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Grecia: come ci si protegge dal freddo?

13 febbraio 2013 11 commenti

Pare un po’ strano che all’improvviso girino tutti questi articoli sulla Grecia che parlano di assalti ai supermercati, di rapine in banca, di improvvisa rivoluzione sociale a noi taciuta per amore della “campagna elettorale” che tutto cela e nasconde.
Insomma, oggi leggendo il Corsaro nel suo articolo Grecia: tra bufale e verità… mi son sentita un po’ meno sola, perchè nessuno sminuisce la devastazione economica e sociale della Grecia, anzi,
ma veramente questo tipo di informazione sembra trasformare la realtà in una soap opera mal riuscita, di quelle che si vedono sempre un po’ sfocate.

In Grecia la situazione sta degenerando da tempo,
l’austerità imposta dall’Europa, dalla Banca Centrale e dal Fondo Monetario Internazionali più “politiche economiche” sembrano bombardamenti al fosforo sui quartieri delle città,
crimini contro l’umanità  più che misure.
Che vanno capite e affrontate non come si stesse in un telefilm, penso che il nostro compito principale sia capire come difendersi da tutto ciò, come costruire un tessuto sociale capace di autorganizzarsi e resistere, anche solo alla fame e al freddo.
E’ vero che la Grecia ha riscoperto il baratto, l’esproprio proletario e tant’altro, ma quel che ho letto in questi due giorni … bha,
articoli come questi (LEGGI ! cambiano i link ma l’articolo è sempre quello su più siti) spammati anche da persone che si spacciano per lucide, nella rete, certo aiutano ad arrivare all’opposto: ad una malainformazione criminalizzante e deleterea.

Con tutto quello che ci sarebbe da leggere, da tradurre, da scrivere sulla Grecia (come l’autogestione delle fabbriche ad esempio)

Una cosa interessante, che palesa con una sola immagine come è cambiata la quotidianità della popolazione greca è questa, questo scatto che prendo dal blog Histologion:

“fumo di Atene”

Il cielo di Atene di notte, così come quello delle altre città e dei centri abitati più piccoli, ha un altro aspetto. Un fumo si poggia sulla città, che assomiglia allo smog, ma non viene dalle macchine,
viene -clandestino- dalle abitazioni, dai condomini, dalle case di tutto il paese.
E’ il fumo di fuochi appiccati con quel che si trova…ecco, questo è vertiginosamente aumentato, non gli assalti ai supermercati raccontati in quel modo.
[Leggi quest’articolo del WallStreetJournal]
Grazie alla troika e all’aumento delle tasse sul gas utilizzato per il riscaldamento domestico, il prezzo è arrivato ad assomigliare a quello per il trasporto, che ha il prezzo più alto di tutta Europa oltretutto. Parliamo di un abbassamento del consumo dell’80% ( l’associazione dei fornitori di carburanti greci parla di 400 milioni di euro di buco per lo Statoper questo drastico abbassamento di consumi) :
nei condomini basta un numero esiguo di nuclei familiari che non possono permetterlo e click, tutto il palazzo è al freddo.
Insomma, il lusso dei lussi, che oramai in pochissimi si possono permettere.
E così nascono diversi tipi di fenomeni, anche a seconda delle zone della città o del paese.
Il comun denominatore è questo fumo dal sapore acre, che si può facilmente osservare su tutti i cieli di Grecia.

boschi vicino ad Atene

Ci si scalda come può: dalle stufe elettriche, visto che comunque l’elettricità costa meno, alle vecchie stufe a legna, con conseguenze a volte drammatiche.
Si brucia di tutto però: si bruciano mobili, materiale edile, oggetti di plastica, si arriva a bruciare le proprie vecchie pantofole e il mix tossico che ne esce fuori e ricopre le città e maledettamente pericoloso.
A sentire un gruppo di scienziati e  gli esperti del Centre for Disease Controle and Prevention di Atene, solamente l’uso di regolare legna da ardere al posto del riscaldamento domestico nei centri urbani innalzerebbe l’inquinamento di trenta volte rispetto al normale: ma parliamo, dal dicembre 2010 al dicembre 2012 di un incremento dell’uso di legna per riscaldarsi  del 200%, con le conseguenze che possiamo immaginare sui problemi respiratori, sull’aggravarsi delle allergie o dell’asma nei bambini, sui disturbi neurologici e gli apparati riproduttivi.
Un nemico silenzioso, entrato in ogni famiglia.

Ma anche il prezzo della legna da ardere è di molto aumentato, precisamente del 50% in dodici mesi. E così la legna la si va a prendere, accetta alla mano, nei parchi e nei boschi.
Le colline son sempre più spoglie, il fumo acre delle case le avvolge in panorami cambiati incredibilmente in una manciata di mesi: dall’inizio del freddo, in poche settimane ci son state 13.000 tonnellate di alberi tagliati illegalmenti sequestrati.
Non avveniva dagli anni ’40, dall’occupazione nazista.

Quel brav’uomo di Yannis Stournaras, ministro delle finanze, però usa la mano dura e rifiuta qualunque tipo di aiuto ulteriore per le famiglie disagiate, accusando anche che i consumi si son abbassati in questo modo perché le persone hanno fatto scorte di gasolio lo scorso anno.
Le barzellette.
Anche l’incremento dell’uso delle forniture elettriche per scaldarsi sta arrivando ad un punto di non ritorno: gli aumenti dei prezzi che per ora si aggirano al 9% ( i piccoli consumatori sono i più martoriati) arriveranno al 20% a fine 2013.
A passo di carica poi si procede nel togliere la corrente agli insolventi: circa 30.000 famiglie al mese si ritrovano senza elettricità, per un numero che tra poco si aggirerà intorno al mezzo milione.
Non c’è parola alcuna per raccontare tutto ciò.

“Siamo coloro che impastano, eppure non abbiamo pane,
siamo coloro che scavano il carbone, eppure abbiamo freddo.
Siamo coloro che non hanno nulla, e stiamo venendo a prendere il mondo “
Tassos Livaditis (poeta greco, 1922-1988)

LEGGI:
Potere operaio in Grecia
Come si arresta in Grecia
Tortura, pane quotidiano
Sui vaccini e sui suicidi in aumento
Baratto ricette di guerra ed espropri

Il comunicato degli studenti medi, dopo le botte in tutta Italia

6 ottobre 2012 21 commenti

Pubblico il comunicato degli studenti romani, ieri scesi in piazza come in tutto il resto del paese per protestare contro le politiche di austerity. La sola risposta ricevuta, immediata e secca, son state le botte.
I manganelli al contrario.
L’esser trascinati per i capelli.
Gli insulti.
I robocop che circondano, caricano, pestano, tentano di arrestare.

Ieri, a Torino (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Punto.
Nè un telegiornale, nè un giornale: lo spazio dato alle mobilitazioni studentesche è inesistente.
Ma ho come la sensazione che se lo prenderanno, si prenderanno tutto lo spazio che vogliono.

Oggi 5.10.12 la città di Roma è stata invasa dagli studenti dell’Assemblea Cittadina dei licei romani.
Questa data è nata dall’assemblea in Val di Susa, convocata dalla rete nazionale studaut, dove gli studenti di tutta l’Italia hanno sentito l’esigenza di scendere in piazza, per esprimere un’opposizione sociale reale al governo Monti e alle politiche di austerity che stanno sempre più strette a tutta la cittadinanza. Le istituzioni sottolineano continuamente la mancanza di fondi per l’istruzione mentre   lo stato spende 500 milioni per cacciabombardieri e 2 cm di Tav corrispondono a una borsa di studio universitaria, legittimando queste scelte come tecniche e non politiche.
In un quadro di drammatica trasformazione politica, la scuola rimane ancora una volta un luogo di costruzione e progettazione, opposizione e conflitto.
Gli studenti infatti contrastano le politiche di questo sistema scolastico e se ne riappropriano dall’interno vivendo le proprie scuole e creando dal basso controcultura attraverso cineforum, mercatini di libri a prezzi popolari, ecc… per dare una risposta concreta alla crisi, producendo momenti di riflessione e conflitto.
Queste iniziative si oppongono al progetto di scuola-azienda che questo governo, come il precendente, vuole realizzare attraverso il DDL Aprea e i test Invalsi, che mirano esclusivamente ad un’appiattimento culturale generale e alla costruzione di una scuola che premi il merito e ignori i problemi.

Il tentativo della questura di Roma, oggi,è stato quello di impedire che gli studenti raggiungessero  il centro storico per manifestare la loro rabbia davanti ai palazzi del potere, opponendosi fisicamente, con uno sproporzionato impiego delle forze “dell’ordine”, al regolare svolgimento del corteo.
Nonostante ciò, gli studenti non si sono arresi e fino all’ultimo hanno portato in piazza la loro determinazione. I manifestanti infatti, estenuati da una pessima gestione della piazza da parte della questura, che aveva il palese intento di emarginare e minimizzare la protesta, hanno tentato di riappropriarsi ancora una volta delle proprie strade. Nei pressi di Porta Portese, i soggetti che giorno dopo giorno militarizzano la nostra città hanno risposto all’iniziativa degli studenti non con semplici cariche di alleggerimento, inadeguate soprattutto contro un corteo costituito prevalentemente da minorenni, ma peggio,  con una vera e propria esplosione di violenza verso gli studenti, minacciando, picchiando, manganellando, arrivando addirittura ad arrestare un quindicenne estraneo ai fatti,  trascinandolo per terra.
Dopo lo scontro e dopo essersi assicurati dell’imminente rilascio del ragazzo, il corteo non si è comunque arrestato ed ha ripreso il percorso fino a Piramide, dove al momento dello scioglimento ha pubblicamente denunciato la gravità dei fatti avvenuti in precedenza.

Gli studenti oggi non si sono fatti intimorire dalla gestione tirannica, del sindaco Alemanno, della città, ma anzi hanno avuto la dimostrazione del fatto che l’unica risposta che il governo e le istituzioni sanno dare è di tipo poliziesco e militare.

LA VOSTRA REPRESSIONE NON FERMERA’ LA NOSTRA VOGLIA DI LOTTARE, QUESTO NON E’ CHE L’INIZIO

Studenti Medi in Mobilitazione

Una lettera per chiedere solidarietà, dalle carceri greche…

28 maggio 2012 Lascia un commento

Lettera di Andrè Mazurek, detenuto da 3 anni e mezzo a Larissa (Grecia) dopo la rivolta del dicembre 2008.
Condannato a 11 anni.
Dal sito OccupiedLondon

Sono ormai più di tre anni che mi trovo rinchiuso nelle prigioni greche, più precisamente dall’ 11/12/2008 e gli scontri che seguirono all’assassinio di Alexandros Grigoropoulos ad Exarchia, Atene.
Mi chiamo Andrea Mazourek e vivo in Grecia dal 2007, più precisamente da maggio 2007. Io sono polacco e non conoscendo bene la lingua, ho lavorato qui in diversi posti di lavoro precari. Mentre vivevo qui da 1 anno e mezzo ho saputo dell’assassinio di Alexis e insieme agli altri ho manifestato per le strade di Atene tutta la mia rabbia.

Foto di Valentina Perniciaro _ Le notti in cui i MAT assediavano il Politecnico, dicembre 2008_

L’11 dicembre 2008, all’angolo tra via Solonos e via Sturnari, mentre camminavo con gli altri verso il Politecnico, siamo stati circondati dai maiali del MAT (squadre anti-sommossa della polizia) e poliziotti in borghese che hanno iniziato a picchiarci, ci hanno arrestato e portato nella questura di Atene, dove, dopo essere stato trasformato per un altro paio di volte in un sacco da boxe, ci hanno portato alle celle di detenzione del 7° piano.
La mattina successiva un dipendente dell’ambasciata polacca è venuto ad aiutare i poliziotti nei loro interrogatori.
L’ambasciata polacca ha falsamente riferito ai media che sono venuto in Grecia per partecipare all’insurrezione … Poi, il giorno dopo, mi hanno portato davanti al giudice che  mi ha contestato i reati di tentato omicidio, esplosione, fabbricazione e possesso di esplosivi ; e mi ha messo in custodia cautelare senza nemmeno avere la possibilità di discolparmi, dal momento che il traduttore che mi avevano assegnato era un arabo che conosceva poco sia il greco che il polacco, e non era stato mandato dall’ambasciata.
Gli stati cooperano perfettamente di fronte al “nemico interno” … Il giudice ha richiesto di mandarmi in un ospedale dopo la conclusione del procedimento ma questo non è successo. Dopo il mio arrivo nella prigione di Korydallos, le guardie carcerarie si sono scagliate su di me gridando che avevo bruciato le loro auto e mi hanno messo in un reparto dove nessuno parlava polacco, e invece di mandarmi in ospedale mi hanno dato un analgesico. Una settimana dopo, mi annunciano che c’è un altro mandato di arresto per me in Polonia …
Di settimana in settimana il tempo passa e le ferite sono guarite, ma la rabbia cha continuato a vivere dentro di me per tutti questi 3 anni e mezzo in cui  sono tenuto prigioniero nelle celle  della prigione democratica. L’11 giugno la Corte d’Appello mi ha condannato a 11 anni di prigione ed è per questo che vi chiedo solidarietà, se e in qualsiasi modo lo riterrete adeguato …
Dichiaro inoltre che non ho dimenticato nessuno di quelli che mi hanno picchiato, mi hanno messo in carcere e continuano a privarmi della mia libertà, mentre l’ assassino Saraliotis [uno dei poliziotti che ha sparato ad Alexis] è stato rilasciato dopo un anno e ora va in giro libero.
Ci ritroveremo nelle strade, ancora una volta, con tutti coloro che non hanno dimenticato, che hanno rotto e bruciato le vetrine che coprono l’ ipocrisia di questo vecchio mondo, che hanno combattuto e continuano a combattere. Possono impedirmi di essere lì con voi, ma voi potete continuare per tutti coloro che sono nelle carceri e non sulle strade, e proseguire per Alexandros Grigoropoulos.

La solidarietà è l’arma del popolo,
GUERRA CONTRO LA GUERRA DEI PADRONI
Andre Mazurek, detenuto nel carcere di Larissa

Altro sulla Grecia QUI, dalla rivolta per Alexis in poi…

L’appello di Occupied London, a tutt@ noi

29 febbraio 2012 Lascia un commento

Queste righe arrivano dalle pagine di un blog molto citato da me in questi anni. Occupied London ha permesso a tutt@ noi di poter seguire passo passo quel che avveniva per le strade greche a partire dal 2008, pochi momenti dopo l’inizio della rivolta esplosa sopo l’uccisione di Alexandros Grigoropolous. Un blog fondamentale,anche per chi non è parte del panorama anarchico, che con il suo costante lavoro di traduzione e condivisione c’ha permesso di entrare anche nelle più piccole azioni sparse nel territorio greco. Insomma pane per i denti di chi, lontano dall’informazione mainstream, è convinto che la storia dei paesi e dei popoli passi per le strade, sull’asfalto, sulle pietre…e che è giunto il momento di rendere veramente piccolo questo mondo, unificando le lotte e abbattendo distanze e frontiere.
Occupied London ora fa un appello, che non posso non girarvi.

Live dalle strade d’Europa: un appello di Occupied London

Foto di Pascal Rossignol

Il mondo intorno a noi sta cambiando più di quanto non ci accorgiamo . negli ultimi anni, mesi, settimane e giorni, le cose alle quali ci eravamo abituati –dalla qualità della vita che potevamo aspettarci, le nostre interazioni con gli altri, la nostra politica, tutto, in definitiva- sembrano svanire nell’aria eterea. Questa crisi è stata sistemica, per essere chiari, ma il collasso delle certezze del capitalismo ha lasciato scoperte molte delle nostre certezze. In un momento in cui l’azione è più urgente che mai, in un crocevia storico, il cambiamento è stato così radicale che ha paralizzato molti. Prima, stavamo cercando di imparare come incrinare e aprire varchi nelle solide certezze del parossismo neoliberista. Ora, che le crepe si sono fatte profonde, vogliamo sviscerarle e districare no stessi attraverso uno sciopero sociale generalizzato ed indefinito (1).

Siamo i membri di Occupied London, un progetto anarchico che è cominciato a Londra, nel 2007, stampando giornali e testi sulle realtà urbane da una prospettiva anarchica. Quando è esplosa la rivolta del 2008 in Grecia, alcuni di noi hanno sentito il bisogno di tornare là e riportare e tradurre in inglese cosa stava succedendo alla base delle città del paese.
Quasi 1,000 post nel blog e un libro dopo siamo assolutamente determinati a continuare a scrivere su ciò che sta succedendo nelle strade e nella vita quotidiana della gente, come il capitale mette in canna il suo ultimo colpo preparandosi pel la sua dipartita, lasciando dietro solo la violenza dello stato a difendere i suoi condotti di ricchezze.

Foto di Valentina Perniciaro _nottate ateniesi, 2008_

Vediamo ora un bisogno di crescere, di diventare ancora più rilevanti, di superare le divisioni politiche tradizionali e , oltre a reagire alla violenza del capitale e dello stato, cogliere fino in fondo questo momento di rottura. Il nostro contributo in questo senso è questo appello a condividere davvero le analisi e l’azione coordinata in tutta Europa.

L’informazione dai media mainstream mira a dividerci: è intenzionata a dare la colpa della crisi dapprima alla pigrizia di una Gente, poi alla rabbia di un’altra. Nei media mainstream le persone vengono viste come vittime isolate o come una massa di manifestanti, ma mai come persone pensanti, desideranti, e agenti che possono controllare il loro futuro in comune. Questo è un nuovo campo di battaglia, dove le nostre condizioni di vita, produzione e riproduzione saranno definiti per le generazioni a venire.

Con questo appello ci rivolgiamo a nuovi compagni ed amici. Che tu sia un individuo od un gruppo, mettiti in contatto. È un progetto, questo, che mira ad essere il più vasto possibile; c’è spazio per chiunque si senta vicino al nostro movimento allargato di antagonismo sociale, ma non c’è spazio per settarismi di qualunque sorta. Il modo in cui ci immaginiamo questo network, è che ci siano punti di informazione locali operanti autonomamente, mentre un nodo principale di informazione raccoglierà tutto il materiale locale in un solo luogo, taggato in modo che i contenuti siano più concretamente utili possibile. La disseminazione delle informazioni e delle analisi in Europa e oltre, e il coordinamento dell’azione sono i nostri scopi principali.

Questo è davvero molto un work in progress. Quindi contattateci a editorial@occupiedlondon.org e noi saremo più che felici di discutere ogni dettaglio. I membri del nostro collettivo viaggeranno verso vari luoghi in Europa nei prossimi mesi per discutere il progetto il più lontano e vasto possibile. Se vuoi ospitare un evento e cominciare a discutere il progetto di persona, mettiti in contatto.

(1)Per sciopero sociale generalizzato intendiamo la sistematica –ma ma selvaggia- sospensione delle nostre normali attività (lavorare, consumare, usare i networks, etc.) e sottrarla alla sfera del capitale, insieme a cortei e all’occupazione di spazi pubblici, prendendo spazio in più paesi possibili contemporaneamente. Quindi noi sovvertiamo il normale ed egemone flusso di capitale, produzioni e informazione.

Con amore,
il collettivo di Occupied London

Il comunicato di Anonymous, solidale con il popolo greco!

13 febbraio 2012 3 commenti

Cittadini della Grecia,

Siamo Anonymous.

Abbiamo seguito gli eventi ora in atto ad Atene, con reazioni contrastate. Siamo rattristati dalla distruzione e dalla rovina costate ad Atene ed alla gente che in essa vive da questa campagna.Eppure possiamo simpatizzare con loro. Il governo ha evitato le richieste del popolo infinite volte. Ha rifiutato di ascoltare la sua gente, e per questo motivo siamo al fianco del popolo greco. Abbiamo provato il loro dolore e le loro sofferenze. Non possiamo starcene inerti a guardare mentre il popolo è oppresso a causa di misure di Austerità che non gli gioveranno nel lungo termine.

Questo è il motivo per cui noi prendiamo posizione contro il governo greco. Li abbiamo avvertiti più volte di fermare le proprie azioni contro la loro gente. Li abbiamo avvertiti di smettere di sostenere questi tagli che danneggeranno indefinitamente la classe media e bassa. Non l’hanno fatto. Le azioni ora in atto sono il risultato del loro non ottemperare alle nostre richieste. Non abbiamo organizzato queste sommosse in alcun modo. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato diffondere la notizia del fallimento del vostro governo nell’accogliere le condizioni del popolo.

Anonymous sta continuando i propri attacchi contro il governo greco, e non si fermerà finché il popolo non otterrà ciò che vuole. Se questo non accadesse, il governo greco cadrà. Questo è anche un avvertimento a tutte le altre controparti dell’Unione Europea. Italia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Polonia, e tutte le altre subiranno lo stesso destino della Grecia.

Siete stati tutti avvisati.

Siamo Anonymous.
Siamo Legione.
Non perdoniamo.
Non dimentichiamo.

Saremo al fianco del popolo greco.
Al governo greco: avreste dovuto aspettarci.

 QUI L’ARTICOLO DI @Infofreeflow per INFOAUT : LEGGI!

La Grecia …. e l’ “inimmaginabile”

13 febbraio 2012 2 commenti

Prendo, parola per parola, dal blog di Franco Senia, compagno e amico.
Grazie Fra’ , questo “inimmaginabile” m’è proprio piaciuto!

Una foto regalo da "Il Marconista" che ringrazio. La cercavo da un po'...era lo slogan che più mi era rimasto nelle orecchie! STO DROMO!! TUTTI IN STRADA!

«La scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile», così ieri ha chiosato Venizelos, ministro greco delle finanze. Ed è vero. E’ proprio questa la scelta, da fare. La scelta che ieri, in Grecia, forse, si è cominciato a fare. Scegliere qualcosa di inimmaginabile. Immaginare l’inimmaginabile. Commissariati di polizia ed armerie assaltate. Una fune tesa attraverso la strada che consegna ai manifestanti un reparto di motociclisti della non più temuta polizia Delta. Qualcosa di inimmaginabile, in faccia a chi riesce ad immaginare solo fame e miseria, tagli allo stato sociale e indigenza, sfruttamento e schiavitù. Ad Atene, il sindacato che poche settimane fa si era schierato contro i manifestanti a difesa del parlamento, non è riuscito nemmeno a raggiungere la piazza. Sì, è proprio qualcosa di inimmaginabile. Era inimmaginabile, qualche millennio fa, quel che poi in Grecia è cominciato. Non so se tutto questo sia qualcosa che sta finendo o sia qualcosa che sta cominciando. So che è qualcosa. Ed è inimmaginabile.

Leggi il racconto della giornata di ieri: QUI

Atene: la rabbia vi DEVE spazzare via

12 febbraio 2012 13 commenti

Il Parlamento greco è letteralmente circondato, impacchettato dalla rabbia senza speranza di più di 200.000 persone.
In tutta la Grecia la popolazione è in piazza, se si pensa che solo a Patrasso i numeri del corteo sfiorano le trentamila persone: tutti sono in piazza, per difendere quel poco che è rimasto da difendere, nella devastazione totale dello stato.
In tutto il paese stanno occupando prefetture e municipi, ovunque le banche vengono attaccate, così come i simboli del capitalismo.
Gli scontri a Syntagma, piazza adiacente al parlamento greco, vanno avanti da 4 ore…
pare ci sia solo un ferito in cattive condizioni, mentre tutta la città è prigioniera delle tonnellate di lacrimogeni e gas urticanti che la polizia spara senza tregua su tutti i vari spezzoni del corteo.
Per quanto si sia spezzato, per quanto abbiano chiuso tutte le fermate centrali della metropolitana per evitare che ci si potesse trovare rifugio, per quanti milioni di euro in sostanze chimiche stanno spendendo per mandare tutti a casa,
la situazione non sembra mutare.
Gli scontri e i fronteggiamenti con la celere si stanno spostando nelle strade intorno alla centrale e omai satura di lacrimogeni piazza Syntagma: la facoltà di legge è stata attaccata dalla polizia che poi è arretrata velocemente.
Tutti sono ancora in piazza in questo momento, in una situazione di rabbia collettiva non certo stoppabile da blindati o gas.

Nessuno può tornare a casa ora come ora,
anche perché nessuno può nemmeno più permettersela una casa.
L’avete voluta voi la guerra totale: qualche migliaio di persone sta semplicemente rispondendo alle vostre richieste.
Fuoco su fuoco, cari miei, perché tanto da perdere non c’è rimasto più niente.
E la dignità ce la teniamo stretta!

LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO!
Un solo appunto sulla stampa: basta aprire la stampa francese, quella spagnola, quella inglese…e poi quella italiana per capire dove siamo.
Guardate i titoli, che gli articoli li eviterei…bastano i titoli per capire che paese inutile siamo e come questi fantomatici giornalisti a stipendio pieno (altro che i 4 euro a pezzo) abbiano veramente superato il limite, da tempo ormai.
“Follia Black bloc”; “I black bloc assaltano il parlamento”; “manifestazione dispersa dalla rabbia black bloc”.
Dovete morire. Punto.
Così scoprirete che anche il becchino che vi sotterra è vestito di nero….brrrrr, che paura, e se fosse un black bloc?? Ha pure la pala!!

AGGIORNAMENTO ORE 19.45 ora italiana:
cala il freddo e la temperatura. Ma la piazza, le piazze, continuano ad essere incandescenti e stracolme.
Si prevede una lunga notte per Atene, perché la voglia di tornare a casa non c’è…
c’è quella di riprendersi tutto

ORE 22:
Decine di banchi ed alcuni palazzi sono completamente in fiamme…e le strade ancora piene.
Sono 54 le persone refertate in ospedale fino a questo momento.
Ad Atene sembra giorno, il fuoco fa una luce e un calore che si sentono fino a qui!

ORE 23:
*La sede del comune di Atene è occupata, ma arrivano notizie di alcuni arresti.
*La facoltà di legge è sotto attacco dei reparti speciali M.A.T. e ci sono alcune centinaia di persone intrappolate all’interno.
Le strade continuano ad essere disordinatamente piene, con gruppi di persone ovunque e continui focolai di scontri con la polizia,
tra i palazzi in fiamme.
*I commissariati dei quartieri di Exarchia e dell’acropoli sono assediati dai manifestanti (devo scrivere Black bloc almeno vi sentite più a vostro agio?)
*Arriva notizia anche dell’esproprio di un’armeria, ad Omonia.

* Se poi provate ad andare sul sito della Polizia greca…NON CI RIUSCITE! 😉
ops..ore 23.35, anche quello del Primo ministro
ore 00.45 oooops, anche quello del Parlamento!
E nemmeno un minuto dopo…la Banca Nazionale: è un gioco divertentissimo!

*Dalla città di Volos arrivano altre notizie “calde”… visto che la sede del municipio è in fiamme.
La sede locale dell’ufficio delle imposte è stata razziata, e svuotata dei suoi faldoni, poi distrutti.

MEZZANOTTE: L’assembla all’interno della facoltà di legge, assediata da ore dalla polizia ha deciso di resistere e di proseguire l’occupazione, chiamando la popolazione a prendere le strade e continuare a lottare. “Nulla è finito, è tutto solamente iniziato ora! La facoltà di legge è uno dei centri della lotta e continuerà ad esserlo”

In tutta Atene è impossibile prelevare. Tutti i bancomat sono stati chiusi: quei pochi soldi se li tengono stretti.
IL NUOVO MEMORANDUM E’ PASSATO AD AMPIA MAGGIORANZA!

CON 400 EURO AL MESE NON SI VIVE, CI SI RIBELLA

Paghiamo caro e tutto: uno slogan tanto caro… ci si rivolta contro

8 febbraio 2012 3 commenti

La situazione greca sta degenerando al punto che anche la forza delle piazze inizia a scemare,
esausta, triturata da una politica economica che sta spingendo un paese a rovistare nell’immondizia.
Lo sciopero generale è stato partecipatissimo, l’astensione dal lavoro continua ad essere incredibile, la piazza sarebbe stata certamente più imponente se vento e pioggia gelida non si fossero riversati con tanta irruenza sui manifestanti.

Lui sghignazza....

Al quinto anno consecutivo in recessione il paese è praticamente raso al suolo: gli stipendi degli impiegati pubblici continuano ad esser tagliati (c’è chi due anni fa prendeva 1400 euro, che ora ne prende a malapena 800), le pensioni fanno preferire di morir giovani,
i giovani sanno che ormai il lavoro è quasi inutile cercarlo, anche perché non è più definibile tale.
Il lavoro in Grecia? E che cos’è? Con quello che Merkozy e la BCE stanno chiedendo al (arriverà anche il nostro turno, ne siamo consapevoli?), con l’annullamento dei contratti collettivi nazionali, con le paghe che diminuiscono a blocchi del 20% ogni volta,
dire che in Grecia i giovani siano privi di lavoro è una presa in giro.
Perché quello non è lavoro è medioevo.
Quello non è lavoro, è sfruttamento, è capolarato, è quanto di più inaccettabile ci stiano proponendo,
a loro come a noi, solo più velatamente.
E’ una guerra, hanno ragione sull’editoriale di oggi comparso sul sito di Infoaut: ci siamo arrivati al “pagherete caro pagherete tutto”, il problema è che ci sono arrivati loro. Non la nostra guerra a stato, capitale e lavoro, ma quella che i nostri stessi padroni e sfruttatori stanno muovendo contro di noi,
per piegarci ancora di più, per terrorizzarci, per renderci silenziosi schiavi del loro capitalismo ormai morto.
Pensano che in questo modo si salveranno dal colpo di coda del capitale morente, pensano che magari si salverà l’ultimo a morire…
intanto noi paghiamo caro, paghiamo tutto fino all’ultimo.

L'ingresso del parlamento greco

Noi che lo urlavamo e lo urliamo pensando di veder prima o poi LORO a pagare caro, stiamo andando consapevoli verso il baratro dei grandi diritti conquistati. Non sono cataclismatica, non penso che ciò che viene distrutto non possa essere ricostruito:
credo nella distruzione, sono sempre stata per il distruggere TUTTO e poi ricostruirlo nuovo…
lo stanno facendo loro, tocca rimboccarsi le maniche che prima o poi dovrà arrivare il momento in cui saranno loro a pagare tutto.
Ma tutto, senza il minimo sconto!

Vi allego le righe di Infoaut

Pagherete caro, pagherete tutto! Questa volta non è una scritta a bomboletta tracciata su un muro durante la notte. E neanche il titolo di qualche giornale di movimento. Questa volta tutti possono stare tranquilli perchè ad essere minacciato è un popolo intero, per cui tutto è normale.
Non di notte, e non con le mani sporche di vernice, ma il senso delle minacce, in questo caso “dichiarazioni”, di Merkel e Sarkozy verso il popolo greco è proprio questo: pagherete caro, pagherete tutto.
“Insieme al cancelliere, dico che i nostri amici greci devono assumersi le loro responsabilità votando le riforme su cui si sono impegnati” . “Siamo entrambi d’accordo – ha fatto eco la cancelliera Merkel – nel volere che la Grecia rimanga nell’euro. Tuttavia io dico anche che non ci sarà nessun nuovo programma di aiuti per la Grecia se non verrà raggiunto un accordo con la troika, tutti quelli che condividono la responsabilità in Grecia devono sapere che non devieremo da questa posizione. Voglio che sia chiaro ancora una volta che non potrà esserci un accordo se le proposte della troika non saranno implementate. Sono sul tavolo e il tempo sta scadendo.”
Le misure di austerity che la popolazione greca ha subito sino ad adesso non bastano: Fondo Monetario, Unione Europea, e Banca Centrale Europea vogliono di più. Naturalmete questo di più riguarda il lavoro: nuovi tagli agli stipendi e alle pensioni, la chiusura di Enti statali con il conseguente licenziamento dei dipendenti in esubero e un certo numero di insegnanti che resteranno senza lavoro.
La ricetta Europea per la Grecia però fino ad adesso ha portato ad una recessione del -5,5% nel 2011, un potere d’acquisto dei salari crollato del 40% e il tasso di disoccupazione vicino al 20%.  In questo scenario la richiesta della Trojka è di interventi per un ulteriore 1,5% del Pil.
I nodi, per la tenuta delle istituzioni europee, stanno venendo al pettine. L’esplosione della situazione sociale in grecia è ad un passo visto, e la risposta alle dichiarazioni della Markel di ieri, è arrivata non dal premier Papademos, ma dalla piazza a suon di bandiere tedesche bruciate.

Bada Nasciufo

SULLA GRECIA:  LEGGI QUI

Grecia: la rivoluzione è d’acciaio e zucchero. Lo sciopero delle acciaierie e l’occupazione di una famosa pasticceria

23 gennaio 2012 1 commento

Sarà il più martoriato dei paesi che stanno subendo la crisi economica, l’austerity imposta dai “mercati internazionali” che spezza la normale vita economica di tutti gli strati del paese,
sarà il paese che sta sfiorando il baratro in modo sempre più pericoloso,
ma ogni volta che #stavitademerda mi permette di trovare il tempo di scovare notizie dalla Grecia,
il mio cuore si riempie di gioia.
Di quella gioia fatta di collettività, di sudore e organizzazione, di costruzione di percorsi d’autonomia, fondamentalmente di  lotta di classe,
quella che da quest’altra parte del mare (un mare piccolo piccolo che sembra immenso) abbiamo rimosso.
Seppellita sotto tonnellate di riformismo, di sindacalismo colluso,
di complottismo, di giustizialismo, di grettezza politica
di incapacità di canalizzare energie e trovare il coraggio di portare avanti le battaglie come si devono portare avanti:
con il coraggio di chi non ha niente da perdere, e vorrebbe TUTTO da conquistare.
Ma non è aria, qui.
No.

Ma la Grecia sta prendendo la strada giusta: sta cercando di prendersi con la forza quello che con molta più forza è stato strappato via.
E lo fa riallacciando la corrente illegalmente alle famiglie che non possono pagare la tassa di proprietà,
lo fa espropriando supermercati di grandi catene e ridistribuendo il cibo preso nei mercati rionali,
lo fa portando solidarietà ai detenuti,
lo fa portando in piazza 15.000 lavoratori delle accierie staccati da qualunque sindacato sempre e comunque colluso e parte integrante dell’indotto di stato di sfruttamento e tagli.
Il piano di Manesis, capo delle acciaierie, caratterizzato dal terrore imposto dai continui licenziamenti e dalla proposta di lavoro a turnazioni, è stato bloccato dalla
tenacia e dalla forza dei lavoratori, che hanno oltretutto trovato un vero e proprio fiume di persone  pronte a portare la loro solidarietà.
I volantini dei lavoratori delle acciaierie parlano chiaro, come quelli di studenti, immigrati, disoccupati:
la chiamata è generale, è ad una lotta di classe contro potere, che sia composta, foraggiata e alimentata da tutte le componenti di sfruttati ed emarginati del paese:
chiama a raccolta studenti, precari, dipendenti pubblici, disoccupati, migranti, clandestini, cittadini e nomadi…
tutti uniti, verso un’organizzazione rivoluzionaria capace di soverchiare il sistema,
così com’è.
Mi si riempie il cuore nel leggere i loro volantini, lo ribadisco emozionata.
• Un’altra notizia “greca” ci arriva da Salonicco, battagliera città, dove i lavoratori di una famosa pasticceria (è una catena con negozi in tutto il paese) “Hatzis”, hanno deciso di occupare il negozio nel quartiere di Kalamaria, dopo che da dicembre combattevano per cercare di ottenere i 5 precedenti mesi di salario, oltre che i bonus economici previsti nella mensilità di dicembre.
Una storia che va avanti da alcuni mesi e che ha dell’irreale visti gli ultimi 5 anni di fatturato della pasticceria e il maldestro tentativo (che sicuramente riuscirà) di puntare al fallimento approfittando della crisi nel paese, per evitare di
pagare i milioni di debiti accumulati con le assicurazioni pubbliche.
Basterebbe fallire, cambiar nome alla società e tutti i debiti, per primi quelli con gli stessi lavoratori, spariranno nel nulla.
Alla luce di ciò negli ultimi mesi i licenziamenti sono stati tanti, rimpiazzati con lavoratori “fantasma”, privi di regolari contratti o con l’obbligo di una precedente firma di “dichiarazione volontaria di licenziamento” che permettono al padrone di non pagare le indennità a chi viene licenziato.
Sono 400 euro al mese per turni fino a 12 ore di lavoro: questo è.

tanto che, come ormai per tradizione in quel paese, il padrone sta iniziando a tremare.
I suoi locali sono bloccati e occupati: al secondo giorno di occupazione la polizia ha fatto irruzione arrestando otto persone, tra cui 4 lavoratori e altri 4 solidali:
la cosa non ha minimamente fermato la mobilitazione.
La lotta continua…alla faccia del padrone, di Manesis e di quelli come loro.

Grecia: la società che riscopre il baratto, le ricette di guerra e gli espropri

7 dicembre 2011 2 commenti

Ieri erano 3 anni dall’omicidio di Alexis, che prima di incontrare il proiettile che l’ha ucciso era un 15enne in una serata tra amici, davanti ad un localetto del quartiere anarchico di Atene, Exarchia.
Da quel giorno nulla è stato più come prima: gli scontri e il livello di conflitto vissute nelle settimane immediatamente successive hanno decisamente cambiato il modo di stare in piazza della Grecia, prima che la grande crisi le spezzasse definitivamente le ossa.
Questo blog ha parlato tanto di Alexis, ha partecipato a quelle prime infuocate piazza, e non riesce certo a dimenticarlo.

Ora un paio di notizie dalla Grecia, per le quali ringrazio chi non smette di scovarle: da una Grecia che alza quotidianamente il livello di conflitto contro le misure di austerità prese dal governo, dal Fondo Monetario internazionale e dai mercati.
Un paese spezzato, spazzato via: un paese che però non si arrende, che sta imparando nuove pratiche ed alcune le sta solo rispolverando.
Un paese che se ha fame espropria supermercati … o che inventa nuove ricette come in questo caso…

Manuale dell’austerità

È l’ultimo manuale per stringere la cinghia: Non avete da mangiare? Mettete una melanzana nel tritatutto. Masticate il cibo abbastanza a lungo di modo che il vostro stomaco si senta pieno. E non dimenticate di spazzare via le briciole dal tavolo e conservarle in un vaso. Questi sono alcuni dei suggerimenti che i greci usavano per sopravvivere durante l’occupazione nella seconda guerra mondiale, e che sono stati raccolti in Ricette per la fame – un libro di cucina che è diventato un successo a sorpresa per milioni di greci che lottano per sbarcare il lunario in un nuovo periodo di profondo disagio causato dalla crisi economica. L’autrice, Eleni Nikolaidou, ha passato 18 mesi a copiare ricette e consigli che i quotidiani greci pubblicavano durante l’occupazione nazista dal 1941 al 1944.
Altri “consigli”: ferri di cavallo usati per rinforzare scarpe fatiscenti, sabbia cotta per conservare i limoni, e gatti e cani randagi cacciati nelle strade di Atene come cibo. Mancava lo zucchero, e veniva usata la polpa di uva passa come dolcificante, cosicché nei matrimoni venivano distribuiti confetti neri. Non  c’era caffè, sostituito da un intruglio di polvere di ceci.
Il libro è alla sua seconda edizione, e per quanto la situazione di guerra , che uccise per fame in Grecia 300.000 persone, non sia paragonabile a quella attuale, pure si moltiplicano sui giornali le ricette di cucina a poco prezzo, mentre preoccupanti segnali di miseria sono ormai indiscutibili. “La gente apre la dispensa e ci trova solo un misero sacchetto di farina chiedendosi: che ci faccio?” ha detto l’autrice. Molti bambini vanno a scuola senza aver mangiato a sufficienza, gli alimentari vendono meno, è precipitato il consumo di carne e la gente si orienta verso articoli a basso prezzo.

o il baratto:

E’ domenica a Volos, nel porto i pescatori espongono il loro pescato giornaliero, che oggi comprende merluzzo, sarde e polpo.
I prezzi sono stati ridotti, ma i clienti sono pochi.
Un pescatore ride amaramente. Gli affari vanno malissimo, è il momento di iniziare a scambiare merci.
“Dammi due chili di patate, e io ti do un chilo di pesce,” dice. “Perché no?
In effetti, molti in Grecia stanno facendo proprio questo: comincia una forma più semplice di commercio, il baratto.
E a Volos, il sistema del baratto serve anche a promuovere un nuovo senso di comunità.
In tempi recenti Volos, 100.000 abitanti, è stato uno dei centri più industrializzati della Grecia e ora la recessione ha colpito le sue fabbriche di cemento e acciaio, portando la disoccupazione al di sopra della media nazionale del 20%.
Ci si scambia anche servizi, non solo merci.
Ma gli abitanti, oltre a questo, usano una sorta di moneta locale alternativa, il TEM (equivalente ad un euro) che sotto forma di voucher viene accettata anche dai negozianti a pagamento parziale della merce (circa il 30%, e il resto in euro), e che poi gli stessi usano in altri esercizi.
Esiste anche un sito web dove le persone si iscrivono gratuitamente ad una rete di baratto,  in cui possono inserire annunci in cui  offrono e/o chiedono servizi come riparazioni, lezioni di inglese e  di computer, baby-sitting, visite mediche e altro: i membri scambiano beni e servizi accumulando TEM su un conto online..
Nell’ultimo anno, i membri del TEM a Volos sono cresciuti da poche decine a più di 500, e il movimento ha attirato l’attenzione di Atene. Nel mese di settembre, il parlamento ha approvato una legge che attribuisce alle reti di baratto lo status no-profit.
Il comune di Volos inoltre incoraggia attivamente la rete TEM. Il sindaco  ha detto che niziative come queste sono particolarmente importanti in un momento in cui la crisi economica smantella lo stato sociale..
Il Comune ha stampato volantini che spiegano il sistema del baratto e ha promosso dibattiti.
http://www.npr.org/2011/11/29/142908549/modern-greeks-return-to-ancient-system-of-barter

Un comunicato da Syntagma sul “partito comunista”

23 ottobre 2011 1 commento

Dopo Varkiza [1], il Politecnico [2], la Scuola di Chimica (1979) [3] il dicembre 2008 [4] e una serie di altri casi, la realtà ancora una volta rivela il ruolo del Partito che tradisce sistematicamente le lotte popolari. E se fino ad ora hanno strangolato, con le loro cariche politiche ogni sciopero generalizzato e determinato in tutti questi anni, se hanno insultato tutte le rivolte come una “provocazione”, d’ora in poi la storia dimostra che non sono “semplici errori politici”, ma una posizione consapevole e coordinata per difendere la dittatura parlamentare e dei rapporti capitalistici finanziari e sociali.
Questo è quello che hanno fatto ieri (20/10), troppo, anche se fino a quel punto hanno chiamato il popolo alle manifestazioni per il rovesciamento del governo. Invece di proteggere chi circondava il parlamento ne hanno protetto il regolare funzionamento, hanno agito ancor più barbaramente della polizia, spaccando le teste e consegnando  manifestanti alle forze della repressione. La cosa peggiore che hanno fatto è stato di legittimare lo Stato, che ha ucciso uno dei loro compagni, accusando dell’omicidio una certa violenza parastatale.
Da ieri, in modo definitivo e irreversibile, il cosiddetto “Partito Comunista” non è altro che una barriera contro il tentativo di seppellire il cadavere parlamentare. Qualsiasi essere umano libero che lotta per la propria dignità in questi giorni cruciali deve individuarlo politicamente come un bersaglio. Questa frase non deve essere letta come una scissione nel movimento. Potremmo avere problemi comuni e obiettivi comuni con gli elettori del “Partito Comunista”, ma la politica e la pratica della leadership  dalle cui labbra pendono segue gli ordini del governo e degli inviati del FMI e UE della BCE. Non abbiamo mai marciato fianco a fianco con loro, non saranno mai con noi. Dobbiamo tutti tenere presente che il “Partito Comunista” agirà come una quinta colonna del regime dittatoriale, sperando ancora una volta di afferrare qualche briciola dal tavolo parlamentare, proprio come ha fatto nel 1990 [5].

La posizione di tutti i gruppi politici, siano essi parlamentari o non, che ha sostenuto gli atti del “Partito Comunista”, sia indirettamente che con il loro silenzio, o direttamente con le loro dichiarazioni, è altrettanto condannabile. Fino a quando questi partiti rimangono all’interno di un parlamento composto di destinatari degli ordini della Troika e continuano a ricevere i loro stipendi grassi, sono interamente corresponsabili di quello che è successo finora e di quello che verrà. Il loro voto negativo al memorandum e le leggi votate insieme rivelano con precisione il loro ruolo nella dittatura: fornendo l’alibi della democrazia e della pluralità delle voci, sostengono  completamente il parlamento di rappresentanti, in modo che il popolo impoverito continui a contare i voti in ogni seduta fissa  e predeterminata di voto delle leggi che cancellano il suo futuro – e al tempo stesso, sono alimentati con l’illusione che qualcuno parli in loro nome e nel loro interesse. Così, lasciano l’opposizione ai professionisti della politica, e non sentono il bisogno di reagire immediatamente e di persona. Qualsiasi voto, anche per i partiti extraparlamentari di “estrema sinistra” alle elezioni nazionali e locali non è altro che olio negli ingranaggi [della macchina] e una legittimazione della “correttezza” della dittatura parlamentare.

Dal 25 maggio, quando ci siamo radunati in piazza, abbiamo rivelato che la democrazia diretta è la capacità di ciascuno di noi di partecipare, di consultarci l’un l’altro, di modellare le idee insieme in modo autonomo, lontano dalle etichette ideologiche o parlamentari. Resteremo qui, contro il loro parlamentarismo e la loro burocrazia fallimentari.

Stiamo prendendo NOSTRA VITA nelle nostre mani

DEMOCRAZIA DIRETTA ORA

Assemblea popolare di piazza Syntagma, 21/10/2011

1. Riferimento al trattato del 1945 di Varkiza, dove il Partito Comunista ha tradito la lotta armata e migliaia di combattenti della guerra civile in cambio della sua legalità nel nuovo regime
2. Riferimento alla posizione originale del Partito comunista contro la rivolta del Politecnico del 1973, che determinò l’inizio del crollo della giunta fascista. Allora definì gli studenti, molti dei quali furono uccisi, “provocatori della polizia”
3. Riferimento agli incidenti del 1979 presso la Scuola Chimica di Atene, dove i membri del Partito comunista hanno spezzato l’occupazione della scuola, collaborando direttamente con la polizia
4. Un riferimento, ovviamente, alla più recente condanna della rivolta del dicembre 2008
5. Riferimento all’accordo del Partito comunista due principali partiti parlamentari, ND e PASOK, nel 1990

Scontri tra PAME e blocco anarchico: Grecia – Italia, “una faza una raza”

20 ottobre 2011 19 commenti

Il Pame in corteo

Il Pame in corteo

Quel che accade in Grecia dovrebbe starci più a cuore del solito, visto quel che è successo in piazza il 15 ottobre a Roma; non solo per comprendere la rabbia di un’intera generazione, ma soprattutto per guardarlo come laboratorio di quel che sta arrivando anche qui: una specie di regolamento di conti tra pratiche politiche, nel momento peggiore della crisi del paese.
Oggi è il secondo giorno di sciopero generale consecutivo in Grecia contro il voto definitivo che approverà le misure di austerità…e questa mattina alle 10 già migliaia di persone iniziavano ad accalcarsi a Syntagma, l’enorme piazzale del parlamento greco ad Atene
Ieri è stata una giornata di fuoco e fiamme, cosa che non è certo definibile una novità per le manifestazione greche, che dall’assassinio di Alexis nel dicembre 2008, non hanno mai visto sfilare cortei senza pesanti scontri con la polizia e l’uso massiccio di bottiglie Molotov.

Anche oggi sembrava quello il panorama, in strade e piazze che puzzavano ancora dei lacrimogeni di ieri, invece s’è presentato diverso già prima di mezzogiorno in piazza Syntagma, dove il servizio d’ordine degli stalinisti del PAME s’è schierato subito in difesa dei cordoni di polizia, per “contenere” qualunque attacco da parte di gruppi, ancor prima che buona parte della polizia e dei reparti speciali fossero visibili in piazza.
Poco prima delle 15, dopo qualche ora di questa ridicola manfrina, una buona fretta del blocco anarchico ha attaccato le linee del servizio d’ordine degli Stalinisti: il primo faccia a faccia è stato davanti al Great Britain Hotel, proprio sulla piazza: a centinaia si sono attaccati, a bottigliate, sassate e bastonate.
A quel punto l’escalation è stata rapida ed anche drammatica: una parte della piazza si scontrava col PAME, l’altra tentava azioni per avvicinarsi comunque al parlamento greco.
Il blocco stalinista è stato attaccato anche a colpi di Molotov, come ci racconta il sempre puntualissimo sito Occupied London.
Dalle 15 in poi la battaglia si fa assurda: la polizia decide di attaccare e in non molto tempo conquista la parte  superiore della piazza, mentre il PAME si conquista l’altra: a quel punto la metodologia oltre alle botte del servizio d’ordine passa all’impacchettamento di chiunque faccia parte del blocco antiautoritario ed anarchico e sono in tanti quelli ad esser consegnati alla polizia, dagli stalinisti,
ormai avvelenati di vendetta ed ordine.
Dopo un’oretta, quindi nemmeno mezzora fa, il panorama è un po’ migliorato, perché la battaglia invece di calmarsi sembra allargarsi: componenti dei sindacati di base, e di diversi gruppi della sinistra antagonista, si sono uniti alle cariche contro gli stalinisti/sbirri del PAME.
E’ in questa seconda parte di scontri tra manifestanti che è iniziata a circolare la voce di un morto,
smentita poco fa.
La polizia ha appena permesso al PAME di allontanarsi da Syntagma aprendo Panepistimiou verso Omonia, mentre sta aumentando le forze davanti al parlamento, dove tutto il fronte autonomo e anarchico si è ricompattato e sta ora fronteggiando pesanti cariche e un fitto lancio di lacrimogeni.

16.50: CONFERMATA LA MORTE DI UN UOMO DI 53 ANNI, LAVORATORE EDILE, COLPITO DA UNA PIETRA E POI PROBABILMENTE MORTO PER ARRESTO CARDIACO. LA NOTIZIA E’ STATA CONFERMATA POCO FA DA ALCUNI ORGANI DI STAMPA GRECI.

CONFERMATO IL REFERTO MEDICO: IL COMPAGNO MORTO DURANTE GLI SCONTRI NON AVEVA FERITE ALLA TESTA. E’ MORTO PER UN ARRESTO CARDIACO CAUSATO MOLTO PROBABILMENTE DAI LACRIMOGENI
Due poliziotti invece sono stati trasportati in ospedale per gravi ustioni

Provo a dare aggiornamenti tra poco

Grecia: inizia l’anno scolastico tra tagli e occupazioni

14 settembre 2011 1 commento

Atene, facoltà d'economia. Lo striscione urla OCCUPAZIONE mentre in alto c'è scritto "dove non arriva la mano dello stato arrivano le lame del para-stato, Solidarietà ai migranti"

La Grecia, sventrata da crisi e austerity non molla la piazza e la contestazione, in ogni sua forma.
Questi giorni è stata Salonicco al centro della cronaca vista l’apertura della 76° Mostra Commerciale Internazionale, alla quale ha partecipato anche il primo ministro Papandreou.
Oltre due milioni di euro è ciò che è stato speso dal ministero dell’Interno solo per lo spostamento dei reparti celere dalla capitale a Thessaloniki per contrastare le proteste.
Tre giornate di scontri, ferro e fuoco: più di 40.000 persone si sono riversate per le strade con una determinazione che non smette di caratterizzare le piazze greche. Una città dove a 48 ore di distanza dall’ultimo lancio di lacrimogeni e altri tipi di gas urticanti, i parchetti pubblici antistanti le facoltà universitarie erano ancora ricoperti dall’odore irrespirabile.
La polizia è avanzata con le solite metodologie viste in questi ultimi tre anni di scontri in Grecia: la celere che fa pesantissimo uso di lacrimogeni e raramente arriva al contatto fisico, poi i M.A.T. (reparti speciali) invece si infiltrano a piccoli gruppi nei cortei con un massiccio uso di gas e granate assordanti, per tramortire e cercar di arrestare quanta più gente possibile. Poi ci sono i motociclisti, il reparto maledetto che carosella intorno ai cortei … che però di sassi e molotov ne prendono a tonnellate.
Scontri per giorni e notti intere, con una media di un centinaio di arresti al giorno.
A Salonicco, come ad Atene: dove lunedì sera anche il reparto di scorta del ministro della cultura è stato attaccato con un improvviso lancio di molotov che hanno completamente bruciato i mezzi e una parte della sede del ministero.
La protesta dilaga, la sua violenza non si placa, ma le misure di sventramento dell’economia del paese avanzano, sulla pelle di tutti. Ruota intorno ai 300 il numero dei dipartimenti universitari occupati dagli studenti che protestano contro la riforma e i tagli che ovviamente andranno a sventrare definitivamente scuola pubblica, università e ricerca con un’ondata allarmante di privatizzazioni, l’ingresso di agenzie che gestiranno le università come delle imprese, la cancellazione dell’asilo accademico e così via. Il primo giorno di scuola i cancelli dei licei sono stati presidiati dagli universitari, con un fitto volantinaggio sulla riforma e diverse assemblee spontanee: tanto che la notizia di oggi è che ci sarà il divieto di parlare di politica negli istituti scolastici.
Oltre che l’assenza di libri di testo; eh si, non è uno scherzo. Le scuole hanno riaperto lunedì ma non c’è speranza di una riga d’inchiostro prima di metà novembre:in Grecia i libri scolastici (ehhhhh, quando lottare permette le conquiste!) sono gratuiti e distribuiti dall’Organizzazione per i libri scolastici, ma dati i tagli, nulla comparirà prima di due mesi.

I taxisti sono in protesta da 48 ore davanti al parlamento.
Pochi minuti fa il governo ha annunciato 20.000 licenziamenti di dipendenti pubblici, come “ulteriore sforzo per frenare la crescita del debito”…
solo tutti insieme possiamo fermare questa maledetta europa della crisi, solo tutti insieme possiamo fare in modo che “i mercati” non mangino il nostro presente tentando di annullare il futuro.

Grecia: “il 3 settembre saremo ovunque, riempiamo piazza Syntagma”

2 settembre 2011 Lascia un commento

Sperando che almeno in Italia lo sciopero del 6 sia imponente e si arrivi alla giornata del 15 ottobre con un po’ di energie e forza….
intanto vediamo come riparte la mobilitazione greca …che in realtà non s’è mai fermata essendoci già 45 facoltà occupate da prima dell’inizio dell’anno accademico.

Annuncio dell’Assemblea del Popolo di Piazza Syntagma sulla mobilitazione del 3 settembre 2011

Il 3 settembre saremo ovunque, riempiamo Piazza Syntagma
Abbiamo cominciato come indignati, abbiamo preso le nostre decisioni, e tra poco ci ribelleremo in massa finché coloro che ci governano non saranno andati via. Fino a quando non butteremo fuori il governo dei mercati e dei banchieri.
Siamo tutti d’accordo che questo movimento, per definizione, non ha bisogno di portavoce, ma soprattutto nel contesto di questo sistema politico ed economico, dove essi potrebbero essere corrotti, e tradire la gente. Vogliamo decidere collettivamente per noi stessi. Chiediamo di prendere le nostre vite nelle nostre mani.
Il 3 settembre (il giorno in cui la prima costituzione greca è stata varata nel 1843, e anche quando è stato fondato il PASOK, partito attualmente al governo) è una data a cui bisogna ridare il suo significato originale.
Il 3 settembre è una data importante per noi. E’ anche il giorno che ci ricorda la “cancellazione” delle aspirazioni del popolo per la democrazia, la libertà e la dignità. Che ci ricorda le bugie raccontate dai nostri governi e la beffa nei nostri confronti.

Non abbiamo illusioni: sappiamo che non possiamo avere una democrazia diretta e il controllo del popolo senza rovesciare il governo, la troika, e l’intero sistema politico ed economico.
Chiamiamo tutti i cittadini alla grande manifestazione e all’assemblea popolare a piazza Syntagma e in tutte le piazze del Paese il 3 settembre 2011 alle 19:00.

PANE-EDUCAZIONE-LIBERTA ‘
UGUAGLIANZA-GIUSTIZIA-AUTONOMIA
LE PIAZZE SIAMO NOI E NOI SIAMO OVUNQUE
DEMOCRAZIA DIRETTA

SEGUI GLI AGGIORNAMENTI ATENIESI
Leggi su questo blog: ATENE

Foto di Valentina Perniciaro _nelle notti del Politecnico occupato, nel dicembre 2008_

Arresti, pestaggi, sevizie e torture: Grecia 2011

22 luglio 2011 1 commento

Alle barbarie rispondiamo con la solidarietà

Alba di sabato 9/7, Eksarxeia. Ancora un caso “isolato” di violenza poliziesca: X.K, 22 anni, uscendo da un concerto per la raccolta fondi
a favore degli arrestati durante i scioperi del 28-29 giugno al politecnico di Atene, ha subito un barbaro attacco dai “guardiani della  democrazia” in divisa. Fratture al cranio, alle braccia, alla spalla, alle gambe e danni ai reni sono i risultati delle pratiche dei servitori
del “ministero della protezione del cittadino”.
X.K non solo non ha avuto le cure mediche immediate di cui aveva bisogno ma e’ stato trattenuto a GADA (la centrale della polizia ad Atene) dove ha avuto “un speciale trattamento”, i torturatori versavano dell’acool etilico sul suo corpo. Affronta delle accuse pesanti per reati che comportano anche l’arresto immediato.
Denunciamo gli organi del mantenimento dell’ordine i quali, in maniera sistematica, usano la violenza e fabbricano delle accuse senza  fondamento. Denunciamo il comportamento del pubblico ministero che non ha rilevato nessuna violazione del diritto della legalità borghese anche nel caso di una persona insanguinata e barbaramente picchiata.
Denunciamo il governo che si sta servendo di pratiche totalitarie. Nella Grecia dei memorandum 1 e 2 la sola risposta dello stato alla rabbia
sociale e alla solidarietà sociale è la barbarie. Esigiamo dal potere giudiziario di svolgere il suo ruolo da potere indipendente e a valutare le responsabilità oggettive.
Ritiro immediato delle accuse a carico di X.K.
Solidarietà agli arrestati dei due giorni di sciopero.

Assemblea popolare Xolargos-Papagou (quartieri periferici di Atene, n.d.t.)

Lettera del ragazzo di 22 anni, che è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato arrestato con violenza da una squadra di polizia, mentre lasciava il concerto auto-organizzato dalla stazione radio libera 98 FM al Politecnico di Atene Venerdì, 8 luglio (dopo mezzanotte).

Il 14 luglio un giudice istruttore ha visitato l’ospedale di Erithros Stavros [Croce Rossa], dove C.K. è stato ricoverato, dopo esser stato ferocemente picchiato dai poliziotti il Venerdì, appena fuori dal Politecnico. Il giudice istruttore ha dichiarato che C.K. è “pericoloso per la sicurezza pubblica” e ha emesso la decisione per la sua carcerazione cautelare. Quando ha visto le gravi ferite di C.K., ha avuto l’audacia di dire che “i poliziotti non fanno queste cose” e non si è preoccupata di prendere ulteriori informazioni per quanto riguarda l’incidente.
C.K. è accusato di reato a causa della testimonianza di un poliziotto contro di lui. Noi chiediamo a tutti coloro che erano presenti durante il momento dell’arresto e il pestaggio, un’aiuto per testimoniare in questo caso.

“All’alba di Sabato, 9 luglio, mentre stavo lasciando il concerto al Politecnico (Atene) all’altezza di via Bouboulinas, sono stato improvvisamente attaccato da una squadra di polizia anti-sommossa (MAT), che si trovava in un vicolo vicino. Una decina di uomini dell’unità di polizia anti-sommossa mi ha attaccato picchiandomi violentemente con i manganelli d’ordinanza, ma anche con pugni e calci. Mi picchiavano per lo più sulla testa e sulle costole con grande furia, molti di loro usando i manganelli dal lato di metallo e allo stesso tempo usavano frasi ingiuriose irripetibili.
Dopo pochi minuti, mentre ero sanguinante e in stato di semi-incoscienza mi hanno trascinato sul loro piu’ vicino furgone dove mi hanno lavato con acqua, etilene, alcol e qualsiasi tipo di liquido gli capitasse di avere intorno. Intorno alle 03.45 dopo mezzanotte, sono stato trasferito al quartier generale della polizia. Anche se la mia situazione era davvero brutta, nessuno mi prestava attenzione. Chiedevo un medico, dicendo loro che avevo dolori ma mi hanno risposto che prima dovevano portare a termine le procedure. Mi hanno lasciato sanguinante in un corridoio con indifferenza, nella situazione sanitaria in cui mi trovavo, anche quando ho perso i sensi.
La mattina dopo mi hanno annunciato che ero stato arrestato con l’accusa che… avevo lanciato una Molotov contro la squadra di polizia.
Anche se ho avuto un trauma profondo e una ferita profonda alcuni centimetri al centro del cranio e emorragie in diverse parti del corpo, mi è stato rifiutato il trasferimento in un ospedale adducendo che prima sarei dovuto comparire davanti al procuratore. Dopo mi hanno trasferito al tribunale dove sono stato formalmente accusato di due crimini e due infrazioni (attentato, possesso di esplosivi, disturbo della quiete pubblica e insulti). Poi sono stato trasferito in ospedale.
Dal mio incontro con le forze di ‘sicurezza’, a parte le accuse e il rischio immediato di essere incarcerato temporaneamente, ho ricevuto in ‘dono gratuito’ una serie di lesioni fisiche. Più in particolare, ho subito una frattura al centro del cranio, un profondo taglio in testa che ha avuto bisogno di 9 punti di sutura, un dente rotto, tagli sulla pelle del viso e delle orecchie, la fratturea del gomito e della spalla, una profonda ferita alla gamba che ha avuto bisogno di 10 punti, lussazione del ginocchio, ferite multiple provocate dai forti colpi dei manganelli alle costole e alla schiena, che mi hanno causato un’insufficienza renale.
Sono ricoverati in ospedale sorvegliato da poliziotti che cercano di rendere il mio ricovero ancora più difficile. Sono arrivati al punto di vietare di spegnere l’illuminazione della stanza, richiedendo me e gli altri pazienti di dormire con la luce accesa.
Lo scandalo più grande è che nel documento legale che è stato creato, a parte le false accuse contro di me, non si fà un minimo accenno agli abusi che ho subito. C’è solo la dichiarazione di un poliziotto (nessuno del resto della squadra di polizia vuol mettersi nei guai testimoniando o perché non hanno notato nulla o perchè hanno paura di assumersi la propria responsabilità). L’unica cosa che questo poliziotto ha notato sono stato io mentre lanciavo una molotov e poi che venivo arrestato (tutto secondo la legalità).
Non so ancora se ci sono danni permanenti per la mia salute. Ciò che so per certo, è che volevano uccidermi.
Ecco alcune foto, del risultato del mio incontro con la polizia, chiedo a tutti coloro che hanno assistito all’attacco contro di me o ha qualche materiale fotografico di contattarmi al seguente indirizzo e-mail: solidarity_xk@yahoo.gr.

X.K.”

Comunicato da Syntagma: NESSUN COMBATTENTE NELLE MANI DELLO STATO

8 luglio 2011 Lascia un commento

Festa per un’aiuto economico per gli arrestati del 28 e 29 Giugno al fine di coprire le spese legali e le cauzioni

Il 29 giugno, davanti al parlamento greco...

Comunicato dell’iniziativa di solidarietà di supporto economico agli arrestati durante lo sciopero generale del 28 e 29 Giugno :

Questa iniziativa è stata creata Venerdi 1 Luglio in solidarietà verso con le persone arrestate. Il proposito della nostra iniziativa è quello di raccogliere  le alte spese delle cauzioni e delle spese legali imposte con tempi ricattatori in una settimana.

Agiamo in via indipendente e non siamo associati con l’assemblea popolare di Piazza Syntagma anche se non agiamo altresi in’contrapposizione con i loro sforzi di raccogliere fondi per aiutare gli arrestati .
Dovremmo ricordare che abbiamo partecipato all’assemblea popolare di piazza Syntagma, abbiamo letto il testo originale della nostra iniziativa e abbiamo girato sul posto con una scatola per raccogliere fondi.
Tuttavia, per ragioni ideologiche, abbiamo rifiutato di sottoporre il testo con una delibera in modo da essere ‘legittimato’ dall’assemblea della piazza e, infine essere inserito come loro procedura.

Un importo di 2.700 euro è stato raccolto finora dalle scatole che abbiamo fatto girare in vari eventi socio-politici, ma anche dai contributi spontanei.
Lo sforzo per gli aiuti finanziari continuerà con una festa Giovedi, 7 Luglio sulla collina di Strefi (Exarchia, Atene).
Cerchiamo di essere tutti lì!

NESSUN COMBATTENTE NELLE MANI DELLO STATO

Iniziativa di aiuto economico per gli arrestati del 28 e 29 Giugno
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Atene: è aria di rivolta! “LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO”

15 giugno 2011 9 commenti

REUTERS/Pascal Rossignol

Alle dieci di sera, orario in cui apro finalmente questo blog, le persone presenti a Syntagma, la piazza del parlamento greco ad Atene si aggirano intorno alle 30.000. Una piazza che da questa mattina non ha vissuto un secondo di tregua, una piazza che alle 8 già vedeva i manifestanti iniziare ad ammassarsi e dodici ore dopo ( di cui molte di scontri pesanti e un lancio di lacrimogeni a tappeto difficile da dimenticare) sono ancora lì.
La giornata dell’ “ora parliamo noi”, dell’ennesimo sciopero generale paralizzante in un paese non piegato ma spezzato dalle riforme d’austerity decise dai grandi killer della finanza globale, come il Fondo Monetario.
Un paese piegato e incazzato, che non intende piegarsi più, che si definisce esausto ma contemporaneamente dimostra di avere delle energie che noi ci sogniamo. Perché sono anni che il movimento greco si struttura e si espande: dall’assassinio di Alexis, nel dicembre 2008, il livello di consapevolezza, di organizzazione e di scontro s’è alzato vertiginosamente cambiando forme e colori continuamente.
Dalle proteste radicali di studenti e migranti, che per un mese hanno bruciato Atene e Salonicco, le lotte operaie e dei portuali, così come di molte altre categorie hanno insegnato alla popolazione tutta cosa vuol dire riappropriarsi almeno della propria dignità.
Gli apparati della repressione oggi si sono mossi come son soliti fare ad Atene: normali reparti celere affiancati ai M.A.T., ma soprattutto al gruppo DIAS/DELTA, gli scagnozzi in motocicletta, che oggi hanno bastonato e caricato continuamente, per poi prenderne comunque tante.
Difficile fermare tanta rabbia e determinazione.

REUTERS/Pascal Rossignol

“PANE, EDUCAZIONE, LIBERTA’: LA GIUNTA NON E’ FINITA NEL 1973”, scandito da migliaia di persone, dopo un MPATSI, GOURUNIA, DOLOFONI (GUARDIE MAIALI ASSASSINI), lo slogan che dalla morte d’Alexis non ha mai smesso di rimbombare per le strade dell’ellade.
La piazza è stata territorio di guerra per molte ore, tanto che anche dentro la fermata della metropolitana sono stati lanciati moltissimi lacrimogeni e ancora non si riesce ad avere idea del numero di feriti.
La cosa che sembra apparire chiara è che la Grecia ha voglia di cambiare, ha voglia di prendere in mano il proprio futuro, ha voglia di parlare di RIVOLUZIONE.
Ha voglia di farla.

LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO!

REUTERS/John Kolesidis

Grecia: anche le autostrade sono in lotta!

12 gennaio 2011 Lascia un commento

Una notizia interessante viene dalla cittadina greca di Stylida, in rivolta contro l’arresto, avvenuto ieri, del suo sindaco Apostolos Gletos (rinviato poi a giudizio, a piede libero, nel corso di questa mattina). Ex attore, è salito alla ribalta in politica proprio dopo esser diventato simbolo del movimento contro i pedaggi autostradali, causa dell’arresto di ieri mattina e della solidarietà della sua cittadina.

REUTERS/Yiorgos Karahalis

La sorte di Stylida è la stessa di molte altre località greche, che non hanno alcuna alternativa all’autostrada per spostarsi dal proprio territorio: a Gletos è contestato proprio l’aver agito con alcune ruspe per aprire una strada gratuita ai suoi concittadini, e poter garantire il libero movimento delle persone senza il pagamento di esosi pedaggi. Nella giornata di domenica il Movimento per la liberalizzazione dei pedaggi autostradali ha occup.ato diversi caselli in tutti il paese sia contro gli aumenti sia contro l’isolamento di interi paesi, costretti alla rete autostradale per ogni minimo spostamento

Nel frattempo, dai palazzi, il premier greco Giorgio Papandreou ci “assicura” che il governo andrà avanti con il piano di risanamento e riforme, anche per quel che riguarda i trasporti pubblici. Lo conferma proprio oggi, alla vigilia dell’ennesimo fermo di 24 ore annunciato da tutti i lavoratori di metro, autobus e tram, da settimane in lotta e in continui scioperi. Lui continua a parlare di giusta ristrutturazione e razionalizzazione del trasporto pubblico nell’Ellade e preannuncia che il 2011 sarà un anno chiave per il cambiamento del paese che malgrado le dolorose misure prese “è rimasto in piedi”. Sembra una barzelletta, ma non lo è.

 

Terzo dicembre greco!

15 dicembre 2010 1 commento


Siamo a quota tre…è il terzo dicembre che piove benzina di molotov dai cieli greci, è il terzo dicembre che una generazione si scontra con la polizia, per ore ed ore, quasi quotidianamente.
Oggi è stato il settimo sciopero generale ravvicinato, una giornata campale per la piazza che ha ripetutamente attaccato la polizia dopo il voto in Parlamento che ha fatto passare la pesante manovra di austerity riguardante il mondo lavorativo del paese.

qui direbbero che è un infiltrato!

Tagli terrificanti sugli stipendi degli impiegati pubblici per una media del 26% , riduzione quasi totale degli indennizzi di licenziamento, l’allargamento delle forme di flessibilità:  il paese è veramente in ginocchio.
La piazza è bella, è forte, è travolgente, è così poco accondiscendente!!
Centomila persone hanno marciato oggi ad Atene e altre migliaia a Salonicco, con scontri anche in questa seconda città dove il bilancio delle 6 del pomeriggio parlava di un solo manifestante ricoverato per le ferite riportate e di 18 fermi.
Gli arresti di Atene invece, sono veramente tanti.
Oggi per Keratea, in Attica, è la terza giornata di proteste contro la costruzione di una nuova discarica : la rabbia dei cittadini oggi ha conquistato almeno un temporaneo stop dei lavori deciso dal tribunale del luogo. Un probabile contentino dato alla popolazione per non togliere agenti da Atene e cercare di calmare un po’ gli animi: la scorsa settimana i reparti anti-sommossa erano stati letteralmente spazzati via dalla gente del posto a colpi di bastoni, pietre e bottiglie molotov. Il giorno dopo alcuni spari dalle colline vicine si sono avvicinati ad alcuni agenti.

Come me piace ‘sta Grecia, sempre di più!

Ancora Atene bloccata dai camionisti in lotta: corrispondenza

22 settembre 2010 Lascia un commento

La risposta degli autotrasportatori greci non s’è fatta attendere.
Già in presidio per tutta la notte davanti al parlamento, hanno aspettato sul piede di guerra il voto di questa mattina della legge sulle liberalizzazioni del loro settore, approvata in tarda mattinata in un’aula quasi completamente deserta (erano presenti 99 deputati su 300) .

REUTERS/Yiorgos Karahalis

Foto REUTERS/Yiorgos Karahalis

Dopo aver bloccato le principali arterie del Paese, questa mattina i camionisti dell’Ellade, in una giornata già scossa dalla paralisi creata dallo sciopero dei ferrovieri, hanno assediato il Parlamento ateniese scontrandosi ripetutamente con le forze dell’ordine e rispondendo attivamente al fitto lancio di lacrimogeni.
Ancora intorno al Parlamento gli autotrasportatori stanno aspettando l’arrivo del corteo dei ferrovieri che si unirà alle loro proteste contro il piano di austerità del governo, che sta piegando da mesi il paese.
Anche a Salonicco le mobilitazioni stanno paralizzando la mobilità con una lunga fila di camion che si sta dirigendo verso il centro città.

In mattinata, dai microfoni di Radio Onda Rossa, un piccolo approfondimento sulla situazione greca in vista del prossimo sciopero generale, confermato ieri pomeriggio.

Tre morti ad Atene, un dramma che si doveva evitare

5 maggio 2010 2 commenti

Tornata da poco dai dirupi e non per questo il cuore non è stato tra le strade di Atene, Salonicco e tutti i municipi.
Oggi altro giorno di sciopero generale e la Grecia sta letteralmente bruciando.
Il paese è bloccato, ma la notizia giunta da poco è pesante…pesante per chi è sempre stata dalla parte del “fuoco”.
Tre morti, tre corpi carbonizzati sono stati ritrovati all’interno di una banca di Atene…
era stata attaccata poco prima da un gruppo di manifestanti che ha lanciato molotov.
Un fatto di una gravità che ha un peso importante e che lo avrà sulle piazze greche, in rivolta contro un piano di austerità che ha dell’inimmaginabile.
Tre morti peseranno molto sui compagni, sulle piazze di lavoratori, precari, studenti e migranti.
Non ci voleva, non ci voleva: fuoco ai MAT, fuoco alla polizia, fuoco allo Stato!

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