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Archive for the ‘L’Italia e il movimento’ Category

Comunicato del comitato d’occupazione 8 Marzo

16 settembre 2009 3 commenti

LIBERTA’ PER LA COMPAGNA E I COMPAGNI ARRESTATI!
NON ABBIAMO NULLA DA NASCONDERE!
NOI NON PAGHIAMO IL PIZZO, NOI LOTTIAMO! 

Lunedi 14 settembre 5 compagni di lotta dell’8 Marzo occupata di Magliana

sono stati prelevati dai carabinieri in modo coatto alle ore 4.40 di

mattina e portati a Regina Coeli e a Rebibbia.

Le forze del dis-ordine si sono introdotti con la forza nell’edificio della

ex-scuola che ospita tutti noi: famiglie di sfrattati, precari,

disoccupati; ci hanno costretto a rifugiarci sul tetto per difendere il

nostro spazio.

Ci hanno detto che era solo una perquisizione, ma il modo di agire era

quello di uno sgombero ben organizzato. Non ci sono riusciti e per

ritorsione hanno portato via 5 occupanti. Hanno sfondato le porte della

varie stanze spaventando anche i bambini che sono stati perfino costretti a

saltare il primo giorno di scuola.

Proseguono così il gioco e gli interessi dei consiglieri del Pdl come Luca

Gramazio, Augusto Santori, Luca Malcotti e dei palazzinari romani, in

primis Gaetano Caltagirone e Domenico Bonifici che usano l’arma della

diffamazione mezzo stampa, attraverso “Il Messaggero” e “Il Tempo”

per colpire al fianco un movimento che fa paura a questa classe politica

incapace di risolvere problemi come la casa, il lavoro, la precarietà, il

reddito, e che teme che queste questioni mobilitino lotte generalizzate.

Non abbiamo nulla da nascondere.

Le diffamazioni diffuse da sedicenti giornalisti, che qui non sono mai

venuti a fare un’inchiesta, non ci hanno fatto recedere dalla nostra lotta

perché questa nasce dalla necessità di abitare in una casa e dal

desiderio di un diverso convivere, di riprenderci la vita e non

sopravvivere.

Per questo, in questi due anni di occupazione, abbiamo recuperato uno

spazio pubblico abbandonato al degrado da ben 30 anni, riaprendolo a tutto

il quartiere. E’ così che ci siamo guadagnati la solidarietà degli

abitanti, molti dei quali, oggi sotto sfratto, si sono conquistati, anni fa

e con la lotta, la loro casa.

Gabriele, Francesca, Simone, Sandro e Sandrone devono essere immediatamente

rimessi in libertà, perché l’unica colpa che hanno è quella di essere

lavoratori precari e non potersi permettere di acquistare una casa.

In particolare chiediamo con forza la liberazione di Sandrone, attualmente

recluso presso il centro clinico di Regina Coeli che proprio ieri e’ stato

medicato d’urgenza. Affetto da un tumore per il quale e’ in attesa di un

terzo intervento chirurgico al San Camillo, dovrebbe ricevere a breve

notizie sulla data dell’operazione ma il sequestro del suo cellulare ne

rende difficile, se non impossibile, la reperibilità.

Questi 5 compagni rischiano di dover passare ancora dei giorni privati

della loro libertà personale per un’inchiesta costruita senza nessun

fondamento concreto, tanto che le accuse più gravi sono già cadute così

come cadranno tutte le altre!

 

GIOVEDÌ 17 ALLE ORE 17.30 A PIAZZA DE ANDRÈ : ASSEMBLEA CITTADINA

VENERDÌ 18 ALLE ORE 17.30 A VIA DELL’IMPRUNETA 51:
CORTEO CITTADINO A MAGLIANA

Per adesioni:

occupa@inventati.org

 

Comitato d’occupazione 8 Marzo

Le luci dell'alba e quelle delle perquisizioni in corso, sul tetto dell'8marzo occupata

Le luci dell'alba e quelle delle perquisizioni in corso, sul tetto dell'8marzo occupata

Arrestati 5 compagni all’occupazione di Magliana

14 settembre 2009 Lascia un commento

ORE 17 TUTT@ SOTTO IL CARCERE DI REGINA COELI PER PORTARE SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI ARRESTATI.
LE ACCUSE INFAMANTI RIVOLTE CONTRO DI NOI NON CI FANNO PAURA!
LA CAMPAGNA PORTATA AVANTI DAL MESSAGGERO (GIORNALE DEL PIU’ IMPORTANTE PALAZZINARO ROMANO) E’ VERGOGNOSA E NON PUO’ SPAVENTARCI. 
TUTT@ SOTTO IL CARCERE, IN DIFESA DEL DIRITTO ALL’ABITARE, IN DIFESA DEL DIRITTO A LOTTARE
OGGI ORE 17 

Stamattina è iniziata un’operazione di polizia contro l’occupazione 8 Marzo, che ha portato perquisizioni e a cinque arresti. L’appello è a recarsi lì (via dell’Impruneta) per la conferenza stampa che si terrà a mezzogiorno. 
Per sentire in diretta com’è andata la nottata e la mattinata potete ascoltare le  corrispondenze sul sito di Radio Onda Rossa 

COMUNICATO DEGLI OCCUPANTI DELL'8MARZO
Non abbiamo nulla da nascondere
 
Noi non paghiamo il pizzo,
noi lottiamo!

Non abbiamo nulla da nascondere.
Le diffamazioni diffuse da sedicenti giornalisti che qui non sono mai venuti a fare un'inchiesta,
non ci hanno fatto recedere dalla nostra lotta perchè questa nasce dalla necessità di abitare in una casa e
dal desiderio di un diverso convivere, di riprenderci la vita e non sopravvivere.
 Per questo abbiamo in questi due anni di occupazione recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado,
 riaprendolo a tutto il quartiere. E' così che ci siamo guadagnati la solidarietà
degli abitanti, molti dei quali, oggi sotto sfratto, si sono guadagnati anni fa con la lotta la loro casa.

Con false accuse infamanti oggi 5 compagni di lotta dell'8Marzo occupato sono stati prelevati dai carabinieri
 in modo coatto alle ore 4.40.
Si sono introdotti con la forza nell'edificio della ex-scuola che ospita tutti noi: famiglie di sfrattati, precari, disoccupati; ci hanno costretto a rifuggiarci sul tetto pronti a difendere il nostro spazio.
Ci dicono che è solo una perquisizione ma il modo di agire è quello di uno sgombero ben organizzato.

Sfondano porte per fare paura a bambini che dormono aspettando il primo giorno di scuola,
ma vista la nostra resistenza non riescono a buttarci fuori.
Cinque compagni vengono portati via dopo che tutti siamo stati identificati.
Proseguono così il gioco e gli interessi dei consiglieri del Pdl come Luca Gramazio, Augusto Santori,
Luca Malcotti, che usano l'arma della diffamazione mezzo stampa, per colpire al fianco un movimento che fa
paura a questa classe politica incapace di risolvere problemi come la casa, il lavoro, la precarietà,
 il reddito e che teme che queste questioni mobilitino lotte generalizzate.
Noi non paghiamo il pizzo, noi lottiamo!

Roma, Magliana 14 settembre 2009
l'8Marzo resiste
front 

“Non si spara sulla Croce Rossa”…sulla CGIL si può????

11 settembre 2009 3 commenti

Tratto da Indymedia Piemonte

Avremmo voluto raccontarvi la storia di un tentativo di evasione dal Cie di corso Brunelleschi a Torino. 01010098Così come avremmo voluto raccontarvi la storia di un pugno in faccia sferrato da un fuggiasco a un Alpino di guardia al Centro. Avremmo voluto, eccome, ma abbiamo chiamato dentro e siamo costretti a smentire le notizie de La Stampa. Pare proprio che la storia dell’evasione sia una bufala, per quanto versosimile di questi tempi, inventata di sana pianta dai militari o dalla Questura per giustificare un violento pestaggio da parte degli Alpini – ed è il primo caso documentato di violenza alpina all’interno di corso Brunelleschi – nei confronti di una quindicina di reclusi, esasperati dall’attesa della “terapia”, dagli insulti e dai maltrattamenti. E, ovviamente, tra militari e poliziotti c’era pure un crocerossino, di sicuro un “operatore precario che, nell’assolvere il suo compito, lotta per mantenere pubblica e civile l’assistenza a tutte le persone in difficoltà“: infatti è stato lui a portare i manganelli agli Alpini, evidentemente in difficoltà. E inoltre, è sicuramente vero che “lo spirito che anima gli operatori Cri non è certo quello dei carcerieri”. Infatti il giorno dopo il pestaggio gli Alpini hanno chiesto scusa, il crocerossino invece no.

Ascolta una conversazione con uno dei reclusi pestati di corso Brunelleschi: http://www.autistici.org/macerie/?p=19213

A proposito di crocerossini precari e sindacalizzati leggi il comunicato della Cgil-Funzione Pubblica:

Piemonte Torino

COMUNICATO STAMPA

NON SI SPARA SULLA CROCE ROSSA

Nella serata di ieri un gruppetto di sedicenti anarchici ha occupato la sede

della Croce Rossa Italiana di Torino, per contestare la funzione di assistenza

svolta dalla CRI presso i Centri di Identificazione ed Espulsione (ex CPT).

Essere contro la politica razzista e xenofoba del Governo, non può in alcun

modo  porre sotto accusa l’opera degli operatori della Croce Rossa che, in

condizioni difficilissime, garantiscono l’assistenza sanitaria alle centinaia di

esseri umani rinchiusi, in condizioni insopportabili, in centri che sono sempre

più simili a campi di concentramento.

Vale solo la pena di ricordare che gli operatori della Croce Rossa non

appartengono ad alcun corpo militare in armi. Al contrario, per la maggior

parte, sono operatori precari che, nell’assolvere il loro compito, lottano per

mantenere pubblica e civile l’assistenza a tutte le persone in difficoltà. Del

resto basti ricordare la funzione umanitaria che la CRI svolge in situazioni di

frontiera, come Lampedusa, per comprendere che lo spirito che anima gli

operatori CRI non è certo quello dei carcerieri di Guantanamo.

La Funzione Pubblica della CGIL, nel condannare l’occupazione della sede

della CRI di Torino,  esprime agli operatori ed alla Croce Rossa, la propria

piena solidarietà.

Torino, 9 settembre 2009

Da L’Aquila al Presidente della Repubblica

9 settembre 2009 Lascia un commento

Caro Presidente,
le cronache sulla sua visita di ieri nella nostra città, a cinque mesi dal terremoto del 6 aprile, parlano del calore con cui gli aquilani l’hanno accolta e riferiscono del conforto da lei espresso nel vedere, dopo tutto quello che è successo, “fiducia e gente sorridente” che “crede molto nelle istituzioni”.
Altro, a parte le note di colore, non è stato riportato. Sappiamo che ha parlato con i responsabili della Protezione Civile, con i rappresentanti locali. Ha avuto modo di chiedere, di vedere e di informarsi. Ma non ha aggiunto altro.esterne071312350704131443_big

E’ vero caro Presidente. Noi, anche quelli che non erano lì a stringerle la mano o ad ascoltare l’inno di Mameli, crediamo molto nelle istituzioni. Anzi moltissimo. Perché per noi le istituzioni rappresentano la possibilità di affrontare insieme i problemi di una comunità per risolverli insieme. Quindi dato che di problemi, dal 6 aprile, ne abbiamo un po’ più del normale, nelle istituzioni crediamo molto, anche perché ne abbiamo molto bisogno.Questo lei lo sa, lo ha visto. Ha visto la distruzione immensa. Sa, come tutti noi, che da un evento del genere non ci si riprende se non attraverso sforzi collettivi eccezionali e soprattutto attraverso le scelte giuste. Altrimenti, semplicemente, le città e i paesi muoiono.
Ha visto, caro Presidente, il sorriso riaffiorare su qualche volto degli abitanti di Onna. Perché dopo i troppi lutti e la sofferenza di cinque mesi di tenda, potranno avere un tetto nel piccolo villaggio di case di legno che sorge accanto al paese distrutto. Ha potuto capire, caro Presidente, che la speranza è nel poter riallacciare i fili spezzati con le persone e i luoghi. E’ poter restare insieme e restare lì. Vicino alla tua casa rotta, o mezza rotta, smozzicata, scoperchiata, ma che è la tua casa. La speranza è di ricostruire la casa, la scuola, le strade e le piazze e di ritrovarsi insieme.
Ma sulla strada che dall’Aquila conduce ad Onna, caro Presidente, avrà visto anche il  cantiere di Bazzano, dove si costruisce il più grande dei 19 nuovi insediamenti destinati ad ospitare chi ha perso la casa. E’ il Piano C.A.S.E. voluto dalla istituzione Protezione Civile, previsto da un decreto legge dell’istituzione Governo, convertito in legge dall’istituzione Parlamento, approvato con il sostegno convinto dell’istituzione Regione Abruzzo e con l’avvallo delle istituzioni Provincia e Comune dell’Aquila. E questa è tutta un’altra storia. Ed è, purtroppo, quella vera che nulla ha a che vedere con la vicenda di Onna, è il suo contrario.

Il Piano era già pronto, ambizioso e innovativo: per la prima volta gli sfollati non sarebbero stati ridotti in roulotte o container ma, dopo qualche tempo in tenda, avrebbero avuto direttamente case vere, antisismiche, ecologiche e con tutti i comfort. Circa 5.000 abitazioni per circa 15.000 persone, che vi avrebbero abitato il tempo necessario a ricostruire la propria casa.
tendopoliCosì 30 mila persone sono state tenute in tenda per cinque mesi e altrettante, lontane negli alberghi della costa abruzzese, perché tutti, in autunno, avrebbero potuto avere un tetto: chi riparando i danni lievi della propria abitazione, chi trovando posto nelle nuove C.A.S.E.. Ma, caro Presidente, non è andata così. Non gliel’hanno detto? Le tende hanno cominciato a toglierle davvero, solo che le case danneggiate non sono state riparate e le C.A.S.E., quando saranno tutte consegnate (dicembre? febbraio? aprile?), non basteranno. Per cui le persone dalle tende vengono trasportate in caserma o in albergo – la destinazione viene comunicata poco prima in modo da ridurre il rischio di rimostranze. Gli alberghi dell’aquilano sono pieni e quindi decine di migliaia di persone dovranno essere piazzate in altri territori e province. Chi ha la fortuna di avere ancora lavoro a L’Aquila o ha un figlio da mandare a scuola, potrà viaggiare con mezzi propri o autobus navetta, questi – pare – messi a disposizione dalle istituzioni. Gli altri staranno lì in attesa degli eventi.
Questa è la storia di una devastazione annunciata, caro Presidente. Lo smembramento delle comunità, praticato all’indomani del terremoto, viene proseguito dopo cinque mesi e perpetuato in quelli avvenire. Perché non si è saputo e non si è voluto dare priorità alla ricostruzione ma alla costruzione del nuovo. E poi l’antico adagio resta valido: divide et impera. Se vuoi comandare sulle persone, tienile separate. Nei campi tenda, dove le persone per forza stanno insieme, è vietato distribuire volantini, è vietato riunirsi e discutere liberamente. I diritti e le libertà costituzionali, caro Presidente.
Con tutte le nostre forze, da subito, abbiamo chiesto alle istituzioni che venissero risparmiate sofferenze, denaro pubblico e le bellezze del territorio, ricorrendo a case di legno, prefabbricati e simili. 3piano-case1Soluzioni rapide (4 settimane per averle pronte), economiche (un terzo di una C.A.S.A.), dignitose, sicure, che permettono di restare vicini nel proprio territorio da ricostruire e che possono essere rimosse quando non serviranno più. Ma non c’è stato nulla da fare. Le istituzioni non hanno voluto ascoltare. Bisogna costruire le nuove C.A.S.E. 24 ore al giorno, spendendo tutti i soldi che ci sono davvero – 710 mil. di euro – e usando pure quelli donati dagli italiani. Tirando su, in tutta fretta, insediamenti che saranno definitivi, dove capita, senza logica urbanistica, senza minimamente rispettare criteri di prossimità ai nuclei precedenti. Intanto, tutto il resto, con l’inverno alle porte, è fermo. Il riparabile non viene riparato, il centro storico resta immerso in un silenzio spettrale. Perché?

Che farebbe lei caro Presidente, se a cinque mesi dal terremoto non sapesse dove trovare una sistemazione per la sua famiglia, una scuola per i suoi figli, un lavoro che ha perso? Se non avesse la minima idea di come e quando potrà riparare la sua casa, ammesso che ne abbia ancora una? Molti, troppi, non hanno potuto fare altro che andare via. Accettare che, almeno per un po’, a L’Aquila non è possibile tornare. Ma se non ora, dopo cinque mesi, quando? Lo spopolamento in atto, diventerà progressivo e definitivo se qualcosa di importante non cambia e subito. Tutto questo l’abbiamo denunciato, chiesto, urlato, ogni volta che abbiamo potuto e come abbiamo potuto. Di tutto questo nessuno le ha detto nulla? Perché nemmeno una perplessità, un dubbio nelle sue parole di ieri sulle scelte fatte?
Caro Presidente, ha ragione, noi ci crediamo davvero nelle istituzioni. Eppure si sbaglia, caro Presidente, perché di fiducia non ce n’è più. La supponenza, l’arroganza, l’ignoranza, la complicità, gli interessi inconfessabili, l’incapacità e l’inettitudine logorano la fiducia nelle istituzioni. Come pure il silenzio.

Comitato Rete-Aq
Campagna 100%
Ricostruzione – Trasparenza – Partecipazione
http://www.100×100aq.org/

Da Piazza d’armi, L’Aquila: inizia la deportazione

5 settembre 2009 Lascia un commento

Se lo stanno chiedendo in queste ore  centinaia di persone nella trendopoli di piazza d’armi. Ieri è stata data comunicazione dell’imminente smantellamento del campo. Domani ci sarà il grosso delle partenze. Destinazione: la caserma della guardia di Finanza, la caserma pasquali, gli hotel dell’Aquila ma anche quelli marsicani e del teramano.
I criteri di destinazione degli sfollati sono in base alla produttività. GLi anziani, la fascia più debole della popolazione, dovranno insomma andare via. Sta notte è l’ultima. Così, all’improvviso…flyer5settembre_800
Lo sapevano tutti dall’inizio di questa settimana: protezione, civile, operatori di vario genere, giornalisti. Tranne loro i residenti delle tende che ora si trovano in fretta e furia a fare i bagagli senza aver avuto neanche il tempo di pensare ad un’altra possibile destinazione dove andare, fuori da quelle previste dalla protezione civile. Un equipe composta da due membri della protezione civile (uno della nazionale, l’altro dell’Emilia Romagna che gestisce il campo) uno psicologo e due poliziotti (e altri quattro a fare la guardia attorno) sono passati tenda per tenda da ieri pomeriggio e per tutta oggi a comunicare il trasferimento. Massiccia la presenza all’interno del campo di polizia intensificata appositamente per questo.
Le destinazioni sono temporanee dicono gli operatori senza specificare quanto. Il governo deve annunciare lo smantellamento delle tendopoli e lo sta facendo. Ma se ora gli sfollati possono alloggiare nelle caserme e negli alberghi perchè non potevano farlo prima? Si sarebberpo risparmiati a bambini e anziani  5 mesi di tenda e bagni chimici.
Temporanee quanto? Se questa condizione durasse a lungo allora i trasferiti di piazza d’armi avrebbero diritto di essere portati in case vere come promesso loro da Aprile.

Perchè la comunicazione è avvenuta in modo così tempestivo?
Qualsivoglia siano i processi che hanno portato a questa situazione, le conseguenze di questo modo di agire sono, nelle parole di molti abitanti della tendopoli, “un secondo terremoto”: una signora che rimarra’ all’Aquila, in un edificio di sei piani in cui non vuole entrare perche’  ha ancora paura di stare sotto un tetto che potrebbe cascarle sulla testa, mentre sua madre anziana andra’ a Tagliacozzo. I risultati di lunghi mesi di difficilissimo lavoro tra psicologi e bambini messo in pericolo da una fine cosi’ inaspettata; la paura che l’essere rimasti all’Aquila, per rimanere nella propria citta’ e magari prendere parte alla ricostruzione, sia stata del tutto inutile perche’ forse domani ti portano sulla costa, o di qua, o di la…”bhe, a te dove ti mandano?” si stanno chiedendo l’un l’altro gli abitanti di Piazza d’Armi che dopo essersi a fatica e tra mille difficolta’ ricostruiti un minimo di normalita’, si ritrovano praticamente nella stessa situazione in cui si trovavano la mattina del 6 Aprile. Nell’incertezza piu’ assoluta, spaventati e sempre e comunque privi di alcun potere decisionale sul loro destino, che rimane saldamente nelle “loro mani”, quelle della Protezione Civile.

Che le tendopoli dovessero chiudere e’ un fatto e anche un bene, di cui moltissimi a piazza d’Armi sono felicissimi. Ma chiudere le tendopoli in se’ per se’ non vuol dire nulla, se non ci sono case in cui si puo’ e si vuole andare. Difronte ad un preavviso di 48 ore sorge il dubbio che ci siano altri meccanismi all’opera. Meccanismi in cui le vite degli Aquilani sono solo un qualcosa da spostare qua è là, seguendo ordini che vengono dall’alto, e senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.  In ogni caso attuabili portandosi dietro polizia, carabinieri e guardia di finanza, nel caso qualcosa vada storto…

di Alessandro, dal sito 3e32
I primi 8 minuti del documentario Yes we camp

Inizia l’anno: sgomberi e stragi sul lavoro…

1 settembre 2009 Lascia un commento

INIZIA L’ANNO. OGGI E’ 1° SETTEMBRE E CI SIAMO SVEGLIATI CON DUE SGOMBERI… SARA’ UN AUTUNNO MOLTO LUNGO

Stamattina alle 6.30 un immenso spiegamento delle forze dell’ordine ha iniziato lo sgombero di una delle occupazioni più numerose della città, quella di Regina Elena. Scadeva oggi la proroga per la sospensione degli sfratti. Le persone sono state caricate su dei pullman dell’atac per destinazioni ignote. Diverse persone stanno facendo resistenza per capire proprio la destinazione degli occupanti e delle occupanti.

Foto di Valentina Perniciaro _Regina Elena Occupato_

Foto di Valentina Perniciaro _Regina Elena Occupato_

QUI la corrispondenza di Radio Onda Rossa

Dall’ADNKronos invece prendiamo quest’altra bella notizia proveniente da Genova: Sgomberata la villa in salita Li Gobbi, a Genova, occupata abusivamente da un gruppo di anarchici. Questa mattina, intorno alle 5.45, la digos ha fatto irruzione nell’edificio, proprietà dell’istituto Brignole. Erano presenti sette persone, di età tra i 25 e i 35 anni, tra cui uno spagnolo e due francesi. Sono stati tutti denunciati a piede libero per violazione dell’articolo 633 del codice penale, che comporta reclusione fino a due anni e multa fino a un migliaio di euro. Per lo stesso reato sono stati denunciati altri otto giovani, non presenti nell’edificio al momento dell’arrivo della polizia ma, secondo gli accertamenti della digos, frequentatori abituali della villa. Tra i 15 denunciati, alcuni dei giovani già denunciati per offese e minacce agli alpini in servizio di sicurezza a Genova, e l’anarchico spagnolo che il 28 maggio scorso aveva insultato e aggredito il ministro della Difesa Ignazio La Russa in vista nel centro storico genovese. La villa di salita Li Gobbi, costituita da piano terra, due piani soprastanti e giardino, situata in una zona di pregio, era occupata dal 30 luglio scorso

PER CAMBIARE ARGOMENTO MA PER RENDERCI SEMPRE CONTO DI COME E’ INIZIATO BENE QUESTO MESE, ALCUNE AGENZIE PRESE SOLO NELLA MATTINATA, COSì, COME ANTIPASTO IN ATTESA DELLA FINE DELL’ULTIMO TURNO DI LAVORO:

Foto di Valentina Perniciaro _Per la casa, sotto al Campidoglio_

Foto di Valentina Perniciaro _Per la casa, sotto al Campidoglio_

1- Un operaio di 36 anni e’ morto schiacciato mentre era al lavoro in una marmeria alla periferia di Grottaglie (Ta). L’infortunio e’ avvenuto poco fa nel laboratorio dell’azienda, e vano e’ stato l’intervento di alcuni compagni di lavoro. Sul posto sono al lavoro i carabinieri ed i Vigili del Fuoco che stanno accertando le circostanze della disgrazia.

 

2- Un operaio e’ morto cadendo da una tettoia a Serino, nell’avelinese. Il fatto e’ accaduto questa mattina intorno alle 7.20 all’interno di un’azienda agricola per la produzione e il commercio di castagne, la cui sede e’ situata in via Salvatore Pescatore. A perdere la vita, Donato Trombetta, 50 anni, che collabora con quell’azienda da circa 30 anni. L’uomo era impegnato nella rimozione della copertura in lamiera di una tettoia per il ricovero degli attrezzi, e si era arrampicato fin sopra questa tettoia con un muletto. Da una altezza di circa 5 metri ha iniziato le operazioni di rimozione dei pannelli con il solo uso di una chiave inglese. Trombetta pero’ ha perso l’equilibrio, cadendo e battendo il capo sul basamento di cemento sottostante la tettoia. Soccorso subito dall’unico altro operaio che si trovava in azienda gia’ a quell’ora, e’ stato portato in auto al pronto soccorso dell’ospedale Landolfi di Solofra, ma i medici non hanno potuto che diagnosticarne la morte per sfondamento della base cranica.

3-  Infortunio mortale sul lavoro, stamane, a Lunano. Un UOMO di 79 anni, Aldo Carlotti, è stato colpito al torace dalla pala meccanica che in quel momento era azionata dal figlio Giorgio, impegnato in un lavoro di contenimento di un muro. L’urto ha gettato violentemente a terra l’anziano che, soccorso, è morto poco dopo il ricovero all’ospedale. Disperato il figlio, che è stato ascoltato dai carabinieri intervenuti sul posto insieme agli ispettori del lavoro e dell’Asur

4-Un operaio che stava lavorando nel cantiere della metro C, in via Teano, è rimasto ferito in modo lieve dopo essere caduto in una buca. È successo intorno alle 12. L’uomo è stato soccorso dai vigili del fuoco che si sono calati utilizzando una gru presente nel cantiere. Nella caduta l’operaio si è rotto una spalla.

 

L’ODIO NON SARA’ MAI ABBASTANZA 

Corte di Strasburgo su Carlo Giuliani: senza la minima vergogna!

25 agosto 2009 15 commenti

NON RIESCO A SCRIVERE DUE PAROLE IN FILA CHE NON CONTENGANO PAROLACCE O BESTEMMIE.
QUINDI LEGGETE L’ANSA, DIFFONDETE L’ANSA, IMPARATEVELA A MEMORIA
NON SONO UNA PERSONA CHE PENSA CHE LA GIUSTIZIA LA FACCIANO I TRIBUNALI… MA STRASBURGO HA LA VELLEITA’ DI CHIAMARSI “CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL’UOMO” E ALLORA O FA IL SUO LAVORO, O CHIUDE.
CORTE DEI DIRITTI DI UN NULLA DI NULLA, ANDATEVENE AFFANCULO
Il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova ha agito per legittima difesa.

Carlo Giuliani, sangue nostro

Carlo Giuliani, sangue nostro

Questo è quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo in una sentenza resa pubblica oggi. I giudici di Strasburgo hanno quindi accettato la versione delle autorità italiane su come si sono svolti i fatti inerenti la morte del giovane. Secondo la sentenza, infatti, il militare che sparò a Giuliani non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi. La Corte ha dato invece ragione ai familiari di Carlo Giuliani riconoscendo come l’Italia avrebbe dovuto svolgere un’inchiesta per stabilire se il fatto potesse essere ascrivibile a una cattiva pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico. Per questo i giudici hanno stabilito che lo Stato dovrà risarcire 40.000 euro ai genitori di Carlo Giuliani.
 Infine i giudici di Strasburgo hanno ritenuto che, a differenza di quanto sostenuto dalla famiglia Giuliani, il governo italiano abbia cooperato sufficientemente con la Corte, consentendo di condurre un appropriato esame del caso. Nessuna violazione, dunque, dell’articolo 38 della convenzione che impone agli Stati contraenti di fornire tutte le informazioni richieste dai giudici di Strasburgo
carlo 

28 Agosto 2009: concerto per Renato, per i suoi occhi …

25 agosto 2009 1 commento

Il CIE di Gradisca in rivolta

10 agosto 2009 Lascia un commento

police-partout3Il Pacchetto Sicurezza è realtà da 2 giorni. Una manciata di ore prima che entrasse in vigore, una giovane migrante in Italia da diverso tempo ha deciso di lanciarsi nel fiume Brembo proprio perchè non riusciva a regolarizzarsi ed era terrorizzata dall’idea di dover affrontare le nuove leggi razziali che regolamentano la permanenza dei migranti nel nostro paese. Si chiamava Fatima Aitcardi, 27 anni, proveniente dal Marocco, bagnato dal nostro stesso mare.
Introducendo il reato di clandestinità l’Italia ha deciso di porsi in fondo alla lista dei paesi civili, ha deciso di girare i tacchi ai diritti fondamentali dell’uomo, di rendere illegali i corpi e non le eventuali azioni delittuose. 
Ieri, com’era prevedibile, è scoppiata la rivolta in uno dei Centri di Identificazione ed Espulsione presenti sul nostro territorio: centri che vedranno moltiplicare di molte volte il numero di migranti reclusi, per l’inasprimento delle pene causato dall’aggravante della clandestinità e l’estenzione del trattenimento da 60 a 180 giorni. Il primo ad espodere è stato il CIE di Gradisca d’Isonzo, con una rivolta iniziata subito dopo le 21 e protrattasi fino alle 2 di notte, con la presa dei tetti, da dove urlavano verso la statale, che poco dopo è stata chiusa e lanciavano oggetti contro la polizia che arrivava con diverse volanti a circondare il centro. Più della metà dei presenti nel campo ha preso parte alla rivolta, poi la polizia è intervenuta con un massiccio lancio di lacrimogeni che hanno causato l’intossicazione di alcuni rivoltosi.
di Valentina Perniciaro, L’altronline 

Drammatici aggiornamenti da Ponte Galeria: assassini!

7 agosto 2009 1 commento

POCHE LE NOVITA’ DAL C.I.E. DI PONTE GALERIA, NESSUNA NOVITA’ SUL RAGAZZO ALGERINO, CHE PERO’ E’ MORTO A DETTA DI TUTTI I SUOI COMPAGNI DI DETENZIONE.
L’HANNO AMMAZZATO E IL CORPO NON ESCE FUORI, QUESTE LE CHIARE E NITIDE PAROLE CHE RIPETONO GLI ALTRI MIGRANTI: UN MALATO DI CUORE PESTATO A MORTE E SCOMPARSO NEL NULLA.
Aggiornamenti in diretta stamattina con Radio Onda Rossa: ascolta

Dal sito macerie, invece, questi aggiornamenti: “Gli algerini, testimoni dell’accaduto, sono ancora in isolamento dentro alla sezione femminile: non vengono fatti uscire, neanche per mangiare e non hanno contatti con nessuno. L’ambasciata algerina, chiamata in causa, sostiene di non saperne niente. Una troupe di Canale 5, chiamata da alcune mogli di reclusi, si è vista negare l’accesso al Centro.

Ieri, un gruppo di prigionieri ha rifiutato il vitto ed è rimasto nelle gabbie all’ora di pranzo, protestando rumorosamente. La polizia è intervenuta in forze ma i reclusi hanno continuato a protestare fino a quando non è stato promesso loro un incontro con il direttore. Previsto per la serata, l’incontro però non c’è stato, e non c’è stato neanche questa mattina. A detta dell’amministrazione, il direttore è assente dal centro.”

Pestaggio a Ponte Galeria

5 agosto 2009 Lascia un commento

4 agosto 2009
Un racconto tremendo, e un appello, dal Cie di Ponte Galeria. Nella serata di lunedì arriva nel Centro un gruppetto di algerini, appena trasferiti da Bari Palese. Tra di loro c’è anche un ragazzo gravemente malato di cuore, che si lamenta e protesta: la polizia non ha provveduto a portare da Bari le medicine che deve prendere ogni giorno. Invece di procurare i farmaci, i poliziotti lo portano in infermeria e poi nella cella di sicurezza. Lì lo massacrano di botte, stufi di tutti questi stranieri sempre pronti a lamentarsi.stor_15704428_21120
Quando lo riportano in sezione è pieno di lividi e sangue. Lui è malato di cuore per davvero e durante la notte si sente malissimo: i suoi compagni danno l’allarme, e il malato lascia il Centro a bordo di una ambulanza. La mattina dopo i suoi compaesani, che stanno raccontando in giro gli avvenimenti della notte, vengono raggruppati e portati via. Tutti pensano ad un rimpatrio, e solo la sera si scoprirà che in realtà il gruppo è stato messo in “isolamento” nel reparto delle donne. Intanto, durante tutto il giorno, del ragazzo malato di cuore non si ha più alcuna notizia.
Passano le ore, e i reclusi del Centro si ricordano di Salah Soudami, morto soltanto cinque mesi fa in circostanze pressoché identiche, e pensano al peggio.
Così chiedono aiuto ai solidali che stanno fuori dai Centri e lanciano un appello dai nostri microfoni: vogliono avere notizie del loro compagno. Vogliono sapere come sta, se è vivo o morto, e dov’è. Lo hanno chiesto alla Croce Rossa e non hanno avuto risposta. Lo hanno chiesto pure agli agenti, e anche loro sono stati zitti: del resto, si sa, i poliziotti sono buoni solo a massacrare di botte i malati di cuore.

Ascolta la diretta con Ponte Galeria:
http://www.autistici.org/macerie/?p=17513

Ascolta la corrispondenza del 5 mattina di Radio Onda Rossa

Grandi manovre dell’esercito nei parchetti romani: CHE EROI!

2 agosto 2009 Lascia un commento

 

Estate 2009. Presidiare “obiettivi sensibili” non è più l’unico compito dell’esercito italiano a Roma.
Sfidando l’afa, vagano per la città plotoni di militari armati di tutto punto, scortati dalla polizia. 

Quali vitali interessi proteggono pattugliando strade, piazze e parchi della capitale? 

In molti se lo domandano. In pochi riescono a fornire risposte convincenti.

 E’ la sicurezza, baby!

Eviteremo di ammorbare con l’ennesima analisi sulla “deriva securitaria”.

Lo spettacolo lo abbiamo tutte e tutti davanti agli occhi, ed è desolante. Ci preme però segnalare un pardigmatico episodio avvenuto nel parco del Forte Prenestino durante la torrida mattinata del 31 Luglio.

 

vespri5-thumbOre 10:30:

Tre “Defender” dell’esercito carichi di soldati in assetto da guerra oltrepassano la sbarra che delimita l’ingresso del parco. Davanti una volante della polizia apre la colonna. Mamme e bambini tornano verso casa. Oggi giocano i grandi.

 Apparentemente spaesati i militari si fermano al primo ostacolo dando vita ad un improvvisato check-point. Si piazzano in formazione. Prendono possesso del territorio. Anche gli ultimi frequentatori del parco si allontanano più preoccupati dei troppi mitragliatori spianati che dell’impennata della temperatura.

 Qualcuno si avvicina al drappello per capirne le intenzioni, ma la risposta si tramuta in domanda: “Questa è una missione anti-immigrati: vogliamo entrare all’interno del Forte per proseguire l’operazione”.

 

“Negativo. Qui non si entra. Avete il mandato del magistrato?”, chiediamo, ma loro nicchiano. Non sembrano troppo convinti, nonostante il minaccioso apparato scenografico manco fossimo in Afghanistan. Dopo un’ora di stallo e l’identificazione di tre attivist* del centro sociale, la compagnia fa dietrofront, alzando una nuvola di polvere nel parco ormai deserto.

 Un ennesimo spot “securitario” messo in scena dal governo e insieme un avvertimento mafioso verso gli spazi occupati, nella giornata in cui la lotta per la casa veniva duramente repressa.

 Colpi di teatro del papi-satiro e della sua cricca di veline e peones protagonisti di un governo svuotato di legittimità. Le grandi manovre di un potere sempre più piccolo, ma non per questo meno pericoloso, che per mantenere controllo e consenso deve ricorrere all’esercito.

 

Il Forte Prenestino è uno spazio aperto, attivo e reattivo, che continua ad organizzare iniziative anche nel mese di Agosto, praticando l’autogestione e senza usare il denaro dei cittadini. Tutto il contrario di queste risibili marcette militari, desolante spettacolo sovvenzionato dal denaro dei contribuenti.

 Mentre c’è un caldo da fare schifo.

 

Centro Sociale Occupato Autogestito “Forte Prenestino” 

1 AGOSTO 2009


 

Carlo Giuliani, quel passo in più

20 luglio 2009 10 commenti

Dal blog Insorgenze, prendiamo queste parole per Carlo…
Quel passo in più mentre gli altri andavano indietro… La tua vita è tutta lì. Per questo ti vogliamo bene

I tratti addolciti del viso tradivano la sua giovane età. Si era staccato dal gruppo e in una mano teneva una pietra che scagliò con tutta la sua forza contro un drappello d’uomini bardati con scudi e mazze, caschi e stivali, armi da fuoco alla cintola. Quasi appagato da quell’incosciente gesto di sfida, s’era voltato per riguadagnare le fila dei suoi compagni. Teneva larghe le braccia mentre le mani erano nude come in quella foto dell’anarchico diventata un manifesto, quando l’eco d’alcuni colpi di pistola risuonò nell’aria. I suoi compagni urlavano, mentre un poliziotto aveva freddamente preso la mira per fucilarlo alle spalle. In quel momento il suo sorriso s’era trasformato in una smorfia di dolore. goteborg.assassiniColpito alla schiena ma ancora incredulo continuava a camminare ma le sue falcate sembravano ormai passi di danza. Cadde sull’asfalto solo dopo aver compiuto una piroetta. Era il giugno del 2001, a Gotebörg. Il “movimento dei movimenti” solo per poco era scampato al suo primo morto. Un presagio maledetto che si avverò qualche settimana più tardi a Genova, in piazza Alimonda, dove un altro giovane, all’incirca della stessa età, venne ucciso da un coetaneo in divisa con un colpo in mezzo agli occhi.

Carlo Giuliani la morte l’ha vista in faccia mentre gli altri manifestanti avevano avuto il tempo d’indietreggiare di fronte a quell’arma spianata. Forse era troppo tardi per fermarsi o forse non voleva arretrare, ma andare fino in fondo per impedire a quel braccio teso, armato e in divisa di Stato, di continuare la sua minaccia. Due colpi, una quiete irreale cadde d’improvviso sul campo di battaglia rotta poi da nuove grida, mentre il corpo di Carlo veniva oltraggiato dalle ruote del Defender dei carabinieri.

“Fiori velenosi venuti solo per sfasciare”(1), non trovò migliore espressione una dirigente dell’organizzazione antimondialista Attac per liquidare i fatti di Gotebörg. Secca e adirata contro quella che ai suoi occhi sembrava una teppaglia neoluddista, madame Susan George, trovò più che normale che una pietra valesse un colpo di pistola tirato alle spalle. Autoconvocate, quelle orde d’insorti in cerca di sommosse non erano gradite. Disturbavano le ordinate kermes internazionali, i carnevali di strada, i convegni compunti dei professionisti dell’associazionismo, una nuova burocrazia della società civile che pensava di poter fronteggiare gli irruenti spiriti animali del capitalismo ultraliberale attraverso forme di regolazione economica, strumenti procedurali e regole etiche. Misure inadeguate quanto l’idea di poter fermare l’Oceano in tempesta con dei sacchetti di sabbia. Nello stesso periodo, un appello sottoscritto da intellettuali italiani e francesi, tra cui spiccavano le firme d’alcuni ex partecipanti ai movimenti politici degli anni Settanta, censurava le violenze e gli scontri di piazza, in modo particolre le brutalità commesse nei confronti di merci come “i cassonetti bruciati e le vetrine rotte”. Costoro invocavando manifestazioni ordinate e ottenevano nient’altro che forze dell’ordine.

Foto di Valentina Perniciaro _Genova, 20 luglio 2001_

Foto di Valentina Perniciaro _Genova, 20 luglio 2001_

Decisamente la storia non è intenzionata a smentire quell’adagio che vuole ogni tragedia ripresentarsi in farsa. Per nulla appagati da tanta stigmatizzazione etica prim’ancora che politica, prendiparola del Forum sociale genovese e leaders d’alcune componenti noglobal, sponsorizzati dai loro grandi elettori mediatici, lanciarono il ritornello infinito, e per giunta dopo un anno ancora non provato, degli infiltrati. Lo fecero a caldo, sopraffatti dal pregiudizio e da servile paura, quando il corpo straziato di Carlo Giuliani non aveva ancora un nome. Nei salotti volanti delle dirette Rai di prima serata che seguivano il G8 circolava ancora la voce che il giovane ucciso fosse uno spagnolo, di certo un basco, un black bloc in ogni caso. Gli invitati (2), ancora accaldati per aver sfilato nei cortei del pomeriggio, attaccarono le forze di polizia colpevoli d’inerzia per aver lasciato devastare la città da bande di facinorosi vestiti di nero. Le forze dell’ordine avevano assalito i cortei quando questi sfilavano ancora lungo i percorsi autorizzati, in diversi punti della città i carabinieri avevano fatto uso d’armi da fuoco, in risposta gli acuti esponenti noglobal invece di pretendere meno forze dell’ordine invocavano più forza pubblica in piazza. Sollecitati con tanto ardore, il sabato successivo le forze di polizia eseguirono con zelo il loro mandato fin dentro alla Diaz. Immemore o forse ignaro che solo nei paesi dove vi è un controllo autoritario dello spazio pubblico le forze di polizia organizzano e svolgono il servizio d’ordine nei cortei, l’arrogante e mai pago presidente della Lila, Vittorio Agnoletto, pretendeva la tutela poliziesca per le sue sfilate nonviolente. Solo in tarda serata, sopraggiunta la notizia che quel manifestante deceduto altri non era che il figlio di un noto sindacalista della Cgil genovese, il “reprobo” Carlo Giuliani divenne finalmente un ragazzo da difendere, un imbarazzante martire da far proprio.

(1) Le Courrier d’information, n. 246, Martedi 19 giugno 2001.

(2) Un isterico Vittorio Agnoletto e un fin troppo incauto Fausto Bertinotti.

Dieci anni da Genova

A Carlo Giuliani, 8 anni dopo

19 luglio 2009 12 commenti

Scrivere a te mi è stato facile per molto tempo, quasi naturale … ora non lo è più.

Carlo, a pochi passi dal proiettile che l'ha ucciso

Carlo, a pochi passi dal proiettile che l’ha ucciso

E’ ogni giorno, ogni anno più doloroso e gli anni ormai son tanti, son otto.
Otto anni fa eri ancora vivo, lo eri a pochi passi da me, lo eravamo ancora tutti.
Quell’urlo, le urla di ognuno di noi squarciarono quel cielo maledetto, quel cielo violentemente limpido,
che appariva lontanissimo per il persistere dei fumi dei lacrimogeni… quel maledetto cielo che sarebbe stato meglio ci cascasse addosso: sarebbe stato meno doloroso di quell’urlo maledetto. Genova assassina e maledetta, Genova che mai liberammo, Genova che spezzò le nostre gambe senza farle mai rialzare..
Quell’urlo indimenticabile…che c’ha ammazzato tutt@ sette anni fa, e che persiste…
Carletto col nostro stesso sangue, Carletto con la stessa identica necessità di noi tutt@ di essere lì quel giorno,
Carletto e la sua voglia di vivere che l’ha fatto scendere in strada,
Carletto e il suo estintore, e il suo istinto di re-azione davanti a quel nemico marciante, mai visto prima in quel modo.
Un nemico nuovo, mai più come prima.
E in quello spartiacque sei scomparso tu, sangue nostro.
Tu e il tuo magro passamontagna.
Tu, ad aggiungerti a già troppi nomi, tu ad aprire la lista dei morti nostri, della mia generazione.
Ciao Carle’, mi vivi dentro passo dopo passo

A Carlo Giuliani, al suo assassino stupratore
“Non è un tipo che si fa ingabbiare”
Dieci, Nessuno, Trecentomila
Genova, dieci anni dopo
La vergogna di Strasburgo
Quel passo in più

Arresti G-8 a Roma: video e petizione

11 luglio 2009 Lascia un commento

La coscienza civile si risvegli, la libertà di dissenso va difesa

Segnali allarmanti sullo stato di salute delle garanzie democratiche e dei diritti di libertà in Italia si sono sommati in rapida
G8 rome 09successione in questi giorni. Ne hanno fatto le spese le giovani e i giovani colpiti dai provvedimenti di privazione della libertà personale in un contesto che dovrebbe essere tra i più protetti in uno stato di diritto: quello della manifestazione di dissenso, anche il più radicale. Con sorprendente tempismo, nella settimana del secondo G8 presieduto da Silvio Berlusconi, dopo quello tristemente noto di otto anni fa a Genova, ordini di carcerazione sono stati eseguiti a carico di 21 partecipanti alla contestazione dell’Onda studentesca nei confronti del “G8 dei rettori” di Torino, risalente a due mesi prima. Il giorno seguente, durante le prime contestazioni all’incontro dei capi di Stato e di governo, in occasione del transito a Roma delle delegazioni internazionali verso la sede del summit a Coppito nell’Abruzzo terremotato, gli ordini di carcerazione hanno riguardato 8 dei 36 giovani fermati nel corso di un corteo partito dalla terza Università pubblica della capitale. G8 rome 07Un corteo caricato dalle forze dell’ordine senza ragione alcuna, nel momento in cui i manifestanti stavano per sciogliersi e raggiungere la manifestazione convocata all’Università la Sapienza contro gli arresti del giorno prima. Nulla aveva compiuto il corteo nei confronti di cose e persone, e non risulta, né è stata contestata agli indagati, lesione alcuna all’incolumità di chicchessia. Mentre tra i fermati, chi è stato trattenuto in carcere, in stato d’arresto e perfino in regime di semi-isolamento, è noto essere impegnato in quotidiane e trasparenti attività politiche e sociali. Esattamente come è avvenuto con gli arresti di esponenti dell’Onda e dei movimenti che l’appoggiano, effettuati il giorno prima in tutta Italia.
Non è una democrazia reale quella nella quale l’attività politica organizzata e l’espressione aperta delle proprie opinioni, anche rivolte al cambiamento più profondo dell’ordine costituito, diventano motivo di repressione e restrizione della libertà personale. G8 rome 08Né si possono considerare integre, piene ed effettivamente tutelate le garanzie di agibilità democratica in un Paese, quando in esso l’autorità esercita forme di repressione generalizzata delle contestazioni collettive di dissenso, tanto più in occasioni delicate come un vertice internazionale di governi. La manifestazione del dissenso è infatti parte della normale dialettica di una società democratica.
Se la repressione delle posizioni “radicali” si fa sistematica e continua, se chi le esprime è altrettanto sistematicamente e continuamente sottoposto all’applicazione delle misure più estreme di restrizione della propria libertà, le coscienze di chi ha a cuore la democrazia devono allarmarsi. G8 rome 10Devono allarmarsi per le sorti della democrazia e della libertà di tutti: si comincia dalle posizioni radicali ma non si può prevedere dove ci si fermi.
Se l’autorità si trasforma in attività di repressione politica, ogni coscienza democratica deve prendere voce, poiché la vigilanza civile non può essere a tempo determinato: se chiude gli occhi, si rassegna a perdere una quota di democrazia, un pezzo di libertà. E a pagarne i costi sono tutte e tutti, giacché la democrazia e la libertà sono indivisibili. 

 

Reagiamo con una convinta e intensa mobilitazione politica, sociale e culturale alle lesioni che democrazia e libertà hanno subito con gli episodi repressivi di questi giorni. Non lasciamo sole e soli questi giovani. Denunciamo, in ogni sede, la grave responsabilità assunta da chi questi episodi ha voluto, disposto e realizzato.

Per leggere le firme e lasciare la propria questo è il link http://petizionearrestig8.noblogs.org

Qui invece il video di ricostruzione degli “scontri” dell’altro giorno con il simpatico atteggiamento della Digos

Comunicato dell’epicentro solidale in solidarietà agli arrestati di oggi

6 luglio 2009 Lascia un commento

Abbiamo conosciuto Egidio i primissimi giorni dopo il terremoto, quando insieme ad altri compagni e compagne di Napoli è venuto a portare aiuti materiali e solidarietà umana.
Questa mattina, 6 luglio, è stato arrestato qui a L’Aquiila in maniera preventiva e senza precisi capi d’accusa, dopo aver partecipato alla grande fiaccolata pacifica della scorsa notte in ricordo delle vittime del terremoto. Crediamo che questo arresto come gli altri 20 avvenuti in tutta Italia con modalità intimidatorie, sia l’ennesimo tentativo di provocare e criminalizzare un movimento in vista del G8. Appare evidente che la gestione dell’emergenza legata al terremoto risponde alle medesime logiche imposte alle popolazioni del mondo dagli otto grandi. Per questo il percorso di ricostruzione della città dell’Aquila per noi è parte di tutti i momenti di lotta contro il G8.
Non possiamo far latro che esprimere la nostra piena solidarietà con tutti gli arrestati.

epicentro solidale

ARRESTI IN TUTTA ITALIA a poche ore dal G8

6 luglio 2009 Lascia un commento

ONDATA DI ARRESTI E PERQUISIZIONI (SU MANDATO DELLA QUESTURA DI TORINO) DI DIVERSI COMPAGNI  IN VARIE CITTa’ D’ ITALIA.
AD UN PAIO DI GIORNI DALL’INIZIO DELLE MOBILITAZIONI DI ROMA E L’AQUILA CONTRO IL G8 SI SCATENA LA REPRESSIONE SOPRATTUTTO AI DANNI DI CHI NEI PRECEDENTI MESI AVEVA LOTTATO ALL’INTERNO DEI MOVIMENTI STUDENTESCHI e DELL’ONDA, COSTRUENDO LA CONTESTAZIONE DEL G8 DELL’UNIVERSITA’, CHE SI E’ SVOLTO A TORINO TRA IL 17 E IL 19 MAGGIO.

SI PARLA GIA’ DI 21 ARRESTI DI CUI 4 GIA’ CONFERMATI.

LA CITTA’ PIU’ COLPITA E’ TORINO CON 15 COMPAGNI ARRESTATI, SOPRATTUTTO APPARTENENTI AL CENTRO SOCIALE ASKATASUNA: POI ALTRI 4 A BOLOGNA… PER PROSEGUIRE CON PADOVA, MILANO NAPOLI…

 

SOLIDARIETA’ AGLI ARRESTATI.

NIENTE FERMERA’ IL BISOGNO E LA NECESSITA’ DI MANIFESTARE.

Corrispondenze di Radio Onda Rossa: Venezia – Bologna – Torino –

9 LUGLIO : TUTT@ davanti al C.I.E. di Ponte Galeria

2 luglio 2009 Lascia un commento

GIOVEDÌ 9 LUGLIO 2009, DALLE ORE 16.30 PRESIDIO DAVANTI AL CIE DI PONTE GALERIA

 

Nelle giornate in cui si svolgerà il G8 vogliamo stare a Ponte Galeria, mentre i cosiddetti “grandi della terra” saranno nascosti dentro una 

caserma a parlare della crisi. I governi del mondo chiamano a gran voce la libera circolazione delle merci e dei capitali, pretendendo di 

fermare e controllare i flussi migratori, mentre l’unica possibilità di movimento concessa alle persone sembra essere quella legata al mercato 

del turismo o allo sfruttamento del lavoro.
Respingimenti, politiche securitarie e detenzioni indiscriminate sembrano essere le uniche  risposte che i cosiddetti paesi industrializzati sono intenzionati a 

praticare per fronteggiare questa crisi economica e sociale che hanno contribuito a creare. copia-di-siamo-tutti-clandestini-montaggio2

 

Vogliamo stare a Ponte Galeria perché nei CIE (Centri di identificazione  ed espulsione) finiscono persone rastrellate per strada mentre tornano a 

casa dopo una giornata di lavoro sottopagato, mentre fanno la fila per rinnovare il permesso di soggiorno, oppure mentre aspettano un amico per 

uscire la sera. Puoi aver lavorato per vent’anni in Italia, puoi essere nata o nato qui, ed essere recluso solo perché non hai il permesso di 

soggiorno.

 

All’interno dei CIE viene quotidianamente calpestata la dignità umana.  Non è garantita l’assistenza igienico-sanitaria: spesso manca l’acqua 

calda, non c’è ricambio di asciugamani e le persone dormono su lenzuoli usa e getta che sono costrette ad utilizzare per settimane. Ogni persona 

ha diritto a un solo litro d’acqua al giorno, anche nei periodi più caldi. Molto spesso le persone detenute vengono imbottite di psicofarmaci, cosa che ha portato a collassi fisici, mentre viene rifiutata la possibilità di farsi visitare da un medico. Persone affette da malattie contagiose vengono lasciate a contatto con le altre, aumentando il rischio di epidemie, nell’indifferenza del personale sanitario e delle forze di polizia.

 

Chi è detenuto denuncia una carenza di comunicazione pressoché totale e le poche informazioni che sono disponibili non vengono tradotte nelle 

diverse lingue. L’assistenza legale minima non è garantita. Le decisioni sulla detenzione e sulle espulsioni sono affidate ad avvocati civilisti 

e giudici di pace, che non hanno le competenze necessarie per gestire i casi che si trovano di fronte.

 

7400Pestaggi e abusi da parte della polizia e della Croce Rossa (che gestisce il CIE di Ponte Galeria) sono all’ordine del giorno e chiunque si trovi a protestare subisce violenze fisiche e intimidazioni. Solo a Ponte Galeria negli ultimi tre mesi si sono registrate due morti: Salah Soudani, morto in circostanze poco chiare dopo che il personale sanitario ha rifiutato di fornirgli l’assistenza medica, e Nabruka Mimuni, che viveva in Italia da trent’anni e che, dopo aver 

ripetutamente minacciato di togliersi la vita piuttosto che essere rimpatriata, è stata lasciata in balia del proprio destino.

 

Non è pensabile che persone che hanno scelto di andarsene dal proprio paese d’origine, mettendo spesso a rischio la propria vita per 

costruirsi un futuro migliore, o per fuggire da un presente di oppressione, si trovino ad essere rinchiuse in un lager di stato.

 

La clandestinità non é un reato, ma una condizione imposta da politiche razziste, xenofobe, basate sullo sfruttamento. Noi non ci consideriamo 

“italiani” o stranieri ma siamo tutti e tutte abitanti del mondo.

 

Reclamiamo la libertà di movimento di tutte e tutti.

Vogliamo la chiusura di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione.

Rifiutiamo la società dei recinti e delle frontiere.

 

GIOVEDÌ 9 LUGLIO, DALLE ORE 16.30

PRESIDIO A PONTE GALERIA: MUSICA, VOCI, PAROLE.

Portiamo tutta la nostra creatività, la nostra rabbia e la nostra forza davanti a quelle mura.

 

L’appuntamento è nel parcheggio della fermata “Fiera di Roma” del trenino per Fiumicino aeroporto

(Via Gaetano Rolli Lorenzini angolo Via Cesare Chiodi).

Netanyahu a Roma…nel silenzio di tutt@

23 giugno 2009 1 commento

OGGI ALLE 14 SILVIO BERLUSCONI INCONTRERA’ IL PRIMO MINISTRO ISRAELIANO BENJAMIN NETANYAHU, A PALAZZO CHIGI.
DOV’E’ L’ONDA? E TUTTI QUELLI CHE MANIFESTAVANO CONTRO GHEDDAFI DOVE SONO?
NESSUNO SENTE L’ESIGENZA DI MANIFESTARE CONTRO LE POLITICHE D’OCCUPAZIONE DELLO STATO D’ISRAELE, NESSUNO SEMBRA SENTIRE L’ESIGENZA DI MANIFESTARE CONTRO IL MURO DELL’APARTHEID, A NESSUNO BRUCIA PIU’ IL SANGUE PER QUELLO CHE SOLI 6 MESI FA E’ STATO FATTO ALLA POPOLAZIONE DELLA STRISCIA DI GAZA, NESSUNO SEMBRA INDIGNARSI PER I NUOVI PERSONAGGI SALITI ALLA KNESSET DOPO LE ULTIME ELEZIONI DI CUI NETANYAHU E’ IL LEADER…

POVERI NOI
sassimano

Negato il Gay Pride: ORA BASTA!

6 giugno 2009 3 commenti

L’assemblea conclusiva del Festival sociale delle culture antifasciste ha appreso che, attraverso il protocollo recentemente adottato dal comune di Roma (simile a molti altri adottati in altre città italiane), che limita i percorsi consentiti per le manifestazioni nella capitale e con il pretesto di feste religiose, presenza di ‘obiettivi istituzionali’ e quant’altro, l’amministrazione guidata da Alemanno sta negando l’autorizzazione a qualsiasi percorso appena plausibile per il Roma Pride, di fatto impedendone lo svolgimento.

BodyPartL’assemblea del Festival sociale delle culture antifasciste ha adottato il comunicato di Facciamo Breccia riportato qui sotto e invita le realtà antifasciste ad aderire e a mobilitarsi.

Negato il Roma Pride. Facciamo Breccia invita alla mobilitazione.

Facciamo Breccia denuncia la gravità della situazione che si è creata a Roma dove, con pretesti di ordine pubblico, l’amministrazione guidata da Alemanno, sta impedendo di fatto lo svolgimento del Pride, la storica manifestazione di liberazione di lesbiche, trans e gay che dal 1994 ogni anno si svolge nella capitale. Tale divieto è inaccettabile non solo per lesbiche, trans e gay ma per tutte e tutti coloro per cui la libertà, la liberazione, il diritto di manifestare sono valori irrinunciabili, specialmente in un momento in cui la violenza nel nostro paese sta raggiungendo picchi altissimi.
header-logoL’attacco alle soggettività meno protette rappresenta da sempre un segnale chiaro e incontrovertibile dell’instaurarsi di un regime violento contro ogni forma di libera espressione e di dissenso. Accettare questo divieto significa scavare la fossa a quel residuo di libertà rimasta nel nostro paese e questo non è accettabile per chiunque ritenga l’autodeterminazione, la laicità, l’antifascismo principi irrinunciabili.
Il coordinamento Facciamo Breccia invita tutte le realtà antifasciste e autodeterminate alla mobilitazione per il pride del prossimo 13 giugno, in difesa dell’agibilità politica, della libertà di manifestazione e dell’autodeterminazione di tutte e tutti.

per adesioni: info@facciamobreccia.org

DOBBIAMO CHIUDERLI!!!

31 Maggio 2009 Lascia un commento

CHIUDIAMO I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE.
PER UN MONDO SENZA FRONTIERE E GALERE…. SIAMO TUTTI/E CLANDESTINI/E 

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Il CIE di Ponte Galeria

Il CIE di Ponte Galeria

Immagini dalla manifestazione sotto il Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, fatta venerdì pomeriggio da alcuni attivisti. ABBATTIAMO LE FRONTIERE, ABBATTIAMO LE GALERE

Immagini dalla manifestazione sotto il Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, fatta venerdì pomeriggio da alcuni attivisti. ABBATTIAMO LE FRONTIERE, ABBATTIAMO LE GALERE

 

I centri di Identificazione ed Espulsione sono gestiti dalla Polizia di Stato e dalla Croce Rossa

I centri di Identificazione ed Espulsione sono gestiti dalla Polizia di Stato e dalla Croce Rossa

Tutte le foto sono tratte da Indymedia

Ancona: si suicida invece di attendere lo sfratto…

29 Maggio 2009 1 commento

Ci si suicida per paura di perdere casa e lavoro, nel paese che parla di Noemi, nel paese che non è più nemmeno in grado di sognare un qualcosa di diverso per noi, per i nostri figli e per i nostri vecchietti.
E’ successo in un quartiere della periferia di Ancona, questa mattina. Un uomo di 63 anni s’è ammazzato, con un colpo di pistola al cuore mentre aspettava lo sfratto. Aveva lasciato anche le chiavi di casa attaccate alla porta, già consapevole probabilmente che il suo corpo sarebbe stato proprio trovato dall’ufficiale giudiziario che lo cercava per consegnagli lo sfratto.
Gli ha lasciato le chiavi…  
Nel frattempo un esempio di come vengono licenziate i lavoratori, con telegrammi ad effetto immediato… decine e decine al giorno. 

MITTENTE: 
_ _ _ _ _ _  SPA
ZONA INDUSTRIALE
74100 TARANTO

DESTINATARIO:
MARCO _ _ _ _ _ _
VIA _ _ _ _ _ _ _  N. _ _
74024 MANDURIA

TESTO:
IL PRESENTE PER COMUNICARLE L’AVVENUTA CESSAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO TRA LEI E L’AZIENDA _ _ _ _ _ SPA.
 IL PRESENTE HA EFFETTO IMMEDIATO , QUINDI NON DEVE RAGGIUNGERE IL SUO POSTO DI LAVORO GIA’ DA DOMANI MATTINA. SEGUE RACCOMANDATA CON I DETTAGLI. CORDIALMENTE
DISTINTI SALUTI
IL RESPONSABILE RISORSE UMANE G. _ _ _ _ _ _ 

Foto di Valentina Perniciaro _Corteo cittadino per il diritto all'abitare e per la difesa degli spazi sociale, Giugno 2008_

Foto di Valentina Perniciaro _Corteo cittadino per il diritto all'abitare e per la difesa degli spazi sociali, Giugno 2008_

Presidio sotto al C.I.E. di Ponte Galeria

26 Maggio 2009 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Il Coordinamento di Lotta per la casa in presidio sotto al Campidoglio_

Foto di Valentina Perniciaro _Il Coordinamento di Lotta per la casa in presidio sotto al Campidoglio_

Il 28, 29 e 30 maggio prossimi si riuniranno qui a Roma i ministri degli interni e della giustizia degli 8 principali stati capitalisti. Discuteranno e decideranno delle vite di milioni di persone, ed in particolar modo di chi in occidente è ben accett* solo se e fin quando serve ad ingrossare l’esercito degli sfruttati.
E’ la popolazione migrante a pagare il prezzo piu’ alto della crisi, subendo infami ricatti lavorativi, clandestinita’ obbligata e il razzismo costruito dalle istituzioni attraverso il terrorismo dei media e leggi infami. La detenzione nei lager chiamati C.I.E., la deportazione nei paesi di origine, il respingimento di massa e la reclusione nei campi di concentramento in Libia come in Marocco, sono la risposta che l’Europa di Schengen ha scelto di voler dare alla questione della migrazione.
Nell’odierno clima di propaganda xenofoba si inserisce l’aggressione squadrista di venerdi’ scorso a Villa Gordiani ai danni di membri della comunita’ bengalese, un’intimidazione razzista legittimata dall’ostilita’ e l’ostruzionismo attraverso cui le istituzioni locali (Comune e Municipio VI) hanno posto ripetuti ostacoli burocratici ai festeggiamenti del capodanno Bangla non garantendo la liberta’ di espressione di migliaia di cittadini di Roma e innescando una spirale di odio per il diverso. Negli ultimi due mesi solo nel centro di Ponte Galeria hanno perso la vita un uomo (Salah Souidani) e una donna (Nabruka Mimuni), entrambi vittime della brutalita’ della Polizia di Stato e della complice indifferenza della Croce Rossa Italiana. Sono questi due apparati militari a dividersi la responsabilita’ della gestione di questo lager della democrazia, in qualita’ di esecutori materiali delle politiche di discriminazione e sterminio applicate all’interno e all’esterno di esso. In entrambe le occasioni i prigionieri e le prigioniere del C.I.E. hanno dato inizio ad uno sciopero della fame e dieci giorni dopo la morte di Nabruka riescono ad evadere due persone delle tre che ci avevano provato, mentre all’interno la polizia si accanisce su un recluso a caso, pestandolo a sangue.
•Per venerdi’ 29, durante i giorni del G8 su sicurezza e immigrazione, lanciamo un appello cittadino a partecipare ad un presidio solidale sotto al C.I.E. di Ponte Galeria, con amplificazione e microfono aperto agli interventi di chiunque voglia comunicare con i/le reclus*.
Facciamo sentire a chi e’ prigionier* dietro quelle sbarre la solidarieta’ di tutt* coloro che non sono piu’ dispost* a tollerare l’esistenza di questi lager, ne’ le torture e gli omicidi di stato che si vorrebbero occultare al loro interno.

L’appuntamento è dalle 17 nel parcheggio della fermata “Fiera di Roma” del trenino per fiumicino aeroporto (via gaetano rolli lorenzini angolo via cesare chiodi)
SOLIDARIETA’ CON I/LE MIGRANTI IN LOTTA
CHIUDERE I C.I.E. SUBITO
NESSUNA GALERA, NESSUNA FRONTIERA
CONTRO IL G8
SIAMO TUTTE/I CLANDESTINE/I
                                                 Compagne e Compagni antirazziste/i

Solidarietà a Marco e Fabio

24 Maggio 2009 Lascia un commento

Un comunicato di ieri da Torino
SOLIDARIETA’ A MARCO E FABIO, REDATTORI DI RADIO BLACK OUTradio

Questa mattina il gazebo elettorale de La Destra a Porta Palazzo è stato ribaltato da un gruppo di giovani frequentatori del mercato e i fascisti sono stati anche oggetto di un lancio di verdure avariate.
Subito dopo, però, un gruppo interforze di vigili, poliziotti e alpini è riuscito a bloccare due dei contestatori: Fabio e Marco. Gli altri invece si sono dileguati, aiutati anche dalla gente, che li ha coperti

nella fuga.

Mentre un po’ di compagni, un’ora dopo, si stavano riunendo al Balon per protestare sono arrivate due notizie: la prima, pessima, era che i due erano stati portati alle Vallette mentre la seconda, ottima, era che degli sconosciuti poco prima erano riusciti a mandare in aria un gazebo di Fiamma Tricolore in corso Palestro, di fronte agli occhi attoniti dei Carabinieri che lo proteggevano.

Nel primo pomeriggio, un volantinaggio/corteo con una quarantina diccompagni ha fatto il giro di Porta Palazzo per informare gli abitanticdell’accaduto, e poi anche a San Salvario ci sono stati un paio di comizi di strada in solidarietà con gli arrestati e contro la presenza fascista in città.

I due saranno processati per direttissima lunedì mattina.

 

 Intanto, potete mandare loro dei telegrammi a questo indirizzo:

 

 Fabio Milan

 C.C. Lo Russo e Cotugno

 via Pianezza 300 – 10151 Torino

 

Marco Da Ros

 C.C. Lo Russo e Cotugno

 via Pianezza 300 – 10151 Torino

 


								

SGOM: sgommiamo Diliberto e tutti i forcaioli

6 Maggio 2009 6 commenti

Sgommiamo Oliviero Diliberto
Cacciamolo dalle piazze dove prenderà la parola
Impediamogli di tenere ancora in ostaggio la parola comunismo

Oliviero Diliberto è candidato come capolista per la circoscrizione centro della lista “comunista e anticapitalista” che raccoglie i candidati del Prc, del Pcd’I,  Socialismo 200 e Consumatori uniti.
Attuale segretario nazionale del Pdc’I, in passato è stato braccio destro di Armando Cossutta prima di pugnalarlo alle spalle come Bruto.
Ha diretto dal 1994 al 1995 Liberazione, allora settimanale del Prc, dove si guadagnò il soprannome di Diliberia. Quando nel 1998 fu tra gli artefici della scissione interna a Rifondazione, perché in disaccordo con la decisione di sfiduciare il primo governo Prodi, ricopriva il ruolo di capo gruppo alla Camera. Fondato con Cossutta il Pcd’I prese parte nel 1999 al governo D’Alema con l’importante incarico di Guardasigilli.
Rispolverata dai ripostigli la scrivania che fu di Togliatti in via Arenula, prendendo a pretesto alcuni mancati rientri di detenuti dai permessi, mise immediatamente fine alla timida stagione “riformista” avviata da Sandro Margara, presidente del Dap nominato dal precedente ministro della Giustizia prodiano Flick.
Dopo aver posto ai vertici dell’amministrazione penitenziaria il giudice Giancarlo Caselli in sostituzione dello stesso Margara (figura storica della magistratura di sorveglianza più illuminista), cacciato in malo modo, perché ritenuto poco incline ad una concezione unicamente sicuritaria della funzione penitenziaria, fece nascere l’Ugap (Ufficio garanzie penitenziarie, ovvero i servizi segreti penitenziari) che attualmente dirigono l’attività dei Gom.
A capo dell’Ugap nominò il generale Enrico Ragosa, già a capo degli Scop (Servizio coordinamento operativo polizia penitenziaria) e appartenente al Sisde, che guiderà anche la spedizione di funzionari del ministero di giustizia italiano in Kossovo per procedere alla ricostruzione e riorganizzazione post-bellica del sistema penitenziario kosovaro.

Il Gruppo Operativo Mobile

Il Gruppo Operativo Mobile


I Gom (Gruppo operativo mobile) erano nati nel maggio 1997 su iniziativa dell’allora direttore del Dap Michele Coiro, nel momento in cui il servizio traduzioni dei detenuti tornava in mano alla polizia penitenziaria, dopo la lunga parentesi emergenziale voluta dal generale Dalla Chiesa che l’aveva data in gestione all’Arma dei Carabinieri.
Ma è solo nel febbraio 1999 che i Gom assumono le funzioni del soppresso Scop, grazie a un decreto firmato da Oliviero Diliberto che ne regolamentava l’istituzione e ne stabiliva le funzioni, il personale, i mezzi e le attrezzature tecnico – logistiche di cui sarebbe stato dotato.
Appena creato il Gom si è trovato al centro di pesanti denunce per la scia di pestaggi lasciati all’interno delle carceri dopo il loro passaggio, come quello nel carcere San Sebastiano di Sassari dell’aprile 2000 e per le brutali perquisizioni nel carcere milanese di Opera (l’ex presidente della commissione Giustizia della Camera, l’avvocato Giuliano Pisapia, aveva denunciato senza mezzi termini gli “episodi di brutalità” avvenuti, parlando del passaggio di “un vero e proprio uragano che ha distrutto ogni cosa”), fino alla gestione del lager di Bolzaneto, con relative torture, durante il G8 di Genova 2001.
Non sono mancate nemmeno feroci critiche da parte dei penalisti perché personale del Gom in più di un’occasione aveva agito come una sorta di servizio segreto, ascoltando e registrando le conversazioni tra i legali ed i loro clienti detenuti, malgrado la legge lo vieti espressamente.
Nel 2006 si è astenuto in parlamento al momento del voto sull’indulto. A Confronto Antonio Di Pietro assomiglia a santa Maria Goretti.

 

Link
Oliviero Diliberto: “Le riforme non potremo farle”
Gom

Sgommiamo Oliviero Diliberto, cacciamolo dalle piazze dove prenderà la parola
Impediamogli di tenere ancora in ostaggio la parola comunismo

Campagna per il boicottaggio dei giustizialisti e forcaioli  a cura dello SGOM

OSPITE NON GRADITO: Lieberman tra qualche giorno è a Roma

29 aprile 2009 2 commenti

Epicentro Solidale e il fantasma “sciacallo”

11 aprile 2009 Lascia un commento

I compagni hanno aperto un sito dall’ Epicentro Solidale creato dal movimento romano in Abruzzo, 
come forma di solidarietà dal basso per tutti coloro che sono stati colpiti  dallo sciame sismico che ha raso al suolo L’Aquila e la sua provincia e continua a flagellare la popolazione, che ha già perso tutto ed ora si trova doppiamente vittima dei teatrini di potenti e speculatori.
Ovviamente assolti gli unici 4 che erano riusciti ad indagare per sciacallaggio: si preparano ad inasprire pene e scarabocchiare decreti per una cosa totalmente inventata. Sappiamo benissimo chi sono gli sciacalli.
 
Un appello per chi porterà nei centri di raccolta  : sarebbe utile portare, oltre a stufe, fornelletti, coperte, materassini e tutto quello che può far giocare e star bene i bambini, anche qualcosa per gli adulti e per i più anziani. Qualcosa che possa distrarli e fargli passare un po’ le ore, visto che passano intere giornate a non far nulla, nel totale sconforto, dentro le tendopoli. Quindi sono utili carte, parole crociate, riviste, scacchiere e cose simili.
Anche quello è importante.
Il tempo tra quelle montagne belle e stracolme di disperazione non sembra passare mai.

Sanzione dal basso ad Impregilo: comunicato stampa

10 aprile 2009 Lascia un commento

All’ ora di pranzo diverse decine di studenti delle scuole e giovani precari hanno dato vita ad un’azione di sanzione dal basso alla Benetton di Via Cola di Rienzo. Abbiamo bloccato l’ingresso dell’esercizio commerciale3263_1125054079216_1013059323_404558_5796009_n con uno striscione con su scritto “Benetton e Impregilo vergogna!”, volantinato dentro il negozio e ai passanti, accesi diversi fumogeni.
La Benetton è infatti uno dei maggiori azionisti di Impregilo, l’azienda che ha costruito l’ospedale crollato all’Aquila e responsabile di progetti che violentano e devastano territori e popolazioni in Italia (vedi la TAV e l’emergenza rifiuti a Napoli) e all’estero (con progetti in Colombia, Turchia, Sud Africa). Mentre si svolgevano i funerali di stato con il cordoglio ipocrita delle Istituzioni, con questa azione abbiamo voluto denunciare i responsabili di speculazioni e malgoverno del territorio che hanno portato all’aumento delle vittime del terremoto in Abruzzo. Nelle prossime settimane continueremo a portare la nostra solidarietà dal basso alla popolazione colpita e a dare vita ad una campagna di denuncia delle responsabilità di quello che è successo, monitoreremo l’opera di ricostruzione e di aiuto alle popolazioni colpite e vigileremo sull’opera del governo e sulle operazioni di speculatori e avvoltoi.
Studenti e giovani precari solidali

Nasce l’Epicentro Solidale a Fossa

9 aprile 2009 1 commento

COMUNICATO STAMPA
Le realtà e i movimenti di lotta di Roma a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal sisma: Epicentro Solidale a Fossa da oggi 8 aprile

Le realtà e i movimenti di lotta di Roma, composti da precari, migranti, studenti, occupanti di case e di spazi sociali, procedono da lunedì nella raccolta indipendente di aiuti – a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal sisma. Da oggi mercoledì 8 aprile, è stato stabilito nella località di Fossa (L’Aquila) l’Epicentro Solidale: un punto di convergenza per l’afflusso continuo degli aiuti e la loro distribuzione a Fossa come in tutti centri vicini che ne necessitano. Vogliamo già rendere noto, ringraziando tutti coloro che si sono attivati, che nei punti di raccolta dislocati nella città, già in 2 giorni è stato raccolto e distribuito un enorme quantitativo di beni di prima necessità e che le raccolte andranno avanti sino a venerdì 10 aprile, per riprendere nella prossima settimana con modalità che comunicheremo. Il trasporto dalla capitale e la distribuzione presso le comunità abruzzesi degli aiuti raccolti sarà in carico alle attiviste e agli attivisti che da oggi si turneranno in squadre, con furgoni-navetta che faranno la spola tra Roma e Fossa.
L’Epicentro Solidale nasce e si disloca a Fossa grazie all’iniziativa autonoma e dal basso delle realtà e delle reti di movimento romane che hanno attivato un contatto diretto con realtà locali dell’Aquilano. L’Epicentro Solidale lavorerà in cooperazione con le comunità locali e con le strutture di primo soccorso già stabilite in loco. Sino a quando continueranno le operazioni di ricerca dei dispersi e fino alla fine dello sciame sismico l’Epicentro Solidale continuerà a funzionare come punto di snodo di tutto il materiale raccolto in forma indipendente dal movimento romano in questi giorni. Nella fase successiva invece l’Epicentro Solidale si trasformerà in campo permanente di sostegno alle comunità sfollate quando la fine dello sciame sismico consentirà di stabilire delle strutture volontarie.
Proprio a questo scopo si raccolgono già da ora le disponibilità di volontari per l’attivazione di queste strutture e soprattutto di insegnanti disposti a sostenere una delle esigenze già manifestata dai giovani e dalle famiglie del luogo, quella di poter terminare l’anno scolastico.
Infine informiamo che da oggi è anche disponibile una infoline direttamente presso l’Epicentro Solidale di Fossa, i cui numeri sono: 3473237703 e 3664137433
I compagni e le compagne di Roma

I punti di raccolta sono:
Loa Acrobax, via della vasca navale 6 giovedì e venerdì tutto il giorno
Csoa Forte Prenestino
, via federico delpino giovedì e venerdì dalle 12 in poi
Ex Snia Viscosa, via prenestina giovedì sera a partire dalle 19
Area 51, via bacciarini 12 giovedì e venerdì dalle 15 alle 20
Porto Fluviale, via del porto fluviale 12 giovedì e venerdì dalle 17 alle 21
Regina Elena, via del Castro Laurenziano giovedì e venerdì dalle 17 alle 21
Ex Cinema Volturno, via Volturno 37 giovedì e venerdì dalle 17 alle 21
Per info su Roma 3394611835 e 3295638652

ATESIA: la lotta non si processa

7 aprile 2009 Lascia un commento

APPUNTAMENTO DOMANI 8 APRILE A ROMA, AI CANCELLI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI PIAZZALE CLODIO.  ALLE ORE 9. L’UDIENZA SI TERRA’ NELL’AULA 16: GIUDICE ROMANO

 

Il 1 giugno 2006 lavoratori e lavoratrici in sciopero, sindacati di base e collettivi politici stringevano in assedio la più grande fabbrica di precariato di Roma: Atesia. Era il punto culminante di una serie di mobilitazioni contro la riduzione del salario e l’estrema precarizzazione nel comparto dell’ict. Chi scioperava e chi picchettava chiedeva che, ad Atesia, il padrone (il signor Tripi, uno dei grandi elettori del centro-sinistra) rispettasse almeno le disposizioni dell’infame legge 30. Almeno quelle! Chiedeva che fosse riconosciuta la natura subordinata della prestazione lavorativa, che fosse riconfermato il contratto ai quattrocento lavoratori mandati via dopo i primi scioperi, che si aumentassero i minimi salariali che non superavano le cinquecento euro mensili, che fossero finalmente assunti a tempo indeterminato lavoratori che da anni, ogni tre mesi, dovevano rinnovare il proprio contratto. La mobilitazione ebbe un grande successo: su quattromila lavoratori, ne entrarono quaranta. Nel pomeriggio l’azienda addirittura chiuse, nell’impossibilità di erogare il servizio.megafono
La repressione, però, non tardava ad arrivare: oltre ai mancati rinnovi, questa volta partivano anche quindici denunce. Risibili i capi di imputazione, si parlava addirittura di “slogan contro l’azienda e contro la precarietà”. Ora non si può neanche protestare! Zitti, muti, le parole servono solo per rispondere al telefono o per offrire promozioni agli utenti. In-bound, out-bound: il lessico dei diritti finisce qui. Nel frattempo persino il giudice provinciale del lavoro afferma che non si può utilizzare il contratto di lavoro parasubordinato per le telefonate in-bound e che il contratto a progetto è incompatibile con il call-center. Persino l’ottuso governo di centro-sinistra stabilisce l’assunzione a tempo indeterminato di ventimila lavoratori del settore. Ma la lotta non è vinta: i salari sono sempre da fame, i tre porcellini dei sindacati confederali (con l’Ugl) continuano a firmare di tutto, ad Atesia si continua a lavorare da schifo. Soprattutto, si apre il processo contro i quindici compagn*.
Il Collettivo Precari Atesia, l’Assemblea Coordinata e Continuativa contro la Precarietà, la Confederazione Cobas e lo Slai Cobas invitano a partecipare all’udienza di mercoledì 8 aprile (h.9.30, ple Clodio, sezione 16). Solidarizzare con i compagni e le compagne denunciate significa dare un segnale alle istituzioni e ai padroni: su Atesia non si torna indietro!
Giovedì 23 aprile (h.10.30), inoltre, presso il Tribunale del Lavoro (v. Lepanto, 4) si apre un altro processo: questa volta la parte lesa sono i lavoratori. L’obiettivo è dare un segnale di cambiamento, dal momento che proprio tante recenti sentenze dei giudici del lavoro hanno contribuito a rendere drammatica la difesa dei propri diritti nelle fabbriche e nelle aziende.ogginonvadoalavoro
Giovedì 23 aprile è anche il giorno dello sciopero generale: essere presenti al Tribunale del Lavoro significa rendere concreta quella giornata.

La questione Atesia ancora oggi rappresenta uno spartiacque: ha insegnato che le lotte autorganizzate possono vincere anche contro la repressione poliziesca, politica e sindacale. Per mutuare questa mobilitazione è necessario capire che lavorare ad Atesia non significa più (se mai la abbia significato in passato) mettere da parte i soldi per le vacanze estive. Dopo anni di precariato l’ex neolaureato che risponde al telefono “solo per pochi mesi” è una persona che non riesce a vedere per sé altre prospettive oltre al call center. La questione Atesia non riguarda solo quattromila individui (se quattromila sembrano pochi), ma gli stessi protagonisti dei movimenti studenteschi e universitari. Dove erano quando i lavoratori e le lavoratrici di Atesina picchettavano? Quando difendevano il posto di lavoro? Quando venivano denunciati?
RIPRENDIAMOCI I DIRITTI, RIPRENDIAMOCI IL LAVORO

Mercoledì 8 aprile, h.9.30, Tribunale Penale di Roma (p.le Clodio, sezione 16)
Giovedì 23 aprile, h.10.30, Tribunale del Lavoro di Roma (v. Lepanto, 4)

La pagheranno mai? @Corteo Nazionale in occasione del G-14@

27 marzo 2009 Lascia un commento

FUOCO AI C.P.T. e ai C.I.E.! MERDA AI RICCHI!

23 marzo 2009 Lascia un commento

DOPO IL BLITZ DENTRO IL LUSSUOSO RISTORANTE TORINESE, PUBBLICHIAMO IL VOLANTINO CHE E’ STATO DISTRIBUITO E UN PO’ DEGLI ADESIVI CHE STANNO CIRCOLANDO PER LA CITTA’ PIEMONTESE.
LA MOBILITAZIONE CONTRO I CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE PER MIGRANTI STA CRESCENDO 

 fameSIAMO QUELLO CHE MANGIAMO?

Se immaginassimo uno straniero che, ignaro sugli usi del nostro paese, si facesse oggi un giro in questo supermercato del gusto, certamente si farebbe l’idea di una società civile e raffinata, ove ciascuno è libero di soddisfare come preferisce i propri appetiti e desideri. Purtroppo le cose non stanno così, e gli stranieri in particolare non se la passano affatto bene.

Per questo siamo qui oggi, affinché nessuno si dimentichi che questi privilegi sono possibili solo al prezzo 3di vergognose diseguaglianze, sulle quali non è più possibile tacere. Non è un mistero per nessuno che ormai la stragrande maggioranza dei lavori più bassi e faticosi, dalla raccolta nei campi alla cura dei nostri anziani, dai cantieri edili alle pulizie, siano lasciati agli immigrati. Mal pagati, sfruttati e denigrati dai padroni italiani, sono costretti a vivere a testa bassa in cambio delle nostre briciole, col ricatto costante di essere trovati senza documenti ed essere trattenuti in un CIE. In questi luoghi i pestaggi da parte della polizia sono all’ordine del giorno, come le omissioni di soccorso del personale medico e gli psicofarmaci nascosti nel cibo per provocare un sonno lungo e silenzioso. Con le nuove normative in materia di sicurezza ora la prigionia è stata prolungata fino a sei mesi; poi c’è l’espulsione coatta.

E tuttavia questo regime di paura e segregazione non sembra togliere l’appetito agli italiani.

7In questi ultimi giorni, da quando i reclusi del Centro di Lampedusa hanno deciso di ribellarsi e bruciare quel lager, in molti CIE si susseguono rivolte e gesti disperati, da Malta a Milano, da Bologna a Gradisca d’Isonzo. A Torino alcuni detenuti del CIE di Corso Brunelleschi si sono tagliati per protesta, qualcuno ha ingerito delle batterie e ne è rimasto avvelenato, qualcuno prosegue lo sciopero della fame e della sete, un altro ha cercato di impiccarsi, un altro ancora siccome ha reagito contro il poliziotto che gli toccava la ferita è stato arrestato e trasferito in carcere. A Bari si sono cuciti le labbra, a Roma dopo l’ennesimo morto i reclusi di Ponte Galeria sono entrati tutti in sciopero della fame. Il ragazzo algerino diceva di sentirsi male, ma il medico non l’ha voluto visitare, e gli è stato risposto che le medicine poteva andarsele a prendere al suo paese. È stato picchiato dalla polizia e il giorno dopo, giovedì mattina, è stato trovato morto.

Non staremo a guardare mentre politici di destra e di sinistra varano leggi razziste e 81diffondono parole di odio e persecuzione. Non ci rassegneremo all’indifferenza dei più, né al silenzio imposto dall’informazione di regime, perché non possiamo più sopportare di vedere gente perbene che assapora delizie mentre altri ingoiano ferri e sono costretti allo sciopero della fame per essere ascoltati. Chiedono di essere lasciati in libertà, ed hanno bisogno del nostro aiuto. Siamo sicuri che tra un bicchiere di vino biologico ed un risotto equo e solidale in molti avranno lo scrupolo di riflettere su questi fatti gravissimi che succedono con sempre più drammatica frequenza. Qualcuno forse ci griderà contro, altri vorranno sapere come fare qualcosa, nessuno in ogni caso potrà rifiutarsi di fare un piccolo esame di coscienza.

2Se a ragione si dice spesso che siamo quello che mangiamo, non possiamo più nascondere ai nostri occhi quel confine sempre più netto che separa chi ha tutto da chi non è niente, chi è libero da chi è schiavo.

CHIUDIAMO I LAGER! SOLIDARIETA’ CON TUTTI GLI IMMIGRATI IN LOTTA PER LA LIBERTA’!!!

Assemblea Antirazzista di Torino

Cariche alla Sapienza sugli studenti in corteo

18 marzo 2009 Lascia un commento

CARICHE SUGLI STUDENTI DELL’UNIVERSITA’ DI ROMA.
Il protocollo votato dall’amministrazione comunale inizia già a dare i suoi frutti,
composti da drappelli schierati, da cariche violente, da manganellate contro chiunque voglia far sentire la 
propria voce per le strade della sua città
Qui le corrispondenze effettuate in mattinata:  12 34

REDDITO MINIMO GARANTITO nel LAZIO, bravi compa’

5 marzo 2009 Lascia un commento

MI SEMBRA IL CASO DI PUBBLICARE IL COMUNICATO STAMPA USCITO IERI SERA, SUBITO DOPO LA NOTIZIA imagesDELL’APPROVAZIONE DELLA LEGGE REGIONALE PER IL REDDITO MINIMO GARANTITO, DA PARTE DELLA REGIONE LAZIO. UN BEL TRAGUARDO, SOPRATTUTTO PER QUELLE STRUTTURE DI COMPAGNE CHE HANNO IMPIEGATO ANNI DI ENERGIE IN QUESTO PERCORSO E CHE SI VEDONO APPROVARE UNA LEGGE AVANGUARDIA TRA LE REGIONI DI QUESTO PAESE. 
PERSONALMENTE NON SONO PIENAMENTE IN SINTONIA CON LA RICHIESTA DI REDDITO MINIMO GARANTITO, NON LA TROVO UNA VITTORIA COSI’ RIVOLUZIONARIA IN QUANTO REPUTO MOLTO PIU’ IMPORTANTE I SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE, I SUSSIDI AGLI AFFITTI CHE UN REDDITO DI CITTADINANZA. MA NON SONO TEMPI IN CUI SI PUO’ ESSER PIGNOLI, ERA SOLO PER PARLARE…

Oggi 4 marzo il Consiglio Regionale del Lazio, sotto la pressione dei movimenti sociali e dei sindacati di base, approva finalmente la 
legge regionale per il «reddito minimo garantito». Riteniamo importante questo passaggio come segnale seppur minimo, ma significativo, nella direzione di contrasto della disoccupazione e dei processi di precarizzazione, che con l’acuirsi della crisi cresceranno progressivamente sul nostro territorio. Eppure riteniamo che le risorse stanziate siano irrisorie rispetto alla condizione materiale di migliaia di precari e disoccupati.redditomin
Chiediamo quindi fin da ora l’incremento delle risorse messe a disposizione e il relativo allargamento della platea dei beneficiari. 

Per questo rilanciamo da subito una mobilitazione che veda nel mese di giugno, in sede di assestamento del bilancio regionale, la ripresa 
dell’iniziativa politica e sociale per un significativo allargamento delle risorse.
Dentro questo percorso di mobilitazione faremo sentire la nostra voce nelle giornate del 28 e 29 marzo, quando a Roma si riuniranno i ministri del lavoro aderenti al G14, per contrastare i disegni di un welfare lontano dai bisogni reali di chi la crisi la sta già pagando. 
Scenderemo in piazza per continuare a rivendicare l’estensione e la generalizzazione dei diritti sociali a partire dal reddito garantito per tutte e tutti.
Domani, giovedì 5 marzo, alle 18, presso il teatro Volturno di Roma, si terrà l’assemblea cittadina per la costruzione del Comitato romano contro il G14.

Movimenti e sindacati di base contro la precarietà e per il reddito. 

Cariche e decine di fermi a Bergamo, mentre Forza Nuova sfila tranquilla

1 marzo 2009 1 commento

Oggi, sabato 28 febbraio, a Bergamo la Questura ha dimostrato quali sono le direttive per la gestione dell’ordine pubblico e del dissenso: i fascisti di forza nuova sono stati fatti sfilare – nonostante non avessero neanche chiesto l’autorizzazione per un corteo – con tutto il loro armamentario da apologia del fascismo e caschi e spranghe bene in vista, mentre le forze dell’ordine hanno attaccato, con scene da mattanza cilena, in maniera deliberata e gratuita i manifestanti che si erano opposti all’apertura della sede di FN. Alla fine della riuscita e determinata manifestazione antifascista il questore ha condotto una vera e propria “caccia all’uomo” verso i manifestanti che si stavano disperdendo, guidando la Celere verso atti brutali nei confronti di chiunque capitasse a tiro, giornalisti compresi: persone prese e sbattute a terra, tenute a terra ad anfibiate, picchiate. Video e fotografie inchiodano le scelte scriteriate e autoritarie del questore Rotondi che ha dato precise indicazioni a celerini e carabinieri di rastrellare – a fine manifestazione – più manifestanti possibili. Chiediamo le immediate dimissioni di un questore che si è dimostrato accondiscendente verso i naziskin e ha disposto il fermo di 60 manifestanti, facendo caricare anche chi fuori dalla questura chiedeva semplicemente informazioni sui fermati. L’apertura di una sede di forza nuova è una vergogna per Bergamo, così come il comportamento della polizia oggi in piazza. Contro il fascismo e i suoi “padrini” [in divisa o seduti in parlamento, tanti sono i legami fra FN Bergamo e Alleanza Nazionale] non un passo indietro. Chiediamo l’immediata liberazione di tutt* i compagn* arrestati e pestati brutalmente dalla polizia.
Antifascisti/e bergamaschi/e

Qui un montaggio video della giornata
e qui una corrispondenza del 4 marzo con Radio Onda Rossa, con un sunto della situazione dopo qualche giorno