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Posts Tagged ‘Valentina Perniciaro’

Arriva il Papa a Palermo: la Digos sequestra striscioni e cartelli

4 ottobre 2010 Lascia un commento

Se “ami” Milingo il Papa s’offende
Valentina Perniciaro, Liberazione 5 ottobre 2010

Una sospensione dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. E’ quanto avvenuto domenica scorsa, a Palermo, per le 24 ore di visita del Pontefice. Lungo tutto il percorso di Benedetto XVI è stato sospeso l’art. 21 della Costituzione.

Palermo, accoglienze papali 🙂

Nessuno ha avuto il diritto di manifestare le proprie opinioni, nessuno ha avuto la libertà di potersi esprimere, neanche all’interno del proprio esercizio commerciale o domicilio.I fatti sono più di uno ma quello saltato immediatamente alle cronache è avvenuto all’interno di una nota libreria palermitana dove polizia e digos hanno fatto irruzione per strappare uno striscione dalla vetrina. Salvatore, proprietario della fumetteria Altroquando, non s’è lasciato intimorire ed ha ripreso passo passo il sequestro di materiale avvenuto all’interno della sua proprietà (http://www.youtube.com/watch?v=ibWY686m0Wc)
La libreria Altroquando esiste dal 1991, vende soprattutto fumetti ed ha il vizio, come ci dice lo stesso Salvatore Rizzuto Adelfio, di dar voce ai senza voce: una patria della libertà di parola e soprattutto della satira. “Era il mio giorno di chiusura ma, insieme all’associazione Scomunicazione e a Tutti pazzi per il papa, abbiamo deciso di rimanere aperti per permettere anche ai fedeli del pontefice di frurire della mostra inaugurata il 30 settembre dal titolo Il futuro della papa mobile.Al progetto hanno aderito diversi disegnatori e le tavole raccontano ironicamente il futuro del mezzo di trasporto papale, tra tank e bulldozer. Nessun insulto è presente su quelle tavole, nessuno ne veniva urlato dalla scritta in vetrina, anzi: abbiamo deciso insieme, visto che lor signori parlano di pace ed amore, di esporre un messaggio che esternasse amore verso una persona, tanto che lo striscione recitava IO AMO MILINGO
Neanche mezzora ha resistito, poi Digos ed agenti in divisa sono entrati nella libreria chiedendo di togliere lo striscione e le locandine della mostra. Salvatore, come si vede perfettamente dalle immagini da lui girate s’è opposto al sequestro richiedendo un mandato o un’autorizzazione di un magistrato, ovviamente inesistente. I love Milingo è stato tolto direttamente dagli uomini della polizia di stato insieme alle locandine della mostra e ad un comunicato di un gruppo anarchico, mentre le tavole in esposizione si sono salvate. Un abuso vero e proprio con tanto di anfibi e pistole alla cintola in un luogo simbolo della libertà di critica e satira, una “bottega dell’impossibile, che resiste dal 1991, tra fumetti, editoria alternativa, controcultura, arti sperimentali, cultura LGBT, musica etnica e indipendente e tanto altro”
Non è stato l’unico caso, comunque non il più sconcertante.
Anche i pompieri sono stati mobilitati contro la libertà d’espressione: l’evento che più sa di ridicolo è accaduto proprio al Foro Italico, a pochi passi dal palco di Ratzinger. Una frase di uno dei fondatori della Chiesa, una citazione tratta dal Vangelo secondo Matteo (21, 12), sventolava dal balcone di un palazzo: “La casa mia sarà casa di preghiera, voi ne fate una spelonca di ladri.”
Chissà che avrebbe pensato l’evangelista Matteo nel sapere che le sue parole sarebbe stata strappate con la forza grazie all’uso di un’autoscala dei pompieri perché il proprietario dell’immobile si rifiutava di aprire il suo appartamento.
“Sarà una risata che vi seppellirà” non è mai stato così vero!

SABRA E CHATILA: PER NON DIMENTICARE MAI!

15 settembre 2010 1 commento

Le strade dei campi palestinesi di Sabra e Chatila quando , due giorni dopo, i primi internazionali sono potuti entrare

Le strade dei campi palestinesi di Sabra e Chatila quando , due giorni dopo, i primi internazionali sono potuti entrare

070930_sabra_shatila_ninia_muerta

La terra dei campi è stata bagnata dal sangue di quasi 2000 cadaveri

La terra dei campi è stata bagnata dal sangue di quasi 2000 cadaveri

Con quei campi sempre nel cuore, con quei vicoletti che non hanno mai smesso di percorrere anche le vene del mio corpo…
mai dimenticheremo lo stupro di quei tre giorni, mai dimenticheremo i nomi dei responsabili, mai perdoneremo lo scempio sui vostri corpi innocenti.
Per una breve ricostruzione del massacro, questo link
Per un ricordo a Stefano Chiarini, quest’altro.

Una terra chiamata metafora, la terra degli arabi

10 settembre 2010 3 commenti

Una poesia di Nizar Qabbani che da anni mi scalda il cuore.
Lui e il suo parlamento di gelsomini…mai altre parole hanno raffigurato così bene gli odori e i colori di quella terra assaggiata tempo fa.

Raffigurazione del tempo grigio

E’ dall’infanzia che cerco / di raffigurare il mio paese.
Ho disegnato case / ho disegnato tetti / ho disegnato volti.

Foto di Valentina Perniciaro _Damasco: 'ammara e il suo suq_

E minareti dorati ho disegnato/ e strade deserte
dove sdraiarsi per lenire la stanchezza.
Ho disegnato una terra chiamata metafora,
la terra degli arabi.

E’ dall’infanzia che cerco di disegnare una terra
che mi tratti con gentilezza / se infrango il vetro della luna
e mi ringrazi se scrivo versi d’amore
e se inseguo l’amore mi lasci fare / come un uccello, sugli alberi.
Cerco di disegnare una terra
nella quale gli uomini ridano … e piangano come gli altri uomini.
Cerco di liberarmi dai miei modi di dire
e dalla  maledizione del soggetto e del complemento oggetto,
di scrollarmi la polvere dalle spalle
di lavarmi il viso con acqua piovana.
Cerco con l’autorità della sabbia di abbandonare il campo …
Addio Quraish / Addio Kulayb / Addio Mudar .

Cerco di disegnare una terra
con un parlamento di gelsomini
con un popolo schiavo del gelsomino
le cui colombe si addormentino sul mio capo
i cui minareti piangano nei miei occhi.
Cerco di disegnare una terra
che sia amica della mia poesia
e non si intrometta tra me i miei pensieri
nella quale non marcino gli eserciti
sulla mia fronte.
Cerco di disegnare una terra
che mi ricompensi se brucio i miei abiti
e mi perdoni
se straripa il fiume della mia follia.

Cerco di disegnare una città dell’amore / priva di vincoli
dove le donne non vengano immolate / e il loro corpo addomesticato.
Ho viaggiato a sud / ho viaggiato a nord / ma inutilmente.
Il caffè di tutti i locali ha lo stesso aroma
tutte le donne quando si spogliano / hanno lo stesso profumo.
Tutti gli uomini della tribù non masticano il cibo
ma inghiottono le donne / in un solo boccone.

Foto di Valentina Perniciaro _bimbi damasceni_

Ho cercato sin dall’inizio / di non somigliare ad alcuno.
Ho sempre respinto i discorsi in scatola
e rifiutato qualsiasi idolo.
Ho tentato di bruciare tutte le parole di cui mi sono rivestito:
a volte le poesie sono una tomba / e le lingue un sudario.
Ho disegnato l’emorragia dei bar / ho disegnato la tosse delle città
e ho preso appuntamento con l’ultima donna
e tuttavia … sono arrivato a tempo scaduto.

Cerco di disegnare una terra
dove il mio letto sia solido
e solida la mia testa
perché possa dalle navi avvistare la costa.
Ma loro … mi hanno requisito la scatola dei colori
e non mi permettono
di raffigurare il volto del mio paese.

Passerotti uccisi: i cortili delle carceri speciali

10 agosto 2010 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _colori bruciati, terre in esplosione_

Terra-cotta: che parola ancestrale.
Mi rilassa solo dirlo, come se con sé avesse un portato di colori ed odori sempre esistiti…
Terra-cotta: che sa di lavoro, sa di secoli d’esperienza, sa di  mani che modellano.

UNA VECCHIA LETTERA DA BADU E CARROS [Sante Notarnicola]

“Poi, caro compagno, nei cortili
dopo gli idranti,
sono entrati i guardiani.
Avevano caschi, scudi
mazze e manganelli.

Ci siamo battuti,
a mani nude, noi.
E’ stata lunga la strada
dai cortili alle celle.
Qua e là: chiazze di sangue.
Nell’atrio
per le scale
e nelle celle: sangue.

La primavera è stupenda
da queste parti, lo sai.
E sai che a volte
i passeri più piccoli
cadono dal tetto
della prigione.
Uno era finito
nel nostro cortile.
Volava in modo
incerto, era buffo.
Io l’ho visto quando,
l’agente più giovane
del gruppo, lo colpì …
come fosse
una  palla da baseball.

Finì appiccicato al muro.
Restò un attimo sospeso.
Poi cadde…
Ridevano tra loro
i guardiani: non
voleva rientrare …”

Compagno, la primavera
è stupenda da queste parti…”
PALMI, 16 dicembre 1984

Foto di Valentina Perniciaro _ceramiche e terracotte siciliane_

Campeggio antinucleare

3 agosto 2010 Lascia un commento

Dal 24 al 28 Agosto 2010
2° Campeggio Antinucleare
Località Masseria Fattizze
sulla San Pancrazio-Porto Cesareo ,a 2 Km da Porto Cesareo ( Lecce )

Siamo ormai nel terzo anno di una crisi economica che a dispetto dei proclami del governo è ben lungi dall’essere alle nostre spalle. Anzi la crisi accelera, i grandi gruppi finanziari ed assicurativi, dopo essere stati salvati con i soldi dei contribuenti, impongono riavviando il perverso ciclo della speculazione finanziaria una manovra Europea coordinata dalla Germania tutta “lacrime e sangue” per i cittadini di ogni paese.
Il conto di oltre 20 anni di liberismo sfrenato, globalizzazione selvaggia, privatizzazioni di pezzi importanti di welfare state viene oggi fatto pagare ai lavoratori, ai precari ai disoccupati ai pensionati. Anche chi pensava come i dipendenti pubblici di essere al riparo dagli sconquassi di un turbocapitalismo tecnocratico globalizzato è oggi colpito e nell’angolo incapace di una reazione.

Foto di Valentina Perniciaro : Ananaaaaaas!!

Il ritorno al nucleare in Italia è sicuramente parte importante di un progetto autoritario e reazionario scelto dal Governo Berlusconi per consentire ad aziende incapaci di progettare modelli di sviluppo differenti una scialuppa di salvataggio nel mare in tempesta della crisi mondiale.
Le grandi Multinazionali dell’Energia: Enel, Edf Edison, Eni, quelle dell’impiantistica da Areva a Finmeccanica, le lobby del cemento si apprestano al banchetto. Voglio i 30 miliardi di euro cifra minima prevista per le prime 4 centrali nucleari in Italia per continuare a fare ingenti profitti, devastando territori, annientando con politiche repressive qualunque forma di resistenza.
La crisi accelera dicevamo con la Fiat ,che al solito anticipa quanto accadrà in futuro, chiede la resa dei lavoratori a Pomigliano e non avendola ottenuta minaccia e licenzia delegati sindacali per rappresaglia, promettendo delocalizzazioni per chi non ci sta e nuovi contratti senza diritti per chi ci sta.
E’ il nuovo mondo, la modernità senza diritti ma solo con doveri. Da tali contraddizioni esplodono ovunque conflitti, gli operai di Pomigliano, il popolo dell’acqua pubblica con il milione e quattrocentomila firme, i precari della scuola, i comitati contro il carbone delle centrali Enel, la TAV ed il Ponte sullo Stretto, tante battaglie sociali ed ambientali, appuntamenti internazionali come Cancun, momenti di resistenza purtroppo oggi frammentate e divise. Con questo 2°campeggio – luogo di incontro ,dialogo,socialità – proviamo a fare un passo avanti nel riconnettere le vertenze cosi’ da sostanziare un comune percorso di resistenza e cambiamento.

Il ritorno al nucleare ,dentro il disegno governativo di sfruttamento intensivo di tutte le fonti energetiche comprese quelle rinnovabili, con l’ulteriore devastazione ambientale e i connessi cambiamenti climatici che induce, così come il ciclo integrato dei rifiuti e le dannose “grandi opere”, nella incalzante sottrazione dei beni comuni ,dell’occupazione,dei diritti individuali e collettivi, sono i temi all’ordine del giorno di questo 2° campeggio .5 giorni di tavoli seminariali e di pubbliche uscite antinucleari come la “Notte della della Taranta” il 28 Agosto, per contribuire a rendere vivace e coinvolgente l’agenda politica dell’autunno 2010.

Brindisi 29.07.10
Comitato promotore regionale pugliese “NO al Nucleare”
Coordinamento nazionale antinucleare Salute –Ambiente-Energia

Per informazioni:368 582406


BELLE che riescono…e altre che attendono!

30 luglio 2010 3 commenti

La fonte è sempre Macerie, eccellente sito dei compagni torinesi sui CIE. Eh si, le BELLE, le evasioni, ogni tanto riescono e la cosa riempie il mio cuore sempre di una gioia rara, il sangue di un calore e una velocità diverse. Ancora migranti in rivolta, migranti che fuggono, migranti che cercano di riappropriarsi della propria libertà e della propria vita.
Da oggi arrivano notizie dal CIE di Bari, dove durante una rivolta e un tentativo d’evasione in massa, sei persone sono riuscite a fuggire mentre gli altri si son scontrati con le forze dell’ordine: 18 arresti.
Ci riaggiorneremo su Bari tra un po’

Foto di Valentina Perniciaro (Erice'10) _Via libera!_

«Una cinquantina di extracomunitari questa notte hanno tentato di fuggire dal Centro Identificazione ed Espulsione (il Cie) del “San Paolo”. Un tentativo di fuga che ha subito richiamato l’attenzione delle Forze dell’Ordine e dei Militari del Battaglione “San Marco”. Inevitabile lo scontro.
Secondo la prima ricostruzione dei fatti compiuta dalla Questura di Bari, i rivoltosi, dopo aver sfondato le porte d’ingresso di tre settori destinati a moduli alloggiativi, sono giunti all’esterno dell’area ricettiva impugnando spranghe di metallo divelte dalla recinzione esterna della struttura. Ne è nato uno scontro con alcune unità della Polizia di Stato, dell’Arma Carabinieri nonché Militari del BTG “San Marco”.
L’intervento degli uomini in servizio nella struttura, subito affiancato da altre unità di rinforzo di Polstato, Carabinieri e Guardia di Finanza fatte giungere tempestivamente, ha consentito di contenere il tentativo di fuga. Solo 6 ospiti magrebini sono riusciti ad allontanarsi scavalcando le cancellate poste a protezione della struttura.
Una trentina di extracomunitari, invece, hanno raggiunto il tetto della struttura, lanciando oggetti contundenti, pezzi di metallo e bottiglie piene di acqua, all’indirizzo delle Forze dell’Ordine.
Durante gli scontri undici militari del reggimento “San Marco” e due Carabinieri, hanno riportavato lesioni, con prognosi variabili tra 3 e 15 giorni. Inoltre, sono rimasti feriti, durante il tentativo di fuga e nello scavalcamento della recinzione alta circa 5 metri, 6 cittadini extracomunitari ospiti della struttura, uno dei quali con trauma cranico con riserva di prognosi ed altri 5 soggetti con lesioni variabili tra i 5 e 35 giorni.
A conclusione degli scontri 18 cittadini extracomunitari, trattenuti presso il C.I.E., sono stati arrestati con l’accusa di devastazione, saccheggio seguito da incendio, resistenza, violenza e lesioni a pubblici ufficiali.» da Barilive

(Non appena avremo qualche notizia di prima mano di questa grossa sommossa – alcune agenzie parlano pure di due auto della polizia andate distrutte -, dei feriti e degli arrestati, ve le gireremo. Intanto riascoltatevi l’intervista ad Ammar, che giusto la settimana passata ci raccontava della situazione che si vive dentro al Centro barese)
macerie @ Luglio 30, 2010

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Che il Cie di Gradisca fosse un colabrodo, lo si sapeva già da tempo. Ma questa volta si può dire che i reclusi gliel’hanno fatta veramente sotto il naso, alle guardie del Centro. Approfittando del fatto che, per punizione, erano stati chiusi a chiave nelle celle, e che la porta non veniva aperta neanche per portare il cibo, alcuni di loro si sono messi tranquillamente al lavoro per praticare un bel buco nel soffitto. Da lì, hanno provato a scappare in 20: purtroppo ci sono riusciti solo in 9, però…
…però mentre la polizia era fuori dal Cie a caccia di evasi, dopo alcune ore dalla prima evasione, altri 3 sono riusciti a scavalcare il muro e a far perdere le proprie tracce! Proprio sotto il naso delle guardie, appunto. Con gran divertimento di chi non è riuscito a scappare e che, evidentemente, sa che la prossima volta potrebbe essere quella buona.

Leggi l’articolo del MessaggeroVeneto di oggi, 29 luglio 2010.
«Sei immigrati clandestini sono riusciti a fuggire, in pieno giorno, dal Cie di via Udine. Un bilancio ancora ufficioso considerando che, a ieri sera, erano ancora in corso sia gli accertamenti interni sia le ricerche nella campagna limitrofa alla struttura da parte delle forze dell’ordine. A quanto si è potuto apprendere, l’ennesimo tentativo di fuga di massa dal centro di identificazione ed espulsione isontino sarebbe scattato nel primo pomeriggio, poco dopo le 15, coinvolgendo circa una ventina di immigrati, riusciti a raggiungere il tetto della struttura forzando alcune grate in ferro posizionate sul soffitto di una camera. Un’azione fulminea che, sfruttando il mancato ripristino dei sistemi elettronici di sorveglianza (telecamere e sensori di passaggio a infrarossi erano stati pesantemente danneggiati nel corso della rivolta della scorsa settimana), avrebbe consentito ai clandestini di cogliere inizialmente di sorpresa le forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza. Nel corso dell’azione sei immigrati sarebbero riusciti a scavalcare le recinzioni esterne e dileguarsi nei campi retrostanti al Cie mentre per altri ospiti della struttura di via Udine il sogno di libertà si è infranto proprio a un passo dalla meta, grazie all’intervento delle pattuglie di vigilanza, riuscite a bloccarli proprio mentre stavano scavalando il reticolato. Un’altra decina di clandestini, invece, avrebbe desistito facendo autonomamente ritorno nelle camerate.»

macerie @ Luglio 29, 2010
CORRISPONDENZA CON IL CIE DI BARI EFFETTUATA DA RADIO ONDA ROSSA: ASCOLTA

Come una piccola rana che così dorme contenta…

29 luglio 2010 4 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _ Piazza Marina in fiamme per la santuzza!

Foto di Valentina Perniciaro _amore millenario_

Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.
Non mi presti la mano questa notte
di fine anno, di civette rauche?
Tu, per ragioni tecniche, non puoi. Allora
io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.
Così la prendo così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l’amore degli uomini.
____Julio Cortàzar_____

Difficile rimettersi telematicamente in carreggiata dopo due mesi tondi tondi priva di connessione.
Sprazzi di rete qua e là non mi hanno certo permesso di aggiornare il mio amato blog, che porta tanto di me ma soprattutto tanto del mondo:
è per questo motivo che inizio, ri-inizio, queste pagine con un po’ di letteratura (troppo vi vorrei mettere!).
Perchè sia piacevole e rilassante come far l’amore al risveglio,
perchè sia lento un po’ distratto il mio tornare al mondo.
Un po’ frastornata da vibrazioni felici che non mi abbandonano e che non lascerò volar via…
sono felice e le brutture del mondo in queste ore mi sembrano lontane, povera stupida illusa.

Tra poco ricominceremo, con guerre e resistenze, con repressione, detenzione, rivoluzione.
Per ora mi sento ancora tra quelle radici o in vetta alla nostra montagna… non riesco a permettere a nulla di disturbarmi…

Prima o poi riapparirò!

27 giugno 2010 3 commenti

Ancora sospesa…
fossero solo pacchi e scatoloni ci si potrebbe stare…ma sta cosa che uno deve stare da 28 giorni senza connessione non mi va proprio giù…
non credo che senza di me state morendo, ma il contrario sta per avvenire..
Senza connessione sono un pesce fuor d’acqua, un ragno senza rete!

A presto, inshallah!!

Foto di Valentina Perniciaro _come un chiodo arrugginito_

Maometto e la polizia

25 Maggio 2010 Lascia un commento

POI DICI PERCHE’ MI SONO MESSA A STUDIARE ARABO! GRAZIE RAFIQQ PER QUESTO REGALONE!

Il profeta Muḥammad al vedere un lupo in paradiso gli domandò:

“Un lupo in paradiso?”

Il lupo rispose: “Ho mangiato il figlio di un poliziotto”

Commentò Ibn ʿAbbās:
“Questo ed era solo il figlio: se avesse mangiato il padre sarebbe stato innalzato fino al paradiso supremo”

من حديث المعراج
النص العربي هو التالي
رأى النبي محمد (ص س) ذئبا في الجنة فسأل
ذئب في الجنة؟
فأجابه :أكلت ابن شرطي
علق ابن عباس في الحكاية: هذا وقد أكل ابنه، لو أكله لرفع في العليين
وأخذته من كتاب -المستطراف الجديد، مختارات من التراث – للكاتب العراقي هادي العلوي

Foto di Valentina Perniciaro _Genova 2001: piazzale Kennedy. Fiondate sui servi di Stato_

Socchiuso per ferie…

24 Maggio 2010 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _legami eterni_

Eh si, di nuovo.
Botta di ossigeno ed energia prima dell’impacchettamento di tutto! 😉
Ancora qualche giorno persi tra le nuvole, ancora qualche giorno di totalità tra noi,ancora qualche giorno di volpi e cavalli selvatici, di quercie e aquile a caccia.
Quindi concedete a queste pagine un po’ di riposo, un po’ di lontananza dalle prigioni, dai CIE, dalle rivolte greche e dalle stragi quotidiane sul lavoro:
un po’ di vacanza solo fisica (magari mentale) dal mondo di merda che mi piace raccontare qui.
Mi vado ad immergere nel verde e nel blu, nell’orgasmo del corpo e della mente.
A presto presto!
Vi lascio con due mie foto

Foto di Valentina Perniciaro _quando i desideri prendono forma_

Poliziotti assassini a freddo, si permettono di querelare la mamma del ragazzo ucciso!

18 Maggio 2010 5 commenti

Melma, liquame puzzolente, merda secca, un “nuddu mischiato a niente”,
degli assassini, uomini e donne toturatori, bastardi. Assassini a sangue freddo di uno scricciolo di pochi kg e ancora meno anni.
Hanno querelato la mamma di Aldro,
quei 4 merdosi assassini, quei 4 che hanno ucciso a calci e pugni,
quei 4 che hanno ucciso montando sopra e soffocando un ragazzetto ammanettato e colpevole di nulla,
quei 4 vili assassini in divisa, quelle 4 MERDE assassine si sono permesse di denunciare Patrizia.
PATRIZIA SIAMO CON TE!

I 4 assassini, che indossano la divisa da tutori dell’ordine di questo Stato merdoso, si chiamano ENZO PONTANI, MONICA SEGATTO, LUCA POLLASTRI e PAOLO FORLANI.
L’ultimo si è astenuto dal firmare la querela.
Spero sappiano, questi 4, che nessuno ha mai dimenticato i loro nomi e che MAI avverrà.

QUI LE PAROLE DEL PADRE DI ALDRO, dal suo blog:

Questa mattina sono andato a prendere in posta un atto giudiziario…..indirizzato a Patrizia, mia moglie, la mamma di Federico, la madre di mio figlio ucciso il 25 settembre 2005 da 4 individui in divisa, come da sentenza del 6 luglio 2009. Credevo a una violazione magari al codice della strada, è facile sbagliare in questi tempi così caotici e frenetici per tutti.
Quel documento è invece una fissazione di udienza per il 18 giugno 2010 presso il Tribunale di Mantova dove Patrizia con altre due persone (due responsabili di testate giornalistice quali la Nuova Ferrara e l’ANSA) sono state citate a comparire per rispondere di non so quale reato o reati in quanto sul documento non vengono citati. Presumo io per frasi o parole ritenute diffamatorie o calunniose, chissà, visto che fra i citati ci sono due giornalisti.
Io di pazienza ne ho avuta tanta, forse troppa, ma quello che mi fa più male è il fatto che il Pubblico Ministero aveva richiesto l’archiviazione per questo fatto specifico, ma Pontani Enzo, Segatto Monica e Pollastri Luca (manca Forlani Paolo) coloro che sono stati ritenuti responsabili della morte di Federico, hanno pensato bene di non accettarla e di avvalersi del rito dell’opposizione. Il particolare che vorrei evidenziare è la data della richiesta di opposizione, 15 marzo 2010, e cioè alla luce di due sentenze chiare e ed inequivocabili, rispettivamente del 6 luglio 2009 e 5 marzo 2010

Qui
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2009/10/05/motivazioni-della-sentenza/

e qui
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2010/04/

Federico è morto di morte  violenta senza alcun motivo e se non avesse incontrato Pontani Enzo, Pollastri Luca, Forlani Paolo e Segatto Monica sarebbe ancora vivo e non lo dico io lo dice lo Stato attraverso i suoi organismi preposti (Procura e Tribunale).
Avrei sperato e lo spero ancora, nonostante queste assurdità di violenze che continuano a soffocare e a bastonare Noi e chi ci è vicino, che questo orrore, questa arroganza, questo disequilibrio, questa cattiveria, presto abbiano una fine. Vorrei riuscire finalmente a sussurrare in pace, davanti a quel marmo che mi divide da quel corpo o da quello che resta di uno dei beni miei più preziosi, parole d’amore, quelle che con Federico ci siamo dette e scambiate, anche con gli sguardi, durante 18 anni fantastici e magnifici che nessuno potrà mai infangare e uccidere.
Come dovrei definirla sig. Pontani Enzo per quello che ha fatto quella mattina a mio figlio, per non incorrere in una querela?
Come dovrei definirla sig. Pollastri Luca per quello che ha fatto quella mattina a mio figlio, per non incorrere in una querela?
Come dovrei definirla sig.ra Segatto Monica per quello che ha fatto quella mattina a mio figlio, per non incorrere in una querela?
Come dovrei definirla sig. Forlani Paolo per quello che ha fatto quella mattina a mio figlio, per non incorrere in una querela?

Nessun problema, ci ha già pensato un Giudice al di sopra delle parti a descrivere perfettamente chi siete e non abbiamo bisogno insieme a chi ci è vicino (30 querelati), per il momento, di dire altro.
Purtroppo, per il momento, sono costretto a pagarvi anche lo stipendio e di conseguenza le vostre querele di fronte alla morte, ma non sarà all’infinito, anche se cautelativamente vi avrei visto a casa  dal lavoro alla luce di orrori ed errori emersi palesemente.
Fino in fondo e oltre.
Lino

P.S. cliccando sotto, questo l’articolo per cui Patrizia è stata querelata ai sensi dell’art. 495 c.p. per diffamazione per quello da lei affermato nelle ultime due righe http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara/archivio/lanuovaferrara/2008/07/05/UC4PO_UC404.html

Orbene, io Lino Aldrovandi mi chiedo cosa devo pensare e che terminologie utilizzare nei confronti di questi 4 individui, quando un Giudice in uno dei suoi innumerovoli illuminanti passaggi nella sentenza  del 6 luglio 2009, arriva ad affermare che “l’aspetto che colpisce nella deposizione del dr. Marino (condannato anche questo signore, della polizia di indagine…,  il 5 marzo 2010), nella parte in cui riporta in modo pedissequo e quasi pedante il decorso degli avvenimenti nel racconto dei suoi uomini, è come lo stesso non abbia rivolto agli stessi nessuna domanda, non abbia rilevato contraddizioni, incongruenze, omissioni, assurdità che invece si colgono a piene mani nel racconto degli agenti”. Qui un altro passaggio del Giudice tanto per intenderci nel concetto della morte violenta (cap. 4) “MORTE  VIOLENTA  ascrivibile a più forte ragione all’azione violenta, improvvida ed illegale degli agenti, lasciandosi peraltro aperti dubbi e ipotesi su una diversa, inquietante, realtà fattuale”

PUNTO

a respirare tonnellate di ossigeno

28 aprile 2010 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro _a giocar con l'acqua del Sultano_

Eh si…manine cicciotte che giocano con l’acqua.
Quelle del mio cucciolo son decisamente più piccole (e grasse) e da oggi se ne staranno un po’ in montagna…
un blog vacanziero per qualche giorno, lontano da tutto.
Sulla nostra montagna senza connessione mi/ci sarà impossibile aggiornare queste pagine…
andremo a caccia di fiori e di lupi, di orsi e di falchi…!
alla prossima settimana

Foto di Valentina Perniciaro _ascoltando il battito di un girasole_

Un po’ di vacanza….a tra qualche giorno!

29 marzo 2010 Lascia un commento

Anna Achmatova: BEVO…

15 marzo 2010 Lascia un commento

Bevo a una casa distrutta,

alla mia vita sciagurata,

a solitudini vissute in due

e bevo anche a te:

all’inganno di labbra che tradirono,

al morto gelo dei tuoi occhi,

ad un mondo crudele e rozzo,

ad un Dio che non ci ha salvato

(Anna Achmatova,1889/1966)

Foto di Valentina Perniciaro _sempre sul binario sbagliato_

Roma: laboratorio di repressione!

4 marzo 2010 Lascia un commento

Quelli pericolosi siete voi!
Storie di ordinaria repressione in Italia.

Questo vuole essere un atto di denuncia, una dura condanna e una chiara presa di posizione di fronte alla grave iniziativa intrapresa dalla Questura di Roma nei confronti di un attivista del Laboratorio Acrobax da tempo impegnato a fianco delle lotte sociali dei precari e dei disoccupati, per la difesa dei beni comuni sul territorio e per il diritto all’abitare a fianco dei movimenti di lotta per la casa. Ci riferiamo alla disposizione per l’articolo 1 della legge 1423, varata dal famigerato governo Tambroni nel lontano 1956, sulla pericolosità sociale che, dal novembre dello scorso anno, ha colpito Rafael. Un provvedimento della durata di tre anni e che da ieri è stato confermato e reso esecutivo dal Questore di Roma, respingendo formalmente il ricorso legale.

Si contesta al nostro compagno di essere un soggetto “socialmente pericoloso per la sicurezza e per la pubblica moralità” e lo si invita a cambiare comportamento perchè questo infame dispositivo legislativo  e il suo uso politico, includono per di più la minaccia di ricorrere ad ulteriori misure di prevenzione come la sorveglianza speciale, prevista dagli articoli che seguono, qualora vi siano ulteriori deferimenti o segnalazioni di violazione delle disposizioni inerenti la legge stessa.

Gli vengono contestati i carichi pendenti relativi a processi tutt’ora in corso (questo compagno all’oggi non ha nessuna condanna per nessun reato!) per i quali gli viene attribuita la supposta pericolosità sociale e che rappresentano, secondo la Questura, le sufficienti motivazioni per “configurare un profilo del soggetto in linea con le categorie previste dall’art. 1 e conforme al concetto di condotta e pericolosità sociale, espresso nell’art. 4 della citata legge”. Non solo, il provvedimento prosegue aggravando l’ipotesi, poichè si valuta addirittura che “l’asserito e spiccato interesse per le forme di partecipazione politica di base che pone all’attenzione pubblica temi di interesse generale, non esclude la commissione di reati specifici per i quali l’istante si è reso già responsabile”.

Nel pieno della devastante crisi globale, siamo alla pantomima del peggiore processo alle intenzioni… o nella migliore delle ipotesi, dentro il set di minority report! Invece è purtroppo un decreto ufficiale del Questore di Roma.

Riteniamo poi gravissimo l’accostamento dello spiccato interesse alla partecipazione della vita politica di base, con le ipotesi di reiterazioni di reati già contestati, reati peraltro di lieve entità e tutti legati alle lotte sociali e che, come tali, non possono e non devono subire in silenzio la demonizzazione giudiziaria o, come spesso accade, il linciaggio mediatico, dentro quel generale “laboratorio della repressione” che vede nella penalizzazione della partecipazione politica alla vita sociale e all’autorganizzazione uno degli strumenti più usati dal potere. Un abuso, dunque, per punire e sorvegliare chi da anni è presente nei territori della nostra città a fianco degli esclusi. E’ come dire: se protesti ancora una volta io ti arresto. Perchè la questione non è fare qualcosa di “illegale”, ma anche semplicemente stare in un luogo, ad esempio una manifestazione, una casa occupata, un meeting, un presidio, con determinate persone, altrettando pericolose…ad esempio i tuoi compagni di lotta e di vita.

Ma i nostri sono spazi di democrazia diretta, di autorganizzazione e di autogoverno che vogliamo difendere fino all’ultimo respiro, come il diritto alla partecipazione politica dal basso di tutti i cittadini, all’agibilità democratica che, giorno dopo giorno, la svolta autoritaria in corso da anni nel nostro paese ci vorrebbe progressivamente negare.

Foto di Valentina Perniciaro

Chiediamo l’immediata revoca del provvedimento sulla pericolosità sociale per il nostro compagno e rivendichiamo il diritto alla partecipazione dal basso alla vita politica della nostra città e del nostro Paese. Continueremo a lottare per la libertà e la dignità di tutte e tutti, oltre i limiti imposti da queste leggi ridicole, “politiche” e razziste, che sono fuori dai tempi e dai linguaggi della nostra storia e del futuro che vogliamo costruire.

Per questo insieme ad un gruppo di attivisti delle lotte sociali sparsi per l’Italia e a diverse realtà impegnate sul carcere, abbiamo iniziato a lavorare ad un inchiesta/libro bianco sulla repressione e il controllo in Italia, dal titolo provvisorio di “Sorvegliati e puniti”. Un percorso che coinvolga singoli attivisti, collettivi autorganizzati, sindacati di base, reti che si muovono per i diritti e la libertà, ma anche studi legali, giuristi, intellettuali…

Invitiamo tutt* a leggere la presentazione del progetto sul sito www.indipendenti.eu e a contribuire alla costruzione di questo lavoro collettivo in tutti i modi possibili, collaborando, facendo girare l’appello, inviandoci informazioni e contributi all’indirizzo:libertadimovimento@inventati.org.

Per manifestare il proprio sdegno e segnalare la propria solidarietà inoltre chiediamo di sottoscrivere(inviando una mail al medesimo indirizzo)questo appello che verrà inoltrato alla Questura di Roma insieme al nuovo ricorso per la sospensione immediata del decreto.

Laboratorio Acrobax
Coordinamento cittadino di lotta x la casa
Rete degli Indipendenti

Ancora sul Mediterraneo, “terra” mia.

5 febbraio 2010 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro _Come un'alga che cresce al contrario_

Una questione di radici…
mi fa sorridere l’immagine delle radici, perchè se dovessi pensare a dove sono piantate le mie, oltre che negli occhi di mia madre, oltre che nei sanpietrini della mia città, oltre che nella risata smarrita e indimenticabile di zietta mia bhè…la sola “terra” che penso è un mare.
E poi non sono una che vive tanto di mare, non sono una che si abbrustolisce al sole, che nuota per ore, che se deve scegliere e può scegliere decide di fare una rilassante vacanza al mare.
Sono una che ama viaggiare, e che per viaggio intende tante cose…
E il mondo lo desidero tutto… sogno da sempre l’Indocina e l’ossigeno che arriva a stento sulle vette peruviane, in un modo indicibile il mondo Africa, ne sogno ogni pezzetto di questo mondo…
Eppure di casa ne ho una sola ed è enorme.
Il sapore di casa è quello del Mediterraneo…il sapore del seno di mamma è quello del gelsomino e dell’oliva, l’odore d’infanzia è quello della resina e del sale, dei cedri e del miele…
la sola TERRA che sento mia è l’acqua che ci bagna, il mare che avvolgiamo, la storia che ne è stata bagnata…

“Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia. Significa sprofondare nell’abisso dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d’Egitto. Significa incontrare realtà antichissime, ancora vive, a fianco dell’ultramoderno: accanto a Venezia, nella sua falsa immobilità, l’imponente agglomerato industriale di Mestre; accanto alla barca del pescatore, che è ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondi marini o le enormi petroliere. Significa immergersi nell’arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupire di fronte all’estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto, e che da secoli sorvegliano e consumano il mare.”
Fernand Braudel

Citazione rubata al caro Franco Senia, dal suo splendido blog.

Le soldatesse israeliane tirano fuori un po’ di cadaveri dall’armadio…

4 febbraio 2010 6 commenti

6 anni dopo l’inizio della sua attività possiamo dire che l’organizzazione israeliana “Breaking the silence” sta facendo un buon lavoro. Il giornalista israeliano Amir Shilo racconta su Y-net le ultime testimonianze uscite su un libricino di testimonianze di soldati israeliani. Queste ultime dichiarazioni hanno una particolarità comune non da poco: sono state tutte rilasciata da donne, soldati dell’IDF, impegnate nei Territori Occupati.
Ci raccontano come le donne abbiano la necessità di dimostrare ai colleghi uomini la loro forza e la loro capacità di essere macchine da guerra e quindi, spesso, questa morbosa necessità si risolve diventando peggio di loro, usando ancora più violenza, umiliando ancora di più il nemico. Che in questo caso, molto spesso, è inerme, è minorenne, è in uno stato di totale costrizione.
E così le dichiarazioni lasciano particolarmente senza parole, i metodi usati per umiliare gli arabi fanno rabbrividire e pensare che tutto ciò venga compiuto da donne alla sottoscritta fa decisamente più schifo del solito. Negli ultimi anni il numero delle donne soldato impiegate nelle operazioni di guerra e in quelle di frontiera è di molto moltiplicato: avere testimonianze da loro è ancora più difficile perchè in quanto minoranza all’interno dell’IDF si trovano in una situazione di debolezza.

Foto di Valentina Perniciaro _Palestina, Campo profughi di Dheishe, marzo 2002_

Ma nel report dell’associazione sono circa 50 le donne soldato ad aver preso parola: tutte raccontano di come la violenza sia molto più brutale rispetto a quella dei loro colleghi. Si prendono i prigionieri e li si sbatte al muro, li si umilia facendoli cantare canzoncine, facendoli saltare al ritmo desiderato, deridendoli e schiaffeggiandoli anche per 6-8 ore di fila, senza alcuna ragione.
Una soldatessa impiegata nell’unità di polizia militare Sachlav racconta di un bambino palestinese che ripetutamente avrebbe provocato i soldati e lanciato anche alcune pietre. Lo stesso bambino sembrerebbe aver causato la frattura di una gamba ad un soldato, perchè spaventatosi dal lancio di una pietra, sarebbe caduto rompendosi l’arto. L’immediata ritorsione viene raccontata così: il bimbo viene preso da due soldati e caricato su una jeep per esser portato al check point, da dove esce con una mano rotta, rotta sulla sedia su cui era stato fatto sedere.
Ma nemmeno i bambini più piccoli vengono risparmiati da queste perversioni legalizzate: un’altra donna soldato racconta di un bimbo di soli 5 anni, schiaffeggiato con forza perchè piangeva. Gli urlavano di smettere di piangere, quando c’è riuscito ed ha abbozzato un sorriso gli è stato dato un forte pugno nello stomaco: “Non mi ridere in faccia!”, gli è stato urlato.
Chi ha provato a ribellarsi a simili atti di violenza gratuita è stata/o rimproverato dagli ufficiali. “Anche chi non partecipa a certe azioni sa che avvengono: tutti sanno e vedono quello che compie l’IDF”, racconta una testimone di guardia in un checkpoint nell’area di Jenin.

Sui muri di Hebron ... stiamo messi bene!

“Ai checkpoint ci appropriamo del cibo e di qualunque oggetto: giocattoli, batterie, sigarette. Sono sicura che qualcuno di noi prende anche i soldi durante le perquisizioni. Una volta uno di questi furti è stato ripreso da una telecamera. Pensavo scoppiasse un caso e invece nessuno è stato punito. A noi è permesso colpire e umiliare come vogliamo.”
Alcune testimonianze parlano con preoccupazione delle procedure israeliane per poter aprire il fuoco nei Territori Occupati, in particolare in situazioni di “ordine pubblico”. Ad esempio è procedura comune usare i proiettili di gomma puntando all’addome. Viene raccontato un episodio che ha portato alla morte di un bambino di 9 anni. Aveva provato a scavalcare la palizzata, è caduto e ha rinunciato fuggendo via in bicicletta: colpito all’addome (hanno dichiarato che stando in bici non lo riuscivano a colpire alle gambe). “Nessuno viene mai punito per questo. Subito viene decisa una versione ufficiale: si parla di situazioni fuori controllo, pericolo di fuga di terroristi e il caso viene chiuso.”

Le testimonianze sono tante e fastidiose che non ho la forza di raccontarvele tutte: non mi piace mettermi a tradurre le perversioni di una donna in divisa che per sentirsi “accettata” da un arabo in stato di fermo lo prende a calci nelle palle con i suoi “spettacolari anfibi militari”. Penso che non serva, sbagliandomi probabilmente, entrare per forza nel dettaglio.
Ieri invece è stato PeaceReporter ( le notizie vengono sempre dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronot ) a raccontarci come furono riscritte le regole di ingaggio per l’operazione “Piombo Fuso” a Gaza lo scorso anno. Anche questa volta le notizie ci arrivano attraverso le ammissioni di un alto ufficiale israeliano. “Non ci deve essere nessuno nell’area delle operazioni. Se ci sono segni di movimento, si spara. Sono queste, essenzialmente, le regole d’ingaggio. Sparare a cio’ che si muove”.

Dell’estasi e dell’amore…

26 gennaio 2010 Lascia un commento

Ti amo per le ciglia, per i capelli, ti dibatto nei corridoi
       bianchissimi dove si giocano le fonti delle luci,
ti discuto a ogni nome, ti svello con delicatezza di cicatrice, 
ti vado mettendo sulla testa ceneri di lampo e nastri
       che nella pioggia dormivano.
Non voglio che tu abbia una forma, che tu sia
       precisamente ciò che viene dietro la tua mano,
perché l’acqua, considera l’acqua, e i leoni quando si
       dissolvono nello zucchero della favola,
e i gesti, questa architettura del nulla, 
che accendono le loro lampade a metà dell’incontro.
Tutta mattina è la lavagna dove ti invento e ti disegno, 
pronto a cancellarti, così non sei, neppure con questi
       capelli lisciati, questo sorriso.
Cerco la tua somma, il bordo della coppa
dove il vino è anche la luna e lo specchio,
cerco questa linea che fa tremare un uomo in una galleria di museo.

Per di più ti amo, e fa tempo e freddo.

Julio Cortàzar da “Le ragioni della collera”

L'arte della miniatura, ora l'ho capita...


 

Altro presidio incendiato in Valle di Susa: vigliacchi bastardi!

24 gennaio 2010 Lascia un commento

COMUNICATO COMITATI NO TAV VALLE DI SUSA, VALSANGONE, TORINO E CINTURA

LA MAFIA RISPONDE ALLA GRANDE MANIFESTAZIONE DI SUSA

Ieri a Susa oltre 40.000 (si, proprio quarantamila) cittadini hanno sfilato pacificamente a Susa per confermare la loro contrarietà alla nuova linea TAV-TAC Torino-Lyon e ai sondaggi previsti.
Insieme a loro numerosi sindaci, moltissimi amministratori e tutta la Comunità Montana. con alla testa il suo Presidente.

Foto di Valentina Perniciaro _Manifestazione in Valle di Susa, dicembre 2005_

 

Contemporaneamente a Hendaye, nei Pirenei francesi, 50.000 francesi e spagnoli dimostravano con le stesse motivazioni l’opposizione a quella tratta del “Corridoio 5”.
E’ stata redatta una DICHIARAZIONE COMUNE tra i movimenti NOTAV di Italia, Francia e Spagna che chiede alla Comunità Europea di rivedere le politiche faraoniche sulle grandi infrastrutture trasportistiche e ai tre governi una sospensione delle attività ad esse legate. Come risposta a questa grandissima giornata che ha dimostrato che gli oppositori al TAV sono sempre tantissimi e determinati, nonostante le moine dell’ Osservatorio del signor Virano e il Piano Strategico della Provincia del signor Saitta, questa notte è stato incendiato il Presidio NOTAV di Borgone.

QUESTA VOLTA GLI ATTENTATORI HANNO LASCIATO LA FIRMA : “SI TAV”
ANCHE QUESTA VOLTA, COME LA SETTIMANA SCORSA QUANDO E’ STATO INCENDIATO IL PRESIDIO DI BRUZOLO, SONO VENUTI AL BUIO.
COSI’ COME AL BUIO VENGONO LE TRIVELLE SCORTATE DA INGENTI FORZE DI POLIZIA
STESSO METODO, STESSI MANDANTI: IL PARTITO DEL MALAFFARE, BIPARTISAN NELLA SPARTIZIONE DEL DENARO PUBBLICO, E LA MAFIA, MAGARI CON IL CONTRIBUTO DEI SOLITI SERVIZI SEGRETI “DEVIATI”
STAMATTINA AL LINGOTTO QUESTI PERSONAGGI SI TROVERANNO INSIEME, MA SAPPIANO CHE LA DETERMINAZIONE DELLA VALLE DI SUSA CONTRO IL TAV ESCE RAFFORZATA DA QUESTI ATTI CRIMINALI.

STAMATTINA ALLE 10,00 ASSEMBLEA POPOLARE AL PRESIDIO DI BORGONE

NO TAV, NO MAFIA

I comitati NOTAV Valle di Susa, Val Sangone, Torino e cintura
Susa, 24 gennaio 2010

Susa: la vera marcia dei 40.000

23 gennaio 2010 2 commenti

E’ successo ancora…le trivelle dovevano stare giorni a fare sondaggi e invece se la sono data a gambe in piena notte, così come erano arrivate.
Anni fa (ormai ne son passati!) il presidio sgomberato ce lo riprendemmo con un corteo imponente, che riempì la valle di cori e cariche, di controcariche e riappropriazione di tutti gli spazi e il territorio che polizia e macchinari tentavano di occupare.

Foto di Valentina Perniciaro _Val Susa, dicembre 2005_

 

Un corteo, tra i tanti fatti, che m’ha scavato l’anima e che ricordo sempre con un’infinita emozione. Quasi con un senso di gratitudine verso quei valligiani resistenti e cocciuti, che con il loro A SARA’ DURA riuscivano a scaldare e sciogliere le nevi di quelle montagne intorno: gratitudine si, perchè sono un esempio per tutti, perchè anche oggi non si sono smentiti, così come pochi notti fa, a presidiare l’arrivo delle trivelle, e poi a ridere, mentre le si vedeva ritornare velocemente all’ovile.
Scortate.
Scortate si, perchè così devono andare in giro, vista quanta rabbia e determinazione hanno dimostrato di avere le popolazioni di quelle valli bellissime.

Ed oggi, che dire, il corteo deve essere stato veramente imponente: più di 40.000 persone hanno inondato Susa e tutta la sua valle. Un corteo enorme e arrabbiato, un corteo determinato e rumoroso che ha ribadito la volontà di quelle popolazioni, che ha ribadito l’impegno costante nella guerra contro l’inutile scempio dell’alta velocità tra Torino e Lione.
La polizia ha provato a fare diversi filtri nella zona di Bussoleno, cercando di far entrare meno macchine possibile, ma non sono stati molto vittoriosi (come non lo furono quell’indimenticabile giorno in cui anche i loro panini furono spazzati via), perchè l’imponenza del corteo non è stata minimamente scalfita. Ancora una volta l’urlo della valle s’è fatto sentire, ancora una volta gli uomini in divisa, gli scorta-trivelle, sono stati costretti a sparire, volatilizzarsi…
Uno slogan che m’ha commosso: LA VERA MARCIA DEI 40.000 E’ QUI.
Non male.

Qui il volantino che indiceva il corteo di oggi! 

Ancora una volta sono arrivati di notte a militarizzare la valle per piantare una trivella. 
Botte a parte, è il copione del 2005.  E la risposta popolare è stata pronta e ferma. Come allora. 

 In questi giorni la valle di Susa, Sangone, Area Torinese e il movimento No Tav stanno subendo una serie di attacchi orchestrati dai promotori del Tav Torino-Lione. Di fronte tentativo di piazzare le trivelle per cominciare i sondaggi (ne sono previsti circa 90 in tutto il territorio che va da SettimoT.se a Chiomonte) tante persone si sono mobilitate in queste settimane. E’ nato il presidio Maiero-Meyer all’autoporto di Susa dove dal 9 gennaio centinaia di persone si danno il cambio giorno e notte per impedire i carotaggi. Sono state piazzate alcune trivelle in zone periferiche di Torino e cintura e per farlo sono stati impiegati centinaia di agenti di polizia che vegliano i cantieri. Alla stazione ferroviaria di Collegno per quattro giorni un presidio di attivisti ha  contrastato i lavori di sondaggio. Nuovi presidi permanenti sono partiti negli ultimi giorni in valsangone (sulla provinciale tra Rivoli e Villarbasse) e nei pressi della stazione di S.Antonino per monitorare il territorio e comunicare con la popolazione. 

 Sabato sera mani ignote hanno appiccato il fuoco al presidio di Bruzolo disabitato in quel momento, questo attacco è un gesto intimidatorio, tipico del modo con cui la delinquenza organizzata ha operato da sempre, in Italia per intimidire la resistenza popolare contro la speculazione e la distruzione dei beni comuni. L’attacco si inserisce appieno nel clima di discriminazione vergognosa creato ad arte dai mass media contro il movimento NO TAV. Vengono nascoste le ragioni dell’opposizione e ampio spazio viene dato agli slogan dei politici che con la loro superficialità e arroganza minimizzano la portata di un movimento popolare di massa che in questi anni ha saputo con fiera determinazione impedire la truffa colossale del Tav  salvando la valle di Susa da una devastazione annunciata. 

Anche gli amministratori della valle, democraticamente eletti, stanno subendo affronti e tentativi di delegittimazione dalle autorità provinciali e regionali e l’Osservatorio, spacciato inizialmente come luogo di confronto tecnico, ha ormai svelato chiaramente il suo ruolo: la progettazione della nuova linea Torino-Lione. Chi ci sta otterrà in elemosina le compensazioni, gli altri sono esclusi e scavalcati: alla faccia della democrazia! 

 Una prima risposta a tutto ciò è stata data domenica scorsa con una fiaccolata a Bruzolo che ha visto la partecipazione di alcune migliaia di persone accorse per respingere con forza l’attacco di stampo mafioso contro il presidio. Ma l’indignazione popolare è crescente in valle di Susa e non solo, tanta gente non ne può più di questo clima ed è disposta a dimostrarlo ancora una volta 

SABATO 23 GENNAIO 2010 con una GRANDE MANIFESTAZIONE che partirà alle ore 14.00 dal PRESIDIO NO TAV DI SUSA AUTOPORTO per raggiungere la città di Susa. 

Partecipiamo in tanti, partecipiamo tutti  
– Per ribadire ancora una volta il No al Tav (in qualsiasi forma e tracciato si presenti) 
– Per respingere la campagna di sondaggi truffa  
– Contro il partito trasversale degli affari che vorrebbe trasformare il nostro territorio in un enorme cantiere per almeno vent’anni 
– In solidarietà alle amministrazioni comunali sotto attacco. 

FUORI LE MAFIE DALLA VALSUSA 
I VALSUSINI NON PAGHERANNO IL “PIZZO”! 
SE VUOI DIFENDERE LA TUA TERRA E IL TUO FUTURO SABATO NON PUOI MANCARE! 

Comitati NOTAV della Valle di Susa, Val Sangone, Torino e Cintura 

2 anni e 8 mesi per sequestro di persona aggravato. “Condannati” due funzionari di polizia per gli scontri e i pestaggi del marzo 2001 a Napoli

23 gennaio 2010 3 commenti

Interessante vedere come venga valutato il reato di sequestro di persona aggravato dalla quinta sezione del tribunale di Napoli: 2 anni e 8 mesi la pena più pesante, data a due funzionari di polizia, Franco Ciccimarra e Carlo Solimente.
Avete letto bene si, per il reato più grave commesso (insieme a tutti gli altri ), cioè il sequestro di persona aggravato, sono stati dati solo 2 anni e 8 mesi.
I fatti a cui si riferisce questa sentenza li conosciamo fin troppo nel dettaglio, riguardando la giornata del 17 marzo 2001, quella in cui il movimento presente a Napoli  manifestava contro il global forum, a pochi mesi da Genova.

Foto di Valentina Perniciaro _Napoli 17 marzo 2001, pestaggi gratuiti nella tonnara_

Furono le prove generali di quello che sarebbe stato il sanguinoso luglio genovese; il passaggio di governo che ci fu nel frattempo non modificò la linea del ministro degli Interni Bianco, che a Napoli permise una tonnara, un pestaggio indiscriminato di un intero corteo chiuso da tutti i lati in una piazza.

Una piccola Genova. Un antipasto di quel che poco dopo sarebbe accaduto.
Ma non furono solo manganellate e calci nella piazza: i manifestanti furono prelevati anche dentro gli ospedali dove erano arrivati feriti e stremati per poi essere trasportati nella caserma Raniero Virgilio, dove accadde un po’ di tutto e gli abusi si sprecarono. Ed ora dopo nove anni, dopo la tonnellata di anni chiesti per una minuscola manciata di compagni a seguito degli scontri genovesi, ci ritroviamo con la solita sentenza farsa contro la polizia: due funzionari condannati a 2 anni e 8 mesi; altri 8 agenti condannati a pene che variano dai due anni ai sei mesi e dieci prescritti per reati minori ( che sarebbero “violenza privata e abuso d’ufficio” )

Comunicato centri sociali napoletani 

Dopo una lunga camera di Consiglio il Tribunale di Napoli ha condannato per sequestro di persona Carlo Solimene e Fabio Ciccimarra per i fatti avvenuti all’interno della Caserma Raniero durante le contestazioni contro il Global Forum del Ocse il 17 Marzo del 2001, insieme ad altri agenti coinvolti nelle violenze.

Foto di Valentina Perniciaro _Napoli, 17 marzo 2001: NO!_

Nonostante le sentenze precedenti per fatti analoghi come per il G8 di Genova, la storia, non quella scritta nei tribunali, ma quella che è memoria storica della città e dei movimenti ci dice che nella Caserma “Raniero”, caserma dei carabinieri nei pressi di Piazza Carlo III, venne predisposta la “camera delle torture”. I feriti vennero prelevati dagli ospedali dove erano giunti dopo le cariche. Senza alcun motivo vennero sottratti alle cure mediche e vennero condotti nella Caserma Raniero, dove subirono per ore insulti, sputi, percosse, vessazioni di ogni tipo.
Grazie al libro “Zona Rossa” che la Rete No Global produsse pochi mesi dopo, quelle violenze e quelle torture sono venute a galla, sono diventate denuncia pubblica, ed oggi a nove anni di distanza arrivano le sentenze.
Non possiamo non ricordare la “catena umana” che i poliziotti fecero intorno alla Questura di Napoli dopo che nel 2003 si avviò l’indagine per le violenze della Raniero, un senso di impunità che oggi cade davanti alle loro leggi ed al loro ordinamento giudiziario.
Non possiamo però non ricordare con altrettanto amarezza che Ciccimarra e Solimene furono promossi e nonostante le inchieste risultano ancora in servizio.
Non possiamo non ricordare che il Questore dell’epoca Nicola Izzo, oggi è uno dei principali collaboratori del capo della Polizia Manganelli, lui che dall’alto dirigeva le operazioni in Piazza Municipio in elicottero, quando quella piazza divenne una tonnara dove migliaia di persone vennero manganellate mentre la piazza veniva chiusa da tutti i lati.

Per noi non c’e’ sete di vendetta, non c’e’ risarcimento, non c’e’ gioia. Non c’e’, almeno in questo stato di cose.
Ne tantomento può esserci una riscrittura della storia nemmeno nelle motivazioni del pm Del Gaudio che parla di “”non credo che sia stata un’azione preordinata ma un momento di follia” affermazione che non appartiene alle sue competenze, e che dovrebbe invece indagare ed accertare se i fatti sono o non sono senza entrare in valutazioni che non gli competono.
Di certo nessuna sentenza potrà però riscrivere la storia e cancellare il risultato straordinario di quel movimento che ha di fatto riaperto la partita con il comando svelandone misfatti e aberrazioni. Solo un decennio prima il Wall Street Journal poteva titolare “Abbiamo vinto!”: quel movimento ha straordinariamente dimostrato che la ribellione e l’insubordinazione costituiscono il motore di ogni società.

Centri sociali Napoletani

Sgomberi in Via dei Volsci, giovedi mattina tutt@ a difendere le sedi!

19 gennaio 2010 1 commento

È la stanza di tutte noi.
È la sede da cui siamo partite per tante manifestazioni femministe e lesbiche.
È il luogo dove immaginiamo e costruiamo un mondo senza la violenza degli uomini sulle donne.
È lo spazio collettivo che tutte noi vogliamo difendere.

La Sede al numero civico 22 di via dei Volsci a Roma fa parte della grande occupazione politica e abitativa di via dei Volsci del 1977.
Nel 1989 la Sede del 22 è diventata femminista!  
In tutti questi anni la Sede del 22 è sempre stata vissuta e attiva.

Foto di Valentina Perniciaro _sbirraglia in Via dei Volsci_

 Da 20 anni usiamo la Sede del 22 per intrecciare percorsi di lotta contro la violenza sulle donne, per  organizzare mobilitazioni e incontri nazionali, per sviluppare percorsi politici e culturali femministi e lesbici.
La Sede del 22 è il luogo di donne che ospita e quindi rende possibile pratiche e pensieri di liberazione collettiva per tutte noi.
Dopo anni di tentativi di sgombero e tentativi di vendite all’asta delle sedi politiche di via dei Volsci, è stato notificato lo sgombero per la nostra Sede del 22 e per quella del numero 26.
La Sede è di proprietà di una società immobiliare fallita che a sua volta l’aveva comperata da un altro fallimento immobiliare. Questa catena di speculazioni si ripete da vent’anni, in una città in mano a costruttori senza scrupoli e palazzinari.

Lo sgombero della Sede del 22 è previsto per il 21 gennaio 2010.

Denunciamo questo tentativo inaccettabile di rimozione e chiusura di uno dei pochissimi spazi politici per donne e lesbiche a Roma.
Difendiamo la Sede del 22 come spazio separato vitale per la nostra autonomia di pensiero e di autodeterminazione.
L’esperienza dei Collettivi, dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne testimoniano le centralità degli spazi fisici nei percorsi di liberazione delle donne e delle lesbiche.
Sosteniamo questo luogo liberato dall’ingerenza patriarcale, da costrizioni monetarie, controllo politico, e fondamentale per la costruzione di percorsi di lotta contro l’oppressione di genere e contro la violenza sulle donne.

Per difendere questo spazio, la Sede del 22, chiamiamo tutte le donne, femministe e lesbiche:

21 Gennaio 2010 – mattina: COLAZIONE AL 22

Le compagne femministe e lesbiche del 22 

“Non sparate sulla ricerca”: una mattinata sul tetto dell’Ispra

30 dicembre 2009 1 commento


NON SPARATE SULLA RICERCA!

Finalmente ci sono riuscita.
Quando abbiamo provato ad avvicinarci ai cancelli ISPRA di Casalotti, con il desiderio di un brindisi il giorno della vigilia di Natale con i ricercatori in lotta sul tetto del loro posto di lavoro dal 2 dicembre,  siamo stati bloccati da una sbarra e un cancello che li ha tenuti sequestrati per tutto il corso dei primi giorni di vacanza di questo dicembre.

Foto di Valentina Perniciaro _sui tetti dell'Ispra_

Abbiamo dovuto aspettare che ricominciassero le normali attività lavorative per poter accedere e entrare in contatto con questo bel gruppo di lavoratori che non vogliono accettare la precarietà.
Alcuni sono sul tetto, nemmeno pochi, malgrado abbiano già firmato un rinnovo chi di due chi di tre anni con l’Ispra.
Quindi persone che aprono il cuore, che decidono di passare le feste natalizie sotto al diluvio, in tende e tendoni attrezzati anche grazie all’aiuto delle associazioni di quartiere che li hanno supportati con strutture di legno e generatori elettrici: sono lì, vogliono condizioni diverse di lavoro per tutt@ loro, vogliono il riconoscimento di tutti gli anni da precari che hanno passato lì, a fare un lavoro essenziale come la ricerca ambientale. 
E da precari, malgrado un decente rinnovo firmato in tasca, passeranno anche le prossime feste su quel gelido tetto!
Domani alle 16 verranno nuovamente chiusi dentro e lo saranno fino al 4 mattina! 
Un sequestro di persona vero e proprio. Di persone che stanno lottando per i loro diritti e per i diritti di tutti i loro colleghi che hanno già perso il lavoro nei mesi precedenti.
Ci si rivede su quel tetto… buona lotta!

Foto di Valentina Perniciaro _tetti in lotta_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Precari ISPRA in lotta_

Braccia a braccia, bacio a bacio

27 dicembre 2009 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro

Sfuggimmo alla maledizione
che pesava
sul vuoto, sulla città,
amore contro sterminio
e la verità
rubata
di nuovo rifioriva,
mentre sulla gran croce
inchiodavano l’amore,
lo proibivano,
nessun io, nessun tu
nessun noi,
ci difendemmo braccia a braccia
bacio a bacio.
_PABLO NERUDA_ 

 

Foto di Valentina Perniciaro _Luci di Costantinopoli_

Due importanti (e contemporanei) appuntamenti nazionali per oggi

19 dicembre 2009 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro

Oggi ci si doveva dividere in due…spezzare il proprio corpo una parte a Messina e una parte a Torino, per essere presenti in due piazze entrambi importanti ed essenziali. 
A Messina è da poco partito il corteo della Rete No Ponte, contro lo scempio progettato per lo Stretto di Messina…la partenza del corteo è stata posticipata di un po’ per l’incidente ferroviario che ha coinvolto proprio il treno Torino-Villa San Giovanni, che ha causato la morte di un operaio delle RFI (Rete ferroviaria italiana). Armando Iannetta, 57enne di Castrocielo (Fr) è stato colpito dal convoglio dell’intercity, travolto ed ucciso sul colpo: il collega che era con lui è rimasto fortunatamente incolume.

A Torino invece:

In risposta ai continui attacchi delle istituzioni e dei media contro tutte le realtà occupate, scendiamo in piazza per dire basta a un regime sempre opprimente e una repressione dilagante, in cui democrazia e libertà si traducono in C.I.E. e militarizzazione delle città. La tanto invocata sicurezza crea un clima di terrore, nel frattempo le persone
continuano a morire: sul lavoro per un ricatto sociale che ci costringe alla sopravvivenza, nelle carceri in condizioni disumane, nelle strade per mano della polizia. in nome del progresso e dell’economia la nostra salute è attaccata ogni giorno da troppe nocività e la nostra mente viene manipolata dai media.
PER LA RIAPPROPRIAZIONE E LA DIFESA DEGLI SPAZI AUTOGESTITI E LA LIBERTA’ DI TUTTI GLI INDIVIDUI .

Appuntamento Sabato 19 Dicembre 2009
Ore 14:00 davanti alla Stazione Ferroviaria di Torino Porta Susa

Atene e il suo albero di Natale

11 dicembre 2009 Lascia un commento

 

Lo scorso natale ateniese

Questa agenzia è verameeeeeente carina! Sempre dalla Grecia, questa volta sono notizie sull’albero di Natale di piazza Syntagma.
Quello che lo scorso anno è stato dato alle fiamme due volte 😉

Foto di Valentina Perniciaro _Atene 2008: dopo le fiamme l'albero di Syntagma è presidiato dai cordoni di polizia. Due giorni dopo sarà di nuovo in fiamme_

ANSA, 13.14_ ATENE: Il grande albero di Natale alto 15 metri che sorge al centro di Atene, nella piazza Syntagma, davanti al parlamento, è stato posto sotto «stretta sorveglianza» dalla polizia greca, per timore che si ripeta quanto avvenuto lo scorso anno, quando gruppi di anarchici lo dettero alle fiamme sulla scia dei disordini seguiti all’uccisione del giovane Alexander Grigoropoulos. «Vogliamo impedire che questo possa succedere ancora» hanno detto all’Ansa fonti della polizia, sottolineando che non solo l’albero, ma «tutto il Natale è sotto accresciuta protezione» nel centro della capitale. «Abbiamo posto in atto un dispositivo di sicurezza per garantire feste tranquille a commercianti e clienti» hanno spiegato le fonti. Lo scorso dicembre negozi, banche, supermarket e automobili erano stati danneggiati o distrutti dalla furia della protesta. Ieri, in occasione di due delle ricorrenti manifestazioni studentesche, una ventina di agenti della polizia speciale erano stati posti intorno al grande albero, che continuerà ad essere pattugliato durante tutto il periodo delle feste. L’abete è inoltre protetto dalle guardie di un’impresa privata, la ‘Champion Security’. «Siamo stati sempre noi a garantire la sicurezza dell’albero, anche gli scorsi anni, ma dopo quanto successo l’ultima volta, adesso c’è anche la polizia a darci manforte» ha detto all’Ansa uno dei due agenti privati che 24 ore su 24 sorvegliano il grande simbolo del Natale, che quest’anno è inoltre circondato da una barriera metallica protettiva.

Alexis Grigoropoulous: UN ANNO DOPO NOI NON DIMENTICHIAMO

5 dicembre 2009 2 commenti

Atene si sta preparando.

Con Salonicco e tutte le città che un anno fa stavano per riempire le strade per tre settimane, giorno e notte.
Domani è l’anniversario della morte, dell’uccisione, di Alexandros Grigoropoulous: ragazzo di soli 15 anni, colpevole di nulla.
Il luogo dell’assassinio è il quartiere ateniese di Eksarxia, luogo di ritrovo da decenni di compagni, anarchici, studenti e migranti.
Luogo anche di decenni di provocazioni, retate, arresti, cariche da parte della polizia, di una polizia greca mai stata tenera con i compagni.
Ma lo scorso anno è cambiato un po’ tutto e questo blog è partito per andare a vedere con i propri occhi quello che accadeva.
Non vi sto quindi a riscrivere la dinamica di quei giorni, scoppiata un minuto dopo l’ultimo dei tre spari che raggiunse il giovanissimo Alexis al petto.
Atene ha vissuto tre settimane di rivolta che non dimenticherà facilmente ed ora è totalmente blindata, dopo mesi di attacchi e provocazioni “di stato”, dopo un cambio di governo che non ha migliorato di certo il clima.
L’anniversario, il primo anniversario della morte di questo ragazzo, divenuto simbolo di una rivolta di massa che ha letteralmente dato fuoco alla città, è temuto non poco dal nuovo governo. Più di mille agenti della polizia e dei reparti speciali sono schierati in attesa dell’inizio delle manifestazioni e degli incidenti.
Sassaiole, lanci di molotov e attacchi incendiari contro banche e sedi di governo o della polizia sono state all’ordine del giorno per tutti questi 12 mesi, così come arresti, perquisizioni, retate e pesanti restrizioni della libertà per molti attivist@
Da venerdì un po’ tutte le facoltà e molti licei della città sono occupati sia ad Atene e Salonicco che in molte altre città greche.

@ Anche questa sera ci sono stati diversi arresti:  una pesante retata ad Eksarxia ha portato all’arresto di 90 persone. Poco fa si è venuto a sapere che tra questi sembrano esserci anche 5 italiani (4 uomini e una donna). Confermato, gli italiani presi dalla polizia in Exarhia ad Atene sono 5 di cui 1 donna, in arresto per 24 ore come si usa in Grecia… Gli arresti sono invece 74 , tutti in Exarhia e intorno a Politecnico, Assoe e Nomiki, su un totale di 163 fermati, dei quali 101 nelle strade e 63 in due raid inoccupazioni sociali…

Domani queste pagine saranno costantemente aggiornate.
Con Alexis nel cuore.
Sono in quelle strade, anche se quest’anno solo con il cuore.

PER TUTTI I PRECEDENTI ARTICOLI SULLA RIVOLTA DI ATENE CLICCARE QUI 

MPATSI GOURUNIA DOLOFONOI!

Foto di Valentina Perniciaro, a prender confidenza con la sbirraglia greca

IL SANGUE SCORRE E GRIDA VENDETTA

 

Foto di Valentina Perniciaro, salutando Alexis

SE BRUCIANO LE CITTA’, NASCONO I FIORI 

Foto di Valentina Perniciaro, le lunghe notti ateniesi

 

Pochi minuti fa Anubi ha mandato in rete un articolo che sarebbe dovuto uscire domani su Liberazione, ma che invece non ci sarà.
Lo pubblico qui, è fresco fresco di scrittura…chissà, forse dal solito internet point, tra una piazzetta satura di lacrimogeni e una facoltà occupata…

E’ vero, ad Atene, la capitale greca che si affaccia oggi sull’anniversario di un anno dall’assassinio per mano della polizia antisommossa del 15enne Alexis Grigoropoulos, ci sono migliaia di individui travisati, con passamontagna e maschere antigas, coi caschi calzati sulle teste, pronti al finimondo. Per la precisione, sono 10mila. Tanti infatti ne ha schierati il governo, il neoinsediato esecutivo del socialista Pasok, per “prevenire” il ripetersi di quella rivolta giovanile che pure ha segnato la parabola del predecessore governo di centrodestra consegnandolo alla crisi politica e alla recente sconfitta elettorale. Sono dappertutto, i poliziotti: quelli “normali” in blu e altrettanti in verde, i Mat, gli antisommossa che detengono un discreto primato nell’essere detestati dalla maggioranza dei giovani – e anche da molti meno giovani – in Grecia. Sono dappertutto nel tesisimmo sabato di vigilia ad Atene, dove le principali arterire del commercio e dell’intrattenimento del centro appaiono straordinariamente disertate dalla gente, quella che ha ancora qualche soldo da spendere nel Paese del vecchio nucleo dell’Unione europea che versa nella condizione peggiore quanto a conti economici e a bilancio sociale della crisi globale.
I 10mila della pretesa di “ordine pubblico”, però, si materializzano, quasi tutti, solo a sera. E si materializzano proprio là dove Alexis fu assassinato un anno meno un giorno (quello odierno) prima: ad Exarhia, il centralissimo quartiere alternativo che s’è guadagnato la fama d’essere il più ribelle d’Europa. E là dove la repressione e il suo volto assassino, quella notte del 6 dicembre 2008, fece trovare ai primi rivoltosi d’Exarhia la sponda naturale e immediata:

Atene, piazza Syntagma (Ap Photo)

 

il Politecnico di Atene. Così, fin dalla vigilia, l’appello lanciato dal neo-premier Ghiorghios Papandreu, un nome illustre e un’eredità politica totalmente trasfigurata lungo le generazioni, ha rivelato tutta la sua vuotezza. Papandreu, per mettere le mani avanti di fronte ad un anniversario la cui qualità è annunciata in modo inequivoco dal semplice dato che praticamente tutte le università e le scuole greche sono state occupate nel corso dell’ultimo mese, ma anche per cercare di districarsi dalla perfetta identificazione col predecessore e destro Karamanlis (altro erede dinastico), aveva in effetti parlato al Paese venerdì per dire che il governo socialista è “contro la violenza”, aggiungendo “sia di Stato sia individuale”, e per invocare quindi un “fronte sociale unito” in grado di “prevenire”, appunto, nonché “isolare” nuove scintille di rivolta. Dev’essere che il solo “fronte” a rispondere è stato quello fra i reparti mobilitati…
Persino il ministro dell’Interno, Mihalis Chryssochoydis, s’era in effetti speso ancora ieri nella stessa direzione. Ricordando l’assassinio di Alexis come “un caso di estrema violenza poliziesca” che ha “segnato la vicenda del Paese” e “colpito la fiducia del popolo nella capacità dello Stato di proteggerlo” (fiducia piuttosto immaginaria, vista l’immediata estensione della rivolta d’un anno fa…); lui che non può fare altrimenti avendo dovuto, dopo aver promesso (e disposto) fuoco e fiamme sulla “normalizzazione” di Exarhia, far dimettere il capo della polizia che il governo Pasok aveva esentato dallo “spin-off” pur essendo lo stesso del dicembre 2008, dopo un “errore” come l’arresto in piazza Exarhion dell’antico speaker della radio pirata del Politecnico occupato contro la giunta fascista nel 1973 e attuale esponente di Syriza. Chryssochoydis aveva poi argomentato che “i giovani avevano diritto di prendersi le strade per esprimere il loro disagio e la loro rabbia”, un anno fa; ma “oggi” fa “la differenza” il fatto che “la leadership che provocò questa situazione non è più presente” e dunque “c’è una nuova speranza”. Praticamente, un’apologia preventiva. Il tutto per sintetizzare che le “sole minacce” a dargli “preoccupazioni” sarebbero provenute da “circa 500 elementi anarchici e estremisti stranieri”, in afflusso verso Atene. E così, mentre lo stesso presidente della Repubblica Karolos Papoulias lanciava a sua volta un appello a “ricordare pacificamente l’assassinio di Alexis Grigoropoulos”, dopo averlo definito “una lezione per tutti noi su dove l’arbitrio può portare” e nell’esprimere “solidarietà” alla “famiglia” (che intanto ha dovuto subire l’ennesimo rinvio del processo al poliziotto omicida, spostato esplicitamente per “ragioni d’ordine pubblico” a gennaio e per di più a 150 km da Atene), la capitale greca e dentro di essa le capitali del dissenso e dei comportamenti sociali “pericolosi”, ossia Exarhia e le Università, venivano messe in stato d’assedio.
Così, ancora, l’unica manifestazione fissata per quella pesantissima vigilia che è stata la giornata di ieri, precisamente sul luogo dell’uccisione di Alexis nella piazza Missoloungi che da un anno ha preso il suo nome sulle targhe autoprodotte e nelle menti di tante e tanti, una manifestazione stanziale convocata dalle associazioni dei residenti del quartiere, non ha trovato alcun gesto che parlasse di “dialogo”, intorno a sè. E anziché trovare un allentamento della pressione intollerabile stabilita da mesi con “cordoni sanitari” e raid quotidiani, come quello che giovedì ha scatenato la reazione dei giovani in piazza Exarhion finendo peraltro col bilancio di due poliziotti in ospedale di cui uno grave per il trauma cranico riportato in seguito alle sassate ricevute, la manifestazione nel cuore di Exarhia è stata soffocata. Da un cordone ancora più stretto e moltiplicato esponenzialmente quanto a numeri di poliziotti schierati (2mila fin da subito, anzi prima), subito tramutato in un ulteriore raid approfittando delle prime scaramucce lungo le strade che collegano il quartiere al corso di Akademias e a quello di Pathision.

Il risultato è il frutto dell’intenzione. La cui evidenza non ha fatto che confermare le ragioni della rabbia determinata e della volontà di dare continuità alla rivolta, che animano da sempre il movimento studentesco e non ad Atene e in Grecia. Dunque la capitale ellenica ieri sera, di nuovo, è tornata ad essere il proscenio di quella rabbia e di quella rivolta. Con la novità della prontezza e dell’ulteriore pesantezza dell’intervento poliziesco, che ha letteralmente spazzato il quartiere e chiuso su sé stessi gli Atenei occupati del Politecnico, delle facoltà giuridiche e dell’Assoe, la scuola economica che pure il rettore aveva tentato di tenere sbarrata venerdì e che ha dovuto cedere ai collettivi dopo durissimi scontri con la polizia chiamata a presidiarla. Migliaia di poliziotti e centinaia di pompieri, costretti a seguirli per spegnere subito gli incendi. Solo che ieri doveva ancora venire la notte. E, soprattutto, in attesa delle grandi manifestazioni convocate consecutivamente per oggi alle 13 e 30 e per domani alla mezza ai Propileia, poche centinaia di metri distante dal Parlamento e dal governo, ieri era solo la vigilia: nel Paese sul quale da 2 settimane i vertici economici dell’Ue discutono di come evitare il declassamento dei titoli di stato, per un debito pubblico pari e per un deficit di non molto superiore a quelli dell’Italia.
Anubi D’avossa Lussurgiu, Atene 5 dicembre 2009 

 

 

Atene: altro fuoco, stavolta all’ufficio del sottosegretario alla giustizia

27 novembre 2009 Lascia un commento

Una brevissima notizia dalla Grecia, che di più non si trova e non si troverà a riguardo, molto probabilmente.
I lanci di agenzia di questo genere sono quasi quotidiani da quel paese… l’atmosfera è calda.
Il primo anniversario della morte di Alexis è sempre più vicina… staremo a vedere, purtroppo stavolta da lontano…
ANSA 00.25: Alcuni sconosciuti hanno ieri sera tentato di appiccare il fuoco a un ufficio del sottosegretario greco alla giustizia Apostolos Katsifaras provocando danni materiali ma nessuna vittima. Gli attentatori sono riusciti a introdursi nel palazzo dove ha sede l’ufficio, nel centro di Atene, cospargendo la porta di ingresso di benzina e incendiando il liquido, stando a quanto reso noto dalla polizia. Al momento non vi sono state rivendicazioni ma la polizia ritiene che l’attacco sia opera di esponenti di un movimento anarchico che nei giorni scorsi ha cercato di dare alle fiamme anche un ufficio di un deputato socialista. 

Foto di Valentina Perniciaro _atene in fiamme, dicembre 2008_

 

Approfondimenti sulla Grecia

25 novembre 2009 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Atene, la piazza dove è stato ucciso Alexis, pochi giorni dopo_

Questa mattina è andato in onda su Radio Onda Rossa un primo spazio redazionale sulla situazione greca dopo la rivolta dello scorso dicembre e il cambio di governo di pochi mesi fa. Tra la scadenza del 17 Novembre, anniversario della rivolta studentesca del 1973 scoppiata dal Politecnico d’Atene e “spenta” con carri armati e diverso piombo dai colonnelli, e il primo anniversario della morte di Alexis Gregoropoulous che sarà il 6 dicembre, per 3 mercoledì apriremo i microfoni con una serie di approfondimenti sulle mutazioni del movimento studentesco e anarchico avvenute in questo anno, sulle lotte sociali, sulla situazione dei migranti e dei detenuti (che come lo scorso anno hanno ripreso la mobilitazione contro le loro condizioni di detenzione) e sulle notizie che in queste “calde” settimane arriveranno da Atene e dalle altre città greche. 
Questo il LINK per ascoltare il primo spazio andato in onda questa mattina.

 Intanto un’Ansa di questa mattina, a proposito di Pasok: “Un ordigno esplosivo è scoppiato, ad Atene, davanti all’ufficio del deputato del Pasok e attore Yiannis Vouros, che si trova al quarto piano di un palazzo del centro della capitale greca. L’esplosione e l’incendio che ne è seguito hanno provocato lievi danni.”

“o tu che sei la sola confidenza mia” _Elsa Morante_

21 novembre 2009 1 commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _piccoli passi verso l'innamoramento per Paris_

Tutto quel che t’appartiene, o che da te proviene,
è ricco d’una grazia favolosa:
perfino i tuoi amanti, perfino le mie lacrime.
L’invidia mia riveste d’incanti straordinari
i miei rivali: essi vanno per vie negate ai mortali,
hanno cuore sapiente, cortesia d’angeli.
E le lacrime che mi fai piangere sono il mio bel diadema,
se l’amara mia stagione s’adorna del tuo sorriso.

 

Stupisco se ripenso che avevo tanti desideri
e tanti voti da non sapere quale scegliere.
Ormai, se cade una stella a mezzo agosto,
se nel tramonto marino balena il raggio verde,
se a cena ho una primizia nella stagione nuova,
o m’inchino alla santa campana dell’Elevazione,
non ho che un voto solo: il tuo nome, il tuo nome,
o parola che m’apri la porta del paradiso.

Nel mio cuore vanesio, da che vi regni tu,
le antiche leggi del mondo son tutte rovesciate:
l’orgoglio si compiace d’umiliarsi a te,
la vanità si nasconde davanti alla tua gloria,
la voglia si tramuta in timido pudore,
la mia sconfitta esulta della tua vittoria,
la ricchezza è beata di farsi, per te, povera,
e peccato e perdono, ansia e riposo,
sbocciano in un fiore unico, una grande rosa doppia.

Ma la frase celeste, che la mia mente ascolta,
io ridirti non so, non c’è nota o parola.
Ti dirò: tu sei tutto il mio bene, ad ogni ora
questa grazia di amarti m’è dolce compagnia.
Potesse il mio affetto consolarti come mi consola,
o tu che sei la sola confidenza mia!
_Lettera_ Elsa Morante 

Foto di Valentina Perniciaro _alzare una tegola e trovare centinaia di coccinelle: straordinario_

Scontri ad Atene: il PASOK tiene Eksarxia sotto assedio!

22 ottobre 2009 1 commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _Chiacchiere tra burattini_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene: chiacchiere tra burattini_

La sinistra è al governo da una manciata di giorni e l’aria è totalmente cambiata: la repressione di stato mossa dal PASOK è molto più pungente di quello che Karamanlis aveva messo in piedi fino a questo momento.

Alcuni spazi di agibilità erano intoccabili, in alcuni quartieri la polizia e i suoi infami reparti speciali (M.A.T.) se entravano in determinati quartieri era per provocare un po’, per provare ad acciuffare qualcuno, prendersi qualche molotov addosso e tornare via, nelle strade principali, a pattugliare.

Ora, da poche ore dopo la vittoria del PASOK quartieri come Exarchia hanno già cambiato il loro profilo: dallo scorso dicembre è stato il quartiere roccaforte degli anarchici e di tutti coloro che hanno fatto riferimenti alla grande rivolta di dicembre. I vicoli di Exarchia hanno il profumo della cera delle candele che continuamente vengono accese nel luogo dove fu ammazzato il 16enne Alexis, i vicoli di Exarchia ora sono costantemente presidiati da un imponente schieramento di forze dell’ordine.

Il quartiere è in stato d’assedio dal giorno dopo la vittoria delle elezioni, tanto per dimostrare che la sinistra userà la mano pesante, non marcerà sui corpi come ha fatto il governo precedenti, ma di quei corpi vorrà lo scempio: il nostro buon vecchio PCI sarebbe invidioso di tanta mano libera.

 

Da ieri sera le strade e le facoltà di Atene sono di nuovo in fermento, dopo l’arresto di un esponente del partito di estrema sinistra Syriza e di due giornalisti, poi tutti rilasciati. Gli arresti sono avvenuti ieri sera durante la presentazione di un libro: i reparti speciali sono entrati in libreria (dichiarano che stavano rispondendo ad un assalto) suscitando l’ira di tutti i presenti. Gli scontri che ne sono seguiti hanno portato all’occupazione del rettorato e di alcune facoltà e scuole della capitale e di altre città nel paese: da giorni ormai l’aria del quartiere degli studenti ateniesi è estremamente tesa.

La repressione e i fermi di polizia sono aumentati vertiginosamente e la rabbia s’è unita alle manifestazioni indette per la morte di un migrante pachistano in stato di arresto…..insomma, la capitale dell’Ellade è da tenere sotto controllo.


Bandito il fumo in siria! Incredibile!!

12 ottobre 2009 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro <Tipico ristorante siriano...sapori, fontane, narghilè e profumi>

Non riesco neppure ad immaginarlo.
La Siria ha bandito il fumo nei luoghi pubblici: divieto che comprende anche la shisha, conosciuta meglio come il narghilè.
La Siria ha bandito il fumo: ma com’è possibile? Sono una fumatrice molto felice che in Italia non si possa più fumare nei luoghi pubblici…ma la mia Siria e soprattutto Damasco ed Aleppo non posso proprio immaginarle senza l’alone di fumo in ogni locale, locanda, bottega o negozio.
A Damasco se compri un telo, un legno intarsiato,un’essenza o un vassoio d’argento e rame, se compri una qualunque cosa per cui valga la pena perdere un po’ di tempo a contrattare, c’è tutto un rito che inevitabilmente si svolge sotto i tuoi occhi.

Foto di Valentina Perniciaro <cambiando carboncini al narghilè>

Foto di Valentina Perniciaro _Cambiando carbone sul narghilè_

Un rito che coinvolge il palato e le mani, un rito che sa di thè alla menta, di bicchierini incandescenti per le mani e di una sigara offerta, che raramente si può rifiutare.
Ma questo è solo uno dei lati che coinvolgono il fumo e la socialità di quelle città…anche i pasti, i lunghi pasti composti da decine di antipastini, di tavoli pieni di pietanze che arrivano tutte insieme come una valanga ad incastrarsi tra i piatti e il pane caldo ancora gonfio, sembrano fatti per mangiare, stuzzicare, fumare e poi ricominciare a cercare con le mani avvolte dal pane altri sapori.
E si può andare avanti per ore, spesso passando dal thè finale alla partita a scacchi, senza mai cambiare la propria postazione….se non per svuotare i portaceneri, o per chiamare chi ha il compito di rialzare il calore della brace poggiata sulla stagnola del narghilé.
Quel modo di mangiare induce inevitabilmente al consumo massiccio di tabacco: non è che ti puoi alzare e uscire tra primo e secondo, lì l’orgia di cibo non ha tempi spezzati, non ha gerarchie.
E poi penso a tutti quei locali dove non si consuma altro che thè e backgammon, scacchiere e, appunto, portaceneri.
Sono i locali più belli da osservare, quelli dove le donne son veramente poche e i vecchi signori passano le ore con il tubo del narghilè attorcigliato alle lunghe vesti e la barba lunga che prende l’odore delle essenze che inumidiscono il tabacco.
Sanzioni pesanti per fumatori e proprietari dei locali: stavolta il presidente Bashar al-Assad l’ha fatta proprio grossa !

Assolti….i macellai della Diaz

7 ottobre 2009 Lascia un commento

MEGLIO CHE COPIO E INCOLLO DIRETTAMENTE L’AGENZIA, DI UNA QUARANTINA DI MINUTI FA.
A DIRE/FARE/PENSARE AD ALTRO, ORA, NON RIESCO!

NON PENSO SIA LO STATO A DOVER FARE GIUSTIZIA, NON PENSO CHE CERTI CONTI CON LA STORIA POSSANO PASSARE PER LE AULE DEI TRIBUNALI, MA ALLO STESSO TEMPO SENTO UN BRIVIDO FREDDO CHE SALE….
GENOVA, 7 OTT – Assolti per non aver commesso il fatto l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro e l’ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l’ex questore di Genova Francesco Colucci in riferimento all’irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001. Mentre Colucci è stato rinviato a giudizio. L’ex capo Gianni De Gennaro non era presente alla lettura del dispositivo mentre è in aula Spartaco Mortola. Lo scorso luglio il pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini titolari dell’inchiesta avevano chiesto due anni di reclusione per De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola.(ANSA)

Foto di Valentina Perniciaro _Piazzale Kennedy, G8 2001_

Foto di Valentina Perniciaro _Piazzale Kennedy, G8 2001_

Basalto, beduini e innamoramenti…

2 ottobre 2009 7 commenti

La prima volta che ho toccato quei sassi, immediatamente ho capito che stava cambiando qualcosa.
Che non era una normale scoperta per me, che non era “il nuovo”, che non era infatuazione, ma desiderio di un’unione eterna e indissolubile.
Di quelle contro cui non puoi fare nulla, quelle che ti rubano il cuore dal primo secondo e ti scavano dentro per sempre. 

Foto di Valentina Perniciaro _Bosra: Il basalto, in un amplesso romano-nabateo_

Foto di Valentina Perniciaro _Bosra: Il basalto, in un amplesso romano-nabateo_

Mi è riaccaduto solamente una volta, di provare una simile sensazione, sfiorando il corpo che mi ha fatto perdere la terra sotto i piedi.
Di corpi nella vita se ne incontrano, ma poi la pelle si ferma su uno… la pelle, prima del nostro cervello obnubilato, ti manda quel segnale per dirti che devi fermarti. Che quello che cercavi da sempre è da qualche secondo sotto i tuoi polpastrelli.

Quando ho percorso il decumano di Busra ash-sham per la prima volta, l’innamoramento ha pervaso il mio corpo totalmente.
Un innamoramento che non aveva nulla di platonico, anzi, il desiderio era di toccare, accarezzare, di inserirmi in ogni pertugio del basalto, di arrampicarmi su ogni colonna… desiderio di penetrare e farsi penetrare completamente da colori, odori e millenni.
Passeggiare sui ciottoli neri di Bosra vuol dire avere un amplesso indimenticabile con la storia, con il miscuglio di genti che nei millenni hanno creato un luogo sospeso nel tempo, vero, umile e rurale. Unico, stavolta si può dire.
Bosra, in tutto il continente Siria, è il luogo magico che ho scelto come oasi nei vari anni passati a percorrere quel territorio … è il mio luogo, quello a cui penso ogni volta che sto male, quello che desidero costantemente, quello che mi fa dimenticare la merda di tutti i giorni.
Bosra mi aiuta a sopravvivere nel traffico di Roma, nella vita scandita da un carcere, Bosra mi fa sfiorare la mia pancia scalciante con molta serenità … come se potessi trasmettere anche a lui che può star tranquillo, che malgrado lo schifo che verrà a conoscere c’è anche quello al mondo: ci sono anche certi posti, certi sguardi, certi universi.

Ed oggi, ancora una volta, un pezzo della mia città nabatea-romana-ayyubbide e araba arriva a riempire la mia casa di colori e casino.
Il mio fratellone beduino è in volo…la cosa non può che emozionarmi.
La cosa non può non farmi pensare a…….. quanto vorrei portarvi lì. A voi due, che siete la vita mia.

 

vabbhè, poco delirio….meglio che mi avvio verso l’aeroporto! 

Foto di Valentina Perniciaro _Bosra: il mio beduino in primo piano, dietro di lui, la casa di Adriano_

Foto di Valentina Perniciaro _Bosra: il mio beduino in primo piano, dietro di lui, la casa di Adriano_

per Walter Rossi, come ogni anno

30 settembre 2009 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _da Walter, anno dopo anno_

Foto di Valentina Perniciaro _da Walter, anno dopo anno_

 

Anche oggi ricorderemo, tutte e tutti, il nostro compagno ammazzato dai fascisti (coperti dalla polizia) il 30 settembre 1977 in Via delle Medaglie D’Oro.
Dopo 32 anni, noi saremo sempre lì, con lo stesso rosso nei fiori, con la stessa rabbia nel cuore.
APPUNTAMENTO CITTADINO ALLE 17 IN PIAZZALE DEGLI EROI, per raggiungere in corteo la lapide in Via delle Medaglie D’Oro.
Ore 18 presidio alla lapide.
CIAO WALTER, SANGUE NOSTRO