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Posts Tagged ‘manifestazione’

Egitto: irruzione nell’ambasciata israeliana! una corrispondenza con Radio Onda Rossa

9 settembre 2011 2 commenti

In un post di appena poche ore fa, scrivevo sbigottita di come il muro costruito in difesa dell’ambasciata israeliana del Cairo fosse venuto giù a colpi di martelli e slogan di una folla di persone che da piazza Tahrir si son mosse compatte.
In realtà ora, che è la mezza, la situazione è difficile da comprendere: un’ora fa una parte dei manifestanti, che da ore cantavano sui pezzi del muro distrutto, è riuscita a fare irruzione nell’ambasciata.
Cambio di bandiera: quella israeliana spazzata via da quella egiziana e palestinese.
Migliaia di fogli dell’archivio sono stati lanciati dalle finestre e presi dai manifestanti di cui non oso immaginare lo stato di grazia.

Una nottata che ancora proseguirà per molto e cambia le carte in tavole sul panorama egiziano e mediorientale.
Israele non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali…staremo a vedere.
Intanto vi linko la corrispondenza che ho fatto poco fa in RADIO, per raccontare questa giornata egiziana indimenticabile, mentre in ValSusa i lacrimogeni e le sassaiole fanno da ninnananna!
Che nottata…
ASCOLTA LA CORRISPONDENZA CON RADIO ONDA ROSSA

ore 00.35: si parla di un morto e di quasi 200 feriti

Grecia: “il 3 settembre saremo ovunque, riempiamo piazza Syntagma”

2 settembre 2011 Lascia un commento

Sperando che almeno in Italia lo sciopero del 6 sia imponente e si arrivi alla giornata del 15 ottobre con un po’ di energie e forza….
intanto vediamo come riparte la mobilitazione greca …che in realtà non s’è mai fermata essendoci già 45 facoltà occupate da prima dell’inizio dell’anno accademico.

Annuncio dell’Assemblea del Popolo di Piazza Syntagma sulla mobilitazione del 3 settembre 2011

Il 3 settembre saremo ovunque, riempiamo Piazza Syntagma
Abbiamo cominciato come indignati, abbiamo preso le nostre decisioni, e tra poco ci ribelleremo in massa finché coloro che ci governano non saranno andati via. Fino a quando non butteremo fuori il governo dei mercati e dei banchieri.
Siamo tutti d’accordo che questo movimento, per definizione, non ha bisogno di portavoce, ma soprattutto nel contesto di questo sistema politico ed economico, dove essi potrebbero essere corrotti, e tradire la gente. Vogliamo decidere collettivamente per noi stessi. Chiediamo di prendere le nostre vite nelle nostre mani.
Il 3 settembre (il giorno in cui la prima costituzione greca è stata varata nel 1843, e anche quando è stato fondato il PASOK, partito attualmente al governo) è una data a cui bisogna ridare il suo significato originale.
Il 3 settembre è una data importante per noi. E’ anche il giorno che ci ricorda la “cancellazione” delle aspirazioni del popolo per la democrazia, la libertà e la dignità. Che ci ricorda le bugie raccontate dai nostri governi e la beffa nei nostri confronti.

Non abbiamo illusioni: sappiamo che non possiamo avere una democrazia diretta e il controllo del popolo senza rovesciare il governo, la troika, e l’intero sistema politico ed economico.
Chiamiamo tutti i cittadini alla grande manifestazione e all’assemblea popolare a piazza Syntagma e in tutte le piazze del Paese il 3 settembre 2011 alle 19:00.

PANE-EDUCAZIONE-LIBERTA ‘
UGUAGLIANZA-GIUSTIZIA-AUTONOMIA
LE PIAZZE SIAMO NOI E NOI SIAMO OVUNQUE
DEMOCRAZIA DIRETTA

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Leggi su questo blog: ATENE

Foto di Valentina Perniciaro _nelle notti del Politecnico occupato, nel dicembre 2008_

Arresti, pestaggi, sevizie e torture: Grecia 2011

22 luglio 2011 1 commento

Alle barbarie rispondiamo con la solidarietà

Alba di sabato 9/7, Eksarxeia. Ancora un caso “isolato” di violenza poliziesca: X.K, 22 anni, uscendo da un concerto per la raccolta fondi
a favore degli arrestati durante i scioperi del 28-29 giugno al politecnico di Atene, ha subito un barbaro attacco dai “guardiani della  democrazia” in divisa. Fratture al cranio, alle braccia, alla spalla, alle gambe e danni ai reni sono i risultati delle pratiche dei servitori
del “ministero della protezione del cittadino”.
X.K non solo non ha avuto le cure mediche immediate di cui aveva bisogno ma e’ stato trattenuto a GADA (la centrale della polizia ad Atene) dove ha avuto “un speciale trattamento”, i torturatori versavano dell’acool etilico sul suo corpo. Affronta delle accuse pesanti per reati che comportano anche l’arresto immediato.
Denunciamo gli organi del mantenimento dell’ordine i quali, in maniera sistematica, usano la violenza e fabbricano delle accuse senza  fondamento. Denunciamo il comportamento del pubblico ministero che non ha rilevato nessuna violazione del diritto della legalità borghese anche nel caso di una persona insanguinata e barbaramente picchiata.
Denunciamo il governo che si sta servendo di pratiche totalitarie. Nella Grecia dei memorandum 1 e 2 la sola risposta dello stato alla rabbia
sociale e alla solidarietà sociale è la barbarie. Esigiamo dal potere giudiziario di svolgere il suo ruolo da potere indipendente e a valutare le responsabilità oggettive.
Ritiro immediato delle accuse a carico di X.K.
Solidarietà agli arrestati dei due giorni di sciopero.

Assemblea popolare Xolargos-Papagou (quartieri periferici di Atene, n.d.t.)

Lettera del ragazzo di 22 anni, che è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato arrestato con violenza da una squadra di polizia, mentre lasciava il concerto auto-organizzato dalla stazione radio libera 98 FM al Politecnico di Atene Venerdì, 8 luglio (dopo mezzanotte).

Il 14 luglio un giudice istruttore ha visitato l’ospedale di Erithros Stavros [Croce Rossa], dove C.K. è stato ricoverato, dopo esser stato ferocemente picchiato dai poliziotti il Venerdì, appena fuori dal Politecnico. Il giudice istruttore ha dichiarato che C.K. è “pericoloso per la sicurezza pubblica” e ha emesso la decisione per la sua carcerazione cautelare. Quando ha visto le gravi ferite di C.K., ha avuto l’audacia di dire che “i poliziotti non fanno queste cose” e non si è preoccupata di prendere ulteriori informazioni per quanto riguarda l’incidente.
C.K. è accusato di reato a causa della testimonianza di un poliziotto contro di lui. Noi chiediamo a tutti coloro che erano presenti durante il momento dell’arresto e il pestaggio, un’aiuto per testimoniare in questo caso.

“All’alba di Sabato, 9 luglio, mentre stavo lasciando il concerto al Politecnico (Atene) all’altezza di via Bouboulinas, sono stato improvvisamente attaccato da una squadra di polizia anti-sommossa (MAT), che si trovava in un vicolo vicino. Una decina di uomini dell’unità di polizia anti-sommossa mi ha attaccato picchiandomi violentemente con i manganelli d’ordinanza, ma anche con pugni e calci. Mi picchiavano per lo più sulla testa e sulle costole con grande furia, molti di loro usando i manganelli dal lato di metallo e allo stesso tempo usavano frasi ingiuriose irripetibili.
Dopo pochi minuti, mentre ero sanguinante e in stato di semi-incoscienza mi hanno trascinato sul loro piu’ vicino furgone dove mi hanno lavato con acqua, etilene, alcol e qualsiasi tipo di liquido gli capitasse di avere intorno. Intorno alle 03.45 dopo mezzanotte, sono stato trasferito al quartier generale della polizia. Anche se la mia situazione era davvero brutta, nessuno mi prestava attenzione. Chiedevo un medico, dicendo loro che avevo dolori ma mi hanno risposto che prima dovevano portare a termine le procedure. Mi hanno lasciato sanguinante in un corridoio con indifferenza, nella situazione sanitaria in cui mi trovavo, anche quando ho perso i sensi.
La mattina dopo mi hanno annunciato che ero stato arrestato con l’accusa che… avevo lanciato una Molotov contro la squadra di polizia.
Anche se ho avuto un trauma profondo e una ferita profonda alcuni centimetri al centro del cranio e emorragie in diverse parti del corpo, mi è stato rifiutato il trasferimento in un ospedale adducendo che prima sarei dovuto comparire davanti al procuratore. Dopo mi hanno trasferito al tribunale dove sono stato formalmente accusato di due crimini e due infrazioni (attentato, possesso di esplosivi, disturbo della quiete pubblica e insulti). Poi sono stato trasferito in ospedale.
Dal mio incontro con le forze di ‘sicurezza’, a parte le accuse e il rischio immediato di essere incarcerato temporaneamente, ho ricevuto in ‘dono gratuito’ una serie di lesioni fisiche. Più in particolare, ho subito una frattura al centro del cranio, un profondo taglio in testa che ha avuto bisogno di 9 punti di sutura, un dente rotto, tagli sulla pelle del viso e delle orecchie, la fratturea del gomito e della spalla, una profonda ferita alla gamba che ha avuto bisogno di 10 punti, lussazione del ginocchio, ferite multiple provocate dai forti colpi dei manganelli alle costole e alla schiena, che mi hanno causato un’insufficienza renale.
Sono ricoverati in ospedale sorvegliato da poliziotti che cercano di rendere il mio ricovero ancora più difficile. Sono arrivati al punto di vietare di spegnere l’illuminazione della stanza, richiedendo me e gli altri pazienti di dormire con la luce accesa.
Lo scandalo più grande è che nel documento legale che è stato creato, a parte le false accuse contro di me, non si fà un minimo accenno agli abusi che ho subito. C’è solo la dichiarazione di un poliziotto (nessuno del resto della squadra di polizia vuol mettersi nei guai testimoniando o perché non hanno notato nulla o perchè hanno paura di assumersi la propria responsabilità). L’unica cosa che questo poliziotto ha notato sono stato io mentre lanciavo una molotov e poi che venivo arrestato (tutto secondo la legalità).
Non so ancora se ci sono danni permanenti per la mia salute. Ciò che so per certo, è che volevano uccidermi.
Ecco alcune foto, del risultato del mio incontro con la polizia, chiedo a tutti coloro che hanno assistito all’attacco contro di me o ha qualche materiale fotografico di contattarmi al seguente indirizzo e-mail: solidarity_xk@yahoo.gr.

X.K.”

… e i dieci anni da Genova 2001

19 luglio 2011 19 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _Piazzale Kennedy tra fionde e opliti, Genova 2001_

Foto di Valentina Perniciaro _Piazzale Kennedy tra fionde e opliti, Genova 2001_

Al contrario di dieci anni fa siamo nell’era dell’hashtag, la parola dopo il cancelletto, per caratterizzare e quindi trovare le conversazioni su twitter, nuova piazza internazionale.

Dieci anni fa questa parola non esisteva, dieci anni fa a quest’ora non avremmo mai immaginato di fare la chiamata all’hashtag #carlovive  o #ioricordo o #ioc’ero … dieci anni fa, mentre iniziavamo ad invadere le strade di Genova con i nostri corpi, non pensavamo e non volevamo esser testimoni di quel che è stato.
Eh Carlé?
Figurati tu…che quel giorno sei uscito da casa perché i fumi della rivolta e della repressione (più che altro) stavano coprendo il cielo della tua città. Quel giorno sei uscito, perché non si poteva fare altrimenti: perché in quella grande trappola ci siamo cascati tutti, e tu ci sei rimasto incastrato.
Del tuo corpo è stato fatto scempio con quella camionetta e con tutti questi dieci anni che son passati: guardati intorno Carlo…
ora anche il PD ti dedica pagine e scritti, che uno ad uno li andrei ad acchiappare.
A pochi secondi dalla tua morte… come dimenticare le loro dichiarazioni? Come dimenticare la loro immediata ritirata dalle piazze?
Ora ti ricordano, ora usano il tuo nome…quando ancora non lo avevi, quando ancora non ti chiamavi Carlo Giuliani, quando ancora non eri figlio di tuo padre eri solo un “black bloc morto”, solo un “facinoroso ucciso mentre assaltava i carabinieri”, solo uno di quelli da cui prendere al più presto le distanze.
Poi … questi dieci anni.
Ora tutti ricordano…
sono giorni che twitter e la rete richiedono racconti di chi c’era.

Carlo…in Corso Europa, pochi minuti prima

Raccontiamo dove erano loro…raccontiamo che ad ascoltarli gli avremmo tirato i palloncini pieni di sangue infetto (? che so’ tipo le “molotov all’ammoniaca” della Val di Susa??), raccontiamo di Gianfranco Fini che giorni prima ha comunicato che un obitorio per 500 salme era stato predisposto “per ogni evenienza” e che in quelle ore sedeva ai posti di comando dove tutto è stato deciso.

Parliamo di chi ha voluto per forza dichiarare guerra, sapendo di lasciare per terra qualcuno.
Parliamo dei nostri NON servizi d’ordine.
Parliamo di cosa abbiamo costruito in questi dieci anni.
Parliamo (NE PARLIAMO PERFAVORE?!?!?) dei processi e della cassazione che ora si pronuncerà portandoci via dei compagni per fargli scontare malloppi d’anni di galera. Nel silenzio totale.
Parliamo di tutto, ma non cominciamo col piagnisteo, le autoflagellazioni e gne gne lo Stato com’è cattivo,
con la memoria sterile di chi si ricorda solo le mani dipinte di bianco e tutti gli altri erano infiltrati/stranieri/anarcoinsurrezioterroristislamici ,
Parliamo dei portavoce di quelle giornate, che nessuno di noi ha contestato come avrebbe dovuto.
Parliamo cavolo, parliamo eccome.
Ma non con i #ioricordo che sembra di stare all’oratorio o su una puntata di AnnoZero: parliamo di noi, di quello che abbiamo subito consapevolmente, parliamo di quello che avremmo potuto costruire, parliamo del blocconero e di dieci anni di stronzate,
parliamo di un paese che se non fosse per la Val di Susa (sempre sia lodata quella terra combattente ed orgogliosa) avrebbe cancellato la parola “conflitto” da ogni dizionario.
Parliamo, cribbio, parliamo della memoria dei compagni che funziona a comparti che non comunicano tra loro… che facciamo parliamo di resistenza e confino e poi saltiamo la lotta armata e le leggi speciali?
Che facciamo andiamo da Dante di Nanni a Carlo Giuliani senza passare per Mara Cagol?
Aiuto compà…oggi forse è meglio che io #nonricordo, perchè sono polemica, incazzata e facilmente suscettibile quando affrontiamo questo discorso.
Perché Carlo mi brucia ancora in un modo che odio vederlo sulla bocca di tutti, come tutti avessero il diritto di rivendicarlo.
Carlo è sangue nostro.
Nostro.
LEGGI ANCHE:

Bahrain: anche le buone notizia non hanno alcuno spazio!

14 luglio 2011 6 commenti

Ecco Ayat al Qarmezi, appena liberata! Che foto!!

Non esiste un’agenzia stampa italiana che ne parli, che cosa assurda.
Eppure non è proprio una notizia da poco, nemmeno per la demagogia occidentale, nemmeno per la stampa italiana così misera e provinciale.
Non se ne sono accorte nemmeno le donne in piazza a Siena, le donne del popolo  viola e violetto, rosa e scarlatto.
Tutto tace sulla liberazione di Ayat al Qarmezi, 20 anni, piccola donna velata del Bahrain, grande e coraggiosa donna, dolce e fortissima poetessa, orgogliosa detenuta per 106 giorni.
Con l’accusa di aver letto una poesia in piazza, durante una delle manifestazioni che hanno “invaso” la piazza delle Perle di Manama.
Una lotta completamente pacifica, che ha ricevuto come risposta una repressione pesantissima, con cecchinati qua e là, con retate e rastrellamenti, con persone prese e arrestate dai reparti d’ospedale…con ergastoli, già regalati come fossero acqua.

Ma tutto tace.
Quello sputo di terra tra i due mari non interessa a nessuno: anzi, il merdoso regime che tiene sotto scacco l’intera popolazione va sostenuto e foraggiato…questo è. Anche se non mi ci rassegno.

Ayat dopo la sua scarcerazione racconta di non aver subito torture, fortunatamente, ma ha voluto sottolineare quante ne avvengono nelle celle di quel paese, ai danni di persone che hanno semplicemente partecipato a cortei, o hanno tentato di esprimere il loro pensiero.
Nessuno ci racconta che più di 300 studenti sono stati esclusi ed espulsi dagli istituti dove erano regolarmente iscritti, perché “attentavano alla sicurezza nazionale”, alla sicurezza della famiglia Khalifa, che da 250 tiene in mano il potere.
Gli studenti messi sotto inchiesta ed espulsi hanno subito interrogatori in cui gli si chiedeva se avevano account sui social network (costretti poi a fornire i dati d’accesso), se hanno mai partecipato a cortei nella loro vita, se hanno mai visto piazza delle Perle e in quali occasioni…punto.
Altro non interessa, basta quello per una condanna o per l’esclusione dagli studi.
I detenuti spesso non hanno diritto a colloqui e comunque dai primi arresti di marzo, le famiglie non hanno mai incontrato i loro cari per più di 7 minuti.

Intanto almeno festeggiamo la liberazione di una piccola donna, entrata nella sfera non sempre piacevoli degli “eroi”, per quella poesia urlata al mondo. Mabrook Ayat, buona libertà e buona lotta.

Siria: cecchini, tortura, carcere…what else?

9 luglio 2011 6 commenti

Ogni venerdì è una scia di sangue.
Ogni venerdì le immagini che arrivano sono più raccapriccianti.
Ogni venerdì si cambia luogo, ma la scena è sempre la stessa: forze di sicurezza che entrano in massa in villaggi e città, ragazzi cerchianti, gruppi in borghese che corrono armati sparando sul volto di quelli che incontrano.
Ora è Hama la città assediata e senza respiro.

Syrian Ibrahim Jamal al-Jahamani, who was recently released from Syrian… (AP Photo/Raad Adayleh)

Poi ci sono i racconti dal confine turco, i racconti degli 11.000 che sono saltati al di là del confine e osservano terrorizzati i soldati siriani sulle colline a meno di un chilometro, che pattugliano le zone sfidando i limiti territoriali a caccia di chi scappa.
Poi ci sono i racconti di chi dalle carceri riesce ad uscire: dopo un paio di settimane o mesi di detenzione e soprusi, alcuni riescono a raccontare quello che hanno visto e soprattutto sentito nelle fatiscenti carceri siriane, dove tutto accade.

La storia del giovane Tamer è probabilmente simile a molti altri: ma di lui abbiamo nome e cognome: Tamer Mohammed Al-Sharei, di 15 anni arrestato ad una manifestazione ed uscito morto dal carcere col corpo martoriato.
“Arrestato in un sobborgo di Damasco, è stato massacrato lungo nove eterni interrogatori nei quali il suo corpo è stato brutalizzato in ogni sua parte, dalla testa ai testicoli, con la richiesta di urlare amore e devozione per il presidente Bashar al-Assad.Polso e avambraccio fratturato, denti rotti, il ragazzo ha perso conoscenza ma è arrivato un medico per rianimarlo, gli hanno fatto un’iniezione ed hanno cominciato a picchiarlo di nuovo, per poi lasciarlo per terra come un cane, che non aveva più la forza nemmeno di implorare aiuto ai genitori”, questo racconto è fatto da Jamal Ibrahim al-Jahaman, anche lui arrestato durante una manifestazione a Damasco e rinchiuso in questo centro di detenzione gestito dalla Syria’s Air Force Intelligence, per poi esser rilasciato il 31 maggio dopo circa 5 settimane.

E’ stato lui a riconoscere il corpo del ragazzo in un video che girava in rete: mentre la mamma urlava “questo è mio figlio” davanti a quel che rimaneva del corpo torturato del suo ragazzo, il suo compagno di prigionia l’ha riconosciuto ed ha iniziato a raccontare.
Malgrado la difficoltà di reperire notizie direttamente dalla Siria, quel che circola in rete parla chiaro.
Anche oggi i funerali di alcuni ragazzi sono stati cerchianti: 7 morti, come se niente fosse.
Nel frattempo tiriamo un sospiro di sollievo per un amico che ha riacquistato la libertà, dopo giorni di detenzione…

anche tu ya Bashar, sei destinato a fare una brutta fine.
Lunga vita a chi si ribella, a chi sfida i cecchini, a chi urla libertà!
Da queste immagini si vede bene come si muovono i reparti speciali e le forze di sicurezza…

Comunicato da Syntagma: NESSUN COMBATTENTE NELLE MANI DELLO STATO

8 luglio 2011 Lascia un commento

Festa per un’aiuto economico per gli arrestati del 28 e 29 Giugno al fine di coprire le spese legali e le cauzioni

Il 29 giugno, davanti al parlamento greco...

Comunicato dell’iniziativa di solidarietà di supporto economico agli arrestati durante lo sciopero generale del 28 e 29 Giugno :

Questa iniziativa è stata creata Venerdi 1 Luglio in solidarietà verso con le persone arrestate. Il proposito della nostra iniziativa è quello di raccogliere  le alte spese delle cauzioni e delle spese legali imposte con tempi ricattatori in una settimana.

Agiamo in via indipendente e non siamo associati con l’assemblea popolare di Piazza Syntagma anche se non agiamo altresi in’contrapposizione con i loro sforzi di raccogliere fondi per aiutare gli arrestati .
Dovremmo ricordare che abbiamo partecipato all’assemblea popolare di piazza Syntagma, abbiamo letto il testo originale della nostra iniziativa e abbiamo girato sul posto con una scatola per raccogliere fondi.
Tuttavia, per ragioni ideologiche, abbiamo rifiutato di sottoporre il testo con una delibera in modo da essere ‘legittimato’ dall’assemblea della piazza e, infine essere inserito come loro procedura.

Un importo di 2.700 euro è stato raccolto finora dalle scatole che abbiamo fatto girare in vari eventi socio-politici, ma anche dai contributi spontanei.
Lo sforzo per gli aiuti finanziari continuerà con una festa Giovedi, 7 Luglio sulla collina di Strefi (Exarchia, Atene).
Cerchiamo di essere tutti lì!

NESSUN COMBATTENTE NELLE MANI DELLO STATO

Iniziativa di aiuto economico per gli arrestati del 28 e 29 Giugno
solidaridad2829@yahoo.gr
 

Il Bahrain sentenzia: ERGASTOLO

22 giugno 2011 6 commenti

Nel silenzio totale del pianeta intera il Bahrein prosegue con la repressione: prima a suon di fucilate nelle piazze, ora con il carcere a vita per gli attivisti catturati.  Fine pena mai, ergastolo, perpetuità per dieci esponenti del movimento d’opposizione, leader sciiti che avevano partecipato e fomentato le proteste, completamente pacifiche, dei primi mesi di quest’anno. Al-Jazeera parla anche di diverse condanne minori (un massimo di cinque anni) per altri prigionieri.  I condannati all’ergastolo lo sono per “complotto in favore di un colpo di stato”.

Chissà se il mondo se ne accorgerà.

Atene: è aria di rivolta! “LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO”

15 giugno 2011 9 commenti

REUTERS/Pascal Rossignol

Alle dieci di sera, orario in cui apro finalmente questo blog, le persone presenti a Syntagma, la piazza del parlamento greco ad Atene si aggirano intorno alle 30.000. Una piazza che da questa mattina non ha vissuto un secondo di tregua, una piazza che alle 8 già vedeva i manifestanti iniziare ad ammassarsi e dodici ore dopo ( di cui molte di scontri pesanti e un lancio di lacrimogeni a tappeto difficile da dimenticare) sono ancora lì.
La giornata dell’ “ora parliamo noi”, dell’ennesimo sciopero generale paralizzante in un paese non piegato ma spezzato dalle riforme d’austerity decise dai grandi killer della finanza globale, come il Fondo Monetario.
Un paese piegato e incazzato, che non intende piegarsi più, che si definisce esausto ma contemporaneamente dimostra di avere delle energie che noi ci sogniamo. Perché sono anni che il movimento greco si struttura e si espande: dall’assassinio di Alexis, nel dicembre 2008, il livello di consapevolezza, di organizzazione e di scontro s’è alzato vertiginosamente cambiando forme e colori continuamente.
Dalle proteste radicali di studenti e migranti, che per un mese hanno bruciato Atene e Salonicco, le lotte operaie e dei portuali, così come di molte altre categorie hanno insegnato alla popolazione tutta cosa vuol dire riappropriarsi almeno della propria dignità.
Gli apparati della repressione oggi si sono mossi come son soliti fare ad Atene: normali reparti celere affiancati ai M.A.T., ma soprattutto al gruppo DIAS/DELTA, gli scagnozzi in motocicletta, che oggi hanno bastonato e caricato continuamente, per poi prenderne comunque tante.
Difficile fermare tanta rabbia e determinazione.

REUTERS/Pascal Rossignol

“PANE, EDUCAZIONE, LIBERTA’: LA GIUNTA NON E’ FINITA NEL 1973”, scandito da migliaia di persone, dopo un MPATSI, GOURUNIA, DOLOFONI (GUARDIE MAIALI ASSASSINI), lo slogan che dalla morte d’Alexis non ha mai smesso di rimbombare per le strade dell’ellade.
La piazza è stata territorio di guerra per molte ore, tanto che anche dentro la fermata della metropolitana sono stati lanciati moltissimi lacrimogeni e ancora non si riesce ad avere idea del numero di feriti.
La cosa che sembra apparire chiara è che la Grecia ha voglia di cambiare, ha voglia di prendere in mano il proprio futuro, ha voglia di parlare di RIVOLUZIONE.
Ha voglia di farla.

LA DEMOCRAZIA E’ NATA QUI E QUI LA SEPPELLIREMO!

REUTERS/John Kolesidis

La carriera di un boia: SPARTACO MORTOLA

6 giugno 2011 7 commenti

I condannati per reati politici non potranno votare per i referendum: nemmeno per i referendum, per l’acqua loro e dei loro figli. Non potranno votare perché lo Stato gli ha dato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici: niente voto (io ne sarei orgogliosa eh!), nemmeno nelle consultazioni referendarie.

Spartaco Mortola invece ha un percorso giudiziario molto diverso.

la merda Spartaco Mortola

Funzionario di Polizia, nel luglio 2001 (dieci maledetti anni fa) era dirigente Digos per le strade di Genova, dove tutti noi eravamo.
Rappresentava lo stato quel giorno, con la sua faccia da boia.
Lo rappresentava per la divisa che portava e infatti ha preso 3 anni e 8 mesi per i falsi verbali d’arresto nella scuola Diaz dove i suoi uomini hanno compiuto un massacro di rara portata; rappresentava lo stato quando ha preso 14 mesi per aver indotto a falsa testimonianza l’allora questore di Genova Francesco Colucci e rappresentava lo stato quando in primo grado e in appello veniva interdetto dai pubblici uffici per 5 anni.
Niente di tutto ciò è esecutivo: bisogna aspettare la Cassazione.
I vertici della polizia non hanno aspettato la Cassazione.
In attesa di una condanna che sicuramente andrà definitiva, il boia Spartaco Mortola ha fatto un bel salto di carriera, diventando QUESTORE.

Ma sti cazzo de indignados non se indignano?
Esistono? Perché se esistessero probabilmente Mortola non sarebbe diventato questore…e c’avrebbe ‘na paura!

giornata iniziata proprio male!

Egitto: attaccati i manifestanti. Il vecchio regime va a gonfie vele…

15 Maggio 2011 1 commento

Cavolo. Come si innervosisce facile questa polizia egiziana. Eppure non è stata così rapida nell’intervenire ad Imbaba, qualche giorno fa, in quel delirio interreligioso che ha fatto una manciata di morti. In tarda serata, oggi, un fittissimo lancio di lacrimogeni,praticamente tutti a colpire sul corpo dei manifestanti che presidiavano l’ambasciata israeliana, nel giorno della Nakba, e dell’uccisione di 10 persone, tra i diversi confini “violati” d’Israele (la Palestina occupata da Gaza, Libano e Giordania, e le Alture del Golan occupate). Nessun movimento brusco, nessuna provocazione od assalto, la piazza è stata attaccata improvvisamente: alla nostra mezzanotte si contano già 25 persone ferite e un ragazzo in fin di vita.
La quantità di manifestanti, da quel che batte la rete in modo frenetico è in continuo aumento, in un’atmosfera che in molti descrivono simile a quella di Tahrir, che visto il livello di repressione stasera sembra essere più che lontana. Il regime di Mubarak è solido al suo posto…per la liberazione c’è molto da fare ancora popolo di piazza Tahrir…

Daraa, Siria: guardate questo video

15 Maggio 2011 1 commento

Questo video gira da pochi minuti in rete e sta rimbalzando sui social network.
Non ha una data precisa, è stato girato a Daraa, la città siriana dove è iniziata la rivolta e dove la repressione delle forze di sicurezza ha colpito maggiormente, con il reggimento manovrato direttamente dal fratello del presidente.
Questo è quel che accade da un po’. Il video è duro, molto, ma questo è ed altre parole non riesco a trovarne

Cariche ad Avigliana, contro chi blocca i treni della morte!

9 Maggio 2011 1 commento

La polizia picchia duramente i manifestanti che occupavano pacificamente i binari: diversi feriti ad Avigliana per permettere il passaggio del treno radioattivo. Rilevati col contatore geiger tassi di radioattività molto significativi.

Ancora una volta le forze dell’ordine mostrano il loro volto più becero e gratuitamente violento. E non è la prima volta che quest accade in Val Susa. Ad Avigliana, così come a Vercelli e a Chivasso, la serata era iniziata molto presto, con un presidio popolare fin dalla prima serata. In valle Si era organizzato anche un concertino con gruppi locali. Quando era ormai chiaro che il treno non sarebbe passato dalla stazione di Chivasso, dov’era attivo un presidio di un’ottantina di attivisti No Nuke, una trentina di compagi sale ancora in valle per dare man forte all’imbuto insomontabile per il passaggio del treno carico di scorie. A questo punto, con i rimasti svegli dalla serata pecedente, sono circa 200 persone presenti tra valligiani e torinesi.

Un’assemblea snella passa al vaglio le possibilità d’azione e l’opzione più praticabile e ondivisa da tutti/e è quella di sedersi compattati e chiusi a mo’di cordone, occupando i tre binari della stazione di Avigliana. Qualcuno si incatena anche. Arrivano le forze dell’ordine e subito circondano gli occupanti dai 4 lati. Quindi iniziano ad alzarli e cacciarli d forza. Ma la resistenza e la determinazione popolare non demordono. Dopo 10 minuti di fatica e scarsi risultat i primi Carabinieri iniziano a perdere il controllo e partono i primi calci e pugni per sganciare i/le più inossidabili. La gente reagisce e partono le manganellate per spingere tutti fuori dall’area dei binari. La gente reagisce in maniera composta ma determinata. Particolare accanimento contro alcuni/e manifestanti/: un ragazzi rischia di cadere da 3 metri sulla scalinata che porta al sottopassaggio.  Uomini e donne della valle, indignati/e, inveiscono contro il comportamnetio delle forze dell’ordine. Dopo qualche minuto giungono altri drappelli a circondare anche il piazzale antistante la stazione. Arriva perfino un plotone di Finanzieri.

Dopo una ventina di minuti passa il treno-civetta, quindi il treno carico di scorie e infine quello della scorta militare. La gente accompagna il passaggio dei convogli con fischi e e grida. Passato l’ultimo treno, le forze dell’ordine si ritirano drappello per drappello salutati da una marea di insulti e fischi. Anche questa volta un altro treno carico di morte nucleare è passato ma non è detto che la prossima volta non ci sarà ancora più gente ad attenderli. Per impedire il passaggio di un comvoglio radioattivo senza che alcun avviso o dibattito sul e dal territorio ne autorizzi il transito. In luoghi, oltretutto, densissimamente popolati.

Questa serata, organizzata in meno di 72 ore, ha visto una partecipazione molto significativa. La strada che per bloccare il nucleare è ancora molto lunga. Di questi trasporti “eccezionali” ne sono previsti altri 7o 8 durante l’anno.

Staremo a vedere.
Questo è solo l’inizio. A sarà dura!

Ascolta l’intervista a Massimo Greco della Rete Nazionale Antinucleare che ha partecipato ai blocchi
Massimo Greco ci racconta dell’aumento del livello di radioattivita’ registrato durante il passaggio del convoglio
Questi trasporti di rifiuti radioattivi sono stati autorizzati da un accordo tra il governo francese ed italiano, nel quadro di un contratto concluso tra Areva e la societa’ Sogin .
Sentiamo le considerazioni finali di Massimo Greco


Ispezioni in carcere, chiunque può accompagnare i parlamentari

5 Maggio 2011 1 commento

Non siamo abituat@ alle buone notizie ma questa volta è innegabile.
Avevamo parlato proprio pochi giorni fa del processo che si sarebbe svolto contro le mamme di una compagna e un compagno e la consigliera regionale Anna Pizzo, per un ingresso in carcere che secondo la magistratura era illegale. Quando di legale quegli arresti avevano veramente poco, visto l’impianto accusatorio, poi caduto.
Delle mamme che riescono a vedere i loro figli, privati della possibilità di aver colloqui, attraverso l’accompagnamento di un parlamentare (o consigliere regionale) in visita in carcere.
C’è stata la piena assoluzione, e ne sono entusiasta

Assolta la consigliere regionale Anna Pizzo
Ispezioni in carcere, chiunque può accompagnare i parlamentari

di Paolo Persichetti, Liberazione 6 maggio 2011

I parlamentari o i consiglieri regionali che conducono visite ispettive nelle carceri possono avvalersi dell’ausilio di accompagnatori di loro scelta. Membri del governo, parlamentari europei, sindaci e presidenti della provincia, magistrati a capo dei tribunali e delle procure dove hanno sede le carceri, presidenti delle Asl competenti per territorio, garanti dei detenuti ed altri ancora. E’ piuttosto ampia, anche se ancora del tutto insufficiente per rendere le mura delle prigioni trasparenti, la schiera di figure istituzionali che possono entrare nelle carceri per condurre visite ispettive senza previa autorizzazione. Nel corso delle visite queste autorità possono avvalersi delle presenza di accompagnatori, anche questi autorizzati a varcare la soglia degli istituti di pena senza necessità di nessuna autorizzazione. Lo prevede l’articolo 67 dell’ordinamento penitenziario.

Rivolta di Attica, 1971

Una prassi consolidata, che tuttavia non è indicata nella norma, contiene il numero degli accompagnatori ad un massimo di due a testa. L’amministrazione penitenziaria non ha alcuna autorità per introdurre limitazioni ad una norma di legge. Lo ha ribadito ieri con una decisione lampo il gip del Tribunale di Roma, chiamato a pronunciarsi su una denuncia depositata nel dicembre 2009 dalle direzioni del carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia femminile contro l’allora consigliera presso la regione Lazio, Anna Pizzo, insieme alle due persone che l’avevano accompagnata durante le visite nei due istituti di pena. Si trattava delle madri di due giovani di un centro sociale della Capitale, il Macchia rossa, situato nel popolare quartiere della Magliana e finito al centro di un teorema accusatorio ispirato da alcuni esponenti locali del Pdl, ex An, che avevano come unico scopo quello di sloggiare l’occupazione, da parte di una decina di famiglie senza casa, di una scuola abbandonata da anni. Occupazione che ostacola la realizzazione di alcuni lucrosi progetti speculativi (cf. Liberazione del 10 dicembre 2009).
I due, Gabriele e Francesca, erano finiti in carcere e si trovavano in isolamento. Poche settimane prima, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, Stefano Cucchi era morto nel reparto carcerario dell’ospedale Pertini dove era finito dopo le percosse subite prima di passare davanti all’udienza di convalida dell’arresto in tribunale. Sui media campeggiavano da giorni polemiche e denunce sulle condizioni in cui si svolgevano i fermi nelle stazioni dei carabinieri e nei sotterranei del tribunale di piazzale Clodio. La visita in carcere venne realizzata per verificare le condizioni di salute e di detenzione dei due giovani e nel rispetto delle procedure previste. All’ingresso dei due istituti la consigliera regionale e le due donne che l’accompagnavano si videro obbligate a compilare un prestampato dell’amministrazione penitenziaria nel quale era indicata, senza altra possibilità di scelta, la funzione di “collaboratore” (da intendersi come figura stabile e continuativa) per qualificare il ruolo di accompagnatrici. Nel declinare le loro generalità le due donne fecero presente di non rientrare in quella fattispecie, ma poiché la burocrazia penitenziaria non prevedeva altre possibilità furono costrette a riempire l’unica casella esistente. Sulla base di queste dichiarazioni, in qualche modo “imposte” per un’imperizia burocratica dovuta ad una forzata interpretazione restrittiva della legge, le direzioni dei due istituti hanno successivamente inviato una segnalazione in procura provocando l’apertura d’ufficio di un procedimento penale per false dichiarazioni. «Il fatto non sussiste», ha stabilito il Gup.

Siria: l’assedio di Daraa peggiora

30 aprile 2011 Lascia un commento

Il border Siria-Giordania continua ad essere chiuso ermeticamente.
La popolazione, che in massa ha tentato di raggiungere il Libano tra ieri
e l’altroieri, non può muoversi liberamente verso il meridione mesopotamico.

La prima pagina del sito del governo siriano, hackerato ieri 😉

Oggi ad Al-Ramtha, città giordania situata proprio sul confine, s’è tenuta una massiccia manifestazione di solidarietà nei confronti dei cittadini siriani e soprattutto per gli abitanti della città di Daraa, ormai sotto assedio militare da tempo.
Scontri anche interni all’esercito si sono effettuati in questa città a maggioranza drusa: il quarto reggimento è giunto in tutta rapidità da Damasco per cannoneggiare i “colleghi”del quinto, che in massa s’erano rifiutati di sparare e cannoneggiare contro i manifestanti o le abitazioni.
Una città tagliata fuori dal mondo, priva di cibo e riserve d’acqua, con un coprifuocopermanente e manifestazioni continue attaccate a colpi di cecchino.
Importante da sottolineare è che la gestione del reggimento che sta cannoneggiando la popolazione dell’Hauran è tutta in mano del fratello del presidente Assad. E’ lui in persona a gestire l’attacco.
Le immagini dei cadaveri ammassati nei corridoi della moschea centrale lasciano senza parole.
Ieri i morti dell’ennesimo venerdì di sangue sono stati 27: centinaia le città scese in piazza e più di 10.000 persone vicino alla moschea Omayyade di Damasco (questa si, una novità).
Oggi, venti nuovi tanks hanno fatto il loro ingresso a Daraa…

ORE 11: diversi testimoni raccontano ad Al-Jazeera che l’esercito sta usando armamenti pesanti contro la popolazione nella città vecchia di Daraa. Nel quartiere di Karak sono già quattro le palazzine colpite e rese inagibili
ORE 13.30: I cannoneggiamenti proseguono pesanti a Daraa, soprattutto nei quartieri circostanti alla Moschea di Omar. Truppe sono state “scaricate” anche dagli elicotteri militari. Circa 300 militari si sono uniti alla popolazione in lotta.
La polizia segreta ha fatto irruzione a casa di Sheikh Ahmad al-Sayasneh, imam della moschea, accusato di essere uno dei fomentatori della rivolta: suo figlio, interrogato per ore, non ha dato comunicazione della sua posizione. Infatti poi è stato ucciso

Sotto processo le mamme di compagni e compagne: vergogna!

28 aprile 2011 Lascia un commento

Il 5 maggio p.v.si avvierà l’udienza che vede come imputate le mamme di Francesca e Gabriele e l’ex consigliera regionale di SEL Anna Pizzo.

Il 14 settembre 2009 viene messo in atto un assurdo e scenografico arresto dei compagni, della compagna e di alcuni occupanti della ex scuola 8 marzo. Tali arresti, voluti dal PDL romano, si basavano su accuse false ed infamanti con l’unico scopo di bloccare una piccola lotta sociale in corso che vedeva protagoniste alcune decine di famiglie che, con i compagni del C.S.O.A. Macchia Rossa, avevano occupato l’ex scuola 8 Marzo abbandonata da anni.

Il giorno dopo gli arresti, le mamme di Francesca e Gabriele, accompagnate da alcuni consiglieri regionali, si recano in visita presso il carcere di Regina Coeli e Rebibbia. Il direttore di Regina Coeli Mauro Mariani denuncia la presenza della madre di Gabriele che in quanto familiare diretto non poteva vedere il proprio figlio prima dell’interrogatorio di garanzia. Il suo zelo contagia anche a direttrice di Rebibbia Femminile dr.ssa Zainahi, che a posteriori denuncia la madre di Francesca. La comunicazione della chiusura delle indagini ed il provvedimento di rinvio a giudizio per le mamme e per la consigliera Anna Pizzo seguono di lì a poco con sospetta tempestività, quando i compagni e la compagna erano ancora agli arresti domiciliari.

Le mamme e la consigliera Anna Pizzo sono entrate in carcere perché conoscono la violenza che regna all’interno delle caserme, dei commissariati e degli istituti penitenziari. E’ di soli pochi giorni più tardi l’agghiacciante notizia della morte di Stefano Cucchi: ragazzo assassinato per mano di carabinieri, agenti di polizia penitenziaria e medici dell’Ospedale Pertini, quelli cioè che dovrebbero essere i tutori della legge, delle buone condizioni di vita all’interno delle carceri e assicurare l’assurdo concetto di “rieducazione” e di quelli che dovrebbero garantire il diritto alla salute ed alla vita. Ma le nostre madri non vengono dalla montagna del sapone, Sconvolte politicamente e ed ancor più emotivamente dall’arresto e da una campagna stampa che ci dipingeva come dei mostri, degli aguzzini, dei razzisti, guerrafondai , dei ladri e come cioè persone prive di qualunque scrupolo, hanno voluto costatare con i loro occhi, che ai loro figli non fosse stato torto un capello. Hanno voluto con la loro presenza dimostrarci la loro vicinanza e solidarietà, per un arresto ingiusto che si era abbattuto su di noi e che stava infamando un intero movimento.

L’aver rinviato a giudizio le mamme e la consigliera Anna Pizzo, è soltanto l’ennesimo tassello di un accanimento giudiziario ed una campagna diffamatoria, come non se ne vedevano da molti anni e che da aprile 2009 ha intessuto la cronaca della ex scuola 8 marzo. Crediamo che questa udienza sia l’antipasto di un boccone ben più ghiotto che vuole mettere a processo non solo i compagni e la compagna ma attraverso loro anche un intero movimento come quello per il diritto all’abitare , che si organizza e lotta. Questo processo vuole mettere alla sbarra la capacità di tanti/e di autodeterminarsi e sottrarsi al ricatto del affitti a nero e dello sfruttamento e riconosce nella lotta e nello strumento della autorganizzazione l’unica possibilità di riscatto politico e sociale.

CSOA Macchia Rossa
Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa

Siria: 23 aprile, in costante aggiornamento

23 aprile 2011 1 commento

Mentre più di 150 pulmann escono dalla città di Daraa per andare a portare omaggio ai corpi degli uccisi di ieri, mettiamo un resoconto parziale delle vittime pubblicato da Al-Jazeera. Le organizzazioni per i diritti umani del paese parlano di 103 uccisi: tra le vittime di ieri si registrano anche diversi bambini.
Homs: 21 – Bab Amr in Homs: 3 – Teldo in Homs: 1 – Damascus: 3 – Kaboon: 4
Madamia in Rif Dimashq: 9 – Zamalka in Rif Dimashq: 3 – Jobar in Damascus: 2
Darayya in Damascus: 4 – Harasta in Rif Dimashq: 5 – Duma in Rif Dimashq :  5
Al Hajjar Al Aswad in Rif Dimashq: 4 – Ezra in Daraa: 32 – Al Herak in Daraa: 1
Hama: 5 – Latakiya: 1
Qui in continuo aggiornamento i nomi e le età.

Alle nostre 13 arriva la notizia di molte gambizzazioni effettuate da diversi cecchini contro i cortei funebri, soprattutto nel quartiere suburbano di Duma, a pochi passi dalla capitale. Le vittime di questo cecchinaggio sui funerali sono già tre: i cecchini sembrano essere posizionati sui palazzi del partito Baath.

14:00 Quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro il funerale di Duma erano circa 50.000 i manifestanti che avevano davanti. Le ultime notizie mutano il bilancio a 7 morti, tutti come sempre completamente disarmati e colpiti a distanza da cecchini.
14.15: imposto coprifuoco nel sobborgo damasceno di Barze. I reparti dei servizi di sicurezza impediscono alla popolazione di uscire di casa.
Ci aggiorniamo più tardi

Siria: il “grande venerdì”, il più sanguinoso

22 aprile 2011 Lascia un commento

Doveva essere il “grande venerdì”, quello dove tutta la popolazione, di tutte le confessioni religiose e le etnie avrebbe dimostrato contro il regime di Assad e del partito Baath. Una mattanza… il fitto lancio di lacrimogeni che ha investito tutte le piazze siriane, da Damasco all’estremo nord est kurdo di Qamishli, è stato quasi immediatamente sostituito dagli spari delle forze di sicurezza sui manifestanti.
Spari per uccidere, spari per lasciare a terra quanti più morti possibile: 74 sembra essere il numero ufficiale definitivo.
Mai fino a questo momento c’era stato un simile bilancio nelle piazze siriane, mai nemmeno una folla simile aveva invaso così tante città contemporaneamente.
Le zone più calde, e quindi col più alto numero di assassinati, sono sempre le solite: la regione di Homs, quella dell’Hauran da dove tutto è iniziato, e il kurdistan… ma oggi i cortei erano ovunque, dalle città contadine a Deir ez-zour, persa nella mesopotamia desertica, sulle sponde dell’Eufrate.

Per quanto riguarda l’Hauran, dove da Daraa tutto è iniziato qualche settimana fa, è la cittadina di Izraa oggi quella il cui nome salta da un’agenzia all’altra: 20 morti sono arrivati in spalla ad altri all’interno della moschea principale, dove in tanti donavano il sangue. I video che circolano a centinaia in rete raccontano una Siria sconosciuta fino a questo momento ai nostri occhi.
La televisione di stato ha ignorato per l’intera giornata la fila di corpi che si ammassavano nei vari cortei; comunicavano invece che il buon governo Assad sta lavorando sodo per togliere definitivamente ogni traccia delle leggi speciali dando la possibilità di manifestare previo richiesta di autorizzazione al ministero degli interni. Insomma, 70 morti e passa…per una mancata richiesta d’autorizzazione.
Per la prima volta era una piazza chiamata non solo dal tam tam telematico e non ma un comunicato a firma dei “comitati locali per il coordinamento” chiedeva di scendere in piazza e sfidare i divieti per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici e lo smantellamento dell’attuale apparato di sicurezza. Per la prima volta una sigla trasversale, un tentativo di organizzazione, che porta la firma di numerose teste straniere o comunque residenti fuori dal paese.
Mentre si dibatte su chi manovra questa massa siriana anti-regime, decine di persone vengono uccise dal regime in un crescendo sempre più preoccupante.

[Manifestanti di Deir ez-zour abbattono una statua di Assad]

Siria: donne a bloccar autostrade

13 aprile 2011 2 commenti

Una  giornata di lotta interamente al femminile quella di oggi in Siria.

Foto di Valentina Perniciaro _Aleppo e le sue donne rosse_

La prima località è stata Baida, piccolo villaggio a qualche decina di kilometri da Banias, cittadina costiera. Dalla mattinata quasi cinquecento donne sono scese in strada chiedendo la scarcerazione dei loro compagni, figli e mariti, arrestati dalle forze governative durante le precedenti manifestazioni, che in quella zona sono state forti e hanno visto cadere a terra decine di persone.
Dopo un paio d’ore dall’inizio della mobilitazione si sono spostate sull’autostrada che porta a Latakia e poi al confine turco, bloccandola. ” Le donne di Baida stanno bloccando l’autostrada, vogliono indietro i loro uomini” è stato il lancio dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. In queste settimane, nel solo villaggio che oggi manifestava, sono stati arrestati 200 residenti e due persone sono rimaste uccise durante gli scontri.
Dall’inizio delle proteste contro il presidente Bashar al-Assad e tutto il potere che detiene nelle mani, i morti ufficiali sono duecento: il governo continua a bombardare la popolazione dicendo che il tutto è opera di “infiltrati” provenienti dall’estero che vogliono destabilizzare il potere.

Centinaia di altri ” infiltrati”, in gran parte studenti, hanno invece manifestato nella città settentrionale di Aleppo, seconda per importanza e numero di abitanti nel paese. Nel campus che circonda la facoltà di lettere studenti e forze di sicurezza si sono scontrati per molto tempo, prima che i gas disperdessero tutto: si parla di soli quattro arresti, almeno sulla stampa ma molte testimonianze parlano di pestaggi selvaggi portati avanti da agenti in borghese. A cui dopo poco si son aggiunti dei “civili”, sostenitori del regime. Le manifestanti fermate sono state rilasciate poco dopo.

Anche l’università di Damasco ha vissuto diversi momenti di mobilitazione in giornata.

Siria: leggi antiterrorismo in costruzione e rivolte carcerarie…

5 aprile 2011 Lascia un commento

Giornate di fuoco, che non mi lasciano tempo nemmeno di capire cosa accade nella mia amata Siria, così scombussolata dagli eventi da quando alcune città sono scoppiate in movimenti di insorgenza popolare repressi immediatamente nel sangue dalle forze di sicurezza siriane.

Foto di Valentina Perniciaro _La Siria e i suoi cacciatori di monete antiche_

Il presidente sembrava aver giocato di fino, con le dimissioni del governo e la proposta di cancellare le leggi speciali che da 43 anni dominano la scena politica e sociale di quel paese; ha puntato sulla retorica della resistenza al nemico sionista, ha puntato sul carisma di presidente giovane e capace di tenere le redini anche in anni bui e sotto attacco internazionale. Sembrava aver giocato di fino, forte anche di grandi manifestazioni di consenso popolare…
poi di nuovo il piombo, venerdì scorso.  Il venerdì dei martiri, dove la rabbia per i propri morti aveva riempito le strade in modo prettamente pacifico, i cortei sono stati attaccati inaspettatamente, in diverse città, da colpi d’arma da fuoco che hanno lasciato più di venti persone a terra. Altre venti, a cancellare la retorica del giorno prima di Assad… il governo poi comunica a chiare lettere che entro venerdì (altra giornata in cui sono chiamate alla mobilitazione migliaia di persone) sarà pronta una nuova legge terrorismo ispirata ai modelli legislativi di USA, Francia e Gran Bretagna “per assicurare dignità e sicurezza ai cittadini”.

Una delle celle del carcere di Lattakia

Insomma, si tolgono le leggi speciali peggiorandele con una legge antiterrorismo tutta occidentale (nel frattempo è stato anche sospeso il campionato di calcio, per evitare qualunque rassembramento).

A Lattakia, città costiera che dopo la meridionale Daraa ha visto gli scontri più duri con le forze di sicurezza, ieri è scoppiata una rivolta all’interno del carcere. L’agenzia siriana Sana parla di venticinque prigionieri ricoverati, di cui otto morti a seguito delle gravi ustioni riportate a causa dell’incendio appiccato ad alcuni materassi. Da un carcere di cui probabilmente non sapremo mai molto, è stata rilasciata l’attivista Suhair Atassi, che si trovava in regime di detenzione dal 16 marzo, mentre manifestava sotto la sede del ministero degli Interni per il rilascio di altri prigionieri.

 

Siria: si dimette l’inutile governo

29 marzo 2011 2 commenti

Questa mattina il presidente Assad aveva fatto sapere di probabili dimissioni in giornata del governo e alla fine così è stato. Naji al-Utri, inutile premier siriano dal 2003, ha annunciato oggi le sue dimissioni, immediatamente accettate dal presidente.

Foto di Valentina Perniciaro _La foto del presidente Bashar al-Assad sul vetro dei taxi...qui, durante l'attacco israeliano al Libano del 2006, s'era aggiunta la bandiera Hezbollah_

Questo cambio di governo è una delle tappe tra le riforme velocemente annunciate da Bashar al-Assad allo scoppio delle rivolte anche nel suo paese, con solamente qualche settimana di ritardo rispetto ai paesi arabi del Nord-Africa. Un presidente cha ha guardato terrorizzato la fine di Ben Ali e Mubarak e che ha cercato in tutti i modi di tenere bassa la tensione…fino a Daraa, cara città drusa dell’Hauran.
Dopo Dara’a l’atteggiamento del figlio di Hafez al-Assad, il “leone siriano”, è stato ovviamente duplice: da una parte la repressione immediata e feroce, dall’altra un tentativo di calmare le acque con una carrellata di riforme annunciate, tra cui lo scioglimento dell’attuale governo in carica.
Un governo che definire fantoccio è quasi un eufemismo: il potere siriano è tutto nelle mani del presidente, della sua famiglia (insieme ad un altro paio di altre famiglie alawite), del partito Baath e dei tanti corpi di sicurezza (difficile capirci qualcosa tra le mille divise che si aggirano in quel paese). PUNTO. Questo è il governo siriano, da quarantanni.
Fa un po’ ridere quindi questo pomposo annuncio, perché tutta la popolazione siriana è consapevole di quanto sia inutile Naji al-Otari e tutto il suo staff, o quello che potrà succedere a loro.

Foto di Valentina Perniciaro _failed in love for Dimashq_

Nel frattempo la Siria si spacca nelle sue strade con numeri molto più impressionanti rispetto agli altri paesi, che son riusciti a far fuggire i loro aguzzini. Oggi la manifestazione di sostegno alla nazione e al presidente sta letteralmente facendo esplodere le strade di Damasco, rimaste sempre abbastanza silenziose sul fronte della protesta. Sa’a Sabeh Bahrat, enorme piazza della capitale è irraggiungibile da tutte le enormi strade d’accesso perchè piene di manifestanti che sventolano orgogliosi manifesti con il volto del presidente, che sempre e ovunque hanno invaso quel meraviglioso paese. Le città dove sono scoppiati gli scontri più forti sono calme in queste ultime ore, anche se a Dara’a gli ultimi spari delle forze di sicurezza sono solo di ieri a pranzo… Lattakia vive in uno strano silenzio, mentre l’esercito ancora è dispiegato…
e domani Bashar parlerà di nuovo alla nazione sulla tv di stato…

 

con il cuore lì…

 

Egitto: attacco frontale al cambiamento!

26 marzo 2011 1 commento

Gli sviluppi egiziani non stanno andando per il verso giusto, e si era capito già dai risultati dei referendum, che avevano tirato il freno a mano su un percorso di transizione favorevole alla coalizione dei rivoltosi, che hanno guidato i giorni di Piazza Tahrir.
Il referendum è andato male perchè ha vinto il desiderio di rallentare la corsa, di non fare il salto di riscrivere la propria Costituzione, quindi prendere nelle proprie mani realmente la possibilità di cambiare drasticamente le “regole” di gestione del potere e i diritti minimi di una popolazione stremata da un silenzioso e decennale regime.

Foto di Valentina Perniciaro _le porte di Mahalla al-kubra, città operaia_

Amnesty International ci ha raccontato pochi giorni fa come si sono svolti gli arresti delle donne della rivoluzione, avvenuti nei giorni di piazza Tahrir e durante i primi scontri con le forze di sicurezza di Hosni Mubarak. Non solo ispezioni vaginali, ma test della verginità. Le parole dei racconti di quelle donne sono agghiaccianti, il sopruso su quei corpi è vergognoso, aumentato anche dalla possibile incriminazione per “prostituzione” qualora il test avesse dato risultati negativi. Una pagina di tortura che si aggiunge a tante altre.

La notizia di ieri invece ha lasciato senza parole tutto il movimento egiziano: dopo aver fatto cadere, a furor di popolo, anche il primo ministro succeduto alla caduta di Mubarak ed aver fatto giurare il suo successore (Sharaf) direttamente in piazza davanti ai manifestanti, il colpo di coda è arrivato.
Pesante. A tentare di travolgere tutto quello che si è costruito, anche sui corpi di più di trecento giovani rimasti uccisi.
Ora l’attacco frontale è al diritto di sciopero e a quello di manifestare: il potere si sta ritrincerando e vuole rimettere dei paletti solidi per non esser più facilmente spodestato da un popolo che crede di aver ora il diritto di scender nelle strade per difendere e conquistare diritti. Niente più diritto a manifestare nè tantomeno a fermare le attività lavorative: pericolosissimo e agghiacciante, visto il salto democratico ottenuto proprio invadendo le strade, giorno e notte, per mesi. Ora vogliono riportare tutti a casa, fare in modo che ci si dimentichi di come si stava, tutti insieme, nelle tante piazze Tahrir nate in quel paese. Parlano anche di una multa per chiunque sia trovato a manifestare o scioperare che può raggiungere anche i sessantamila euro: eheheh, praticamente il reddito di qualche villaggio.
La Coalizione dei giovani del 25 gennaio, che tanto aveva confidato anche nel Consiglio supremo delle forze armate ora è costretta ad aprire gli occhi, ad alzare il livello dello scontro se non si ha voglia, subito, di riabbassare la testa e risottomettersi ad un potere militare.

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Siria: il venerdì della rabbia e del massacro

25 marzo 2011 2 commenti

"Dottore...è giunto il tuo momento!" ...sui muri siriani...

Mi sono stufata di fare il corto dei morti, quotidianamente.
Tanto che gli oltre cento di ieri non sono riuscita nemmeno a scriverli sulle pagine di questo blog.

Sparati a morte..per le strade di Daraa

La città ancora “protagonista” di questi primi giorni di rivolta siriana permane Daraa, nel distretto nabateo di Suweida, ma oggi oltre ad un imponente esodo di popolazione che tentava di raggiungere quella città, sono state molte altre quelle a vedere le proprie strade riempirsi di folla, e poi di scontri e morte. Una trentina di morti, questi sono i numeri del più imponente venerdi di proteste di quel paee della mezzaluna fertile; Damasco, Homs, Lattaqiyya, Aleppo, Samnin, Qamishli, Qraya…sarebbe da parlare un bel po’ di ognuna di queste città, per capire le principali prerogative di tutte le zone.
Homs ad esempio è nella zona di Hama, città repressa durantemente all’inizio degli anni ’80: migliaia di morti in una città rasa al suolo dall’esercito, un attacco degli Assad e del potere alawita contro la città della fratellanza musulmana. Un argomento ancora taboo per quel paese: un massacro rimosso e avvolto nell’oblio generale. Qamishli sfiora con lo sguardo la Turchia, ma è città totalmente kurda per lingua, popolazione, tradizioni, territorio: siamo al centro del Kurdistan mai riconosciuto, in una città che la repressione l’ha sempre scontata sulla sua pelle, giorno dopo giorno.

Ma torniamo alle notizie del giorno: la chiamata alla piazza è stata ascoltata da migliaia di persone, la rabbia è scoppiata velocemente ma il piombo di stato ha continuato a falciare vite, vergognosamente. Per quanto riguarda le persone arrestate abbiamo un po’ di numeri solo dalla capitale ma sembrano un po’ ridicoli, visto che parlano solo di una decina di persone portate via.
La sfera politica, il regime di Bashar al-Assad, sta tentando di giocare qualche carta (un po’ come durante i primi giorni di rivolta in Yemen) promettendo alla popolazione numerose e drastiche riforme sia per quanto riguarda le leggi d’emergenza in vigore dal 1963 (!), sia per mutazioni sociali ed economiche che migliorerebbero le condizioni di vita della cittadinanza.

Ieri l’annuncio, ma le piazze oggi non sembravano aver creduto alle sue parole…
nel frattempo Amman e Beirut, le capitali più vicine vivono situazioni un po’ diverse: Beirut, senza governo da gennaio (ma ce so’ abituati), sembra stare a guardare in silenzio, mentre Amman oggi è scesa in piazza ed ha registrato il suo morto, ucciso dalle forze di sicurezza, anche lì.
Comunque, comparando le vare agenzie rintracciabili in rete, i morti sembrano essere molti di più visto che solo tra Sanamin e Daraa se ne registrano almeno una dozzina, tre in un quartiere della periferia di Damasco e una decina ad Homs.
A Damasco si è anche assistiti alla solita manifestazione pro regime, creata e organizzata direttamente dalle forze di sicurezza e dai fedelissimi del regime baathista.

Aggiornerò il più spesso possibile, ya halwe surya!


Qui invece ad Homs…vedere lui che distrugge e calcia il rais “padre”…che brividi!

In Siria prosegue il massacro…oggi 15 morti

23 marzo 2011 4 commenti

Insomma…il bilancio di oggi è drammatico. Sono almeno 15 le persone rimaste uccise oggi a Daraa, città siriana della provincia meridionale dell’Hauran, tra cui una bambina. Le forze di sicurezza siriane da dopo la mezzanotte di ieri hanno iniziato l’assalto alla moschea di Omari, punto di incontro da giorni dei manifestanti, nonchè dei feriti e dei corpi degli uccisi. Manifestazioni che stanno infiammando la provincia da un po’ di giorni, dopo settimane in cui le proteste erano rimaste calme e poco partecipate. Al Jazeera racconta che violenti scontri si sono verificati anche alle porte della città e nei dintorni perchè molte persone tentavano di unirsi ai rivoltosi ma venivano fermate ai numerosi posti di blocco.

Per dopodomani, solito venerdì, la chiamata è generale e circola su tutti i canali di comunicazione possibile: tutto il paese deve scendere in piazza il venerdì della gloria, questo chiedono i numerosi appelli, per la rivoluzione e la libertà, contro un regime corrotto e bugiardo.
Il governo siriano oltre che sull’offensiva militare contro le ribellioni scoppiate, si muove con mano pesante anche sul piano mediatico: la tv di Stato e la principale agenzia di notizie bombardano da questa mattina la popolazione e il mondo parlando di “bande armate, forestieri e stranieri impegnati a diffondere menzogne e fomentare il popolo contro lo Stato”. Hanno parlato di bambini usati come scudi umani per difendere la moschea dove i manifestanti si sono asserragliati: insomma, la solita vergogna di stato in un paese che in questi due mesi ha tentato in tutti i modi di scongiurare lo spettro di una rivoluzione anche all’interno dei propri confini.

Syrian policemen stand in front the burned court building that was set on fire by Syrian anti-government protesters, in the southern city of Daraa, Syria, Monday March 21, 2011. Mourners chanting "No more fear!" have marched through a Syrian city where anti-government protesters had deadly confrontations with security forces in recent days. The violence in Daraa, a city of about 300,000 near the border with Jordan, was fast becoming a major challenge for President Bashar Assad, who tried to contain the situation by freeing detainees and promising to fire officials responsible for the violence. (AP Photo/Hussein Malla)

Questo pomeriggio, mentre i manifestanti continuavano a venir uccisi, il presidente Bashar al-Assad ha silurato Faysal Kulthum, governatore della città.Tra le rivendicazioni dei cittadini di Daraa, oltre che condizioni di vita migliori e aiuti economici ai contadini duramente colpiti da sei lunghi anni di siccità, oltre alla cancellazione delle leggi speciali (in vigore SOLO dal 1963) c’è una lunga battaglia contro la Syriatel, compagnia di telefonia mobile contro l’istallazione di alcuni ripetitori, troppo vicini alle abitazioni e alle cisterne d’acqua potabile. La lotta contro l’elettromagnetismo è arrivata anche nel mio dolce Hauran, questa sì che è una bella scoperta.

 

Siria: la sesta vittima ha 11 anni

22 marzo 2011 2 commenti

Siamo al quinto giorno di scontri continui nella provincia dell’Hauran, la più meridionale della Siria, terra drusa confinante con la Giordania.
(Siria: proprio nel mio Hauran scontri e morti)
I funerali dei primi manifestanti uccisi, nel capoluogo della regione Dara’a, sono stati partecipati da centinaia di persone, che poi hanno continuato a difendersi dagli attacchi delle forze di sicurezza che a centinaia si sono riversate in città, praticamente chiudendola in uno stato d’assedio e privandola delle reti telefoniche urbane e mobili. Le notizie che circolano parlano di circa 800 attivisti prelevati dalla polizia in diverse località del paese, anche dagli ospedali e portati in centri di detenzione sconosciuti.
Lo sciopero della fame iniziato dalle donne arrestate la scorsa settimana ha visto centinaia di prigionieri politici aggregarsi.
Ma la notizia più brutta è di una manciata di minuti fa e viene sempre da Dara’a (mi si stringe il cuore solo a scrivere i nomi delle città di quella regione) e ci racconta di un’altra vittima di questa rivolta ancora alla sua alba.
Mundhir al Musalima, di UNDICI ANNI, ha perso la vita soffocato dal fitto lancio di lacrimogeni compiuto dalle forze di sicurezza: sarebbe morto ieri, secondo i testimoni che ne hanno dato notizia attraverso la tv panaraba al-Arabiya.

Ultimi aggiornamenti, da Aleppo (nel nord del paese, vicino al confine con la Turchia):
Musab al-Shaykh al-Amin ha partecipato alla manifestazione convocata in città, a soli 14 anni.
La madre racconta che le forze di sicurezza hanno fatto irruzione in casa, con lui ricoperto di ferite su mani e piedi e con i vestiti pieni di sangue.
Hanno perquisito casa, per poi uscire…con Musab, senza più dare notizie

Piazza Tahrir: immagini dei miei ricordi!

22 marzo 2011 Lascia un commento

Yemen: defezioni a catena

21 marzo 2011 Lascia un commento

A leggere solo ore e titoli di lanci di agenzia si rimane ad occhi aperti:
9.42: capo truppe terra passa con i manifestanti
10.19: alto ufficiale dell’esercito passa con i ribelli
10.29: il capo dell’esercito nella provincia di Amran passa con i manifestanti e lancia un appello affinché “tutti gli ufficiali e i soldati dell’esercito passino con l’opposizione
11.35: si unisce ai ribelli anche il governatore di Aden
poi da mezzogiorno in poi si perde il conto, i numeri si fan prendere dall’euforia “60 ufficiali nel sud-est”, “decine di ufficiali in piazza a Sana’a con i manifestanti”…poi la palla è rimbalzata ai diplomatici che qua e là, dalla Siria all’Arabia Saudita, passando per la Francia,  hanno iniziato a dimettersi e dichiarare di pensarla proprio come i manifestanti che da due mesi non mollano la piazza, con una rabbia crescente.
La risposta di Ali Abdullah Saleh, al potere da più di trent’anni è stata lapidaria e ridicola come suo solito: “resto al mio posto, il popolo è con me.”
Per ora non resta che aspettare e capire…

 

Egitto: 45 milioni di persone alle urne, oggi

19 marzo 2011 Lascia un commento

In 45 milioni alle urne, nel caro Egitto in rivoluzione. Dovranno esprimersi su uno dei punti fondamentali per il futuro politico del paese nell’era successiva al regime di Mubarak. Potranno votare per ancora una manciata di minuti (i seggi chiuderanno alle nostre 18): Na’am (si) o La (no) al pacchetto di dieci emendamenti, proposti come intervento sulla costituzione. Gli emendamenti più importanti riguardano la durata del mandato presidenziale, le caratteristiche necessarie per esser capo dello stato e le modalità per candidarsi alle elezioni. Gli unici a tifare per il si, oltre a quel che è rimasto del Partito Nazionale Democratico (quello che era il partito di Hosni Mubarak) e i Fratelli Musulmani.

vota NO!

Tutto il popolo di piazza Tahrir, le centinaia di migliaia di giovani che in questi due mesi non hanno mollato la presa contro il regime e i suoi servi che stanno riuscendo dalle fogne appena poche settimane dopo esserci finalmente finiti, il popolo che sta mobilitando il nuovo Egitto, quello della Coalizione dei giovani della rivoluzione invita il paese a votare per il no. No ad un pacchetto d’emendamenti ad una Costituzione che giustamente vogliono riscrivere dall’inzio, parola per parola. Lo raccontavo mentre manifestavo con loro, un mese fa, per Il Cairo: anche i bambini buttati sulle panchine o quelli seduti a mangiare un panino a ricreazione, gli operai, i tassisti…non ho conosciuto egiziano che non avesse in tasca la sua bozza di Costituzione. Se dovesse vincere il SI, con l’approvazione degli emendamenti si arriverebbe rapidamente -a giugno- ad elezioni parlamentari e a settembre alle presidenziali; se dovesse invece prevalere il NO tutto slitterebbe dopo dicembre per permettere ad una commissione di riscrivere la costituzione. Quindi speriamo che la situazione sia come dicono gli ultimi sondaggi, che vedono solo un 37% di preferenze rivolte verso il SI. Al-jazeera racconta di lunghissime file ai seggi; una partecipazione praticamente sconosciuta alle urne egiziane precedentemente

Yemen, il venerdì del “massacro”… decine di morti in tutto il paese

18 marzo 2011 4 commenti

Si parla già di una trentina di uccisi e di un numero imprecisato di feriti (si parla già di più di 200 persone), uccisi dal fuoco aperto dalle forze dell’ordine nella piazza dell’università, al centro della capitale Sana’a.

Irhal Irhal Irhal ... sempre lo stesso slogan, qui a Sana'a, questa mattina

La piazza dove son soliti radunarsi i manifestanti, soprattutto in questo periodo di mobilitazioni contro il regime di Abdullah Saleh, al potere da “soli” 32 anni.
Hanno aperto il fuoco per evitare che la folla uscisse dalla piazza: diversi testimoni dell’AFP raccontano anche di cecchinaggio fatto dai palazzi che si affacciano sulla piazza: gli uccisi sono stati tutti colpiti alla testa o al collo. I numeri salgono a vista d’occhio: il Guardian riferisce alle 15 ora italiana di 17 cadaveri portati all’interno di una moschea del centro città e di almeno “il doppio” dei corpi negli ospedali della zona)
Nessun colpo a salve: tutte le munizione usate sono vere pallottole.
Un massacro vero e proprio, l’ennesimo sotto silenzio. Altri cortei si sono registrati nelle città di Taiz, Ibb, Aden, Hodeidah, Amran: è uno dei venerdì più partecipati di questi ultimi due mesi di ribellione.
Anche a Taiz si registrano molti feriti e un fitto lancio di lacrimogeni tra gli spari registrati.
Nella città portuale di Hudayah siamo già a 120 feriti di cui alcuni in condizioni pessime.

Immagini agghiaccianti dal Bahrain!

16 marzo 2011 9 commenti

Manama,capitale del Bahrain, oggi

Ne parlavamo questa mattina
Gli ultimi aggiornamenti dal Bahrain parlano soprattutto di ospedali attaccati dalla polizia e dai militari con estrema violenza: sono molte le testimonianze riportate da Al-jazeera di pestaggi nei confronti dei medici, contemporanei alle dichiarazioni del ministro degli interni che parlano di “sforzi per garantire l’arrivo delle ambulanze dove ci sono i feriti”. All’ospedale di Salmaniya la situazione è peggiorata: i tank bloccano gli accessi e ci sono più di 400 feriti che attendono di essere medicati. Per quanto riguarda i primi numeri, sembra che il contingente straniero sia composto da un migliaio di soldati sauditi e la metà circa dagli Emirati arabi (il Qatar starebbe valutando in queste ore se inviare o no i propri soldati).

Nel frattempo il coprifuoco è scattato almeno fino all’alba di domani mattina … le strade si sono svuotate, la connessione internet funziona a rilento ed è praticamente inutilizzabile, l’attenzione mondiale è rivolta altrove.

Oggi, nel Bahrain

il Bahrain e l'oblio del mondo

Bahrain: fuoco e fiamme si abbattono sui manifestanti

16 marzo 2011 5 commenti

Non ci siamo mai dimenticati del Bahrain, anche se di spazio questo blog non gliene ha dato proprio tantissimo. Spazio comunque quel paese non ne trova sulla stampa internazionale -sulla nostra poi, figuriamoci!-  malgrado dal 19 febbraio la popolazione non voglia lasciare piazza della Perla, nella capitale Manama, qualunque trattamento gli riservino le forze dell’ordine.
Un regime in mani sunnite, con una popolazione in larga parte sciita è il panorama confessionale del paese, ma le rivendicazioni della piazza più che spaccature religiose richiamano l’attenzione su riforme sociali ed economiche. Questa notte i rivoltosi avevano rivolto un appello al mondo, di intervenire o comunque puntare la propria attenzione su un prossimo “orribile massacro” all’interno dei confini del regno: un ragazzo, l’ennesimo, è stato ucciso in serata nel villaggio di Sitra, a soli 15 km dalla capitale.

Oggi l’attacco è partito all’alba: era ancora notte fonda quando la polizia ha dato l’assalto alla piazza con carri armati, elicotteri, camionette e pullmann di trasporto truppe lanciando centinaia di lacrimogeni. Le tende che da due mesi ospitano i manifestanti sono andate subito a fuoco; alle 9 di mattina il bilancio era già di cinque manifestanti uccisi (poco fa si parlava di due morti anche tra i poliziotti).
Al-Jazeera racconta dettagliatamente l’attacco di questa mattina, con gli elicotteri che volavano bassi e sparavano sul presidio che, come una tonnara, veniva circondato e attaccato su tutti i lati. Anche l’ospedale, come nei primi giorni della rivolta di febbraio, è stato attaccato dalle forze di polizia: tutto bloccato, per evitare qualunque genere di soccorso ai feriti che arrivano dalle strade.«Il Bahrain international hospital è stato attaccato dalla polizia anti-sommossa che ha bucato le ruote di un’ambulanza per evitare che i feriti potessero esser salvati», si legge sul sito dell’agenzia pan-sciita Abna, con sede in Iran, secondo cui il primo «martire» dell’assalto odierno si chiama Jaffar Sadiq, di Karrana, località a ovest della capitale. «L’ospedale Salmaniya è stato invece bloccato dagli agenti e ora non c’è nessuno nell’edificio».
L’appoggio militare arriva anche dall’altro lato del confine: truppe saudite stanno entrando nel paese, sostenute dal GCC (consiglio per la cooperazione dei paesi del Golfo), per “proteggere il paese”, evitare escalation di rivolta sempre più pericolose, fermare “l’ingerenza iraniana”. Capito si, che bella scusa! Ma quali ingerenze iraniane e sciite…la popolazione del Bahrain vive da anni sotto una dittatura feroce e assassina, senza poter reclamare mai un minimo di dignità, non dico di libertà.
Nessuno ne parla però… malgrado ora sia occupata militarmente da truppe straniere che hanno il compito di sedare una rivolta che chiede diritti, dignità, libertà.
Parlano di democrazia quando fa comodo a loro… e quelle son zone strategiche per gli equilibri economici e militari ( il Bahrain ospita la Quinta flotta  statunitense ), non una foglia ha il diritto di muoversi.

Su Al-jazeera ci sono molti video interessanti a riguardo e QUI un po’ di immagini strazianti

Il Cairo, strade piene di cortei, prive di polizia…

25 febbraio 2011 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro, Il Cairo ... cristiani e musulmani uniti

Oggi, ad un mese esatto da quel 25 gennaio che ha segnato la storia d’Egitto, piazza Tahrir è tornata ad esplodere di volti e bandiere, richieste e slogan.Un mese fa si sarebbe dovuta festeggiare la festa della polizia, come ogni 25 gennaio degli ultimi anni: la solita dimostrazione di forza di un corpo maledetto e detestato nel suo paese.
La festa je l’hanno fatta, non c’è che dire: non una caserma è rimasta in piedi, al Cairo come a Suez, ad Iskyndria come a Port Said.L’odio per la polizia e la Baltagheyya aspettava solo di poter esplodere, così la festa della polizia s’è trasformata nella sua scomparsa. Non c’è un poliziotto per le strade del Cairo: le caserme son vuote e bruciate.

Nei primi giorni di normalità qualcuno in divisa s’è anche visto… qualcuno ha provato a tornare alla solita caffetteria con i tavolini sul marciapiede per un thè zuccherato e una fumata, ma non  ha ricevuto buon’accoglienza.

Foto di Valentina Perniciaro _Il nuovo Egitto passa notte e giorno per la strada_

I bar strabordano di giovani, di militanti, di neo attivisti; i piccoli sbilenchi tavolinetti da due, tre persone si trasformano facilmente in tavolate dove si parla e si discute, ci si prepara per le assemblee o i volantinaggi. L’atmosfera di quei tipici luoghi del Cairo è mutata rapidamente e completamente.
E’ pieno di donne poi, cosa rara su quelle sedie tra una shisha e un caffè arabo fino a poco fa. Bhè, se un poliziotto in divisa prova a sedersi si crea il vuoto in un attimo: in tanti mi hanno raccontato di queste scene, nel centro del Cairo. Intere strade che si svuotano, per creare un buco di silenzio intorno a quei pochi che hanno ancora il coraggio di vestire quella divisa. E’ divertente parlare della scomparsa della polizia dalle strade con un egiziano: Ma fi, Qalas! Non ci sono, è finita!
Non devono farsi vedere!
Poi in realtà riposizionare i topi nelle rispettive fogne non è lavoro poi tanto semplice, in Egitto come altrove. L’altro ieri sono anche scesi in piazza per chiedere la riammissione in servizio dopo tre settimane di nulla: la manifestazione s’è conclusa davanti al ministero dell’Interno, attaccato anche con bottiglie molotov a quanto pare. Notizie di spari dall’interno, nessun ferito e tutto tornato come prima, almeno leggendo le agenzie…

Foto di Valentina Perniciaro, Mahalla al-kubra

Ed oggi piazza Tahrir, e quindi tutte le piazza Tahrir d’Egitto (ogni città ora ha la sua!) è tornata ad urlare la sua voglia di cambiamento: è caduto il regime di Mubarak ma con lui ancora c’è molto da far cadere e la lotta vuole andare avanti, urlano i manifestanti. Le piazze non si svuotano come messaggio chiaro al Consiglio Supremo delle Forze Armate che ha il potere nelle mani e deve garantire l’arrivo alle elezioni, c’è la pressione costante di milioni di manifestanti! Le nuove organizzazioni politiche, i fratelli musulmani, i copti, tutti vogliono che cadino le teste dei ministri di Difesa, Giustizia, Interni ed Esteri: la vecchia guardia deve sparire subito, non dopo le elezioni preventivate per settembre. E poi chiedono ancora il rilascio di TUTTI i detenuti politici, le dimissioni dell’attuale primo ministro Shafiq e un processo rapido per il vecchio rais, nascosto tra le sue mura a Sharm el-Sheikh.

Buona manifestazione, popolo di Tahrir (che nostalgia!)

Foto di Valentina Perniciaro _The Gang, in piazza Tahrir, al Cairo_

Grecia, 10°sciopero generale. “Facciamo come a piazza Tahrir!”

23 febbraio 2011 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Il Cairo, piazza Tahrir, MAI PIU' COME PRIMA_

Trasformare Syntagma in Piazza Tahrir…avendo camminato e vissuto momenti indimenticabili in entrambe quelle piazze, non posso non sentire un brivido incredibile attraversarmi. Più di due anni fa durante gli scontri di Atene era difficile immaginare un Mediterraneo in questa situazione; tornata ora da una settimana per le strade che hanno vissuto le “giornate della rabbia” di piazza Tahrir mi sembra un po’ più possibile di prima. Che qualcosa si possa veramente muovere: che ci sia il desiderio esplosivo di migliaia e migliaia di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, che hanno voglia di dire la propria in questo mondo di merda, voglia di scegliere, di autodeterminarsi, di essere parte attiva della propria vita e di quella della storia che abbiamo tra le mani.

Oggi le strade della Grecia hanno vissuto il decimo sciopero generale dall’inizio della crisi economica, pochi mesi fa: si è fermato il traffico aereo, i trasporti urbani, marittimi e ferroviari, uffici pubblici, scuole, ospedali, negozi, banche. Il paese è fermo, a braccia conserte, ancora una volta e con la proposta di alcune componenti della sinistra greca parlamentare e non di non lasciare Syntagma, la piazza di fronte al parlamento greco, fino alle dimissioni di Papandreou, come in Egitto!
La manifestazione ad Atene è stata da subito imponente; una delle più grandi tra le tantissime di questi mesi e sicuramente una delle più variegate per sigle e livello di rabbia.

Foto di Valentina Perniciaro, Il Cairo, piazza Tahrir _LA MISSIONE NON E' CONCLUSA_

La testa ha raggiunto Syntagma quando la coda del corteo doveva ancora iniziare ad incolonnarsi. Subito dopo l’arrivo nella piazza simbolo della protesta, la polizia e i reparti speciali hanno fatto largo uso di gas lacrimogeni per disperdere la piazza dove erano confluiti il corteo indetto dai sindacati e massicci gruppi e componenti del movimento studentesco ed anarchico. Si contano una quarantina di arresti fino a questo momento e un ragazzo rimasto colpito seriamente da un lacrimogeni, trasferito con urgenza in ospedale. Le cariche a Alexandras Avenue si avvalgono di numerosi gruppi di poliziotti in motocicletta, come spesso abbiamo visto ad Atene.

Anche a Salonicco migliaia di persone sono scese in piazza già da mezzogiorno riempiendo le strade e trovandosi quasi subito ad affrontare gli attacchi della polizia che ha tentato più volte di spezzare il corteo con granate assordanti e molti lacrimogeni. Dopo un pesante numero di arresti, il commissariato di polizia di Ano Polis è stato attaccato con bottiglie moltov, mentre gli scontri proseguono sulla strada principale.

Un po’ di foto…

21 febbraio 2011 2 commenti


Camionette in fiamme

Inserito originariamente da Baruda

Con la mia solita lentezza, inizio a pubblicare un po’ di foto dell’Egitto e dei miei 5 giorni con il popolo di Piazza Tahrir e del nuovo Egitto che sta nascendo in questi giorni.
Nel frattempo è tutto il resto del mondo arabo che sta scoppiando, i paesi che non bruciano son pochi e non so quanto reggeranno.
Con il cuore tra voi, da Tahrir alla Libia e tutto il suo sangue, dai massacri in Bahrein agli scioperi ad oltranza in Yemen …

Egitto: gli assassini di Hosni Mubarak

7 febbraio 2011 1 commento


Non serve alcuna parola per descrivere questa scena.
Abbiamo visto piazza Tahrir e la sua massa in rivolta attaccata dagli sgherri di regime,  abbiamo visto un popolo che richiede libertà e democrazia attaccato da “milizie” su cavalli e cammelli, che sparavano e lanciavano molotov…
abbiamo visto un bel po’ di questa rivolta egiziana grazie alla capacità della rete di non lasciarci mai lontani dalle piazze rivoltose e dalle urla di guerriglia.
Ed ora vediamo il cecchinaggio, vediamo come la polizia ammazza gente inerme.
Questa foto dimostra cosa avviene dai tetti delle questure e dei commissariati….
la parola in oro che vedete in primo piano “Shurta” , vuol dire polizia…