ogni mezzo disponibile. La nostra prospettiva è di evidenziare gli eventi, è attraverso ciò che diventiamo più coscienti e accorti, più forti nella lotta contro la brutalità che ci stanno imponendo.

*Nota: il 27 ottobre, una quarta marcia antifascista in motocicletta ha attraversato le strade centrali di Atene con bandiere rosse e nere e intonando slogan.

In Grecia è crisi umanitaria: dei suicidi e dei vaccini impossibili

5 aprile 2012 9 commenti

Il luogo dove si è ucciso Dimitris e dove dopo si son radunate centinaia di persone che si son poi scontrate con la polizia

“Il governo di occupazione di Tsolakoglou*   ha letteralmente annullato la mia capacità di sopravvivere con una pensione dignitosa, per la quale avevo già pagato  (senza aiuti pubblici) per 35 anni.
La mia età mi impedisce di dare una risposta decente individuale (senza ovviamente escludere la possibilità di essere la seconda persona a prendere le armi se  qualcun altro dovesse decidere di farlo), non trovo altra soluzione che una fine dignitosa, prima di dover ricorrere alla spazzatura per sopperire alle mie esigenze nutrizionali.
Un giorno, credo, i giovani senza futuro prenderanno le armi e appenderanno i traditori del paese a piazza Syntagma, proprio come gli italiani hanno fatto con Mussolini nel 1945 (a Milano in Piazzale Loreto)
-Dimitris Christoulas, Syntagma, Athens, 4 aprile 2012
[* Georgios Tsolakoglou era un ufficiale militare greco che divenne il primo Primo Ministro del governo greco collaborazionista durante l’occupazione dell’Asse nel 1941-1942.]

Dimitris, pensionato ex farmacista si è sparato in testa in piazza Syntagma,
sede del parlamento greco e ormai luogo simbolo della rivolta ateniese contro la crisi economica e lo smantellamento dello stato sociale greco,
piazza delle grandi manifestazioni, degli scioperi generali, degli scontri e della violenta repressione.
Appartenente al movimento “IO NON PAGO”, aveva messo in ordine tutto prima di andare via, pagando ogni suo debito.
Ora è successo anche questo in piazza Syntagma, è successo che un uomo, da sempre attivo nella vita politica del suo paese,
da sempre in piazza a lottare, s’è sparato per non lasciare debiti ai suoi figli, e per andarsene con la stessa dignità con cui era vissuto e aveva lavorato tutta la sua vita.
Anche qui in Italia ci si comincia a suicidare, anche qui le pensioni tagliate, i lavori che non si trovano, sembrano portare facilmente alla strada del suicidio, una fuga timida da una realtà sconcertante.

Da giorni volevo raccontarvi di quel che accade in una località greca che si chiama Perama, che è in realtà una zona di Atene nei pressi del Pireo che ha vissuto momenti fiorenti grazie ai molti cantieri navali e che poi ha pagato il prezzo più caro a causa delle delocalizzazioni.
Ora il 60% di quel territorio è invaso dall’assenza di lavoro, dall’assenza delle più minime garanzie, in assenza di possibilità di sopravvivenza.
E’ vera e propria crisi umanitaria.
Due anni fa, in questa zona ha aperto la clinica Medecins du Monde, ambulatorio gratuito esistente in zone di calamità, che solitamente offre assistenza sanitaria ai rifugiati: nel territorio greco fino ad una manciata di mesi fa assisteva migranti, ma ora l’80% della sua clientela è greco.
Un ambulatorio di un’importanza incredibile, visto che arrivano decine di bambini che non hanno nemmeno i vaccini di base , o che non possono permettersi le dosi di richiamo..cosa che avveniva solo nel terzo mondo.
Si vive con 200 euro al mese, quella è la media a Perama, tanto che quando i medici dell’ambulatorio consigliano ai genitori di far curare i propri figli proprio dentro un ospedale, la risposta che più spesso si presenta al loro ascolto è che non hanno la disponibilità nemmeno dell’ 1.40€ necessario per comprare il biglietto dell’autobus che arriva fino all’ospedale.
Nulla, con 200 euro al mese non si mangia: i bambini mangiano dalla spazzatura, l’energia elettrica ormai manca in quasi tutte le case da più di sei mesi, tanto che l’inverno è passato a fatica, con quel po’ di calore che può offrire il bruciare pezzi di legno in casa.
Ci son famiglie che vivono in auto, ed anche il cimitero della città si sta popolando di persone che vanno a dormirci, come al Cairo, come in alcune zone della più povera Asia.
Per chi ancora ha un tetto ed ha la fortuna di avere la luce il terrore più grande è quello della corrente: staccata quella, vola via anche l’ultimo pezzetto di dignità .

A noi manca poco per tutto ciò…
a noi, Italia, che al contrario del popolo greco non abbiamo nemmeno avuto la forza di alzare la testa riempiendo le piazze o fermando la produzione con decine di scioperi generali. Noi nulla, noi concertiamo, noi facciamo finta che tutto ciò sia lontanissimo.
Mentre in Grecia iniziano a pensare che non basta più manifestare, che non basta più scioperare…
mentre in Grecia chi si spara vorrebbe sparare in testa al capitalismo,
noi dormiamo, concertiamo, siamo vomitevoli.

Il comunicato di Anonymous, solidale con il popolo greco!

13 febbraio 2012 3 commenti

Cittadini della Grecia,

Siamo Anonymous.

Abbiamo seguito gli eventi ora in atto ad Atene, con reazioni contrastate. Siamo rattristati dalla distruzione e dalla rovina costate ad Atene ed alla gente che in essa vive da questa campagna.Eppure possiamo simpatizzare con loro. Il governo ha evitato le richieste del popolo infinite volte. Ha rifiutato di ascoltare la sua gente, e per questo motivo siamo al fianco del popolo greco. Abbiamo provato il loro dolore e le loro sofferenze. Non possiamo starcene inerti a guardare mentre il popolo è oppresso a causa di misure di Austerità che non gli gioveranno nel lungo termine.

Questo è il motivo per cui noi prendiamo posizione contro il governo greco. Li abbiamo avvertiti più volte di fermare le proprie azioni contro la loro gente. Li abbiamo avvertiti di smettere di sostenere questi tagli che danneggeranno indefinitamente la classe media e bassa. Non l’hanno fatto. Le azioni ora in atto sono il risultato del loro non ottemperare alle nostre richieste. Non abbiamo organizzato queste sommosse in alcun modo. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato diffondere la notizia del fallimento del vostro governo nell’accogliere le condizioni del popolo.

Anonymous sta continuando i propri attacchi contro il governo greco, e non si fermerà finché il popolo non otterrà ciò che vuole. Se questo non accadesse, il governo greco cadrà. Questo è anche un avvertimento a tutte le altre controparti dell’Unione Europea. Italia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Polonia, e tutte le altre subiranno lo stesso destino della Grecia.

Siete stati tutti avvisati.

Siamo Anonymous.
Siamo Legione.
Non perdoniamo.
Non dimentichiamo.

Saremo al fianco del popolo greco.
Al governo greco: avreste dovuto aspettarci.

 QUI L’ARTICOLO DI @Infofreeflow per INFOAUT : LEGGI!

La Grecia …. e l’ “inimmaginabile”

13 febbraio 2012 2 commenti

Prendo, parola per parola, dal blog di Franco Senia, compagno e amico.
Grazie Fra’ , questo “inimmaginabile” m’è proprio piaciuto!

Una foto regalo da "Il Marconista" che ringrazio. La cercavo da un po'...era lo slogan che più mi era rimasto nelle orecchie! STO DROMO!! TUTTI IN STRADA!

«La scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile», così ieri ha chiosato Venizelos, ministro greco delle finanze. Ed è vero. E’ proprio questa la scelta, da fare. La scelta che ieri, in Grecia, forse, si è cominciato a fare. Scegliere qualcosa di inimmaginabile. Immaginare l’inimmaginabile. Commissariati di polizia ed armerie assaltate. Una fune tesa attraverso la strada che consegna ai manifestanti un reparto di motociclisti della non più temuta polizia Delta. Qualcosa di inimmaginabile, in faccia a chi riesce ad immaginare solo fame e miseria, tagli allo stato sociale e indigenza, sfruttamento e schiavitù. Ad Atene, il sindacato che poche settimane fa si era schierato contro i manifestanti a difesa del parlamento, non è riuscito nemmeno a raggiungere la piazza. Sì, è proprio qualcosa di inimmaginabile. Era inimmaginabile, qualche millennio fa, quel che poi in Grecia è cominciato. Non so se tutto questo sia qualcosa che sta finendo o sia qualcosa che sta cominciando. So che è qualcosa. Ed è inimmaginabile.

Leggi il racconto della giornata di ieri: QUI

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