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SGOMBERATO COX 18, la Libreria Calusca e l’Archivio Primo Moroni

22 gennaio 2009 2 commenti

22 gennaio 2009, ore 08.00
Alla fine sono arrivati. Sono già davanti al portone per sgomberare il centro.05
Non permettiamo l’ennesimo sgombero a Milano.
Proviamo a opporci.

Venite tutti.

cox18 

Irruzione della polizia stamattina nello spazio sociale occupato Cox18 di via Conchetta a Milano, che fra le altre cose, ospita la libreria calusca e l’ archivio Primo Moroni.
Alle 7 di oggi, senza alcun mandato giudiziario, la polizia di Stato e quella locale hanno approfittato dell’effetto sorpresa per effettuare lo sgombero dei locali occupati dal 1976 da questa storica relatà di movimento milanese. Immediata la risposta dei militanti.
Alcune centinaia di compagni e compagne sono giunti in mattinata sul posto per dare man forte agli occupanti, che hanno denunciato da subito quest’atto di polizia illegale e provocatorio. Nel tentativo di avvicinarsi allo stabile sono stati ripetutamente caricati. Ne è nato un presidio nelle vicinanze dal quale sono partiti ripetuti slogan contro il sindaco Moratti e l’assessore De Corato.
Verso le 12 è stato deciso di sigillare lo stabile e adesso i compagni e le compagne dovranno ricorrere d’urgenza presso il tribunale. A seguire, circa trecento militanti del movimento milanese hanno dato vita ad un corteo improvvisato per le vie della città, terminato pochi minuti fa. Durante la manifestazione, ci sono stati lanci di oggetti contro la polizia, ma nessuno scontro cruento. Al momento la situazione è in stallo, con diverse centinaia di persone tornate in presidio fuori dal Cox18. Un altro presidio di protesta contro questo sgombero illegale è stato promosso per questo pomeriggio a Milano. L’appuntamento è alle 15.30 in Piazza della Scala, in concomitanza con l’inizio del consiglio comunale che si terrà a Palazzo Marino. L’aggiornamento con Stefano, compagno del Cox18

COS’E’ L’ARCHIVIO MORONI ?

I molti che l’hanno conosciuto possono dirlo: Primo Moroni ha sempre dialogato con chi andava in Calusca per libri e riviste, per portarvi le proprie edizioni, incontrarsi e discutere con altri compagni, o farsi “raccontare” da lui il “com’è andata”.

 

Nel corso fluido della narrazione, cercando tra la massa di materiali stipati dietro il bancone, forse caotica ma ben disegnata nella sua mappa mentale, Primo vi attingeva immancabilmente l’opuscolo, il foglio volante, il libro “giusto”, a sostegno del suo argomento o utile all’interlocutore.

Di quella mappa fa parte anche la grande quantità di materiale documentario che, raccolto nell’intero arco della sua lunga e densa “presenza alla storia”, è andata via via ad arricchire la sua biblioteca personale: una parte significativa delle culture espresse dai movimenti rivoluzionari e dalle esperienze corrosive dei sistemi di valori conservativi, monocentrici e patriarcali, negli anni Sessanta-Settanta, poi negli Ottanta e fino a oggi, in Italia e all’estero.
Per quanto frammentario, quel che oggi ne rimane dopo molteplici peregrinazioni e traversie (tra cui ingenti sequestri da parte degli organi repressivi dello Stato italiano), e cioè le varie migliaia di libri e riviste, poi i documenti, il fittissimo numero di opuscoli, i bollettini “ciclinprop.”, i testi o gli audiovisivi prodotti dall’ampia e variegata area dell'”editoria diffusa” e del “no copyright”, basta a delineare tanto una straordinaria visione d’insieme di quegli anni quanto uno spaccato minuto, fin nelle pieghe intime e strette, di collettivi sconosciuti ai più o di esperienze dimenticate.1232618142053_00e2d5a1

D’altro canto, la Libreria Calusca, fondata da Moroni nel 1971, è stata sin dai suoi inizi un crocevia di innumerevoli percorsi di elaborazione teorica, controinformazione, controculture, pratiche sociali non omologate. Così anche quando, nel 1992, la libreria ha preso il nome di “Calusca City Lights”: è allora che si è aperta alla convivenza con i giovani dello spazio occupato di Cox 18, che vi esprimevano nuove soggettività e forme di lotta, e con i ragazzi e le ragazze della Shake Edizioni Underground, che nel Centro portavano la propria esperienza punk, poi cyberpunk e cyberfemminista. Qui in Conchetta, la Calusca di Primo ha proseguito la sua funzione di connettore tra costellazioni, traiettorie e modi d’essere financo divergenti, di sensore delle soggettività e dei cambiamenti sociali, facendosi spazio condiviso, tale da oltrepassare radicalmente la dimensione del “negozio di libri” e del “consumo culturale”.
Tutto questo, con lo spessore di incontri reali, di vite con-vissute, costituisce l’humus e dà respiro al molto che resta della biblioteca di Primo.
Lui avrebbe voluto farne un centro di documentazione: già l’aveva pensata così, nel concreto, accarezzando tra l’altro l’idea di un archivio in rete collegato con altri, prima di tutto con quello della Calusca-gemella, a Padova (si veda “Il Centro di documentazione Calusca City Lights”, in Primo Moroni, Calusca City Lights, Milano, s.d.).
12Attorno all’idea di Primo, dopo la sua morte, ci siamo ritrovati, conoscendosi poco o nulla, in un gruppo di compagne e compagni sia esterni che interni a Cox 18. L’abbiamo fatta nostra, perché ne condividiamo il senso per l’oggi e la proiezione futura. Inoltre, glielo dobbiamo. Per alcuni di noi la cura di questo progetto è anche una forma minima di affettuosa, necessaria “restituzione”: sullo sfondo della prossimità, della conoscenza, dell’amicizia politica.
Non è sostituibile la capacità di orientamento nelle stratificazioni della storia, delle vite, delle lotte che ha rappresentato il segno distintivo della figura di Primo Moroni. E neppure la sua dote quasi sensitiva di ascolto e vibrazione a ogni segnale di cambiamento, né la propensione alla relazione teorico-politica, pregnante e vitale, tra quanto mai “archiviato” è depositato nei libri d’archivio e le trasformazioni dei soggetti, della città e dell’intorno globale. Ma, tuttora, creare connessioni è quanto ci aspetta: “Leggi e fai circolare!”.

Ineludibile premessa è la conservazione più rigorosa dei materiali e la realizzazione delle migliori condizioni per un’agile consultazione. Proponimenti, questi, che assumono un significato politico aggiuntivo se soltanto si considera quella parte di scritti che, realizzati dall'”umanità sofferente che pensa” e dall'”umanità pensante che viene oppressa” (Marx a Ruge, maggio 1843) nel corso degli sconvolgimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta, sono poi stati dispersi, negati o travisati, seguendo la sorte di tanti tra i soggetti che li avevano prodotti. Vogliamo evitare che quelle o analoghe testimonianze restino preda del “grande freddo”. Oppure che si riducano a oggetto di ricerca per quell’umanità che pensa ma non soffre. Che, soprattutto, ignora il “rapporto immediato e sostanziale” esistente tra quei materiali e gli affrontamenti storici di allora.
La complessità del compito, dunque, non ci sfugge. E neppure la limitatezza dei mezzi. Ma rimane ferma l’intenzione di mantenere integro lo spirito che ha animato il progetto dell’archivio come ogni altra iniziativa di Primo Moroni: non solo quindi una “struttura di servizio” per ciò che una volta era chiamato “il movimento”, ma un ambito di sperimentazione dove il tempo scorra diversamente e le ore e i minuti non vengano misurati in termini di prestazioni o di tornaconto, non scandiscano flussi di danaro che altro non è se non l’equivalente generale del nulla. Va da sé che l’archivio sarà autonomo e autogestito, avverso alle noiosissime, e sempre uguali, leggi del mercato.

il gruppo di lavoro dell’Archivio

http://www.inventati.org/apm/

Il lavoro in carcere, ferie, salario, previdenza. Turelare i diritti anche in prigione

21 gennaio 2009 Lascia un commento

Il lavoro in carcere  di Paolo Persichetti, Liberazione 21 gennaio 2009
tratto dal suo blog INSORGENZE 

«Uno dei tratti salienti della nostra cultura è la quantità di stronzate in circolazione». Lo scrive Harry G. Frankfurt nella prima riga di un brillante saggio uscito in Italia nel 2005, edito dalla Rcs e per l’appunto inequivocabilmente intitolato, Stronzate. Vacue scemenze infestano i dibattiti televisivi, le pagine dei giornali, soprattutto la politica, per dimostrarlo Frankfurt ricorre a dotte riflessioni su Wittgenstein, Pound, Agostino. Molto più modestamente (siamo in Italia e di più non è possibile ricavare), a noi tocca fare i conti con Borghezio (il ciccione nazista che gli immigrati di Colonia hanno rispedito a casa senza tante scuse), Gasparri (quello col pensiero flatulescente), Carlucci (quella del Festivalbar), Bertolini (ma chi è?).br_curcio Questi «onorevoli politici», a 25 mila euro al mese e vitalizio assicurato, hanno intasato le agenzie di compiaciute e sarcastiche dichiarazioni sul mancato riconoscimento della pensione Inps a Renato Curcio (l’ex fondatore delle Br che da anni ha terminato di scontare la condanna). Pure alcuni familiari delle vittime si sono lasciati trascinare in questo stupidario. Cosa era successo? Curcio si trovava a Pesaro, centro sociale Oltreconfine. Stava presentando uno degli ultimi libri della sua casa editrice, Sensibili alle foglie. Un po’ scherzosamente un giornalista gli ha chiesto se era prossimo alla pensione e lui ha risposto che nonostante avesse lavorato una vita in carcere, l’Inps non gli ha riconosciuto alcun diritto alla pensione perché gli istituti di pena dove è stato recluso non hanno mai versato i contributi o questi erano bassissimi. Insomma una truffa bella e buona. Ha poi aggiunto che non può avere diritto nemmeno alla pensione sociale perché la moglie percepisce un reddito troppo alto. Tutto qui. Nessuna protesta, nessuna lamentela. Solo una breve considerazione, per giunta sollecitata, di una persona che fa il suo lavoro senza chiedere nulla a nessuno. La pensione, come sanno tutti quelli che lavorano, non è certo una gentile concessione dello Stato, un regalo o un premio del Padrone, ma il dovuto che il lavoratore vede ritirare ogni mese dal suo stipendio, debitamente rivalutato secondo indici stabiliti per legge. Si chiama sistema per “ripartizione”. È roba sua insomma, prestata alle casse previdenziali che in questo modo sostengono quel po’ di welfare ancora in piedi. Anche le polemiche più inutili e strumentali possono servire. Questa vicenda apre uno scorcio sul mondo opaco delle carceri, sulla fragilità dei diritti dei detenuti che lavorano. La disavventura accaduta a Curcio non è un fatto isolato. Il carcere ha bisogno dei suoi detenuti perché sia autosufficiente e si riproduca ogni giorno, affinché le aree comuni della prigione, corridoi, uffici, passeggi, laboratori, matricola, caserma, siano sempre pulite e le cucine sfornino una colazione e due pasti al dì, i guasti elettrici, idraulici vengano subito riparati. Negli istituti di pena ci sono anche officine, tipografie, falegnamerie, rilegatorie, che servono a fabbricare suppellettili per altre carceri, blindati, cancelli, mobilio per i tribunali e i ministeri, registri, formulari per gli uffici. Le prigioni non potrebbero funzionare senza i carcerati. Pochi lo sanno, i più non arrivano nemmeno ad immaginarlo, ma il carcere vive del lavoro dei suoi ospiti rinchiusi. Non potrebbe farne a meno. imageDiventerebbe ancora più antieconomico se dovessero essere assunti degli esterni, senza contare i problemi della sicurezza. Il miglior modo per metter a terra un carcere, infatti, è lo sciopero dei «lavoranti». Impresa ardua, riuscita in pochi casi. Ma quando i lavoranti si fermano, la direzione negozia subito. Proprio per questo il lavoro è una risorsa strategica del governo carcerario, gestito con oculato clientelismo e paternalismo. Non solo il lavoro dei detenuti è sotto tutela costituzionale ma esistono normative che ne regolano modalità e diritti. L’articolo 20 della legge penitenziaria stabilisce che «il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo ed è remunerato», organizzazione e metodi «devono riflettere quelli del lavoro nella società libera al fine di far acquisire ai soggetti una preparazione professionale adeguata alle normali condizioni lavorative per agevolarne il reinserimento sociale». La durata delle prestazioni lavorative «non può superare i limiti stabiliti dalle leggi vigenti in materia di lavoro e, alla stregua di tali leggi, sono garantiti il riposo festivo e la tutela assicurativa e previdenziale». Ed è in ragione di questa normativa che negli ultimi anni i detenuti hanno avviato delle vertenze di fronte alla magistratura del lavoro. Con la sentenza n. 158 del 2001, la Corte Costituzionale ha ribadito il diritto alle ferie e la loro remunerazione in caso di mancato usufrutto. Allo stesso modo l’associazione Papillon, grazie ad una sentenza pilota del 1993, ha ottenuto l’equiparazione delle mercedi (salario) al contratto collettivo nazionale del comparto corrispondente alla mansione lavorativa svolta. Altre battaglie sono state realizzate per il riconoscimento dell’assegno di disoccupazione. Il carcere è un grande cantiere sempre in funzione, sarebbe ora che i sindacati (Cobas e Cgil) vi aprissero degli sportelli per formare sindacalmente i detenuti e creare osservatori sui diritti del lavoro.

CON I MIEI DENTI. IO RESTO.

17 gennaio 2009 Lascia un commento

image001Con i miei denti
Proteggerò ogni centimetro della terra della mia patria
Con i miei denti.
Non mi accontenterò di nessun surrogato,
Anche se mi appendono 
Per le arterie.
Io resto
Prigioniero del mio amore.. 
Per la siepe di casa,
per la rugiada.. per i gigli ricurvi.
Io resto
Non mi schiacceranno
Le mie croci
Io resto
Per prendervi.. e prendervi .. e prendervi
A braccia aperte,
con i miei denti.
Proteggerò ogni centimetro della terra della mia patria
Con i miei denti.
                                              (Tawfiq Zayyad – poeta, palestinese)

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GENOVA: I SERVI CHE PRENDONO PAROLA

16 gennaio 2009 3 commenti

IL FORUM DELLA POLIZIA PARLA DEL G8 DI GENOVA: INFINITO LO SCHIFO CHE SI PROVA NEL LEGGERE QUESTE RIGHE

C. DA ROMA Non capisco perché non vogliate parlare degli errori commessi. Qui si tratta di dire chiaramente:
I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare, o no?

Foto di Valentina Perniciaro _PushBushOut, Roma_

Foto di Valentina Perniciaro _PushBushOut, Roma_

I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?
I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato, o no?
La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di “Uno a zero” dimostra di essere intelligente?
Su queste cose non ci può essere ambiguità!!! L’esistenza è battaglia e sosta in terra straniera.

Clic.

E. DA PADOVA Caro C., rispondo alle tue domande:
“I colleghi che gridavano Sieg Heil ci fanno vergognare, o no?”
No. Non mi vergogno del fatto che in polizia ci siano dei coglioni. Non più del fatto che ci siano in Italia. Sono fiero di essere celerino e italiano, nonostante loro!
“I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione, o no?”
No. Per questa domanda, oltre a valere la risposta sopra, concedimi anche il beneficio del dubbio. Chi prenderebbe seriamente un tentativo di violenza a una capra malata? Il popolo antagonista non brilla certo per l’attaccamento all’igiene! Non credo a quello che, sicuramente in malafede, sostengono questi personaggi!
“I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato, o no?”

Foto di Valentina Perniciaro _la nostra polizia_

Foto di Valentina Perniciaro _la nostra polizia_

No. Pur essendo convinto assertore della totale inutilità di infierire su un manifestante inerme (questo è l’unico sbaglio, sprecare le forze su uno solo), sappi che è impossibile farsi rivelare dal manifestante durante la carica, se è un “povero illuso pacifista” o meno. È inoltre abbastanza difficile, dopo ore di sassaiole subite, magari con fratelli feriti anche gravemente, beccare uno dei personaggi che ti stanno avanti e picchiarli solo un pochettino. Quello che dico è che il povero illuso, visti gli stronzi che stavano con lui, poteva tornarsene a casa invece di manifestarci insieme! Se gli è andato bene fare da scudo per questi delinquenti, allora non si può lamentare di subirne le conseguenze! Che poi qualche collega si sia comportato come un qualsiasi essere umano sotto stress non mi sembra né incomprensibile né disdicevole. Sicuramente qualcuno avrà commesso sbagli. Sai quanti poliziotti c’erano a Genova? Di sicuro non mi vergogno per i loro errori!
“La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di “Uno a zero” dimostra di essere intelligente?”
 No. Ma come si dice a Roma, sti cazzi! Hanno messo a ferro e a fuoco una città, rischiando di farci fare una figura di merda a livello internazionale, provocando danni, feriti, spese enormi e si preoccupano della frase di una telefonista? Non mi vergogno per quello che ha detto.
Mi vergogno perché oggi la madre di un teppista imbecille, dimostrando una mancanza di scrupoli e un cinismo degni di una Kapò, è riuscita a
farsi eleggere senatrice della Repubblica; perché un partito italiano ha fatto intitolare un’aula all’imbecille!
Non voglio i soldi di questi politici. Non voglio i soldi da questo governo (e da un altro come questo). A difendermi ci penso da me, con
l’aiuto di Dio e dei fratelli celerini, che mi stanno accanto e non mi tradiscono nel momento del bisogno.

 

Once in the Celere, always in the Celere.

il resto qui: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/g8/parole-celerini/parole-celerini.html

Comunicato del braccio militare del FPLP

14 gennaio 2009 Lascia un commento

Il braccio militare del FPLP: la Resistenza è impegnata in una dura battaglia in tutta Gaza

Tratto da: http://www.pflp.ps/english/

Il 10 gennaio 2009, le Brigate Abu Ali Mustafa (AAMB), il braccio armato del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, hanno affermato che, l’intera Resistenza palestinese è impegnata in duri scontri in tutta Gaza, sottolineando le forze d’occupazione hanno usato quasi tutto il loro imponente arsenale militare contro il nostro popolo, ma ancora falliscono miserabilmente di fronte alla fermezza della nostra gente e alla nostra Resistenza.
Le AAMB hanno affermato anche che l’attivo coordinamento tra i vari bracci armati della resistenza deve svilupparsi al fine di costituire un comitato per le azioni congiunte in grado di continuare la battaglia contro l’occupante e capace di impattare il più possibile con le forze nemiche.fplpcorteo
Le AAMB hanno affermato inoltre che la Risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza ONU tenta di porre sullo stesso piano i carnefici e le loro vittime, e che il nostro popolo ha il diritto di resistere e di rispondere all’aggressione, in quanto non ha altre alternative se non la continuazione della resistenza fino alla fine dell’aggressione.
Le AAMB hanno riportato gli avanzamenti della resistenza, sottolineando che, sabato 10 gennaio, i combattenti delle Brigate sono stati impegnati in duri scontri con le forze occupanti a Jabal al-Rais con 3 pesanti esplosioni, effettuate utilizzando un tunnel nella serata del 10 Gennaio, attaccando i mezzi militari degli occupanti col risultato di danneggiarli gravemente.
In più, le AAMB hanno annunciato che hanno sparato colpi di mortaio a Azata e due missili Grad a Bir Saba nella prima parte del giorno, oltre ai 32 missili che la resistenza palestinese ha diretto verso il cuore dell’occupazione. Le forze della Resistenza palestinese hanno sottolineato inoltre che i loro missili sono arrivati a colpire una delle principali basi aeree israeliane a 45 km di distanza, il punto più lontano raggiunto dai missili della Resistenza. Imboscate e attacchi contro i soldati israeliani e feroci scontri con le forze occupanti si stanno tenendo in tutta Gaza da parte di tutte le forze della Resistenza, comprese le Brigate al-Qassam, Saraya al-Quds, Brigate Al-Aqsa, Brigate della Resistenza Nazionale, Brigate Nasser Salah ad-Din, i Comitati di Resistenza Popolare e tutte le forze.

Verso la vittoria!
 

 

Il compagno Taher: la strada dei “negoziati” è chiusa, quella aperta è l’unità basata su resistenza e diritti

Tratto da: http://www.pflp.ps/english/

Il 15 gennaio 2009, il compagno Maher Taher, membro dell’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e leader della sua sezione in esilio, ha dichiarato, in un’intervista con Al-Jazeera, che “Israele può assassinare i martiri di Gaza, uccidere donne e bambini, distruggere i nostri edifici pietra per pietra con gli aerei e le bombe statunitensi, ma non è e non sarà mai capace di distruggere la nostra volontà di combattere, la nostra resistenza e la nostra vita.”
Il compagno Taher ha proseguito: “Dico ai martiri che ciò che l’occupante vuole da questa battaglia è condurci sulla via della capitolazione – farci accettare la Road Map, Annapolis e le decisioni del Quartetto, costringere il popolo palestinese su questa strada con concessioni politiche. La nostra risposta è l’unità nazionale palestinese su basi reali e solide, non sulle basi di Oslo, Annapolis, e con gli U.S.A. e l’amministrazione Bush come riferimento. Questa strada è chiusa. Quella aperta è la via dell’unità nazionale sulla base della resistenza, della tenacia e del sostegno ai pieni diritti del nostro popolo.”
A nome del FPLP ha fatto appello per un comando nazionale unificato che comprenda tutte le organizzazioni palestinesi, da costruire sulla forza di Hamas, Fatah, FPLP, Jihad islamica e di tutte le organizzazioni del nostro popolo, affermando che quanti hanno fiducia in accordi politici con gli assassini e i criminali sionisti dovranno rivedere le proprie politiche. Ha sostenuto che il popolo palestinese non tollererà ancora a lungo questi massacri e questi crimini.
Il compagno Taher ha avvertito che la cooperazione con l’occupante in materia di sicurezza deve cessare subito e che altrettanto deve accadere con le detenzioni politiche. Ha chiesto la fine immediata degli arresti dei figli della resistenza in Cisgiordania, ribadendo che una simile cooperazione col nemico è assolutamente inaccettabile. Invece, ha sostenuto, una leadership nazionale unificata ed un chiaro programma politico possono consolidare l’energia del nostro popolo che non ha alzato bandiera bianca anche dopo 20 giorni di massacri a Gaza, né lo farà in futuro.
fplpIl compagno Taher ha poi affermato che l’assassinio di Said Siyam non permetterà all’occupante di raggiungere il suo obiettivo criminale, e che il suo sangue è insieme a quello di Yasser Arafat, Abu Ali Mustafa, Ahmad Yassin, Ghassan Kanafani, Fathi Shikaki, Khalil al-Wazir e a quello di molti altri martiri del nostro popolo e di tutti i nostri coraggiosi martiri – bambini, uomini, donne, vecchi – che hanno reso l’estremo sacrificio per la libertà della nostra gente. Ha ribadito che la nostra risposta ai massacri e agli assassini sono la resistenza e la fermezza e che il sangue dei martiri non sarà versato per nulla. Ha avvertito che quello israeliano è uno sforzo per costringere il popolo a concessioni politiche, e alla rinuncia ai nostri diritti nazionali all’indipendenza, al ritorno, alla sovranità, all’autodeterminazione, ad uno stato palestinese con Gerusalemme capitale; ma accadrà l’esatto opposto: l’unità di tutte le organizzazioni sulla base di salde convinzioni politiche e l’appoggio ai diritti nazionali del nostro popolo.
Discutendo sulla natura dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), il compagno Taher ha asserito che i membri del Consiglio Legislativo ed il governo non possono lasciare la Palestina senza l’assenso di Israele e che la pratica dei “negoziati” dell’ANP ha solo danneggiato la causa palestinese. Ha invece fatto appello all’unità, basata sul documento dei prigionieri per una riconciliazione nazionale, che sostenga il diritto alla resistenza, i principi nazionali palestinesi e che ricostruisca l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) con la partecipazione di tutte le forze nazionali ed islamiche.

Infine, il compagno Taher ha dichiarato, parlando a proposito dell’iniziativa egiziana: “Noi vogliamo fermare l’aggressione e questi massacri; dopo il ritiro da Gaza, l’apertura dei confini e la fine dell’assedio potremo discutere di qualsiasi questione, ma non possiamo rinunciare e non rinunceremo al nostro diritto a resistere”. L’occupante crede, ha sottolineato, che attraverso il terrore e gli omicidi può annichilire la nostra resistenza, ma il nostro popolo non si arrenderà: ha combattuto per oltre 60 anni e continuerà a stringersi saldamente alla nostra resistenza e così farà fino alla vittoria.

Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

coll.autorg.universitario@gmail.com
http://cau.noblogs.org

Bombe DIME piovono sulla popolazione di Gaza

13 gennaio 2009 10 commenti

Foto di Mahmud Hams _I corpi spezzati di Gaza_

Foto di Mahmud Hams _I corpi spezzati di Gaza_

Da Le Monde di mart 13 gennaio, pag 6:

Due medici norvegesi presenti a Gaza affermano di “aver visto delle vittime provocate da un nuovo tipo di arma, le DIME”

Al-Arish, Egitto
di Sophie Shihab

Dei feriti di un tipo nuovo –adulti e bambini le cui gambe non sono altro che dei moncherini bruciati e sanguinolenti- sono stati mostrati in questi ultimi giorni dalle televisioni arabe che trasmettono da Gaza. Domenica 11 gennaio, sono stati due medici norvegesi, i soli occidentali presenti nell’ospedale della città, che ne hanno dato testimonianza. I dottori, Mads Jilbert e Erik Fosse, che intervengono nella regione da una ventina d’anni con l’Organizzazione non governativa norvegese Norwac, sono potuti uscire dal territorio della città con 15 feriti gravi, attraverso la frontiera con l’Egitto. Non senza alcuni ultimi ostacoli: “Tre giorni fa, il nostro convoglio, per di più condotto dal Comitato internazionale della Croce rossa, è dovuto tornare indietro prima di arrivare a Khan Younis, dove alcuni dei carri armati hanno sparato per stopparci”, hanno detto ai giornalisti presenti ad Al-Arish. Due giorni piu tardi, il convoglio è riuscito a passare ma i medici e l’ambasciatore norvegese venuto ad accoglierli, sono stati bloccati tutta la notte “per ragioni burocratiche” all’interno del terminal della frontiera di Rafah, semi-apertounicamente per alcune missioni mediche.

Gli effetti delle bombe DIME

Gli effetti delle bombe DIME

In quella notte, i vetri e un soffitto del terminal sono stati distrutti dallo spostamento d’aria di una bomba caduta nelle vicinanze.
“All’ospedale al-Shifa, di Gaza, non abbiamo visto delle bruciature al fosforo, né dei feriti da bombe a sottomunizioni (cluster bombs). Abbiamo visto ferite di cui abbiamo tutte le ragioni di pensare che siano state provocate da un nuovo tipo di arma, sperimentato da militari americani e conosciuta sotto l’acronimo DIME –(Dense Inert Metal Explosive)” hanno dichiarato i medici.
Piccole bolle di carbone contenenti una lega di tungsteno, cobalto, nichel e ferro, queste armi hanno un enorme potere esplosivo, che si dissipa nell’arco di 10 metri. “A 2 metri il corpo è tagliato in due; a 8 le gambe sono tagliate, bruciate come da migliaia di punture d’ago. Non abbiamo visto i corpi scarnificati ma molti amputati. Ci sono stati casi simili nel Libano del sud nel 2006 e ne abbiamo visti a Gaza lo stesso anno, durante l’operazione “Pioggia d’estate”. Alcuni esperimenti su dei ratti hanno mostrato che le particelle che restano nel corpo sono canceragone” hanno spiegato i medici.
Un dottore palestinese intervistato domenica, da Al-Jazeera, ha parlato della sua impotenza di fronte a questi casi: “i feriti non hanno nessuna traccia di metallo nel corpo, ma delle strane emorragie interne. Una materia brucia i loro vasi e provoca la morte senza che noi possiamo fare nulla”. Secondo la prima squadra di medici arabi autorizzata passare la frontiera a sud della Striscia, l’ospedale di Khan Younis ha accolto decine di casi di questo tipo. I medici norvegesi sono stati obbligati, riferiscono, a testimoniare di ciò che hanno visto di fronte all’assenza, a Gaza, di qualsiasi altro rappresentante del “mondo Occidentale” – medici o giornalisti- : “E’ possibile che questa guerra sia un

Foto di Mahmud Hams _L'Ospedale di Al-Shifa_

Foto di Mahmud Hams _L'Ospedale di Al-Shifa_

laboratorio dei fabbricanti di morte? E’ possibile che nel XXI° secolo si possa ancora rinchiudere un milione e mezzo di persone e farne tutto ciò che si vuole chiamandoli terroristi?”
Arrivati al quarto giorno di guerra all’ospedale Al-Shifa, che loro hanno conosciuto prima e dopo il blocco, i medici hanno trovato l’edifico e l’attrezzatura “agli sgoccioli”, un personale già stremato, e agonizzanti ovunque. Il materiale che era stato preparato è rimasto bloccato al valico di Eretz. “Quando 50 feriti arrivano tutti d’un colpo all’emergenza, anche il miglior ospedale d’Oslo entrerebbe in crisi – raccontano – Qui possono cadere anche dieci bombe al minuto.” I vetri dell’ospedale sono stati infranti dalla distruzione della vicina moschea. “Quando suonano gli allarmi il personale deve rifugiarsi nei corridoi, il loro coraggio è incredibile” proseguono. “Dormono al massimo due/tre ore al giorno, la maggior parte hanno parenti tra le vittime, e sentono alla radio la litania dei nuovi luoghi colpiti, a volte proprio dove hanno i loro familiari, ma devono restare a lavorare…

“Il mattino della nostra partenza arrivando alle urgenze ho domandato come era andata la notte. Una infermiera ha sorriso. E poi è scoppiata in lacrime.” A questo punto del suo racconto la voce del dott Jilbert vacilla “vede, si riprende sorridendo, anche io…”.

QUI INVECE IL LINK  di un reportage su questi armamenti preso da Peacereporter

E QUI ANCORA
ARMI NON CONVENZIONALI: IL PARERE DEGLI ESPERTI DEL ‘NEW WEAPONS COMMITTEE’
“Siamo in contatto con medici che operano anche nella Striscia di Gaza, abbiamo visto immagini, già fatto studi approfonditi sulle armi utilizzate dagli israeliani in Libano nel 2006 e siamo arrivati alla conclusione che le ferite che vediamo oggi a Gaza sono identiche a quelle in Libano; e allora vennero utilizzate ‘Dime’ e fosforo bianco”: lo ha detto alla MISNA Paola Manduca, docente universitaria di genetica e rappresentante del ‘New weapons committee’ di Genova, un gruppo di accademici, ricercatori e studiosi di tutto il mondo che studia gli effetti degli ultimi ritrovati dell’industria bellica sugli individui e sulle popolazioni. “I Dime – dice la Manduca – sono un prodotto dell’industria americana di cui si conosce43761 l’esistenza dal 2004 ma che teoricamente non dovrebbero essere in commercio se ci si attiene alle dichiarazioni ufficiali; in realtà il loro impiego nel 2006 da parte degli israeliani in Libano è stato accertato”. La rappresentante del ‘New weapons committee’ spiega che i ‘Dime’ sono ordigni studiati per la guerra urbana e considerati dai loro ideatori ‘strumenti adeguati’ per ridurre i danni collaterali perché hanno una potenza controllabile e una forza distruttiva che in genere varia tra i cinque e i 10 metri. “I ‘Dime’ – continua la Manduca – contengono nanoparticelle di materiale pesante che a seconda della foggia del contenitore vengono diffuse in maniera omogenea o secondo alcune particolari forme; i tanti casi di amputazione sono probabilmente dovuti a ‘Dime’ che rilasciano le particelle plasmandole come una lama che trancia di netto qualunque cosa trovi all’interno del suo raggio di azione; ecco perché tante persone, bambini e donne, vengono ritrovati con braccia e gambe amputate, ma senza nessun frammento nel resto del corpo; anche l’innesco può essere modificato in base alle necessità. Volendo paragonare i ‘Dime’ a qualcosa che ci è più familiare, provate a immaginare delle accette giganti lanciatevi contro a folle velocità“. Sembra fantascienza, continua la docente genovese, ma sono armi reali che uccidono o lasciano con gravi disabilità chi viene colpito. Alcune immagini visionate dai ricercatori del ‘New weapons committee’ confermerebbero anche l’uso da parte di Israele di ordigni contenenti fosforo bianco: “Su questo non abbiamo ancora sufficienti testimonianze – aggiunge la Manduca – ma alcune immagini televisive ne dimostrerebbero l’impiego; contrariamente ai ‘Dime’, armi sperimentali per le quali non c’è ancora una posizione ufficiale della comunità internazionale anche se se ne auspica l’intervento quanto prima, l’uso del fosforo bianco in aree civili come Gaza è esplicitamente vietato da una convenzione di Ginevra perché causa la morte bruciando qualunque cosa contenga ossigeno come un corpo umano”. Per la Manduca, infine, i gas asfissianti che fonti giornalistiche riferiscono essere stati usati in alcune zone della Striscia sono probabilmente ‘gas Cs’, sorta di lacrimogeni più intensi che rendono l’aria completamente irrespirabile.

NAOMI KLEIN E IL BOICOTTAGGIO AD ISRAELE

12 gennaio 2009 10 commenti

 

Israele : boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni – 10/01/09

di Naomi Klein

È ora. Un momento che giunge dopo tanto tempo. La strategia migliore per porre fine alla sanguinosa occupazione è quella di far diventare Israele il bersaglio del tipo di movimento globale che pose fine all’apartheid in Sud Africa.boycott-israel-275x275
Nel luglio 2005 una grande coalizione di gruppi palestinesi delineò un piano proprio per far ciò. Si appellarono alla «gente di coscienza in tutto il mondo per imporre ampi boicottaggi e attuare iniziative di pressioni economiche contro Israele simili a quelle applicate al Sudafrica all’epoca dell’apartheid». Nasce così la campagna “Boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni” (Boycott, Divestment and Sanctions), BDS per brevità.
Ogni giorno che Israele martella Gaza spinge più persone a convertirsi alla causa BDS, e il discorso del cessate il fuoco non ce la fa a rallentarne lo slancio. Il sostegno sta emergendo persino tra gli ebrei israeliani. Proprio mentre è in corso l’assalto, circa 500 israeliani, decine dei quali artisti e studiosi rinomati, hanno inviato una lettera agli ambasciatori stranieri di stanza in Israele. La lettera chiede «l’adozione immediata di misure restrittive e sanzioni» e richiama un chiaro parallelismo con la lotta antiapartheid. «Il boicottaggio del Sud Africa fu efficace, Israele invece viene trattato con guanti di velluto…. Questo sostegno internazionale deve cessare.»
Tuttavia, molti ancora non ci riescono. Le ragioni sono complesse, emotive e comprensibili. E semplicemente non sono abbastanza buone. Le sanzioni economiche sono gli strumenti più efficaci dell’arsenale nonviolento. Arrendersi rasenta la complicità attiva. Qui di seguito le maggiori quattro obiezioni alla strategia BDS, seguita da contro-argomentazioni.

1. Le misure punitive alieneranno anziché convincere gli israeliani. Il mondo ha sperimentato quello che si chiamava “impegno costruttivo”. Ebbene, ha fallito in pieno. Dal 2006 Israele accresce costantemente la propria criminalità: l’espansione degli insediamenti, l’avvio di una scandalosa guerra contro il boycott_logoLibano e l’imposizione di punizioni collettive su Gaza attraverso un blocco brutale. Nonostante questa escalation, Israele non ha dovuto far fronte a misure punitive, ma anzi, al contrario: armi e 3 miliardi di dollari annui in aiuti che gli Stati Uniti inviano a Israele, tanto per cominciare. Durante questo periodo chiave, Israele ha goduto di un notevole miglioramento nelle sue relazioni diplomatiche, culturali e commerciali con moteplici altri alleati. Ad esempio, nel 2007, Israele è diventato il primo paese non latino-americano a firmare un accordo di libero scambio con il Mercosur. Nei primi nove mesi del 2008, le esportazioni israeliane verso il Canada sono aumentate del 45%. Un nuovo accordo di scambi commerciali con l’Unione europea è destinato a raddoppiare le esportazioni di Israele di preparati alimentari. E l’8 dicembre i ministri europei hanno “rafforzato” l’Accordo di Associazione UE-Israele, una ricompensa a lungo cercata da Gerusalemme.È in questo contesto che i leader israeliani hanno iniziato la loro ultima guerra: fiduciosi di non dover affrontare costi significativi. È da rimarcare il fatto che in sette giorni di commercio durante la guerra, l’indice della Borsa di Tel Aviv è salito effettivamente del 10,7 per cento. Quando le carote non funzionano, i bastoni sono necessari.

2. Israele non è il Sud Africa. Naturalmente non lo è. La rilevanza del modello sudafricano è che dimostra che tattiche BDS possono essere efficaci quando le misure più deboli (le proteste, le petizioni, pressioni di corridoio) hanno fallito. Ed infatti permangono reminiscenze dell’apartheid profondamente desolanti: documenti di identità con codici colorati e permessi di viaggio, case rase al suolo dai bulldozer e sfollamenti forzati, strade per soli coloni. Ronnie Kasrils, eminente uomo politico sudafricano, ha detto che l’architettura della segregazione da lui vista in Cisgiordania e a Gaza nel 2007 è “infinitamente peggiore dell’apartheid”.

3. Perché mettere all’indice solo Israele, quando Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi occidentali fanno le stesse cose in Iraq e in Afghanistan? boycott-israel-free-palestineIl boicottaggio non è un dogma, è una tattica. La ragione per cui la strategia BDS dovrebbe essere tentata contro Israele è pratica: in un paese così piccolo e così dipendente dal commercio potrebbe effettivamente funzionare.

4. Il boicottaggio allontana la comunicazione, c’è bisogno di più dialogo, non di meno. A questa obiezione risponderò con una mia storia personale. Per otto anni i miei libri sono stati pubblicati in Israele da una casa editrice commerciale chiamata Babel. Ma quando ho pubblicato “Shock Economy” ho voluto rispettare il boicottaggio. Su consiglio degli attivisti BDS, ho contattato un piccolo editore chiamato Andalus. Andalus è una casa editrice attivista, profondamente coinvolta nel movimento anti-occupazione ed è l’unico editore israeliano dedicato esclusivamente alla traduzione in ebraico di testi scritti in arabo. Abbiamo redatto un contratto che garantisce che tutti i proventi vadano al lavoro di Andalus, e nessuno per me. In altre parole, io sto boicottando l’economia di Israele, ma non gli israeliani.

Mettere in piedi questo programma ha comportato decine di telefonate, e-mail e messaggi istantanei, da Tel Aviv a Ramallah, a Parigi, a Toronto, a Gaza City. A mio avviso non appena si dà vita ad una strategia di boicottaggio il dialogo aumenta tremendamente. D’altronde, perché non dovrebbe? Costruire un movimento richiede infinite comunicazioni, come molti nella lotta antiapartheid ricordano bene. L’argomento secondo il quale sostenendo i boicottaggi ci taglieremo fuori l’un l’altro è particolarmente specioso data la gamma di tecnologie a basso costo alla portata delle nostre dita. Siamo sommersi dalla gamma di modi di comunicare l’uno con l’altro oltre i confini nazionali. Nessun boicottaggio ci può fermare.
Proprio riguardo ad ora, parecchi orgogliosi sionisti si stanno preparando per un punto a loro favore: forse io non so che parecchi di quei giocattoli molto 1_882312_1_34high-tech provengono da parchi di ricerca israeliani, leader mondiali nell’Infotech? Abbastanza vero, ma mica tutti. Alcuni giorni dopo l’assalto di Israele a Gaza, Richard Ramsey, direttore di una società britannica di telecomunicazioni, ha inviato una e-mail alla ditta israeliana di tecnologia MobileMax. «A causa dell’azione del governo israeliano degli ultimi giorni non saremo più in grado di prendere in considerazione fare affari con voi né con qualsiasi altra società israeliana.»
Quando è stato interpellato da The Nation, Ramsey ha affermato che la sua decisione non è stata politica. «Non possiamo permetterci di perdere neppure uno dei nostri clienti: è stata pura logica difensiva commerciale.»
È stato questo tipo di freddo calcolo che ha portato molte aziende a tirarsi fuori dal Sud Africa due decenni fa. Ed è proprio questo tipo di calcolo la nostra più realistica speranza di portare giustizia, così a lungo negata, alla Palestina.

Traduzione di Manlio Caciopo per Megachip

Articolo orginale: http://www.thenation.com/doc/20090126/klein?

LISTA DI PACIFISTI DA AMMAZZARE!

12 gennaio 2009 26 commenti

Incredibile quello che si trova su questo sito: http://stoptheism.com/
Un sito con una lista di persone da uccidere, di europei, americani e australiani che dedicano la loro vita alla popolazione di Gaza, persone che fanno parte dell’International Solidarity Movement, le sole che in questo periodo ci stanno dando quotidiane informazioni su quello che accade nella Striscia di Gaza. C’è il volto di Vittorio Arrigoni e di chi è con lui.
Su questo sito potete leggere i loro nomi, vedere i loro volti su diverse fotografie affiancate ad un vero e proprio incitamento all’assassinio.
E’ chiaramente scritto che queste persone devono diventare “A TARGET OF IDF FORCES ”

 

Un articolo a riguardo preso da Megachip,  a firma di Pino Cabras:

L’incitazione è esplicita: uccidere un gruppo di persone, con nome e cognome, abitudini e idee, appartenenze politiche e immagini facilmente identificabili. Chiedono la collaborazione di delatori per completare le liste con gli indirizzi. La schedatura è esplicitamente rivolta ai militari, quelli israeliani, se non ci pensano altri killer, per facilitarli nell’eliminazione fisica di “pericolosi” bersagli: i nemici da colpire sono gli attivisti occidentali – infermieri e altri volontari – che lavorano e sono testimoni di quanto succede nei Territori occupati.

palpeaceflag Tutto questo lo potete leggere in un sito web, gestito da un gruppo di estremisti, una sorta di Ku Klux Klan ebraico americano: Stop the ISM. Può essere di interesse far notare che fra i bersagli c’è anche un cittadino italiano, Vittorio Arrigoni, di cui abbiamo letto i toccanti reportage da Gaza.

Il tenutario del sito è Lee Kaplan. È uno dei tanti agitatori fascisteggianti della pancia reazionaria americana, un coagulo che ultimamente ha preso piede sia nell’ambito dei movimenti cristianisti, sia nelle frange del fondamentalismo ebraico, ora uniti in un inedito oltranzismo anti-islamico. In USA la saldatura fra questi ambienti si è rafforzata, tanto che Kaplan talora ascende anche al salotto buono, si fa per dire, dei talk show con la bava alla bocca, su Fox News. Ma si rafforza soprattutto in Terrasanta. I fondamentalisti ebrei controllano gli insediamenti coloniali più estremisti dei territori (come già si leggeva in un libro di Israel Shahak e Norton Mezvinsky, Jewish fundamentalism in Israel, London, Pluto Press, 1999). I fondamentalisti cristiani li appoggiano per accelerare l’avvento dell’Armageddon, la lotta finale fra il Bene e il Male, che proprio da quelle parti dovrà svolgersi.
Forse per portarsi un po’ di lavoro avanti, il signor Kaplan lascia briglia sciolta al sito per sollecitare l’eliminazione di Arrigoni e altri. Non senza profetizzare che il governo italiano non si preoccuperà più di tanto se qualcuno provvederà all’auspicata «rimozione permanente» del nostro connazionale.
Lo ripetiamo: questi auspici criminali non appaiono in un forum semiclandestino, ma in un sito accessibile gestito da un noto personaggio pubblico.
Ora, dal momento che anche le forze armate israeliane non vogliono testimoni nello scempio di Gaza, e il nostro mainstream si è subito docilmente accodato rispettando il divieto, siccome l’unica voce ci giunge da Arrigoni, in tal caso facciamo due più due e fiutiamo un grosso pericolo. Abbiamo visto che lì non si va per il sottile, se già vengono bombardati ospedali, ambulanze, scuole, e se si prende di mira qualunque soccorso.
Mentre la conta dei morti ammazzati a Gaza si avvicina a quota mille, accade una cosa singolare. Il cumulo di cadaveri non si può più nascondere sotto un editoriale di Bernard-Henry Lévy, l’uso di armi orrende – che un domani vedrete proibire – nemmeno. I giornali nostrani cominciano timidamente a parlarne. Ma non in prima pagina e in apertura, come abbiamo fatto già diversi giorni fa su questi schermi, ma a pagina dieci e in taglio basso.

Nascondere non si può. Ma diluire, questo sì. E questo i nostri grandi organi di informazione lo fanno benissimo. In attesa di chissà cosa, un successo politico militare, una chimera, la fine di Hamas. A che prezzo? È in atto la censura più sottile, ma questa sottigliezza non la salva dall’essere accostata alla censura più violenta e più minacciosa, quella che vuole colpire chi vuole salvare il popolo palestinese dalla sua distruzione. 
Tanti intellettuali italiani indicano inorriditi il dito insanguinato del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas), ma non vedono la luna desolata degli altri fondamentalismi che egemonizzano sempre di più la classe dirigente israeliana. L’idea che le forze armate israeliane difendano i Lumi contro la barbarie è un ideologismo foriero di tragedie, dal quale è bene liberarsi con un’operazione onesta di ricognizione storica e politica della memoria mediorientale. Il racconto di quel che accade ora è un passo fondamentale, con tutti i testimoni da rispettare.

GIUSTIZIATI, UNO AD UNO

12 gennaio 2009 16 commenti

childna0LA RETE E’ STRACOLMA DI QUESTE IMMAGINI. SU YOUTUBE SI POSSONO FACILMENTE TROVARE VIDEO DOVE PADRI E MADRI SOLLEVANO E SCOPRONO I CORPICINI DEI LORO FIGLI. SONO CORPI GIUSTIZIATI, COLPITI UNO AD UNO DA UN PAIO DI COLPI AL PETTO. I NEONATI INVECE DA UN COLPO IN TESTA: QUESTO NON LO POSSONO NASCONDERE, LE IMMAGINI PARLANO CHIARAMENTE.
NON SI TRATTA DI SCHEGGE, NON SI TRATTA DI ERRORI O INCIDENTI…SI TRATTA DI BAMBINI GIUSTIZIATI CASA PER CASA, UNO AD UNO.
DI CORPICINI INNOCENTI TRAPASSATI DAL LORO PIOMBO, GIORNO DOPO GIORNO.
UNO AD UNO.
VI RICORDATE I BAMBINI IN JUGOSLAVIA PASSATI ALLA BAIONETTA? VI RICORDATE ?
QUI ORMAI, DATA LA PORTATA DEL GENOCIDIO IN ATTO, NON CI SONO PIU’ NEMMENO PARAGONI POSSIBILI.
C’E’ SOLO INDIGNAZIONE, RABBIA, ODIO CHE CRESCE.

Leggi :
Operazione Piombo Fuso
Storia di un’espulsione

HANNO GIUSTIZIATO IPPOCRATE, di Vittorio Arrigoni

12 gennaio 2009 1 commento

DA IL MANIFESTO del 10 GENNAIO 2009
A FIRMA DI VIK, VITTORIO ARRIGONI:
A Gaza, un plotone di esecuzione ha messo al muro Ippocrate, ha puntato e fatto fuoco. Le allucinanti dichiarazioni di un portavoce dei servizi segreti israeliani secondo cui l’esercito ha ottenuto via libera a sparare sulle ambulanze perché a bordo presenti presunti membri della resistenza palestinese, danno il quadro di che valore dà alla vita Israele in questi giorni, le vite dei nemici, s’intende. Vale la pena ripassare cosa dichiara il giuramento di Ippocrate,

Gaza _clinica mobile bombardata_

Gaza _clinica mobile bombardata_

a cui è tenuto ogni medico prima di iniziare a esercitare la professione, in particolare questi passi: “Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica”. Sono sette fra i dottori e infermieri volontari i camici bianchi uccisi dall’inizio della campagna di bombardamenti, una decina le ambulanze colpite dall’artiglieria israeliana. I sopravvissuti tremano di paura, ma non si tirano indietro. I lampeggianti cremisi delle ambulanze sono gli unici squarci di luce lungo le strade nelle notti oscure di Gaza, esclusi i lampi che precedono le esplosioni. Riguardo a questi crimini, l’ultima denuncia è partita da Pierre Wettach, capo della Croce Rossa a Gaza; le sue ambulanze sono potute accorrere sul luogo di un massacro, a Zaiton, est di Gaza city, solo dopo 24 ore dall’attacco israeliano. I soccorritori dichiarano di essersi trovati dinnanzi uno scenario raccapricciante: “quattro bambini piccoli vicini ai corpi senza vita delle loro madri in una delle case. Erano troppo deboli per tenersi in piedi. E’ stato trovato vivo anche un uomo, anche lui troppo debole per tenersi in piedi.

Gaza _le corsie degli ospedali_

Gaza _le corsie degli ospedali_

In tutto sui materassi giacevano 12 corpi”. I testimoni di questa ennesima carneficina raccontano come i soldati israeliani, penetrati nel quartiere, hanno radunato le decine di membri della famiglia Al Samouni in un solo edificio e poi lo hanno ripetutamente bombardato. Con i miei compagni dell’ISM sono giorni che giriamo sulle ambulanze della mezzaluna rossa, abbiamo subito molteplici attacchi e perso un caro amico, Arafa, colpito in pieno da un colpo di obice sparato da un carro armato. Altri tre paramedici nostri amici rimangono ricoverati negli ospedali dove fino a ieri lavoravano. Sulle ambulanze il nostro dovere è raccogliere feriti, non accogliere a bordo guerriglieri. E quando troviamo riverso per strada un uomo ridotto una poltiglia di sangue, non si ha il tempo di controllare i suoi documenti, chiedergli se parteggia per hamas o fatah. Anche perchè quasi sempre i feriti non rispondono, come i morti. Alcuni giorni fa caricando un ferito grave ha cercato contemporaneamente di salire sull’ambulanza anche un altro uomo, ferito in maniera lieve. Lo abbiamo spintonato fuori, proprio perché sia chiaro a chi ci spia dal cielo che non fungiamo da taxi per il trasporto di membri della resistenza, bensì accogliamo sopra le nostre ambulanze solo feriti gravi, il cui rifornimento da parte di Israele non cessa un istante.

Gaza _militanti di Hamas?_

Gaza _militanti di Hamas?_

La notte scorsa è arrivata all’ospedale Al Quds di Gaza City Miriam, 17 anni, in preda alle doglie. Al mattino erano passati nello stesso ospedale suo padre e sua cognata, entrambi cadaveri, vittime di uno dei tanti bombardamenti indiscriminati. Durante la notte Miriam a partorito un bel bimbo, inconsapevole del fatto che mentre lei si trovava in salo parto, un piano più in basso, all’obitorio era giunto anche il giovane marito. Alla fine persino le Nazioni Unite si sono accorte che qui a Gaza siamo come tutti immersi nello stesso catino, bersagli mobili per ogni cecchino. Siamo arrivati a quota 789 vittime, 3300 i feriti, 410 vertono in situazione critica, 230 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Per bocca di John Ging capo dell’Unrwa (Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi), le Nazioni Unite hanno annunciato di sospendere le loro attività umanitarie lungo la Striscia. Ho incrociato Ging negli uffici dell’agenzia di stampa Ramattan, e l’ho visto sdegnato agitare il suo indice accusatorio contro Israele dinnanzi alle telecamere. L’ONU cessa le sua attività a Gaza dopo che due dei suoi operatori sono stati uccisi ieri, beffa vuole durante le tre ore di una tregua che Israele ha annunciato e al suo solito non rispetta. “I civili di Gaza hanno a disposizione 3 ore al giorno per cercare di sopravvivere, i soldati israeliani le restanti 21 per cercare di sterminarli” ho sentito Ging dichiarare a due passi da me. Da Gerusalemme mi scrive Yasmine, moglie di uno dei numerosi giornalisti in fila al valico di Erez, giornalisti ai quali per chissà perchè Israele non concede il lasciapassare per venire qui a filmare e a raccontare l’immane catastrofe innaturale che da tredici giorni ha colpito. Queste le sue parole: “L’altro ieri sono andata a vedere Gaza dal di fuori. I giornalisti del mondo sono tutti ammucchiati su una collinetta di sabbia a un paio di km dal confine. Decine di telecamere che puntano verso di voi. Aeri che ci sorvolano, si sentono ma non si vedono, sembrano solo illusioni mentali finché non si vede il fumo nero salire all’ orizzonte, Gaza. La collina e’ diventata anche meta turistica per gli Israeliani di zona. idf-purim5Con grandi binocoli e macchine fotografiche vengono a vedere i bombardamenti dal vivo.” Mentre sto trascrivendo in fretta e furia questa mia corrispondenza una bomba cade nel palazzo a fianco a quello in cui mi trovo. I vetri tremano, le orecchie dolgono, mi affaccio dalla finestre e vedo che hanno colpito l’edificio dove sono raccolti i principali media arabi. E’ uno dei palazzi più alti di tutta Gaza city, l’Al Jaawhara building. Sul tetto tengono fissi una troupe con una telecamera, li vedo ora contorcersi tutti a terra, agitare le braccia invocando aiuto, avvolti da una cappa nera di fumo. Paramedici e giornalisti, le professioni più eroiche in questo spicchio di mondo. All’ospedale Al Shifa ieri sono andato a trovare Tamim, reporter sopravvissuto ad un bombardamento aereo. Mi ha spiegato come secondo lui Israele sta adottando le stesse identiche tecniche terroristiche di Al Al-Qaeda, bombarda un edificio, attende l’arrivo dei giornalisti e dei soccorsi, quindi fa cadere un’altra bomba che fa strage di quest’ultimi. Per questo motivo a suo avviso si sono registrate molte vittime fra i paramedici e i reporters, gli infermieri attorno al suo letto facevano cenni di consenso. Tamim mi ha mostrando sorridendo, i suoi moncherini. Ha perso le gambe, ma è felice d’ essersela cavata, il suo collega Mohammed è morto con in mano la macchina fotografica, la secondo esplosione lo ha ucciso. Nel frattempo mi sono informato sulla bomba appena caduta nel palazzo qui vicino, sono rimasti feriti due giornalisti, entrambi palestinesi, uno di Libyan tv l’altro di Dubai tv. Giusto un altro sonoro avvertimento da chi esige che questo massacro di vittime civili non venga in alcun modo raccontato. Non mi resta che augurarmi che nel quartier generale dei vertici militari israeliani non si legga Il Manifesto, ne vi siano affezionati visitatori del mio blog. Restiamo umani. Vik

CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

12 gennaio 2009 Lascia un commento

striscia-copyAppello della Rete contro il Pacchetto Sicurezza

Appello per la cotruzione di una mobilitazione contro il ddl 733: Lunedì 19  Gennaio Sit – in sotto il Senato e Sabato 31 Gennaio Manifestazione a Roma

Il 19 gennaio prossimo è prevista in Senato la discussione del“Pacchetto sicurezza” (DdL 733), che provocherà una grande trasformazione del quadro normativo italiano, già fortemente repressivo e discrezionale nel suo impianto. Le norme contenute nel Pacchetto, infatti, prevedono una politica esplicitamente fondata su misure segregazioniste e razziste per le persone migranti, con o senza permesso di soggiorno, le prime a essere additate come figure pericolose e causa di “allarme sociale”, e su nuove e ancora più drastiche misure repressive contro chiunque produca conflitto e non rientri dentro le strette maglie del controllo. 

barcone_migranti_nLe norme del pacchetto sicurezza colpiscono in primo luogo le persone migranti. Se il Pacchetto sarà approvato chi è senza permesso di soggiorno non potrà più: andare al Pronto Soccorso e ricevere cure mediche, riconoscere figli e figlie, sposarsi e inviare soldi a casa. Il Ddl introduce inoltre: la detenzione nei CIE (ex CPT) per 18 mesi; la tassa di 200 euro su richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno; controlli ancora più stretti per acquisire la cittadinanza; il reato d’ingresso illegale nello stato. 
Altre norme, alcune già sperimentate sui/sulle migranti, vengono estese al resto dei cittadini e delle cittadine che non si adeguano alla retorica del “decoro urbano”: l’obbligo di dimostrare l’idoneità alloggiativa per ottenere l’iscrizione anagrafica (che colpisce migranti, senzatetto, occupanti e chiunque non possa permettersi un’abitazione “idonea”); le norme anti-graffito; l’inasprimento delle norme per il reato di danneggiamento. 
Questo delirio securitario esplode mentre i governi decidono di sostenere le aziende e le banche in difficoltà, invece di pensare a nuove politiche sociali di sostegno alla cittadinanza colpita dalla crisi. Scaricando, tra l’altro, tutto il lavoro di cura sulle donne: in quest’ottica, l’unica immigrazione che sembra piacere è quella delle “badanti”. Ai sindaci e ai prefetti sceriffo si attribuiscono nuovi poteri, mentre il Ddl Carfagna criminalizza e stigmatizza le prostitute, imponendo norme di comportamento a tutte e tutti.migranti-02
La loro risposta alla crisi è il governo della paura. La risposta, in Italia come in Europa, da Milano a Castelvolturno, da Atene a Malmöe… è stata un grido di rabbia e libertà: 

NON ACCETTIAMO LA SOCIETA’ DEL RAZZISMO, DELLO SFRUTTAMENTO E DEL CONTROLLO!

Lunedì 19 gennaio appuntamento per tutti e tutte alle 10:00 sotto il Senato a Piazza Navona per un Sit-In che duri fino a sera, per far sentire la nostra voce mentre nelle aule verrà votato il disegno di legge.

Sabato 31 gennaio saremo ancora in strada con un corteo che attraverserà la città, toccando alcuni luoghi simbolo.Appuntamento alle 14.30 a Porta Maggiore per proseguire per Piazza Vittorio e Termini fin sotto al Ministero dell’Interno, per ripensare insieme un’idea di cittadinanza che garantisca a tutt@ i diritti fondamentali e la libertà di scelta e di movimento.

Contro il Pacchetto Sicurezza e il modello di società che impone

Per l’abolizione immediata della Bossi/Fini, perché perdere il lavoro a causa della crisi rappresenta per le persone migranti una condanna alla clandestinità
Per la regolarizzazione di tutte e tutti
Contro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, dispositivo di controllo che imprigiona i migranti e le migranti e rende precaria la vita di tutte e tutti
Contro le classi separate per i bambini e le bambine stranier@
Contro la militarizzazione dei confini e delle città
Contro l’ansia e la paura in cui vorrebbero farci vivere
Per ripensare insieme un’idea di cittadinanza che garantisca a tutt@ i diritti fondamentali e la libertà di scelta e di movimento

cpt-disegnoLUNEDI’ 19 GENNAIO 2009: SIT- IN SOTTO IL SENATO        dalle 10:00 a Piazza Navona
SABATO 31 GENNAIO 2009: MANIFESTAZIONE A ROMA        alle 14:30 a Porta Maggiore

Invitiamo tutti e tutte – migranti, studenti e studentesse, scuole in mobilitazione, associazioni, movimenti di lotta per l’abitare, centri sociali, movimenti di donne, femministe e lesbiche, comitati di cittadini e cittadine, precari e precarie, lavoratori e lavoratrici, personale medico e sanitario, artisti e artiste – a partecipare, a moltiplicare le iniziative anche nelle altre città e a coordinarci per dare più voce alla nostra rabbia:

NOI… NON ABBIAMO PAURA!  
RETE CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

Per adesioni, informazioni, contributi, per mettere in rete le iniziative locali e dislocate nelle città attraverso questo bloghttp://nopacchettosicurezza.noblogs.org inviate un’e-mail a:pacchettosicurezza@anche.no

“Spirit of Humanity” salpa alla volta di Gaza con medicinali a bordo

11 gennaio 2009 Lascia un commento

 

Cipro, 11 gennaio 
La nave del Free Gaza Movement, “SPIRIT OF HUMANITY”, lascerà il porto di Larnaca alle 12:00 di lunedì 12 gennaio, per una missione d’emergenza verso Gaza assediata. La nave trasporterà medici disperatamente necessari, giornalisti, operatori dei diritti umani e membri di parecchi Parlamenti Europei così come rifornimenti medici. Questo viaggio rappresenta il secondo tentativo del Free Gaza Movement di attraversare il blocco da quando Israele ha iniziato ad attaccare Gaza il 27 dicembre. Fra agosto e dicembre 2008, il Free Gaza Movement ha sfidato con successo il blocco israeliano cinque volte, consegnando la prima spedizione internazionale nel porto di Gaza dal 1967.adv
Le forze armate israeliane hanno attaccato violentemente un recente tentativo del Free Gaza Mobement di inviare un’imbarcazione di soccorso carica di medici e di rifornimenti medici a Gaza.. Nelle prime ore di martedì 30 dicembre, la Marina Israeliana ha deliberatamente, ripetutamente e senza alcun preavviso speronato la nostra imbarcazione disarmata, la DIGNITY, causandogli un significativo danno strutturale e mettendo a rischio le vite dei passeggeri e dell’equipaggio.
La nave ha riparato in un porto sicuro nel Libano ed attualmente sta attendendo le riparazioni. Fouad Ahidar, un membro del Parlamento belga che naviga verso Gaza a bordo della “SPIRIT OF HUMANITY”, ha risposto alle preoccupazioni circa la possibilita’ che Israele possa attaccare una nave umanitaria disarmata dicendo: “Ho cinque bambini che sono molto preoccupati per me, ma ho detto loro, potete sedervi sul vostro divano e guardare queste atrocità alla televisione, o potete scegliere di agire per fermarle.” 
Gli attacchi israeliani nella striscia di Gaza hanno ferito migliaia di civili e hanno ucciso oltre 800 persone, compreso un gran numero di donne e bambini. Questo massacro israeliano continua e costituiscono gravi e massicce violazioni degli obblighi umanitari internazionali definiti dalle Convenzioni di Ginevra, in particolare gli obblighi di una forza di occupazione e quanto imposto delle leggi di guerra.
finallygoingLe Nazioni Unite hanno fallito nel proteggere la popolazione civile palestinese dalle massicce violazioni di Israele agli obblighi umanitari internazionali. Israele ha isolato Gaza dalla comunità internazionale ed esige che tutti gli stranieri la abbandonino. Ma Huwaida Arraf, co-organizzatore col Free Gaza Movement, dichiara che “Non possiamo solo sederci ed aspettare che Israele decida di interrompere le uccisioni e di aprire i confini affinchè gli operatori umanitari possano intervenire. Noi stiamo arrivando. C’è un urgente bisogno per questa missione poichè i civili palestinesi a Gaza vivono sotto il terrore e i massacri di Israele e non hanno accesso agli aiuti umanitari che sono negati loro. Visto che gli Stati e gli organismi internazionali responsabili nell’arrestare tali atrocità hanno scelto di essere impotenti, allora noi – i cittadini del mondo – dobbiamo agire. La nostra comune umanità comune non richiede niente di meno.”
Israele ha ricevuto comunicazione che stiamo venendo. Una copia della notifica alle autorità israeliane è allegata. I mezzi d’informazione sono invitati al Porto di Larnaca alle 10:00 per le preparazioni finali e ad una conferenza stampa prima della partenza.

Notifica di intenzione ufficiale ad entrare
 
11 gennaio 2009
Per: Il Ministero della Difesa israeliano, fax: 972-3-697-6717
Per: la Marina Istraeliana
Per: Il Ministero degli Affari Esteri israeliano, fax 972-2-5303367
Da: Free Gaza Movement

Questa lettera funge da notifica formale a voi in quanto forza di occupazione e forza belligerante nella striscia di Gaza che lunedì 12 gennaio saremo in navigazione con la motonave “Spirit of Humanity” dal porto di Larnaca al porto di Gaza. La nostra imbarcazione batterà bandiera greca e, per tanto, ricadrà nell’ambito della giurisdizione della Grecia. Navigheremo dalle acque cipriote in acque internazionali, poi direttamente nelle acque territoriali della striscia di Gaza senza penetrare o avvicinarsi alle acque territoriali israeliane. n791717899_766789_7914Contiamo di arrivare al porto di Gaza martedì 13 gennaio 2009. Trasporteremo rifornimenti medici urgenti necessari in imballi sigillati confezionati all’aeroporto internazionale di Larnaca ed al porto di Larnaca. Ci saranno a bordo complessivamente 30 persone fra passeggeri ed equipaggio, fra loro membri di vari Parlamenti Europei e vari medici. La nostri imbarcazione e il nostro carico riceverannoinoltre dalle autorità portuali di Cipro i certificati di sicurezza prima della partenza.
Ciò costituisce la conferma che nessuno noi, nè il carico, nè alcunchè a bordo, né la barca stessa costituira’ una minaccia contro la sicurezza di Israele o le relative forze armate, pertanto non prevediamo alcun tipo di interferenza con il nostro viaggio da parte delle autorità israeliane.
Il giorno Martedì il 30 dicembre, una imbarcazione della Marina Militare israeliana ha violentemente e senza preavviso, attacato la nostra motonave “Dignity”, rendendo invalida l’imbarcazione e mettendo in pericolo le vite dei 16 civili a bordo. Questo avviso rappresenta una chiara notifica a Voi delle nostre intenzioni. Qualunque attacco alla motonave “Spirit of Humanity” sarà pertanto premeditato e qualunque danno inflitto ai 30 civili a bordo sarà considerato il risultato di un attacco intenzionale a civili disarmati.
Il comitato di coordinamento del Free Gaza Movement

Contatto: Huwaida Arraf, Free Gaza Movement, 357 96 723 999
http://www.freegaza.org

A Fabrizio De Andrè…

11 gennaio 2009 7 commenti

Fabrizio De Andrè

Fabrizio De Andrè

Non si può non scrivere nulla, ma nemmeno scrivere qualcosa.
Perchè tutta la rete, tutta la televisione e la radio, tutti sono impegnati ad omaggiare De Andrè ed io non me la sento di scrivere nulla.
Nulla su di lui, nulla su quello che c’ha donato, con la sua combattiva umiltà, con il suo modo di stare sempre in direzione ostinata e contraria.
Non saprei nemmeno scegliere una canzone per ringraziarlo, perchè mi scoppierebbe un mal di testa infinito, perchè per ogni testo scelto mi si spezzerebbe il cuore per quelli accantonati.
Perchè non c’è una “Coda di Lupo” senza “Rimini”, perchè senza “Ho visto Nina Volare” le giornate non sono belle, perchè non si può non camminare per i vicoli de “La città vecchia”, perchè “Storia di un impiegato” è legata ad ogni globulo rosso che passa nelle mie vene.
Quindi, Fabrizio, io non scrivo e non scelgo nulla.
Ti dedico tutto, mi tengo tutto stretto stretto come un sogno, come una promessa, come la libertà…che forse giusto nelle tue parole sarò in grado di trovare.
A dieci anni dalla tua scomparsa, da quel maledetto giorno che a me, 16enne, mi spezzò il cuore come fossi uno di casa, sangue mio.fabrizio_de_andre_concerto_2
A dieci anni da quel giorno metto solo il tuo viso, per una volta nemmeno una parola tua, perchè le voglio tutte, perchè sono la mia eredità, perchè sono parte di quel poco che salverei dal grande rogo che farei di questo paese…perchè sei quel padre che ho sempre cercato, quel padre che non m’ha mai abbandonato e mai lo farà.

LA TREGUA BOMBARDATA

10 gennaio 2009 Lascia un commento

17.00: Le artiglierie israeliane non hanno taciuto oggi nemmeno durante le tre ore di tregua umanitaria che stamane erano state confermate da Israele per consentire alla popolazione palestinese di rifornirsi di viveri e altri generi di prima necessità. Lo hanno riferito all’Ansa testimoni sul posto confermando che a Gaza City, tra le 13:00 e le 16:00 (ora italiana) si sono uditi distintamente numerosissimi colpi d’artiglieria israeliana. «Hanno sparato come pazzi», hanno detto i testimoni.

Si scaldano le piazze ateniesi e greche. La polizia compie atti “illeciti”

10 gennaio 2009 1 commento

ATENE torna a scaldarsi. Dopo le tre settimane di rivolta iniziato il 6 dicembre dopo l’omicidio di Alexis e la “pausa” natalizia, gli studenti e i rivoltosi greci stanno ricominciando ad occupare le strade. Hanno iniziato con le mobilitazioni di sostegno alla popolazione di Gaza ed ora stanno ricominciando a mobilitare tutto il movimento studentesco, prima dei nuovi scioperi operai.

Foto di Aris Messinis

Foto di Aris Messinis _Ieri, ad Atene_

Anche ieri una manifestazione di 3000 persone tra studenti, docenti e precari ha percorso diverse strade del centro ed ha attaccato la polizia che ha risposto con la solita pioggia di armi chimiche.
La manifestazione si è spostata dalle parti del Politecnico e della Facoltà di Legge, non più e non ancora occupate. Per evitare che fosse nuovamente rioccupato il Politecnico alcuni docenti e studenti hanno fatto cordone intorno all’edificio: la struttura ha subito ingenti danni durante la battaglia di dicembre.

 
Nel frattempo da Oliva vengo a sapere:
Blitz a casa dell’ avvocato Stavroula Ghiannakopoulou alle 2:00 di notte senza avvertimento,senza la sua presenza  e senza la presenza di testimoni come previsto dalla legge.Cosa cercavano , cosa hanno preso e da chi hanno avuto il permesso solo i poliziotti di Eksarxia lo sanno.Infine,come la stessa avvocato denuncia,per molte ore,in sua assenza ,entravano ed uscivano dal suo appartamento molti estranei.
GREECE-POLITICS-DEMOAppunto per il gran numero di gente e per la confusione che facevano questi ultimi,i vicini di casa-come hanno  dichiarato-pensavano ci fosse…una festa! Tornata a casa ha trovato la porta aperta e tutta la casa sotto sopra.Spaventata e  convinta di essere stata derubata si è recata al vicino commissariato di Eksarxia  per denunciare il fatto.Un poliziotto l’ha informata dell’accaduto invitandola ad andarsene dal commissariato… 

PROVERO’ AD AGGIORNARE A BREVE SULLA SITUAZIONE GRECA. 

Da Vittorio, articolo pubblicato sul Manifesto

10 gennaio 2009 1 commento

 

“Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.” vittime1qb0
A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia,  più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito. Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia secondo le quali l’esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l’esercito di Tsahal utilizzò nell’ultima guerra in Libano, e l’aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali. Dinnanzi all’ospedale Al Auda siamo stati testimoni e abbiamo filmato dell’utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente vicino a noi. Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l’illuminazione. Non c’è dubbio che utilizzare quest’arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori. Il dottor Abdel mi ha riferito che all’ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi how20many20more20raids20ben20heinecome quelli portati all’ospedale nelle ultime ore. Mi ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a  vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l’impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all’interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner. Israele ci ha fatto sapere che da oggi ci è generosamente concessa una tregua ai suoi bombardamenti di 3 ore quotidiane, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza, con la stessa attendibilità dei leaders di Hamas quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici. vittime74fd9Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide. Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza, ha individuato un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese muoversi compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato. Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti. Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l’attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l’ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 della famiglia Abed Rabbu. Una mezz’ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco.Eva e Alberto, miei compagni dell’ISM, erano sull’ambulanza, e hanno videodocumentato l’accaduto, passando poi i video e le foto ai maggiori media. Hanno gambizzato Hassan, fresco di lutto per la morte del suo amico Araf, paramedico ucciso due giorni fa mentre soccorreva dei feriti  a Gaza city. Si erano fermati a raccogliere il corpo di un moribondo agonizzante in mezza alla strada, sono stati bersagliati da una decina di colpi sparati da un cecchino israeliano. Un proiettile ha colpito alla gamba Hassan, e ridotto un colabrodo l’ambulanza. Siamo arrivati a quota 688 vittime, 3070 i feriti, 158 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Solo nella giornata di ieri si sono contati 83 morti, 80 dei quali civili. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Recandomi verso l’ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad una angola di una strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l’assurdità di questa di tempi e di questi luoghi.
Restiamo umani.
Vik
Vittorio Arrigoni blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/ 

MIDEAST-PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-CONFLICT

OPERAZIONE PIOMBO FUSO: IL BESTIARIO

10 gennaio 2009 2 commenti

Ieri non sono riuscita ad aggiornare questo blog, malgrado fosse estremamente necessario.
Anche ieri l’ennesima strage di profughi e di sfollati: strage scientifico, compiuto su un gruppo di persone che lo stesso Tsahal,

Foto di Khalil Hamra _Civili e sfollati di Jabaliya_

Foto di Khalil Hamra _Civili e sfollati di Jabaliya_

l’esercito sionista, aveva ammassato in una palazzina intimandogli il divieto di uscire. Poco dopo, la stessa palazzina è stata colpita dall’esercito causando più di 30 morti.
«Domenica (4 gennaio), di prima mattina, i soldati israeliani sono entrati nella nostra abitazione e in quella di nostri parenti e ci hanno ordinato di radunarci tutti in un locale vicino, una specie di magazzino di cemento» racconta Mayssa all’ANSA. Erano diverse decine di persone, tutte del clan familiare dei Samuni. Senza acqua, senza cibo. Così è trascorsa una giornata. «La mattina di lunedì (5 gennaio) tre miei cugini hanno socchiuso la porta, hanno visto che la situazione sembrava tranquilla e hanno deciso di avventurarsi fuori. Ma fatti pochi passi sono stati colpiti: da un razzo sparato da un aereo senza pilota o da un carro armato, non saprei». «Noi – prosegue Mayssa – eravamo molto spaventati. Poi, dopo due ore circa, c’è stata una seconda esplosione, all’ interno del magazzino che si è riempito di fumo e di polvere. Quando abbiamo potuto vedere cosa era accaduto attorno a noi, abbiamo constatato che per terra c’erano decine di cadaveri e di feriti». «Ho visto subito che mio marito era morto. Poi fra i cadaveri ho riconosciuto anche mio suocero, mia suocera, delle zie, alcuni nipoti….».

Foto di Baz Ratner

Foto di Baz Ratner

«È stato mio cognato ad infondermi coraggio» prosegue Mayssa. «Mi ha detto che ormai per chi era morto non c’era più niente da fare e che dovevamo pensare ai feriti. Io ero ferita in modo non grave, così siamo usciti in cerca di aiuti. Con un fazzoletto ho cercato di fermare la emorragia nella mano di Jumana, che aveva perso tre dita». Da un letto vicino Ula Samuni aggiunge altri dettagli. «Per strada ci siamo imbattuti in soldati israeliani che ci chiedevano dove fosse Ghilad Shalit…» il soldato israeliano rapito da Hamas nel 2006. Nel bombardamento Ula ha perso due dei sei figli. Altri due, che in un primo momento erano stati dati per morti, sono stati trovati feriti sotto le macerie due giorni fa. Mayssa a fatica è riuscita a trovare un’ambulanza che l’ha portata all’ospedale Shifa. Altri, meno fortunati, hanno percorso a piedi il tragitto di 5-6 chilometri fino all’ ospedale, agitando bandiere bianche. Rivolta ai giornalisti, Ula esclama: «Israele dice di voler combattere Hamas e poi invece colpisce noi, che siamo solo vittime. Tutto il mondo è colpevole di questo crimine». Poi Ula si chiede chi vendicherà mai quei morti.
Questa una piccola testimonianza di decine e decine che potremmo riportare.

Foto di Ismail Zaydah

Foto di Ismail Zaydah

Intanto invece, oggi, inizierei qui un bestiario. Le dichiarazioni più schifose…POTETE CONTRIBUIRE, così ne collezioniamo un po’e pubblichiamo un bel bestiario puzzolente.
8.55: Di fronte «a una parte dell’Islam che si pone in maniera aggressiva rispetto al cristianesimo» le reazioni cristiane «sono le più varie» e qualche volta c’è «una sorta di ammiccamento». Lo dice in un’intervista al ‘Corriere della Serà il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che definisce anche «allarmanti» le parole del cardinal Martino che nei giorni scorsi aveva equiparato Gaza ai campi di concentramento. «Gravi» sono poi, secondo Di Segni , le parole dell’ direttore della sala stampa del Vaticano Joaquin Navarro-Valls, che aveva invece parlato di «segno di libertà» a proposito delle manifestazioni di preghiera dei musulmani: «E invece, in luoghi così importanti per la civiltà cristiana, poteva essere un segno di guerra» 

 

8.57: «Rafforzare i legami con lo Stato ebraico». È questo l’imperativo per Andra Ronchi, ministro per le Politiche europee, che in un’intervista al ‘Messaggerò definisce Hamas «terrorismo allo stato puro». «Chi oggi in Italia fa dei distinguo rispetto a Israele – aggiunge – è oggettivamente un fiancheggiatore di Hamas: culturalmente prima che politicamente. Sbaglia anche chi, come D’Alema, vede in Hamas un possibile interlocutore», dato che l’organizzazione «propugna la distruzione di Israele». 

9.00: «Il Comune di Roma non può essere da meno alla Provincia: quindi daremo non 10mila ma 15mila euro». È l’impegno economico in favore dei bambini palestinesi che il sindaco Gianni Alemanno ha preso partecipando alla registrazione del Maurizio Costanzo Show. Durante la puntata, un rappresentante di Save The Children ha infatti ricordato come palazzo Valentini abbia messo a disposizione dell’associazione un contributo di 10mila euro. «Messo alle strette» da Costanzo, anche il sindaco ha assicurato un impegno del Comune. Poi scherzando sull’entità del contributo, Alemanno ha concluso: «Marrazzo ne dovrebbe dare almeno 20mila».

12.55 Alcune agenzie dell’Onu a Gaza avrebbero al loro interno uomini infiltrati di Hamas. Lo ha affermato oggi l’ambasciatore di Israele in Austria, Dan Ashbel, in un’intervista al settimanale Profil in uscita lunedì. «Sapete oggi chi sono a Gaza i dipendenti dell’ Unrwa (l’ agenzia dell’Onu per l’aiuto ai rifugiati palestinesi) – ha detto l’ambasciatore – sono uomini di Hamas che distribuiscono aiuti a coloro che sono fedeli ad Hamas». «Anche questa organizzazione umanitaria – ha concluso – è sotto il controllo di Hamas che la utilizza come un’arma contro il suo popolo». L’agenzia dell’Onu per i rifugiati a Gaza aveva sospeso giovedì le operazioni nella Striscia dopo che uno dei suoi convogli era stato colpito da alcuni proiettili e l’autista palestinese era stato ucciso. L’Onu ha annunciato che riprenderà la distribuzione degli aiuti, dopo aver ricevuto da Israele garanzie sulla sua sicurezza, e ha chiesto ad Israele di indagare sugli attacchi al convoglio Unrwa e alle tre scuole dell’Onu a Gaza

Dalla Torah….e le notizie del giorno dal medioriente

8 gennaio 2009 Lascia un commento

DALLA TORAH:            

Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni: gli Hittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Perizziti, gli Evei, i Cananei e i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te, quando il Signore tuo Dio le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia. Non ti imparenterai con loro,78397_11 non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dei stranieri, e l`ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe. Ma voi vi comporterete con loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco i loro idoli. Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra. [Deuteronomio 7, 1-6]

Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dá in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, perché essi non v`insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dei e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio. [Deuteronomio 21, 16-18]

Il Deuteronomio (ebraico דברים devarìm,”parole”,dall’incipit; greco Δευτερονόμιο , deuteronòmio, “seconda legge”, per la ripetizione di leggi già presenti in Esodo; latino Deuteronomium) è il quinto libro della Torah ebraica

girl585_459461aOGGI ANCHE IL SUD DEL LIBANO E’ STATO ATTACCATO. LANCI DI RAZZI CI SONO STATI DAL CONFINE LIBANESE VERSO ISRAELE: GLI HEZBOLLAH HANNO DICHIARATO DI ESSERNE ESTRANEI. IL LANCIO SAREBBE STATO EFFETTUATO DA UN GRUPPO PALESTINESE.

NEL FRATTEMPO UN PO’ DI NOTIZIE DA GAZA, DOVE DA 7 GIORNI MANCA L’ACQUA CORRENTE. E DOVE NELLE TRE ORE DI TREGUA DI IERI SONO STATI TROVATI DECINE E DECINE DI CADAVERI.

9.32: Le forze aeree israeliane hanno intensificato le proprie operazioni su Gaza la notte scorsa, con raid diretti contro circa 60 bersagli. A riferirlo è stato un portavoce militare. Circa cinquemila persone, abitanti di Rafah, sono fuggite ed hanno cercato riparo in due scuole delle Nazioni Unite in cui vengono accolti gli sfollati dopo che elicotteri israeliani avevano lanciato volantini esortando gli abitanti a lasciare le case situate al confine con l’Egitto e che secondo i militari israeliani Hamas usa per nascondere l’accesso ai tunnel.

11.11: Un cameraman della televisione di stato algerina ENTV è rimasto ucciso nei bombardamenti sulla striscia di Gaza. Bacel Feradj, conferma soltanto oggi Aps, è morto martedì sera al Cairo dove era stato evacuato d’urgenza dopo le gravi ferite riportate durante i primi giorni dell’attacco israeliano.59772_wm_457x400

11.45: Un ufficiale israeliano è stato ucciso e un soldato è stato ferito in modo lieve nello scoppio di un razzo anticarro durante scontri a fuoco con miliziani palestinesi stamane nel centro-sud della striscia di Gaza, secondo un comunicato del portavoce militare.

12.26: Cadaveri, a decine e decine, giacciono sulle strade e i feriti muoiono davanti gli occhi dei soldati israeliani che a distanza di pochi metri non fanno niente per soccorrerli”: è solo una delle frasi del drammatico racconto di Ayad Nasr, portavoce della croce rossa internazionale riuscito ad entrare a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, dove infuriano da giorni i combattimenti tra le forze speciali israeliane e i miliziani palestinesi. In collegamento telefonico con la tv satellitare araba Al Jazeera, il rappresentante dell’organizzazione umanitaria ha lanciato “un pressante e urgente appello alle autorità israeliane per permettere alle nostre auto ambulanze di entrare nelle zone di Abraj Al Awda e Abraj Sheikh Zaid per raccogliere i feriti che molti di loro sono morti perchè nessuno ha prestato loro soccorso”.

Foto di Ariel Harmoni _Ehud Barak durante la visita di ieri nella base militare di Tzeelim_

Foto di Ariel Harmoni _Ehud Barak durante la visita di ieri nella base militare di Tzeelim_

13.04: Il Times di Londra rilancia: Israele sta usando proiettili al fosforo bianco – vietati da accordi internazionali in zone popolate da civili – nella sua offensiva a Gaza, e questo uso viene ora provato dalle ustioni sui corpi di vittime palestinesi e da immagini di tali munizioni che compaiono in foto delle stesse forze armate israeliane. Il quotidiano pubblica in particolare una foto dei presunti proiettili al fosforo bianco – di colore azzurro chiaro, contrassegnati dalla sigla M825A1, di fabbricazione americana – con un militare che ne sta maneggiando uno. Le munizioni vengono usate per creare schermi fumogeni a protezione delle truppe, ma la densità abitativa di Gaza rende probabile che il fosforo – che a contatto con la pelle prove gravissime ustioni, perchè è difficile da spegnere – finisca per colpire anche i civili.

16.32: L’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite preposta agli aiuti ai palestinesi, ha annunciato oggi di sospendere le sue attività umanitarie nella Striscia di Gaza a causa del rischio costituito per il suo personale dalle operazioni militari israeliane sul territorio. Siti internet palestinesi citano dichiarazioni di Adnan Abu Hasna, portavoce dell’Unrwa a Gaza City, secondo cui l’agenzia dell’Onu «ha deciso di sospendere tutte le sue operazioni nella Striscia di Gaza in seguito all’aumentato numero di azioni ostili contro i propri uffici e il proprio personale». Il portavoce non ha precisato quanto tempo durerà la sospensione delle attività dell’Unrwa.

Foto di Ashraf Amra _bimbi palestinesi_

Foto di Ashraf Amra _bimbi palestinesi_

16.40: Sono 763 i palestinesi uccisi, 3.120 feriti, 375 dei quali in condizioni gravi, nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra lo scorso 27 dicembre. Il responsabile dei servizi sanitari di emergenza della Striscia di Gaza, Mòaweya Hassanein, denuncia inoltre come «molta gente risulti scomparsa, e sia molto probabilmente sepolta sotto le macerie di decine di case distrutte». Hassanein spiega come i 375 feriti gravi abbiano bisogno di cure urgenti, per questo sollecita le organizzazioni umanitarie internazionali ad intervenire il più velocemente poissibile per bloccare questa crisi umanitaria grave e reale. 

16.51: Gli episodi nei quali forze israeliane hanno sparato oggi su convogli umanitari sono stati due, ha poi precisato l’Unwra. Il primo, nel quale sono morti due conducenti, è avvenuto nella tarda mattinata. Un altro convoglio è stato poi preso di mira dal fuoco israeliano durante la tregua di tre ore, da ieri in vigore ogni giorno. L’uomo ucciso lavorava per una compagnia palestinese di trasporti che viene regolarmente impiegata da Israele per portare beni a Gaza. «Abbiamo sospeso tutti i movimenti del nostro staff fino a quando riceveremo le necessarie garanzie per loro», ha detto un alto funzionario dell’Unrwa all’agenzia stampa tedesca Dpa

18.00: Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha affermato oggi che ancora non sono stati raggiunti tutti gli obiettivi dell’offensiva contro Gaza. «La decisione su come essere sicuri che si mantenga la calma nel sud è ancora davanti a noi e alle forze di difesa israeliane non è ancora stato chiesto di compiere tutto quello che è necessario per ottenere questo risultato», ha detto Olmert durante una visita ai soldati della divisione Gaza. Secondo il sito di Haaretz, che riporta le sue parole, il commento di Olmert potrebbe essere interpretato come una volontà d’intensificare l’operazione «piombo fuso», giunta ormai al tredicesimo giorno. Fonti politiche a Gerusalemme affermano che una decisione in proposito verrà presa nei prossimi giorni. Anche il ministro della Difesa Ehud Barak, parlando a dei riservisti ha detto che l’operazione a Gaza «continua».

19.39: Durissime accuse della Croce Rossa Internazionale contro Israele. I soccorsi all’interno della striscia di Gaza, si legge in un comunicato dell’ICRC, sarebbero stati deliberatamente ostacolati dai soldati israeliani e viene riferito di episodi particolarmente agghiaccianti avvenuti nel quartiere di Zeitun, a Gaza City: quattro bambini, troppo deboli per rimanere in piedi, che giacevano abbracciati al cadavere della loro madre, un uomo ancora vivo sdraiato lungo la strada, nelle case e per le vie decine di cadaveri abbandonati. I soccorritori della Croce Rossa sono riusciti ad evacuare 18 feriti ed altre 12 persone in condizioni fisiche estremamente fragili, malgrado ”i soldati israeliani che si trovavano ad una postazione militare a soli 80 metri di distanza” abbiano intimato loro di andarsene.

PIOMBO FUSO: 3 ore di tregua al giorno. Aggiornamenti vari

7 gennaio 2009 1 commento

TRE ORE DI TREGUA AL GIORNO DALLE 11 ALLE 14.
QUESTA E’ L’ULTIMA NOTIZIA PROVENIENTE DALLA STRISCIA DI GAZA. TUTTI I GIORNI SARANNO GARANTITE TRE ORE DI STOP ALLE AZIONI MILITARI : ECCO IL CORRIDOIO UMANITARIO DI CUI SI PARLAVA IN QUESTE ULTIME ORE.
Nel frattempo 40 obiettivi sono stati colpiti alle prime ore dell’alba, mentre alcuni testimoni riferiscono che lo Tsahal, l’esercito con la stella di Davide, ha lasciato il campo profughi di  Khan Younis: i tanks sono ora posizionati al di là delle recinzioni israeliane.

Foto di Mohammed Salem _Bombardata scuola U.N.R.W.A._

Foto di Mohammed Salem _Bombardata scuola U.N.R.W.A._

ORE 10.23: Centinaia di migliaia di sciiti libanesi simpatizzanti del movimento sciita Hezbollah stanno dando vita oggi ad una grande manifestazione in occasione di una importante ricorrenza religiosa sciita, ma anche per protestare contro l’offensiva israeliana a Gaza. Il leader del movimento Hezbollah, il Sayyed Hassan Nasrallah, dovrebbe per l’occasione pronunciare un discorso rivolto ai manifestanti, attraverso un enorme schermo montato allo stadio al Raya, in cui certamente parlerà della situazione a Gaza, così come ha fatto nei dieci giorni scorsi in occasione delle celebrazioni per l’Ashura. L’Ashura è la commemorazione del martirio di Hussein nipote del profeta Maometto, nel 680, da parte delle truppe del sovrano sunnita. I sostenitori di Ali e di suo figlio Hussein sono stati sin da allora conosciuti come sciiti (seguaci, o partigiani). «Rinnovate il vostro impegno alla resistenza (armata) e la vostra collera contro Israele e il Grande Satana (gli Usa), che danno ordini a Israele», ha esortato i manifestanti Nasralalh, quando ha convocato la marcia di oggi. «Labbaika Nasrallah», ovvero ‘ai tuoi ordini Nasrallah’. Labaiki Gaza«, ‘ai tuoi ordini Gazà, »Israele è il nemico dei musulmani«, hanno da parte loro scandito marciando i manifestanti, tra cui si staglia una marea di donne vestite di nero.

Foto di BIlal Hussein _Ashura, oggi, a Beirut_

Foto di BIlal Hussein _Ashura, oggi, a Beirut_

«Siamo pronti per ogni possibilità e ogni aggressione», ha detto oggi minacciosamente il leader del movimento sciita libanese Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, rivolto ad Israele. L’offensiva israeliana contro il Libano del 2006 «sarà per voi come una passeggiata se paragonata a ogni nuova aggressione», ha detto ancora Nasrallah in un discorso pronunciato in occasione delle celebrazioni per la ricorrenza sciita dell’Ashura. «Tutte le possibilità sono aperte e dobbiamo essere pronti per qualsiasi emergenza o sorpresa», ha aggiunto parlando ai suoi sostenitori e, rivolgendosi al premier israeliano Ehud Olmert, ha affermato: «Non riuscirai a distruggere Hamas come non riuscirai a distruggere Hezbollah».«Come (l’ex ambasciatore Usa alle Nazioni Unite John) Bolton ha detto, il piano americano e israeliano è di consegnare Gaza all’Egitto e parti della Cisgiordania alla Giordania, per quanto la generosità israeliana lo permetterà, e mettere fine all’opzione di due Stati», ovvero uno israeliano e uno palestinese. Egli ha però poi affermato che «fino ad ora non sappiamo l’ampiezza e le conseguenze del piano e le collusioni» con esso da parte dei regimi arabi ma, ha ripetuto, «dobbiamo essere pronti per ogni possibilità».

12.32 Nessun accordo economico con Israele fino a quando non sospenderà l’operazione militare nella Striscia di Gaza.

Foto di Ramzi Haidar _Donne velate e non all'Ashura di Beirut_

Foto di Ramzi Haidar _Donne velate e non all'Ashura di Beirut_

Lo hanno chiesto all’Ue alcune ong francesi – Comitato cattolico contro la fame (Ccfd), Oxfam Francia e la Federazione internazionale dei diritti dell’uomo (Fidh) – alla vigilia dell’incontro informale dei ministri degli Esteri dell’Unione a Praga. Le ong d’Oltralpe, che hanno accusato Israele di «violare il diritto internazionale umanitario e favorire il proseguimento della violenza», hanno chiesto a Bruxelles di sospendere il processo, che dovrebbe concludersi nel 2009, che mira a potenziare la cooperazione economica e politica con Israele. Nessun legame privilegiato con Israele «fino a quando non accetterà il cessate il fuoco completo e permetterà l’ingresso nella Striscia». In gioco, spiegano le ong, «la stessa credibilità dell’Ue»

13.59: Il rappresentante di Hamas in Libano, Osama Hamdan, ha affermato che il suo movimento sta studiando una proposta egiziana per un cessate il fuoco nella striscia di Gaza, ma respinge ogni ipotesi di dispiegamento di una forza internazionale nella Striscia stessa. «Hamas sta studiando una iniziativa egiziana, anche se ha molte riserve in merito», ha detto Hamdan all’emittente tv panaraba al Jazira. «In ogni caso – ha aggiunto – non accetteremo (il dispiegamento di) forze internazionali». Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha annunciato ieri un piano per un cessate il fuoco, senza fornire dettagli. Secondo fonti di stampa, esso prevede però l’uso di una forza internazionale per sigillare le frontiere della striscia di Gaza per il contrabbando di armi per Hamas.

14.02:  È ormai sull’orlo del collasso il principale ospedale di Gaza, il policlinico di Ash-Shifa, la cui funzionalità (assieme alla vita di decine di pazienti) è affidata alle ultime riserve di carburante che fanno funzionare i quattro generatori di energia. Il direttore dell’ospedale, Hussein Aashour, ha spiegato all’agenzia ‘Maan News’ che senza nuovi rifornimenti di carburante dovranno essere sospesi tutti i servizi d’emergenza, come quelli che tengono in vita

Foto di Mohammad Salem _Jabaliya, i funerali delle vittime del raid di ieri al rifugio Unrwa

Foto di Mohammad Salem _Jabaliya, i funerali delle vittime del raid di ieri al rifugio Unrwa

25 neonati prematuri, oltre a decine di pazienti in terapia intensiva e a quanti si sottopongono a dialisi. Le riserve di gas bastano per i prossimi due giorni, dopo i quali i pazienti non potranno neppure godere di pasti caldi o materiale sterilizzato, ha aggiunto il direttore dell’ospedale, che con i suoi 596 posti letto non riesce a reggere il carico supplementare di lavoro legato all’attacco militare israeliano

14.54: Fonti di Hamas a Gaza, citate dalla radio pubblica israeliana, hanno detto che questo movimento islamico sta esaminando le proposte egiziane per un cessate il fuoco

15.03: Il gabinetto per la sicurezza israeliano ha rinviato oggi una decisione se ordinare alle truppe di procedere alle terza fase delle operazioni militari nella striscia di Gaza, che prevede l’ordine all’esercito di entrare nel cuore dei centri urbani.

15.14: È finita pochi minuti fa la tregua di tre ore proclamata dall’esercito israeliano e sono ripresi i bombardamenti sulla striscia di Gaza. Secondo l’inviato della Tv araba ‘al-Jazeera’, gli attacchi sono ripresi con un colpo di artiglieria sparato poco fa dalle forze israeliane contro una casa del quartiere al-Zeitun che si trova nella periferia sud orientale di Gaza. Il cessate il fuoco di tre ore è stato rispettato anche dalle milizie di Hamas che in questo lasso di tempo non hanno lanciato razzi contro Israele. In questo momento gli elicotteri militari israeliani stanno sorvolando con insistenza nella parte nord della striscia di Gaza pronti a colpire nuovi obiettivi.

18.14: La rete fognaria nella striscia di Gaza rischia il collasso a causa dei bombardamenti israeliani, 10mila persone sono in pericolo. È l’allarme lanciato dalla Banca mondiale che precisa come le pompe che evacuano le acque reflue verso i bacini nel Nord della striscia hanno smesso di funzionare per la mancanza di corrente elettrica e olio combustibile. Le pompe sono indispensabili per evitare che il principale bacino di recupero delle acque di scarico, afp147185010401095233_bigsituato a Beit Lahiya, nel Nord del territorio, debordi. Secondo la Banca mondiale le mura del bacino di Beit Lahiya sono minacciate dalle esplosioni di bombe avvenute nelle vicinanze e dalla pioggia, e potrebbero causare un disastro ambientale e sanitario per 10 mila residenti. Già nel marzo 2007 cinque palestinesi rimasero uccisi e altri 1.500 furono sfollati nella Striscia di Gaza a causa di un’inondazione provocata dallo sprofondamento del sistema di evacuazione delle acque reflue.

19.10: Il gabinetto di sicurezza del governo israeliano ha dato il ‘via libera’ ad un allargamento dell’offensiva contro Hamas a Gaza. Lo ha riferito una fonte militare all’agenzia France Press. “Hanno provato il proseguimento dell’operazione di terra”, ha reso noto la fonte, “che comprende una terza fase di allargamento e la spinta piu’ profonda dentro le aree popolate”. “(Il governo) lascia comunque alla difesa (il compito) di stabilire se applicare la decisione”.

22.56: Non c’è accordo in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu su un cessate il fuoco tra Israele e Hamas: lo ha detto l’ambasciatore francese Jean-Marie Ripert, il presidente di turno, ai giornalisti.Ripert ha ricordato che i documenti sul tavolo del Consiglio di Sicurezza sono due: una bozza di risoluzione presentata dalla Libia e una bozza di dichiarazione presentata dalla presidenza di turno francese. «Dato che su nessuno dei due documenti c’è l’unanimità, i negoziati in seno al Consiglio di Sicurezza proseguono», ha precisato il rappresentante permanente della Francia.

CARBONE E FOSFORO PER I BAMBINI DI GAZA

6 gennaio 2009 4 commenti

La befana di Gaza non arriva sulla scopa come nella nostra tradizione, ma sta entrando nel campo profughi di Khan Younis con elicotteri da combattimento, decine di carri armati Merkava e di tutti gli armamenti di cui è dotato il più fornito esercito del mondo.

Cartina da Limes

Cartina da Limes

A Deir el-Balah, in particolare, fonti mediche palestinesi dicono che l’artiglieria navale ha provocato almeno dieci morti.
Una befana piena d’odio, che usa il fosforo bianco per illuminare le lunghe notti di Gaza…la stessa sostanza usata massicciamente a Falluja e dagli stessi israeliani nell’ultimo attacco contro il Libano, nell’estate del 2006.
Il fosforo bianco si riconosce abbastanza facilmente sui corpi…perchè mangia gli organi, la pelle, e lascia intatti i vestiti e spesso anche i capelli. I corpi di chi viene ammazzato col fosforo sembrano una macabra caricatura, appaiono surreali e indescrivibili. Corpi e corpicini.
Perchè l’età media del paese più densamente popolato del mondo è di 16 anni: perchè dall’inizio di quest’attacco i bambini uccisi sono più di 90.

Dalle prime luci dell’alba sono entrati a Khan Younis, nel sud della Striscia…sicuramente una delle roccaforti del partito di Hamas, formazione islamica che ha visto di molto allargarsi il sostegno popolare (purtroppo e ovviamente) dopo questi giorni di fuoco. Volevano distruggere Hamas, la stanno rendendo molto più potente di prima, foraggiata dall’odio di un popolo in gabbia, moribondo.
E ancora parlano dei Qassam, che in 7 anni hanno fatto 18 morti. Qui non c’è più terra per seppellire le persone.
In Israele è stato sospeso il campionato di calcio per la paura dei lanci…nel sud sono state chiuse le scuole e si iniziano a chiudere gli ospedali spostando i degenti negli ospedali più a nord: pensate a quanto sarebbe bello per un malato palestinese avere anche solo un generatore elettrico dentro l’ospedale, non dico di essere trasferito dove non rischia di esser raso al suolo, ma di avere almeno acqua che non esca salata dai rubinetti ed un po’ di energia elettrica.
La sproporzione è palese, ma nessuno sembra farci caso.
Parlano della paura dei pazienti israeliani negli ospedali di Ashkelon, senza mai dire che non c’è modo di curare i feriti a Gaza, migliaia e migliaia di feriti di ogni età che non riescono nemmeno a raggiungere i medici e che quando ci riescono non possono esser curati per mancanza di Tutto.
Un tank israeliano è stato colpito, pare da fuoco amico, e sono 3  i soldati che hanno perso la vita, arrivando ad un totale di 5.

Fonti locali aggiungono che altri scontri a fuoco sono in corso nel campo profughi di Jabaliya, a nord di Gaza. Un’emittente palestinese locale sostiene che miliziani sono riusciti ad abbattere un aereo senza pilota (drone) israeliano: finora però non sono state divulgate immagini in merito. Secondo un sito web palestinese, Hamas avrebbe passato per le armi alcuni palestinesi che da Gaza avrebbero, secondo l’accusa, aiutato l’incursione israeliana. Ma finora non è stato possibile verificare questa notizia con fonti indipendenti
israel-flag-gun19.45 Tre palestinesi sono rimasti uccisi stamani nel corso di un raid aereo dell’aviazione militare israeliana che nella Striscia di Gaza ha centrato con un razzo una scuola dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. Lo hanno riferito fonti dell’Onu a Gaza City, secondo le quali le scuole sono piene di gente che vi cerca rifugio dai bombardamenti e dai violenti scontri armati in corso tra miliziani di Hamas e militari israeliani.

13.30: Le truppe israeliane proseguono nella loro avanzata su Gaza City e stamani i carri armati sono entrati prima dell’alba a Khan Younes, la principale città nel Sud della Striscia. Dal canto suo, Hamas ha per la prima volta fatto ricorso a razzi di gittata maggiore di quelli sinora usati e ne ha

Foto di Zoriah

Foto di Zoriah

scagliati alcuni che hanno raggiunto stamani la città di Ghedera, 45 km a Nord-Est dalla Striscia e appena 40 km. da Tel Aviv. Razzi sono caduti anche ad Ashdod, Yavne e Beer Sheva. Appoggiati da elicotteri da combattimento, i carri di Israele hanno sparato contro gruppi armati di Hamas e di altri gruppi islamici che hanno risposto al fuoco. L’odierna incursione nel quartiere di Abassa (a Est di Khan Younes), è la prima delle forze israeliane in una roccaforte di Hamas dall’inizio dell’offensiva di terra. Duri scontri sul campo sono divampati anche a Deir el-Balah e Bureij, nella zona centrale della Striscia. Altri scontri sono avvenuti nel campo profughi di Jabaliya, a Nord di Gaza City, dove l’esercito ha probabilmente ucciso un capo militare di Hamas, Iman Siam, che secondo i servizi segreti israeliani è il responsabile dei progetti di lanci di razzi. Mentre stamani il presidente francese Nicolas Sarkozy arrivava a Damasco e chiedeva alla Siria di esercitare pressioni su Hamas perchè cessi di usare le armi, sono proseguiti i raid aerei e i bombardamenti dal mare. A Deir el-Balah, in particolare, secondo quanto riferito da fonti mediche palestinesi, l’artiglieria navale ha fatto almeno 10 morti, ma la notizia non ha ancora avuto conferma in Israele.

14.20: Almeno 12 membri di una stessa famiglia tra i quali sette bambini di età da uno a 12 anni, sono stati uccisi da un bombardamento israeliano che ha distrutto la casa in cui abitavano a Gaza City. Lo hanno riferito fonti mediche e altri testimoni.

15.30 : Tre cliniche mobili dell’organizzazione umanitaria danese Folkekirkense Noedhjaelp (DanChurchAid) a Gaza sono state bombardate e distrutte dall’esercito israeliano. Lo ha reso noto oggi il segretario Henrik Stubkjaer. «Abbiamo saputo che tutti i nostri tre ospedali mobili sono stati bombardati e resi inutilizzabili la scorsa notte nella città di Gaza – ha denunciato Stubkjaer – Eppure avevano chiaramente e ben in vista le insegne ‘Mobile Clinic’ ». Il segretario di DanChurchAid ha detto che il personale non è stato colpito ma che l’intera organizzazione è «profondamente scioccata» da questi bombardamenti israeliani che «prendono di mira direttamente obiettivi umanitari e che rendono impossibile qualunque sforzo umanitario»

Foto di Ismail Zaydah

Foto di Ismail Zaydah

15.36: Un attacco israeliano ha causato oggi pomeriggio una strage di palestinesi che si erano rifugiati in una scuola delle Nazioni Unite (Agenzia per i rifugiati) a Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza. 42 morti e più di 50 feriti: la maggiorparte bambini e donne arrivati poco prima dai campi profughi. Su questa pagina le altre notizie a riguardo

20.29:  Una Ong israeliana ha denunciato oggi che i medici che vanno in soccorso dei feriti a Gaza vengono presi di mira dall’Esercito israeliano. «Le testimonianze riferiscono che l’esercito israeliano attacca i medici che soccorrono i feriti, ambulanze e dottori chiaramente individuabili dall’abbigliamento», denuncia l’Ong israeliana Physicians for Human Rights (Phr) in un comunicato, sottolineando di avere informazioni su almeno dieci casi di questi genere. L’esercito israeliano non ha voluto commentare la notizia, insistendo sul fatto che i militari «fanno tutto quello che è nel loro potere per limitare il numero delle vittime civili», e accusando Hamas di usare

Foto di Isamil Zaydah _Jabaliya, accanto alla scuola dell'Unrwa_

Foto di Isamil Zaydah _Jabaliya, accanto alla scuola dell'Unrwa_

i civili come «scudi umani». La Ong riferisce che l’ospedale al Awda, a Gaza, non può far uscire le ambulanze perchè «ci sparano addosso». Anche la Croce Rossa a Gaza, aggiunge Phr, è in una situazione simile: «Non possiamo far uscire i mezzi, sono sotto il tiro degli elicotteri Apache». L’Ong denuncia una situazione «estremamente pericolosa», facendo appello alle parti perchè facciano «tutti gli sforzi possibili per evitare di attaccare il personale e le attrezzature mediche».

22.20: Il governo del Venezuela ha oggi espulso l’ambasciatore d’Israele a Caracas: lo ha reso noto la rete statale Venezolana de Television, che ha letto un comunicato del ministero degli esteri. La decisione è stata presa dopo gli ultimi avvenimenti nella Striscia di Gaza.

La nuova Qana. Strage a Jabaliya

6 gennaio 2009 1 commento

ORE  16.25: STRAGE IN UNA SCUOLA DELL’ U.N.R.W.A. PIENA DI SFOLLATI APPENA ARRIVATI

La maggior parte delle vittime nella scuola dell’Unrwa a Jabalya (Gaza) sono donne e bambini. Lo hanno detto all’Ansa fonti sul posto. Il bilancio provvisorio delle vittime è, secondo le fonti, di almeno 42 morti e di diverse decine di feriti. Al momento dell’esplosione che ha devastato la scuola, secondo le fonti, non c’era nelle vicinanze alcun combattimento fra miliziani e soldati israeliani. La scuola dell’Unrwa (l’ente dell’Onu per il soccorso ai profughi palestinesi) era in quel momento piena di sfollati appena giunti dal nord della Sstriscia, in particolare dalla località di Beit Lahya. Nelle moschee di Gaza si leggono stasera versetti coranici di lutto e si esorta la popolazione a pregare le vittime. Dai minareti vengono anche rilanciati messaggi di collera nei confronti di Israele.

QANA

QANA

John Ging, direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati nella Striscia di Gaza, ha detto in video conferenza con il Palazzo di Vetro che noi «avevano fornito le coordinate satellitari GPS alle autorità israeliane», che perciò sapevano che l’edificio ospitava una scuola, «chiaramente segnalata e con la bandiera dell’Onu che sventolava fuori». Ging – che non ha voluto pronunciarsi sui fatti odierni «in qunato noi ci occupiamo soltanto delle conseguenze» di atti di questo tipo – ha chiesto «l’apertura di un’indagine indipendente» per stabilire «la responsabilità» della strage. «Le persone nella scuola avevano lasciato le loro case perchè non si sentivano sicure – ha concluso il direttore dell’agenzia – Noi controlliamo chiunque entri nelle nostre strutture, siamo sempre molto attenti»

SIAMO A 640 MORTI E QUASI 3000 FERITI. IL GENOCIDIO AVANZA.
NON MI DITE CHE IL MIGLIOR ESERCITO DEL MONDO IGNORAVA CHE QUELLI CHE ERANO APPENA ARRIVATI ERANO SFOLLATI: DONNE E BAMBINI. NON MI DITE CHE STAVANO COLPENDO HAMAS.
ALMENO FATE SILENZIO, NON SCRIVETE, NON PARLATE, NON CERCATE DI DIRCI CHE STATE DISTRUGGENDO HAMAS.

Willy Pete a Gaza, il FOSFORO BIANCO!

5 gennaio 2009 9 commenti

5/1/2009 12.25 STRANE FERITE SUI CORPI, FOSFORO BIANCO?

Diverse fonti riprese dalla stampa internazionale riferiscono che Israele sta usando fosforo bianco nella sua offensiva nella Striscia di Gaza. Il fosforo bianco, impiegato nelle ore notturne a scopo di illuminazione, in base al Trattato di Ginevra del 1980 non può essere usato su aree civili perché a contatto con la pelle causa bruciature letali. “Si crede che Israele stia usando il controverso fosforo bianco – ha scritto il giornale inglese ‘Times’ –

Vittima del fosforo bianco

Vittima del fosforo bianco

 per favorire la sua avanzata a Gaza, una regione densamente popolata. L’arma, già usata da inglesi e americani in Iraq, può causare bruciature terrificanti anche se non è considerata illegale se usata a scopo di illuminazione. Israele ha negato l’uso di fosforo – ha aggiunto il ‘Times’ – ma si è rifiutata di dire cosa sta usando”. Fonti sanitarie di Gaza sentite dalla MISNA hanno confermato che molte persone presentano ferite mai riscontrate prima nella Striscia; il personale medico straniero attivo nell’ospedale di Shifa (il maggiore della Striscia), che vanta anche esperienze in Afghanistan e in Iraq, ha detto che si tratta delle stesse ferite riscontrate in passato in questi paesi in seguito ad attacchi degli eserciti americano e inglese. Israele aveva ammesso di aver usato fosforo bianco nel 2006 durante la guerra con il Libano.

Altre fonti sentite dalla MISNA, sotto anonimato per motivi di sicurezza, hanno intanto riferito che quelli delle ultime ore sono stati i bombardamenti più pesanti dall’inizio dell’offensiva, lo scorso 27 dicembre. I militari israeliani entrati nella Striscia, dopo aver occupato posizioni periferiche, stanno avanzando in direzione dei centri abitati e sono già molti i civili, bambini e donne compresi, che in queste ore hanno perso la vita. L’ultimo bilancio è di 512 morti e 2500 feriti circa; a questi bisogna aggiungere vittime indirette dei bombardamenti, come due bambini che hanno perso la vita a causa di infarti dovuti alle esplosioni.

SOLAMENTE OGGI SONO STATI UCCISI 15 BAMBINI!

Drammatica testimonianza da Gaza

5 gennaio 2009 2 commenti

Drammatica testimonianza di Fares Akram, reporter dell’ ‘Independent’ a Gaza,
che oggi in prima pagina sul quotidiano britannico racconta la morte di suo padre, Akram al-Ghoul, giudice e avvocato oppositore di Hamas, ucciso dalle bombe israeliane sabato mentre era nella sua fattoria presso Beit Lahiya, nel nord della Striscia. «Era la fattoria più vicina al confine nord con Israele», scrive Akram. «Ironicamente, noi abbiamo sempre pensato che il pericolo maggiore non venisse dalle truppe israeliane, che normalmente passavano oltre, quando facevano le incursioni, ma dai razzi fuori bersaglio di Hamas, diretti verso le città israeliane a nord della fattoria». Ma sabato un missile sparato da un F-16 israeliano «ha spento la vita di mio padre, che aveva 48 anni». «La casa era ridotta a poco più; che polvere, e anche di papà non era rimasto molto. ‘Solo un mucchietto di carnè, ha detto mio zio, che lo ha trovato tra le macerie, con brutale onestà». «Come molti abitanti di Gaza, mia madre, le mie sorelle, mia moglie, incinta al nono mese, e io abbiamo passato la scorsa settimana intrappolati nel nostro appartamento in città. Ma mio padre aveva deciso di restare alla fattoria; sapeva che sarebbe stato impossibile tornare là a curare gli animali se fosse iniziata l’attesa invasione via terra. Ma ci chiamava tutti i giorni», scrive il giornalista. L’ultima volta che Akram ha visto suo padre, giovedì scorso, hanno parlato della nascita della nipotina, e come portare la moglie Alaa all’ospedale, tra bombe e caos. Suo zio, giunto alla fattoria sabato, ha trovato le mucche morte e il corpo di un parente adolescente, Mahmoud, che era con suo padre, scagliato 300 metri più in là. Il funerale c’è stato ieri, con i tank israeliani a soli 3 chilometri. «Sentivamo il fuoco delle mitragliatrici, durante il funerale», scrive ancora. «Gli israeliani potranno dire che c’erano militanti nella zona della fattoria, ma non ci crederò», aggiunge. «Il punto più avanzato dei lanciarazzi è a 6 chilometri a sud». Suo padre, racconta Fares, era un uomo pacifico che odiava l’ islamizzazione della giustizia operata da Hamas. «Il mio dolore – conclude – non è accompagnato da desiderio di vendetta, che è sempre vana. Ma in verità, da figlio addolorato, trovo difficile distinguere tra coloro che gli israeliani chiamano terroristi e i piloti e i carristi israeliani che invadono Gaza. Che differenza c’è tra il pilota che ha fatto a pezzi mio padre, e il militante che lancia un piccolo razzo? Non ho risposte, ma mentre sto per diventare padre, ho perso mio padre».

Atene a colpi di Kalashinkov, questa notte

5 gennaio 2009 2 commenti

Ieri un’imponente manifestazione ha attraversato le vie del centro di Atene per portare solidarietà alla Striscia di Gaza, sotto attacco israeliano da 9 giorni.
Durante la manifestazione, oltre a bruciare le bandiere di Israele e degli U.S.A., sono state incendiate alcune banche e un grosso concessionario della Mercedes Benz. La polizia ha disperso il corteo con il lancio di lacrimogeni e granate urticanti.

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene negli infuocati giorni di fine dicembre_

Questa notte invece è accaduta un’altra cosa, di cui vi incollo l’agenzia:
Un poliziotto greco è rimasto gravemente ferito la notte scorsa ad Atene da colpi di mitraglietta esplosi da sconosciuti contro di lui e un collega. Lo riferiscono fonti di polizia. L’agente, ferito al torace e ad un piede, è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi e dovrà essere operato, ha detto la stessa fonte. L’episodio ha avuto luogo poco dopo le 4:00 del mattino ora locale. I due poliziotti si trovavano nei pressi del ministero della Cultura nel centro di Atene. Gli sconosciuti che hanno aperto il fuoco sono poi fuggiti e sul posto sono stati trovati una ventina di proiettili, probabilmente di un Kalashnikov. Le forze dell’ordine hanno lanciato una vasta operazione in tutta la città e hanno sentito una quarantina di persone nel solo quartiere di Exarchia, dove il poliziotto è stato ferito. Il 23 dicembre sconosciuti avevano sparato scontro un furgone delle forze anti-sommossa ad Atene. L’attacco era stato rivendicato l’indomani da un gruppo sconosciuto, denominatoso ‘Attacco popolare’, in una telefonata anonima ad un sito internet d’informazione. Dalle indagini risulta che in quel caso i colpi erano stati sparati da due diversi Kalashnikov.

DA UN’ AGENZIA POMERIDIANA:

Secondo la polizia greca almeno una delle armi che hanno sparato sarebbe la stessa usata in un attacco di Lotta rivoluzionaria, considerato il principale gruppo terroristico presente nel paese. «L’inchiesta sulla pistola 9mm utilizzata nell’attacco di oggi – ha spiegato un portavoce della polizia – ha dimostrato che è stata utilizzata in un attacco ad una stazione di polizia avvenuto ad aprile 2007». Quell’attacco era stato appunto rivendicato da Lotta rivoluzionaria. Nel caso di oggi invece, non c’è stata fino a sera alcuna rivendicazione. Sul posto gli agenti hanno trovato 37 bossoli provenienti da un’arma automatica tipo Kalashnikov e 4 compatibili con una calibro 9. Uno dei tre poliziotti coinvolti nell’attacco, Diamantis Mantzounis, 21 anni, è stato ferito da due pallottole, al petto e alla coscia, ed è stato ricoverato in ospedale, dove è stato operato. Il suo stato di salute è stato definito grave dai medici ma non è in pericolo di vita. Lotta rivoluzionaria è un gruppo di estrema sinistra, che si è fatto conoscere a partire dal 2003, vale a dire dopo che la polizia aveva smantellato la rete di ’17 Novembrè, organizzazione responsabile di numerosi sanguinosi attentati in Grecia per oltre un decennio. Da allora Lotta rivoluzionaria ha firmato otto attentati ad Atene, tra cui un attacco con razzi all’ambasciata statunitense nel gennaio 2007. La polizia ormai segue la pista di Lotta rivoluzionaria anche per i colpi sparati contro un furgone delle forze antisommossa il 23 dicembre in un altro quartiere di Atene. I bossoli di Kalashnikov utilizzati per quest’attacco, che non ha causato feriti, sono identici a quelli ritrovati oggi a Exarchia. Per Lotta rivoluzionaria – che afferma di rispondere alla crescente repressione – ogni poliziotto è un nemico da abbattere. La morte il mese scorso del giovane Alexandros Grigoropoulos ha creato d’altra parte un clima di tensione ad Atene che sembra stimolare Lotta rivoluzionaria ad agire. (ANSA-REUTERS-AFP)

Tsahal compie il suo dovere: il GENOCIDIO di un popolo

4 gennaio 2009 Lascia un commento

Sono 4 le brigate israeliane ad essere entrate nella Striscia di Gaza, su 4 diverse direttive. in questo modo sono state isolate le due arterie di accesso a Gaza City ed è stato creato un vuoto centrale, all’altezza dell’ex colonia ebraica di Netzarim (Nusseirat, in arabo). Difficile fare un resoconto della prima notte di incursione di terra dell’Israel Defence Force; difficile perchè manca la lucidità per affrontare il genocidio di un popolo; difficile perchè il silenzio è assordante e mi toglie la forza; difficile perchè sento di appartenere a quella terra, con il dolore che provo.PALESTINIANS-ISRAEL/
La Striscia da lontano appare frastagliata da lunghe colonne di fumo nero e dagli echi della battaglia che è proseguita per tutta la notta soprattutto nella zona di Beit Lahiya e Sajaiya, dove fonti mediche parlano di diversi morti, soprattutto dopo le cannonate sul quartiere commerciale di Gaza City.
L’esercito si è apportato a centinaia di metri dal confine, soprattutto nelle zone di di Beit Hanun, Beit Lahiya e Jabaliya, spesso usate dai lanciatori di razzi Qassam per colpire il Neghev. 
Non c’è corrente elettrica da ieri sera,  ed è quasi impossibile riuscire ad usare le linee telefoniche. Le notizie che arrivano sono poche e confuse: l’esercito israeliano parla di un soldato caduto e di almeno 30 feriti in modo preoccupante, mentre la Tv di Hamas amplia il numero dei soldati dello Tsahal caduti portandoli a 5. Una cinquantina di combattenti miliziani di Hamas sembrerebbero rimasti uccisi durante i combattimenti nel corso della notte, come riferisce la testata israeliana Yediot Ahronot. 
Notizie sul numero reale di morti e feriti non ci sono. Le televisioni e le radio militari si divertono ambo lati nella guerra psicologica di numeri, di notizie di falsi rapimenti e così via: capire veramente la situazione non è facile nemmeno dalle agenzie estere. Le strutture ospedaliere sono piene e senza elettricità, qualunque spostamento nella Striscia è praticamente proibito, quindi i medici sono in totale difficoltà non riuscendo a raggiungere le zone dei combattimenti. L’Operazione “Piombo Fuso” prosegue nella sua scia di sangue, il conto ufficiale è di 500 morti. Altre migliaia di riservisti sono stati richiamati…
Il fronte nord? Il premier Ehud Barak ha fatto sapere di non essere assolutamente interessato all’apertura di un secondo fronte (quello libanese), ma resta

Beirut_manifestazione Hezbollah_

Beirut_manifestazione Hezbollah_

pronto a qualunque evenienza ed ha mobilitato migliaia di soldati anche a ridosso dei confini (illegali) con il territorio libanese e con la zona controllata da Hezbollah. Il Libano sta vivendo momenti di tensione soprattutto nella sua capitale, dove tre diversi cortei spontanei sono partiti questa mattina da Tariq Gdide, Burj el-Barajne e dalle zone adiacenti all’aeroporto internazionale per confluire in un unico corteo. Parallelamente si registrano i primi scontri davanti all’ambasciata statunitense, sita nella zona settentrionale della città.
QUESTA PAGINA VERRA’ AGGIORNATA QUASI OGNI ORA SULLA SITUAZIONE

POCHI MINUTI FA, ore 13.00: La cattura dei due soldati israeliani annunciata da Hamas sarebbe avvenuta, secondo quanto ha comunicato la tv satellitare del Qatar ‘Al Jazirà, presso il villaggio di Jabal el Kashef, a est di Jabaliya. Sull’episodio non sono stati forniti altri particolari. Il notiziario della tv qatariota ha anche dato notizia di palestinesi feriti quando uno dei missili israeliani ha colpito un’autoambulanza a nord di Gaza, mentre le Brigate Qassam hanno affermato di aver annientato due blindati israeliani. La formazione palestinese Saraya Al Qods ha invece informato di aver distrutto un carro armato dell’esercito israeliano. Combattimenti molto violenti, infine, sarebbero in corso – sempre secondo la tv – vicino all’abitato di Shojaya.

In Cisgiordania invece, un ragazzo di 22 anni, Mufid Saleh Walwil,  è stato ucciso durante una manifestazione di protesta a Qalqiliya dopo una fitta sassaiola contro l’esercito.

Ore 15.35. Un carrarmato appostato nell’ex colonia ebraica di Netzarim ha centrato in pieno un auto con a bordo un’intera famiglia: sono morti tutti e 5 i passeggeri, compresa una bimba di appena 14 anni. Una mamma e i suoi 4 bambini sono invece rimasti uccisi dopo che la loro abitazione è stata centrata da una cannonata sparata dall’esercito con la stella di Davide a At-Toufah, nei pressi di Gaza City.afp146857622812132708_big
Siamo a 510 morti dall’inizio dell’operazione.

UNA TESTIMONIANZA:  «Da otto giorni eravamo senza acqua e senza corrente elettrica. Avevamo un pozzo, ma è stato colpito da un F-16 e messo fuori uso». L’ultima notte, trascorsa in una stanza, nell’oscurità, è stata un incubo. «Per sapere cosa succedeva, potevamo ricorrere solo alle nostre orecchie. Come quantità di esplosioni sembrava appunto di essere in Afghanistan. Erano in azione l’artiglieria e la aviazione. Poi sono arrivati anche i blindati, e sembrava di averli dentro casa. Ogni tanto strisciavano accanto ai muri anche i miliziani, sentivamo i loro walkie-talkie. C’erano anche i continui ululati delle sirene delle ambulanze, in cerca di feriti da soccorrere. Un vero inferno». Ma a Gaza, dieci chilometri più a sud, Abu Anas non ha trovato una situazione molto migliore. Anche nel suo nuovo riparo non ci sono acqua nè energia elettrica. Tuttavia c’è la possibilità di fare la spesa, e anche questo conta. Nella tarda mattinata in cucina sono comparsi un sacco di riso, un pò di ceci, perfino lo zucchero che negli ultimi tempi scarseggiava. Un negoziante ha spiegato di aver messo a disposizione della popolazione, visto lo stato di emergenza, gli ultimi viveri fatti arrivare dall’Egitto attraverso i tunnel di Rafah. Da giorni l’aviazione israeliana li colpisce, per impedire l’ingresso di armi, e nuovi ansa146913542912161211_bigrifornimenti non sembrano probabili. Nel suo negozio è stato anche possibile acquistare fazzoletti di carta: una vera rarità, a Gaza City. Il bisogno, di certo, aguzza l’ingegno. Per ricaricare le pile dei telefoni cellulari molti abitanti vanno a pregare in moschea. Là – essendo un luogo di culto – l’energia elettrica non manca, ci sono generatori autonomi. Ma le spine sono limitate e non bastano per tutti i fedeli: solo i più mattinieri riescono a tornare a casa con un telefono ricaricato. Anche chi non ha energia elettrica in casa, segue comunque gli eventi bellici affacciandosi alla finestra.

17.06: Un raid aereo israeliano è stato compiuto oggi all’esterno di una moschea nel nord della Striscia di Gaza. Lo hanno reso noto fonti mediche, secondo le quali cinque palestinesi sono stati uccisi ed erano tutti civili.

Sull’operazione militare a Gaza è intervenuto il presidente israeliano Shimon Peres il quale, in un’intervista al programma «This Week» della tv statunitense Abc, ha respinto la possibilità di un cessate il fuoco ma ha ribadito che Israele non intende occupare Gaza. «Non abbiamo intenzione di occupare Gaza nè di annientare Hamas, ma di annientare il terrore. Hamas ha bisogno di una lezione seria e noi gliela stiamo dando», ha detto il capo di Stato israeliano il quale ha anche liquidato l’eventualità che il cessate il fuoco possa fermare i combattimenti. «Non possiamo accettare l’idea che Hamas continui a sparare mentre noi dichiariamo il cessate il fuoco. Non ha alcun senso», ha concluso Peres.

19.30: La compagnia telefonica palestinese ha comunicato che la Striscia di Gaza rischia di perdere ogni contatto con il resto del mondo, visto che i raid aerei e l’incursione israeliana hanno danneggiato la rete telefonica. Secondo il gruppo Paltel, il 90 per cento della rete di telefonia mobile è fuori servizio come numerose linee terrestri, a causa delle frequenti interruzioni dell’elettricità e dell’impossibilità dei tecnici di raggiungere le sedi di lavoro. Paltel ha anche comunicato che tre tecnici sono stati uccisi e molti altri feriti nei combattimenti.

STANNO ENTRANDO NELLA STRISCIA

3 gennaio 2009 Lascia un commento

pal_soldatoidf06Stanno entrando. Tanks Merkava e soldati stanno entrando nella Striscia di Gaza da due diversi punti. Un nuovo massacro sta iniziando. كلنا غزة  Un bambino palestinese è stato ucciso e undici altri sono stati feriti stasera da una cannonata sparata da un carro armato israeliano nella città di Gaza contro l’orfanotrofio di ar-Ramal. Sono le prime vittime dell’offensiva terrestre, secondo testimoni e fonti mediche.

L’offensiva di terra “non sarà nè breve nè facile. Non voglio illudere nessuno e anche gli abitanti nel sud di Israele passeranno giorni non facili” ha dichiarato poco fa il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, per poi aggiungere che Israele segue «con attenzione» anche la situazione al confine con il Libano ed è pronta a qualsiasi evenienza, chiaro avvertimento al movimento sciita Hezbollah. “Noi seguiamo con attenzione la situazione sul confine nord. Noi non vogliamo uno scontro e speriamo che il fronte nord resti calmò ma siamo pronti a ogni eventualità”, ha continuato.

ANSA COMBATTIMENTI RAVVICINATI IN DIVERSE LOCALITÀ (di Safwat al-Kahlout e Aldo Baquis) (ANSA) – GAZA/TEL AVIV, 3 GEN – La città

REUTERS/Baz Ratner

REUTERS/Baz Ratner

immersa nel buio. Gli echi della battaglia che avanza inesorabilmente verso Gaza City. Lo stato di incertezza, alimentato dai telefoni che spesso non funzionano. Le voci contraddittorie che si susseguono. Sono questi gli ingredienti della nottata di terrore iniziata con l’inizio della seconda fase della operazione ‘Piombo Fusò. «Temevamo questo giorno – dice Muhammed S. – I miei figli stanno tremando, mentre gli elicotteri da combattimento sorvolano la nostra casa. In lontananza avvertiamo la presenza dei mezzi blindati israeliani. Israele deve assolutamente risparmiare le vite dei civili innocenti !» «Attorno a noi, ci sono solo tenebre – continua – I miei figli muoiono di paura. I vicini di casa sono rannicchiati in una stanza interna. Preghiamo solo che questa notte di inferno si concluda, che torniamo a vedere la giornata di domani». Che la situazione stesse per precipitare era divenuto evidente verso le 18 di sera, quando la artiglieria israeliana aveva preso a tempestare con l’artiglieria le zone settentrionali della striscia di Gaza. Nella zona della ex colonia ebraica di Dughit, a sud di Ashqelon, erano stati notati ammassamenti di mezzi blindati israeliani. Anche l’aeronautica aveva preso parte attiva ai combattimenti bombardando obiettivi a Gaza City e anche a Rafah, al confine fra Gaza e l’Egitto. Verso le 20 è giunta la conferma che forze di terra stavano entrando nella Striscia. Fonti locali riferiscono di colonne di mezzi blindati israeliani che avanzavano lungo due linee direttrici, da nord (nella zona di Beit Hanun, Beit Lahya) e da est, al valico di Karni (Mintar) e al rione di Sajaya. Queste informazioni, finora, non hanno ricevuto conferme attendibili e sono solo indicative. Da più parte si è avuto notizia di scontri divampati nel campo profughi di Jabalya, presso Gaza, e in quello di Nusseirat. A Beit Lahya miliziani palestinesi sarebbero riusciti a far esplodere cariche al passaggio delle forze israeliane. Sulle perdite di questi combattimenti finora si hanno solo voci non confermate. In serata si è appreso che nove miliziani erano rimasti uccisi, ma non è stato possibile avere conferma. Altre fonti parlano di perdite ancora più significative fra i miliziani palestinesi. Nel pomeriggio, mentre la incursione israeliana stava prendendo forma, l’aeronautica militare israeliana ha bombardato la moschea di Beit Lahya, nel nord della striscia di Gaza, dove 14 persone sono rimaste uccise e altre 60 ferite. gaza66_bigIl bilancio dei palestinesi uccisi dall’inizio della operazione Piombo Fuso è – secondo fonti mediche – di 460 morti e 2.300 feriti. Ma le stime vengono aggiornate di ora in ora. In serata il portavoce del braccio armato di Hamas, Abu Obeida, ha affermato che Israele pagherà un duro prezzo per la operazione odierna e che Gaza si trasformerà in un «cimiterò» per i suoi soldati. Hamas ha anche avvertito Israele che centinaia di kamikaze sono pronti ad entrare in azione. Nel frattempo la notte di Gaza è illuminata dalla durissima battaglia in corso. «Ormai non ci resta che pregare» conclude Mohammed S., dal suo nascondiglio

Nel frattempo leggiamo che quattro medici del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), tra cui un chirurgo specialista in ferite da guerra, sono bloccati da venerdì dalle autorità israeliane all’ingresso della Striscia di Gaza. Lo ha reso noto l’organizzazione con un comunicato. «Per il secondo giorno consecutivo, le autorità israeliane hanno impedito a un gruppo di soccorso medico della Cicr di entrare nella Striscia di Gaza», si legge nel comunicato. Un responsabile della delegazione, Pierre Wettach, ha criticato l’atteggiamento israeliano. «È assolutamente necessario entrare ora a Gaza – ha detto – perchè in questo momento c’è più bisogno di medici».

L’ultima del Vaticano sulla Pillola. Ora inquina pure.

3 gennaio 2009 Lascia un commento

Con l’ossessione di leggere tutte le agenzie battute per essere costantemente aggiornata su Gaza e su quello che ormai sembra essere un nuovissimo attacco di terra delle truppe dell’Israel Defence Force, sono incappata in questa incredibile notizie dalla città del Vaticano, che vi incollo così com’è, perchè non ci sono molte parole per commentare certe cose. L’attacco medievale alla libertà sessuale, all’autodeterminazione femminile e non solo, non si ferma mai ed è anche riuscito a dichiarare che la pillola è responsabile di inquinamento “ormonale”. Eccezionale quello che questi pretacci riescono a dichiarare. 

 CITTÀ DEL VATICANO, 3 GEN – I mezzi contraccettivi – incalza ancora l’articolo pubblicato dall’Osservatore Romano

Foto di Valentina Perniciaro _Fermiamo il Medioevo_

Foto di Valentina Perniciaro _Fermiamo il Medioevo_

 – «violano» almeno cinque importanti diritti dell’uomo: «il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’educazione, il diritto all’informazione e il diritto all’uguaglianza tra i sessi». Nell’articolo, intitolato «L’Humanae Vitae, una profezia scientifica», il presidente dei medici cattolici non parla della piccola abortiva RU486, ma dell’anticoncezionale di comune uso da parte delle donne di tutto il mondo, che fu vietato nell’enciclica firmata nel luglio 1968 da Paolo VI e dedicata alla regolazione delle nascite. Ispirandosi a quel testo «profetico», l’associazione internazionale dei medici cattolici ha redatto un documento di un centinaio di pagine, sintetizzato, nei suoi punti principali, dal prof. Simon Castellvi sul giornale del Papa. «La pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poichè espelle un piccolo embrione umano», si legge . «L’embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile…e, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l’uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte», afferma il medico, aggiungendo che «curiosamente questa informazione non giunge al grande pubblico». Un altro aspetto riguarda «gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente»: «abbiamo dati a sufficienza – sottolinea Simon Castellvi – per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell’uomo) è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della ‘pillolà.» «In questo sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo si può dire – prosegue l’articolo – che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all’educazione, il diritto all’informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell’informazione sui mezzi naturali) e il diritto all’uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna)»

L’Operazione “piombo fuso” scende con i piedi a terra.

3 gennaio 2009 Lascia un commento

 

REUTERS _Baz Ratner_

REUTERS _Baz Ratner_

L’ARTIGLIERIA ISRAELIANA HA INIZIATO AD ATTACCARE LA STRISCIA DI GAZA SUL CONFINE ORIENTALE POCHI MINUTI FA. L’ATTACCO DI TERRA E’ QUINDI IMMINENTE.

I tiri d’artiglieria, secondo testimoni dai due lati della frontiera, sono iniziati alle 16:30 locali (le 15:30 italiane) e le granate sono piovute in particolare su Beit Hanun e a Jabaliya dove solo all’interno di una moschea si registrano 10 morti. Testimoni dicono anche che una grossa esplosione è stata sentita a Gaza City e diverse altre a ridosso del confine con Israele. 
L’artiglieria dell’esercito di Tel Aviv ha sparato decine di colpi dai cannoni Howitzer , mentre i carri armati israeliani sono stati visti muoversi attraverso il confine. Corrispondendi dell’AFP hanno riferito di aver visto lunghe colonne di fumo nero alzarsi dai territori. L’esercito non ha per ora commentato la natura dell’operazione.

Volantini sulla Striscia di Gaza

3 gennaio 2009 Lascia un commento

Gli aerei israeliani stanno lanciando questi volantini chiamando la popolazione di Gaza ad informare i militari sui luoghi usati per il lancio dei razzi in cambio di aiuto e assistenza. I volantini sono stati trovati a migliaia lungo tutta la Striscia venerdi mattina e portano la firma dell’esercito Israeliano. Simili tattiche sono state usate diverse volte dall’esercito israeliano: ultimamente nella guerra in Libano del 2006 e durante diversi attacchi in Cisgiordania dal 2003 in poi. 
Il volantino recita:

Alla popolazione della Striscia di Gaza,
siate responsabili del vostro destino!
Se desideri offrire aiuto ed assistenza al tuo popolo chiama il numero qui sotto e dacci le informazioni necessarie.I lanciatori di missili e gli elementi terroristi sono una minaccia per te e per la tua famiglia. 
Il potere di fermare il massacro è nelle tue mani.59468_200x150
Non esitare!
Saremo felici di ricevere tutte le informazioni che avete senza che sia necessario che ci lasciate informazioni personali.
L’anonimato è garantito
Chiamaci al numero 02-5839749
O mandaci un e-mail al :
The projectile launchers and the terrorist elements pose a threat to you and your families. 

L’operazione “piombo fuso” avanza. Notizie da Gaza e dintorni.

2 gennaio 2009 Lascia un commento

Il bilancio delle vittime dell’operazione militare israeliana a Gaza è salito a 430 palestinesi morti e 2.200 feriti.
Sono cinque i bambini palestinesi uccisi solamente oggi nei raid israeliani sulla Striscia di Gaza. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa palestinese ‘Maan’, che cita fonti mediche locali, tre bambini sono morti in un raid avvenuto poco fa nel villaggio di al-Qarara, nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

Foto di Valentina Perniciaro _Rebibbia_

Foto di Valentina Perniciaro _Rebibbia_

Secondo testimoni oculari, facevano tutti parte della stessa famiglia e stavano giocando davanti alla loro casa quando è caduto un missile che li ha centrati in pieno, uccidendoli sul colpo. Il quarto bimbo ucciso ha 15 anni, si chiama Himad Masbah ed è stato colpito da un missile nel quartiere al-Shujuiya di Gaza. La quinta vittima è invece una bambina di 6 anni, Kristin al-Turk, morta in ospedale in seguito alle ferite riportate. Un altro raid è stato eseguito stamattina nel campo profughi di al-Nasiriyat.
Nel frattempo ieri era stata richiesta da Hamas la Giornata della collera nei territori occupati e secondo quanto riferisce la tv araba ‘al-Jazeera’, la manifestazione più imponente si sta svolgendo a Ramallah dove, alla fine della preghiera islamica del venerdì, migliaia di persone si sono riunite nella zona denominata di al-Manara.Come riferito da fonti dell’esercito israeliano, la protesta è degenerata in violenze quando sostenitori di Hamas sono arrivati allo scontro fisico con sostenitori di Fatah, accusati dagli integralisti di collaborare con lo Stato ebraico. Per porre fine alla rissa e disperdere i manifestanti la polizia palestinese ha sparato diversi colpi in aria.
In altre località si sono invece registrati scontri tra i manifestanti e i militari israeliani di guardia ai punti di transito. In qualche caso i soldati avrebbero sparato ferendo alcuni palestinesi.

Anche in Israele oggi è scoppiata la rabbia di decine di attivisti israeliani, com’è riportato dal Ynet, sito del quotidiano Yediot Ahronot hackerato oggi per un po’ dal gruppo islamico detto “la Squadra del crimine, terrortisti cibernetici e Squadra del diavolo”. La manifestazione si è svolta ad Haifa per chiedere la cessazione dei raid contro la popolazione palestinese, una manifestazione pacifica che si riconvocherà domani per le strade di Tel Aviv.

Nel resto del mondo arabo invece:

Foto di Valentina Perniciaro _Campi profughi palestinesi_

Foto di Valentina Perniciaro _Campi profughi palestinesi_

 

Egitto:  Violente proteste sono state attuate oggi da egiziani a sostegno dei palestinesi di Gaza all’altezza del valico di confine tra Egitto e Israele di Karim abu Salem (Kerem Shalom in ebraico), poco lontano da quello di Rafah, dove da giorni è stato schierato un gran numero di forze di sicurezza. Dopo aver bruciato pneumatici sulla strada ed aver dato fuoco ad alcune case del villaggio egiziano di El Mahmd, decine di persone hanno assalito un veicolo della polizia che avrebbe investito «volutamente» un esponente del partito di opposizione Tagammu, Medhat el Kachef, che era tra i dimostranti. Leggermente ferito l’uomo è stato trasportato all’ ospedale di Al Arish. È cominciato un fitto lancio di pietre contro il blindato della polizia ed i poliziotti hanno risposto a colpi di manganello contro gli aggressori. Nello scontro sono rimasti feriti una decina di manifestanti e tre poliziotti.

Giordania: Lievi scontri tra forze dell’ordine e dimostranti anti-israeliani si sono verificati oggi ad Amman, nei pressi della sede della locale ambasciata d’Israele. Al grido di «Via l’ambasciata israeliana da Amman!» e «Via Hosni Mubarak» in riferimento al presidente egiziano accusato di esser complice della politica dello Stato ebraico, migliaia di manifestanti hanno scagliato pietre in direzione del compound fortificato della sede diplomatica, protetta da barriere di filo spinato e da un doppio cordone di forze dell’ordine giordane in tenuta anti-sommossa. Gli agenti hanno risposto sparando razzi fumogeni e si sono registrati alcuni lievi tra manifestanti e polizia. Al momento non si registrano feriti. Dall’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, numerose manifestazioni di protesta si sono svolte ad Amman. Il 60 % della popolazione giordana è di origine palestinese. Il regno hascemita e l’Egitto sono gli unici due Paesi arabi ad aver firmato un trattato di pace con Israele.

Iraq:  La capitale irachena, Baghdad, è stata protagonista oggi di una serie di manifestazioni di solidarietà con la popolazione di Gaza. Secondo la tv iraniana ‘al-Alam’, quella più imponente si è tenuta fuori alla moschea Umm al-Qura, quando l’Imam Muhammad al-Jiburi, durante il sermone del venerdì islamico, ha chiamato i fedeli a marciare dopo la preghiera comunitaria e a raccogliere i fondi per la popolazione palestinese di Gaza. «Quello che sta avvenendo lì è un vero e proprio genocidio – ha tuonato dal pulpito -. Si vuole distruggere un popolo perché i bombardamenti non distinguono tra obiettivi civili e politici». Una seconda manifestazione si è tenuta davanti all’università cittadina alla quale hanno partecipato circa cinquemila studenti. Infine un’altra manifestazione si è svolta nel sobborgo sciita di Baghdad noto col nome di Sadr City. Qui è stato letto un comunicato diffuso dall’Imam Moqtada al-Sadr il quale chiede «alle organizzazioni umanitarie di intervenire come possono per aiutare la popolazione di Gaza con degli aiuti. Chiediamo all’Onu di far cessare gli attacchi e di sostenere gli abitanti della striscia». Altre piccole manifestazione spontanee si sono tenute nei pressi di diverse moschee di Baghdad dove sono state anche più volte incendiate bandiere israeliane e americane

Libano: Centinaia di manifestanti libanesi e palestinesi si sono radunati oggi nei pressi della sede dell’ambasciata egiziana a Beirut, in solidarietà della popolazione della Striscia di Gaza, da una settimana sottoposta ai raid aerei israeliani. Al grido di «Col nostro sangue, con la nostra anima, ci sacrifichiamo per te, Palestina!», i manifestanti hanno raggiunto le barriere di filo spinato, erette dalle forze di sicurezza libanesi, portando a spalla una decina di finte bare nere con su scritto: «Palestina» e «Siamo tutti gente di Gaza». I dimostranti chiedono al governo del Cairo di aprire il valico di Rafah, al confine meridionale con la Striscia, mentre altri manifestanti hanno innalzato striscioni neri su cui sono stati riportati i celebri versi del defunto poeta palestinese Mahmud Darwish: «Siamo qui, rimarremo sempre qui, perchè il nostro unico obiettivo è essere».

Marocco: Uno studente marocchino ferito nei giorni scorsi in scontri con la polizia durante una manifestazione di sostegno ai palestinesi di Gaza è morto ieri a Marrakech, nel Marocco meridionale. Lo rende noto oggi la stampa marocchina. Secondo i giornali, il giovane, Abderrazak El Gadiri, è stato ferito alla testa domenica scorsa nei pressi della città universitaria di Marrakech. Circa 300 studenti si sono radunati stamani davanti all’obitorio dell’ospedale Ibn Tofail di Marrakech per protestare contro la morte del loro compagno, che militava in un sindacato studentesco.

Seguiranno aggiornamenti e magari immagini.
DOMANI A ROMA MANIFESTAZIONE ORE 16,30 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA BARBERINI

LA GRECIA SI E’ SVEGLIATA ANCORA IN FIAMME. CORTEI E SCONTRI DI CAPODANNO

1 gennaio 2009 Lascia un commento

(ANSA-AFP) – ATENE, 1 GEN – Tafferugli tra gruppi di giovani e poliziotti si sono registrati nella notte nel centro di Salonicco, nel nord della Grecia e, successivamente, anche nella capitale Atene. Lo si è appreso da fonti della polizia. A Salonicco circa 150 ragazzi, poco dopo la mezzanotte, hanno piazzato degli ordigni incendiari di fabbricazione artigianale davanti a diverse filiali di banche e davanti all’ingresso dei grandi magazzini, provocando incendi che hanno richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco. Gli stessi giovani hanno poi sfilato in corteo nel centro della città dando fuoco ai cassonetti delle immondizie. Si sono quindi scontrati con le forze dell’ordine gettando delle bottiglie molotov. La polizia ha risposto utilizzando i gas lacrimogeni e ha disperso i manifestanti che si sono rifugiati nella scuola di teatro dell’Università di Salonicco, mettendo così fine agli incidenti. Più tardi, nel corso della notte, ad Atene dei gruppi di giovani in moto hanno piazzato ordigni artigianali, fatti con bombolette di gas, davanti ad alcune banche, autosaloni e internet cafè situati in vari quartieri della capitale. Le esplosioni hanno causato incendi che i vigili del fuoco si sono sforzati di circoscrivere. Violenti scontri avevano scosso Salonicco e Atene dopo la morte di un ragazzo di 15 anni da parte di un poliziotto il 6 dicembre scorso.

Da Deheishe: La nuova potenza mondiale di dio

1 gennaio 2009 1 commento

Possiamo ammetterlo, non abbiamo nulla con cui combattere, né armi, né capacità di resistenza, nessuna reciproca solidarietà; abbiamo solo un’ultima cosa in comune, siamo tutti pronti a morire sotto un razzo prodotto in America, lanciato da Israele con l’approvazione dei paesi Arabi.

Possiamo coltivare il sogno di uno Stato nelle nostre tombe, e non cambierebbe molto, siamo morti in ogni caso; in una tomba almeno possediamo il nostro suolo e il nostro Stato lo possiamo costruire sottoterra. Lì sapremmo che siamo morti e una volta lì, nessuno avrebbe la creatività inumana di pianificare la nostra uccisione.

Foto di Valentina Perniciaro _le scuole di Dehishe_

Foto di Valentina Perniciaro _le scuole di Dehishe, campo profughi a pochi passi da Betlemme__

Non è Hamas ad essere colpita oggi, non la causa palestinese e nemmeno la gente di Gaza, è l’umanità che viene rimossa a sangue freddo con grandi congratulazioni agli Israeliani per il loro successo.

Non c’è bisogno di una vendetta da parte di noi Palestinesi, forse questa volta dovremmo considerare questa lotta più grande di noi, la rete dei collaboratori è cresciuta ad un livello regionale. Chiudiamo allora le nostre case ed aspettiamo che la morte ci venga a prendere, lasciamo che
il piano da tempo coltivato da Israele abbia successo, uccidere tutti i Palestinesi è più semplice che trasferirli altrove.

Stanotte i coloni di Sderot possono festeggiare Gaza bagnata di sangue; ho ascoltato un ufficiale municipale israeliano, e continuava a ripetere che questo è il modo giusto per fermare il lancio di razzi da Gaza, che questa azione mostra la lealtà dello ‘Stato di Israele’ ai suoi cittadini, uccidere altri
cittadini e distruggere tutta l’infrastruttura della polizia, quella forza di polizia suggerita proprio da Israele durante i negoziati di Oslo.

Foto di Valentina Perniciaro _Campi profughi palestinesi in territorio siriano_

Foto di Valentina Perniciaro _Campi profughi palestinesi in territorio siriano_

Non abbiamo bisogno di richiami all’unità ora, il tempo è scaduto per tutti i partiti politici, il massacro continuerà e la vostra unità ora significa e vale
nulla, le persone continueranno ad essere uccise e a soffrire; Israele non si fermerà ora, tutto ciò non basta ancora per la loro campagna elettorale, hanno bisogno di mostrare ai loro fanatici che sono capaci di tutto, uccidere bambini, donne ed ufficiali della polizia municipale, persone che non hanno mai partecipato al lancio di alcun razzo.

Invece di spendere soldi nel convincere i leader corrotti e venduti dei paesi Arabi a partecipare ad un summit il cui comunicato di condanna potrebbe essere
scritto da un qualunque studente di quattordici anni, potremmo raccoglierli ed usarli per fare telefonate costose, per comprare biglietti aerei, per hotel di
lusso, per comprare medicine e cibo alle persone di Gaza. Qualunque cosa possiamo fare per loro, non potranno dimenticare questo giorno, e non potremo
chiedere loro di perdonare il nostro lungo silenzio.

Capisco pienamente come quanto sia pericoloso quello che sto dicendo, che ci sono molte divisioni nella nostra lotta, così come è successo in altre lotte, ma la cosa più pericolosa ora è che veniamo uccisi e nessuno mette in dubbio la legalità degli attacchi israeliani o agisce per portare Israele di fronte alle
corti internazionali per i suoi crimini di guerra. Se questo non vuol dire che non c’è potenza in grado di fermare Israele, tutto ciò può significare solo due
cose, che non c’è essere umano rimasto che provi dolore per i Palestinesi di Gaza, o che Israele è la nuova potenza mondiale di dio.

QUESTE PAROLE SONO SCRITTE DA UNA RAGAZZA DEL CAMPO PROFUGHI DI DEHEISHE, CAMPO CHE MI HA ACCOLTO, RIFOCILLATO, PROTETTO, COCCOLATO. CAMPO CHE VIVE DENTRO DI ME, GIORNO DOPO GIORNO. PALESTINA LIBERA, PALESTINA ROSSA

“…mia figlia ‘Ala ha 3 anni”

30 dicembre 2008 1 commento

TESTIMONIANZA DA GAZA, PRESA DA MISNA:
“A mia figlia ‘Ala, che ha tre anni, dico che c’è una festa e che c’è gente che si diverte facendo scoppiare palloncini colorati”: Tamer al-Bahari, palestinese e operatore di un’organizzazione non governativa attiva a Gaza, non sa più cosa inventarsi per evitare che la figlia di tre anni si ammali di nuovo per la paura; raggiunto dalla MISNA nel corridoio della sua casa, al-Bahari racconta di attacchi di una violenza inaudita e mai conosciuta, di nuovi strumenti di guerra utilizzati dagli israeliani e della piccola ‘Ala che ieri lui stesso ha portato in ospedale perché aveva la febbre altissima. “Non è influenza né raffreddore è paura – aggiunge, mentre la cornetta si trasforma in nitida testimone di nuove esplosioni – i medici dicono che non è l’unico caso e che a causare la febbre sono i boati delle esplosioni, i vetri che vanno in frantumi, i rumori di questa guerra; mi resta avvinghiata tutto il giorno, non posso allontanarmi, la devo abbracciare in continuazione, farle sentire che le sono vicino”. A Gaza non ci sono solo i morti, ci sono anche gli effetti indiretti di ore ininterrotte di incursioni aeree e bombardamenti: “Stanno usando di tutto – continua ancora al-Bahari – ci bombardano dal mare con le navi, ci bombardano dal cielo con elicotteri, aerei e droni, ci lanciano contro i loro carri armati; ci resta solo la speranza che tutto finisca presto”. Come la maggior parte dei palestinesi di Gaza, anche al-Bahari deve fare i conti con l’acqua e l’elettricità che mancano, e con le scorte alimentari che non bastano. “Possiamo restare chiusi in casa per altri due giorni – aggiunge – poi non avremo null’altro da mangiare; stiamo razionando tutto e cerco di tenere carica la batteria del mio telefono cellulare. Per ogni esplosione che sento provenire da nord chiamo il resto della mia famiglia che vive lì per sincerarmi che stiano bene. L’esercito israeliano ci sta inviando anche messaggi di vario tipo; sul mio telefono ne è arrivato uno in cui offrono 20 milioni di dollari per informazioni su Gilad Shalit, il soldato israeliano tenuto in ostaggio a Gaza”. Altre esplosioni; nel corridoio della sua casa la piccola ‘Ala si stringe al padre: “Ma lo sa il mondo cosa sta succedendo qui – si chiede Tamer – lo sanno che dall’alba di oggi non si sono mai fermati? Che non ci sono solo centinaia di morti, ma anche tante piccole ‘Ada, l’angoscia di tanti genitori? Lo sa il mondo che stiamo morendo?”.

E INVECE POCHI MINUTI FA, L’AGENZIA DI STAMPA PALESTINESE MAAN, CI RACCONTA DI DUE SORELLINE DI 4 E 11 ANNI UCCISE A BORDO DI UN CARRETTO TRAINATO DA UN ASINO IN UNA STRADA DI KHAN YOUNIS, CAMPO PROFUGHI A SUD DI GAZA.
NESSUNA AGENZIA ISRAELIANA HA ANCORA PASSATO O COMMENTATO LA NOTIZIA.
IL NUMERO DI MORTI E’ SALITO A 363, CON CIRCA 1700 FERITI: LE NAZIONI UNITE ANCORA HANNO IL CORAGGIO DI PARLARE DI CIRCA UNA 50INA DI CIVILI UCCISI. ASSASSINI.

PIOMBO FUSO: aggiornamenti da Gaza e da Beirut

29 dicembre 2008 Lascia un commento

In questo momento decine di migliaia di persone si stanno radunando nella periferia meridionale di Beirut, convocate ieri da Hassan Nasrallah per esprimere solidarietà verso la popolazione di Gaza e condannare “l’atteggiamento di alcuni regimi arabi”. La zona adiacente al Malaab ar-Raya, lo Stadio del Vessillo si sta riempiendo per seguire dai maxischermi il discorso del leader sciita.

AP Photo/Hussein Malla _gli scontri di Beirut, ieri pomeriggio_

AP Photo/Hussein Malla _gli scontri di Beirut, ieri pomeriggio_

La situazione nel paese dei Cedri è sempre più tesa da quando è iniziata questa nuova massiccia operazione all’interno della Striscia di Gaza: il movimento armato ha già mobilitato i suoi combattenti nella zona meridionale del paese, quella confinante con lo stato d’Israele, violentemente colpita dai bombardamenti israeliani del 2006, e da poco prima liberatasi dall’occupazione militare.

AP Photo/Hussein Malla

AP Photo/Hussein Malla

Anche ieri a Beirut ci sono state diverse manifestazioni: una in particolare, convocata dalle organizzazioni di sinistra e dall’enorme comunità palestinese,  ha assediato l’ambasciata egiziana per diverse ore. Dopo poco sono iniziati scontri con la polizia: i manifestanti hanno attaccato con il lancio di pietre e la polizia ha risposto con numerosi lacrimogeni.

Nel frattempo Gaza e tutta la Striscia sono al loro terzo giorno di inferno: i raid aerei proseguono regolari e il bilancio è ormai agghiacciante.

Solo in una famiglia sono rimaste uccise 7 sorelline, mentre dormivano nei loro letti, un istituto per la formazione al lavoro ha visto morire 20 ragazzi di 16 anni che andavano lì per imparare un mestiere. L’attacco indiscriminato, nei kilometri quadri col più alto tasso di densità del mondo, sto portando il suo ovvio risultato: un brutto, ulteriore, capitolo del libro sul genocidio del popolo palestinese.
Tra poco l’attacco cambierà forma: agli F-16 si affiancheranno le truppe di terra che da due giorni sono pronte nelle basi alle porte di Gaza. Questa notte -ci riferisce il sito di intelligence israeliano Debka) ci sono state le prime incursioni di piccole unità di commando israeliane in alcune zone intorno a Gaza. Il compito di queste unità scelte, afferma Debka, è duplice: marcare obiettivi chiave per successivi attacchi aerei e spianare la strada a una prossima vasta incursione di mezzi blindati.
Quando entreranno i tanks sappiamo bene quale sarà lo scenario e come si muoveranno, sappiamo come quelle truppe uccideranno e distruggeranno.
Lo sappiamo eccome, eppure non facciamo nulla.

OPERAZIONE “PIOMBO FUSO”…la guernica mediorientale

29 dicembre 2008 Lascia un commento

Un’altra notte di sangue per le strade di Gaza. Questa mattina è iniziata la terza giornata dell’operazione “Piombo Fuso” condotta, per ora, dall’aviazione israeliana sulla Striscia di Gaza, la sua città e i suoi campi profughi. Quaranta obiettivi sono stati colpiti durante la notte e molte persone sono rimaste uccise.  buco
I raid aerei sono ricominciati dopo la mezzanotte soprattutto sopra Gaza e Rafah. E’ stata completamente distrutta l’università islamica (distruggere le università: non ci sono parole.) e la sede del ministero dell’Interno, entrambe sbriciolatesi sotto i missili degli F-16. Per colpire l’abitazione del primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh,  che ovviamente è nascosto altrove dall’inizio degli attacchi, è stata colpita una casa dove sono rimaste uccise diverse persone. Nella città di Gaza sono 7 i bambini che hanno perso la vita solamente questa notte.
Anche Rafah è stata violentemente colpita: un raid “mirato” contro un comandante della formazione armata islamica Hamas ha provocato la morte di un bimbo molto piccolo e dei suoi due fratelli adolescenti.
Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano ha dichiarato che l’attacco proseguirà fino a quando la popolazione del sud d’Israele «non vivrà più nel terrore e la paura di costanti lanci di missili» da parte di militanti palestinesi della Striscia di Gaza.

Israele ha un solo morto: questa notte un missile di tipo Grad, sparato dalla Striscia, ha colpito una palazzina in costruzione ad Ashkelon uccidendo, purtroppo, un manovale beduino originario del Neghev.

Nel frattempo, da Indymedia, vi riporto le parole di due esponenti della comunità ebraica romana, che anche questa volta si distingue nell’appoggiare completamente l’azione contro la popolazione palestinese :

RICCARDO PACIFICI
Al pari di tutti gli italiani guardiamo con grande ansia a quello che avviene a Sderot e a Gaza, con la differenza che molti di noi hanno parenti e amici intimi che vivono nella zona di guerra. Per ora non possiamo che aspettare gli sviluppi della situazione». MIDEAST-PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-CONFLICTCosì Riccardo Pacifici presidente della Comunità romana commenta i fatti in Medio Oriente. «Va detto che questa è una guerra non iniziata oggi ma otto anni fa con il lancio dei missili in territorio israeliano prima del ritiro e dopo il ritiro da Gaza. Va detto anche – ha spiegato Pacifici – che non esiste alcun contenzioso territoriale tra Israele e quel territorio». «Ci sentiamo ben rappresentati – ha aggiunto – da ciò che hanno espresso oggi autorevoli membri del governo nonchè quelli dell’opposizione all’interno del Parlamento».

AMOS LUZZATTO
«La reazione di Israele può essere giudicata soltanto sulla base delle minacce e dall’assedio che dura almeno dal 1948. A generare questa reazioni è la minaccia permanente e duratura di stringere Israele e la sua popolazione in una morsa mortale». Questo è il giudizio dell’ex presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Amos Luzzatto che parla di «angoscia per l’avvenire». A giudizio di Luzzatto «più che un dialogo serve il riconoscimento di questa realtà che si chiama Israele. Bisogna mettere in atto le condizioni per un programma di convivenza tra le due componenti di questa parte del mondo e trovare la forma per far giungere il mondo musulmano ad accettare la realtà di Israele. Una realtà – ha aggiunto – che non ha nessuna intenzione di scomparire». «Nè bisogna dimenticare – ha concluso – che nella zona gravano interessi di grandi potenze che non guardano in faccia nessuno. Queste interferenze esterne contano ancora di più dei fanatismi».

E’ INVECE INTERESSANTE LA TESTIMONIANZA DI VITTORIO ARRIGONI, DA GAZA:
Racconta Vittorio Arrigoni, da Gaza : “Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.In realtà visitando l’ospedale di Al Shifa, il principale della città, abbiamo visto nel caos d’inferno di corpi stesi sul cortile, alcuni in attesa di cure, la maggior parte di degna sepoltura, decine di civili. Avete presente Gaza?
Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull’altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei coscente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali. Bombardato la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro,è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue. Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato li vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare  il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà.
afp146819942712134504_bigHo visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato, molti di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni quando li incontravo sulla strada recandomi al porto, o la sera per camminando verso i caffè del centro.
Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia mutilata. La maggior parte erano giovani, sui diciotto vent’anni, per lo più  non  politicamente schierati ne con Fatah ne Hamas, ma che semplicemente si erano arruolati nella polizia finita l’università per aver assicurato un posto lavoro in una Gaza che sotto il criminale assedio israeliano vede più del 60% popolazione disoccupata. Mi disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie orecchie tese dallo stridulo delle sirene e dai boati del tritolo. Non ho visto terroristi fra le vittime di quest’oggi, ma solo civili, e poliziotti.
Esattamente come i nostri poliziotti di quartiere,  i poliziotti palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani se ne stavano tutti i giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza, lo stesso incrocio, la stessa strada.
Solo ieri notte li prendevo in giro per come erano imbacuccati per ripararsi dal freddo, dinnanzi a casa mia.
Vorrei che almeno la verità donasse giustizia a queste morti. Non hanno mai sparato un colpo verso Israele, ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione. Si occupavano di dirigere il traffico, e della sicurezza interna,  tanto più che al porto siamo ben distanti dai confini israeliani. Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman,non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.
Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io. All’ospedale AL Shifa con gli altri internazionali dell’ISM ci siamo recati a donare il sangue. E lì abbiamo ricevuto la telefonata, che Sara, una nostra cara amica è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo mentre si trovava vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia. Una persona dolce, un’anima solare, era uscita per comprare il pane per la sua famiglia. Lascia 13 figli. Poco fa mi invece mi  ha chiamato da Cipro Tofiq.
Tofiq è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre barche del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l’immensa prigionia di Gaza e ricominciare altrove una vita nuova. Mi ha chiesto se ero andato a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo promesso.Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora trovato il tempo. Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie del porto insieme a tanti altri. Da Israele giunge la terribile minaccia che questo è solo il primo giorno di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due settimane.
Faranno il deserto, e lo chiameranno pace. Il silenzio del “mondo civile” è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte”.