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Archive for giugno 2009

Viareggio: 13 morti, per ora, per un treno di GPL che salta in aria

30 giugno 2009 Lascia un commento

ansa161521963006085909_big13 morti, decine di feriti di cui 16 in fin di vita. Ci sono dispersi, e migliaia di persone evacuate. Sembra un resoconto da Gaza… invece è Viareggio, in piena stagione turistica, dopo l’esplosione di un treno merci carico di GPL che è deragliato poco dopo la mezzanotte dentro la stazione scatenando una serie di esplosioni e poi l’incendio. Sembra sia entrato a velocità sostenuta, tanto da essere notato da più persone pochi secondi prima dell’inferno. l’esplosione ha investito anche 5 palazzine, in parte distrutte: in una di queste i vigili del fuoco non hanno ancora inizia a cercare superstiti, quindi il bilancio è estremamente provvisorio.
Il corpo di un bambino è stato ritrovato completamente carbonizzato sul seggiolino della macchina: i genitori ce l’avevano appena portato per trarlo in salvo, erano rientrati a prendere l’altro figlio, risultano tra i dispersi.
Una palazzina si è sbriciolata, un’altra ha completamente preso fuoco, molti altri palazzi sono stati evacauati per paura di successive esplosioni di altri vagoni. Vi sono 13 cisterne piene di GPL all’interno della stazione di cui 4 rovesciate e l’operazione oltre ad essere molto rischiosa sarà lunga diverse ore. 

ansa161516763006030032_bigLe Ferrovie fanno sapere che probabilmente ha ceduto il carrello i uno dei primi carri cisterna… e la cosa non stupisce viste le continue segnalazioni da parte dei ferrovieri che ora rabbiosi denunciano come erano stati più e più volte segnalati i rischi connessi al cattivo funzionamento dei carrelli e all’uso di materiali troppo vecchi. La TAV luccica…gli altri esplodono in aria.

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Due operai morti soli e lasciati appesi per due ore…nel bel paese

29 giugno 2009 Lascia un commento

Sono stati due ore appesi sopra la piattaforma mobile sulla quale stavano lavorando. centro2

I corpi erano riversi nel cestello elevatore a 6 metri d’altezza e a dare l’allarme è stato un contadino alla guida di un trattore, che li ha visti.

La dinamica dell’incidente mortale è tremenda.

Dopo la pausa pranzo i due trentenni, entrambi romeni e residenti a Broni (PV), sono saliti nuovamente sul cestello elevatore manovrato da una piattaforma: erano impegnati nella ristrutturazione di un tetto di una cascina. 

La piattaforma deve aver urtato i cavi dell’alta tensione e la violentissima scarica ha ucciso entrambi gli operai, probabilmente sul colpo. L’ora dell’incidente è stata ricostruita proprio in base alla corrente elettrica che proprio alle 13,30 è saltata in tutta la zona: la corrente viene ripristinata immediatamente, senza che scatti alcun allarme, probabilmente perchè il peso dei due corpi e la scarica aveva spostato il cestello dai cavi.

Altri due operai uccisi. 

Possibile lavorare a 6 metri d’altezza, in piena estate, alle 13,30 senza che nessuno sia a terra?

Possibile morire così soli?

 

Poi nel frattempo un operaio di 46 anni è morto nel pomeriggio ad Anagni, in provincia di Frosinone, in seguito a un incidente sul lavoro avvenuto alla Siderpali, una fabbrica che produce pali di vari materiali. La dinamica dell’incidente è ancora al vaglio dei carabinieri. Non si sa se l’operaio deceduto, Nazzareno Monti, sia stato colpito da un palo o da altro. Quando sono arrivati gli operatori del 118 l’operaio era già morto. Nazzareno Monti, originario di Anagni, viveva a Valmontone, in provincia di Roma. 

Al-Molky è stato espulso verso la Siria

27 giugno 2009 1 commento

Appena tre giorni fa salutavamo da questo blog Khaled Husseini, morto nel carcere di Benevento a 79 anni, da tempo malato ma malgrado questo rinchiuso in regime di Elevato Indice di Vigilanza in un braccetto speciale.
Oggi, inaspettatamente è stato espulso (in queste ore lo staranno imbarcando su un volo per Damasco) Yussef MAged Al-Molki, che ha già scontato più di 23 anni nelle carceri italiane e a fine pena era stato rinchiuso in un centro di identificazione ed espulsione. Le autorità italiane hanno aspettato l’ultimo giorno dei 60 che avevano a disposizione per comunicargli l’espulsione.

ACHILLE LAURO: ESPULSO AL MOLKY, VADO VERSO LA MORTE . PRELEVATO A SORPRESA (ANSA) – GENOVA, 27 GIU –
«Mi hanno usato come merce di scambio fra Italia e Siria. Mi stanno mandando verso la morte». Sono le ultime parole, una disperata denuncia lanciata con il cellulare, di Youssef Maged Al Molky, 47 anni, il palestinese ritenuto tra i principali responsabili del sequestro della nave da crociera Achille Lauro, avvenuto nel 1985, ed oggi espulso a sorpresa con destinazione Siria. Al Molky, condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Genova per quel sequestro e l’uccisione di un passeggero statunitense di origine ebraica, Leon Klinghofer, ha scontato 23 anni e 8 mesi di carcere, pena ridotta per buona condotta. noborder_cuaAppena uscito dall’Ucciardone, nell’aprile scorso, aveva ricevuto un ordine di espulsione nei confronti del quale hanno però fatto ricorso i suoi legale, Gianfranco Pagano, del foro di Genova, e Maria Stella Pagano, di Palermo. Secondo i legali, Al Molky, nato in Palestina da padre giordano e madre siriana, e sposato da 5 anni con una donna italiana che vive in Piemonte, «non ha una cittadinanza riconosciuta, è sposato in Italia e secondo la sentenza deve ancora scontare tre anni di libertà vigilata». In attesa della decisione del giudice di pace di Palermo sul ricorso, Al Molky è stato rinchiuso nel centro di accoglienza Serraino Vulpitta di Trapani. Oggi, a sorpresa, mentre ancora si attende la sentenza del giudice di pace, Al Molky è stato prelevato dalla polizia e condotto a Roma da dove a tarda sera sarà imbarcato su un aereo con destinazione Damasco. Secondo quanto riferito alla moglie prima che fosse privato del telefono cellulare, all’uomo sarebbe stato consegnato un lasciapassare della Siria con il quale il Paese arabo accetta di accoglierlo sul suo territorio. «Vado verso la morte» ha continuato a ripetere Al Molky durante il trasferimento da Palermo a Roma. Ed il suo avvocato, da Genova, conferma che «poichè molti reati legati alla vicenda dell’Achille Lauro furono compiuti nelle acque territoriali siriane, le possibilità che possa essere condannato a morte sono molto alte». «Ho pagato le mie colpe – ha aggiunto l’ex terrorista – ed ora vengo scaricato da un Paese che si definisce democratico». Il legale genovese chiarisce anche che nelle scorse settimane, su interessamento dell’Autorità palestinese, l’Algeria si era dichiarata disposta ad accogliere Al Molky, ma l’uomo si era rifiutato di accettare la proposta ritenendo che, essendo sposato con una italiana, potesse rimanere a vivere in Italia al fianco della moglie. «È assurdo ed incredibile – commentano ora i due legali – che venga adottato un provvedimento di espulsione prima che il giudice si sia pronunciato. Siamo pronti a chiedere immediatamente il ricongiungimento familiare».

E’ STATO IMBARCATO ALLE 22,30 DALL’AEREOPORTO DI FIUMICINO.

Francia: il servizio d’ordine del sindacato spranga i sans papiers

27 giugno 2009 Lascia un commento

Segnalo due articoli che parlano di quello che sta accadendo a Parigi in questi giorni ma soprattutto di quello che ha accaduto una manciata di giorni fa, quando la Bourse du travail di Parigi è stata sgomberata (con il pestaggio di decine e decine di sans papiers) dagli uomini del servizio d’ordine del corrispettivo francese della CGIL.
Balordi picchiatori e bastonatori del sindacato. 

Via, via, la nuova polizia!

Liberazione 25 giugno 2009, di Paolo Persichetti

Quando il servizio d’ordine del sindacato, di un sindacato che si dice «comunista», fa il lavoro della polizia e si mette al posto dei Crs, i reparti celere francesi, sgombera con le maniere forti, innaffiando di gas lacrimogeno, pugni e calci, donne e bambini, famiglie disperate e orgogliose di sans papiers, 2489228844_9c0d5192a8colpevoli solo di lottare per avere il diritto di vivere, e che per questo occupavano da 14 mesi i locali della Bourse du travail di Parigi, vuol dire che questa sinistra non ha più nulla da dire. È morta. È un cadavere putrefatto. Una sinistra che è solo apparato. Che pensa solo ai suoi «beni». È successo mercoledì scorso verso le 12.30, quando una cinquantina di uomini col cranio rasato, il volto coperto, gli occhi protetti da occhialini da piscina e una fascia rossa al braccio, sono entrati con la forza nei locali della camera del lavoro vicino place de la Republique, e armati di bastoni hanno cosparso di gas lacrimogeno, inseguito e pestato i presenti, trascinandoli verso l’esterno (il grosso degli occupanti era impegnato a manifestare davanti alla prefettura). I testimoni raccontano di aver assistito a scene d’intensa violenza. «Era previsto e l’abbiamo fatto!», dichiara soddisfatto uno dei picchiatori. Increduli e scioccati, i circa 800 sans papiers carichi di fagotti e materassi fanno molta fatica a credere che la violenta aggressione abbia come origine proprio la Cgt, per altro spalleggiata dall’arrivo di decine di furgoni e centinaia di uomini della polizia schierati in assetto antisommossa. All’inizio molti passanti e commercianti avevano temuto un’aggressione lepenista. «Dopo aver tentato per mesi di negoziare una soluzione abbiamo deciso di mettere fine all’occupazione», si è giustificato Patrick Picard, segretario generale dell’Unione dipartimentale di Parigi. Da tempo il sindacato intratteneva relazioni molto tese con gli occupanti, in massima parte lavoratori di ditte di pulizie. Questi avevano deciso di riunirsi in un collettivo autonomo, il coordinamento sans papiers 75, rivendicando una regolarizzazione generale e non dei soli aderenti al sindacato.

Sgomberata con la forza dal servizio d’ordine della Cgt la camera del lavori di Parigi da 15 mesi occupata da un collettivo di sans paiers

Oreste Scalzone

L’Altro, 27 giugno 2009

Alle tre del mattino, poco prima del canto degli uccelli che risveglia il sole, sul largo marciapiede bagnato e corso da rigagnoli, un po’ sopraelevato che ha visto passare sul filo del tempo moltitudini di genti, fiumane di cortei di quelle classi pericolose che discendevano i faubourgs dalle ban-lieues, luoghi del bando e dei banditi, verso i cronotopi dei poteri costituiti, era coperto per duecento metri da fagotti di cenci. DSC_9655Un ammasso di cenci circondato da transenne metalliche guardate a vista da sagome nere di poliziotti in tenuta antisommossa, a loro volta con le spalle coperte da teorie di camion. Avvicinandomi, comincio a distinguere facce, sagome, qualche brace di sigaretta, iskra che buca la notte. Potrebbero essere corpi – morti o ancor vivi, eccola la nuda vita ! – di deportati, respinti, cacciati a forza verso esodo forzato, in fuga senza fine. O corpi decisamente morti, di massacrati, di sterminati, di espulsi dall’umano, “sotto-uomini”. Sono bambini, donne, uomini avvolti in coperte, in sacchi a pelo o in niente, sdraiati su qualche brandina più o meno da campo, chi raggomitolato in un sonno che s’immagina buio, pesto e pesante e chissà se senza sogni, e incubi, o forse no. Parecchi stanno sollevati, appoggiati sul gomito a parlare. Overload di sottovoce, con qualche acuto, scoppio, abreazione, ragionamento. Quel marciapiede di corpi non è il fondo del peggio, navigando in rete si può trovare dell’incommensurabilmente più grave, più significativo, più tremendo. Ma, questo marciapiede, è qui, ora, su un piano di consistenza immanente, non più consistente di altri in sé, di per sé, ma per noi si.
Raggiungiamo i capannelli, si materializzano facce di compagni e compagne. Cerchiamo, troviamo quelli di noialtri che in questi quattordici o quindici mesi hanno dedicato passione, applicazione, tempo di vita a questa sorta di zattera ferma nel cuore di Parigi, fatto con i sans-papier giornali, radio, televisioni porta-a-porta, un sito nella Tela, dibattiti nella grande corte della Bourse de Travail di rue Charlot occupata, divenuta come una piazza di villaggio africano. Le Bourse de Travail sono antiche istituizioni territoriali dei movimenti operai, presto “formattate” dalle strutture sindacali. Cerchiamo, troviamo o ci dicono che sono qua o là – bisogna stare attenti a camminare per non calpestare coperte, quando non corpi –, Claudio, François o Michel, complici nella facitura di un aperiodico Quotidién des sans-papiers, poi del Journal de la Bourse du travail occupée, e altro ancora… DSC_9684Incontriamo un sacco di gente, sans-papiers, “compagnerìa”. Ci dicono tutti quello che poi stamattina troviamo, chiunque può trovare, confermato sulla stampa, nella rete, addirittura sfrontatamente rivendicato nei comunicati. É stata una squadraccia, una squadra d’azione del servizio d’ordine della Cgt, la Confederazione generale del lavoro, padrona dei luoghi, gerente dell’edificio, che – dopo aver “schiumato” per tutti i quattordici mesi dell’occupazione – ieri verso mezzogiorno è passata all’atto. Tutti i disagi, i disfunzionamenti, le ragioni accampate hanno un loro fondamento (ma questo vale sempre, o comunque in tanti altri casi…).
Al limite, per uno come me, forse sarebbe stato ancora peggiore se avessero fatto la stessa cosa per interposta polizia invece che passando all’azione diretta, terrorizzando in proprio per primi i bambini, con una brutalità che a torto si usa – con termine etnocentrista e civilizzatore – definire «barbara» e «selvaggia». Ma queste sono sfumature, dettagli. Resta, che hanno compiuto un passo, un salto mortale, uno strappo, che non è nuovo ma è sempre un po’ nuovo e un po’ diverso. Fa di nuovo irruzione sulla scena lo chauvinismo del «socialismo dai colori della Francia» che aveva spinto al crimine trent’anni fa il sindaco Pcf di Vitry, il quale aveva rotto un tabù mandando le ruspe a radere al suolo un foyer d’immigrati magrebini (con il pretesto – che, come sempre, o quasi, aveva anche degli elementi di fondamento: e allora? Non è qui il nodo della cosa! – che gl’immigrati doveva prenderseli il sindaco giscardiano del comune attiguo, che la dislocazione delle residenze degli immigrati veniva fatta dalle autorità in modo non casuale, e provocava la spirale viziosa dell’impoverimento crescente dei comuni le cui entrate fiscali si abbassano in modo corrispondente alla modificazione della composizione sociale dei residenti, con i relativi effetti di degrado).
La breccia aperta allora dal sindaco di Vitry aveva creato le pre-condizioni per l’irruzione del lepenismo, di questo risentimento intruppato in mentalità e comportamenti da white-shit, di populismo xenofobo, nutrito d’antiche ossessioni antisemite e di più recenti pozzi neri viscerali e mentali colonialisti, post-colonialisti, corporativi, servo/padronali. Comportamenti e mentalità che in Francia, in generale, non sono passati all’azione diretta ma sono rimasti piuttosto su un piano ideologico-elettorale. Comunque più grave dei picchi lepenisti arrivati a sfiorare il 20%, era soprattutto per il loro effetto indiretto, quello di scatenare una corsa a “rasar l’erba sotto i piedi di Le Pen” facendo proprie, le rivendicazioni e proposte che incarnava. Quasi un modello di fascismo per motivi antifascisti….
Potremmo dire, tagliando rozzamente, che una serie di parole composte più radicali che una lama di rasoio po20080506CGTSansPap1ssono essere applicate, come definizioni critiche e criticissime, sia alla socialdemocrazia che – a maggior ragione data la sua potenza di mi[s]tificazione, e innanzitutto il potere di contraffazione onomastica e di manipolazione nel profondo delle soggettività, fino alle passioni, agli affetti più viscerali – alla variante boscevica, social-©omunista, del corpus del “marxismo volgare anti-marxiano”, kautsko-lassalliano, vera e propria controrivoluzione contro il comunismo comunardo. Possiamo parlare di socialismi lavoristi/padronali, capitalistici, statali, e dunque anche nazionalisti, colonialisti, imperialisti, xenofobi, razzisti, fascisti. D’altronde, il fascismo, il nazional-socialismo non sono forse, tra l’altro, nella loro effettualità sociale, l’intruppamento di milioni di proletari, e di operai, in forme stornate, deformate, mostruose che formattano l’odio di classe corrompendolo, snaturandolo, trainandolo verso una conseguenza abietta, il rifarsela sugli ancor più deboli, il riprodurre relazioni di sopraffazione, di sottomissione, a catena, a cascata, in una corsa miserabile spinta da concorrenza mimetica, in un gioco di scaricabarile o comunque, al massimo, di specularità subalterna, come ritorsione?
Senza rischiare di doverci sentir accusare di «banalizzazione», non possiamo vedere nell’uovo del serpente del cumulo di ambivalenze risolventisi in ambiguità a premessa di successive decantazioni, che connotava le prime scorribande delle SA nelle strade di Weimar, l’embrione di quello che sarà lo scenario risolutamente apocalittico degli ultimi anni ’30 e della prima méta dei ’40 ? Niente si ripete mai identicamente (e la frase di Marx sulla farsa come calco e replica della tragedia non è certo una regoletta catechistica). Niente si ripete identicamente, ma questo non vuol dire che ogni volta si debba cercare l’assolutamente inedito – è per questo che, nel finale dell’Arturo Ui, Brecht attira l’attenzione sul grembo sempre fertile che partorì la bestia immonda. Dev’essere però mostrato con chiarezza che ciò che ha deciso e fatto eseguire da elementi della sua truppa la Cgt ieri, è della stessa natura di ciò che la Lega Nord o i caricaturali nazistoidi di Saja, stanno inscenando nelle strade delle città italiane. Si tratta di formattazione del male di vivere nelle forme che, in una luminosa definizione benjaminiana, sono le più antitetiche all’autocognizione come classe, che è dunque forma autopoïetica. FRANCE/Soldataglia coloniale, turba fascista, teppa shalamoviana – ognuna inquadrata dai corrispondenti gerarchi e relative catene: queste sono le definizioni appropriate.
I Thibaud (il segretario generale della Cgt) non sono, in sé, migliori o peggiori dei Maroni o Hortefeux (il suo omologo di Francia) – questa problematica comparatista su migliori, peggiori, men-peggiori ci sembra insensata. Sono – e chi non lo aveva rivelato interamente prima, in questo passaggio e momento della verità lo mostra inequivocabilmente – dei veri e propri nemici. Ma rispetto ad autorappresentazioni e proiezioni d’attesa e fiducia che essi irradiano, a partire dall’onomastica, i Thibaud rappresentano la componente dell’infamia. Non perché realmente «tradiscano» qualcosa (che, per come si ponevano ed erano, son sempre stati, c’era poco o niente da tradire…), ma perché la lunga persistenza del peso delle parole, quel dirsi comunisti, li ha legati per ragioni di catene genealogiche di cui resta comunque una conseguenza onomastica pregna di mistificazione ed equivoco, una conseguenza di omonimia. Se si farà un corteo sotto la sede della Cgt, non sarà questione di psicodrammi e di “lacrime e parole amare”, ma il dirigere la lotta, di volta in volta, là dove risiede il potere costituito responsabile di un atto d’ostilità, di vera e propria guerra sociale. Una nota – non già di speranza, ma di scommessa: dopo più di ventiquattrore, sono ancora tutti e tutte lì, su quel marciapiede, e a rischio di una retata che li porti in un centro di detenzione e di smistamento per la deportazione. La vita nuda mostra così la sua irriducibile potenza, la sua disperata vitalità, potenza di persistere nel proprio essere

 

Lavoro assassino e menzogne di stato

24 giugno 2009 Lascia un commento

QUESTE LE AGENZIE DI OGGI.
IL BOLLETTINO DI GUERRA DELLA GIORNATA SCELTA DALL’INAIL PER COMUNICARCI CHE LE MORTI CHE LORO CONTINUANO A CHIAMARE ‘BIANCHE’ ( E CHE INVECE SAPPIAMO ESSERE DEI VERI E PROPRI ASSASSINII ) IN ITALIA SONO SCESE AL LORO MINIMO STORICO DAL DOPOGUERRA.
POTEVANO RISPARMIARCELO

@ Un macchinario è esploso questa mattina nello stabilimento Comital di Spinetta Marengo (Alessandria) che ha una 70ina di dipendenti. Diversi lavoratori sono feriti, due (entrambi maghrebini) molto gravi, uno dei quali è stato trasferito al centro grandi ustionati di Torino.Si chiama Idrissi Aatouf Moulay Merouane ed è  in fin di vita con ustioni di 3° grado sul 90% del corpo e poche speranze di sopravvivere. L’azienda, controllata dal fondo Management e Capitali, con sede centrale a Volpiano (Torino), controlla i marchi Cuki, Domopak e 

@ Un operaio di 34 anni, residente a Pietrasanta, in provincia di Lucca, Emiliano Gasparri, e’ morto oggi nel tardo pomeriggio mentre stava lavorando alla realizzazione di un manufatto edile per un privato, in localita’ Trumpedo di Brugnato (La Spezia). Da una prima ricostruzione l’uomo che e’ il titolare di una ditta edile e’ rimasto folgorato da una scarica elettrica, immediatamente gli altri colleghi di lavoro hanno staccato la corrente elettrica ma per il giovane non c’era piu’ nulla da fare. Gasparri lascia la compagna e un bimbo di 15 mesi.

@ Per un colpo di sonno un tir si è rovesciato sull’autostrada A5 all’altezza di Arnad,  investendo in pieno un gruppo di operai addetto allo sfalcio delle erbacce. Oltre a cinque feriti – quattro operai (due lievi) e l’autista – c’era anche un disperso : i vigili del fuoco l’hanno trovato schiacciato dalla cabina del tir, dopo averlo sollevato. Si tratta di un operaio magrebino di 54 anni. Due feriti sono giunti all’ospedale di Aosta e le loro condizioni  non sono critiche. Anche l’autista del tir è rimasto ferito ma in maniera non grave ed è stato sottoposto ad un intervento.

@ Doppio infortunio sul lavoro questa mattina a Massa Finalese, nel Modenese. Due operai romeni di 32 e 37 anni, impegnati nell’installazione di protezioni alla copertura dell’ex zuccherificio di via Ceresa, sono stati trascinati violentemente a terra da un’altezza di 20 metri, riportando lesioni di media gravità. I due erano all’interno di un cestello sorretto da una gru. Dalle prime ricostruzioni risulta che attorno alle 10.30 il camion su cui era installato il braccio di sostegno della piattaforma si sia ribaltato su un lato, probabilmente a causa del cedimento del terreno su cui poggiava il mezzo. La gru con il cestello all’estremità si è così inclinata fino a urtare il suolo. I due operai, correttamente imbragati e legati, durante la caduta sono rimasti vincolati al cestello, riportando lesioni di media gravità nell’impatto a terra. Sono stati soccorsi dai sanitari del 118 e ricoverati all’ospedale di Baggiovara con l’Elisoccorso di Bologna. Sul posto anche i carabinieri, i vigili del fuoco e la Medicina del Lavoro. L’ex zuccherificio di Massa Finalese è attualmente oggetto di una riconversione per ricavarne una centrale elettrica

Italia, operai Montedison 1969

Italia, operai Montedison 1969

Morire in cella, a 79 anni. Un saluto a Khaled Husseini, combattente palestinese

24 giugno 2009 2 commenti

 

Khaled Husseini

Khaled Husseini

Pensare un uomo di 79 anni chiuso in una cella fino al giorno della sua morte è già cosa difficile. Ancora più difficile e lacerante è pensarlo in un reparto ad Elevato Indice di Vigilanza, in un braccetto speciale di un carcere meridionale. Khaled Husseini, palestinese di 79 anni è morto nel carcere di Benevento lunedì scorso. Il medico legale ha parlato di un probabile infarto ma soltanto l’autopsia fornirà le cause esatte del decesso, forse legate alla malattia che il carcere gli aveva sempre impedito di curare in modo adeguato.bandiera-palestina-mega
Malgrado fosse stato condannato per un fatto che poco aveva a che fare con reati di matrice islamica, Khaled Husseini era rinchiuso in un reparto appositamente ideato per detenuti del genere. Singolare paradosso, discordanza di tempi per un militante laico e rivoluzionario impegnato nel tortuoso percorso che segna da molti decenni la lotta per la liberazione della terra e del popolo di Palestina.
Era stato condannato per il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro, realizzato nel 1985 da un commando di quattro palestinesi appartenenti al Fronte di Liberazione della Palestina. In realtà l’azione era stata concepita in modo diverso: l’obiettivo non era il sequestro dei passeggeri ma lo sbarco nel porto di Ishdud, dove il commando doveva catturare dei soldati israeliani e chiedere in cambio la liberazione di alcuni prigionieri palestinesi. Ma a largo delle coste egiziane qualcosa andò storto e il commando, vistosi scoperto, si impadronì della nave. Fu un gesto improvvisato durante il quale un passeggero, Leon Klinghoffer, venne ucciso e gettato in mare. La vicenda si trasformò nel più grosso incidente diplomatico tra Italia e Usa. Ottenuto un salvacondotto da parte italiana, la nave fu lasciata libera e i quattro palestinesi fatti salire a bordo di un aereo egiziano diretto verso Tunisi, dove l’OLP aveva il suo quartier generale in esilio. Ma gli Stati uniti intercettarono il velivolo costringendolo ad atterrare nella base Nato di Sigonella, in Sicilia. Il capo del governo Craxi rifiutò di consegnare il commando agli americani. La polizia italiana prese in consegna i palestinesi facendo valere la sovranità nazionale. Khaled Husseini non era tra loro. Dopo una prima condanna a 15 anni, in appello verrà condannato all’ergastolo in contumacia, nel 1989, sulla base delle parole di un appartenente al gruppo che scelse di iniziare a collaborare con la magistratura italiana, designandolo 09_In_alto_da_sinistra,_in_senso_orario,_Al_Molki,_Al_Ashker,_Al_Asadi__e_Fatayer,autori_del_sequestro_Lauro-1come il responsabile operativo del commando, anche se Hussein non aveva ideato il sequestro e l’uccisione dell’ostaggio. Aveva accompagnato il gruppo a bordo dell’Achille Lauro nel porto di Genova, per scendere durante lo scalo ad Alessandria, poco prima del dirottamento.

 

Con lui prenderà l’ergastolo, sempre in contumacia, anche Abu al-Abbas, responsabile politico dell’organizzazione (catturato dagli americani nel 2003 in Iraq, subito dopo l´inizio dell’occupazione militare, per morire dopo appena 2 mesi in circostanze più che sospette nel carcere di Abu Grahib).
Per Khaled Husseini il calvario nelle carceri italiane inizia invece nel 1996, quando l’Italia riesce ad ottenere l’estradizione dalla Grecia, dove era stato arrestato 5 anni prima. Khaled ha scontato la sua pena fino alla morte nel peggiore dei modi, in condizioni estremamente pesanti e in un isolamento quasi totale: gli è stato sempre negato il diritto ad un tutore e per anni è rimasto privo di colloqui.
Il trasferimento nel braccetto speciale di Benevento è stato fatale per le sue condizioni di salute. In quella sezione, oltre alle bocche di lupo che non fanno filtrare la luce e non permettono di vedere all’esterno, c’è anche un pannello di plexiglas a dividere la cella dal resto del mondo mentre nel cortile del passeggio una volta metallica sostituisce il cielo. Il trattamento riservato ai detenuti è rigido e la burocrazia per accedere a cure e permessi, lenta e ostacolata. Pochi giorni prima di morire aveva chiesto un permesso per iniziare le cure all’esterno, ma gli era stato negato.
Khaled se n’è andato senza nemmeno il diritto di vedere il colore del cielo nell’ultimo giorno. È morto con la sua terra nel cuore, la terra che aveva sempre infinitamente amato e che aveva sognato di liberare. Ma non è un mondo per sognatori, questo qui.

di VALENTINA PERNICIARO, L’ALTRO -24 giugno 2009-

Netanyahu a Roma…nel silenzio di tutt@

23 giugno 2009 1 commento

OGGI ALLE 14 SILVIO BERLUSCONI INCONTRERA’ IL PRIMO MINISTRO ISRAELIANO BENJAMIN NETANYAHU, A PALAZZO CHIGI.
DOV’E’ L’ONDA? E TUTTI QUELLI CHE MANIFESTAVANO CONTRO GHEDDAFI DOVE SONO?
NESSUNO SENTE L’ESIGENZA DI MANIFESTARE CONTRO LE POLITICHE D’OCCUPAZIONE DELLO STATO D’ISRAELE, NESSUNO SEMBRA SENTIRE L’ESIGENZA DI MANIFESTARE CONTRO IL MURO DELL’APARTHEID, A NESSUNO BRUCIA PIU’ IL SANGUE PER QUELLO CHE SOLI 6 MESI FA E’ STATO FATTO ALLA POPOLAZIONE DELLA STRISCIA DI GAZA, NESSUNO SEMBRA INDIGNARSI PER I NUOVI PERSONAGGI SALITI ALLA KNESSET DOPO LE ULTIME ELEZIONI DI CUI NETANYAHU E’ IL LEADER…

POVERI NOI
sassimano

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