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Istanbul: un’altra notte di guerriglia, che contagia le altre città

Istanbul: barricate in ogni dove
La rivolta in Turchia, che ormai va avanti da giorni e che dal quartiere di Taksim (istanbul) si sta espandendo rapida e determinata in tutto il paese, è definita dal presidente Erdogan nei modi più meravigliosi, che nemmeno Caselli aveva mai delirato tanto.
Passiamo da “è colpa di Twitter” a “non vi unite ai punks che distruggono la città” : non si capisce se sta cercando di vincere una battaglia in ridicolaggine competendo con il ministro dell’informazione siriana che parla dei vicini turchi come di cattivoni che sospendono la democrazia davanti a chi protesta. Da volergli quasi bene.
Nel frattempo la notte non ha certo portato tranquillità,
le barricate ormai sono in ogni quartiere (potremmo dire di ogni città, guardando Ankara, Izmir e tanti altri luoghi), il lancio di gas lacrimogeni e urticanti avvolge non solo le piazza ma entra nelle case con violenza (come si vede in migliaia di video) portando chi vi abita a resistere e mostrare ogni tipo di solidarietà attiva verso chi è in piazza a cercare di bloccare la violenza di stato.
Praticamente anche tutti i gruppi ultras della città si sono uniti compatti alla rivolta di strada.
Con i numeri ci si capisce poco in questi giorni: si parla di quasi duemila arresti, cinquecento feriti e forse 5 morti. Chi dice 2, chi 5, ma non riesco a trovare conferma da nessuna parte.
Si inizia a parlare di sciopero generale: mentre le università di Istanbul ed Ankara hanno già annunciato 3 giorni di chiusura.

Una ruspa “presa” dai manifestanti, rincorre i blindati della celere nel quartiere di Besiktas
Nella serata e nottata di ieri gli scontri più violenti si sono spostati da Taksim al vicino quartiere popolare di Besiktas…
vi lascio solo una foto per farvi capire come si resiste da quelle parti.
La ruspa che vedete rincorrere le camionette della celere è stata presa dai manifestanti: è nelle mani di chi protesta, e deve essere aggeggio divertente non poco.
Vi rilancio l’invito a diffondere il comunicato scritto ieri dalla piazza (potete leggerlo QUI). Chi me l’ha mandato, tra i fumi di Istanbul, mi raccontava quante volte è stata nominata la lotta NoTav da chi lo scriveva.
CONTINUATE COSI’, SIAMO TUTTI CON VOI!
ISTANBUL RESISTE!
Leggi i post a riguardo:
– Ciao Ethem, ucciso nella rivolta
– Il comunicato della piazza
– la rivolta dilaga nel paese
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza
Istanbul: la parola alla piazza. Diffondete!
Un comunicato dalla piazza, serrata contro la violenza della polizia.
Chi sta vivendo su quelle strade quei momenti ed ha contribuito alla traduzione e condivisione di queste righe, mi racconta che è stato scritto con la lotta NoTav nel cuore,
e quindi con la speranza che quel movimento lo legga e lo faccia proprio.

Ieri, a Taksim
Seguite http://mustereklerimiz.org/
Se ne diranno di cose, su questi quattro giorni. Si scrivera’, si parlera’, si tracceranno grandiosi scenari politici.
Ma che cose e’ successo veramente?
La resistenza per il parco di Gezi ha infiammato la capacita’ di gente come noi di autorganizzarsi ed agire – e per accenderla e’ bastata una scintilla. Abbiamo visto il corpo della resistenza stendersi verso di noi lungo il pontre del Bosforo, abbiamo visto il suo coraggio mentre combatteva per respingere gli idranti su Istiklal; Abbiamo visto le sue braccia in tutti quelli che, piegati da un’orgia di lacrimogeni, lottavano per mettere i compagni in salvo; abbiamo visto il corpo della resistenza in ogni negoziante che ci ha offerto il cibo, in ogni dottore sceso in strada per soccorrerci, in tutti quelli che hanno aperto la casa ai feriti, nelle nonne rimaste sveglie alla finestra a sbattere pentole tutta la notte contro la repressione.
La polizia ci aveva dichiarato guerra – ma non e’ riuscita a spezzare quel corpo. Ha finito le scorte di lacrimogeni contro di noi, ci ha gassati nei tunnel della metro, e’ venuta di notte a darci fuoco nelle tende, ha usato i proiettili di gomma.L’uso folle dei gas lacrimogeni, 1 giugno 2013, piazza Taksim, Istanbul
Ma era bastata una scintilla per accendere il corpo della resistenza, e ormai poteva solo continuare. E quel che rimane di tutte queste esperienze, di tutte le nostre storie quel che resta di tutte le nostre, sara’ la linfa per questo corpo, sara’ memoria collettiva. Ci seguira’ in altre resistenze ed altre battaglie, ripetendocelo ancora e ancora: possiamo scegliercelo noi, il nostro destino, agendo collettivamente. Possiamo sceglierci quale vita vivere – e in quale citta’ vogliamo viverla.
Gezi e’ stato un viaggio fatto di tenacia, creativita’, determinazione, e coscienza. Dal parco la resistenza ha travolto piazza Taksim, e da Piazza Taksim via verso il resto del paese, finche’ Gezi e’ diventato per tutti noi lo spazio in cui tirar fuori tutta la rabbia contro chiunque voglia imporci come vivere nella nostra citta’. Adesso che questa rabbia l’abbiamo vista, che questa solidarieta’ l’abbiamo assaggiata, niente sara’ piu’ come prima. Nessuno di noi sara’ piu’ lo stesso. Perche’ abbiamo scoperto qualcosa del nostro essere insieme che mai prima avevamo visto. E non l’abbiamo solo visto: l’abbiamo creato insieme. Ci siamo visti far partire una scintilla, accendere il corpo della resistenza e farlo camminare.
La lotta per il parco di Gezi ha fatto scattare la rivolta giovanile di almeno due generazioni cresciute sotto i governi autoritari di Recep Tayyip Erdoğan e le imposizioni dell’AKP.
The day after, stamattina
Sono i figli delle famiglie sfrattate da Tarlabaşı in nome della speculazione edilizia, sono gli operai licenziati in nome della privatizzazione, i precari schiacciati ogni giorno sotto la ruota del profitto. Le lotte a venire faranno tesoro di questa rabbia. Ma c’e’ molto di piu’. La resistenza per il parco di Gezi ha cambiato lo la stessa definizione di quel che chiamiamo spazio pubblico, perche’ la battaglia per il diritto a restare in piazza Taksim ha stracciato l’egemonia del vantaggio economico come regola morale. Ha respinto il piano di riqualificazione col quale l’AKP avrebbe voluto sconvolgere il ruolo sociale dei nostri spazi urbani, cambiare le regole di come viviamo la nostra citta’, e a quale prezzo, e con quale estetica. Recep Tayyip Erdoğan ha provato a imporci la sua idea di piazza, ma oggi quello che e’ piazza Taksim lo abbiamo deciso noi cittadini: Taksim e Gezi park sono i nostri spazi pubblici.
Questa invece è Ankara, sempre ieri
Abbiamo visto che basta una scintilla per accendere il corpo della resistenza. Adesso sappiamo che ci portiamo dietro altre scintille per altre nuove battaglie. Adesso sappiamo di cosa siamo capaci quando lottiamo collettivamente contro l’esproprio dei nostri beni perche’ abbiamo scoperto cosa si prova a resistere. Da qui non retrocediamo. Sappiamo che basta un momento perche una scintilla prenda fuoco – e di scintille ne abbiamo ancora tante.
Questo e’ soltanto l’inizio – la lotta continua!Müştereklerimiz
Leggi anche:
– Ciao Ethem, ucciso in piazza
– La rivolta dilaga nel paese
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza
Istanbul e la rivolta per il Gezi Park : le richieste della piazza

Today’s requests from the Taksim Dayanisma, the Taksim Solidarity platform which called the protests for.Gezi Park since monday:
1)The immediate resignation of the Governor of Greater Istanbul and the Chief police officer of Greater Istanbul
2) The immediate halt to police violence against people
3) The immediate removal of security barriers, retreat of the police siege, and the opening of Gezi Park to public use
Please spread immediately.
Taksim Dayanisma is resuming efforts to march in Taksim square at 3 today
Nel frattempo la piazza continua a resistere sotto il continuo uso di gas lacrimogeni, urticanti, al peperoncino, idranti, e così via, con tutto l’armamento possibile. Tutti i quartieri adiacenti a Taksim ormai stanno entrando nella rivolta, con barricate un po’ ovunque per difendersi dai reparti di polizia, e portoni che offrono rifugio e respiro a chi fugge.
Ormai l’aria è satura e dalle finestre, oltre alle urla di rabbia di chi non può più respirare nemmeno in casa, arriva acqua e ristoro per chi manifesta e resiste contro la polizia e la sua violenza.
ISTANBUL RESISTE!
Post a riguardo (con un po’ di link dentro):
– Istanbul: è guerriglia in difesa del verde (aggiornamenti di ieri)
– Un po’ di immagini

Questa foto invece viene da Izmir, dove molte persone sono scese in piazza dopo i fatti di Taksim
Istanbul: poche parole e alcune immagini per comprender la portata della rivolta

Tarlabash Boulevard (foto di Lena) Qui il tunnel che Erdogan sta cercando di costruire per fare in modo che si arrivi con facilità alla moschea e soprattutto al centro dello shopping cittadino. Ma non mi sembra tiri aria di compromessi con la popolazione di Istanbul

Ancora immagini di quel tratto di strada (foto di Nizar Ghanem), difeso da chi non vuole l’ennesimo scempio nella sua città, ma la vuole a misura umana, verde, vivibile, autodeterminata.
Insomma quel che ieri abbiamo appena accennato a raccontare dal Gezi Park e da tutto il quartiere di Taksim non ha avuto la minima tregua durante la notte.
la quantità di lacrimogeni tirati è impressionante e non si ferma, il tiro è ovviamente sempre più rivolto verso il basso, dritto dritto sulle teste di chi sta manifestando e sta tentando di bloccare ruspe e buldozer in tutti i modi.
Non un albero verrà tagliato senza rivolta,
non un grammo di cemento armato calerà ancora senza che lo pagherete caro.
ISTANBUL RESISTE!

Dicono che questo scatto (pare anche vero eh) sia di una maratona e non di ieri. Questo è il ponte che unisce l’Asia all’Europa, chi l’ha visto sa quanto può essere immenso, enorme, quasi mostruoso. non so se le teste che vedete qui sono d’archivio o di ieri: so che c’erano milioni di dirette ieri visibili in rete, e che l’impatto visivo era questo. Identico: un fiume incredibile di persone, dirette a Taksim !
Le richieste della piazza: LEGGI
I precedenti post sulla rivolta del Gezi Park: 1 – 2

Foto di @eekmekci questa non è certo un Fake 🙂
Istanbul: aggiornamenti dagli scontri al Gezi Park

Turkish riot police continues to attack the protestors who resist against the demolition of Gezi Park. According to Istanbul Chamber of Doctors explanation there are approximately 100 injured people.© Eren Aytuğ / NarPhotos
Sono giornate di lacrimogeni senza tregua: il governo Erdogan sta dimostrandosi ferocissimo verso tutti coloro che si sono recati al Gezi Park per difendere il diritto al verde, quegli alberi, per bloccare l’ennesima speculazione portatrice di cemento armato.
Intanto vi do una carrellata di link per seguire gli eventi a Taksim, come questo, che ha un costante aggiornamento video sulla situazione di Istiklal street, che sta degenerando e vede gli agenti di sicurezza turchi portare le mani alle armi con sempre più frequenza,
ad aggiungersi ad idranti e lacrimogeni che ormai senza tregua massacrano i manifestanti da quzsi ventiquattro ore.
Il precedente post: QUI
qui invece un po’ di FOTO
Le richieste della piazza : LEGGI
sul sito http://mustereklerimiz.org potete trovare gli altri aggiornamenti tra cui questo comunicato, che vi posto in inglese.
And now the curtains open on Taksim Gezi Park.
It is by now clear who is the enemy confronting us; this time it is trees of Gezi in Taksim square that the factory of lies of our Government is swallowing, for the sake of making more space for yet more shopping malls and business areas. And those who oppose it are tortured at sunrise, burnt in their tents by the police who surrounded our park last night.Such is the arrogance of sovereign power.They call this development; they call it growth. But for whom?What is Erdogan promising us by taking away our main public square and its park? another luxury space we will never be able to afford? Another pedestrian area where public gathering will be forbidden?They want us to believe that their powers are coming from the past and taking us into the future. But they are searching for this future in neat squares which are void of any people, in shopping centers stealing our souls, in the boredom of four domestic walls.
Turkish riot police continues to attack the protestors who resist against the demolition of Gezi Park. According to Istanbul Chamber of Doctors explanation there are approximately 100 injured people.© Tolga Sezgin / NarPhotos
But we are also here. We are in the depths of Gezi Park, under the trees, on top of the branches. We are here to refuse land grabs turning citizen spaces into private profit; we are here to oppose the looting of our rivers in the most distant parts of the country, we are here to protect our lives from being sucked into a world without soul.We are here because we reject oppression, we are here because we stand against capitalist dispossession. We are here because we shall not let them grab our commons, and crumble our lives in between business and catastrophic futures.The discourse of our rulers is no more working. The wheel is chirring, we can hear that. Each and every minute there is one person more turning against this sack.
We claim our lives and our present. We discovered that we are much more than we thought – that we are mightier than we thought. We are on the branches of Taksim Gezi Park, we are in the waters of Çamlıhemşin’in and Dersim, we are in the seas of Dikili and on the stones of Amed in Diyarbakir .
And if you listen carefully, you will hear each other.
Gezi is Ours! Istanbul is ours!
Ad Istanbul è guerriglia: alberi contro lacrimogeni e cariche


Da Infoaut: Il Gezi Park è una delle più antiche aree verdi di Istanbul e da qualche anno a questa parte è anche l’ultima ad essere rimasta nel centro città. Nei mesi scorsi il governo ha annunciato di voler eliminare il parco per creare un”area pedonale”, che tradotto significherebbe una colata di cemento sul parco per far spazio ad un centro commerciale. La notizia ha da subito scatenato la protesta di diversi cittadini di Istanbul, decisi a non farsi sottrarre il parco per lasciare spazio al profitto e alla speculazione; alcune delle associazioni nate in difesa del Gezi Park hanno anche denunciato come i primi lavori iniziati in queste settimane siano illegali e trasgrediscano quanto sta scritto nel piano di riqualificazione presentato dall’amministrazione locale. Nella giornata di lunedì’ sono iniziati i primi interventi effettivi sull’area con l’azione delle ruspe che hanno demolito tutti i muri che delimitavano la zona del parco; in breve attivisti e cittadini hanno raggiunto il parco per cercare di impedire che la devastazione potesse proseguire (era infatti previsto l’abbattimento di tutti gli alberi). Di fronte ad una folla che diventava sempre più numerosa, il sindaco e la polizia hanno dato ordine di interrompere i lavori, promettendone la ripresa per la mattina successiva. I manifestanti hanno quindi deciso di accamparsi a centinaia nel parco con le tende per farsi trovare già pronti al nuovo arrivo delle ruspe e così è stato: ieri mattina i lavoratori e le ruspe sono arrivati scortati dalla polizia che ha aggredito il presidio in difesa del Gezi Park con un uso massiccio di spray al peperoncino e trascinando via con la forza le persone accampate sul posto. A quel punto la protesta è esplosa e alcuni manifestanti hanno iniziato una sassaiola indirizzata contro i mezzi incaricati della devastazione, scatenando nuovamente la reazione della polizia. Alla fine i lavori hanno potuto proseguire solo con l’intervento brutale delle forze dell’ordine che sono rimaste a presidiare la zona ma la protesta in difesa del parco contro la cementificazione selvaggia della città promette di andare avanti con determinazione.

Questa mattina da Lena: Gezi Park; Taksim square, Istanbul now. There were still thousands of protesters when police attacked at around five a.m. Rumours of a death abd unknown number of hospitalized.

Da Lena, le prime immagini della mattinata di oggi, 31 maggio
QUI GLI AGGIORNAMENTI: LEGGI
Le richieste della piazza: LEGGI
Qui un po’ di foto: GUARDA
GIU’ LE MANI: Solidarietà a Indymedia Atene e la stazione radio 98FM!
Con un po’ di ritardo, visto che una delle iniziative di cui si parla era fissata per ieri… (a questo link le info a riguardo)
queste le ultime notizie provenienti dalla Grecia “digitale”, anch’essa sotto costante attacco della repressione.Entrambi i testi sono stati tradotti e messi in rete da http://it.contrainfo.espiv.net/
Dal 11 Aprile, Atene IMC e la stazione radio 98FM sono sotto la repressione da parte dello Stato. In particolare, il rettore del Politecnico di Atene, Simos Simopoulos, ha scollegato la loro connettività ad internet, disabilitando così l’accesso ai server ospitati nei locali universitari. Mentre le autorità insistono su questo bavaglio, il progetto auto-organizzato di Atene IMC e la stazione radio 98FM rivendicano il loro diritto politico di trasmettere liberamente attraverso il campus del Politecnico.
In una grande assemblea il Sabato 13/4 ad Atene, ambedue i collettivi hanno informato le persone sui sviluppi più recenti, e si è deciso di chiamare per una settimana di azioni a livello nazionale ed internazionale di solidarietà con Atene IMC e la stazione radio 98FM, dal 15 al 21 Aprile 2013.
Inoltre, ad Atene, un raduno di protesta è stato fissato per Lunedì 15/4 dalle 09:00 presso la piazza centrale della città universitaria di Zografou.
Diffondere questo messaggio a chiunque sia disposto ad agire in difesa delle infrastrutture antagoniste e della libertà di espressione. Questo è un attacco politico e sarà risposto di conseguenza.
Spot di solidarietà da Radiofragmata, radio online qui
Accesso temporaneo a Atene IMC qui
Qui invece il testo che chiama all’assemblea di gestione di Indymedia Athens
La censura nell’era della dittatura dei memorandum e del capitalismo…
Non riuscirà a sopprimere la contro-informazione!
La storia è vecchia… Gli sforzi della censura e della repressione anche…
A partire dalle questioni dei fascisti nel Parlamento, passando per le minacce fino agli rinvii a giudizio dall’ OTE (Compagnia delle Telecomunicazioni Ellenica)… a volte in modo spudoratamente repressivo e a volte di nascosto e in modo sotterraneo con black-out durante il fine settimana e prima delle grandi mobilitazioni… Tutti questi anni dal 2008 fino ad oggi, non sono riusciti E NEMMENO OGGI RIUSCIRANNO a chiudere athens.indymedia.
Questa volta si fanno avanti un “uomo d’affari” e un rettore. Un spietato cacciatore di denaro che con inimmaginabili truffe ha fatto una grande fortuna (Alafouzos) e un tipo casuale e transitorio che consente la svendita della sapienza a vantaggio dei padroni. Un “accademico” che per salvare il suo stipendio e i suoi privilegi non esita ad eludere ogni senso di difesa della libertà di parola, della libera circolazione delle idee, che sono appunto gli elementi che costituiscono l’asilo sociale, il quale lo difenderemo a qualsiasi costo. Questo impiegato spudorato si associa adesso con gli assassini di un intero popolo e diventa pioniere della messa a tacere di qualsiasi richiesta sociale e lavorativa, ignorando ostentatamente il supporto dei collettivi degli studenti verso i mezzi della contro-informazione. Supporto che ha preso anche la forma di risoluzioni specifiche da parte degli studenti… Sia degno, allora, il suo salario.

– Oggi, quindi, più che mai, è evidente la necessità dello Stato di mostrare i suoi denti, di sopprimere tutte le forme di lotta e resistenza (dalla soppressione delle lotte operaie, delle azioni ambientali locali, degli spazi occupati auto-gestiti) e di censurare tutto ciò che non è soggetto al suo appetito o pubblica l’umiliazione sociale che tutti noi viviamo attualmente, con la finalità della schiavitù totale di una intera società.
– Ora più che mai è indispensabile per il potere, per i padroni, per il governo e gli altri portavoce della troika e dei memorandum di far prevalere l’orrore della propaganda del regime-governo espressate dalla televisione, la stampa e le radio del regime.
– Oggi per lo stato è più che necessario mettere a tacere ogni libera espressione, ogni libertà di movimento delle idee radicali e sovversive, sperando di fermare la resistenza di coloro che non accettano in silenzio il destino che li aspetta.
Il loro fine ultimo, ma anche la loro vana speranza, è quello di soffocare e disorientare ogni tentativo di discussione, di visione e di azione verso l’organizzazione ed espressione della società in modo diverso e combattivo.
Non ci riusciranno, però, come non ci sono riusciti in tutti i loro precedenti sforzi disperati.
Athens.indymedia è costituito dai suoi utenti, da tutti coloro che informano e vengono informati sulla guerra sociale di classe condotta nelle società capitalistiche in tutto il mondo. Per quanto possano provare non riusciranno metterlo a tacere.
La censura e la repressione non ci intimidiscono, ma al contrario ci rafforzano.
Come gruppo di gestione di athens.indymedia, facciamo tutto il possibile per mantenere gli sforzi della diffusione e della promozione delle lotte e delle resistenze sociali. Per ora, e fino ad uscire normalmente su internet ci sono modi alternativi per accedere alla contro-informazione tramite il sito http://indymedia.squat.gr/ e anche attraverso la rete Tor all’indirizzo gutneffntqonah7l.onion
Continuiamo i nostri sforzi, e fra poco tempo, athens.indymedia.org funzionerà di nuovo normalmente, continuando a chiedere il diritto di utilizzare la rete pubblica credendo fermamente che tutto ciò che sia pubblico appartiene alla stessa società e non al potere, allo stato o al capitale. Non li lasceremo gioire della repressione. Non li permetteremo di depredare per sempre le risorse pubbliche che ci appartengono! Non rimarremo a guardare restando inattivi, stando in silenzio e non soccomberemo alla repressione e alla censura anche se ciò significa che dovremo andare in “esilio” e trovare terreno fertile in altri luoghi di ospitalità!
La contro-informazione non si imbavaglia, non si censura non si sopprime!
Le lotte sociali di classe non si fermano dagli impiegati svenduti e dai meccanismi della repressione!
Gruppo di Gestione di Athens.Indymedia.org
Verso Teramo, contro “devastazione e saccheggio”
segui la Rete Evasioni
Un passo in avanti, per non essere bersagli fermi
Il 7 gennaio scorso il tribunale di Roma ha inflitto nuove pesanti condanne nei confronti di 6 persone che hanno partecipato alla manifestazione del 15 Ottobre del 2011.
I 6 imputati, accusati del reato di devastazione e saccheggio, si sono visti infliggere in I grado pene di 6 anni di reclusione: per il giudice è bastato constatare la loro presenza in alcuni momenti degli scontri con le forze dell’ordine per emettere la condanna, a prescindere che fossero state portate prove consistenti nei loro confronti.
Queste condanne fanno seguito a quelle già emesse nei mesi successivi alla manifestazione nei confronti di alcuni giovani ragazzi che, nonostante fossero imputati di reati minori, hanno visto infliggersi pene dai 2 ai 5 anni: anche in questo caso la constatazione della loro presenza in alcuni momenti è bastata per emettere la condanna.
Sempre nell’ambito della repressione di quella giornata, sono stati inoltre notificati a 25 persone (di cui alcuni già sotto processo per altri reati) gli atti di chiusura delle indagini che imputano loro il concorso, ancora una volta, per il reato di devastazione e saccheggio.
I brutti presagi che erano emersi con le condanne per il G8 di Genova 2001, diventano ora palesi: il ricorso al reato di devastazione e saccheggio è il chiaro indirizzo assunto dalla magistratura tanto per punire manifestazioni di piazza non addomesticate nei recinti del consentito quanto per scongiurare il loro ripetersi, comminando pene che siano di lezione: non è da stupirsi se il potere cerca di colpire duramente chiunque si organizzi e lotti per i propri bisogni, quando si sente minacciato e quando viene colpito, mostrando il suo volto vendicativo con tutte le armi di cui dispone.
Il reato di devastazione e saccheggio, concepito e introdotto nel codice penale Rocco sotto il regime fascista, trova in questo modo all’interno del sistema democratico tutta la sua attualità, divenendo uno strumento utile per chi governa per reprimere le forme di dissenso più radicali.
In questa situazione, non farci intimorire e continuare a lottare a testa alta per ribadire che chi devasta e saccheggia sono lo Stato ed il Capitale è quanto mai necessario.
Non lasciare soli gli imputati e muoversi per far fronte comune a questo attacco che viene rivolto a chi non si rassegna a vivere in un mondo di miseria e sfruttamento è il primo passo da compiere in maniera forte e determinata.
In vista della manifestazione lanciata a Teramo, per il 9 Febbraio, in solidarietà con i condannati del 7 Gennaio, lanciamo un’assemblea pubblica per organizzare la partecipazione alla stessa.
Giovedì 24 Gennaio, ore 18 Assemblea Pubblica all’Occupazione di Porta Pia, Corso Italia 108.
compagni e compagne
Quattro anni come fossero un giorno: Alexis
Dal blog PrimaDellaPioggia, di Marco Clementi, che in questi anni ha avuto modo di vivere molto Atene, le sue piazze, la repressione e il desiderio di cambiare drasticamente il proprio presente, o di abbatterlo (so’ un po’ invidiosa 🙂 )
Grazie a Marco, vi consiglio di seguire il suo blog.
Qui invece il mio di ricordo, con molti link: LEGGI Leggi anche Infoaut: QUI

Sono trascorsi quattro anni dall’assassinio di Alexis Grigoropoulos e da quella che in Grecia chiamano “l’ultima dekemvriana” (rivolta di dicembre, con riferimento alla prima, avvenuta tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944). Quattro anni nei quali le Grecia è precipitata in una crisi economica fortissima, che sta tagliando fuori dal mondo del lavoro trasversalmente intere generazioni. Si trattò, allora, di una cieca reazione contro lo Stato, o di qualcosa di diverso? Oggi è facile rispondere che, allora, furono i giovanissimi a intuire l’avvicinarsi del peggio. E anche se qualcuno può anche pensare a una risposta piena di demagogia, non per questo dobbiamo smettere di affermarlo. Dal giorno della morte di Alexis la gioventù emarginata dalla politica economica delle multinazionali e della grande finanza ha iniziato a cercare modi per esprimere la propria opposizione a un sistema politico-economico che la stava strangolando, privandola di ogni futuro.
L’iniziale “contro tutti” si è presto convertito in consapevolezza . Tra il 2009 e oggi le iniziative di solidarietà, sul sistema, sul rapporto con la propria storia e l’Europa, in Grecia si sono moltiplicate. E con l’aggravarsi della situazione economica è scesa in piazza gente che mai lo avrebbe ritenuto possibile.
Non solo. Con loro sono scesi in piazza giovani in tutta Europa per esprimere la loro rabbia per l’omicidio di Alexis e solidarietà al movimento greco e alla sua gente. Come in Grecia, in altri paesi sono cominciati i suicidi a causa della situazione economica; la forma estrema di protesta.
Il capitale ha risposto con una campagna stampa di livello europeo contro la Grecia e i greci: gli ingrati, quelli che non lavorano, quelli che vogliono la pensione facile, che sono nazionalisti e incoscienti. Alimentando involontariamente quello stesso nazionalismo che si stigmatizzava: Alba Dorata, il partito neonazista greco che ora siede addirittura in parlamento, è stata una delle risposte. Risposta che dovrebbe mettere in guardia, ma che sta passando abbastanza in silenzio. Vedremo quando i nazi si accomoderanno anche sulle poltrone del Parlamento Europeo.
Il capitalismo è in crisi. Una crisi economica, politica e sociale. E non c’è guerra, fino ad oggi, che lo aiuti. Non era mai accaduto in passato.
Il suo richiamo non è più così incantatore, il disegno di una ipotesi di benessere collettivo e generalizzato è fallito e in alcuni paesi in forte crescita, o in cerca di nuove strade (dall’America Latina ai paesi arabi), si sperimentano situazioni inedite.
La Grecia deve essere salvata, ha affermato di recente Angela Merkel, perché è un interesse strategico della Germania (e delle sue banche). Ma il gioco è finalmente alla luce del sole.

Foto di ORESTIS PANAGIOTOU: lo striscione recita ASSASSINI
Francia: cariche e lacrimogeni dentro i bus NoTAV. Il comunicato.
Cosa è successo oggi a Lyon? Ve lo raccontiamo noi
Da un lato c’erano i governi delle crisi economiche dall’altro lato l’europa dei popoli, dei cittadini e delle lotte. I primi hanno firmato l’ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.

La polizia francese accoglie i NoTav, mortacciloro
Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio. Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pulman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l’ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pulman. Quindi i pulman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l’autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pulman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pulman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pulman viene quindi scortato sotto minaccia sull’autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì). Queste le notizie che ci giungono da oltre confine. Due facce dello stesso problema? No assolutamente no. Da un lato, dentro i palazzi carnefici burocrati che in nome delle banche e della crisi sono disposti a passare sui corpi delle persone anche a costo di vedere scorrere del sangue. Dall’altro l’Europa dei popoli, della gente semplice, dei cittadini che nonostante le violenze, i soprusi e in questo caso anche i furti che da anni subisce, continua e continuerà a lottare. Non è un problema che presuppone una mediazione è semplicemente una parte quella sana che deve vincere sull’altra, quella malata.
MOVIMENTO NO TAV
io propongo il NARCOTEST alla celere, oltre al numero identificativo…
[leggi anche: I lacrimogeni DAL ministero]
L’altro giorno sono stata per qualche ora a stretto contatto con i reparti della polizia di Stato,
visto che son rimasta incastrata su Ponte Sisto, durante le prime cariche.
Ho poi seguito, insieme ad alcuni compagni e molti giornalisti, i drappelli che avanzavano,
verso Ponte Garibaldi, dove venivano compiuti rastrellamenti e arresti.
Ho scambiato qualche urlo, ho ricevuto tonnellate di “puttana bastarda”
“allontanatiiiii, vai via da qui brutta bocchinara comunista”…perché chiedevo agli arrestati i loro nomi, per darli agli avvocati.
Per l’ennesima volta e più del solito, in 17 anni di piazza, mi son trovata a che fare con dei bufali impazziti,
palesemente “stupefatti”, con le vene del collo che scoppiano, il fumo che esce dal naso come nei cartoni animati.
Ai tanti “puttana” ogni tanto qualche fanciulla rispondeva “ma quanto pippate? la pagate poco eh? vi esce dalle orecchie!”
Eh si, qualcosa dalle loro orecchie, narici, mucose, manganelli esce.
I reparti che gestiscono l’ordine pubblico sembrano sempre più orde di bisonti pippati…
e allora secondo me, faccio questa proposta,
oltre alla battaglia per il numero identificativo sui loro caschi,
dovremmo chiedere il narcotest,
io vorrei che un loro capello fosse analizzato prima di entrare in quelle camionette pronti a “gestire l’ordine pubblico” magari con migliaia di minorenni di fronte.
Forse chiedo troppo, ma se il carabiniere che ha sferrato il calcio in faccia al ragazzo già bloccato a terra da altri agenti,
avesse avuto il numero identificativo ora vorrei un test tricologico del suo capello,
sì,
son curiosa di sapere quale sostanza aiuta così diligentemente lo Stato a massacrare minorenni, studenti, lavoratori….
poi son contro la galera, se sa…
so’ curiosa però…

Foto di Michele Massetani
Grazie signora ministra Severino!
Grazie signora ministra,
avevamo bisogno di lacrimogeni dall’alto, dalla stanza sopra a quella dove lei lavora.
Grazie signora ministra,
è ovvio che lei sia ignara del fatto che dalle finestre del suo ministero si sparava su qualche centinaio di studenti in fuga, gran parte minorenni.
Grazie signora ministra,
mancavano solo quelli, dopo i calci in faccia, dopo le manganellate tra capo e collo alle spalle..
Grazie signora ministra,
della dose cancerogena di armi da guerra usate contro civili (studenti poi), da un secondo piano “di Stato”.
Chi li ha lanciati?
I GOM? Il reparto creato, con somma commozione e soddisfazione, dall’ex ministro Diliberto per legalizzare le squadrette di picchiatori nei corridoi delle patrie galere?
Di chi erano quei lacrimogeni? I GOM non possono aver nessun compito di ordine pubblico, quindi non credo.
Erano CS, quindi o polizia o carabinieri…
li ha autorizzati lei ad entrare nel ministero e sparare al piano da sopra il suo ufficio?
E’ andato tutto secondo il programma?
O vuole raccontarci che non ne era al corrente?
[Link: je volemo fa’ ‘er narcotest?]
AGGIORNAMENTO DOVEROSO, che ci conferma che magari un narcotest eh! :

I mineros e le pallottole di gomma: immagini di una piazza

L’incredibile forza del corteo dei mineros, che in piena notte ha raggiunto Madrid dopo la lunga marcia….

Questa la risposta dello stato poco dopo..
QUANDO PARLATE DI VIOLENZA,
PENSATE AL PORTELLONE DI QUESTO BLINDATO,
PENSATE A LUI CHE ESCE E SPARA IN FACCIA A CHICCESSIA,
PALLETTONI DI GOMMA PERICOLOSISSIMI,
CAPACI DI CREARE LESIONI GRAVISSIME, SOPRATTUTTO AGLI OCCHI.
(Tra i feriti, ieri, da queste pallottole anche una bimba di 11 anni)
In questo sito molte informazioni sull’uso di questi armamenti nelle piazze spagnole:
STOPBALESDEGOMA.ORG
Minatori asturiani: arrivano a Madrid, insieme alle pallottole di gomma
Sono arrivati a Madrid, dopo la lunga marcia, in piena notte, accolti da migliaia di persone.
Tutti i minatori delle Asturie, di Aragona, Castilla y Leon, Castilla-La Mancha e Andalusia, ma anche molti solidali da ogni punto del paese, si son ritrovati oggi nella capitale del potere politico ed economico spagnolo,
per combattere contro la chiusura delle miniere di carbone, unica fonte di reddito per tutta quella zona del paese.
Un taglio del 63% degli aiuti al settore: questo il piano killer del governo che passerà così da 310 a 111 milioni il finanziamento preciso, anche in barba all’accordo strategico precedente firmato tra sindacato e padronato.
Un vero e proprio attentato al lavoro di migliaia e migliaia di persone, tra miniere e indotto,
che infatti stanno difendendo a denti stretti il loro salario, con ogni mezzo a disposizione.
Dall’uso sistematico e continuo dei blocchi stradali, delle barricate, agli scontri senza remore con gli apparati speciali delle forze di sicurezza,
che da settimane militarizzano le regioni ad altra concentrazione mineraria.
Più di 500 autobus, accolti da una grande ovazione della piazza.
L’accoglienza è stata decisamente diversa da parte della polizia che dopo le prime cariche non ha esitato ad usare anche proiettili di gomma;
El Pais parla già di 7 arresti ed una 40ina di feriti, avvenuti quasi tutti su Paseo de la Castellana, grande arteria del centro città, sede del ministero dell’industria, dove è partita la prima sassaiola contro le forze dell’ordine che ha fatto poi partire le cariche della polizia antisommossa.
Ci aggiorniamo tra poco.
SOLIDARIETA’ AI MINATORI SPAGNOLI!
UNA CRONACA DELLA GIORNATA: QUI
PER SEGUIRE LA DIRETTA DALLA PIAZZA: QUI
Operai a Basiano: dopo le botte la galera!
Tre giorni fa un presidio di operai a Basiano, in provincia di Milano, si è trasformato in una mattanza.
L’attacco di polizia e carabinieri sul presidio che difendeva 90 posti di lavoro è stato di una violenza bieca, che ho raccontato in questa pagina, e che ha portato al coma per qualche ora di uno dei feriti, allo spezzamento di femori e così via.
Avevamo parlato di 20 fermi (ovviamente tutti feriti) da parte delle forze dell’ordine, che avevano tutte le possibilità di trasformarsi in arresti: già si sono svolte 11 udienze per direttissima e stamattina ci saranno le altre 9.
Fino a questo momento è stato confermato il fermo di tutti: 6 persone verranno scarcerate ( 1 privo di misure cautelari, 3 con obbligo di firma, 2 con obbligo di dimora nel comune di residenza).
Poi ci sono 3 richieste di arresti domiciliari e 2 di carcerazione (entrambi delegati del SI.Cobas) ..
così, come se niente fosse.
Questo sabato gli operai scenderanno nuovamente in piazza, per mostrare la loro totale solidarietà con i colleghi colpiti e per mandare avanti una battaglia che hanno tentato di sedare a mano armata, e brandendo manette.
LA LOTTA DI CLASSE NON SI CHIUDE IN CELLA ,
NON VI ILLUDETE.
SOLIDARIETA’ TOTALE AGLI OPERAI COLPITI DA BOTTE E CARCERE.
LEGGI: Le manganellate a Basiano
Basiano (MI): manganellate, femori rotti e fermi sui lavoratori in lotta
Qualcuno inizia ad alzare la testa,
a non accettare di tornare a casa, di farsi licenziare senza alzare la voce, senza ribellarsi, senza fargliela almeno sudare un po’ questa sopraffazione costante, continuata, indegna.
Siamo nel milanese, a Basiano, davanti ai cancelli dei capannoni della Gartico Scarl…
e le immagini parlano chiaro, malgrado le parole delle agenzie stampa riportino come sempre quel che vogliono, con il loro lessico non più sopportabile,
con quel distacco colpevole e accusatore.
E’ diverso tempo che un centinaio di lavoratori sta lottando per difendere il proprio posto di lavoro, con un presidio permanente in opposizione alla decisione dell’azienda di cambiare cooperativa per il servizio di facchinaggio:
a cercare qua e là un po’ di notizie sull’Alma Group di Peschiera Borromeo sembra palese che questo cambiamento e quindi la decisione successiva di 89 licenziamenti sia dovuta proprio alle proteste che i lavoratori portavano avanti contro delle condizioni di lavoro insostenibile.
E quindi tutti a casa.
E se ti ribelli a questo, con un presidio permanente davanti ai cancelli del posto di lavoro che t’ha sbattuto la porta in faccia la risposta successiva, arrivata puntuale questa mattina,
sarà l’arrivo dello Stato, dei suoi plotoni, di lacrimogeni e manganelli.
26, ventisei feriti
18, diciotto lavoratori fermati.
10 ambulanze,
4 auto mediche
2 gambe spezzate, dai lacrimogeni sparati a brevissima distanza.
Anche qualche carabiniere tra i feriti e un blindato danneggiato dal lancio d’oggetti: la sola notizia consolante,
che ci lascia aperta la speranza (aaaah che brutta parola) che ci sia ancora la forza, la possibilità e magari anche la capacità di difendere il proprio diritto alla vita e al futuro,
il diritto di non esser sfruttati,
il diritto di non dover sempre chinar la testa,
il diritto di alzarla ogni tanto,
alla faccia dei manganelli, dei padroni, dei plotoni.
SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI FERITI.
RILASCIO IMMEDIATO DI TUTTI I LAVORATORI FERMATI.
LE LOTTE NON SI ARRESTANO.
La rivoluzione in Tunisia vuole ricominciare: “Via la nuova dittatura, ci vuole una nuova rivoluzione”
A tutti coloro che evitano di parlare delle “primavere arabe”,
a tutti coloro che lo fanno strumentalmente parlando solo di Libia e Siria per cercare di convincerci che ci sia per forza la mano occulta imperialista dietro a chi alza la testa,
a tutti coloro che si sentono proprietari della rivoluzione, intrisi di occidente becero, pronti a dare dei salafiti, come dei sionisti, a chiunque ci metta la faccia e il cuore per cercare di capire i cambiamenti del Nord Africa e del Medioriente,
a tutti coloro che si schierano con gli Hezbollah per difendere Assad, parlando di “asse del bene” usando gli stessi linguaggi e criteri geopolitici del dipartimento di stato americano,
a tutti coloro che attaccano chi scende in piazza dandogli dei pericolosissimi Fratelli Musulmani sunniti,
prendendo le loro parole dalle componenti sciite ( mamma mia si arriva anche a questo in Italia) senza nemmeno conoscere le varie componenti che da mesi e mesi riempiono le piazze arabe, da Tunisi a Manama…
leggete quel che accade nelle strade di Tunisi,
leggete come siamo solo all’inizio.
Leggete e capite quanto c’è da imparare ed amare nei giovani maghrebini e mashreqini che scendono in piazza
sfidando qualunque tipo di repressione.
LUNGA VITA ALLE RIVOLUZIONI CHE SI AFFACCIANO PER LE STRADE DEL MONDO,
E CHE COMBATTONO CONTRO TUTTO E TUTTI, PER LA LIBERTA’…quella vera.
Ringrazio Infoaut per l’articolo e per gli aggiornamenti che seguiranno:
Duri scontri nel centro di Tunisi tra manifestanti e polizia che sta facendo ampio uso di lacrimogeni caricando un partecipatissimo corteo. Sembra che alcuni militanti del sindacato UGTT ed esponenti della società civile e dei partiti della sinistra radicale (come Hamma Hammami del Partito dei lavoratori tunisini) siano stati selvaggiamente pestati e poi arrestati. Alle 10am l’appuntamento era sull’Avenue Mohamed V con l’obiettivo di dirigersi verso l’Avenue Bourguiba interdetta alle manifestazioni da un provvedimento imposto dal Ministero degli Interni. Quest’ultimo approfittando dello show architettato lo scorso 28 marzo dalle fazioni salafite nel centro della città aveva promulgato il divieto a manifestare sull’Avenue Bourguiba, decisione contestata dai movimenti di lotta che fin da subito hanno tentato di respingere la provocazione congiunta di salafiti e polizia.
Sabato 7 aprile un grande presidio organizzato dal Coordinamento dei Diplomati Disoccupati era stato attaccato dalle forze dell’ordine che a suon di manganellate e lacrimogeni erano riusciti a scacciare dal centro (dopo una lunga resistenza) i disoccupati in lotta. E da settimane andava avanti la repressione contro l’associazione dei martiri e dei feriti della rivoluzione che più volte hanno tentato di avvicinarsi al Ministero dei Diritti dell’Uomo per far sentire le proprie ragioni contro un ministro che da quando si è insediato, al di là di qualche futile sortita mediatica, ha risposto ordinando pestaggi e provocazioni poliziesche contro l’associazione.
Insomma la misura era colma per la piazza di Tunisi che in queste ore è tornata a battersi gridando “ il popolo vuole la caduta del regime!”, “viva la Tunisia, viva i Martiri”, “no alla nuova dittatura, ci vuole una nuova rivoluzione”. Ma lo slogan che oggi assume un valore
davvero importante per la Tunisia post Ben Ali è quello che recita: “il popolo tunisino è un popolo indipendente, noi non vogliamo né il Qatar né gli USA!”, il 9 aprile è infatti la data che ricorda i martiri tunisini della lotta anti-coloniale contro i francesi, una data dai fortissimi lineamenti politici che oggi viene intelligentemente curvata dal movimento tunisino contro quei paesi che tramite politiche di debito e investimento (orientato verso le lobby affaristiche delle fazioni islamiste più o meno moderate) stanno tentando di scippare la rivoluzione alla Tunisia alle prese con un fragile termidoro islamista.
In questi minuti apprendiamo che gli scontri si stanno allargando anche ai quartieri limitrofi del centro di Tunisi con il proletariato giovanile della zona impegnato a dare manforte come sempre al movimento rivoluzionario. E’ la stessa piazza che solo un anno fa ha imposto il “game over” al rais Ben Ali e che ora torna a muoversi per staccare direttamente la spina a quella macchina perversa di un regime che tramite elezioni farsa e vesti moderate islamiste credeva di poter ricominciare a rapinare impunemente il popolo tunisino. Il 9 aprile in Tunisia non è più da oggi una ricorrenza retorica ma sta divenendo barricata su barricata, pietra su pietra, slogan dopo slogan una giornata della rivoluzione, della nostra rivoluzione globale contro l’1% del vecchio regime…
Seguiranno aggiornamenti… intanto ci uniamo allo slogan “Tahya Tunes”, “Forza Tunisia” con l’augurio che sia l’inizio della fine di questo breve termidoro!
Anonymous: strani piacevoli regali di compleanno! :-)
Non male come regalo di compleanno!
GRAZIE!
Allora tocca festeggiare ogni giorno il proprio non-compleanno!
Sempre più rispetto e stima per Anonymous!
Questo il comunicato della loro ultima azione…
Salve, Ministero dell’Interno, Difesa e Carabinieri.
Anonymous vi dedica la sua attenzione per motivi che sicuramente non vi sono nuovi.
Vi dichiarate i difensori della legalità, i detentori della sicurezza e i mediatori della giustizia, ma il Popolo assiste continuamente alle vessazioni che fingete di non vedere e delle quali molto spesso siete complici.
Signori Carabinieri, alcuni giorni fa avete tentato di sopprimere la rabbia degli Operai Alcoa con i vostri feroci manganelli. Insieme a quei padri di famiglia, insieme a quei giovani, insieme a quei dignitosi cittadini in rivolta vittime della violenza di Stato, c’eravamo anche noi: la vostra ferocia si scaglia contro il corpo, ma le idee sono immuni a qualsiasi barbaria e varcano ogni tentativo di oppressione.
Il 13 Aprile, nelle sale cinematografiche, uscirà il film “Diaz“: una preziosa ricostruzione su quelli che furono i tragici fatti del G8 2001, anch’essi vittima del bavaglio di Stato. Il Ministero dell’Interno, tramite una circolare, ha vietato alle Forze di Polizia di parlarne e di esprimersi in merito. Ciò si configura come un becero e antidemocratico tentativo di imbavagliare chi volesse offrire la propria testimonianza in merito agli orrori che quel torrido Luglio ospitò.
Siamo consapevoli anche degli infiltrati che quotidianamente ci fanno visita nei nostri chan; sarebbero i benvenuti, se solo manifestassero un chiaro e cristallino comportamento. In realtà trascorriamo con loro interminabili momenti di ilarità di cui loro, molto probabilmente, non sanno di essere protagonisti.
Vogliamo inoltre invitarvi ad abbandonare i nostri server quali agenti infiltrati, fatevi pure avanti, non abbiamo nulla da nascondere.
Fin tanto che questo comportamento si perpetuerà, i nostri attacchi diverranno ciclici.
We are Anonymous.
We do not Forgive.
We do not Forget.
Expect Us.
We’re still alive, and we will not die soon as you can expect.

Arrestato Marco Clementi a SanPietroburgo, nelle mobilitazioni contro la rielezione di Putin
Mi arriva ora via sms la notizia dell’arresto dell’amico e compagno Marco Clementi, storico molte volte citato in questo blog,
in quel di SanPietroburgo, città dove ha studiato per anni ed è vissuto, ad una manifestazione contro la rielezione di Vladimir Putin, dove stava scattando alcune foto.
Era appena rientrato a SanPietroburgo Dopo mesi di ricerca ad Atene, dove ha più volte raccontato sul suo blog e altrove le rivolte contro la crisi.
Nulla più purtroppo, perché le agenzie stampa italiane lanciano notizie solo di prossime manifestazioni a Mosca, ma non citano disordini nel resto del paese: aggiornerò il blog non appena avrò notizie. [la sua pagina twitter]
Un abbraccio fortissimo amico mio!
17.45: FINALMENTE ARRIVA NOTIZIA DEL SUO RILASCIO. Aspettiamo che sia lui a raccontarci com’è andata!

Una foto di Marco fatta a Syntagma, di Mikis Theodorakis appena colpito dalle cariche della polizia
Il comunicato di Anonymous, solidale con il popolo greco!
Cittadini della Grecia,
QUI L’ARTICOLO DI @Infofreeflow per INFOAUT : LEGGI!

La Grecia …. e l’ “inimmaginabile”
Prendo, parola per parola, dal blog di Franco Senia, compagno e amico.
Grazie Fra’ , questo “inimmaginabile” m’è proprio piaciuto!

Una foto regalo da "Il Marconista" che ringrazio. La cercavo da un po'...era lo slogan che più mi era rimasto nelle orecchie! STO DROMO!! TUTTI IN STRADA!
«La scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile», così ieri ha chiosato Venizelos, ministro greco delle finanze. Ed è vero. E’ proprio questa la scelta, da fare. La scelta che ieri, in Grecia, forse, si è cominciato a fare. Scegliere qualcosa di inimmaginabile. Immaginare l’inimmaginabile. Commissariati di polizia ed armerie assaltate. Una fune tesa attraverso la strada che consegna ai manifestanti un reparto di motociclisti della non più temuta polizia Delta. Qualcosa di inimmaginabile, in faccia a chi riesce ad immaginare solo fame e miseria, tagli allo stato sociale e indigenza, sfruttamento e schiavitù. Ad Atene, il sindacato che poche settimane fa si era schierato contro i manifestanti a difesa del parlamento, non è riuscito nemmeno a raggiungere la piazza. Sì, è proprio qualcosa di inimmaginabile. Era inimmaginabile, qualche millennio fa, quel che poi in Grecia è cominciato. Non so se tutto questo sia qualcosa che sta finendo o sia qualcosa che sta cominciando. So che è qualcosa. Ed è inimmaginabile.
Leggi il racconto della giornata di ieri: QUI








La 
4 anni fa veniva assassinato a freddo un ragazzo di 15 anni,



















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