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Archive for the ‘L’Italia e il movimento’ Category

Tragedia all’occupazione Sans Papiers: per il PD è colpa delle occupazioni

27 ottobre 2014 1 commento

Il responsabile immigrazione del Partito Democratico di Roma commenta in modo vergognoso la tragedia accaduta in un appartamento dello stabile occupato in Via Carlo Felice, dove si trova il centro sociale Sans Papiers, che lascia tutti sgomenti e basiti.Una donna suicida, due bambini morti, un’altra in fin di vita: una famiglia distrutta probabilmente per una crisi, un raptus ancora tutto da spiegare.
Quel che è accaduto in quell’appartamento potrebbe essere accaduto ovunque ed è veramente ridicolo doverlo specificare.
Ci voleva questo genio del Pd per vomitare parole simili, senza vergogna alcuna.

“La tragica notizia del ritrovamento del corpo di una donna marocchina e dei suoi due bambini nel Centro Sociale Sans Papiers, sottolinea ancora una volta l’inadeguatezza dei centri e delle strutture occupate abusivamente nella Capitale – sottolinea in una nota Khalid Chaouki deputato Pd e responsabile immigrazione del Partito Democratico di Roma – Occorre prendere una posizione netta contro queste situazioni di illegalità per garantire il bene di chi abita in quelle strutture e per risanare quei contesti dove migliaia di persone continuano a vivere in condizioni disumane e fuori da qualsiasi tipo di controllo”.

Vi ricordate di Luca Bianchini? Il segretario di sezione del Pd arrestato poi perché stupratore seriale nei garage romani? Quello che a casa aveva una collezione di film intitolati “ti stuprerò” “stupri dal vero” e che contemporaneamente agli stupri  tesserava un sacco di persone nella sezione PD del Torrino come neocordinatore del circolo.
Stuprava di notte, aggrediva alle spalle nei garage con un taglierino e violentava le sue vittime sui sedili delle macchine, prima di dileguarsi: a ragionar come Chaouki avremmo dovuto mobilitarci immediatamente per la chiusura immediata di TUTTE le sedi del partito che lui rappresentava nel suo quartiere, “strutture fuori da qualsiasi tipo di controllo”, luoghi da risanare immediatamente e riportare nella legalità.

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Ucciso Remi Fraisse: uno di noi.

27 ottobre 2014 1 commento

Sarebbe stato ucciso da una granata assordante,
Rémi, 21 anni, uno di noi. Previste per oggi manifestazioni in tutta la Francia, mentre nel pomeriggio si avranno notizie più approfondite sulla causa della morte, già così palesemente chiara.

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Durante la notte di domenica 26 ottobre Remi Fraisse, giovane studente di Tolosa di 21 anni, è morto durante gli scontri con la polizia a Testet, nei pressi del cantiere dove le autorità francesi vogliono costruire la mega- diga di Siviens.

Questa grande opera da 1,3 milioni di metri cubi d’acqua sarà un affare per le grandi aziende d’agricoltura industriale (a discapito dei piccoli contadini) e comporterà la distruzione di tutto quel territorio che ospita molte specie protette di animali.

La ZAD (zona a defendre-zona da difendere) durante l’estate era stata più volte attaccata dalla polizia e sabato migliaia di persone avevano risposto all’appello di manifestazione in difesa del territorio e contro le grandi opere.

Gli scontri con la polizia sono incominciati sabato pomeriggio, verso le 16, con la polizia presente in grandi numeri e già durante le prime ore molti sono i feriti tra i manifestanti (5 portati in ospedale).

Il sangue di Remi trovato a terra dai compagni

Durante la notte, tra le 2 e le 3 del mattino, i manifestanti raccontano di lacrimogeni sparati ad altezza uomo e di granate stordenti fino a quando, prima di un lancio intensivo, un plotone di polizia è avanzato per raccogliere una persona a terra. Questa scena è stata vista chiaramente da  tutti, poiché la grande presenza di mezzi dalla polizia illuminava “a giorno” l’area degli scontri. Diversi video su quella notte stanno girando sul web.

l corpo di Remì è stato quindi subito preso dalla polizia e l’autopsia renderà note ai più le ragioni della morte lunedì pomeriggio anche se chi è stato sul luogo degli scontri, chi ha partecipato a quella notte di lotta, riferisce già da ieri la dinamica di quanto è successo, lasciando pochi dubbi su cosa abbia ucciso Remi: una granata stordente lanciata dalla polizia lo ha colpito lasciandolo a terra.

Guardando quelle immagini di scontri non possiamo non riconoscere una situazione vissuta da noi tante volte, i gas lacrimogeni lanciati ad altezza uomo che infestano l’aria e rendono le persone facili bersagli per chi gioca a fare la guerra. Riconosciamo nei ragazzi di ZAD, che abbiamo avuto modo di incontrare più volte anche qui in valle, quella stessa determinazione e quello stesso coraggio che anche noi abbiamo dovuto mettere in campo molte volte sfidando divieti e le truppe di occupazione.

Leggiamo nella loro testardaggine l’amore per la propria terra e la volontà di difenderla, di non cedere il passo a polizia e potenti di turno.

Vediamo in Remì uno dei nostri ragazzi e per questo ci stringiamo attorno ai suoi compagni, familiari ed amici.

La lotta sarà la risposta a questa inaccettabile morte.

Forza ZAD!

L’impatto di una granata assordante a terra…

Operazione Mos Maiorum: respingiamo le retate ! #StopRaids

12 ottobre 2014 Lascia un commento

Dal blog Hurriya – Senza Frontiere, Senza Galere,
ecco del nuovo materiale da far circolare il più possibile durante l’operazione Mos Maiorum

Vi abbiamo già proposto di stampare e diffondere il più possibile l’avviso, in più lingue, di un incremento dei controlli di polizia contro i migranti, nelle prossime due settimane.
Oggi vi segnaliamo un ulteriore strumento, con qualche idea per i prossimi giorni.

Interrogandoci riguardo l’efficacia di un avviso (piuttosto allarmante) senza alcun consiglio, pubblichiamo queste brevi indicazioni, proposte da un gruppo di compagnx svedesi.

Riconoscendo che l’unico strumento reale è la solidarietà attiva in strada, i mezzi di comunicazione potrebbero tornare utili per segnalare la militarizzazione dei quartieri e le retate in corso, ai nostri amici o a chiunque pensi che i rastrellamenti non possano godere dell’indifferenza.

Accogliamo quindi l’idea di utilizzare gli SMS per tutti i nostri conoscenti e #StopRaids + #nomedellacittà per i social network.

Scarica e diffondi questi due nuovi volantini [fronte] [retro]

200 anni di carcere ai NoTav: siam tutti colpevoli quindi ora TUTTI LIBERI

7 ottobre 2014 Lascia un commento

«La vera occupazione della valle è stata compiuta dalla Libera Repubblica della Maddalena, sottraendo una porzione di territorio allo Stato», il PM Manuela Pedrotta è stato in grado di pronunciare anche queste parole, prima di comminare circa 200 anni di carcere a 53 imputati al maxiprocesso NoTav.
Perché uno le parole nemmeno riesce a trovarle davanti a cotante condanne, poi leggi quel che riescono a pronunciare queste persone,

Foto di Valentina Perniciaro

e allora la rabbia prende tutto. «Spesso in quest’aula ho sentito parlare di “gesto simbolico”, ma di solito i gesti simbolici sono rivolti verso se stessi, non verso gli altri: Jan Palach si diede fuoco in piazza San Venceslao per protesta, mica diede fuoco alle truppe russe schierate”: la PM Nicoletta Quaglino a quanto pare è affascinata dai kamikaze, ma il problema è tutto suo.
La Libera Repubblica della Maddalena non è stata sottratta proprio a nessuno, come dice la PM, perché era la casa di tutti noi;
la Libera Repubblica della Maddalena non è dello Stato ma dei suoi abitanti, dei suoi alberi, delle sue grandi rocce: gli usurpatori, gli occupanti, quelli che sono arrivati con gli anfibi lucidati e i cingoli sono gli altri, siete voi, è lo Stato,
che oggi ha dimostrato la sua paura.

Perché il movimento NoTav non è facilmente affossabile,
non lo è stato in tanti anni. Non ha avuto paura delle cariche, dei lacrimogeni, dei pestaggi, delle irruzioni notturne nelle tende e nei presidi, delle perquisizioni, degli arresti, delle accuse ridicole e ancora di una violenza capillare, bellica, spropositata e -non mi stanco di ripeterlo- occupante.
Occupante in quanto non voluta, occupante in quanto devastatrice, occupante in quanto speculatrice,
occupante in quanto enorme macchina di repressione: un vero e proprio laboratorio.

200 anni di condanne per due giornate dove c’eravamo tutti:
ci son 53 imputati condannati dai 6 mesi ai 6 anni (!) per un qualcosa a cui abbiamo partecipato in migliaia,
in migliaia abbiam difeso quella terra, in migliaia abbiamo circondato il cantiere e cercato di ostacolare il vostro lavoro in ogni modo.
C’eravamo tutti il 27 giugno, c’eravamo tutti il 3 luglio: c0ntinueremo ad esserci, non è la vostra galera a far paura, non le accuse ridicole di terrorismo, non il terrore che cercate di incutere con le vostre belve vestite da playmobil.
Siete senza vergogna.

Tutti Colpevoli, Tutti liberi!

Leggi: Ma quali BlackBloc

 

La Digos dell’Illinois approda a Bergamo

6 ottobre 2014 3 commenti


La Digos dell’Illinois avrebbe potuto portarlo in questura se avesse ingranato la prima su quel branco di tristi ultracattolici autoimpalatisi nelle piazze per manifestare il loro sostegno alla famiglia cattolica, contro l’aberrazione della legge contro l’omofobia.
Ieri in tante piazze, strane statuine con sistema circolatorio e nervoso appena funzionante hanno manifestato lo sdegno verso i rapporti omosessuali: sentinelle silenziose, persone lì, ferme in piedi e leggere.. una forma di lotta di una forza paurosa proprio,
impressionante, capace di entrare nei cuori di chi guarda 😉

Poi a Bergamo arriva lui.
Lui è vestito da nazista, in modo eccellente per altro, al braccio il simbolo usato da Chaplin ne “Il Grande Dittatore”,
ai piedi un cartello più che chiaro, ironico: ‘I nazisti dell’Illinois stanno con le sentinelle’ .
All’improvviso però l’inaspettato: l’arrivo della Digos dell’Illinois!

Per loro il razzismo è altamente legittimo, così come l’esclusione sociale, la discriminazione sessuale: il problema non è chi manifesta contro un articolo della loro stessa costituzione, il problema è percularli.

Il colmo, da barzelletta, è che lo avrebbero fermato per apologia di fascismo: quella che non abbiamo mai visto dare a chi partecipava con saluto romano e urla istericofasciste ai funerali di Rauti o Priebke,
quello che non abbiamo mai visto dare agli esponenti delle formazioni neofasciste.
Io in trent’anni di vita raramente ho visto accusare di apologia di fascismo (articolo di codice penale che non reputo decente ma questo è un altro lungo discorso, da non fare ora e qui), mai ho visto la digos intervenire per fermare un qualcuno che potrebbe avere sembianze naziste:
ma a lui l’hanno portato via.

L’ironia contro l’ultracattolicesimo razzista è arrestata per apologia di fascismo,
hanno fermato un uomo che ha la mia stima, che ci ha insegnato una pagina di ironia nelle strade di un paese che l’ha rimossa,
tanto che pensa di risolvere la cosa con un paio di manette.
La Digos di Bergamo, provincia dell’Illinois, si è rivelata più stupida delle altre: e non pensavo possibile una classifica interna, invece c’è, e voi avete stravinto su tutti i vostri colleghi dal borsello e l’occhiale specchiato

Arrestato Nunzio D’Erme, per aver respinto i fascisti ad un’iniziativa contro l’omofobia

24 settembre 2014 2 commenti

Questa mattina è stato arrestato Nunzio D’Erme: la notizia è apparsa immediatamente su Contropiano con un appello ad un presidio di solidarietà per le 13 davanti al Municipio di Cinecitta, in piazza Cinecittà 11, durante la conferenza stampa.
Ancora i compagni (in diretta ora su ondarossa) non hanno in mano le imputazioni ma i fatti risalgono ad alcuni mesi fa,
quando durante un’iniziativa contro l’omofobia nel municipio, sempre di Cinecittà, alcuni componenti di Militia Christi e fascistelli altri, si presentarono in municipio aggredendo i compagni che mandavano avanti l’iniziativa. Il parapiglia nato immediatamente dopo ha visto l’intervento di numerosi poliziotti in borghese, che non si son presentati come tali, che hanno aggredito i compagni impegnati nel respindere i fasci.
A quel punto è stata aperta un’inchiesta con procedimenti che hanno portato all’arresto, stamattina, di Nunzio D’Erme e di un altro compagno di Spartaco, Marco Bucci

Periodo nero, dopo i numerosi sgomberi, gli arresti di Paolo e Luca delle strutture che lottano per il diritto all’abitare:
l’attacco al movimento avanza pesante,
bisogna rimboccarsi le maniche, l’autunno è iniziato da tre giorni: una volta era così bello…

Solidarietà al docente che rifiutò un controllo antidroga in classe, ora sospeso dal servizio

13 settembre 2014 9 commenti

Magari averne avuti di docenti così.
Franco Coppoli, docente a Terni, già due anni fa era salito alle cronache perchè rifiutava di insegnare in una classe dove fosse appeso un crocifisso…
ma lo scorso marzo, durante le sue ore di insegnamento, aveva rifiutato l’ingresso della Polizia nelle classi, per un controllo antidroga.
Non aveva interrotto la sua lezione, opponendosi all’irruzione e oltretutto informando gli uomini di Stato che stavano interrompendo un pubblico servizio,
per perquisire ed intimidire una ventina di minorenni.

Cani antidroga tra i banchi di scuola

Porto la mia solidarietà totale a questo docente, che ha semplicemente continuato a fare il suo lavoro, proteggendo i suoi studenti da una violenza e un’umiliazione di Stato gratuita, che avranno modo di affrontare sull’asfalto delle loro città, ma almeno non nelle loro classi (crocifisso testimone).

La scuola giustamente deve insegnare a stare nella società, e qual miglior modo se non con una perquisizione priva di alcun mandato,
fatta a tappeto sugli studenti di un istituto pubblico durante la didattica:
trattamento solitamente riservato ai detenuti, che di routine (spesso la cadenza è settimanale) si trovano la cella sventrata da controlli stile Gestapo.

Quindi vi chiedo di diffondere questa notizia,
di non farla passare sotto silenzio,
di appenderla nelle bacheche insegnanti delle scuole, così come tra gli studenti….
12 giorni lontano dall’insegnamento, oltretutto anche senza salario, per aver fatto quel che era suo dovere fare: mandare avanti le lezioni davanti agli anfibi di Stato.

L’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE SCEGLIE LA SCUOLA-RIFORMATORIO:
SOSPESO 12 GIORNI DALL’INSEGNAMENTO E DALLO STIPENDIO IL DOCENTE CHE HA SCELTO DI CONTINUARE AD INSEGNARE OPPONENDOSI AI CONTROLLI ANTIDROGA DURANTE L’ORARIO DI LEZIONE.
Sospendere un insegnante perché si rifiuta di interrompere la lezione sembra un paradosso degno di Lewis Carroll, l’autore di Alice nel paese delle meraviglie, ma a Terni succede proprio questo: il dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, Domenico Petruzzo, irroga il provvedimento disciplinare della sospensione per 12 giorni dal servizio e dallo stipendio a un docente per essersi rifiutato di interrompere la lezione per controlli con cani antidroga in classe. L’insegnante è Franco Coppoli, referente provinciale della Confederazione Cobas. L’esecutivo nazionale dei Cobas della scuola ha deciso di patrocinare il ricorso davanti al giudice che verrà presentato al Tribunale di Terni al termine del periodo di sospensione. A fine marzo 2014 il docente, all’irruzione dei poliziotti in classe, senza alcun mandato del magistrato, si era rifiutato di interrompere la lezione minacciando gli agenti di denuncia per interruzione di pubblico servizio. L’U.S.R. a luglio ha formalizzato il provvedimento che decorre dall’inizio dell’a.s.. dal 15 al 27 settembre.
Quello di interrompere la normale attività didattica da parte della polizia (senza alcun mandato di magistrati) per controlli con cani antidroga è un atto grave, indice del clima sociale e politico nel nostro paese. Vengono alla mente gli stati di polizia, le irruzioni nelle scuole dopo il colpo di stato in Cile o in Argentina o in quei luoghi dove le forze di polizia si arrogano prassi autoritarie che ledono profondamente i diritti civili, la libertà di insegnamento, le prerogative democratiche, nonché la persona degli studenti. Infatti interrompere le lezioni per imporre umilianti controlli antidroga non porta risultati quantitativi tali che possano far pensare che l’operazione serva a debellare spaccio o consumi. In realtà queste sono operazioni repressive con connotazioni mediatico-intimidatorie: servono a “insegnare” agli studenti che sono tutti potenziali criminali, controllabili e perquisibili in ogni momento. Educare al controllo ed alla subalternità ecco l’intento, neppure troppo nascosto, di queste operazioni-spettacolo che attaccano profondamente l’essenza stessa del fare scuola: dell’educare in modo critico e non certamente reprimere, sorvegliare e punire. Se infatti ci fossero (e non c’erano in questo caso) comportamenti collegati all’uso di sostanze psicotrope, che fanno parte dei processi comportamentali dell’adolescenza, quale dovrebbe essere la risposta della scuola? Intervenire, anche tramite esperti, cercando di affrontare il problema in un’ottica educativa oppure riempire gli istituti di polizia e cani arrestando o prelevando adolescenti in possesso di qualche spinello? E’ quello che Susanna Ronconi di Forum Droghe chiama un suicidio educativo: la scuola ed i docenti così abdicano al proprio ruolo, alla propria professionalità per passare dall’educazione alla repressione. Che senso ha proporre la scuola-carcere, la scuola- riformatorio (come avviene già negli USA) in un momento in cui alcuni stati liberalizzano o legalizzano l’uso terapeutico o ricreativo delle droghe leggere, in cui alcune sentenze della Corte costituzionale attaccano la ormai ventennale e fallimentare “lotta alla droga” e hanno smantellato la legge Fini-Giovanardi che ha solo riempito le carceri di tossicodipendenti garantendo ampi profitti alle mafie. I COBAS si mobilitano a fianco di Franco Coppoli, patrocinano il ricorso in tribunale, organizzeranno iniziative di formazione dei docenti, auspicano la solidarietà dei colleghi, operatori del settore e genitori e la mobilitazione degli studenti per il rispetto dei loro diritti.
La scuola è un contesto educativo, non è un riformatorio dove si possono interrompere le attività didattiche per il triste ed inutile spettacolo delle repressione.

COBAS, COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA UMBRIA

 

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