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Archive for the ‘Fotografia’ Category

Piccolo racconto dalla grande moschea di Damasco

14 aprile 2009 8 commenti

Passare sotto quel portone fa tornare indietro di millenni, in una terra sconosciuta che apparentemente sembra non notarti.

Foto di Valentina Perniciaro  _Il portone d'ingresso della Moschea Omayyade di Damasco_

Foto di Valentina Perniciaro _Il portone d’ingresso della Moschea Omayyade di Damasco_

Passo sotto al portone cercando di imitare e capire in pochi secondi gesti che vengono da molto lontano, che odorano di millenni e di spezie che hanno traversato l’oriente più sconfinato. Il portone della grande moschea di Damasco è solo uno dei tre, ma è una scelta obbligata per chi entra la prima volta e non sa come muoversi, se da turista o mischiandosi tra le persone che entrano per pregare o per viversi un po’ della propria comunità.
Se avessi un velo sulla testa non passerei per la biglietteria, che ti timbra un pezzo di carta con un inchiostro che ti tinge la mano come fosse invidioso del fatto che quella visita sarà indelebile nella tua memoria, e ti dona per un po’ un piccolo velo a coprire capelli e spalle, cingendoti la vita con un laccetto.
Imitare i gesti si, e il primo che inevitabilmente si impara è quello di togliersi le scarpe e capire dove metterle: potrei lasciare tra un milione di scarpe all’ingresso, ma sono

Foto di Valentina Perniciaro _dentro la sala di Preghiera. Lì c'è la testa di San Giovanni Battista, che rotolò da Gerusalemme a Damasco, un po' come ho fatto io

Foto di Valentina Perniciaro _dentro la sala di Preghiera. Lì c’è la testa di San Giovanni Battista, che rotolò da Gerusalemme a Damasco, un po’ come ho fatto io

praticamente certa che non avrei modo di ritrovarle, non perchè qualcuno le toccherebbe, ma perchè non riesco ad avere punti di riferimento: troppo bianco, troppi sandali, troppo cuoio mischiato e spaiato per la mia inesperienza.
Ok. Le lego in qualche modo alla borsa della macchinetta fotografica: lo faccio nervosamente e infastidita perchè fremo all’idea di perdermi in questo luogo millenario, perchè ora ci voleva anche l’ingombro delle scarpe e il modo per non perderle a distrarmi da questo colore che mi acceca e che ancora devo capire da dove viene. E’ il sole che si scontra con quel cortile immense, un sole mediorientale che cade lasciando poche ombre e scalda il candore di strati di marmo che provengono dal tempio innalzato a Zeus, molto prima che una qualunque formaq di   monoteismo fosse arrivata a devastare le menti.
Il marmo mi attira; richiudo la borsa con i miei sandali che penzolano fuori e mi precipito ad assaporare con la pianta del piede quel bianco cotto al sole.
Che sensazione! Il marmo caldo mi accarezza, mentre le briciole e il mangime per gli uccelli che i bambini (quante centinaia di bimbi ci sono) si divertono a lanciare continuamente mi pizzicano il passo, rendendolo frizzante e ancora più stupito.
Incredibile come certi luoghi sembrino anche in grado di

insegnarti nuovamente a camminare, a farlo in un altro modo, a farti pensare il tuo movimento.
Parlo di quel luogo come fosse sacro anche per me, per me atea e comunista, per me blasfema, rivoluzionaria, senza padroni nella testa. 
Ma non posso negarlo. Quel luogo ti lascia stupito solo nel suo cortile, ancor prima che l’immenso colonnato della sala centrale di preghiera ti accolga nei suoi rumori mistici e nella sua calca riposata, nel colore dei tappeti che cercano di sfiorare il rosso, nei disegni geometrici, nella madreperla, nel legno intarsiato con la loro calligrafia…
Il grande utero caldo della moschea omayyade di Damasco è il suo cortile, che immediatamente ti fa sentire a casa, senza alcuna sensazione di estraneità, senza imbarazzo. Mosaici bizantini  con il loro oro aiutano il sole ad entrarti dentro e rendere quel cortile una piccola luminosa succursale dell’Eden, con quegli alberi disegnati e uccelli veri e finti che intrecciano i loro voli al ritmo del muezzin che chiama alla preghiera di mezzogiorno.
Senza alcuna timidezza, che tante volte ho provato dentro le nostre tetre e silenziose cattedrali, mi incammino verso una delle entrare della sala di preghiera. Mi scelgo un pezzetto di tappeto dove rannicchiarmi a terra, insieme alla mia macchinetta e alla mia voglia di diventare invisibile, di cancellare dai miei tratti l’occidente che mi porto dietro per essere un tutt’uno con quella grande comunità riunita da un rito che se non distinguesse uomini dalle donne (con un baldacchino in legno) sarebbe totalmente orizzontale, privo di quella gerarchia ecclesiastica che intimoriva la nostra crescita da bambini di

Foto di Valentina Perniciaro _ Girotondi in moschea _

Foto di Valentina Perniciaro _ Girotondi in moschea _

un’Italia che di laico non ha mai avuto molto nel suo sistema scolastico/educativo.
La preghiera inizia ed è tutto un gioco di mani, di teste, di sederi grandi e piccoli che si muovono in simbiosi. Le parole mi giungono ormai familiari, almeno nella prima parte del loro canto ed hanno il potere di rilassarmi, di farmi stendere le gambe e sentire con i piedi nudi il pizzicorio dei kilim.
Una bimba si è accorta di me e si stacca dalla sua famiglia correndomi incontro. Non faccio un solo gesto, non volevo esser vista e invece ora lei attira l’attenzione su di noi: si mette in ginocchio accanto a me, come per insegnarmi il movimento, mi prende le mani e mi fa capire come poggiarle a terra per poi alzarmi con loro, in un movimento unico.
La ringrazio e lei mi sorride felice, dopo aver compiuto quel gesto straordinario: stupenda lei, aveva capito che ero l’unica, tra forse un migliaio di persone, ad essere emarginata dall’ignoranza dei gesti e mi ha mostrato la sua solidarietà così, aprendomi la porta dei suoi riti e della sua comunità e strappando un sorriso d’approvazione alla sua mamma e a suo padre, distante e avvolto nella sua veste bianca.

Foto di Valentina Perniciaro _La moschea Omayyad di Damasco_

Foto di Valentina Perniciaro _La moschea Omayyad di Damasco_

Da quel giorno i tre minareti della moschea omayyade hanno cadenzato le mie giornate, da quel giorno i miei piedi hanno iniziato ad avvertire -ogni piccola manciata di giorni- il desiderio di camminare scalzi sui secoli e sul grano per i piccioni, avvolta dall’oro bizantino e dai sorrisi di bimbe dai capelli liberi e dallo sguardo sincero e dolce.
Un luogo dove molte volte mi sono ritrovata a leggere o a fare un pisolino all’ombra di una colonna o di un arco, sul morbido dei tanti tappeti: un luogo sacro dove non esiste silenzio, un luogo sacro che non ha nulla a che vedere con quella che da noi si definisce “Casa del Signore”. Per l’Islam non è assolutamente così: è la casa di una popolazione, è il luogo dove si prega e poi si mangia e si gioca, dove ci si incontra, dove i ragazzi si scambiano i primi sguardi maliziosi, dove gli anziani dormono e i bambini si rincorrono rotolando su tappeti e nel cortile. Un luogo dove ci si sente a casa, abbracciati.
E per dirlo io!

Resisti Abruzzo, RESISTI!

6 aprile 2009 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro

Rientro dall’Abruzzo, ormai terra familiare, solamente ieri sera e poche ore dopo…il terremoto.

Foto di Valentina Perniciaro _Sulla vetta della Majeletta_

Foto di Valentina Perniciaro _Sulla vetta della Majeletta_

Terra di dirupi, di grotte e panorami che cambiano ogni metro, terra di lupi e orsi (stavolta lo posso dire forte), di montagna aspra e colline dolci.
Terra di gente genuina, dal dialetto stretto , simpatico e contagioso; gente generosa, silenziosa e piena di voglia di cantare, ridere e mangiare.

Una terra che sa accogliere e farti tornare indietro nel tempo, come se per bere dovessi risalire dal Calacroce con la conca in testa e l’acqua della fonte, come se la Morgia fosse sempre stata nel mio orizzonte.
Un Abruzzo in ginocchio ad una manciata di ore da quando m’ha salutato, da quando ho riempito di baci quella mamma montagna che ogni giorno svela un ruscello, un fiore, un animale, un lato sconosciuto.

Foto di Valentina Perniciaro _La Morgia_

Foto di Valentina Perniciaro _La Morgia_

Ogni luce dona alla dolce Majella un colore nuovo, un profilo più dolce del precedente.

Terra di pascolo e mulattiere, di scoppolette e formaggi di pecora, terra genuina che non sembra l’Italia di oggi.
Aspro e dolce Abruzzo, RESISTI.

E DOVRETE RACCONTARCI DI CHI SONO LE RESPONSABILITA’ DI TUTTO QUESTO, CI DOVRETE DIRE COME E’ POSSIBILE CHE CADANO SBRICIOLATI OSPEDALI E PREFETTURE E NON CASE ANTICHE, O ABUSI DI PERIFERIA.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

CI DOVRETE DIRE COME COSTRUITE IN UN TERRITORIO ALTAMENTE SISMICO, CI DOVRETE DIRE PERCHE’ SIAMO L’UNICO PAESE AL MONDO DOVE IL CEMENTO ARMATO SI SBRICIOLA COME IL CARTONE.

UN PENSIERO VA A TUTTI GLI SFOLLATI, A TUTTI COLORO CHE LOTTANO PER USCIRE VIVI DALLE MACERIE.

UN PENSIERO PARTICOLARE A TUTTI I DETENUTI DELLA REGIONE ABRUZZO, RICCA ANCHE DI CARCERI DI MASSIMA SICUREZZA, DI CUI NESSUNO CI FA SAPERE NULLA: PERCHE’ TERREMOTO E CARCERE SONO DUE COSE CHE PENSATE INSIEME DOVREBBERO FAR VENIRE VOGLIA A TUTTI, A TUTTI, DI ANDARE LI’ E BUTTAR GIU’ QUELLE MURA, QUEI BLINDATI, QUELLE SBARRE.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Maometto va alla montagna, visto che lei non voleva spostarsi…

1 aprile 2009 Lascia un commento

Uccisa una prigioniera, attivista per i diritti dei detenuti, in Grecia

20 marzo 2009 3 commenti

Grecia – La prigioniera Katerina Goulioni è morta durante un trasferimento Secondo quanto riportato da diversi media, la prigioniera Katerina Goulioni, prigioniera e attivista per i diritti dei prigionieri, è morta durante un trasferimento, sotto “custodia” della polizia. Gli ultimi aggiornamenti da Indymedia Atene rivelano che Katerina si trovava insieme a vari altri prigionieri sulla nave che li avrebbe dovuti trasferire al carcere di Creta. Insieme a loro anche un detenuto fascista, Periandro, che fuori dalla nave aveva in precedenza attaccato il prigioniero anarchico Yannis Dimitrakis, attualmente in ospedale, per essere poi malmenato dagli altri prigionieri. Katerina si trovava insieme a vari altri detenuti sul traghetto dal Pireo a Creta, per essere trasferita dalla prigione di Thiva dove era rinchiusa precedentemente. Le guardie l’avevano fatta sedere a 15 posti di distanza dagli altri reclusi, con le braccia bloccate dietro la schiena. Alle 6 della mattina Katerina veniva trovata morta; secondo le testimonianze degli altri prigionieri riportava segni di duri colpi sul volto. Il patologo si rifiuta di fornire alcuna informazione prima del rapporto ufficiale, per il quale bisognerà attendere la prossima settimana. I prigionieri del carcere di Thiva hanno subito iniziato a rifiutare i pasti. Katerina era stata punita diverse volte con l’isolamento per la sua attività di difesa dei diritti dei prigionieri.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene in corteo, contro lo Stato Assassino_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene in corteo, contro lo Stato Assassino_

Ieri nella città di Atene un’altra forte esplosione ha squarciato la notte. Un ordigno artigianale ma ad alto potenziale è esploso davanti la sede del demanio, nel centro della città. L’attacco non è stato rivendicato, ma la polizia lo ritiene compiuto dall’organizzazione armata marxista Lotta Rivoluzionaria (Ea)

Ancora sulla Grecia: molotov in banche e stazioni

4 marzo 2009 Lascia un commento

Grecia: incendiata una banca ad Atene, molotov su un treno

di Valentina Perniciaro 
Internationalia, 4 marzo 2009

 L’Ellade è di nuovo colpita da attacchi realizzati da sconosciuti ai danni di banche e ferrovie.

Questa mattina all’alba alcune persone a volto coperto hanno dato fuoco, rompendo un vetro e lanciando una bottiglia incendiaria, a una filiale della Banca del Pireo nel quartiere di Neo Psychiko, una zona centrale di Atene. Non c’è stata nessuna vittima, ma l’incendio ha bruciato per intero la sede e danneggiato seriamente l’edificio.

Foto di Valentina Perniciaro _le banche di Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _le banche di Atene_

Sempre oggi i vigili del fuoco hanno lavorato per rimuovere dalla stazione di Kifissia le carcasse delle 6 carrozze della linea elettrica urbana Atene-Pireo, date alle fiamme all’alba del 3 marzo da un gruppo autodenominatosi “Banda delle coscienze”. Secondo le testimonianze confermate dalla polizia, un gruppo di una trentina di persone che indossavano maschere di carnevale, è salito sul treno alla stazione di Patissia e una volta arrivati a Kifissia hanno allontanato alcuni passeggeri spingendoli verso le carrozze più avanti per cospargere di benzina i vagoni appiccando il fuoco con delle molotov. Nessuno è rimasto ferito nell’incendio e la “banda” è riuscita a fuggire facilmente con l’aiuto di alcune auto in attesa fuori dalla stazione.I danni, secondo una prima stima, ammontano a 16 milioni di euro.
In una rivendicazione apparsa in rete ma della quali si sta valutando l’autenticità, il gruppo dichiara che l’azione è una vendetta per l’aggressione subita da Constantina Kuneva, una lavoratrice, attiva sindacalista, della ditta di pulizie impiegata  nelle ferrovie urbane. La Kuneva è stata aggredita lo scorso dicembre dopo il suo turno di lavoro con dell’acido e si trova ancora ricoverata in stato critico con pesanti danni agli occhi e agli organi interni.

 

Scontri a Patrasso tra migranti e polizia

4 marzo 2009 Lascia un commento

Grecia: scontri a Patrasso tra migranti e polizia
di Valentina Perniciaro, 
Internationalia, 4 Marzo 2009

Da due giorni la città di Patrasso, sulla costa adriatica della Grecia, è animata da violenti scontri nella zona tra il porto e il campo profughi a circa due chilometri di distanza. Il porto di Patrasso è scalo obbligato per i migranti, soprattutto per coloro che provano a raggiungere le coste italiane dai paesi dell’Asia (in particolare dall’Afghanistan) e che, nella maggior parte dei casi,

Foto di Valentina Perniciaro _ i M.A.T. schierati ad Atene, dicembre 2008_

Foto di Valentina Perniciaro _ i M.A.T. schierati ad Atene, dicembre 2008_

si nascondono nelle celle frigorifere dei camion. Gli scontri sono scoppiati il 2 marzo, quando un ragazzo afgano è stato investito da un tir sul quale tentava di nascondersi.
Secondo diversi testimoni, la manovra è stata volontaria e immediatamente un centinaio di migranti ha reagito aggredendo il conducente del mezzo e la polizia accorsa sul posto. Ai migranti si sono aggiunti gruppi di persone scese in strada per dimostrare la propria solidarietà al ragazzo ferito.
La polizia ha iniziato un fitto lancio di lacrimogeni, mentre come risposta i manifestanti hanno alzato delle barricate. Ai reparti della polizia celere si sono aggiunti squadre di agenti speciali anti-sommossa,i MAT che, secondo le testimonianze riportate dai siti di informazione del movimento antagonista greco, sono state rinforzate da decine di appartenenti a cosiddette ‘milizie’ civili, tra i quali sono stati riconosciuti appartenenti a gruppi di estrema destra. La situazione è tornata alla calma solo dopo diverse ore, quando la maggior parte dei migranti è stata respinta verso i campi profughi alla periferia della città. Una nuova manifestazione è attesa oggi pomeriggio vicino al porto della città, mentre le situazioni del ragazzo investito sono peggiorate.

Solana in visita a Damasco…

28 febbraio 2009 Lascia un commento

La Palestina al centro dei colloqui tra Siria e Unione Europea

di Valentina Perniciaro, pubblicato su Internationalia
28 febbraio 2009

Il presidente siriano Bashar al-Assad ha incontrato mercoledì Javier Solana, Alto rappresentante degli Affari esteri e della sicurezza dell’Unione Europea, per discutere un incremento delle relazioni ed un consolidamento bilaterale di progetti per contribuire alla pace e alla stabilità nella regione.
Sono stati discussi gli ultimi sviluppi internazionali e dell’area, con particolare attenzione alla recente aggressione di Israele ai danni della Striscia di Gaza che ha causato più di 1300 morti.

Foto di Valentina Perniciaro _bimbe damasceni_

Foto di Valentina Perniciaro _bimbe damasceni_

Il ministro degli Esteri siriano, Walid Al-Muallim, durante la conferenza stampa successiva all’incontro, ha chiesto che Israele sia posta sotto le leggi internazionali e sia incriminata e punita dai tribunali internazionali “per crimini di guerra contro l’umanità e per le sue operazioni di genocidio contro la popolazione”. La questione della Palestina e del suo popolo sono stati l’argomento centrale dei colloqui. I partecipanti hanno espresso l’auspicio, con l’arrivo della nuova amministrazione Obama alla guida degli Stati Uniti, di una svolta nel processo di pace in Medio Oriente e nella costruzione di uno stato palestinese unitario, che ristabilizzi la situazione interna e sia in grado di capire che Hamas è ormai interlocutore inscindibile dalla politica palestinese sia nella Striscia di Gaza che nei Territori Occupati. Un percorso di pacificazione che veda l’apertura dei valichi al movimento di merci, persone ed aiuti umanitari, che faccia finire l’assedio e permetta il ripristino di una vita normale e l’abbassamento dei tassi di disoccupazione, povertà e malnutrizione.

I colloqui hanno sottolineato l’importanza della ricostruzione con il contributo dei paesi arabi ma anche dell’Unione Europea.
Solana ha descritto il ruolo della Siria come centrale nella ricerca di una soluzione ai problemi della regione e con il ministro degli Esteri ha sottolineato l’ottima atmosfera creatasi con il presidente Assad. “Sono uscito dall’incontro estremamente fiducioso sulle possibilità di cooperazione che potranno nascere con Damasco, dove spero di tornare presto per iniziare a vederne i frutti”, ha dichiarato Solana.“Stiamo andando nella direzione corretta e faremo di tutto affinché il 2009 sia ricco di passaggi che portino alla stabilità della regione,alla ricostruzione e alla pacificazione. Non possiamo darci una scadenza per un vero e proprio accordo tra Siria e EU, ma siamo sulla buona strada”.

STUPRATORI ITALIANI IN LIBERTA’

28 febbraio 2009 Lascia un commento

Questa volta la vittima è romena. Ed è un bimbo di soli 8 anni. violenza_donne
Stuprato davanti alla sorella poco più grande nel cortile davanti casa, da un italianissimo maiale di 28 anni, ANIELLO GRADITO, a Cicciano, nel napoletano. Pare abbia ripetutamente abusato del bimbo (e forse non solo di lui) mentre veniva lasciato a giocare , affidato ad alcuni vicini, nel cortile mentre i genitori -venditori ambulanti- andavano a lavorare. Una violenza, da quel che dicono gli inquirenti, più che nota nella zona e che si ripeteva da molto tempo.

Ancora italianissimi stupratori a Nola. In tre sono stati arrestati ( Salvatore Mariniello, Aniello Iengo e Mauro Cirullo, tutti di Massa di Somma) ma altri sono indagati per una violenza di gruppo ai danni di una ragazzina di soli 14 anni. Secondo quanto stanno ricostruendo i Carabinieri la ragazza sarebbe stata minacciata e ripresa durante gli stupri con alcuni cellulari. Per costringerla nuovamente a subire uno stupro di gruppo, è stata minacciata con una pistola.

Mentre Davide Buroni, lo stupratore di una ventenne (violenza avvenuta nel dicembre 2007 ) è già in libertà dopo che era stato condannato con rito abbreviato a soli 4 anni e 2 mesi, di cui la buona parte trascorsi agli arresti domiciliari.
SE ERA RUMENO AVEVANO BUTTATO LA CHIAVE, CI AVEVANO MASSACRATO CON LE PRIME PAGINE DI TUTTI I GIORNALI, CON I DECRETI SPECIALI, I LINCIAGGI, LE RONDE.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

LO STUPRATORE E’ MASCHIO, LO STUPRATORE  HA QUASI SEMPRE LE CHIAVI DI CASA E NON HA PASSAPORTO. 
BASTA VIOLENZA SUL CORPO DELLE DONNE, BASTA DEMAGOGIA E RAZZISMO.
L’UNICA RONDA E’ L’AUTODIFESA, E’ LA COLLETTIVITA’, E’ L’AUTODETERMINAZIONE

Accordi tra Siria e Libano per fermare l’avanzata di sabbia

27 febbraio 2009 Lascia un commento

Contro il deserto che avanza, accordo tra Siria e Libano

di Baruda (Valentina Perniciaro) su Internationalia.net

Un accordo di cooperazione nel campo della lotta alla desertificazione è stato siglato da Siria e Libano.

Foto di Valentina Perniciaro _Beirut settembre 2006: Il cedro in crescita, manifesti per la ricostruzione

Foto di Valentina Perniciaro _Beirut settembre 2006: Il cedro in crescita, manifesti per la ricostruzione

Da sempre impegnata contro la progressiva desertificazione del suo territorio, la Siria ha raggiunto su questo fronte un’intesa con il vicino Libano.
Sullo sfondo della prima Conferenza araba per lo sviluppo agricolo e la ricerca scientifica, tenutasi a Damasco, la Commissione generale per la ricerca agricola della Siria e la sua controparte libanese hanno siglato un accordo, che prevede diversi progetti bilaterali e l’incremento dell’opera di rimboschimento già iniziata lungo la fascia di confine.
Gli accordi di cooperazione includono anche alcuni progetti in materia di allevamento e lo scambio di capacità ed esperienze per lo sviluppo del settore e la protezione dei capi di bestiame dalle malattie.
Entrambi i firmatari dell’accordo, Waleed Al-Taweel, rappresentante della delegazione siriana, e Michael Antwan Afram, il suo collega libanese, l’hanno definito un primo passo molto importante e un esempio da seguire nel campo della cooperazione e dello scambio di esperienze, al fine di lanciare nuovi progetti di sviluppo, scambio e integrazione tra Siria e Libano, iniziando dal settore agricolo.

Ma quale sciopero virtuale!

27 febbraio 2009 1 commento

L’ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO E’ UN ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

Con le nuove norme previste dal Governo sul diritto di sciopero si sta andando rapidamente verso un nuovo e pericolosissimo capitolo del più 
vasto tema della limitazione delle libertà sindacali e costituzionali, della democrazia nel mondo del lavoro e nella società.
Dietro un linguaggio formalmente tecnicistico, presentato come un intervento per il solo settore trasporti, il governo predispone la legislazione per gestire la fase attuale e futura di grave crisi economica e le conseguenti risposte dei lavoratori al tentativo di farne pagare a loro il costo.
Ciò è confermato dal fatto che il governo ha annunciato norme che dovrebbero impedire di bloccare strade, aeroporti e ferrovie, forme di lotta utilizzate da tutti i lavoratori in casi particolarmente drammatici.

Foto di Valentina Perniciaro _Napoli, Marzo 2001 Lo spezzone dei COBAS_

Foto di Valentina Perniciaro _Napoli, Marzo 2001 Lo spezzone dei COBAS_

L’attacco al contratto nazionale, le nuove norme che si intendono introdurre sulla rappresentatività sindacale, la nuova concertazione tra governo,  confindustria e sindacati confederali che si è trasformata in una vera e propria alleanza neocorporativa, sono elementi finalizzati ad impedire le  rivendicazioni e la difesa dei diritti dei lavoratori.
Ciò avviene proprio quando più grave è la crisi economica, più pesanti le conseguenze per i  lavoratori e maggiore la necessità di risposte determinate.
Lo scopo del governo è quello di imporre per legge la pace sociale, vietando e criminalizzando il diritto di sciopero. Di ridurre al silenzio i lavoratori  mentre si celebrano i misfatti nel settore dei trasporti – Fs , Tirrenia,  Alitalia – con migliaia di esuberi, di messa in mobilità, di licenziamenti e il relativo aggravio sulla qualità del servizio e dei costi 
UN COLPO DI MANO CHE VA SVENTATO SUL NASCERE , INSIEME A TUTTI I TENTATIVI  PROTESI A METTERE AL BANDO LA COSTITUZIONE E I DIRITTI FONDAMENTALI. 
Illegittima e autoritaria l’ipotesi di consegnare lo sciopero, che è un diritto individuale sancito

Vincent Van-Gogh

Vincent Van-Gogh

dalla Costituzione, alla disponibilità gestionale  di sindacati che rappresentino il 50% dei lavoratori; assurdo perché in molte aziende la sindacalizzazione non arriva neanche al 50%. Nonché il referendum preventivo che tende a dilazionare e snaturare l’azione di sciopero, già oggi estremamente contrastata dalle limitazioni della Commissione di Garanzia e dai ripetuti divieti del governo. Altrettanto improponibile è l’adesione preventiva allo sciopero, un non senso giuridico che prevederebbe l’impossibilità del singolo di poter mutare il proprio atteggiamento rispetto ad un’azione sindacale indetta. Inaccettabile infine la forma di lotta virtuale che di fatto elimina il diritto di sciopero ed assegna alle parti la capacità/volontà di individuare la “penale” per l’azienda in caso di “sciopero lavorato”, mentre ai lavoratori si ritira l’intera giornata di lavoro: quindi la perdita secca della giornata per il lavoratore ed una impercettibile riduzione dei profitti per l’azienda.

A questo ennesimo tentativo di eliminare il diritto di sciopero rispondiamo con la mobilitazione immediata contro governo e padroni, cisl- uil – ugl ,e finalizzando a questo obbiettivo gli scioperi già programmati a partire da quello per il trasporto aereo del 4 marzo.

Il sindacalismo di base ha indetto una manifestazione nazionale a Roma il 28 marzo e uno sciopero generale per il 23 aprile anche per difendere il 
diritto di sciopero e la democrazia sindacale

CUB – CONFEDERAZIONE COBAS – SDL INTERCATEGORIALE
26 FEBBRAIO 2009

Fiamme al C.I.E. di Lampedusa

18 febbraio 2009 Lascia un commento

Questa mattina la già tesa situazione del Centro di Identificazione ed Espulsione ( che fino a poche settimane fa era un Centro di Accoglienza ) dell’isola di Lampedusa è esplosa in alcuni momenti di scontri tra i migranti internati e le forze dell’ordine, che hanno immediatamente richiesto rinforzi. 
La situazione è molto tesa da ieri pomeriggio, quando 300 persone hanno iniziato lo sciopero della fame per protestare contro il trasferimento di 107 connazionali a Roma, in attesa del rimpatrio coatto.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene: senza giustizia nessuna pace_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene: senza giustizia nessuna pace_

Risultano all’incirca una decina di feriti tra migranti e forze dell’ordine, che hanno anche usato gas lacrimogeni durante gli scontri. Poco dopo l’inizio delle tensione una fitta nube di fumo si è alzata dalla Contrada Imbriacola dove è situato il lager per migranti. Il capannone principale è stato completamente distrutto dalle fiamme e malgrado lo sforzo dei Vigili del Fuoco, pare che si stia estendendo anche ai due capannoni vicini anche a causa del forte vento che sta battendo l’isola.
Alcuni migranti erano riusciti a darsela a gambe ma poco fa tutti i quasi 900 detenuti presenti (comprese donne e molti bambini) sono stati concentrati in un’unica area dai reparti antisommossa che ancora circondano tutta la struttura, dichiarata comunque inagibile e di cui è stato chiesto un immediato sgombero dal sindaco dell’isola, Dino De Rubeis, che inoltre  accusa il governo e chiede la rimozione immediata del Ministro Maroni “responsabile del fallimento totale dell’operazione”: “La colpa è del governo” dice ” che ha trasformato il centro in un lager. I migranti sono esasperati e pronti a tutto, da dicembre sono prigionieri della struttura”.

 

CI PREOCCUPIAMO DELL’ALIMENTAZIONE FORZATA DI ELUANA, SENZA VOLGERE SGUARDO O BATTITO DI CIGLIA ALLE MIGLIAIA DI MIGRANTI CHE FACCIAMO MORIRE PER MARI, DENTRO LE CARCERI O DENTRO STRUTTURE ILLEGALI COME IL C.I.E. DI LAMPEDUSA. NON CI PREOCCUPIAMO DI INTEGRAZIONE, DI PROGRAMMI SCOLASTICI ADEGUATI, 37ff9d585e71b6c3ceccd9dc25504885DI ASSISTENZA, DI ACCOGLIENZA NEL VERO SENSO DELLA PAROLA. L’UNICA COSA CHE PUO’ FERMARE LO SCEMPIO DI QUESTO PAESE, LE ORDE FASCISTE DI PICCHIATORI CHE SI SPACCIANO PER GIUSTIZIERI. SOLO L’INTEGRAZIONE CI SALVA DALLE LOGICHE SECURITARIE, DALL’EMERGENZA STUPRI E LE CONSEGUENTI RONDE E SPEDIZIONI PUNITIVE.
NOI, POPOLO DI MIGRANTI PER ECCELLENZA: NOI POPOLO CHE HA SUBITO LINCIAGGI E ACCUSE GRATUITE DI STUPRI E FURTI NEI PAESI DOVE SIAMO MIGRATI…PROPRIO NOI ITALIANI, QUELLI CHE MENO DI TUTTI SI POSSONO PERMETTERE DI ESSERE RAZZISTI 

PER UN MONDO SENZA CONFINI E SENZA STATI. PERCHE’ SIAMO TUTTI CITTADINI DELLO STESSO MONDO.
PERCHE’ I CORPI POSSANO GIRARE LIBERAMENTE, SENZA FRONTIERE, SENZA BANDIERE, SENZA PATRIA, SENZA GALERE

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Foto di Valentina Perniciaro _mani di tutti i colori_

MAYDAY MAYDAY: LA RETE E’ A RISCHIO

16 febbraio 2009 Lascia un commento

Proposta di modifica n. 50.0.100 al DDL n. 733

50.0.100 (testo 2) D’ALIA

V. testo 3  Dopo l’articolo 50, inserire il seguente:
«Art. 50-bis.  (Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)

        1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

        2. Il Ministro dell’interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all’adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all’autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

        3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l’effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l’attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell’interno con proprio provvedimento.

        4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell’interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

        5. Al quarto comma dell’articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: “col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda”.

Foto di Valentina Perniciaro _Lasciateci Liberi NO VAT 14 febbraio 2009_

Foto di Valentina Perniciaro _Lasciateci Liberi NO VAT 14 febbraio 2009_

All’interno del già pericoloso “pacchetto sicurezza”, il Dll 733, c’è inserito anche quest’articolo, che rischia di far saltare diversi blog della rete.
La proposta di D’Alia mette a sero rischio la libertà d’espressione nella rete e chiama in causa direttamente i fornitori di connettività, che dovranno essere i preposti a “filtrare” e staccare l’accesso incriminato. Tutto ciò a discrezione del Ministero dell’Interno e con una tempistica che non potrà superare le 24 ore, pena multe salatissime ai danni dei gestori.Il rischio più grande, sottolinea l’avvocato Minotti, è l’ombra dell’accusa di essere corresponsabili di “apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet”. “Rischiano di essere accusati di concorso – spiega Minotti – si tratta di un meccanismo perverso: avere l’obbligo giuridico di impedire un evento e, sfuggire a quest’obbligo equivale a lasciare che altri continuino a compiere il reato; si finisce per dover rispondere di reato omissivo improprio. Pagando per la stessa imputazione”. Che in Italia è punita con il carcere, da uno a cinque anni.
I reati d’opinione rischieranno presto di sovrapporsi con la manifestazione del pensiero dell’individuo: diritto tutelato dall’articolo 21 della Costituzione.

VIOLENZA SULLE DONNE: MA QUALI ROMENI

27 gennaio 2009 4 commenti

QUESTE SONO LE NOTIZIE DELLA SOLA GIORNATA DI OGGI.
PER FAR CAPIRE CHE LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA ETNIA NE’ NAZIONALITA’ E  CHE SPESSO I PRIMI STUPRATORI SONO I MARITI, I FIDANZATI, I PADRI… ITALIANISSIMI. 
NON CI PRENDESSERO PER IL CULO CON L’ALLARME ROMENI. NON VOGLIAMO LE STRADE PIENE DI SOLDATI, PERCHE’ NON CI TUTELANO DALLA CULTURA MASCHILISTA OMOFOBICA E XENOFOBA CHE CI CIRCONDA. 
NON VOGLIAMO LA POLIZIA SUGLI AUTOBUS, LE RONDE, LE CAMPAGNE D’ODIO, IL FASCISMO SQUADRISTA RAZZISTA. 

LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA ETNIA E DI SOLITO LO STUPRATORE HA LE CHIAVI DI CASA!

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Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione nazionale LIBERE E INDECOROSE, Roma novembre 2008_

Avellino, 27 gen. – (Adnkronos) – Un uomo di 60 anni, professore preso un istituto superiore di Avellino e’ stato arrestato dai carabinieri in quanto ritenuto responsabile di abusi, avvenuti negli ultimi tre anni nei confronti di una studentessa. Secondo quanto si e’ appreso, il docente, abusando della propria posizione, avrebbe costretto la ragazza a subire atti sessuali sia all’interno della scuola, che all’esterno. Per la studentessa il professore nutriva una vera e propria ossessione e la perseguitava anche fuori la scuola.

Torino, 27 gen. -(Adnkronos)- Ha abusato della figlia dodicenne della sua compagna e quando quest’ultima ha sporto denuncia l’ha costretta, facendola minacciare dai suoi familiari, a ritrattare. Con queste accuse gli agenti del commissariato torinese Barriera di Milano hanno arrestato per violenza sessuale un giovane di 27 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini l’uomo, findanzato con la mamma della bambina, avrebbe approfittato della sua permanenza nella casa della vittima, per violentarla durante la notte.

Bari, 27 gen. – (Adnkronos) – E’ stato posto agli arresti domiciliari dai carabinieri della Compagnia di Triggiano, Michele D’Alba, 30 anni, con precedenti, ritenuto l’autore di una violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 16 anni di un paese a sud est di Bari. L’episodio risale a una fredda serata d’inverno dello scorso novembre. Verso le 22.40 la giovane stava facendo rientro a casa. Ad un certo punto, si accorse che due persone la stavano seguendo. Decise cosi’ di cambiare strada, ma sfortunatamente per lei ne imbocco’ una senza uscita.

*LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE *
*NON DIPENDE DAL PASSAPORTO LA FANNO GLI UOMINI*

*Invitiamo tutte a partecipare a un presidio *
*contro la violenza maschile sulle donne,*

*giovedì 29 gennaio – dalle ore 16 in poi*
*scalinata del campidoglio, roma*

Il Comune di Roma ha indetto per giovedì 29 gennaio (dalle ore 16) una
seduta straordinaria del consiglio comunale per discutere una serie di

provvedimenti speciali per la “sicurezza” delle donne.

*Le istituzioni e i media ancora una volta non hanno alcun ritegno nell’usare le donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distogliere l’attenzione dal fatto che la *violenza contro le donne da sempre la compiono uomini – di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano.*
*La politica e le istituzioni non hanno mai dedicato alcun ‘consiglio straordinario’ al fatto che le donne in Italia **nel 90% dei casi (dati Istat) **subiscono violenze o vengono uccise da familiari, ex o conoscenti*, perché vorrebbe dire ammettere che c’è un intero sistema sociale ed economico che sfrutta le donne e cerca di controllare le loro vite con la  ‘cultura’ dello stupro.

*LE DONNE INSIEME *
*POSSONO SCONFIGGERE LA PAURA DELLO STUPRO,*
*POSSONO DENUNCIARE E DIFENDERSI*

*Presidio dalle ore 16 – scalinata del Campidoglio*
*giovedì 29 gennaio, roma *

L’Assemblea romana di femministe e lesbiche



Foto di Valentina Perniciaro NO E' NO!

Foto di Valentina Perniciaro NO E' NO!

GENOVA: I SERVI CHE PRENDONO PAROLA

16 gennaio 2009 3 commenti

IL FORUM DELLA POLIZIA PARLA DEL G8 DI GENOVA: INFINITO LO SCHIFO CHE SI PROVA NEL LEGGERE QUESTE RIGHE

C. DA ROMA Non capisco perché non vogliate parlare degli errori commessi. Qui si tratta di dire chiaramente:
I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare, o no?

Foto di Valentina Perniciaro _PushBushOut, Roma_

Foto di Valentina Perniciaro _PushBushOut, Roma_

I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?
I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato, o no?
La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di “Uno a zero” dimostra di essere intelligente?
Su queste cose non ci può essere ambiguità!!! L’esistenza è battaglia e sosta in terra straniera.

Clic.

E. DA PADOVA Caro C., rispondo alle tue domande:
“I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare, o no?”
No. Non mi vergogno del fatto che in polizia ci siano dei coglioni. Non più del fatto che ci siano in Italia. Sono fiero di essere celerino e italiano, nonostante loro!
“I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?”
No. Per questa domanda, oltre a valere la risposta sopra, concedimi anche il beneficio del dubbio. Chi prenderebbe seriamente un tentativo di violenza a una capra malata? Il popolo antagonista non brilla certo per l’attaccamento all’igiene! Non credo a quello che, sicuramente in malafede, sostengono questi personaggi!
“I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato, o no?”

Foto di Valentina Perniciaro _la nostra polizia_

Foto di Valentina Perniciaro _la nostra polizia_

No. Pur essendo convinto assertore della totale inutilità di infierire su un manifestante inerme (questo è l’unico sbaglio, sprecare le forze su uno solo), sappi che è impossibile farsi rivelare dal manifestante durante la carica, se è un “povero illuso pacifista” o meno. È inoltre abbastanza difficile, dopo ore di sassaiole subite, magari con fratelli feriti anche gravemente, beccare uno dei personaggi che ti stanno avanti e picchiarli solo un pochettino. Quello che dico è che il povero illuso, visti gli stronzi che stavano con lui, poteva tornarsene a casa invece di manifestarci insieme! Se gli è andato bene fare da scudo per questi delinquenti, allora non si può lamentare di subirne le conseguenze! Che poi qualche collega si sia comportato come un qualsiasi essere umano sotto stress non mi sembra né incomprensibile né disdicevole. Sicuramente qualcuno avrà commesso sbagli. Sai quanti poliziotti c’erano a Genova? Di sicuro non mi vergogno per i loro errori!
“La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di “Uno a zero” dimostra di essere intelligente?”
 No. Ma come si dice a Roma, sti cazzi! Hanno messo a ferro e a fuoco una città, rischiando di farci fare una figura di merda a livello internazionale, provocando danni, feriti, spese enormi e si preoccupano della frase di una telefonista? Non mi vergogno per quello che ha detto.
Mi vergogno perché oggi la madre di un teppista imbecille, dimostrando una mancanza di scrupoli e un cinismo degni di una Kapò, è riuscita a
farsi eleggere senatrice della Repubblica; perché un partito italiano ha fatto intitolare un’aula all’imbecille!
Non voglio i soldi di questi politici. Non voglio i soldi da questo governo (e da un altro come questo). A difendermi ci penso da me, con
l’aiuto di Dio e dei fratelli celerini, che mi stanno accanto e non mi tradiscono nel momento del bisogno.

 

Once in the Celere, always in the Celere.

il resto qui: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/g8/parole-celerini/parole-celerini.html

Alla mia bionda

14 gennaio 2009 Lascia un commento

NON CI SONO PAROLE PER DESCRIVERE IL TUO SORRISO, img_0921
NON CI SONO PAROLE PER DESCRIVERE IL VUOTO CHE HAI LASCIATO NEI CUORI DI CHI TI HA AMATO.
DI CHI T’HA AMATO IMMEDIATAMENTE, APPENA INCROCIATO IL TUO SGUARDO SORRIDENTE,
APPENA ASSOPORATO IL SOLE CHE PORTAVI DENTRO DI TE E CHE ESPLODEVA CON VIOLENZA.
“IL MOSTRO” ALLA FINE HA VINTO, ALLA FINE T’HA CONSUMATO, MANGIATO..HA MUTATO IL TUO CORPO, L’HA DEFORMATO E RESO IRRICONOSCIBILE…MA NON QUEL SORRISO.
RICORDO L’ULTIMA VOLTA CHE ABBIAMO RISO INSIEME, RICORDO COM’ERA DIFFICILE CAPIRE QUELLO CHE DICEVI, A COME MI STRINGEVI LE MANI, A COME SEMBRAVI TORNATA UNA BIMBA.
NON RIESCO A SCRIVERE NIENTE CON LUCIDITA’ QUANDO PENSO A TE…NON RIESCO A NON PIANGERE, NON RIESCO A FERMARE LA VOGLIA DI URLARE CONTRO LA TUA MORTE. PERCHE’ NON RIESCO A FARMENE UNA RAGIONE,
PERCHE’ NON RIESCO AD ACCETTARE CHE TU NON CI SIA PIU’,  
img_1044PERCHE’ MI MANCHI. 
A PUGNO CHIUSO SORELLA MIA, UN SALUTO A TE CHE M’HAI INSEGNATO A COMBATTERE, A TE CHE HAI SORRISO FINO ALL’ULTIMO SECONDO, MENTRE LOTTAVI CONTRO IL TUO NEMICO.
CON TANTO AMORE

Categorie:BLOG, Fotografia, Personale

Atene a colpi di Kalashinkov, questa notte

5 gennaio 2009 2 commenti

Ieri un’imponente manifestazione ha attraversato le vie del centro di Atene per portare solidarietà alla Striscia di Gaza, sotto attacco israeliano da 9 giorni.
Durante la manifestazione, oltre a bruciare le bandiere di Israele e degli U.S.A., sono state incendiate alcune banche e un grosso concessionario della Mercedes Benz. La polizia ha disperso il corteo con il lancio di lacrimogeni e granate urticanti.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_

Questa notte invece è accaduta un’altra cosa, di cui vi incollo l’agenzia:
Un poliziotto greco è rimasto gravemente ferito la notte scorsa ad Atene da colpi di mitraglietta esplosi da sconosciuti contro di lui e un collega. Lo riferiscono fonti di polizia. L’agente, ferito al torace e ad un piede, è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi e dovrà essere operato, ha detto la stessa fonte. L’episodio ha avuto luogo poco dopo le 4:00 del mattino ora locale. I due poliziotti si trovavano nei pressi del ministero della Cultura nel centro di Atene. Gli sconosciuti che hanno aperto il fuoco sono poi fuggiti e sul posto sono stati trovati una ventina di proiettili, probabilmente di un Kalashnikov. Le forze dell’ordine hanno lanciato una vasta operazione in tutta la città e hanno sentito una quarantina di persone nel solo quartiere di Exarchia, dove il poliziotto è stato ferito. Il 23 dicembre sconosciuti avevano sparato scontro un furgone delle forze anti-sommossa ad Atene. L’attacco era stato rivendicato l’indomani da un gruppo sconosciuto, denominatoso ‘Attacco popolare’, in una telefonata anonima ad un sito internet d’informazione. Dalle indagini risulta che in quel caso i colpi erano stati sparati da due diversi Kalashnikov.

DA UN’ AGENZIA POMERIDIANA:

Secondo la polizia greca almeno una delle armi che hanno sparato sarebbe la stessa usata in un attacco di Lotta rivoluzionaria, considerato il principale gruppo terroristico presente nel paese. «L’inchiesta sulla pistola 9mm utilizzata nell’attacco di oggi – ha spiegato un portavoce della polizia – ha dimostrato che è stata utilizzata in un attacco ad una stazione di polizia avvenuto ad aprile 2007». Quell’attacco era stato appunto rivendicato da Lotta rivoluzionaria. Nel caso di oggi invece, non c’è stata fino a sera alcuna rivendicazione. Sul posto gli agenti hanno trovato 37 bossoli provenienti da un’arma automatica tipo Kalashnikov e 4 compatibili con una calibro 9. Uno dei tre poliziotti coinvolti nell’attacco, Diamantis Mantzounis, 21 anni, è stato ferito da due pallottole, al petto e alla coscia, ed è stato ricoverato in ospedale, dove è stato operato. Il suo stato di salute è stato definito grave dai medici ma non è in pericolo di vita. Lotta rivoluzionaria è un gruppo di estrema sinistra, che si è fatto conoscere a partire dal 2003, vale a dire dopo che la polizia aveva smantellato la rete di ’17 Novembrè, organizzazione responsabile di numerosi sanguinosi attentati in Grecia per oltre un decennio. Da allora Lotta rivoluzionaria ha firmato otto attentati ad Atene, tra cui un attacco con razzi all’ambasciata statunitense nel gennaio 2007. La polizia ormai segue la pista di Lotta rivoluzionaria anche per i colpi sparati contro un furgone delle forze antisommossa il 23 dicembre in un altro quartiere di Atene. I bossoli di Kalashnikov utilizzati per quest’attacco, che non ha causato feriti, sono identici a quelli ritrovati oggi a Exarchia. Per Lotta rivoluzionaria – che afferma di rispondere alla crescente repressione – ogni poliziotto è un nemico da abbattere. La morte il mese scorso del giovane Alexandros Grigoropoulos ha creato d’altra parte un clima di tensione ad Atene che sembra stimolare Lotta rivoluzionaria ad agire. (ANSA-REUTERS-AFP)

L’ultima del Vaticano sulla Pillola. Ora inquina pure.

3 gennaio 2009 Lascia un commento

Con l’ossessione di leggere tutte le agenzie battute per essere costantemente aggiornata su Gaza e su quello che ormai sembra essere un nuovissimo attacco di terra delle truppe dell’Israel Defence Force, sono incappata in questa incredibile notizie dalla città del Vaticano, che vi incollo così com’è, perchè non ci sono molte parole per commentare certe cose. L’attacco medievale alla libertà sessuale, all’autodeterminazione femminile e non solo, non si ferma mai ed è anche riuscito a dichiarare che la pillola è responsabile di inquinamento “ormonale”. Eccezionale quello che questi pretacci riescono a dichiarare. 

 CITTÀ DEL VATICANO, 3 GEN – I mezzi contraccettivi – incalza ancora l’articolo pubblicato dall’Osservatore Romano

Foto di Valentina Perniciaro _Fermiamo il Medioevo_

Foto di Valentina Perniciaro _Fermiamo il Medioevo_

 – «violano» almeno cinque importanti diritti dell’uomo: «il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’educazione, il diritto all’informazione e il diritto all’uguaglianza tra i sessi». Nell’articolo, intitolato «L’Humanae Vitae, una profezia scientifica», il presidente dei medici cattolici non parla della piccola abortiva RU486, ma dell’anticoncezionale di comune uso da parte delle donne di tutto il mondo, che fu vietato nell’enciclica firmata nel luglio 1968 da Paolo VI e dedicata alla regolazione delle nascite. Ispirandosi a quel testo «profetico», l’associazione internazionale dei medici cattolici ha redatto un documento di un centinaio di pagine, sintetizzato, nei suoi punti principali, dal prof. Simon Castellvi sul giornale del Papa. «La pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poichè espelle un piccolo embrione umano», si legge . «L’embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile…e, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l’uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte», afferma il medico, aggiungendo che «curiosamente questa informazione non giunge al grande pubblico». Un altro aspetto riguarda «gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente»: «abbiamo dati a sufficienza – sottolinea Simon Castellvi – per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell’uomo) è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della ‘pillolà.» «In questo sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo si può dire – prosegue l’articolo – che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’educazione, il diritto all’informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell’informazione sui mezzi naturali) e il diritto all’uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna)»

L’operazione “piombo fuso” avanza. Notizie da Gaza e dintorni.

2 gennaio 2009 Lascia un commento

Il bilancio delle vittime dell’operazione militare israeliana a Gaza è salito a 430 palestinesi morti e 2.200 feriti.
Sono cinque i bambini palestinesi uccisi solamente oggi nei raid israeliani sulla Striscia di Gaza. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa palestinese ‘Maan’, che cita fonti mediche locali, tre bambini sono morti in un raid avvenuto poco fa nel villaggio di al-Qarara, nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

Foto di Valentina Perniciaro _Rebibbia_

Foto di Valentina Perniciaro _Rebibbia_

Secondo testimoni oculari, facevano tutti parte della stessa famiglia e stavano giocando davanti alla loro casa quando è caduto un missile che li ha centrati in pieno, uccidendoli sul colpo. Il quarto bimbo ucciso ha 15 anni, si chiama Himad Masbah ed è stato colpito da un missile nel quartiere al-Shujuiya di Gaza. La quinta vittima è invece una bambina di 6 anni, Kristin al-Turk, morta in ospedale in seguito alle ferite riportate. Un altro raid è stato eseguito stamattina nel campo profughi di al-Nasiriyat.
Nel frattempo ieri era stata richiesta da Hamas la Giornata della collera nei territori occupati e secondo quanto riferisce la tv araba ‘al-Jazeera’, la manifestazione più imponente si sta svolgendo a Ramallah dove, alla fine della preghiera islamica del venerdì, migliaia di persone si sono riunite nella zona denominata di al-Manara.Come riferito da fonti dell’esercito israeliano, la protesta è degenerata in violenze quando sostenitori di Hamas sono arrivati allo scontro fisico con sostenitori di Fatah, accusati dagli integralisti di collaborare con lo Stato ebraico. Per porre fine alla rissa e disperdere i manifestanti la polizia palestinese ha sparato diversi colpi in aria.
In altre località si sono invece registrati scontri tra i manifestanti e i militari israeliani di guardia ai punti di transito. In qualche caso i soldati avrebbero sparato ferendo alcuni palestinesi.

Anche in Israele oggi è scoppiata la rabbia di decine di attivisti israeliani, com’è riportato dal Ynet, sito del quotidiano Yediot Ahronot hackerato oggi per un po’ dal gruppo islamico detto “la Squadra del crimine, terrortisti cibernetici e Squadra del diavolo”. La manifestazione si è svolta ad Haifa per chiedere la cessazione dei raid contro la popolazione palestinese, una manifestazione pacifica che si riconvocherà domani per le strade di Tel Aviv.

Nel resto del mondo arabo invece:

Foto di Valentina Perniciaro _Campi profughi palestinesi_

Foto di Valentina Perniciaro _Campi profughi palestinesi_

 

Egitto:  Violente proteste sono state attuate oggi da egiziani a sostegno dei palestinesi di Gaza all’altezza del valico di confine tra Egitto e Israele di Karim abu Salem (Kerem Shalom in ebraico), poco lontano da quello di Rafah, dove da giorni è stato schierato un gran numero di forze di sicurezza. Dopo aver bruciato pneumatici sulla strada ed aver dato fuoco ad alcune case del villaggio egiziano di El Mahmd, decine di persone hanno assalito un veicolo della polizia che avrebbe investito «volutamente» un esponente del partito di opposizione Tagammu, Medhat el Kachef, che era tra i dimostranti. Leggermente ferito l’uomo è stato trasportato all’ ospedale di Al Arish. È cominciato un fitto lancio di pietre contro il blindato della polizia ed i poliziotti hanno risposto a colpi di manganello contro gli aggressori. Nello scontro sono rimasti feriti una decina di manifestanti e tre poliziotti.

Giordania: Lievi scontri tra forze dell’ordine e dimostranti anti-israeliani si sono verificati oggi ad Amman, nei pressi della sede della locale ambasciata d’Israele. Al grido di «Via l’ambasciata israeliana da Amman!» e «Via Hosni Mubarak» in riferimento al presidente egiziano accusato di esser complice della politica dello Stato ebraico, migliaia di manifestanti hanno scagliato pietre in direzione del compound fortificato della sede diplomatica, protetta da barriere di filo spinato e da un doppio cordone di forze dell’ordine giordane in tenuta anti-sommossa. Gli agenti hanno risposto sparando razzi fumogeni e si sono registrati alcuni lievi tra manifestanti e polizia. Al momento non si registrano feriti. Dall’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, numerose manifestazioni di protesta si sono svolte ad Amman. Il 60 % della popolazione giordana è di origine palestinese. Il regno hascemita e l’Egitto sono gli unici due Paesi arabi ad aver firmato un trattato di pace con Israele.

Iraq:  La capitale irachena, Baghdad, è stata protagonista oggi di una serie di manifestazioni di solidarietà con la popolazione di Gaza. Secondo la tv iraniana ‘al-Alam’, quella più imponente si è tenuta fuori alla moschea Umm al-Qura, quando l’Imam Muhammad al-Jiburi, durante il sermone del venerdì islamico, ha chiamato i fedeli a marciare dopo la preghiera comunitaria e a raccogliere i fondi per la popolazione palestinese di Gaza. «Quello che sta avvenendo lì è un vero e proprio genocidio – ha tuonato dal pulpito -. Si vuole distruggere un popolo perché i bombardamenti non distinguono tra obiettivi civili e politici». Una seconda manifestazione si è tenuta davanti all’università cittadina alla quale hanno partecipato circa cinquemila studenti. Infine un’altra manifestazione si è svolta nel sobborgo sciita di Baghdad noto col nome di Sadr City. Qui è stato letto un comunicato diffuso dall’Imam Moqtada al-Sadr il quale chiede «alle organizzazioni umanitarie di intervenire come possono per aiutare la popolazione di Gaza con degli aiuti. Chiediamo all’Onu di far cessare gli attacchi e di sostenere gli abitanti della striscia». Altre piccole manifestazione spontanee si sono tenute nei pressi di diverse moschee di Baghdad dove sono state anche più volte incendiate bandiere israeliane e americane

Libano: Centinaia di manifestanti libanesi e palestinesi si sono radunati oggi nei pressi della sede dell’ambasciata egiziana a Beirut, in solidarietà della popolazione della Striscia di Gaza, da una settimana sottoposta ai raid aerei israeliani. Al grido di «Col nostro sangue, con la nostra anima, ci sacrifichiamo per te, Palestina!», i manifestanti hanno raggiunto le barriere di filo spinato, erette dalle forze di sicurezza libanesi, portando a spalla una decina di finte bare nere con su scritto: «Palestina» e «Siamo tutti gente di Gaza». I dimostranti chiedono al governo del Cairo di aprire il valico di Rafah, al confine meridionale con la Striscia, mentre altri manifestanti hanno innalzato striscioni neri su cui sono stati riportati i celebri versi del defunto poeta palestinese Mahmud Darwish: «Siamo qui, rimarremo sempre qui, perchè il nostro unico obiettivo è essere».

Marocco: Uno studente marocchino ferito nei giorni scorsi in scontri con la polizia durante una manifestazione di sostegno ai palestinesi di Gaza è morto ieri a Marrakech, nel Marocco meridionale. Lo rende noto oggi la stampa marocchina. Secondo i giornali, il giovane, Abderrazak El Gadiri, è stato ferito alla testa domenica scorsa nei pressi della città universitaria di Marrakech. Circa 300 studenti si sono radunati stamani davanti all’obitorio dell’ospedale Ibn Tofail di Marrakech per protestare contro la morte del loro compagno, che militava in un sindacato studentesco.

Seguiranno aggiornamenti e magari immagini.
DOMANI A ROMA MANIFESTAZIONE ORE 16,30 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA BARBERINI

Da Deheishe: La nuova potenza mondiale di dio

1 gennaio 2009 1 commento

Possiamo ammetterlo, non abbiamo nulla con cui combattere, né armi, né capacità di resistenza, nessuna reciproca solidarietà; abbiamo solo un’ultima cosa in comune, siamo tutti pronti a morire sotto un razzo prodotto in America, lanciato da Israele con l’approvazione dei paesi Arabi.

Possiamo coltivare il sogno di uno Stato nelle nostre tombe, e non cambierebbe molto, siamo morti in ogni caso; in una tomba almeno possediamo il nostro suolo e il nostro Stato lo possiamo costruire sottoterra. Lì sapremmo che siamo morti e una volta lì, nessuno avrebbe la creatività inumana di pianificare la nostra uccisione.

Foto di Valentina Perniciaro _le scuole di Dehishe_

Foto di Valentina Perniciaro _le scuole di Dehishe, campo profughi a pochi passi da Betlemme__

Non è Hamas ad essere colpita oggi, non la causa palestinese e nemmeno la gente di Gaza, è l’umanità che viene rimossa a sangue freddo con grandi congratulazioni agli Israeliani per il loro successo.

Non c’è bisogno di una vendetta da parte di noi Palestinesi, forse questa volta dovremmo considerare questa lotta più grande di noi, la rete dei collaboratori è cresciuta ad un livello regionale. Chiudiamo allora le nostre case ed aspettiamo che la morte ci venga a prendere, lasciamo che
il piano da tempo coltivato da Israele abbia successo, uccidere tutti i Palestinesi è più semplice che trasferirli altrove.

Stanotte i coloni di Sderot possono festeggiare Gaza bagnata di sangue; ho ascoltato un ufficiale municipale israeliano, e continuava a ripetere che questo è il modo giusto per fermare il lancio di razzi da Gaza, che questa azione mostra la lealtà dello ‘Stato di Israele’ ai suoi cittadini, uccidere altri
cittadini e distruggere tutta l’infrastruttura della polizia, quella forza di polizia suggerita proprio da Israele durante i negoziati di Oslo.

Foto di Valentina Perniciaro _Campi profughi palestinesi in territorio siriano_

Foto di Valentina Perniciaro _Campi profughi palestinesi in territorio siriano_

Non abbiamo bisogno di richiami all’unità ora, il tempo è scaduto per tutti i partiti politici, il massacro continuerà e la vostra unità ora significa e vale
nulla, le persone continueranno ad essere uccise e a soffrire; Israele non si fermerà ora, tutto ciò non basta ancora per la loro campagna elettorale, hanno bisogno di mostrare ai loro fanatici che sono capaci di tutto, uccidere bambini, donne ed ufficiali della polizia municipale, persone che non hanno mai partecipato al lancio di alcun razzo.

Invece di spendere soldi nel convincere i leader corrotti e venduti dei paesi Arabi a partecipare ad un summit il cui comunicato di condanna potrebbe essere
scritto da un qualunque studente di quattordici anni, potremmo raccoglierli ed usarli per fare telefonate costose, per comprare biglietti aerei, per hotel di
lusso, per comprare medicine e cibo alle persone di Gaza. Qualunque cosa possiamo fare per loro, non potranno dimenticare questo giorno, e non potremo
chiedere loro di perdonare il nostro lungo silenzio.

Capisco pienamente come quanto sia pericoloso quello che sto dicendo, che ci sono molte divisioni nella nostra lotta, così come è successo in altre lotte, ma la cosa più pericolosa ora è che veniamo uccisi e nessuno mette in dubbio la legalità degli attacchi israeliani o agisce per portare Israele di fronte alle
corti internazionali per i suoi crimini di guerra. Se questo non vuol dire che non c’è potenza in grado di fermare Israele, tutto ciò può significare solo due
cose, che non c’è essere umano rimasto che provi dolore per i Palestinesi di Gaza, o che Israele è la nuova potenza mondiale di dio.

QUESTE PAROLE SONO SCRITTE DA UNA RAGAZZA DEL CAMPO PROFUGHI DI DEHEISHE, CAMPO CHE MI HA ACCOLTO, RIFOCILLATO, PROTETTO, COCCOLATO. CAMPO CHE VIVE DENTRO DI ME, GIORNO DOPO GIORNO. PALESTINA LIBERA, PALESTINA ROSSA

il mio Buon Anno…HAPPY NEW FEAR

30 dicembre 2008 9 commenti

 

Foto di Valentina Perniciaro _Happy new fear_

Foto di Valentina Perniciaro _Happy new fear_

Buon anno a chi non ha la libertà di muovere più di 10 passi dentro ad una cella, 
Buon anno a chi non ha niente da perdere e un mondo da voler conquistare,
Buon anno ai migranti, a quelli che non affogano nei mari che son di tutti,
Buon anno ai senza diritti, ai senza futuro, a chi però ha la memoria del proprio passato collettivo
Buon anno a chi rischia tutti i giorni la vita sul posto di lavoro, 
Buon anno a chi non ha visto tornare il proprio figlio o amore da una giornata di lavoro, 
Buon anno a chi non vuole morire per meno di 50 euro al giorno, 
Buon anno a chi ancora crede in qualcosa, 
Buon anno agli amanti della libertà, ai sognatori, ai rivoluzionari, 
Buon anno a chi non ha i soldi per brindare, a chi è solo, a chi vorrebbe esserlo, 
Buon anno a chi non si rassegna, a chi cammina a testa alta, 
Buon anno a quelli che non si pentono, non si dissociano, non vendono il proprio passato, 
Buon anno a chi fa l’amore con chi vuole, come vuole, quando vuole, 
Buon anno a chi decide di far figli non avendo nulla di certo da offrirgli se non l’amore, 
Buon anno a chi occupa una casa perchè vuole una casa, 
Buon anno a chi occupa una scuola perchè vuole un’altra scuola, 
Buon anno a chi incendia una città perchè gli hanno ammazzato un fratello, un compagno, uno di loro
Buon anno a chi non spreca, a chi non contribuisce allo schifo di questo mondo, 
Buon anno a chi non dorme da giorni per quel che accade a Gaza, 
Buon anno a chi non si arrende, non si rassegna, a chi comunque sorride,
Buon anno a chi si rifiuta di arruolarsi per guerre assassine, 
Buon anno a chi non scende a compromessi, a chi non si vende, 
Buon anno a chi odia lo Stato e i suoi servi, le guerre e i suoi mercenari,
Buon anno a chi odia la Chiesa, i padroni, lo sfruttamento, 
Buon anno a chi odia i fascisti, la galera, i tribunali,
Buon anno ai comunisti, agli anarchici, agli omosessuali, alle lesbiche, ai trans, a tutte le donne picchiate e violentate.
 

 

e poi… un buon anno a chi passa di qui da molto lontano, a chi ha superato uno due tre dieci oceani per scappare da se stesso
Buon anno ai vigliacchi, che scappano da quello che hanno costruito senza avere il coraggio nemmeno di distruggerlo,
Buon anno a chi poi spia la vita da lontano, buon anno a chi probabilmente non dorme sonni tranquilli
Buon anno a chi fugge senza che nessuno lo sta inseguendo.
Buon anno a chi ha dimenticato i volti dei propri figli…buona fortuna.
Buon anno ad un bimbo lasciato solo, che ora è uno splendido uomo.

Due comunicati importanti da Atene…buona lettura

23 dicembre 2008 3 commenti

Una lettera agli studenti da lavoratori di Atene  *Venerdì 19 dicembre 2008*

La nostra differenza di età e la generale estraniazione ci rende difficile parlarvi nelle strade, per questo vi scriviamo questa lettera. Molti di noi non sono (ancora) pelati o con la pancia. Siamo esponenti del movimento del 1990-1. Crediamo che ne abbiate sentito parlare. Allora, e durante le occupazioni delle nostre scuole durate 30-35 giorni, i fascisti uccisero un insegnante perché era andato oltre il ruolo naturale (di nostro guardiano) e aveva oltrepassato la linea, era venuto con noi nella nostra lotta. Allora, tutti scesero in piazza e fu rivolta. Ma noi nemmeno pensammo di fare quello che fate voi oggi: attaccare le stazioni di polizia (per quanto cantassimo “bruciamo le stazioni di polizia…”). Voi ci avete superato, come sempre accade nella storia. Le condizioni certo sono diverse.

Foto di Valentina Perniciaro _Strade di Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _Strade di Atene_

Negli anni ’90 ci hanno venduto l’idea e la prospettiva di successo personale e alcuni di noi se la sono bevuta. Ora le persone non credono più a questa storiella. I vostri fratelli maggiori ce l’hanno mostrato durante i movimenti studenteschi del 2006-7. Oggi voi risputate loro in faccia la loro stessa favoletta. Fino a qui tutto bene. Ora la parte più dura, e pure buona, inizia. Vi diciamo che abbiamo imparato dalle nostre lotte e sconfitte (perché finchè il mondo non è nostro ci saranno sempre sconfitti) e voi potete usare come meglio credete quello che noi abbiamo imparato: Non rimanete da soli. Chiamateci, chiamate tutte le persone che potete. Non sappiamo come potrete farlo, troverete voi il modo. Avete già occupato le vostre scuole e ci dite che la ragione principale è che non vi piacciono. Bene. Siccome le avete già occupate, ora cambiatene il ruolo.
Condividete le vostre occupazioni con gli altri. Fate sì che le scuole diventino i primi palazzi che ospitano le nostre nuove relazioni. La loro arma più potente sta nel dividerci. Come non avete paura a attaccare le loro stazioni di polizia perché siete insieme, uniti, non abbiate paura di chiamarci per cambiare tutti insieme le nostre vite. Non ascoltate le organizzazioni politiche (siano anarchici o altri). Fate ciò che ritenete e avete bisogno di fare. Credete alle persone, non a schemi o idee astratte. Credete nelle vostre relazioni dirette con le persone. Credete ai vostri amici, coinvolgete il numero maggiore possibile di persone nella lotta. Non ascoltate chi dice che la vostra lotta non ha contesto politico e che lo dovete trovare. La vostra lotta è il contesto. Avete solo la vostra lotta e farla continuare è nelle vostre mani. Solo questo può cambiare le vostre vite e le relazioni reali con i vostri compagni. Non abbiate paura di continuare quando vi confrontate con nuove cose. Ognuno di noi, diventando più grande, ha cose impiantate nella testa, anche voi ma siete più giovani. Non dimenticatevelo. Nel ’91 abbiamo sentito il profumo di un nuovo mondo e l’abbiamo trovato, credeteci, duro. Abbiamo imparato che ci devono sempre essere dei limiti. Ma non abbiate paura di assaltare negozi. Noi produciamo le cose, sono quindi nostre. Ci insegnano che bisogna alzarsi ogni mattina per produrre cose che poi non saranno mai nostre. Riprendiamocele e condividiamole. Come condividiamo gli amici. Ci scusiamo di questa rapida lettera, ma la scriviamo scansandoci dal lavoro, di nascosto dal capo. Siamo imprigionati al lavoro, come voi nelle vostre scuole. Ora racconteremo una bugia e ce ne andremo dal lavoro: veniamo a raggiungervi in piazza Syntagma con le pietre nelle nostre mani.

Foto di Valentina Perniciaro _Stournari al mio arrivo ad Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _Stournari al mio arrivo ad Atene_

Centinaia di soldati dei 42 campi dell’esercito dichiarano:
CI RIFIUTIAMO DI DIVENTARE UNA FORZA DI TERRORE E DI REPRESSIONE CONTRO LE MOBILITAZIONI; APPOGGIAMO LA LOTTA DEGLI STUDENTI DI SCUOLA/UNIVERSITA’ E DEI LAVORATORI.
Siamo dei soldati da ogni parte della Grecia [è necessario qui osservare che in Grecia è ancora in vigore la coscrizione e che riguarda tutti i greci maschi; la maggior parte o forse anche tutte le persone che firmano questo sono legati al popolo che al momento stanno servendo nel servizio militare obbligatorio – non reclute dell’esercito].
Soldati ai quali, a Hania, è stato ordinato di opporsi a studenti universitari, lavoratori e combattenti del movimento movimento antimilitarista portando le nostre armi e poco tempo fa. [Soldati] che portano il peso delle riforme e della “preparazione” dell’esercito greco. [Soldati che] vivono tutti i giorni attraverso l’oppressione ideologica del militarismo, del nazionalismo dello sfruttamento non retribuito e della sottomissione ai “[nostri] superiori”. Nei campi dell’esercito [nei quali serviamo], sentiamo di un altro “incidente isolato”: la morte, provocata dall’arma di un poliziotto, di un quindicenne di nome Alexis.
Sentiamo di lui negli slogan portati sopra le mura esterne del campo come un tuono lontano. Non sono stati chiamati incidenti anche la morte di tre nostri colleghi in agosto? Non è stata pure chiamata un incidente isolato la morte di ciascuno dei 42 soldati che sono morti negli ultimi tre anni e mezzo?

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Sentiamo che Atene, Thessalonica ed un sempre crescente numero di città in Grecia sono diventate campi di agitazione sociale, campi dove viene recitato fino in fondo il risentimento di migliaia di giovani, di lavoratori e di disoccupati. Vestiti con uniformi dell’esercito ed “abbigliamento da lavoro”, facendo la guardia al campo o correndo per commissioni, facendo i servitori dei “superiori”, ci troviamo ancora lì [in quegli stessi campi].
Abbiamo vissuto, come studenti universitari, come lavoratori e come disperatamente disoccupati, le loro “pentole d’argilla”, i “ritorni di fiamma accidentali”, i “proiettili deviati”, la disperazione della precarietà, dello sfruttamento, dei licenziamenti e dei procedimenti giudiziari. Ascoltiamo i mormorii e le insinuazioni degli ufficiali dell’esercito, ascoltiamo le minacce del governo, rese pubbliche, sull’imposizione dello “stato d’allarme”.
Sappiamo molto bene cosa ciò significhi. Viviamo attraverso l’intensificazione [del lavoro], aumentate mansioni [dell’esercito], condizioni estreme con un dito sul grilletto. Ieri ci è stato ordinato di stare attenti e di “tenere gli occhi aperti”.
Ci chiediamo: A CHI CI AVETE ORDINATO DI STARE ATTENTI? Oggi ci è stato ordinato di stare pronti ed in allarme. Ci chiediamo? VERSO CHI DOVREMMO STARE IN ALLARME?
Ci avete ordinato di stare pronti a far osservare lo stato di ALLARME:
– Distribuzione di armi cariche in certe unità dell’Attica [dove si trova Atene] accompagnata anche dall’ordine di usarle contro i civili se minacciate. (per esempio, una unità dell’esercito a Menidi, vicino agli attacchi contro la stazione di polizia di Zephiri)
– Distribuzione di baionette ai soldati ad Evros [lungo la frontiera turca]
– Infondere la paura nei dimostranti spostando i plotoni nell’area periferica dei campi dell’esercito
– Spostare per protezione i veicoli della polizia nei campi dell’esercito a Nayplio-Tripoli-Korinthos
– Il “confronto” da parte del maggiore I. Konstantaros nel campo di addestramento per reclute di Thiva riguardo l’identificazione di soldati con negozianti la cui proprietà è stata danneggiata
– Distribuzione di proiettili di plastica nel campo di addestramento per reclute di Corinto e l’ordine di sparare contro i nostri concittadini se si muovessero “minacciosamente” (nei riguardi di chi???)
– Disporre una unità speciale alla statua del “Milite ignoto” giusto di fronte ai dimostranti sabato 13 dicembre come pure mettere in posizione i soldati del campo di addestramento per reclute di Nayplio contro la manifestazione dei lavoratori
– Minacciare i cittadini con Unità Operazioni Speciali dalla Germania e dall’Italia – nel ruolo di un esercito di occupazione – rivelando così il vero volto anti-lavoratori/autoritario della U.E. La polizia che spara prendendo a bersaglio le rivolte sociali presenti e future.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, Asoee occupata_

E’ per questo che preparano un esercito che assuma i compiti di una forza di polizia e la società ad accettare il ritorno all’esercito del totalitarismo riformato.
Ci stanno preparando ad opporci ai nostri amici, ai nostri conoscenti ed ai nostri fratelli e sorelle. Ci stanno preparando ad opporci ai nostri precedenti e futuri colleghi al lavoro ed a scuola. Questa sequenza di misure dimostra che la leadership dell’esercito, della polizia e l’approvazione di Hinofotis (ex membro dell’esercito professionale, attualmente vice ministro degli interni, responsabile per “agitazioni” interne), del QG dell’esercito, dell’intero governo, delle direttive della U.E., dei negozianti-come-cittadini-infuriati e dei gruppi di estrema destra mirano ad utilizzare le forze armate come un esercito di occupazione – non ci chiamate “corpo di pace” quando ci mandate all’estero a fare esattamente le stesse cose? – nelle città dove siamo cresciuti, nei quartieri e nelle strade dove abbiamo camminato.
La leadership politica e militare dimentica che siamo parte della stessa gioventù. Dimenticano che siamo carne della carne di una gioventù che sta di fronte al deserto del reale all’interno ed all’esterno dei campi dell’esercito. Di una gioventù che è furibonda, non sottomessa e, ancora più importante, SENZA PAURA. SIAMO CIVILI IN UNIFORME.
Non accetteremo di diventare strumenti gratuiti della paura che alcuni cercano di instillare nella società come uno spaventapasseri.
Non accetteremo di diventare una forza di repressione e di terrore.
Non ci opporremo al popolo con il quale dividiamo quegli stessi timori, bisogni e desideri/lo stesso futuro comune,

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, intorno al Politecnico, tra i fumi dei lacrimogeni e dei gas_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, intorno al Politecnico, tra i fumi dei lacrimogeni e dei gas_

gli stessi pericoli e le stesse speranze.
CI RIFIUTIAMO DI SCENDERE IN STRADA PER CONTO DI QUALSIASI STATO D’ALLARME CONTRO I NOSTRI FRATELLI E SORELLE.
Come gioventù in uniforme, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo che lotta e urliamo che non diventeremo delle pedine dello stato di polizia e della repressione di stato.
Non ci opporremo mai al nostro popolo.
Non permetteremo nei corpi dell’esercito l’imposizione di una situazione che ricordi i “giorni del 1967” [quando l’esercito greco ha effettuato il suo ultimo colpo di stato].


								

Piccolo reportage di una lunga giornata. Atene, 20 dicembre 2008

22 dicembre 2008 3 commenti

Corrispondenza con Radio Onda Rossa

Foto di Valentina Perniciaro _M.A.T. reparti speciali e armi chimiche_

Foto di Valentina Perniciaro _M.A.T. reparti speciali e armi chimiche_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, M.A.T., reparti speciali antisommossa in difesa di un provocatorio e ridicolo albero di natale a Syntagma.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, M.A.T., reparti speciali antisommossa in difesa di un provocatorio e ridicolo albero di natale a Syntagma.

 

Foto di Valentina Perniciaro_ Sabato mattina, a pochi passi da Propylea, alcuni bancomat e vetrine iniziano a funzionare. Molti centri commerciali e banche invece sono completamente distrutti. Alcuni palazzi sono bruciati completamente.

Foto di Valentina Perniciaro_ Sabato mattina, a pochi passi da Propylea, alcuni bancomat e vetrine iniziano a funzionare. Molti centri commerciali e banche invece sono completamente distrutti. Alcuni palazzi sono bruciati completamente.

 

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008, i "rivoltosi di Atene" si danno appuntamento ad Exarchia, nel punto dove è stato assassinato Alexis. Il quartiere è completamente circondato dai M.A.T, che hanno un modo di muoverrsi veramente mai visto prima. Si muovono a piccoli gruppi, di massimo 20, in fila indiana.Sabato sera sono posizionati nei vicoli tutt'intorno al quartiere e al Politecnico. .

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008, i "rivoltosi di Atene" si danno appuntamento ad Exarchia, nel punto dove è stato assassinato Alexis. Il quartiere è completamente circondato dai M.A.T, che hanno un modo di muoverrsi veramente mai visto prima. Si muovono a piccoli gruppi, di massimo 20, in fila indiana.Sabato sera sono posizionati nei vicoli tutt'intorno al quartiere e al Politecnico. .

 

Foto di Valentina Perniciaro _La piazza in più punti li attacca con molte molotov e sassi. La risposta è un uso inimmaginabile di diversi tipi di lacrimogeni e granate.

Foto di Valentina Perniciaro _La piazza in più punti li attacca con molte molotov e sassi. La risposta è un uso inimmaginabile di diversi tipi di lacrimogeni e granate.

 

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008 L'attacco "chimico" al Politecnico di Atene prosegue pesante fino a quasi le 4 di mattina_

Foto di Valentina Perniciaro _Sabato 20 dicembre 2008 L'attacco "chimico" al Politecnico di Atene prosegue pesante fino a quasi le 4 di mattina_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, 20 dicembre 2008, Stournari, lato del Politecnico_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, 20 dicembre 2008, Stournari, lato del Politecnico_

 

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

 

Foto di Valentina Perniciaro _Alba di domenica 21 dicembre 2008. I reparti speciali continuano ad assediare il Politecnico.L'aria ormai è satura di polveri asfissianti, loro attaccano con le granate ma anche con i sassi che raccolgono dalla strada. Il Politecnico,asfissiato, reagisce anche dal tetto con i lanci e la musica ad alto volume.

Foto di Valentina Perniciaro _Alba di domenica 21 dicembre 2008. I reparti speciali continuano ad assediare il Politecnico.L'aria ormai è satura di polveri asfissianti, loro attaccano con le granate ma anche con i sassi che raccolgono dalla strada. Il Politecnico,asfissiato, reagisce anche dal tetto con i lanci e la musica ad alto volume.

Queer: Fuoco Greco

21 dicembre 2008 Lascia un commento

MERRY CRISI AND HAPPY NEW FEAR, Queer, 21 dicembre 2008
        di Anubi D’Avossa Lussurgiu, Valentina Perniciaro e Oliva Damiani 

«Se le città bruciano, sono i fiori che sbocciano»: quella frase, scritta con uno spray rosso sul pianale d’una automobile rovesciata e incendiata a barricare via Zaimi, retrostante alla cinta del Politecnico di Atene e antistante al quartiere colto-popolare di Eksarchia, dove Alexi Grigoropoulos è stato assassinato a 15 anni, il 6 dicembre scorso, dalla polizia di Stato, durante una “ordinaria” attività di controllo, cosa ricorda?qr2112-que02-2

Cosa, nella messe di segni consegnatici dall’esperienza passata dei momenti rivoluzionari, delle insurrezioni dominate da una rottura generazionale? E cosa ricorda il messaggio in lingua franca, cioè in inglese, che ha cominciato a pullulare sui muri della capitale dell’Ellade attraversata dalla rivolta studentesca, giovanile e sociale, nella seconda settimana di ribellione: «Merry crisis and happy new fear»? Cosa ricorda questa creazione di significanti ausiliari all’insorgenza, che deturnano l’estetica metropolitana, l’ipertesto letterario, l’immaginario della società della produzione e del consumo giunta al suo massimo sviluppo e ai sintomi del collasso?

Per un verso, non ricorda nulla. Se è memoria, lo è del futuro. Come per ogni movimento ed ogni gesto di distruzione dello stato di cose presente e della sua narrazione “autorizzata”. Per un altro, se ogni estestica di rottura epocale è balzo di tigre nella storia, questa della rivolta greca del dicembre 2008 richiama un solo esempio di quella tradizione delle esperienze rivoluzionarie, almeno nel quadro della sua effettica dislocazione geopolitica, ossia l’Europa occidentale: il Joli Mai del Sessantotto francese. Al di là dell’apparente continuità di alcuni registri di comunicazione con la poetica No Future che segnò la cadenza del post-Settantasette europeo, certamente riconducibile ad elementi della soggettività anarchica e insurrezionalista particolarmente presente nel caso greco, bisogna infatti badare al contesto intero di questa produzione di messaggio sovversivo: che è il contesto di una ribellione a forte protagonismo studentesco, scandita sul ritmo d’una esplosione di coscienza fortemente generazionale e al tempo stesso precipitata su un sostrato profondo di significati storici, della storia “lunga” del continuum rivoluzionario. Ed è allo stesso momento il contesto d’una totale scissione tra la percezione di sè d’una intera e larga soggettività sociale e l’interezza degli apparati di gestione del consenso, di riproduzione dei meccanismi di potere, ciò che classicamente è definibile come “ideologia dominante” e che la post-modernità ha mutato e riproposto come apparentemente inattacabile poiché “senza centro”, identicamente all’estrazione capitalistica di valore. Laddove, invece, la rivolta si condensa non semplicemente come una linea d’esodo, ma primariamente come una linea d’attacco. Proprio qui, peraltro, si può collocare precisamente la “fortuna” dell’estetica, ancor prima che della cultura politica, dell’anarchismo nell’insorgenza ellenica: nella immediata riconoscibilità di verità radicali in ordine alla natura alienante delle strutture di potere, inconciliabile con la “viva vita”. Alla medesima maniera in cui, appunto, fu tendenzialmente “anarchico” il Sessantotto più intenso, insurrezionale, il Maggio francese.

Scrivono le “ragazze in rivolta” , compagne femministe attive nell’occupazione della Scuola d’Economia di Atene, in un documento importante nello sviluppo dell’autoconsapevolezza di questa nuova “generazione delle barricate”, che al centro della ribellione sta precisamente il “corpo assassinato”. Scrivono e rivelano: «Quando il poliziotto intima ‘ehi tu’, il soggetto cui questo commando è diretto a

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, corteo di migranti e studenti:

che volge il suo corpo in direzione dell’autorità (in direzione della chiamata del poliziotto) è in partenza innocente fino a che risponde alla voce che lo richiama come prodotto dell’autorità. Il momento nel quale il soggetto disobbedisce a questa chiamata e la sfida, non importa quando flebilmente questo momento di disobbedienza intervenga (anche se a volare sulla macchina della polizia non è una molotov ma una bottiglia d’acqua) è un momento nel quale l’autorità perde la sua ratio e diventa qualcos’altro: una crepa che dev’essere riparata. (…) Su questo, sulla tragica soglia di una morte che porta a vedersi vivere oppressi dalla sua ombra, rivoltarsi diventa una realtà: questa incomprensibile, imprevedibile convulsione di ritmi sociali, di spazio/tempo interrotto, di strutture non più strutturate, il confine tra ciò che è e ciò che è a venire. (…) Come questa rivolta è divenuta possibile? Quale diritto degli insorti è stato rivendicato, in quale momento, per quale corpo assassinato? Come è stato socializzato questo simbolo? Alexis era “il nostro Alexis”, non era “altro”, non uno straniero, non un migrante. Gli studenti delle secondary possono identificarsi in lui; le madri piangono, temono la perdita del loro stesso figlio; le voci del sistema cercano di trasformarlo in un eroe nazionale. (…) La storia di Alexis sarà scritta dalla sua fine. Era un bravo ragazzo, dicono. La rivolta, che non eravamo in grado di prevedere, è resa possibile dalle fratture dell’autorità stessa: un’autorità che decide qual’è il ruolo dei corpi nella rete sociale delle relazioni di potere. La rivolta, questo inno alla non-regolarità sociale, è un prodotto della regolarità… È la rivolta per il “nostro proprio” corpo che è stato sterminato, per il nostro proprio corpo sociale. (…) La pallottola è stata una dichiarazione di guerra alla società. Il contratto sociale è stato rotto – qui non c’è consenso. L’atto morale e politico di resistenza diventa possible, comprensibile, giusto, visibile al momento nel quale compare nei termini e alle condizioni di giustizia dell’ordine simbolico dominante che sostiene la fabbrica sociale».

Non a caso questa riflessione di donne, lungo il filo del conflitto sui corpi, giunge ad attaccare anche “internamente” il trattenimento della rivolta nelle “strategie dell’autorità”, quando avvertono che in esse possono volgersi “le strategie di resistenza” se “la disobbedienza” non “espelle l’arroganza maschio-machista”, la stessa che “i ribelli” tendono a “mostrare nel combattere il poliziotto”, riproducendone simmetricamente lo stesso “principio” di potere. E non caso questo documento si intitola: «(Auto)distruzione è creazione».

Foto di Valentina Perniciaro _Atene occupata_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene occupata_

Certamente in quella traccia di indagine sulla “socializzazione del simbolo” della rivolta si ritrova anche il senso di un vero e proprio “errore di sistema” che, socialmente, tutto intorno ai protagonisti materiali e soggettivi della rivolta greca, ha visto ribaltarsi la macchina del consenso. E altrettanto certamente questo rovesciamento non sarebbe possible, al grado di intensità ed estensione cui si assiste nella società ellenica, se la ribellione non avesse fatto irruzione in un più estesto contesto: quello che anche Herald Tribune e Times fotografano come un quadro di «crollo di credibilità delle istituzioni», delle politiche cioè della governamentalità, nel pieno dei primi effetti della “crisi globale”. Particolarmente sensibili nello specifico d’una struttura socio-economica così simile, ad esempio, a quella italiana, fatta ancor più fragile dalle precedenti, sistematiche devastazioni della “sfera pubblica” – sotto gli aspetti concreti dell’abbattimento delle protezioni collettive e della negazione d’un qualche compromesso con il corpo della società dominate, nell’assenza anche solo d’un decente Welfare. Qui ricorre un altro richiamo delle esperienze d’insurrezione moderne, più recente e più precisamente legato alla cadenza della crisi: qualcosa di apparentemente “non-europeo” ma che all’Europa avrebbe dovuto già di per sè parlare, l’Argentinazo del dicembre di 7 anni fa. La distruzione rivendicata delle banche e dei terminali delle multinazionali e delle “majors” del mercato richiama ad Atene ed in Grecia, al tramonto del 2008, gli stessi applausi dalle finestre dei caseggiati della Buenos Aires e dell’Argentina del 2001-2002. Ecco che non un ciclo, ma propriamente l’aspetto di “errore di sistema”, fa irruzione nel Vecchio Mondo.

Cosa resterà di questa vampa innalzata dal fuoco Greco, è domanda simile per ambiguità all’altra facilmente prevedibile, la sola consentita dall’esausta grammatica della “sinistra politica”: dov’è la politica? La risposta non è a queste domande, ma viene da ciò che dei fatti è sottraibile a queste intimazioni dell’astrazione: la risposta è nelle strade stesse dell’Ellade e nelle menti di quei giovani, garanzia del futuro di quest’ordine e insieme nuova “classe pericolosa”, attraversate per un momento da quel “sacro fuoco” che per sottrazione crea. Il momento che resta, la soglia dell’essere.

21/12/2008

IL SANGUE SCORRE E CHIEDE VENDETTA…ancora da Atene

20 dicembre 2008 3 commenti

 

Foto di Valentina Perniciaro _corteo dei migranti_

Foto di Valentina Perniciaro _corteo dei migranti_

Appena rientrati dalle prime due manifestazioni: la prima, a Propilea di migranti contro i fascisti,poi, sotto l’albero di Natale, a Syntagma, nel centro dello shopping natalizio. Una protesta pacifica, con giovanissimi manifestanti che facevano girotondi e caroselli intorno ai numerosi cordoni che si davano il cambio intorno l’albero…in una piazza che in poco tempo ha preso le sembianza di una tonnara. Celere e reparti speciali del Mat a difendere un albero di Natale, sovrastati da immondizia e numerosi pezzi di carne marcia (per la gioia dei numerosissimi cani randagi che popolano questa città e che aggrediscono tutti i motociclisti!).Protesta pacifica ma decisa, con parole d’ordine pesanti e anche tanti slogan simpatici e fantasiosi..oltre al solito POLIZIA PORCI ASSASSINI che non si ferma mai, come una perenne cantilena.Alla fine qualche arresto c’è stato, i corpi speciali si sono mossi a cerchio e si sono presi 6-7 persone, immediatamente caricate su un camion, dietro al ministero dell’interno. Il corteo dei migranti, non autorizzato, è riuscito a sfilare dove voleva, nel centro del commercio ateniese, determinati e anche numerosi…uniti ad alcune facoltà.Ora si prosegue con un concerto davanti al Politecnico e con il corteo che partirà alle 21.
Vi metto un po’ di foto di questi balordi.
 

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Syntagma_

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Syntagma_

 

Foto di Valentina Perniciaro _strani armamenti_

Foto di Valentina Perniciaro _strani armamenti_

 

Foto di Valentina Perniciaro _monnezza per voi_

Foto di Valentina Perniciaro _monnezza per voi_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Alberi e buffoni_

Foto di Valentina Perniciaro _Alberi e buffoni_

Ve ne vorrei mettere tante altre ma tra dieci minuti parte il corteooooo

 TO EMA KYLLAI, EDYKISI ZITAI: IL SANGUE SCORRE E CHIEDE VENDETTA

Contro lo Stato, la chiesa, l’esercito, la polizia, la democrazia: Atene!

20 dicembre 2008 2 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _Atene senza tempo_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene senza tempo_

Una citta’ inevitabilmente senza tempo, perche’ anche gli orologi non hanno diritto ad esistere… il governo in crisi non sa bene come muoversi e per ora ha fatto sparire dalla vista i suoi reparti speciali.
Questa notte il concerto è andato bene, più di diecimila persone hanno riempito l’enorme piazza scandendo slogan rabbiosi tra un gruppo ed un altro, che hanno suonato dalle 17 alle 2 di notte.
Oggi sarà  la giornata contro gli assassini di Stato, che i compagni greci hanno chiesto di estendere in tutta Europa…
Da questa mattina la città è piena di mobilitazioni in diverse zone, anche periferiche… manifestazioni che in pomeriggio confluiranno nel centro della città, per poi partire in un corteo unitario dalle 21, dal quartiere di Exarchia, dove è stato ucciso il giovane Alexis, simbolo di questa rivolta che non vuole fermarsi, malgrado l’ormai chiara e palese assenza di energie. Oggi Atene si è svegliata un po’ impaurita…molti botteghini sono chiusi, non si respira certo l’aria dell’ultimo sabato prima del Natale. Provano a far finta di niente, a rimontare i vetri delle banche e dei 500 negozi distrutti, provano a far tornare la città

Foto di Valentina Perniciaro _madonne e macchine in fiamme

Foto di Valentina Perniciaro _madonne e macchine in fiamme

alla normalità, malgrado tutto sia ancora fumante, tutto puzza di gomma bruciata o di quelle fottute sostanze che sembrano rimanere nell’aria per giorni. Ieri sera al concerto ancora si sentivano nel naso, nei polmoni…ogni tanto arrivavano ventate insopportabili che sembrano fresche…e invece intorno è tutto tranquillo.
Surreale, surreale l’uso che stanno facendo degli armamenti antisommossa: granate assordanti, urticanti, paralizzanti…quando lanciano i CS è quasi da ringraziarli, perchè tutto il resto toglie proprio il respiro, l’orientamento, la capacità di tenersi in piedi sulle proprie gambe.
I reparti speciali del MAT sono armati in modo impressionante…ognuno ha con se decine di gas, compreso un fucile che a corta distanza riempie i corpi di una polvere insostenibile: il corpo a corpo è impossibile, anzi è da evitare, perchè si rischia di essere arrestati con molta facilità…le SAS inglesi chiamano quelle granate “incapacitanti”, ideali per una rivolta di piazza in cui si deve cercare di arrestare più attivisti possibile. Oggi sarà una lunga giornata…una lunga lunga giornata!

Foto di Valentina Perniciaro _Nazione Chiesa Guerra Esercito Stato Polizia

Foto di Valentina Perniciaro _Nazione Chiesa Guerra Esercito Stato Polizia

Infatti vi lascio, STO DROMOS, nella strada…che è il mio posto, l’unico dove mi sento a casa, l’unico dove desidero stare.
La strada rivoltosa, rabbiosa, capace di sognare e crederci…una piazza che non ha niente da perdere,
una generazione che è nata avendo perso già tutto: e che ora prova a strappare qualcosa al potere.
Qualcosa come la dignità, la libertà, si, proprio lei….la libertà!
Sperando di riportare la pelle a casa, anche questa volta.
A presto, inshallah

sempre dall’Ellade

19 dicembre 2008 1 commento

Sono tutti molto stanchi…dopo 13 giorni di battaglia giorno e notte, quello che si nota da lontano è l’infinita stanchezza di un’intera generazione che sa di non potersi fermare.

Foto di Valentina Perniciaro _lacrime e macerie_

Foto di Valentina Perniciaro _lacrime e macerie_

Una generazione che almeno non voleva la provocazione di quell’albero di nuovo acceso, di quelle casse che sparano a tutto volume OH HAPPY DAYS, mentre accanto si lavora per rimettere i vetri delle banche, delle gioiellerie, mentre le ruspe  portano via brandelli di automobili bruciate, distrutte, ridotte in un nulla.
Le facoltà non sanno se riusciranno a portare avanti le occupazioni ancora per molto: l’organizzatissima facoltà di economia ha deciso di chiudere l’occupazione domenica sera, perchè assolutamente privi di altre forze.
E poi anche perchè le feste sono ormai arrivate, molti dovranno lasciare la città per tornare nei propri paesi.
Atene è una città che incamera praticamente tutta la Grecia…qui si studia, qui si lavora, qui ormai si combatte la battaglia contro questo stato corrotto, sfruttatore e soprattutto armato.
I reparti speciali anti sommossa (M.A.T.) fanno paura, non tanto per il numero perchè i drappelli non sono così numerosi, ma per il modo in cui si muovono e agiscono.

_dsc0667Camminano tutti in fila indiana per poi scattare all’improvviso con quello strano fucile spara gas…non caricano mai…sparano lacrimogeni e si divertono a spuntare dal nulla, per prendersi qualcuno.
Ieri hanno arrestato anche un militare in licenza… sono brutti e estremamente giovani, la loro età impressiona non poco.

Tra poco concentramento al Syntagma..un concerto riunirà il movimento, le varie facoltà occupate e le strutture che in questi giorni si sono riunite.
Si spera che quell’albero di natale non continui ad illuminare quella piazza..
ci si aggiorna in nottata.

Merry CRISIS and a happy new FEAR

19 dicembre 2008 4 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_

L’aria brucia, pesa, entra nelle vene e le fa pulsare in modo strano.
Droghe chimiche gratuite…ironizzano così le donzelle greche che mi hanno accolto fino a questo momento…
Atene si presenta assurda agli occhi di chi atterra, pur consapevole che  troverà una città in rivolta.
Ma cavolo, la rivolta, chi l’aveva mai vista così radicata, trasversale, spontanea e allo stesso tempo organizzata.
Una città che pullula di facoltà occupate, di scuole occupate, di sedi dei sindacati occupate..
una città che sembra non aver voluto perdere un pezzetto di strada, una città che si è voluta riprendere non dico tutto, ma almeno la dignità di alzare la testa e andare avanti giorni e giorni..
Andare avanti giorni e giorni con  gli occhi che bruciano, con le mani che prendono e lanciano, con le assemblee che si susseguono e le strade che sono sempre piene…sempre piene di una generazione e non solo.

dove è stato ucciso Alexis_

Foto di Valentina Perniciaro _Exarchia, Atene: dove è stato ucciso Alexis_

Non solo, infatti…perchè quando arrivi ai concentramenti sembra di vedere solo loro…i “giovani”, i miei coetanei precari, sfruttati, senza speranze, senza nulla da perdere…ma basta iniziare ad assistere all’avvicinamento degli opliti dai caschi bianchi e dalle divise verdi che , il panorama cambia. Immediatamente.
Perchè se la polizia provoca qui sono TUTTI a rispondere, tutti ad insultarli, tutti a sputare verso di loro e difendere ogni centimetro di strada. La strada si, perchè è proprio da quella che si dovrebbe ripartire..la strada da riempire, da far straripare, la strada da bruciare per poi ricostruirla in piena autonomia.
Una strada che schifa la fasulla democrazia che poi arma le mani di qualche divisa assassina, la strada che vuole avere futuro, speranza, collettività, la strada che qui è un muro di fuoco, un mucchio di macerie.
Macerie che a vederle ti si apre il cuore. Ti trema il sangue mentre scorre.
Dobbiamo ringraziare questo paese, questi giovani rabbiosi rivoltosi, dobbiamo ringraziarli e nemmeno poco, perchè ci stanno dimostrando ( a noi, ciechi compagni europei) che il vento della rivolta può ancora sfiorarci.
Può ancora cambiare le nostre vite…può ancora darci la forza di non aver paura delle loro pistole, delle loro armi, dei loro irrespirabili nuvoloni di sostanze chimiche. La forza di combattere, di crederci, di lottare contro chi ci vuole precari, isolati, emarginati e anche morti.

Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione di migranti a Syntagma, Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione di migranti a Syntagma, Atene_

Morti si, perchè ci ammazzano per le strade, ci fanno morire sui posti di lavoro o per le loro guerre,
perchè abbiamo un Mediterraneo che non è altro che un liquido cimitero di migranti.
Da questo paese dobbiamo imparare molto in questi giorni: imparare a crederci, imparare dagli immigrati, che nella nostra società sono gli unici che ancora CREDONO di poter cambiare la loro condizione…altrimenti non proverebbero a solcarlo quel nostro mare assassino.
Impariamo, impariamo ad alzare la testa, ad essere uniti, a sovvertire tutto ciò che ci opprime, ci sfrutta, ci uccide o ci incarcera.
ATENE RESISTE, ATENE E’ IL SIMBOLO CHE ANCORA SI PUO’… CHE BASTA VOLERLO!

1° aggiornamento da Atene

18 dicembre 2008 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Sintagma_

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Sintagma_

 

facoltà occupate_

Foto di Valentina Perniciaro _ATENE: facoltà occupate_

 

Foto di Valentina Perniciaro _strade ateniesi_

Foto di Valentina Perniciaro _strade ateniesi_

Ore 22.06, da voi in Italia..qui un’oretta in meno.
Ma non ho tempo per scrivere nulla di quello che ho visto, vissuto e soprattutto respirato oggi.
Qui, dall’albergo, i rumori che arrivano dalla strada ci spingono ad uscire..siamo a pochi metri dal Politecnico ed hanno ricominciato a caricare. Manganelli e gas contro pietre e fuoco.
Io non posso stare qui…torno per strada.
A dopo, a domani…appena posso aggiorno con fotografie e notizie…
DALL’ELLADE IN RIVOLTA. RIVOLTA. NON C’E’ ALTRO MODO DI DEFINIRE QUELLO CHE VEDO.

ISRAELE: Espulso Richard Falk, inviato ONU per i diritti umani

15 dicembre 2008 Lascia un commento

Due agenzie (entrambe di questo pomeriggio) che vanno a confermare com’era necessario tradurre e far circolare le dichiarazioni di un esponente del Likud, Moshe Feiglin su Hitler:  Su Peacereporter: NUOVI FALCHI SU ISRAELE 

Gerusalemme, 15 dic. – (Aki)  Richard Falk, l’inviato delle Nazioni Unite che paragonò gli israeliani ai nazisti, è stato espulso oggi dallo Stato ebraico. A marzo il Consiglio per i diritti umani dell’Onu con sede a Ginevra aveva assegnato a Falk, un ebreo americano e professore emerito alla Princeton University, un incarico di sei anni per monitorare la situazione umanitaria nei Territori palestinesi.

F.P.L.P in corteo_

Foto di Valentina Perniciaro _Palestina: F.P.L.P in corteo_

 Dopo che alla Bbc aveva paragonato il trattamento che gli israeliani riservano ai palestinesi a quello dei nazisti con gli ebrei durante l’Olocausto, il ministero degli Esteri israeliano aveva annunciato a settembre che non avrebbe permesso a Falk di entrare nel Paese. Il precedente incaricato delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori, John Dugard dal Sudafrica, aveva paragonato il trattamento riservato ai palestinesi da Israele all’apartheid. In ogni modo, lo Stato ebraico ha anche contestato il fatto che la missione di Falk sia diretta solo a valutare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nei confronti dei palestinesi e non viceversa. L’organizzione per la difesa dei diritti Adalah ha condannato oggi l’espulsione di Falk, definendola un «duro colpo ai diritti della popolazione civile palestinese che vive sotto l’occupazione israeliana, una popolazione alla quale va garantita la protezione in base alle leggi umanitarie internazionali». Secondo l’ong, «negare l’ingresso al professor Falk danneggia anche il lavoro delle numerose organizzazioni e dei difensori dei diritti umani che lavorano in Israele». 

New York, 15 dic. – (Aki) – Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha espresso rammarico per il fatto che Israele ha negato l’ingresso all’inviato speciale nei Territori palestinesi del Consiglio per i Diritti Umani Richard Falk. Il portavoce di Ban, Michele

Naji Al-ali    _Handala scrive il nome della sua terra_

Naji Al-ali _Handala scrive il nome della sua terra_

Montas, ha dichiarato in conferenza stampa che il Segretario Generale chiede alle autorità israeliane di «cooperare pienamente con le procedure speciali del Consiglio per i Diritti Umani». A Falk, in missione nei Territori palestinesi, è stato impedito all’aeroporto Ben Gurion di entrare in Israele. Montas ha aggiunto che le autorità israeliane erano state avvisate del suo arrivo. L’anno scorso Falk, professore emerito dell’Università di Princeton, ha dichiarato che gli israeliani si comportano con i palestinesi come i nazisti contro gli ebrei. Quando Falk ha rifiutato di ritirare il controverso paragone il ministero degli Esteri israeliano ha avvisato che non gli sarebbe stato consentito l’ingresso nel Paese.

Bello il mio Tevere…

13 dicembre 2008 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Tevere all'ingrasso_   

Foto di Valentina Perniciaro _Tevere all’ingrasso_

SE BRUCIANO LE CITTA’ NASCONO I FIORI è scritto sulle mura di Atene…

Se annegano invece? Perchè qui sta accadendo proprio questo…stiamo per rimanere affogati sotto la nostra stessa merda.
Il Tevere è probabilmente stufo dell’arroganza romana, il Tevere ieri e ancora oggi e chissà ancora per quanto ha provato a darci una bella lezione di vita.
Un’altra, l’ennesima. Lui che sta qui da un bel po’…
io ho una strana malattia, quasi feticista, con alcune “cose” geografiche… amo il fiume della mia città, molto più della mia città.
Ho parlato all’Eufrate la prima volta che i miei occhi si sono persi dentro di lui, e quando il mio corpo s’è smarrito nelle sue acque ho avuto la sensazione di immergermi nella storia, nella mia terra, in un qualcosa che era troppo più grande di un semplice fiume in una terra lontana.
Ero io e l’Eufrate…in un amplesso erotico e millenario.
Ieri Roma sembrava in preda al panico più totale, una città folle, delirante, nevrotica e non so per quale motivo anche spaventata.

Le forze dell’ordine (una quantità di persone incredibile a NON FARE NULLA su TUTTI i ponti di Roma) trasmettevano il panico -diciamo che ci provavano- a tutti quelli che  si avvicinavano ad osservare… Non so se la giunta Alemanno vuole farci credere che sono stati loro a non fare esondare il fiume, non so se tutte quelle divise a non fare nulla o strillare erano lì per convincere le persone della loro utilità, del loro esser necessari, ma era una presenza veramente ridicola. Anche il fiume è diventata una “questione di sicurezza”…stiamo alla fantascienza. Si doveva vedere protezione civile e vigili del fuoco, non decine e decine di pattuglie di polizia e carabinieri.

Foto di Valentina Perniciaro _Tevere in piena e buffoni di corte_

Foto di Valentina Perniciaro _Tevere in piena e buffoni di corte_

Lui era imponente. 
Un fiume immenso, un Tevere che aveva le velleità di emulare il Reno, nella sua imponenza improvvisa, rumorosa, maleodorante. C’era più traffico sul fiume che sul Lungotevere: televisori, lavatrici, bombole del gas, divani… il biondo fiume ieri vomitava oggetti di tutte le dimensioni.

Bello.
E lo ringrazio, perchè adoro vedere la città ferma, adoro vedere quegli automi che per qualche secondo fermano le loro vite frenetiche per guardare un fiume.
Persone che probabilmente non sanno mai sa la luna è piena o se è in riposo, piccola piccola, in un angoletto del cielo…
ma che ieri, per qualche minuto si sono fermate a guardare.
Magari anche a scambiare due parole con qualche sconosciuto, su un fiume ignorato dalla nascita.
Ma che ci sto a fare qui a scrivere???
Vado a Ponte Mollo…che ieri c’era Alemanno tutta la sera, non ci sono potuta andare, il fiume già puzza troppo di suo.
 

Foto di Valentina Perniciaro _Ponte Sisto fa l'occhitto_

Foto di Valentina Perniciaro _Ponte Sisto fa l'occhitto_

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Se bruciano le città crescono i fiori

12 dicembre 2008 Lascia un commento

 

Atene, ieri sera

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera_

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera

GREECE-UNREST/

(ANSA) – ATENE, 13 DIC – Atene si è risvegliata oggi, ad una settimana dalla morte del giovane Alexis Grigoriopoulos, libera da violenze di piazza ma colpita durante la notte da una serie di piccoli attacchi incendiari, del tipo che la polizia suole attribuire agli anarchici, alla periferia della città. Giovani incappucciati hanno lanciato bombe nelle prime ore di stamane contro cinque banche, una sede del partito ND al governo, una sede della compagnia telefonica Ote e un supermarket. Danni ma nessuna vittima. Diversi attacchi sono avvenuti, secondo le tv, nel quartiere di Paleo Faliro dove è stato sepolto nei giorni scorsi Alexis. Ieri si erano verificati scontri, con lancio di molotov e gas lacrimogeni, tra la polizia e centinaia di giovani incappucciati e non, davanti al parlamento al termine di una manifestazione studentesca. In sette giorni di disordini ad Atene, seguiti alla morte del giovane Alexis Grigoriopoulos, la polizia ha annunciato di aver fermato 176 persone di cui 100 immigrati stranieri. Di questi 176 solo 45 per aver partecipato direttamente ai disordini e il resto per danni ai negozi e saccheggio. Dei 176 fermati, 24 sono già stati incriminati e posti in stato di arresto mentre a 32 sono stati imputati a piede libero o sono state imposte ammende. Proseguono gli interrogatori degli altri. Secondo l’associazione dei commercianti i danni economici ad Atene sfiorano i 200 milioni di dollari. Il premier Costas Karamanlis ha annunciato un pacchetto di aiuti.

Report israeliano contro Israele

9 dicembre 2008 1 commento

Sono giorni caldi per lo Stato Israeliano. Pochi giorni fa è stato proprio da un’assemblea del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che è stato richiesto un boicottaggio dello stato d’Israele per le sue politiche di Apartheid.
Domenica invece l’allarme è scattato proprio da dentro il confine dello Stato Ebraico d’Israele: allarme scontato per chi segue le vicende israelo-palestinesi, ma estremamente importante proprio per la sua provenienza. E’ l’A.C.R.I., l’associazione per i diritti civili in Israele, a dichiarare con un lungo report che, dopo gli Stati Uniti, è proprio lo Stato Israeliano il meno legalitario del mondo occidentale.

campo profughi di Deheishe_

Foto di Valentina Perniciaro _Palestina: campo profughi di Deheishe_

Il report è stato pubblicato per “macchiare” il 60esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e sottolinea l’incredibile incremento delle tassazioni nel paese e il parallelo e drastico abbassamento di qualunque investimento sul sociale.

Questo report dell’associazione è basato su un lavoro di inchiesta che ha focalizzato l’attenzione soprattutto sulle città che hanno una grande prevalenza di arabi israeliani come Ramle, Lod, Haifa e Jaffa. Città miste dove le minoranze arabe, ma non solo,  subiscono discriminazioni che vanno peggiorando di anno in anno, di governo in governo. Non viene tralasciato nulla da questa attenta associazione: I qurtieri arabi sono privi di  infrastrutture e quelle che ci sono sono in stato d’abbandono, non esistono edifici pubblici o parchi fruibili per giovani e non, il sistema scolastico e sanitario è completamente insufficiente, per una popolazione composta in gran parte di minorenni.
Da un quartiere all’altro della stessa città c’è il palesarsi di due società parallele; in centro ci sono scuole ed ospedali e soprattutto è garantito il diritto all’esser bambini, mentre poco più in là, nelle periferie arabe o in quelle delle nuove migrazioni degli ebrei etiopi, c’è un tasso di mortalità infantile e un’assenza di cure mediche difficile da trovare anche nei principali paesi del mondo non industrializzato. In 13 anni c’è stato un taglio alle spese sanitarie del 44% e nello stesso arco di tempo è aumentata del 50% la spesa pro capite per le cure private. Accessibili, ovviamente, solo ai cittadini di serie A, quelli con nazionalità israeliana.

Foto di Valentina Perniciaro _Insediamento israeliano in West Bank_

Foto di Valentina Perniciaro _Insediamento israeliano in West Bank_

L’allarme non sfiora solo la popolazione arabo-israeliana, ma anche tanti cittadini ebrei immigrati con il sogno della “terra per tutti gli ebrei del mondo”. Quel sogno si infrange immediatamente: uno stato in guerra non ha tempo nè soldi da dedicare alla spesa pubblica e sociale, l’industria bellica è un baraccone costoso che occupa interamente l’attenzione dei governi israeliani.
Migranti e disabili, cittadini israeliani, vivono in condizioni di emarginazione sociale ed economica spaventosa: e cifre sono spaventose. I portatori di handicap hanno una delle peggiori situazioni economiche dei paesi occidentali: i sussidi ammontano a circa 70% in meno rispetto ad un veterano dell’esercito. Per I migranti la situazione non è migliore: l’enorme quantità di immigrati ebrei etiopi trova solo lavori a bassissimo costo, con stipendi che sfiorano il 40% in meno dei loro colleghi di altra provenienza.

Oltre a questi dati troviamo pesanti limitazioni alla libertà personale e alla privacy, con livelli di controllo della popolazione impressionanti: continuano ad aumentare I controlli su migliaia di linee telefoniche e caselle di posta elettronica, un aumento vertiginoso di telecamere e sistemi di controllo sofisticati. Per quell che riguarda il sistema penitenziario si registrano continue violazioni dei diritti umani, perpetrate soprattutto contro I palestinesi residenti o I migranti di serie B, oltre a condizioni igienico-sanitarie allarmanti.
L’ACRI sottolinea anche l’incremento, soprattutto nell’ultimo anno, di violenze personali compiute contro i palestinesi nei territori, da parte dei coloni israeliani. Di questa miriade di attacchi, spesso con conseguenze gravissime, solo l’8% vede l’apertura di un inchiesta da parte delle autorità israeliane, anche se gli attacchi hanno causato la morte di civili: il resto passa sotto silenzio quando non viene appoggiato direttamente da operazioni militari dello stesso esercito.

L’O.N.U. e il boicottaggio ad Israele …e Napolitano??

8 dicembre 2008 3 commenti

IL PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ONU INVITA AL BOICOTTAGGIO DEL REGIME ISRAELIANO DELL’APARTHEID.
MA IN ITALIA TUTTO TACE…NON SI PUO’ DIRE, NON SI PUO’ SAPERE!

“Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri”.

L’Assemblea generale dell’ONU ha esaminato il 24 e 25 novembre 2008 il rapporto del Segretario generale sulla situazione in Palestina.

Il Presidente dell’Assemblea, Miguel d’Escoto Brockmann (Nicaragua), ha fatto di questo dibattito una questione di principio. Aprendo la seduta, ha dichiarato: « Io invito la comunità internazionale ad alzare la sua voce contro la punizione collettiva della popolazione di Gaza, una politica che non possiamo tollerare. Noi esigiamo la fine delle violazioni di massa dei Diritti dell’uomo e facciamo appello ad Israele, la Potenza occupante, affinché lasci entrare immediatamente gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Questa mattina ho parlato dell’apartheid e di come il comportamento della polizia israeliana nei Territori palestinesi occupati sembri così simile a quello dell’apartheid, ad un’epoca passata, un continente più lontano. Io credo che sia importante che noi, all’ONU, impieghiamo questo termine. Non dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. Dopotutto, sono le Nazioni Unite che hanno elaborato la Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, esplicitando al mondo intero che tali pratiche di discriminazione istituzionale devono essere bandite ogni volta che siano praticate.

FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

Abbiamo ascoltato oggi un rappresentante della società civile sudafricana. Sappiamo che in tutto il mondo organizzazioni della società civile lavorano per difendere i diritti dei Palestinesi e tentano di proteggere la popolazione palestinese che noi, Nazioni Unite, non siamo riusciti a proteggere. Più di 20 anni fa noi, le Nazioni Unite, abbiamo raccolto il testimone della società civile quando abbiamo convenuto che le sanzioni erano necessarie per esercitare una pressione non violenta sul Sud Africa. Oggi, forse, noi, le Nazioni Unite, dobbiamo considerare di seguire l’esempio di una nuova generazione della società civile chef a appello per una analoga campagna di boicottaggio, di disinvestimento e di sanzioni per fare pressione su Israele. Ho assistito a numerose riunioni sui Diritti del popolo palestinese. Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri. Noi dobbiamo agire con tutto il nostro cuore per mettere fine alle sofferenze del popolo palestinese (…) Tengo ugualmente a ricordare ai miei fratelli e sorelle israeliani che, anche se hanno lo scudo protettore degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, nessun atto di intimidazione cambierà la Risoluzione 181, adottata 61 anni fa, che invita alla creazione di due Stati. Vergognosamente, oggi non c’è uno Stato palestinese che noi possiamo celebrare e questa prospettiva appare più lontana che mai. Qualunque siano le spiegazioni, questo fatto centrale porta derisione all’ONU e nuoce gravemente alla sua immagine ed al suo prestigio. Come possiamo continuare così?».

L’ambasciatore Miguel d’Escoto Brockmann è un sacerdote cattolico, teologo della liberazione e membro del Comitato politico del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Personalità morale riconosciuta, è stato eletto per acclamazione, il 4 giugno 2008, Presidente dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’Anti-Defamation League (ADL) è stata la prima organizzazione sionista a reagire, chiedendo al Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon, di mettere fine a questo « circo » così come alla « cosiddetta giornata di solidarietà con il popolo palestinese ». Infine, ha denunciato il carattere a suo dire « antisemita » delle proposte del Presidente Miguel d’Escoto Brockmann che essa ritiene ispirate da un secolare antigiudaismo cattolico.

Foto di Valentina Perniciaro _Betlemme in corteo_

Foto di Valentina Perniciaro _Betlemme in corteo_

SONO PASSATI QUASI DIECI GIORNI DA QUESTE DICHIARAZIONI, MA LA STAMPA ITALIANA, QUELLA “UFFICIALE” E LETTA DA QUESTO MISERO POPOLO CHE SIAMO NE HA CONTINUAMENTE TACIUTO. 

FORSE NAPOLITANO DOPO IL VIAGGIO IN ISRAELE, MOLTO RECENTE, NON HA AVUTO MODO DI REALIZZARE LA DITTATURA MILITARE CHE E’ L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA DEI TERRITORI PALESTINESI.

NON SI PUO’ STARE DALLA VOSTRA PARTE..CHI APPOGGIA ISRAELE HA LE MANI SPORCHE DI SANGUE.
DI SANGUE INNOCENTE, SANGUE DI UN POPOLO STUPRATO DA OLTRE 60 ANNI, SANGUE DI UNA TERRA MASSACRATA.
PALESTINA LIBERA….STOP OCCUPATION
IL MURO CADRA’ SUI VOSTRI CARRIARMATI, SULLE RUSPE, SULLE SEGHE CHE TAGLIANO ULIVI MILLENARI. 

La legge e la forza. Proposta di dibattito…

29 novembre 2008 Lascia un commento

Con piacere pubblico l’articolo di Bifo uscito oggi sulla prima pagina di Liberazione. Come già mi è capitato di scrivere sul mio blog non ho una perfetta sintonia con lui, ma anche questa volta è stato in grado di lasciarci, dopo poche righe, con dei buonissimi punti di partenza. Ha la grande capacità di saper centrare il problema, di non girare intorno alle cose. Quindi l’attacco totale in questo articolo è contro questo bisogno irrefrenabile di legalismo che ha ormai impregnato qualunque movimento, opinione o idea anche solo vagante per l’aria. Un’opposizione ad un governo autoritario e pericoloso fatta solo di richiesta di legalità, foraggiata da personaggi poco interessanti come i Grillo, i Travaglio, i Nanni Moretti…sempre pronti a non far altro che chiedere giustizia e legalità. Come sola battaglia di “civile democrazia”.
Un buon punto di partenza per parlarne un po’ … 

Il danno del Berlusconismo? L’antiberlusconismo
di
Franco Berardi Bifo, Liberazione 29 novembre 2008

In un articolo uscito sull’ Herald Tribune il 3 Novembre 2008, Thomas Friedman scriveva: «Dovremo tutti pagare perché il collasso avviene nel contesto di quello che può essere considerato forse il più grande trasferimento di ricchezza dalla rivoluzione bolscevica del ’17. Non è un trasferimento di ricchezza dai ricchi ai poveri, ma un trasferimento di ricchezza dal futuro al presente. Mai nessuna generazione ha speso tanto della ricchezza dei suoi figli in un periodo di tempo così breve. L’America ha imposto alle generazioni future un immenso peso per finanziare i tagli delle tasse, le guerre e i salvataggi delle banche. Inoltre l’amministrazione Bush ci lascia in eredità un altro debito, quello con madre natura. Abbiamo aggiunto all’atmosfera sempre più CO2 senza nessuno sforzo di riduzione».
Il futuro non c’è più: è stato speso, ipotecato, devastato dal capitalismo neoliberista. E adesso?   

Foto di Valentina Perniciaro _sciopero nazionale Cobas_

Foto di Valentina Perniciaro _sciopero nazionale Cobas_

Nelle scuole e nelle università italiane è esploso un movimento che grida: “Questa crisi noi non la paghiamo”. Non pagheremo il debito che avete accumulato. Non rinunceremo all’istruzione, al piacere della vita, ai servizi sociali solo perché una classe di accaparratori irresponsabili ha distrutto tutto prima che noi arrivassimo al mondo.
Quello slogan è il segno della tempestività di questo movimento, della sua intelligenza. Ma più che uno slogan è un problema. Come si fa a non pagare questo debito? Il problema di adesso è proprio quello di una nuova dimensione dell’esistere collettivo, capace di rovesciare il dispositivo della crescita capitalista, di imporre una redistribuzione del reddito e di conquistare una riduzione del tempo di lavoro. Il vero nemico degli studenti non è il decreto Gelmini, puro e semplice atto di cieca devastazione. E’ la Carta di Bologna del 1999, che sancì l’impegno dei paesi europei a subordinare i sistemi scolastici alle esigenze dell’economia d’impresa, e che avviò il processo di frammentazione dei saperi, e di precarizzazione della figura studentesca.La mobilitazione contro la legge Gelmini ha avuto una funzione importantissima, perché ha interpretato un sentimento diffuso tra la maggioranza degli studenti e degli insegnanti. Ma ha anche creato una situazione complicata, perché questo governo non ha un’opposizione parlamentare, gode di una maggioranza schiacciante, e controlla mediaticamente l’opinione. Di conseguenza non si può batterlo sul piano legislativo.
Non è stato certo sbagliato andare allo scontro con la legge Gelmini, ma se vogliamo che l’esito della scontro non si risolva in una sconfitta dobbiamo ragionare sul lungo periodo, dobbiamo liberarci di alcuni limiti culturali che sono iscritti nelle forme stesse della soggettività contemporanea. Le grandi mobilitazioni producono effetti significativi quando filtrano nel tessuto della vita quotidiana, altrimenti svaniscono come la nebbia. E perché questa onda filtri nei circuiti della vita quotidiana occorre fare i conti con una fragilità che finora nessuno ha avuto il coraggio di mettere in questione: quella fragilità si chiama legalismo.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Uno dei peggiori effetti che il berlusconismo ha prodotto nella cultura politica italiana (e nella formazione della generazione che è cresciuta sotto Berlusconi) è proprio l’antiberlusconismo.
Non mi si fraintenda. Quello instaurato da Berlusconi è per me un regime di totalitarismo mediatico forse ancor più deleterio per la democrazia di quanto fu il fascismo mussoliniano. Non sono di quelli che consigliano di “non demonizzare Berlusconi”. Berlusconi è il demonio, se demonio significa ignoranza, truffa, immiserimento, paura, razzismo arroganza.
Ma l’antiberlusconismo corrente (rappresentato da persone come Grillo, Di Pietro, Travaglio o Moretti) è solo marginalmente una riflessione sull’effetto che i media hanno prodotto sull’immaginario e sulle forme di vita. Essenzialmente è una riflessione su legalità e illegalità.
Sembra che tutti i mali derivino dal fatto che al governo ci sta una classe politica che viola la legge.
Semplificazione del tutto fuorviante, ma come non capirla? Se al governo ci sta (come ci sta) un ceto politico di sistematici predatori e di violatori professionali delle leggi, è comprensibile che gran parte della società finisca per attribuire la miseria, la disoccupazione, la crisi della scuola pubblica e tutto il resto all’illegalità.
Basterebbe allora che tutti rispettassero la legge? Credo proprio di no. La legge non è altro che la sanzione formale di un rapporto di forze. E’ legale sfruttare la gente. E’ legale costringerla a fare straordinario. E’ legale uccidere sul lavoro. E’ legale costringere la gente a subire una vita precaria.
E’ legale fin quando i principi su cui si scrive la legge sono quelli della competizione e della crescita illimitata.
La legge non è che la sanzione di un rapporto di forza, e anche quando la legge è rispettosa dei bisogni della società (come in molti suoi punti è la Costituzione della Repubblica Italiana) se non esiste la forza per imporne il rispetto, la legge è scritta sull’acqua.
Solo la forza può restituire alla società autonomia dal dominio del profitto. Solo la forza può dare ai lavoratori e agli studenti la possibilità di difendere la loro dignità e i loro diritti.

Foto di Valentina Perniciaro _Genova, 20 luglio 2001_

Foto di Valentina Perniciaro _Genova, 20 luglio 2001_

Ma la forza cos’è? La forza sta nell’unità delle diverse componenti del lavoro sfruttato, sta nella ricomposizione del mosaico infinitamente complesso della vita di chi produce valore. La forza sta nella capacità di vivere in condizione di indipendenza, sta nella capacità di non subire le idee e le immagini e le paure di chi ha il potere.
La forza sembra oggi sfuggirci perché la precarietà ha sgretolato i rapporti fra le diverse sezioni del lavoro sociale. E questa frammentazione la ritroviamo anche nei movimenti. In questo movimento c’è una gelosia dell’identità, una paura della contaminazione, un riflesso di chiusura e di settorialità che, prevalendo, preparerebbero la sconfitta. Dobbiamo allora curarli, dobbiamo allora superarli questo legalitarismo e questo identitarismo, che sono fattori di fragilità del movimento. Occorre curarli, occorre superarli, se vogliamo che il movimento conquisti il lungo periodo fino a divenire senso comune e forma della vita quotidiana.

Dall’ A.S. di Rebibbia Femminile

26 novembre 2008 Lascia un commento

IL CARCERE NON PUO’ ESSERE LA DISCARICA ABUSIVA DI ESSERI UMANI “INDESIDERATI”

In questi ultimi tempi è solo un susseguirsi di politiche e leggi che rendono il ricorso al carcere come il “rimedio miracolo” per togliere di mezzo dalla società i problemi sociali ai quali non si riesce a dare una risposta. Per ogni problema la risposta è: carcere.logo_scarc
La politica che sembra sempre riscuotere il maggior consenso, soprattutto elettorale, è quella del “buttare la chiave”! (Questa è la traduzione letterale da fare quando dicono “certezza della pena”). Questo quando la Costituzione, in diversi suoi articoli, sancisce invece che la pena (notare bene, scrive “pena” e non “reclusione” visto che la pena può avere varie forme!) deve avere uno scopo rieducativo e non può andare contro il senso di umanità. Noi che abbiamo la sventura di esserci finite in carcere, sia in qualità di condannate che di detenute in attesa di giudizio, ci rendiamo conto ogni giorno di quanto e quante volte quei principi vengono violati.

Noi tutte della sez. A.S. di Rebibbia vogliamo allargare la protesta del 1 dicembre 2008 CONTRO TUTTE QUELLE VIOLAZIONI. Intendiamo partecipare all’iniziativa con un giorno di protesta pacifica con sciopero del sopravvitto, del lavoro, “battitura” ecc… da riprendere il mese di marzo aderendo alla calendarizzazione dei promotori della campagna contro l’ergastolo.

PER L’ABOLIZIONE DELL’ERGASTOLO, il “fine pena mai” che è la violazione evidente del principio della possibilità della “rieducazione”. Senza farsi ingannare dal falso argomento per cui, in Italia, dopo 26 anni è possibile ottenere la libertà condizionale. Innanzitutto questa non è mai concessa automaticamente ed è di fatto esclusa preventivamente, come gli altri “benefici”, per coloro che sono sottoposti all’articolo 4bis nella sua forma più restrittiva.
CONTRO IL 41bis, forma detentiva disumana che si può paragonare a un vero e proprio strumento di tortura.
CONTRO IL DISEGNO DI LEGGE BERSELLI che vorrebbe modificare la Riforma Penitenziaria del 1975 e il Codice di Procedura Penale in materia di permessi premio e di misure alternative alla detenzione, per altro già lasciata alla discrezionalità dei giudici e poco e male applicata. Lo scopo è quello di rendere la detenzione ancora piu oppressiva, facendo credere, erroneamente, che un carcere ancora più afflittivo serva a dissuadere dal commettere e reiterare i reati. Il disegno di legge punta a ridurre i benefici nel suoscarcecomplesso, incluso i giorni di liberazione anticipata e a togliere la possibilità di andare in semilibertà a tutti gli ergastolani, così come oggi succede per quelli sottoposti alla misura ultrapunitiva del 41bis.  La possibilità di ottenere permessi verrebbe ulteriormente allontanata, così come quella di usufruire di altri benefici. Per altro già la legge cosidetta Cirielli ha, di fatto, escluso da questa possibilità tutti i recidivi.
Tutto questo, per altro, quando l’isolamento affettivo viene applicato duramente per tutta la detenzione, in modo particolare tra familiari detenuti, per i quali il diritto al colloquio, previsto dalla O.P. non viene quasi mai rispettato.
CONTRO LA PRESENZA DI BAMBINI IN CARCERE. C’è qualche forma detentiva più disumana di rinchiudere in un carcere con le loro madri –per quanto si possa tentare di “abbellirlo- dei bimbi in età da 0 a 3 anni? In seguito, quando vengono obbligatoriamente separati dalla madre,

Foto di Valerio Bispuri _carcere femminile sudamericano_

Foto di Valerio Bispuri http://valeriobispuri.com

 acquistando la “libertà” vengono ad aggiungersi a tutti gli altri bambini che separati dai loro genitori vedono, per lungo tempo, ridotti il vitale rapporto affettivo familiare a qualche visita mensile di 1 ora in squallidi parlatori.
La Costituzione dice che bisogna rispettare il senso di umanità: che colpa hanno i bambini delle azioni eventualmente commesse dai loro genitori?
Infine i bimbi a cui è capitato di essere figli di persone in regime 41bis, solo un’ora mensile, attraverso un vetro divisorio, visto che compiendo 12 anni si perde il “diritto” ai 10 minuti mensili concessi senza vetro!

CHI DEVE RISPETTARE LE LEGGI E IN PRIMO LUOGO LA COSTITUZIONE?

           Le detenute della sez. A.S. di Rebibbia

 

 

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