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Archive for gennaio 2014

Lo spazio liberato dalle Cagne Sciolte, e la passeggiata collettiva del 2 febbraio

28 gennaio 2014 1 commento

NOIDUE!IMG_7376Mai ho avuto modo di scrivere dello spazio occupato dalle Cagne Sciolte, in via Ostiense 137, una manciata di settimane fa, il 14 dicembre.
Eppure quel luogo è stata la sola fonte di fughe di queste giornate lunghissime, il solo luogo di calore totale e immediato,
quello spazio liberato straordinario,
liberato da compagne che insieme son di una forza e di una bellezza rara.
Non son mai riuscita a ringraziarle se non per le azioni fatte alla loro nascita, prima che quel locale sigillato per loschi giri sui corpi delle donne fosse preso e riaperto ad una comunità che è trascinante e bella, variegata e non ortodossa, liberata e liberante.
Un luogo che ha il sapore della complicità, che ha l’energia e la forza di chi lotta da sempre, in ogni contesto attraversato,
che sento lontano da dinamiche ormai insopportabili che ci portiamo dietro come una zavorra ormai genetica.

E allora non lo faccio nemmeno ora, che son lontana, e mi mancano… non ne scrivo, che tanto basta guardarle un secondo per capire che le parole non servono poi così tanto.
Non lo faccio perché ho voglia di cazzeggiare ballando intorno a quei 4 pali, ho voglia di chiacchierare su quei divanetti e veder mio figlio correre intorno al palco come un pazzo: troppi desideri per poter “scrivere” senza sembrare un po’ scema.
Spero di essere con voi, per le strade di quel quartiere, domenica 2 febbraio…
( qui gli altri articoli sulle Cagne Sciolte : LEGGI )

I minatori avevano ragione: lo dicono documenti desecretati e pubblicati dalla BBC. Noi lo sapevamo già!

28 gennaio 2014 2 commenti

Scritto da John Dunn, della campagna Justice for mineworkers

Venerdì 3 gennaio sono stati pubblicati dei documenti, fino ad ora segreti, del governo conservatore riguardanti il Grande Sciopero dei minatori del 1984-85.
Il sito della BBC ha dichiarato “I documenti del governo sul 1984 recentemente desecretati rivelano come il leader sindacale dei minatori Arthur Scargill poteva forse avere ragione rispetto all’esistenza di una lista nera segreta di più di 70 miniere destinate alla chiusura”. (Per ulteriori informazioni sullo sciopero dei minatori si prega di leggere Twenty years on – the lessons of the 1984-85 miners’ strike – in inglese).
Notare il “poteva forse avere ragione”!
Dopo 30 anni la BBC, che notoriamente ha invertito i frames del filmato della carica della polizia di Orgreave al fine di incolpare gli innocenti dimostranti del NUM delle violenze andate poi in onda sugli schermi della TV nazionale, non riescono ancora ad ammettere che Scargill aveva ragione e non “poteva forse” averla! Accendendo la televisione per ascoltare le prime notizie del mattino in attesa di saperne di più sono stato informato che era il centesimo anniversario dei Brownies (le “coccinelle” degli scout)! A onor del vero la nostra BBC locale, Look North, ha riportato la notizia abbastanza dettagliatamente e addirittura ha dichiarato che la Thatcher ha mentito quando ha detto che non esisteva nessuna lista delle miniere da chiudere.

Fuori i segreti

Durante tutto il Grande Sciopero, e nei fatti fino ad oggi, Scargill è stato messo alla gogna e definito un bugiardo; il NUM è stato bollato come “il nemico interno” dalla Thatcher; notiziario dopo notiziario ci hanno etichettati come delinquenti e vandali: ma adesso PARTE della verità è venuta fuori: il governo Thatcher aveva una lista nera con 75 miniere destinate alla chiusura.
Questi documenti governativi rivelano come nel 1983 la Thatcher si stesse segretamente preparando ad affrontare i minatori.
Venne istituito un gruppo di lavoro segreto, nome in codice MISC 57, col compito di definire i passi necessari da compiere nel caso di uno sciopero dei minatori. Più tardi, nel 1984, nel momento dello sciopero, la Thatcher ha costantemente negato qualsiasi coinvolgimento nello scontro, insistendo che la sola preoccupazione del governo fosse quella di garantire il rispetto della legge.

Arthur Scargill davanti alla polizia

Il primo ministro diede la sua personale approvazione ad una lettera che fu recapitata a casa di ciascun minatore a nome del presidente della British Coal Ian MacGregor. In questa lettera il presidente della Coal Board dichiarava di poter dire “categoricamente e solennemente” che l’affermazione di Scargill per cui 70.000 posti di lavoro erano a rischio fosse “assolutamente falsa”.

GIUGNO 1984
È uno sciopero che non avrebbe mai dovuto esserci.
È basato su una davvero grave falsificazione e distorsione dei fatti.
A quale enorme costo economico voi minatori avete sostenuto lo sciopero per quattordici settimane solo perché i vostri leader vi hanno raccontato questo… Che la Coal Board vuole distruggere l’industria del carbone
Che stiamo programmando di eliminare 70.000 posti di lavoro
Che stiamo programmando di chiudere 86 miniere, lasciandone aperte solo 100
Se queste cose fossero vere non incolperei i minatori per il loro essere arrabbiati o profondamente preoccupati.
Ma queste cose sono assolutamente false.
Lo affermo categoricamente e solennemente.
Siete stati deliberatamente ingannati.
Ian MacGregor
Presidente della Coal Board

È chiaro che il governo ha fatto molto, molto più di questo. Sin dall’inizio ha fatto pressioni sulla polizia per “usare il pugno di ferro coi dimostranti”, cosa che hanno fatto con entusiasmo: 11.000 di noi sono stati arrestati e criminalizzati, molti picchiati duramente. I tribunali hanno ricevuto istruzioni di velocizzare i processi a carico di quegli imputati. Fu piazzato un cordone di sicurezza intorno alle aree minerarie per impedire ai picchetti di raggiungere i pozzi di lavoro.
Le macchine venivano fermate agli svincoli autostradali e i dimostranti minacciati d’arresto se non fossero tornati indietro. L’intero patrimonio del NUM fu sequestrato quando il sindacato si rifiutò di pagare 200.000 sterline di multa per “oltraggio”. Una mossa per porre fine al sostegno finanziario del sindacato allo sciopero, parte della guerra di logoramento volta ad affamare i lavoratori per costringerli a tornare al lavoro.
Appunti scritti di proprio pugno dalla Thatcher dimostrano come fosse implicata fin nel più piccolo dettaglio, fino a calcolare quanti carichi di carbone avrebbero dovuto essere spostati per far saltare lo sciopero, insieme ai nomi dei membri “moderati” del sindacato Generale e dei Trasporti che avrebbero potuto essere usati per raffreddare le cose nel caso in cui avesse avuto luogo un’azione di solidarietà.

La storia riscritta

Ovviamente niente di tutto questo è una sorpresa per noi che lì c’eravamo. Era ovvio che ci eravamo rivoltati contro tutte le forze della macchina statale nel suo complesso. Fu a tutti gli effetti lotta di classe nella sua forma più brutale. Accademici e commentatori politici hanno riscritto la nostra storia. Stando a lorsignori, noi saremmo stati trascinati in una battaglia folle, seguendo ciecamente un leader verso una sicura sconfitta quando invece tutta la faccenda avrebbe potuto essere risolta mediante una negoziazione intelligente e il raggiungimento di un compromesso. I documenti pubblicati dipingono un quadro diverso.

Le cariche a cavallo ad Orgreave

Nel luglio 1984 il governo aveva talmente paura di una disfatta che aveva 4500 soldati pronti a portare con la forza il carbone alle centrali elettriche, dove si stava rapidamente esaurendo, e stava prendendo in considerazione l’idea di dichiarare lo stato d’emergenza. Lo sciopero dei lavoratori portuali terrorizzò ancor di più il governo e il capo della polizia, il conservatore John Redwood, che in una nota segreta metteva in guardia la Thatcher sul fatto che l’ ”estrema sinistra” era impegnata in una “strategia rivoluzionaria” per “distruggere” il governo.
Nell’ottobre 1984, sotto la minaccia dell’estensione dello sciopero a quelle miniere che fino a quel momento erano state tenute in funzione dai crumiri, vennero fatti piani per ridurre la settimana lavorativa a tre giorni per conservare le scorte di carbone. Fouture rivelazioni sui documenti desecretati mostreranno in maggiore dettaglio fino a che punto la Thatcher fosse disposta a spingersi per ottenere la vittoria ad ogni costo.

Ricordi personali

Io, come tutti i miei compagni di sciopero, ho sentimenti contrastanti rispetto ai documenti pubblicati. È un bene essere riscattati nella nostra lotta e vedere quanto arrivammo vicini alla vittoria all’epoca, ma la consapevolezza che una tale vittoria ci è stata negata dalla totale defezione dei leader del partito luburista e del TUC, seppur con poche eccezioni degne d’onore, dà a questo giorno un sapore amaro.
I ricordi personali non mi hanno mai abbandonato. Mi basta sentire la cicatrice sulla parte posteriore della mia testa per richiamare il suono e il rumore esplosi nel cranio, rotto da un manganello della polizia il 9 aprile alla miniera di Creswell. Mi ricordo di avere lottato con tute le mie forze per rimanere vigile e in piedi, con la paura che se fossi crollato forse non mi sarei rialzato mai più.
Trascinato in un furgone della polizia mi è stato detto che avrei potuto anche “morire dissanguato in quel momento”, quando mi sono rifiutato di essere portato nell’infermeria della miniera –presidiata dai crumiri- per essere medicato nell’attesa dell’ambulanza.
Ambulanza che mi ha portato al Chesterfield Royal Hospital, accompagnato dal poliziotto che mi aveva colpito, con l’uniforme, il casco e la faccia coperti dal mio sangue, e dove un dottore, circondato da poliziotti, è stato costretto a ricucirmi senza anestesia. Trascorrere la notte in una cella della stazione di polizia di Chesterfield, dove, dopo essere stati avvertiti da un medico del fatto che avevo una seria commozione cerebrale e dovevo essere tenuto sotto costante osservazione, la polizia decise, invece, di limitarsi a svegliarmi ogni 15 minuti “per assicurarsi che fossi ancora vivo”. Dopo essere comparso in tribunale il giorno seguente, quando mi sono state imposte condizioni restrittive che mi impedivano di avvicinarmi a qualsiasi proprietà mineraria inglese nell’intera nazione, i miei due bambini hanno dovuto sopportare la vista del padre che tornava a casa coperto di sangue.
Successivamente sono stato richiamato in tribunale dove, nonostante prove contraddittorie, sono stato riconosciuto colpevole di “comportamento minaccioso” e “uso della violenza”. Non mi pento per queste riflessioni personali.
Questi ricordi sono marchiati a fuoco nella mia coscienza, reali come ogni cicatrice fisica che porto, insieme alla consapevolezza che più di 7.000 miei compagni hanno subito la stessa sorte; anzi, alcuni hanno patito sofferenze ben peggiori delle mie. Due di loro sono stati assassinati: David Jones and Joe Green.
La famigerata e ignobile carica della polizia di Orgreave si è conclusa con 95 dimostranti accusati di sommossa e passibili di ergastolo. Conosco personalmente tre scioperanti, che non hanno mollato fino alla fine, che si sono suicidati dopo lo sciopero. Uno era un mio vecchio amico dei tempi della scuola. Potrei elencare, pagina dopo pagina, le esperienze e le ingiustizie colorate da una rabbia che è ancora tanto forte oggi come 30 anni fa. Nessun documento governativo segreto può dare un’idea di tutto ciò. So che tutti quelli coinvolti in quell’anno memorabile provano le stesse cose.

Eroi della classe operaia

Ma accanto al dolore e alla rabbia ci sono altri sentimenti, la gioia e l’orgoglio che ho sentito fra i miei compagni che hanno combattuto come leoni contro l’impossibile. Sono stati raggiunti da quelle autentiche leonesse delle “Women against pit closures” (Donne contro la chiusura delle miniere) in questa lotta. Le donne sono uscite allo scoperto e hanno combattuto con la stessa determinazione e lo stesso coraggio dei minatori. Intere comunità si sono unite nella battaglia per la loro sopravvivenza. Furono creati comitati di appoggio in tutta la Gran Bretagna. Sono stati raccolti milioni di sterline per sostenere la nostra lotta. Interi gruppi di attivisti in ogni sindacato hanno riempito il vuoto lasciato dai loro dirigenti. Sono state forgiate amicizie che hanno retto alla prova del tempo. Sono orgoglioso di conoscere e di continuare a combattere al fianco di questi eroi, molti dei quali rimarranno anonimi. Alcuni meritano una menzione speciale – li considero veri amici e compagni eccezionali. Anne Scargill e Betty Cook, due donne praticamente inseparabili, che ancora adesso coi loro 70 anni, abbelliscono tutte le manifestazioni e molti picchetti, esempio per persone molto più giovani con la loro energia, il loro umorismo, il loro entusiasmo.
Davy Hopper dei minatori di Durham, un vero gigante del movimento operaio, che insieme al suo compagno, Davy Guy, ha mantenuto viva la festa dei minatori di Durham e l’ha trasformata nella più grande e gioiosa celebrazione dei valori della classe operaia al mondo. Grazie a loro la fiamma dei minatori del Nord Est dell’Inghilterra brucia ancora luminosa. Gli scioperanti del Nottinghamshire che hanno affrontato quotidianamente intimidazioni e violenze, che hanno visto tutto il loro patrimonio sindacale rubato dai crumiri dell’UDM, e che pure rimangono in piedi alti e fieri. Il mio defunto fratello Alan, delegato di settore alla miniera Irlanda nel Derbyshire, venne attaccato dai crumiri in una friggitoria e massacrato con una catena. Mentre era ricoverato in ospedale e sul punto di perdere un occhio, la polizia locale si rifiutò di intervenire, anche quando venne a conoscenza dei nomi degli aggressori forniti da diversi testimoni, dicendo invece “era ora che ti dessero una lezione”. Dopo l’intervento del presidente del comitato di controllo della polizia del Derbyshire, lui stesso minatore in sciopero, sono stati arrestati e condannati, ma solo per essere poi lasciati liberi dietro pagamento di una multa da un giudice che “ha voluto sanare la frattura tra le comunità minerarie”!
Diverso è il caso del compianto Brian Martin, un mio buon amico e consigliere del partito Laburista – l’uomo più gentile che avreste mai potuto incontrare. Fu arrestato, trattenuto e torturato psicologicamente nella stazione di polizia di Chesterfield dove gli ufficiali minacciarono di violentare sua moglie. Fu incarcerato –probabilmente da un giudice che non si peroccupava di “sanare fratture”- poco prima che venissero rilasciati gli aggressori di mio fratello; perse il lavoro e il suo posto in consiglio. Ma tuttavia non perse mai la sua dignità e il suo orgoglio. La sua ultima azione in pigione, (dove gli altri detenuti avevano soprannominato lui e un altro scioperante Scargill e Heathfield!),è stata piantare durante i lavori forzati di giardinaggio un manto di narcisi gialli in modo che fiorendo l’anno successivo, dopo il suo rilascio, formassero la scritta NUM!

La lotta continua

24 ore dopo il colpo dei documenti governativi è cominciato l’oscuramento mediatico. I chiacchieroni sono tornati ai loro caminetti, il nostro momento di gloria è finito. Siamo tornati nella pattumiera della storia. Ma ancora non sono riusciti ad intaccare la nostra determinazione. Forse la nostra industria è andata, le nostre comunità sono state devastate e mandate in rovina, ma abbiamo i ricordi. Abbiamo anche la consapevolezza, ora sostenuta anche da quei documenti governativi ufficiali, di essere arrivati tanto dolorosamente vicini a conquistare una vittoria che avrebbe cambiato la società in meglio. Niente può sostituire quello che abbiamo perso, ma niente può portarci via quello che abbiamo raggiunto e le lezioni che abbiamo imparato.
Abbiamo alzato la testa e lottato come nessun’altra categoria di lavoratori ha mai lottato. Nessuno di noi baratterebbe la memoria di quell’anno con niente al mondo. Quest’anno celebriamo, sì celebriamo, il trentesimo anniversario di quello sciopero e, non piegati, continuiamo a lottare con forza, con la certezza che avevamo ragione! Con le parole di Tony Benn “I minatori, uomini abili e coraggiosi, sono stati trattati come criminali dalla Thatcher. È una storia che non sarà mai dimenticata”. Dobbiamo essere convinti di questo, con o senza documenti segreti del governo.
La nostra lotta continua!

Pillole nosocomiali : il pianto neurologico

27 gennaio 2014 3 commenti

Ho iniziato questo lungo (ancora non imparo ad eliminare la temporalità, il futuro, dai miei pensieri e vorrei provare a non riuscirci) percorso nosocomiale in un reparto di neonatologia, dove tutti i rumori erano sgradevoli e martellanti, tranne quelli dei bimbi.
Il loro pianto, anche se di 12 contemporaneamente, non è mai stato fastidioso: acuto e leggero, coccolava noi mamme sempre in piedi a girare intorno ad un’incubatrice o una culletta…
mano a mano che sono andata avanti, di stanze e poi reparti, ho scoperto che molti di quei bimbi avrebbero perso la voce: la tracheotomia, che in troppi hanno da queste parti li rende muti anche quando non lo sono. I suoni diventano versi che all’inizio fan paura, poi tutto nel suo orrore diventa normale.

I reparti di emergenza ed accettazione invece, così come le rianimazioni pediatriche, ti fanno incontrare improvvisamente ben altre realtà;
la neonatologia diventa un ricordo lontano e quasi dolce, i bimbi lì sembravan sempre tutti sani e belli, anche se non lo erano.
Il loro esser piccoli, il loro pianto dolce e sottile, tutto rendeva comunque soffici quei reparti in cui questi nanerottoli combattono per esserci, dal primo loro istante.
Il DEA e la rianimazione pediatrica invece sono uno schiaffone in piena faccia: lì non esistono settimane gestazionali, non si pesano i grammi.
Si sta tutti insieme, dai 4 giorni di vita ai 18 anni: tutti insieme nella stessa stanza, ad accalcare dolore e sguardi tra famiglie.
Lì si incontra altro dolore, altra ansia: quel quadrato mai potrò toglierlo un secondo da davanti ai miei occhi, mai un solo degli sguardi conosciuti lì dentro potrà entrare in una zona d’ombra della mia memoria.

Al Dea (dipartimento di emergenza ed accettazione) ho scoperto il “pianto neurologico”.
Un corpo nudo e torto di una bimba che sembrava esser stata alta e snella, il cui corpo per una meningite maledetta aveva perso la forma che noi riteniamo normale: il pianto di Manuela non lo dimenticherò mai. Un lamento che lei non conosce e probabilmente non sente, una nenia continua e lacerante che entrava negli occhi della madre per provare a trasformarsi in un vero pianto. Un pianto apparso all’improvviso, insieme a tanto altro, in una vita che era normale fino a poco prima.
Il pianto neurologico non assomiglia per niente al pianto, nè a quello lamentoso, nè a quello disperato: ha un qualcosa di innaturale, sembra avere una provenienza lontana e oscura, ha le sembianze di qualcosa che entra nelle teste per portarne via ogni momento qualcosa.

Da poche ore lo sto riscoprendo,
il nuovo cucciolo nella nostra stanza sono ore che non trova tregua, il ritmo è sempre lo stesso, come ormai il movimento della sua mamma per cercare di calmarlo, chissà da quanto, chissà per quanto…

( tutti i nomi che compariranno nelle mie “pillole nosocomiali” sono inventati)

Mistral Air: le deportazioni assicurate di Poste Italiane

27 gennaio 2014 Lascia un commento

Forse è perché oltretutto sono dipendente di Poste Italiane, ma a me ‘sta cosa che Mistral Air (compagnia aerea del gruppo Poste Italiane ) fosse estremamente attiva nella deportazione di essere umani mi ha fatto sempre incazzare non poco.
Ho avuto a che fare, per caso, durante una visita medica, anche con alcune persone che lavoravano direttamente per la compagnia, che difendevano schifosamente l’operato con frasi tipo “tanto se non lo facciamo noi lo fa un altro”, “ma sono direttive di Stato”, “ma signora, non si tratta di deportazioni”.

Si tratta proprio di deportazioni, le parole sono tante, hanno varie sfaccettature: qui la parola adatta è “deportazione”, che piaccia o no.
Perché non piace eh, se incontri i fanciullini tutti cravatta e scarpe a punta, che lavorano per società simili, determinate parole non piacciono, danno fastidio, costringono ad allentare un po’ il nodo della cravatta.
Iniziative importanti, mentre nei CIE divampa la protesta : da 3 giorni va avanti un determinato sciopero della fame e della sete nel Cie di Ponte Galeria, che ha bisogno della solidarietà attiva di tutti noi.
Questoinvece  quel che è accaduto oggi, attraverso il sito Macerie (ma lo seguite sì?)davanti a tre uffici postali di Milano.
Qui un vecchio post a riguardo: LEGGI
Sempre dal sito Macerie invece, vi consiglio di leggere il post “Sì, fuoco ai CIE”, perché sì. Punto.

Questa mattina un gruppo di solidali con le lotte dei reclusi del Cie ha dato vita a tre presidi-lampo di fronte ad altrettanti uffici postali di Porta Palazzo e della Barriera di Milano. Manifesti sulle vetrine, volantini e interventi al megafono per segnalare a clienti e impiegati che PosteItaliane, attraverso la loro controllata MistralAir, collaborano con le deportazioni dei senza-documenti. Una piccola contestazione, che però ha fatto andare in confusione gli impiegati di Porta Palazzo, che si sono barricati nell’ufficio lasciando fuori alcuni clienti e che hanno riaperto solo all’arrivo di una volante della polizia – rimasta poi di piantone fino all’orario di chiusura.
macerie @ Gennaio 27, 2014

La strage di Farmakonisi: 12 migranti uccisi dalla Guardia Costiera

27 gennaio 2014 1 commento

La frontiera europea…

A guardare gli occhi di queste persone le parole vanno via.
Non son mai stata capace di trovarne di adatte per descrivere le loro vite, ma sopratutto la morte di coloro che cercano di toccare il suolo europeo.

Saranno 5 morti quelle dita aperte?

Suolo che non solo non li desidera, che non solo legifera cinicamente, che non solo rinchiude senza colpe,
ma che uccide scientificamente, molto spesso sporcandosi proprio le mani, direttamente.
Come in questo caso, nel “naufragio” di Farmakonisi, isola disabitata a poche miglia dalla Turchia di nemmeno 4 km quadrati;
perchè basta parlare di naufragio, quando raccogliamo dalle acque corpi (quasi sempre corpicini) che non possono chiamarsi in altro modo che assassinati.
Assassinati sì, e in questo caso tutte le testimonianze parlano chiaro contro la Guardia Costiera che ha intercettato la barca a meno di 100 metri dalla costa greca, in una giornata di mare mosso: il loro modo di “salvare” dei migranti (tra cui molti e molti bambini) è stato trainarla a grande velocità, tra onde sempre più arrabbiate che continuavano a riempire la barca d’acqua.
Non son servite le urla, non c’è stato modo di comunicare alla guardia costiera che trainando in quel modo la barca la tragedia non poteva che esser prossima: c’hanno provato in tutti i modi, anche tentando di salire sulla motovedetta, ma la risposta son stati calci.
Calci sì, e chi cadeva in mare rimaneva li in attesa della morte, senza ricevere giubotti di salvataggio nè assistenza, nemmeno quella dei propri familiari, che continuavano ad esser trainati a gran velocità.
Solo alla fine, solo quando 12 persone ormai stavano morendo e i superstiti stavano per affondare con tutta la loro barca, la Guardia Costiera ha tratto in salvo i naufraghi che è riuscita a prendere.
Pochi, troppo pochi: gli altri son morti davanti agli occhi di tutti.

Assassinati, perchè i calci della Guardia Costiera gettavano in mare donne e bambini (c’è anche la testimonianza di chi ha visto una donna buttata a mare e suo figlio lanciato dall’altra parte); assassinati perchè sono 12 i corpi mai tornati a galla e tra questi ci sono 8 bambini,
che cercavano un po’ di pace e ristoro in Europa.
Tutti provenienti dalla Siria e dall’Afghanistan, tutti rifugiati in fuga dalla guerra e dalla tortura: i racconti dei superstiti combaciano, tutti parlano di calci, di persone gettate in mare, di insulti costanti alle donne che urlavano aiuto con i propri figli in braccio,
delle minacce successive ai sopravvissuti che sarebbero dovuti rimaner muti sulle circostanze avvenute.

Non basta più la Fortezza Europa, le leggi che si accavallano una sull’altra sempre peggiori,
a quanto pare tutto ciò non basta: ora li uccidiamo uno ad uno, li prendiamo a calci in bocca,
li insultiamo mentre annaspano cercando ossigeno tra le acque mosse.

E ancora dite che non siamo TUTTI colpevoli di questi morti? Tutti assassini di questi bambini?

Fuoco ai CIE, fuoco alla Fortezza Europa!

LEGGI:
Siamo tutti assassini
Mare nostrum: un cimitero liquido
Il mare della morte
La strage di Catania
I corpi sugli scogli

Pillole nosocomiali: il monitor

19 gennaio 2014 2 commenti

Un po’ di pillole di Bambin Gesù non riescono a non uscire…
quindi piano piano proverò a raccontarvi quel mondo, i suoi rumori, le sue allucinazioni, i dialoghi assurdi, gli incontri straordinari e non…

IMG_6645

Ehi, quella saturazione?! 🙂

Tre linee se tutto va bene,
se sei fuori da una rianimazione le linee spesso son solo tre: frequenza cardiaca, saturazione, frequenza respiratoria.
Poi in basso ogni tot compaiono tre numeri in rosso, divisi da slash e parentesi: la pressione arteriosa
e ancora sotto, verdina, la temperatura corporea esterna ( se sei in rianimazione anche interna).

Verde, azzurro, giallino: le linee corrono costanti, ognuna con la sua curva:
tum tum tum tum, la frequenza cardiaca incanta come un tamburo, ritmico o meno che sia.
Ho conosciuto cuoricini molto metallari, con quel battito che correva che sembrava esplodere da un momento all’altro, e poi eccolo che la linea si allunga un po’ e cambia la melodia che senti ormai nella tua testa,
la musica diventa lenta, la curva cambia le sue pause, poi riprende.
Poi ecco le ondine della saturazione, quella sì che mette in ansia, quella sì che per settimane e settimane ti fa sussultare…
ondine che devono susseguirsi tutte uguale, altrimenti ecco che se il 100 inizia a calare, il colore della pelle muta all’istante, le mucose si scuriscono, i muscoli iniziano a contrarsi… è tutto questione di pochi secondi, e in genere tutto si riprende…
La frequenza respiratoria è quasi rilassante rispetto alle altre; ognuno ha la sua curva, i neonatini la fanno a punta, poi piano piano la respirazione si assesta e quelle punte diventano rettangoli, lenti rettangoli che riempiono la riga, uno dietro l’altro…

I monitor diventano così amici che alla fine li hai talmente dentro di te che non senti nemmeno il bisogno di averli accanto,
i monitor per noi genitori diventano superflui perchè ogni loro variazione già la vediamo, secondi e secondi prima, in ogni movimento imprecettibile dei nostri figli. Quasi ci si gioca a chi arriva prima a pizzicar la bradicardia del momento…
I monitor ora iniziano a perder peso nella nostra quotidianità, sono amici notturni, che hanno smesso di trapanarci le orecchie.

Siamo stati in stanze da 12 cullette, dove spesso tutto suonava contemporaneamente…prima allarme giallino, lento e martellante…
se non si accorre subito anche la frequenza ritmica del monitor si affanna, il frastuono cresce, la luce diventa sempre più rossa e l’aria immediatamente si blocca, insieme al tempo.

Sono il peggior nemico, sono un grande amico, ci son luoghi al mondo in cui anche quei monotoni schermi diventano grandi compagni,
che poi sei felice di lasciare a chi, sfortunato, rimane in prima linea nella guerra contro la morte.
E nel nostro cuore

Una sentenza ricostruisce la tortura di Stato sui detenuti della lotta armata: era ora

19 gennaio 2014 2 commenti

Una sentenza coraggiosa, e mica siamo gente che ci piaccion le sentenze e i tribunali.
Ma va riconosciuto, cavolo se va riconosciuto, che il colleggio della corte di appello di Peruggia hanno scritto un pezzo di storia (che potete leggere interamente QUI) :
hanno avuto il buon gusto di leggere ed ascoltare, hanno avuto il coraggio di non tirarsi indietro e di scrivere un gran bel capitolo di verità, a cui in tanti abbiamo contribuito nel lavorare per tirare fuori il nome di Nicola Ciocia, torturatore di Stato che rischiava di esser ricordato come un uomo misterioso, dallo pseudonomico sadico, Professor De Tormentis.
Per ora non ho tempo di scrivere tutto quello che vorrei su questa sentenza, sul lavoro eccellente di Francesco Romeo, avvocato del Foro di Roma che ha aiutato Enrico Triaca a togliersi da dosso anche la condannia per calunnia per il suo coraggioso gesto di aver accusato immediatamente i suoi torturatori, trent’anni fa.
Vi lascio con un articolo di Davide Steccanela, avvocato penalista, amico che risiede nel cuore, e autore del libro “Gli anni della lotta armata”…
torneremo ancora su questo argomento,
è un po’ un vizio, non si fa altro da anni ed anni.

Enrico Triaca, torturato da Nicola Ciocia

Sotto l’articolo troverete una carrellata di link, poi questo blog ha un’intera categoria dedicata alla tortura di Stato di quegli anni, al waterboarding, ai manganelli infilati nelle vagine, ai peni bruciati con gli elettrodi: insomma, ci avevano raccontato per anni che la lotta armata era stata sconfitta dallo stato di diritto.
Ora è scritto su carta dagli stessi tribunali di questo Stato: la lotta armata è stata vinta, “con i ferri e con i vetri con i fili con il gas con gli strumenti più segreti” come cantava Fango…

Un assordante silenzio dei vari media (con ben rare eccezioni) sembra accompagnare l’avvenuto deposito delle motivazioni di una recente Sentenza di revisione della Corte di Appello di Perugia, la n. 1130/13 siglata dai Magistrati Ricciarelli, Venarucci e Falfari.

Si dirà che in fondo è un fatto vecchio che non fa più “notizia” posto che si trattava della condanna a suo tempo inflitta per calunnia ad Enrico Triaca, un oscuro “tipografo” romano arrestato il 15 maggio 1978 in occasione delle indagini sul sequestro Moro.

Costui aveva a suo tempo denunciato all’allora Giudice Istruttore di Roma, Gallucci, lo stesso Magistrato che nel 1979 attribuirà al veneto Toni Negri la diretta paternità della celebre telefonata fatta dal marchigiano Mario Moretti alla signora Moro, di avere subito pesanti torture nella notte tra il 17 ed il 18 maggio presso il Commissariato romano di Castro Pretorio, prima di rendere il proprio interrogatorio il   18 maggio. Per tali affermazioni Enrico Triaca fu puntualmente condannato per calunnia dal Tribunale di Roma il 7 novembre 1978 scontando interamente la propria pena.

Dopo 35 anni la Corte di Appello di Perugia ha accolto l’ istanza di revisione di Enrico Triaca “revocando”, per quel che ormai può servire, quella condanna per il semplice motivo che quanto a suo tempo dichiarato dall’imputato era vero. Si legge infatti nella sentenza che a seguito della diretta escussione di alcuni testi indicati dal richiedente, tra cui l’ex Commissario di polizia Salvatore Genova “all’epoca del sequestro Dozier chiamato a comporre con i colleghi Fioriolli e Di Gregorio un gruppo operativo di stanza a Verona guidato dall’allora vice-questore Umberto Improta e creato su ordine del prefetto De Francisci” è emerso “l’uso di pratiche particolari in danno di soggetti arrestati e volte a farli parlare da parte di un funzionario dell’UCIGOS che era conosciuto nell’ambiente con il soprannome di Prof. De Tormentis e che si avvaleva di un gruppo denominato i cinque dell’ave Maria”.

E ancora si legge che “sulla base di quanto i testi escussi avevano appreso dal diretto protagonista”, identificato nell’ex funzionario UCIGOS Nicola Ciocia, successivamente iscritto all’albo degli avvocati di Napoli, “può dirsi acclarato che lo stesso funzionario, conosciuto con ilnomignolo evocativo di Prof. De Tormentis (a quanto pare affibbiato dal Vice-Questore Improta) fu chiamato a sottoporre alla pratica del waterboarding anche Enrico Triaca, che del resto il 19 giugno aveva narrato di essere stato sottoposto ad un trattamento esattamente corrispondente a quel tipo di pratica speciale, a base di acqua e sale, con naso tappato”.

Insomma, a distanza di 35 anni, una sentenza resa “in nome del popolo italiano” attesta che in Italia si è fatto più volte uso della tortura da parte di alcuni funzionari di Stato per indurre alcuni arrestati a parlare, ed i nomi che si leggono sono pure altisonanti, visto che si parla di calibri qualiImprota, De Francisci, e persino di quell’Oscar Fioriolli, solo qualche annetto fa incaricato solennemente di dirigere la nuova scuola di addestramento della polizia di Stato, in risposta ai gravi fatti di Genova 2001.

Ricordo che all’epoca Leonardo Sciascia ed i radicali fecero di tutto per ottenere chiarimenti dall’allora Ministro Virginio Rognoni per sentirsi rispondere con aria sdegnata che lo Stato aveva sempre agito secondo legge e che anche il solo metterlo in dubbio suonava come un fiancheggiamento del terrorismo.
Che sia questo il motivo per il quale meno se ne parla di questa sentenza e meglio è?

(avvocato Davide Steccanella, autore del libro “Gli anni della lotta armata”)

Per dettagli sulla revisione del processo Triaca: LEGGI
– Per informazioni sulla figura di De Tormentis leggi:
*Chi è De Tormentis?
* Il segreto di Pulcinella sull’identità del torturatore
– Per informazioni sulle tecniche di tortura usate contro i militanti della lotta armata, leggi:
* Ecco come mi torturò De Tormentis
* Il pene della Repubblica
* Le torture su Sandro Padula
– La tortura sulle donne, quel pizzico in più di sadismo a sfondo sessuale:
* Le torture su Paola Maturi e Emanuela Frascella
* Cercando Dozier in vagina
* Chi è Oscar Fioriolli

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