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Gezi Park un anno dopo “They call it chaos, we call it home!”

31 maggio 2014 Lascia un commento

Gezi Park un anno dopo avrà la stessa colonna sonora dello scorso anno.
Avrà una massa incredibile di persone che già sono in piazza, che non son proprio mai tornate a casa,
avrà lo scrosciare a pressione dell’acqua dagli idranti, le pallottole di gomma che fischiano e uccidono,
gli scoppi dei lanci di lacrimogeni, poi tosse, tosse, vomito, urla, cariche e ancora resistenza. Le immagini delle mascherine piene di sangue dello scorso anno non le dimentichiamo: Istanbul dodici mesi fa era quella città dove bastava respirare per sanguinare copiosamente.

Istanbul è di nuovo in strada, Istanbul non è mai tornata a casa da quella lunga giornata di 365 giorni fa.
Istanbul non è più quella di prima e sembra non voler far altro che dimostrarlo, ad Erdogan e ai suoi servi armati di tutto punto.
Istanbul e il popolo di Taksim, è lì sottobraccio a chi è stato ucciso,
Come è stato sottobraccio alla mamma di Berkin, uscito per del pane, nei 269 giorni di coma che l’hanno tenuto sospeso tra vita e morte.
“se andrete lì le forze di sicurezza vi arresteranno” Erdogan ha usato queste parole per dare il benvenuto a chi voleva commemorare quest’anniversario di lotta, e riceverà in cambio migliaia di persone contro qualunque divieto. Le cariche oggi non si son mai fermate, il numero degli arresti continua a salire (inizia a sfiorare i 100) e nessun anche oggi sembra voler tornare a casa…
Le immagini e la brutalità della polizia non stupiscono, ma lasciano sempre comunque attoniti: la bellezza delle vostre barricate apre il cuore e fa venir voglia di vomitar lacrimogeni con voi…
passo dopo passo con voi.

GEZI PARK, un anno fa:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
Gli altri post di questi giorni:
Si respira e si sanguina
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Berkin Elvan, il piccolo principe di Taksim, è volato via dopo 269 giorni di coma

11 marzo 2014 4 commenti

269 giorni ad accarezzarti, a pulire la tua pelle per evitare che le piaghe la mangiassero,
269 giorni di canzoni, di sorrisi faticosissimi e voce serena per provare a farti sentire che intorno a te tutto era rilassato, in semplice tua attesa.

269 giorni che le dita di tua madre si intrecciavano alle tue cercando una contrazione, un tocco di vita che poi in realtà non è mai arrivato,
269 giorni ad osservare le palpebre senza battere le proprie per paura di perdere proprio in quel batter d’occhi involontario il primo movimento possibile che avesse il sapore della vita, o di qualcosa di almeno leggermente simile.
Quando ho saputo che il “piccolo principe” di Taksim se ne è andato all’alba di questa giornata
i miei occhi ormai decisamente stanchi hanno incontrato quelli di tua madre,
come li avessi incontrati per 269 lunghi maledetti bastardi giorni.
Ho conosciuto il coma di mio figlio, ancora ne combatto i malefìci che ha inserito nel suo corpo e per sempre li combatterò,
ho conosciuto quindi la tua mamma caro Berkin, perchè quello che si impara tra i lamenti sordi di una rianimazione,
quando si balla con la morte e quasi la si attende come salvezza, è che si è tutte lo stesso cuore.
Tutte mamme col vuoto dentro, intorno, davanti: il buco nero del bip di quel monitor.

Tu non eri nemmeno sceso a manifestare quel giorno, a 14 anni.
Eri solo andato a prendere il pane, forse a malapena cosciente che intorno a te c’era chi combatteva per difendere un qualcosa e conquistare il mondo intero; colpito in testa da un lacrimogeno, hai trovato davanti a te soltanto il buio del coma,
e le canzoni di tua madre che chissà se avrai mai sentito, in quei 269 giorni terminati stamattina alle 7.
Il tuo corpo pesa 16 kg, a questo è arrivata la vita prima di consegnarti alla polvere…
io ti auguro un viaggio leggerissimo, auguro alla tua mamma di poter dimenticare per sempre questi 269 giorni,
quel lacrimogeno, la tua pelle gonfia, il silenzio dei medici, auguro a lei di avere stampato in testa, per sempre, solo il tuo sorriso.

Oggi in tanti, in tantissimi sono arrivati all’ospedale dopo la notizia della tua morte e la polizia turca non ha esitato a reprimere…
ancora una volta un colpo in testa, un lacrimogeno che prende un fanciullo, un corpo che cade e perde i sensi,
come 269 giorni fa…

E da quel momento non si è mai fermata questa lunga giornata, fatta di una rabbia che arriva fino a dove tu stai viaggiando,
fatta dei loro idranti, lacrimogeni, manganelli, pallottole di gomma….

PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!

Tanto il materiale presente su questo blog sulla rivolta di Taksim..
vi lascio un po’ di link

Gli idranti rossi, i loro effetti e le nottate di Taksim: LEGGI
Quando basta respirare per il sangue: LEGGI
ALTRE LETTURE:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
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I primi morti / Che poi son 3
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Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

31 marzo 2015: sequestrato il magistrato che seguiva il caso LEGGI

Ciao Berkin, i nostri pugni al cielo ti accompagneranno tra le stelle…

Un bacio alla tua mamma…

Turchia: se per i reporter si chiedono 7 anni di carcere… per gli altri?

24 luglio 2013 Lascia un commento

L’arresto di Mattia Cacciatori ad Istanbul

Dopo giornate (e soprattutto nottate) attaccata alle piazze turche, che dopo gli scontri al Gezi Park di piazza Taksim ad Istanbul, si erano mobilitate in tutto il paese, questo blog è entrato in un mutismo un po’ vacanziero dal quale ora sembra difficile uscire.

Il 6 luglio, dopo giorni di scontri e già con 5 morti sull’asfalto del paese, venne fermato anche un giovanissimo fotoreporter italiano, Mattia Cacciatori, che dopo tre giorni in stato di fermo era stato rilasciato dalla polizia, dopo l’intervento della diplomazia italiana. Era in Turchia per un progetto di reportage sulla comunità LGBT ed è tornato a casa, dopo la breve detenzione, con un decreto d’espulsione per un anno, che non gli permetterà di continuare il suo lavoro.
Ma non è solo questo il problema, anzi.
Infatti, a meno di tre settimane dal suo rientro ha già ricevuto una comunicazione dal Consolato turco: non si sono dimenticati di lui e stanno per aprire il processo.
Il fotografo italiano non viene considerato un reporter, la sua maschera antigas (senza la quale non avrebbe certamente potuto lavorare) lo identifica come manifestante quindi le accuse non possono essere altro che “manifestazione non autorizzata e ostacolo all’azione delle forze dell’ordine”, che in quel paese significa:
FINO A SETTE ANNI DI CARCERE.

Quindi nel portare solidarietà totale a Mattia, voglio ricordare i 5 morti, più di 8000 feriti e 11 occhi rubati per sempre dalle pallottole di gomma della polizia turca, mandata a spazzare via le piazze da Erdogan.
Poi , per rimanere in tema giornalisti: a decine sono stati arrestati o perquisiti anche per un solo tweet e più di 60  hanno perso il posto di lavoro per aver scritto a favore della rivolta in difesa del Gezi Park.

Perchè portava la maschera antigas? GUARDA COME FANNO SANGUINARE I LACRIMOGENI USATI!

[I link sulla rivolta turca son QUI
e QUI lo scambio tra gli occupanti di Gezi Park e il movimento NoTav]

Un racconto della “morte in diretta” di ieri a Taksim … e le armi chimiche

16 giugno 2013 4 commenti

La giornata, oggi, in cui Erdogan ha mostrato bicipiti e sorriso, ed ha riempito della sua gente una delle piazze di Istanbul.
Una delle piazze della città, già: mentre tutto il resto della grande megalopoli euroasiatica cercava di raggiungere Piazza Taksim, che da ieri sera è diventata un desolante deserto blindato.

Blindato e protetto da uno schieramento di forze di sicurezza impressionante, che è continuamente (tuttora) sotto attacca di decine di migliaia di persone che vogliono riappropriarsi di quel parco e della libertà di gestire quella piccola società liberata che sotto quelle fronde era nata e si stava fortificando.
Una giornata quella di ieri che sembra ancora non avvicinarsi alla fine: non ad Istanbul, non ad Adana, Ankara, Bursa e tutte le altre città che dal primo momento sono scese in piazza con GeziPark senza mai fare un passo indietro.

Ieri è stata la giornata della “chimica”: dell’uso e dell’abuso mostruoso di agenti chimici lanciati contro i manifestanti.
Non solo lacrimogeni, perché facevano sanguinare bocca e naso (GUARDA)
Non solo idranti, perchè dei barili blu venivano aggiunti all’ultimo minuto: avevano la capacità di colorare l’acqua di rosso e non solo. (LEGGI)
L’effetto è ustionante, come si può vedere dalle immagini dei feriti.

qui delle info sul prodotto : http://www.jenixbibergazi.com, è un aggiunta di peperoncino chimico nei TOMA

Vi lascio un racconto che mi è stato appena spedito da quelle strade in lotta, Luca era indeciso se intitolarlo “la notte dei lunghi coltelli”, questo fa capire chi è il nemico che si ha davanti, da venti giorni, nelle strade di Turchia.

La morte in diretta

Un’alba senza il fuoco della resistenza
Dà vita a un giorno morto, privo della sua stessa essenza.
Alessandro Lesa

E dire che nel pomeriggio era stata una bellissima giornata. L’unico attacco era stato quello portato dai moscerini che, dopo aver svernato negli alberi, al richiamo di un prematuro acquazzone estivo erano riusciti baldanzosi dalle loro larve. Se avessi saputo interpretare i segni del destino l’avrei capito subito che questa era una metafora di quello che sarebbe successo dopo. Ma mi manca la pratica divinatoria; sebbene viva in Turchia da tempo, ho ancora difficoltà a leggere i fondi di caffè; e l’ultima zingara che mi ha fatto i Tarocchi mi aveva promesso grandi avventure e mi sono sposato.

Lo sgombero del Gezi Park

L’acquazzone, dunque, io non l’avevo previsto. Che i blindati annaffiassero la piazza come un campo da coltivare, io non l’avevo capito. Che la pioggia fosse arrivata da terra, e non dal cielo, io non me lo sarei mai immaginato. Che l’attacco, quello vero, scoppiasse sul far della sera al dolce canto del muezzin, io… nemmeno in un incubo l’avrei potuto sognare. Non chiamatemi né Cassandro né Do Nascimiento. No. Chiamatemi testimone poiché questa è l’unica cosa che so fare, forse.

Comunque. Nel pomeriggio, insieme a dei compatrioti, chiamiamoli con fantasia Gianluca e Michele c’eravamo dati appuntamento a Taksim per un’allegra scampagnata al parco di Gezi. Ora, con questi valorosi çapulcu (“straccioni”), di diverse vedute politiche, eravamo tutti d’accordo a farci un giretto. Già, Erdogan connecting people. In Italia noi non saremmo mai (e poi mai) potuti andare d’accordo: qui sì. Poi al trio si era aggiunta Monica, e avevamo pareggiato lo schieramento politico.

Dicevo. Gezi Park era come al solito in festa. C’era chi suonava il saz, chi il piffero, chi la chitarra; il piano di “Bella Ciao”, invece, era stranamente silenzioso, come se anche lui aspettasse qualcosa.

Arresti di massa a Smirne

La libreria open-air era sempre attiva; e avevano coperto, con un telo, gli scaffali per impedire alle gocce che cadevano dai rami bagnati di ricongiungersi con la carta dei libri. Poi c’era chi ballava, chi pregava e chi arringava: “L’impegno per la democrazia andrà avanti!” E quasi tutti i manifestanti erano convinti che l’offerta di pace effettuata da Erdogan, tramite un referendum, non fosse né la nuova Magna Charta né tantomeno la nuova Tanzimat – c’è un giornalista che se la vuole rivendere? Era stato organizzato persino un piccolo kindergarten in cui le mamme (improvvisate e non) tenevano a bada le grida, già di protesta, degli infanti. C’erano molte donne e bambini nel parco. E la sera i poliziotti avrebbero preso di mira anche loro.

Nel completare il giro della piazza, dopo esserci rinfrescati con ayran corretto con grappa, abbiamo cominciato a vedere una grande massa di poliziotti cominciare a raggiungere gli altri rappresentanti delle forze dell’ordine presso l’entrata d’AKM, e cioè il vecchio teatro che dà sulla piazza. Ed io lì ho buttato my two cents: “Poiché l’ultimatum dello sgombero è scaduto da ventiquattr’ore e non è successo nulla, proveranno a sgomberare tutto con la manifestazione AKP di domani (oggi ndr), oggi solo violenza psicologica”. Ma come vi ho detto come indovino sono negato. Dovevo guardare bene tutti i venditori ambulanti che facevano fagotto e andavano via. Solo ora capisco che non ho creduto al valore di quel dettaglio. Che non era un

Il ponte sul Bosforo, ieri notte

dettaglio. E poi, infatti, sappiamo com’è andata a finire.

Dopo il terzo giro della piazza – non sia mai anche noi non si partecipi attivamente alla candidatura di Istanbul per le prossime Olimpiadi 2020 – abbiamo deciso di scendere lungo la via principale di Taksim, Istiklal Caddesi, in cerca di qualcosa da metterci sotto i denti. Meritato kebab. Ma manco il tempo di addentare la carne che, nello spazio acustico, è cominciato un lungo lamento divino. La chiamata alla preghiera. Ed è anche in nome di una religione, almeno secondo Erdoğan, che è iniziato l’attacco. E le sirene della polizia si sono unite al canto in maniera blasfema. In nome di un signore; non in nome del Signore.

Noi non ci abbiamo pensato due volte. E al posto di battere in una saggia ritirata abbiamo deciso incoscientemente di essere testimoni. Ma il nostro gruppo, nella calca di una massa di persone che affolla il sabato sera, si è diviso; non si poteva scegliere giorno migliore per fare una strage. Gianluca Michele e Monica sono rimasti sulla via principale dove già si vedeva formarsi il cordone di polizia; ed io sono svicolato per una via laterale per cercare di raggiungere la piazza. E ci sono riuscito. Mi sono acquattato insieme a giornalisti, attivisti e curiosi davanti all’albergo Marmara. Ma è stato un attimo. Dei poliziotti prima sono avanzati contro di noi e poi, d’improvviso, si sono ritirati lasciando andare avanti a loro delle grosse ombre. Il cielo, intanto, era coperto dai

Anche Ippocrate viene arrestato se cura i manifestanti…

fumi dei lacrimogeni e non si riusciva a vedere bene cos’erano. Molti di noi se ne sono accorti solo poco prima dell’impatto. Erano dei Toma, dei bulldozer. Con degli idranti caricati con acqua e una “sostanza nociva”, i Toma avanzavano senza fermarsi. E allora tutti siamo scappati verso l’unica possibile via di uscita a lato della banca Garanti. Nel fuggi fuggi ho scoperto, poi, che qualcuno c’era rimasto sotto.

Mentre fuggivo e tentavo di superare la barricata della piazza di Taksim, gli altri in fuga dicevano che avevano visto bulldozer, caterpillar e ruspe avvicinarsi al parco di Gezi; io, in quel momento, non ho potuto far altro che sperare e pregare che le donne e i bambini se ne fossero andati. Poi, con il telefono, ho provato a mettere in contatto gli altri e mi sono sorpreso a pensare come mai il telefono funzionasse. Era strano. Di solito c’era la schermatura. Ma forse loro volevano proprio questo. Volevano che noi raccontassimo la morte in diretta. E devo dire che ci sono riusciti. Michele e Gianluca, sebbene innaffiati e gasati anche loro, stavano bene; ma di Monica avevano perso le tracce.

Mentre camminavo ormai fuori pericolo vicino a Besiktas, ho visto scorrere sul telefonino le immagini di bambini gasati, di donne picchiate e di uomini che ancora resistevano nel parco. Bulldozer, Caterpillar, gas asfissianti, lacrimogeni, polizia a go-go… contro mani nude. Questo è stato. Del resto sono dei marginali. E dovevano essere emarginati. Ma come sans culottes i çapulcu, “gli straccioni”, continueranno la loro lotta radicale e non si arrenderanno. Mai.

Mentre correvano le voci che Starbucks, ancora una volta, aveva chiuso le sue ignominiose porte; c’erano pure le voci che Divan Otel le avesse aperte. Ho scoperto poi che alcuni dei manifestanti si erano rifugiati lì. Inseguiti dalla polizia fin dentro le camere. È da questo hotel che sono giunte le immagini strazianti dei bambini intossicati che si stringono nel grembo delle madri. Immagini che non so se siano giunte in Italia. Dove, ultimamente, mi ricordo di un bellissimo servizio di Floris su una Turchia che non esiste. Cazzo, Floris, ma da chi sei andato? È forse la Bonino che ti ha passato i contatti?

Il Divan Otel, che aveva offerto rifugio a feriti e bambini

Poi è arrivato un messaggio di Monica, stava bene. Ed è passata così la notte dei lunghi coltelli. E l’alba di un nuovo giorno (non) è arrivata. Oggi il giornale Sabah titola “Buongiorno Gezi” e sottotitola “polizia non fa spargimento di sangue”. Bugiardi. La verità è una menzogna. Buttano altra acqua sul fuoco. Non gli andava bene che la laicità del paese stesse nelle mani dell’esercito è l’hanno soppresso, ma nel farlo non hanno eliminato lo stato di polizia. Ops. Chiamatelo: passaggio di consegne. Ma sono negato per l’analisi. Io sono solo un testimone. Un testimone di questa resistenza.

Oggi camminare a Taksim è considerato “atto di terrorismo”. Ma se è vero che una volta tutte le strade portavano a Roma, oggi portano a Taksim. Chi è il terrorista?

di Luca Tincalla
su twitter: @lucatincalla

Qui il racconto della nottata (mio) e le foto degli idranti rossi e dei loro effetti: LEGGI
Quando basta respirare per il sangue: LEGGI
ALTRE LETTURE:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
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I primi morti / Che poi son 3
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Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
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Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Piazza Taksim: perché ci basta respirare per sanguinare? ce lo spiegate?

16 giugno 2013 22 commenti

Cosa stanno tirando sui manifestanti di piazza Taksim? Perché basta respirare per avere una mascherina piena di sangue? Cosa c'è in quei lacrimogeni? Di cosa state bombardando chi protesta da venti giorni?

Cosa stanno tirando sui manifestanti di piazza Taksim? Perché basta respirare per avere una mascherina piena di sangue? Cosa c’è in quei lacrimogeni? Di cosa state bombardando chi protesta da venti giorni?

Questa la situazione alle due di notte: da più di sei ore non c’è stato un secondo di tregua

Qui il racconto della nottata e le foto degli idranti rossi e dei loro effetti: LEGGI

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L’ennesimo attacco notturno sul Gezi Park, e la lunga notte in tutta la Turchia: RESISTANBUL

16 giugno 2013 8 commenti

Adana, non solo Istanbul, con GeziPark

L’ultimatum di questo pomeriggio è stato effettivo, le parole di Erdogan non sono state smentite dai fatti,
nessun albero nè pianoforte, nè corteo di mamme a sostegno dei propri figli in lotta è riuscita a bloccare la furia inguardabile della polizia turca e di tutti i mezzi a sua disposizione.
La carrellata di immagini che da qualche ora (mentre scrivo è quasi l’una di notte) lascia senza fiato: la piazza e il parco sgomberati con violenza e così ogni rifugio trovato dai manifestanti, come il Divan Hotel, l’ospedale tedesco, l’Hilton, il Ceylan Hotel, Il Marmara e altri alberghi della zona principale degli scontri, intorno a Taksim.
Tutti i feriti che si erano rifugiati, così come tutto il personale paramedico che da giorni si da il cambio in piazza e negli ambulatori da campo sorti in diversi luoghi e spazzati via in queste ore, sono in una situazione drammatica, intrappolati all’interno delle hall di alcuni alberghi, dove da ore tirano gas lacrimogeni e urticanti anche all’interno, come si può vedere dalle immagini.
Gli idranti nel frattempo hanno cambiato colore: ora son comparse coloratissime strisce rosse d’acqua a tagliare le cariche e i cortei.
La reazione della pelle è sconcertante.

Mentre scrivo ci sono decine di migliaia di persone che stanno provando ad avvicinarsi alla zona: il ponte sul Bosforo, che separa i due continenti è un fiume impressionante e fitto di persone che non sembrano muovere un passo indietro davanti allo schieramento di polizia; stessa scena sull’autostrada E-5 e in tutti i quartieri della città, con barricate in ogni dove.

L’ingresso del Divan Hotel (REUTERS/Yannis Behrakis)

Poi Adana, Bursa, Eskişehir, Ankara (che porta in piazza numeri da lasciar senza fiato), Çanakkale, Edirne, Izmir: non c’è punto del paese che non si sta inondando di persone, di rumore, di resistenza, di lotta e di una determinazione che supererà anche questa lunga notte.
Che a vedere da come hanno deciso di iniziarla, vorrebbero fosse l’ultima di Taksim, e di Gezi Park, che ha messo radici in ogni dove e non sarà facile estirparle.

[LE IMMAGINI CI RACCONTANO CHIARAMENTE CHE BASTA RESPIRARE PER UN PO’ QUEI GAS PER SANGUINARE —- Guarda QUI  gli effetti dei lacrimogeni——- COSA STANNO TIRANDO?
COSA C’E’ NEI LACRIMOGENI? COS’E’ IL ROSSO COMPARSO NELL’ACQUA SPARATA DAGLI IDRANTI? ]

Aggiornamenti
1.10 : il mastodontico corteo sul ponte che attraversa il Bosforo è stato appena attaccato con lacrimogeni.
1.20: sono già due i giornalisti turchi che parlano di sostegno della “gendarmeria” alla polizia che utilizza idranti.

VI ALLEGO IL COMUNICATO DA POCO USCITO SUL SITO Taksimdayanisma
Taksim Solidarity generated this announcement through meetings and forums that took long hours till the early morning.

Our resistance that started in order to prevent the demolition of Gezi Park and save its trees has spread to Istanbul and to the entire country with the anger of thousands of citizens accumulated over the 11 years of AKP rule. Hundreds of people completed the 18th day of the resistance.

L’acqua degli idranti oggi era rossa e lasciava tutto ciò…

We witness a resistance, the most expansive struggle to claim our rights in the history of our country, which has been exposed to intense police violence since day one. We are going through a period in which the rights of people, including right to life, are trodden. However, this cruelty have united the crowds instead of disintegrating them, has strengthened the solidarity of the people who get to know each other through this struggle. Under heavy gas bombardment, which suffocated every living being, more and more people filled the streets and turned this resistance into a major social movement.

The government’s fist reaction towards the crystal clear and righteous demands, which have been voiced since the very first day of the resistance was to ignore them entirely. Then, they attempted to divide the resistance, provoke people and damage the legitimacy of the movement. In both national and international public opinion, the government has failed in these attempts. At the end of the day, it was the legitimacy of the government, not the resistance, that eroded. Therefore, with the pressure of our righteous resistance, the AKP government was pushed to address the solidarity and start a dialogue. Nonetheless, this is just the beginning, our struggle continues.

During the first 18 days of the resistance four citizens lost their lives due to police violence: Ethem Sarısülük, Mehmet Ayvalıtaş, Abdullah Cömert and Mustafa Sarı. Many were wounded, lost their eyes, vision, and even limbs. We feel the pain of those who were killed and remember that they were killed in pursuit of their most basic democratic rights. We repeat that no serious legal action has yet been taken against those who perpetrated and oversaw the actions that lead to the killing of our friends, and we restate that we will make sure those who are responsible for the violence are brought to justice. Furthermore, many people are still in custody due to the arbitrary policies of the security forces concerning custody durations. On behalf of the people resisting in Gezi Park and Taksim Solidarity, we call for the release of those who were taken into custody because of their involvement in the uprisings across the country.

In questi quasi 20 giorni di lacrimogeni in piazza Taksim son stati contati: 8 cani, 63 gatti e più di mille uccelli morti.

During this time we have seen that we were able to unite, converse, create commons, and struggle together despite the violence inflicted upon us. What was considered to be the weakness of pluralist democracy allowed us to stand tall in resistance against majoritarianism. Against the government’s power, which is dependent on capital and ecological destruction, hundreds of thousands gathered in Gezi Park to defend the trees and thus defended their own lives and freedoms. The Gezi Park Resistance as a space of freedom has shown great resolve in keeping a peaceful conduct against police violence.

As people resisting in Gezi Park and Taksim Solidarity the most important thing we have learned so far is that the resistance cannot be contained within time or space, and that it will continue in every aspect of life, in every part of the city and the country, in every square meter and every moment.

Molti i bimbi nel Divan Hotel, intrappolati e gasati

On the 18th day of our resistance, on Saturday June 15th, we will continue our occupation for the park and all the living creatures within it, our trees, our life spaces, our private lives, our freedoms, and our future. We will pursue this struggle until our demands are met.

This resistance will be the reflection of the collective will of Taksim Solidarity and a symbol of our comprehensive struggle. From this day forward, we will continue to fight against all kinds of injustice and suffering in our country with the dynamism and strength generated by our struggle which has spread across the country and perhaps the world. We are stronger, more organized and more hopeful than we were 18 days ago.

THIS IS JUST THE BEGINNING, RESISTANCE WILL CONTINUE!

Per la diretta seguite sempre questo link:  http://gezipark.nadir.org

I segni dell’idrante “rosso”

che è costantemente aggiornato in diverse lingue.

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L’idrante rosso, da oggi nelle piazze turche

Verso e oltre il processo per i fatti del 15 ottobre, “Nè spettatori, nè vittime”: fate girare

15 giugno 2013 1 commento

Vi giro e vi chiedo di spammare questo comunicato.
Perché quella è stata per tutti noi una giornata importante, che ha segnato chi ne ha fatto parte volente o nolente:
una giornata che ha sicuramente mutato equilibri e affinità, che ha fatto male al cuore e allo stesso tempo è stata una boccata d’ossigeno.
Una giornata che non è finita, perché ce la vogliono far pagare cara.
Qui il comunicato della Rete Evasioni: spammate!

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Tra lunedì 20 e mercoledì 22 maggio si è svolta all’università La Sapienza di Roma una tre giorni di dibattiti e discussioni, che si è poi conclusa, la settimana successiva, con una serata musicale a sostegno degli imputati e delle imputate per i “fatti del 15 ottobre” 2011.

Le discussioni hanno visto la partecipazione di diversi gruppi e collettivi, di ragazzi e ragazze, compagni e compagne di Roma e di altre parti d’Italia.

I collettivi autorganizzati di Scienze Politiche e Giurisprudenza, la Fucina 62 e la Rete Evasioni, hanno proposto dibattiti intorno a temi quali il carcere, le pratiche di piazza e l’organizzazione del controllo
poliziesco e statale nel suo assetto attuale. È stato un momento importante per parlare a distanza di tempo del 15 ottobre, sia rispetto alla repressione che ne è seguita, sia per scambiarsi sensazioni e riflessioni che quella giornata ancora suscita in molti di noi; si è avuto inoltre modo di misurare complessivamente l’inasprimento della repressione nei confronti dei movimenti di lotta.

Un’opportunità per discutere, incontrarsi e per organizzare quella solidarietà che, per chi lotta quotidianamente contro questo sistema, diviene ormai una tappa fondamentale e una pratica da assumere
collettivamente.

È stata anche l’occasione per ribadire la necessità di supportare la “cassa di solidarietà 15 ottobre”, indispensabile per affrontare le prossime scadenze processuali e le spese di chi è ancora detenuto.

EVASIONE!

EVASIONE!

Il prossimo 27 giugno si terrà presso il tribunale di Roma, a Piazzale Clodio, la prima udienza del processo del terzo troncone di indagini a carico di 18 persone accusate, tra le altre cose, di “devastazione e saccheggio”. Invitiamo tutti e tutte a partecipare numerosi, per far sentire le nostre voci e ribadire ancora una volta in modo determinato la nostra solidarietà e complicità.

Sentiamo forte l’esigenza di continuare, e possibilmente allargare, questo percorso: organizzare una rete solidale che sia in grado di affrontare al meglio, su un piano materiale e politico, i prossimi passaggi che riguardano il processo del 15 Ottobre e non solo.

L’accanimento poliziesco e giudiziario che nell’ultimo periodo si è scagliato contro ogni forma di conflitto non deve passare. Esige invece una risposta all’altezza della situazione.

Lanciamo un appello generale, rivolto a coloro che come noi ritengono necessario tenere alta l’attenzione rispetto alla questione della repressione, per dare inizio a un percorso determinato che sia in grado
di rilanciare in modo efficace la solidarietà e la complicità nelle lotte. Invitiamo tutti e tutte a partecipare all’assemblea che si terrà dopo il presidio, il 27 giugno all’università La Sapienza alle 17,00.

Sarà un momento di confronto per aggiornarci rispetto il processo per il 15 Ottobre e decidere insieme quali iniziative intraprendere nei prossimi mesi.

Tutte libere, tutti liberi!
Complici e Solidali a Roma

ulteriori info e aggiornamento sul sito della ReteEvasioni
sul 15 ottobre un po’ di link:
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
I “terroristi urbani”

Turchia: un’altra lunga notte e un lungo articolo da leggere

14 giugno 2013 1 commento

Niente, dopo giornate in diretta costante con Taksim, Gezi Radio e quant’altro son crollata.
Oggi facciamo al contrario eh, vi metto un po’ di articoli e cose trovate altrove.

Ankara, Kennedy Caddesi questa notte

In primis qualche notizia sulla nottata, l’ennesima lunghissima nottata in cui si era previsto l’attacco finale di Erdogan, che per ore ha fatto schierare pullman di poliziotti e reparti speciali nelle vicinanze di Taksim, per la resa dei conti finale, post ultimatum

La richiesta, comica e così vicina alle tante ascoltate anche nelle nostre piazze (e montagne), chiedeva ai “veri ecologisti” di lasciare la piazza, permettendo al governo di muover mano dura contro chi rimaneva in piazza, che a quel punto sarebbero stati solo i “veri terroristi”.
Ma non sta andando così bene al primo ministro, sultano turco: la piazza ieri sera era più gremita che mai,
un lungo concerto al pianoforte ha accompagnato ore di percorsi collettivi, assemblee, balli, un po’ di relax, dirette video e radio con il resto del mondo, in ogni lingua, verso ogni dove.

Poi l’incontro con Erdogan durante la notte: con una delegazione della “piattaforma Taksim” e di altre anime della piazza: non è certo andata come voleva Tayyip, che sperava di veder velocemete la piazza svuotarsi visto l’avanzare della proposta del referendum sul destino di Gezi Park e sul progetto che era stato fatto di ricostruzione delle caserme ottomane, dell’antica moschea e ovviamente della nuova zona commerciale. Un po’ una presa in giro, così è stata vissuta dalla piazza la proposta di Referendum, che infatti è stata largamente rifiutata.
La nottata è comunque passata abbastanza tranquilla in quel di Istanbul, al contrario di Ankara, dove le proteste continuano ad allargarsi con sempre più determinazione e la mano della repressione si muove più tranquilla, essendo più distante dalla stampa mondiale e dagli occhi di noi tutti: da mezzanotte e trenta sono iniziate le pesanti cariche, con TOMA e celere che ha usato migliaia di lacrimogeni e granate assordanti.
Cinque le persone che risultano in stato di arresto.

Cinque anche i morti fino ad ora, senza contare tutti coloro che sono in fin di vita o in coma celebrale per i colpi subiti soprattutto da pallottole di gomma e candelotti lacrimogeni.
Vi lascio qui con un’analisi comparsa su Jadaliyya e tradotta dalla redazione di Infoaut (grazie!)

Occupy Gezi: i limiti del successo neoliberale della Turchia

4 giugno 2013, di Cihan Tugal , tratto da Jadaliyya e tradotto dalla redazione di Infoaut

🙂

Esistono due aspetti significativi, eppure spesso dimenticati, rispetto a che cosa ha iniziato e reso popolare le proteste rivoluzionarie in piazza Taksim a Istanbul. Le proteste sono cominciate come risposta al progetto del partito neoliberale al governo di trasformazione o rinnovo urbano; tuttavia, le questioni urbane sono presto passate in secondo piano quando le proteste sono diventate di massa. Comprendere questi due aspetti della mobilitazione aiuta molto a fare luce su che cosa sta avvenendo in Turchia e perché.

Ciò che il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) chiama in malafede “trasformazione urbana” è la demolizione di luoghi pubblici, aree verdi e siti storici, così come lo sgombero di popolazioni povere, per ricostruire la città coerentemente con l’immagine di capitale. Tutti questi spazi (e persone) indesiderati dovrebbero essere rimpiazzati da centri commerciali, grattacieli, uffici e patinati remake di edifici storici. La resistenza a questo progetto è andata sviluppandosi per un po’, prevalentemente fuori dalla vista dei media nazionali e internazionali. Solo in parte sono da accusare la mancanza di interesse da parte dei media o l’ostilità del mainstream per non aver dato copertura a queste resistenze del passato. Il partito al governo, con un apparato [di informazione] abilmente modellato e reso egemone, è stato piuttosto discreto nel dividere e marginalizzare le proteste. Ad esempio, quando gruppi di occupanti venivano sgomberati si provvedeva a pagare alcuni di loro in maniera selettiva: i proprietari di case (piuttosto che gli affittuari), le famiglie con più “agganci”, le persone inclini alla politica del quartiere venivano compensate profumatamente, dissolvendo la capacità di resistere. Quando il denaro non aiutava il nuovo regime piantava i semi della divisione etnica e settaria. Quando tutte le altre fallivano, gli occupanti sperimentavano la pesante repressione da parte della polizia. Solamente un quartiere nella gigante area metropolitana di Istanbul è riuscito ad opporsi a tutte queste pressioni e resistere in maniera coerente al progetto. Ma queste eccezioni confermano la regola: anche se si tratta di un progetto che riguarda milioni di persone, alla trasformazione urbana hanno fatto resistenza solamente in pochi, invece di resistere a livello dell’intera città (per non parlare del paese intero, dove è stata implementata [la protesta] con meno severità, ma comprensibilmente, distruggendo la vivibilità e la salute sia urbana che rurale – nonostante la dicitura “urbana”).

Idranti a go go

Le proteste dentro e intorno a Taksim sembrano avere unito le trame di resistenze altrimenti isolate. Quando intellettuali e artisti si sono mobilitati recentemente contro la demolizione di un caffè prima, e poi di un teatro storico a Istiklal Caddesi, sembrava che stessero combattendo una battaglia elitaria e di retroguardia, concentrandosi su luoghi che erano di poco interesse per le classi popolari. Ogni battaglia sarebbe rimasta marginalizzata in gruppi di elite o angoli di occupazioni della città, se la polizia non avesse brutalmente attaccato alcune decine di manifestanti che volevano proteggere l’ultima area verde (Gezi Park) nella principale piazza per lo svago di Istanbul, piazza Taksim. La volontà di salvare questo parco dal progetto di costruire un centro commerciale è ciò che ha dato inizio ad Occupy Gezi.

Diffusione ed espansione del programma di lotta
All’inizio sono accorsi in migliaia a portare solidarietà alle persone attaccate in piazza. Come risultato la brutalità poliziesca è diventato un tema prioritario nell’agenda politica, anche se durante la prima giornata della mobilitazione è rimasto centrale il dibattito sulla trasformazione urbana. In un paio di giorni però le tematiche legate alla brutalità poliziesca, il crescente autoritarismo dell’AKP e la costante mancanza di democrazia in Turchia hanno reso marginali le questioni urbane. Molti tweet e l’informazione che circolava in rete hanno sottolineato il fatto che le proteste “non riguardano qualche albero, riguardano la democrazia”. Questa è stata un’opposizione retorica molto rozza e sostanzialmente controproducente. Il significato di quel pugno di alberi è che ci si è spinti, temporaneamente, fuori dalla logica economica in un paese dove tutto poteva essere venduto e comprato liberamente. Nonostante questo si vedono ancora striscioni che insistono nel mettere l’enfasi sugli alberi, non solo come simbolo della natura ma anche come simbolo della rivolta popolare e democratica. Questo rispetta lo spirito iniziale delle proteste. Occupy Gezi è iniziato come una rivolta di persone che rifiutano di concentrare la propria vita tutto il tempo sul denaro; cosa che li porta ad affrontare governo e forze di polizia, che spazzano via ogni cosa nel segno del mercato. Gli alberi sono simbolo di unità fra gli occupanti presi di mira, gli studenti con misere prospettive di impiego, i lavoratori in sciopero e gli impiegati pubblici, gli intellettuali e la natura. Ma dovremmo comprendere che ci sono anche forti dinamiche che decentrano il focus riportandolo sulla trasformazione urbana.

Il contesto della repressione intensificata

Proiettili di gomma che cercano di colpire occhi e teste…

Alcuni elementi interni al governo hanno elaborato un piano molto rischioso negli ultimi mesi. Il governo ha preparato la Turchia ad una guerra regionale, e in questi tempi cruciali ha bisogno di un paese unificato senza un’opposizione minacciosa. E’ la ragione per cui dopo un decennio di emarginazione costante è arrivato ai curdi. I governanti turchi (piuttosto logicamente, pare) hanno visto i curdi come l’unica forza che potrebbe fermare il governo nel suo cammino. Con i curdi dalla propria parte, secondo questo piano, il governo potrà dividere, emarginare, e reprimere il resto della popolazione – molto meno organizzata rispetto ai curdi. Il processo di pace coi curdi ha anche dato al governo la possibilità di riconquistare molti liberali, che erano rimasti delusi dal 2010. Con un blocco egemone rinnovato, gli elementi del nuovo regime sentivano che avrebbero potuto facilmente mettere a tacere chiunque. Così il partito al governo ha incrementato la brutalità poliziesca e altri provvedimenti conservatori (come norme più severe in materia di alcol). Le persone non comprese in questo rinnovato blocco di potere – che siano di bassa, media o alta estrazione sociale, laici o aleviti, uomini o donne, nazionalisti di destra o socialisti – si sono sentite minacciate. Quando Occupy Gezi è diventata una protesta contro la polizia, centinaia di migliaia di individui si sono uniti esprimendo la propria frustrazione contro il crescente autoritarismo.

Ciò naturalmente porta in scena anche molte persone che hanno beneficiato delle trasformazioni urbane. Alcune di queste persone non avevano avuto alcun problema né con la brutalità poliziesca né con l’autoritarismo prima che venissero esercitati contro i lavoratori, i curdi, i socialisti o gli aleviti. Alcuni di loro intonano slogan estremisti nazionalisti per tutta Istanbul e la Turchia. Va sottolineato che questi gruppi sono gruppi sovrapposti: non c’è necessaria unità tra queste fazioni, sebbene quasi tutti le chiamino in breve “ulusalcı” (estremisti nazionalisti). Nonostante la propaganda del governo, essi costituiscono la minoranza attorno a Piazza Taksim, ma sono certamente la maggioranza nelle parti più agiate della città. Ci sono tra di loro nazionalisti meglio organizzati che vogliono dirottare le proteste. Eppure molte di queste masse sconnesse non comprendono nemmeno le proteste e le problematiche che le hanno avviate. Vi prendono parte principalmente come un modo di difendere i loro stessi interessi e stili di vita. Queste persone non definiscono il movimento di Gezi, ma hanno già confuso le acque. Occupy Gezi è diventata molto più forte in parte grazie alla loro partecipazione, ma il suo messaggio nazionale ed internazionale rischia ora di essere meno chiaro.

Valigette rivoluzionarie

Gli Ostacoli
Le persone che hanno iniziato le proteste (e che ora controllano Taksim) sono ben consce di questi pericoli, dato che alcune di loro sono attivisti con anni di esperienza. Le dichiarazioni pubbliche che rilasciano si concentrano direttamente sulle trasformazioni urbane, la brutalità poliziesca, l’autoritarismo, sebbene queste dichiarazioni si perdano nel magma delle enormi proteste in tutto il paese. Questi esperti attivisti si trovano ad affrontare due ostacoli.
In primo luogo ci sono le questioni strutturali e le riuscite mosse politiche egemoniche che fin qui hanno diviso le proteste contro le trasformazioni urbane. E’ tuttora molto difficile, per ragioni che spero di analizzare altrove, costruire un blocco coerente contro le trasformazioni urbane con una visione alternativa di sviluppo, urbanizzazione e natura. La classe, la cultura, la posizione e molto altro isolano le une dalle altre le persone che subiscono le trasformazioni urbane. A differenza del partito al governo e dei suoi tecnici, che hanno una panoramica di come sia connesso il subire tali trasformazioni, [le persone] si conoscono reciprocamente ben poco. Non è facile sorreggere e divulgare Occupy Gezi allo stesso tempo se essa si limita ad integrare le questioni urbane.

In secondo luogo, e forse problematica altrettanto importante, c’è il processo di pace della Turchia con i curdi. Il governo ed i suoi alleati liberali diffondono la propaganda che le attuali manifestazioni siano contro il processo di pace. In realtà, non è difficile credere che parte delle sconnesse masse turche precedentemente delineate siano state parzialmente motivate da un’opposizione alla pace con i curdi (oltre a svariate altre cose, incluse le norme sull’alcool). Tuttavia, i gruppi che ancora controllano Taksim hanno difeso la pace per decenni, mentre lo stato turco (incluso il nuovo regime) combatteva le proprie sanguinose battaglie contro i curdi. In questo contesto, disonestà sarebbe una parola leggera per gli ideologhi liberali del nuovo regime che accusano le proteste di fomentare la guerra.

oooops!

Eppure, anche se vi sono molti attivisti curdi oggi a Taksim (assieme a centinaia di altri mobilitati altrove in supporto delle proteste), molti curdi non si sono uniti alle proteste, temendo che alla fine queste facciano deragliare il processo di pace. Nessuno può biasimarli, come curdi per lungo tempo hanno pagato un prezzo salato. Uno dei compiti più difficili di Occupy Gezi sarà di trovare un modo di attrarre i curdi senza alienarsi la schiacciante maggioranza delle persone non di sinistra, le quali hanno dato al movimento una parte della propria forza vitale. Questo è un movimento multi-classista e trans-ideologico contro l’autoritarismo e la mercatizzazione. Il movimento non ha ragione di escludere alcune fazioni di fascia medio-alta e di elite (che in maniera diseguale beneficiano e subiscono la mercatizzazione e l’autoritarismo), ma queste ultime potrebbero decisamente tirarsi fuori se intervenissero i curdi (il che è una piccola probabilità da cui iniziare).

Occupy Gezi si situa in una posizione privilegiata quando si confrontano queste problematiche. Da un lato, a differenza di Occupy Wall Street e movimenti simili in tutto l’Occidente, molti degli attivisti non rifiutano le forme tradizionali dell’organizzazione e della pianificazione politica (nonostante tali sentimenti siano diffusi tra alcuni dei giovani manifestanti più in vista di Taksim). Tale astensionismo dalla politica formale è costato caro ai movimenti occidentali dell’ultimo biennio. Dall’altro lato, a differenza dei manifestanti arabi, gli attivisti turchi e curdi hanno vissuto e respirato sotto una semi-democrazia, così hanno parecchia esperienza poltica quotidiana alle spalle. In breve, “la rivoluzione senza leader” non è arrivata in Turchia. Tuttavia lo svantaggio di Occupy Gezi è quello di fronteggiare un regime neoliberista molto più egemonico rispetto ai regimi occidentali ed arabi. I conservatori turchi sono stati molto più efficienti nel costruire una base popolare ed un’intellighenzia liberal-conservatrice militante (ma pragmatica) in raffronto alle loro vuote e fanatiche controparti in occidente, per non parlare delle loro inesperte controparti nel mondo arabo. Questo consenso è multidimensionale, ed integra compromessi ed articolazioni a livelli ideologici, religiosi, politici ed economici. La smobilitazione e la contro-mobilitazione che l’egemonia neoliberista potrebbe generare non possono essere prese alla leggera.
Se gli attivisti turchi e curdi troveranno modalità innovative di superare questi ostacoli, la Turchia avrà il potenziale di aggiungere una nuova torsione all’onda globale di rivolta post-2011.

ALTRE LETTURE:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
Gli altri post di questi giorni:
Tutti i link sulla rivolta turca:
Taksim – NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini  / Respiri lacrimogeni? sanguini!
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazzaL’ennesimo attacco notturno: 15 giugno

11 giugno ’13: la giornata della grande resistenza ad Istanbul, per immagini

12 giugno 2013 3 commenti

Non sono nemmeno le 7 di mattina quando la polizia si schiera tutta intorno a piazza Taksim con l’intenzione di “pulirla” dai manifestanti e riprendere il parco.

L’attacco è partito immediatamente con una violenza indescrivibile, soprattutto per l’uso massiccio di gas lacrimogeni ed idranti ad una mostruosa pressione

Ma a casa non si torna, si arretra e si riavanza per tutta la mattinata, senza paura e con una determinazione che fa tremare i TOMA

Centro!

Più prosegue la giornata più avanza pesantissimo il Taksim Gas Festival, a tutto tondo

Già, proprio a tutto tondo…

Ma più di una volta la polizia non è riuscita che ad avvicinarsi alla scalinata per poi dover riarretrare. Malgrado gas lacrimogeni, urticanti, granate assordanti, idranti e pallottole di gomma: SI RIMANE COME UN MURO!

Pirotecnia, rivoluzione

Fuoco e fiamme, mica solo lacrimogeni e manganelli!

Centinaia di arresti indiscriminati in tutta la città

una cinquantina di avvocati, del tribunale di Caglayan (il più importante della città), intenti a difendere i manifestanti vengono portati via dalla polizia

Catapulta autogestita

La rivoluzione, di certo non ha età, ed è molto donna!

Dopo le cariche mattutine, quelle al concentramento delle 12, anche la manifestazione delle 19 è stata immediatamente attaccata, con scontri violentissimi che si son protratti praticamente tutta la notte, ad Istanbul come nelle altre grandi città turche.

L’hotel Divan, tra i più lussuosi della zona, offre rifugio ai feriti e permette la nascita di un’infermeria da campo, evitando l’ingresso delle forze dell’ordine. Applausi

Questa è scattata alle 2.38 di notte: insomma, A CASA NON SI TORNA

BUONA LOTTA, VISTO CHE AL RISVEGLIO IL PARCO ERA ANCORA NELLE VOSTRE MANI.
E’ LA SECONDA SETTIMANA CHE NON FATE UN PASSO INDIETRO: PRONTI A DIFENDERVI DA QUALUNQUE ARMAMENTO LA REPRESSIONE TURCA VI MUOVE CONTRO.
CON VOI, SU OGNI BARRICATA, IN OGNI SASSO LANCIATO, IN OGNI BACIO RUBATO.

La giornata di ieri: mattina /pomeriggio / sera
Gli altri post di questi giorni:
Tutti i link sulla rivolta turca:
Taksim – NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini  / Respiri lacrimogeni? sanguini!
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazzaL’ennesimo attacco notturno: 15 giugno

Gezi Park: l’attacco finale della polizia? RESISTANBUL #geziparki

11 giugno 2013 5 commenti

Arrivano da ogni dove, per circondare i manifestanti

Non son nemmeno le venti, nemmeno un’ora è passata dalle 19, scelte per il concentramento serale di questa giornata eterna, iniziata alle sette di mattina con il violentissimo tentativo di sgombero di piazza e parco da parte degli agenti antisommossa e dei reparti speciali turchi.
Una giornata campale, caratterizzata da una resistenza senza precedenti che ha tenuto la piazza e ha saputo ricacciare indietro ripetutamente la polizia, a Taksim come altrove, erigendo barricate li dove venivano abbattute dai TOMA ( i blindati turchi), difendendo passo passo ogni pezzetto conquistato in queste giornate.

Ma eccoci, e a guardarla sembra la resa dei conti.
GeziRadio, la radio dagli alberi, che seguiamo costantemente non ha fatto in tempo a ricominciare a trasmettere che eccola nel delirio più totale e di nuovo raggiungibile da poco (COMPLIMENTI!) : le cariche sembrano esser più pesanti di stamattina, se una cosa simile è immaginabile.
Ormai la piazza è un’enorme fitta nuvola tossica, da dove giungono le continue esplosioni delle granate assordanti.
Intanto dagli altri quartieri, che già si stavano recando verso la zona di Taksim, iniziano a muoversi cortei di ogni genere e tipo, dalle maschere antigas alle padelle: l’assedio della polizia inizia ad esser sotto assedio ancora una volta.
RESISTANBUL!!!!

AGGIORNAMENTI ORE 21.45:
Le immagini tolgono il fiato, la piazza è ormai una tonnara affumicata e le prime tende iniziano ad essere spazzate via dai reparti che avanzano, protetti da questa incredibile nuvola di armamento chimico che sembra muoversi con loro.
Intanto non è ovviamente Istanbul la sola piazza calda di queste lunghissima serata: Ankara, Bursa, Izmir, Edirne, in ogni dove ci sono migliaia e migliaia di persone in piazza, pronte a marciare anche al buio come a Bursa, dove l’amministrazione locale ha deciso anche di tagliare completamete l’illuminazione pubblica. Cosa che non fa desistere proprio nessuno.

Proverò ancora a dar notizie su Istanbul, dove ormai le tende sono in fiamme anche a causa dei candelotti lacrimogeni, e dove più di diecimila persone si stanno muovendo in corteo per cercare di raggiungere la piazza dove si combatte.
NON UN PASSO INDIETRO!

Il post di questa mattina QUI
e gli aggiornamenti pomeridiani QUI
I post dei giorni precedenti e i comunicati della piazza:
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Cariche e scontri a Taksim: la giornata prosegue in guerriglia

11 giugno 2013 8 commenti

Anche i giornalisti vengono trattati molto bene

Molotov vs TOMA

Dopo le prime righe mattutine (QUI) , la situazione è ulteriormente degenerata.
Per le 13 era stata convocata una grande manifestazione, in attesa che da tutta la città i manifestanti riuscissero a raggiungere Taksim e i quartieri intorno, malgrado il blocco della metropolitana e di tutti i mezzi di superficie.
Già da poco prima di mezzogiorno le autorità e le forze di sicurezza avevano fatto capire le loro intenzioni, come ad esempio facendo circolare dentro il palazzo di giustizia (Çaglayan) che “I cittadini che non hanno nulla a che fare con gli eventi, si allontanino o verranno arrestati”, tanto che poco dopo anche alcuni avvocati sono stati tratti in arresto e risultano ancora in stato di fermo.
Hanno provato a portare i fermati nella vicina stazione di polizia a Vatan ma quello che si son trovati davanti li ha costretti a cambiare rapidamente idea: migliaia di persone li stavano aspettando ed hanno iniziato ad avanzare senza paura verso di loro…. che via, son tornati da dove venivano.

Barricate si erigono qua e la a vista d’occhio e malgrado vengano abbattute dalle decine e decine di TOMA che carosellano per la zona, continuano a sbucare e bloccare l’avanzata.
Alcune immagini raccontano con chiarezza quasi comica quante volte la polizia è stata costretta ad arretrare gambe in spalla perché completamente circondata da tutti i lati.

L’appello degli ultimi minuti è rivolto ad infermieri e medici, di raggiungere l’infermeria da campa costruita a Gezi Park, dove il numero di feriti e intossicati dall’attacco chimico che Erdogan muove contro chi manifesta aumenta costantemente.

🙂

Il prossimo appuntamento cittadino unitario, anche se non esiste inizio e fine di manifestazione da dodici lunghi giorni e notti, è per le 19, sempre a Taksim, dove con cautela si ricomincia a prender posto,
visto con quanta determinazione si son cacciati via i soldatini di Tayyep.

A dopo.

I post dei giorni precedenti e i comunicati della piazza:
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Sempre questo pomeriggio, Taksim

La polizia entra a Taksim: le prime notizie della mattinata

11 giugno 2013 4 commenti

QUI GLI AGGIORNAMENTI POMERIDIANI: LEGGI

Eccoli.
Da questa mattina, poco dopo che la luce dal sole ha iniziato ad illuminare l’immensa città dei due continenti,
agenti antisommossa, TOMA, onde tossiche, idranti, manganelli e armi da fuoco hanno iniziato ad avanzare per ripulire il Gezi Park, che da più di una settimana sempra una piccolo stato a parte, liberato e resistente.

A Tarlabaşı, un TOMA in fiamme

“Fuori la polizia”, “Taksim è ovunque, la resistenza è ovunque”, “Governo: dimissioni”
chi sta resistendo in piazza dimostra tutta la sua determinazione, quella che in questi giorni abbiamo imparato non solo per le strade di Istanbul, ma in quelle di tutte le grandi e meno città turche: malgrado le folli e provocatorie dichiarazioni di Tayyep Erdogan, quello che sembra palese è che c’è una generazione che non vuole tornare a casa,
ma continuare a masticare i marciapiedi, marciando verso una libertà totalmente diversa.
La nottata nella sola città di Ankara è trascorsa con ore ed ore di scontri.
Rimanendo focalizzati su Istanbul: a Tarlabaşı ad Harbiye, a Istiklal Caddesi,  la battaglia è pesantissima e la resistenza di piazza sta rilanciando al mittente migliaia di lacrimogeni e gas urticanti, oltre ad aver formato una catena umana (gestita dalla “Taksim Dayanismasi) che cerca di rendere fruibile a chi vuole la fermata metropolitana, invasa dal fumo, ma poi chiusa dal governo: la polizia da ore cerca anche di bloccare tutti gli autobus che dalle altre zone della città raggiungono Taksim e quell’area.
L’intenzione è isolare i manifestanti, con la stupida illusione che questo sia possibile blindando una zona della città e rendendola totalmente inadatta alla respirazione e alla sopravvivenza: non sarà così che fermeranno questa rivolta.

Son loro ad essere circondati.
Da qualche minuto a questa parte si è passati massicciamente all’uso di pallottole di gomma: dalla parte opposta oltre alla miriadi di sassi in volo e di candelotti boomerang, un largo uso di fuochi d’artificio aiuta a tener TOMA e celere minimamente distanti. Poveri alberi di Taksim, completamente gasati.

E non ce fate incazzà eh, che non ve conviene!

Non è una rivolta che si chiuderà con questi dodici giorni di autodeterminazione, resistenza e libertà:
una volta scesi in strada, una volta capito quanto forti si può essere, A CASA NON SI TORNA.

[Qui un link, in inglese,  che racconta le violenze a sfondo sessuale che la polizia commette sui fermati: LEGGI ]

I post dei giorni precedenti e i comunicati della piazza:
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
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Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
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Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Turchia / NoTav: “Una faccia, una piazza”. Taksim scrive al movimento NoTav

9 giugno 2013 11 commenti

Avevamo già precedentemente pubblicato la prima lettera del movimento di Piazza Taksim al movimento NoTav e la successiva risposta. QUI:  Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Il rapporto epistolare continua, e son felice di pubblicarlo.

Cari compagni No TAV,
fratelli di lotta;
la Resistenza in Val di Susa, come la Resistenza per Gezi park, e’ una resistenza contro un sistema di interessi e poteri; un sistema di valori che vorrebbe toglierci cio’ che e’ nostro – lo spazio, la valle, il parco, e la possibilita’ di viverci – in nome di un “progresso” che, nei fatti, vuol dire solo il profitto dei pochi che ci investono. Questo profitto e’ una forma di oppressione del quale la polizia, i lacrimogeni, la censura mediatica, i tribunali, le accuse di vandalismo sono soltanto l’espressione piu’ esterna.La vostra solidarieta’ ci onora. Non soltanto per il prezzo che continuate a pagare con la vostra resistenza ma soprattutto per quello che voi, come ora noi, avete imparato dalla resistenza: la riappropriazione di cio’ che ci appartiene, il coraggio di restare, l’occupazione, l’autorganizzazione, la fiducia gli uni negli altri. In questi giorni a Gezi abbiamo imparato a lottare insieme nonostante le nostre molte differenze interne: contro i lacrimogeni, si’ ma anche contro la pioggia che ci allagava le tende. Insieme si vince una piazza, insieme si montano le barricate; e insieme si distribuiscono le coperte, si organizza il cibo, si smaltisce la spazzatura, si monta una radio, ci si reinventa una nuova quotidianita’. Come avete fatto voi in questi anni di occupazione in valle.Mentre i nostri compagni ad Ankara, Antakia, Adana, Izmir vengono attaccati in queste ore ancora una volta da quei poteri forti che noi di Istanbul abbiamo lasciato al di la’ delle barricate appena una settimana fa, noi in questa piazza che ora e’ nostra stiamo imparando a restare uniti e ad avere fiducia nella lotta che ci ha fatti incontrare. Non sappiamo quanto riusciremo a restare qui, non sappiamo ancora che ne sara’ della nostra resistenza dopo questi pochi giorni. Ma abbiamo imparato a lottare insieme. E che da qui si puo’ soltanto imparare ancora di piu’. E siamo sicuri che in questo vi siamo fratelli, nonostante la nostra distanza geografica.
La vostra resistenza e’ la nostra resistenza e questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!
Müştereklerimiz

http://mustereklerimiz.org/val-di-susa-direnisi/

Tutti i link sulla rivolta turca:
Taksim – NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini  / Respiri lacrimogeni? sanguini!
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazzaL’ennesimo attacco notturno: 15 giugno

Turchia: la brutalità della polizia per immagini. Com’è che si dice? A.C.A.B.

5 giugno 2013 14 commenti

Lanciati dritto per dritto, per far male

Come potete vedere da quest’agghiacciante immagine. Tirati dritti in faccia, possibilmente a far saltare l’occhio

La voglia di ammazzare sembra essere tanta nella polizia turca

Neanche dentro casa c’è via di scampo

Chi finisce nelle loro mani viene pestato con spranghe e bastoni, oltre che con l’aiuto di squadracce

Per finire come questa ragazza, con ossa rotte e lividi ovunque

o la schiena di questo ragazzo

Malgrado questo non mi sembra che nessuno abbia intenzione di tornare in casa. La battaglia di Taksim si allarga a vista d’occhio, malgrado la pesante repressione, che mette mano ad ogni tipo di armamento contro chi manifesta. RESISTANBUL! TURCHIA RESISTE E LOTTA

1.2.1.3.

Tutti i link sulla rivolta turca:
Taksim – NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini  / Respiri lacrimogeni? sanguini!
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
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Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazzaL’ennesimo attacco notturno: 15 giugno

Turchia: le ultime parole di Abdullah.. e la lotta prosegue

5 giugno 2013 11 commenti

“Ho dormito solo 5 ore in 3 giorni, ho respirato troppo gas al peperoncino, ho rischiato di morire 3 volte e tu sai cosa dice la gente? Stai tranquillo ragazzo, sei tu che vuoi salvare il tuo paese? Sì, anche se non

Abdullah Comert

dovessimo riuscirci morirei per questo ( sono così stanco che ho bevuto 7 bevande energetiche, ho preso 9 antidolorifici in 3 giorni, ho perso del tutto la mia voce ma anche stamattina mi sono alzato alle 6 del mattino. Per la rivoluzione!
P.S.: Cari vicini, per favore lasciate le porte dei vostri palazzi aperte”
Le ultime parole di Abdullah Comert, ucciso a colpi di pistola ad Antakya.

Nel frattempo la nottata è andata abbastanza tranquilla ad Istanbul, a partire dalle 2 di notte, quando son terminati gli scontri sia a Beylikdüzü che in piazza Gazi,
mentre ad Antakya si è andati avanti fino alle 5 di mattina.
Attendiamo gli aggiornamenti della giornata.

Oggi è 5 giugno: l’anniversario di una morte che ancora pesa.
Mara Cagol veniva uccisa quasi 40 anni fa dentro la Cascina Spiotta, luogo dalla lunga storia e molto amato da Mara, che come nome di battesimo aveva Margherita.
Due pagine su questo blog in suo nome, leggetele:
A MARA
QUANDO PORTAI UN FIORE IN SPIOTTA

Tutti i link sulla rivolta turca:
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Dopo il comunicato di Taksim, la risposta solidale dei NoTav!

4 giugno 2013 9 commenti

Nel momento in cui l’altro ieri ho pubblicato la traduzione dell’appello dal Taksim Solidarity Platform, vi ho sottolineato la loro richiesta di farlo leggere al movimento NoTav,
che in Turchia conoscono bene e che è nel cuore di chi sta rivoltandosi oggi nelle piazze di tutto il paese.
Qui il link del comunicato turco (LEGGI) , e qui sotto la risposta NoTav!

Anche i dervisci…che ve credete!

Cari compagni,

stiamo seguendo con solidarietà la vostra lotta al Parco Gezi di Istanbul.

La Val Susa ha una lunga storia di sgomberi, attacchi, assalti vigliacchi all’alba, carcere, di bulldozer mandati a distruggere le nostre terre. Non sono riusciti a prevalere grazie alla resistenza della nostra gente.

La vostra lotta è la nostra lotta. È la lotta per il futuro, consapevoli di rappresentare un pericolo per l’ordine costituito che si accanisce per batterci con ogni mezzo necessario, che vuole cancellarci perché sa che con noi e dopo di noi saranno in dieci, cento, mille.

Ma noi e voi abbiamo anche un’altra consapevolezza: sappiamo di poter vincere questa battaglia, perché abbiamo il tempo, le ragioni, i sogni e la caparbietà dalla nostra parte. E questo non può essere sconfitto né dai lacrimogeni, né dai tribunali.

Dal movimento No Tav, la nostra solidarietà

“Sevgili yoldaşlar ve arkadaşlar,

Gezi Park’ta vermiş olduğunuz mücadeleyi dayanışma ile Val Susa’dan (Turin) takip etmekteyiz.

Val Susa’nın (Susa Vadisi) polis baskınları, şafak vakti yapılan korkakça saldırılar ve hapis cezaları ile dolu bir tarihi vardır;  Turin-Lyon adında işe yaramaz ve pahalı bir yüksek hızlı tren için bizim topraklarımızı yok etmek amacıyla gönderilen bir buldozere tanıklık etmiş bir tarih. Halkımızın direnişi bu planların başarıyla gerçekleştirilmesine izin vermedi.

Mücadeleniz mücadelemizdir. Ortak mücadelemiz ise gelecek mücadelesidir. Bu mümkün olan her türlü araçla bize saldıran kurulu düzen için bir tehlike arz ettiğimizin farkında olarak verdiğimiz mücadeledir. Bizleri ortadan kaldırmak istiyorlar çünkü bizden sonra bizim gibi onlarcası, yüzlercesi ve binlercesinin geleceğini biliyorlar.

Sizler de bizler de biliyoruz ki, bu kavgayı kazanabiliriz çünkü gaz bombası ya da mahkemelerce yenilemeyecek olan zaman, nedenler, hayaller ve inatçılık bizden yana.”

Tutti i link sulla rivolta turca:
I primi morti    / Che poi son 3
Le ultime parole prima di essere ucciso
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Turchia: 3 morti, numeri identificativi cancellati e scioperi in costruzione

4 giugno 2013 13 commenti

Quando ieri parlavamo, anche attraverso l’articolo di Vollo (leggetelo che è interessante: QUI) che la protesta stava dilagando per tutta la penisola anatolica non stavamo certo delirando.
Un’altra serata e nottata che non hanno visto un secondo di tregua in ogni angolo del paese, proprio come i comunicati dalle piazze ci raccontano e purtroppo anche gli obitori.
Il terzo morto di quest’insurrezione che va avanti da quasi una settimana aveva anche lui solo 22 anni, Abdullah Comert è morto dopo molte ore di battaglia con un proiettile in testa, di cui non si conosce la provenienza.
E’ stato colpito ad Antakya, nell’Hatay, regione del sud ovest del paese, a pochi passi dal confine siriano.
Il “continente” turco è tutto in strada, in ogni dove, tutti insieme.

Questa è l’autostrada, a Bursa, bloccata dai manifestanti ieri sera

Ieri la piazza, quella principale (tra Taksim e Besiktas) ha visto anche un fatto importante e splendido: un gruppo ben organizzato si è infilato in piazza, nemmeno così piccolo, per andare a cercare dei kurdi da pestare.
Intuita l’aria, si son formati diversi cordoni di persone, strette attorno alla componente kurda in piazza, che urlavano “uniti contro il fascismo” e che hanno fatto correre gambe all’aria quelle merde,
scese tipo baltagheyya e intenzionate a fare il morto con le loro mani.
Ma è dura quando l’insorgenza è così inarrestabile, quando migliaia di ragazzi sono intenti a passarsi sassi e tutto il trovabile per bloccare le strade ed alzare barricate sempre più alte.
Contro la violenza di Stato, per la libertà.

Manca poco per lo sciopero generale: dopo la chiusura per protesta delle principali università del paese e delle scuole (vedi Istanbul ed Ankara) sono molte le categorie che si stanno unendo alla protesta, con l’intenzione di costruire nelle prossime ore un immenso sciopero generale.
Come la vedo male Tayyep, la vedo proprio male!

Ankara continua a rimanere la città dove la repressione muove mano pesante più che altrove,
forse proprio per l’enorme componente kurda in mobilitazione. Le immagini della nottata mostrano una violenza senza precedenti e intenzionale: basta guardare i caschi della polizia, che avrebbero il numero identificativo e invece lo potete trovare coperto da una mano di vernice in ogni scatto.

Ankara e i poliziotti col numero identificativo cancellato

Link dei giorni precedenti e comunicati dalla piazza:
I primi morti
Le ultime parole prima della morte
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Istanbul: appuntamento oggi alle 19 per riprendere Taksim

3 giugno 2013 2 commenti

Proseguono gli scontri e prosegue il dilagare di insurrezione nel paese, in particolar modo ad Ankara, dove la repressione si sta muovendo in modo ancora più brutale che ad Istanbul.
I morti accertati sono due ad Istanbul, ma non si riesce ad aver conferma degli altri gravi feriti, soprattutto nelle altre città.
Vi metto qui la traduzione del comunicato da poco diffuso, che invita tutti in piazza alle 19, per riprendersi Taksim.
Lo potete trovare su questo sito, che vi consiglio di seguire: mustereklerimiz.org

L’ondata di resistenza partito dal Gezi Park di Taksim ha raggiunto i più disparati angoli del paese, nelle strade, nelle case, negli ospedali, dento le università.A Taksim, Besiktas, in Ankara, in Adana, ed Izmir, siamo ora in una nuova fase della nostra esperienza: una sollevazione popolare che la polizia sta ancora tentando di reprimere con la violenza. Il terrore dichiarato dallo Stato contro quest’insurrezione è ciò che sta causando tutta questa follia e violenza brutale. Per dimostrare il terrore di Stato, per esporre le richieste della nostra resistenza, per salutare questi sei giorni di battaglia, noi della Taksim Solidarity Platform invitiamo tutta la cittadinanza di Istanbul alle 7 di questo pomeriggio per gioire insieme ancora una volta e riprenderci la nostra piazza.
Taksim Solidarity Platform

Gli altri Link:
I primi morti
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Ciao Ethem, morto ammazzato nella rivolta in Turchia

3 giugno 2013 24 commenti

Etham Sarisuluk, ucciso ad Ankara

Aggiornamento ore 15.30: I morti confermati sono due, il secondo Mehmet Ayvalıtaş, 20enne, è stato travolto da un’auto. Era un attivista del Socialist Solidarity Platform.

Che fosse solo questione di attimi si era capito da poco dopo l’inizio degli scontri ad Istanbul.
L’incredibile resistenza popolare trovata in ogni dove dalla polizia turca, ha visto attacchi sempre più violenti e con tutti gli armamenti utilizzabili: ma per il piombo non s’è poi dovuto attendere così molto.
E mentre girano notizie non confermate di altri in pericolo di vita, compare il volto di Ethem completamente sanguinante e in morte celebrale dopo pochi istanti, ucciso ad Ankara
Cadi a terra ammazzato, nel giorno in cui Hikmet (tuo meraviglioso poeta) morì.

Abdullah Comert:  Che la terra ti sia lieve come brezza di mare

Link sulla rivolta di Istanbul:
3 morti e caschi della celere contraffatti
Le ultime parole prima di essere ucciso
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Turchia: la protesta dilaga, di Michele Vollaro

3 giugno 2013 18 commenti

Ci vanno leggeri

Un articolo coraggioso, perché fare un sunto di queste ore è veramente complicato: quindi vi consiglio di leggerlo.
Conoscendo bene quei vicoli, Michele Vollaro ci fa un’analisi dei fatti e della compagine presente nelle strade.
(sottobraccio per rivolte qua e la per il Mediterraneo, questa ci tocca guardarla da lontano, Vollo!!)

Vi consiglio di leggere anche questo suo articolo : La rivoluzione del Pkk contro identitarismi etnici e mono-nazionali
e i suoi reportage da Haiti: QUI

Turchia: si estendono in tutto il paese le proteste contro Erdoğan

Per il terzo giorno consecutivo sono proseguite ieri in numerose città della Turchia le manifestazioni che, cominciate a Istanbul per salvare un parco al centro della città dalla costruzione di un ipermercato e di una moschea, hanno rapidamente assunto il carattere di una protesta a livello nazionale contro le politiche portate avanti dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan nel suo decennio di governo.

Una protesta che è emersa all’inizio della settimana scorsa, quando una cinquantina di abitanti del quartiere di Taksim hanno cominciato a riunirsi sotto i 600 alberi del parco di Gezi per impedire alle ruspe di abbatterli e ha visto prima l’appoggio del deputato curdo del Partito della pace e la democrazia (BDP), Sırrı Süreyya Önder, eletto in quel distretto, e poi anche di altri parlamentari membri del kemalista Partito popolare repubblicano (CHP).

La partecipazione, soprattutto di giovani e abitanti del quartiere, ai presidi nel parco al centro di Istanbul è andata aumentando fino a venerdì, quando è iniziata una serie di tentativi di sgombero violento da parte delle forze dell’ordine. La violenza utilizzata per cacciare i manifestanti da Gezi e il silenzio in merito da parte della maggior parte dei principali media nazionali, assordante mentre su internet e sulle reti sociali le cariche della polizia diventavano il principale argomento di discussione e venivano condivise le prime immagini e i video dalla piazza, hanno spinto ancora più persone ad aggregarsi ad Istanbul ed altre hanno cominciato a scendere in strada anche nelle altre città, nella capitale , a Smirne, Antalya, Adana, Trebisonda, Diyarbakır.

Ieri nel primo pomeriggio il ministro dell’Interno, Muammer Güler, ha riferito che da venerdì fino a quel momento erano state più di 1700 le persone arrestate nel corso delle manifestazioni svoltesi in 90 diverse città del paese, mentre i feriti sarebbero 53 tra i protestanti e 26 tra le forze dell’ordine. Anche se la maggior parte degli arrestati dovrebbe essere stata liberata dopo un primo interrogatorio, il bilancio dei feriti comunicato ad alcune agenzie di stampa indipendenti turche da fonti mediche aveva raggiunto domenica mattina circa un migliaio di persone portate negli ospedali ad Istanbul e di almeno altre 500 ad Ankara. Decine sarebbero quelli in gravi condizioni.

Dopo gli scontri che hanno caratterizzato la giornata di sabato a Istanbul, soprattutto nei quartieri di Taksim e di occupygeziBeşiktaş, quando decine di migliaia di persone hanno affrontato i gas lacrimogeni ed i cannoni ad acqua della polizia opponendosi alle cariche fino ad ora tarda, i manifestanti sono scesi di nuovo per le strade domenica per pulirle dai rifiuti della notte precedente e partecipare festosamente alle iniziative previste nel parco di Gezi, riconquistato temporaneamente alle ruspe. Alcune cariche e tafferugli si sono registrati nei pressi dell’ufficio del primo ministro a Beşiktaş, ma gli scontri più gravi e violenti si sono registrati ieri soprattutto ad Ankara e Smirne, dove i manifestanti si sono scontrati per diverse ore con la polizia, che secondo alcune ricostruzioni avrebbe sparato oltre ai gas lacrimogeni ed ai proiettili di gomma anche pallottole vere.

Nonostante le dichiarazioni del presidente della Repubblica, Abdullah Gül, e del sindaco di Istanbul, Kadir Topbaş, entrambi colleghi di partito di Erdoğan, per alleggerire la tensione sostenendo che “abbiamo imparato la lezione”, il primo ministro ha reiterato ieri la propria volontà di voler andare avanti con il programma di ridisegno urbanistico della città respingendo le critiche di chi durante le proteste lo ha definito un “dittatore” per l’uso eccessivo della forza contro le manifestazioni.

Intervento della polizia turca contro un manifestante ad Izmir

Il suo controllo assoluto sul partito, che grazie ad una serie di riforme costituzionali si è lentamente esteso all’intero apparato statuale, la decapitazione attraverso il carcere con l’accusa di cospirazione o il prepensionamento dello stato maggiore dell’esercito che nel primo momento della sua avventura governativa si era opposto all’AKP, le forti pressione sui media che progressivamente si sono sempre più allineati alle posizioni del primo ministro, le recenti decisioni in politica estera in particolare rispetto agli eventi in corso in Siria ed infine tutta una lunga serie di misure volte a imporre un maggiore controllo dello Stato sulla vita dei cittadini, culminate con l’approvazione della legge per il divieto di vendita d’alcol durante la notte o il tentativo di vietare l’aborto e la pillola del giorno dopo, sono i motivi principali che hanno portato quella che sembrava essere destinata a rimanere una marginale protesta ambientalista ed anti-capitalista a forse la più importante sfida cui l’AKP si sia mai trovato a dover essere confrontato.

“La lotta per il parco di Gezi ha fatto scattare la rivolta giovanile di almeno due generazioni cresciute sotto i governi autoritari di Recep Tayyip Erdoğan e le imposizioni dell’AKP – si legge in un comunicato preparato dal Network per i beni comuni ‘Müştereklerimiz’, facente parte della piattaforma per la resistenza di Taksim – Sono i figli delle famiglie sfrattate da Tarlabaşı in nome della speculazione edilizia, sono gli operai licenziati in nome della privatizzazione, i precari schiacciati ogni giorno sotto la ruota del profitto”.

mustereklerimiz“Dal parco la resistenza ha travolto piazza Taksim, e da piazza Taksim via verso il resto del paese, finché Gezi è diventato per tutti noi lo spazio in cui tirar fuori tutta la rabbia contro chiunque voglia imporci come vivere nella nostra città – prosegue il comunicato – Le lotte a venire faranno tesoro di questa rabbia. Ma c’è molto di più. La resistenza per il parco di Gezi ha cambiato la stessa definizione di quel che chiamiamo spazio pubblico, perché la battaglia per il diritto a restare in piazza Taksim ha stracciato l’egemonia del vantaggio economico come regola morale”.

occupygezi2L’aspetto fondamentale di questa protesta è che per la prima volta nella storia recente della Turchia il primo ministro eletto per tre volte alla guida del governo, viene contestato e messo in difficoltà da un piazza composta da una pluralità di soggetti diversi: giovani della classe media, studenti, militanti dei più diversi partiti d’opposizione, venditori ambulanti, intellettuali, artisti, gruppi di tifosi, uniti dall’opposizione a quella che viene vissuta da una larga parte della popolazione turca come una sua deriva autoritaria. Alle manifestazioni partecipano persone che hanno votato l’AKP alle precedenti elezioni, affidandosi alle promesse di sviluppo economico e all’immagine islamica moderata di Erdoğan, ma anche militanti delle numerose organizzazioni della sinistra radicale così come simpatizzanti del nazionalismo kemalista laico e sostenitori del CHP. Ed è proprio la presenza in strada, discreta e senza bandiere di partito, di questi ultimi, che insieme all’esercito hanno dominato la politica turca dalla fondazione della repubblica, a suscitare gli interrogativi più interessanti su come potranno proseguire le mobilitazioni. Come ha scritto infatti lo storico turco Zihni Özdil, che insegna all’Università Erasmus di Rotterdam, nei Paesi Bassi, “se in precedenza i regimi laici al governo in Turchia prendevano di mira soprattutto il dissenso religioso, il governo dell’AKP ha utilizzato le stesse forme di repressione contro le critiche laiche”, ricordando poco più avanti che un suo amico impiegato presso l’Associazione per i diritti umani IHD, focalizzata sulla questione curda, ripetesse sempre “l’AKP è il CHP con il turbante”.

Istanbul: un’altra notte di guerriglia, che contagia le altre città

3 giugno 2013 Lascia un commento

Istanbul: barricate in ogni dove

La rivolta in Turchia, che ormai va avanti da giorni e che dal quartiere di Taksim (istanbul) si sta espandendo rapida e determinata in tutto il paese, è definita dal presidente Erdogan nei modi più meravigliosi, che nemmeno Caselli aveva mai delirato tanto.
Passiamo da “è colpa di Twitter” a “non vi unite ai punks che distruggono la città” : non si capisce se sta cercando di vincere una battaglia in ridicolaggine competendo con il ministro dell’informazione siriana che parla dei vicini turchi come di cattivoni che sospendono la democrazia davanti a chi protesta. Da volergli quasi bene.

Nel frattempo la notte non ha certo portato tranquillità,
le barricate ormai sono in ogni quartiere (potremmo dire di ogni città, guardando Ankara, Izmir e tanti altri luoghi), il lancio di gas lacrimogeni e urticanti avvolge non solo le piazza ma entra nelle case con violenza (come si vede in migliaia di video) portando chi vi abita a resistere e mostrare ogni tipo di solidarietà attiva verso chi è in piazza a cercare di bloccare la violenza di stato.
Praticamente anche tutti i gruppi ultras della città si sono uniti compatti alla rivolta di strada.
Con i numeri ci si capisce poco in questi giorni: si parla di quasi duemila arresti, cinquecento feriti e forse 5 morti. Chi dice 2, chi 5, ma non riesco a trovare conferma da nessuna parte.

Si inizia a parlare di sciopero generale: mentre le università di Istanbul ed Ankara hanno già annunciato 3 giorni di chiusura.

Una ruspa “presa” dai manifestanti, rincorre i blindati della celere nel quartiere di Besiktas

Nella serata e nottata di ieri gli scontri più violenti si sono spostati da Taksim al vicino quartiere popolare di Besiktas…
vi lascio solo una foto per farvi capire come si resiste da quelle parti.
La ruspa che vedete rincorrere le camionette della celere è stata presa dai manifestanti: è nelle mani di chi protesta, e deve essere aggeggio divertente non poco.

Vi rilancio l’invito a diffondere il comunicato scritto ieri dalla piazza (potete leggerlo QUI). Chi me l’ha mandato, tra i fumi di Istanbul, mi raccontava quante volte è stata nominata la lotta NoTav da chi lo scriveva.

CONTINUATE COSI’, SIAMO TUTTI CON VOI!
ISTANBUL RESISTE!

Leggi i post a riguardo:
Ciao Ethem, ucciso nella rivolta
Il comunicato della piazza
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Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Istanbul: la parola alla piazza. Diffondete!

2 giugno 2013 15 commenti

Un comunicato dalla piazza, serrata contro la violenza della polizia.
Chi sta vivendo su quelle strade quei momenti ed ha contribuito alla traduzione e condivisione di queste righe, mi racconta che è stato scritto con la lotta NoTav nel cuore,
e quindi con la speranza che quel movimento lo legga e lo faccia proprio.

Ieri, a Taksim

Seguite http://mustereklerimiz.org/

Se ne diranno di cose, su questi quattro giorni. Si scrivera’, si parlera’, si tracceranno grandiosi scenari politici.

Ma che cose e’ successo veramente?

La resistenza per il parco di Gezi ha infiammato la capacita’ di gente come noi di autorganizzarsi ed agire – e per accenderla e’ bastata una scintilla. Abbiamo visto il corpo della resistenza stendersi verso di noi lungo il pontre del Bosforo, abbiamo visto il suo coraggio mentre combatteva per respingere gli idranti su Istiklal; Abbiamo visto le sue braccia in tutti quelli che, piegati da un’orgia di lacrimogeni, lottavano per mettere i compagni in salvo; abbiamo visto il corpo della resistenza in ogni negoziante che ci ha offerto il cibo, in ogni dottore sceso in strada per soccorrerci, in tutti quelli che hanno aperto la casa ai feriti, nelle nonne rimaste sveglie alla finestra a sbattere pentole tutta la notte contro la repressione.
La polizia ci aveva dichiarato guerra – ma non e’ riuscita a spezzare quel corpo. Ha finito le scorte di lacrimogeni contro di noi, ci ha gassati nei tunnel della metro, e’ venuta di notte a darci fuoco nelle tende, ha usato i proiettili di gomma.

L’uso folle dei gas lacrimogeni, 1 giugno 2013, piazza Taksim, Istanbul

Ma era bastata una scintilla per accendere il corpo della resistenza, e ormai poteva solo continuare. E quel che rimane di tutte queste esperienze, di tutte le nostre storie quel che resta di tutte le nostre, sara’ la linfa per questo corpo, sara’ memoria collettiva. Ci seguira’ in altre resistenze ed altre battaglie, ripetendocelo ancora e ancora: possiamo scegliercelo noi, il nostro destino, agendo collettivamente. Possiamo sceglierci quale vita vivere – e in quale citta’ vogliamo viverla.

Gezi e’ stato un viaggio fatto di tenacia, creativita’, determinazione, e coscienza. Dal parco la resistenza ha travolto piazza Taksim, e da Piazza Taksim via verso il resto del paese, finche’ Gezi e’ diventato per tutti noi lo spazio in cui tirar fuori tutta la rabbia contro chiunque voglia imporci come vivere nella nostra citta’. Adesso che questa rabbia l’abbiamo vista, che questa solidarieta’ l’abbiamo assaggiata, niente sara’ piu’ come prima. Nessuno di noi sara’ piu’ lo stesso. Perche’ abbiamo scoperto qualcosa del nostro essere insieme che mai prima avevamo visto. E non l’abbiamo solo visto: l’abbiamo creato insieme. Ci siamo visti far partire una scintilla, accendere il corpo della resistenza e farlo camminare.

La lotta per il parco di Gezi ha fatto scattare la rivolta giovanile di almeno due generazioni cresciute sotto i governi autoritari di Recep Tayyip Erdoğan e le imposizioni dell’AKP.

The day after, stamattina

Sono i figli delle famiglie sfrattate da Tarlabaşı in nome della speculazione edilizia, sono gli operai licenziati in nome della privatizzazione, i precari schiacciati ogni giorno sotto la ruota del profitto. Le lotte a venire faranno tesoro di questa rabbia. Ma c’e’ molto di piu’. La resistenza per il parco di Gezi ha cambiato lo la stessa definizione di quel che chiamiamo spazio pubblico, perche’ la battaglia per il diritto a restare in piazza Taksim ha stracciato l’egemonia del vantaggio economico come regola morale. Ha respinto il piano di riqualificazione col quale l’AKP avrebbe voluto sconvolgere il ruolo sociale dei nostri spazi urbani, cambiare le regole di come viviamo la nostra citta’, e a quale prezzo, e con quale estetica. Recep Tayyip Erdoğan ha provato a imporci la sua idea di piazza, ma oggi quello che e’ piazza Taksim lo abbiamo deciso noi cittadini: Taksim e Gezi park sono i nostri spazi pubblici.

Questa invece è Ankara, sempre ieri

Abbiamo visto che basta una scintilla per accendere il corpo della resistenza. Adesso sappiamo che ci portiamo dietro altre scintille per altre nuove battaglie. Adesso sappiamo di cosa siamo capaci quando lottiamo collettivamente contro l’esproprio dei nostri beni perche’ abbiamo scoperto cosa si prova a resistere. Da qui non retrocediamo. Sappiamo che basta un momento perche una scintilla prenda fuoco – e di scintille ne abbiamo ancora tante.
Questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!

Müştereklerimiz

Leggi anche:
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Le richieste della piazza

Istanbul e la rivolta per il Gezi Park : le richieste della piazza

1 giugno 2013 18 commenti

Today’s requests from the Taksim Dayanisma, the Taksim Solidarity platform which called the protests for.Gezi Park since monday:
1)The immediate resignation of the Governor of Greater Istanbul and the Chief police officer of Greater Istanbul
2) The immediate halt to police violence against people
3) The immediate removal of security barriers, retreat of the police siege, and the opening of Gezi Park to public use
Please spread immediately.
Taksim Dayanisma is resuming efforts to march in Taksim square at 3 today

Nel frattempo la piazza continua a resistere sotto il continuo uso di gas lacrimogeni, urticanti, al peperoncino, idranti, e così via, con tutto l’armamento possibile. Tutti i quartieri adiacenti a Taksim ormai stanno entrando nella rivolta, con barricate un po’ ovunque per difendersi dai reparti di polizia, e portoni che offrono rifugio e respiro a chi fugge.
Ormai l’aria è satura e dalle finestre, oltre alle urla di rabbia di chi non può più respirare nemmeno in casa, arriva acqua e ristoro per chi manifesta e resiste contro la polizia e la sua violenza.
ISTANBUL RESISTE!

Post a riguardo (con un po’ di link dentro):
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde (aggiornamenti di ieri)
Un po’ di immagini

Questa foto invece viene da Izmir, dove molte persone sono scese in piazza dopo i fatti di Taksim

Istanbul: poche parole e alcune immagini per comprender la portata della rivolta

1 giugno 2013 20 commenti

Tarlabash Boulevard (foto di Lena) Qui il tunnel che Erdogan sta cercando di costruire per fare in modo che si arrivi con facilità alla moschea e soprattutto al centro dello shopping cittadino. Ma non mi sembra tiri aria di compromessi con la popolazione di Istanbul

Ancora immagini di quel tratto di strada (foto di Nizar Ghanem), difeso da chi non vuole l’ennesimo scempio nella sua città, ma la vuole a misura umana, verde, vivibile, autodeterminata.

Insomma quel che ieri abbiamo appena accennato a raccontare dal Gezi Park e da tutto il quartiere di Taksim non ha avuto la minima tregua durante la notte.
la quantità di lacrimogeni tirati è impressionante e non si ferma, il tiro è ovviamente sempre più rivolto verso il basso, dritto dritto sulle teste di chi sta manifestando e sta tentando di bloccare ruspe e buldozer in tutti i modi.
Non un albero verrà tagliato senza rivolta,
non un grammo di cemento armato calerà ancora senza che lo pagherete caro.
ISTANBUL RESISTE!

Dicono che questo scatto (pare anche vero eh) sia di una maratona e non di ieri. Questo è il ponte che unisce l’Asia all’Europa, chi l’ha visto sa quanto può essere immenso, enorme, quasi mostruoso. non so se le teste che vedete qui sono d’archivio o di ieri: so che c’erano milioni di dirette ieri visibili in rete, e che l’impatto visivo era questo. Identico: un fiume incredibile di persone, dirette a Taksim !

Le richieste della piazza: LEGGI
I precedenti post sulla rivolta del Gezi Park: 12

Foto di @eekmekci questa non è certo un Fake 🙂

Istanbul: aggiornamenti dagli scontri al Gezi Park

31 maggio 2013 20 commenti

Turkish riot police continues to attack the protestors who resist against the demolition of Gezi Park. According to Istanbul Chamber of Doctors explanation there are approximately 100 injured people.© Eren Aytuğ / NarPhotos

Sono giornate di lacrimogeni senza tregua: il governo Erdogan sta dimostrandosi ferocissimo verso tutti coloro che si sono recati al Gezi Park per difendere il diritto al verde, quegli alberi, per bloccare l’ennesima speculazione portatrice di cemento armato.
Intanto vi do una carrellata di link per seguire gli eventi a Taksim, come questo, che ha un costante aggiornamento video sulla situazione di Istiklal street, che sta degenerando e vede gli agenti di sicurezza turchi portare le mani alle armi con sempre più frequenza,
ad aggiungersi ad idranti e lacrimogeni che ormai senza tregua massacrano i manifestanti da quzsi ventiquattro ore.
Il precedente post: QUI
qui invece un po’ di FOTO
Le richieste della piazza : LEGGI

sul sito http://mustereklerimiz.org potete trovare gli altri aggiornamenti tra cui questo comunicato, che vi posto in inglese.

And now the curtains open on Taksim Gezi Park.

It is by now clear who is the enemy confronting us; this time it is trees of Gezi in Taksim square that the factory of lies of our Government is swallowing, for the sake of making more space for yet more shopping malls and business areas. And those who oppose it are tortured at sunrise, burnt in their tents by the police who surrounded our park last night.Such is the arrogance of sovereign power.They call this development; they call it growth. But for whom?What is Erdogan promising us by taking away our main public square and its park? another luxury space we will never be able to afford? Another pedestrian area where public gathering will be forbidden?They want us to believe that their powers are coming from the past and taking us into the future. But they are searching for this future in neat squares which are void of any people, in shopping centers stealing our souls, in the boredom of four domestic walls.

Turkish riot police continues to attack the protestors who resist against the demolition of Gezi Park. According to Istanbul Chamber of Doctors explanation there are approximately 100 injured people.© Tolga Sezgin / NarPhotos

But we are also here. We are in the depths of Gezi Park, under the trees, on top of the branches. We are here to refuse land grabs turning citizen spaces into private profit; we are here to oppose the looting of our rivers in the most distant parts of the country, we are here to protect our lives from being sucked into a world without soul.We are here because we reject oppression, we are here because we stand against capitalist dispossession. We are here because we shall not let them grab our commons, and crumble our lives in between business and catastrophic futures.The discourse of our rulers is no more working. The wheel is chirring, we can hear that. Each and every minute there is one person more turning against this sack.

We claim our lives and our present. We discovered that we are much more than we thought – that we are mightier than we thought. We are on the branches of Taksim Gezi Park, we are in the waters of Çamlıhemşin’in and Dersim, we are in the seas of Dikili and on the stones of Amed in Diyarbakir .

And if you listen carefully, you will hear each other.
Gezi is Ours! Istanbul is ours!

Conflitto, rivolta, autonomia e libertà: una quattro giorni a Roma

7 maggio 2013 Lascia un commento

4 GIORNI A SOSTEGNO DEGLI IMPUTATI E DELLE IMPUTATE PER LA RIVOLTA DEL 15 OTTOBRE 2011
Rete Evasioni e Collettivi Autorganizzati presentano:

CONFLITTO-RIVOLTA-AUTONOMIA-LIBERTA’
– Tutti i giorni al piazzale della facoltà di FISICA, Università La Sapienza –
Lunedì 20 Maggio:    ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Decostruire il carcere” esperienze, riflessioni ed analisi su detenzione, legalità e controllo sociale
a cura del collettivo Autorganizzato di Scienze politiche

Martedì 21 Maggio:   ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Su la testa! Pratiche e forme di conflitto nelle strade che si agitano”
presentazione dell’opuscolo “prima, dopo e durante un corteo” a cura della Rete Evasioni

Mercoledì 22 Maggio: ore 13.00 pranzo sociale
ore 16.00 “Devastazione e Saccheggio, tra controinssurrezione e stato d’eccezione”
a cura del collettivo autorganizzato di Giurisprudenza e Fucina 62

Giovedì 30 Maggio:  OUR POTENCIAL, OUR PASSIONS!
Al piazzale della Minerva dell’Università La Sapienza
– dalle 20.00 aperitivo, cena e proiezione video “Autodefensa”
dalle 22.00 concerto con : ARDECORE
ALTERNATIVE ROCK, una rilettura della musica popolare romana
SERPE IN SENO  Hardcore rap, presentazione del nuovo disco “CARNE”
A seguire dj-set/live-set:  Electro-Techno, Drum’n’bass, Break beat :
MINIMAL ROME / THC / KNS / BLACK SAM

flyer4giorniulteriori info e aggiornamento sul sito della ReteEvasioni
sul 15 ottobre un po’ di link:
Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”

Due vademecum per muoversi tra piazze, cordoni, celle e domandine

11 dicembre 2012 2 commenti

La Rete Evasioni nasce all’indomani del 15 ottobre,
per sostenere attivamente e portare solidarietà a tutti e tutte coloro colpiti dalla repressione seguita a quella giornata di mobilitazione internazionale.
Pesanti, pesantissime le conseguenze legali per molti giovanissimi dimostranti,
che dati in pasto alla stampa (soprattutto grazie al meticoloso lavoro infame di La Repubblica) si sono visti sbranare dai tribunali, con richieste di carcerazioni pesantissime,
molte immediatamente effettive.
La Rete Evasioni, appunto, nasce in un clima estremamente sfavorevole non solo alle persone colpite ma a tutti coloro che hanno vissuto e analizzato quella piazza come qualcosa di nuovo, da conoscere ed affrontare,
con cui muoversi spalla a spalla, malgrado differenze e metodologie.
Questo è quel che abbiamo pensato mettendo in piedi questa rete: il portare solidarietà, un aiuto effettivo in aula, in cella e in qualunque luogo di privazione della libertà;
a coloro considerati, anche da buona parte del movimento italiano, “sfasciacarrozze”.

In quest’anno di governo tecnico il livello di repressione nei confronti di chi manifesta è aumentato vertiginosamente,
così come la partecipazione dei giovanissimi, che riempiono le piazze spesso senza rendersi conto della violenza dei manganelli che si trovano difronte.
E così sono stati prodotti due libricini,
due piccoli libretti che provano ad essere un aiuto tascabile,
per i nuovi masticatori di marciapiedi e conflitto,
ma anche per chi avrà la sfortuna di essere acciuffato,
quindi ammanettato, incarcerato, processato e magari condannato.

Un libricino sul “come stare in piazza”, sul come muoversi tra i cordoni, sul come muoversi col proprio materiale tecnologico, sul come gestire la tensione e la calma nei momenti di panico e scontro.
Poi, un libricino sul come affrontare la galera,
un piccolo vademecum che cerca di spiegare a chi lo ignora completamente,  quali sono i meccanismi della detenzione, le sue parole d’ordine, i piccolo consiglio che aiutano a gestire con lucidità la propria carcerazione.

Vi consiglio di leggerli,
di scaricarli, magari anche di stamparli e diffonderli nelle strutture, piazze, città, collettivi, consultori che frequentate….insomma, ovunque.

– PRIMA, DURANTE e DOPO il CORTEO: file PDF
– GUIDA PER CHI HA LA SFORTUNA DI ENTRARE IN CARCERE: File PDF

Su quelle giornate e la repressione che ne è seguita:
Delazione e rimozione della propria storia
Gli scontri, i Cobas e la violenza dei non-violenti
Il comunicato su Giovanni Caputi
Pin va al 15 ottobre
Ecco la prima condanna
Cobas contro Cobas
Un commento di Oreste Scalzone
Presidio a Regina Coeli
Infoaut risponde al comunicato dei Cobas
La solidarietà di Radio Onda Rossa agli arrestati
I “terroristi urbani”

BUUUUM! Il Duka sugli scontri del 14 dicembre’10

20 dicembre 2010 4 commenti

MO IO NON SO UNA CHE DI SOLITO “AMMIRA L’ESTETICA” COME SCRIVE ALLA FINE IL DUKA,
MA QUESTA PAGINA M’HA FATTO SORRIDERE, NON POSSO NEGARLO!

Giochi pirotecnici

Buumm! Sembra la festa di Fuorigrotta! Però questa volta le bombe di carta non scoppiano per festeggiare santi, ma solo le porchemadonne di chi sta pagando la crisi. Bumm! Buuum! BUUUUM! Uomini e donne attaccano i blindati e danno fuoco alla città indorata per gli acquisti natalizi. Buumm! Dopo Atene anche a Roma bruciano gli alberi di Natale!

Poco prima, nel preciso momento in cui dal palazzo filtravano notizie sulla scandalosa fiducia, si frantumava il mito di un popolo civile che protesta civilmente. Dove qualcuno tifava per un 25 luglio, si è aperta la strada di un 25 aprile. Buumm!
Lo scenario è cambiato in un botto. La parola è passata alle piazze. E mentre i media facevano retromarcia urlando alla guerriglia criminale, il reale ha squarciato il reality show. Buumm! Il sito di Repubblica impallidisce terrorizzato: dov’è finito il popolo educato dell’anti-berlusconismo? Dove sono andati i vostri immaginari bravi ragazzi? Buum!

Ci sono sedicenni con magliette azzurre e la scritta “Napoli ti seguiremo ovunque” che dopo aver lanciato i sacchi dell’immondizia fanno scoppiare petardoni in stile Terzigno. C’è uno sbarbato che ha tirato fuori dallo zainetto una picozza d’alpinista e ora sta sfasciando i vetri di una camionetta della finanza. Ragazze in passamontagna e felpa nera sfondano bancomat e telecamere. Punkettini in adrenalina recuperano sampietrini dal selciato. Ultras delle curve fanno girare le cinte di cuoio davanti alle guardie. Militanti di piccoli collettivi di periferia si buttano sui celerini con la loro bandierina rossa, spinti in missione da una forza interiore.  Un liceale piccoletto con il casco in testa cammina come un robottino caricato a molla, avanza da solo verso gli scudi dei poliziotti. Un pezzo di legno in mano e gli occhi spiritati. Buum Buumm!

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene, dicembre 2008_

Piazza del popolo non c’è  più. Buum Buumm! Gli sfigati, i soliti ignoti, occupano la scena. Da Londra all’Italia le fiamme illuminano la strada maestra. Il sapere non è più la sacra icona da difendere, ma è una mostruosa arma con cui fare male al nemico. È l’intelligenza collettiva di organizzarsi nello spazio metropolitano, di rendersi imprendibili, di farsi sciame e di attaccare nei punti migliori. Buum! Buum!!
Ci sono i rappresentanti della brigata Monicelli, erano in 2000 sul red carpet, ora sono solo in otto su via del corso, eppure si fanno sentire lo stesso. Sono guidati da un ciccione venticinquenne che fa lo sceneggiatore precario, i capelli lunghi e biondi alla Gérard Depardieu. Da novello Danton con il megafono in mano comizia: “La speranza, come diceva Monicelli, è solo una trappola dei padroni. Una presa in giro per noi giovani senza futuro, siamo noi che viviamo sulla nostra pelle le conseguenze umilianti di leggi modellate sui privilegiati.”

Una fiumana di gente subisce una carica, lo sceneggiatore si mette in mezzo alla via e con la sua mole blocca gli studenti impauriti. “Non scappiamo, non vi accalcate uno sull’altro. Piano! Piano! Andate piano.” E’ la prima volta che fa scontri eppure ha il senso di responsabilità di un generale napoleonico. Si sente di guidare uno spezzone piccolo ma importante di questo movimento, i lavoratori del cinema italiano.  In un momento di pausa, in un attimo di calma, tra le nuvole dei lacrimogeni, grondando sudore, riappoggia le labbra al megafono, alza la testa verso il cielo, chiude gli occhi e urla: “La linea discriminante non corre più tra violenza e non-violenza, ma tra violenza dei governi, della polizia, delle banche e dall’altra parte la nostra forza costituente.”

Dove qualcuno tifava per un 25 luglio, si è aperta la strada di un 25 aprile. Buumm!
Chi sono? Chi sono? Sono tutti giovani. Gente mai vista! Sono radicali nei comportamenti, infuriati in piazza. Hanno afferrato la questione alla radice: o si trasforma tutto, o la crisi la pagheremo noi. Buum! Buum!! BUUMM!

Sommerso dalla baraonda mi sento preso da un sogno, e così al posto di scroccare la solita canna, al Danton con il megafono gli chiedo: “Che c’hai un sercio?”  Non ce n’erano più di serci, né di pietre, né di bastoni o legnetti, niente di niente, tutto era già stato lanciato. Allora ho alzato lo sguardo insieme alle migliaia di persone di piazza del Popolo. Una colonna di fumo nero, un’enorme colonna alimentata da un blindato in fiamme, s’alzava all’imbocco di via del Babbuino. C’è stato un momento di silenzio, poi un gran boato di gioia.  Esattamente come qualche giorno prima ai piedi del Big Ben londinese. La stessa scena ad uso consumo degli obbiettivi dei telefonini, per abbellire una pagina di Facebook con uno storico ricordo. Momenti che passano attraverso la stretta apertura del presente ed entrano indelebili nella memoria collettiva.

Gli scontri di Piazza del Popolo

Forse non serve a niente attaccare d’inverno il palazzo, ma ogni tanto è bello vedere che l’ordine è messo sottosopra.  Buum! Buum!
Non facciamo scempio di questo bel gesto compiuto proprio mentre dentro quello stesso palazzo se ne svolgeva un altro immondo, con le carogne in giacca e cravatta che si rubavano il portamonete a vicenda.

I lacrimogeni scoppiano a ripetizione, i blindati fanno caroselli, la piazza piano a piano si svuota, inizia la caccia all’uomo. I ragazzini vengono massacrati per terra. Corro via insieme a un tipo anziano bell’allenato “Faccio due ore di spinning al giorno nella palestra del mio quartiere.” mi dice “Per questo sono qui, quelli della mia età non ce la fanno più a reggere uno scontro, altrimenti sarebbero venuti.” Io e il pensionato vediamo un nugolo di poliziotti che s’accaniscono con i manganelli sulla faccia di uno studente già sdraiato per terra “ Nel 1968 a Parigi” mi dice lui “ Il prefetto aveva invitato le forze dell’ordine a non commettere violenza inutile perché rimane nell’occhio di un ragazzo che la vede. E non passa più.” Ecco, i processi della memoria riaffiorano ancora. A Genova non sfondammo la zona rossa. A Roma l’abbiamo varcata. Nel 2001 abbiamo lottato separati. Adesso siamo rimasti uniti. Allora i diciottenni scapparono perché non si attendevano l’inferno, oggi i diciottenni sono quelli che incitano gli altri a non scappare più.

Eppure il 14 dicembre non è la cura. Il 14 è solo il sintomo. Adesso bisogna dire stop alle contrapposizioni tra buoni e cattivi, chi c’era e chi non c’era. Cercare di non dividere, anzi sforzarsi di unire. Questo è un punto da tenere fermo. Un corpo sociale in grave sofferenza si esprime con rabbia contro chi l’ha condannato al male. Noi sosterremo sempre la spontaneità e la furia, ascolteremo il rombo di quelle acque. Ci caleremo dentro. Ma sappiamo anche che senza un corso in cui incanalarsi, senza argini tra i quali correre, l’acqua non forma più un fiume, ma solo una palude. Non dobbiamo fermarci al sintomo, ma trovare la cura. Andare oltre il momento della negazione. Serve il collegamento tra le lotte, serve organizzarsi, servono alleanze, servono saperi adeguati.

E’ vero, il fatto che si sia riaffacciata la metafora dell’assedio non fa capire nulla della natura del potere. Ma quando si innalza il livello dello scontro, non c’è  niente oltre al “no future”.
È un non-senso bruciare le macchine, d’accordo, le banlieues ce l’hanno insegnato, ma per avere un senso si deve far crescere una consapevolezza comune.
Ma oggi non ci mettiamo a recriminare o a trovare ragioni politiche da una parte e dall’altra.

Per una volta proviamo ad andare oltre al No future, per una volta ammiriamo l’estetica.
Buumm! Buumm! BUUUMMM!

 

Vauro e il Manifesto si autocensurano: E FANNO BENE!

19 dicembre 2010 7 commenti

VAURO su il Manifesto, 15 dicembre 2010

Il giorno dopo gli scontri di Piazza del Popolo, quel giornale ormai da molto illeggibile e reazionario qual è il Manifesto,
ha pubblicato in prima pagina una vignetta di Vauro sconcertante per la sua infamia.
Malgrado già da molte ore girassero notizie che il “ragazzo con la pala” era un manifestante, un giovanissimo compagno mandato al linciaggio mediatico,
il vignettista tanto caro alla sinistra salottiera confermava la teoria complottarda dell’infiltrato con la sua vignetta.
GIovanni Santone con la faccia di Kossiga e , l’ “infiltrato” di Piazza del popolo con quella di Maroni.
UNA VERGOGNA!
Una vergogna che Vauro poteva almeno smentire: innegabile la sua genialità e capacità ironica, quindi poteva avere il buon gusto di scusarsi.
In più, cosa ancora più comica, sul sito del Manifesto la vignetta non compare…
di solito dopo 48 ore vengono archiviate tutte in rete, mentre quella manca.
Menomale che hanno inventato gli scanner, perchè almeno quest’infamata di Vauro in rete ce la mettiamo uguale.
E magari la prossima volta che lo incontriamo in piazza ci ricordiamo di ricordarglielo!

Ed ora anche sul blog di Insorgenze un articolo a riguardo!

50 anni di magliette a striscie: GENOVA 30 GIUGNO 1960

30 giugno 2010 Lascia un commento

30 giugno 1960
Cavolo ma fa davvero 50 anni. Incredibile.
Mi stupisco più di tanti altri anniversari perchè ricordare il 30 giugno 1960 a Genova, ricordare i Camalli, i portuali dalle magliette a strisce che a suon di bastonate e sassaiole hanno cacciato i fascisti e chi voleva proteggerli.
Una giornata che ha segnato un passaggio, una giornata dove si sfoglia la pagina del libro e qualcosa cambia per sempre.
Per quello mi emoziona e stupisce così tanto che siano passati 50 anni e che quindi la prossima settimana siano 50 anni da Lauro Farioli, Afro Tondelli, Ovidio Franchi,  da Marino Serri e da tutti gli altri, “morti di Reggio Emilia” che sento nel sangue da quando so che mi scorre del sangue dentro.
Il giorno prima a Roma un corteo fu caricato pesantemente e rispose con coraggio alle cariche a cavallo.
50 anni di storia mia, di corde vocali che quasi si spezzano per la tanta rabbia in gola.
50 anni di gente mia, di compagni e sangue, di resistenza e sorrisi come di troppi lutti e sconfitte.

50 anni, e quelli dei camalli non invecchiano malgrado facciano parte di un rimosso totale.
OGGI COME IERI, con le magliette a strisce e in mano un sasso per le vostre camionette.

in ricordo di Franco Serantini

6 maggio 2010 1 commento

Nasce il 16 luglio 1951 a Cagliari da genitori ignoti. Abbandonato al brefotrofio, vi resta fino all’età di due anni, quando viene adottato da una coppia di origini siciliane. Poco tempo dopo la famiglia fa ritorno in Sicilia dove, nel 1955, muore la madre adottiva ed S. è dato in affidamento ai “nonni materni”, con i quali vive a Campobello di Licata, fino all’età di nove anni quando, per ragioni di decessi ed emigrazioni, la famiglia si sfalda e lui viene nuovamente trasferito in un istituto d’assistenza a Cagliari. Nel 1968 è inviato all’Istituto per l’osservazione dei minori a Firenze e da questi – pur senza la minima ragione di ordine penale – destinato al riformatorio a Pisa Pietro Thouar in regime di “semilibertà”. franco-serantini_0-1
A Pisa dopo aver conseguito la licenza media alla scuola statale Fibonacci frequenta una scuola di contabilità aziendale. Le conoscenze che acquisisce e i nuovi rapporti che allaccia lo portano a guardare il mondo con occhi diversi e ad avvicinarsi all’ambiente politico: frequenta le sedi della fgci della fgsi e dell’estrema sinistra fino ad approdare, nella seconda metà del 1970, al Gruppo anarchico “Giuseppe Pinelli” che ha la sede presso la Federazione anarchica pisana (aderente ai gia) al numero civico 48 di via S. Martino, dove conosce anziani militanti come Cafiero Ciuti, il professor Renzo Vanni e vari giovani libertari. Come molti studenti è particolarmente impegnato nelle manifestazioni antifasciste, nella campagna di controinformazione sulla Strage di stato, serantinigiornalenell’esperienza del “Mercato rosso” nel quartiere popolare del cep e infine nell’accesa questione della candidatura di protesta di Pietro Valpreda.
Il 5 maggio 1972 partecipa alla manifestazione indetta da Lotta continua per protestare contro il comizio dell’on. Giuseppe Niccolai del Movimento sociale, che viene violentemente repressa dalle forze dell’ordine. S., mentre si trova sul lungarno Gambacorti, viene circondato e brutalmente picchiato da numerosi agenti di polizia del 2° e 3° Plotone della 3a Compagnia del 1° Raggruppamento celere di Roma. Successivamente viene condotto nella caserma di polizia e quindi al carcere Don Bosco, dove, il giorno dopo, viene sottoposto a un interrogatorio, durante il quale manifesta uno stato di malessere generale che il giudice, le guardie carcerarie e il medico non giudicano “serio”. Dopo una notte di agonia, la domenica mattina viene trasportato al pronto soccorso del carcere, ma è tardi perché vi muore alle 9,45 del 7 maggio. Il pomeriggio dello stesso giorno le autorità del carcere cercano di ottenere tempestivamente dal comune l’autorizzazione al trasporto e al seppellimento del cadavere, ma l’incaricato si rifiuta di concedere il benestare alla tumulazione mentre la notizia della morte rimbalza in tutta la città. Luciano Della Mea, antifascista e noto militante della sinistra, con il professore Guido Demetrio Bozzoni prendono l’iniziativa di costituirsi parte civile, sostenuti dagli avvocati Arnaldo Massei e Giovanni Sorbi, e danno il via a un’ampia campagna di controinformazione. serantinifune
Nei giorni seguenti, in molte città italiane si tengono manifestazioni di protesta e di denuncia delle responsabilità delle forze dell’ordine. I funerali si svolgono il 9 maggio e sono caratterizzati da una grande partecipazione popolare. Negli anni successivi il fatto sarà quasi sempre ricordato con manifestazioni di vario tipo. Nel 1979 i compagni anarchici di Pisa gli dedicheranno una biblioteca e nel 1982 verrà inaugurato un monumento in suo ricordo in piazza S. Silvestro di fronte all’istituto Touhar che lo aveva ospitato negli ultimi anni di vita. Le indagini per scoprire i “responsabili” della morte di S. affogano nella burocrazia giudiziaria italiana e nei “non ricordo” degli ufficiali di ps presenti al fatto. Nel 1975 Corrado Stajano, giornalista democratico, raccoglie in un appassionato volume la vita di S. contribuendo a mantenerne in vita il ricordo. (F. Bertolucci)

Biografia tratta dal “Dizonario biografico degli anarchici italiani”, BFS Edizioni Fonti bfs,
Carte Giovanni Sorbi; ivi, Carte Luciano Della Mea; ivi; Carte Federazione Anarchica Pisana; ivi, raccolta di testimonianze orali su F. Serantini. Bibliografia
Comitato “Giustizia per F. Serantini”, Franco Serantini, “un assassinio firmato”, Pisa, [1973?];
Giustizia per Franco Serantini, Pisa 1974;
C. Stajano, Il sovversivo. Vita e morte dell’anarchico Serantini, Torino 1975 (nuova ed., Pisa 2002);
Vent’anni 7 maggio 1972-1992 Franco Serantini anarchico assassinato dalla polizia mentre si opponeva ad un comizio fascista, Pisa 1992;
A. Massei, Giustizia per Franco Serantini, in Ora e sempre Resistenza, Pisa 1995;
Franco Serantini. Storia di un sovversivo (e di un assassinio di Stato), «A», mag. 2002;
“S’era tutti sovversivi” dedicato a Franco Serantini, video-documentario di G. Verde, Pisa 2002.

La polizia italiana nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne…le manganella!

26 novembre 2009 Lascia un commento

Su Indymedia ci sono diverse pagine ormai che parlano di quello che è accaduto a Milano.
Insomma io riesco poco a commentare , perchè che cosa ci dobbiamo raccontare?? Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un presidio di

Lo striscione esposto oggi a Milano

donne, di femministe e lesbiche, migranti e non, è stato caricato e picchiato: il messaggio è arrivato più che chiaro.
Prendo da Femminismo a Sud questo resoconto, visto che riporta anche il volantino che le compagne stavano distribuendo, volantino che, insieme al comportamento avuto dalla polizia in piazza, è più che emblematico.
——————————— 

Dalla lista antirazzista milanese riceviamo e giriamo: “Inviamo questa nota urgente per informare tutti che è in corso una pesante carica della polizia contro il presidio organizzato a Milano in occasione della giornata nazionale contro la/e violenza/e sulle donne. Non c’è modo allo stato attuale di restituire l’esatta dinamica degli avvenimenti. Ma è certo che si trattava di un presidio pubblico di contro-informazione e sensibilizzazione su quanto accade, in particolare all’interno dei CIE con un riferimento esplicito alle ultime proteste-rivolte e alle denunce delle donne immigrate contro il responsabile del CIE, Vittorio Addesso. La carica è di per sè un segnale allarmante ed inquietante del clima poliziesco che punta a zittire ogni forma di lotta, protesta e finanche contro-informazione.Saremo più precisi nelle prossime ore sugli avvenimenti e sulle sue conseguenze. […]” 

E menomale che era la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Le cariche della polizia cosa sono? Carezze? Alla faccia della “sicurezza” in difesa delle donne…

Foto di Valentina Perniciaro

L’appuntamento per il presidio indetto da femministe e lesbiche e tenuto contemporaneamente in altre città italiane era stabilito sulla frase “Noi non siamo complici”. Da quello che sappiamo la polizia ha caricato violentemente a più riprese il presidio di donne dopo che le donne si sono rifiutate di chiudere lo striscione su cui c’è scritto “In Corelli la polizia stupra”. Ci sono un po’ di contus* e due ferit* gravemente alla testa. Al presidio in Cadorna (organizzato Mai state zitte, Vespe, le donne di Conchetta, alcune del comitato antirazzista…) erano presenti circa settanta persone, non di più, quasi tutte donne, appunto. Causa scatenante sembra essere stato lo striscione, come riportato. E poi il problema è stato il megafono, perché la seconda carica è partita perché le donne megafonavano contro la polizia, denunciando alla gente che passava (e chiedeva) quello che era successo. 

 

Questo il testo del volantino diffuso oggi a Milano alle 18.30 in piazzale cadorna:

25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Care signore e signorine,
tutte saprete che il problema della violenza sulle donne è di impellente attualità e si articola sotto svariate forme, dalla più cruenta alla più sottile e quotidiana.
Tutte avrete letto i dati ISTAT e scoperto che la maggior parte delle violenze si consuma tra le mura domestiche e viene compiuta da uomini italiani.
Tutte, una volta nella vita, vi sarete interrogate sull’influenza dell’immagine mediatica su ognuna di noi e sulle vostre bambine, scoprendo quanto il nostro corpo venga sfruttato e mercificato.
Tutte avrete affermato che non basta il 25 novembre, sarete uscite dal silenzio, urlando che è proprio questo a legittimare i sprusi.
Tutte, in questa giornata, avrete chiesto a gran voce più sicurezza, per poter essere libere di agire, senza dipendere dalla paura.
Tante di voi avranno cantato vittoria quando è stato approvato il decreto anti stupri, perchè facilita la denuncia da parte di ogni donna: dovrà essere creduta e, solo in un secondo tempo, smentita. Vittoria!
Oppure quando è stato approvato il pacchetto sicurezza, sono stati messi i militari a pattugliare le strade, hanno approvato le ronde cittadine, hanno aumentato a sei mesi il tempo di permanenza all’interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione(CIE). Vittoria?
Eppure alcune non erano d’accordo ed hanno gridato che, in nostro nome, lo stato sdoganava una politica di razzismo e repressione passando senza scrupoli sui nostri corpi, altro che tutela delle sue donne!
Care signore, signorine, ora vi raccontiamo ciò che vi ostinate a non conoscere, rendendovi complici.
Vi ricordate i CIE, quei luoghi nei quali, anche per proteggerci, hanno rinchiuso per sei mesi immigrati ed immigrate, rei di non avere il permesso di soggiorno, grazie all’approvazione del pacchetto sicurezza?
Vi ricordate che, anche a Milano ne esiste uno? (Per chi fosse un po’smemorata e non si orientasse un gran che ricordiamo che si trova in via corelli. )
Ebbene, in questi luoghi vengono rinchiuse anche delle donne. Donne che conoscete: spesso lavorano nelle vostre case, accompagnano i figli nella stessa scuola dei vostri, o magari battono sotto le vostre finestre. Sono accomunate dal reato di non possedere il permesso di soggiorno.
Solitamente, dopo un controllo dei documenti(che non hanno) vengono prelevate dalla polizia e rinchiuse nelle gabbie di qualche Cie. Sono quelle che, d’un tratto, spariscono.
E che vita conducono le donne nei CIE? Questa non la ricordate proprio mai: violenze, soprusi, stupri, botte e minacce.
C’è il caso di Joy ed Hellen, che quest’estate hanno respinto il tentato stupro compiuto proprio dall’ispettore capo nel CIE di via Corelli,Vittorio Addesso, il quale poi, in occasione di una rivolta, le ha arrestate e picchiate, insieme alle altre. Joy ed Hellen hanno denunciato la violenza: Massimo Chiodini, responsabile crocerossa nel CIE, ha coperto Vittorio Addesso e la PM ha chiesto di mettere agli atti le loro dichiarazioni per poter procedere ad una denuncia per calunnia. La giudice ha accolto la richiesta.
E poi c’è Daniela, tuttora rinchiusa nel centro di Corelli: l’ispettore capo Vittorio Addesso, finchè lei non cederà alle sue richieste, la terrà per tutto il tempo che gli è consentito. Daniela, qualche settimana fa, per farsi rilasciare ha tentato di darsi fuoco.
E ce ne sono altre, signore e signorine. Le loro storie non sono giunte fino alle vostre orecchie? Non vi siete mai occupate di loro. Il vostro silenzio si è fatto complicità.
Eppure, tutto questo avviene in nostro nome, questo lo sapevate. Vi siete dimenticate che a uomini come Vittorio Addesso abbiamo delegato la nostra difesa: polizia, carabinieri, soldati. Lo Stato.
Ora lo sapete, signore e signorine. Non ci sono scuse: d’ora in avanti la vostra indifferenza sarà complicità. Scegliete da che parte stare.

40 anni dalla rivolta di Battipaglia

9 aprile 2009 Lascia un commento

Il 9 aprile del 1969 si ebbero gravi incidenti a Battipaglia, al diffondersi della notizia della decisione di chiudere due aziende storiche come la moti_stazionemanifattura dei tabacchi e lo zuccherificio. Per la città è una tragedia, dal momento che metà della popolazione vive su queste due fabbriche, sulle coltivazioni e sull’indotto. La chiusura di queste aziende significherebbe quindi disoccupazione e miseria. Vengono indette manifestazioni di protesta e cortei, e lo scontro con le forze dell’ordine è drammatico. L’assedio dei dimostranti diventa un attacco, e la polizia perde la testa e spara sulla folla uccidendo due persone: Carmine Citro, operaio tipografo di 19 anni, e Teresa Ricciardi, insegnante in una scuola media di Eboli, che viene raggiunta al petto da una pallottola mentre è affacciata alla finestra di casa sua. Le cariche della polizia si susseguono per tutto il pomeriggio, ed in tutto si contano 200 feriti (di cui 100 da arma da fuoco) fra i dimostranti, e 100 tra i membri delle forze dell’ordine.

Il giorno seguente la gente scende in piazza inferocita, blocca ferrovie, strade e autostrade, dalle 17 mattino_1969alle 22 la città è in mano a tremila dimostranti, che devastano la stazione, incendiano il municipio, danno fuoco a duecento auto e poi assediano il commissariato di polizia e la caserma dei carabinieri. A Roma arriva invece la notizia che ci sono stati cinquanta morti e, temendo una insurrezione generale, viene subito trovato un accordo per la riapertura delle due aziende.

Battipaglia nove aprile

tutti in piazza sono scesi

rossi, bianchi, d’ogni colore
per difendere il lavoro.



Come sempre li padroni

la sbirraglia hanno mandato
con i mitra caricati

come ad Avola e Viareggio.


Chista è storia di oggi

storia di povera gente

ammazzata come cani

per difendere lu pani.

Nella terra di Campania

dove Cristo s’è fermato

scorre il sangue nella strada

della gente più sfruttata.

Carmine si chiamava

lu guaglione assassinata

e Teresa la maestra

che lu core ci hanno squarciatu.



E la storia si ripete

come sempre c’è l’inchiesta
gli assassini restan fuori
e i poveri in galera.

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