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Archive for dicembre 2011

Il più bel regalo di Natale: fuga di massa dal CIE

27 dicembre 2011 2 commenti

DAL SITO MACERIE

È la notte di Natale, e dentro al Centro si riaccende la battaglia che era rimasta sopita da qualche settimana.
Intorno all’una di notte, probabilmente in seguito ad un tentativo di fuga, la polizia ha attaccato i reclusi dell’area rossa con gli idranti e ne ha picchiati duramente almeno tre. Non sappiamo al momento quale sia la situazione nelle altre aree. A presto dettagli e aggiornamenti.

Aggiornamento 25 dicembre. Sono le nove e mezza di sera e parte un’evasione di massa. Non si sa quante aree abbia coinvolto, né quanta gente sia riuscita a scavalcare le recinzioni. Dopo un’oretta i reclusi ripresi sembra siano due.

Aggiornamento 26 dicembre.  Iniziano a circolare i primi dettagli della grande evasione di Natale dal Cie di Torino. Approfittando delle festività natalizie (molti dei militari, poliziotti e crocerossini di stanza al Centro erano alle prese col panettone, e nessun fabbro era intervenuto per riparare le serrature scassate la notte della vigilia) i reclusi di diverse aree sono usciti dalle sezioni e si sono dispersi lungo il perimetro delle recinzioni. Le poche guardie presenti, per paura della massa, si sono rifugiate negli sgabbiotti in attesa di rinforzi. Nel frattempo i reclusi hanno cominciato a scavalcare reti e muri contemporaneamente da ogni lato, sbucando su corso Brunelleschi e su via Mazzarello. Alcuni per scavalcare meglio si sono perfino serviti di una garitta dei militari spostata di peso a ridosso del muro. Almeno un fuggitivo si è ferito nella caduta ed è stato subito catturato. Altri tre sono stati presi all’interno di un capannone nei pressi del Centro, in cui si erano rifugiati. Pare che la loro cattura sia stata favorita dalla segnalazione di un residente e dalla collaborazione attiva dei Vigili del Fuoco. In tutto, avrebbero partecipato all’evasione una sessantina di reclusi. Il numero esatto dei fuggitivi riacciuffati al momento non è noto, mentre quelli che sicuramente ce l’hanno fatta sono almeno una ventina. Questa mattina, la polizia sta effettuando la conta dei reclusi per capire il numero degli evasi.

Le immagini di un'evasione in Tunisia

Mentre il primo comunicato ufficiale della Questura parla di 21 evasi, continuano ad emergere altri dettagli sulla fuga di Natale. Innanzitutto, al tentativo di fuga hanno partecipato tutti gli uomini rinchiusi nel centro. Alcuni di loro hanno cercato di aprire le sezioni femminili per far scappare anche le donne, ma purtroppo le serrature hanno resistito agli sforzi. Inoltre, quando la polizia è intervenuta per bloccare i fuggiaschi ha utilizzato anche lacrimogeni (con tiri tesi e ad altezza d’uomo, “alla valsusina”) e idranti, ma un recluso è riuscito a strapparne uno di mano alle guardie, e ha inondato la guardiola in cui si trovava un militare. Infine, un recluso che cadendo dall’altra parte del muro si è fratturato entrambe le gambe, e che era stato riacciuffato, oggi verrà rilasciato dal Centro con un foglio di via. Pare che però i feriti, per le cadute e anche per le botte delle forze dell’ordine, siano diversi, alcuni anche gravi.

Aggiornamento 26 dicembre, ore 16,45. Arriva la vendetta dei militari e dei poliziotti, dopo i fatti della nottata.In questo momento stanno entrando nelle gabbie, con intenzioni minacciose. Non si sa se si tratta di una perquisizione o di un pestaggio.

Aggiornamento 26 dicembre, ore 18,44. Alla fine, l’irruzione della polizia nelle aree era finalizzata a riparare i buchi nelle reti. Ovviamente, gli agenti ne hanno approfittato per pigliarsi qualche soddisfazione sulla pelle di alcuni dei reclusi dando un po’ di botte a destra e a manca.

Ascolta una delle tante dirette con i reclusi del Cie di Torino, dai microfoni di Radio Blackout 105.250 Fm

Leggi la rassegna stampa a riguardo

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Egitto: dichiarato illegale il test della verginità!

27 dicembre 2011 3 commenti

«La corte ordina che la pratica dei test di verginità sulle ragazze all’interno delle carceri militari sia fermata»: raramente riporto parole di un giudice, ma questa volta quelle di Ali Fekry hanno lasciato un segno importantissimo, grazie a Samira Ibrahim.
Non sarà più possibile per i militari egiziani, eseguire il test di verginità a chi viene fermato, quindi alle attiviste o alle lavoratrici fermate durante manifestazioni e scioperi: questo schifoso abuso, normalmente perpetrato sui corpi delle  egiziane è ora dichiarato ufficialmente ILLEGALE.
Fuori legge.
Nessuno più potrà chiedere ad una donna se è vergine o no, nessuno più potrà eseguire test per accertare o no la veridicità di quanto dichiarato: Samira è una donna di 25 anni, di cui vedete il volto in questa foto, che si sta battendo contro la tortura in Egitto, cercando di inserire la pratica del “virginity test” tra quelle da combattere e debellare: lei è stata arrestata il 9 marzo insieme ad altre 16 donne, ed è rimasta in stato di fermo per quattro giorni durante i quali è stata ripetutamente picchiata per poi esser sottoposta al test, davanti a diversi soldati.
Un abuso sessuale che l’ha cambiata irrimediabilmente: a giugno ha infatti poi sporto denuncia contro l’esercito, ed è riuscita a far aprire il processo, conclusosi oggi. L’ha fatto quasi completamente sola, o almeno senza l’aiuto di alcun esponente islamico, malgrado la sua condizione di donna non sposata e di musulmana osservante.
E’ andata!
Una vittoria incredibile per tutte le donne d’Egitto: una percorso coraggioso portato avanti da una piccola donna, fino alla vittoria.
Il verdetto si è trasformato in un grande boato festoso delle centinaia di donne ed attivisti che attendevano fuori.

E il pensiero non può che andare a Maikel Nabil, che è in condizioni sempre peggiori, detenuto in un carcere militare, condannato a 3 anni di prigionia per aver scritto contro l’esercito e per essersi soprattutto mobilitato a fianco delle donne di Tahrir, contro il test della verginità.
FREE MAIKEL, FREE ALL PRISONERS
FREE EGYPT

I graffiti di Tahrir, contro il test sulla verginità e in solidarietà a Samira

Alaa è libero! Ora tutti gli altri e poi l’Egitto

25 dicembre 2011 2 commenti

Alaa è libero…sono ore che voglio aggiornare questa pagina ma non era mica facile, nell’orgia di questo natale squattrinato …

L'aereoporto del Cairo, ora

Alaa Abd El Fattah è finalmente uscito dal carcere militare dove era rinchiuso da più di otto settimane con accuse deliranti riguardanti la notte di scontri al Maspero, in cui lo SCAF sparò e uccise decine di persone, riaprendo definitivamente il percorso rivoluzionario che sembrava sospeso in attesa dell’apertura delle urne elettorali.
Alaa ha un percorso politico che non nasce il 25 gennaio con la rivoluzione, ma vien da molto lontano…
è diventato papà durante la detenzione, con un bambino dolcissimo, partorito da una donna di una forza rara e meravigliosa.
Quindi è impossibile aggiungere parole: solo un grande augurio per Alaa, Manal e il piccolo Khaled,
che finalmente potrà sentire la barba del suo papà sulla sua pelle, e imparare da lui il sorriso.

Ora, vogliamo tutti gli altri liberi,

a partire da Maikel Nabil: TUTTI LIBERI! EGITTO LIBERO!
NO ALLO SCAF, NO ALL’ESERCITO EGIZIANO!

In questo momento invece centinaia di persone sono fuori l’aereoporto del Cairo, in attesa del loro Ahmed Harara, di ritorno da uno dei primi viaggi per capire se potrà far qualcosa per i suoi occhi, persi a distanza di nove mesi l’uno dall’altro, per mano dei cecchini dell’esercito israeliano.
In centinaia ad aspettarlo, urlando l’abbattimento della giunta militare!
Con voi!

Ecco Alaa e il suo Khaled!

Roma sta con Tahrir: azione davanti all’ambasciata egiziana

22 dicembre 2011 1 commento

Azione davanti all’ambasciata egiziana di via Salaria a Roma in solidarietà con la rivoluzione egiziana e per chiedere la libertà di tutte le prigioniere e prigionieri politici arrestati dall’esercito. 

A poco meno di un anno dall’inizio della rivoluzione egiziana che ha portato alla caduta del regime dittatoriale di Mubarak, l’apparato dominante continua a schiacciare la popolazione e le piazze del Cairo e di tutto l’Egitto che continuano ad essere attraversate da centinaia di migliaia di uomini e donne che resistono alla brutale repressione da parte dell’esercito. Da gennaio ad oggi più di 12.000 persone sono state processate di fronte alla corte militare e quasi 5.000 sono ancora in stato di detenzione.

Più di 1.000 i morti solo nei primi giorni della rivoluzione e centinaia di altri in questi ultimi mesi. Non sono e non vogliamo che siano solo numeri, ma persone, uomini donne e anche bambini che lottano in strada ognuno per mille buoni motivi.

Si anche i bambini ci sono, e sono molti, tra i giovani che riempiono le strade e animano le lotte.
L’ultimo, Islam Abdel Hafeez di soli 11 anni, è stato ucciso ieri con un colpo di arma da fuoco che lo ha colpito al cuore, mentre molti altri minori restano rinchiusi nelle carceri in condizioni disumane, costretti a subire ogni tipo di violenza.
Tra le migliaia di persone arrestate, rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, c’è anche Alaa Abd El Fattah, blogger e attivista, una delle voci della rivoluzione, accusato di aver criticato lo strapotere dell’esercito.

Vogliamo Alaa libero, così come vogliamo libere tutte le persone rinchiuse e torturate nelle carceri per aver desiderato e lottato per una rivoluzione appena iniziata.
La libertà non si arresta
La rivoluzione continua
Solidarietà a Piazza Tahrir e a tutta la popolazione in lotta.

Dal sito Freepalestine.noblogs.org

Un approfondimento radiofonico sul “professor De Tormentis” e la tortura

22 dicembre 2011 Lascia un commento

ASCOLTA LA TRASMISSIONE
A questo link potete ascoltare la trasmissione di mercoledì 21 dicembre, dai microfoni di Radio Onda Rossa.
Una chiacchierata tra me e Paolo Persichetti, autore dell’inchiesta, comparsa sulle pagine di Liberazione nelle scorse settimane, riguardo le metodologie usate dallo stato italiano per annientare l’organizzazione delle Brigate Rosse, con due squadrette appositamente addestrate che giravano le caserme italiane per occuparsi degli “interrogatori”.
Una chiacchierata sui metodi usati, sull’identità del “mastro torturatore”, sull’attuale detenzione di chi è stato torturato, sui prossimi sviluppi di questa storia…
Senza dilungarmi troppo, che più volte l’ho fatto, vi metto i link dove trovare gli articoli e i vari approfondimenti sulla tortura e i “cinque dell’Ave Maria”, e…ascoltate la trasmissione
Ma chi è il professor “De Tormentis”?
Atto I: le torture del 1978 al tipografo delle BR
De Tormentis: il suo nome è ormai il segreto di Pulcinella
 L’interrogazione parlamentare
 Lettera all’ordine degli avvocati di Napoli

COME OGNI ANNO RADIO ONDA ROSSA INIZIERA’ I FESTEGGIAMENTI DEL CAPODANNO LA MATTINA DEL 31.
DAVANTI AL CARCERE DI REBIBBIA, SOTTO LA GARITTA TRA VIA BARTOLO LONGO E VIA RAFFAELE MAJETTI,
SIETE TUTTE E TUTTI INVITATI AD UNA LENTICCHIATA PROPIZIATORIA SOTTO ALLE MURA DEL POSTO PIU’ BRUTTO DELLA CITTA’,

PER FAR ARRIVARE LE NOSTRE VOCI E LA NOSTRA MUSICA A CHI E’ PRIVATO DELLA PROPRIA LIBERTA’!
CONTRO IL CARCERE, GIORNO DOPO GIORNO

Alle mamme, tutte. E ad Alda Merini, inevitabilmente

22 dicembre 2011 7 commenti

Oggi un’altra giornata da buttare: di quelle in cui il posto di lavoro, quello che dovrebbe permetterti un po’ di serenità, ha trasmesso solo abusi, prepotenze, umiliazioni…giornate in cui t’è quasi più simpatico il padrone dei sindacati, giornate di trattenute impazzite e aliquote alle stelle, senza ragione. Ma tanto, che je frega a loro!

Il piccolo fiume davanti al grande mare...

E allora un attimo di stacco,
e allora l’inchiostro usiamolo per altro oggi: nè informazione, nè controinformazione.
Ma un po’ di calore, uno scambio tra donne, tra madri…
Righe che dedico non a mio figlio ma a me…righe che dedico non ai figli di Palestina, Siria e quant’altro, ma alle loro mamme.
Alle mamme di Bosra, che ora invece di insegnare come si essicca il grano sul basalto, devono insegnare ai propri figli a strisciare sotto le finestre, per evitare cecchini…alle mamme d’Egitto, che pensavano di avercela fatta, di aver contribuito spalla a spalla ai loro figli, a liberare il loro futuro almeno dalla tirannia..
A me, che l’anno scorso proprio oggi venivo dilaniata, disgregata, uccisa dall’incontro improvviso con un cariotipo impazzito.

Ai nostri figli quindi,
quelli belli come il sole, quelli che ci insegnano sempre a sorridere,
ma anche quelli su cui non smetteremo mai di piangere, quelli volati via nello strazio, o quelli mai conosciuti
E allora, donne, sorelle, mamme…facciamoci forza tra noi, stringiamo questi pugni: insegnamo ai nostri figli a non esser schiavi, almeno quello dobbiamo riuscire a farlo.
Insegnamogli il sorriso, impariamolo da loro, “riempiamo di frutti maturi l’aria dei tempi nuovi”.
Vi lascio con Alda Merini, la sua madonna e il suo cristo bello…che m’han lasciato un solco profondissimo…
ma pieno di voglia di riso e di pianto.

EPPURE DORMIVA, TUTTA LA SUA VITA, TUTTA LA SUA ADOLESCENZA FU UN’ATTESA SPASMODICA
PRIMA CHE VENISSE AD ABITARLA IL FIGLIO UNIGENITO.
E QUAND’EBBE GENERATO IL FIGLIO IMPARO’ GRADATAMENTE A MORIRE,
COME IL SEME CHE SI SECCA.
E ASPETTAVA COME TUTTE LE MADRI DI NON PIANGERE E DI NON SORRIDERE PIU’,
SAPENDO CHE QUEL PIANTO E QUEL RISO SPETTAVANO SOLTANTO
ALL’INFANZIA E ALLA GIOVINEZZA DI CRISTO.

 

Ancora su De Tormentis: una lettera all’ordine degli avvocati di Napoli

19 dicembre 2011 11 commenti

Quello che mi stupisce è la poca attenzione su questa cosa.
Non sembra interessare più di tanto che si sia torturato “manuale alla mano”, che c’erano squadre addestrate solo per quello che visitavano le caserma dove serviva il loro lavoro: non importa l’idea che ora il nome di De Tormentis c’è, che c’è anche un interrogazione parlamentare, che tra poco magari sapremo qualcosa in più di quel pezzo di storia mai terminato.

Il Professor De Tormentis, a destra delle Renault: all'epoca 44enne. Pochi giorni dopo questo scatto si accaniva sul corpo di Triaca

Mai terminato si: perché chi è stato torturato e quella tortura l’ha sopportata, chi è stato brutalizzato e torturato E’ ANCORA IN CARCERE!
Ma ripeto, sembra interessare a pochi, in realtà: è un po’ un tabù, anche per la sinistra militante.
Anzi, c’è chi ti dice “Ah bhè allora perché non parliamo di Genova e della Diaz?”…risposte un po’ sterili, come se una cosa escludesse un’altra…
poi ripeto..
per me far la battaglia su De Tormentis, riuscire a capire chi come dove quando gli dava gli ordini, vuol dire cercar di tirar fuori Cesare Di Lenardo e chi come lui non ha ancora visto la luce, dopo trent’anni, dopo gli abusi subiti, dopo i decenni di abbandono di cui siamo tutti responsabili.

Intanto vi allego la lettera dell’avvocato Davide Steccanella, che ha inviato all’ordine di Napoli, al cui foro è iscritto il signor De Tormentis, ormai braccato.

Spett.Le

Consiglio
Ordine degli Avvocati di Napoli

Centro Direzionale
Piazza Coperta
80143 Napoli

Milano, 12 dicembre 2011

Richiesta chiarimenti:

Sono un collega iscritto all’albo degli avvocati di Milano dal 14.01.1991 (n. tessera 2008003999) ed ho recentemente appreso con notevole “sconcerto” (e come me credo molti altri lettori) quanto riportato su un recentissimo libro di Nicola Rao edito dalla nota Sperling&Kupfer dal titolo “Colpo al cuore” (peraltro giunto alla seconda ristampa !!!), argomento ripreso da un articolo comparso sulla edizione di domenica 11 dicembre del quotidiano nazionale “Liberazione”.
Nel libro in oggetto viene riportata una lunga intervista ad un “tale” che qualificandosi attualmente come avvocato del foro di Napoli racconta nel dettaglio (e in certo senso “vantandosene”…) di avere a suo tempo perpetrato reiterate torture di vario genere ai danni di numerosi arrestati (o fermati) quando, prima di diventare avvocato, prestava servizio come poliziotto per l’ UCIGOS alle dirette dipendenze del Ministero.
Si tratta di racconti a dir poco raccapriccianti di fatti di inaudita violenza in pur stile “argentino” perpetrati da un gruppetto di pochi agenti “scelti” al suo comando su uomini e donne al fine di farli parlare, il tutto in un assoluto spregio di una qualsivoglia forma di legalità al rispetto della quale quella funzione pubblica a quel tempo ricoperta avrebbe dovuto essere preposta.

Quella particolare “metodologia”, così minuziosamente descritta nelle pagine del libro citato, sarebbe stata “sperimentata” una prima volta nel 1978 e quindi, per ammissione dell’intervistato, “sospesa” per un po’ di tempo per evitare una sua “emersione”, e infine nuovamente e questa volta più massicciamente ripresa nei primi mesi del 1982, peraltro i nominativi dei “torturati” sono ampiamente noti avendo a suo tempo molti di loro sporto vana denuncia, allegando certificati medici, fotografie e quant’altro.
Le generalità del soggetto in questione non vengono fornite giacchè nel libro di Rao lo stesso viene sempre chiamato con lo pseudonimo, testuale, di: Professor De Tormentis, e la squadra di “agenti scelti” al suo comando, sempre testuale: “il gruppo dell’ave maria”.
Non credo sia difficile per Codesto Ordine individuare il nominativo del “collega” in questione (peraltro facilmente identificabile sulla base di alcuni elementi temporali) né mi interessa più che tanto attivarmi in tal senso, quello che mi preme viceversa sapere è se Codesto Ordine sia stato o meno informato della cosa, e se si quali iniziative intenda intraprendere, giacchè quanto sopra esposto mi pare francamente ben poco compatibile con i principi ispiratori della nostra nobile professione.
Come Codesto Ordine comprenderà non è certo particolarmente “edificante” per chi esercita questo mestiere ormai da qualche annetto apprendere che un “collega” si vanta pubblicamente di avere torturato, quando era un poliziotto, dei cittadini arrestati prima di affidarli al Magistrato competente.

Cordiali saluti

Avv. Davide Steccanella

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