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Archive for 3 ottobre 2013

A Lampedusa contano i morti, a Catania caricano chi sopravvive

3 ottobre 2013 3 commenti

Si continuerà per molto a contare corpi e a cercarne tanti altri… si mormora che arriveremo a parlare di 300 persone, morte (assassinate) oggi tra Lampedusa e Lampione, di cui potete leggere qui il mio commento a caldo.
Assassinati dalle leggi che alzano il muro in mezzo al mare della Fortezza Europa, assassinati dalle leggi che permettono l’esistenza di veri e propri lager dove vengono rinchiusi coloro che riescono a sopravvivere al grande viaggio nel cimitero liquido che è ormai il nostro mare.
Il nostro ormai maledetto mare.
Oggi è il giorno che dovrebbe almeno aver il buon gusto di essere quello “del silenzio”.
Tutti, tutti coloro facenti parte di ogni schieramento politico, tutti coloro che hanno approvato la Turco Napolitano prima e la Bossi Fini poi per approdare festosi al pacchetto sicurezza di Roberto Maroni;
tutti loro ma anche tutti gli altri che oggi fanno il teatrino del piagnisteo, devono stare zitti.
Non prendete elicotteri per Lampedusa, abbiate almeno il buon gusto di cambiare strada e andare,

anzi CORRERE…
dovete correre ora, precisamente in questo istante, e dovremmo realmente farlo tutti al Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Mineo, in provincia di Catania perchè la polizia sta caricando i migranti che si ribellano alla loro condizione detentiva, quando sono solo richiedenti asilo.
Un blocco stradale della statale 415 effettuato con massi e con i loro corpi sdraiati:
la risposta dello Stato Italiano, quello che oggi fa finta di piangere per Lampedusa è, CARICARE.
Quindi denunciare, arrestare, pestare, privare dell’asilo, condannare…ecco quelo che fa lo Stato Italiano.

Quindi a chi passa per questo blog e magari è del PD…
cambiate pagina, o se siete così indignati come dite, visto che tutto ciò accade per leggi dal vostro partito approvate e talvolta scritte di proprio pugno,
fate una fotocopia della vostra tessera di partito, fatene tante prima di stracciarla e infilatela nella bocca dei vostri dirigenti di partito..
invece de chiacchierà e piagne… fate ‘r favore va…
Qui la notizia sul CARA di Mineo: LEGGI

LEGGI:
Siamo tutti ASSASSINI
Mare nostrum: un cimitero liquido
Il mare della morte
La strage di Catania
I corpi sugli scogli

La tortura è di Stato, rompiamo il silenzio: il video

3 ottobre 2013 1 commento

Un video per lanciare una campagna nazionale contro la Repressione a cura del Comitato La tortura è di Stato: Rompiamo il Silenzio
all’interno del video la testimonianza di Enrico Triaca, “tipografo” delle Brigate Rosse torturato dai Cinque dell’Ave Maria di DeTormentis (nient’altro che il funzionario di polizia Nicola Ciocia),  le interviste a Paolo Persichetti e all’avvocato Francesco Romeo.

Questo anche per ricordare l’importanza dell’ottenimento della revisione del processo Triaca, che fu condannato per calunnia quando denunciò i suoi aguzzini, che si svolgerà nel Tribunale di Perugia il 15 ottobre prossimo.
Una battaglia già vinta quella dell’ottenimento della revisione, molto raro nei nostri tribunali, che ci permetterà di ristabilire la verità sulla tortura di Stato a partire dalla vicenda Triaca. Sperando di ottenere anche Nicola Ciocia… lo vogliamo proprio lì, davanti ai nostri occhi e a quelli di Enrico.

Qui l’appello e come aderire: LEGGI
Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

Categorie:ANNI '70 / MEMORIA, L'Italia e il movimento, Lotta Armata, Torture in Italia Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

I morti di Lampedusa: siamo tutti ASSASSINI

3 ottobre 2013 15 commenti

Basta!
Basta piagnistei, Basta titoli dei giornali, Basta reportage, Basta racconti dei sopravvissuti,
Basta papa, Basta funerali, Basta con quei corpi messi lì come balene suicide, soli e semplicemente morti.
BASTA perdio.

E’ peggio di una guerra, è “nella spiaggia di casa”, è quotidiano e martellante.
Oggi si parla di 80 morti, oltre 200 dispersi, non ce la faccio nemmeno a leggere.
E ne siamo responsabili, tutti infinitamente responsabili, tutti noi con le mani sporche del sangue di centinaia centinaia centinaia e migliaia di uomini e donne che muoiono senza che nessuno senta il loro grido di disperazione, mai.
Quindi basta chiacchiere, ammettiamo di essere degli assassini oppure sarebbe meglio TACERE.

Si muore in mare perché esiste la Fortezza Europa e le sue leggi,
Si muore in mare perché  non esistono corridoi umanitari dove profughi, migranti o chiunque voglia farlo possa passare,
Si muore in mare perché dopo un po’ d’acqua c’è un muro altissimo, coperto dal filo spinato, dove se muori spesse volte vai solo giù, e ancora giù, fino ad esser rimosso dal mondo perché mangiato dalle acque.
Si muore in mare perché esisono le leggi sull’immigrazione, come la Bossi-Fini (ex Turco-Napolitano, ricordamosele le cose che fa sempre bene) e perchè noi, tutti tutti tutti noi vigliacchi collusi, non l’abbiamo mai abbattuta.
Basta cazzo, ora veramente basta.
Dal 1988 i morti ufficiali sono 19.142…immaginate quanti possono essere realmente.
Al primo punto di ogni nostra lotta deve esserci l’abbattimento del muro della Fortezza Europa,
al primo punto di ogni nostro sospiro ribelle deve esserci la DISTRUZIONE delle leggi che “regolano il flusso di migranti”, e che son solo fucili che sparano quotidianamente su chi muove passo verso l’altrove, verso il nuovo, verso altro.
Rimbocchiamoci le maniche: PUNTO!
Contro le loro leggi, contro i loro lager, contro i loro border…

LEGGI:
Mare nostrum: un cimitero liquido
Il mare della morte
La strage di Catania
I corpi sugli scogli

P.S.: ci ripenso…
ma poi il “preso lo scafista” lo vogliamo commentare?
Come se fosse lo scafista il problema…mamma mia manco riesco a scrivere dalle madonne che c’ho

Herman Wallace e gli Angola3: oltre 40 anni di segregazione

3 ottobre 2013 1 commento

Herman Wallace

Immaginare l’isolamento per 40 anni non è facile.
Conosco lo sguardo di chi ha vissuto la detenzione per oltre 30anni, conosco lo sguardo di chi, una volta caduto nelle mani dello Stato, è stato ripetutamente torturato per strappare dalla bocca parole utili ad altri arresti. Parole che spesso sono uscite, altre volte no.
La tortura è complicata da immaginare, ma quando senti raccontarla molte volte inizia ad aver tratti familiari, vista la sua scientificità: la tortura si può immaginare, arrivi a sentirla nello stomaco, a sognarla la notte, a sentirne i rumori.

L’isolamento è diverso: immaginare 40 anni di isolamento è molto più difficile secondo me. Quarant’anni, già quelli non so come son fatti, figuriamoci se posso aver a che fare con l’immagine di circa 14.965 giorni passati da solo, in una cella, per 23 ore al giorno.
Pensate a “fa’ la stecca” a 344.195 ore di solitudine e non mi dite che riuscite a vederli, a creare un’immagine palpabile, che non ci credo.

Herman Wallace il 1 ottobre 2013, durante la scarcerazione Photograph: Lauren McGaughy/AP

I giornali ci parlano della “libertà” di Herman Wallace, ottenuta ieri dopo quasi 41 anni e  dopo aver tristemente conquistato il record dell’uomo che ha vissuto in isolamento per più tempo nella storia degli Stati Uniti d’America, è uscito.
Malato terminale di un cancro al fegato, su una barella, senza nemmeno la forza di proferire una parola: ma parlano di libertà, loro.
Passerà gli ultimi giorni della sua vita ricoverato in ospedale, invece che nella sua cella: proprio gli ultimi, le sue condizioni sono tali da aver fatto già sospendere la terapia. Sta solo aspettando la morte.
Herman Wallace, nero, in carcere per una rapina e , è uno dei tre che composero gli Angola Three (insieme a Robert King, libero dal 2001 e Albert Woodfox, ancora detenuto), che presero il nome dalla più grande prigione americana chiamata appunto Angola (perché costruita su 18.000 acri di un’ex piantagione di schiavi) in cui erano detenuti e di cui denunciavano gli abusi tremendi e la pesante segregazione.
Scioperi della fame e del lavoro, i tre detenuti catturarono l’attenzione dei boia della Louisiana e da quel momento iniziò la loro segregazione, terminata solamente ieri per Herman, con la montatura dell’omicidio di una guardia penitenziaria, bianca ( non esistevano secondini neri nell’America di quegli anni). Una maledetta storia, che è riuscita a diventar lunga 40anni grazie all’accanimento statunitense, che li ha murati vivi in una cella sperando che finissero i loro giorni nell’oblio
cosa che non è.
Mentre i suoi avvocati cercano ancora di mandare avanti la battaglia per la riapertura del processo a loro carico,
sappiamo che la sola cosa che può esser utile, oltre la memoria e la solidarietà, è la lotta per l’abbattimento del carcere a partire dai suoi punti più alti: ergastolo, segregazione e tortura, fino ad arrivare ad aprire ogni blindato.
Per la libertà dei prigionieri,
per la libertà di tutti e tutte.

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