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Archive for ottobre 2013

Scioperi? Sospeso! Ecco cosa accade ai lavoratori della logistica a Roma

29 ottobre 2013 1 commento

Leggo questo comunicato e non riesco che ad esprimere la mia totale solidarietà …
il padrone non ha perso un secondo: la sospensione dei lavoratori in lotta dimostra ancor di più quanto lottare è necessario.
Reintegro immediato dei lavoratori!

SOSPESI DOPO SCIOPERO 14 LAVORATORI DELLA LOGISTICA DI ROMA

Venerdì 25 Ottobre all’alba i facchini del Consorzio GESCO CENTRO dei magazzini DHL e TNT di Salone e TNT di Fiano, organizzatisi nel SICOBAS, sono scesi in sciopero per la seconda volta (la terza se si conta lo sciopero nazionale del 18 ottobre) contro il mancato rispetto degli impegni preliminari presi nel primo incontro della trattativa, trattativa aperta grazie appunto al primo sciopero.

Con questi impegni il Consorzio avrebbe dovuto garantire una ripartizione più equa e trasparente delle ore di lavoro e la sospensione di qualunque comportamento intimidatorio.

Gli obiettivi di fondo della vertenza aperta dagli operai sono quelli classici di tutto il settore: rispetto delle tariffe e maggiorazioni previste dal CCNL, pagamento di tutti gli istituti al 100% (ferie, 13ma, 14ma, ecc.), riconoscimento dei livelli e dell’anzianità, e una ripartizione equa delle ore e dei carichi di lavoro.

I lavoratori hanno attuato le forme di protesta in loro diritto per poter rallentare la produzione, riuscendo a provocare il ritardo di una gran parte delle consegne.

Per ridurre gli effetti della lotta dei lavoratori i padroni hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, cosa che per altro non ha potuto impedire gravissimi danni alla produzione (oltre 2/3 delle consegne di venerdì 25/10 hanno subito gravi ritardi o addirittura sono state rinviate al giorno dopo).
A fronte di questa determinazione dei lavoratori i padroni (TNT-DHL/Consorzio/Cooperative) hanno pensato bene di sospendere dal servizio 14 operai a via di Salone ( TNT e DHL).

Questa operazione repressiva che colpisce i lavoratori per aver rivendicato l’applicazione delle norme previste dal CCNL, oltretutto già di per sé basate su logiche di sfruttamento e precarietà, è una chiara dimostrazione di quale sia il clima che regna da sempre dentro i magazzini dei grandi Corrieri e della logistica in generale.

Se le cooperative del Consorzio GESCO CENTRO insieme a TNT e a DHL pensano di aver risolto il conflitto intimorendo i lavoratori commettono un grave errore. Al contrario queste iniziative scomposte (e peraltro prive di qualunque fondamento giuridico) non fanno che convincerci una volta di più di aver intrapreso la giusta strada.
Pertanto pretendiamo l’ IMMEDIATO REINTEGRO dei lavoratori sospesi e per realizzare questo obiettivo – che si aggiunge alle ragioni della vertenza – abbiamo già avviato varie iniziative sia di carattere legale, che informativo, che ovviamente di mobilitazione.

In ultimo se TNT crede di anticipare con questi provvedimenti la campagna di esuberi nelle filiali e magazzini di tutta Italia, sappia che i lavoratori di Roma saranno sostenuti da tutti i facchini degli appalti TNT dei principali magazzini d’Italia e da tutto il movimento della logistica.

SI COBAS coordinamento di Roma
Assemblea di Supporto ai Lavoratori della Logistica – Roma

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Processo Triaca: sancita una verità sulla Tortura di Stato

15 ottobre 2013 1 commento

Il Tribunale Penale di Perugia ha revocato la sentenza che vedeva Enrico Triaca, tipografo delle Br torturato per giorni da alcuni fedeli servitori di Stato, condannato per calunnia per aver denunciato i suoi aguzzini.
È la seconda volta nella storia repubblicana che la verità giudiziaria delle torture di Stato viene dimostrata in un’aula di tribunale, come era già successo nel caso di Cesare Di Lenardo, torturato nel 1982 durante il sequestro Dozier eancora detenuto dopo 30anni senza aver mai avuto accesso a misure alternative.

Questo il dispositivo della sentenza di oggi, 15 ottobre 2013, che in molti aspettavamo. La trasmissione degli atti alla Procura di Roma relativa alla posizione di Nicola Ciocia, per anni conosciuto solo con il nomignolo De Tormentis, non avrà alcun seguito poiché i possibili reati a lui contestabili sono prescritti: questo non priva la sentenza di un’importanza storica.

Revoca la sentenza di condanna limitatamente al reato di calunnia e assolve Triaca Enrico dal reato di calunnia perché il fatto non sussiste. Ordina la trasmissione degli atti alla Procura di Roma per quanto di competenza per la posizione di Nicola Ciocia. Ordina l’affissione della sentenza per estratto presso la Casa comunale di Roma. Ordina la pubblicazione della sentenza per estratto sul quotidiano Repubblica.

Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

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A Lampedusa contano i morti, a Catania caricano chi sopravvive

3 ottobre 2013 3 commenti

Si continuerà per molto a contare corpi e a cercarne tanti altri… si mormora che arriveremo a parlare di 300 persone, morte (assassinate) oggi tra Lampedusa e Lampione, di cui potete leggere qui il mio commento a caldo.
Assassinati dalle leggi che alzano il muro in mezzo al mare della Fortezza Europa, assassinati dalle leggi che permettono l’esistenza di veri e propri lager dove vengono rinchiusi coloro che riescono a sopravvivere al grande viaggio nel cimitero liquido che è ormai il nostro mare.
Il nostro ormai maledetto mare.
Oggi è il giorno che dovrebbe almeno aver il buon gusto di essere quello “del silenzio”.
Tutti, tutti coloro facenti parte di ogni schieramento politico, tutti coloro che hanno approvato la Turco Napolitano prima e la Bossi Fini poi per approdare festosi al pacchetto sicurezza di Roberto Maroni;
tutti loro ma anche tutti gli altri che oggi fanno il teatrino del piagnisteo, devono stare zitti.
Non prendete elicotteri per Lampedusa, abbiate almeno il buon gusto di cambiare strada e andare,

anzi CORRERE…
dovete correre ora, precisamente in questo istante, e dovremmo realmente farlo tutti al Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Mineo, in provincia di Catania perchè la polizia sta caricando i migranti che si ribellano alla loro condizione detentiva, quando sono solo richiedenti asilo.
Un blocco stradale della statale 415 effettuato con massi e con i loro corpi sdraiati:
la risposta dello Stato Italiano, quello che oggi fa finta di piangere per Lampedusa è, CARICARE.
Quindi denunciare, arrestare, pestare, privare dell’asilo, condannare…ecco quelo che fa lo Stato Italiano.

Quindi a chi passa per questo blog e magari è del PD…
cambiate pagina, o se siete così indignati come dite, visto che tutto ciò accade per leggi dal vostro partito approvate e talvolta scritte di proprio pugno,
fate una fotocopia della vostra tessera di partito, fatene tante prima di stracciarla e infilatela nella bocca dei vostri dirigenti di partito..
invece de chiacchierà e piagne… fate ‘r favore va…
Qui la notizia sul CARA di Mineo: LEGGI

LEGGI:
Siamo tutti ASSASSINI
Mare nostrum: un cimitero liquido
Il mare della morte
La strage di Catania
I corpi sugli scogli

La tortura è di Stato, rompiamo il silenzio: il video

3 ottobre 2013 1 commento

Un video per lanciare una campagna nazionale contro la Repressione a cura del Comitato La tortura è di Stato: Rompiamo il Silenzio
all’interno del video la testimonianza di Enrico Triaca, “tipografo” delle Brigate Rosse torturato dai Cinque dell’Ave Maria di DeTormentis (nient’altro che il funzionario di polizia Nicola Ciocia),  le interviste a Paolo Persichetti e all’avvocato Francesco Romeo.

Questo anche per ricordare l’importanza dell’ottenimento della revisione del processo Triaca, che fu condannato per calunnia quando denunciò i suoi aguzzini, che si svolgerà nel Tribunale di Perugia il 15 ottobre prossimo.
Una battaglia già vinta quella dell’ottenimento della revisione, molto raro nei nostri tribunali, che ci permetterà di ristabilire la verità sulla tortura di Stato a partire dalla vicenda Triaca. Sperando di ottenere anche Nicola Ciocia… lo vogliamo proprio lì, davanti ai nostri occhi e a quelli di Enrico.

Qui l’appello e come aderire: LEGGI
Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

Categorie:ANNI '70 / MEMORIA, L'Italia e il movimento, Lotta Armata, Torture in Italia Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

I morti di Lampedusa: siamo tutti ASSASSINI

3 ottobre 2013 12 commenti

Basta!
Basta piagnistei, Basta titoli dei giornali, Basta reportage, Basta racconti dei sopravvissuti,
Basta papa, Basta funerali, Basta con quei corpi messi lì come balene suicide, soli e semplicemente morti.
BASTA perdio.

E’ peggio di una guerra, è “nella spiaggia di casa”, è quotidiano e martellante.
Oggi si parla di 80 morti, oltre 200 dispersi, non ce la faccio nemmeno a leggere.
E ne siamo responsabili, tutti infinitamente responsabili, tutti noi con le mani sporche del sangue di centinaia centinaia centinaia e migliaia di uomini e donne che muoiono senza che nessuno senta il loro grido di disperazione, mai.
Quindi basta chiacchiere, ammettiamo di essere degli assassini oppure sarebbe meglio TACERE.

Si muore in mare perché esiste la Fortezza Europa e le sue leggi,
Si muore in mare perché  non esistono corridoi umanitari dove profughi, migranti o chiunque voglia farlo possa passare,
Si muore in mare perché dopo un po’ d’acqua c’è un muro altissimo, coperto dal filo spinato, dove se muori spesse volte vai solo giù, e ancora giù, fino ad esser rimosso dal mondo perché mangiato dalle acque.
Si muore in mare perché esisono le leggi sull’immigrazione, come la Bossi-Fini (ex Turco-Napolitano, ricordamosele le cose che fa sempre bene) e perchè noi, tutti tutti tutti noi vigliacchi collusi, non l’abbiamo mai abbattuta.
Basta cazzo, ora veramente basta.
Dal 1988 i morti ufficiali sono 19.142…immaginate quanti possono essere realmente.
Al primo punto di ogni nostra lotta deve esserci l’abbattimento del muro della Fortezza Europa,
al primo punto di ogni nostro sospiro ribelle deve esserci la DISTRUZIONE delle leggi che “regolano il flusso di migranti”, e che son solo fucili che sparano quotidianamente su chi muove passo verso l’altrove, verso il nuovo, verso altro.
Rimbocchiamoci le maniche: PUNTO!
Contro le loro leggi, contro i loro lager, contro i loro border…

LEGGI:
Mare nostrum: un cimitero liquido
Il mare della morte
La strage di Catania
I corpi sugli scogli

P.S.: ci ripenso…
ma poi il “preso lo scafista” lo vogliamo commentare?
Come se fosse lo scafista il problema…mamma mia manco riesco a scrivere dalle madonne che c’ho

Herman Wallace e gli Angola3: oltre 40 anni di segregazione

3 ottobre 2013 1 commento

Herman Wallace

Immaginare l’isolamento per 40 anni non è facile.
Conosco lo sguardo di chi ha vissuto la detenzione per oltre 30anni, conosco lo sguardo di chi, una volta caduto nelle mani dello Stato, è stato ripetutamente torturato per strappare dalla bocca parole utili ad altri arresti. Parole che spesso sono uscite, altre volte no.
La tortura è complicata da immaginare, ma quando senti raccontarla molte volte inizia ad aver tratti familiari, vista la sua scientificità: la tortura si può immaginare, arrivi a sentirla nello stomaco, a sognarla la notte, a sentirne i rumori.

L’isolamento è diverso: immaginare 40 anni di isolamento è molto più difficile secondo me. Quarant’anni, già quelli non so come son fatti, figuriamoci se posso aver a che fare con l’immagine di circa 14.965 giorni passati da solo, in una cella, per 23 ore al giorno.
Pensate a “fa’ la stecca” a 344.195 ore di solitudine e non mi dite che riuscite a vederli, a creare un’immagine palpabile, che non ci credo.

Herman Wallace il 1 ottobre 2013, durante la scarcerazione Photograph: Lauren McGaughy/AP

I giornali ci parlano della “libertà” di Herman Wallace, ottenuta ieri dopo quasi 41 anni e  dopo aver tristemente conquistato il record dell’uomo che ha vissuto in isolamento per più tempo nella storia degli Stati Uniti d’America, è uscito.
Malato terminale di un cancro al fegato, su una barella, senza nemmeno la forza di proferire una parola: ma parlano di libertà, loro.
Passerà gli ultimi giorni della sua vita ricoverato in ospedale, invece che nella sua cella: proprio gli ultimi, le sue condizioni sono tali da aver fatto già sospendere la terapia. Sta solo aspettando la morte.
Herman Wallace, nero, in carcere per una rapina e , è uno dei tre che composero gli Angola Three (insieme a Robert King, libero dal 2001 e Albert Woodfox, ancora detenuto), che presero il nome dalla più grande prigione americana chiamata appunto Angola (perché costruita su 18.000 acri di un’ex piantagione di schiavi) in cui erano detenuti e di cui denunciavano gli abusi tremendi e la pesante segregazione.
Scioperi della fame e del lavoro, i tre detenuti catturarono l’attenzione dei boia della Louisiana e da quel momento iniziò la loro segregazione, terminata solamente ieri per Herman, con la montatura dell’omicidio di una guardia penitenziaria, bianca ( non esistevano secondini neri nell’America di quegli anni). Una maledetta storia, che è riuscita a diventar lunga 40anni grazie all’accanimento statunitense, che li ha murati vivi in una cella sperando che finissero i loro giorni nell’oblio
cosa che non è.
Mentre i suoi avvocati cercano ancora di mandare avanti la battaglia per la riapertura del processo a loro carico,
sappiamo che la sola cosa che può esser utile, oltre la memoria e la solidarietà, è la lotta per l’abbattimento del carcere a partire dai suoi punti più alti: ergastolo, segregazione e tortura, fino ad arrivare ad aprire ogni blindato.
Per la libertà dei prigionieri,
per la libertà di tutti e tutte.

Stupratore di 4 donne e torturatore a Bolzaneto: è Massimo Pigozzi, poliziotto

1 ottobre 2013 18 commenti

Una sentenza di Cassazione, a conferma dei due precedenti gradi di giudizio, che condanna il poliziotto Massimo Pigozzi a dodici e anni e mezzo di reclusione per lo stupro di ben 4 donne. Stupri che il Picozzi compieva durante l’espletamento delle sue mansioni lavorative, quindi all’interno delle camere di sicurezza della Questura di Genova ai danni di donne in stati di fermo.

Massimo Pigozzi però noi lo conosciamo già, il suo nome, prima degli stupri “in divisa” era già noto alla magistratura,
ma soprattutto a noi che eravamo per quelle strade in quei giorni indimenticabili; non un poliziotto qualunque, un playmobil tra i troppi che ce ne sono…
Massimo Pigozzi -mi piace ripetere il suo nome tipo nenia, così che il tempo lo lasci comunque indelebile nella memoria-  era ben noto come torturatore, e per questo già condannato a tre anni e due mesi, per aver … non so trovare il verbo adatto…  divaricato le dita delle mani di un manifestante fino a spaccargli la mano (dopo Giuseppe Azzolina fu suturato con 25 punti e ha riportato una lesione permanente ) .

Insomma, Massimo Pigozzi è un uomo di Stato e in quanto tale è stato condannato per aver compiuto tortura su un uomo in stato di fermo,
e in quanto tale ha stuprato ben 4 donne dentro una Questura anche loro in stato di fermo, quindi in una condizione di debolezza totale.
La corte di Cassazione ha per questo stabilito che il risarcimento venga pagato dallo Stato, dal Viminale per essere precisi, perchè se stupro c’è stato,
dice senza troppi giri di parola la sentenza depositata oggi – e c’è stato per ben 4 volte- è stato possibile per volere dello Stato, che dopo la condanna per i fatti di Bolzaneto ha pensato bene di mantenere quel personaggio a svolgere il suo lavoro,
avendo oltretutto modo di avvicinare e poter rimanere solo con persone in stato di fermo.

Dopo i giorni di Genova ha continuato a fare il suo mestiere,
Dopo la condanna a tre anni e due mesi per i fatti di Bolzaneto, ha continuato a fare il suo mestiere,
Dopo uno stupro e poi un altro e poi un altro e poi un altro, tutti avvenuti in caserma mentre continuava a fare il suo mestiere.
Oggi il terzo grado di giudizio: il fatto che sia la magistratura a toglier dalle caserme questi personaggi e non il “furor di popolo” mette un po’ di tristezza, ma tant’è.

Son sentenze che però andrebbero lette e rilette in faccia a chi diceva che a Genova in quei giorni c’è stata la “sospensione della democrazia”,
o a chi parla di “mele marce” quando avvengono certi fatti in caserma.

1.3.1.2.
ACAB

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