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Archive for the ‘RIVOLTE e RIVOLUZIONI’ Category

GENOVA: I SERVI CHE PRENDONO PAROLA

16 gennaio 2009 3 commenti

IL FORUM DELLA POLIZIA PARLA DEL G8 DI GENOVA: INFINITO LO SCHIFO CHE SI PROVA NEL LEGGERE QUESTE RIGHE

C. DA ROMA Non capisco perché non vogliate parlare degli errori commessi. Qui si tratta di dire chiaramente:
I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare, o no?

Foto di Valentina Perniciaro _PushBushOut, Roma_

Foto di Valentina Perniciaro _PushBushOut, Roma_

I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?
I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato, o no?
La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di “Uno a zero” dimostra di essere intelligente?
Su queste cose non ci può essere ambiguità!!! L’esistenza è battaglia e sosta in terra straniera.

Clic.

E. DA PADOVA Caro C., rispondo alle tue domande:
“I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare, o no?”
No. Non mi vergogno del fatto che in polizia ci siano dei coglioni. Non più del fatto che ci siano in Italia. Sono fiero di essere celerino e italiano, nonostante loro!
“I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?”
No. Per questa domanda, oltre a valere la risposta sopra, concedimi anche il beneficio del dubbio. Chi prenderebbe seriamente un tentativo di violenza a una capra malata? Il popolo antagonista non brilla certo per l’attaccamento all’igiene! Non credo a quello che, sicuramente in malafede, sostengono questi personaggi!
“I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato, o no?”

Foto di Valentina Perniciaro _la nostra polizia_

Foto di Valentina Perniciaro _la nostra polizia_

No. Pur essendo convinto assertore della totale inutilità di infierire su un manifestante inerme (questo è l’unico sbaglio, sprecare le forze su uno solo), sappi che è impossibile farsi rivelare dal manifestante durante la carica, se è un “povero illuso pacifista” o meno. È inoltre abbastanza difficile, dopo ore di sassaiole subite, magari con fratelli feriti anche gravemente, beccare uno dei personaggi che ti stanno avanti e picchiarli solo un pochettino. Quello che dico è che il povero illuso, visti gli stronzi che stavano con lui, poteva tornarsene a casa invece di manifestarci insieme! Se gli è andato bene fare da scudo per questi delinquenti, allora non si può lamentare di subirne le conseguenze! Che poi qualche collega si sia comportato come un qualsiasi essere umano sotto stress non mi sembra né incomprensibile né disdicevole. Sicuramente qualcuno avrà commesso sbagli. Sai quanti poliziotti c’erano a Genova? Di sicuro non mi vergogno per i loro errori!
“La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di “Uno a zero” dimostra di essere intelligente?”
 No. Ma come si dice a Roma, sti cazzi! Hanno messo a ferro e a fuoco una città, rischiando di farci fare una figura di merda a livello internazionale, provocando danni, feriti, spese enormi e si preoccupano della frase di una telefonista? Non mi vergogno per quello che ha detto.
Mi vergogno perché oggi la madre di un teppista imbecille, dimostrando una mancanza di scrupoli e un cinismo degni di una Kapò, è riuscita a
farsi eleggere senatrice della Repubblica; perché un partito italiano ha fatto intitolare un’aula all’imbecille!
Non voglio i soldi di questi politici. Non voglio i soldi da questo governo (e da un altro come questo). A difendermi ci penso da me, con
l’aiuto di Dio e dei fratelli celerini, che mi stanno accanto e non mi tradiscono nel momento del bisogno.

 

Once in the Celere, always in the Celere.

il resto qui: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/g8/parole-celerini/parole-celerini.html

Comunicato del braccio militare del FPLP

14 gennaio 2009 Lascia un commento

Il braccio militare del FPLP: la Resistenza è impegnata in una dura battaglia in tutta Gaza

Tratto da: http://www.pflp.ps/english/

Il 10 gennaio 2009, le Brigate Abu Ali Mustafa (AAMB), il braccio armato del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, hanno affermato che, l’intera Resistenza palestinese è impegnata in duri scontri in tutta Gaza, sottolineando le forze d’occupazione hanno usato quasi tutto il loro imponente arsenale militare contro il nostro popolo, ma ancora falliscono miserabilmente di fronte alla fermezza della nostra gente e alla nostra Resistenza.
Le AAMB hanno affermato anche che l’attivo coordinamento tra i vari bracci armati della resistenza deve svilupparsi al fine di costituire un comitato per le azioni congiunte in grado di continuare la battaglia contro l’occupante e capace di impattare il più possibile con le forze nemiche.fplpcorteo
Le AAMB hanno affermato inoltre che la Risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza ONU tenta di porre sullo stesso piano i carnefici e le loro vittime, e che il nostro popolo ha il diritto di resistere e di rispondere all’aggressione, in quanto non ha altre alternative se non la continuazione della resistenza fino alla fine dell’aggressione.
Le AAMB hanno riportato gli avanzamenti della resistenza, sottolineando che, sabato 10 gennaio, i combattenti delle Brigate sono stati impegnati in duri scontri con le forze occupanti a Jabal al-Rais con 3 pesanti esplosioni, effettuate utilizzando un tunnel nella serata del 10 Gennaio, attaccando i mezzi militari degli occupanti col risultato di danneggiarli gravemente.
In più, le AAMB hanno annunciato che hanno sparato colpi di mortaio a Azata e due missili Grad a Bir Saba nella prima parte del giorno, oltre ai 32 missili che la resistenza palestinese ha diretto verso il cuore dell’occupazione. Le forze della Resistenza palestinese hanno sottolineato inoltre che i loro missili sono arrivati a colpire una delle principali basi aeree israeliane a 45 km di distanza, il punto più lontano raggiunto dai missili della Resistenza. Imboscate e attacchi contro i soldati israeliani e feroci scontri con le forze occupanti si stanno tenendo in tutta Gaza da parte di tutte le forze della Resistenza, comprese le Brigate al-Qassam, Saraya al-Quds, Brigate Al-Aqsa, Brigate della Resistenza Nazionale, Brigate Nasser Salah ad-Din, i Comitati di Resistenza Popolare e tutte le forze.

Verso la vittoria!
 

 

Il compagno Taher: la strada dei “negoziati” è chiusa, quella aperta è l’unità basata su resistenza e diritti

Tratto da: http://www.pflp.ps/english/

Il 15 gennaio 2009, il compagno Maher Taher, membro dell’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e leader della sua sezione in esilio, ha dichiarato, in un’intervista con Al-Jazeera, che “Israele può assassinare i martiri di Gaza, uccidere donne e bambini, distruggere i nostri edifici pietra per pietra con gli aerei e le bombe statunitensi, ma non è e non sarà mai capace di distruggere la nostra volontà di combattere, la nostra resistenza e la nostra vita.”
Il compagno Taher ha proseguito: “Dico ai martiri che ciò che l’occupante vuole da questa battaglia è condurci sulla via della capitolazione – farci accettare la Road Map, Annapolis e le decisioni del Quartetto, costringere il popolo palestinese su questa strada con concessioni politiche. La nostra risposta è l’unità nazionale palestinese su basi reali e solide, non sulle basi di Oslo, Annapolis, e con gli U.S.A. e l’amministrazione Bush come riferimento. Questa strada è chiusa. Quella aperta è la via dell’unità nazionale sulla base della resistenza, della tenacia e del sostegno ai pieni diritti del nostro popolo.”
A nome del FPLP ha fatto appello per un comando nazionale unificato che comprenda tutte le organizzazioni palestinesi, da costruire sulla forza di Hamas, Fatah, FPLP, Jihad islamica e di tutte le organizzazioni del nostro popolo, affermando che quanti hanno fiducia in accordi politici con gli assassini e i criminali sionisti dovranno rivedere le proprie politiche. Ha sostenuto che il popolo palestinese non tollererà ancora a lungo questi massacri e questi crimini.
Il compagno Taher ha avvertito che la cooperazione con l’occupante in materia di sicurezza deve cessare subito e che altrettanto deve accadere con le detenzioni politiche. Ha chiesto la fine immediata degli arresti dei figli della resistenza in Cisgiordania, ribadendo che una simile cooperazione col nemico è assolutamente inaccettabile. Invece, ha sostenuto, una leadership nazionale unificata ed un chiaro programma politico possono consolidare l’energia del nostro popolo che non ha alzato bandiera bianca anche dopo 20 giorni di massacri a Gaza, né lo farà in futuro.
fplpIl compagno Taher ha poi affermato che l’assassinio di Said Siyam non permetterà all’occupante di raggiungere il suo obiettivo criminale, e che il suo sangue è insieme a quello di Yasser Arafat, Abu Ali Mustafa, Ahmad Yassin, Ghassan Kanafani, Fathi Shikaki, Khalil al-Wazir e a quello di molti altri martiri del nostro popolo e di tutti i nostri coraggiosi martiri – bambini, uomini, donne, vecchi – che hanno reso l’estremo sacrificio per la libertà della nostra gente. Ha ribadito che la nostra risposta ai massacri e agli assassini sono la resistenza e la fermezza e che il sangue dei martiri non sarà versato per nulla. Ha avvertito che quello israeliano è uno sforzo per costringere il popolo a concessioni politiche, e alla rinuncia ai nostri diritti nazionali all’indipendenza, al ritorno, alla sovranità, all’autodeterminazione, ad uno stato palestinese con Gerusalemme capitale; ma accadrà l’esatto opposto: l’unità di tutte le organizzazioni sulla base di salde convinzioni politiche e l’appoggio ai diritti nazionali del nostro popolo.
Discutendo sulla natura dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), il compagno Taher ha asserito che i membri del Consiglio Legislativo ed il governo non possono lasciare la Palestina senza l’assenso di Israele e che la pratica dei “negoziati” dell’ANP ha solo danneggiato la causa palestinese. Ha invece fatto appello all’unità, basata sul documento dei prigionieri per una riconciliazione nazionale, che sostenga il diritto alla resistenza, i principi nazionali palestinesi e che ricostruisca l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) con la partecipazione di tutte le forze nazionali ed islamiche.

Infine, il compagno Taher ha dichiarato, parlando a proposito dell’iniziativa egiziana: “Noi vogliamo fermare l’aggressione e questi massacri; dopo il ritiro da Gaza, l’apertura dei confini e la fine dell’assedio potremo discutere di qualsiasi questione, ma non possiamo rinunciare e non rinunceremo al nostro diritto a resistere”. L’occupante crede, ha sottolineato, che attraverso il terrore e gli omicidi può annichilire la nostra resistenza, ma il nostro popolo non si arrenderà: ha combattuto per oltre 60 anni e continuerà a stringersi saldamente alla nostra resistenza e così farà fino alla vittoria.

Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org

CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

12 gennaio 2009 Lascia un commento

striscia-copyAppello della Rete contro il Pacchetto Sicurezza

Appello per la cotruzione di una mobilitazione contro il ddl 733: Lunedì 19  Gennaio Sit – in sotto il Senato e Sabato 31 Gennaio Manifestazione a Roma

Il 19 gennaio prossimo è prevista in Senato la discussione del“Pacchetto sicurezza” (DdL 733), che provocherà una grande trasformazione del quadro normativo italiano, già fortemente repressivo e discrezionale nel suo impianto. Le norme contenute nel Pacchetto, infatti, prevedono una politica esplicitamente fondata su misure segregazioniste e razziste per le persone migranti, con o senza permesso di soggiorno, le prime a essere additate come figure pericolose e causa di “allarme sociale”, e su nuove e ancora più drastiche misure repressive contro chiunque produca conflitto e non rientri dentro le strette maglie del controllo. 

barcone_migranti_nLe norme del pacchetto sicurezza colpiscono in primo luogo le persone migranti. Se il Pacchetto sarà approvato chi è senza permesso di soggiorno non potrà più: andare al Pronto Soccorso e ricevere cure mediche, riconoscere figli e figlie, sposarsi e inviare soldi a casa. Il Ddl introduce inoltre: la detenzione nei CIE (ex CPT) per 18 mesi; la tassa di 200 euro su richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno; controlli ancora più stretti per acquisire la cittadinanza; il reato d’ingresso illegale nello stato. 
Altre norme, alcune già sperimentate sui/sulle migranti, vengono estese al resto dei cittadini e delle cittadine che non si adeguano alla retorica del “decoro urbano”: l’obbligo di dimostrare l’idoneità alloggiativa per ottenere l’iscrizione anagrafica (che colpisce migranti, senzatetto, occupanti e chiunque non possa permettersi un’abitazione “idonea”); le norme anti-graffito; l’inasprimento delle norme per il reato di danneggiamento. 
Questo delirio securitario esplode mentre i governi decidono di sostenere le aziende e le banche in difficoltà, invece di pensare a nuove politiche sociali di sostegno alla cittadinanza colpita dalla crisi. Scaricando, tra l’altro, tutto il lavoro di cura sulle donne: in quest’ottica, l’unica immigrazione che sembra piacere è quella delle “badanti”. Ai sindaci e ai prefetti sceriffo si attribuiscono nuovi poteri, mentre il Ddl Carfagna criminalizza e stigmatizza le prostitute, imponendo norme di comportamento a tutte e tutti.migranti-02
La loro risposta alla crisi è il governo della paura. La risposta, in Italia come in Europa, da Milano a Castelvolturno, da Atene a Malmöe… è stata un grido di rabbia e libertà: 

NON ACCETTIAMO LA SOCIETA’ DEL RAZZISMO, DELLO SFRUTTAMENTO E DEL CONTROLLO!

Lunedì 19 gennaio appuntamento per tutti e tutte alle 10:00 sotto il Senato a Piazza Navona per un Sit-In che duri fino a sera, per far sentire la nostra voce mentre nelle aule verrà votato il disegno di legge.

Sabato 31 gennaio saremo ancora in strada con un corteo che attraverserà la città, toccando alcuni luoghi simbolo.Appuntamento alle 14.30 a Porta Maggiore per proseguire per Piazza Vittorio e Termini fin sotto al Ministero dell’Interno, per ripensare insieme un’idea di cittadinanza che garantisca a tutt@ i diritti fondamentali e la libertà di scelta e di movimento.

Contro il Pacchetto Sicurezza e il modello di società che impone

Per l’abolizione immediata della Bossi/Fini, perché perdere il lavoro a causa della crisi rappresenta per le persone migranti una condanna alla clandestinità
Per la regolarizzazione di tutte e tutti
Contro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, dispositivo di controllo che imprigiona i migranti e le migranti e rende precaria la vita di tutte e tutti
Contro le classi separate per i bambini e le bambine stranier@
Contro la militarizzazione dei confini e delle città
Contro l’ansia e la paura in cui vorrebbero farci vivere
Per ripensare insieme un’idea di cittadinanza che garantisca a tutt@ i diritti fondamentali e la libertà di scelta e di movimento

cpt-disegnoLUNEDI’ 19 GENNAIO 2009: SIT- IN SOTTO IL SENATO        dalle 10:00 a Piazza Navona
SABATO 31 GENNAIO 2009: MANIFESTAZIONE A ROMA        alle 14:30 a Porta Maggiore

Invitiamo tutti e tutte – migranti, studenti e studentesse, scuole in mobilitazione, associazioni, movimenti di lotta per l’abitare, centri sociali, movimenti di donne, femministe e lesbiche, comitati di cittadini e cittadine, precari e precarie, lavoratori e lavoratrici, personale medico e sanitario, artisti e artiste – a partecipare, a moltiplicare le iniziative anche nelle altre città e a coordinarci per dare più voce alla nostra rabbia:

NOI… NON ABBIAMO PAURA!  
RETE CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

Per adesioni, informazioni, contributi, per mettere in rete le iniziative locali e dislocate nelle città attraverso questo bloghttp://nopacchettosicurezza.noblogs.org inviate un’e-mail a:pacchettosicurezza@anche.no

A Fabrizio De Andrè…

11 gennaio 2009 7 commenti

Fabrizio De Andrè

Fabrizio De Andrè

Non si può non scrivere nulla, ma nemmeno scrivere qualcosa.
Perchè tutta la rete, tutta la televisione e la radio, tutti sono impegnati ad omaggiare De Andrè ed io non me la sento di scrivere nulla.
Nulla su di lui, nulla su quello che c’ha donato, con la sua combattiva umiltà, con il suo modo di stare sempre in direzione ostinata e contraria.
Non saprei nemmeno scegliere una canzone per ringraziarlo, perchè mi scoppierebbe un mal di testa infinito, perchè per ogni testo scelto mi si spezzerebbe il cuore per quelli accantonati.
Perchè non c’è una “Coda di Lupo” senza “Rimini”, perchè senza “Ho visto Nina Volare” le giornate non sono belle, perchè non si può non camminare per i vicoli de “La città vecchia”, perchè “Storia di un impiegato” è legata ad ogni globulo rosso che passa nelle mie vene.
Quindi, Fabrizio, io non scrivo e non scelgo nulla.
Ti dedico tutto, mi tengo tutto stretto stretto come un sogno, come una promessa, come la libertà…che forse giusto nelle tue parole sarò in grado di trovare.
A dieci anni dalla tua scomparsa, da quel maledetto giorno che a me, 16enne, mi spezzò il cuore come fossi uno di casa, sangue mio.fabrizio_de_andre_concerto_2
A dieci anni da quel giorno metto solo il tuo viso, per una volta nemmeno una parola tua, perchè le voglio tutte, perchè sono la mia eredità, perchè sono parte di quel poco che salverei dal grande rogo che farei di questo paese…perchè sei quel padre che ho sempre cercato, quel padre che non m’ha mai abbandonato e mai lo farà.

Si scaldano le piazze ateniesi e greche. La polizia compie atti “illeciti”

10 gennaio 2009 1 commento

ATENE torna a scaldarsi. Dopo le tre settimane di rivolta iniziato il 6 dicembre dopo l’omicidio di Alexis e la “pausa” natalizia, gli studenti e i rivoltosi greci stanno ricominciando ad occupare le strade. Hanno iniziato con le mobilitazioni di sostegno alla popolazione di Gaza ed ora stanno ricominciando a mobilitare tutto il movimento studentesco, prima dei nuovi scioperi operai.

Foto di Aris Messinis

Foto di Aris Messinis _Ieri, ad Atene_

Anche ieri una manifestazione di 3000 persone tra studenti, docenti e precari ha percorso diverse strade del centro ed ha attaccato la polizia che ha risposto con la solita pioggia di armi chimiche.
La manifestazione si è spostata dalle parti del Politecnico e della Facoltà di Legge, non più e non ancora occupate. Per evitare che fosse nuovamente rioccupato il Politecnico alcuni docenti e studenti hanno fatto cordone intorno all’edificio: la struttura ha subito ingenti danni durante la battaglia di dicembre.

 
Nel frattempo da Oliva vengo a sapere:
Blitz a casa dell’ avvocato Stavroula Ghiannakopoulou alle 2:00 di notte senza avvertimento,senza la sua presenza  e senza la presenza di testimoni come previsto dalla legge.Cosa cercavano , cosa hanno preso e da chi hanno avuto il permesso solo i poliziotti di Eksarxia lo sanno.Infine,come la stessa avvocato denuncia,per molte ore,in sua assenza ,entravano ed uscivano dal suo appartamento molti estranei.
GREECE-POLITICS-DEMOAppunto per il gran numero di gente e per la confusione che facevano questi ultimi,i vicini di casa-come hanno  dichiarato-pensavano ci fosse…una festa! Tornata a casa ha trovato la porta aperta e tutta la casa sotto sopra.Spaventata e  convinta di essere stata derubata si è recata al vicino commissariato di Eksarxia  per denunciare il fatto.Un poliziotto l’ha informata dell’accaduto invitandola ad andarsene dal commissariato… 

PROVERO’ AD AGGIORNARE A BREVE SULLA SITUAZIONE GRECA. 

Atene a colpi di Kalashinkov, questa notte

5 gennaio 2009 2 commenti

Ieri un’imponente manifestazione ha attraversato le vie del centro di Atene per portare solidarietà alla Striscia di Gaza, sotto attacco israeliano da 9 giorni.
Durante la manifestazione, oltre a bruciare le bandiere di Israele e degli U.S.A., sono state incendiate alcune banche e un grosso concessionario della Mercedes Benz. La polizia ha disperso il corteo con il lancio di lacrimogeni e granate urticanti.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_

Questa notte invece è accaduta un’altra cosa, di cui vi incollo l’agenzia:
Un poliziotto greco è rimasto gravemente ferito la notte scorsa ad Atene da colpi di mitraglietta esplosi da sconosciuti contro di lui e un collega. Lo riferiscono fonti di polizia. L’agente, ferito al torace e ad un piede, è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi e dovrà essere operato, ha detto la stessa fonte. L’episodio ha avuto luogo poco dopo le 4:00 del mattino ora locale. I due poliziotti si trovavano nei pressi del ministero della Cultura nel centro di Atene. Gli sconosciuti che hanno aperto il fuoco sono poi fuggiti e sul posto sono stati trovati una ventina di proiettili, probabilmente di un Kalashnikov. Le forze dell’ordine hanno lanciato una vasta operazione in tutta la città e hanno sentito una quarantina di persone nel solo quartiere di Exarchia, dove il poliziotto è stato ferito. Il 23 dicembre sconosciuti avevano sparato scontro un furgone delle forze anti-sommossa ad Atene. L’attacco era stato rivendicato l’indomani da un gruppo sconosciuto, denominatoso ‘Attacco popolare’, in una telefonata anonima ad un sito internet d’informazione. Dalle indagini risulta che in quel caso i colpi erano stati sparati da due diversi Kalashnikov.

DA UN’ AGENZIA POMERIDIANA:

Secondo la polizia greca almeno una delle armi che hanno sparato sarebbe la stessa usata in un attacco di Lotta rivoluzionaria, considerato il principale gruppo terroristico presente nel paese. «L’inchiesta sulla pistola 9mm utilizzata nell’attacco di oggi – ha spiegato un portavoce della polizia – ha dimostrato che è stata utilizzata in un attacco ad una stazione di polizia avvenuto ad aprile 2007». Quell’attacco era stato appunto rivendicato da Lotta rivoluzionaria. Nel caso di oggi invece, non c’è stata fino a sera alcuna rivendicazione. Sul posto gli agenti hanno trovato 37 bossoli provenienti da un’arma automatica tipo Kalashnikov e 4 compatibili con una calibro 9. Uno dei tre poliziotti coinvolti nell’attacco, Diamantis Mantzounis, 21 anni, è stato ferito da due pallottole, al petto e alla coscia, ed è stato ricoverato in ospedale, dove è stato operato. Il suo stato di salute è stato definito grave dai medici ma non è in pericolo di vita. Lotta rivoluzionaria è un gruppo di estrema sinistra, che si è fatto conoscere a partire dal 2003, vale a dire dopo che la polizia aveva smantellato la rete di ’17 Novembrè, organizzazione responsabile di numerosi sanguinosi attentati in Grecia per oltre un decennio. Da allora Lotta rivoluzionaria ha firmato otto attentati ad Atene, tra cui un attacco con razzi all’ambasciata statunitense nel gennaio 2007. La polizia ormai segue la pista di Lotta rivoluzionaria anche per i colpi sparati contro un furgone delle forze antisommossa il 23 dicembre in un altro quartiere di Atene. I bossoli di Kalashnikov utilizzati per quest’attacco, che non ha causato feriti, sono identici a quelli ritrovati oggi a Exarchia. Per Lotta rivoluzionaria – che afferma di rispondere alla crescente repressione – ogni poliziotto è un nemico da abbattere. La morte il mese scorso del giovane Alexandros Grigoropoulos ha creato d’altra parte un clima di tensione ad Atene che sembra stimolare Lotta rivoluzionaria ad agire. (ANSA-REUTERS-AFP)

LA GRECIA SI E’ SVEGLIATA ANCORA IN FIAMME. CORTEI E SCONTRI DI CAPODANNO

1 gennaio 2009 Lascia un commento

(ANSA-AFP) – ATENE, 1 GEN – Tafferugli tra gruppi di giovani e poliziotti si sono registrati nella notte nel centro di Salonicco, nel nord della Grecia e, successivamente, anche nella capitale Atene. Lo si è appreso da fonti della polizia. A Salonicco circa 150 ragazzi, poco dopo la mezzanotte, hanno piazzato degli ordigni incendiari di fabbricazione artigianale davanti a diverse filiali di banche e davanti all’ingresso dei grandi magazzini, provocando incendi che hanno richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco. Gli stessi giovani hanno poi sfilato in corteo nel centro della città dando fuoco ai cassonetti delle immondizie. Si sono quindi scontrati con le forze dell’ordine gettando delle bottiglie molotov. La polizia ha risposto utilizzando i gas lacrimogeni e ha disperso i manifestanti che si sono rifugiati nella scuola di teatro dell’Università di Salonicco, mettendo così fine agli incidenti. Più tardi, nel corso della notte, ad Atene dei gruppi di giovani in moto hanno piazzato ordigni artigianali, fatti con bombolette di gas, davanti ad alcune banche, autosaloni e internet cafè situati in vari quartieri della capitale. Le esplosioni hanno causato incendi che i vigili del fuoco si sono sforzati di circoscrivere. Violenti scontri avevano scosso Salonicco e Atene dopo la morte di un ragazzo di 15 anni da parte di un poliziotto il 6 dicembre scorso.

ODIO IL CARCERE… capodanno sotto Rebibbia

30 dicembre 2008 1 commento

Due comunicati importanti da Atene…buona lettura

23 dicembre 2008 3 commenti

Una lettera agli studenti da lavoratori di Atene  *Venerdì 19 dicembre 2008*

La nostra differenza di età e la generale estraniazione ci rende difficile parlarvi nelle strade, per questo vi scriviamo questa lettera. Molti di noi non sono (ancora) pelati o con la pancia. Siamo esponenti del movimento del 1990-1. Crediamo che ne abbiate sentito parlare. Allora, e durante le occupazioni delle nostre scuole durate 30-35 giorni, i fascisti uccisero un insegnante perché era andato oltre il ruolo naturale (di nostro guardiano) e aveva oltrepassato la linea, era venuto con noi nella nostra lotta. Allora, tutti scesero in piazza e fu rivolta. Ma noi nemmeno pensammo di fare quello che fate voi oggi: attaccare le stazioni di polizia (per quanto cantassimo “bruciamo le stazioni di polizia…”). Voi ci avete superato, come sempre accade nella storia. Le condizioni certo sono diverse.

Foto di Valentina Perniciaro _Strade di Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _Strade di Atene_

Negli anni ’90 ci hanno venduto l’idea e la prospettiva di successo personale e alcuni di noi se la sono bevuta. Ora le persone non credono più a questa storiella. I vostri fratelli maggiori ce l’hanno mostrato durante i movimenti studenteschi del 2006-7. Oggi voi risputate loro in faccia la loro stessa favoletta. Fino a qui tutto bene. Ora la parte più dura, e pure buona, inizia. Vi diciamo che abbiamo imparato dalle nostre lotte e sconfitte (perché finchè il mondo non è nostro ci saranno sempre sconfitti) e voi potete usare come meglio credete quello che noi abbiamo imparato: Non rimanete da soli. Chiamateci, chiamate tutte le persone che potete. Non sappiamo come potrete farlo, troverete voi il modo. Avete già occupato le vostre scuole e ci dite che la ragione principale è che non vi piacciono. Bene. Siccome le avete già occupate, ora cambiatene il ruolo.
Condividete le vostre occupazioni con gli altri. Fate sì che le scuole diventino i primi palazzi che ospitano le nostre nuove relazioni. La loro arma più potente sta nel dividerci. Come non avete paura a attaccare le loro stazioni di polizia perché siete insieme, uniti, non abbiate paura di chiamarci per cambiare tutti insieme le nostre vite. Non ascoltate le organizzazioni politiche (siano anarchici o altri). Fate ciò che ritenete e avete bisogno di fare. Credete alle persone, non a schemi o idee astratte. Credete nelle vostre relazioni dirette con le persone. Credete ai vostri amici, coinvolgete il numero maggiore possibile di persone nella lotta. Non ascoltate chi dice che la vostra lotta non ha contesto politico e che lo dovete trovare. La vostra lotta è il contesto. Avete solo la vostra lotta e farla continuare è nelle vostre mani. Solo questo può cambiare le vostre vite e le relazioni reali con i vostri compagni. Non abbiate paura di continuare quando vi confrontate con nuove cose. Ognuno di noi, diventando più grande, ha cose impiantate nella testa, anche voi ma siete più giovani. Non dimenticatevelo. Nel ’91 abbiamo sentito il profumo di un nuovo mondo e l’abbiamo trovato, credeteci, duro. Abbiamo imparato che ci devono sempre essere dei limiti. Ma non abbiate paura di assaltare negozi. Noi produciamo le cose, sono quindi nostre. Ci insegnano che bisogna alzarsi ogni mattina per produrre cose che poi non saranno mai nostre. Riprendiamocele e condividiamole. Come condividiamo gli amici. Ci scusiamo di questa rapida lettera, ma la scriviamo scansandoci dal lavoro, di nascosto dal capo. Siamo imprigionati al lavoro, come voi nelle vostre scuole. Ora racconteremo una bugia e ce ne andremo dal lavoro: veniamo a raggiungervi in piazza Syntagma con le pietre nelle nostre mani.

Foto di Valentina Perniciaro _Stournari al mio arrivo ad Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _Stournari al mio arrivo ad Atene_

Centinaia di soldati dei 42 campi dell’esercito dichiarano:
CI RIFIUTIAMO DI DIVENTARE UNA FORZA DI TERRORE E DI REPRESSIONE CONTRO LE MOBILITAZIONI; APPOGGIAMO LA LOTTA DEGLI STUDENTI DI SCUOLA/UNIVERSITA’ E DEI LAVORATORI.
Siamo dei soldati da ogni parte della Grecia [è necessario qui osservare che in Grecia è ancora in vigore la coscrizione e che riguarda tutti i greci maschi; la maggior parte o forse anche tutte le persone che firmano questo sono legati al popolo che al momento stanno servendo nel servizio militare obbligatorio – non reclute dell’esercito].
Soldati ai quali, a Hania, è stato ordinato di opporsi a studenti universitari, lavoratori e combattenti del movimento movimento antimilitarista portando le nostre armi e poco tempo fa. [Soldati] che portano il peso delle riforme e della “preparazione” dell’esercito greco. [Soldati che] vivono tutti i giorni attraverso l’oppressione ideologica del militarismo, del nazionalismo dello sfruttamento non retribuito e della sottomissione ai “[nostri] superiori”. Nei campi dell’esercito [nei quali serviamo], sentiamo di un altro “incidente isolato”: la morte, provocata dall’arma di un poliziotto, di un quindicenne di nome Alexis.
Sentiamo di lui negli slogan portati sopra le mura esterne del campo come un tuono lontano. Non sono stati chiamati incidenti anche la morte di tre nostri colleghi in agosto? Non è stata pure chiamata un incidente isolato la morte di ciascuno dei 42 soldati che sono morti negli ultimi tre anni e mezzo?

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Sentiamo che Atene, Thessalonica ed un sempre crescente numero di città in Grecia sono diventate campi di agitazione sociale, campi dove viene recitato fino in fondo il risentimento di migliaia di giovani, di lavoratori e di disoccupati. Vestiti con uniformi dell’esercito ed “abbigliamento da lavoro”, facendo la guardia al campo o correndo per commissioni, facendo i servitori dei “superiori”, ci troviamo ancora lì [in quegli stessi campi].
Abbiamo vissuto, come studenti universitari, come lavoratori e come disperatamente disoccupati, le loro “pentole d’argilla”, i “ritorni di fiamma accidentali”, i “proiettili deviati”, la disperazione della precarietà, dello sfruttamento, dei licenziamenti e dei procedimenti giudiziari. Ascoltiamo i mormorii e le insinuazioni degli ufficiali dell’esercito, ascoltiamo le minacce del governo, rese pubbliche, sull’imposizione dello “stato d’allarme”.
Sappiamo molto bene cosa ciò significhi. Viviamo attraverso l’intensificazione [del lavoro], aumentate mansioni [dell’esercito], condizioni estreme con un dito sul grilletto. Ieri ci è stato ordinato di stare attenti e di “tenere gli occhi aperti”.
Ci chiediamo: A CHI CI AVETE ORDINATO DI STARE ATTENTI? Oggi ci è stato ordinato di stare pronti ed in allarme. Ci chiediamo? VERSO CHI DOVREMMO STARE IN ALLARME?
Ci avete ordinato di stare pronti a far osservare lo stato di ALLARME:
– Distribuzione di armi cariche in certe unità dell’Attica [dove si trova Atene] accompagnata anche dall’ordine di usarle contro i civili se minacciate. (per esempio, una unità dell’esercito a Menidi, vicino agli attacchi contro la stazione di polizia di Zephiri)
– Distribuzione di baionette ai soldati ad Evros [lungo la frontiera turca]
– Infondere la paura nei dimostranti spostando i plotoni nell’area periferica dei campi dell’esercito
– Spostare per protezione i veicoli della polizia nei campi dell’esercito a Nayplio-Tripoli-Korinthos
– Il “confronto” da parte del maggiore I. Konstantaros nel campo di addestramento per reclute di Thiva riguardo l’identificazione di soldati con negozianti la cui proprietà è stata danneggiata
– Distribuzione di proiettili di plastica nel campo di addestramento per reclute di Corinto e l’ordine di sparare contro i nostri concittadini se si muovessero “minacciosamente” (nei riguardi di chi???)
– Disporre una unità speciale alla statua del “Milite ignoto” giusto di fronte ai dimostranti sabato 13 dicembre come pure mettere in posizione i soldati del campo di addestramento per reclute di Nayplio contro la manifestazione dei lavoratori
– Minacciare i cittadini con Unità Operazioni Speciali dalla Germania e dall’Italia – nel ruolo di un esercito di occupazione – rivelando così il vero volto anti-lavoratori/autoritario della U.E. La polizia che spara prendendo a bersaglio le rivolte sociali presenti e future.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

E’ per questo che preparano un esercito che assuma i compiti di una forza di polizia e la società ad accettare il ritorno all’esercito del totalitarismo riformato.
Ci stanno preparando ad opporci ai nostri amici, ai nostri conoscenti ed ai nostri fratelli e sorelle. Ci stanno preparando ad opporci ai nostri precedenti e futuri colleghi al lavoro ed a scuola. Questa sequenza di misure dimostra che la leadership dell’esercito, della polizia e l’approvazione di Hinofotis (ex membro dell’esercito professionale, attualmente vice ministro degli interni, responsabile per “agitazioni” interne), del QG dell’esercito, dell’intero governo, delle direttive della U.E., dei negozianti-come-cittadini-infuriati e dei gruppi di estrema destra mirano ad utilizzare le forze armate come un esercito di occupazione – non ci chiamate “corpo di pace” quando ci mandate all’estero a fare esattamente le stesse cose? – nelle città dove siamo cresciuti, nei quartieri e nelle strade dove abbiamo camminato.
La leadership politica e militare dimentica che siamo parte della stessa gioventù. Dimenticano che siamo carne della carne di una gioventù che sta di fronte al deserto del reale all’interno ed all’esterno dei campi dell’esercito. Di una gioventù che è furibonda, non sottomessa e, ancora più importante, SENZA PAURA. SIAMO CIVILI IN UNIFORME.
Non accetteremo di diventare strumenti gratuiti della paura che alcuni cercano di instillare nella società come uno spaventapasseri.
Non accetteremo di diventare una forza di repressione e di terrore.
Non ci opporremo al popolo con il quale dividiamo quegli stessi timori, bisogni e desideri/lo stesso futuro comune,

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, intorno al Politecnico, tra i fumi dei lacrimogeni e dei gas_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, intorno al Politecnico, tra i fumi dei lacrimogeni e dei gas_

gli stessi pericoli e le stesse speranze.
CI RIFIUTIAMO DI SCENDERE IN STRADA PER CONTO DI QUALSIASI STATO D’ALLARME CONTRO I NOSTRI FRATELLI E SORELLE.
Come gioventù in uniforme, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo che lotta e urliamo che non diventeremo delle pedine dello stato di polizia e della repressione di stato.
Non ci opporremo mai al nostro popolo.
Non permetteremo nei corpi dell’esercito l’imposizione di una situazione che ricordi i “giorni del 1967” [quando l’esercito greco ha effettuato il suo ultimo colpo di stato].


								

Piccolo reportage di una lunga giornata. Atene, 20 dicembre 2008

22 dicembre 2008 3 commenti

Corrispondenza con Radio Onda Rossa

Foto di Valentina Perniciaro _M.A.T. reparti speciali e armi chimiche_

Foto di Valentina Perniciaro _M.A.T. reparti speciali e armi chimiche_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, M.A.T., reparti speciali antisommossa in difesa di un provocatorio e ridicolo albero di natale a Syntagma.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, M.A.T., reparti speciali antisommossa in difesa di un provocatorio e ridicolo albero di natale a Syntagma.

 

Foto di Valentina Perniciaro_ Sabato mattina, a pochi passi da Propylea, alcuni bancomat e vetrine iniziano a funzionare. Molti centri commerciali e banche invece sono completamente distrutti. Alcuni palazzi sono bruciati completamente.

Foto di Valentina Perniciaro_ Sabato mattina, a pochi passi da Propylea, alcuni bancomat e vetrine iniziano a funzionare. Molti centri commerciali e banche invece sono completamente distrutti. Alcuni palazzi sono bruciati completamente.

 

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008, i "rivoltosi di Atene" si danno appuntamento ad Exarchia, nel punto dove è stato assassinato Alexis. Il quartiere è completamente circondato dai M.A.T, che hanno un modo di muoverrsi veramente mai visto prima. Si muovono a piccoli gruppi, di massimo 20, in fila indiana.Sabato sera sono posizionati nei vicoli tutt'intorno al quartiere e al Politecnico. .

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008, i "rivoltosi di Atene" si danno appuntamento ad Exarchia, nel punto dove è stato assassinato Alexis. Il quartiere è completamente circondato dai M.A.T, che hanno un modo di muoverrsi veramente mai visto prima. Si muovono a piccoli gruppi, di massimo 20, in fila indiana.Sabato sera sono posizionati nei vicoli tutt'intorno al quartiere e al Politecnico. .

 

Foto di Valentina Perniciaro _La piazza in più punti li attacca con molte molotov e sassi. La risposta è un uso inimmaginabile di diversi tipi di lacrimogeni e granate.

Foto di Valentina Perniciaro _La piazza in più punti li attacca con molte molotov e sassi. La risposta è un uso inimmaginabile di diversi tipi di lacrimogeni e granate.

 

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008 L'attacco "chimico" al Politecnico di Atene prosegue pesante fino a quasi le 4 di mattina_

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008 L'attacco "chimico" al Politecnico di Atene prosegue pesante fino a quasi le 4 di mattina_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, 20 dicembre 2008, Stournari, lato del Politecnico_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, 20 dicembre 2008, Stournari, lato del Politecnico_

 

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

 

Foto di Valentina Perniciaro _Alba di domenica 21 dicembre 2008. I reparti speciali continuano ad assediare il Politecnico.L'aria ormai è satura di polveri asfissianti, loro attaccano con le granate ma anche con i sassi che raccolgono dalla strada. Il Politecnico,asfissiato, reagisce anche dal tetto con i lanci e la musica ad alto volume.

Foto di Valentina Perniciaro _Alba di domenica 21 dicembre 2008. I reparti speciali continuano ad assediare il Politecnico.L'aria ormai è satura di polveri asfissianti, loro attaccano con le granate ma anche con i sassi che raccolgono dalla strada. Il Politecnico,asfissiato, reagisce anche dal tetto con i lanci e la musica ad alto volume.

Natale asfissiante

21 dicembre 2008 3 commenti


 

ASFISSIANTE NATALE, Liberazione, 21 dicembre 2008
di Valentina Perniciaro

L’aria di Atene pesa, scorre faticosa nei polmoni anche quando la vita normale prova a ricominciare. Ci vuole poco a scoprirne il motivo, poco a capire che quella sensazione di bruciore è causata da 5 tonnellate di sostanze chimiche lanciate, sparate e spruzzate addosso ai manifestanti nell’arco di questi quattordici giorni di rivolta cuore del Mediterraneo.
Venerdì è stata la giornata della calma, della stanchezza, del grande concerto che ha riunito tutte le facoltà e le scuole occupate. Erano passate più di 24 ore dall’ultimo lancio di sostanze chimiche da parte dei reparti speciali del Mat eppure, tutti i presenti, sentivano ancora l’aria bruciare, quella strana sensazione di irritazione delle mucose, quella fatica nel respirare. Non c’è bisogno di andare in giro a chiedere informazioni sulle sostanze assorbite in queste due settimane di rivolta perché tutti i componenti di questa spontanea insurrezione giovanile ne parlano; i racconti dei primi giorni di scontri sono intrisi di sensazioni fisiche, di un dolore nei polmoni che non ti lascia per ore, che senti ancora anche una volta raggiunto il letto, a casa. I reparti speciali si muovono molto veloci, in fila indiana, tutti armati fino ai denti e sempre con qualcosa in mano, pronta ad esser lanciata. E l’elenco è lungo perché sono stati autorizzati ad usare tutti i mezzi a loro disposizione per bloccare l’avanzata di queste truppe irregolari e decise, pronte a bloccare i festeggiamenti natalizi e a rivendicare il proprio diritto al futuro, a sognare, ad innamorarsi e cercare la verità come è scritto nei loro comunicati e che ormai hanno messo spalle al muro il governo Karamanlis.
Granate assordanti, urticanti, paralizzanti e lacrimogene. La panoramica degli armamenti è vasta e lontana dalle convenzioni internazionali.
Durante gli scontri davanti al Politecnico, come in quelli di fronte alla facoltà di legge, sono state lanciate subito granate assordanti (invenzione delle Sas come gas incapacitante), in grado di confondere, disorientare e stordire: per almeno 30 lunghi secondi non si ha più senso dell’orientamento, l’enorme esplosione colpisce l’equilibrio e rende difficoltoso qualunque spostamento. Immediatamente dopo sono arrivate le granate urticanti, che hanno un effetto molto diverso rispetto agli ormai noti gas Cs, di cui qui viene fatto un uso massiccio, tanto da sembrare nulla in confronto alle granate lanciate e a quello che spruzzano con uno strano fucile quando c’è il pericolo del corpo a corpo.
«Quando ho visto arrivare la granate ho pensato fosse come la precedente (assordante) quindi mi sono lanciato immediatamente per prenderla e tirarla contro di loro, ma invece non è esplosa e mi sono ritrovata in una nuvola di polveri sottilissime che mi hanno completamente tolto la possibilità di respirare», racconta S. giovane studentessa fuorisede, militante anarchica. «La sensazione è completamente diversa rispetto ai gas lacrimogeni: colpiscono soprattutto l’apparato respiratorio e non le mucose. Il problema non è l’irritazione e la sensazione di bruciore, ma la totale impossibilità a respirare, la sensazione che i polmoni siano piccolissimi e completamente atrofizzati». La nuvola di polvere occupa un raggio di 100 metri ma non si dissolve, rimane nell’aria per ore e continua a far tossire, a provocare conati di vomito e svenimenti. Dentro le facoltà ci sono piccole farmacie improvvisate, dove i ragazzi si ammassano per recuperare un po’ di Maalox da spalmare sul viso, con l’illusione di alleviare quella sensazione insopportabile. «Non ci tirate i lacrimogeni, stiamo già piangendo», con queste parole gli amici di Alexis hanno chiuso la loro lettera al paese, ma non sono stati ascoltati e la città si appresta a vivere un Natale asfissiante.

ANCHE LA FOTO SUL GIORNALE ERA MIA…MA L’HANNO FIRMATA REUTERS…
VABBE…STASERA VE LA CARICO DA ROMA..ora sono ad Exarchia, con gli occhi gonfi da stanotte e i polmoni pesanti

Queer: Fuoco Greco

21 dicembre 2008 Lascia un commento

MERRY CRISI AND HAPPY NEW FEAR, Queer, 21 dicembre 2008
        di Anubi D’Avossa Lussurgiu, Valentina Perniciaro e Oliva Damiani 

«Se le città bruciano, sono i fiori che sbocciano»: quella frase, scritta con uno spray rosso sul pianale d’una automobile rovesciata e incendiata a barricare via Zaimi, retrostante alla cinta del Politecnico di Atene e antistante al quartiere colto-popolare di Eksarchia, dove Alexi Grigoropoulos è stato assassinato a 15 anni, il 6 dicembre scorso, dalla polizia di Stato, durante una “ordinaria” attività di controllo, cosa ricorda?qr2112-que02-2

Cosa, nella messe di segni consegnatici dall’esperienza passata dei momenti rivoluzionari, delle insurrezioni dominate da una rottura generazionale? E cosa ricorda il messaggio in lingua franca, cioè in inglese, che ha cominciato a pullulare sui muri della capitale dell’Ellade attraversata dalla rivolta studentesca, giovanile e sociale, nella seconda settimana di ribellione: «Merry crisis and happy new fear»? Cosa ricorda questa creazione di significanti ausiliari all’insorgenza, che deturnano l’estetica metropolitana, l’ipertesto letterario, l’immaginario della società della produzione e del consumo giunta al suo massimo sviluppo e ai sintomi del collasso?

Per un verso, non ricorda nulla. Se è memoria, lo è del futuro. Come per ogni movimento ed ogni gesto di distruzione dello stato di cose presente e della sua narrazione “autorizzata”. Per un altro, se ogni estestica di rottura epocale è balzo di tigre nella storia, questa della rivolta greca del dicembre 2008 richiama un solo esempio di quella tradizione delle esperienze rivoluzionarie, almeno nel quadro della sua effettica dislocazione geopolitica, ossia l’Europa occidentale: il Joli Mai del Sessantotto francese. Al di là dell’apparente continuità di alcuni registri di comunicazione con la poetica No Future che segnò la cadenza del post-Settantasette europeo, certamente riconducibile ad elementi della soggettività anarchica e insurrezionalista particolarmente presente nel caso greco, bisogna infatti badare al contesto intero di questa produzione di messaggio sovversivo: che è il contesto di una ribellione a forte protagonismo studentesco, scandita sul ritmo d’una esplosione di coscienza fortemente generazionale e al tempo stesso precipitata su un sostrato profondo di significati storici, della storia “lunga” del continuum rivoluzionario. Ed è allo stesso momento il contesto d’una totale scissione tra la percezione di sè d’una intera e larga soggettività sociale e l’interezza degli apparati di gestione del consenso, di riproduzione dei meccanismi di potere, ciò che classicamente è definibile come “ideologia dominante” e che la post-modernità ha mutato e riproposto come apparentemente inattacabile poiché “senza centro”, identicamente all’estrazione capitalistica di valore. Laddove, invece, la rivolta si condensa non semplicemente come una linea d’esodo, ma primariamente come una linea d’attacco. Proprio qui, peraltro, si può collocare precisamente la “fortuna” dell’estetica, ancor prima che della cultura politica, dell’anarchismo nell’insorgenza ellenica: nella immediata riconoscibilità di verità radicali in ordine alla natura alienante delle strutture di potere, inconciliabile con la “viva vita”. Alla medesima maniera in cui, appunto, fu tendenzialmente “anarchico” il Sessantotto più intenso, insurrezionale, il Maggio francese.

Scrivono le “ragazze in rivolta” , compagne femministe attive nell’occupazione della Scuola d’Economia di Atene, in un documento importante nello sviluppo dell’autoconsapevolezza di questa nuova “generazione delle barricate”, che al centro della ribellione sta precisamente il “corpo assassinato”. Scrivono e rivelano: «Quando il poliziotto intima ‘ehi tu’, il soggetto cui questo commando è diretto a

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, corteo di migranti e studenti:

che volge il suo corpo in direzione dell’autorità (in direzione della chiamata del poliziotto) è in partenza innocente fino a che risponde alla voce che lo richiama come prodotto dell’autorità. Il momento nel quale il soggetto disobbedisce a questa chiamata e la sfida, non importa quando flebilmente questo momento di disobbedienza intervenga (anche se a volare sulla macchina della polizia non è una molotov ma una bottiglia d’acqua) è un momento nel quale l’autorità perde la sua ratio e diventa qualcos’altro: una crepa che dev’essere riparata. (…) Su questo, sulla tragica soglia di una morte che porta a vedersi vivere oppressi dalla sua ombra, rivoltarsi diventa una realtà: questa incomprensibile, imprevedibile convulsione di ritmi sociali, di spazio/tempo interrotto, di strutture non più strutturate, il confine tra ciò che è e ciò che è a venire. (…) Come questa rivolta è divenuta possibile? Quale diritto degli insorti è stato rivendicato, in quale momento, per quale corpo assassinato? Come è stato socializzato questo simbolo? Alexis era “il nostro Alexis”, non era “altro”, non uno straniero, non un migrante. Gli studenti delle secondary possono identificarsi in lui; le madri piangono, temono la perdita del loro stesso figlio; le voci del sistema cercano di trasformarlo in un eroe nazionale. (…) La storia di Alexis sarà scritta dalla sua fine. Era un bravo ragazzo, dicono. La rivolta, che non eravamo in grado di prevedere, è resa possibile dalle fratture dell’autorità stessa: un’autorità che decide qual’è il ruolo dei corpi nella rete sociale delle relazioni di potere. La rivolta, questo inno alla non-regolarità sociale, è un prodotto della regolarità… È la rivolta per il “nostro proprio” corpo che è stato sterminato, per il nostro proprio corpo sociale. (…) La pallottola è stata una dichiarazione di guerra alla società. Il contratto sociale è stato rotto – qui non c’è consenso. L’atto morale e politico di resistenza diventa possible, comprensibile, giusto, visibile al momento nel quale compare nei termini e alle condizioni di giustizia dell’ordine simbolico dominante che sostiene la fabbrica sociale».

Non a caso questa riflessione di donne, lungo il filo del conflitto sui corpi, giunge ad attaccare anche “internamente” il trattenimento della rivolta nelle “strategie dell’autorità”, quando avvertono che in esse possono volgersi “le strategie di resistenza” se “la disobbedienza” non “espelle l’arroganza maschio-machista”, la stessa che “i ribelli” tendono a “mostrare nel combattere il poliziotto”, riproducendone simmetricamente lo stesso “principio” di potere. E non caso questo documento si intitola: «(Auto)distruzione è creazione».

Foto di Valentina Perniciaro _Atene occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene occupata_

Certamente in quella traccia di indagine sulla “socializzazione del simbolo” della rivolta si ritrova anche il senso di un vero e proprio “errore di sistema” che, socialmente, tutto intorno ai protagonisti materiali e soggettivi della rivolta greca, ha visto ribaltarsi la macchina del consenso. E altrettanto certamente questo rovesciamento non sarebbe possible, al grado di intensità ed estensione cui si assiste nella società ellenica, se la ribellione non avesse fatto irruzione in un più estesto contesto: quello che anche Herald Tribune e Times fotografano come un quadro di «crollo di credibilità delle istituzioni», delle politiche cioè della governamentalità, nel pieno dei primi effetti della “crisi globale”. Particolarmente sensibili nello specifico d’una struttura socio-economica così simile, ad esempio, a quella italiana, fatta ancor più fragile dalle precedenti, sistematiche devastazioni della “sfera pubblica” – sotto gli aspetti concreti dell’abbattimento delle protezioni collettive e della negazione d’un qualche compromesso con il corpo della società dominate, nell’assenza anche solo d’un decente Welfare. Qui ricorre un altro richiamo delle esperienze d’insurrezione moderne, più recente e più precisamente legato alla cadenza della crisi: qualcosa di apparentemente “non-europeo” ma che all’Europa avrebbe dovuto già di per sè parlare, l’Argentinazo del dicembre di 7 anni fa. La distruzione rivendicata delle banche e dei terminali delle multinazionali e delle “majors” del mercato richiama ad Atene ed in Grecia, al tramonto del 2008, gli stessi applausi dalle finestre dei caseggiati della Buenos Aires e dell’Argentina del 2001-2002. Ecco che non un ciclo, ma propriamente l’aspetto di “errore di sistema”, fa irruzione nel Vecchio Mondo.

Cosa resterà di questa vampa innalzata dal fuoco Greco, è domanda simile per ambiguità all’altra facilmente prevedibile, la sola consentita dall’esausta grammatica della “sinistra politica”: dov’è la politica? La risposta non è a queste domande, ma viene da ciò che dei fatti è sottraibile a queste intimazioni dell’astrazione: la risposta è nelle strade stesse dell’Ellade e nelle menti di quei giovani, garanzia del futuro di quest’ordine e insieme nuova “classe pericolosa”, attraversate per un momento da quel “sacro fuoco” che per sottrazione crea. Il momento che resta, la soglia dell’essere.

21/12/2008

IL SANGUE SCORRE E CHIEDE VENDETTA…ancora da Atene

20 dicembre 2008 3 commenti

 

Foto di Valentina Perniciaro _corteo dei migranti_

Foto di Valentina Perniciaro _corteo dei migranti_

Appena rientrati dalle prime due manifestazioni: la prima, a Propilea di migranti contro i fascisti,poi, sotto l’albero di Natale, a Syntagma, nel centro dello shopping natalizio. Una protesta pacifica, con giovanissimi manifestanti che facevano girotondi e caroselli intorno ai numerosi cordoni che si davano il cambio intorno l’albero…in una piazza che in poco tempo ha preso le sembianza di una tonnara. Celere e reparti speciali del Mat a difendere un albero di Natale, sovrastati da immondizia e numerosi pezzi di carne marcia (per la gioia dei numerosissimi cani randagi che popolano questa città e che aggrediscono tutti i motociclisti!).Protesta pacifica ma decisa, con parole d’ordine pesanti e anche tanti slogan simpatici e fantasiosi..oltre al solito POLIZIA PORCI ASSASSINI che non si ferma mai, come una perenne cantilena.Alla fine qualche arresto c’è stato, i corpi speciali si sono mossi a cerchio e si sono presi 6-7 persone, immediatamente caricate su un camion, dietro al ministero dell’interno. Il corteo dei migranti, non autorizzato, è riuscito a sfilare dove voleva, nel centro del commercio ateniese, determinati e anche numerosi…uniti ad alcune facoltà.Ora si prosegue con un concerto davanti al Politecnico e con il corteo che partirà alle 21.
Vi metto un po’ di foto di questi balordi.
 

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Syntagma_

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Syntagma_

 

Foto di Valentina Perniciaro _strani armamenti_

Foto di Valentina Perniciaro _strani armamenti_

 

Foto di Valentina Perniciaro _monnezza per voi_

Foto di Valentina Perniciaro _monnezza per voi_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Alberi e buffoni_

Foto di Valentina Perniciaro _Alberi e buffoni_

Ve ne vorrei mettere tante altre ma tra dieci minuti parte il corteooooo

 TO EMA KYLLAI, EDYKISI ZITAI: IL SANGUE SCORRE E CHIEDE VENDETTA

Contro lo Stato, la chiesa, l’esercito, la polizia, la democrazia: Atene!

20 dicembre 2008 2 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _Atene senza tempo_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene senza tempo_

Una citta’ inevitabilmente senza tempo, perche’ anche gli orologi non hanno diritto ad esistere… il governo in crisi non sa bene come muoversi e per ora ha fatto sparire dalla vista i suoi reparti speciali.
Questa notte il concerto è andato bene, più di diecimila persone hanno riempito l’enorme piazza scandendo slogan rabbiosi tra un gruppo ed un altro, che hanno suonato dalle 17 alle 2 di notte.
Oggi sarà  la giornata contro gli assassini di Stato, che i compagni greci hanno chiesto di estendere in tutta Europa…
Da questa mattina la città è piena di mobilitazioni in diverse zone, anche periferiche… manifestazioni che in pomeriggio confluiranno nel centro della città, per poi partire in un corteo unitario dalle 21, dal quartiere di Exarchia, dove è stato ucciso il giovane Alexis, simbolo di questa rivolta che non vuole fermarsi, malgrado l’ormai chiara e palese assenza di energie. Oggi Atene si è svegliata un po’ impaurita…molti botteghini sono chiusi, non si respira certo l’aria dell’ultimo sabato prima del Natale. Provano a far finta di niente, a rimontare i vetri delle banche e dei 500 negozi distrutti, provano a far tornare la città

Foto di Valentina Perniciaro _madonne e macchine in fiamme

Foto di Valentina Perniciaro _madonne e macchine in fiamme

alla normalità, malgrado tutto sia ancora fumante, tutto puzza di gomma bruciata o di quelle fottute sostanze che sembrano rimanere nell’aria per giorni. Ieri sera al concerto ancora si sentivano nel naso, nei polmoni…ogni tanto arrivavano ventate insopportabili che sembrano fresche…e invece intorno è tutto tranquillo.
Surreale, surreale l’uso che stanno facendo degli armamenti antisommossa: granate assordanti, urticanti, paralizzanti…quando lanciano i CS è quasi da ringraziarli, perchè tutto il resto toglie proprio il respiro, l’orientamento, la capacità di tenersi in piedi sulle proprie gambe.
I reparti speciali del MAT sono armati in modo impressionante…ognuno ha con se decine di gas, compreso un fucile che a corta distanza riempie i corpi di una polvere insostenibile: il corpo a corpo è impossibile, anzi è da evitare, perchè si rischia di essere arrestati con molta facilità…le SAS inglesi chiamano quelle granate “incapacitanti”, ideali per una rivolta di piazza in cui si deve cercare di arrestare più attivisti possibile. Oggi sarà una lunga giornata…una lunga lunga giornata!

Foto di Valentina Perniciaro _Nazione Chiesa Guerra Esercito Stato Polizia

Foto di Valentina Perniciaro _Nazione Chiesa Guerra Esercito Stato Polizia

Infatti vi lascio, STO DROMOS, nella strada…che è il mio posto, l’unico dove mi sento a casa, l’unico dove desidero stare.
La strada rivoltosa, rabbiosa, capace di sognare e crederci…una piazza che non ha niente da perdere,
una generazione che è nata avendo perso già tutto: e che ora prova a strappare qualcosa al potere.
Qualcosa come la dignità, la libertà, si, proprio lei….la libertà!
Sperando di riportare la pelle a casa, anche questa volta.
A presto, inshallah

sempre dall’Ellade

19 dicembre 2008 1 commento

Sono tutti molto stanchi…dopo 13 giorni di battaglia giorno e notte, quello che si nota da lontano è l’infinita stanchezza di un’intera generazione che sa di non potersi fermare.

Foto di Valentina Perniciaro _lacrime e macerie_

Foto di Valentina Perniciaro _lacrime e macerie_

Una generazione che almeno non voleva la provocazione di quell’albero di nuovo acceso, di quelle casse che sparano a tutto volume OH HAPPY DAYS, mentre accanto si lavora per rimettere i vetri delle banche, delle gioiellerie, mentre le ruspe  portano via brandelli di automobili bruciate, distrutte, ridotte in un nulla.
Le facoltà non sanno se riusciranno a portare avanti le occupazioni ancora per molto: l’organizzatissima facoltà di economia ha deciso di chiudere l’occupazione domenica sera, perchè assolutamente privi di altre forze.
E poi anche perchè le feste sono ormai arrivate, molti dovranno lasciare la città per tornare nei propri paesi.
Atene è una città che incamera praticamente tutta la Grecia…qui si studia, qui si lavora, qui ormai si combatte la battaglia contro questo stato corrotto, sfruttatore e soprattutto armato.
I reparti speciali anti sommossa (M.A.T.) fanno paura, non tanto per il numero perchè i drappelli non sono così numerosi, ma per il modo in cui si muovono e agiscono.

_dsc0667Camminano tutti in fila indiana per poi scattare all’improvviso con quello strano fucile spara gas…non caricano mai…sparano lacrimogeni e si divertono a spuntare dal nulla, per prendersi qualcuno.
Ieri hanno arrestato anche un militare in licenza… sono brutti e estremamente giovani, la loro età impressiona non poco.

Tra poco concentramento al Syntagma..un concerto riunirà il movimento, le varie facoltà occupate e le strutture che in questi giorni si sono riunite.
Si spera che quell’albero di natale non continui ad illuminare quella piazza..
ci si aggiorna in nottata.

Merry CRISIS and a happy new FEAR

19 dicembre 2008 4 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_

L’aria brucia, pesa, entra nelle vene e le fa pulsare in modo strano.
Droghe chimiche gratuite…ironizzano così le donzelle greche che mi hanno accolto fino a questo momento…
Atene si presenta assurda agli occhi di chi atterra, pur consapevole che  troverà una città in rivolta.
Ma cavolo, la rivolta, chi l’aveva mai vista così radicata, trasversale, spontanea e allo stesso tempo organizzata.
Una città che pullula di facoltà occupate, di scuole occupate, di sedi dei sindacati occupate..
una città che sembra non aver voluto perdere un pezzetto di strada, una città che si è voluta riprendere non dico tutto, ma almeno la dignità di alzare la testa e andare avanti giorni e giorni..
Andare avanti giorni e giorni con  gli occhi che bruciano, con le mani che prendono e lanciano, con le assemblee che si susseguono e le strade che sono sempre piene…sempre piene di una generazione e non solo.

dove è stato ucciso Alexis_

Foto di Valentina Perniciaro _Exarchia, Atene: dove è stato ucciso Alexis_

Non solo, infatti…perchè quando arrivi ai concentramenti sembra di vedere solo loro…i “giovani”, i miei coetanei precari, sfruttati, senza speranze, senza nulla da perdere…ma basta iniziare ad assistere all’avvicinamento degli opliti dai caschi bianchi e dalle divise verdi che , il panorama cambia. Immediatamente.
Perchè se la polizia provoca qui sono TUTTI a rispondere, tutti ad insultarli, tutti a sputare verso di loro e difendere ogni centimetro di strada. La strada si, perchè è proprio da quella che si dovrebbe ripartire..la strada da riempire, da far straripare, la strada da bruciare per poi ricostruirla in piena autonomia.
Una strada che schifa la fasulla democrazia che poi arma le mani di qualche divisa assassina, la strada che vuole avere futuro, speranza, collettività, la strada che qui è un muro di fuoco, un mucchio di macerie.
Macerie che a vederle ti si apre il cuore. Ti trema il sangue mentre scorre.
Dobbiamo ringraziare questo paese, questi giovani rabbiosi rivoltosi, dobbiamo ringraziarli e nemmeno poco, perchè ci stanno dimostrando ( a noi, ciechi compagni europei) che il vento della rivolta può ancora sfiorarci.
Può ancora cambiare le nostre vite…può ancora darci la forza di non aver paura delle loro pistole, delle loro armi, dei loro irrespirabili nuvoloni di sostanze chimiche. La forza di combattere, di crederci, di lottare contro chi ci vuole precari, isolati, emarginati e anche morti.

Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione di migranti a Syntagma, Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione di migranti a Syntagma, Atene_

Morti si, perchè ci ammazzano per le strade, ci fanno morire sui posti di lavoro o per le loro guerre,
perchè abbiamo un Mediterraneo che non è altro che un liquido cimitero di migranti.
Da questo paese dobbiamo imparare molto in questi giorni: imparare a crederci, imparare dagli immigrati, che nella nostra società sono gli unici che ancora CREDONO di poter cambiare la loro condizione…altrimenti non proverebbero a solcarlo quel nostro mare assassino.
Impariamo, impariamo ad alzare la testa, ad essere uniti, a sovvertire tutto ciò che ci opprime, ci sfrutta, ci uccide o ci incarcera.
ATENE RESISTE, ATENE E’ IL SIMBOLO CHE ANCORA SI PUO’… CHE BASTA VOLERLO!

1° aggiornamento da Atene

18 dicembre 2008 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Sintagma_

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Sintagma_

 

facoltà occupate_

Foto di Valentina Perniciaro _ATENE: facoltà occupate_

 

Foto di Valentina Perniciaro _strade ateniesi_

Foto di Valentina Perniciaro _strade ateniesi_

Ore 22.06, da voi in Italia..qui un’oretta in meno.
Ma non ho tempo per scrivere nulla di quello che ho visto, vissuto e soprattutto respirato oggi.
Qui, dall’albergo, i rumori che arrivano dalla strada ci spingono ad uscire..siamo a pochi metri dal Politecnico ed hanno ricominciato a caricare. Manganelli e gas contro pietre e fuoco.
Io non posso stare qui…torno per strada.
A dopo, a domani…appena posso aggiorno con fotografie e notizie…
DALL’ELLADE IN RIVOLTA. RIVOLTA. NON C’E’ ALTRO MODO DI DEFINIRE QUELLO CHE VEDO.

In volo verso l’Ellade in rivolta

18 dicembre 2008 1 commento

ola_einai_distihws_mia_parexigisiE’ STATO IL NOSTRO SILENZIO AD ARMARE LE LORO MANI!  

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Ci si risente da quel di Atene! Vi aggiorno dallo sciopero nazionale nella capitale dell’Ellade in rivolta.
Perchè si ha il vizio di voler guardare, di sentire la storia passare sulla proprio pelle.
Perchè si ha il dovere di raccontare la verità. E di amare chi alza la testa.
Per Alexis, per Carlo, per i troppi che li hanno preceduti … per quelli che non dovranno… 

Sparano…

18 dicembre 2008 Lascia un commento

ECCO APPUNTO…TANTO PERCHE’ TRA POCHE ORE SONO DA QUELLE PARTI.
Atene, 09:28

GRECIA: ATENE, STUDENTE FERITO A UNA MANO DA PROIETTILE

Mentre in tutta la Grecia continuano le proteste di piazza per la morte del quindicenne Alexis Grigoropoulos, ucciso il 6 dicembre scorso da un proiettile vagante sparato da un poliziotto, alla periferia occidentale di Atene un altro giovane e’ stato raggiunto da una pallottola, che lo ha ferito a una mano: stando a quanto riferito da fonti di polizia, l’episodio e’ accaduto ieri sera davanti a una scuola di Peristeri, municipalita’ sub-urbana della capitale ellenica, mentre lo studente stava conversando con alcuni compagni. Al momento si ignora che possa aver esploso il colpo di arma da fuoco. Le condizioni delle vittima non destano preoccupazione, ma la vicenda rischia peraltro di alimentare ulteriormente la tensione nel Paese.

12nlbk1xNel frattempo è stato attaccato un parcheggio di proprietà della polizia speciale antisommossa e sono state date alle fiamme auto, pullman e jeep. Per le foto:  http://lombardia.indymedia.org/node/11780

NON SPARATE SUI NOSTRI SOGNI

16 dicembre 2008 2 commenti

Se io non brucio
Se tu non bruci
Se noi non bruciamo
Come dal buio nascera’ la luce?
(Nazim Hikmet “Come Kerem”)

Non sparate sui nostri sogni  

Lettera degli amici di Alexis
 
Siamo i vostri figli! I noti sconosciuti!
Vogliamo un mondo migliore!
Aiutateci. Non siamo terroristi, “incappucciati”, “i soliti ignoti”.
Sogniamo, non uccidete i nostri sogni.
REUTERS/John Kolesidis

REUTERS/John Kolesidis

Abbiamo l’entusiasmo, non uccidete il nostro entusiamo. Ricordatevi!
Siete stati giovani anche voi.
Adesso inseguite il denaro, vi interessate solo delle “vetrine”, siete ingrassati, avete perso i capelli, avete dimenticato!
Aspettavamo il vostro sostegno
Aspettavamo il vostro interesse per farci sentire orgogliosi di voi. 
Invano!
Vivete una vita falsa, avete chinato la testa, vi siete piegati e aspettate il giorno in cui morirete.
Non immaginate, non vi innamorate, non create.
Solo vendete e comprate.
Cose e oggetti dappertutto.

Amore da nessuna parte, verità da nessuna parte.
Dove sono i genitori? 

Dove sono gli artisti?
Perchè non vengono fuori a proteggerci?
Ci uccidono!
Aiutateci

i ragazzi
Ps: non tirateci altri lacrimogeni, stiamo già piangendo

Uno scritto del ’77, per ricordare Marco Melotti

16 dicembre 2008 1 commento

Riappropriazione, contrattazione, sabotaggio

… a me sembra che dunque si tratta di sviluppare al massimo la lotta per i bisogni di classe, intendendo ciò, come affermazione di insubordinazione cosciente dello sviluppo capitalistico. Avere la capacità di garantire una buona sopravvivenza e far saltare l’assetto del comando capitalistico al di fuori degli schemi produttivi della borghesia, ma al tempo stesso sviluppare al massimo la battaglia politica interna al movimento, perché i comportamenti sociali conflittuali non si riducano ad una pura e semplice lotta per la sopravvivenza in quanto tale, che non vive ne si proietta all’interno di un progetto di organizzazione rivoluzionaria.

Funerali di Mario Lupo

Funerali di Mario Lupo

Continuare dunque a scegliere la pratica degli obiettivi estesa, di massa o d’avanguardia, purché inserita nel progetto, in ogni caso autodifesa ai livelli necessari, perché questo è il terreno privilegiato dello sviluppo della coscienza proletaria. Anche se ciò non può esaurire quella che è la metodologia e lo stile di lavoro dell’Autonomia Operaia organizzata.
Quando i padroni puntano apertamente, fra l’altro, ad una operazione su vasta scala di disarticolazione e scorporo della produzione, chiaro è il pericolo costituito dal radicarsi in settori sociali naturalmente antagonisti di una accettazione della marginalizzazione come condizione produttiva di vita. D’altra parte l’allargamento della sfera dei bisogni è un’istanza classica delle società capitalisticamente mature, riconducibile all’interno di processi di ristrutturazione che non può essere contrabbandata invece come comportamento conflittuale.
Abbiamo detto che la riappropriazione e la pratica degli obiettivi costituisce il momento trainante e qualificante delle scelte metodologiche dell’autonomia, ma abbiamo detto anche che nella fase attuale il metodo di intervento non esclude altre forme per la realizzazione del programma che da una parte comprendono la contrattazione stessa e dall’altra il sabotaggio, mentre il metodo costante dell’autonomia operaia si qualifica come ratifica, riappropriazione dei bisogni, autodecisione.
La contrattazione in quanto metodo proprio delle organizzazioni storiche del Movimento Operaio (metodo di per se gradualistico e riduttivo della capacità di lotta del proletariato), può assumere una sua validità solo se usato compatibilmente con una presenza diffusa dell’autonomia operaia e quindi come rafforzamento della sua egemonia nei confronti del revisionismo.

 

Dicembre 77

Comunicato da Atene: non c’è pace senza giustizia

16 dicembre 2008 1 commento

NON C’É PACE SENZA GIUSTIZIA
La brutalità della polizia Purtroppo, l’assassinio brutale di Alexis Grigoropoulos non è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Assurdo, decisamente non provocato, è stato eseguito a freddo ed è stata una “morte preannunciata” indipendentemente da quanto dichiara lo sbirro omicida e il suo padrino difensore. E ciò in quanto la mano dell’assassino è stata armata dalla diffusa, mai punita e legalizzata violenza poliziesca degli ultimi anni riversata agli immigrati, i tossicodipendenti, i rom e i giovani “vivaci”, dallo stato poliziesco generalizzato, dal consolidamento della corruzione poliziesca e della figura dello sbirro- Rambo che si vanta per aver brutalmente menato gli immigrati e aver umiliato i drogati. Purtroppo Alexis è stato sacrificato sull’altare della “sicurezza”, che riempie le città di assassini in divisa, che fa annegare i profughi nel mar Egeo, che cerca di convincere il lavoratore, il disoccupato, il licenziato e il precario che la minaccia non arriva dal ricco, dal capitale, dallo stato e dalle multinazionali, ma da chi è ancora più povero di lui, dal perseguitato, dal paria, dallo sfollato, dal diverso.
Per quanto possa sembrare utopico e strano noi insistiamo nel proporre  che
 §   vengano sciolti i reparti delle Forze dell’ordine MAT e gli agenti speciali
 §   la polizia venga disarmata

Lo sfruttamento delle nostre vite Greece Riot
Il neoliberismo non consiste solo nella sfrenatezza dei mercati. E neanche solamente nel maggior sfruttamento e nell’oppressione dei “subalterni”. Consiste principalmente nello sfrenato predominio dei ricchi sui poveri, nel totale disprezzo dei diritti individuali e collettivi. Ancora peggio questi ultimi vengono “demonizzati’ e considerati colpevoli della miseria e del degrado del pianeta. Fortunatamente il mito “della fine della storia” è crollato. La pseudoteoria del “benessere dei liberi mercati” si sta rendendo ridicola. La crisi economica globale non lascia spazio alla minima illusione sulle menzogne dei potenti. Il governo Karamanlis ha smantellato il settore pubblico, ha portato alle stelle il carovita, ha depredato il patrimonio sociale, ha derubato i fondi assicurativi, ha condannato centinaia di migliaia di persone al precariato, alla povertà e all’emarginazione sociale. E per fare tutto ciò ha venerato la Chiesa onnivora e l’antropofagia della Giustizia e della Polizia. Questo governo che depreda l’ambiente, che svende il settore pubblico, che umilia il lavoro umano, che uccide profughi e assassina ragazzi se ne deve andare. E non perché ad esso ne segua uno del PASOK che a sua volta ha assassinato Kaltezas e ha votato la legge contro il terrorismo, ma perché non li reggiamo piu`, perché meritiamo una vita più umana.

La sommossa
L’assassinio crudele di Alexis ha fatto esplodere la sommossa più grande del periodo dopo i colonnelli. Abbraccia tutto il territorio ed è più vasto, più di massa, più deciso di quello del 25 Maggio 1997 contro la legge 330 , di quello del Politecnico dell’80, del movimento contro l’assassinio di Kaltezas nel 1985, della reazione all’assassinio di Tembonera. Questa sommossa non è stata provocata solochristmas_postcarddall’esecuzione brutale di Alexandros Grigoropoulos. È stata l’espressione dell’asfissia, della rabbia e dell’odio di un mondo intero (lo chiamano precariato…) che subisce quotidianamente gli effetti del mondo perbene dei ricchi: precariato, instabilità nel lavoro, umiliazioni continue, violenza poliziesca nelle piazze, negli stadi, per le strade, soppressione di ogni speranza per una vita umana. Fra le migliaia di gente che scaglia e riceve sassate dagli sbirri (e che distrugge banche e purtroppo ma spiegabile, anche piccoli negozi) è coinvolta gran parte della nostra gioventù, precari e disoccupati, scolari e studenti, greci e stranieri, politicizzati e no, che trova sbocco al suo odio nei confronti degli sbirri e dei ricchi, simboli del potere, della ricchezza e del consumismo ma anche di quanto desiderano e non possono avere in questo sistema di sfarzo ingannevole e di “ benessere ipocrita”. Per suo merito, oltre agli anarchici e agli “anti-potere” che per principio partecipano agli scontri, gran parte della sinistra radicale, benchè contraria al ”rompere” e “devastare”, non si è schierata con l’ordine, non ha condannato gli “orrori”, è uscita per strada, ha manifestato insieme agli “incapucciati” ha urlato ‘loro parlano di profitti e danni noi parliamo di vite umane”, ha capito che “l’azione precede la teoria” e si è contrapposta in maniera incondizionata alla crudeltà della polizia. Speriamo che questo continui…
         È così importante quanto succede che non ci può far cambiare idea una parte di quanto succede.

Disobbedienza e scontro
Da Brixton, a Los Angeles, a Genova e alla sommossa dei quartieri Verdi, che ci piaccia o no questa è la realtà. I passaggi e i percorsi della resistenza dimostrano che essi dipendono dalle condizioni generali della società e del movimento. Non si può fare altrimenti. Le condizioni della società, del movimento e della Sinistra (di tutte le sue componenti) ci permettono di uscire in migliaia per le stradeafp145979951312142026_big a causa dell’assassinio del quindicenne, ma non bastano per lo sviluppo di un movimento combattivo con chiari obiettivi politici. Avremmo preferito proteste celebrative? Non sarebbe forse meglio riflettere sui modi in cui questo potenziale sociale che viene depredato e sta pagando può esprimersi e avere risultati? Come Rete, partecipiamo e sosteniamo senza riserve alla sommossa contro il governo, i ricchi e la polizia. Salutiamo la rabbia sociale contro il saccheggio governativo e il terrorismo, l’indignazione di milioni di persone per l’assassinio di Alexis Grigoropoulos, la partecipazione di decine di migliaia di adolescenti e giovani agli attacchi contro i commissariati di polizia. Per il governo che sta mostrando il pugno, l’opposizione che venera la legalità, le operazioni di piazza pulita degli sbirri, dei “cittadini indignati” e dei fascisti, le reverenze alla legalità e all’ordine della GSEE e del “classista e intransingente” KKE, la falsificazione della realtà e alle calunnie dei media specie quelli televisi, la risposta è una sola: Le lotte sociali non sono né innocenti né colpevoli , sono giuste. Se migliaia di persone sono incappucciate è perché hanno un volto!
9 dicembre 2008
Rete per Diritti Politici e Civili.

Giornata di azione internazionale proposta dal Politecnico occupato di Atene

14 dicembre 2008 Lascia un commento

Assemblea del Politecnico occupato di Atene di due giorni fa:

 “Noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo – giornata di azione  internazionale contro gli omicidi di Stato, 20-12-2008

 Oggi (venerdì), l’assemblea del Politecnico occupato di Atene ha deciso di indire una giornata di azioni di resistenza in Europa e in tutto il

da Atene_Yiorgos Karahalis_

da Atene_Yiorgos Karahalis_

mondo in memoria di tutti gli assassinati, giovani immigrati e tutti coloro che stavano lottando contro i lacchè dello stato. Carlo Giuliani; i ragazzi delle banlieues francesi;  Alexandros Grigoropoulos e tutte le altre innumerevoli vittime sparse per il mondo. Le nostre vite non appartengono agli Stati e ai loro assassini! Il ricordo dei fratelli e delle sorelle uccisi, degli amici e dei compagni rimane vivo attraverso le nostre lotte!  Noi non dimentichiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle, noi non perdoniamo i loro assassini. Per favore traducete e diffondete questo messaggio per un giorno comune di azioni coordinate di resistenza in più posti possibile in giro per il mondo.

 

 “We don’t forget, we don’t’forgive” – day of international action  against state murders, 20 – 12 – 2008

Today (Friday), the assembly of the occupied Athens Polytechnic decided to make a callout for European and global-wide actions of resistance in the memory of all assassinated youth, migrants and all  those who were struggling against the lackeys of the state. Carlo Giuliani; the French suburb youths; Alexandros Grigoropoulos and the countless others,

da Atene _Petros Giannakouris_

da Atene _Petros Giannakouris_

all around the world. Our lives do not belong to the states and their assassins! The memory of the assassinated brothers and sisters, friends and comrades stays alive through our struggles! We do not forget our brothers and sisters, we do not forgive their murderers. Please translate and spread around this message for a common day of coordinated actions of resistance in as many places around the world as possible.

 http://www.occupiedlondon.org/blog/

La più grande prigione del mondo

14 dicembre 2008 Lascia un commento

La mega-prigione della Palestina

di Ilan Pappe (1)

In diversi articoli pubblicati da The Electronic Intifada, ho affermato che Israele sta attuando una politica di genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, mentre continua la pulizia etnica della Cisgiordania. Ho affermato che la politica di genocidio è il risultato di una mancanza di strategia. L’argomento è il seguente: poiché la classe dirigente politica e militare non sa come gestire la Striscia di Gaza, essa ha scelto una reazione

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

automatica consistente nell’uccisione massiccia di cittadini ogni volta che questi osano protestare per forzare [in qualche modo] il loro strangolamento e il loro imprigionamento. Il risultato è stato finora un’escalation di uccisioni indiscriminate dei palestinesi – più di cento nei primi giorni del Marzo 2008 – giustificando sfortunatamente l’aggettivo “genocida” che io ed altri abbiamo utilizzato per definire questa politica. Ma non era ancora una strategia.
Tuttavia, nelle settimane più recenti, è emersa una strategia più chiara da parte di Israele nei confronti della Striscia di Gaza e del suo futuro, e questa strategia è parte della nuova impostazione complessiva riguardante il destino dei territori occupati in generale. Si tratta, nell’essenziale, di un affinamento dell’unilateralità adottata da Israele sin dal fallimento dei “colloqui di pace” di Camp David nell’estate del 2000. L’ex Primo Ministro d’Israele Ariel Sharon, il suo partito Kadima, e il suo successore Primo Ministro Ehud Olmert, hanno delineato molto chiaramente quello che l’unilateralità comportava: Israele avrebbe annesso circa il 50% della Cisgiordania, non come estensione omogenea ma come lo spazio complessivo degli insediamenti, delle strade separate, delle basi militari, e dei parchi nazionali (che sono aree interdette ai palestinesi). Questo è stato più o meno attuato negli ultimi otto anni. Queste entità puramente ebraiche hanno frammentato la Cisgiordania in 11 piccoli cantoni e sotto-cantoni, separati gli uni dagli altri da questa pervasiva presenza coloniale ebraica. La parte più importante di quest’invasione è il cuneo più grande di Gerusalemme, che divide la Cisgiordania in due regioni separate senza collegamenti di terra per i palestinesi. Il muro viene così allungato e reincarnato in vario modo per tutta la Cisgiordania, accerchiando a volte singoli villaggi, quartieri e città. L’immagine cartografica di questo nuovo assetto dà un’indicazione della nuova strategia nei confronti sia della Cisgiordania che della Striscia di Gaza. Lo stato ebraico del 21° secolo sta per completare la costruzione di due mega-prigioni, le più grandi – nel loro genere – della storia umana.

Foto di Valentina Perniciaro _Alture del Golan dopo il passaggio dell'Esercito israeliano

Foto di Valentina Perniciaro _Alture del Golan dopo il passaggio dell’Esercito israeliano

Esse sono fatte in modo differente: la Cisgiordania è fatta di piccoli ghetti e quella di Gaza è da sola un gigantesco mega-ghetto. C’è un’altra differenza: la Striscia di Gaza è adesso, nell’immaginazione distorta degli israeliani, la prigione dove sono imprigionati i “detenuti più pericolosi”. La Cisgiordania, d’altro canto, è ancora gestita come un gigantesco complesso di prigioni all’aria aperta sotto forma di normali agglomerati umani, come villaggi o città, collegati e supervisionati da un’autorità carceraria dotata di una forza militare enorme e violenta.
Secondo gli israeliani, la mega-prigione della Cisgiordania può essere definita uno stato. Yasser Abed Rabbo, consigliere del Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmud Abbas, ha minacciato – negli ultimi giorni del Febbraio 2008 – gli israeliani [dell’eventualità] di una dichiarazione d’indipendenza unilaterale, ispirata dai recenti avvenimenti del Kosovo. Tuttavia, sembra che nessuno da parte israeliana abbia avuto molto da ridire su quest’idea. Questo è più o meno il messaggio che uno sbalordito Ahmed Qurei, il negoziatore palestinese per conto di Abbas, ha ricevuto da Tzipi Livni, il Ministro degli Esteri israeliano, quando le ha telefonato per rassicurarla che Abed Rabbo non stava parlando a nome dell’Autorità Palestinese. Egli ha avuto l’impressione che la di lei preoccupazione principale era in realtà quella opposta: che l’Autorità Palestinese non sia d’accordo nel chiamare “stato”, nel prossimo futuro, le mega-prigioni.

Questa riluttanza, insieme all’insistenza di Hamas di voler resistere al sistema della mega-prigione con una guerra di liberazione, ha costretto gli israeliani a ripensare la loro strategia verso la Striscia di Gaza. Quello che trapela è che neppure i membri più disponibili dell’Autorità Palestinese sono disposti ad accettare la realtà della mega-prigione offerta come se fosse la “pace” o persino come se si trattasse della “costituzione di due stati”. E Hamas e la Jihad islamica sono arrivati a tradurre questa riluttanza negli attacchi con i razzi Qassam contro Israele. Così il modello della più pericolosa delle prigioni è andato avanti: gli strateghi dell’esercito e del governo si sono imbarcati in una “gestione” a lungo termine del sistema da essi messo in piedi, nel momento stesso in cui dichiaravano di impegnarsi in un “processo di pace” sostanzialmente insignificante, con molto poco interesse da parte della comunità internazionale, e una continua lotta dall’interno [dello Stato d’israele] contro di esso.

In questo quadro la Striscia di Gaza viene ora vista come la prigione più pericolosa, e quella contro cui impiegare i mezzi punitivi più brutali. Uccidere i “detenuti” con bombardamenti aerei o di artiglieria, o per mezzo dello strangolamento economico, sono i risultati non solo inevitabili dell’azione punitiva che è stata scelta, ma anche quelli desiderati.

Quello che lascia Israele_

Foto di Valentina Perniciaro _GOLAN:Quello che lascia Israele_

Il bombardamento di Sderot è la conseguenza inevitabile ma anche, per certi versi, desiderabile, di questa strategia. Inevitabile, perché l’azione punitiva non può distruggere la resistenza e molto spesso genera una rappresaglia. La rappresaglia fornisce a sua volta la logica e il presupposto per l’azione punitiva successiva, nel caso qualcuno, nell’opinione pubblica interna [israeliana], dovesse dubitare della giustezza della nuova strategia.
Nel prossimo futuro, ogni resistenza analoga proveniente dalla mega-prigione della Cisgiordania verrà trattata in modo simile. E queste azioni molto probabilmente avranno luogo in un futuro molto vicino. In realtà, la terza intifada sta per iniziare. E la risposta israeliana sarebbe un’ulteriore elaborazione del sistema della mega-prigione. Ridimensionare il numero dei “detenuti” sarebbe ancora una priorità molto alta in questa strategia, per mezzo della pulizia etnica, delle uccisioni sistematiche e dello strangolamento economico.

Ma ci sono ostacoli che impediscono alla macchina distruttiva di mettersi in moto. Sembra che un numero crescente di ebrei in Israele (la maggioranza, secondo un recente sondaggio della CNN) desiderano che il loro governo inizi a negoziare con Hamas. Una mega-prigione va bene, ma se le aree residenziali dei coloni verranno prese probabilmente di mira in futuro, allora il sistema fallirà. Ahimè, dubito che il sondaggio della CNN rappresenti esattamente l’attuale orientamento israeliano; ma esso indica una tendenza incoraggiante che conferma la convinzione di Hamas secondo cui Israele capisce solo il linguaggio della forza. Ma tutto ciò potrebbe non essere sufficiente e la perfezione del sistema della mega-prigione continua nel frattempo senza tregua, e le misure punitive del suo potere si stanno prendendo le vite di un numero sempre maggiore di bambini, donne e uomini nella Striscia di Gaza.

Come sempre è importante ricordare che l’occidente può porre fine, anche domani, a questa disumanità e criminalità senza precedenti. Ma finora questo non è avvenuto. Sebbene gli sforzi per rendere Israele uno “stato paria” [uno stato messo al bando dalla comunità internazionale, come il vecchio Sudafrica dell’apartheid] continuino a tutta forza, essi provengono ancora solo dalla società civile. Speriamo che questa energia venga un giorno tradotta in politiche governative effettive. Possiamo solo pregare che, quando questo avverrà, non sia troppo tardi per le vittime di questa orrenda invenzione sionista: la mega-prigione della Palestina

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo:
http://electronicintifada.net/v2/article9370.shtml 

Il PUNTO di BENITO ALEMANNO e del POETA BONDI

13 dicembre 2008 1 commento

 Maltempo, Alemanno fa il punto alle 18:30

Il Campidoglio comunica che alle 18.30 a Piazza di Spagna, alla base della scalinata di Trinità dei monti, il sindaco Gianni Alemanno farà il punto della situazione dopo l’ondata maltempo che ha colpito la capitale

QUANDO STUDIAVO QUESTE COSE A SCUOLA, LO SI USAVA CHIAMARE REGIME.
E INVECE SENTITE BONDI:

                                      Bondi: “Valutata ipotesi cariche esplosive a Ponte Sant’Angelo”

“I danni al patrimonio artistico vengono dopo l’incolumità e la messa in salvo delle persone. Per questo si è valutato stanotte come extrema ratio di utilizzare microcariche di esplosivo per rimuovere velocemente il barcone incastrato a Ponte Sant’Angelo. Fortunatamente l’emergenza grave non c’è stata”: il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi conferma l’ipotesi valutata con il responsabile della Protezione civile Guido Bertolaso nelle concitate ore dell’emergenza Tevere. 

Se bruciano le città crescono i fiori

12 dicembre 2008 Lascia un commento

 

Atene, ieri sera

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera_

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera

GREECE-UNREST/

(ANSA) – ATENE, 13 DIC – Atene si è risvegliata oggi, ad una settimana dalla morte del giovane Alexis Grigoriopoulos, libera da violenze di piazza ma colpita durante la notte da una serie di piccoli attacchi incendiari, del tipo che la polizia suole attribuire agli anarchici, alla periferia della città. Giovani incappucciati hanno lanciato bombe nelle prime ore di stamane contro cinque banche, una sede del partito ND al governo, una sede della compagnia telefonica Ote e un supermarket. Danni ma nessuna vittima. Diversi attacchi sono avvenuti, secondo le tv, nel quartiere di Paleo Faliro dove è stato sepolto nei giorni scorsi Alexis. Ieri si erano verificati scontri, con lancio di molotov e gas lacrimogeni, tra la polizia e centinaia di giovani incappucciati e non, davanti al parlamento al termine di una manifestazione studentesca. In sette giorni di disordini ad Atene, seguiti alla morte del giovane Alexis Grigoriopoulos, la polizia ha annunciato di aver fermato 176 persone di cui 100 immigrati stranieri. Di questi 176 solo 45 per aver partecipato direttamente ai disordini e il resto per danni ai negozi e saccheggio. Dei 176 fermati, 24 sono già stati incriminati e posti in stato di arresto mentre a 32 sono stati imputati a piede libero o sono state imposte ammende. Proseguono gli interrogatori degli altri. Secondo l’associazione dei commercianti i danni economici ad Atene sfiorano i 200 milioni di dollari. Il premier Costas Karamanlis ha annunciato un pacchetto di aiuti.

Melteni, il vento greco, dilaga in Europa……e dorme in Italia

11 dicembre 2008 Lascia un commento

Proteste contro la riforma della scuola…Il vento greco soffia anche in Francia?

di Paolo Persichetti, Liberazione del 12 dicembre 2008

I liceali scuotono la Francia. Con un occhio su quanto accade in Grecia, l’Onda d’Oltralpe torna di nuovo a riempire le piazze, dopo le manifestazioni dello scorso ottobre e novembre e quelle di giugno, per contestare la controriforma della scuola (materna, elementare e superiore) e chiedere le dimissioni del ministro dell’educazione nazionale Xavier Darcos. Un progetto che per grandi linee ricalca quello del nostro ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Nuovi programmi d’insegnamento e taglio secco di 13500 maestri, soppressione di posti per gli insegnanti di sostegno agli alunni in difficoltà, cancellazione dei corsi del sabato mattina. Tra le nuove materie è previsto l’apprendimento dell’inno nazionale, sorta di preghiera laica della nazione per gli adolescenti che dovranno anche imparare a levarsi subito in piedi alle prime note, come nelle caserme. Nei nuovi programmi è prevista la reintroduzione dell’istruzione civica e morale, pare su richiesta dello stesso presidente della repubblica Sarkozy, mirata a sottolineare attraverso delle massime illustrate i principi della morale. Chissà se i piccoli alunni delle banlieues scoveranno tra questi il diritto di avere permessi di soggiorno per i loro genitori?

se bruciano le città nascono i fiori

ATENE: se bruciano le città nascono i fiori

Licei bloccati a Caen, Amiens, Bordeaux, Brest e Marsiglia dove dal rettorato hanno chiesto l’intervento della polizia per sgomberare gli edifici. Giovedì si sono svolte manifestazioni nelle stesse città, oltre che a Vitrolles, Vannes, Montpellier. La provincia francese è in prima linea nella mobilitazione, molto di più della capitale dove ieri si è tenuto un presidio di protesta unitario, composto da insegnanti, studenti e genitori davanti alla stazione Saint-Lazare con distribuzione di volantini ai pendolari che rientravano dal lavoro. Mentre a Rennes 3500 liceali sono scesi in strada, come a Tolosa e in altre città della Bretagna. A Brest scontri quotidiani tra giovani e forze di polizia si prolungano da una settimana. Lacrimogeni sono stati lanciati dalle forze antisommossa nei cortili di una scuola. A Nantes 500 studenti hanno bloccato le linee del tram. Cherbourg, Saint-Nazaire e Mans sono state traversate da cortei studenteschi con diversi arresti e condanne con rito direttissimo per accuse di degradazioni e violenze.

«Numerose, ripetute e insistenti, sovente nervose e contraddistinte da scene di violenza», così le Monde ha definito la nuova ondata di proteste, sottolineando le caratteristiche estremamente radicali di questo movimento poco controllato dai tradizionali sindacatini studenteschi. Tira aria nuova, un vento ellenico alimenta questi movimenti locali e spontanei che danno sfogo alla fantasia e arricchiscono la grammatica della protesta con appelli alla «disobbedienza pedagogica» e alla resistenza. Occupazioni notturne degli istituti sono state promosse da professori e genitori, come è accaduto nel liceo Einstein di Sainte-Geneviève-des-Bois, a Sud di Parigi. Un tentativo di dare vita a forme complementari di azione che accompagnino e diano durata nel tempo alla lotta, costruendo consenso e partecipazione. «Non sono il ministro dell’esitazione nazionale», ha risposto Xavier Darcos, facendo capire che andrà avanti comunque. Il Melteni è il vento greco che alza il mare e gonfia le onde. Arriverà anche sulle strade francesi e italiane?

 

 

Sempre da Atene…

11 dicembre 2008 Lascia un commento

OLIVA CI TIENE SEMPRE AGGIORNATI QUI Atene in fiamme

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“Fino all’ultimo di noi”: l’assemblea dei ragazzi perduti scatta nell’ovazione, oltre duemila mani ritmano lo slogan che risponde. Una frase da tragedia classica: “Il sangue scorre e chiede d’essere vendicato”. Ma non è retorica. Lo dicono con tutti se stessi. Non è machismo: sono le donne a incitare con più forza. Non è ideologia: la mettono al bando totalmente. Credono a quello che dicono, quel che dicono è semplicemente quel che fanno. Ed è la determinazione più estrema che si possa immaginare. Chi sono, da quale dimensione parallela sono piombati, questi studenti asserragliati nel Politecnico di Atene? Nichilisti? Invasati? Ma perché? L’Aula Magna è gremita, malgrado la maggior parte di chi è tornato dalla manifestazione sia già tornato a prepararsi materialmente alla rivolta. Una scarna presidenza tenuta da due compagne tiene con sobrietà il filo della discussione. Chiunque interviene, senza microfono, passandosi la parola in un dialogo serrato e fatto di discorsi che, a non esserci stati, sembrerebbero incredibili. La ragazza alla fine riassume le “proposte emerse”: primo, “deve cadere il governo assassino”. Secondo, “dev’essere fatta giustizia del sangue di Alexis e i poliziotti assassini devono pagare”. Terzo, “la polizia assassina deve sparire dalle nostre strade”. Quarto, “dobbiamo avere un nostro canale di comunicazione, a partire da una radio”. Quinto, “intanto dobbiamo prenderci quelli che ci sono, dall’uso di tutti i media indipendenti nel mondo all’irruzione nelle stazioni radio e televisive ufficiali”. Sesto, “tutte le scuole, di ogni ordine, devono rimanere chiuse fino a Natale”. Settimo, “dobbiamo produrre azioni ogni giorno”. Ottavo, “ci dobbiamo organizzare meglio, a partire dalla raccolta di infermieri volontari”. Nono, “ognuna ed ognuno deve avere una pietra, in ogni momento in cui serva”.

ASSASSINI _DOLOFONOI_

ASSASSINI _DOLOFONOI_

Nel pomeriggio di ieri, appena prima di ricevere il colpo d’una repressione che il potere combattuto vorrebbe risolutiva, il cuore dell’insurrezione si riunisce e dibatte. Sì: è insurrezionale la situazione che si vede ad Atene, che si riverbera dalla notte fra sabato e domenica scorsa su tutta la Grecia. Un’insurrezione generale? No: un’insurrezione di valore generale. Sono quei corpi, quei volti che ieri mattina si sono ritrovati in decine di migliaia ad assediare il Ministero degli Interni greco, a sfidare la falange oplitica degli antisommossa posti a guardia degli uffici del loro ministro che si è messo a guardia del loro nome, mentre in tutta la Grecia li si chiama “assassini”. Erano almeno cinquantamila i giovani che sono rimasti in piazza Regina Sofia, grande due volte la romana piazza del Popolo, quando già l’avevano lasciata i partiti della sinistra alternativa e i pochi sindacati, del settore pubblico, scesi in piazza nella capitale ellenica durante lo sciopero generale proclamato dalla Csee, la confederazione più generale e più radicale ma che, se pure ha tenuto testa all’intimazione di revoca del premier Costas Karamanlis, non si è fatta vedere ieri nelle strade ateniesi. Quel che s’era già visto, invece, è che anche quando si contiene nelle forme della dimostrazione, del corteo, questa rivolta fa saltare tutti gli schemi. I primi azzerati sono stati quelli del gioco partitico: il concentramento indetto a piazza Omonia dal Kke, i comunisti “ortodossi”, è stato snobbato dalla massa dei giovani fluiti al corso 28 Ottobre, verso il Politecnico, per circondare solidalmente i protagonisti di questi giorni dell’ira. Poi, sono saltati anche gli schemi della sinistra alternativa ed “estrema” tradizionalmente intesa. Dal Politecnico sono partite anche le organizzazioni trotzkiste e comuniste “estraparlamentari”, ma si sono ritrovate a fare uno spezzone distanziato davanti ad un fiume di gente formatosi strada facendo.
E’ stato il fiume aperto dal coraggioso sindacato degli insegnanti, in piazza con le reti dei parenti dei “martiri”, fin dalla dittatura dei colonnelli, sotto lo striscione “In lotta a difesa della gioventù e della democrazia”. Uno scudo di chi aveva mediamente l’età di Alexandros Grigoropoulos, Alexis, il martire delo Stato nella sera di San Nicola, quando l’esercito della dittatura fascista entrò al Politecnico 35 anni fa, schiacciandone nel sangue la rivolta per la libertà. Uno scudo di gente visibilmente “tornata in piazza” e visibilmente commossa, intenzionalmente posto a difesa dei tanti studenti ginnasiali in marcia ieri, guidati dal piccolo striscione degli amici di Alexandros. A loro volta, i ginnasiali a protezione di qualcun altro: l’agibilità della piazza per gli occupanti dell’università. Che infatti si fanno vedere, in moltissimi, davvero troppi di più dei “cento facinorosi” o “teppisti” additati da Karamanlis precipitato (pericolosamente) in una crisi totale dal podio del record di consensi personali da leader politico della destra greca.
Greece RiotLungo il corso Akademias, questo fiume cresce, si espande, tracima. In strada c’è praticamente tutta l’università. Ma non solo: sono tornati, nonostante le botte prese il giorno prima insieme agli insegnanti davanti al Parlamento, i liceali. E sono tornati in forze. Molte scuole sono già state occupate la sera prima dello sciopero. Poi, una partecipazione molto meno determinabile, ma non meno eloquente. Le tribù dei circuiti autogestionari, certo. E, certo, gli anarchici: trasversali ai settori sociali mobilitati e con un radicamento storico e riconosciuto. Ma soprattutto una composizione vastissima, di precariato intellettuale, “colto”, “competente”, l’intellettualità di massa ateniese intorno ai trent’anni. Una quantità di giovani donne e di giovani uomini, anche loro con la faccia del “ritorno in strada”: stavolta, da una parabola più recente d’impegno e di esperienze sociali, che riguarda più direttamente la congiuntura in cui s’inquadra questa rivolta perché è stata quella delle lotte dei tre lustri trascorsi contro le politiche neoliberiste, giunte al saldo fallimentare della crisi globale. E perché è stata una parabola di autodeterminazione, di educazione all’autogestione e a mille nuove declinazioni attive, culturalmente forti, dell’antifascismo.
Se si dovesse ricorrere ai paragoni, bisognerebbe incrociarne di diversi per rendere l’idea di questo strano animale visto ieri ad Atene: il movimento francese del 1993-94, il primo per un nuovo welfare, con le piazze italiane del “ciclo” a cavallo fra gli ultimi anni 90 e l’immediato post-Genova. E non basterebbe, comunque. Perché tutta questa gente, diversa ma quasi naturalmente affiatata, esprime una determinazione materiale persino più netta di quella delle interminabili giornate parigine di quindici anni fa. Lo si vede subito davanti al Ministero degli Interni: “gli altri” sono già sfilati via, il Kke è rimasto sulle sue ad esibire triplici barriere di militanti “Stalin” alla mano proprio ai lati del corteo, come a guardarsene. Il sindacato generale ancora non si vede e alla fine non si vedrà più. Sfila via anche la sinistra alternativa, particolarmente forti i settori di Syriza aperti da uno striscione del Synaspismos: e almeno questi, all’arrivo del fiume “autodeterminato”, per quanto siano anche loro un poco tesi e tutti organizzati in cordoni “autoprotetti”, hanno la buona grazia di fargli spazio e mutuarne gli slogan. Così, sfila via anche lo “scudo” degli insegnanti; e con loro i primi ginnasiali. Ma poi ti guardi indietro e noti che si forma un vuoto: dietro è rimasto qualcuno. Cioè tutti: la piazza s’è di nuovo riempita, il fiume l’ha colmata. E adesso non si muove. Sostiene, con la pressione fisica e coi cori, i ragazzi che si fanno sotto ai cordoni degli anti-riot, distesi a protezione del dicastero. Insulti, arance, le prime bottiglie, inizialmente di plastica. Poi, le prime spruzzate di gas dai cordoni della polizia. E volano pietre, allora. Quindi, la piazza viene bombardata: di Cs in gas e in granate a spargimento di polvere sottile. Peggio di Genova. Ma qui pare la gente sia stata già abituata dallo Stato a questa deliziosa innovazione. Così, continua a non muoversi. Si muovono invece, in avanti, i ragazzi. I cordoni sono bersagliati, malgrado i lanci lagrimogeni e urticanti che ormai saturano l’aria. Finché partono le cariche. E allora una parte del fiume riprende a scorrere, l’altra resta separata, a resistere in piazza. Dura poco: la gente fa pressione dai due lati, tutta insieme, la polizia è respinta. Si sente un solo grido, scandito all’infinito e l’intonazione sembra epica finché non traduci: “Sbirri, maiali, assassini!”. E poi “Fascisti e assassini, Alexis è ognuno di noi”. Il fiume si riunifica. Greece RiotPer tornare ad essere separato e poi a riunirsi di nuovo, a forza di controassalti, altre due, tre volte. E’ un assedio, di massa. Sino a quando non compare da parte della polizia la tattica “genovese”: partono le cariche in piazza ma vengono chiuse anche tutte le laterali “di sfogo” su corso Venizelou, da cui il corteo deve tornare in zona Omonia e Politecnico. E anche da quelle laterali partono cariche: prima da una, poi da altre due, infine da tutte. Il fiume è frantumato. Ma, incredibilmente, aggredito da ogni parte, gasato all’inverosimile, ogni pezzo resiste. Le cariche sono contenute e respinte, una per una. Puoi vedere ragazze “neo-romantic” combattere per il controllo della strada come insorgenti esperte. E puoi vedere ragazzini 13enni, delle medie, scagliarsi ad ondate insieme agli “okupa” veterani sui manipoli di anti-riot. Alla fine, vincono tutti loro: la polizia si trova ad un bivio, decidere per il massacro di massa o la ritirata. Passa la seconda. Troppe le telecamere, sicuramente. Ma troppa anche la sorpresa di episodi come quello animato dagli avventori, normali signore e signori, del café di fronte al Panepistemio, su Venizelou: gli squadroni antisommossa rodeano all’inseguimento dei ragazzi armati di pietre e loro si alzano come un sol uomo dai tavoli, ripresi dalle troupe televisive, per unirsi al grido di sempre. “Dolofoni”: assassini. Gridano “andatevene”, “vergognatevi”, “i ragazzi hanno ragione”. Davvero troppo.
Quelli del Politecnico sono gli ultimi ad uscire da piazza Santa Sofia e il corso lo percorrono in un folto corteo, una dimostrazione di forza a vanto della riuscita resistenza di strada, a volto scoperto e coi primi duemila che avanzano a passo cadenzato, con uno slogan storico dei predecessori di 35 anni fa: “Sollevati popolo, cammina a testa alta”. E tornano così all’Ateneo, non prima d’aver rimpianto di non aver inseguito tutti insieme un gruppetto di provocatori fascisti all’opera nelle traverse con Akademias: al fianco della polizia, come è già successo a Patrasso. La zona lungo la 28 Ottobre, che da Omonia porta al Politecnico, è ormai beiruttizzata dalle precedenti quattro nottate di furia. E l’ultima, in verità, è stata provocata da un tentativo senza precedenti della polizia: entrare nell’ateneo, sia pure in una facoltà distaccata, come Legge. E assediare poi il Politecnico. Le ultime strade se ne sono andate in fumo per spezzare questa pressione. Uno scenario che incombe anche dopo una giornata così, lo sanno bene. Per questo si riuniscono in assemblea, per darsi un respiro più ampio che aiuti ad affrontare la ripetizione senza esaurirsi. Prima, giusto il tempo di andare per folti gruppi a controllare la zona di Exarchia. Dove capita di incontrare altri tipi di epifanie: come la scritta su un furgone calcificato dal fuoco posto a barricare un vicolo, “Se le città bruciano sono i fiori che nascono”.
Greece RiotL’assemblea è l’epifania definitiva, però. Perché è come ritrovarsi allucinati in un clima da “Trecento”, solo moltiplicato per molte volte, fatto maschile e femminile e alternativo, anziché fascisteggiante. Un clima rivoluzionario, si direbbe: perché si interviene come uno s’è sempre immaginato si intervenisse ai Consigli rivoluzionari in tempo di guerra civile, o al Comitato alle Barricate della Comune di Parigi. E’, in effetti, l’intonazione d’un consiglio di guerra. Queste e questi, in verità, combattono. E hanno deciso di battere anzitutto la paura: l’hanno fatta fuori del tutto, anzi in un tutt’uno con il limite. Sono belli e belle, d’una bellezza eroica, davvero senza retorica, d’eroismo di fatto, integrale, anche nello scandire e nel gestire. Li guardi bene in faccia, uno per uno, una per una, e sono identici spiccicati, sorelle e fratelli gemelli di quelle e quelli che hai visto in Onda in Italia. Sono pragmatici anche i loro discorsi, infatti. Solo che il pragmatismo sta sulle barricate. Certo che è nichilista: parlano esplicitando l’annichilimento di ogni orizzonte, in un mondo di merda, che fa da cornice alla loro ribellione. Sono esplosi nella sola cosa che possono e vogliono mettere a valore, adesso: la comunanza dell’indignazione. Non si danno limiti perché è il potere ad averli oltrepassati: questo è il segno dell’assassinio di Stato di Alexis.
E così, dopo l’assemblea, se ne vanno saltellando a centinaia con le loro All Star, frammisti a qualche storico vicino tossico dei giardinetti fra il Politecnico e il Museo Epigrafico, che ha ancor meno da perdere di loro, incontro all’assedio degli anti-riots. Sono quattro-cinquecento solo quelli che vanno a sfidarlo nella stretta via Averof, traversa del 28 Ottobre davanti all’ingresso principale dell’ateneo. Un balletto che dura oltre un’ora e che finisce però rapido in escalation. Di fronte al gasamento poliziesco, se vuoi combattere, dopo le pietre c’è a contendere il terreno alle cariche solo l’arma storica consegnata dal Quartiere Latino del Joli Mai parigino: lo champagne molotov. Che al Politecnico della resistenza ai colonnelli ha una sua tradizione. E’, ovviamente, l’icona su cui punta intanto mediaticamente il governo delle destre per criminalizzare come un “gruppo di paraterroristi da isolare” questo cuore d’insurrezione giovanile. Ma, iconizzazione negativa a parte, le molotov intanto piovono a sbarrare la strada alle cariche: che sono segno evidente della volontà di stringere l’assedio. Tant’è, i numeri della polizia si scoprono: sono genovesi anche loro, torme di anti-riots appaiono all’infinito, via per via, a provocare una battaglia in ogni strettoia. Finché fanno il passo definitivo: tutta la forza di quei numeri, tutta, viene gettata in una carica generale, dal fronte principale alla laterale del Politecnico già protagonista della notte di fuoco precedente, Stournara. Giusto il tempo di dirsi “una roba così non la domano se non con un colpo di stato di fatto, perché come fai ad arrestare 5mila disposti a tutto?”, che la minaccia si appalesa. Le migliaia di studenti e giovani metropolitani sono pressati dalla carica furibonda sin dentro le cancellate dell’ateneo, che viene saturato di gas e polvere di Cs.
Una nuova notte di fuoco, così, è scientificamente consegnata alle cronache. Col fuoco viene riconquistato il respiro e il canale di uscita di Stournara, col fuoco la 28 Ottobre. E nel fuoco, malconci per le botte che si è fatto in tempo a prendere balzando dentro al Politecnico, col viso coperto di Malox per lenire l’urticazione, lasciandosi indietro un Gravroche ateniese del 2008, di anni 9, spuntato da chissà dove nella miseria metropolitana, che grida e tira di tutto ai poliziotti, si riprende il viaggio surreale attraverso i locali circondati da barricate di Exarchia, verso l’albergo. Con nella testa una domanda dolorosa: finirà, questo cuore insurrezionale post-moderno, questa vena aperta dell’Europa in collasso, in una repressione simile a quella dei predecessori, solo sotto altre spoglie. E poi un’altra, più difficile: “Se dev’essere il nulla, perché dovrebbe avere torto, questa gioventù eroica suo malgrado?”.
ANUBI D’AVOSSA LUSSURGI E OLIVA DAMIANI, DA ATENE

DOLOFONOI: ASSASSINI

10 dicembre 2008 1 commento

DOMANI PRESIDIO A ROMA PER ALEXIS

9 dicembre 2008 Lascia un commento

AGGIORNAMENTI DA ATENE

8 dicembre 2008 1 commento

L’O.N.U. e il boicottaggio ad Israele …e Napolitano??

8 dicembre 2008 3 commenti

IL PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ONU INVITA AL BOICOTTAGGIO DEL REGIME ISRAELIANO DELL’APARTHEID.
MA IN ITALIA TUTTO TACE…NON SI PUO’ DIRE, NON SI PUO’ SAPERE!

“Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri”.

L’Assemblea generale dell’ONU ha esaminato il 24 e 25 novembre 2008 il rapporto del Segretario generale sulla situazione in Palestina.

Il Presidente dell’Assemblea, Miguel d’Escoto Brockmann (Nicaragua), ha fatto di questo dibattito una questione di principio. Aprendo la seduta, ha dichiarato: « Io invito la comunità internazionale ad alzare la sua voce contro la punizione collettiva della popolazione di Gaza, una politica che non possiamo tollerare. Noi esigiamo la fine delle violazioni di massa dei Diritti dell’uomo e facciamo appello ad Israele, la Potenza occupante, affinché lasci entrare immediatamente gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Questa mattina ho parlato dell’apartheid e di come il comportamento della polizia israeliana nei Territori palestinesi occupati sembri così simile a quello dell’apartheid, ad un’epoca passata, un continente più lontano. Io credo che sia importante che noi, all’ONU, impieghiamo questo termine. Non dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. Dopotutto, sono le Nazioni Unite che hanno elaborato la Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, esplicitando al mondo intero che tali pratiche di discriminazione istituzionale devono essere bandite ogni volta che siano praticate.

FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

Abbiamo ascoltato oggi un rappresentante della società civile sudafricana. Sappiamo che in tutto il mondo organizzazioni della società civile lavorano per difendere i diritti dei Palestinesi e tentano di proteggere la popolazione palestinese che noi, Nazioni Unite, non siamo riusciti a proteggere. Più di 20 anni fa noi, le Nazioni Unite, abbiamo raccolto il testimone della società civile quando abbiamo convenuto che le sanzioni erano necessarie per esercitare una pressione non violenta sul Sud Africa. Oggi, forse, noi, le Nazioni Unite, dobbiamo considerare di seguire l’esempio di una nuova generazione della società civile chef a appello per una analoga campagna di boicottaggio, di disinvestimento e di sanzioni per fare pressione su Israele. Ho assistito a numerose riunioni sui Diritti del popolo palestinese. Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri. Noi dobbiamo agire con tutto il nostro cuore per mettere fine alle sofferenze del popolo palestinese (…) Tengo ugualmente a ricordare ai miei fratelli e sorelle israeliani che, anche se hanno lo scudo protettore degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, nessun atto di intimidazione cambierà la Risoluzione 181, adottata 61 anni fa, che invita alla creazione di due Stati. Vergognosamente, oggi non c’è uno Stato palestinese che noi possiamo celebrare e questa prospettiva appare più lontana che mai. Qualunque siano le spiegazioni, questo fatto centrale porta derisione all’ONU e nuoce gravemente alla sua immagine ed al suo prestigio. Come possiamo continuare così?».

L’ambasciatore Miguel d’Escoto Brockmann è un sacerdote cattolico, teologo della liberazione e membro del Comitato politico del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Personalità morale riconosciuta, è stato eletto per acclamazione, il 4 giugno 2008, Presidente dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’Anti-Defamation League (ADL) è stata la prima organizzazione sionista a reagire, chiedendo al Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon, di mettere fine a questo « circo » così come alla « cosiddetta giornata di solidarietà con il popolo palestinese ». Infine, ha denunciato il carattere a suo dire « antisemita » delle proposte del Presidente Miguel d’Escoto Brockmann che essa ritiene ispirate da un secolare antigiudaismo cattolico.

Foto di Valentina Perniciaro _Betlemme in corteo_

Foto di Valentina Perniciaro _Betlemme in corteo_

SONO PASSATI QUASI DIECI GIORNI DA QUESTE DICHIARAZIONI, MA LA STAMPA ITALIANA, QUELLA “UFFICIALE” E LETTA DA QUESTO MISERO POPOLO CHE SIAMO NE HA CONTINUAMENTE TACIUTO. 

FORSE NAPOLITANO DOPO IL VIAGGIO IN ISRAELE, MOLTO RECENTE, NON HA AVUTO MODO DI REALIZZARE LA DITTATURA MILITARE CHE E’ L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA DEI TERRITORI PALESTINESI.

NON SI PUO’ STARE DALLA VOSTRA PARTE..CHI APPOGGIA ISRAELE HA LE MANI SPORCHE DI SANGUE.
DI SANGUE INNOCENTE, SANGUE DI UN POPOLO STUPRATO DA OLTRE 60 ANNI, SANGUE DI UNA TERRA MASSACRATA.
PALESTINA LIBERA….STOP OCCUPATION
IL MURO CADRA’ SUI VOSTRI CARRIARMATI, SULLE RUSPE, SULLE SEGHE CHE TAGLIANO ULIVI MILLENARI. 

Alexandros Grigoropolous

7 dicembre 2008 9 commenti

Atene in fiamme

7 dicembre 2008 21 commenti

orig_c_0_articolo_435339_immagineUn campo di battaglia…così appare Atene dalle immagini che circolano in rete e dalle descrizioni della stampa internazionale. Ma non è la sola città greca ad aver vissuto una notte di guerriglia urbana: ci sono anche Salonicco, Patrasso, Creta e cittadine del nord del paese.
Un campo di battaglia composto da muri di fiamma, da negozi distrutti, macchine ribaltate e bruciate, banche (17 in pochi minuti) con vetri infranti.
Per tutta la notte sono andati avanti gli scontri nella capitale greca dopo la morte, ieri sera, di una ragazzo di 16 anni, Alexandros Grigoropoulos, ammazzato con tre colpi di pistola allo stomaco, esplosi dall’arma di un poliziotto da una pattuglia.

 Una rabbia inarrestabile dopo un omicidio avvenuto a freddo, nei confronti di un giovanissimo militante dei movimenti anarchici ellenici.
Una rabbia giusta, che non è riuscita a contenersi ed è esplosa ovunque, contro tutte le forze dell’ordine pubblico presenti nelle strade.

Bhè, quando vedo queste scene mi si apre il cuore…perchè è la reazione normale  che dovrebbero avere tutti i compagni, gli anarchici, tutti i militanti e non, tutti i lavoratori precari, sfruttati, emarginati. La reazione più normale, più comprensibile, quella che noi qui non abbiamo avuto la forza di far scoppiare.atene01g
Perchè ci hanno sparato addosso e il giorno dopo avremmo dovuto fare proprio così…ma non sul Lungomare di Genova ma ovunque.
Ma a quanto pare sono riusciti ad anestetizzarci,  a trasmetterci quel terrore da dominati succubi con la testa bassa..tanto che stiamo così da quel giorno e forse da molto tempo prima.
Tanto che dalla morte di Carlo non siamo mai riusciti nemmeno a farli cacare sotto, dentro le loro divise d’assassini di stato…
Tanto che il giorno dopo hanno continuato a massacrarci e noi non siamo più stati capace non solo di attaccarli, di spazzarli via , ma di difenderci…
    

DOBBIAMO IMPARARE DA LORO! 

Leyla Zana: altri 10 anni per “propaganda terroristica”

6 dicembre 2008 7 commenti

leylaMEGLIO CHE NON SCRIVO NULLA A RIGUARDO: COPIO DIRETTAMENTE UN’AGENZIA…
POI MAGARI, A FREDDO, QUESTO BLOG PROVERA’ A RICOSTRUIRE TUTTA LA STORIA DI LEYLA, DELLA SUA PRIMA CARCERAZIONE (ERA ACCUSATA DI AVER PARLATO LA SUA LINGUA) E DI QUESTA NUOVA SENTENZA CHE LA CONDANNA AD ALTRI 10 ANNI.

Nonostante le ultime, apparenti aperture del governo di Ankara sulla spinosa questione curda – una delle ‘dolenti notè circa i diritti umani nel processo di adesione della Turchia all’Unione Europea – il problema è ricomparso oggi in tutta la sua contraddittoria attualità con due notizie di opposta valenza. Stamani i media turchi hanno dato con risalto l’annuncio che a partire da gennaio comincerà, sulla Tv statale Trt, la trasmissione di programmi in lingua curda (che, però, non è ufficialmente riconosciuta da Ankara). Nel primo pomeriggio, invece, l’agenzia Anadolu ha diffuso sei righe – ma pesanti come un macigno – in cui annunciava una nuova condanna a 10 anni di carcere inflitta all’ex deputata curda Leyla Zana, 49 anni, Premio Sakharov 1995 per la pace, per aver fatto «propaganda terroristica» in nove discorsi fatti in pubblico. La decisione di inaugurare un nuovo canale in lingua curda, addirittura con la partecipazione di Sezen Aksu, la regina della musica pop turca, rientra nell’ambito del programma di sviluppo dei diritti di rappresentanza politica ed espressione culturale dei turchi di origine curda da tempo promesso, e più volte disatteso, dal Partito di radici islamiche al governo Sviluppo e Giustizia (Akp, del premier Tayyip Erdogan). Vari analisti sono però scettici circa la reale volontà del governo di avviare la programmazione in curdo perchè lo stesso ministro delle telecomunicazioni, Mehmet Aydin (il quale, come la maggior parte dei suoi colleghi, ritiene che una vera e propria lingua curda non esista) ha detto che «l’ambito linguistico curdo comprende numerosi dialetti ed è difficile trovare il modo di soddisfare le esigenze di tutti gli ascoltatori». Più semplice il discorso per l’ennesima vicenda giudiziaria di Leyla Zana che oggi, per la seconda volta in otto mesi, si è vista condannare da un tribunale della città di Diyarbakir, nel Sud-Est del Paese, con l’accusa di aver nuovamente violato le leggi anti-terrorismo. Lo scorso 10 aprile, Zana aveva ricevuto da un tribunale della stessa città una condanna a due anni di carcere per un discorso da lei pronunciato il 21 marzo del 2007 durante un festival curdo. In quell’occasione, Zana aveva detto che il popolo curdo – una delle minoranze residenti in Turchia – ha tre leader: Massud Barzani e Jalal Talabani nell’Iraq del Nord e Abdullah Ocalan, ex capo del separatista Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), considerato terrorista da leyla-zanaAnkara, ma anche da Ue ed Usa, e ritenuto responsabile della morte di almeno 40 mila persone dall’inizio della sua attività, nel 1984, per costituire uno Stato indipendente in Turchia. Al termine dell’odierno dibattimento in aula, al quale Leyla Zana non era presente, l’imputata è stata condannata «per aver ripetuto le parole pronunciate nei suoi precedenti discorsi e affermato di nuovo di non ritenere il Pkk un gruppo terroristico e di considerare il capo terrorista Ocalan come un leader del popolo curdo». In base all’articolo 314/2 del Codice Penale turco (Tck), il tribunale ha condannato Leyla Zana a otto anni di carcere per «appartenenza e propaganda a un’organizzazione terroristica». La pena è stata quindi aumentata a 12 anni perchè «reato di terrorismo» ma, in considerazione della buona condotta dell’imputata – che è a piede libero – la pena è stata ridotta a 10 anni. Zana, che è stata anche candidata al Premio Nobel per la pace e che nel 1996 ricevette la cittadinanza onoraria di Roma per il suo impegno nel campo dei diritti umani e civili, arrivò alla ribalta delle cronache internazionali nel 1994, dopo essere stata condannata a 15 anni di carcere per «fiancheggiamento» del Pkk, dopo vari discorsi pronunciati in Parlamento