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Grecia: la polizia comunica di non voler arrestare studenti
Aggiornavo ieri con la notizia che la procura di Salonicco aveva chiesto alla polizia la possibilità di aprire indagini, con una pena fino a 5 anni di carcere, contro studenti coinvolti in occupazioni di licei e facoltà universitarie. Una richiesta non da poco in un paese in cui vige una legge che mantiene a distanza le forze dell’ordine da qualunque edificio scolastico ed universitario: quello che è ormai chiamato l’ “asilo universitario” è stato strappato con la rivolta studentesca contro i colonnelli del 1973 ed ha sempre permesso al movimento studentesco ateniese di rifugiarsi all’interno delle città universitarie e delle facoltà occupate in caso di bisogno.
E’ una legge che negli anni è stata ripetutamente attaccata ma mai sconfitta, tanto che ha permesso alla “rivolta di dicembre” dello scorso anno, di durare 3 settimane senza sosta, grazie alle occupazioni degli atenei. Poli liberi e liberati, gli atenei sono stati luoghi di assemblee e incontri, le gremite aule in costante riunione giorno e notte hanno alimentato le manifestazioni e la voglia di resistere e contrattaccare i burattini che fuori fremevano per caricare, sparare e intossicare l’aria circostante. Sono stati luoghi di dibattito e socialità, luoghi di mense sempre aperte e sempre in funzione, di farmacie più fornite delle vere farmacie, sono state laboratorio di assalti e fughe, di speranze e lacrime.
E ovviamente il Pasok vuole provare ad eliminare il problema dalla base: togliendo l’asilo. Permettendo alla polizia di entrare.
Da poco però un’Ansa ci dice che La polizia di Salonicco si rifiuta di arrestare gli studenti che occupano decine di scuole e facoltà universitarie, malgrado l’ordinanza della procura della città, per timore che ciò scateni pericolose reazioni in un momento di sensibile tensione sociale. È quanto indicano esponenti del sindacato degli insegnanti (Olme) che appoggiano la posizione assunta dagli agenti. Tues Metafidis, dirigente dell’Olme, citato dai media, ha spiegato che la polizia ritiene che un suo intervento «infiammerebbe la situazione provocando imprevedibili reazioni» da parte dei giovani, che già hanno manifestato il mese scorso ad Atene contro la crisi del sistema scolastico e i tentativi di riforma privatistica delle università. E dal movimento studentesco sono anche giunti segnali di appoggio agli anarchici contro gli arresti e le retate poliziesche. Ieri il procuratore capo del tribunale di prima istanza di Salonicco, Dimitri Papageorgiou, aveva chiesto alla polizia di aprire inchieste, arrestare e deferire alla magistratura gli studenti coinvolti nell’occupazione di scuole e facoltà universitarie qualora venga impedito lo svolgimento dell’attività docente. L«incriminazione potrebbe costare ai giovani sino a 5 anni di carcere. La decisione del procuratore, criticata dalle organizzazioni dei genitori e degli insegnanti, rischiava di aprire la porta ad iniziative simili anche ad Atene dove sono in atto numerose occupazioni, scolastiche. Nei giorni scorsi attacchi con bombe molotov erano stati compiuti da sconosciuti contro le storiche occupazioni anarchiche ateniesi in via Lela Karagianni e a Villa Amalias che vanno avanti da una ventina d’anni. Gli squatter hanno accusato dell’attacco forze »parafasciste« nel quadro della »strategia repressiva« del nuovo ministro per l’ordine pubblico Michalis Chrisochoidis
Già a caldo, lo scorso natale, alcuni soldati diffondevano questo comunicato
Continui attacchi contro le occupazioni di Atene
Solidarietà ai compagni anarchici greci!
Da tre giorni ormai, oltre ai continui attacchi della polizia che da un anno tartassino i militanti che portarono avanti la rivolta dello scorso dicembre, si sono aggiunti anche continui attacchi incendiari contro le occupazioni anarchiche. Questa notte il secondo episodio in tre giorni, contro una delle occupazioni storiche della capitale Atene, Villa Amalias occupata dal 1990. E’ un’occupazione abituata a resistere, visto che molte volte in questi quasi vent’anni è stata sgomberata e poi successivamente rioccupata. Anche questa notte l’attacco incendiario è avvenuto con il lancio di due molotov da parte di due sconosciuti: fortunatamente il principio di incendio è stato velocemente spento senza recare danni o conseguenze.
L’altro ieri era stato colpito lo squat di Lelas Karagiannis, anche questo storico insediamento visto che è occupato dal 1988: in questo caso, come nell’ultimo, l’attacco doveva essere portato a termine con il lancio di una serie di molotov, ma il tempestivo intervento degli occupanti ha messo rapidamente in fuga gli aggressori, che hanno lasciato una sacca con due molotov pronte per essere lanciate.
Nel frattempo il passaggio dei poteri dalla destra di Karamanlis alla fantomatica sinistra di Papandreou continua a far passi da gigante: la repressione è aumentata vertiginosamente. Continue sono le retate nei quartieri solitamente frequentati da studenti, anarchici e da operai; continue le perquisizioni e i tentativi di bloccare qualunque iniziativa, anche le presentazioni dei libri. Ora si aggiunge anche la richiesta della procura di Salonicco di aprire inchieste e deferire quindi alla magistratura tutti gli studenti coinvolti nelle occupazioni di scuole superiori e facoltà universitarie. L’ordinanza vorrebbe punire i “responsabili” con pene che arrivano ai 5 anni di carcere: tutte le associazioni di insegnanti e genitori si sono immediatamente mostrate contrarie a simili provvedimenti. Provvedimenti che potrebbero rapidamente estendersi anche nella capitale, che è in pieno autunno caldo, con decine di scuole ed atenei in mobilitazione.
Dicembre si avvicina…in Grecia fa sempre più caldo
Il Pasok non aspettava altro: blitz e minacce contro il movimento
Chi conosceva anche poco la realtà greca sapeva perfettamente che la sconfitta di Karamanlis e la vittoria del Pasok di Papandreou non avrebbero mutato la situazione, anzi.
Chi ha passato un po’ del suo tempo nelle piazze ateniesi, nelle loro manifestazioni, affrontando celere e MAT (i reparti speciali) con la loro incredibile tecnologia chimica e con il loro strano modo di gestire la piazza ed attaccare, sa perfettamente che tra i primi nemici di quella massa nera e colorata che incendiava la città c’era proprio il Pasok, quella democratica sinistra che ha strappato la vittoria alle ultime elezioni, pochi giorni fa.
E non perdono tempo, i nuovi padroni, le guardie rosse, a minacciare chi in quei mesi e senza smettere poi in quelli successivi ha sovvertito la quotidianeità. I nuovi scagnozzi delegati alla difese e all’ordine interno, hanno lanciato dichiarazioni bellicose contro il movimento anarchico che ha trasformato “atene in kabul”. Ovviamente oltre a lanciare dichiarazioni hanno fatto partire due pesanti blitz polizieschi nel quartiere simbolo della rivolta, a pochi passi dal Politecnico.
Vi incollo l’agenzia stampa di questa mattina:
Il neo ministro socialista dell’ordine pubblico, Michalis Chrisochoidis, ha promesso «democrazia e pugno di ferro» contro gli anarchici, dopo aver ordinato ieri due blitz polizieschi senza precedenti nel centro di Atene. Ma l’estrema sinistra denuncia la minaccia di «uno stato di polizia» e il movimento anarchico si mobilita. «Con la nuova generazione di terroristi, siamo diventati Kabul» ha affermato Chrisochoidis, parafrasando se stesso quando era all’opposizione. Ed ha avvertito, citato stamane dalla stampa, che con il nuovo governo del premier Giorgio Papandreou «la tolleranza è finita» e «non sarà consentito a delinquenti e vandali di distruggere le proprietà». Il ministro, cui viene attribuito il passato smantellamento dell’organizzazione armata marxista 17 Novembre, ha promesso il rafforzamento della polizia e la riforma dei servizi segreti. Ieri due operazioni senza precedenti, con la partecipazione di centinaia di agenti dei corpi speciali antisommossa, avevano assediato per ore il quartiere di Exarchia, roccaforte del movimento anarchico, da dove era partita lo scorso dicembre la rivolta seguita all’uccisione di un quindicenne da parte della polizia. Le retate, che hanno portato ad oltre cento fermi, centinaia di perquisizioni e ad una decina di arresti, hanno seguito di poco più di 24 ore un raid di incappucciati al centro della capitale contro banche,negozi e automobili per protesta contro l’arresto di tre loro compagni «accusati ingiustamente» di far parte di un gruppo armato. Il partito di estrema sinistra Syriza ha duramente stigmatizzato i raid delle forze dell’ordine definiti «attacchi contro la gioventù» e i «diritti democratici» ed ha invitato il governo socialista a «cambiare strada». Il movimento anarchico ha accusato il nuovo governo socialista di essere peggio di quello precedente di centrodestra ed ha annunciato mobilitazioni.
Tanti auguri al PASOK … non li invidio molto! ;-)
In Grecia vince il PASOK di Papandreou con una maggioranza non da poco.
Quando penso al PASOK mi viene in mente quella salitina, a pochi passi da Exarchia, dove c’è la loro sede principale.
Nelle giornate di dicembre era probabilmente il luogo più blindato, quello attorno a cui i MAT provocavano continuamente pattugliando i marciapiedi con le loro ridicole divise e quella tonnellata di armamenti chimici a testa. Era anche il luogo attorno a cui l’attenzione di quel massiccio e incazzato movimento era sempre alta, sempre pronti ad attaccarla alla prima distrazione dei burattini verdi e blu.
E’ stato poi, il Pasok, nei mesi successivi, oggetto di quasi tutti gli attentati avvenuti tra Atene e Salonicco
Repubblica ce la spaccia come la nuova speranza per la sinistra europea… noi sappiamo bene che sarà ancor più dura di prima.
Ancora attentati ad Atene e Salonicco
Un’agenzia di questa mattina dalla Grecia:
Due bombe artigianali di media potenza sono esplose stamane ad Atene, dove una donna è rimasta leggermente ferita, e nella città settentrionale di Salonicco dove il premier Costas Karamanlis inaugurerà nei prossimi giorni la Fiera internazionale. Gli attentati, preannunciati in telefonate ai media, non sono stati ancora rivendicati ma le loro modalità li rendono attribuibili ad una delle organizzazioni armate rivoluzionarie anarco-marxiste attive nel paese. Le bombe sono esplose davanti alla Borsa nel centro commerciale di Atene, e davanti ad una sede dell’amministrazione regionale a Salonicco provocando in entrambi i casi consistenti danni materiali. 
L’esplosivo ad Atene era stato nascosto in un veicolo parcheggiato davanti all’edificio di cui ha visibilmente danneggiato la facciata semidistruggendo al tempo stesso diverse automobili vicine. La donna rimasta leggermente ferita è stata colpita da frammenti di vetro e medicata in ospedale. Nei mesi scorsi, soprattutto a partire dalle dimostrazioni violente per l’uccisione di un giovane da parte della polizia ad Atene nel dicembre 2008, le organizzazione armate Lotta Rivoluzionaria, Setta dei Rivoluzionari e Nuclei di Fuoco avevano compiuto attentati dinamitardi contro polizia, banche, uffici pubblici senza mai fare vittime. In una sola occasione un agente di scorta ad un testimone in un processo contro un anarchico era stato ucciso ad Atene in un attacco.
Gli attentati odierni seguono anche la mobilitazione anarchica e antiglobalista per la liberazione dell’ultimo detenuto della rivolta di dicembre , Thodoris Iliopoulos, scarcerato dei giorni scorsi. A suo favore anarchici avevano lanciato bombe molotov contro l’ambasciata greca a Belgrado e compiuto altre azioni dimostrative. Per far fronte alla crescente minaccia, e alle accuse di inerzia da parte di stampa e opposizione, il governo ha messo in cantiere di recente una riforma della struttura di sicurezza cambiando il capo dei servizi segreti e proponendo la creazione di un Consiglio nazionale per la sicurezza internaDue bombe artigianali di media potenza sono esplose stamane ad Atene, dove una donna è rimasta leggermente ferita, e nella città settentrionale di Salonicco dove il premier Costas Karamanlis inaugurerà nei prossimi giorni la Fiera internazionale. Gli attentati, preannunciati in telefonate ai media, non sono stati ancora rivendicati ma le loro modalità li rendono attribuibili ad una delle organizzazioni armate rivoluzionarie anarco-marxiste attive nel paese. Le bombe sono esplose davanti alla Borsa nel centro commerciale di Atene, e davanti ad una sede dell’amministrazione regionale a Salonicco provocando in entrambi i casi consistenti danni materiali. L’esplosivo ad Atene era stato nascosto in un veicolo parcheggiato davanti all’edificio di cui ha visibilmente danneggiato la facciata semidistruggendo al tempo stesso diverse automobili vicine. La donna rimasta leggermente ferita è stata colpita da frammenti di vetro e medicata in ospedale. Nei mesi scorsi, soprattutto a partire dalle dimostrazioni violente per l’uccisione di un giovane da parte della polizia ad Atene nel dicembre 2008, le organizzazione armate Lotta Rivoluzionaria, Setta dei Rivoluzionari e Nuclei di Fuoco avevano compiuto attentati dinamitardi contro polizia, banche, uffici pubblici senza mai fare vittime. In una sola occasione un agente di scorta ad un testimone in un processo contro un anarchico era stato ucciso ad Atene in un attacco. Gli attentati odierni seguono anche la mobilitazione anarchica e antiglobalista per la liberazione dell’ultimo detenuto della rivolta di dicembre , Thodoris Iliopoulos, scarcerato dei giorni scorsi. A suo favore anarchici avevano lanciato bombe molotov contro l’ambasciata greca a Belgrado e compiuto altre azioni dimostrative. Per far fronte alla crescente minaccia, e alle accuse di inerzia da parte di stampa e opposizione, il governo ha messo in cantiere di recente una riforma della struttura di sicurezza cambiando il capo dei servizi segreti e proponendo la creazione di un Consiglio nazionale per la sicurezza interna
Ucciso un compagno ad Atene
Hanno assassinato un compagno cretese a colpi di pistola nel quartiere simbolo della rivolta dello scorso dicembre ad Atene, Eksarkia.
Il ragazzo, 28enne, è stato ucciso oggi a mezzogiorno a pochi passi dal Politecnico : fermato all’angolo di una strada da una moto da Enduro con sopra due persone che indossavano maschere sotto i caschi integrali e freddato con 4 colpi di pistola. Una volta a terra è stato colpito da altri due colpi a bruciapelo, poi i due killer si sono dileguati in moto.
Moto che è stata ritrovata poco dopo, abbandonata non troppo lontano.
Il ragazzo ucciso faceva parte del movimento, era un un operaio elettricista, un compagno che era stato arrestato durante gli scontri dei mesi scorsi.
Proveremo a capirci qualcosa tra un po’…
MALEDETTI ASSASSINI
DOLOFONI!
Ancora sulla Grecia: molotov in banche e stazioni
Grecia: incendiata una banca ad Atene, molotov su un treno
di Valentina Perniciaro
Internationalia, 4 marzo 2009
L’Ellade è di nuovo colpita da attacchi realizzati da sconosciuti ai danni di banche e ferrovie.
Questa mattina all’alba alcune persone a volto coperto hanno dato fuoco, rompendo un vetro e lanciando una bottiglia incendiaria, a una filiale della Banca del Pireo nel quartiere di Neo Psychiko, una zona centrale di Atene. Non c’è stata nessuna vittima, ma l’incendio ha bruciato per intero la sede e danneggiato seriamente l’edificio.
Sempre oggi i vigili del fuoco hanno lavorato per rimuovere dalla stazione di Kifissia le carcasse delle 6 carrozze della linea elettrica urbana Atene-Pireo, date alle fiamme all’alba del 3 marzo da un gruppo autodenominatosi “Banda delle coscienze”. Secondo le testimonianze confermate dalla polizia, un gruppo di una trentina di persone che indossavano maschere di carnevale, è salito sul treno alla stazione di Patissia e una volta arrivati a Kifissia hanno allontanato alcuni passeggeri spingendoli verso le carrozze più avanti per cospargere di benzina i vagoni appiccando il fuoco con delle molotov. Nessuno è rimasto ferito nell’incendio e la “banda” è riuscita a fuggire facilmente con l’aiuto di alcune auto in attesa fuori dalla stazione.I danni, secondo una prima stima, ammontano a 16 milioni di euro.
In una rivendicazione apparsa in rete ma della quali si sta valutando l’autenticità, il gruppo dichiara che l’azione è una vendetta per l’aggressione subita da Constantina Kuneva, una lavoratrice, attiva sindacalista, della ditta di pulizie impiegata nelle ferrovie urbane. La Kuneva è stata aggredita lo scorso dicembre dopo il suo turno di lavoro con dell’acido e si trova ancora ricoverata in stato critico con pesanti danni agli occhi e agli organi interni.
Si scaldano le piazze ateniesi e greche. La polizia compie atti “illeciti”
ATENE torna a scaldarsi. Dopo le tre settimane di rivolta iniziato il 6 dicembre dopo l’omicidio di Alexis e la “pausa” natalizia, gli studenti e i rivoltosi greci stanno ricominciando ad occupare le strade. Hanno iniziato con le mobilitazioni di sostegno alla popolazione di Gaza ed ora stanno ricominciando a mobilitare tutto il movimento studentesco, prima dei nuovi scioperi operai.

Foto di Aris Messinis _Ieri, ad Atene_
Anche ieri una manifestazione di 3000 persone tra studenti, docenti e precari ha percorso diverse strade del centro ed ha attaccato la polizia che ha risposto con la solita pioggia di armi chimiche.
La manifestazione si è spostata dalle parti del Politecnico e della Facoltà di Legge, non più e non ancora occupate. Per evitare che fosse nuovamente rioccupato il Politecnico alcuni docenti e studenti hanno fatto cordone intorno all’edificio: la struttura ha subito ingenti danni durante la battaglia di dicembre.
Nel frattempo da Oliva vengo a sapere:
Blitz a casa dell’ avvocato Stavroula Ghiannakopoulou alle 2:00 di notte senza avvertimento,senza la sua presenza e senza la presenza di testimoni come previsto dalla legge.Cosa cercavano , cosa hanno preso e da chi hanno avuto il permesso solo i poliziotti di Eksarxia lo sanno.Infine,come la stessa avvocato denuncia,per molte ore,in sua assenza ,entravano ed uscivano dal suo appartamento molti estranei.
Appunto per il gran numero di gente e per la confusione che facevano questi ultimi,i vicini di casa-come hanno dichiarato-pensavano ci fosse…una festa! Tornata a casa ha trovato la porta aperta e tutta la casa sotto sopra.Spaventata e convinta di essere stata derubata si è recata al vicino commissariato di Eksarxia per denunciare il fatto.Un poliziotto l’ha informata dell’accaduto invitandola ad andarsene dal commissariato…
PROVERO’ AD AGGIORNARE A BREVE SULLA SITUAZIONE GRECA.
Atene a colpi di Kalashinkov, questa notte
Ieri un’imponente manifestazione ha attraversato le vie del centro di Atene per portare solidarietà alla Striscia di Gaza, sotto attacco israeliano da 9 giorni.
Durante la manifestazione, oltre a bruciare le bandiere di Israele e degli U.S.A., sono state incendiate alcune banche e un grosso concessionario della Mercedes Benz. La polizia ha disperso il corteo con il lancio di lacrimogeni e granate urticanti.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_
Questa notte invece è accaduta un’altra cosa, di cui vi incollo l’agenzia:
Un poliziotto greco è rimasto gravemente ferito la notte scorsa ad Atene da colpi di mitraglietta esplosi da sconosciuti contro di lui e un collega. Lo riferiscono fonti di polizia. L’agente, ferito al torace e ad un piede, è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi e dovrà essere operato, ha detto la stessa fonte. L’episodio ha avuto luogo poco dopo le 4:00 del mattino ora locale. I due poliziotti si trovavano nei pressi del ministero della Cultura nel centro di Atene. Gli sconosciuti che hanno aperto il fuoco sono poi fuggiti e sul posto sono stati trovati una ventina di proiettili, probabilmente di un Kalashnikov. Le forze dell’ordine hanno lanciato una vasta operazione in tutta la città e hanno sentito una quarantina di persone nel solo quartiere di Exarchia, dove il poliziotto è stato ferito. Il 23 dicembre sconosciuti avevano sparato scontro un furgone delle forze anti-sommossa ad Atene. L’attacco era stato rivendicato l’indomani da un gruppo sconosciuto, denominatoso ‘Attacco popolare’, in una telefonata anonima ad un sito internet d’informazione. Dalle indagini risulta che in quel caso i colpi erano stati sparati da due diversi Kalashnikov.
DA UN’ AGENZIA POMERIDIANA:
Secondo la polizia greca almeno una delle armi che hanno sparato sarebbe la stessa usata in un attacco di Lotta rivoluzionaria, considerato il principale gruppo terroristico presente nel paese. «L’inchiesta sulla pistola 9mm utilizzata nell’attacco di oggi – ha spiegato un portavoce della polizia – ha dimostrato che è stata utilizzata in un attacco ad una stazione di polizia avvenuto ad aprile 2007». Quell’attacco era stato appunto rivendicato da Lotta rivoluzionaria. Nel caso di oggi invece, non c’è stata fino a sera alcuna rivendicazione. Sul posto gli agenti hanno trovato 37 bossoli provenienti da un’arma automatica tipo Kalashnikov e 4 compatibili con una calibro 9. Uno dei tre poliziotti coinvolti nell’attacco, Diamantis Mantzounis, 21 anni, è stato ferito da due pallottole, al petto e alla coscia, ed è stato ricoverato in ospedale, dove è stato operato. Il suo stato di salute è stato definito grave dai medici ma non è in pericolo di vita. Lotta rivoluzionaria è un gruppo di estrema sinistra, che si è fatto conoscere a partire dal 2003, vale a dire dopo che la polizia aveva smantellato la rete di ’17 Novembrè, organizzazione responsabile di numerosi sanguinosi attentati in Grecia per oltre un decennio. Da allora Lotta rivoluzionaria ha firmato otto attentati ad Atene, tra cui un attacco con razzi all’ambasciata statunitense nel gennaio 2007. La polizia ormai segue la pista di Lotta rivoluzionaria anche per i colpi sparati contro un furgone delle forze antisommossa il 23 dicembre in un altro quartiere di Atene. I bossoli di Kalashnikov utilizzati per quest’attacco, che non ha causato feriti, sono identici a quelli ritrovati oggi a Exarchia. Per Lotta rivoluzionaria – che afferma di rispondere alla crescente repressione – ogni poliziotto è un nemico da abbattere. La morte il mese scorso del giovane Alexandros Grigoropoulos ha creato d’altra parte un clima di tensione ad Atene che sembra stimolare Lotta rivoluzionaria ad agire. (ANSA-REUTERS-AFP)
LA GRECIA SI E’ SVEGLIATA ANCORA IN FIAMME. CORTEI E SCONTRI DI CAPODANNO
(ANSA-AFP) – ATENE, 1 GEN – Tafferugli tra gruppi di giovani e poliziotti si sono registrati nella notte nel centro di Salonicco, nel nord della Grecia e, successivamente, anche nella capitale Atene. Lo si è appreso da fonti della polizia. A Salonicco circa 150 ragazzi, poco dopo la mezzanotte, hanno piazzato degli ordigni incendiari di fabbricazione artigianale davanti a diverse filiali di banche e davanti all’ingresso dei grandi magazzini, provocando incendi che hanno richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco. Gli stessi giovani hanno poi sfilato in corteo nel centro della città dando fuoco ai cassonetti delle immondizie. Si sono quindi scontrati con le forze dell’ordine gettando delle bottiglie molotov. La polizia ha risposto utilizzando i gas lacrimogeni e ha disperso i manifestanti che si sono rifugiati nella scuola di teatro dell’Università di Salonicco, mettendo così fine agli incidenti. Più tardi, nel corso della notte, ad Atene dei gruppi di giovani in moto hanno piazzato ordigni artigianali, fatti con bombolette di gas, davanti ad alcune banche, autosaloni e internet cafè situati in vari quartieri della capitale. Le esplosioni hanno causato incendi che i vigili del fuoco si sono sforzati di circoscrivere. Violenti scontri avevano scosso Salonicco e Atene dopo la morte di un ragazzo di 15 anni da parte di un poliziotto il 6 dicembre scorso.
Sparano…
ECCO APPUNTO…TANTO PERCHE’ TRA POCHE ORE SONO DA QUELLE PARTI. Atene, 09:28
GRECIA: ATENE, STUDENTE FERITO A UNA MANO DA PROIETTILE
Mentre in tutta la Grecia continuano le proteste di piazza per la morte del quindicenne Alexis Grigoropoulos, ucciso il 6 dicembre scorso da un proiettile vagante sparato da un poliziotto, alla periferia occidentale di Atene un altro giovane e’ stato raggiunto da una pallottola, che lo ha ferito a una mano: stando a quanto riferito da fonti di polizia, l’episodio e’ accaduto ieri sera davanti a una scuola di Peristeri, municipalita’ sub-urbana della capitale ellenica, mentre lo studente stava conversando con alcuni compagni. Al momento si ignora che possa aver esploso il colpo di arma da fuoco. Le condizioni delle vittima non destano preoccupazione, ma la vicenda rischia peraltro di alimentare ulteriormente la tensione nel Paese.
Nel frattempo è stato attaccato un parcheggio di proprietà della polizia speciale antisommossa e sono state date alle fiamme auto, pullman e jeep. Per le foto: http://lombardia.indymedia.org/node/11780
NON SPARATE SUI NOSTRI SOGNI
Se io non brucio
Se tu non bruci
Se noi non bruciamo
Come dal buio nascera’ la luce?
(Nazim Hikmet “Come Kerem”)
Non sparate sui nostri sogni
Lettera degli amici di Alexis
Siamo i vostri figli! I noti sconosciuti!
Vogliamo un mondo migliore!
Aiutateci. Non siamo terroristi, “incappucciati”, “i soliti ignoti”.
Sogniamo, non uccidete i nostri sogni.

REUTERS/John Kolesidis
Aiutateci. Non siamo terroristi, “incappucciati”, “i soliti ignoti”.
Sogniamo, non uccidete i nostri sogni.

REUTERS/John Kolesidis
Abbiamo l’entusiasmo, non uccidete il nostro entusiamo. Ricordatevi!
Siete stati giovani anche voi.
Adesso inseguite il denaro, vi interessate solo delle “vetrine”, siete ingrassati, avete perso i capelli, avete dimenticato!
Aspettavamo il vostro sostegno
Aspettavamo il vostro interesse per farci sentire orgogliosi di voi.
Invano!
Vivete una vita falsa, avete chinato la testa, vi siete piegati e aspettate il giorno in cui morirete.
Non immaginate, non vi innamorate, non create.
Solo vendete e comprate.
Cose e oggetti dappertutto.
Amore da nessuna parte, verità da nessuna parte.
Dove sono i genitori?
i ragazzi
Ps: non tirateci altri lacrimogeni, stiamo già piangendo
Comunicato da Atene: non c’è pace senza giustizia
NON C’É PACE SENZA GIUSTIZIA
La brutalità della polizia Purtroppo, l’assassinio brutale di Alexis Grigoropoulos non è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Assurdo, decisamente non provocato, è stato eseguito a freddo ed è stata una “morte preannunciata” indipendentemente da quanto dichiara lo sbirro omicida e il suo padrino difensore. E ciò in quanto la mano dell’assassino è stata armata dalla diffusa, mai punita e legalizzata violenza poliziesca degli ultimi anni riversata agli immigrati, i tossicodipendenti, i rom e i giovani “vivaci”, dallo stato poliziesco generalizzato, dal consolidamento della corruzione poliziesca e della figura dello sbirro- Rambo che si vanta per aver brutalmente menato gli immigrati e aver umiliato i drogati. Purtroppo Alexis è stato sacrificato sull’altare della “sicurezza”, che riempie le città di assassini in divisa, che fa annegare i profughi nel mar Egeo, che cerca di convincere il lavoratore, il disoccupato, il licenziato e il precario che la minaccia non arriva dal ricco, dal capitale, dallo stato e dalle multinazionali, ma da chi è ancora più povero di lui, dal perseguitato, dal paria, dallo sfollato, dal diverso.
Per quanto possa sembrare utopico e strano noi insistiamo nel proporre che
§ vengano sciolti i reparti delle Forze dell’ordine MAT e gli agenti speciali
§ la polizia venga disarmata
Lo sfruttamento delle nostre vite 
Il neoliberismo non consiste solo nella sfrenatezza dei mercati. E neanche solamente nel maggior sfruttamento e nell’oppressione dei “subalterni”. Consiste principalmente nello sfrenato predominio dei ricchi sui poveri, nel totale disprezzo dei diritti individuali e collettivi. Ancora peggio questi ultimi vengono “demonizzati’ e considerati colpevoli della miseria e del degrado del pianeta. Fortunatamente il mito “della fine della storia” è crollato. La pseudoteoria del “benessere dei liberi mercati” si sta rendendo ridicola. La crisi economica globale non lascia spazio alla minima illusione sulle menzogne dei potenti. Il governo Karamanlis ha smantellato il settore pubblico, ha portato alle stelle il carovita, ha depredato il patrimonio sociale, ha derubato i fondi assicurativi, ha condannato centinaia di migliaia di persone al precariato, alla povertà e all’emarginazione sociale. E per fare tutto ciò ha venerato la Chiesa onnivora e l’antropofagia della Giustizia e della Polizia. Questo governo che depreda l’ambiente, che svende il settore pubblico, che umilia il lavoro umano, che uccide profughi e assassina ragazzi se ne deve andare. E non perché ad esso ne segua uno del PASOK che a sua volta ha assassinato Kaltezas e ha votato la legge contro il terrorismo, ma perché non li reggiamo piu`, perché meritiamo una vita più umana.
La sommossa
L’assassinio crudele di Alexis ha fatto esplodere la sommossa più grande del periodo dopo i colonnelli. Abbraccia tutto il territorio ed è più vasto, più di massa, più deciso di quello del 25 Maggio 1997 contro la legge 330 , di quello del Politecnico dell’80, del movimento contro l’assassinio di Kaltezas nel 1985, della reazione all’assassinio di Tembonera. Questa sommossa non è stata provocata solo
dall’esecuzione brutale di Alexandros Grigoropoulos. È stata l’espressione dell’asfissia, della rabbia e dell’odio di un mondo intero (lo chiamano precariato…) che subisce quotidianamente gli effetti del mondo perbene dei ricchi: precariato, instabilità nel lavoro, umiliazioni continue, violenza poliziesca nelle piazze, negli stadi, per le strade, soppressione di ogni speranza per una vita umana. Fra le migliaia di gente che scaglia e riceve sassate dagli sbirri (e che distrugge banche e purtroppo ma spiegabile, anche piccoli negozi) è coinvolta gran parte della nostra gioventù, precari e disoccupati, scolari e studenti, greci e stranieri, politicizzati e no, che trova sbocco al suo odio nei confronti degli sbirri e dei ricchi, simboli del potere, della ricchezza e del consumismo ma anche di quanto desiderano e non possono avere in questo sistema di sfarzo ingannevole e di “ benessere ipocrita”. Per suo merito, oltre agli anarchici e agli “anti-potere” che per principio partecipano agli scontri, gran parte della sinistra radicale, benchè contraria al ”rompere” e “devastare”, non si è schierata con l’ordine, non ha condannato gli “orrori”, è uscita per strada, ha manifestato insieme agli “incapucciati” ha urlato ‘loro parlano di profitti e danni noi parliamo di vite umane”, ha capito che “l’azione precede la teoria” e si è contrapposta in maniera incondizionata alla crudeltà della polizia. Speriamo che questo continui…
È così importante quanto succede che non ci può far cambiare idea una parte di quanto succede.
Disobbedienza e scontro
Da Brixton, a Los Angeles, a Genova e alla sommossa dei quartieri Verdi, che ci piaccia o no questa è la realtà. I passaggi e i percorsi della resistenza dimostrano che essi dipendono dalle condizioni generali della società e del movimento. Non si può fare altrimenti. Le condizioni della società, del movimento e della Sinistra (di tutte le sue componenti) ci permettono di uscire in migliaia per le strade
a causa dell’assassinio del quindicenne, ma non bastano per lo sviluppo di un movimento combattivo con chiari obiettivi politici. Avremmo preferito proteste celebrative? Non sarebbe forse meglio riflettere sui modi in cui questo potenziale sociale che viene depredato e sta pagando può esprimersi e avere risultati? Come Rete, partecipiamo e sosteniamo senza riserve alla sommossa contro il governo, i ricchi e la polizia. Salutiamo la rabbia sociale contro il saccheggio governativo e il terrorismo, l’indignazione di milioni di persone per l’assassinio di Alexis Grigoropoulos, la partecipazione di decine di migliaia di adolescenti e giovani agli attacchi contro i commissariati di polizia. Per il governo che sta mostrando il pugno, l’opposizione che venera la legalità, le operazioni di piazza pulita degli sbirri, dei “cittadini indignati” e dei fascisti, le reverenze alla legalità e all’ordine della GSEE e del “classista e intransingente” KKE, la falsificazione della realtà e alle calunnie dei media specie quelli televisi, la risposta è una sola: Le lotte sociali non sono né innocenti né colpevoli , sono giuste. Se migliaia di persone sono incappucciate è perché hanno un volto!
9 dicembre 2008
Rete per Diritti Politici e Civili.
Giornata di azione internazionale proposta dal Politecnico occupato di Atene
Assemblea del Politecnico occupato di Atene di due giorni fa:
“Noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo” – giornata di azione internazionale contro gli omicidi di Stato, 20-12-2008
Oggi (venerdì), l’assemblea del Politecnico occupato di Atene ha deciso di indire una giornata di azioni di resistenza in Europa e in tutto il

da Atene_Yiorgos Karahalis_
mondo in memoria di tutti gli assassinati, giovani immigrati e tutti coloro che stavano lottando contro i lacchè dello stato. Carlo Giuliani; i ragazzi delle banlieues francesi; Alexandros Grigoropoulos e tutte le altre innumerevoli vittime sparse per il mondo. Le nostre vite non appartengono agli Stati e ai loro assassini! Il ricordo dei fratelli e delle sorelle uccisi, degli amici e dei compagni rimane vivo attraverso le nostre lotte! Noi non dimentichiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle, noi non perdoniamo i loro assassini. Per favore traducete e diffondete questo messaggio per un giorno comune di azioni coordinate di resistenza in più posti possibile in giro per il mondo.
“We don’t forget, we don’t’forgive” – day of international action against state murders, 20 – 12 – 2008
Today (Friday), the assembly of the occupied Athens Polytechnic decided to make a callout for European and global-wide actions of resistance in the memory of all assassinated youth, migrants and all those who were struggling against the lackeys of the state. Carlo Giuliani; the French suburb youths; Alexandros Grigoropoulos and the countless others,

da Atene _Petros Giannakouris_
all around the world. Our lives do not belong to the states and their assassins! The memory of the assassinated brothers and sisters, friends and comrades stays alive through our struggles! We do not forget our brothers and sisters, we do not forgive their murderers. Please translate and spread around this message for a common day of coordinated actions of resistance in as many places around the world as possible.
Se bruciano le città crescono i fiori

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera_

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera
(ANSA) – ATENE, 13 DIC – Atene si è risvegliata oggi, ad una settimana dalla morte del giovane Alexis Grigoriopoulos, libera da violenze di piazza ma colpita durante la notte da una serie di piccoli attacchi incendiari, del tipo che la polizia suole attribuire agli anarchici, alla periferia della città. Giovani incappucciati hanno lanciato bombe nelle prime ore di stamane contro cinque banche, una sede del partito ND al governo, una sede della compagnia telefonica Ote e un supermarket. Danni ma nessuna vittima. Diversi attacchi sono avvenuti, secondo le tv, nel quartiere di Paleo Faliro dove è stato sepolto nei giorni scorsi Alexis. Ieri si erano verificati scontri, con lancio di molotov e gas lacrimogeni, tra la polizia e centinaia di giovani incappucciati e non, davanti al parlamento al termine di una manifestazione studentesca. In sette giorni di disordini ad Atene, seguiti alla morte del giovane Alexis Grigoriopoulos, la polizia ha annunciato di aver fermato 176 persone di cui 100 immigrati stranieri. Di questi 176 solo 45 per aver partecipato direttamente ai disordini e il resto per danni ai negozi e saccheggio. Dei 176 fermati, 24 sono già stati incriminati e posti in stato di arresto mentre a 32 sono stati imputati a piede libero o sono state imposte ammende. Proseguono gli interrogatori degli altri. Secondo l’associazione dei commercianti i danni economici ad Atene sfiorano i 200 milioni di dollari. Il premier Costas Karamanlis ha annunciato un pacchetto di aiuti.
Melteni, il vento greco, dilaga in Europa……e dorme in Italia
Proteste contro la riforma della scuola…Il vento greco soffia anche in Francia?
di Paolo Persichetti, Liberazione del 12 dicembre 2008
I liceali scuotono la Francia. Con un occhio su quanto accade in Grecia, l’Onda d’Oltralpe torna di nuovo a riempire le piazze, dopo le manifestazioni dello scorso ottobre e novembre e quelle di giugno, per contestare la controriforma della scuola (materna, elementare e superiore) e chiedere le dimissioni del ministro dell’educazione nazionale Xavier Darcos. Un progetto che per grandi linee ricalca quello del nostro ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Nuovi programmi d’insegnamento e taglio secco di 13500 maestri, soppressione di posti per gli insegnanti di sostegno agli alunni in difficoltà, cancellazione dei corsi del sabato mattina. Tra le nuove materie è previsto l’apprendimento dell’inno nazionale, sorta di preghiera laica della nazione per gli adolescenti che dovranno anche imparare a levarsi subito in piedi alle prime note, come nelle caserme. Nei nuovi programmi è prevista la reintroduzione dell’istruzione civica e morale, pare su richiesta dello stesso presidente della repubblica Sarkozy, mirata a sottolineare attraverso delle massime illustrate i principi della morale. Chissà se i piccoli alunni delle banlieues scoveranno tra questi il diritto di avere permessi di soggiorno per i loro genitori?

ATENE: se bruciano le città nascono i fiori
Licei bloccati a Caen, Amiens, Bordeaux, Brest e Marsiglia dove dal rettorato hanno chiesto l’intervento della polizia per sgomberare gli edifici. Giovedì si sono svolte manifestazioni nelle stesse città, oltre che a Vitrolles, Vannes, Montpellier. La provincia francese è in prima linea nella mobilitazione, molto di più della capitale dove ieri si è tenuto un presidio di protesta unitario, composto da insegnanti, studenti e genitori davanti alla stazione Saint-Lazare con distribuzione di volantini ai pendolari che rientravano dal lavoro. Mentre a Rennes 3500 liceali sono scesi in strada, come a Tolosa e in altre città della Bretagna. A Brest scontri quotidiani tra giovani e forze di polizia si prolungano da una settimana. Lacrimogeni sono stati lanciati dalle forze antisommossa nei cortili di una scuola. A Nantes 500 studenti hanno bloccato le linee del tram. Cherbourg, Saint-Nazaire e Mans sono state traversate da cortei studenteschi con diversi arresti e condanne con rito direttissimo per accuse di degradazioni e violenze.
«Numerose, ripetute e insistenti, sovente nervose e contraddistinte da scene di violenza», così le Monde ha definito la nuova ondata di proteste, sottolineando le caratteristiche estremamente radicali di questo movimento poco controllato dai tradizionali sindacatini studenteschi. Tira aria nuova, un vento ellenico alimenta questi movimenti locali e spontanei che danno sfogo alla fantasia e arricchiscono la grammatica della protesta con appelli alla «disobbedienza pedagogica» e alla resistenza. Occupazioni notturne degli istituti sono state promosse da professori e genitori, come è accaduto nel liceo Einstein di Sainte-Geneviève-des-Bois, a Sud di Parigi. Un tentativo di dare vita a forme complementari di azione che accompagnino e diano durata nel tempo alla lotta, costruendo consenso e partecipazione. «Non sono il ministro dell’esitazione nazionale», ha risposto Xavier Darcos, facendo capire che andrà avanti comunque. Il Melteni è il vento greco che alza il mare e gonfia le onde. Arriverà anche sulle strade francesi e italiane?
Sempre da Atene…
OLIVA CI TIENE SEMPRE AGGIORNATI QUI Atene in fiamme

“Fino all’ultimo di noi”: l’assemblea dei ragazzi perduti scatta nell’ovazione, oltre duemila mani ritmano lo slogan che risponde. Una frase da tragedia classica: “Il sangue scorre e chiede d’essere vendicato”. Ma non è retorica. Lo dicono con tutti se stessi. Non è machismo: sono le donne a incitare con più forza. Non è ideologia: la mettono al bando totalmente. Credono a quello che dicono, quel che dicono è semplicemente quel che fanno. Ed è la determinazione più estrema che si possa immaginare. Chi sono, da quale dimensione parallela sono piombati, questi studenti asserragliati nel Politecnico di Atene? Nichilisti? Invasati? Ma perché? L’Aula Magna è gremita, malgrado la maggior parte di chi è tornato dalla manifestazione sia già tornato a prepararsi materialmente alla rivolta. Una scarna presidenza tenuta da due compagne tiene con sobrietà il filo della discussione. Chiunque interviene, senza microfono, passandosi la parola in un dialogo serrato e fatto di discorsi che, a non esserci stati, sembrerebbero incredibili. La ragazza alla fine riassume le “proposte emerse”: primo, “deve cadere il governo assassino”. Secondo, “dev’essere fatta giustizia del sangue di Alexis e i poliziotti assassini devono pagare”. Terzo, “la polizia assassina deve sparire dalle nostre strade”. Quarto, “dobbiamo avere un nostro canale di comunicazione, a partire da una radio”. Quinto, “intanto dobbiamo prenderci quelli che ci sono, dall’uso di tutti i media indipendenti nel mondo all’irruzione nelle stazioni radio e televisive ufficiali”. Sesto, “tutte le scuole, di ogni ordine, devono rimanere chiuse fino a Natale”. Settimo, “dobbiamo produrre azioni ogni giorno”. Ottavo, “ci dobbiamo organizzare meglio, a partire dalla raccolta di infermieri volontari”. Nono, “ognuna ed ognuno deve avere una pietra, in ogni momento in cui serva”.

ASSASSINI _DOLOFONOI_
Nel pomeriggio di ieri, appena prima di ricevere il colpo d’una repressione che il potere combattuto vorrebbe risolutiva, il cuore dell’insurrezione si riunisce e dibatte. Sì: è insurrezionale la situazione che si vede ad Atene, che si riverbera dalla notte fra sabato e domenica scorsa su tutta la Grecia. Un’insurrezione generale? No: un’insurrezione di valore generale. Sono quei corpi, quei volti che ieri mattina si sono ritrovati in decine di migliaia ad assediare il Ministero degli Interni greco, a sfidare la falange oplitica degli antisommossa posti a guardia degli uffici del loro ministro che si è messo a guardia del loro nome, mentre in tutta la Grecia li si chiama “assassini”. Erano almeno cinquantamila i giovani che sono rimasti in piazza Regina Sofia, grande due volte la romana piazza del Popolo, quando già l’avevano lasciata i partiti della sinistra alternativa e i pochi sindacati, del settore pubblico, scesi in piazza nella capitale ellenica durante lo sciopero generale proclamato dalla Csee, la confederazione più generale e più radicale ma che, se pure ha tenuto testa all’intimazione di revoca del premier Costas Karamanlis, non si è fatta vedere ieri nelle strade ateniesi. Quel che s’era già visto, invece, è che anche quando si contiene nelle forme della dimostrazione, del corteo, questa rivolta fa saltare tutti gli schemi. I primi azzerati sono stati quelli del gioco partitico: il concentramento indetto a piazza Omonia dal Kke, i comunisti “ortodossi”, è stato snobbato dalla massa dei giovani fluiti al corso 28 Ottobre, verso il Politecnico, per circondare solidalmente i protagonisti di questi giorni dell’ira. Poi, sono saltati anche gli schemi della sinistra alternativa ed “estrema” tradizionalmente intesa. Dal Politecnico sono partite anche le organizzazioni trotzkiste e comuniste “estraparlamentari”, ma si sono ritrovate a fare uno spezzone distanziato davanti ad un fiume di gente formatosi strada facendo.
E’ stato il fiume aperto dal coraggioso sindacato degli insegnanti, in piazza con le reti dei parenti dei “martiri”, fin dalla dittatura dei colonnelli, sotto lo striscione “In lotta a difesa della gioventù e della democrazia”. Uno scudo di chi aveva mediamente l’età di Alexandros Grigoropoulos, Alexis, il martire delo Stato nella sera di San Nicola, quando l’esercito della dittatura fascista entrò al Politecnico 35 anni fa, schiacciandone nel sangue la rivolta per la libertà. Uno scudo di gente visibilmente “tornata in piazza” e visibilmente commossa, intenzionalmente posto a difesa dei tanti studenti ginnasiali in marcia ieri, guidati dal piccolo striscione degli amici di Alexandros. A loro volta, i ginnasiali a protezione di qualcun altro: l’agibilità della piazza per gli occupanti dell’università. Che infatti si fanno vedere, in moltissimi, davvero troppi di più dei “cento facinorosi” o “teppisti” additati da Karamanlis precipitato (pericolosamente) in una crisi totale dal podio del record di consensi personali da leader politico della destra greca.
Lungo il corso Akademias, questo fiume cresce, si espande, tracima. In strada c’è praticamente tutta l’università. Ma non solo: sono tornati, nonostante le botte prese il giorno prima insieme agli insegnanti davanti al Parlamento, i liceali. E sono tornati in forze. Molte scuole sono già state occupate la sera prima dello sciopero. Poi, una partecipazione molto meno determinabile, ma non meno eloquente. Le tribù dei circuiti autogestionari, certo. E, certo, gli anarchici: trasversali ai settori sociali mobilitati e con un radicamento storico e riconosciuto. Ma soprattutto una composizione vastissima, di precariato intellettuale, “colto”, “competente”, l’intellettualità di massa ateniese intorno ai trent’anni. Una quantità di giovani donne e di giovani uomini, anche loro con la faccia del “ritorno in strada”: stavolta, da una parabola più recente d’impegno e di esperienze sociali, che riguarda più direttamente la congiuntura in cui s’inquadra questa rivolta perché è stata quella delle lotte dei tre lustri trascorsi contro le politiche neoliberiste, giunte al saldo fallimentare della crisi globale. E perché è stata una parabola di autodeterminazione, di educazione all’autogestione e a mille nuove declinazioni attive, culturalmente forti, dell’antifascismo.
Se si dovesse ricorrere ai paragoni, bisognerebbe incrociarne di diversi per rendere l’idea di questo strano animale visto ieri ad Atene: il movimento francese del 1993-94, il primo per un nuovo welfare, con le piazze italiane del “ciclo” a cavallo fra gli ultimi anni 90 e l’immediato post-Genova. E non basterebbe, comunque. Perché tutta questa gente, diversa ma quasi naturalmente affiatata, esprime una determinazione materiale persino più netta di quella delle interminabili giornate parigine di quindici anni fa. Lo si vede subito davanti al Ministero degli Interni: “gli altri” sono già sfilati via, il Kke è rimasto sulle sue ad esibire triplici barriere di militanti “Stalin” alla mano proprio ai lati del corteo, come a guardarsene. Il sindacato generale ancora non si vede e alla fine non si vedrà più. Sfila via anche la sinistra alternativa, particolarmente forti i settori di Syriza aperti da uno striscione del Synaspismos: e almeno questi, all’arrivo del fiume “autodeterminato”, per quanto siano anche loro un poco tesi e tutti organizzati in cordoni “autoprotetti”, hanno la buona grazia di fargli spazio e mutuarne gli slogan. Così, sfila via anche lo “scudo” degli insegnanti; e con loro i primi ginnasiali. Ma poi ti guardi indietro e noti che si forma un vuoto: dietro è rimasto qualcuno. Cioè tutti: la piazza s’è di nuovo riempita, il fiume l’ha colmata. E adesso non si muove. Sostiene, con la pressione fisica e coi cori, i ragazzi che si fanno sotto ai cordoni degli anti-riot, distesi a protezione del dicastero. Insulti, arance, le prime bottiglie, inizialmente di plastica. Poi, le prime spruzzate di gas dai cordoni della polizia. E volano pietre, allora. Quindi, la piazza viene bombardata: di Cs in gas e in granate a spargimento di polvere sottile. Peggio di Genova. Ma qui pare la gente sia stata già abituata dallo Stato a questa deliziosa innovazione. Così, continua a non muoversi. Si muovono invece, in avanti, i ragazzi. I cordoni sono bersagliati, malgrado i lanci lagrimogeni e urticanti che ormai saturano l’aria. Finché partono le cariche. E allora una parte del fiume riprende a scorrere, l’altra resta separata, a resistere in piazza. Dura poco: la gente fa pressione dai due lati, tutta insieme, la polizia è respinta. Si sente un solo grido, scandito all’infinito e l’intonazione sembra epica finché non traduci: “Sbirri, maiali, assassini!”. E poi “Fascisti e assassini, Alexis è ognuno di noi”. Il fiume si riunifica.
Per tornare ad essere separato e poi a riunirsi di nuovo, a forza di controassalti, altre due, tre volte. E’ un assedio, di massa. Sino a quando non compare da parte della polizia la tattica “genovese”: partono le cariche in piazza ma vengono chiuse anche tutte le laterali “di sfogo” su corso Venizelou, da cui il corteo deve tornare in zona Omonia e Politecnico. E anche da quelle laterali partono cariche: prima da una, poi da altre due, infine da tutte. Il fiume è frantumato. Ma, incredibilmente, aggredito da ogni parte, gasato all’inverosimile, ogni pezzo resiste. Le cariche sono contenute e respinte, una per una. Puoi vedere ragazze “neo-romantic” combattere per il controllo della strada come insorgenti esperte. E puoi vedere ragazzini 13enni, delle medie, scagliarsi ad ondate insieme agli “okupa” veterani sui manipoli di anti-riot. Alla fine, vincono tutti loro: la polizia si trova ad un bivio, decidere per il massacro di massa o la ritirata. Passa la seconda. Troppe le telecamere, sicuramente. Ma troppa anche la sorpresa di episodi come quello animato dagli avventori, normali signore e signori, del café di fronte al Panepistemio, su Venizelou: gli squadroni antisommossa rodeano all’inseguimento dei ragazzi armati di pietre e loro si alzano come un sol uomo dai tavoli, ripresi dalle troupe televisive, per unirsi al grido di sempre. “Dolofoni”: assassini. Gridano “andatevene”, “vergognatevi”, “i ragazzi hanno ragione”. Davvero troppo.
Quelli del Politecnico sono gli ultimi ad uscire da piazza Santa Sofia e il corso lo percorrono in un folto corteo, una dimostrazione di forza a vanto della riuscita resistenza di strada, a volto scoperto e coi primi duemila che avanzano a passo cadenzato, con uno slogan storico dei predecessori di 35 anni fa: “Sollevati popolo, cammina a testa alta”. E tornano così all’Ateneo, non prima d’aver rimpianto di non aver inseguito tutti insieme un gruppetto di provocatori fascisti all’opera nelle traverse con Akademias: al fianco della polizia, come è già successo a Patrasso. La zona lungo la 28 Ottobre, che da Omonia porta al Politecnico, è ormai beiruttizzata dalle precedenti quattro nottate di furia. E l’ultima, in verità, è stata provocata da un tentativo senza precedenti della polizia: entrare nell’ateneo, sia pure in una facoltà distaccata, come Legge. E assediare poi il Politecnico. Le ultime strade se ne sono andate in fumo per spezzare questa pressione. Uno scenario che incombe anche dopo una giornata così, lo sanno bene. Per questo si riuniscono in assemblea, per darsi un respiro più ampio che aiuti ad affrontare la ripetizione senza esaurirsi. Prima, giusto il tempo di andare per folti gruppi a controllare la zona di Exarchia. Dove capita di incontrare altri tipi di epifanie: come la scritta su un furgone calcificato dal fuoco posto a barricare un vicolo, “Se le città bruciano sono i fiori che nascono”.
L’assemblea è l’epifania definitiva, però. Perché è come ritrovarsi allucinati in un clima da “Trecento”, solo moltiplicato per molte volte, fatto maschile e femminile e alternativo, anziché fascisteggiante. Un clima rivoluzionario, si direbbe: perché si interviene come uno s’è sempre immaginato si intervenisse ai Consigli rivoluzionari in tempo di guerra civile, o al Comitato alle Barricate della Comune di Parigi. E’, in effetti, l’intonazione d’un consiglio di guerra. Queste e questi, in verità, combattono. E hanno deciso di battere anzitutto la paura: l’hanno fatta fuori del tutto, anzi in un tutt’uno con il limite. Sono belli e belle, d’una bellezza eroica, davvero senza retorica, d’eroismo di fatto, integrale, anche nello scandire e nel gestire. Li guardi bene in faccia, uno per uno, una per una, e sono identici spiccicati, sorelle e fratelli gemelli di quelle e quelli che hai visto in Onda in Italia. Sono pragmatici anche i loro discorsi, infatti. Solo che il pragmatismo sta sulle barricate. Certo che è nichilista: parlano esplicitando l’annichilimento di ogni orizzonte, in un mondo di merda, che fa da cornice alla loro ribellione. Sono esplosi nella sola cosa che possono e vogliono mettere a valore, adesso: la comunanza dell’indignazione. Non si danno limiti perché è il potere ad averli oltrepassati: questo è il segno dell’assassinio di Stato di Alexis.
E così, dopo l’assemblea, se ne vanno saltellando a centinaia con le loro All Star, frammisti a qualche storico vicino tossico dei giardinetti fra il Politecnico e il Museo Epigrafico, che ha ancor meno da perdere di loro, incontro all’assedio degli anti-riots. Sono quattro-cinquecento solo quelli che vanno a sfidarlo nella stretta via Averof, traversa del 28 Ottobre davanti all’ingresso principale dell’ateneo. Un balletto che dura oltre un’ora e che finisce però rapido in escalation. Di fronte al gasamento poliziesco, se vuoi combattere, dopo le pietre c’è a contendere il terreno alle cariche solo l’arma storica consegnata dal Quartiere Latino del Joli Mai parigino: lo champagne molotov. Che al Politecnico della resistenza ai colonnelli ha una sua tradizione. E’, ovviamente, l’icona su cui punta intanto mediaticamente il governo delle destre per criminalizzare come un “gruppo di paraterroristi da isolare” questo cuore d’insurrezione giovanile. Ma, iconizzazione negativa a parte, le molotov intanto piovono a sbarrare la strada alle cariche: che sono segno evidente della volontà di stringere l’assedio. Tant’è, i numeri della polizia si scoprono: sono genovesi anche loro, torme di anti-riots appaiono all’infinito, via per via, a provocare una battaglia in ogni strettoia. Finché fanno il passo definitivo: tutta la forza di quei numeri, tutta, viene gettata in una carica generale, dal fronte principale alla laterale del Politecnico già protagonista della notte di fuoco precedente, Stournara. Giusto il tempo di dirsi “una roba così non la domano se non con un colpo di stato di fatto, perché come fai ad arrestare 5mila disposti a tutto?”, che la minaccia si appalesa. Le migliaia di studenti e giovani metropolitani sono pressati dalla carica furibonda sin dentro le cancellate dell’ateneo, che viene saturato di gas e polvere di Cs.
Una nuova notte di fuoco, così, è scientificamente consegnata alle cronache. Col fuoco viene riconquistato il respiro e il canale di uscita di Stournara, col fuoco la 28 Ottobre. E nel fuoco, malconci per le botte che si è fatto in tempo a prendere balzando dentro al Politecnico, col viso coperto di Malox per lenire l’urticazione, lasciandosi indietro un Gravroche ateniese del 2008, di anni 9, spuntato da chissà dove nella miseria metropolitana, che grida e tira di tutto ai poliziotti, si riprende il viaggio surreale attraverso i locali circondati da barricate di Exarchia, verso l’albergo. Con nella testa una domanda dolorosa: finirà, questo cuore insurrezionale post-moderno, questa vena aperta dell’Europa in collasso, in una repressione simile a quella dei predecessori, solo sotto altre spoglie. E poi un’altra, più difficile: “Se dev’essere il nulla, perché dovrebbe avere torto, questa gioventù eroica suo malgrado?”.
ANUBI D’AVOSSA LUSSURGI E OLIVA DAMIANI, DA ATENE
DOLOFONOI: ASSASSINI

ATENE IERI POMERIGGIO
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CORRISPONDENZA AUDIO FATTA DA RADIO ONDA ROSSA CON ANUBI DAL POLITECNICO DI ATENE: Corrispondenza da Atene
AGGIORNAMENTI DA ATENE

L'assassino di Alexandros Grigoropoulos
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Camminano tutti in fila indiana per poi scattare all’improvviso con quello strano fucile spara gas…non caricano mai…sparano lacrimogeni e si divertono a spuntare dal nulla, per prendersi qualcuno.




































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