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Posts Tagged ‘manifestazione’

2 anni e 8 mesi per sequestro di persona aggravato. “Condannati” due funzionari di polizia per gli scontri e i pestaggi del marzo 2001 a Napoli

23 gennaio 2010 3 commenti

Interessante vedere come venga valutato il reato di sequestro di persona aggravato dalla quinta sezione del tribunale di Napoli: 2 anni e 8 mesi la pena più pesante, data a due funzionari di polizia, Franco Ciccimarra e Carlo Solimente.
Avete letto bene si, per il reato più grave commesso (insieme a tutti gli altri ), cioè il sequestro di persona aggravato, sono stati dati solo 2 anni e 8 mesi.
I fatti a cui si riferisce questa sentenza li conosciamo fin troppo nel dettaglio, riguardando la giornata del 17 marzo 2001, quella in cui il movimento presente a Napoli  manifestava contro il global forum, a pochi mesi da Genova.

Foto di Valentina Perniciaro _Napoli 17 marzo 2001, pestaggi gratuiti nella tonnara_

Furono le prove generali di quello che sarebbe stato il sanguinoso luglio genovese; il passaggio di governo che ci fu nel frattempo non modificò la linea del ministro degli Interni Bianco, che a Napoli permise una tonnara, un pestaggio indiscriminato di un intero corteo chiuso da tutti i lati in una piazza.

Una piccola Genova. Un antipasto di quel che poco dopo sarebbe accaduto.
Ma non furono solo manganellate e calci nella piazza: i manifestanti furono prelevati anche dentro gli ospedali dove erano arrivati feriti e stremati per poi essere trasportati nella caserma Raniero Virgilio, dove accadde un po’ di tutto e gli abusi si sprecarono. Ed ora dopo nove anni, dopo la tonnellata di anni chiesti per una minuscola manciata di compagni a seguito degli scontri genovesi, ci ritroviamo con la solita sentenza farsa contro la polizia: due funzionari condannati a 2 anni e 8 mesi; altri 8 agenti condannati a pene che variano dai due anni ai sei mesi e dieci prescritti per reati minori ( che sarebbero “violenza privata e abuso d’ufficio” )

Comunicato centri sociali napoletani 

Dopo una lunga camera di Consiglio il Tribunale di Napoli ha condannato per sequestro di persona Carlo Solimene e Fabio Ciccimarra per i fatti avvenuti all’interno della Caserma Raniero durante le contestazioni contro il Global Forum del Ocse il 17 Marzo del 2001, insieme ad altri agenti coinvolti nelle violenze.

Foto di Valentina Perniciaro _Napoli, 17 marzo 2001: NO!_

Nonostante le sentenze precedenti per fatti analoghi come per il G8 di Genova, la storia, non quella scritta nei tribunali, ma quella che è memoria storica della città e dei movimenti ci dice che nella Caserma “Raniero”, caserma dei carabinieri nei pressi di Piazza Carlo III, venne predisposta la “camera delle torture”. I feriti vennero prelevati dagli ospedali dove erano giunti dopo le cariche. Senza alcun motivo vennero sottratti alle cure mediche e vennero condotti nella Caserma Raniero, dove subirono per ore insulti, sputi, percosse, vessazioni di ogni tipo.
Grazie al libro “Zona Rossa” che la Rete No Global produsse pochi mesi dopo, quelle violenze e quelle torture sono venute a galla, sono diventate denuncia pubblica, ed oggi a nove anni di distanza arrivano le sentenze.
Non possiamo non ricordare la “catena umana” che i poliziotti fecero intorno alla Questura di Napoli dopo che nel 2003 si avviò l’indagine per le violenze della Raniero, un senso di impunità che oggi cade davanti alle loro leggi ed al loro ordinamento giudiziario.
Non possiamo però non ricordare con altrettanto amarezza che Ciccimarra e Solimene furono promossi e nonostante le inchieste risultano ancora in servizio.
Non possiamo non ricordare che il Questore dell’epoca Nicola Izzo, oggi è uno dei principali collaboratori del capo della Polizia Manganelli, lui che dall’alto dirigeva le operazioni in Piazza Municipio in elicottero, quando quella piazza divenne una tonnara dove migliaia di persone vennero manganellate mentre la piazza veniva chiusa da tutti i lati.

Per noi non c’e’ sete di vendetta, non c’e’ risarcimento, non c’e’ gioia. Non c’e’, almeno in questo stato di cose.
Ne tantomento può esserci una riscrittura della storia nemmeno nelle motivazioni del pm Del Gaudio che parla di “”non credo che sia stata un’azione preordinata ma un momento di follia” affermazione che non appartiene alle sue competenze, e che dovrebbe invece indagare ed accertare se i fatti sono o non sono senza entrare in valutazioni che non gli competono.
Di certo nessuna sentenza potrà però riscrivere la storia e cancellare il risultato straordinario di quel movimento che ha di fatto riaperto la partita con il comando svelandone misfatti e aberrazioni. Solo un decennio prima il Wall Street Journal poteva titolare “Abbiamo vinto!”: quel movimento ha straordinariamente dimostrato che la ribellione e l’insubordinazione costituiscono il motore di ogni società.

Centri sociali Napoletani

Atene e il suo albero di Natale

11 dicembre 2009 Lascia un commento

 

Lo scorso natale ateniese

Questa agenzia è verameeeeeente carina! Sempre dalla Grecia, questa volta sono notizie sull’albero di Natale di piazza Syntagma.
Quello che lo scorso anno è stato dato alle fiamme due volte 😉

Foto di Valentina Perniciaro _Atene 2008: dopo le fiamme l'albero di Syntagma è presidiato dai cordoni di polizia. Due giorni dopo sarà di nuovo in fiamme_

ANSA, 13.14_ ATENE: Il grande albero di Natale alto 15 metri che sorge al centro di Atene, nella piazza Syntagma, davanti al parlamento, è stato posto sotto «stretta sorveglianza» dalla polizia greca, per timore che si ripeta quanto avvenuto lo scorso anno, quando gruppi di anarchici lo dettero alle fiamme sulla scia dei disordini seguiti all’uccisione del giovane Alexander Grigoropoulos. «Vogliamo impedire che questo possa succedere ancora» hanno detto all’Ansa fonti della polizia, sottolineando che non solo l’albero, ma «tutto il Natale è sotto accresciuta protezione» nel centro della capitale. «Abbiamo posto in atto un dispositivo di sicurezza per garantire feste tranquille a commercianti e clienti» hanno spiegato le fonti. Lo scorso dicembre negozi, banche, supermarket e automobili erano stati danneggiati o distrutti dalla furia della protesta. Ieri, in occasione di due delle ricorrenti manifestazioni studentesche, una ventina di agenti della polizia speciale erano stati posti intorno al grande albero, che continuerà ad essere pattugliato durante tutto il periodo delle feste. L’abete è inoltre protetto dalle guardie di un’impresa privata, la ‘Champion Security’. «Siamo stati sempre noi a garantire la sicurezza dell’albero, anche gli scorsi anni, ma dopo quanto successo l’ultima volta, adesso c’è anche la polizia a darci manforte» ha detto all’Ansa uno dei due agenti privati che 24 ore su 24 sorvegliano il grande simbolo del Natale, che quest’anno è inoltre circondato da una barriera metallica protettiva.

La Questura vieta il corteo dell’11 dicembre da P.le Aldo Moro

9 dicembre 2009 Lascia un commento

IL COMUNICATO DELLA SAPIENZA:
E’ di oggi la notizia che la Questura di Roma ha revocato l’autorizzazione del corteo indetto da tutto il mondo della formazione per l’11 dicembre. Partendo da piazzale Aldo Moro, passando per piazzale della Repubblica saremmo dovuti arrivare fin sotto il Ministero dell’Istruzione. Un corteo che in continuità con le mobilitazioni autunnali e con l’assemblea del 20 novembre, vuole rinnovare l’opposizione ai processi di trasformazione di scuola e università, dal D.D.L. Gelmini al D.D.L. Aprea, rivendicando un nuovo welfare per i soggetti precari e in formazione.

Ancora una volta, in tempo di crisi, si vuole limitare la libertà d’espressione e il diritto al dissenso, attraverso l’imposizione di un protocollo amministrativo, valido, quindi, solo per le parti contraenti. Ancora una volta viene agito il tentativo di limitare il protagonismo dei soggetti della formazione, studenti, ricercatori, insegnanti e genitori, che rifiutano di pagare una crisi che non hanno prodotto.
In un paese a democrazia bloccata crediamo invece sia fondamentale rivendicare il nostro diritto a manifestare, contro i processi di dismissione di scuola e università, contro ogni forma di precarizzazione del nostro lavoro e delle nostre vite. Per questo venerdì, in occasione dello sciopero dei lavoratori della conoscenza attraverseremo le strade della città riprendendoci la libertà d’espressione e il diritto a manifestare.

STUDENTI, PRECARI E LAVORATORI DELLA CONOSCENZA

Atene, al terzo giorno di insurrezione

8 dicembre 2009 Lascia un commento

Photo di Milos Bicanski

 

Ancora dall’Ellade che insorge.
Intanto vi consiglio di cercarvi video delle manifestazioni, per capire realmente l’imponenza della cosa
Questa mattina c’è stata una manifestazione di studenti medi davanti al carcere di Koridallos, con pesanti cariche e scontri.
Una buona notizia è che i 22 compagni del Resalto sono tutti liberi per decisione della magistratura, visto che il presidente del municipio di Keratsini (dove si trova lo spazio sociale autogestito) ne rivendica la legittimazione e denuncia l’abuso di potere compiute dalle forze dell’ordine durante il raid. 

Ieri in piazza è scesa buona parte della Grecia: cortei a Mitilene, Lefkada, Paros, Larissa, Rodi, Chania, Iraklion, Kalamata, Katerini, Zante, Tripoli, Samos, Volos. A Kozani comune occupato. Salonicco brucia!

Pochi minuti fa invece è stata battuta quest’interessante agenzia: Agenti in borghese e incappucciati dei reparti speciali (Mat) hanno coadiuvato la polizia nella repressione delle manifestazioni di ieri a Chania, Creta. Lo rivela un video diffuso dalla emittente TVXS nel quale si vedono chiaramente uomini con gli stessi cappucci indossati solitamente dagli anarchici affiancare la polizia durante una manifestazione ieri per l’anniversario dell’uccisione del giovane Alexandros Grigoropoulos. Nel video si ode la folla di studenti insultare i poliziotti mascherati definendoli «nazisti incappucciati» e «assassini».
 

Foto di Milos Bicanski

Da Atene, nel secondo giorno di fuoco e lotta, per Alexis

7 dicembre 2009 Lascia un commento

Provo a fare un piccolo resoconto della giornata di oggi, attraverso i racconti di Anubi, che si trova in corteo e le agenzie che vengono battute qua e là.

Il corteo partito due ore fa “contro la nuova Giunta” è stato mastodontico ed è ancora in corso, con l’appoggio di 3 ore di sciopero generale proclamate dalla metà di sindacati. Un corteo composto da decine di migliaia di studenti medi, uniti a quelli universitari e ai docenti: i più piccoli hanno attaccato la polizia con arance e pietre a Propileia. Un commissariato è stato attaccato a Pathison, e poi sono partite cariche pesante dei MAT schierati ovunque, soprattutto nella zona di Syntagma.
Raid e arresti continuano incessantemente.

 Ieri avevamo parlato di un’aggressione subita dal rettore dell’università di Atene, il 64enne Christos Kittas, docente di istologia ed embriologia. Le agenzie stampa parlavano di gravissime condizioni a seguito di alcune sprangate in testa e anche di un arresto cardiaco immediatamente successivo all’aggressione. Dopo poche ore dal primo lancio di agenzia un’altro dichiarava che le sue condizioni sembravano decisamente gravi. In realtà non s’è fatto proprio nulla, come è possibile constatare dalle foto pubblicate su Indymedia Athens in cui si vede chiaramente che esce dall’ateneo camminando con il telefono in mano, sorretto da due persone. Certo non un uomo in fin di vita con la testa aperta, non un “tentativo di assassinio” come tutta la stampa si era mobilitata a dichiarare immediatamente. 

Gli italiani arrestati l’altro ieri sera alla vigilia del grande corteo di ieri, sono stati rilasciati a piede libero in attesa di processo, che inizierà il 16 dicembre.

 La situazione in questo momento è “stabile” nel suo delirio. Le facoltà sono isolate l’una dall’altra: Legge è completamente circondata dai MAT e dal gruppo Delta con le sue moto, che arrestano chiunque provi ad avvicinarsi: il Politecnico è ancora luogo d’asilo per tutti, ma sotto un bombardamento di lacrimogeni che non è praticamente mai cessato da ieri…
Vi metto un altro comunicato proveniente dal Politecnico

COMUNICATO DEL POLITECNICO OCCUPATO, ATENE 07/12/2009

Visto che i governanti non dichiarano nulla, lo faremo noi.
Visto che i media non collegano nulla, lo faremo noi.
Il raid militare contro lo spazio anarchico Resalto a Keratsini.
Uno spazio di intervento e controinformazione che, come tutti gli spazi di lotta, non ha mai nascosto la sua ostilita’ a chi reprime e la sua solidarieta’ ai repressi, apertamente e pubblicamente.
… qualcosa che disturba il governo.
L’arresto, la stessa notte, di tutti quelli che si sono riuniti in appoggio ai compagni in una piazza vicina e dintorni, nella sede del municipio di Nikea, cosi’ come di tutti quelli convenuti sul luogo dell’assassinio di Alexis Grigoropoulos un anno fa.
… qualcosa che disturba il governo.
Atene occupata dalla polizia, i 13mila agenti, le perquisizioni corporali, il blocco del Politecnico, la loro ansia di reprimere la manifestazione del 6 dicembre.
… ma il governo sara’ ancora piu’ irritato.
Il piano di terrore che egli ha messo in pratica e’ destinato a fallire.
I colleghi dell’assassino che razziano Atene oggi non provocano paura, provocano rabbia.
Gli arresti dei compagni e le pesanti accuse a loro carico non provocano disagio, inducono alla solidarieta’.
Gli attacchi a spazi, occupazioni e luoghi di lotta non portano isolamento, ma sempre maggiore tenacia e cospirazione.

– NESSUNO OSTAGGIO NELLE MANI DEGLI ASSASSINI
– LIBERTA’ PER I 22 COMPAGNI DI RESALTO ACCUSATI DI REATI GRAVI E AI 43 COMPAGNI SOLIDALI CHE SONO STTO PROCESSO PROPRIO ORA DAVANTI ALLA CORTE DEL PIREO.
– LIBERTA’ PER I 12 ARRESTI AD EXARCHIA NELLO SHOW FABBRICATO DALLA POLIZIA.
– CONTRASTARE IL LORO PIANO CON UNA RESISTENZA TOTALE.
– RISPOSTA DI MASSA AGLI ASSASSINII, AI PESTAGGI, AGLI ARRESTI, ALLE MENZOGNE DEI MEDIA.
LORO STANNO PERDENDO LA SCOMMESSA DEL CONSENSO SOCIALE.

TUTTI NELLE STRADE.

Le compagne e i compagni del Politecnico Occupato di Atene

AGGIORNAMENTI ORE 20.00: Grazie ad Anubi si continuano ad avere aggiornamenti dalle strade in fiamme di Atene. Dopo ore di scontri tra la facoltà di giurisprudenza e Syntagma, migliaia di manifestanti si sono rifugiati all’interno del Politecnico, con al seguito migliaia di agenti dei MAT che sono entrati praticamente nel cortile.
Per non rimanere in trappola all’interno del Politecnico (lo scorso anno l’assedio del Politecnico negli ultimi giorni della rivolta fu insostenibile, soprattutto per l’aria satura di lacrimogeni, all’interno dell’edificio e tutt’intorno), con una serie di azioni e sortite, i compagni sono riusciti a creare un tunnel con il lancio fitto di pietre e bottiglie incendiarie per far uscire in corteo migliaia di persone, che hanno raggiunto  piazza Omonia per poi disperdersi. Gli scontri sono in tutti gli accessi al quartiere di Exarchia come a Stadios, Akademias e al Pireo. Anche questa serata e questa nottata si prevedono lunghe.

Le agenzie italiane non danno alcuna notizia a riguardo, ma sempre il “nostro inviato speciale” ( 😉 ) ci racconta di un ragazzo, uno studente medio, che durante il fermo è stato pestato a sangue. Sembrerebbe riversare in gravi condizioni anche se le fonti ufficiali dicono non sia in pericolo di vita.

Anche da Salonicco diverse notizie dopo due giorni di scontri e occupazioni: oggi è stato occupato il rettorato dell’università dopo la terza violazione del diritto costituzionale d’asilo all’interno degli atenei e una giornata di piazza estremamente dura, con diversi fermi collettivi. 

😉

Ultimo aggiornamento della giornata da Atene

7 dicembre 2009 Lascia un commento

Piccolo aggiornamento della situazione ateniese, intorno alla mezzanotte del primo anniversario della morte di Alexis

Atene, questo pomeriggio

 

Indymedia Atene ha ricominciato, per ora a funzionare ed ha aggiornato con molte notizie ed immagini della lunga giornata di oggi, dalla capitale, da Salonicco e dalle altre città greche.

I BATSI (maiali) si vedono all’opera con tutte le loro tecniche e i loro armamenti chimici, ai quali si è aggiunto un uso delle motociclette spaventoso, simile a quello che si è visto recentemente nelle piazze iraniane. 
Cortei spontanei si susseguono: un paio d’ore fa un corteo spontaneo è partito dall’angolo dell’uccisione di Alexis e gli scontri sono iniziati pochi minuti dopo, con barricate di cassonetti e pietre e i MAT sparsi per tutto il quartiere: la cappa di lacrimogeni sta, come lo scorso anno, invadendo ogni vicolo, nitida allo sguardo, come una nuvola immobile e densa.  Si parla di circa 550 fermi nell’arco della giornata e la polizia è palesemente a caccia, anche e soprattutto di internazionali. Le vie intorno al Politecnico (comunicato del Politecnico), così come all’ASOEE sono un continuo botta e risposta di molotov e lacrimogeni da ore.
La situazione è sempre più simile a quella dello scorso anno. La nottata è appena iniziata. Dei 22 presi ieri all’interno del Resalto si è venuto a sapere che sono tutti imputati di terrorismo….

PER TUTTI I PRECEDENTI ARTICOLI SULLA RIVOLTA DI ATENE CLICCARE QUI 

Atene: è ricominciata la festa! Scontri e occupazioni in tutta la città!

6 dicembre 2009 1 commento

Primo resoconto dell’inizio delle manifestazioni ad Atene, di Anubi che si trova lì!
Seguiranno aggiornamenti.

(AP Photo/Thanassis Stavrakis)

Ad un anno dall’assassinio di Alexis, dentro uno stato d’assedio, un corteo che in Italia sarebbe stato venduto d’1 milione di persone, sicuramente grande almeno come quello del 21 luglio 2001 a Genova, aperto da uno spezzone del Politecnico occupato pari al corteo di via Tolemaide del 20/07/01, alla faccia del governo “democratico” del Pasok che ha dichiarato “opera di 2-300 anarchici venuti dall’estero” gli “eventuali disordini” mentre affama i salariati e i senza reddito e dopo che ieri ha sequestrato il quartiere di Exarhia, razziato un centro occupato, bastonato e rapito 200 persone 75 delle quali ancora trattenute fra cui 4 compagni e 1 compagna italiani… 

Questo corteo infinito, debordante di giovani dai 15 ai 30 anni ma anche di tanti altri, di studenti universitari e medi, d’insegnanti, di ragazzi delle periferie, di donne autodeterminate, di migranti, di proletari, di precari, di “general intellect” metropolitano, senza mai scomporsi nel corso di 3 ore e mezza ha:
– occupato il rettorato a Propileia su cui sventola la bandiera dell’anarchia;
– combattuto la polizia lungo il corso di Akademias a fuoco per mezzo pomeriggio;
– riempito i lunghi viali di Venizelos e Stadios, riempito due volte l’enorme piazza Syntagma;
– assediato governo e parlamento presidiati all’inversosimile;
– resistito ai gas e a 15 cariche laterali e in coda dei Mat;
– colpito a ritmo d’esplosioni i reparti intorno, le banche, le finanziarie e gli shop di lusso…
Ora la folla occupa piazza Omonia, le laterali di Akadimias, il corso Pathision e tutta Exarhia, in attesa della sera. Stay tuned… 

Alexis Zei!
Oloi Stous Dromous, Ghia Ti Eleutheria!
We Wont Forgive, We Wont Forget!
Merry Crisis And A Happy New Fear!
Remember Remember The 6th Of December…

 Diretta con Anubi su Radio Onda Rossa dopo le 17.30

ORE 16.00: qualche piccolo aggiornamento sulla situazione. Diverse cariche intorno a Syntagma, anche con un uso incredibile delle motociclette (da parte dei M.A.T. che lo scorso anno non c’era). I cortei si sono sciolti e ricompattati diverse volte in diversi punti della città, con centinaia di licei e facoltà occupate come punti di riferimento.
Scontri con la polizia non si sono mai fermati sia in pieno centro storico (distrutte decine di vetrine tirate a lucido per lo shopping natalizio e banche) che verso Eksarxia, che continua ad essere completamente circondata da più di 7.000 agenti.
Le poche agenzie italiane che circolano battono come notizia il ferimento del rettore dell’università di Atene, colpito alla testa da un gruppo di studenti mentre occupavano la sede amministrativa dell’università.
NEL FRATTEMPO E’ STATA OSCURATA INDYMEDIA ATENE! andiamo bene!
Dal Politecnico giunge voce che è sotto un fitto bombardamento di lacrimogeni

ORE 17.15: appena battuta un’ANSA che ci dona qualche notizia sui 5 italiani arrestati ieri.
I cinque italiani, quattro uomini e una donna, arrestati ieri durante incidenti ad Atene alla vigilia delle dimostrazioni per l’anniversario dell’uccisione del giovane Alexandros Grigoropoulos, saranno processati domani per direttissima. I cinque, che fanno parte del gruppo di anarchici europei di cui le autorità avevano segnalato la presenza in Grecia, sono comparsi oggi davanti ad un magistrato, con l’assistenza di un avvocato messo a disposizione dell’ambasciata d’Italia e la presenza del console italiano Francesco Latronico. Il magistrato ha convalidato il loro arresto per varie imputazioni fra cui violenza contro pubblico ufficiale e distruzione di beni pubblici. Al momento del fermo sono stati trovati in possesso di cappucci e bastoni.

Aggiornamenti costanti in inglese sono qui.

Comunicato del Politecnico occupato di Atene

6 dicembre 2009 Lascia un commento

COMUNICATO DEL POLITECNICO OCCUPATO DI ATENE di ieri sera, Sabato 5 dicembre 2009

Circa 160 persone sono state catturate nell’intento di spargere il terrore e dissuadere gli altri a partecipare alle manifestazioni che segnaleranno l’anniversario dell’assassinio di un giovane di 15 anni da parte della polizia greca un anno fa.
Un anno dopo l’assassinio di Alexandros Grigoropoulos per mano dello Stato greco, l’esercito di polizia del regime sta cercando di insediarsi in ogni angolo della citta’. Assassini perfettamente organizzati hanno assaltato il centro sociale autogestito “Resalto” a Keratsini, hanno attaccato intanto i giovani, hanno bloccato le entrate e le uscite dei luoghi di lotta politica e sociale, hanno colpito Exarhia e il Politecnico e continuano tuttora ad affettuare un gran numero di arresti e fermi.
Quelle marionette dello Stato che sono i media di comunicazione di massa non mancheranno di ritrasmettere la propaganda ufficiale del potere fabbricando tutta un’atmosfera di terrore e paura.

Ieri, nel luogo dell'uccisione di Atene (AP Photo/Kostas Tsironis)

A un anno dalla rivolta del dicembre 2008 il sistema di sfruttamento e oppressione prova una volta di piu’ a riaffermare la sua autorita’. Il governo sta tentando di rafforzare uno stato permanente di emergenza per gestire cosi’ l’indignazione sociale e imporre il silenzio dei cimiteri all’insieme della societa’.

In risposta all’invasione della citta’ noi ci ritroviamo ad occupare il Politecnico.
Facciamo un appello ad ogni persona che desidere resistere perche’ lo faccia con ogni mezzo necessario.
Proseguiamo a mantenere questo spazio nello nostre mani cosi’ come a dichiarare la nostra solidarieta’ incondizionata con tutte e tutti quelli che debbono affrontare la persecuzione dello Stato.
Esigiamo la liberazione immediata di tutte e tutti gli arrestati e i fermati.

TUTTI IN STRADA, ALLA MANIFESTAZIONE DI DOMANI 6 NOVEMBRE A PROPILEIA ALLE 13.30.
NOI NON DIMENTICHIAMO E NON PERDONIAMO.
TUTTO CONTINUA.

Il Politecnico Occupato

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Alexis Grigoropoulous: UN ANNO DOPO NOI NON DIMENTICHIAMO

5 dicembre 2009 2 commenti

Atene si sta preparando.

Con Salonicco e tutte le città che un anno fa stavano per riempire le strade per tre settimane, giorno e notte.
Domani è l’anniversario della morte, dell’uccisione, di Alexandros Grigoropoulous: ragazzo di soli 15 anni, colpevole di nulla.
Il luogo dell’assassinio è il quartiere ateniese di Eksarxia, luogo di ritrovo da decenni di compagni, anarchici, studenti e migranti.
Luogo anche di decenni di provocazioni, retate, arresti, cariche da parte della polizia, di una polizia greca mai stata tenera con i compagni.
Ma lo scorso anno è cambiato un po’ tutto e questo blog è partito per andare a vedere con i propri occhi quello che accadeva.
Non vi sto quindi a riscrivere la dinamica di quei giorni, scoppiata un minuto dopo l’ultimo dei tre spari che raggiunse il giovanissimo Alexis al petto.
Atene ha vissuto tre settimane di rivolta che non dimenticherà facilmente ed ora è totalmente blindata, dopo mesi di attacchi e provocazioni “di stato”, dopo un cambio di governo che non ha migliorato di certo il clima.
L’anniversario, il primo anniversario della morte di questo ragazzo, divenuto simbolo di una rivolta di massa che ha letteralmente dato fuoco alla città, è temuto non poco dal nuovo governo. Più di mille agenti della polizia e dei reparti speciali sono schierati in attesa dell’inizio delle manifestazioni e degli incidenti.
Sassaiole, lanci di molotov e attacchi incendiari contro banche e sedi di governo o della polizia sono state all’ordine del giorno per tutti questi 12 mesi, così come arresti, perquisizioni, retate e pesanti restrizioni della libertà per molti attivist@
Da venerdì un po’ tutte le facoltà e molti licei della città sono occupati sia ad Atene e Salonicco che in molte altre città greche.

@ Anche questa sera ci sono stati diversi arresti:  una pesante retata ad Eksarxia ha portato all’arresto di 90 persone. Poco fa si è venuto a sapere che tra questi sembrano esserci anche 5 italiani (4 uomini e una donna). Confermato, gli italiani presi dalla polizia in Exarhia ad Atene sono 5 di cui 1 donna, in arresto per 24 ore come si usa in Grecia… Gli arresti sono invece 74 , tutti in Exarhia e intorno a Politecnico, Assoe e Nomiki, su un totale di 163 fermati, dei quali 101 nelle strade e 63 in due raid inoccupazioni sociali…

Domani queste pagine saranno costantemente aggiornate.
Con Alexis nel cuore.
Sono in quelle strade, anche se quest’anno solo con il cuore.

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MPATSI GOURUNIA DOLOFONOI!

Foto di Valentina Perniciaro, a prender confidenza con la sbirraglia greca

IL SANGUE SCORRE E GRIDA VENDETTA

 

Foto di Valentina Perniciaro, salutando Alexis

SE BRUCIANO LE CITTA’, NASCONO I FIORI 

Foto di Valentina Perniciaro, le lunghe notti ateniesi

 

Pochi minuti fa Anubi ha mandato in rete un articolo che sarebbe dovuto uscire domani su Liberazione, ma che invece non ci sarà.
Lo pubblico qui, è fresco fresco di scrittura…chissà, forse dal solito internet point, tra una piazzetta satura di lacrimogeni e una facoltà occupata…

E’ vero, ad Atene, la capitale greca che si affaccia oggi sull’anniversario di un anno dall’assassinio per mano della polizia antisommossa del 15enne Alexis Grigoropoulos, ci sono migliaia di individui travisati, con passamontagna e maschere antigas, coi caschi calzati sulle teste, pronti al finimondo. Per la precisione, sono 10mila. Tanti infatti ne ha schierati il governo, il neoinsediato esecutivo del socialista Pasok, per “prevenire” il ripetersi di quella rivolta giovanile che pure ha segnato la parabola del predecessore governo di centrodestra consegnandolo alla crisi politica e alla recente sconfitta elettorale. Sono dappertutto, i poliziotti: quelli “normali” in blu e altrettanti in verde, i Mat, gli antisommossa che detengono un discreto primato nell’essere detestati dalla maggioranza dei giovani – e anche da molti meno giovani – in Grecia. Sono dappertutto nel tesisimmo sabato di vigilia ad Atene, dove le principali arterire del commercio e dell’intrattenimento del centro appaiono straordinariamente disertate dalla gente, quella che ha ancora qualche soldo da spendere nel Paese del vecchio nucleo dell’Unione europea che versa nella condizione peggiore quanto a conti economici e a bilancio sociale della crisi globale.
I 10mila della pretesa di “ordine pubblico”, però, si materializzano, quasi tutti, solo a sera. E si materializzano proprio là dove Alexis fu assassinato un anno meno un giorno (quello odierno) prima: ad Exarhia, il centralissimo quartiere alternativo che s’è guadagnato la fama d’essere il più ribelle d’Europa. E là dove la repressione e il suo volto assassino, quella notte del 6 dicembre 2008, fece trovare ai primi rivoltosi d’Exarhia la sponda naturale e immediata:

Atene, piazza Syntagma (Ap Photo)

 

il Politecnico di Atene. Così, fin dalla vigilia, l’appello lanciato dal neo-premier Ghiorghios Papandreu, un nome illustre e un’eredità politica totalmente trasfigurata lungo le generazioni, ha rivelato tutta la sua vuotezza. Papandreu, per mettere le mani avanti di fronte ad un anniversario la cui qualità è annunciata in modo inequivoco dal semplice dato che praticamente tutte le università e le scuole greche sono state occupate nel corso dell’ultimo mese, ma anche per cercare di districarsi dalla perfetta identificazione col predecessore e destro Karamanlis (altro erede dinastico), aveva in effetti parlato al Paese venerdì per dire che il governo socialista è “contro la violenza”, aggiungendo “sia di Stato sia individuale”, e per invocare quindi un “fronte sociale unito” in grado di “prevenire”, appunto, nonché “isolare” nuove scintille di rivolta. Dev’essere che il solo “fronte” a rispondere è stato quello fra i reparti mobilitati…
Persino il ministro dell’Interno, Mihalis Chryssochoydis, s’era in effetti speso ancora ieri nella stessa direzione. Ricordando l’assassinio di Alexis come “un caso di estrema violenza poliziesca” che ha “segnato la vicenda del Paese” e “colpito la fiducia del popolo nella capacità dello Stato di proteggerlo” (fiducia piuttosto immaginaria, vista l’immediata estensione della rivolta d’un anno fa…); lui che non può fare altrimenti avendo dovuto, dopo aver promesso (e disposto) fuoco e fiamme sulla “normalizzazione” di Exarhia, far dimettere il capo della polizia che il governo Pasok aveva esentato dallo “spin-off” pur essendo lo stesso del dicembre 2008, dopo un “errore” come l’arresto in piazza Exarhion dell’antico speaker della radio pirata del Politecnico occupato contro la giunta fascista nel 1973 e attuale esponente di Syriza. Chryssochoydis aveva poi argomentato che “i giovani avevano diritto di prendersi le strade per esprimere il loro disagio e la loro rabbia”, un anno fa; ma “oggi” fa “la differenza” il fatto che “la leadership che provocò questa situazione non è più presente” e dunque “c’è una nuova speranza”. Praticamente, un’apologia preventiva. Il tutto per sintetizzare che le “sole minacce” a dargli “preoccupazioni” sarebbero provenute da “circa 500 elementi anarchici e estremisti stranieri”, in afflusso verso Atene. E così, mentre lo stesso presidente della Repubblica Karolos Papoulias lanciava a sua volta un appello a “ricordare pacificamente l’assassinio di Alexis Grigoropoulos”, dopo averlo definito “una lezione per tutti noi su dove l’arbitrio può portare” e nell’esprimere “solidarietà” alla “famiglia” (che intanto ha dovuto subire l’ennesimo rinvio del processo al poliziotto omicida, spostato esplicitamente per “ragioni d’ordine pubblico” a gennaio e per di più a 150 km da Atene), la capitale greca e dentro di essa le capitali del dissenso e dei comportamenti sociali “pericolosi”, ossia Exarhia e le Università, venivano messe in stato d’assedio.
Così, ancora, l’unica manifestazione fissata per quella pesantissima vigilia che è stata la giornata di ieri, precisamente sul luogo dell’uccisione di Alexis nella piazza Missoloungi che da un anno ha preso il suo nome sulle targhe autoprodotte e nelle menti di tante e tanti, una manifestazione stanziale convocata dalle associazioni dei residenti del quartiere, non ha trovato alcun gesto che parlasse di “dialogo”, intorno a sè. E anziché trovare un allentamento della pressione intollerabile stabilita da mesi con “cordoni sanitari” e raid quotidiani, come quello che giovedì ha scatenato la reazione dei giovani in piazza Exarhion finendo peraltro col bilancio di due poliziotti in ospedale di cui uno grave per il trauma cranico riportato in seguito alle sassate ricevute, la manifestazione nel cuore di Exarhia è stata soffocata. Da un cordone ancora più stretto e moltiplicato esponenzialmente quanto a numeri di poliziotti schierati (2mila fin da subito, anzi prima), subito tramutato in un ulteriore raid approfittando delle prime scaramucce lungo le strade che collegano il quartiere al corso di Akademias e a quello di Pathision.

Il risultato è il frutto dell’intenzione. La cui evidenza non ha fatto che confermare le ragioni della rabbia determinata e della volontà di dare continuità alla rivolta, che animano da sempre il movimento studentesco e non ad Atene e in Grecia. Dunque la capitale ellenica ieri sera, di nuovo, è tornata ad essere il proscenio di quella rabbia e di quella rivolta. Con la novità della prontezza e dell’ulteriore pesantezza dell’intervento poliziesco, che ha letteralmente spazzato il quartiere e chiuso su sé stessi gli Atenei occupati del Politecnico, delle facoltà giuridiche e dell’Assoe, la scuola economica che pure il rettore aveva tentato di tenere sbarrata venerdì e che ha dovuto cedere ai collettivi dopo durissimi scontri con la polizia chiamata a presidiarla. Migliaia di poliziotti e centinaia di pompieri, costretti a seguirli per spegnere subito gli incendi. Solo che ieri doveva ancora venire la notte. E, soprattutto, in attesa delle grandi manifestazioni convocate consecutivamente per oggi alle 13 e 30 e per domani alla mezza ai Propileia, poche centinaia di metri distante dal Parlamento e dal governo, ieri era solo la vigilia: nel Paese sul quale da 2 settimane i vertici economici dell’Ue discutono di come evitare il declassamento dei titoli di stato, per un debito pubblico pari e per un deficit di non molto superiore a quelli dell’Italia.
Anubi D’avossa Lussurgiu, Atene 5 dicembre 2009 

 

 

Comunicato stampa dalla nuova occupazione di Roma; Via del Policlinico 137

4 dicembre 2009 Lascia un commento

Ecco il comunicato stampa dell’occupazione / presidio permanente avvenuta questa mattina in Via del Policlinico, a Roma.

GIORNATA CONTRO GLI SFRATTI E GLI SGOMBERI. A ROMA I MOVIMENTI PRESIDIANO UNO STABILE IN VIA DEL POLICLINICO 137

Questa mattina, nella giornata nazionale contro gli sfratti e gli sgomberi, a Roma i movimenti per il diritto all’abitare hanno stabilito un presidio permanente in uno stabile pubblico vuoto in via del Policlinico 137.
Si tratta di uno delle migliaia di luoghi abbandonati al degrado e alla rendita, mentre oltre 40mila persone attendono risposte che non arriveranno dal Piano casa del comune di Roma. All’orizzonte, nei prossimi mesi, il dramma dell’insolvenza e degli sfratti, con migliaia di nuclei familiari e di singoli inquilini stressati dalla rata del mutuo o dal canone aumentato e dall’incombente arrivo dell’ufficiale giudiziario pronto ad eseguire pignoramenti e sfratti.
La risposta del governo delle regioni e del Comune di Roma consiste nella vendita del patrimonio residenziale pubblico, nell’avvio di un piano di “housing sociale” all’insegna anche stavolta degli interessi privati con case che non arriveranno mai e comunque troppo costose, e nella liberalizzazione delle procedure edilizie. A fine dicembre scade la copertura per le categorie protette che ormai riguarda pochissimi casi e così come il bonus per l’affitto, sta diventando uno strumento parziale, quasi inutile. Per opporci a tutto questo, iniziamo un presidio permanente all’interno dello stabile in Viale del Policlinico 137 per chiedere il blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi, un vero piano abitativo con case popolari e il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica.

 Oggi pomeriggio, alle ore 17, ci concentreremo a piazza Vittorio, per dire ad Alemanno che Roma è di chi la abita, mentre altre città, da Napoli a Firenze, da Bologna a Milano e a Torino vedranno iniziative di lotta per chiedere il blocco degli sfratti per morosità che oggi rappresentano nella nostra città più del novanta per cento delle esecuzioni.

Roma, 4 dicembre 2009

Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa
Blocchi Precari Metropolitani
http://abitarenellacrisi.noblogs.org

Diego Bianchina, 31 anni, operaio: ucciso sul lavoro

2 dicembre 2009 Lascia un commento

 

TERNI 2 DICEMBRE ’09, ORE 16,30 DA VIALE BRIN
MANIFESTAZIONE CITTADINA CONTRO LE MORTI DI LAVORO
 

Un altro morto alla Thyssenkrupp: Diego Bianchina, 31 anni, operaio.

Ieri 1° dicembre a quasi due anni dal tragico anniversario della strage alla Thyssenkrupp di Torino è morto a Terni un giovane operaio di 31 anni, intossicato dalle esalazioni di acido cloridrico.
Diego Bianchina non doveva essere solo ad effettuare quelle operazioni pericolose che lo hanno portato alla morte. Le morti di lavoro nel nostro paese sono una strage, 4 caduti al giorno, 1.450 l’anno circa. UNA GUERRA.
La settimana che è appena conclusa ha visto un grave incidente al Tubificio, ad Aprile un lavoratore delle ditte in appalto è morto, sempre alla Thyssenkrupp. Non si può parlare di tragica fatalità, per quanto ci riguarda le responsabilità sono chiarei ritmi accelerati di produzione, l’inosservanza delle regole di base per tutelare la salute e la vita dei lavoratori producono un contesto in cui chi la mattina timbra per andare a lavorare rischia di non uscire la sera.
La logica del profitto ha portato a monetizzare la salute dei lavoratori, le leggi attuali hanno anche depenalizzato la responsabilità dei vertici aziendali, ma per noi una cosa è certa: la responsabilità degli incidenti e delle morti di lavoro è dei padroni e degli Amministratori Delegati, cioè di chi fa profitti col lavoro di operai e impiegati. A Torino i vertici della Thyssenkrupp sono stati inquisiti per omicidio volontario. Per noi anche questo di Diego è un omicidio volontario. Per questo, quando si è diffusa la notizia della sua morte gli operai spontaneamente sono usciti dalla fabbrica e hanno bloccato la produzione e viale Brin. Il blocco è continuato con lo sciopero del turno di notte e con quello di tutta la giornata del 2 dicembre. Ma questa morte non riguarda solo gli operai e la fabbrica, riguarda tutta la città di Terni. Perché la città deve molto, a livello economico, produttivo, occupazionale e storico all’acciaieria.

Per questo l’assemblea spontanea e autorganizzata degli operai propone un corteo che parta nel pomeriggio di oggi, alle ore 16:30, dai cancelli della fabbrica in viale Brin ed attraversi il centro cittadino.

Ø     Chiediamo ai lavoratori, ai cittadini, agli studenti, alle forze sociali, politiche e sindacali, alle associazioni di partecipare attivamente alla riuscita della manifestazione.
Ø     Chiediamo ai commercianti di abbassare le saracinesche in solidarietà con gli operai ed in lutto con la morte di Diego.
Ø     Chiediamo che l’amministrazione comunale proclami un giorno di lutto cittadino.
Ø     Chiediamo che la Terni generosa, la città solidale con gli operai per un giorno risponda con fermezza a questo omicidio di lavoro.

   INVITIAMO TUTTI A TROVARSI DAVANTI ALLA FABBRICA ALLE 16:30 PERCHE’ NON AVVENGA ANCORA

L’Assemblea spontanea ed autorganizzata degli operai della TK-AST

MO BASTA! Manifestazione contro sfratti e sgomberi

30 novembre 2009 Lascia un commento

Alemanno sfratta e sgombera? Mo basta!
La città è di chi la abita

Lo sgombero militare dell’Horus Liberato di piazza Sempione, avvenuto lo scorso 19 novembre, è solo l’ultima tappa dell’offensiva contro i diritti e le libertà promossa dalla giunta di destra negli ultimi mesi. Il Campidoglio pensa di gestire la crisi economica colpendo quel pezzo di società che si organizza nei territori per difendere il diritto alla casa, liberare spazi dalla speculazione, rivendicare un reddito garantito contro la precarietà, costruire accoglienza e inclusione sociale.
Nella capitale degli sfratti e dell’emergenza abitativa, sono i movimenti per il diritto all’abitare ad offrire le uniche risposte a sostegno dei senza casa, degli inquilini, dei precari.
Nella capitale della speculazione e dei tagli alla cultura, alla scuola, all’università, sono i centri sociali, le reti studentesche e le associazioni di base che, attraverso l’autogestione, danno spazio a nuove forme di welfare, servizi di mutuo aiuto, sport popolare, formazione e soprattutto a un ricco tessuto di produzioni culturali indipendenti.
Nella capitale delle espulsioni, sono le reti antirazziste e dei migranti che organizzano l’accoglienza difendendo quei diritti di cittadinanza violati dal pacchetto sicurezza.

Per queste ragioni scegliamo la giornata della mobilitazione nazionale contro gli sfratti per promuovere una manifestazione cittadina che dice no a questa strategia di paura, per difendere le occupazioni e sostenere la battaglia per garantire un nuovo spazio all’Horus, per aprire una nuova stagione di lotte e vertenze per il recupero degli spazi abbandonati, per la cultura, per un nuovo welfare dal basso.
Partiremo da piazza Vittorio, cuore della città multiculturale, e arriveremo davanti alla prefettura. Vogliamo incontrare il prefetto Pecoraro per richiedere la fine della politica degli sgomberi, il blocco generalizzato degli sfratti e la riapertura di un confronto sull’emergenza abitativa e sulla tutela degli spazi sottratti alla speculazione.

VENERDI’ 4 DICEMBRE, ore 16,00 piazza Vittorio
MANIFESTAZIONE CITTADINA
Centri sociali e movimenti per il diritto all’abitare

ore 11 del 4 Dicembre: OCCUPATO POCO FA UN PALAZZO DEL C.N.R. IN VIA DEL POLICLINICO 137 DAL COORDINAMENTO DI LOTTA PER LA CASA. L’OCCUPAZIONE PERMANENTE E’ ANCHE IN RISPOSTA A QUELLO CHE STA AVVENENDO AL VITTORIO OCCUPATO QUESTA MATTINA.
PER AVERE AGGIORNAMENTI ASCOLTATE RADIO ONDA ROSSA
CI SI VEDE TUTT@ IN PIAZZA OGGI! 

Vertice WTO a Ginevra: scontri in agenda!

29 novembre 2009 Lascia un commento

Ginevra, 28 novembre 2009

Ennesimo vertice WTO nella città svizzera con al seguito ennesimo corteo contro-vertice organizzato nella stessa città, per disturbare un po’ i potenti in riunione. Un po’ nauseata da questi contro-vertici, dove i data-base  delle polizie d’europa crescono rapidamente. Un po’ nauseata da questi “scontri” su appuntamento, su appuntamento internazionale per di più!!

Il corteo di ieri non ha nemmeno disturbato il vertice, che si aprirà ufficialmente non prima di lunedì ed il copione è stato identico al solito, tanto per poter far parlare i giornali di “black block”, il giorno dopo. Leggere il Corriere stamattina fa capire come forse dieci anni di questa pratica siano stati anche troppi, e sarebbe ora di provare a cambiare metodi e atteggiamenti. 
Gli stessi organizzatori della manifestazione si sono tirati indietro davanti al copione; vigliaccamente, alla prima vetrina in frantumi, hanno sciolto il corteo e le iniziative programmate anche per oggi. La quarantina di associazioni firmatarie della convocazione si sono rapidamente tirate indietro al primo bruciore da lacrimogeni, tirati indietro con l’indice puntato sulla “frangia minoritaria di provocatori filo-anarchici”. 

 

Reuters, Denis Balibouse: dicesi "mazzetta"

 

Li manderei tutti ad Atene, in qualche banlieues in rivolta, in qualche fabbrica occupata  per un po’ di giorni questi responsabili di associazioni pacifiste che ancora convocano i cortei europei contro i “potenti della terra”. Per poi dissociarsi dalla piazza, un secondo dopo l’inizio del corteo.
E il lessico è sempre quello, come lo svolgimento del tema: “i casseurs”, i “black-block”, le “frange anarchiche”, i “provocatori vicini all’autonomia”. Quello del potere, di lessico, ancora più monotono: lacrimogeni, idranti, pallottole di gomma…
I “pacifisti” che si dissociano, adorano quelle vetrine rotte più di chiunque altro, almeno possono dissociarsi, almeno qualcuno li nomina… 

Non se ne può più: viviamo tutt@ una vita invivibile. Dovremmo dar fuoco ad intere città solo per sfogare la rabbia e le frustrazioni di una manciata di generazioni allo sbando, dovremmo smetterla di partire per i controvertici e magari invece unirci alle rivolte che, qui e là, iniziano a scoppiare in alcune città, in alcune periferie, in qualche territorio più sfruttato e martoriato degli altri. Basta con le vetrine delle loro banche, basta con gli scontri su appuntamento, basta con le agendine dove segnarsi il giorno in cui si può tirar una molotov contro un celerino.

In ogni città, in ogni posto di lavoro, in ogni ateneo, in ogni piazza: giorno dopo giorno.
 

Approfondimenti sulla Grecia

25 novembre 2009 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, la piazza dove è stato ucciso Alexis, pochi giorni dopo_

Questa mattina è andato in onda su Radio Onda Rossa un primo spazio redazionale sulla situazione greca dopo la rivolta dello scorso dicembre e il cambio di governo di pochi mesi fa. Tra la scadenza del 17 Novembre, anniversario della rivolta studentesca del 1973 scoppiata dal Politecnico d’Atene e “spenta” con carri armati e diverso piombo dai colonnelli, e il primo anniversario della morte di Alexis Gregoropoulous che sarà il 6 dicembre, per 3 mercoledì apriremo i microfoni con una serie di approfondimenti sulle mutazioni del movimento studentesco e anarchico avvenute in questo anno, sulle lotte sociali, sulla situazione dei migranti e dei detenuti (che come lo scorso anno hanno ripreso la mobilitazione contro le loro condizioni di detenzione) e sulle notizie che in queste “calde” settimane arriveranno da Atene e dalle altre città greche. 
Questo il LINK per ascoltare il primo spazio andato in onda questa mattina.

 Intanto un’Ansa di questa mattina, a proposito di Pasok: “Un ordigno esplosivo è scoppiato, ad Atene, davanti all’ufficio del deputato del Pasok e attore Yiannis Vouros, che si trova al quarto piano di un palazzo del centro della capitale greca. L’esplosione e l’incendio che ne è seguito hanno provocato lievi danni.”

Nell’anniversario della rivolta studentesca sedata dai carri armati dei Colonnelli greci

17 novembre 2009 Lascia un commento

Atene è un grande carcere a cielo aperto oggi.

La rivolta del Politecnico, novembre 1973

Totalmente blindata, con il meglio dei suoi reparti speciali schierati nelle strade della capitale: il nuovo governo socialista ne ha mobilitati 6500 solo dei normali agenti, poi ci sono tutti i reparti antiterrorismo. E’ il modo con cui l’amministrazione del paese (dei boia del Pasok) ha deciso di festeggiare l’anniversario della rivolta studentesca (degli studenti del Politecnico) “sedata” con i carri armati dei Colonnelli proprio il 17 novembre del 1973.
Tutto ciò che minaccerà l’ordine pubblico, sarà trattato con “tolleranza zero”, questo ha tenuto a dichiarare Michalis Chrisochoidis, ministro per la Protezione del Cittadino (ministro degli Interni): lui porterà una corona di fiori davanti al monumento dedicato alle vittime del Politecnico.
Perchè anche lì i carri armati camminarono sugli studenti: buttarono giù il cancello barricato del politecnico, travolgendo gli studenti che vi erano sopra ed intorno. Fortunatamente, malgrado molti feriti, tra cui ragazz@ che rimasero invalidi a vita, non ci furono morti… ma negli scontri che ne seguirono ci furono 24 morti. Ventiquattro civili caduti sotto i colpi delle divise greche..alcuni giustiziati a freddo.
Così, mentre la città si prepara ad una giornata di memoria e di lotta, ad una giornata che riporti la rabbia di allora a quella di oggi: che commemora i morti di allora e inizia un percorso di iniziative per ricordare Alexandros Grigouropoulous, ucciso a 15 anni da un agente dei M.A.T. (reparti speciali), lo scorso 6 dicembre. I compagni, gli studenti, i lavoratori in sciopero scenderanno in piazza come allora… come allora troveranno davanti a loro l’esercito e le loro nuove tecnologie. Meno cingoli, stessi metodi.

Se bruciano le città nascono i fiori, Atene dicembre 2008

Gli studenti e gli organizzatori delle manifestazioni hanno detto di aver fatto proprie le rivendicazioni dei detenuti in lotta nelle 20 prigioni del paese che hanno aderito allo sciopero della fame di massa contro le condizioni di internamento. Lo sciopero è momentaneamente parziale ( c’è il rifiuto della casanza, il cibo che passa l’amministrazione penitenziaria ) ma i reclusi hanno minacciato di renderlo totale se le richieste non verranno accolte. Lo scorso anno, per un’analoga protesta, morì un detenuto.

Per Alexis, per la libertà dei prigionieri e di tutt@ ma anche per la giovane Antigone oggi si riempiranno le strade di Atene.
Antigone ha 22 anni ed è stata arrestata 4 giorni fa, durante gli scontri nel quartiere di Exarksia: la stanno accusando di far parte del gruppo clandestino d’azione Cospirazione dei nuclei di fuoco, malgrado la smentita ufficiale recapitata ieri dalla stessa organizzazione. Lei per ora rimane in carcere: le piazze urleranno anche il suo nome!

Con un occhio puntato sull’Ellade, proverò ad aggiornare costantemente.

Corteo per Stefano Cucchi

5 novembre 2009 Lascia un commento

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La tragica vicenda di Stefano Cucchi sta sconvolgendo la coscienza civile della nostra città e del paese tutto. Un giovane uomo di 31 anni è stato arrestato dai carabinieri per il possesso di una modica quantità di sostanza stupefacente e viene riconsegnato morto alla famiglia dopo un calvario di sei giorni trascorso tra una camera di sicurezza dell’Arma, il carcere di Regina Coeli e il reparto per detenuti dell’ospedale Pertini. Sul suo corpo gli evidenti segni di un brutale pestaggio, reso di pubblico dominio dalla coraggiosa decisione della famiglia di consegnare alla stampa le foto che documentano l’accaduto. Tanti sono ancora i lati oscuri della vicenda, tanta la voglia di verità e giustizia che sta spingendo alla mobilitazione e alla presa di parola molte persone preoccupate della svolta autoritaria che sta prendendo questo paese.

Purtroppo la storia terribile di Stefano Cucchi è solo la punta di un iceberg. Chi vive quotidianamente il disagio sociale di questa città sa bene che non si tratta di un caso isolato. L’uso della violenza contro le persone sottoposte a provvedimenti restrittivi è cosa comune, una “prassi” consolidata perpetrata contro soggetti deboli, lontana dai riflettori dei mass media, ignorata da un opinione pubblica in questi anni incattivita dalla retorica della sicurezza e della legalità. Come è ormai data per scontata l’impunità per coloro che, forti di una divisa e dell’appoggio senza remore del potere costituito, si permettono di tutto.
In questi giorni stanno venendo alla luce un’infinità di episodi tragicamente simili a quello che ha spezzato la vita di Stefano, episodi che richiamano alla memoria i nomi di Federico Aldrovandi, di Aldo Bianzino e dei tanti che sono incappati nella violenza istituzionale ma che non sono assurti agli onori delle cronache perché privi di una famiglia coraggiosa alle spalle, di buoni avvocati, di giornalisti sensibili, di comitati attivi nel perseguire un percorso di verità. E tante sono le storie di persone che sono rimaste in silenzio perché sole, spaventate, minacciate.

E’ ora di dire basta. E’ ora di dire mai più violenza sulle persone detenute; mai più violenza nelle caserme, nei commissariati, nelle carceri, nei CIE.
E’ anche ora di dire basta all’anonimato di cui godono le forze dell’ordine nello svolgimento del loro servizio, una circostanza che garantisce loro l’impunità nella stragrande maggiorana dei casi.
Ma è anche ora di dire con chiarezza che esistono delle leggi in questo paese che costringono alla detenzione persone che hanno l’unica colpa di essere in possesso di modiche quantità di sostanze stupefacenti: la legge Fini-Giovanardi sulle droghe, la legge Bossi-Fini, il pacchetto sicurezza, strumenti normativi che non fanno altro che riempire le carceri. Provvedimenti legislativi che riducono le criticità sociali a mera questione di ordine pubblico Tutto ciò si verifica in un contesto che non esitiamo a definire di deriva autoritaria e che vede il progressivo restringimento degli spazi di libertà.

Questa ennesima vita spezzata deve trovare la coscienza civile di questa città e di questo paese attenta e vigile. E’ per tutti questi motivi che invitiamo tutte e tutti quelli che non rinunciano ad esercitare la loro coscienza critica, a manifestare nelle strade del quartiere di Stefano, Tor Pignattara. Per esprimere la massima solidarietà alla famiglia, per rivendicare verità e giustizia per Stefano Cucchi e per tutte le persone che subiscono quotidianamente la violenza istituzionale.

SABATO 7 NOVEMBRE 2009
ORE 15 CORTEO CITTADINO A TOR PIGNATTARA
CONCENTRAMENTO A VIA DELL’ACQUEDOTTO ALESSANDRINO ANGOLO VIA DI TORPIGNATTARA

Continui attacchi contro le occupazioni di Atene

3 novembre 2009 Lascia un commento

Solidarietà ai compagni anarchici greci!
Da tre giorni ormai, oltre ai continui attacchi della polizia che da un anno tartassino i militanti che portarono avanti la rivolta dello scorso dicembre, si sono aggiunti anche continui attacchi incendiari contro le occupazioni anarchiche. Questa notte il secondo episodio in tre giorni, contro una delle occupazioni storiche della capitale Atene, Villa Amalias occupata dal 1990. E’ un’occupazione abituata a resistere, visto che molte volte in questi quasi vent’anni è stata sgomberata e poi successivamente rioccupata. Anche questa notte l’attacco incendiario è avvenuto con il lancio di due molotov da parte di due sconosciuti: fortunatamente il principio di incendio è stato velocemente spento senza recare danni o conseguenze.

GREECE-VIOLENCE-IMMIGRATION

AFP Photo _Atene Maggio2009: un'occupazione di migranti viene attaccata da un gruppo neonazista

L’altro ieri era stato colpito lo squat di Lelas Karagiannis, anche questo storico insediamento visto che è occupato dal 1988: in questo caso, come nell’ultimo, l’attacco doveva essere portato a termine con il lancio di una serie di molotov, ma il tempestivo intervento degli occupanti ha messo rapidamente in fuga gli aggressori, che hanno lasciato una sacca con due molotov pronte per essere lanciate.

Nel frattempo il passaggio dei poteri dalla destra di Karamanlis alla fantomatica sinistra di Papandreou continua a far passi da gigante: la repressione è aumentata vertiginosamente. Continue sono le retate nei quartieri solitamente frequentati da studenti, anarchici e da operai; continue le perquisizioni e i tentativi di bloccare qualunque iniziativa, anche le presentazioni dei libri. Ora si aggiunge anche la richiesta della procura di Salonicco di aprire inchieste e deferire quindi alla magistratura tutti gli studenti coinvolti nelle occupazioni di scuole superiori e facoltà universitarie. L’ordinanza vorrebbe punire i “responsabili” con pene che arrivano ai 5 anni di carcere: tutte le associazioni di insegnanti e genitori si sono immediatamente mostrate contrarie a simili provvedimenti. Provvedimenti che potrebbero rapidamente estendersi anche nella capitale, che è in pieno autunno caldo, con decine di scuole ed atenei in mobilitazione.

Dicembre si avvicina…in Grecia fa sempre più caldo

3 giorni di iniziative per i/la compagna di Magliana

21 ottobre 2009 Lascia un commento

Dopo oltre un mese Francesca, Gabriele e Simone sono ancora agli arresti domiciliari a seguito di accuse false e infamanti fatte da alcuni ex occupanti alimentate dagli organi di informazione al soldo dei costruttori romani.
Per questo dal 22 al 24 ottobre si svolgerà a Magliana una tre giorni di iniziative a cura della ex scuola occupata 8 marzo, della ciclofficina Macchia Rossa e del CSOA Macchia Rossa.

 GIOVEDì 22 e VENERDì 23
dalle ORE 17.00: BANCHETTO DI INFORMAZIONE E DISCUSSIONE (PIAZZA DE ANDRE’)

 SABATO 24
grande iniziativa per sostenere le spese legali della compagna e dei compagni arrestati
ORE 15.00: GRANDE ASTA POPOLARE DI BICI USATE (PIAZZA DE ANDRE’)
      a seguire: GRAZIELLIADI (corsa di bici pieghevoli). IN PALIO UNA GRAZIELLA.
ORE 20.30: CENA (EX SCUOLA OCCUPATA 8 MARZO)
      Inoltre: ciclolab per bambine/i, proiezioni, dj set notturno

 QUESTO L’APPELLO DA SOTTOSCRIVERE: 

LOCANDINA COLORI PER SITOIl 14 settembre scorso nel quartiere Magliana, a Roma, si è consumato il tentativo di sgomberare l’occupazione a scopo abitativo dell’ex-scuola Otto Marzo. Nonostante il consistente spiegamento delle forze dell’ordine (circa 200 carabinieri guidati dal comandante provinciale dell’Arma) l’operazione non è riuscita.
A fermarla è bastata la resistenza pacifica ma determinata delle 40 famiglie che abitano nell’ex edificio scolastico. Constatato l’insuccesso, i carabinieri hanno tratto in arresto alcuni occupanti: 5 lavoratori precari che non potendosi permettere un affitto a prezzi “romani” hanno avuto il merito di non rassegnarsi a sopravvivere ma di lottare insieme ad altri, spinti dalla necessità materiale di avere una casa e dal desiderio di un diverso abitare. È così che in 2 anni di occupazione gli arrestati insieme ad altri nuclei familiari hanno recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado restituendolo all’intero quartiere: oggi l’ampio giardino della ex- scuola è uno dei pochi spazi verdi di Magliana,  mentre le sue mura ospitano una scuola di teatro e una palestra popolare tirata su con le fatiche degli occupanti. Un auto-recupero che evidentemente nella capitale fa paura a molti: Roma vive, in effetti, da anni una condizione di emergenza abitativa, nonostante gli appartamenti sfitti sfiorino le 200.000 unità. Una città paradossale: la popolazione non cresce da circa vent’anni ma si continua a costruire senza sosta, mentre il bisogno di casa ha fatto sorgere diverse occupazioni, a scopo abitativo, di stabili pubblici abbandonati. 

Dopo la sentenza del riesame, che ha avuto luogo il 29 settembre scorso, 3 dei 5 arrestati sono ora agli domiciliari, uno di loro invece ha l’obbligo di firma quotidiana presso il commissariato di P.S., mentre il quinto è stato liberato dopo 10 giorni di detenzione. Per un sesto occupante, che si trova all’estero per motivi di lavoro, pende una richiesta di arresto presso il proprio domicilio.
Le accuse a loro carico sono state formulate da un unico testimone: un ex-occupante allontanato dallo stabile perché violento e sessista, che oggi li accusa di estorsione, violenza privata, nonché di furto di rame e di corrente elettrica. In particolare quest’uomo, sostiene che i sei avrebbero preteso in cambio della permanenza nello stabile un “pizzo” di 150 euro mensili per ogni singolo abitante (compresi i minori). Non è stato ancora possibile per gli avvocati della difesa ascoltare quest’individuo, né far testimoniare gli altri abitanti della “8 Marzo” che scagionerebbero gli accusati. Così prima che il riesame deliberasse la scarcerazione, il Gip ha confermato gli arresti a scopo cautelare benché non esistesse alcun pericolo di fuga e nonostante l’impianto accusatorio sia a dir poco fantasioso: com’è possibile, per esempio, che famiglie numerose come alcune di quelle della “8 marzo” possano pagare una cifra che complessivamente supererebbe quella di un affitto? Com’è possibile non tener conto dell’incompatibilità dell’accusa di estorsione con lo stile di vita e i movimenti di denaro, ampiamente documentati dalla difesa, di 6 precari squattrinati?LOCANDINA 3GIORNI

– Per quanto riguarda poi il presunto furto di rame, l’accusa sostiene che gli arrestati avrebbero sventrato l’intero palazzo per ricavarne il prezioso materiale dall’impianto elettrico il quale però oggi risulta perfettamente funzionante; ma, nel caso fosse reale tale assurda imputazione, come sarebbe possibile accusarli anche di furto di elettricità? Delle due l’una.
– Per quanto riguarda il furto di elettricità bisogna inoltre ricordare che gli occupanti hanno fatto, più volte, richiesta di regolare allaccio per poter pagare la corrente di cui usufruiscono. Tale regolarizzazione non gli è stata però mai accordata.A rimarcare l’infondatezza delle accuse si aggiungono le numerose attestazioni di solidarietà che i 6 hanno ricevuto da tutti i movimenti di lotta per la casa, dai movimenti studenteschi e universitari, da numerosi centri sociali e associazioni socio-culturali della città che hanno organizzato varie iniziative politiche in loro sostegno.
– Per quanto concerne le vicende personali dei 6 occupanti accusati è necessario evidenziare che uno di loro è in gravi condizioni di salute e attende da tempo un intervento molto delicato. Nel corso dei 16 giorni di detenzione gli è stata nei fatti negata la possibilità di una visita specialistica da parte di un chirurgo oncologo.

Siamo sgomenti di fronte a una tale sospensione dei diritti civili nel nostro paese e chiediamo pertanto la fine di qualsiasi restrizione alla libertà di tutti loro. Allo stesso tempo però, al di là delle decisioni del Gip e del tribunale del riesame, non possiamo dirci sorpresi dall’intera vicenda.
Con questo appello vogliamo, difatti, portare all’attenzione generale eventi che altrimenti rimarrebbero rubricati nella cronaca locale, per riannodarli in un discorso politico più ampio che riguarda tanto il disastro urbanistico della città di Roma quanto le ingiustizie sociali che si consumano nel paese in cui viviamo. 

 La campagna d’autunno di Alemanno è cominciata, per chi non se ne fosse accorto, il primo settembre scorso con lo sgombero dell’ex ospedale Regina Elena. L’edificio di proprietà dell’università (anch’esso abbandonato al degrado da diversi anni) in cui dal 2007 avevano trovato una sistemazione circa 300 nuclei familiari. Ciò che è accaduto il 14 settembre, primo giorno di scuola, a Magliana non è che la prosecuzione di tale campagna. Per i circa 30 bambini che vivono nella Otto Marzo l’anno scolastico è così iniziato sul tetto dello stabile che li ospita insieme alle loro famiglie. Tema dell’insolita lezione, il diritto all’abitare. Il metodo d’insegnamento seguito, invece, è lo stesso degli operai della Insse. All’alba, bambini e genitori sono stati infatti costretti a rifugiarsi sul tetto dell’edificio in cui vivono per difendersi dall’operazione di sgombero.

 

8 Marzo occupata, il giorno degli arresti

8 Marzo occupata, il giorno degli arresti

Nelle ore successive al blitz, il sindaco Gianni Alemanno ha fatto riferimento, commentando l’operazione, all’esistenza di un “vero e proprio racket delle occupazioni”, del quale sarebbero vittime “persone costrette a pagare un affitto e a partecipare a manifestazioni” e altre addirittura “aggredite e malmenate perché non pagavano questi veri e propri pizzi”. Una tesi, quella sottoscritta dal primo cittadino capitolino, che fa eco a quanto più volte sostenuto dal presidente della Commissione Sicurezza del Comune, Fabrizio Santori. Il quale, del resto, nei giorni scorsi aveva avuto modo di lanciare i suoi strali contro il blog del comitato d’occupazione della “Otto Marzo”, definendolo “un canale d’informazione deviato”. 
In effetti, la libertà d’informazione sembra essere l’altro nodo della questione esplosa a Magliana. “Ma nun c’avete ‘na famija pure voi?”, gridava un occupante a un carabiniere prima che salisse la tensione. “Io sono come un muratore”, rispondeva l’altro “se il costruttore mi dice che devo fare una casa a forma di piramide, io la faccio”. Mai paragone fu più calzante: sono difatti Il Messaggero e Il Tempo, quotidiani dei costruttori Caltagirone e Bonifaci, ad aver dato risonanza negli ultimi giorni alla campagna dei “si dice” e dei “pare che” contro l’occupazione. Senza che i giornalisti di queste testate siano mai venuti a fare un’inchiesta nell’occupazione di questo quartiere già preda decenni addietro del famigerato sacco di Roma. Gli unici giornalisti main stream a essere venuti nell’ex scuola a fare domande e riprese erano stati quelli di Report, (Il Male Comune, puntata del 31 maggio 2009). Milena Gabanelli aveva spiegato cosa significasse l’auto-recupero della “Otto Marzo” per le famiglie di Magliana, inserendo quest’occupazione nella più generale situazione abitativa e urbanistica romana (questa sì, veramente preoccupante).

 

Quest’autunno la trasmissione di Rai Tre sembra abbia avuto non pochi problemi a ripartire. Proprio per il giorno degli arresti il comitato d’occupazione aveva indetto una conferenza stampa per prendersi il diritto di replica alla campagna diffamatoria del Messaggero e del Tempo. Qualche muratore ha però costruito una piramide di troppo che ha costretto gli occupanti a ridiscutere la loro agenda.

La vicenda di Magliana e gli arresti dei 6 precari, spingono dunque a una riflessione più ampia sul concetto di libertà di stampa.
Chi oggi ritiene che la profonda crisi democratica che pervade il paese riguardi esclusivamente la programmazione dei palinsesti Rai è destinato a rimanere minoritario.  Continuerà, cioè, a restare ostaggio di un populismo che ha gioco facile nell’alimentare l’idea che esista un’élite intellettuale e politica ossessionata a tal punto dalla persona del premier da arrivare a preoccuparsi di quanto accade sotto le sue lenzuola.8marzo_tettoelicottero Le preoccupazioni, destate da quello che si presenta come l’esito più recente di una crisi democratica dalle profonde radici storiche, niente hanno a che vedere con la ripugnanza estetica suscitata dal cattivo gusto di Berlusconi. Se questo è vero, va in egual modo evidenziato che l’inquietudine avvertita da molti non può limitarsi al feroce attacco subito in questi giorni da alcuni quotidiani nazionali, quali La Repubblica e L’Unità. Lo stretto controllo che il potere esercita sulla propria rappresentazione è in effetti fortemente connesso a ciò che si iscrive sulla pelle e nel quotidiano delle persone. Appare evidente, in tal senso, che vi è da tempo un tentativo di far sembrare naturali e ineluttabili processi economico -sociali che invece appartengono alla dimensione dell’agire politico. L’intento è  cioè quello di ridurre questioni collettive come il disagio abitativo, la precarietà e la riduzione del potere d’acquisto degli stipendi,  a problemi che riguardano il singolo e il suo personale fallimento sociale. Implicazione non trascurabile di questo discorso, ormai egemone, è che coloro che tentano di organizzare nei territori lotte su tali temi sono non solo generici “farabutti”, ma addirittura criminali che attentano all’ordine e alla sicurezza pubblica.

Invitiamo perciò a sottoscrivere questo appello tramite il quale si chiede che i 5 occupanti vengano immediatamente liberati poiché i fatti contestati non sussistono, che le accuse, assurde ed infamanti, vengano ritirate e pubblicamente smentite e, in ultimo, che si faccia piena chiarezza su quella che è una lotta per il diritto all’abitare che non può, e non deve, essere ricostruita come una questione di malavita.

Per aderire a questo appello mandate una e mail con nome, cognome e professione,  all’indirizzo: occupa@inventati.org

Comitato di Occupazione Magliana
CSOA Macchia Rossa

Ciclofficina Magliana, Coordinamento cittadino di lotta per la casa, B.P.M.- Blocchi Precari Metropolitani, Asia- R.D.B. ,Action, L.O.A. Acrobax Project, Volturno-Occupato, Horus Liberato, C.S.O.A. Corto circuito, C.S.O.A. Spartaco, C.S.O.A. La strada, C.S.O.A. Sans Papier, Spazio Sociale 32, Militant, Atelier ESC, Point Break, Strike S.P.A., Casa Occupata Portonaccio, Senza Tregua, All Reds Rugby Roma, Spazio Sociale Ex 51, Laboratorio Sociale “La Talpa”, USI-A.I.T. ,C.S.O.A. EX Snia, Associazione Yakaar Italia Senegal, Circolo di Rifondazione comunista “Primo Maggio” Corviale, CST Decolliamo, L38SQUAT, Comunisti-sinistra popolare, La rete dei comunisti (Roma), Federazione romana del PRC, Luna e le altre, Collettivo “l’Officina” di Ostia, Coordinamento dei Collettivi – Sapienza, Collettivo di Fisica – Sapienza, CSOA Forte Prenestino, Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà, Co.M.Uni.A. (cospirazione metropolitana per l’università autogestita) della Sapienza, Comitato di lotta per la casa di Livorno, Lab6b Economia (Sapienza), Kollatino underground, Comitato di quartiere Pigneto Prenestino, Cantiere Sociale Tiburtino, Collettivo Giovanile Tifiamo Rivolta, Assemblea permanente di Fisica – La Sapienza, Confederazione COBAS – Roma, Sinistra e Libertà XV Municipio,Centro Donna L.I.S.A., Ciclofficina exLavaderia, A.R.C.A. associazione romana casa e ambiente, Radio Onda Rossa, Collettivo Antagonista K4R del Liceo Classico Anco Marzio, Martedi autogestito da femministe e lesbiche-Radio Onda Rossa, Le Ribellule,Coordinamento donne contro il razzismo, Laboratorio Sociale Autogestito 100celle, Agenzia X, Sinistra e Libertà I° Municipio, Radio Città Aperta, Mithra (collettivo musicale romano),  Palestra Popolare Valerio Verbano, Astra 19 Spa, Associazione interculturale Villaggio Globale, Collettivo “tutti potenziali bersagli”, C.S.O. Ricomincio dal Faro, Collettivo Comunista Romano, Associazione Marxista Unità Comunista, 

 

La vendetta di Via Corelli ora passa per Gradisca.

13 ottobre 2009 Lascia un commento

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Immagini dal processo contro i rivoltosi di Via Corelli

I rivoltosi di Via Corelli sotto processo a Milano

I rivoltosi di Via Corelli sotto processo a Milano

Dopo le espulsioni e i massicci trasferimenti di Roma, il vento della vendetta ministeriale arriva anche a Gradisca dove, lunedì scorso, è stato arrestato uno dei presunti protagonisti della tentata fuga del 21 di settembre. È un ragazzo di 21 anni ed è accusato di aver fatto cadere giù dalle scale d’emergenza un carabiniere che stava cercando di tirarlo giù dal tetto. Il carabiniere ruzzolato è finito subito al pronto soccorso ed ha avuto i soliti dieci giorni di prognosi: quello che è successo dopo ai reclusi potete vederlo invece sul video che sta circolando in rete da tre settimane. L’arresto è avvenuto a due settimane dai fatti, giusto il tempo che si calmassero un po’ le acque, ed è stato richiesto – a detta del  capitano Sutto del comando dei Carabinieri di Gradisca – a causa dell’«atteggiamento particolarmente sfrontato dell’immigrato». Sembra quasi, insomma, che quello che pesa non siano tanto i fatti specifici dei quali è accusato l’arrestato ma la sua presunta mancanza di rispetto verso i proprio carcerieri: fatto indicativo di un clima, senza dubbio. È indicativo anche che, dall’arresto in poi, le autorità parlino dei fatti del 21 come di una «doverosa e regolare reazione alla resistenza a pubblico ufficiale». Se per una settimana intera hanno fatto finta di niente e se tutta la settimana successiva hanno messo in dubbio l’autenticità delle foto e del video, ora invece rivendicano l’accaduto e lo giustificano. Finalmente si parla chiaro.

Quelli che stanno ancora zitti, invece, sono i consiglieri d’amministrazione della “Connecting Peolple” che in altri tempi erano tanto loquaci. Del resto il consorzio che gestisce il Centro di Gradisca è in corsa per aggiudicarsi anche quello di Ponte Galeria e deve dare prova di fedeltà complice e silenziosa per rimanere nelle grazie del ministro Maroni
Macerie, 13 ottobre 2009 

QUESTA MATTINA INVECE CI SARA’ L’ENNESIMA UDIENZA DEL PROCESSO CONTRO I 14 RIVOLTOSI DEL CIE DI VIA CORELLI: oggi è il turno degli avvocati della difesa e potrebbe anche arrivare la sentenza.
I compagni di Milano stanno raggiungendo il Tribunale per portare una rumorosa solidarietà ai processati: i reclusi di Gradisca e di Via Corelli stanno iniziando uno sciopero della fame per dar maggior voce alla loro solidarietà con i loro compagni di prigionia e rivolte.
Proverò a dare aggiornamenti in maniera costante. 

La nuova trasmissione “Silenzio assordante” di Radio Onda Rossa, in onda tutti i venerdì pomeriggio sugli 87.900 FM a Roma e ascoltabile anche in streaming dal sito della Radio, nell’ultima puntata ha fatto un resoconto dell’ultima udienza del processo di Milano

 

Secondo giorno di scontri ad Istanbul, dove in piazza si muore “per infarto”

7 ottobre 2009 Lascia un commento

 

PHOTO / MUSTAFA OZER /AFP/Getty Images

PHOTO / MUSTAFA OZER /AFP/Getty Images

E’ il secondo giorno che Istanbul è “in fiamme”, con le strade occupate da manifestazioni e scontri di piazza che stanno infastidendo il vertice annuale dei padroni del mondo, il Fondo Monetario Internazionale.
I giovani resistenti, turchi e kurdi di Istanbul,  stanno attaccando la polizia da ieri mattina a suon di sassi e molotov e di contro stanno avendo come risposta molte decine di arresti (solamente ieri mattina ce ne sono stati più di cento) e pesanti cariche con un fitto uso di lacrimogeni e di idranti.

Oggi anche la moderna piazza di Taksim, simbolo della nuova Istanbul,  è stata luogo di scontri, con numerose banche attaccate da centinaia di manifestanti decisi a disturbare il vertice bancario-finanziario che decide le sorti del pianeta: le cariche, effettuate da polizia antisommossa e militari, sono ogni momento  più pesanti.
Ieri ha perso la vita un manifestante di 55 anni: la polizia ha dichiarato che è morto per arresto cardiaco. 

BRAVI COMPAGNI! SIAMO CON VOI
PIENA SOLIDARIETA’ A TUTTI COLORO CHE SONO STATI ARRESTATI E CHE STANNO RESISTENDO ALLA POLIZIA TURCA!
 

MUSTAFA OZER/AFP/Getty Images

MUSTAFA OZER/AFP/Getty Images

Photo di MUSTAFA OZER/AFP/Getty Images

Photo di MUSTAFA OZER/AFP/Getty Images

RASTRELLAMENTI AL PIGNETO

6 ottobre 2009 Lascia un commento

Un rastrellamento in piena regola ha sconvolto ieri pomeriggio la vita di un quartiere multietnico di Roma, il Pigneto.

Alle 18,30 numerose volanti e blindati della Guardia di finanza hanno circondato l’isola pedonale.  Decine di agenti in assetto antisommossa, creando il panico tra i cittadini, hanno violentemente percosso e arrestato chiunque avesse la pelle scura. Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in alcuni appartamenti, all’angolo tra via del Pigneto e via Campobasso, dove hanno divelto porte, sfondato finestre, sequestrato merci e beni degli abitanti.

MIgranti in corteo per le strade del Pigneto

MIgranti in corteo per le strade del Pigneto

La retata si è conclusa con 25 arresti di cittadini senegalesi e nigeriani, persone che vivono da anni nel nostro quartiere, lavoratori immigrati che mai hanno fatto male a nessuno. Con la scusa della sicurezza, la nostra città sta respirando in questi  mesi un clima di violenta repressione: blitz contro immigrati, sgomberi di centri sociali e di spazi occupati in risposta all’emergenza abitativa.

Operazioni eclatanti, che colpiscono proprio i più deboli con l’obiettivo di aprire nuovi spazi agli interessi economici che governano la città. Come accaduto al Pigneto, un quartiere che si vorrebbe “ripulire”, per renderlo una ricca vetrina dedita al commercio. Forse, dietro lo sgombero, si nascondono gli interessi legati al mercato degli immobili in una zona che vive una gravissima emergenza sfratti e dove il prezzo delle case è in costante ascesa. Noi, cittadini del quartiere siamo preoccupati di questa grave spirale di violenza dello Stato. Vogliamo che il Pigneto sia un quartiere dell’accoglienza, non della repressione e della speculazione.

Organizziamo a questo scopo il 10 ottobre un pomeriggio e serata di incontri con il quartiere, sui problemi di case, scuole, e del razzismo, che si concluderà alle 21 con 5252_101943474511_101672204511_1946277_476424_n_1un’assemblea per preparare insieme la manifestazione del 17 ottobre contro il razzismo e il pacchetto sicurezza.

Oggi 6 ottobre, ore 12, conferenza stampa, Via del Pigneto angolo via Campobasso

Comitato di quartiere Pigneto- Prenestino
Osservatorio antirazzista Pigneto
Per info: 3386034789
per info foto: 3384171445

 qui un link con un sacco di sbirraglia che commenta, per chi non soffre di nausee : http://www.pigneto.it/news.asp?id=776

Tanti auguri al PASOK … non li invidio molto! ;-)

5 ottobre 2009 Lascia un commento

In Grecia vince il PASOK di Papandreou con una maggioranza non da poco.
GREECE POLICE GUNFIREQuando penso al PASOK mi viene in mente quella salitina, a pochi passi da Exarchia, dove c’è la loro sede principale.
Nelle giornate di dicembre era probabilmente il luogo più blindato, quello attorno a cui i MAT provocavano continuamente pattugliando i marciapiedi con le loro ridicole divise e quella tonnellata di armamenti chimici a testa. Era anche il luogo attorno a cui l’attenzione di quel massiccio e incazzato movimento era sempre alta, sempre pronti ad attaccarla alla prima distrazione dei burattini verdi e blu.
E’ stato poi, il Pasok, nei mesi successivi, oggetto di quasi tutti gli attentati avvenuti tra Atene e Salonicco
Repubblica ce la spaccia come la nuova speranza per la sinistra europea… noi sappiamo bene che sarà ancor più dura di prima.

Lo scorso dicembre, ad Atene... augurando al PASOK un "caldo natale" già da ora

Lo scorso dicembre, ad Atene... augurando al PASOK un "caldo natale" già da ora

Torino, Parigi, Teramo… dal sito Macerie

2 ottobre 2009 Lascia un commento

Giusto all’ora di pranzo di giovedì, una decina di antirazzisti è entrata nella mensa del Politecnico di Torino, esponendo uno striscione con la scritta “La Sodexho ingrassa sui lager” e distribuendo volantini ai presenti. Studenti, cassiere e cuochi sono così stati informati che la grande multinazionale del catering Sodexho, oltre a gestire questa mensa, ha anche l’appalto per la fornitura dei pasti ai reclusi dei Centri di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano e di Roma Ponte Galeria.
buongiorno-sodexhoReclusi che da sempre si lamentano per la pessima qualità del cibo e per la presenza di vermi e scarafaggi cotti. Reclusi che spesso, come da quattro giorni proprio al Cie di Roma, sono in sciopero della fame contro le condizioni di detenzione e contro l’estensione a sei mesi del tempo massimo di permanenza, per la libertà. Reclusi che spesso si ribellano e distruggono questi lager, come hanno fatto i quattordici rivoltosi di via Corelli, sotto processo per la grande rivolta dell’agosto scorso. Reclusi che spesso evadono da quelle gabbie, come è successo al Cie di Torino nella notte tra domenica e lunedì. Detto questo, il gruppetto si è dileguato prima dell’arrivo della polizia, chiamata da un’inviperita funzionaria amministrativa della Sodexho.

Scarica, stampa e diffondi il comunicato della Sodexho e il menu della giornata.

Parigi, invece, martedì sera una decina di solidali si sono auto-invitati a due dibattiti inseriti nel forum degli istituti culturali stranieri il cui tema di quest’anno è, pensate un po’ che pretese, “Sublimiamo le frontiere”. Il loro intento era quello di ricordare al pubblico dell’Istituto culturale olandese e di quello italiano che la parola stessa “frontiera” fa rima con controlli, lager, prigionia e morte per milioni di persone. Soprattutto ora, dentro alla moderna Europa di Schengen. Bisogna dire che l’accoglienza del pubblico che assisteva alla conferenza all’Istituto culturale olandese non è stata particolarmente calorosa: i presenti sul posto hanno cominciato molto presto a dare in escandescenze ed insultare i contestatori, e i volantini sono stati distribuiti e letti nonostante il loro gesticolare e il loro baccano. Al contrario, all’Istituto culturale italiano l’accoglienza è stata molto più cortese e comprensiva: i contestatori hanno letto la testimonianza di un recluso di Ponte Galeria ed hanno reso edotto il pubblico su quest’ultimo mese e mezzo di rivolte nei Centri italiani e del processo in corso contro i 14 di Corelli. “Sopprimiamo le frontiere” – così terminava il volantino distribuito in entrambe le occasioni.menu-sodexho

A Teramo, invece, nella notte tra martedì e mercoledì sono stati imbrattati due mezzi della Misericordia. I quotidiani locali riportano le due scritte che sarebbero state vergate con lo spray nero sui portelloni: “Assassini” e “Complici dei lager”. La Digos, come al solito, indaga, e sospetta che a muovere gli autori delle scritte sia il disprezzo verso l’istituzione della Misericordia che, come sapete, gestisce i Cie di Bologna e Modena.

macerie @ Ottobre 1, 2009

Espulso Miguel: prosegue lo sciopero della fame a Ponte Galeria

30 settembre 2009 Lascia un commento

Questa mattina, alle 7, Miguel è stato svegliato dai poliziotti dell’ufficio immigrazione del Cie di Ponte Galeria. L’hanno accompagnato nel loro ufficio e gli hanno annunciato che è arrivata l’ora della deportazione. Ora è in viaggio verso l’aeoporto. Non sappiamo se questa svolta nella sua storia sia il normale avanzare della macchina delle espulsioni oppure una rappresaglia contro la sua voglia di lottare ed una intimidazione rivolta anche a tutti i suoi compagni del Centro che da due giorni stanno scioperando.460_0___30_0_0_0_0_0_1_1

A proposito, lo sciopero della fame. Durante tutta la giornata di ieri lo sciopero è proseguito compatto: solo alcuni abbandoni, ma il grosso dei reclusi dell’area maschile ha continuato nella protesta. In tre sono svenuti per la spossatezza, due nel pomeriggio e uno la sera. In tutti e tre i casi i loro compagni hanno dovuto urlare a lungo per farli soccorrere, ed un poliziotto si è prodotto in una di quelle scene delle quali soltanto i portatori di divisa riescono ad essere protagonisti: si è avvicinato alle gabbie mentre dentro la gente urlava disperata, con il ragazzo svenuto in mezzo, ed ha cominciato a sputare oltre le sbarre, verso i reclusi, borbottando qualcosa. 
Poi la situazione è diventata ancora più tesa, nel tardo pomeriggio. Alle gabbie si sono presentati alcuni dei funzionari che governano il Centro (sicuramente il capo della polizia e quello della Croce Rossa, più altri ancora) per parlamentare con i reclusi. Quando hanno appreso che la rivendicazione principale della protesta è l’abolizione della norma del “pacchetto sicurezza” che ha allungato a sei mesi i tempi di trattenimento hanno risposto che non è cosa di loro competenza e che avrebbero potuto soltanto fare qualcosa per migliorare un po’ le condizioni di vita. Hanno anche affermato che avrebbero fatto tacere la protesta “con le buone o con le cattive”. Durante tutto il colloquio almeno tre pulman dell’antisommossa sono entrati nel Centro, a dare forza alle parole dei funzionari. Intorno alle 19,30, i funzionari se ne sono andati e i reparti della celere si sono ritirati. Al posto loro, però, sono entrati in campo i fabbri che – almeno fino alle undici di sera – hanno lavorato per rafforzare le gabbie: nuovi lucchetti per tutti.

Ascolta la testimonianza raccolta da Radio Blackout su http://www.autistici.org/macerie/?p=20363

per Walter Rossi, come ogni anno

30 settembre 2009 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _da Walter, anno dopo anno_

Foto di Valentina Perniciaro _da Walter, anno dopo anno_

 

Anche oggi ricorderemo, tutte e tutti, il nostro compagno ammazzato dai fascisti (coperti dalla polizia) il 30 settembre 1977 in Via delle Medaglie D’Oro.
Dopo 32 anni, noi saremo sempre lì, con lo stesso rosso nei fiori, con la stessa rabbia nel cuore.
APPUNTAMENTO CITTADINO ALLE 17 IN PIAZZALE DEGLI EROI, per raggiungere in corteo la lapide in Via delle Medaglie D’Oro.
Ore 18 presidio alla lapide.
CIAO WALTER, SANGUE NOSTRO

Oggi tutt@ sotto il carcere di Civitavecchia!!!

25 settembre 2009 Lascia un commento

PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI CIVITAVECCHIA

Sono stati confermati gli arresti per i compagni dell’8 marzo, presi
lunedì scorso.

Sono stati conformati sulla base di un’ interpretazione dei fatti poco
chiara, che per nulla ha rispettato gli interrogatori effettuati dai
compagni tra giovedì e venerdì.
Anzi è come se gli stessi, non fossero mai stati ascoltati.
E’ intervenuto invece, un ambizioso giro di pensieri da parte della Pm,
teso a reggere ancora per un po’, un castello di bugie e di menzogne
montato dalla stampa e dai politici, così ad esempio l’estorsione di
denaro è valida perché tra noi non vi era un contabile che amministrasse
i soldi, e, diviene determinante la stazza fisica non troppo robusta di
Esais, l’eritreo la cui strumentalizzazione è servita a far partire
tutto
ciò, perchè le ha permesso di scagionarlo dagli atti di violenza
commessi nei confronti degli occupanti.images

Un ambizioso giro di pensieri dunque tengono ancora in carcere i nostri
compagni, un ambizioso giro di pensieri che non solo vuole processare la
lotta di classe ma vuole anche renderla un atto criminale e peccaminoso
nell’intento di far passare la volontà e la determinazione a combattere
il giogo degli affitti, come qualcosa che invece puzza di truffa e
ladrocinio.
E’ chiara anche la volontà politica di voler creare il caso, affinchè
la paura che attacchi simili possano diventare di quotidiana
amministrazione per la Procura di questo paese, serva a bloccare nuove
occupazioni sul nascere, o peggio ancora a indebolire quelle già
esistenti.
Un attacco politico, un uso improprio della magistratura, una
strumentalizzazione della stampa.
Questa la vicenda 8 marzo, che sta
privando della propria libertà 5 persone.

Le compagne e i compagni, la gente di Magliana, e tutte le persone che
stanno vivendo con indignazione quanto accaduto, indicono per venerdì
pomeriggio un presidio sotto il carcere di Civitavecchia, dove attualmente
è reclusa Francesca.

LIBERE TUTTE, LIBERE SUBITO

APPUNTAMENTO VENERDI’ 25 settembre:
@ ORE 13 DAVANTI LA EX SCUOLA 8 MARZO Via
dell’Impruneta 54 (Venire muniti di macchina)
@ ORE 14:30 sotto il carcere di Civitavecchia
Casa di Reclusione di Civitavecchia
Sezione femminile
V. Aurelia KM 79600
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Comunicato del comitato d’occupazione 8 Marzo

16 settembre 2009 3 commenti

LIBERTA’ PER LA COMPAGNA E I COMPAGNI ARRESTATI!
NON ABBIAMO NULLA DA NASCONDERE!
NOI NON PAGHIAMO IL PIZZO, NOI LOTTIAMO! 

Lunedi 14 settembre 5 compagni di lotta dell’8 Marzo occupata di Magliana

sono stati prelevati dai carabinieri in modo coatto alle ore 4.40 di

mattina e portati a Regina Coeli e a Rebibbia.

Le forze del dis-ordine si sono introdotti con la forza nell’edificio della

ex-scuola che ospita tutti noi: famiglie di sfrattati, precari,

disoccupati; ci hanno costretto a rifugiarci sul tetto per difendere il

nostro spazio.

Ci hanno detto che era solo una perquisizione, ma il modo di agire era

quello di uno sgombero ben organizzato. Non ci sono riusciti e per

ritorsione hanno portato via 5 occupanti. Hanno sfondato le porte della

varie stanze spaventando anche i bambini che sono stati perfino costretti a

saltare il primo giorno di scuola.

Proseguono così il gioco e gli interessi dei consiglieri del Pdl come Luca

Gramazio, Augusto Santori, Luca Malcotti e dei palazzinari romani, in

primis Gaetano Caltagirone e Domenico Bonifici che usano l’arma della

diffamazione mezzo stampa, attraverso “Il Messaggero” e “Il Tempo”

per colpire al fianco un movimento che fa paura a questa classe politica

incapace di risolvere problemi come la casa, il lavoro, la precarietà, il

reddito, e che teme che queste questioni mobilitino lotte generalizzate.

Non abbiamo nulla da nascondere.

Le diffamazioni diffuse da sedicenti giornalisti, che qui non sono mai

venuti a fare un’inchiesta, non ci hanno fatto recedere dalla nostra lotta

perché questa nasce dalla necessità di abitare in una casa e dal

desiderio di un diverso convivere, di riprenderci la vita e non

sopravvivere.

Per questo, in questi due anni di occupazione, abbiamo recuperato uno

spazio pubblico abbandonato al degrado da ben 30 anni, riaprendolo a tutto

il quartiere. E’ così che ci siamo guadagnati la solidarietà degli

abitanti, molti dei quali, oggi sotto sfratto, si sono conquistati, anni fa

e con la lotta, la loro casa.

Gabriele, Francesca, Simone, Sandro e Sandrone devono essere immediatamente

rimessi in libertà, perché l’unica colpa che hanno è quella di essere

lavoratori precari e non potersi permettere di acquistare una casa.

In particolare chiediamo con forza la liberazione di Sandrone, attualmente

recluso presso il centro clinico di Regina Coeli che proprio ieri e’ stato

medicato d’urgenza. Affetto da un tumore per il quale e’ in attesa di un

terzo intervento chirurgico al San Camillo, dovrebbe ricevere a breve

notizie sulla data dell’operazione ma il sequestro del suo cellulare ne

rende difficile, se non impossibile, la reperibilità.

Questi 5 compagni rischiano di dover passare ancora dei giorni privati

della loro libertà personale per un’inchiesta costruita senza nessun

fondamento concreto, tanto che le accuse più gravi sono già cadute così

come cadranno tutte le altre!

 

GIOVEDÌ 17 ALLE ORE 17.30 A PIAZZA DE ANDRÈ : ASSEMBLEA CITTADINA

VENERDÌ 18 ALLE ORE 17.30 A VIA DELL’IMPRUNETA 51:
CORTEO CITTADINO A MAGLIANA

Per adesioni:

occupa@inventati.org

 

Comitato d’occupazione 8 Marzo

Le luci dell'alba e quelle delle perquisizioni in corso, sul tetto dell'8marzo occupata

Le luci dell'alba e quelle delle perquisizioni in corso, sul tetto dell'8marzo occupata

Arrestati 5 compagni all’occupazione di Magliana

14 settembre 2009 Lascia un commento

ORE 17 TUTT@ SOTTO IL CARCERE DI REGINA COELI PER PORTARE SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI ARRESTATI.
LE ACCUSE INFAMANTI RIVOLTE CONTRO DI NOI NON CI FANNO PAURA!
LA CAMPAGNA PORTATA AVANTI DAL MESSAGGERO (GIORNALE DEL PIU’ IMPORTANTE PALAZZINARO ROMANO) E’ VERGOGNOSA E NON PUO’ SPAVENTARCI. 
TUTT@ SOTTO IL CARCERE, IN DIFESA DEL DIRITTO ALL’ABITARE, IN DIFESA DEL DIRITTO A LOTTARE
OGGI ORE 17 

Stamattina è iniziata un’operazione di polizia contro l’occupazione 8 Marzo, che ha portato perquisizioni e a cinque arresti. L’appello è a recarsi lì (via dell’Impruneta) per la conferenza stampa che si terrà a mezzogiorno. 
Per sentire in diretta com’è andata la nottata e la mattinata potete ascoltare le  corrispondenze sul sito di Radio Onda Rossa 

COMUNICATO DEGLI OCCUPANTI DELL'8MARZO
Non abbiamo nulla da nascondere
 
Noi non paghiamo il pizzo,
noi lottiamo!

Non abbiamo nulla da nascondere.
Le diffamazioni diffuse da sedicenti giornalisti che qui non sono mai venuti a fare un'inchiesta,
non ci hanno fatto recedere dalla nostra lotta perchè questa nasce dalla necessità di abitare in una casa e
dal desiderio di un diverso convivere, di riprenderci la vita e non sopravvivere.
 Per questo abbiamo in questi due anni di occupazione recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado,
 riaprendolo a tutto il quartiere. E' così che ci siamo guadagnati la solidarietà
degli abitanti, molti dei quali, oggi sotto sfratto, si sono guadagnati anni fa con la lotta la loro casa.

Con false accuse infamanti oggi 5 compagni di lotta dell'8Marzo occupato sono stati prelevati dai carabinieri
 in modo coatto alle ore 4.40.
Si sono introdotti con la forza nell'edificio della ex-scuola che ospita tutti noi: famiglie di sfrattati, precari, disoccupati; ci hanno costretto a rifuggiarci sul tetto pronti a difendere il nostro spazio.
Ci dicono che è solo una perquisizione ma il modo di agire è quello di uno sgombero ben organizzato.

Sfondano porte per fare paura a bambini che dormono aspettando il primo giorno di scuola,
ma vista la nostra resistenza non riescono a buttarci fuori.
Cinque compagni vengono portati via dopo che tutti siamo stati identificati.
Proseguono così il gioco e gli interessi dei consiglieri del Pdl come Luca Gramazio, Augusto Santori,
Luca Malcotti, che usano l'arma della diffamazione mezzo stampa, per colpire al fianco un movimento che fa
paura a questa classe politica incapace di risolvere problemi come la casa, il lavoro, la precarietà,
 il reddito e che teme che queste questioni mobilitino lotte generalizzate.
Noi non paghiamo il pizzo, noi lottiamo!

Roma, Magliana 14 settembre 2009
l'8Marzo resiste
front 

Arresti G-8 a Roma: video e petizione

11 luglio 2009 Lascia un commento

La coscienza civile si risvegli, la libertà di dissenso va difesa

Segnali allarmanti sullo stato di salute delle garanzie democratiche e dei diritti di libertà in Italia si sono sommati in rapida
G8 rome 09successione in questi giorni. Ne hanno fatto le spese le giovani e i giovani colpiti dai provvedimenti di privazione della libertà personale in un contesto che dovrebbe essere tra i più protetti in uno stato di diritto: quello della manifestazione di dissenso, anche il più radicale. Con sorprendente tempismo, nella settimana del secondo G8 presieduto da Silvio Berlusconi, dopo quello tristemente noto di otto anni fa a Genova, ordini di carcerazione sono stati eseguiti a carico di 21 partecipanti alla contestazione dell’Onda studentesca nei confronti del “G8 dei rettori” di Torino, risalente a due mesi prima. Il giorno seguente, durante le prime contestazioni all’incontro dei capi di Stato e di governo, in occasione del transito a Roma delle delegazioni internazionali verso la sede del summit a Coppito nell’Abruzzo terremotato, gli ordini di carcerazione hanno riguardato 8 dei 36 giovani fermati nel corso di un corteo partito dalla terza Università pubblica della capitale. G8 rome 07Un corteo caricato dalle forze dell’ordine senza ragione alcuna, nel momento in cui i manifestanti stavano per sciogliersi e raggiungere la manifestazione convocata all’Università la Sapienza contro gli arresti del giorno prima. Nulla aveva compiuto il corteo nei confronti di cose e persone, e non risulta, né è stata contestata agli indagati, lesione alcuna all’incolumità di chicchessia. Mentre tra i fermati, chi è stato trattenuto in carcere, in stato d’arresto e perfino in regime di semi-isolamento, è noto essere impegnato in quotidiane e trasparenti attività politiche e sociali. Esattamente come è avvenuto con gli arresti di esponenti dell’Onda e dei movimenti che l’appoggiano, effettuati il giorno prima in tutta Italia.
Non è una democrazia reale quella nella quale l’attività politica organizzata e l’espressione aperta delle proprie opinioni, anche rivolte al cambiamento più profondo dell’ordine costituito, diventano motivo di repressione e restrizione della libertà personale. G8 rome 08Né si possono considerare integre, piene ed effettivamente tutelate le garanzie di agibilità democratica in un Paese, quando in esso l’autorità esercita forme di repressione generalizzata delle contestazioni collettive di dissenso, tanto più in occasioni delicate come un vertice internazionale di governi. La manifestazione del dissenso è infatti parte della normale dialettica di una società democratica.
Se la repressione delle posizioni “radicali” si fa sistematica e continua, se chi le esprime è altrettanto sistematicamente e continuamente sottoposto all’applicazione delle misure più estreme di restrizione della propria libertà, le coscienze di chi ha a cuore la democrazia devono allarmarsi. G8 rome 10Devono allarmarsi per le sorti della democrazia e della libertà di tutti: si comincia dalle posizioni radicali ma non si può prevedere dove ci si fermi.
Se l’autorità si trasforma in attività di repressione politica, ogni coscienza democratica deve prendere voce, poiché la vigilanza civile non può essere a tempo determinato: se chiude gli occhi, si rassegna a perdere una quota di democrazia, un pezzo di libertà. E a pagarne i costi sono tutte e tutti, giacché la democrazia e la libertà sono indivisibili. 

 

Reagiamo con una convinta e intensa mobilitazione politica, sociale e culturale alle lesioni che democrazia e libertà hanno subito con gli episodi repressivi di questi giorni. Non lasciamo sole e soli questi giovani. Denunciamo, in ogni sede, la grave responsabilità assunta da chi questi episodi ha voluto, disposto e realizzato.

Per leggere le firme e lasciare la propria questo è il link http://petizionearrestig8.noblogs.org

Qui invece il video di ricostruzione degli “scontri” dell’altro giorno con il simpatico atteggiamento della Digos

ARRESTI IN TUTTA ITALIA a poche ore dal G8

6 luglio 2009 Lascia un commento

ONDATA DI ARRESTI E PERQUISIZIONI (SU MANDATO DELLA QUESTURA DI TORINO) DI DIVERSI COMPAGNI  IN VARIE CITTa’ D’ ITALIA.
AD UN PAIO DI GIORNI DALL’INIZIO DELLE MOBILITAZIONI DI ROMA E L’AQUILA CONTRO IL G8 SI SCATENA LA REPRESSIONE SOPRATTUTTO AI DANNI DI CHI NEI PRECEDENTI MESI AVEVA LOTTATO ALL’INTERNO DEI MOVIMENTI STUDENTESCHI e DELL’ONDA, COSTRUENDO LA CONTESTAZIONE DEL G8 DELL’UNIVERSITA’, CHE SI E’ SVOLTO A TORINO TRA IL 17 E IL 19 MAGGIO.

SI PARLA GIA’ DI 21 ARRESTI DI CUI 4 GIA’ CONFERMATI.

LA CITTA’ PIU’ COLPITA E’ TORINO CON 15 COMPAGNI ARRESTATI, SOPRATTUTTO APPARTENENTI AL CENTRO SOCIALE ASKATASUNA: POI ALTRI 4 A BOLOGNA… PER PROSEGUIRE CON PADOVA, MILANO NAPOLI…

 

SOLIDARIETA’ AGLI ARRESTATI.

NIENTE FERMERA’ IL BISOGNO E LA NECESSITA’ DI MANIFESTARE.

Corrispondenze di Radio Onda Rossa: Venezia – Bologna – Torino –

Siamo tutte Neda!

22 giugno 2009 Lascia un commento

4983_1171887781011_1342523796_30475550_3271656_nTeheran, 22 Giugno 2009 (h. 10.08) — “Ieri avevo scritto un breve appunto perchè avevo un’idea fissa: ‘domani sarà un grande giorno [alla manifestazione] , ma io potrei essere uccisa…’ Invece ora io sono qui, viva, e a essere uccisa è stata mia sorella. Sono qui a piangere mia sorella morta tra le braccia di mio padre. Io sono qui per raccontarvi quanti sogni coltivava mia sorella… Io sono qui per raccontarvi quanto fosse una persona dignitosa e bella, mia sorella…Sono qui per raccontarvi come mi piaceva guardarla quando il vento le agitava i capelli… Quanto [Neda] volesse vivere a lungo, in pace e in eguaglianza di diriiti…. Di quanto fosse orgogliosa di dire a tutti, a testa alta, ‘Io sono iraniana’…

Di quanto fosse felice quando sognava di avere un giorno un marito con capelli spettinati, [sognava] di avere una figlia e di poterle fare la treccia ai capelli e cantarle una ninna-nanna mentre dormiva nella culla. Mia sorella è morta per colpa di chi non conosceva la vita, mia sorella è morta per un’ingiustizia senza fine, mia sorella è morta perchè amava troppo la vita… Mia sorella è morta perchè provava amore per tutte le persone…

Chiunque leggerà questa mia lettera, per favore, accenda una candela nera con un piccolo nastro verde alla base e ricordi Neda e tutti i Martiri di queste giornate, ma quando la candela si sarà spenta non dimenticatevi di noi, non lasciateci soli…

Negato il Gay Pride: ORA BASTA!

6 giugno 2009 3 commenti

L’assemblea conclusiva del Festival sociale delle culture antifasciste ha appreso che, attraverso il protocollo recentemente adottato dal comune di Roma (simile a molti altri adottati in altre città italiane), che limita i percorsi consentiti per le manifestazioni nella capitale e con il pretesto di feste religiose, presenza di ‘obiettivi istituzionali’ e quant’altro, l’amministrazione guidata da Alemanno sta negando l’autorizzazione a qualsiasi percorso appena plausibile per il Roma Pride, di fatto impedendone lo svolgimento.

BodyPartL’assemblea del Festival sociale delle culture antifasciste ha adottato il comunicato di Facciamo Breccia riportato qui sotto e invita le realtà antifasciste ad aderire e a mobilitarsi.

Negato il Roma Pride. Facciamo Breccia invita alla mobilitazione.

Facciamo Breccia denuncia la gravità della situazione che si è creata a Roma dove, con pretesti di ordine pubblico, l’amministrazione guidata da Alemanno, sta impedendo di fatto lo svolgimento del Pride, la storica manifestazione di liberazione di lesbiche, trans e gay che dal 1994 ogni anno si svolge nella capitale. Tale divieto è inaccettabile non solo per lesbiche, trans e gay ma per tutte e tutti coloro per cui la libertà, la liberazione, il diritto di manifestare sono valori irrinunciabili, specialmente in un momento in cui la violenza nel nostro paese sta raggiungendo picchi altissimi.
header-logoL’attacco alle soggettività meno protette rappresenta da sempre un segnale chiaro e incontrovertibile dell’instaurarsi di un regime violento contro ogni forma di libera espressione e di dissenso. Accettare questo divieto significa scavare la fossa a quel residuo di libertà rimasta nel nostro paese e questo non è accettabile per chiunque ritenga l’autodeterminazione, la laicità, l’antifascismo principi irrinunciabili.
Il coordinamento Facciamo Breccia invita tutte le realtà antifasciste e autodeterminate alla mobilitazione per il pride del prossimo 13 giugno, in difesa dell’agibilità politica, della libertà di manifestazione e dell’autodeterminazione di tutte e tutti.

per adesioni: info@facciamobreccia.org

Ancona: si suicida invece di attendere lo sfratto…

29 Maggio 2009 1 commento

Ci si suicida per paura di perdere casa e lavoro, nel paese che parla di Noemi, nel paese che non è più nemmeno in grado di sognare un qualcosa di diverso per noi, per i nostri figli e per i nostri vecchietti.
E’ successo in un quartiere della periferia di Ancona, questa mattina. Un uomo di 63 anni s’è ammazzato, con un colpo di pistola al cuore mentre aspettava lo sfratto. Aveva lasciato anche le chiavi di casa attaccate alla porta, già consapevole probabilmente che il suo corpo sarebbe stato proprio trovato dall’ufficiale giudiziario che lo cercava per consegnagli lo sfratto.
Gli ha lasciato le chiavi…  
Nel frattempo un esempio di come vengono licenziate i lavoratori, con telegrammi ad effetto immediato… decine e decine al giorno. 

MITTENTE: 
_ _ _ _ _ _  SPA
ZONA INDUSTRIALE
74100 TARANTO

DESTINATARIO:
MARCO _ _ _ _ _ _
VIA _ _ _ _ _ _ _  N. _ _
74024 MANDURIA

TESTO:
IL PRESENTE PER COMUNICARLE L’AVVENUTA CESSAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO TRA LEI E L’AZIENDA _ _ _ _ _ SPA.
 IL PRESENTE HA EFFETTO IMMEDIATO , QUINDI NON DEVE RAGGIUNGERE IL SUO POSTO DI LAVORO GIA’ DA DOMANI MATTINA. SEGUE RACCOMANDATA CON I DETTAGLI. CORDIALMENTE
DISTINTI SALUTI
IL RESPONSABILE RISORSE UMANE G. _ _ _ _ _ _ 

Foto di Valentina Perniciaro _Corteo cittadino per il diritto all'abitare e per la difesa degli spazi sociale, Giugno 2008_

Foto di Valentina Perniciaro _Corteo cittadino per il diritto all'abitare e per la difesa degli spazi sociali, Giugno 2008_

Giorgiana Masi, per non dimenticare. Testimonianze di quel 12 maggio…

11 Maggio 2009 10 commenti

poli355aUn piccolo omaggio a Giorgiana Masi, a 32 anni dal suo assassinio da parte della polizia di Stato guidata dal Ministro degli Interni Francesco Cossiga. Metto alcuni scatti e testimonianze di quella giornata…
Con l’augurio di trovarvi, come ogni anno, davanti a quel ponte, per portare un fiore a Giorgiana, sangue nostro.

Tratto da “Cronaca di una Strage” a cura del Centro di Iniziativa Giuridica Piero Calamandrei

Giovanni Salvatore
Mi trovavo il 12 maggio, verso le 19,15 a Ponte Garibaldi […].
Su lungotevere Sanzio, proveniente da Ponte Sisto, ho visto un corteo a cui sono andato incontro per capire di cosa si trattasse. Ho raggiunto la testa del corteo : a questo punto la polizia che si trovava all’angolo tra Ponte Garibaldi e lungotevere Sanzio, ha lanciato bombe lacrimogene. 1310Sono scappato per una strada adiacente su Viale Trastevere, all’altezza di Piazza Sonnino. In quel momento la polizia è tornata indietro per fermarsi all’altro imbocco di Ponte Garibaldi, dalla parte di Via Arenula. All’imbocco del ponte dalla parte di Trastevere c’erano molte personé, sicuramente quelle che erano state disperse poco prima ed anche io mi sono fatto avanti per chiedere cosa stava succedendo. C’erano molte personé sedute sui gradini dei marciapiedi intorno a P.zza Belli, altre che facevano capannelli, mentre qualcuno ha posto al centro del ponte, facilmente riconoscibile per le sponde circolari, due macchine di traverso
Questo era il quadro generale quando, verso le 19,45 la polizia  attestata dall’altra parte dal ponte è avanzata sparando lacrimogeni.
Tra i rumorei degli spari si udivano chiaramente spari molto più Secchi, probabilmente da arma da fuoco. Ai primi spari stavano correndo tutti verso Viale Trastevere quando anche io ho iniziato a correre e davanti a me, di qualche métro Sulla mia sinistra è caduta a faccia avanti una ragazza che ho superato in corsa. A questo punto mi sono voltato ed ho visto che era ancora a terra. Sono tornato indietro per aiutarla ad alzarsi. masi36Ho provato a tirarla su ma non ce la facevo. Ho quindi invocato aiuto mentre continuavano a sentirsi spari di lacrimogeni ed altri spari, provenienti sempre da Ponte Garibaldi. A questo punto si sono fermate tre persone ed abbiamo sollevato la ragazza  per le gambe e le braccia. Io l’ho presa per il braccio sinistro. […]
Una volta sollevata l’abbiamo trasportata di corsa nello slargo vicino al capolinea. Durante il percorso ha mormorato: “Oddio che male”. La persona che la trasportava per il braccio destro ha risposto “sarà stata la botta, non ti preoccupare”. Io pensavo che fosse caduta inciampando o perché colpita da un lacrimogeno, anche perché non abbiamo notato tracce di sangue.
Adagiata per terra il corpo si è immediatamente irrigidito, le mascelle serrate, le braccia tese, gli occhi sbarrati. Qualcuno ha detto che forse era una crisi epilettica.  […] Si è fermata una macchina, abbiamo sollevato la ragazza e adagiata sul sedile posterioire. Ho riconosciuto il giorno successivo, sui giornali, Giorgiana Masi nella ragazza che ho soccorso.

Lelio Leone

Il poliziotto Giovanni Santone

Il poliziotto Giovanni Santone


Ho assistito personalmente al momento in cui Giorgiana cadeva. Siamo arrivati all’imbocco del ponte Garibaldi nel momento in cui la polizia arretrava verso Largo Arenula. Ci siamo spinti in avanti, fino alla metà del ponte, proprio al centro. La polizia intanto caricava alcuni compagni che scappavano nella direzione di Largo Argentina. Sul ponte non c’era nessuno. Saranno passati un paio di minuti e la polizia è tornata indietro, caricano un’altra volta nella nostra direzione. Ci si è fermati prima all’imbocco del ponte, dall’altra parte di Piazza Sonnino. Poi la polizia ha caricato una seconda volta… con le autoblindo. Correvano ed hanno sparato molto; pochi lacrimogeni e molti colpi di arma da fuoco. Insieme a me in quel momento c’erano una decina di altre persone. Gli altri compagni, all’altezza di largo Sonnino stavano formando delle barricate con delle auto. Abbiamo avuto difficoltà a scappare oltre queste barricate che dietro di noi i compagni avevano eretto. Lì c’erano mille compagni che scappavano. Assurdo dire che i colpi siano venuti dalla loro parte: io ero uno degli ultimi ed ho visto tutti con la schiena voltata. Sono stato colpito ad una gamba da un lacrimogeno, mi sono piegato e sono stato costretto a voltarmi. Ho visto tutto: una compagna, Giorgiana, correva ad un metro e mezzo da me. E’ cascata con la faccia a terra. Ha tentato di rialzarsi, a me sembrava inciampata. Poi l’abbiamo soccorsa e caricata su una Appia. L’abbiamo portata all’ospedale. Una cosa voglio sottolineare. Giorgiana era vicino a me, in un gruppo che scappava oltre le barricate che un migliaio di compagni avevano fatto più avanti. Radio Città Futura ha detto che è stata colpita al ventre: la cosa mi ha lasciato molto perplesso. I colpi venivano solo dalla parte dove c’era la polizia. Assieme alla polizia c’erano molti in borghese. Quelli in divisa erano sulle autoblindo, con le finestre aperte. Alla metà del ponte ci sono due rientranze in muratura: lì si sono appostati quelli in borghese, ed hanno sparato.

masi - elena ascione

Elena Ascione, colpita da un proiettile

Elena Ascione
A un certo punto una parte della polizia si è mossa verso ponte Garibaldi. Non potendo attraversare mi sono mossa in direzione di Piazza Sonnino ed è a questo punto che si sono sentiti colpi d’arma da fuoco provenienti esclusivamente dalla parte in cui stava la polizia. Non sono in grado di precisare se erano colpi di pistola o di mitra. Io mi sono messa a scappare e sono stata colpita subito, mentre ero con le spalle verso il ponte e restando colpita da sinistra. Non ero in grado di vedere altre persone che cadevano. Erano circa le 20.
[Elena Ascione è stata colpita da un proiettile alla coscia mentre fuggiva verso piazza Sonnino, quasi nello stesso momento in cui è stata colpita Giorgiana Masi]

 

 

… se la rivoluzione d’ottobre
fosse stata di maggio,
copertinalbmasise tu vivessi ancora,
se io non fossi impotente
di fronte al tuo assassinio,
se la mia penna fosse un’arma vincente,
se la mia paura esplodesse nelle piazze,
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,
se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita
nella nostra morte diventassero ghirlande
della lotta di noi tutte, donne,
se …..
non sarebbero le parole a cercare d’affermare la vita
ma la vita stessa, senza aggiungere altro.

Uno “spettro” rivoltoso in Europa? E noi?

2 Maggio 2009 Lascia un commento

Gli scontri in Turchia del 1° maggio

Gli scontri in Turchia del 1° maggio

A Berlino sono proseguito per tutta la notte. Intere ore di scontri, o per meglio dire, di attacchi alla polizia compiuti da un massiccio gruppo di giovani anarchici, appartenenti dei centri sociali, studenti, lavoratori precari e non. E poi il giorno prima Atene, Salonicco, Istanbul, Amburgo, San Pietroburgo…tutta l’Europa ha festeggiato il 1° maggio con barricate e sassaiole, molotov e assalti contro la polizia anti-sommossa.
Diversi arresti tra Istanbul e Berlino (solo nella capitale tedesca sono 300): molti i feriti e questa volta il numero dei poliziotti rimasti colpiti è molto più alto dei manifestanti…sono 273 feriti solo a Berlino
L’EUROPA INIZIA A SVEGLIARSI, a passare notti di fuoco scandite da slogan anti-capitalisti e da passamontagna calati…perchè siamo una generazione che non ha nulla da perdere se non la propria precarietà, perchè dovremmo capire che l’unico futuro possibile è quello alimentato dalla lotta, è quello che costruiremo alzando la testa, non avendo paura di perdere qualcosa, perchè tanto non abbiamo niente. Sperando che l’Italia non rimanga ancora a guardare, intrisa nei suoi giochi di potere e nel suo servilismo, irrorata da una cultura egemonizzata fatta di menti chiuse e ghettizzate,

Gli scontri in Turchia

Gli scontri in Turchia

 lobotomizzate e apatiche. RIPRENDIAMOCI I SOGNI E LE STRADE. RIPRENDIAMOCI IL CORAGGIO DI LOTTARE, RITROVIAMO IL CORAGGIO, SOVVERTIAMO I RAPPORTI DI FORZA…
Come Atene e Berlino, come in Francia e altrove: ricominciamo a crederci, ricominciamo a vivere le strade, ricominciamo ad alzare la voce nelle scuole, nei posti di lavoro, nelle università, nelle galere, nelle piazze…

Gli scontri a Berlino per il 1° Maggio

Gli scontri a Berlino per il 1° Maggio