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Archive for 9 febbraio 2015

Quando si assassina col freddo e col gelo

9 febbraio 2015 Lascia un commento

Mentre tutti postate fotografie di come la neve imbianca il vostro quartiere, si muore di freddo.
Si muore di freddo bambini, si muore di freddo donne, si muore di freddo in gravidanza,
in un battello galleggiante in mezzo al nulla.
In mezzo ad un universo di acqua in cui si confida al punto di chiamarlo futuro.

I morti di oggi, assiderati durante una traversata, dopo ore di difficoltà di navigazione a largo di Lampedusa sono stati deliberatamente assassinati dalle scelte europee sui profughi e i richiedenti asilo che salpano dal nord Africa per arrivare in Europa, in questo grande vergognoso lager che è l’Europa.
I 29 morti di oggi non son morti di freddo, ma assassinati dalla scelta di sospendere anche Mare Nostrum,
che almeno le vite le salvava, anche se poi le immetteva in meccanismi repressivi e di privazione di libertà di movimento.

Si muore di freddo, nemmeno affogati, ma di freddo.
Bastava nulla per salvare quelle vite: nulla. Solamente 7 dei 29 son stati trovati morti a bordo quando i soccorsi sono arrivati: gli altri son morti mentre arrivavano verso terra.
Bastava nulla per salvare quelle vite.
Nulla.

LEGGI:
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Un altro stupratore in divisa… Dino Maglio, carabiniere

9 febbraio 2015 1 commento

Il nome di Massimo Pigozzi mi risuona spesso nella testa: il nome di un poliziotto stupratore mi rimane incastrato nei processi neuronali, la rabbia lo blocca tra le sinapsi, così che la memoria possa essere sempre bruciante e viva.
Perchè questi non vanno dimenticati: non vanno dimenticati i nomi dei maschi aguzzini e stupratori,
poi se son uomini di Stato, che calzano a pennello una divisa da tutori dell’ordine bhè…
lì il processo di memoria fa giri pindarici, e non si stacca più dal mio corpo.

Te la ricordi sta foto Ommemerd?? _foto di Baruda_

Oltre al nome di Massimo Picozzi, poliziotto; o di Francesco Tuccia, soldato dell’esercito italiano
possiamo aggiungere quello, ripugnante, di Dino Maglio, che indossava la divisa di Carabinieri e cha ha un storia molto particolare che è riuscita a “guadagnarsi” articoli sul Guardian.

Dino Maglio l’ha costruita bene la sua macchina di stupri seriali: era un internazionalista probabilmente questo playmobil dallo stupro facile perché aveva scelto come tecnica quella del Couchsurfing, parola che a molti sembrerà insulsa ma che rappresenta una piattaforma nata non da molto tempo ma con una fruizione in impennata, che permette ai viaggiatori lowcost di scambiarsi ospitalità, di offrire il proprio divano per una vacanza alternativa.
Lui ne ha ospitate diverse di ragazze, e sempre le drogava e violentava.

Il bello di tutta questa storia è che il fanciullo negli ultimi mesi era ai domiciliari proprio perchè denunciato da una sua ospite australiana di soli sedici anni: lui confessò anche di averla drogata e di aver avuto un rapporto sessuale con lei, minorenne.
Ma d’altronde è un carabiniere: ha continuato ad esserlo anche dopo questa denuncia,
ha continuato ad essere carabiniere anche quando con tutti i domiciliari in atto ha continuato ad adescare fanciulle con la stessa identica tecnica del Couchsurfing.
Il totale è 16 ragazze provenienti dalle più disparate zone del mondo.
Lui è Dino Maglio, 35 anni, Carabiniere.
Aho, tutte belle marcite e putrefatte ste mele di Stato!

Noi impariamo a difenderci, noi impariamo a non farci metter le mani addosso:
una manciata di giorni fa ho saputo che un uomo di merda che ha rovinato la mia vita per anni ha fatto di peggio su un’altra donna, che però è riuscita ad ottenere un allontanamento da lei e dalla sua bimba piccolissima.
Eppure lui è tra noi, nessuno lo è andato a prendere per il collo come sarebbe dovuto essere. Già molto tempo fa.
Anzi, ero matta io. E probabilmente, per quella brava gente che siamo, ora sarà matta lei.

lo schifo totale. Arriverà il giorno, pezzo di merda, arriverà…

LEGGI:
Pigozzi: il poliziotto stupratore
Omini di Stato, stupratori in divisa
Finanzieri che stuprano
Soldati americani e basi in Italia
Mario Placanica, assassino stupratore

 

 

Voglia di blog e di rampe per disabili LIBERE (per non parlare dei parcheggi)

9 febbraio 2015 3 commenti

Quanti mesi che dico a me stessa e ogni tanto lo scrivo pure, che tornerò a queste pagine.
Perché questo blog ha più anni di mio figlio e ci son legata,
perché sono una logorroica grafomane con mille problemi psichiatrici legati all’uso della parola scritta e da tutto ciò, malgrado tutto, non riesco a staccarmi anche se poi l’ho fatto.
Perché le parole invece di scivolare leggere come sempre hanno fatto scricchiolano,
scricchiolano come ossa stanche e anziane: le parole rimangono mute come mio figlio,
si fermano nel uso sguardo dolce, cercano di interpretare altro, che di parole non è fatto.

e ogni tanto mi sembra di aver perso tutto, anche la possibilità di descrivere quel che vivo e sento,
cosa che avevo sempre fatto con desiderio viscerale.

La disabilità è un vortice maledetto e infame che porta tutto con sè,
la disabilità si vive in una solitudine reale alla quale si fa fatica a trovare il significato d’abitudine.
Volevo scalare le montagne, ma chi si sarebbe mai aspettato di vivere in parete ogni istante!

E allora faccio questo post uguale a tanti altri,
che dice solo che ho voglia di tornare,
di scrivere, di litigare con voi, di volervi bene e disprezzarvi profondamente.
Ci proverò.

Intanto stamattina ho trovato una foto su twitter di cui ringrazio l’autore che descrive bene la mia attività preferita negli ultimi mesi, alla quale potete aggregarvi, rendendoci incredibilmente felici:

Rugantino @GIC_Dictator · 7 feb Se parcheggi la macchina sulla rampa per disabili, a qualcuno je potrebbe rode il culo. Accade a Roma

LEGGI:
La pazienza di contare

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