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The Wall, comunità ebraica e solite accuse deliranti: risposta di Roger Waters

2 agosto 2013 4 commenti

Per me è stata un’emozione rara, perché ho iniziato a sentirmi vibrar dentro i bassi di quella grande opera che è The Wall che ero veramente una cucciola ( già ho delirato a riguardo tempo fa 🙂 ),
e non ho mai smesso di farlo; mai mi son staccata da quel disco. Ogni volta che son partita senza ritorno era nel mio zaino, era a tutto volume nelle mie orecchie mentre mio figlio mi cresceva dentro e il giorno della sua nascita, e pochi giorni fa finalmente era là, davanti a me, in tutto il suo immenso spettacolo, con un pancione che saltava a ritmo e il piacere che dilagava nel corpo.

Roger Waters. The Wall, Roma 28 luglio 2013

Roger Waters. The Wall, Roma 28 luglio 2013

Roger Waters e The Wall sono esplosi davanti a me in due splendide ore di spettacolo straordinario
(se solo avessero alzato un po’ il volume!!).
Ha dedicato, senza troppi giri di parole e in un italiano perfetto, la sua tappa e tutta la sua tournè alle vittime del terrorismo degli Stati, tutti, e l’ha fatto con parole dure, dirette, senza mezze misure, come d’altronde le immagini che su quel muro ha rappresentato.
Ha rinnovato la sua maestrìa nel raccontare gli incubi della guerra con gli orrori delle attuali o recentissime , così come quella che uccise suo padre nel 1944 in Italia.
Lui i simboli del potere, del potere di Stato, li ha lanciati tutti dai bombardieri proiettati sul suo muro, così come quelli religiosi: dalle croci alla mezzaluna islamica, dalla stella di Davide al dollaro, alla falce e martello, da MC Donald alla Shell e così via..c
Insomma…
in praticamente 200 date la polemica della comunità ebraica,
che qui a Roma è subito esplosa contro il maiale gonfiabile stracolmo di loghi e simboli, che tra i tanti aveva anche la stella di Davide, la cui rappresentazione a quanto pare significa automaticamente “antisemitismo”,
ha avuto un solo precedente, in Belgio.
E pubblico volentieri la traduzione che circola virale in rete da ieri, della sua risposta a loro,
che non so se perderà tempo a copiaincollarla alla comunità romana, penso abbia di meglio da fare.

Ecco il maiale gonfiabile al centro della polemica: dall’altro lato, tra i tanti loghi e scritte che potete vedere, c’è anche una falce e martello…. ( a dimostrazione dello sproloquio)

oltretutto, come Waters mira a sottolineare, la polemica è probabilmente causata dalla sua adesione alla campagna BDS “Boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni” contro Israele.
Vi lascio alle sue parole, e inevitabilmente a un po’ della sua musica

C’è stato qualche commento su internet, a proposito di The Wall in Belgio, al quale sento di dover dare risposta.Un certo Alon Onfus Asif, israeliano residente in Belgio, è venuto a vedere The Wall in Belgio la scorsa settimana e, essendo un tipo dotato di acuto spirito di osservazione, ha notato una stella di David sul maiale che viene distrutto dal pubblico alla fine dello spettacolo. Dopodiché Alon ha doverosamente filmato il nostro maiale con il proprio telefonino, ha postato il video e ha avvertito il quotidiano israeliano Yediot Ahronot. Questa storia è stata prontamente ripresa dal sempre vigile Rabbino Abraham Cooper, decano del Simon Wiesenthal Center, e lo sproloquio che ne è seguito, del tutto prevedibile, si può leggere qui:  http://www.algemeiner.com/2013/07/24/massive-pig-balloon-at-roger-waters-concert-features-star-of-david-video/

Spesso ignoro tranquillamente simili attacchi, ma le accuse del rabbino Cooper sono talmente feroci e bigotte da esigere risposta.

Caro rabbino Cooper,

ritengo il Suo sfogo provocatorio e inutile e mi permetto di far notare che può solo ostacolare ogni passo avanti verso la pace e la comprensione tra i popoli. È anche estremamente offensivo per me personalmente, dal momento che mi accusa di essere “antisemita”, di “odiare gli ebrei” e di essere un “filonazista”.
Ho tre cose da specificare al riguardo:

1. L’uso che Lei fa dell’aggettivo “antisemita”

Per prima cosa, Le segnalo una dichiarazione della “Lega Anti Diffamazione”, organizzazione americana il cui scopo dichiarato è quello di difendere dagli attacchi il popolo ebraico e l’Ebrasimo tutto. Recentemente hanno dichiarato: “Pur essendoci augurati che il sig. Waters avrebbe evitato di utilizzare la Stella di David, crediamo di non ravvisarvi alcun intento antisemita.” Ci tengo a precisare che, durante lo spettacolo, utilizzo anche il crocifisso, la mezzaluna con la stella, falce e martello, il logo della Shell, il simbolo di McDonald’s, quello del dollaro e quello della Mercedes.

2. Uno che odia gli ebrei?
Ho molti cari amici ebrei, uno dei quali – aspetto piuttosto interessante – è il nipote del compianto Simon Wiesenthal. Sono orgoglioso di questo legame; Simon Wiesenthal era un grande uomo. Ho anche due nipoti, che amo più della mia vita, la cui madre – mia nuora – è ebrea e di conseguenza, così mi dicono, lo sono anche loro.

3. Nazista?
Non solo mio padre, il secondo tenente Eric Fletcher Waters, è morto in Italia il 18 febbraio 1944 combattendo contro i nazisti, ma io stesso sono cresciuto nell’Inghilterra del dopoguerra, luogo in cui ho ricevuto i più meticolosi insegnamenti sul nazismo e dove non mi è stato risparmiato alcun dettaglio degli orrendi crimini commessi in nome della più folle delle ideologie. Ricordo le amiche di mia madre, Claudette e Maria, ricordo i loro tatuaggi, erano due sopravvissute, due delle fortunate.

Mia madre ha passato tutto il resto della sua vita impegnandosi in politica, per assicurarsi che i nessuno dei suoi figli e i suoi nipoti, che nessun figlio e nessun nipote di chiunque, nero, bianco, gentile, ebreo, latino, asiatico, musulmano, hindu, buddista, ecc. avesse in futuro una spada di Damocle, nella forma del tanto disprezzato credo nazista, sospesa sulla testa.

Da parte mia ho fatto del mio meglio per seguire le orme dei miei genitori. All’età di quasi 70 anni, sull’esempio di mio padre e di mia madre e di tutto ciò che hanno fatto, ho resistito, come meglio ho potuto, in difesa di Signora Libertà.
Lo spettacolo The Wall, da lei attaccato con argomentazioni così deboli, è molte cose: è una riflessione, è un inno alla vita, è ecumenico, umano, amorevole, contro la guerra, anticolonialista, per l’accesso universale al diritto, per la libertà, la cooperazione, il dialogo e la pace, è contro l’autoritarismo, antifascista, antiapartheid, antidogmatico, internazionale nello spirito, musicale e satirico.
Quello che non è: NON E’ ANTISEMITA né FILONAZISTA.

Sono stato spesso oggetto di attacchi da parte della lobby filoisraeliana a causa del mio sostegno al movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), cosa che non voglio approfondire in questa sede, chiunque sia interessato può avere accesso al discorso che ho fatto alle Nazioni Unite il 29 novembre dell’anno scorso.
Tuttavia devo dire questo: in una teocrazia effettiva è quasi inevitabile che il simbolo della religione finisca per confondersi con il simbolo dello Stato, in questo caso lo Stato di Israele, uno stato che pratica l’apartheid sia all’interno dei propri confini che nei territori che ha occupato e colonizzato dal 1967.

Piaccia o no, la stella di David rappresenta Israele e le sue politiche ed è legittimamente soggetta a qualsiasi forma di protesta non violenta. Protestare pacificamente contro la politica razzista, interna ed estera, di Israele non è anti-semita. Il suo ragionamento secondo cui, visto che io critico la politica del governo israeliano, dovrei essere associato ai Fratelli musulmani, fa ridere ed è, nuovamente, un’offesa personale. Ho passato tutta la mia vita adulta sostenendo la separazione tra chiesa e stato.

Ad ogni replica di The Wall, in qualunque Paese ci troviamo, invito 20 veterani nel backstage durante l’intervallo per incontrarci, scambiare strette di mano, auguri e ricordi. Durante uno spettacolo, circa un anno fa, un vecchio veterano, del tempo del Vietnam a occhio e croce, mi ha fissato, mi ha bloccato mentre uscivo, mi ha porto la mano, che ho afferrato, e non mi lasciava andare, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “Tuo padre sarebbe fiero di te”. Le lacrime mi bruciano gli occhi.
The Wall sta raggiungendo anche Lei e tutti gli altri rabbini Cooper che ci sono là fuori.
Venga a vedere lo spettacolo!
Con amore

Roger

P.S.
Per mettere tutto nella giusta prospettiva: il maiale gonfiabile che ha tanto offeso il giovane Alon è apparso in ogni replica di The Wall a partire da settembre 2010, parliamo di circa 193 spettacoli, e la Sua è la prima lamentela. Inoltre, il maiale in questione rappresenta il Male, e più precisamente il male del governo che sbaglia. Regaliamo al pubblico questo simbolo di repressione alla fine di ogni spettacolo e la gente fa sempre la cosa giusta. Lo distrugge.

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Dalla Palestina: La strada verso la liberazione

1 dicembre 2012 5 commenti

Pubblico volentieri questo comunicato del movimento dei giovani palestinesi, di cui vi consiglio di seguire il sito (QUI), di commento al riconoscimento della Palestina come stato osservatore, non membro.
Ieri, a caldo, il mio solo commento è stata la pubblicazione di una foto, che trovo geniale, su quello che è la Palestina, anche secondo le Nazioni Unite.
Un arcipelago.
Un arcipelago in mezzo alla terra.https://baruda.files.wordpress.com/2012/11/405531_10150501961987134_471720244_n.jpg?w=595
Un ammasso di piccole isolette prive anche solo della speranza di una continuità territoriale, di autodeterminazione, di libertà di movimento e di poter far rientrare A CASA 7 milioni di profughi,
che non attendono altro dal 1948 o ’67.
Solo quella sarà la Palestina:
quella dove potranno tutti far ritorno,
quella senza muri e colonie,
quella liberata dalla farsa della diplomazia.

Ieri la Palestina è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite come Stato osservatore, non membro, alcune voci palestinesi ci ricordano che questa “vittoria” ha più che altro il sapore amaro della sconfitta.

L’iniziativa per la richiesta di riconoscimento dello “stato di Palestina” è stata una imposizione che ha deliberatamente ignorato tutte le critiche interne che ha ricevuto. E’ stata accolta come un nuovo passo nella lunga marcia del nostro popolo verso la realizzazione delle nostre ambizioni politiche. Tuttavia, dobbiamo fermarci e chiederci, quali sono queste ambizioni?
E in che modo questo passo servirà il nostro progetto nazionale?

In un clima politico in cui vi è una mancanza di obiettivi chiaramente definiti, e che è caratterizzato da forte divisione politica, diventa possibile per chiunque autoproclamarsi sedicente portavoce della nostra causa.
Questi autoproclamatisi portavoce hanno approfittato di questo clima politico per screditare tutte le voci di dissenso, arrivando anche ad etichettarli come traditori. In una tale situazione, chi può richiamare questa gente alle proprie responsabilità?

http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTdbHPK1gdXDtrsIuS8mTS9V7xiK0H-mhYYRa2RtKfj-rcQJWeWE’ evidente che queste voci di dissenso, che sono estremamente critiche rispetto all’iniziativa di riconoscimento dello stato, sono state ignorate, scompaginate e frammentate. Ma questo non è dovuto all’irrilevanza delle opposizioni che sono state mosse, piuttosto, è dovuto alla mancanza di opzioni alternative che siano degne degli sforzi di coloro che si sono sacrificati con il loro sangue per la lotta. Ogni battaglia che il nostro popolo ha combattuto è costata un prezzo molto alto, e per questo, la responsabilità ricade su di noi per assicurare che la nostra lotta non sia stata mandata avanti invano e certamente non in favore di una leadership debole e corrotta
La nostra liberazione non sarà mai ottenuta sulla base di normalizzazione con il regime coloniale sionista, piuttosto sarà conquistata con il percorso che è stato scritto con il sangue dei nostri martiri. Riaffermiamo che l’unica strada che ci interessa è il percorso che si dirige in modo esplicito verso la liberazione della nostra terra e il ritorno del nostro popolo in Palestina … Tutta la Palestina.

FINO AL RITORNO E ALLA LIBERAZIONE

Palestinian Youth Movement

Leggi:
– Ma di che stato parlate?
– Comunicato dei giovani palestinesi contro la creazione dello Stato di Palestina
Stato osservatore non membro, o arcipelago?

Da Nena News: Niente da festeggiare

Palestina: “stato osservatore non membro” o arcipelago?

30 novembre 2012 3 commenti

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L’ARCIPELAGO ORIENTALE DELLA PALESTINA
e poco altro da dire.
Continuando a puntare sul “due popoli due stati” questo è il massimo per cui possiamo festeggiare.
Lo stato deve essere uno, per tutti.
Sono impopolare ma è la sola cosa per cui si potrà festeggiare, e per cui dovremmo combattere.

E non può bastare:
GIU’ IL MURO DELL’APARTHEID
PALESTINA LIBERA
Leggi:
– Ma di che stato parlate?
– Comunicato dei giovani palestinesi contro la creazione dello Stato di Palestina

Ovviamente Israele per far capire l’inutilità di tutto ciò ha dato il via libera a 3000 nuovi alloggi illegali nella Palestina Occupata.
L’apartheid, l’occupazione, la distruzione della continuità territoriale non si vincono con le poltroncine simboliche.

Boicotta i prodotti israeliani! Non finanziare l’apartheid e le bombe su Gaza

21 novembre 2012 8 commenti

 

Qualcosa si può fare.
Qualcosa nel nostro piccolo possiamo sempre fare: e son piccoli gesti che dobbiamo trasmettere ai nostri figli, ai nostri amici, ai nostri familiari.
Boicottare i prodotti israeliani è ora più che mai un dovere vero e proprio;
deve diventare un gesto automatico e quotidiano, da collettivizzare e diffondere in ogni luogo,
supermercato, negozio d’abbigliamento, aula universitaria, farmacia.

E’ difficile trovare un elenco di prodotti soddisfacente per costruire una lista completa,
Ma almeno alcune cose impariamole a riconoscere al volo,
come il loro codice a barre, che inizia con 729.
Iniziando a chiedere la provenienza di certi prodotti, a pretendere che il supermercato dove siamo soliti rifornirci non li acquisti proprio.
Si può fare tanto per boicottare l’economia israeliana ed è ora di farlo.
Tutte e tutti,
boicottare in primis tutti i prodotti provenienti dalle colonie (vedi il sito BDS Italia),
tutti quelli con questo codice a barre,
tutte quelle aziende e multinazionali colluse con l’industria israeliana.
E quindi con la loro guerra permanente.
Non finanziate le bombe su Gaza, non finanziate il cemento del Muro dell’Apartheid,
non finanziate le loro divise, i loro anfibi, le pallottole dei loro cecchini,
i cingoli dei loro carriarmati.
BOICOTTA ISRAELE, IN OGNI TUO GESTO.

Contro segregazione ed Apartheid: ecco i Freedom Riders in Palestina, come negli USA degli anni ’60

15 novembre 2011 2 commenti

I Freedom Riders, nell'America degli anni '60, contro la segregazione razziale

Oggi è toccato ai coloni.
La peggior faccia d’Israele, la più violenta, quella genocidaria e assetata di sangue,
quella che estirpa ulivi, alimenta la devastazione e l’Apartheid, oltre ad uccidere spesso per gioco.

Oggi hanno vissuto una giornata da “palestinesi” almeno per quanto riguarda la libertà di movimento.
Siamo in West Bank, quella che io ho sempre chiamato Territori Occupati, Palestina Occupata: quella terra che a macchia di leopardo vede le metastasi dell’occupazione rosicchiare pezzo pezzo i suoi confini, il suo interno, le sue fonti, i suoi punti fertili.
La terra più triste, più martoriata, più abituata all’Apartheid, ai checkpoint che non permettono spostamenti se non dopo deliranti e incomprensibili ore in attesa di qualche permesso, spesso negato.
La libertà di movimento, nella terra che Israele (quello vero) ha “lasciato” ai Palestinesi, è un diritto dei coloni: loro hanno le loro strade, le loro ferrovie, i loro bus, i loro taxi. Tutto il resto si muove se la mano dell’occupante lascia passare, altrimenti può morire così, ai tornelli metallici che chiudono in gabbie tutti gli incroci di Palestina.

Oggi alcuni attivisti hanno, anzi lo stanno facendo proprio in questi minuti, tentato di usare, occupare, fruire, rallentare la normale circolazione dei bus utilizzati normalmente dai coloni per sportarsi: sono mezzi di trasporto vietati agli arabi, come nei peggiori racconti sud-africani. NO ARAB. Poca differenza col NO BLACKS.

In questi secondi in molti sono ancora su quei mezzi, malgrado i coloni siano scesi velocemente e scomparsi nel nulla lasciando che i bus venissero circondati dalla polizia militare israeliana e dall’esercito: nessuno ha intenzione di scendere.
L’obiettivo è arrivare a Gerusalemme:
qui potete seguire la diretta video,
altrimenti seguite su twitter l’hashtag #FreedomRides
Spero di aver modo di aggiornare tra poco..

STOP APARTHEID – END COLONIZATION – BOICOTT ISRAEL
FREEPALESTINE!

AGGIORNAMENTI: I soldati hanno preso uno dei bus, pieno di attivisti, e lo sta facendo dirigere verso il checkpoint di Hizmeh.
Verranno probabilmente arrestati da un momento all’altro.
Nel frattempo il livestream è saltato, purtroppo
ORE 16.15: Uno ad uno, vengono arrestati dall’esercito israeliano. L’accusa è l’ingresso illegale nello stato d’Israele: un manifesto all’Apartheid!

Dai giovani palestinesi, contro uno Stato palestinese come quello proposto: PER IL DIRITTO AL RITORNO E LA LIBERAZIONE

18 settembre 2011 10 commenti

Ottimo, importante, coraggioso, pienamente condivisibile.
Contrari a questo ridicolo riconoscimento dello Stato Palestinese che a breve sbarcherà alle Nazioni Uniti, i giovani palestinesi chiedono a gran voce la fine dell’occupazione, il ritorno dei profughi, chiedono di dimenticare la parola Nakba, di mutarla con Hurriyya (libertà).

NOI, DEL MOVIMENTO GIOVANILE PALESTINESE (PYM), SIAMO FERMAMENTE CONTRARI ALLA PROPOSTA DI RICONOSCIMENTO DI UNO STATO PALESTINESE BASATO SUI CONFINI DEL 1967 CHE DEVE ESSERE PRESENTATA ALLE NAZIONI UNITE QUESTO SETTEMBRE DA PARTE DELLA LEADERSHIP PALESTINESE UFFICIALE.

Un manifesto del Fronte popolare, sul diritto al ritorno!


NOI CREDIAMO E AFFERMIAMO CHE LA DICHIARAZIONE DELLA STATALITA’ VUOLE ESSERE SOLO IL COMPLETAMENTO DEL PROCESSO DI NORMALIZZAZIONE, CHE INIZIO’ CON I PROBLEMATICI ACCORDI DI PACE.

L’INIZIATIVA NON RICONOSCE IL FATTO CHE NEL NOSTRO PAESE LE PERSONE CONTINUANO A VIVERE IN UN REGIME COLONIALE BASATO SULLA PULIZIA ETNICA DELLA NOSTRA TERRA, SULLA SUBORDINAZIONE E SULLO SFRUTTAMENTO DELLA NOSTRA GENTE.

Questa dichiarazione serve come meccanismo per salvaguardare il falso quadro del processo di pace e depoliticizzare la lotta per la Palestina rimuovendo la lotta dal suo contesto storico coloniale. I tentativi di imporre una falsa pace con la normalizzazione del regime coloniale ha solo portato a cedere quantità crescenti della nostra terra, i diritti del nostro popolo e le nostre aspirazioni, delegittimando ed emarginando la lotta del nostro popolo, rendendo sempre più intensa la frammentazione e la divisione tra la nostra gente.

Questa dichiarazione mette in pericolo i diritti e le aspirazioni di oltre due terzi delle persone palestinesi che vivono come rifugiati in esilio in altri paesi, che dalla Nakba  del 1948 (Catastrofe) aspettano per tornare alle loro case da cui sono state sfollate.
Si compromette così anche la posizione dei/delle palestinesi che risiedono nei territori occupati nel 1948, che continuano a resistere dall’interno quotidianamente contro la pulizia etnica e le pratiche razziali del regime coloniale. Inoltre, rafforza e potenzia i/le palestinesi e i partener arabi ad agire come i portinai dell’occupazione e della colonizzazione nella regione, all’interno di un quadro neo-coloniale.

Il fondamento di questo processo serve niente di più che ad assicurare la continuità dei negoziati, la normalizzazione economica e sociale e la cooperazione per la sicurezza. La dichiarazione dello Stato solidificherà solo falsi confini su un frammento della storica Palestina e continua a non affrontare le questioni fondamentali: Gerusalemme, gli insediamenti, i/le rifugiati/e, i/le prigionieri/e politici/che, l’occupazione, le frontiere e il controllo delle risorse. Crediamo che una tale dichiarazione di Stato non garantisce né promuovere la giustizia e la libertà per i/le palestinesi, il che significa di per sé che non ci sarà pace duratura nella regione.

Inoltre, l’iniziativa di dichiarazione di uno Stato viene presentata alle Nazioni Unite da una leadership palestinese che è illegittima e che non è stata eletta per essere in grado di rappresentare la popolazione palestinese nella sua totalità, attraverso tutti i mezzi democratici per la sua gente. Questa proposta è un prodotto politico progettato da loro per nascondersi dietro la l’incapacità di rappresentare i bisogni e i desideri della propria popolazione. Affermando di compiere la volontà palestinese di autodeterminazione, questa leadership sta abusando e sfruttando la resistenza e i sacrifici del popolo palestinese, in particolare  dei nostri fratelli e sorelle a Gaza,  dirottando inoltre la base di lavoro di solidarietà internazionale, come il  Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni e gli sforzi e le iniziative della flottiglia. Questa proposta serve solo a sperperare tutti gli sforzi fatti per isolare il regime coloniale e renderlo responsabile.

Se la proposta per il riconoscimento statale è stata accettata o no, chiediamo ai/alle palestinesi all’interno del nostro paese sotto occupazione e in paesi di rifugio e di esilio, a mantenere l’impegno e la convinzione della dignità della nostra lotta e, ispirati dai loro diritti e responsabilità, a difenderla.
Facciamo appello al popolo libero del mondo e agli/alle alleati/e della popolazione palestinese, di praticare veramente la solidarietà con i/le palestinesi in una lotta anti-coloniale, quindi di non prendere una posizione sulla dichiarazione dello Stato, ma piuttosto di continuare a ritenere Israele responsabile per mezzo del Boicottaggio in tutte le forme economiche, accademiche e culturali, del Disinvestimento e delle Sanzioni.

Fino al Ritorno e alla Liberazione
International Central Council
Palestinian Youth Movement

RINGRAZIO IL SITO FREEPALESTINE.NOBLOGS.ORG PER LA TRADUZIONE E DIFFUSIONE DI QUESTO TESTO, SECONDO ME IMPORTANTISSIMO.
PER CHI VOLESSE LEGGERLO IN LINGUA ORIGINALE O IN INGLESE ECCO I LINK: arabicenglish

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