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Archive for the ‘Personale’ Category

Contro lo Stato, la chiesa, l’esercito, la polizia, la democrazia: Atene!

20 dicembre 2008 2 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _Atene senza tempo_

Foto di Valentina Perniciaro _Atene senza tempo_

Una citta’ inevitabilmente senza tempo, perche’ anche gli orologi non hanno diritto ad esistere… il governo in crisi non sa bene come muoversi e per ora ha fatto sparire dalla vista i suoi reparti speciali.
Questa notte il concerto è andato bene, più di diecimila persone hanno riempito l’enorme piazza scandendo slogan rabbiosi tra un gruppo ed un altro, che hanno suonato dalle 17 alle 2 di notte.
Oggi sarà  la giornata contro gli assassini di Stato, che i compagni greci hanno chiesto di estendere in tutta Europa…
Da questa mattina la città è piena di mobilitazioni in diverse zone, anche periferiche… manifestazioni che in pomeriggio confluiranno nel centro della città, per poi partire in un corteo unitario dalle 21, dal quartiere di Exarchia, dove è stato ucciso il giovane Alexis, simbolo di questa rivolta che non vuole fermarsi, malgrado l’ormai chiara e palese assenza di energie. Oggi Atene si è svegliata un po’ impaurita…molti botteghini sono chiusi, non si respira certo l’aria dell’ultimo sabato prima del Natale. Provano a far finta di niente, a rimontare i vetri delle banche e dei 500 negozi distrutti, provano a far tornare la città

Foto di Valentina Perniciaro _madonne e macchine in fiamme

Foto di Valentina Perniciaro _madonne e macchine in fiamme

alla normalità, malgrado tutto sia ancora fumante, tutto puzza di gomma bruciata o di quelle fottute sostanze che sembrano rimanere nell’aria per giorni. Ieri sera al concerto ancora si sentivano nel naso, nei polmoni…ogni tanto arrivavano ventate insopportabili che sembrano fresche…e invece intorno è tutto tranquillo.
Surreale, surreale l’uso che stanno facendo degli armamenti antisommossa: granate assordanti, urticanti, paralizzanti…quando lanciano i CS è quasi da ringraziarli, perchè tutto il resto toglie proprio il respiro, l’orientamento, la capacità di tenersi in piedi sulle proprie gambe.
I reparti speciali del MAT sono armati in modo impressionante…ognuno ha con se decine di gas, compreso un fucile che a corta distanza riempie i corpi di una polvere insostenibile: il corpo a corpo è impossibile, anzi è da evitare, perchè si rischia di essere arrestati con molta facilità…le SAS inglesi chiamano quelle granate “incapacitanti”, ideali per una rivolta di piazza in cui si deve cercare di arrestare più attivisti possibile. Oggi sarà una lunga giornata…una lunga lunga giornata!

Foto di Valentina Perniciaro _Nazione Chiesa Guerra Esercito Stato Polizia

Foto di Valentina Perniciaro _Nazione Chiesa Guerra Esercito Stato Polizia

Infatti vi lascio, STO DROMOS, nella strada…che è il mio posto, l’unico dove mi sento a casa, l’unico dove desidero stare.
La strada rivoltosa, rabbiosa, capace di sognare e crederci…una piazza che non ha niente da perdere,
una generazione che è nata avendo perso già tutto: e che ora prova a strappare qualcosa al potere.
Qualcosa come la dignità, la libertà, si, proprio lei….la libertà!
Sperando di riportare la pelle a casa, anche questa volta.
A presto, inshallah

sempre dall’Ellade

19 dicembre 2008 1 commento

Sono tutti molto stanchi…dopo 13 giorni di battaglia giorno e notte, quello che si nota da lontano è l’infinita stanchezza di un’intera generazione che sa di non potersi fermare.

Foto di Valentina Perniciaro _lacrime e macerie_

Foto di Valentina Perniciaro _lacrime e macerie_

Una generazione che almeno non voleva la provocazione di quell’albero di nuovo acceso, di quelle casse che sparano a tutto volume OH HAPPY DAYS, mentre accanto si lavora per rimettere i vetri delle banche, delle gioiellerie, mentre le ruspe  portano via brandelli di automobili bruciate, distrutte, ridotte in un nulla.
Le facoltà non sanno se riusciranno a portare avanti le occupazioni ancora per molto: l’organizzatissima facoltà di economia ha deciso di chiudere l’occupazione domenica sera, perchè assolutamente privi di altre forze.
E poi anche perchè le feste sono ormai arrivate, molti dovranno lasciare la città per tornare nei propri paesi.
Atene è una città che incamera praticamente tutta la Grecia…qui si studia, qui si lavora, qui ormai si combatte la battaglia contro questo stato corrotto, sfruttatore e soprattutto armato.
I reparti speciali anti sommossa (M.A.T.) fanno paura, non tanto per il numero perchè i drappelli non sono così numerosi, ma per il modo in cui si muovono e agiscono.

_dsc0667Camminano tutti in fila indiana per poi scattare all’improvviso con quello strano fucile spara gas…non caricano mai…sparano lacrimogeni e si divertono a spuntare dal nulla, per prendersi qualcuno.
Ieri hanno arrestato anche un militare in licenza… sono brutti e estremamente giovani, la loro età impressiona non poco.

Tra poco concentramento al Syntagma..un concerto riunirà il movimento, le varie facoltà occupate e le strutture che in questi giorni si sono riunite.
Si spera che quell’albero di natale non continui ad illuminare quella piazza..
ci si aggiorna in nottata.

Merry CRISIS and a happy new FEAR

19 dicembre 2008 4 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _muri di Atene_

L’aria brucia, pesa, entra nelle vene e le fa pulsare in modo strano.
Droghe chimiche gratuite…ironizzano così le donzelle greche che mi hanno accolto fino a questo momento…
Atene si presenta assurda agli occhi di chi atterra, pur consapevole che  troverà una città in rivolta.
Ma cavolo, la rivolta, chi l’aveva mai vista così radicata, trasversale, spontanea e allo stesso tempo organizzata.
Una città che pullula di facoltà occupate, di scuole occupate, di sedi dei sindacati occupate..
una città che sembra non aver voluto perdere un pezzetto di strada, una città che si è voluta riprendere non dico tutto, ma almeno la dignità di alzare la testa e andare avanti giorni e giorni..
Andare avanti giorni e giorni con  gli occhi che bruciano, con le mani che prendono e lanciano, con le assemblee che si susseguono e le strade che sono sempre piene…sempre piene di una generazione e non solo.

dove è stato ucciso Alexis_

Foto di Valentina Perniciaro _Exarchia, Atene: dove è stato ucciso Alexis_

Non solo, infatti…perchè quando arrivi ai concentramenti sembra di vedere solo loro…i “giovani”, i miei coetanei precari, sfruttati, senza speranze, senza nulla da perdere…ma basta iniziare ad assistere all’avvicinamento degli opliti dai caschi bianchi e dalle divise verdi che , il panorama cambia. Immediatamente.
Perchè se la polizia provoca qui sono TUTTI a rispondere, tutti ad insultarli, tutti a sputare verso di loro e difendere ogni centimetro di strada. La strada si, perchè è proprio da quella che si dovrebbe ripartire..la strada da riempire, da far straripare, la strada da bruciare per poi ricostruirla in piena autonomia.
Una strada che schifa la fasulla democrazia che poi arma le mani di qualche divisa assassina, la strada che vuole avere futuro, speranza, collettività, la strada che qui è un muro di fuoco, un mucchio di macerie.
Macerie che a vederle ti si apre il cuore. Ti trema il sangue mentre scorre.
Dobbiamo ringraziare questo paese, questi giovani rabbiosi rivoltosi, dobbiamo ringraziarli e nemmeno poco, perchè ci stanno dimostrando ( a noi, ciechi compagni europei) che il vento della rivolta può ancora sfiorarci.
Può ancora cambiare le nostre vite…può ancora darci la forza di non aver paura delle loro pistole, delle loro armi, dei loro irrespirabili nuvoloni di sostanze chimiche. La forza di combattere, di crederci, di lottare contro chi ci vuole precari, isolati, emarginati e anche morti.

Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione di migranti a Syntagma, Atene_

Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione di migranti a Syntagma, Atene_

Morti si, perchè ci ammazzano per le strade, ci fanno morire sui posti di lavoro o per le loro guerre,
perchè abbiamo un Mediterraneo che non è altro che un liquido cimitero di migranti.
Da questo paese dobbiamo imparare molto in questi giorni: imparare a crederci, imparare dagli immigrati, che nella nostra società sono gli unici che ancora CREDONO di poter cambiare la loro condizione…altrimenti non proverebbero a solcarlo quel nostro mare assassino.
Impariamo, impariamo ad alzare la testa, ad essere uniti, a sovvertire tutto ciò che ci opprime, ci sfrutta, ci uccide o ci incarcera.
ATENE RESISTE, ATENE E’ IL SIMBOLO CHE ANCORA SI PUO’… CHE BASTA VOLERLO!

1° aggiornamento da Atene

18 dicembre 2008 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Sintagma_

Foto di Valentina Perniciaro _L'albero di Sintagma_

 

facoltà occupate_

Foto di Valentina Perniciaro _ATENE: facoltà occupate_

 

Foto di Valentina Perniciaro _strade ateniesi_

Foto di Valentina Perniciaro _strade ateniesi_

Ore 22.06, da voi in Italia..qui un’oretta in meno.
Ma non ho tempo per scrivere nulla di quello che ho visto, vissuto e soprattutto respirato oggi.
Qui, dall’albergo, i rumori che arrivano dalla strada ci spingono ad uscire..siamo a pochi metri dal Politecnico ed hanno ricominciato a caricare. Manganelli e gas contro pietre e fuoco.
Io non posso stare qui…torno per strada.
A dopo, a domani…appena posso aggiorno con fotografie e notizie…
DALL’ELLADE IN RIVOLTA. RIVOLTA. NON C’E’ ALTRO MODO DI DEFINIRE QUELLO CHE VEDO.

In volo verso l’Ellade in rivolta

18 dicembre 2008 1 commento

ola_einai_distihws_mia_parexigisiE’ STATO IL NOSTRO SILENZIO AD ARMARE LE LORO MANI!  

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Ci si risente da quel di Atene! Vi aggiorno dallo sciopero nazionale nella capitale dell’Ellade in rivolta.
Perchè si ha il vizio di voler guardare, di sentire la storia passare sulla proprio pelle.
Perchè si ha il dovere di raccontare la verità. E di amare chi alza la testa.
Per Alexis, per Carlo, per i troppi che li hanno preceduti … per quelli che non dovranno… 

ISRAELE: Espulso Richard Falk, inviato ONU per i diritti umani

15 dicembre 2008 Lascia un commento

Due agenzie (entrambe di questo pomeriggio) che vanno a confermare com’era necessario tradurre e far circolare le dichiarazioni di un esponente del Likud, Moshe Feiglin su Hitler:  Su Peacereporter: NUOVI FALCHI SU ISRAELE 

Gerusalemme, 15 dic. – (Aki)  Richard Falk, l’inviato delle Nazioni Unite che paragonò gli israeliani ai nazisti, è stato espulso oggi dallo Stato ebraico. A marzo il Consiglio per i diritti umani dell’Onu con sede a Ginevra aveva assegnato a Falk, un ebreo americano e professore emerito alla Princeton University, un incarico di sei anni per monitorare la situazione umanitaria nei Territori palestinesi.

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Foto di Valentina Perniciaro _Palestina: F.P.L.P in corteo_

 Dopo che alla Bbc aveva paragonato il trattamento che gli israeliani riservano ai palestinesi a quello dei nazisti con gli ebrei durante l’Olocausto, il ministero degli Esteri israeliano aveva annunciato a settembre che non avrebbe permesso a Falk di entrare nel Paese. Il precedente incaricato delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori, John Dugard dal Sudafrica, aveva paragonato il trattamento riservato ai palestinesi da Israele all’apartheid. In ogni modo, lo Stato ebraico ha anche contestato il fatto che la missione di Falk sia diretta solo a valutare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nei confronti dei palestinesi e non viceversa. L’organizzione per la difesa dei diritti Adalah ha condannato oggi l’espulsione di Falk, definendola un «duro colpo ai diritti della popolazione civile palestinese che vive sotto l’occupazione israeliana, una popolazione alla quale va garantita la protezione in base alle leggi umanitarie internazionali». Secondo l’ong, «negare l’ingresso al professor Falk danneggia anche il lavoro delle numerose organizzazioni e dei difensori dei diritti umani che lavorano in Israele». 

New York, 15 dic. – (Aki) – Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha espresso rammarico per il fatto che Israele ha negato l’ingresso all’inviato speciale nei Territori palestinesi del Consiglio per i Diritti Umani Richard Falk. Il portavoce di Ban, Michele

Naji Al-ali    _Handala scrive il nome della sua terra_

Naji Al-ali _Handala scrive il nome della sua terra_

Montas, ha dichiarato in conferenza stampa che il Segretario Generale chiede alle autorità israeliane di «cooperare pienamente con le procedure speciali del Consiglio per i Diritti Umani». A Falk, in missione nei Territori palestinesi, è stato impedito all’aeroporto Ben Gurion di entrare in Israele. Montas ha aggiunto che le autorità israeliane erano state avvisate del suo arrivo. L’anno scorso Falk, professore emerito dell’Università di Princeton, ha dichiarato che gli israeliani si comportano con i palestinesi come i nazisti contro gli ebrei. Quando Falk ha rifiutato di ritirare il controverso paragone il ministero degli Esteri israeliano ha avvisato che non gli sarebbe stato consentito l’ingresso nel Paese.

Bello il mio Tevere…

13 dicembre 2008 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _Tevere all'ingrasso_   

Foto di Valentina Perniciaro _Tevere all’ingrasso_

SE BRUCIANO LE CITTA’ NASCONO I FIORI è scritto sulle mura di Atene…

Se annegano invece? Perchè qui sta accadendo proprio questo…stiamo per rimanere affogati sotto la nostra stessa merda.
Il Tevere è probabilmente stufo dell’arroganza romana, il Tevere ieri e ancora oggi e chissà ancora per quanto ha provato a darci una bella lezione di vita.
Un’altra, l’ennesima. Lui che sta qui da un bel po’…
io ho una strana malattia, quasi feticista, con alcune “cose” geografiche… amo il fiume della mia città, molto più della mia città.
Ho parlato all’Eufrate la prima volta che i miei occhi si sono persi dentro di lui, e quando il mio corpo s’è smarrito nelle sue acque ho avuto la sensazione di immergermi nella storia, nella mia terra, in un qualcosa che era troppo più grande di un semplice fiume in una terra lontana.
Ero io e l’Eufrate…in un amplesso erotico e millenario.
Ieri Roma sembrava in preda al panico più totale, una città folle, delirante, nevrotica e non so per quale motivo anche spaventata.

Le forze dell’ordine (una quantità di persone incredibile a NON FARE NULLA su TUTTI i ponti di Roma) trasmettevano il panico -diciamo che ci provavano- a tutti quelli che  si avvicinavano ad osservare… Non so se la giunta Alemanno vuole farci credere che sono stati loro a non fare esondare il fiume, non so se tutte quelle divise a non fare nulla o strillare erano lì per convincere le persone della loro utilità, del loro esser necessari, ma era una presenza veramente ridicola. Anche il fiume è diventata una “questione di sicurezza”…stiamo alla fantascienza. Si doveva vedere protezione civile e vigili del fuoco, non decine e decine di pattuglie di polizia e carabinieri.

Foto di Valentina Perniciaro _Tevere in piena e buffoni di corte_

Foto di Valentina Perniciaro _Tevere in piena e buffoni di corte_

Lui era imponente. 
Un fiume immenso, un Tevere che aveva le velleità di emulare il Reno, nella sua imponenza improvvisa, rumorosa, maleodorante. C’era più traffico sul fiume che sul Lungotevere: televisori, lavatrici, bombole del gas, divani… il biondo fiume ieri vomitava oggetti di tutte le dimensioni.

Bello.
E lo ringrazio, perchè adoro vedere la città ferma, adoro vedere quegli automi che per qualche secondo fermano le loro vite frenetiche per guardare un fiume.
Persone che probabilmente non sanno mai sa la luna è piena o se è in riposo, piccola piccola, in un angoletto del cielo…
ma che ieri, per qualche minuto si sono fermate a guardare.
Magari anche a scambiare due parole con qualche sconosciuto, su un fiume ignorato dalla nascita.
Ma che ci sto a fare qui a scrivere???
Vado a Ponte Mollo…che ieri c’era Alemanno tutta la sera, non ci sono potuta andare, il fiume già puzza troppo di suo.
 

Foto di Valentina Perniciaro _Ponte Sisto fa l'occhitto_

Foto di Valentina Perniciaro _Ponte Sisto fa l'occhitto_

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Se bruciano le città crescono i fiori

12 dicembre 2008 Lascia un commento

 

Atene, ieri sera

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera_

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera

Yiorgos Karahalis_Atene, ieri sera

GREECE-UNREST/

(ANSA) – ATENE, 13 DIC – Atene si è risvegliata oggi, ad una settimana dalla morte del giovane Alexis Grigoriopoulos, libera da violenze di piazza ma colpita durante la notte da una serie di piccoli attacchi incendiari, del tipo che la polizia suole attribuire agli anarchici, alla periferia della città. Giovani incappucciati hanno lanciato bombe nelle prime ore di stamane contro cinque banche, una sede del partito ND al governo, una sede della compagnia telefonica Ote e un supermarket. Danni ma nessuna vittima. Diversi attacchi sono avvenuti, secondo le tv, nel quartiere di Paleo Faliro dove è stato sepolto nei giorni scorsi Alexis. Ieri si erano verificati scontri, con lancio di molotov e gas lacrimogeni, tra la polizia e centinaia di giovani incappucciati e non, davanti al parlamento al termine di una manifestazione studentesca. In sette giorni di disordini ad Atene, seguiti alla morte del giovane Alexis Grigoriopoulos, la polizia ha annunciato di aver fermato 176 persone di cui 100 immigrati stranieri. Di questi 176 solo 45 per aver partecipato direttamente ai disordini e il resto per danni ai negozi e saccheggio. Dei 176 fermati, 24 sono già stati incriminati e posti in stato di arresto mentre a 32 sono stati imputati a piede libero o sono state imposte ammende. Proseguono gli interrogatori degli altri. Secondo l’associazione dei commercianti i danni economici ad Atene sfiorano i 200 milioni di dollari. Il premier Costas Karamanlis ha annunciato un pacchetto di aiuti.

Su Peacereporter: NUOVI FALCHI SU ISRAELE

11 dicembre 2008 4 commenti

Sempre più falchi 

di Valentina Perniciaro, Peacereporter , 10 dicembre 2008

In Israele sembra non si parli d’altro, eppure certe informazioni non riescono mai a salpare da quelle coste per arrivare a lambire quelle europee; le notizie scomode che riguardano quel Paese, soprattutto quelle riguardanti le beghe interne al Likud, partito di riferimento della destra israeliana, rimangono confinate alla stampa israeliana.
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Martedì 9 dicembre si sono svolte le primarie del partito Likud, quello dell’ex premier Benjamin Netanyahu. Il dato che è emerso dalle consultazioni interne è l’incredibile, ma non inaspettata, svolta a destra della formazione conservatrice. Una destra sempre più reazionaria e xenofoba, sempre più ricca di personaggi poco raccomandabili e certamente poco utili ad un processo di pace o a qualunque scambio democratico. “E’ emerso il vero Likud”, ha commentato Tzani Hanegbi, portavoce di Kadima,il partito più moderato che potrebbe approfittare di questa sterzata reazionaria per guadagnare voti. I sondaggi delle prossime elezioni assegnano al

Moshe Feiglin

Moshe Feiglin

Likud tra i 32 e i 35 seggi sui 120 della nuova Knesset, parlamento monocamerale dello Stato ebraico. Numeri importanti che fanno riflettere quando si scorge che al ventesimo posto dei candidati vincenti delle primarie del Likud spunta il nome di Moshe Feiglin, leader dell’estrema destra e del movimento dei coloni, da sempre contrario al ritiro unilaterale da Gaza voluto da Ariel Sharon e agli accordi di Oslo del 1993. Molto più che un semplice falco, come dimostrano le sue parole su Hitler ,riportate dal quotidiano israeliano Ha’aretz questa mattina.

“Hitler era un genio militare senza paragoni. Il nazismo sollevò la Germania dal basso verso la costruzione di uno Stato fantastico, ideologicamente e fisicamente. Il corpo giovanile logoro e rovinato mutò la Germania in una società pulita e ordinata con un regime esemplare, un sistema di giustizia e di ordine pubblico corretto”. Ha poi proseguito l’intervista dicendo: “Non c’è alcun dubbio che il Giudaismo sia razzista sotto alcuni punti di vista, e quanto alle Nazioni Unite dichiarano che il Sionismo è un movimento razzista, io non trovo alcuna ragione per protestare. Se le persone chiamano razzismo la distinzione tra le razze, possono tranquillamente argomentare che il Sionismo è razzista”. Che definisca i palestinesi dei parassiti e degli inferiori non può certo stupirci dopo queste dichiarazioni sull’imbianchino di Monaco. Il suo programma prevede il taglio totale di fondi, acqua, elettricità e qualunque tipo di comunicazione con l’Autorità palestinese in quanto “i palestinesi non esistono”. Inoltre Feiglin vuole l’immediato taglio del 30 percento nell’acquisto di armi non letali di gestione dell’ordine pubblico (come i proiettili di gomma) per aumentare la spesa dei reali armamenti. La strada verso il dialogo è sempre più tortuosa.

Report israeliano contro Israele

9 dicembre 2008 1 commento

Sono giorni caldi per lo Stato Israeliano. Pochi giorni fa è stato proprio da un’assemblea del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che è stato richiesto un boicottaggio dello stato d’Israele per le sue politiche di Apartheid.
Domenica invece l’allarme è scattato proprio da dentro il confine dello Stato Ebraico d’Israele: allarme scontato per chi segue le vicende israelo-palestinesi, ma estremamente importante proprio per la sua provenienza. E’ l’A.C.R.I., l’associazione per i diritti civili in Israele, a dichiarare con un lungo report che, dopo gli Stati Uniti, è proprio lo Stato Israeliano il meno legalitario del mondo occidentale.

campo profughi di Deheishe_

Foto di Valentina Perniciaro _Palestina: campo profughi di Deheishe_

Il report è stato pubblicato per “macchiare” il 60esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e sottolinea l’incredibile incremento delle tassazioni nel paese e il parallelo e drastico abbassamento di qualunque investimento sul sociale.

Questo report dell’associazione è basato su un lavoro di inchiesta che ha focalizzato l’attenzione soprattutto sulle città che hanno una grande prevalenza di arabi israeliani come Ramle, Lod, Haifa e Jaffa. Città miste dove le minoranze arabe, ma non solo,  subiscono discriminazioni che vanno peggiorando di anno in anno, di governo in governo. Non viene tralasciato nulla da questa attenta associazione: I qurtieri arabi sono privi di  infrastrutture e quelle che ci sono sono in stato d’abbandono, non esistono edifici pubblici o parchi fruibili per giovani e non, il sistema scolastico e sanitario è completamente insufficiente, per una popolazione composta in gran parte di minorenni.
Da un quartiere all’altro della stessa città c’è il palesarsi di due società parallele; in centro ci sono scuole ed ospedali e soprattutto è garantito il diritto all’esser bambini, mentre poco più in là, nelle periferie arabe o in quelle delle nuove migrazioni degli ebrei etiopi, c’è un tasso di mortalità infantile e un’assenza di cure mediche difficile da trovare anche nei principali paesi del mondo non industrializzato. In 13 anni c’è stato un taglio alle spese sanitarie del 44% e nello stesso arco di tempo è aumentata del 50% la spesa pro capite per le cure private. Accessibili, ovviamente, solo ai cittadini di serie A, quelli con nazionalità israeliana.

Foto di Valentina Perniciaro _Insediamento israeliano in West Bank_

Foto di Valentina Perniciaro _Insediamento israeliano in West Bank_

L’allarme non sfiora solo la popolazione arabo-israeliana, ma anche tanti cittadini ebrei immigrati con il sogno della “terra per tutti gli ebrei del mondo”. Quel sogno si infrange immediatamente: uno stato in guerra non ha tempo nè soldi da dedicare alla spesa pubblica e sociale, l’industria bellica è un baraccone costoso che occupa interamente l’attenzione dei governi israeliani.
Migranti e disabili, cittadini israeliani, vivono in condizioni di emarginazione sociale ed economica spaventosa: e cifre sono spaventose. I portatori di handicap hanno una delle peggiori situazioni economiche dei paesi occidentali: i sussidi ammontano a circa 70% in meno rispetto ad un veterano dell’esercito. Per I migranti la situazione non è migliore: l’enorme quantità di immigrati ebrei etiopi trova solo lavori a bassissimo costo, con stipendi che sfiorano il 40% in meno dei loro colleghi di altra provenienza.

Oltre a questi dati troviamo pesanti limitazioni alla libertà personale e alla privacy, con livelli di controllo della popolazione impressionanti: continuano ad aumentare I controlli su migliaia di linee telefoniche e caselle di posta elettronica, un aumento vertiginoso di telecamere e sistemi di controllo sofisticati. Per quell che riguarda il sistema penitenziario si registrano continue violazioni dei diritti umani, perpetrate soprattutto contro I palestinesi residenti o I migranti di serie B, oltre a condizioni igienico-sanitarie allarmanti.
L’ACRI sottolinea anche l’incremento, soprattutto nell’ultimo anno, di violenze personali compiute contro i palestinesi nei territori, da parte dei coloni israeliani. Di questa miriade di attacchi, spesso con conseguenze gravissime, solo l’8% vede l’apertura di un inchiesta da parte delle autorità israeliane, anche se gli attacchi hanno causato la morte di civili: il resto passa sotto silenzio quando non viene appoggiato direttamente da operazioni militari dello stesso esercito.

L’O.N.U. e il boicottaggio ad Israele …e Napolitano??

8 dicembre 2008 3 commenti

IL PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ONU INVITA AL BOICOTTAGGIO DEL REGIME ISRAELIANO DELL’APARTHEID.
MA IN ITALIA TUTTO TACE…NON SI PUO’ DIRE, NON SI PUO’ SAPERE!

“Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri”.

L’Assemblea generale dell’ONU ha esaminato il 24 e 25 novembre 2008 il rapporto del Segretario generale sulla situazione in Palestina.

Il Presidente dell’Assemblea, Miguel d’Escoto Brockmann (Nicaragua), ha fatto di questo dibattito una questione di principio. Aprendo la seduta, ha dichiarato: « Io invito la comunità internazionale ad alzare la sua voce contro la punizione collettiva della popolazione di Gaza, una politica che non possiamo tollerare. Noi esigiamo la fine delle violazioni di massa dei Diritti dell’uomo e facciamo appello ad Israele, la Potenza occupante, affinché lasci entrare immediatamente gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Questa mattina ho parlato dell’apartheid e di come il comportamento della polizia israeliana nei Territori palestinesi occupati sembri così simile a quello dell’apartheid, ad un’epoca passata, un continente più lontano. Io credo che sia importante che noi, all’ONU, impieghiamo questo termine. Non dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. Dopotutto, sono le Nazioni Unite che hanno elaborato la Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, esplicitando al mondo intero che tali pratiche di discriminazione istituzionale devono essere bandite ogni volta che siano praticate.

FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE DELLA PALESTINA

Abbiamo ascoltato oggi un rappresentante della società civile sudafricana. Sappiamo che in tutto il mondo organizzazioni della società civile lavorano per difendere i diritti dei Palestinesi e tentano di proteggere la popolazione palestinese che noi, Nazioni Unite, non siamo riusciti a proteggere. Più di 20 anni fa noi, le Nazioni Unite, abbiamo raccolto il testimone della società civile quando abbiamo convenuto che le sanzioni erano necessarie per esercitare una pressione non violenta sul Sud Africa. Oggi, forse, noi, le Nazioni Unite, dobbiamo considerare di seguire l’esempio di una nuova generazione della società civile chef a appello per una analoga campagna di boicottaggio, di disinvestimento e di sanzioni per fare pressione su Israele. Ho assistito a numerose riunioni sui Diritti del popolo palestinese. Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri. Noi dobbiamo agire con tutto il nostro cuore per mettere fine alle sofferenze del popolo palestinese (…) Tengo ugualmente a ricordare ai miei fratelli e sorelle israeliani che, anche se hanno lo scudo protettore degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, nessun atto di intimidazione cambierà la Risoluzione 181, adottata 61 anni fa, che invita alla creazione di due Stati. Vergognosamente, oggi non c’è uno Stato palestinese che noi possiamo celebrare e questa prospettiva appare più lontana che mai. Qualunque siano le spiegazioni, questo fatto centrale porta derisione all’ONU e nuoce gravemente alla sua immagine ed al suo prestigio. Come possiamo continuare così?».

L’ambasciatore Miguel d’Escoto Brockmann è un sacerdote cattolico, teologo della liberazione e membro del Comitato politico del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Personalità morale riconosciuta, è stato eletto per acclamazione, il 4 giugno 2008, Presidente dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’Anti-Defamation League (ADL) è stata la prima organizzazione sionista a reagire, chiedendo al Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon, di mettere fine a questo « circo » così come alla « cosiddetta giornata di solidarietà con il popolo palestinese ». Infine, ha denunciato il carattere a suo dire « antisemita » delle proposte del Presidente Miguel d’Escoto Brockmann che essa ritiene ispirate da un secolare antigiudaismo cattolico.

Foto di Valentina Perniciaro _Betlemme in corteo_

Foto di Valentina Perniciaro _Betlemme in corteo_

SONO PASSATI QUASI DIECI GIORNI DA QUESTE DICHIARAZIONI, MA LA STAMPA ITALIANA, QUELLA “UFFICIALE” E LETTA DA QUESTO MISERO POPOLO CHE SIAMO NE HA CONTINUAMENTE TACIUTO. 

FORSE NAPOLITANO DOPO IL VIAGGIO IN ISRAELE, MOLTO RECENTE, NON HA AVUTO MODO DI REALIZZARE LA DITTATURA MILITARE CHE E’ L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA DEI TERRITORI PALESTINESI.

NON SI PUO’ STARE DALLA VOSTRA PARTE..CHI APPOGGIA ISRAELE HA LE MANI SPORCHE DI SANGUE.
DI SANGUE INNOCENTE, SANGUE DI UN POPOLO STUPRATO DA OLTRE 60 ANNI, SANGUE DI UNA TERRA MASSACRATA.
PALESTINA LIBERA….STOP OCCUPATION
IL MURO CADRA’ SUI VOSTRI CARRIARMATI, SULLE RUSPE, SULLE SEGHE CHE TAGLIANO ULIVI MILLENARI. 

La legge e la forza. Proposta di dibattito…

29 novembre 2008 Lascia un commento

Con piacere pubblico l’articolo di Bifo uscito oggi sulla prima pagina di Liberazione. Come già mi è capitato di scrivere sul mio blog non ho una perfetta sintonia con lui, ma anche questa volta è stato in grado di lasciarci, dopo poche righe, con dei buonissimi punti di partenza. Ha la grande capacità di saper centrare il problema, di non girare intorno alle cose. Quindi l’attacco totale in questo articolo è contro questo bisogno irrefrenabile di legalismo che ha ormai impregnato qualunque movimento, opinione o idea anche solo vagante per l’aria. Un’opposizione ad un governo autoritario e pericoloso fatta solo di richiesta di legalità, foraggiata da personaggi poco interessanti come i Grillo, i Travaglio, i Nanni Moretti…sempre pronti a non far altro che chiedere giustizia e legalità. Come sola battaglia di “civile democrazia”.
Un buon punto di partenza per parlarne un po’ … 

Il danno del Berlusconismo? L’antiberlusconismo
di
Franco Berardi Bifo, Liberazione 29 novembre 2008

In un articolo uscito sull’ Herald Tribune il 3 Novembre 2008, Thomas Friedman scriveva: «Dovremo tutti pagare perché il collasso avviene nel contesto di quello che può essere considerato forse il più grande trasferimento di ricchezza dalla rivoluzione bolscevica del ’17. Non è un trasferimento di ricchezza dai ricchi ai poveri, ma un trasferimento di ricchezza dal futuro al presente. Mai nessuna generazione ha speso tanto della ricchezza dei suoi figli in un periodo di tempo così breve. L’America ha imposto alle generazioni future un immenso peso per finanziare i tagli delle tasse, le guerre e i salvataggi delle banche. Inoltre l’amministrazione Bush ci lascia in eredità un altro debito, quello con madre natura. Abbiamo aggiunto all’atmosfera sempre più CO2 senza nessuno sforzo di riduzione».
Il futuro non c’è più: è stato speso, ipotecato, devastato dal capitalismo neoliberista. E adesso?   

Foto di Valentina Perniciaro _sciopero nazionale Cobas_

Foto di Valentina Perniciaro _sciopero nazionale Cobas_

Nelle scuole e nelle università italiane è esploso un movimento che grida: “Questa crisi noi non la paghiamo”. Non pagheremo il debito che avete accumulato. Non rinunceremo all’istruzione, al piacere della vita, ai servizi sociali solo perché una classe di accaparratori irresponsabili ha distrutto tutto prima che noi arrivassimo al mondo.
Quello slogan è il segno della tempestività di questo movimento, della sua intelligenza. Ma più che uno slogan è un problema. Come si fa a non pagare questo debito? Il problema di adesso è proprio quello di una nuova dimensione dell’esistere collettivo, capace di rovesciare il dispositivo della crescita capitalista, di imporre una redistribuzione del reddito e di conquistare una riduzione del tempo di lavoro. Il vero nemico degli studenti non è il decreto Gelmini, puro e semplice atto di cieca devastazione. E’ la Carta di Bologna del 1999, che sancì l’impegno dei paesi europei a subordinare i sistemi scolastici alle esigenze dell’economia d’impresa, e che avviò il processo di frammentazione dei saperi, e di precarizzazione della figura studentesca.La mobilitazione contro la legge Gelmini ha avuto una funzione importantissima, perché ha interpretato un sentimento diffuso tra la maggioranza degli studenti e degli insegnanti. Ma ha anche creato una situazione complicata, perché questo governo non ha un’opposizione parlamentare, gode di una maggioranza schiacciante, e controlla mediaticamente l’opinione. Di conseguenza non si può batterlo sul piano legislativo.
Non è stato certo sbagliato andare allo scontro con la legge Gelmini, ma se vogliamo che l’esito della scontro non si risolva in una sconfitta dobbiamo ragionare sul lungo periodo, dobbiamo liberarci di alcuni limiti culturali che sono iscritti nelle forme stesse della soggettività contemporanea. Le grandi mobilitazioni producono effetti significativi quando filtrano nel tessuto della vita quotidiana, altrimenti svaniscono come la nebbia. E perché questa onda filtri nei circuiti della vita quotidiana occorre fare i conti con una fragilità che finora nessuno ha avuto il coraggio di mettere in questione: quella fragilità si chiama legalismo.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Uno dei peggiori effetti che il berlusconismo ha prodotto nella cultura politica italiana (e nella formazione della generazione che è cresciuta sotto Berlusconi) è proprio l’antiberlusconismo.
Non mi si fraintenda. Quello instaurato da Berlusconi è per me un regime di totalitarismo mediatico forse ancor più deleterio per la democrazia di quanto fu il fascismo mussoliniano. Non sono di quelli che consigliano di “non demonizzare Berlusconi”. Berlusconi è il demonio, se demonio significa ignoranza, truffa, immiserimento, paura, razzismo arroganza.
Ma l’antiberlusconismo corrente (rappresentato da persone come Grillo, Di Pietro, Travaglio o Moretti) è solo marginalmente una riflessione sull’effetto che i media hanno prodotto sull’immaginario e sulle forme di vita. Essenzialmente è una riflessione su legalità e illegalità.
Sembra che tutti i mali derivino dal fatto che al governo ci sta una classe politica che viola la legge.
Semplificazione del tutto fuorviante, ma come non capirla? Se al governo ci sta (come ci sta) un ceto politico di sistematici predatori e di violatori professionali delle leggi, è comprensibile che gran parte della società finisca per attribuire la miseria, la disoccupazione, la crisi della scuola pubblica e tutto il resto all’illegalità.
Basterebbe allora che tutti rispettassero la legge? Credo proprio di no. La legge non è altro che la sanzione formale di un rapporto di forze. E’ legale sfruttare la gente. E’ legale costringerla a fare straordinario. E’ legale uccidere sul lavoro. E’ legale costringere la gente a subire una vita precaria.
E’ legale fin quando i principi su cui si scrive la legge sono quelli della competizione e della crescita illimitata.
La legge non è che la sanzione di un rapporto di forza, e anche quando la legge è rispettosa dei bisogni della società (come in molti suoi punti è la Costituzione della Repubblica Italiana) se non esiste la forza per imporne il rispetto, la legge è scritta sull’acqua.
Solo la forza può restituire alla società autonomia dal dominio del profitto. Solo la forza può dare ai lavoratori e agli studenti la possibilità di difendere la loro dignità e i loro diritti.

Foto di Valentina Perniciaro _Genova, 20 luglio 2001_

Foto di Valentina Perniciaro _Genova, 20 luglio 2001_

Ma la forza cos’è? La forza sta nell’unità delle diverse componenti del lavoro sfruttato, sta nella ricomposizione del mosaico infinitamente complesso della vita di chi produce valore. La forza sta nella capacità di vivere in condizione di indipendenza, sta nella capacità di non subire le idee e le immagini e le paure di chi ha il potere.
La forza sembra oggi sfuggirci perché la precarietà ha sgretolato i rapporti fra le diverse sezioni del lavoro sociale. E questa frammentazione la ritroviamo anche nei movimenti. In questo movimento c’è una gelosia dell’identità, una paura della contaminazione, un riflesso di chiusura e di settorialità che, prevalendo, preparerebbero la sconfitta. Dobbiamo allora curarli, dobbiamo allora superarli questo legalitarismo e questo identitarismo, che sono fattori di fragilità del movimento. Occorre curarli, occorre superarli, se vogliamo che il movimento conquisti il lungo periodo fino a divenire senso comune e forma della vita quotidiana.

Dall’ A.S. di Rebibbia Femminile

26 novembre 2008 Lascia un commento

IL CARCERE NON PUO’ ESSERE LA DISCARICA ABUSIVA DI ESSERI UMANI “INDESIDERATI”

In questi ultimi tempi è solo un susseguirsi di politiche e leggi che rendono il ricorso al carcere come il “rimedio miracolo” per togliere di mezzo dalla società i problemi sociali ai quali non si riesce a dare una risposta. Per ogni problema la risposta è: carcere.logo_scarc
La politica che sembra sempre riscuotere il maggior consenso, soprattutto elettorale, è quella del “buttare la chiave”! (Questa è la traduzione letterale da fare quando dicono “certezza della pena”). Questo quando la Costituzione, in diversi suoi articoli, sancisce invece che la pena (notare bene, scrive “pena” e non “reclusione” visto che la pena può avere varie forme!) deve avere uno scopo rieducativo e non può andare contro il senso di umanità. Noi che abbiamo la sventura di esserci finite in carcere, sia in qualità di condannate che di detenute in attesa di giudizio, ci rendiamo conto ogni giorno di quanto e quante volte quei principi vengono violati.

Noi tutte della sez. A.S. di Rebibbia vogliamo allargare la protesta del 1 dicembre 2008 CONTRO TUTTE QUELLE VIOLAZIONI. Intendiamo partecipare all’iniziativa con un giorno di protesta pacifica con sciopero del sopravvitto, del lavoro, “battitura” ecc… da riprendere il mese di marzo aderendo alla calendarizzazione dei promotori della campagna contro l’ergastolo.

PER L’ABOLIZIONE DELL’ERGASTOLO, il “fine pena mai” che è la violazione evidente del principio della possibilità della “rieducazione”. Senza farsi ingannare dal falso argomento per cui, in Italia, dopo 26 anni è possibile ottenere la libertà condizionale. Innanzitutto questa non è mai concessa automaticamente ed è di fatto esclusa preventivamente, come gli altri “benefici”, per coloro che sono sottoposti all’articolo 4bis nella sua forma più restrittiva.
CONTRO IL 41bis, forma detentiva disumana che si può paragonare a un vero e proprio strumento di tortura.
CONTRO IL DISEGNO DI LEGGE BERSELLI che vorrebbe modificare la Riforma Penitenziaria del 1975 e il Codice di Procedura Penale in materia di permessi premio e di misure alternative alla detenzione, per altro già lasciata alla discrezionalità dei giudici e poco e male applicata. Lo scopo è quello di rendere la detenzione ancora piu oppressiva, facendo credere, erroneamente, che un carcere ancora più afflittivo serva a dissuadere dal commettere e reiterare i reati. Il disegno di legge punta a ridurre i benefici nel suoscarcecomplesso, incluso i giorni di liberazione anticipata e a togliere la possibilità di andare in semilibertà a tutti gli ergastolani, così come oggi succede per quelli sottoposti alla misura ultrapunitiva del 41bis.  La possibilità di ottenere permessi verrebbe ulteriormente allontanata, così come quella di usufruire di altri benefici. Per altro già la legge cosidetta Cirielli ha, di fatto, escluso da questa possibilità tutti i recidivi.
Tutto questo, per altro, quando l’isolamento affettivo viene applicato duramente per tutta la detenzione, in modo particolare tra familiari detenuti, per i quali il diritto al colloquio, previsto dalla O.P. non viene quasi mai rispettato.
CONTRO LA PRESENZA DI BAMBINI IN CARCERE. C’è qualche forma detentiva più disumana di rinchiudere in un carcere con le loro madri –per quanto si possa tentare di “abbellirlo- dei bimbi in età da 0 a 3 anni? In seguito, quando vengono obbligatoriamente separati dalla madre,

Foto di Valerio Bispuri _carcere femminile sudamericano_

Foto di Valerio Bispuri http://valeriobispuri.com

 acquistando la “libertà” vengono ad aggiungersi a tutti gli altri bambini che separati dai loro genitori vedono, per lungo tempo, ridotti il vitale rapporto affettivo familiare a qualche visita mensile di 1 ora in squallidi parlatori.
La Costituzione dice che bisogna rispettare il senso di umanità: che colpa hanno i bambini delle azioni eventualmente commesse dai loro genitori?
Infine i bimbi a cui è capitato di essere figli di persone in regime 41bis, solo un’ora mensile, attraverso un vetro divisorio, visto che compiendo 12 anni si perde il “diritto” ai 10 minuti mensili concessi senza vetro!

CHI DEVE RISPETTARE LE LEGGI E IN PRIMO LUOGO LA COSTITUZIONE?

           Le detenute della sez. A.S. di Rebibbia

 

 

E’ USCITA SCARCERANDA PROPRIO OGGI, L’AGENDA CONTRO IL CARCERE. E IL LIBRO!!!logo_scarc

…PASSATE IN VIA DEI VOLSCI 56, A RADIO ONDA ROSSA.

PER OGNI COPIA VENDUTA NE VERRA’ SPEDITA UNA IN CARCERE GRATUITAMENTE 

TREMATE TREMATE!!!

23 novembre 2008 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _Le streghe_

Foto di Valentina Perniciaro _Le streghe_

INDECOROSE E LIBERE era lo slogan che chiamava a questa piazza, un anno dopo quell’enorme corteo di donne che aveva colorato in modo determinato e sorprendente la città.

Eravamo molte meno quest’anno, ma è stato un bel corteo, con un’atmosfera di bell’autodeterminazione,
di capacità di camminare con le proprie gambe…autorganizzate.
Un corteo separato, che ha sfilato in un percorso lungo, allegro, determinato e compatto.
Un corteo di donne, di femministe, di lesbiche..
Un corteo di compagne come ce ne dovrebbero essere tanti.
Contro la violenza maschile sui nostri corpi, contro la violenza che si manifesta in molti modi, che è anche nel letto della proprio relazione.
Per l’autodeterminazione, per la libertà di essere come si vuole, di muoversi nel mondo come si vuole, per la libertà di essere donne con tutto quello che significa, di essere tante, di essere forti e belle.
Con i nostri corpi, con le nostre menti, con la bellezza dei nostri sorrisi. Grazie compagne…
una gran bella piazza.

Foto di Valentina Perniciaro _piccole e autodifese_

Foto di Valentina Perniciaro _piccole e autodifese_

Foto di Valentina Perniciaro _Libere e Indecorose_

Foto di Valentina Perniciaro _Libere e Indecorose_

Canti delle donne di Algeri

21 novembre 2008 1 commento

La boqala è un rito di poesia, un rito femminile delle donne algerine, che si riuniscono attorno al boccale (boqala) della padrona di casa, riempito con l’acqua di sette diverse sorgenti dove ogni donna lascia cadere un gioiello. A quel punto il boccale inizia a girare sette volte sotto un braciere d’incenso. 
Ed ecco che nasce l’incantesimo…a turno, una dopo l’altra, recitano una breve poesia di non più di 5 versi che può venire dalla più antica tradizione o essere improvvisata davanti alle compagne e al bicchierino di vetro pieno di thè alla menta. La boqala, poesia strettamente femminile e urbana, è anonima e raramente viene riportata se non oralmente.

Con le mani ho tagliato la carne
con le mani l’ho cosparsa di spezie
e con le orecchie ho ascoltato
le calunnie di chi ho conosciuto.
oh tu, malalingua, cosa vuoi guadagnare?
Il leone nella foresta lascia i cani abbaiare. 

Foto di Valentina Perniciaro _Nel suq di Aleppo_

Foto di Valentina Perniciaro _Nel suq di Aleppo_

Tra me e te una piccola finestra, 
grande quanto un bicchiere,
restano tra noi le nostre parole, che c’entra la gente?
La fama è come piombo:
quand’è fuso, si perde.

Foto di Valentina Perniciaro _Damasco, con gli occhi in su_

Foto di Valentina Perniciaro _Damasco, con gli occhi in su_

 

Da Smirne veniamo; dal mare, siamo infine approdati.
Portiamo il firmano del sultano,
l’han letto l’ufficiale e il capitano.
Gioisci, cuore in attesa, torniamo
e piova l’invidia dagli occhi di chi non ci ama.

Foto di Valentina Perniciaro _verso l'infinito_

Foto di Valentina Perniciaro _verso l'infinito_

Passava un giovane, un ramo scuro tra le mani.
La shashia cadeva bene sulla fronte, la veste era splendente.
I figli miei e lo sposo lascerei per lui
la mia città abbandonerei
fino a esser estranea alla mia gente.

Foto di Valentina Perniciaro _damascene_

Foto di Valentina Perniciaro _damascene_

Oh moro, dolce moro, che grazia il tuo vestito,
tu sei tra i gelsomini e rivaleggi coi narcisi.
Per te m’hanno schernito e in seguito invidiato. 
Tu sei l’anello d’oro, io la gemma che l’adorna
per contendere il tuo cuore a lottare sono pronta.

L’amore è in casa nostra, l’amore ci alleva.
L’acqua del pozzo dolce, l’amore solleva.
Apre come il basilico, l’amore i suoi rami.
Non asservito al sultano e neppure al qadi. 

bosra_ag06_donne

Foto di Valentina Perniciaro _Bosra, chiacchiere tra donne_

Sans toit ni loi, tra la perduta gente

20 novembre 2008 Lascia un commento

“Tout est là, mais ce n’est pas suffisant.
Mais peut-etre qu’il vous dira: j’existe encore.
Je suis comme celui qui portait toujours une brique
pour montrer au monde entier 
comment avait été un jour sa maison”  
Bertold Brecht

 Quelque part en 1997
Fugitif, introuvable, en cavale… ou simplement ailleurs? Peu importe. J’avais été remis en liberté, éphémère illusion avant mon extradition. J’ai profitè de cet intermède pour m’en aller. J’ai repris à nouveau le large, quittant un radeau de réfugiés, abri précaire pour des vies bannies, des existences souspendues, flottant devant la porte d’une Ithaque imaginaire.
Comme le marin s’adressant à son capitaine dans la chanson, je me disais: ” S’il existe encore une part du monde, je suis pret. Nous pourrons y aller.”
Voilà trois ans que m’etais volatilisé, dématérialisé, fantomisé. J’ai replongé dans la vertige de l’inconnu. Depuis, je suis nulle part et partout.  Je n’ai pas de consistance. Je suis presque une apparence, mais il y a toujours ma présence.
J’existe sans exister. Je suis l’un de ces hommes qui ont perdu leur ombre, ou peut-etre suis-je l’ombre d’un homme qui fut? Eternel Godot qui attend son temps, mon futur est un présent dilaté fait de passé. Demain sera encore comme aujourd’hui, égal à hier? Ici, c’est le passé qui dure longtemps, douloureuse nostalgie du présent. Je n’arrive pas à rattraper mon lendemain.
Il est toujours un peu plus loin. J’ai été révolté; donc, j’étais. 
J’ai été, donc, je pourrai etre. Je pourrai etre, donc je me révolterai.
Je me révolterai. Donc, je serai, nous serons. Cependant, ma vie s’ecoule, se déplie, se déroule. Je suis aérien et nebuleux, je reste un etre suspendu. Homme de lisiére, je parcours des territoires frontaliers, chaque abri est provisoire, aucune maison est la mienne, tous les lits sont pour une seule nuit.
Subversif et communiste: pour les Etats, je suis un terroriste. Fuyard, en cavale, je suis devenu un marginal, un illégal, un exclu qui refuse d’etre reclus. J’ai appris ma présence immatérielle et ma dimension virtuelle.
Cette liberté sera-t-elle l’unique possibilité existentielle, ou le seul futur annoncé à l’horizon est-il de métal et de béton?
Je vis sans demeure et sans pays. Mais, en dépite des apparences, je persiste. 
Nécessité est de ne pas céder. Sans toit, ni loi, on pourrait me croire disparu. Mais je suis toujours là, parmi les gens perdus.
        Paolo Persichetti, Exil et chatiment

Mumken Sura? Mostra Fotografica!

19 novembre 2008 1 commento

AMNISTIA PER LA POLIZIA

14 novembre 2008 2 commenti

 

Giovedì 13 novembre 2008 si è concluso l’ultimo dei tre grandi processi di primo grado per gli eventi legati alle proteste contro il G8 del luglio 2001 a Genova.
Il processo a 29 funzionari di polizia per l’irruzione alla scuola Diaz che terminò con 93 persone arrestate illegalmente e 61 di queste ferite gravemente si è concluso con una sentenza esemplare: sedici assoluzioni e tredici condanne.
Il tribunale ha deciso di condannare solo gli operativi e di assolvere a pieno titolo chi ha pianificato un’operazione vendicativa e meschina. Di assolvere le menti che per giustificare una carneficina hanno deciso di piazzare due bombe molotov recuperate nel pomeriggio tra gli oggetti rinvenuti, di mentire circa l’accoltellamento di un agente, di coprirsi l’uno con l’altro raccontando incredibili resistenze da parte degli occupanti della scuola e saccheggiando il media center che vi si trovava di fronte. La ciliegina sulla torta del presidente Barone e delle sue due giudici a latere Maggio e Deloprete: alle vittime di quella notte va qualche spicciolo, tanto perché nessuno si lamenti di essere stato tagliato fuori da una immaginaria torta.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Alla lettura della sentenza nessuno di noi si è meravigliato. Non siamo delusi, non siamo tristi, né pensiamo alcuno dovrebbe esserlo. Siamo solo furiosi.

Non abbiamo mai creduto che la giustizia fosse veramente “uguale per tutti”, non abbiamo mai creduto che chi esercita il potere avrebbe ammesso di essere giudicato, di essere messo in discussione.
Ma il dileggio con cui è stata confezionata questa sentenza parla da sé: l’amnistia per la polizia è la seconda parte di quell’operazione vendicativa e meschina che ha portato alla Diaz.
E’ il secondo tempo della vendetta per la frustrazione e il terrore che lo Stato e i suoi apparati hanno provato in quei giorni di rivolta. Non ce l’hanno mai perdonata e non ce la perdoneranno.
La sentenza che chiude questo ciclo di processi di primo grado dovrebbe essere una lezione di storia, e forse grazie ad essa restituiremo la dignità a una vicenda che ne ha avuta molto poca, perché molti oltre a noi si accorgeranno di
qualcosa che è la base di quanto è successo a Genova in quei giorni.
Esiste una posizione per cui parteggiare: quella degli insofferenti, quella dei subalterni, degli sfruttati, dei deboli, di coloro che lottano per un mondo migliore e più equo.
Ed esiste un’altra posizione, quella di chi comanda ed esegue, di chi tortura e vìola, dei forti con i deboli e dei deboli con i forti, quella di chi esercita il potere e lo coltiva.

Nella vita bisogna scegliere. Noi lo abbiamo fatto, oliando meccanismi di memoria che altrimenti avrebbero condannato all’oblìo una pagina nera della storia italiana e internazionale. Noi lo facciamo tutti i giorni. Non abbiamo rimorsi e non abbiamo rimpianti per quanto è avvenuto.
Solo rabbia. E non siamo i soli.

                                           Supportolegale

L’urlo di Towanda

9 novembre 2008 2 commenti

Vi ricordate di Towanda?
di Valentina Perniciaro, Queer, inserto settimanale di Liberazione, 9 novembre 2008

Vi ricordate di Towanda? Provate ad urlarlo. Non potrà non tornarvi in mente quel grido di battaglia che

Foto di Valentina Perniciaro -in Layca frocessione-

Foto di Valentina Perniciaro -in Layca frocessione-

 trasforma Evelyn, una delle protagoniste del film culto “Pomodori Verdi fritti (alla fermata del treno)”, in una donna nuova, pronta ad affrontare qualunque avversità nel suo percorso di emancipazione e liberazione.
Quell’urlo sembra proprio essere tornato, e sta riempiendo l’Onda di contenuti nuovi, di determinazione, di protagonismo tutto femminile. Un gruppo di giovani donne, studentesse medie ed universitarie e collettivi di genere hanno dato vita ad un coordinamento che prende proprio questo nome: Towanda nasce il 20 novembre 2007 per poi muovere i suoi primi passi nella manifestazione di donne per le donne contro la violenza maschile che ha sfilato, imponente e determinata, per le vie di Roma il 24 novembre dello scorso anno.
La particolarità che salta agli occhi è la giovane età, Towanda è in gran parte composto da collettivi femministi di diverse medie superiori di Roma e provincia. Proprio perciò non poteva rimanere estranea all’esplosione di mobilitazioni di questo periodo: dal primo giorno è parte integrante di un’Onda che sta scuotendo il mondo della scuola, dagli asili agli atenei universitari.
Queste giovani donne non sono solo impegnate a protestare contro il decreto Gelmini, ma si muovono nelle piazze gremite di studenti per riempire la protesta di contenuti diversi. Considerano il decreto sessista perché colpisce soprattutto le donne: molte insegnanti, grazie ai tagli previsti, perderanno il lavoro mentre la cancellazione, di fatto, del tempo pieno, spiegano, limita ulteriormente la libertà che ogni donna ha di portare avanti la maternità e allo stesso tempo il diritto di lavorare ed essere autosufficiente. Come se non bastasse, la riforma è profondamente razzista, perché le “classi ponte”renderanno ancora più difficile il processo d’integrazione dei giovani migranti o dei figli di seconda generazione.
L’urlo di Towanda sa che quest’Onda, per non morire, deve verificare i propri contenuti e crescere anche culturalmente: nei cortei romani di queste settimane., raccontano, si sono trovate ad affrontare spezzoni che usavano parole d’ordine intrise di maschilismo o omofobia, per esempio offendevano la ministra Gelmini in quanto donna con parole come “puttana”. Towanda non vorrebbe condividere la piazza con chi usa un linguaggio o ha un atteggiamento omofobo e maschilista.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Per questo, dicono, sono impegnate in diverse campagne di controinformazione nelle scuole e nelle piazze. Chiedono quindi una scuola che sappia ricostruire e raccontare tutti quei percorsi di liberazione femminile che la storia e i libri di testospesso trascurano o addirittura omettono. Vogliono un femminismo che sappia rifiutare ogni delega e sia reale partecipazione attiva e consapevole delle donne in ogni contesto sociale perché una società in cui le donne siano protagoniste non è solo possibile, ma necessaria per il bene di tutte e tutti. E’ proprio la violenza maschile sulle donne uno degli argomenti principali delle loro campagne, spesso portate avanti a fianco di chi opera nei centri antiviolenza, come nella partecipata assemblea che si è tenuta al Liceo scientifico Righi la scorsa settimana, cui hanno partecipato le avvocate impegnate nei centri.
Attualmente sentono forte la necessità di essere al fianco delle donne e dei giovani migranti, e si sono unite all’assemblea giovanile e antirazzista e contro ogni discriminazione, con la quale sono scese in piazza con un unico striscione: “Per una scuola libera, solidale e aperta al mondo”.

Se avete voglia di ascoltare il grido di battaglia di Towanda, non vi rimane che entrare nell’Onda, o cercarle su studentessetowanda.splinder.com.

Alla sagra della guerra

8 novembre 2008 3 commenti

Incredibile quello che hanno visto i miei occhi oggi.

Foto di Valentina Perniciaro _Circo Massimo occupato_

Foto di Valentina Perniciaro _Circo Massimo occupato_

Il Circo Massimo è completamente invaso da pagliacci, con i loro carri e i loro elicotteri, con i blindati e le divise lustrate, con i gradi e le truppe entrambi indecenti nel rapportarsi con due fanciulle.
Sconcertante osservare come questo governo sta provando a farci sembrare normale vedere il fango (per ora solo quello, plateale, del circo massimo) alzato dai cingoli, vedere divise su divise che ci spiegano come si addestrano, come spiano, come arrestano, come bombardano, come sminano, come come come.
Mai qualcuno che ti spiega perchè.
Ma perchè devo avere il Circo Massimo invaso di simulazioni di arresti, di sminatori che ti spiegano come funzionano i loro robot, che hanno imparato ad usarli dagli inglesi (“sa, con quegl’irlandesi,

Foto di Valentina Perniciaro _la sfilata_

Foto di Valentina Perniciaro _la sfilata_

loro!”)… il Palatino che osserva tank su tank, con le loro retine mimetiche, mentre fanno vedere ai bambini come si infila il colpo che viene sparato dal cannone, che ti fanno vedere al microscopio i bossoli o le tracce di sangue. “Lei ha lo sguardo coraggioso, perchè non si arruola, entri nei Carabinieri”…si passava da questo a facce poco raccomandabili che ti chiedevano “vuole venire a vedere il mio sommergibile?”. BHE, NO!
“Vuole che le prendiamo le impronti digitali?”
“Vuole vedere come osserviamo gli spostamenti tra Kabul ed Herat?”
“E’ sicura che non vuole farmi domande?”

Foto di Valentina Perniciaro _rilievi del R.I.S._

Foto di Valentina Perniciaro _rilievi del R.I.S._

Sono proprio gentili le nostre forze armate mentre ti illustrano i lanciarazzi, mentre ti fanno vedere quanti missili può caricare un aereo da combattimento “si signora, proprio quelli che usiamo in Afghanistan”.
Sale operatorie trasportabili, motociclette aviolanciabili… poi entri nel quartier generale da campo e gli chiedi… “siamo al sicuro qui? Se ci attaccassero con dei Qassam o degli Rpg saremmo al sicuro? Non riescono a bucare una cosa del genere vero?” … Non è che ha fatto un’espressione convinta, “sicuramente blocca un attacco con dei kalashnikov, ma già degli Rpg, forse…potrebbero…”

Foto di Valentina Perniciaro _Truppe eliotrasportate_

Foto di Valentina Perniciaro _Truppe eliotrasportate_

Curiosi gli artificieri: hanno una specie di tenda con esposti vari tipi di bombe, esplosivi, mine. La maggior parte sono ordigni militari, poi c’è un reparto di ordigni improvvisati, diciamo “fatti in casa”.
E compare un orsacchiotto, una radiolina, una busta da lettere e un libro, con una targhetta più che chiara e quasi ridicola che dice libro bomba … il titolo del libro?? Guadalajara!

Ad un certo punto abbiamo avuto l’onore di essere presenti anche all’arrivo di quella faccia intelligente di Gasparri: mentre il suo personale corteo di divise e pennacchi gli spiegava e parlava fittamente di chissà quale nuova

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Foto di Valentina Perniciaro _Arriva Gasparri_

 tecnologia, lui scriveva sms, con la sua nota espressione reattiva.
Insomma… non ho molte parole per raccontare quello che è una piccola parte dei festeggiamenti per il 4 novembre che ci stanno propinando. Uno scempio.
Uno scempio umano, storico, politico. Uno scempio, una vergogna.
L’immagine più che chiarificatrice di quello che stiamo diventando, giorno dopo giorno.
La parata della guerra, che devo dire nemmeno si sforza tanto in questa manifestazione ad apparire come forza di pace. Non hanno fatto nemmeno lo sforzo, è palesemente la festa della guerra, degli armamenti, della loro boria militarista e nazionalista.Come siamo ridotti male.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

CONTRO LE VOSTRE GUERRE, CONTRO I VOSTRI ARMAMENTI.

Foto di Valentina Perniciaro _Tutti in fila_

Foto di Valentina Perniciaro _Tutti in fila_

Sotto casa di KoSSiga

5 novembre 2008 Lascia un commento

 

DA INDYMEDIA:
Oggi alle ore 15.30 oltre una cinquantinadi studenti del collettivo autorganizzato, del mamiani in mobilitazioni, del virgilio e di altri istituti della città si sono recati sotto casa del Presidente Cossiga per consegnare una lettera.Gli studenti e le studentesse inoltre tenevano cartelli e fogli, con su scritto “vergogna”, “chi copre le provocazioni neofasciste nelle piazze studentesche?” “se sai qualcosa, non aspettarae trentanni per dirla”, alcune foto dell’aggressione di piazza navona e via dicendo.
La lettera, visto che il Presidente non si è affacciato, è stata quindi attaccata con lo scotch sul portone del palazzo (nel frattempo, ma non ci stupisce, gli uomini della scorta identificavano tre studenti…)

Foto di Valentina Perniciaro _opliti in marcia_

Foto di Valentina Perniciaro _opliti in marcia_

Caro Presidente Cossiga,
In questi giorni a mezzo stampa stanno da Lei venendo rese note delle verità per anni da tanti denunciate, e proprio da Lei e da tanti altri “servitori dello Stato” sempre negate.
Le piazze negli anni ’70 venivano riempite di agenti provocatori per avere “pretesti” per dare il via alla repressione.La polizia aveva l’incaricato di “massacrare” i manifestanti, non per difendersi come dicevate, ma per far passare loro la voglia di stare in piazza. Esisteva una rete di intelligence clandestina, coordinata anche con partiti e sindacati, che svolgeva un ruolo oscuro. Esistevano reparti dell’esercito pronti ad intervenire per occupare Bologna ed altre città del nostro paese.Tutte azioni oscure, illegali, sporche – create ad arte per bloccare un Movimento che doveva farvi molta paura. Anche adesso, sembra, esistere un’Onda che vi fa paura.
Un’Onda che ha travolto un governo che si sentiva sicuro dei suoi sondaggi, un parlamento di delegati convinto di poter fare quello che voleva senza mai rendere conto a nessuno, una classe di dirigenti ed imprenditori che sperava di poter usare la crisi economica per spremerci un altro po’ ed arricchirsi ancora un pochino.. E allora ci chiediamo: cosa starà venendo studiato adesso nelle stanze del potere per fermarci?

E ci chiediamo, allora, se per caso le aggressioni di venti neofascisti, noti e stranoti, con tanto di mazze e tirapugni, nel bel mezzo di una manifestazione a piazza Navona, con la complicità sorniona (come testimoniato da curzio maltese) delle forze dell’ordine, c’entri qualcosa con la paura che vi facciamo, e con le trappole che vorreste seminare.

Caro Presidente Cossiga, non vogliamo aspettare altri trenta anni per sapere cosa è successo veramente a Piazza Navona e cosa sta venendo discusso in qualche stanza di qualche ministero.
Del resto, nonostante in questo paese alcune cose sembrino immutabili ed immortali, siamo portati a credere che fra trentanni Lei non potrà fare altre candide confessioni.
Ed allora, in sincerità, Le chiediamo: se la sa, ce la dica subito la verità.

” pe’ carità, chiudi le porte”

5 novembre 2008 Lascia un commento

O lima sorda, m’hai limato er core 
a poco a poco consumato l’hai. 
Vedi? ‘Sta faccia nun cià più colore 
queste so’ tutte pene che me dai. 

Pietro, pe’ carità chiudi le porte 
e in cielo nun fa entrà chi fa la spia 
chi fa la spia è condannato a morte.
Pietro! Pe’ carità chiudi le porte.

Palomba, che per l’aria vai a volare 
ferma che vojo ditte du’ parole: 
vojo cavà ‘na penna alle tue ale, 
vojo scrive ‘na lettra a lo mio amore. 
Tutta de sangue la voglio stampare, 
pe’ sigillo ce metto lo mio core 
e finita de scrive e sigillare, 
palomba, portacella allo mio amore

E se la troverai a riposare, 
o palomba, riposate tu pure.

Oggi ho bisogno di stornelli, di canzoni di malavita, di voci che cantano delitti e infamia, carcere e solitudine,che cantano la mia Roma.
E’ una giornata strana. Di quelle in cui senti che è cambiato tutto,
Di quelle in cui si gira pagina, si alzano muri, si cambia strada.
Ancora una volta, ancora una volta….”io ricomincio da capo”.
Meno male che c’è Obama a consolarci…eheheh. Meno male che vivo nel più caldo degli abbracci.

Foto di Valentina Perniciaro _scambio_

Foto di Valentina Perniciaro _scambio_

ed io aspetterò domani, per avere nostalgia…

3 novembre 2008 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _che benvenuto!_

Foto di Valentina Perniciaro _che benvenuto!_

Tu il calabrone e io la rosa,
tu la schiuma e io lo scoglio;
nello strano mutamento,
tu la Fenice e io il rogo.

Tu, il Narciso, e io la fonte;
io gli occhi che ti specchiano turbato;
tu il tesoro e io la borsa;
io l’onda e in me chi nuota.

E tu, le labbra sulle labbra,
tu il languore che la febbre culla,
l’onda che nell’onda si confonde.

Ma qual che sia il dolce gioco,
sempre l’anima involandosi nel fuoco,
uccello d’oro, nel cielo azzurro aperto.
_Marguerite Yourcenar_ 

Foto di Valentina Perniciaro _l'albero più bello_

Foto di Valentina Perniciaro _l'albero più bello_

 

Foto di Valentina Perniciaro

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
 _P. Neruda_

mi volatilizzo un po’

29 ottobre 2008 2 commenti

…i fascisti caricano. Poi vengono ricaricati. 
I compagni hanno le teste aperte e qualcuno tra un po’ anche una bella denuncia.

Foto di Valentina Perniciaro _le mie montagne_

Foto di Valentina Perniciaro _le mie montagne_

E’ tristemente chiaro. Domani la piazza sarà immensa, di quelle “sinceramente democratiche” probabilmente, straripante tutta questa onda anomala di studenti. Che non so descrivere, che non so commentare, a cui non sento di appartenere. Inevitabilmente. Perchè le cose ‘apolitiche’ non le conosco, non esistono, sono ridicole.
Perchè mi sono sempre schierata, da quando ero bambina.
Perchè molti, la maggiorparte di quegli slogan mi fanno rabbrividire. 
Domani la piazza sarà immensa…ma io non ci sarò.

No no, per una volta lasciatemi dar buca.
Io domani torno alla mia cara montagna.Vado a farmi due chiacchiere con quel grillo che ho lasciato lì…vado a vedere quanto freddo fa sul ‘prangatello’. Sparisco, scompaio, mi dissolvo. 

 

Come una piccola cozza, mimetizzata sul suo scoglio.
Il suo meraviglioso scoglio.

Ci si vede tra qualche giorno…
ma3a salama

I FASCISTI, perdio!

29 ottobre 2008 Lascia un commento

Piazza Navona, questa mattina: non avrei mai voluto sapere, ascoltare, trasmettere.

Foto di Valentina Perniciaro _assedio al senato

Foto di Valentina Perniciaro _assedio al senato

Blocco Studentesco ha preso la piazza dalla prima mattina.
Si sono appropriati della testa della manifestazione, con le loro parole d’ordine, i saluti romani e il sostegno del camion di Casa Pound. 
Fascisti, nient’altro che fascisti.
E pochi minuti fa, verso le 11.20, hanno fatto il loro ingresso anche a Piazza Navona, spazzando via a suon di catenate i compagni presenti. Botte corpo a corpo, qualche testa rotta, molte cinghiate…
conosciamo bene i mezzi che usano per aggredire, conosciamo bene il loro modo di muoversi,
non conoscevamo questa capacità aggregativa nel movimento studentesco ed ora la stiamo imparando giorno dopo giorno; rimanendo sempre più sbalorditi da quello che la piazza, almeno questa piazza romana, ci sta offrendo.
Ed oggi le prime botte, di cui ancora si sa troppo poco …

 

13.10: Non sono mai riuscita a fermarmi un attimo per scrivere. Mattinata assurda, incomprensibile.
Ci sono due compagni con la testa aperta…dopo  la prima carica contro il camion dei Cobas e gli studenti medi presenti in quel momento, è arrivato il corteo degli studenti universitari della Sapienza e di Roma 3.
Si è ricompattato su Corso Vittorio ed è rientrato in piazza, rispondendo a Blocco Studentesco.
Pare che il loro camion abbia fatto la fine che doveva fare.
Non scrivo una riga di più: sconcerto e orrore!

FASCISTI CAROGNE TORNATE NELLE FOGNE! 

Se non li conoscete guardateli un minuto
Li riconoscerete dal tipo di saluto.
Lo si esegue a braccio teso mano aperta e dita dritte
Stando a quello che si è appreso dalle regole prescritte.
È un saluto singolare fatto con la mano destra
Come in scuola elementare si usa far con la maestra
Per avere il suo permesso ad assentarsi e andare al cesso.

Ora li riconoscete senza dubbio a prima vista
Solamente chi è fascista
fa questo saluto qui.

Se non li conoscete è norma elementare
Guardare la maniera con cui sanno marciare
Le ginocchia non piegate vanno al passo tutti quanti
Chi sta dietro dà pedate nel sedere a chi sta avanti
Chi le piglia senza darle è chi marcia in prima fila
Chi le dà senza pigliarle siano in dieci o in diecimila
È chi un po’ meno babbeo sta alla coda del corteo.

Ora li riconoscete senza dubbio a prima vista
Solamente chi è fascista
marcia in questo modo qui.

Se non li conoscete guardategli un po’ addosso
L’organica allergia che c’hanno per il rosso
Non gli riesce di vedere senza scatti di furore
Fazzoletti o bandiere che sian di questo colore
Forse tu li paragoni a dei tori alle corride
Ma son privi di coglioni e il confronto non coincide
Si è saputo da un’inchiesta che li tengon nella testa.

Ora li riconoscete come se li aveste visti
Solamente dei fascisti
sembran tori ma son buoi.

Se non li conoscete guardate quanto vale
Quel loro movimento che chiamano sociale
Movimento di milioni ma milioni di denari
Dalle tasche dei padroni alle tasche dei sicari
Già eran chiare ad Arcinazzo le sue vere attribuzioni
Movimento ma del cazzo come le masturbazioni
Fatte a tecnica manuale con la destra nazionale.

Li riconoscete adesso che sapete chi li acquista
Solamente chi è fascista
sa far bene da lacchè.

Se non li conoscete guardate il capobanda
È un boia o un assassino colui che li comanda
Sull’orbace s’è indossato la camicia e la cravatta
Perché resti mascherato tutto il sangue che lo imbratta 
Ha comprato un tricolore e ogni volta lo sbandiera
Che si sente un po’ l’odore della sua camicia nera
Punta a far l’uomo da bene fino a quando gli conviene.

(…)

Ora li riconoscete sti fascisti ste carogne
Se ne tornino alle fogne
con gli amici che han laggiù.

Calamandrei sulla scuola

28 ottobre 2008 Lascia un commento

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso in difesa della Scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950   da: “Scuola democratica”, 20 marzo 1950.

foto di Valentina Perniciaro _studenti assediano il Senato_

foto di Valentina Perniciaro _studenti assediano il Senato_

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata  dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?

Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.
C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole  private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. Emagari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private.Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Foto di Valentina Perniciaro _NO AL DECRETO GELMINI_

Foto di Valentina Perniciaro _NO AL DECRETO GELMINI_

Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di StatoLasciare che vadano in  malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Piero Calamandrei

Dello zafferano…

26 ottobre 2008 Lascia un commento

Lo zafferano è nato da un duplice ferita. Si racconta in effetti che il dio Hermes, un giorno che si esercitava nel lancio del disco, ferì per sbaglio il suo amico Croco. Questi morì sul colpo, ma il suo sangue, sparso sul terreno, si tramutò per volere di Hermes in strani fiorellini, ciascuno dotato di tre stimi. L’intenso profumo e il colore luminoso ne avrebbero fatto la spezia più preziosa.
La stessa leggenda vuole che la ninfa Smilace, che amava Croco appassionatamente, fosse anch’essa trasformata da Hermes in fiore di zafferano. Da quest’ultima vittoria dell’amore, i due amanti ormai riuniti per l’eternità nel cuore di un fiore, deriva forse la prima virtù dello zafferano, o almeno quella un tempo più celebrata, vale a dire la proprietà afrodisiaca.
E’ probabile per questa ragione che Zeus in persona, secondo Omero, ne usò, e ne abusò, giungendo a tappezzare il suo giaciglio di pistilli di zafferano. Più tardi, sull’esempio del dio, i ricchi romani avrebbero cosparso di zafferano le lenzuola degli sposi novelli. E, a credere al Satyricon, se ne sarebbero serviti a
profusione nei loro banchetti, in realtà più per ostentare ricchezza e prodigalità che per eccitare l’amore.

Lo zafferano infatti non ha soltanto il colore dell’oro, ma ne ha anche, o quasi, il valore.
Gli stimmi devono essere necessariamente colti a mano, con lo stesso gesto millenario che si può ancora vedere raffigurato in un affresco del palazzi di Cnosso, a Creta.
E per fare un chilogrammo di spezia ci vogliono non meno di cento-cinquantamila fiori. Perciò gli antichi hanno per lo più riservato la nostra pianta aromatica a usi medicinali, come il famoso rimedio kuphi in Egitto, o se ne sono serviti per tingere certi tessuti a scopi rituali, come a Tiro, dove le spose novelle portavano un velo color zafferano per indicare che avevano ormai acquistato tutti gli attributi della femminilità.
Nel Medioevo, una volta acclimatato dagli arabi in Spagna, tra l’VIII e il X secolo, lo zafferano svolgerà in Europa le stesse funzioni medicinali e artigianali.
I medici più rinomati, fra i quali quelli della scuola di Salerno, ne vanteranno così i meriti, e in particolare il potere esilarante, mentre i mercati di stoffe, dalla Toscana alle città della Lega anseatica, lo cercheranno per tingere la propria mercanzia. Sembra persino che a Firenze, dov’era molto apprezzato, fosse offerto a volte come garanzia nelle operazioni finanziarie.
Nell’Islam classico, come altrove, lo zafferano preoccupò naturalmente i medici. Alcuni di loro, come Rhazes, lo condannarono senza appello perchè avrebbe provocato nausee e tolto il sonno, mentre altri, fra i quali Avicenna, ne lodarono gli effetti benefici sulla “sostanza dello spirito vitale”. E’ certo tuttavia che venne impiegato di più, e con successo, per uso esterno, per cicatrizzare le ferite, calmare la gotta e curare la cateratta. Coltivato in piccole quantità nel Vicino Oriente arabo, molto di più in Iran e in Turchia, esso conquistò il Maghreb, e di qui passò in Spagna, che divenne la sua terra d’elezione. 
L’agronomo sivigliano Ibn al-‘Awwam ne trattò si dalla fine del XII secolo con notevole precisione. In tutt’altro ambito, il fiore di zafferano, con i suoi tre stimmi, attirerà una folla di poeti paesaggisti del periodo postclassico, che vi vedranno di volta in volta “fili di zolfo fiammeggiante”, “vergini sbigottite” o “tre donzelle abbracciate”. Non si contano poi i riferimenti al suo colore giallo-rosso e al suo valore pari all’oro.
Resta il fatto che lo zafferano è da sempre apprezzato innanzitutto per il suo profumo penetrante. E se il re Salomone lo cita  nel Cantico dei Cantici, è appunto per evocare gli effetti della donna amata.
Più prosaicamente, si sa che è impiegato da secoli, in tutti i paesi mediterranei, per condire le pietanze.
In Francia vi fu persino un’epoca, il XIV secolo, in cui, in un libro di cucina che contenteva 172 ricette, si contavano più di 70 piatti aromatizzati con lo zafferano (o colorati con il cartamo). Soltanto pochi sono sopravvissuti, ma sono in generale veri gioielli della gastronomia regionale, come la bouillabaisse di Marsiglia o la minestra allo zafferano del Sud-Ovest, detta mourtayrol. Senza dimenticare, beninteso, nel capitolo degli alcolici, il celebre elisir dei monaci certosini.
Gli italiani, poi, sono ghiotti sin dal Medioevo del panforte di Siena, aromatizzato allo zafferano.
In Spagna, che produce il migliore zafferano del mondo, il suo uso è ovviamente più diffuso, anche se all’estero si conosce soltanto la paella, adattata qua e là con esiti più o meno felici.
Nessuna cucina al mondo, tuttavia, fa onore allo zafferano quanto la cucina marocchina. Gli arabi del Vicino Oriente ne rinoscono il valore, e a volte lo usano per condire il riso e i dolci, come la baluza, derivata dal classico faludhag. Gli aleppini, in particolare, lo mescolano al muschio per preparare la zarda, un dolce di riso che offrono nelle feste di nozze. 
Ma è in Marocco, e in certa misura anche in Algeria e in Tunisia, che si impone con tutto il suo aristocratico sapore. Si trova in piatti tipici e vari come il cuscus, la harira, la shorba, la bastella e, soprattutto, in un gran numero di tagin.
I tunisini e gli algerini lo utilizzano anche per gli umidi e gli arrosti, e i marocchini per speziare il griush, deliziosa frittella imbevuta di miele e cosparsa di semi di sesamo.
Occorre precisarlo? Lo zafferano di cui si parla qui non ha niente a che fare con il volgare cartamo, anche noto con il nome dispregiativo di “zafferano bastardo”. Quest’ultimo colora ma non dà profumo, ed è facile produrlo in abbondanza. E’ per questo che certi commercianti senza scrupoli sono stati tentati spesso di venderlo come zafferano. Ma non consiglio a nessuno di provare: nel 1344, in Germania, un mercante di spezie che aveva tentato il colpo fu bruciato vivo sulla piazza del mercato con tutta la sua paccottiglia! 

Tagin d’agnello alle patate (Tagin batata) –Marocco-

Ingredienti per 4 persone:

@ 1 Kg di spalla d’agnello tagliata in 8 pezzi
@ 1 Kg di patate piccole e sode
@  scorza di limone
@ 1 dozzina d’olive verdi sminuzzate
@ 1 cucchiaio da caffè di polvere di zafferano
@ 1 cucchiaio da caffè di polvere di zenzero
@ 1 spicchio d’aglio pestato
@ 1 tazza d’olio d’oliva
@ sale

– Rosolate la carne. Condite con il sale, la zafferano, lo zenzero e l’aglio. Coprite d’acqua e lasciate cuocere a fuoco lento, aggiungendo altra acqua se necessario
– Quando la carne è cotta, toglietela dal fuoco. Mettete le patate nella pentola, copritele e fatele cuocere nella salsa.
– Aggiungete la scorza di limone affettata sottilmente e le olive. Fate restringere la salsa prima di rimettere la carne nella cassuerola per qualche minuto
– Sistemare la carne su un piatto di portata. Aggiungete le patate, poi le fettine di scorza di limone e le olive. Annaffiate abbondantemente di salsa.

Il corpo di Manuel Eliantonio

22 ottobre 2008 33 commenti

Il corpo di Manuel Eliantonio

Il corpo di Manuel Eliantonio

“Mi picchiano ma uscirò”. Invece Manuel muore in cella.
di Valentina Perniciaro, Liberazione, 22 ottobre 2008 

Manuel Eliantonio aveva appena compiuto 22 anni il giorno che è stato dichiarato morto, nel carcere di Marassi a Genova,per «dinamica non definita e patologia non identificata» dal medico del carcere. Dal giorno dopo la stampa nazionale racconta di un tossicodipendente deceduto in carcere dopo un’intossicazione da gas butano, sostanza spesso usata dai detenuti per stordirsi, in assenza di altre droghe.

La sera del 23 dicembre dello scorso anno una macchina con a bordo 5 ragazzi, di ritorno da una nottata in una discoteca di provincia, viene fermata dalla polizia stradale in un autogrill della A6 Torino-Savona. I fermati vengono obbligati alle analisi, che risultano positive: hanno assunto cannabis, cocaina e anfetamina. Manuel è l’unico dei cinque a reagire al fermo, fino al momento in cui tenta di fuggire dalla presa della polizia con la scusa di dover andare al bagno. Secondo la versione ufficiale è qui che compie l’ingenuità che lo porterà alla morte: Manuel si illude di poter fuggire, scavalca una rete metallica e si mette a correre tra i rovi che si trovano lungo l’autostrada. Viene ripreso immediatamente e a causa di quel tentativo di fuga è l’unico dei 5 a finire nella caserma di Savona.
Da lì l’immediata traduzione in carcere, con una denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Il 16 gennaio riesce ad ottenere la scarcerazione e gli arresti domiciliari in attesa di giudizio. L’istanza di scarcerazione si è mossa a rilento per una serie di piccoli precedenti penali: il ragazzo era stato precedentemente condannato  per qualche piccolo furto e per ricettazione, reati connessi alla sua dipendenza dalla cocaina.

Il corpo di Manuel Eliantonio

Il corpo di Manuel Eliantonio

Dipendenza che stava cercando di combattere con tutte le sue forze, tanto che da qualche mese era in cura al SERT, una cura che lo rendeva nervoso, depresso e spesso fiacco, ma che continuava per poter tornare ad una vita normale.
Rimane in carcere fino al 16 gennaio, quando gli vengono finalmente concessi gli arresti domiciliari in attesa di giudizio.
Il 25 marzo è nuovamente arrestato per non aver rispettato gli obblighi di dimora e a quel punto inizia il suo calvario. Nei 4 mesi di carcerazione che passano dal secondo arresto alla sua morte viene trasferito 4 volte. Dal carcere di Savona viene tradotto a Chiavari, poi a Torino per un’udienza (dove riesce a vedere i suoi familiari), poi di nuovo di passaggio a Savona, per finire , i primi di giugno, nelle celle del carcere genovese di Marassi dove morirà.
La condanna arriva il 4 giugno, durante la sua detenzione: 5 mesi e 10 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Si inizia a fare i conti dei giorni, programma una vacanza di una settimana con la sua fidanzata per la metà d’agosto, quando sarebbe dovuto uscire.
Il 20 luglio però, telefona dal carcere alla nonna: durante la telefonata denuncia di essere stato violentemente picchiato, di avere un occhio gonfio e totalmente nero e segni di botte su tutto il corpo. A quel punto la telefonata viene bruscamente interrotta dal centralino del carcere e la sua famiglia inizia a cercare l’avvocato per presentare un’immediata istanza di scarcerazione.Appena 4 giorni dopo la mamma riceve una lettera con un timbro postale di due settimane prima, le parole di Manuel sono strozzate e sofferenti, quello che scrive è più che chiaro: «Carissime bamboline mie, mi dispiace che non vi ho fatto avere più mie notizie, ma anche io ho i miei problemi: mi ammazzano di botte almeno una volta alla settimana. Ora ho solo un occhio nero, mi riempiono di psicofarmaci, quelli che riesco li risputo ma se non li prendo mi ricattano. Sono in isolamento almeno 4 giorni alla settimana, è già tanto che ricevo le lettere. Sto mangiando poco.Ho fatto il processo il 4 giugno, mi hanno condannato a 5 mesi e 10 giorni. Facendo i calcoli, con la galera che ho già fatto da dicembre, dovrei essere fuori i primi d’agosto, se Dio vuole.» La mamma, Maria gli scrive subite un telegramma «Resisti, manca poco. Ti aspettiamo» ma Manuel non lo leggerà mai.

«Avevo un brutto presentimento» racconta Maria, «avevo qualcosa dentro che non andava e la sua lettera confermava le mie sensazioni. Ho provato a chiedere un colloquio straordinario per vederlo prima della fine della settimana ma non me l’hanno concesso.Comunque non avrei fatto in tempo: moriva la mattina dopo.Infatti, il 25 luglio alle 9.25 mi arriva quella maledetta telefonata da Marassi “abbiamo una brutta notizia da darle, suo figlio è deceduto ma lei inutile che viene qui che non c’è più”.
Ho chiuso la comunicazione e sono partita subito per Genova, diretta verso l’obitorio del San Martino. Nel mio cuore speravo in uno sbaglio di persona, pregavo non fosse lui. Non me l’hanno fatto vedere subito, poi sono riuscita ad entrare. Ho trovato mio figlio con una maglietta non sua, che gli stava molto piccola, completamente coperto di lividi su tutto il corpo, con delle chiare tracce di sangue che dal naso salivano verso la fronte e i capelli.
Ho riscontrato diversi segni di percosse sul suo corpo e non mi sono mai stati restituiti i vestiti che indossava mentre moriva.
La pecca di mio figlio era la cannabis e la cocaina, ma era un buono, non faceva male a nessuno. Doveva essere curato e invece me l’hanno ammazzato. I giornali hanno scritto che si è ammazzato da solo col butano, ma lui aveva il terrore del gas da quando aveva 6 anni. E’ l’unica cosa che lo terrorizzava»
Ma forse non serve questo a capire che il butano è stata una scusa di comodo usata per la stampa: perché il butano non uccide lasciando il corpo martoriato, il butano non  fa venire emorragie interne, il butano non sfigura il corpo pieno di vita di un ragazzo di appena 22 anni.

Leggi anche:
Manuel Eliantonio, 22 anni, ucciso in carcere

SCIOPERO GENERALE!

17 ottobre 2008 3 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero Generale del 17 ottobre_

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero Generale del 17 ottobre_

Una manifestazione imponente, estremamente piacevole, forse anche inaspettata, malgrado la rabbia condivisa sia tanta. Un corteo nato e terminato sotto un diluvio battente e quasi comico: non abbiamo fatto in tempo ad iniziare ad entrare in Piazza San Giovanni che è spuntato un bel sole, quasi caldo. Sicuramente una mano santa per asciugarci tutti, quella miscela di generazioni sotto stessi slogan e bandiere.
Uno sciopero generale determinato, incazzato, che ha creato un fiume di gente che la piazza se l’è voluta prendere tutta, malgrado il clima, malgrado quella pioggia incredibile.

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero generale, 17 ottobre 2008_

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero generale, 17 ottobre 2008_

Io con i numeri non sono molto brava, ma quando arrivi a San Giovanni, stazioni un po’ con tutta la testa, guardi sfilare ancora, poi decidi di tornare al motorino (quasi alla piazza di partenza) e sei “costretto” a rimanere ancora più di un’ora prima di poter vedere sfilare la coda appena uscita dalla piazza di partenza….bhè, vuol dire che si è molti di più di 100.000 e quanti di più nemmeno mi interessa.

Perchè era un corteo nazionale e se ne respirava l’aria…perchè la marea di studenti era enorme e non si vedeva così da un bel po’ di tempo.

E quindi, malgrado il mal di gola creato, che mi porterò dietro per un po’…è stato proprio un bello sciopero.
Un bell’inizio d’autunno. (per dirlo io poi, che torno dalla piazza sempre più delusa e annoiata!) 

 

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero Generale_

Foto di Valentina Perniciaro _Sciopero Generale_

 

Foto di Valentina Perniciaro _Tank e donzelle allo sciopero generale_

Foto di Valentina Perniciaro _Tank e donzelle allo sciopero generale_

A tavola in Sicilia: anelletti al forno

16 ottobre 2008 Lascia un commento

Ingredienti:

@ 800gr. Anelletti
@ 250 gr di estratto di pomodoro
@ 200 gr. di carne di maiale
@ 200 gr. di vitello
@ 100 gr. di sugna
@ un bicchiere di vino rosso
@ 100 gr. di caciocavallo grattugiato
@  250 gr. di primosale
@ 1 cipolla
@ olio, sale, pepe

Sono a Palermo il piatto della festa per eccellenza. Una volta gli anelletti si facevano in casa con la pasta fresca, oggi si trovano in commercio in pacchi. La ricetta che riporto viene ai nostri giorni arricchita con piselli, salame e anche uova sode a fette.


Preparazione: Fate rosolare bene nella sugna (oppure un bel cucchiaio d’olio abbondante) i due tocchetti di carne di vitello e di maiale, metteteli da parte e nel grasso rimasto soffriggete la cipolla grattugiata e finemente  affettata. Appena dorata aggiungete l’estratto di pomodoro e scioglietelo nel modo solidto con qualche sorso d’acqua. Sfumate col vino, allungate con un litro d’acqua e rimettete in tegame la carne, lasciando cuocere il tutto a fiamma lenta per circa un’ora. A parte lessate gli anelletti, scolateli al dente e versateli nella zuppiera dove li condirete con una parte del sugo di carne e il formaggio grattugiato.
Passateli in una teglia imburrata e spolverata di pangrattato, alternando a strati gli anelletti con fette di primosale e la rimanente salsa. Coprite l’ultimo strato con il primosale e il sugo, un po’ di pangrattato e passate al forno caldo per circa mezz’ora.

Un anno dall’assassinio di Aldo Bianzino!

14 ottobre 2008 Lascia un commento

 

E si, lo hanno detto in tanti, la memoria e’ un ingranaggio collettivo.
Che va lubrificato, animato, fatto girare.

 

Foto di Valentina Perniciaro _Carcere di Rebibbia_

Foto di Valentina Perniciaro _Carcere di Rebibbia_

Aldo Bianzino è stato arrestato il 12 ottobre 2008 e condotto nel carcere Capanne di Perugia
La mattina del 14 è stato trovato morto nella cella in cui era stato rinchiuso.
E’ passato un anno dalla morte “misteriosa” di Aldo.
Un anno di solidarietà concreta, di appelli, presidi, volantinaggi, iniziative di informazione, dibattiti , concerti di sostegno, a Perugia e nel resto d’Italia.
Ma anche un anno di inchieste, insabbiamenti, reticenze, richieste di archiviazione.
C’e’ chi vuole dimenticare e chi si ostina a reclamare la verità.
Per questo riprendiamo un percoso di mobilitazione, consapevoli che ora più che mai è necessario fare sentire la nostra voce, perchè la morte di Aldo non passi sotto silenzio:  

 

Martedi 14 ottobre 2008 ore 11, presso la sala della Vaccara a Perugia: Conferenza Stampa dei familiari di Bianzino e del Comitato “Verità per Aldo”.

Venerdi 17 ottobre ore 10, via XIV settembre (Palazzina ex enel): presidio e volantinaggio presso il tribunale dove si trova l’aula del gup, in cui si svolgerà la prima udienza di opposizione all’archiviazione.

Sabato 18 ottobre presso il Centro Sociale ExMattatoio: concerto benefit ore 22

Perchè di carcere non si può morire!
Perchè in carcere per qualche pianta d’erba non si deve finire!

Comitato verità per Aldo http://veritaperaldo.noblogs.org

ODIO IL CARCERE!

Del montone: del mansaf e della maqluba

13 ottobre 2008 2 commenti

I beduini del Vicino Oriente sono gli inseparabili compagni del montone, senza dubbio perchè lo frequentano da quando è stato addomesticato in Mesopotamia, ottomila anni or sono. E’ vero sì che ignorano, e non a caso, lo squisito sapore dell’agnello allevato nei pascoli vicini al mare, e non è dalle loro parti che si aspetta il cosciotto come un innamorato, secondo quanto raccontava Grimond de la Reynière. Resta il fatto che Alexandre Dumas confessa nel suo Grand Dicionnaire de cuisine di aver mangiato in Tunisia, sul limitare del deserto, nel 1833, il miglior montone di tutta la sua sbalorditiva carriera di buongustaio. L’animale, ripieno di datteri, fichi, uva passa e miele, era cotto con tutta la pelle sotto la cenere, come si potrebbe fare con una patata o una castagna…
In Giordania, i valori beduini sono esaltati in tutti i toni.
Non potrete perciò sottrarvi al mansaf, un piatto che i pastori nomadi apprezza da sempre.
Consiste in carne d’agnello, cosciotto o spalla, bollita con cipolle tritate, zafferano, paprica, pepe e cannella fino ad essere cotta perfettamente. Il brodo è poi mescolato con latte di pecora fermentato, cotto in precedenza. Quando lo yogurt è di latte vaccino, come in Francia, bisogna aggiungervi una chiara d’uovo sbattuta e un po’ di farina prima di metterlo a fuoco medio mescolando ininterrottamente con un cucchiaio di legno. Il mansaf è poi preparato come una panata: in fondo al piatto di portata è disposto il pane tagliato in quadratini, poi il riso pilaf sul quale versano la carne e la salsa. Il tutto è guarnito con pinoli dorati nel samn (burro raffinato).
So che molti francesi esiteranno anche di fronte al mansaf più sontuoso, sia per ragioni religiose, dato che l’Antico Testamento vieta di cuocere l’agnello nel latte della madre, sia perchè uno yogurt, per loro, è un dessert al sapore di fragola o lampone, destinato alle merende dei bambini.

 


MAQLUBA (rovesciato) 

ingredienti
@ 1 kg.carne di agnello, montone o pollo
@ 2 melanzane affettate
@1/2 kg. di cavolfiore
@ 1 kg diriso
@ 1/2 cucchiaino di noce moscata
@ 1/2 cucchiaino di cannella
@ olio, sale e pepe
@ altre spezie a scelta  

 

Mettere il riso in ammollo con acqua calda per circa 15 minuti e quindi risciacquarlo per togliere l’amido. Rosolare una cipolla tritata e la carne in una pentola profonda. Versare sopra circa un litro d’acqua e, aggiungere un cucchiaio di sale, cannella, noce moscata e lasciare a bollire per 20 minuti circa; dopo di che togliere la carne dalla pentola e lasciare il brodo nella pentola perchè ci servirà in seguito. Dividere il cavolfiore a pezzettini e salare le fettine di melanzane per assorbire l’acqua interna e farle perdere l’amaro. Rosolare il cavolfiore e le melanzane in olio e togliere via dalla padella. In una pentola sovrapporre degli strati; primo strato di carne; secondo strato di melanzane e cavolfiore; terzo strato aggiungere il riso; a questo punto versare il brodo sopra il riso finchè rimane tutto coperto dal brodo per 1cm circa. Cuocere a fuoco basso e a pentola coperta per 30 minuti circa o finché il riso è cotto e il brodo è assorbito. Rosolare 1/2 etto di pinoli e mandorle a parte.Togliere la pentola dal fuoco. Appoggiare il piatto da portata sulla pentola e rovesciarla. Decorare il piatto con i pinoli e le mandorle rosolate.
Il piatto viene servito quasi caldo e accompagnato da insalata di pomodori e cetrioli tagliate fini oppure con lo yogurt naturale.

Oggi si mangia cinese: Ravioli al Vapore

11 ottobre 2008 1 commento

Nella cucina cinese, i Jiaozi (gyōza in Giapponese) sono un tipo di fagottini (in italiano comunemente chiamati ravioli) molto popolare in Cina, Giappone e Corea. Ripieni di carne e/o verdura, sono avvolti con una sottile pasta sigillata con la pressione delle dita. Non devono essere confusi con i wonton: i jiaozi hanno una pasta più spessa e ondulata, schiacciata alle estremità, e sono generalmente consumati dopo l’immersione in salsa di soia e aceto di soia (o salsa chili piccante); i wonton sono più sottili e sferici, di solito serviti in brodo.
Esistono quattro tipi a seconda della tecnica di cottura:

  • Ravioli bolliti – shuijiao, letteralmente “fagottini d’acqua” (Cinese: 水餃; pinyin: shuǐjiǎo)
  • Ravioli al vapore – zhengjiao, letteralmente “fagottini al vapore” (Cinese: 蒸餃; pinyin: zhēngjiǎo)
  • Ravioli brasati – guotie, letteralmente “bastone al tegame”, (Cinese: 鍋貼; pinyin: guōtiē), chiamati anche “fagottini fritti asciutti” (Cinese: 煎餃; pinyin: jiānjiǎo).
  • Ravioli all’uovo – se avvolti con uovo invece che con la pasta (Cinese: 蛋餃; pinyin: dànjiǎo).

Di solito si usa per il ripieno carne tritata di maiale, bovino, agnello, pollo, pesce o gamberi, spesso mescolati con verdure come cavolo, scalogna, cipollotti o erba cipollina cinese. I ravioli sono accompagnati da salsa di soia con aggiunta di aceto, aglio, zenzero, aceto di riso, salsa piccante o olio di sesamo.
I ravioli sono uno dei principali cibi consumati al Capodanno cinese. La forma assomiglia a un Tael d’oro (moneta cinese) e simboleggia un augurio di buona fortuna per l’anno nuovo. Per tradizione, le famiglie e gli amici si riuniscono per preparare i ravioli insieme. Nelle campagne si sacrifica il bestiame migliore e si conserva la carne per i ravioli approfittando del clima freddo. Sono anche popolari un tipo di ravioli dolce.

Per la pasta:
@ 200 gr di farina bianca 00 setacciata
@ acqua tiepida (30° C) quanto basta

Per il ripieno:
@ 150 gr di carne di maiale e 150 gr di manzo
@ 200 gr di erbette o verza
@ 200 gr di cavolo cinese
@ 1 porro
@ 1 cipolla
@ 1 pezzo di zenzero (come una noce)
@ 1 cucchiaio di salsa di soia e 2 di olio di sesamo
@ 2 cucchiai di fecola di patate
@ sale quanto basta
@ 1 pizzico di glutammato monosodico

Il segreto di una buona riuscita sta principalmente nella qualità della sfoglia che dovrà essere così liscia, sottile e uniforme da risultare quasi trasparente una volta cotta. Per ottenere una simile sfoglia è consigliabile impastarla una prima volta e lasciarla riposare 12 ore. Si procede nel seguente modo:si dispone a fontana sull’asse la farina setacciata con l’aggiunta di un pizzico di sale e si impasta aggiungendo a poco a poco dell’acqua tiepida fino ad ottenere un impasto abbastanza consistente e ben omogeneo che andrà lavorato a lungo.  Si copre la pasta con un tovagliolo e si lascia riposare. Al momento di preparare i ravioli, si riprende l’impasto e lo si rilavora nuovamente con cura: poi si spolvera di farina e si tira con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia sottile come una seta che andrà poi ritagliata in tante sfogliette rotonde con l’orlo di un bicchiere. 
Per allestire il ripieno, lavare e asciugare accuratamente le verdure, tritarle molto finemente e metterle in un recipiente; aggiungete lo zenzero precedentemente grattugiato, un pizzico di sale, eventualmente il glutammato, la salsa di soia, la fecola, le carni ben tritate e i due cucchiaini di olio di sesamo (in mancanza si può usare del buon olio d’oliva); mescolare bene il tutto fino ad ottenere un ripieno morbido.
Questo ripieno, suddiviso in tante pallottoline, si porrà al centro di ciascuna sfoglietta che si ripiegherà in due dopo averne inumidito leggermente i bordi interni.
Per chiudere il raviolo, premere accuratamente sui bordi. La cottura ideale e più tipica è quella al vapore: un buon accorgimento può essere quello di predisporre un canovaccio umido di tela sottile sul fondo del cestello. Mettere al fuoco una casseruola con poca acqua e quando questa bolle disporvi il cestello (che non dovrà toccare l’acqua) e cuocere a vapore.
Questi deliziosi ravioli saranno pronti quando la pasta sarà diventata trasparente.

A caccia di mostri…

10 ottobre 2008 1 commento

 

Forse avrò avuto 6 anni l’ultima volta che ho passeggiato tra i mostri di quel parco…20 anni, che se ci penso mi sento decrepita, vecchia, un po’ cadente. Eppure non avevo dimenticato molto di quel posto, vent’anni non son poi così tanti per la memoria, per il ricordo di certi colori e certe camminate.

Foto di Valentina Perniciaro _passeggiando per Bomarzo_

Foto di Valentina Perniciaro _passeggiando per Bomarzo_

Il parco dei mostri di Bomarzo mi piaceva tanto da bimba, e ieri mi ha riaperto le sue (costosissime) porte … la mia memoria purtroppo non arriva a ricordare se all’ingresso c’era tutta quella roba in vendita a prezzi sconcertanti. Non credo proprio… 
Un trio non male, un tasso di allegria da toglier la patente, una miscela di personaggi a dir poco esplosiva.
Abbiamo fatto la strada più lunga, la strada più scomoda, la strada ovviamente più bella.
Abbiamo mangiato i migliori cantucci del paese e il culo della porchetta ( c’hanno lasciato solo quello), la pizza con le olive e ancora cantucci…
Abbiamo tirato decine di castagne, io sono anche andata sull’altalena.
Abbiamo avuto il peggior incontro che un forestiero può fare al suo arriv, felice e spensierato, in un borghetto fermo nel 1500.
Gliele abbiamo cantate a quella stronza isterica e siam corsi a caccia di mostri rimandando a dopo il contatto con il centro storico, apparentemente troppo ostile per il nostro spirito vacanziero.
Abbiamo quindi pagato i nostri 9 Euro a cranio e siamo entrati sotto la porticina…senza sapere né immaginare di essere seguiti da una specie di agente in borghese pronto a reprimerci: NON si può fumare, NON si può mangiare, NON si potrebbero scattare foto.
Insomma….Bomarzo è blindata, reprime ogni pulsione di scoperta, ti segue con un occhio ovunque tu vai, ma è bella.E zitti zitti siamo pure riusciti a scavalcare, sono potuta ( se s’è innervosito per un morso ad un panino, figuriamoci che faceva se ci scopriva lì sotto! ) passare sotto la

Foto di Valentina Perniciaro _Amica tartaruga_

Foto di Valentina Perniciaro _Amica tartaruga_

 pancia della tartaruga, in quel pertugio umido e vischioso che mi ricordavo dall’infanzia, per avvicinarmi alle fauci dell’orca.
Dovevo ritornare lì sotto!!
Per vedere se sono cresciuta un po’, se era tutto veramente più piccolo rispetto ai miei ricordi di bambina microscopica. E’ tutto un po’ più piccolo, è vero… malgrado io sia rimasta più o meno alta uguale…

E poi quelle due signore, che ci hanno riappacificato col borghetto antico…indimenticabili e soprendenti! Dopo l’ostilità arcigna e quasi nazista della tipa incontrata al mattino, eravamo impreparati ad una conversazione così esilarante, aperta, allegra. 

stupende!_

Foto di Valentina Perniciaro _2 dei 35 abitanti del borgo antico di Bomarzo: stupende!_

Le signore che propongono scambi di casa per un mese, almeno loro girano un po’ e noi ci rilassiamo nel borghetto (con quell’altra come vicina c’è ben poco da rilassarsi!).
Insomma, una bella “scampagnata”, una bella boccata d’ossigeno.

Una grande opportunità che non sfrutteremo.

8 ottobre 2008 2 commenti

Di solito non amo molto quello che scrive. Ogni tanto quando lo leggo mi incazzo proprio, 
ma di quelle incazzature belle, fondamentalmente sane.
Quest’articolo di prima pagina, uscito oggi su Liberazione, però mi piace abbastanza, mi piacerebbe parlarne, mi fa venir voglia di discutere di molte cose. Anche di criticarlo, perchè non credo molto in alcune categorie che più volte vengono fuori nel suo articolo e non solo in questo.
Non credo molto nella categoria Occidente cosi come lui la mette, malgrado i miei studi arabisti mi portino a volte ad appropriarmene. Non ci credo in quanto comunista, in quanto materialista…preferisco rapportarmi con le classi, tutt’altro genere di categoria (scusate il vizio, ma non ci passa).
Ma molte cose del suo articolo sono condivisibili, anche se forse sottolineano poca conoscenza effettiva di quello che lui mai nomina, cioè l’ “Oriente”.
Ma ci sarebbe troppo da scrivere a riguardo, quindi per ora vi lascio leggere l’articolo,
sottolineando che ha ragione, molta ragione, quando dice che è ” un’enorme, imprevedibile ed imprevista opportunità”, che visto come siamo ridotti anche noi, non sapremo sfruttare.

Chi lo farà, probabilmente, sarà peggio di loro. Sarà peggio di oggi.

L’OCCIDENTE ALLA CATASTROFE FORSE è UN MALE FORSE è UN BENE
_____Franco Berardi Bifo, da Liberazione del 8 ottobre 2008_____ 

Il crollo del sistema finanziario internazionale è l’inizio di un processo di trasformazione profonda e catastrofica delle società di tutto il mondo. Gli effetti di questo collasso sono ormai prevedibili. Avendo succhiato tutte le risorse disponibili per salvare le banche, senza peraltro riuscire a salvarle, il potere politico americano ha fatto una scelta: mandare nell’abisso l’economia reale.
Cosa vuol dire infatti il colossale intervento del Tesoro? Vuol dire ipotecare le risorse di tutti. Ogni americano pagherà duemila dollari per salvare Wall Street, non ci sarà più credito disponibile e non ci saranno soldi per gli investimenti. La disoccupazione in America è aumentata di centosessantamila unità nel mese di settembre. E’ facile immaginare cosa accadrà nei prossimi mesi. La crisi finanziaria, d’altronde, non va vista come un fenomeno isolato. Essa è in stretto collegamento con un’altra catastrofe, quella geopolitica, quella militare.
Dal 1492 l’Occidente ha potuto disporre delle risorse del pianeta perché disponeva di una forza militare schiacciante. Puntando la pistola alla tempia dell’umanità, gli occidentali hanno potuto appropriarsi delle risorse di tutti gli altri. Ma con la disfatta in Iraq e in Afghanistan, con il ritorno aggressivo della potenza russa, l’egemonia militare è finita. La pistola puntata alla tempia ora appare scarica (anche se purtroppo non lo è). Sta accadendo una cosa nuova: i popoli della terra ora sanno che l’Occidente non ha più nessuna egemonia militare, dunque chiedono di ridistribuire quelle risorse di cui l’Occidente si è appropriato. La restituzione del debito che l’Occidente ha accumulato non solo negli ultimi trenta o quarant’anni, ma negli ultimi cinquecento anni.
Questa è la posta in gioco, questo è l’orizzonte nel quale ci muoviamo. Il 20% della popolazione terrestre che si appropria dell’80% delle risorse della terra è forse pronto a restituire il maltolto? Purtroppo non è pronto, anzi non vuole nemmeno riconoscere l’entità del problema, almeno fino ad oggi. E questo vorrà dire guerra, razzismo, violenza. E’ bene saperlo. 
Ma questo vorrà dire anche la fine dell’Occidente. Non del capitalismo badate bene, ma la fine dell’Occidente, del mondo come lo conosciamo da Cristoforo Colombo in poi.
C’è qui un’opportunità per gli eredi del movimento egualitario e libertario, c’è qui un’opportunità per i movimenti di autonomia della società?
C’è un’opportunità gigantesca, a mio parere, anche se ora è difficile da cogliere.
Il capitalismo non è una cosa, non è un ammasso di cose. Ce l’ha spiegato Marx. Marx ha detto: il capitale è un rapporto, non una cosa. Io, se me lo permettete, che pure sono piccolo piccolo, vorrei correggere, su questo punto, Marx. Il capitale non è una cosa, ma non è nemmeno un rapporto.
Il capitalismo è l’introiezione di un rapporto. Solo quando gli uomini e le donne introiettano il rapporto tra lavoro e salario, tra valorizzazione e dominio, tra bisogno e merce, solo quando gli uomini e le donne credono che lo sfruttamento sia naturale, il capitalismo li può dominare.
Se gli umani capiscono che ci sono altri modi di organizzare la loro attività e il loro scambio, il loro rapporto con la natura e con le risorse, se capiscono che ci sono modi meno faticosi e meno violenti, allora forse vivere senza dominio capitalista diviene possibile.
Oggi noi attraversiamo una catastrofe. Catastrofe non è una brutta parola, una parola che porta disgrazia. E’ un concetto dal senso preciso. In greco significa spostamento che permette di vedere una prospettiva che non si vedeva prima. 
Kata significa giù, sotto, ma anche oltre, al di là. E strofein significa spostare.
La catastrofe finanziaria e geopolitica non è di per sé una liberazione. Al contrario, di per sé moltiplica il pericolo, di per sé aumenta la paura.
Ma se ci sono uomini e donne intelligenti, creativi, coraggiosi e soprattutto liberi dall’eredità del passato, come noi siamo o almeno dovremmo essere, allora vedi che si presenta una enorme (imprevedibile ed imprevista) opportunità. L’opportunità è quella di cavalcare la (inevitabile) disfatta dell’Occidente, che ormai è in corso, che ormai è inarrestabile, in un nuovo atteggiamento mentale, in una nuova concezione vissuta della ricchezza.
La ricchezza non è la massa di cose di cui disponiamo, la ricchezza è il modo in cui viviamo il tempo, è il rapporto di solidarietà che sappiamo avere tra noi. Come i gigli nei campi e come gli uccelli nel cielo anche noi umani possiamo vivere di poco, di molto poco. Dovremo imparare a vivere del poco indispensabile, perché altrimenti finiremo tutti malissimo. Non sarà facile impararlo e ancor più difficile sarà insegnarlo a tutti gli occidentali. Ma impareranno, con le buone o con le cattive.
Noi vediamo oggi, grazie alla catastrofe, che il capitalismo non è eterno e non è naturale, che l’economia della crescita non è la migliore organizzazione della vita sociale. Quel che dobbiamo fare è comunicarlo. Senza ansia, senza rabbia, senza arroganza.
Molte cose scompariranno nei prossimi mesi, molti moriranno di fame e molti di violenza e di guerra. E’ bene saperlo, è bene prepararsi. E’ bene preparare quelli che ci stanno intorno. Ma nulla di ciò che sta sulla terra è eterno, neppure le nostre vite, i nostri giornali, i nostri partiti. La sola cosa che non deve estinguersi è la capacità di capire. Comprendere, comprendere, e trasformare.